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Foibe? Non so…

di , 10 Febbraio 2018 17:56

Oggi è la giornata del ricordo delle vittime delle foibe. Foibe? Non ricordo, non c’ero; e se c’ero dormivo. Nella giornata del ricordo sono tutti smemorati. Anzi, per più di 50 anni la sinistra ha imposto un silenzio totale sulle stragi ad opera dei comunisti titini; non se ne doveva parlare. Si può parlare solo delle stragi fasciste e naziste, ma sulle stragi comuniste meglio tacere. Ovvero: come commemorare le vittime delle foibe trucidate dalle milizie del comunista Tito senza mai nominare il “Comunismo“. Sembra impossibile, ma riescono a farlo. Ne parlavo anche due anni fa “Smemorati, foibe e ipocrisia di Stato“. Anche il presidente Napolitano, nonostante per dovere istituzionale abbia celebrato la ricorrenza negli anni della sua presidenza, lo ha fatto sempre con dichiarazioni vaghe, generiche, citando le responsabilità del fascismo e del nazismo, ma senza mai citare la parolina proibita “comunismo“. Difficile parlare di foibe senza mai citare il comunismo di Tito, ma Napolitano è bravo e ci è riuscito. Vedi qui alcune edificanti notiziole e link ad articoli su Re Giorgio: “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“.  Vedi “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe“. E ancora “Foibe, profughi e smemorati“, “Napolitano, il muro e le amnesie”,  “

Vedi: “Foibe, stragi, esodo.”

Da “Ahi, ahi, presidente, mi è caduto sulle foibe“, un post del 2007.

In occasione della giornata del ricordo, 10 febbraio, il Presidente Napolitano ha tenuto un discorso molto apprezzato da tutti, ricordando che per troppo tempo la tragedia delle foibe è stata ignorata “per cecità”. “Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica” (Corriere.it) Un discorso concluso con un forte richiamo “…ai valori di pace, libertà, solidarietà e tolleranza della nuova Europa…nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia.“.

Parole condivise da tutti, dicevo, eccetto dal presidente croato Stipe Mesic, il quale ha vivacemente protestato accusando Napolitano di “aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”. Ma non è di questo che intendo parlare. Voglio piuttosto notare come questa “congiura del silenzio” protratta per decenni sia stata perseguita e voluta proprio da quella sinistra comunista nella quale per decenni ha militato il Presidente Napolitano. Un silenzio imposto a tutti i militanti comunisti, specie a coloro che sapevano per diretta esperienza, ai quali era vietato parlarne perfino in famiglia. Un silenzio che, nonostante le belle dichiarazioni del Presidente, permane tuttora, almeno all’interno di quella sinistra che ancora è orgogliosa di chiamarsi comunista.

Basterebbe ricordare come lo scorso anno, subito dopo che la RAI mise in onda una fiction “Il cuore nel pozzo” che rievocava alcuni fatti di quel periodo e della tragedia delle foibe, l’attore Leo Gullotta, intervenendo ad un convegno di Rifondazione comunista, venne accolto con urla di contestazione e fischi. Qual era la colpa di Gullotta? Semplicemente quella di aver partecipato come interprete a quella fiction. Già, perché delle foibe e delle atrocità delle milizie titine non bisogna parlare per un motivo molto semplice: erano comunisti.

E allora va benissimo ricordare la Resistenza, l’antifascismo, le barbarie della guerra, i campi di sterminio nazisti, ma guai a parlare dei crimini commessi dai comunisti. Ecco perché da 60 anni ci ricordano quasi quotidianamente le stragi compiute dai nazisti e gli orrori dei campi di sterminio, ma non si parla mai dei gulag e degli orrori del comunismo. Ecco perché, anche il Presidente Napolitano, parla di “guerra fascista“, ma quella di parte comunista la chiama solo “terrore iugoslavo“. Ed evita accuratamente, quando parla di cecità politica e di responsabilità, di dire chiaramente che quella responsabilità deve assumersela in prima persona. Troppo comodo e troppo facile fare i pacificatori e condannare oggi quei crimini che per 60 anni si è tentato di nascondere.

Ma ormai siamo abituati a questo tipo di pentimenti. Si è pentito anche di aver sostenuto a suo tempo l’intervento dei carri armati sovietici a Budapest e Praga. Ma non sono errori che si possono cancellare con un semplice atto di pentimento. Specie quando per decenni quella parte politica ha perseguito una ideologia che ha spaccato l’Italia fra comunisti ed anti comunisti. Con tutte le conseguenze del caso, compresa la gravissima responsabilità di aver sempre alimentato l’odio di classe che ha favorito, grazie a questa ideologia dell’odio, la nascita delle brigate rosse, degli anni di piombo e di tante persone morte ammazzate.

