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Parigi, stragi, cortei, fiori e un minuto di silenzio

di , 14 Novembre 2016 23:47

Parigi ha commemorato le vittime della strage terroristica del Bataclan di un anno fa. Holland in giro per la città ha inaugurato targhe, deposto corone di fiori, ha stretto mani, ha indossato la maschera mesta ed afflitta che si addice all’occasione, ha fatto i soliti discorsi di circostanza pieni di belle parole (le parole sono sempre quelle, le stesse ormai collaudate), ed ha osservato il classico “minuto di silenzio“. Mi sono sempre chiesto a cosa pensino questi personaggi pubblici, e la gente,  in quel minuto di silenzio. A cosa pensano quando vanno a deporre una corona al monumento del Milite ignoto, a luoghi storici di tragedie e stragi, a tombe di personaggi illustri. Davvero pensano agli eroi che hanno sacrificato la vita per la patria, al personaggio che commemorano, oppure cercano di ripassare mentalmente gli impegni della giornata? Non lo sapremo mai. Ma quella per me resta una delle immagini emblematiche dell’ipocrisia umana. E quando si parla di ipocrisia in prima fila, i portabandiera, sono i politici.

Il poeta è un fingitore./ Finge così completamente/ che arriva a fingere che sia dolore/ il dolore che davvero sente.”, diceva Pessoa. Ma i poeti, in confronto ai politici, sono dei dilettanti, apprendisti. La vera finzione,  la quintessenza dell’ipocrisia è la politica: l’arte di fingere.  Vedendo le scene della commemorazione parigina mi è venuta in mente un’altra manifestazione simile. Quella che si svolse a Parigi dopo la strage di gennaio 2015, quella del settimanale satirico Charlie Hebdo. Grande partecipazione di folla (un milione, si disse) che sfilò in corteo attraversando Parigi. Ed in testa a quel corteo una folta rappresentanza di capi di Stato. C’erano quasi tutti. In realtà, però, non erano proprio in testa al corteo. Come si scoprì quasi subito, quel gruppo di governanti sfilò per poche centinaia di metri,  a favore di fotografi e telecamere. lungo una strada laterale, circondati e protetti da centinaia di agenti. Ma questo dettaglio nei servizi televisivi non si vedeva. Si lasciava intendere che Hollande, a braccetto con gli altri capi di Stato, fosse proprio in testa al corteo. Ecco, questa è una dimostrazione pratica di ipocrisia. Allora dedicai un post a questa strana manifestazione. Tanto vale riportarlo, per capire con chi abbiamo a che fare, quale sia l’affidabilità dei politici (e dei mezzi d’informazione) e per regolarci in futuro quando vediamo commemorazioni, cerimonie pubbliche e qualcuno che, con espressione compunta, osserva “un minuto di silenzio“.

Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni (14 gennaio 2015)

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, si usa dire. Un conto sono le parole, altro è fare  ciò che si dice, si promette o si lascia credere di fare, di voler fare o saper fare. Noi, con l’ascesa al potere del fanfarone toscano ex boy scout, ex democristiano, ex concorrente della Ruota della fortuna, ex sindaco di Firenze, ex rottamatore (prossimo ex premier, speriamo), ne abbiamo la prova vivente. Così come, aggiornando il precedente motto, si potrebbe dire che, specie quando si parla di informazione, tra l’apparenza e la realtà c’è di mezzo…l’ipocrisia. Ovvero, ciò che ci mostrano i media non è mai quello che è in realtà. Ho già accennato, in conclusione del precedente post “Diritti e doveri“,  alla forte componente di ipocrisia presente nelle  relazioni sociali, nelle dichiarazioni ufficiali, nei principi universali e nell’esercizio del potere in tutte le sue forme.

L’ultima grande manifestazione svoltasi a Parigi, dopo l’attentato e la carneficina al giornale Charlie Hebdo ne è l’ennesima prova. Trasmessa in diretta da tutte le emittenti televisive,  con inviati speciali sul posto o commentatori in studio che davano il meglio di sé (o il peggio, dipende dai punti di vista) facendo sfoggio di tutto il loro repertorio di retorica buonista ed emotivamente coinvolgente, per esaltare la risposta popolare all’attacco terroristico e riaffermare la libertà di stampa, al grido unanime di “Je suis Charlie“.  Queste sono le occasioni in cui i cronisti si esaltano e fanno a gara per trovare l’episodio più toccante, la frase più ad effetto, individuare l’immagine simbolo, ripetere per la centesima volta dettagli già visti e rivisti, ribadire la grande volontà popolare di non cedere alla minaccia del terrorismo, la necessità di difendere i principi di tolleranza, convivenza, integrazione, lotta al razzismo ed alla discriminazione, la libertà religiosa, la libertà di stampa e di satira. Insomma, un delirio di buoni sentimenti. E le immagini della folla che riempiva piazze e strade era la conferma della grande partecipazione popolare.

Una marea di gente che ha sfilato lungo le vie di Parigi rispondendo all’appello del premier Hollande. Oggi sfilare in corteo è all’ordine del giorno; c’è sempre un buon pretesto per scendere in piazza con bandiere, magliette, cappellini, palloncini e striscioni con lo slogan adatto. E’ diventata quasi una necessità fisiologica. L’abitudine al corteo crea dipendenza e assuefazione, come il fumo o la droga. C’è gente che, abituata da decenni a sfilare con megafoni, fischietti, tamburi e trombette, se gli manca il corteo per troppo tempo, va in crisi d’astinenza. Ecco perché sfilare è un rito consolidato, un’abitudine irrinunciabile, una necessità, un’esigenza, un evento che si ripete periodicamente, come le stagioni, le tasse, l’influenza, Sanremo, Montalbano e i digiuni di Pannella.  La sfilata è di moda.

Ma invece che le modelle con abiti firmati, sfilano i modelli in divisa da protesta, i capipopolo, i portatori sani dei valori culturali politicamente corretti. E le uniche cose firmate sono i documenti, i proclami, gli appelli e le dichiarazioni ufficiali di circostanza dei tribuni di turno che lasciano il tempo che trovano. Così qualunque sia il problema da affrontare, invece che risolverlo, si scende in piazza, si marcia in corteo, si urla qualche slogan, poi si va tutti in osteria, si banchetta, si canta Bella ciao e si torna a casa soddisfatti e convinti di aver contribuito alla soluzione del problema. E tutto resta come prima; l’importante, però, è sfilare. E se  non si sfila per protesta lo si fa per solidarietà con una bella fiaccolata. Cortei e fiaccolate sono il nostro pane quotidiano, si fa finta di partecipare alla comunità, si rafforza il legame col branco, ci si sente più buoni e si mette a tacere la coscienza. Missione compiuta.

Anche a Parigi hanno sfilato. Ed il clou della sfilata è stata la presenza di una quarantina di Capi di Stato arrivati da tutto il mondo. Li abbiamo visti schierati ordinatamente, tenendosi sotto braccio, scambiandosi parole e gesti di solidarietà e fratellanza cosmica. Che carini, sembrava una riunione di famiglia, la foto di gruppo di una carrambata, il toccante incontro di lontani parenti emigrati ai quattro angoli della Terra che, dopo anni di lontananza,  si ritrovano insieme per festeggiare. Roba che neppure don Vito Corleone sarebbe riuscito a realizzare. Sarà davvero così idilliaco il loro rapporto? Non credo proprio, anzi, appena conclusa la manifestazione, torneranno a dividersi e scontrarsi su tutto. Ma intanto vanno a braccetto per la delizia dei commentatori. Ecco la foto di gruppo dei potenti del mondo in gita istituzionale a Parigi.

Questa è l’immagine che tutti abbiamo visto, trasmessa in TV e riportata dalla stampa. Hollande, Merkel, Cameron, il premier spagnolo Rajoy, il premier israeliano Netanyahu a distanza di sicurezza dal palestinese  Abu Mazen, i nostri Renzi e Mogherini e tutti gli altri.  La loro sfilata non dura moltissimo, una mezz’oretta forse, giusto il tempo di farsi riprendere dalle TV mondiali  mentre percorrono qualche centinaio di metri. E tutti siamo convinti che stiano marciando in testa al corteo. Anche perché le uniche riprese televisive vengono fatte sempre di fronte e ad altezza d’uomo. Così, anche quando le telecamere staccano per inquadrare la folla, pensiamo che i nostri premier in trasferta siano sempre lì, in testa al corteo. O almeno questo è quello che lasciano credere i commentatori. Ma sarà davvero così? Vediamo cosa succede se facciamo una ripresa dall’alto…

Oh, bella, questi non solo non marciano in testa al corteo, ma il corteo non c’è proprio, è da tutt’altra parte. Come riferiranno  poi alcuni osservatori  che non si fanno gli affari loro, stanno marciando lungo una strada secondaria, circondati e protetti da imponenti misure di sicurezza che li sorvegliano davanti, dietro, sopra e sotto e di lato. Fanno un centinaio di metri, allineati e abbracciati a favore di telecamera, poi tutti a casa, chi s’è visto s’è visto, amici come prima (si fa per dire), chi muore tace e chi resta si dà pace. Amen.

