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Scuse papali e ipocrisia morale

di , 22 Gennaio 2018 23:28

 


Scrivo spesso che “Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice”. L’ho scritto anche due giorni fa commentando un articolo di Aloisi in cui si parla di Bergoglio che “riscopre il valore della patria”. Può sembrare una battuta, ma non lo è. Infatti, ecco la conferma. Prima chiede le prove sulle accuse di pedofilia del vescovo Barros. Poi, si rende conto dell’errore (sembrerebbe un tentativo di scagionarlo) e chiede scusa: “Il Papa chiede scusa; ho usato parole infelici“. Significa pari pari, esattamente, che “non si rende conto di quello che dice”. O meglio, se ne rende conto dopo, quando il danno è fatto. Ovvero “parla a vanvera”. Appunto, come volevasi dimostrare.

E questo è sintomo di un grave deficit della funzionalità mentale, di alterazione dello stato di coscienza e della consapevolezza, che compromette il controllo dei pensieri e delle azioni.  Cosa che chiunque ricopra incarichi pubblici ed abbia responsabilità di governo non può permettersi. Men che meno un Papa. E meno male che, parlando dei casi di pedofilia nella Chiesa, non ha risposto come fece anni fa a chi gli chiedeva un giudizio sui gay e le unioni omosessuali. Disse: “Chi sono io per giudicare?“. Che stia migliorando? No, è che ha la memoria labile e dimentica oggi quello che ha detto ieri. E’ un classico caso di pensiero in divenire che, non avendo basi certe di riferimento, si adatta al tempo, al luogo ed alle circostanze; secondo le previsioni meteo, il bollettino della neve, la percorribilità autostradale, gli ingorghi a Roncobilaccio e le stramberie terzomondiste dei cattocomunisti confusi in crisi d’identità. Ed ecco, in questo post del 2016, alcuni esempi di pensiero labile e confuso: “Papa; ci sei o ci fai?“. Vedi anche : “Il pensiero corto.

A proposito del viaggio papale in Cile. Arriva Bergoglio in Cile e scoppiano terremoti del 7° grado, disordini e attentati alle chiese, al suo passaggio tra la folla una guardia cade da cavallo, gli lanciano un giornale in testa, si bucano le gomme della Papamobile (mai accaduto prima), etc. Non sarà che Bergoglio porta anche sfiga? Del resto ha cominciato proprio male, con diversi segnali di cattivo auspicio. Ecco cosa scrivevo nel 2014. “Papa, colombe e presagi funesti”. Chi ben comincia…

Questa, invece, è una classica bergogliata, ma la fa dire al presidente della  CEI; tanto per distribuire equamente le stronzate, così sembrano meno gravi. Alludendo alle facili promesse elettorali, mons. Bassetti dice che sia “Immorale lanciare promesse che non si possono mantenere“. Giusto. più che condivisibile. Però, c’è sempre un però quando parlano politici e preti dalla morale ballerina. E talvolta, come in questo caso c’è anche una buona dose di malafede, falsità e ipocrisia. Queste dichiarazioni, mascherate da principi morali ed umanitari, sono un chiarissimo messaggio politico politicamente corretto; in pieno stile bergogliano. E’ immorale che i politici facciano promesse che non possono mantenere? Benissimo. E le promesse che fa la CEI, la Chiesa ed il Papa cosa sono? In merito all’immigrazione la CEI insiste nel voler abbattere i muri, i confini, le frontiere, ed invita a costruire ponti, aprire le porte a tutti gli immigrati, ed accogliere mezza Africa.

Ma la CEI sa bene che anche questa è una promessa che l’Italia non può mantenere perché, anche volendo, non ha i mezzi e le risorse per farlo. E allora, questa promessa non è immorale? Oppure se le “promesse che non si possono mantenere” le fa la CEI diventano di colpo morali?  Mi sa che, come dico molto spesso, questo è un altro esempio di “doppia morale“. Anche le promesse sono come i maiali di Orwell: tutte uguali, ma alcune sono più uguali di altre. Sono promesse ballerine, variabili, elastiche, da interpretare secondo le circostanze e la morale del momento; come quelle di vescovi e cardinali. Vergognatevi.

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