Sarà un caso che i quindici brigatisti arrestati ieri avessero come base un centro sociale che, ai lati dell’ingresso, riporta la stella delle brigate rosse e la falce e martello? E’ una associazione di boy scout? E’ un’associazione di beneficienza? No, sono comunisti. E allora diciamolo chiaro e tondo e senza giri di parole. Sarà un caso che 8 di quei 15 siano iscritti alla CGIL? Sarà un caso che una lapide posta a memoria della tragedia delle foibe e dei profughi sia stata divelta dopo poche ore da ignoti? E’ inutile nascondersi dietro un dito e negare ogni responsabilità. La violenza degli anni di piombo nasceva e si alimentava della stessa ideologia marxista leninista, della lotta di classe, dell’utopia rivoluzionaria che era l’anima del PCI. Ed è la stessa aberrante ideologia che nutre i nuovi brigatisi. Ben vengano i ripensamenti ed i pentimenti, ma non basta. Anche perché quando si è militato per decenni in quella parte politica e si riconosce poi di aver sbagliato, come minimo ci si dovrebbe ritirare a vita privata e non restare al proprio posto come se niente fosse.

C’è un vecchio adagio che recita “Chi rompe paga…” nel senso che chi sbaglia ne paga le conseguenze. Ma l’Italia è uno strano paese in cui tutti “rompono”, ma nessuno paga. Ma la vergogna imperdonabile di questa sinistra facile ai pentimenti e corta di memoria è anche un’altra e riguarda l’esodo dei profughi che dovettero abbandonare le loro città compresi tutti i loro averi.

Un breve cenno storico: “Con la firma a Parigi del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 l’Italia cede alla Jugoslavia 7.700 chilometri quadrati con Pola, Fiume e Zara. Su 502.124 abitanti, 350.000 italiani (300.000 secondo Tito) vengono profughi in Italia. Vengono insultati dai comunisti ad Ancona, Bologna, Venezia e Milano.” Chi volesse ulteriori informazioni può consultare questo sito “Lega Nazionale”. Proprio così “Insultati”, italiani che arrivavano in Italia dopo aver perso tutto. Così venivano accolti sbarcando dai piroscafi ad Ancona, con insulti e lanci di pomodori. E poi, caricati su treni simili a vagoni bestiame partivano per Milano. E, non contenti di averli insultati ad Ancona, gli si negò perfino il diritto di bere e rifocillarsi. Quel treno venne bloccato sotto la neve, prima di giungere a Bologna, perché i sindacalisti della CGIL si rifiutavano di far transitare e fermare il treno, minacciando uno sciopero generale.

Nella stazione di Bologna, sessant’anni fa, si verificarono atti odiosi e ignobili nei confronti degli esuli istriani: all’arrivo dei vagoni che trasportavano gli esuli da Pola nei diversi campi profughi, essi furono insultati, sputacchiati e offesi dai comunisti bolognesi; fu gettato sulle rotaie il latte caldo destinato ai profughi e fu impedito ai loro treni di fermarsi.” Questa è una vergogna che non si può lavare facilmente con un semplice “abbiamo sbagliato”. Troppo comodo. E qual era la gravissima colpa di questi esuli? Era quella di aver lasciato il “Paradiso dei lavoratori” del comunista Tito. E per questa gravissima colpa venivano insultati come vigliacchi e fascisti.

Bene, quegli ignobili rappresentati dei comunisti e sindacalisti di allora sono i nonni e i padri di altri comunisti e sindacalisti che oggi aprono le porte a tutti gli immigrati di ogni genere, specie e provenienza e che si fanno paladini dell’accoglienza e tolleranza. No, troppo comdo e troppo facile dire “Ci siamo sbagliati”. Chi sbaglia e sbaglia in questo modo vergognoso ha il dovere morale di assumersi tutte le responsabilità e di ritirarsi da qualunque carica pubblica.

Ma, come ho detto, noi siamo uno strano paese in cui i sindacalisti che sbagliano continuano a fare i sindacalisti, i politici che sbagliano continuano a fare i politici, i comunisti pentiti continuano a fare i comunisti, i terroristi pentiti continuano a fare i terroristi (vedi Scalzone che ha dichiarato che continua a fare il rivoluzionario e “Potrebbe sparare ancora”), e talvolta finiscono in Parlamento e perfino Presidenti. Sì. siamo il paese di Bengodi in cui tutti rompono, ma nessuno paga. Mai!