Ecco l’ennesima dimostrazione che questa gente, anche in circostanze drammatiche come questa, grazie alla compiacenza e la complicità dei media, riesce a mistificare la realtà, mostrando un’immagine diversa da quella reale. In apparenza esprimono solidarietà e perfetta sintonia con la partecipazione popolare, schierandosi in testa al corteo, in segno di sfida verso il terrorismo e le loro minacce. In realtà fanno solo atto di presenza, per dovere istituzionale, per salvare la faccia e per legittimarsi agli occhi del popolo come difensori della libertà di stampa, dei diritti umani e di tutti i principi fondanti della democrazia. Balle, ancora una volta, alla faccia degli ingenui, mostrano una realtà che non esiste. Non stanno sfilando con il popolo e per il popolo, lo stanno prendendo per il culo. Come sempre.

La satira deve essere libera

Ed ecco, infine, la dimostrazione di quanto sia attendibile la manifestazione di solidarietà da parte di Hollande e di tutta l’allegra brigata degli strenui  difensori della libertà di stampa e di satira. Oggi in Francia è stato fermato e interrogato dalla polizia il comico Dieudonné (Arrestato l’umorista Dieudonné per apologia di terrorismo). Ma Hollande non ha sfilato per difendere la libertà di satira? Sì, ma dipende, bisogna valutare, ponderare, distinguere. E poi un conto è sfilare in strada e rilasciare dichiarazioni di condanna del terrorismo e difesa della libertà, altro è poi essere coerenti. Siamo politici, mica persone normali!

Ma non è che noi stiamo molto meglio. Ricordavo pochi giorni fa, nel post “Satira da morire” delle disavventure di Giorgio Forattini, querelato da D’Alema e Caselli per due vignette e del sito di satira fatto chiudere da Prodi perché “nuoceva” alla sua immagine. Beh, la satira deve essere libera, ma non sempre, dipende.

Ecco, infatti,  l’ultimissima di casa nostra che dimostra come anche noi abbiamo uno strano concetto della satira che applichiamo a discrezione (cosa che ripeto da anni). Per questo fotomontaggio a lato,  pubblicato su Facebook, Fabio Ranieri, segretario regionale della Lega nord di Emilia Romagna, è stato condannato per diffamazione aggravata da discriminazione razziale, ad un anno e tre mesi di reclusione ed al pagamento di 150.000 euro di danni all’ex ministro per l’integrazione Cécile Kyenge (Fotomontaggio della Kyenge: non è satira). Questa donna viene dal Congo, lavora a Bruxelles ed ha trovato l’America in Italia. Già, ma la libertà di satira?

Il nostro premier è appena rientrato dal corteo di Parigi dove ha manifestato contro la censura, il terrorismo e per la libertà di stampa e di satira ed ecco arrivare subito una denuncia perché la satira “non è satira“.. Ma avete idea di quanti fotomontaggi del genere sono stati fatti, e vengono fatti ogni giorno, con personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura. Avete in mente quante vignette e fotomontaggi sono stati fatti su Berlusconi in questi anni? E come mai non solo non ci sono denunce, ma si giustifica tutto col fatto che la satira deve essere libera? E com’è che, invece, se si tocca la Kyenge, si viene condannati e si pagano danni da 150.000 euro? Provate a dare una risposta seria ed onesta. In quanto all’allegra brigata dei premier che sfilano a Parigi in difesa della libertà di stampa, vale quanto già detto: buffoni, ridicoli e buffoni, ridicoli, buffoni e ipocriti. Amen.

Vedi (a proposito di libertà di satira e dintorni)

- Vignette sismiche

- E’ satira

- Satira da morire

- Satira libera: dipende…

- Satira a senso unico: vietata la satira su Prodi

-Vauro e gli imam pedofili

- C’è poco da ridere

- Si può ridere dei musulmani?

News sparse

di , 5 Agosto 2016 15:44

Notiziette dal mondo dei pazzi e dintorni. “La situazione è grave; ma non è seria” (Ennio Flaiano).

Morti lontani e morti vicini

“Veglia il marito morto da due mesi“. Nessuno ha notato l’assenza di quel vecchio? Nessuno li ha assistiti? Nessuna associazione umanitaria si è accorta del dramma di quegli anziani?  No, sono tutti occupati a raccogliere fondi per i bambini poveri del terzo mondo, o ad accogliere gli africani che si spacciano per profughi. Abbiamo un tipo di solidarietà che funziona in base alla distanza; maggiore è la lontananza degli assistiti e più siamo solidali. Ecco perché poi non ci resta nemmeno un briciolo di solidarietà per chi abita sotto casa. Mandiamo le navi della Marina a recuperare i naufraghi africani in Libia, recuperiamo i morti nei battelli affondati in acque libiche, ma i nostri anziani sono morti da due mesi e nessuno se ne accorge. Anni fa una coppia di anziani di Firenze, la moglie su sedia a rotelle, disperati andarono in riva all’Arno. L’uomo prima gettò la moglie nel fiume e poi si gettò anche lui. Spiegarono le ragione del gesto in una lettera lasciata a casa nella quale esprimevano l’incapacità a condurre una vita normale perché entrambi invalidi, e che, nonostante le varie richieste inoltrate, non ricevevano alcun tipo di aiuto ed assistenza, né dal Comune, né dallo Stato. Già, perché noi pensiamo a tutto ed a tutti; dai bambini africani ai meninos de rua brasiliani, dalla deforestazione dell’Amazzonia al buco nell’ozono, proteggiamo tutte le specie animali a rischio estinzione, dal panda all’orso polare, dalla foca monaca al lupo della steppa. E per tutti organizziamo raccolte di fondi, telethon, associazioni umanitarie, Ong, Fatebenefratelli. Sì, la nostra è una solidarietà a distanza; più sono lontani e più siamo solidali. Siamo così impegnati nella solidarietà che non abbiamo tempo per pensare a chi ci sta vicino.

Lavori usuranti e senza guanti

“Immigrati costretti a dormire nelle stalle“. Ennesima denuncia dello sfruttamento degli immigrati nel lavoro dei campi, nella Piana di Sibari. Lavorano senza guanti e visiere, e sono “costretti” a dormire nelle stalle. Da non credere, lavorano senza guanti. Pensate, se lo sapessero i nostri nonni, che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto ed i guanti non li hanno mai visti. Quando avevano una vecchia “paglietta” in testa per ripararsi dal sole era anche troppo.  Ma poi chi li ha costretti a lasciare l’Africa o il Pakistan per venire a lavorare nei campi della Calabria? Sono tornati i negrieri e non ce ne siamo accorti? Li hanno catturati in Africa, li hanno “costretti”  a salire sulle loro navi, dei vecchi velieri rimessi a nuovo per l’occasione, e poi li hanno venduti al mercato degli schiavi nella Piana di Sibari? Che tempi, signora mia, nemmeno in Via col vento si vedevano certe cose.

Bullizzati londinesi

Ultimissime rivelazioni sul pazzo che a Londra ha ammazzato una donna a coltellate e ferito 5 passanti.  I TG, tanto per non prendersela col solito islamico terrorista, lo hanno inizialmente individuato come “norvegese“. Poi hanno aggiunto “norvegese di origini somale“. In realtà sarebbe più corretto dire che si tratta di un “somalo con cittadinanza norvegese“. Sembra lo stesso, ma c’è una bella differenza; quella differenza che le anime belle, terzomondisti, cattocomunisti multietnici e multiculturali, Bergoglio, Boldrini e buonisti associati, si ostinano a far finta di non capire. Ma diamogli tempo. Prima o poi quando si ritroveranno una bomba sotto il culo o qualcuno che li bucherella a coltellate, forse capiranno. Lo speriamo per loro. Ma dopo le prime indagini, ecco che si comincia a capire chi sia questo pazzo e quali siano le ragioni di quel gesto. Un amico lo descrive come un ragazzo “tranquillo e timido” (meno male; figuratevi se fosse aggressivo), dice che la sua reazione violenta è dovuta al fatto che ha subito atti di bullismo a scuola; è stato “bullizzato“: “Non è terrorista; è vittima di bullismo“. Bene, allora non dobbiamo preoccuparci. Anche la donna morta sarà felice di sapere che non è stata accoltellata da un terrorista, ma da un bravo ragazzo vittima di bullismo.

E’ l’evoluzione della specie. In origine abbiamo detto che terrorismo, attentati ed atti di violenza erano opera di fanatici islamici, affiliati ad Al Qaeda, che attuavano il jihad, la guerra santa contro l’Occidente. Poi, visto che Al Qaeda era un po’ in ribasso dopo la morte di Bin Laden, per caratterizzarli meglio e spiegare ragione del fanatismo, la rabbia e l’attitudine al martirio,  li abbiamo individuarli come seguaci dell’Isis, o Daesh, come li chiama il ministro Gentiloni per darsi arie da esperto di cose arabe, arabeschi, arrabbiate, amatriciane e carbonare. A proposito, sapete perché li chiamano Daesh e non Isis? Perché Isis, è acronimo dello Stato islamico; quindi per evitare di citare l’islam, lo chiamano Daesh. Stanno diventando ridicoli. Poi, forse proprio per non irritare gli islamici già facilmente irritabili e facili ad accendersi, in tutti i sensi,  abbiamo detto che si tratta di gesti isolati di singoli disagiati o con problemi mentali, specificando “per mancata integrazione“, così aumenta il nostro senso di colpa.  Ora, infine, per eliminare qualunque riferimento non solo all’islam, ma anche a problemi mentali diciamo che sono “bullizzati“, il che ne fa un bravo ragazzo tranquillo, solo un po’ stressato per colpa della società di brutti, sporchi e cattivi. Così, se domani qualcuno, mentre fate quattro passi in centro o al parco, senza motivo, vi fa uno o più  buchi in pancia, non pensate che sia pazzo: è solo un “bullizzato“. Bene, ora siamo più tranquilli. No?

