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Vasco, lo sciamano

di , 1 Luglio 2017 23:10

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti.

La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco. (Masquerade, maggio 2013)

 “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli”. (Napoleone Bonaparte).

 

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Razzismo e danza della pioggia

di , 31 Gennaio 2013 01:29

Talvolta leggere le notizie può essere anche rilassante. Anzi, quasi divertente. Oggi, per esempio, ci sono alcune perle che meritano di essere segnalate.

Balotelli al Milan; che colpo!”  Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo piedi… dei pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.

Nuovo flop per Facchinetti“. Pare che DJ Francesco abbia fatto l’ennesimo flop televisivo. Il suo nuovo programma “RaiBoh”, in prima serata su RAI2, è stato già sospeso dopo la prima puntata. Ha registrato il 3% di share.  Le previsioni del tempo fanno più ascolti. Mi sa che torna a fare il DJ. Molto risentito per l’annullamento del programma, il nostro conduttore per caso, presagendo un futuro non proprio roseo dal punto di vista professionale, si è così espresso: “Oggi, dopo 32 anni, non so più cosa fare“.

Mi ricorda tanto il Pippo Baudo nazionale il quale, in un periodo in cui era assente dai teleschermi, si lamentava di essere stato dimenticato e messo da parte. Quasi implorando un nuovo programma, diceva che l’unica cosa che sapeva fare era stare in televisione. Lo stesso sfogo ebbe Michele Santoro, ospite a Rockpolitik di Celentano, invocando a gran voce il suo posto in TV: “Voglio il mio microfono“, urlò in diretta.

Pochi giorni fa, sul quotidiano L’Unione sarda, compariva un articolo “Da Zelig alla roulotte in Ogliastra“, in cui si riferiva di un comico sardo che, dopo essere stato protagonista sul palco di Zelig (ma dai commenti al pezzo sembra che nessuno lo abbia mai visto o lo ricordi), dato lo scarso successo è “tornato al paesello ch’è tanto bello“, in Ogliastra e vive in una roulotte. Anche questo comico mancato si lamenta della fine ingloriosa e, tanto per cambiare, rivendica il suo microfono e vorrebbe lavorare ancora in TV.

Ora, sembra che questa gente non possa vivere senza stare davanti ad una telecamera, come se quella sia l’unica vita possibile. E’ una specie di epidemia, una patologia che si diffonde sempre più, specie fra le nuove generazioni. Ecco perché spopolano i talent televisivi. Sono tutti in fila e fanno carte false per andare in TV. Abbiamo uno stuolo di giovanissimi il cui unico scopo nella vita è fare i cantanti, gli attori, i ballerini, i comici. Ricordo di aver letto in rete una battuta di un film recente: “Oggi nessuno vuole lavorare: Sono tutti artisti“.  Mi è rimasta impressa perché esprime e sintetizza benissimo l’attuale atteggiamento mentale dei giovani che sembra siano in crisi se non stanno davanti ad una telecamera o se gli manca il microfono. Che dire, cari ragazzi, io un’idea ce l’avrei: avete provato ad andare a lavorare?

Volkswagen; spot razzista“. Sotto accusa uno spot pubblicitario della casa automobilistica tedesca in cui “un impiegato bianco parla con un chiaro accento caraibico, secondo alcuni giamaicano. L’uomo invita tutti i suoi colleghi d’ufficio, a sorridere di più. E lo slogan finale e’ ”get in, get happy”. Ora, siccome l’uomo è bianco, ma parla con accento caraibico, sembrerebbe che lo faccia per irridere ai giamaicani. Quindi, è uno spot razzista. Siamo al ridicolo.

Significa che tutti quegli stranieri che, negli spot nostrani, parlano con accento francese o inglese (specie le pubblicità di profumi e cosmetici) lo fanno per sbeffeggiare inglesi e francesi? Se George Clooney, dopo chissà quali studi e prove, sussurra “Immagina…puoi“, con accento americano, sta prendendo per i fondelli gli USA? Gli sportivi che praticano le arti marziali, se durante la lotta urlano in coreano è razzismo verso gli asiatici? E se uno riuscisse a “piangere in greco” (come si diceva una volta), sarebbe razzismo verso i greci? Se un siciliano canta “O mia bella Madunina...” sta prendendo per il culo i milanesi? Se un piemontese canta “O sole mio” è razzismo nei confronti dei napoletani? E se un ragazzo suona i bonghetti è per sfottere i suonatori di tam tam africani e, quindi, suonare i bonchetti è razzismo? Sì, con questa fissazione di vedere razzismo dappertutto, stiamo davvero toccando livelli assurdi di ridicolaggine.

Natale; a spasso con l’auto della provincia“. Non solo le province non sono state abolite, ma  i presidenti vanno a spasso, per i fatti propri con l’auto di servizio. Solo grazie ad una multa per eccesso di velocità in un tratto di strada controllato dall’autovelox, nei pressi di Monastir, si è scoperto che, udite udite…il giorno di Natale, di primo pomeriggio, quando tutti i comuni mortali sono ancora a tavola, banchettando allegramente, il presidente della provincia del Medio Campidano, Fulvio Tocco, se ne va a spasso con l’auto della provincia. Ed in assenza dell’autista, ancora alle prese con dolcetti, vernaccia e mirto digestivo (erano circa le ore 15 del giorno di Natale…), l’auto di servizio la guida da sé. Olè.

Baggio, Guzzanti ed il buddismo“. Che il codino Baggio fosse buddista si sapeva. La novità è che sia buddista anche Sabina Guzzanti, quella che è sempre convinta di essere un’attrice comica. Contenta lei! La notizia, però, è un’altra. Lo scorso 11 dicembre il Parlamento ha approvato le intese con UBI (buddisti italiani) e UII (induisti italiani). Così, dopo i musulmani che aprono moschee, anche i buddisti e gli induisti potranno aprire pagode, scuole e luoghi di culto.

Pare che, a questo punto,  anche i leghisti, che rivendicano orgogliosamente ascendenze nordiche, ora chiederanno di poter erigere templi in onore delle divinità celtiche. Anche gli adoratori di Odino, prima o poi, chiederanno di poter innalzare templi in suo onore.  Prossimamente anche i pellerossa avranno il loro riconoscimento, innalzeranno un grande Totem colorato in piazza del Popolo e, invocando Manitù, faranno la danza della pioggia.  Boh!

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