Documenti Ecco una bella pagina (di Togliatti; il migliore) che illustra chiaramente quale fosse la posizione dei comunisti nei confronti degli esuli istriani: “Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici.” – Lettera di Togliatti sui confini orientali.

Ecco cosa scriveva in un articolo pubblicato sul Foglio del 14 febbraio 2006 (“Una gigantesca menzogna durata mezzo secolo“) Giampiero Mughini, nato e cresciuto politicamente fra le file di “Lotta continua“: “Io che leggevo il supplemento libri di Paese Sera, Mondo nuovo, l’Unità, il Manifesto, il Giorno, Rinascita, Problemi del socialismo, di quel dramma non ne sapevo proprio nulla. (…) Niente sapevo, nessuno di noi sapeva, nessuno ricordava, nessuno aveva messo a mente. Una gigantesca menzogna e una gigantesca omissione durate quasi mezzo secolo nel paese dove più forte e determinante è stata l’influenza culturale della sinistra, e dunque i suoi modi disinvolti di raccontare la storia.“.

E se lo dice Mughini, un comunista  che leggeva e si informava, figuriamoci cosa ne sapevano i compagni comunisti ignoranti.

Smemorati e ipocrisia di Stato

di , 10 Febbraio 2016 14:06

L’ipocrisia, insieme alla malafede, l’inganno e la mistificazione della realtà, sono gli ingredienti di base usati dal potere politico e dalla stampa di regime per cucinare il minestrone quotidiano da somministrare ai cittadini ingenui. Oggi è il “Giorno del ricordo“, istituito per ricordare la tragedia delle foibe ad opera dei comunisti di Tito, l’esodo dei profughi istriani ed il ritorno in patria, accolti dagli insulti dei comunisti e sindacalisti rossi. Un momento storico sul quale per decenni si è steso un velo di silenzio; non se ne doveva parlare. Ora non è il caso che ripeta cose dette da anni. Tanto vale riproporre un post di cinque anni fa “Foibe e amnesie” (con i link ad altri post sull’argomento) come esempio di ipocrisia di Stato, a cominciare dal suo più alto rappresentante, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dopo il Giorno del ricordo e la Giornata della memoria, bisognerebbe istituire anche una “Giornata dell’ipocrisia“, così, tanto per non dimenticare nemmeno l’ipocrisia di chi governa, di chi celebra le giornate della memoria, ma poi ha la memoria corta e ricorda solo ciò che gli fa comodo.

Foibe e amnesie (10 febbraio 2011)

Ovvero: come commemorare le vittime delle foibe trucidate dalle milizie del comunista Tito senza mai nominare il “Comunismo“. Sembra impossibile, ma riescono a farlo. Oggi il Presidente Napolitano ha tenuto il discorso commemorativo al Quirinale. Ne leggiamo il resoconto sui maggiori quotidiani. E scopriamo che…

Il Corriere.it : “Bene coltivare la memoria, ma non restiamo ostaggi del passato“.

La Stampa: “Napolitano: mai ostaggio del passato“.

Repubblica: “Napolitano: non restare ostaggio del passato“.

Titoli in fotocopia; forse se li passano o li concordano fra loro. In ogni caso non figura la parolina proibita “Comunismo”. Ma c’è chi fa ancora meglio. L’Unità, giusto per evitare complicazioni evita il rischio: non ne parla proprio, non c’è nessun articolo in Home. Beh, magari non si cita il comunismo nei titoli, per brevità, ma poi se ne parlerà all’interno degli articoli. No, per niente. Leggete pure gli articoli citati nei link, rileggeteli due volte, ma quella parolina “Comunismo” non è mai citata, nemmeno per sbaglio. Certo, ci vuole una grande professionalità per parlare delle foibe senza citare i titini comunisti responsabili delle stragi. E’ come parlare dei casini senza citare le puttane.  Solo i giornalisti ci riescono. Ed il presidente Napolitano.

Pensate che si tratti di una dimenticanza casuale? No, è così da anni.  Deve essere una amnesia cronica che colpisce i comunisti, anche ex o post, quando si parla dei loro crimini. Quando si accenna a gulag, foibe, laogai, hanno un pauroso vuoto mentale. Non ricordano più cosa siano.