Pazzi in libertà

di , 4 Agosto 2016 13:30

Pazzi in libera uscita. Il solito bravo ragazzo che, guarda caso, soffre di problemi psichici, disagio mentale, disadattamento sociale, forse anche mancata integrazione (per colpa della società xenofoba, razzista e pure un po’ fascista), aggredisce dei passanti a Londra: una donna morta e diversi feriti (Londra: donna uccisa a coltellate, 5 feriti).

Una volta si chiamavano pazzi, oggi si dice che “soffrono di disagio mentale…hanno problemi psichici“: appunto, come i pazzi. Allora non chiamateli “disagiati mentali”, chiamateli pazzi. Ma la polizia “sospetta” che possa avere legami col terrorismo islamico. Una cosa non esclude l’altra. Anzi, hanno molte cose in comune. Difficile pensare che un terrorista sia sano di mente. Sarà un caso, ma gli ultimi attentati terroristici sono fatti da islamici con “problemi mentali”, tutti soffrono di disagio sociale e sono disadattati, dicono gli esperti, a causa della mancata integrazione. Ma secondo un’indagine sanitaria del 2011 sugli immigrati, sembra che ”3 su 4 soffrano di disturbi psichici“. Secondo uno studio più recente del 2016 di Medici senza frontiere “Il 60% degli immigrati ha problemi psichici“. Cambia leggermente la percentuale, ma il problema è comunque gravissimo. Significa che noi da anni stiamo importando migliaia di persone con gravi disturbi mentali, come se non bastassero i pazzi di casa nostra. Stiamo facendo dell’Italia, e dell’Europa, un manicomio a cielo aperto.  Anche perché i manicomi veri, grazie agli illuminati socialisti come Basaglia, li abbiamo chiusi; tutti fuori, all’aria aperta.

Se la percentuale di persone con disagio mentale è così alta, bisogna pensare che questi immigrati, specie se islamici facilmente irritabili, abbiano il disagio innato, in dotazione di serie. Forse si tratta di un difetto di fabbrica, all’origine. Allora bisognerebbe fare come ha fatto la Volkswagen con le sue auto: richiamarli tutti, fargli un tagliando ed eventualmente sostituire i pezzi difettosi. Oppure riaprire i manicomi. Anzi, basterebbe aprirne solo uno, ma molto grande: in Africa. Ma oggi si ha paura perfino a parlare di pazzia, si trovano eufemismi più eleganti, più rassicuranti. Così come gli spazzini sono operatori ecologici, i pazzi non sono pazzi, sono disagiati. E siccome ormai il disagio sociale è più diffuso del tifo calcistico, anche i pazzi sono normali. Ecco perché sono tutti in libera circolazione, lo impone la nuova cultura egualitaria e la psichiatria moderna e progressista. Ho l’impressione che anche gli inglesi abbiano avuto il loro Basaglia in versione laburista; quelli convinti che i pazzi non esistono, sono solo persone disagiate (per colpa della società, ovvio), che hanno solo bisogno di particolare assistenza, cure amorevoli, comprensione, dialogo, carezze e integrazione sociale; se c’è anche un sussidio pubblico  va anche meglio.. Sono pazzi normali. Poi, quando qualcuno di questi disagiati va in escandescenze e ne ammazza qualcuno a caso, ne pagano le conseguenze, spesso tragiche, i familiari, amici, vicini di casa,  passanti, persone qualunque. Già chiamare i pazzi disagiati è compiere una truffa semantica. Ma lasciare i pazzi in libertà è da pazzi: o da socialisti.

Bologna, stragi e memoria

di , 3 Agosto 2016 01:56

Bologna commemora la strage del 2 agosto 1980. Fa parte di quelle ricorrenze fisse che sono occasione per organizzare cortei, fiaccolate, discorsi ufficiali, striscioni, passerelle di autorità, con grande risonanza mediatica.

Sarà che ho sempre avuto una specie di allergia per scioperi, manifestazioni, adunate e riti collettivi di ogni genere. Sarà che sono intollerante alle file, alle marce militari, ad essere inquadrato in plotoni, squadre, processioni, cortei dove tutti procedono in buon ordine con bandierine, cartelli e striscioni. Sarà che non sopporto le cerimonie ufficiali, specie quelle in cui le autorità di turno leggono il solito discorso di circostanza intriso di retorica e buoni sentimenti: sono la quintessenza dell’ipocrisia. Sarà che la sensazione di essere come delle pecore in un gregge, controllate dai cani e guidate dal pastore è insopportabile; solo il pensiero mi genera un fastidio fisico, come l’orticaria. E’ insofferenza per i guardiani e per i pastori di uomini e di anime; ogni allusione è puramente casual…voluta. Col massimo rispetto per i pastori veri che sono persone serie. Sarà questo ed altro, ma ogni volta che vedo queste manifestazioni provo un senso di disagio, c’è qualcosa che non mi convince. Ne ho parlato tempo fa in un post dedicato proprio a questi riti collettivi, “Masquerade“: “La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani.”.

Bene, mi fa piacere che Bologna senta il bisogno di commemorare quella strage che, secondo la storiografia ufficiale è ovviamente una “strage fascista“. Sollevano un grande striscione che dice “Bologna non dimentica“. Hanno buona memoria i bolognesi. Non per niente Pico della Mirandola, l’uomo dotato di una memoria straordinaria, era proprio  della zona, in Emilia Romagna, di Mirandola, un piccolo paese vicino a Modena. Allora, contando sulla buona memoria dei bolognesi e la loro prontezza nel rievocare fatti tragici, sono certo che avranno dedicato anche una giornata particolare alla commemorazione delle vittime delle Brigate rosse, quei “compagni che sbagliano” che hanno funestato uno dei periodi più bui della storia recente, gli “anni di piombo“, con violenze, aggressioni, minacce, morti e feriti. Se non altro perché tra le vittime di Bologna e le vittime dei brigatisti c’è una  curiosa equivalenza di numeri:  secondo le stime ufficiali le BR provocarono 84 morti e centinaia di feriti, le vittime di Bologna sono 85 morti e circa 200 feriti. Per una strana macabra analogia anche nella recente strage di Nizza ci sono stati 84 morti. Coincidente, semplici coincidenze. Sono certo che Bologna, che gode di ottima memoria, abbia dedicato una giornata alle vittime dei terroristi rossi; ma non ricordo la data.

In alternativa andrebbe bene anche la giornata di commemorazione delle vittime civili trucidate dai partigiani rossi, quelli che subito dopo il 25 aprile del ’45, la fine della guerra, hanno ammazzato centinaia di persone col pretesto di far giustizia dei fascisti, ma spesso solo per regolare conti e vendette personali che niente avevano a che fare col fascismo. Dovrebbero ricordarlo molto bene, visto che tutto si è svolto in casa loro, nel “Triangolo della morte” in Emilia Romagna. Vendette, orrori, crimini, assassini, raccontati molto bene con dovizia di dati, nomi, fatti e numero di morti, da Giampaolo Pansa nel libroIl sangue dei vinti. Sono certo che anche per la commemorazione di queste vittime i bolognesi abbiano riservato una giornata particolare; ma non ricordo la data precisa. Li immagino in quelle giornate sfilare in corteo con un grande striscione sul quale è scritto “Bologna non dimentica“. Già, perché i bolognesi hanno un’ottima memoria; anche se ogni tanto soffrono di piccole amnesie.

In merito a quella strage, alle varie ipotesi su esecutori e mandanti, piste e depistaggi vari, anni fa Francesco Cossiga in una intervista al Corriere, fece delle dichiarazioni che suscitarono molti interrogativi e polemiche. Non solo  accennava alla pista che portava al Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina), ma svelava accordi segreti tra il governo italiano ed i terroristi palestinesi (l’accordo Moro: “Vi abbiamo venduti“) ai quali veniva concesso il libero transito sul territorio nazionale, nonché il traffico e trasporto di armi e perfino missili, in cambio della promessa che non avrebbero compiuto attentati contro gli italiani (infatti li fecero contro gli ebrei). Accordi che potrebbero essere ancora in vigore ed avere implicazioni anche nella gestione degli attuali flussi migratori e quello che sembra un particolare occhio di riguardo nei confronti dei musulmani. Ne parlai nel post: “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani.“.

Cose da pazzi

di , 27 Luglio 2016 22:19

Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché è impazzito.

Ormai queste notizie sono così frequenti che non ci si meraviglia più. E’ lungo l’elenco di bambini lasciati in auto sotto il sole (spesso con conseguenze tragiche), o dimenticati all’autogrill, oppure lasciati soli in auto per andare a fare la spesa, al lavoro, a giocare alle slot machines,  per andare in discoteca, o per i motivi più assurdi. Questa di oggi è solo una delle vittime dell’incoscienza di genitori distratti: “Dimenticata per ore in auto: muore bimba di 18 mesi“. E purtroppo non sarà l’ultima; sta diventando “normale” dimenticare bambini di pochi mesi in auto, come oggetti qualunque di poco conto, come ombrelli. Solo qualche decennio fa non sarebbe successo; impensabile. Non perché non ci fossero auto, bambini, autogrill, discoteche o slot machines, ma perché non c’erano mamme fuori di testa. Oppure, se qualcuna c’era, finiva  in manicomio, prima di Basaglia, invece che in libera uscita. Poi hanno chiuso anche i manicomi e tutti i pazzi sono liberi di circolare. Ma questa è un’altra storia di “buonismo” fatale. Una volta nessuna mamma si dimenticava dei figli, li aveva sempre, costantemente,  sotto controllo, non li perdeva un attimo di vista; era la loro prima preoccupazione. Non si sognavano, specie se molto piccoli, di lasciarli andare da soli in riva al mare, o di lasciarli soli in piscina o, com’è successo di recente a Disneyland, di lasciarli soli in riva ad una laguna infestata da coccodrilli. Non succedeva.