-  “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe…” (13 febbraio 2007)

-  “Il giorno del ricordo ed il treno della vergogna” (13 febbraio 2007)

-  “Foibe, profughi e smemorati” (11 febbraio 2009)

-  “Napolitano, il muro e le amnesie” (9 novembre 2009)

-  “Foibe, stragi, esodo” (10 febbraio 2010)

-  “Ricordi e amnesie” (11 febbraio 2010)

Vuoi vedere che anche i comunisti non sono mai esistiti? Devono essere la solita leggenda metropolitana. Eppure ricordo che qualcuno era comunista. Beh, almeno uno c’è stato, Togliatti “il migliore”. Ed ecco cosa pensava Togliatti dei profughi istriani che arrivavano in Italia, abbandonando tutto ciò che avevano, per sfuggire alla furia dei comunisti titini.

Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici” (Lettera di Togliatti sui confini orientali)

Dimenticato anche questo? Strano che nel “Giorno del ricordo” siano tutti smemorati…

 

 

Sindaci e sceriffi

di , 15 Febbraio 2013 14:51

Come si giudica un sindaco? Ovvio, dal suo operato. Se opera bene è bravo, altrimenti no. Semplice, vero? Invece no, troppo facile. Sarebbe semplice se non fossimo in Italia. Da noi, grazie a quel doppiopesismo ornai connaturato alle genti italiche di ispirazione sinistrorsa, l’operato di un sindaco ed i suoi provvedimenti si giudicano dall’appartenenza politica del primo cittadino. Se è un sindaco di sinistra tutto ciò che fa è bene, ammirevole e degno di lode. Se le stesse cose le fa un sindaco di destra è un atto gravissimo da condannare. Ecco l’ennesimo esempio quotidiano fornito dalla nostra stampa libera, indipendente, imparziale ed obiettiva (!?).

Titolo ANSA

Già il titolo è abbastanza allarmante. Una palizzata anti barboni lascia immaginare una specie di linea difensiva con lunghi pali acuminati, tipo fortini vecchio West selvaggio, che infilzano i malcapitati barboni alla stregua di minacciosi e cattivissimi indiani della tribù dei Piedi neri; terribili perché, com’è scontato,  i piedi emanano una puzza tremenda. E’ quasi naturale che un sindaco di tal fatta venga definito “Sceriffo“.

Lo immaginiamo avanzare nella polverosa strada del villaggio di confine immerso in un irreale silenzio denso di presagi funesti. I pochi paesani curiosi si affacciano guardinghi dall’ingresso del saloon, mentre improvvise folate di vento fanno sbattere ritmicamente le ante di una finestra aperta provocando un rumore sinistro e lugubre, come una campana a morto (beh, un po’ di atmosfera bisogna pur crearla. No?).

Il nostro sceriffo avanza  con passo lento, mentre una musica di sottofondo, molto drammatica ed intonata alla scena, si diffonde nell’aria (è un villaggio tecnicamente molto avanzato, all’avanguardia e dispone di filodiffusione pubblica. La colonna sonora è di Dimitri Tiomkin, sempre tragico). Lo sguardo fisso in avanti, fiero e sprezzante del pericolo, la mano all’altezza della fondina, pronta ad afferrare la sua fedele Colt ultimo modello superaccessoriata, stringendo fra i denti mezzo sigaro, con un sorriso beffardo di sfida, va incontro al destino ed al duello fatale, stile “Mezzogiorno di fuoco“.

Avvincente, vero? Eh sì, Sergio Leone mi fa un baffo! La verità è che questa storia dello “Sceriffo” mi fa un po’ sorridere. In questo caso il sindaco viene descritto in maniera poco simpatica per un semplice motivo; è della Lega Nord. In perfetta sintonia, quindi, con il classico stereotipo del leghista, così come viene normalmente presentato dalla propaganda di sinistra e dalla stampa.

Ora, per non dilungarmi troppo, cosa succede quando, invece, certi provvedimenti vengono adottati da sindaci di sinistra? Cambia la musica, invece che il drammatico Tiomkin suona un allegro motivetto popolare, stile sigla di Ballarò. Anni fa il sindaco di Padova fece costruire un lungo muro per isolare una zona periferica della città, diventata ritrovo di drogati e spacciatori: il famoso “Muro di via Anelli“.

Ecco come riportava la notizia, nel 2006, il quotidiano Repubblica, splendido esempio di stampa libera, imparziale, indipendente ed obiettiva: “Il muro dei clandestini, Padova si divide in due”. Se vi prendete la briga di leggere l’articolo linkato, noterete una curiosa dimenticanza. Si parla del muro, del problema dello spaccio di droga, dei problemi creati dall’immigrazione incontrollata, si riportano le dichiarazioni del rappresentante di un comitato spontaneo di inquilini della zona, tutto si dice, ma…senza mai citare il responsabile della costruzione del muro: il sindaco.