Oggi la gente è distratta da mille motivi, dai media, dalla TV, dalla pubblicità, dalle mille incombenze quotidiane, da mutui da pagare, bollette, lavoro che non c’è, affetti, famiglie allargate, divorzi, amanti, palestre, diete, prova costume, TG, politica, bond, referendum, immigrati, banche fallite, lavoro precario, Fornero, la pensione come un miraggio. E quando potrebbero rilassarsi riescono a complicarsi la vita con lo sguardo e la mente sempre occupati a seguire i social, Facebook, Twitter, inviare e ricevere sms, vivere una seconda vita parallela, una vita virtuale. E così, distratti da tante sciocchezze, ci si dimentica delle cose importanti; perché anche la nostra mente ha dei limiti e quando la carichiamo eccessivamente va in tilt. Ma stranamente nessuno sembra rendersene conto. Una volta i figli erano la cosa più importante per i genitori. Ricordiamo tutti la celebra frase di Cornelia, la mamma dei Gracchi, indicando i figli: “Questi sono i miei gioielli“. Oggi i figli non sono la cosa più preziosa per i genitori, non sono  più gioielli, sono  bigiotteria scadente da bancarella, sono come buste della spesa, si dimenticano nel bagagliaio. Lo dico da anni e lo ripeto: la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Papa Bergoglio è a Cracovia. E naturalmente non perde occasione per deliziarci con le sue dichiarazioni. Purtroppo più parla e più sciocchezze dice. L’unica soluzione sarebbe che tacesse. Da quando si è insediato a San Pietro non ne ha detta una giusta; fin dall’inizio, a partire dalla sua frase sui gay “Chi sono io per giudicare?”. Le sue dichiarazioni sono una serie di strampalate affermazioni, spesso contradditorie, senza capo né coda, né fondamento; roba da meditazione settimanale delle “pie donne” al circolo parrocchiale. Comincio ad avere seri dubbi anche sulla sua competenza teologica e, di conseguenza, sulla sua autorevolezza come guida spirituale della Chiesa. Fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali e prive di fondamento che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Mi ricorda “La professione di fede del vicario savoiardo” di J.J.  Rousseau. Solo che quel vicario cercava di spiegare la fede in Dio semplicemente perché lo sentiva con il cuore; e ciò gli bastava. Nella sua semplicità era molto più sincero di Bergoglio: il che è tutto dire.

Fra le tante sciocchezze papali, le più frequenti e più discutibili, che suscitano polemiche, critiche e stanno provocando l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa,  sono quelle relative al rapporto con i musulmani (“Sono nostri fratelli“, dice), il terrorismo islamico (condanna il terrorismo, ma non cita mai l’islam, nemmeno oggi che hanno ammazzato un prete in chiesa in nome di Allah), all’accoglienza degli immigrati e il dovere di aprire le porte a tutti, buoni e cattivi (tanto paghiamo noi, mica lui). Si potrebbe proseguire a lungo con le sue dichiarazioni che lasciano sempre più perplessi. La sua visione del mondo è un miscuglio di Vangelo e Manifesto del partito comunista. Più che la guida spirituale della Chiesa sembra un sindacalista sessantottino o un seguace di Fidel Castro; magari ha nella stanza il manifesto di Che Guevara.  Ma quando glielo fanno notare e gli rimproverano una eccessiva attenzione ai problemi del lavoro, dei poveri, delle disuguaglianze sociali, dei diritti dei lavoratori, dice che non è marxismo, è Vangelo. Peccato che molti, compresi studiosi e teologi, non siano proprio d’accordo.

Oggi, per esempio, dice che il mondo è in guerra. Questo lo abbiamo capito anche noi e già da parecchio tempo. E’ il fanatismo islamico che ha dichiarato il jihad, la guerra santa al mondo occidentale, agli infedeli. Dice Bergoglio che bisogna difendersi, ma “non con le bombe” (parole sue). E come Santità?  Porgendo l’altra guancia? Amando il prossimo come se stessi? Perdonando chi ci offende e ci minaccia di morte? Accogliendo in casa i potenziali terroristi? Oppure cercando di non dare troppo peso alle minacce, giusto per non alimentare la paura? Anche il presidente Mattarella oggi, a proposito degli attentati terroristici, ha detto: “Dobbiamo impedire che la paura ci vinca, non possiamo consentire che il nostro Paese e l’Europa entrino nell’età dell’ansia.”.

Ecco, il vero pericolo non è il terrorismo, non sono le bombe che rischiamo di trovarci sotto il culo. No, il pericolo è “l’ansia“. Non dobbiamo cedere all’ansia: magari  ci sgozzano come agnelli sacrificali, ci bucherellano con i kalashnikov, ci spiaccicano sull’asfalto con un Tir da 20 tonnellate, o ci fanno a brandelli con le bombe, ma non dobbiamo aver paura, non dobbiamo cedere all’ansia: crepiamo, ma crepiamo sereni. Enrico Mentana ieri diceva (anticipando Mattarella) che c’è gente che pensa di combattere il terrorismo con il Prozac. Ottima soluzione. Ci penseranno le Asl a distribuire gratuitamente ai cittadini tonnellate di Prozac per combattere l’ansia e la depressione. Begoglio vuole combattere il terrorismo, ma non con le armi, Mattarella, invece che preoccuparsi per il pericolo del terrorismo,  è preoccupato che non ci venga l’ansia. Ma c’è qualcuno in circolazione che sembri normale? Non dico che lo sia, ma almeno che lo sembri.

E così anche oggi Bergoglio ha detto la sua. Ammazzano la gente al grido di “Allah Akbar”, ma il Papa dice che la religione non c’entra. Sgozzano un prete in chiesa mentre celebra la messa, ma Bergoglio dice che la religione non c’entra. A Dacca in Bangladesh, hanno fatto una strage, però salvavano quelli che conoscevano il Corano; ma il Papa dice che la religione non c’entra. In tutti gli attentati messi in atto degli ultimi tempi, sia da singoli o da gruppi di terroristi, il loro grido di battaglia con il quale accompagnano le stragi è sempre lo stesso “Allah Akbar“, ma il Papa dice che la religione non c’entra. “E il Papa è un uomo d’onore…”, direbbe Marco Antonio. Comincio a pensare che il Papa o ci è o ci fa; oppure quello che non c’entra con la religione è proprio lui, il Papa

Terrorismo di giornata

di , 19 Luglio 2016 23:42

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

- 18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

- 19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

- 19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

- 19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Siamo in guerra, ma…

di , 23 Marzo 2016 20:12

Siamo in guerra, ma non possiamo dirlo, altrimenti passiamo per sciacalli che speculano sulla paura e creano inutili allarmismi per scopi elettorali: lo dicono quelli della sinistra; anche se siete ziu Paddori di Guamaggiore o la cugina anziana della casalinga di Voghera, non avete alcuno scopo elettorale e magari da decenni non andate nemmeno a votare. Siamo sotto attacco del terrorismo islamico, ma non dobbiamo dirlo, altrimenti dicono che alimentiamo l’islamofobia e l’odio per il “diverso”. Nelle nostre città si nascondono migliaia di centri culturali musulmani, incontrollati e incontrollabili, che fungono da centri di indottrinamento, reclutamento e finanziamento del terrorismo, ma non possiamo dirlo, altrimenti ci accusano di discriminazione per motivi etnici e religiosi.  Ci sono migliaia di bislacchi personaggi autoproclamatisi imam,  non si sa a che titolo, che in scantinati e garage spacciati per moschee, predicano l’odio per l’Occidente e la guerra santa, ma non possiamo dirlo perché altrimenti andiamo contro la Costituzione che garantisce la libertà di culto.  Siamo invasi da centinaia di migliaia di africani, arabi, musulmani,  indottrinati dai fanatici predicatori dell’odio, che sotto sotto covano antichi rancori verso l’Occidente e sono una polveriera pronta ad esplodere. Siamo in guerra ed abbiamo il nemico in casa. E quel nemico può essere dappertutto, anche il nostro vicino di casa (come dimostra la cronaca), ed ognuno di questi immigrati potrebbe essere il prossimo kamikaze che ci mette una bomba sotto il culo; ma non possiamo dirlo, altrimenti (dicono sempre le anime belle della sinistra) alimentiamo l’odio, il razzismo e la xenofobia. Allora, per evitare polemiche e ritorsioni (e pure qualche minaccia), dobbiamo tacere, altrimenti ci accusano di vittimismo, di populismo, di allarmismo e di speculare sulla paura per raccogliere qualche voto in più.

Poi senti qualcuno dire che gli immigrati sono pochi e che ne dovremmo accogliere almeno altri 400.000. Pensi che sia scemo, oppure che faccia parte delle Coop di Buzzi, quello di Mafia Capitale che guadagnava più con gli immigrati che con la droga. Ma poi scopri che a dirlo è stata Laura Boldrini, presidente della Camera. E allora devi stare zitto, perché non si può mettere in dubbio la lucidità mentale della terza carica dello Stato. Poi senti qualcuno affermare che per combattere il terrorismo e le bombe bisogna investire grandi risorse economiche per risanare le periferie  dove mandare “maestri” e avviare attività culturali. Pensi che anche questo sia scemo, oppure che sia un maestro precario o un palazzinaro che spera di speculare sull’edilizia popolare. Ma scopri che a dirlo è stato Matteo Renzi, presidente del Consiglio. E allora devi tacere perché, in questo momento di gravissima crisi ed il Paese sotto attacco,  non si può sollevare il sospetto che il capo del Governo non sia in possesso di tutte le facoltà mentali. Poi senti ancora un altro affermare che è vero che è in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è detto che sia un male. Pensi che questo sia il più scemo di tutti, oppure che sia uno dei tanti imam di borgata che ha interesse a rassicurare gli animi. Ma poi scopri che a dire queste parole non è stato un fanatico islamico, ma Papa Bergoglio in persona. E ancora una volta devi tacere, perché non si può insultare il capo spirituale della Chiesa, dicendo che è fuori di testa; sarebbe un un’offesa gravissima, vilipendio a capo di Stato estero, e passeresti guai seri. Il Re è nudo, ma non si può dire; nemmeno i bambini. Siamo in guerra, ci mettono le bombe sotto il culo, siamo governati da idioti che non si rendono conto della gravità della situazione, ma non possiamo nemmeno lamentarci. Moriremo in silenzio. Ssss… altrimenti diranno che facciamo le vittime.

Ma ricordate che potrebbe andare peggio…

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Terrorismo e immigrazione

di , 22 Marzo 2016 23:46

Quando accadono tragedie come quella di oggi (attentati, scontri violenti, ribellioni nelle periferie, aggressioni e violenze sulle donne come quelle avvenute a Colonia), oltre ai primi resoconti fatti da stampa e TV e le prime dichiarazioni di circostanza delle autorità, le prime riflessioni a scattare sono quelle di chi teme che queste violenze possano incrementare l’odio verso gli immigrati e alimentare xenofobia e razzismo. La cronaca è cronaca, nuda e cruda, e ci racconta di 34 morti ed un centinaio di feriti: “Bombe in aeroporto e metro. Isis attacca Bruxelles“.  Le dichiarazioni delle autorità sono talmente scontate e inutili che sarebbe  meglio tacere e sorvolare. Ma non possiamo evitarle perché riempiono stampa e televisione.

Oggi l’ex lupetto boy scout Renzi, dopo una riunione urgente del Cdm, ha riferito in diretta TV, che non è il caso di dividersi o di fare sciacallaggio, è il momento di essere tutti uniti (ogni volta che si sente sotto attacco, si appella all’unità nazionale, così pensa di evitare le critiche dell’opposizione) per combattere il terrorismo e che l’Europa deve avere una strategia comune. Poi ha detto di voler parlare ai nonni che hanno lottato contro il nazismo (quello ci sta sempre bene), poi ha detto di voler parlare ai padri che hanno superato gli anni di piombo e le Brigate rosse (per evitare di chiamarle per nome, invece che Brigate rosse, ha parlato genericamente di “brigatismo”), ed infine parla a quelli della sua generazione. E cosa propone? Impegno, interventi nelle periferie dove portare non solo strutture per accogliere i migranti, ma anche maestri e progetti culturali.  Solo così, dice, si può creare una nuova generazione di immigrati che siano perfettamente integrati e così si combatte la formazione del terrorismo.  Chiude con Viva il Belgio, Viva l’Europa e Viva l’Italia. E via, il discorsetto l’abbiamo fatto, ora siamo tutti tranquilli. Questo ragazzo non è scemo, come sembra. E’ molto peggio, è convinto che siano scemi gli italiani e si bevano tutte le sue cazzate. Infatti non dice mai niente di concreto, pratico, attuabile, mai una soluzione al problema, solo parole e concetti generici e vaghi. Non dice niente, ma lo dice bene e convinto.

Ma non è il solo. La Boldrini lo segue a ruota ed in quanto a dichiarazioni fuori di testa non è seconda a nessuno. Appena pochi giorni fa ha detto che in Italia abbiamo pochi immigrati e che dovremmo accoglierne almeno altri 400.000. E vai, qualcuno offre di più? Ora cosa vai a dire ad una così. Niente, semplicemente che “dice cazzate“. Esattamente quello che ha detto Daniela Santanché pochi giorni fa intervistata a Radio 24, dove ha criticato la Boldrini per i suoi interventi e dichiarazioni non sempre in linea con il suo ruolo istituzionale. “Secondo te parla troppo la Boldrini?”, le chiede l’intervistatore. “Non è che parla troppo, dice cazzate, parla a sproposito.”, risponde Santanchè.  Ma guai a dirlo, in rete già c’era un box, con l’audio dell’intervista,  che titolava “Santanché insulta la Boldrini“. Già, perché non è la Boldrini che insulta gli italiani con le sue cazzate; l’insulto è farle notare che dice cazzate.  E’ la strana logica sinistra. Se hai la tessera PD la capisci, altrimenti no.

Oggi in Romania, davanti all’assemblea plenaria dei deputati, ha rilanciato la proposta di far entrare la Romania nell’area Schengen. Ora un’osservazione bisogna farla. La Boldrini è Presidente della Camera e, come tale, il suo compito istituzionale è quello di convocare e presiedere l’Assemblea, stabilire l’ordine dei lavori e garantire che si svolgano nel pieno rispetto delle norme. Punto. Pochi giorni fa è stata prima a Scampia, poi allo Zen di Palermo, per verificare la presenza in quei quartieri di strutture sociali. Oggi è in Romania per proporre il suo ingresso in area Schengen. I piani urbanistici delle periferie di Napoli e Palermo rientrano fra le competenze del presidente della Camera? No. E l’ingresso o meno della Romania in area Schengen è competenza della Boldrini? No. Allora cosa c’entrano col suo mandato e le sue competenze queste visite ufficiali? Nulla; ma questa gente, appena ha qualche incarico lo sfrutta al massimo, anche andando spesso e volentieri oltre le proprie competenze, per avere visibilità, coltivare la propria immagine, aggiungere nomi illustri alle sue relazioni, ed intrattenere rapporti internazionali che fanno sempre comodo. Ecco perché è sempre in giro per il mondo (ricordate i suoi viaggi in America?) e non manca di intervenire ogni giorno su tutti i temi possibili (in questo degna allieva di Napolitano), specie sull’immigrazione. Ma guai a ricordarle di non andare oltre i limiti delle competenze; sarebbe un insulto.

Ora, bisognerebbe ricordare alla nostra Boldrini in trasferta che i romeni, Schengen o non Schengen, già da parecchio scorrazzano per l’Europa.  In Italia sono già più di un milione perché, contrariamente ad altri paesi europei che al momento dell’ingresso della Romania nell’Unione europea (ma non nell’area Schengen), hanno mantenuto delle clausole di riserva sul libero transito, frenando gli ingressi, noi, grazie al lungimirante Prodi, non abbiamo attuato nessuna riserva, col risultato che, già nel giro di un anno, un milione di romeni si sono riversati come cavallette sul nostro territorio. E non erano proprio il fior fiore della cultura, dell’arte e della scienza romena; anzi. Sarà un caso, ma la maggior parte dei furti in case, appartamenti e villette, come riportano le cronache degli ultimi anni, sono opera di bande di ladri romeni specializzati proprio in furti in appartamenti. E nei casi di omicidio stradale (non azzardiamo numeri, ma la percentuale è molto alta), si tratta molto spesso di stranieri (quasi sempre romeni o rom) ubriachi o drogati, spesso entrambe le cose in combinazione risparmio. Un caso? E lei va in Romania a sostenere la libera circolazione? Bene, vada per la Romania in area Schengen. Ma poi chiediamo la Boldini in area Romania (e che ci resti), Bergoglio in Argentina, e Renzi a Rignano; insomma, a quel paese.

Invece la Mogherini, alto Commissario europeo per gli affari esteri, era in visita ufficiale ad Amman e, appena ha saputo della tragedia di Bruxelles, in lacrime ha detto “E’ un giorno molto triste per l’Europa“. Questo è tutto, basta il pensiero, andiamo oltre, linea alla regia, pubblicità. Anche il giorno che la Mogherini è stata nominata responsabile della politica estera europea è stato “un giorno molto triste“. Non abbiamo pianto, ma ci siamo toccati le palle. Invece monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, è più loquace e azzarda anche una soluzione: “Questa guerra si argina soltanto con l’integrazione“. Ecco, basta integrarsi. Peccato che i terroristi di Bruxelles, e prima ancora quelli di Parigi, e quelli che ancora verranno (perché siamo appena all’inizio), non abbiano capito questo particolare, o forse non hanno una particolare predisposizione ad integrarsi.  Pochi giorni fa il cardinale Bagnasco ha accusato i media di alimentare ansie e paure, a proposito dell’immigrazione, e di fare un’informazione ideologica, mentre si tratta di un fenomeno che “porta con sé un contributo di ricchezza per tutto il Paese e, quindi, un reciproco vantaggio.”. Già, la solita litania che i migranti sono “preziose risorse“. Lo dice anche la Kyenge. Del resto l’esempio viene dall’alto, dal Papa, che un giorno sì e l’altro pure non manca di ricordare che non bisogna erigere muri, ma ponti, che bisogna accogliere tutti, buoni e cattivi, che sono tutti fratelli, e che “E’ in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è per forza un male.”. Chiaro? Ci invadono, ci massacrano, ci terrorizzano, ci mettono le bombe sotto il culo, ma il Papa dice che non è un male; anzi fa molto bene alla salute.