Stranezze giornalistiche. Una specie di miracolo che pochi sanno realizzare. Un altro specialista in miracoli simili è il nostro Presidente Napolitano il quale riesce a fare un lungo discorso sulla strage delle foibe (vedi “Foibe e amnesie“), attuata dalle truppe comuniste del comunista Tito,  senza mai usare il termine “comunismo“. Non è da tutti, bisogna aver frequentato scuole speciali. Bene, in questo caso, quindi, non solo non compare il nome del responsabile del muro, ma nemmeno il termine “sindaco“, così evitiamo possibili domande indiscrete del tipo: chi è il sindaco di Padova?

Beh, visto che Repubblica non lo dice, forse per discrezione (loro hanno la discrezione elastica, si applica o no, secondo le circostanze) ve lo dico io. Il sindaco di Padova che ha fatto costruire il muro è Flavio Zanonato, ex segretario provinciale del PCI, componente della direzione nazionale del partito e, a parte una breve parentesi dal 1999 al 2004, quasi ininterrottamente sindaco di Padova dal 1993 fino ad oggi. Una bella carriera. Ecco perché in questo caso la stampa obiettiva e libera, come Repubblica, non cita il suo nome: è un sindaco di sinistra, del partito democratico. Quindi tutto ciò che fa è bene, giusto, legittimo e sacrosanto.

Insomma, se il sindaco  di sinistra di Padova costruisce una palizzata agisce per il bene comune: è un sindaco “democratico e progressista“. Se il sindaco  leghista di Treviso fa costruire una barriera è un cinico e cattivissimo ”sceriffo“. Chiaro, no? Obiettività, imparzialità, correttezza dell’informazione, deontologia? Sciocchezze, parole vuote di significato, buone solo per gli ingenui. E’ la stampa, bellezza!

 

Foibe e amnesie

di , 10 Febbraio 2011 16:59

Ovvero: come commemorare le vittime delle foibe trucidate dalle milizie del comunista Tito senza mai nominare il “Comunismo“. Sembra impossibile, ma riescono a farlo. Oggi il Presidente Napolitano ha tenuto il discorso commemorativo al Quirinale. Ne leggiamo il resoconto sui maggiori quotidiani. E scopriamo che…

Il Corriere.it : “Bene coltivare la memoria, ma non restiamo ostaggi del passato“.

La Stampa: “Napolitano: mai ostaggio del passato“.

Repubblica: “Napolitano: non restare ostaggio del passato“.

Titoli in fotocopia; forse se li passano o li concordano fra loro. In ogni caso non figura la parolina proibita “Comunismo”. Ma c’è chi fa ancora meglio. L’Unità, giusto per evitare complicazioni evita il rischio: non ne parla proprio, non c’è nessun articolo in Home. Beh, magari non si cita il comunismo nei titoli, per brevità, ma poi se ne parlerà all’interno degli articoli. No, per niente. Leggete pure gli articoli citati nei link, rileggeteli due volte, ma quella parolina “Comunismo” non è mai citata, nemmeno per sbaglio. Certo, ci vuole una grande professionalità per parlare delle foibe senza citare i titini comunisti responsabili delle stragi. E’ come parlare dei casini senza citare le puttane.  Solo i giornalisti ci riescono. Ed il presidente Napolitano.

Pensate che si tratti di una dimenticanza casuale? No, è così da anni.  Deve essere una amnesia cronica che colpisce i comunisti, anche ex o post, quando si parla dei loro crimini. Quando si accenna a gulag, foibe, laogai, hanno un pauroso vuoto mentale. Non ricordano più cosa siano.

-  “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe…” (13 febbraio 2007)

-  “Il giorno del ricordo ed il treno della vergogna” (13 febbraio 2007)

-  “Foibe, profughi e smemorati” (11 febbraio 2009)

-  “Napolitano, il muro e le amnesie” (9 novembre 2009)

-  “Foibe, stragi, esodo” (10 febbraio 2010)

-  “Ricordi e amnesie” (11 febbraio 2010)

Vuoi vedere che i comunisti non sono mai esistiti? Devono essere la solita leggenda metropolitana. Eppure ricordo che qualcuno era comunista. Beh, almeno uno c’è stato, Togliatti “il migliore”. Ed ecco cosa pensava Togliatti dei profughi istriani che arrivavano in Italia, abbandonando tutto ciò che avevano, per sfuggire alla furia dei comunisti titini

Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici” (Lettera di Togliatti sui confini orientali)

Dimenticato anche questo? Strano che nel “Giorno del ricordo” siano tutti smemorati…

 

Canzone appassiunata.

di , 28 Dicembre 2009 17:15

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