Ora bisognerebbe chiedere alla Santanchè, come hanno fatto a proposito della Boldrini: ”Il Papa parla troppo?”. E non ci sarebbe niente di strano nel  sentirsi rispondere “Non è che parla troppo, dice cazzate.”. Ma anche questo, ovvio, sarebbe considerato un grave insulto. Già perché il Papa può dire cazzate, ma se glielo fai notare è un insulto, anzi vilipendio.

Bene, dicevo all’inizio che i primi a farsi sentire sono quelli che temono che questi attentati possano incrinare l’atteggiamento di favore nei confronti degli immigrati. E corrono subito ai ripari, rilasciando dichiarazioni che invitano a non generalizzare, e soprattutto non identificare il terrorismo con gli immigrati. Tanto per cominciare precisano subito che i terroristi non sono stranieri, ma sono cittadini francesi o belgi, già di seconda o terza generazione. E già questo, a loro giudizio, chiuderebbe il discorso dell’equiparazione immigrati-terrorismo, perché non sono “immigrati”, ma sono cittadini europei. Ovviamente fanno i finti tonti, fingono di non sapere, oppure pensano che i tonti siano gli altri. Già, perché saranno anche di seconda o terza generazione, ma sempre figli di immigrati sono. E se i padri erano immigrati è da lì che bisogna partire, perché quello è il problema, quella è la radice della questione immigrazione e del fallimento dell’integrazione. Se i figli di immigrati si sentono esclusi, discriminati, emarginati, non integrati nella società, e per reazione covano odio verso l’occidente e diventano terroristi o scatenano guerriglie urbane nelle banlieue, l’origine del problema è sempre nell’immigrazione dei padri. Quindi dire che sono cittadini europei è una scusa che non regge, ma loro ci provano sempre. Come quando, parlando degli stranieri che delinquono, si accenna ai rom che rubano, scippano e praticano l’accattonaggio anche usando i bambini. C’è sempre il solito difensore d’ufficio che pensa di fare chissà quale rivelazione dicendo che molti rom non sono stranieri, sono italiani. Saranno pure italiani, ma sempre zingari sono, anzi rom, e  molti di loro delinquono. E per chi viene derubato, che il rom sia italiano o straniero non fa alcuna differenza. Chiaro?

Ecco, quindi, l’immancabile articolo di Giovanni Maria Bellu sulla Home Tiscali. Sembra che dorma, assente, ma il nostro attento osservatore si sveglia ogni volta che un fatto tragico, un atto di violenza, un attentato, compiuto da immigrati, può gettare una luce poco simpatica sul fenomeno dell’immigrazione. E trova sempre qualche spunto per rimescolare le carte, guardare il fatto sotto una luce diversa e, soprattutto, fare di tutto per evitare che la gente accomuni l’immigrazione con il pericolo di terrorismo o l’aumento della violenza e della criminalità. La sua visione del problema è sempre dalla parte dei migranti. Chissà perché. E lo sa fare bene. Qualche tempo fa, giocando con i numeri ed usandoli in maniera fantasiosa, annunciò come uno scoop che gli immigrati delinquono meno degli italiani; cosa che anche un bambino darebbe per scontato, visto che gli italiani sono 60 milioni e gli stranieri sono circa 6 milioni. Ma se consideriamo la percentuale di delinquenti fra italiani e stranieri, i numeri dicono un’altra verità; i delinquenti sono una minima parte degli italiani, ma un’alta percentuale fra gli stranieri. Del resto, se un terzo dei detenuti in carcere sono stranieri, ci sarà una ragione, o no?  Leggete questo articolo del 30 ottobre 2014 per capire di cosa sto parlando e quale sia l’affidabilità e l’onestà deontologica di Bellu e come riesca a manipolare i dati a suo uso e consumo (ma non è il solo, è una pratica molto diffusa da quelle parti): “Gli immigrati commettono meno reati degli italiani, un dossier demolisce i luoghi comuni xenofobi.”.  

E sembrava pure convinto. Del resto, è quasi un suo preciso dovere,  non per niente è presidente dell’associazione Carta di Roma, nata nel 2011 ”per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008“.  Avete capito bene? Ordine dei giornalisti e sindacato della stampa, hanno fondato l’associazione per attuare i principi deontologici che stabiliscono come trattare il problema dell’immigrazione. Tutto quello che leggiamo sulla stampa nazionale in relazione all’immigrazione ed ai problemi collegati, viene scritto e pubblicato attenendosi a questo protocollo, stabilito dalla Carta di Roma di cui è presidente Bellu. Chiaro? Per avere un’idea dell’aria che tira nell’associazione basta vedere che, oltre ai fondatori (Ordine giornalisti e sindacato stampa) ne fanno parte le seguenti associazioni: “Arci, Acli, Amnesty Internazional Italia, Cospe, Lunaria, Cestim, A buon diritto, Asgi, Federazione chiese evangeliche italiana, Centro Astalli, Redattore Sociale, Associazione 21 luglio, Articolo 21, Il Pettirosso. Sono invitati permanenti: l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)”. Praticamente sembra un’associazione a tutela dei migranti. Non c’è una sola associazione che rappresenti e tuteli i diritti dei cittadini italiani. Nessuno che si occupi e si preoccupi  dei gravi problemi causati dal flusso migratorio incontrollato e che possono generare attriti e conflitti sociali, squilibri economici, oneri insostenibili a carico dello Stato o problemi di sicurezza pubblica. Tutti si preoccupano degli immigrati, nessuno degli italiani. Buffo, vero?

E non è detto che questo “protocollo” non condizioni pesantemente l’intera informazione in Italia. E se anche lo facesse noi dovremmo apprenderlo dai media. Ma non lo sapremmo mai perché la stampa, ovviamente, non rivelerebbe mai le proprie colpe e magagne. Noi sappiamo solo ciò che vogliono che si sappia. E non è una battuta. Forse per questo la stampa nazionale appare omologata ad un pensiero unico dominante, quello che solitamente uso definire di sinistra. Ma forse adesso alla luce del “protocollo” di Roma appare chiaro che questa omologazione non è casuale e non è molto diversa dal pensiero unico della sinistra. Lo stesso Bellu viene dall’Unità dove è stato anche condirettore; sarà un caso?  Ma per fare un esempio pratico basta ricordare che Giorgia Meloni lo scorso anno ricevette una specie di censura in merito ad un’affermazione proprio sulla necessità di regolare il flusso migratorio. Ricevette una lettera con la quale le si intimava di moderare i toni sull’immigrazione. E chi era il mittente di quella lettera quasi minacciosa? Era l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Guarda che combinazione, proprio una di quelle associazioni che fanno parte della Carta di Roma. Curioso, vero? Qui la notizia: “Censura di Stato sugli immigrati.”.

Non c’è bisogno di essere grandi conoscitori dell’universo delle associazioni per capire che ci troviamo di fronte ad un organismo che, in tutto e per tutto, opera chiaramente a favore dei migranti, intervenendo sulla stampa per evitare che il problema dell’immigrazione possa essere trattato in maniera non rispettosa del protocollo approvato;  suggerendo perfino il tipo di linguaggio e la terminologia da usare (pensate quanto sono sensibili), secondo quanto “suggerito” anche dalla presidente Boldrini. Ecco perché non li chiamiamo più immigrati clandestini, ma solo genericamente migranti. Anche se Boldrini suggerisce che sarebbe ancora più corretto chiamarli rifugiati o richiedenti asilo. Sembra lo stesso, ma non lo è; e loro sanno bene che anche queste differenze linguistiche hanno il loro peso. Si comincia col chiamare le cose con un altro nome e piano piano quella cosa cambia completamente di significato. E’ un trucco semantico subdolo che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. Come se non bastasse, lo scorso anno una “direttiva politica” suggeriva alle Questure  di evitare di passare alla stampa notizie su piccoli reati commessi da stranieri, per evitare di alimentare sentimenti di xenofobia e reazioni negative nei loro confronti (Vedi qui: “I crimini dei richiedenti asilo? Censurati per la pace sociale“). Ecco, così funziona l’informazione in Italia. E’ chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna farvi il disegnino? A questo punto voi vi fidate di quello che scrive la stampa sull’immigrazione? Vi fidate sui dati sulla criminalità forniti da Alfano? Vi fidate sugli studi sull’impatto dell’immigrazione sulla società e sulla sicurezza dei cittadini? Io no.

Ed ecco che, per commentare i fatti di Bruxelles,  Bellu intervista un personaggio che conosce benissimo le problematiche dei migranti e che darà una visione onesta, corretta ed obiettiva dei fatti (?). Si tratta di Christopher Hein, portavoce del Consiglio italiano per i rifugiati. Ora, volete che il portavoce del Consiglio per i rifugiati parli male dei rifugiati e degli immigrati e dei possibili pericoli che comporta l’immigrazione? O che possa avere una visione del fenomeno non dico distaccata, ma appena appena passabile di un minimo di obiettività? Ma nemmeno per sogno, non esiste. Sarebbe come sentire l’oste che parla male del proprio vino. Ovvio che difenda i rifugiati e tutto ciò che li riguarda. Ma allora come si fa a pensare che Bellu faccia del giornalismo obiettivo e affidabile? Non lo fa, non vuole farlo e non può farlo. Ecco perché oggi, per mettere le mani avanti e parare il colpo dell’attentato a Bruxelles, spara quel box in Home col titolo “E’ una sciocchezza associare il terrorismo islamico all’immigrazione“.

E così fa ogni volta che, come dicevo, fatti di cronaca possono mettere in cattiva luce gli immigrati.  Ed il fine è quello di negare che l’immigrazione sia un problema, che possa creare conflitti sociali, che possa essere causa di aumento della criminalità, che possa essere un pericolo per i cittadini, che l’accoglienza indiscriminata di migliaia di migranti possa favorire l’arrivo e la nascita di cellule terroristiche, che le moschee possano essere centri di indottrinamento. Negare tutto questo, negare ogni legame tra immigrati, terrorismo e violenza. Ecco il loro compito. Con grande gioia di Coop, associazioni, Caritas, imprenditori privati, albergatori, che con gli immigrati incassano milioni di euro, come Buzzi e Mafia Capitale ci hanno spiegato molto bene. Forse associare il terrorismo all’immigrazione è esagerato ed è una sciocchezza, perché non tutti gli immigrati sono delinquenti o terroristi e nessuno ha mai affermato questo. Ma negare che esista una relazione fra l’immigrazione e l’aumento delle violenze e della criminalità nelle città è da idioti. Oppure da sciacalli che speculano sui disperati e intascano profitti con l’accoglienza.

Mimetismi e sonniferi

di , 1 Gennaio 2016 23:00

Paura di attentati terroristici in Europa. In particolare a Bruxelles, centro operativo della strage di Parigi. Così i principali luoghi pubblici, piazze, monumenti, scuole, sedi governative, sono costantemente sotto stretta sorveglianza di forze di polizia e soldati dell’esercito in tuta mimetica.

Niente di strano, è la divisa normalmente indossata dai reparti in operazioni militari. Però, a ben vedere, è un po’ curioso vedere dei militari in tuta mimetica al centro di Bruxelles. Devono mimetizzarsi per passare inosservati? Ma allora c’è una piccola contraddizione. La tuta mimetica ha una sua utilità se si è all’aperto, in campagna, in una boscaglia, in un terreno coperto di cespugli, allora può avere un effetto mimetico perché si confonde con l’ambiente. Ma indossare la mimetica in città ottiene l’effetto contrario, la notano tutti anche fra mille persone in una piazza piena. Allora che senso ha? Mah, mistero.

Anche il premier Renzi, visitando il contingente italiano impegnato in Libano nella missione Unifil, ha indossato la tuta mimetica per passare in rassegna i reparti schierati (Vedi Gallery). Ma siccome il ragazzotto toscano è estroso, creativo e sempre controcorrente, invece che la divisa completa indossa solo il giubbino mimetico sopra i jeans, così  ha l’aria impettita da militare, ma non troppo; mezzo soldato e mezzo bullo. Ma è chiaro che è tutta una finzione. Inutile che cerchi di mimetizzarsi, si vede benissimo che è un militare fasullo; più fasullo che militare. La vita militare non gli si addice, quella è gente seria. Lui, al massimo, poteva fare il lupetto con i boy scout o con le Giovani marmotte.

Discorsi presidenziali

Il presidente Mattarella ha parlato agli italiani. Ma non si registrano particolari reazioni, tutto resta come prima; o gli italiani erano distratti, oppure dormivano. In concomitanza con il discorso presidenziale, però, si è verificato un imprevedibile effetto collaterale. Sembra che molti ristoranti e locali pubblici, dove si sarebbe festeggiato il Capodanno, abbiano registrato un insolito calo di presenze. Le prenotazioni risultavano al completo, ma moltissime persone, nonostante avessero già prenotato e perfino pagato in anticipo, non si sono presentati. Solo nel corso della giornata si è scoperta la causa. Pare che molti italiani, prima di uscire di casa per andare a festeggiare, incautamente abbiano seguito  il discorso di Mattarella in televisione. Ma dopo pochi minuti sono stati colti da irrefrenabile attacco di sonnolenza, cadendo in un sonno profondo dal quale si sono risvegliati solo al mattino, quando ormai cenoni e festeggiamenti erano finiti. Alcune associazioni hanno  annunciato una class action da parte dei cittadini nei confronti del Quirinale, per ottenere almeno il rimborso delle somme anticipate ed i danni morali per aver saltato il Capodanno.

Parigi, day after bis

di , 16 Novembre 2015 08:07

Come scrivevo due giorni fa nel post “Parigi e le stalle chiuse“,  da due giorni non si parla d’altro che della strage di Parigi. Praticamente i canali televisivi trasmettono, mattina pomeriggio e sera.,  lo stesso talk show a reti quasi unificate, e si ha l’impressione che gli ospiti (più o meno sempre le stesse facce che saltano da uno studio all’altro) praticamente bivacchino negli studi televisivi. E se ne sentono di tutti i colori. Analizzare i loro discorsi sarebbe lungo e noioso, visto che si ripetono come messaggi da segreteria telefonica. Ormai fanno più pena che rabbia. Ma ciò che lascia stupiti è il fatto che queste tragiche circostanze diano la possibilità a chiunque di esprimersi e di dire le sciocchezze più mastodontiche (e spesso autentiche cazzate madornali, tanto per usare un eufemismo), condite con una buona dose di ipocrisia e rispettose della disciplina di partito, di sagrestia o di moschea, e che tutto sia giustificato dal pluralismo e dalla libertà di espressione. Allora mi viene in mente un post di gennaio scorso, subito dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo.

Tanto vale riproporlo per intero, senza cambiare una virgola, perché si adatta perfettamente, purtroppo, anche a questo secondo  ”day after” parigino. Da “Je suis Charlie” a “Je suis Paris“, non è cambiato quasi niente: cambia  solo lo slogan ed i nomi dei morti. Ma la Francia e l’Europa, sembrano non rendersi conto della gravità della situazione. Dopo ogni tragedia, come la strage di Charlie Hebdo o l’esplosione di violenza devastatrice nelle banlieue parigine,  si fanno dichiarazioni di circostanza, cortei, fiaccolate, solita passerella di autorità che esprimono solidarietà e posano per la foto di gruppo, e poi tutto procede come prima. Lo ricordava anche di recente, il 26 ottobre scorso, quasi come un tragico presagio di ciò che stava per succedere, questo articolo del Corriere.it: “Francia, le banlieue 10 anni dopo la crisi: non è cambiato niente.“.

Voltaire e l’islam (19 gennaio 2015)

La libertà di espressione deve essere garantita sempre e comunque, oppure ci sono casi in cui si possono porre dei limiti alla libertà? Ci sono argomenti tabù o  personaggi intoccabili? Ed è giusto, come affermano convintamente gli strenui difensori del famoso motto di Voltaire, battersi fino alla morte per garantire a tutti il diritto di esprimere le proprie idee? Questo è uno dei punti oscuri ed ancora irrisolti delle solenni dichiarazioni di principi, più o meno universali, che sono alla base della democrazia e della società moderna.  Sinceramente, qualche dubbio l’ho sempre avuto.

Bisogna garantire la libertà di espressione anche al nemico ed a chi, con le sue idee,  può mettere a rischio lo stesso principio di libertà, minare la democrazia e limitare o vietare la libera espressione del pensiero?    E’ giusto garantire la libertà di espressione a chi quella libertà non la riconosce e vuole negarla? Bisognerebbe chiarirsi le idee una volta per tutte, perché se ci sono casi in cui quella libertà è limitata o sospesa, allora bisognerebbe dirlo chiaro e tondo, senza fraintendimenti, ambiguità e distinguo di comodo, e stabilire inequivocabilmente quali sono questi limiti. Ma soprattutto bisognerebbe, per evitare equivoci, rivedere, correggere ed integrare il famoso motto di cui vanno tanto fieri i liberi pensatori. Ricordo che quando lessi per la prima volta quel pensiero di Voltaire, rimasi perplesso e, storcendo il naso, pensai che vi era qualcosa di contorto e contradditorio  in quell’affermazione. E perfino di pericoloso, sia per il significato, sia per le conseguenze della sua applicazione pratica. E’ una bella frase ad effetto. Ma non sempre le belle frasi sono anche giuste, vere e condivisibili. Spesso sono solo belle.

Altrimenti, se non si chiarisce molto bene il concetto e tutte le sue possibili implicazioni, possono crearsi spiacevoli  fraintendimenti con conseguenze poco piacevoli. Per esempio, giusto pochi giorni fa, nella Francia culla dell’illuminismo e del genio nazionale Voltaire,  milioni di francesi, con in testa  il presidente Hollande (ma il corteo era a debita distanza: vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganno“),  sono scesi in piazza per protestare contro il terrorismo e per riaffermare il diritto alla completa libertà di espressione e di satira. Non avevano ancora finito di sfilare che  il comico Dieudonné, già sotto osservazione per antisemitismo, lancia un tweet in cui, contrariamente allo slogan “Je suis Charlie“, simbolo della manifestazione parigina, scrive “Je suis Coulibaly“.  In barba alla sbandierata libertà di satira, è stato subito fermato dalla polizia, arrestato e poi rilasciato in attesa del processo. Ma non è il solo, migliaia di altri messaggi simili sono comparsi sui social network di vari paesi, specie musulmani, inneggiando ai terroristi ed alla strage. A Milano un musulmano, intervistato sulla strage del giornale francese definisce “12 cani” le vittime (intervista mostrata nell’ultima puntata di Quinta colonna). E sono convinto che non sia il solo a festeggiare per l’attentato. Magari non lo dicono apertamente per paura di conseguenze, ma di certo lo pensano. E non succede nulla.

Nei paesi musulmani più che attestati di condanna per l’attentato, a parte qualche dichiarazione ufficiale di facciata, si leggono  messaggi contro Charlie Hebdo e dichiarazioni di solidarietà e di ammirazione verso i terroristi.   La stessa televisione araba Al Jazeera, per salvaguardare l’immagine dell’islam,  ha dato disposizione ai giornalisti di minimizzare la strage (Lo slogan “Je suis Charlie” è alienante). Ma in diversi paesi musulmani (Pakistan Algeria, Siria, Giordania, Nigeria, Yemen) ci sono state vere manifestazioni di protesta non contro la strage ed il terrorismo, ma contro Charlie Hebdo, con scontri violenti e feriti, bruciando le bandiere francesi ed esponendo cartelli di solidarietà ai terroristi, come quello a lato.

In Niger le violente proteste contro Charlie Hebdo hanno causato una decina di morti, sono state incendiate 45 chiese, una scuola cristiana ed un orfanotrofio (le vittime erano all’interno delle chiese o nei locali vicini dati alle fiamme), sono state assaltate sedi della polizia e si contano un centinaio di feriti (Niger, a fuoco le chiese). Ad Istanbul, in Turchia, un centinaio di manifestanti sono scesi in piazza a sostegno dei terroristi, al grido di “Siamo tutti Kouachi“, A Grozny, in Cecenia, sono scese in piazza a protestare contro le vignette francesi 800.000 persone (il 60% della popolazione). Il Parlamento del Pakistan ha condannato la pubblicazione delle nuove vignette pubblicate nell’ultimo numero del settimanale ed il senato ha proposto di portare il caso a Bruxelles e di considerare l’islamofobia come reato. Mentre il ministro per gli affari religiosi ha chiesto ai paesi arabi di condannare le vignette blasfeme (VediLa rabbia dei musulmani, bandiere bruciate e scontri“).

Chiaro? Non manifestano contro il terrorismo, gli attentati e la strage, ma contro il settimanale satirico, contro le vignette e, in pratica, contro la tanto cara (a noi e a Voltaire) libertà di espressione. Allora è evidente che quella che noi consideriamo una conquista irrinunciabile della nostra cultura ed uno dei principi fondamentali della democrazia, non è un principio universale, visto che i paesi musulmani non lo condividono affatto, anzi lo considerano un reato. E ancora non abbiamo capito che islam e mondo occidentale sono incompatibili ed inconciliabili? Ma cosa devono fare e dire ancora per farcelo capire?

Eppure sono fatti che dovrebbero essere noti. Ne accennavo già 9 anni fa in un post del 10 agosto 2006 (Islam e diritti umani), in cui ricordavo come i paesi islamici non abbiano mai sottoscritto la tanto decantata “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948. Tanto universale non è, se più di un miliardo di persone nel mondo non la riconoscono. Infatti, solo nel 1981 è nata la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” che, ispirandosi alla legge islamica, differisce in maniera sostanziale dalla “Carta” del 1948. Ma non soddisfatti, nel 1990 hanno voluto ribadire il concetto, per i “dummies” che ancora non avessero capito, ed hanno messo a punto una definitiva “Dichiarazione del Cairo dei diritti umani dell’islam“, sostanzialmente basata sulla Sharia, l’unica legge riconosciuta dai musulmani.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani“, e della libertà di espressione,  una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello di chi i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente subordinati alla legge islamica? Come si fa a mettere sullo stesso piano milioni di persone che sfilano a Parigi a sostegno della libertà di espressione e milioni di persone che manifestano nei paesi musulmani contro quella libertà? Ma davvero siamo così ciechi da non vedere la completa e totale inconciliabilità delle posizioni?

E cosa direbbe oggi Voltaire? Sarebbe pronto, a costo della vita, a difendere il diritto dei musulmani a bruciare le bandiere francesi ed inneggiare ai terroristi che fanno una strage perché si sentono offesi dalla satira?  Ne dubito, come ho sempre dubitato della validità di quel motto (e gli ultimi tragici eventi confermano tutti i miei dubbi di allora). Anzi, credo che, male interpretato, mal digerito e male applicato,  quel pensiero abbia procurato più danni che benefici. E’ un paradosso, un “bug di sistema” che mina alla radice la democrazia: non si può consentire libertà di espressione a chi opera per abolire quella libertà e crea presupposti che mettono a rischio la sicurezza e la convivenza sociale. Questo è il problema irrisolto della nostra democrazia. La sciagurata idea secondo la quale, per alcuni, “libertà” significa che tutti sono liberi di  fare tutto non è nemmeno anarchia, come potrebbe sembrare, è idiozia pura.

Per concludere mi permetto due citazioni. La prima è una battuta di  Jacques Prévert, presa da “L’amore e altro“, una raccolta di “aforismi per una vita libera“, perfettamente in tema e che sembra una risposta proprio al celebre motto del suo conterraneo Voltaire. Eccola, sembra ironica, ma c’è al fondo una logica inattaccabile : “Tutte le opinioni sono rispettabili. Benissimo. E’ lei a dirlo. Io, invece, dico il contrario. E’ la mia opinione: la rispetti, dunque.”

La seconda citazione è di un autore quasi sconosciuto ai più, purtroppo, Andrea Emo Capodilista, scrittore e filosofo, scomparso nel 1983. Quasi sconosciuto perché non inquadrato nel novero degli intellettuali organici al sistema, alla cultura, al  regime ed al pensiero unico dominante; colpa gravissima che ne determina l’oscuramento culturale.  Per ironia della sorte, venne “scoperto” e rivalutato proprio da un filosofo “di sinistra”, Massimo Cacciari. Alcuni suoi pensieri sono stati pubblicati di recente qui: “Quando il popolo è massa chiunque può essere duce“.

Ecco un suo pensiero sulla libertà di espressione: “Teorie liberali – Io devo lottare perché il mio vicino possa esprimere, cioè far valere, un’opinione diversa dalla mia. Ma, poiché nel caso della lotta politica, la diversità di opinioni si riferisce all’essenza delle cose, alle radici, ai fondamenti, io devo lottare perché il mio vicino possa far valere un’opinione radicalmente diversa dalla mia. Cioè, posso far valere l’opinione che egli non ammette che altri possa avere un’opinione diversa dalla sua. Pertanto, se io lotto perché egli possa far valere un’opinione di questo genere, io suicido me e suicido le mie idee; cioè, in questo caso, il mio liberalismo. E allora, per far valere le mie opinioni liberali, devo combattere, cioè abbattere il mio vicino che ha delle opinioni illiberali (cioè opinioni diverse dalla mia). E anche in questo caso io uccido (cioè suicido) il mio liberalismo. Quindi, in ogni modo, il paradosso liberale, se sviluppato, arriva allo scacco matto.”.

Chiaro? Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

 

 

Parigi e le stalle chiuse

di , 14 Novembre 2015 08:16

Parigi sotto attacco, almeno 130 morti. Il presidente Hollande dichiara lo stato di emergenza e chiude le frontiere.

Dice che chiude le frontiere per evitare l’ingresso di terroristi. Se non si trattasse di una tragedia, quest’uomo farebbe quasi tenerezza, per l’ingenuità, l’incoscienza, l’irresponsabilità, l’inconsapevolezza che lo anima; qualità che si possono scusare in un bambino, non in un capo di Stato. Chiude le frontiere per evitare che entrino terroristi? Hollande, guardi che i terroristi sono già entrati, ce li ha già in casa. Doveva chiuderle prima le frontiere.  Doveva pensarci prima, lei e tutta la schiera di governanti euroidioti che da decenni, sotto la bandiera ipocrita della solidarietà e dell’operazione umanitaria, sta favorendo l’invasione dell’Europa da parte di disperati afro/arabo/asiatici in gran parte musulmani che covano odio, rancore e volontà di rivalsa e vendetta nei confronti dell’Europa e dei cristiani. Lepanto è un’onta da lavare col sangue. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli e che dobbiamo accogliere tutti. Anzi, i vescovi ed i preti dicono di accoglierli direttamente in casa nostra. Come dire “Adotta un terrorista“. Poi, quando gli scoppia la bomba sotto il culo, fingono sorpresa e tentano maldestramente di correre ai ripari. Da noi si dice “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“. Hollande chiude le frontiere quando i terroristi sono già entrati. Geniale, ecco perché lui è presidente e voi no. Ed ecco perché l’Europa è destinata a soccombere al jihad, alla guerra santa; perché siamo in mano a gentaglia simile, che vuole adattare il mondo alla propria ideologia nefasta, allo scellerato buonismo masochista, e si accorge del danno quando è ormai tardi per rimediare.

Intanto, come di consueto in simili circostanze drammatiche, parte la passerella di dichiarazioni ufficiali di solidarietà e vicinanza alla popolazione parigina colpita dall’attacco terrorista. Dopo “Je suis Charlie“, ora il motto è “Je suis Paris“. A gridarlo sono gli stessi terzomondisti che sostengono l’immigrazione e l’accoglienza senza limiti e controlli, continuano a sognare l’integrazione (che è già ampiamente fallita ovunque, ma questi fingono di non saperlo) e che, grazie ai loro residuati ideologici di un socialismo storicamente fallimentare, sono responsabili della progressiva islamizzazione dell’Europa.  Mai che gli venga in mente di gridare l’unico motto che gli si addice: “Je suis idiot“.

Il presidente Obama, appena ha avuto notizia della strage, ha dichiarato: “E’ un attacco non solo al popolo francese ma a tutta l’umanità e ai valori che condividiamo. I valori di liberté, egalité e fraternité non sono solo condivisi dal popolo francese, ma anche da noi.”. Che parole toccanti, che originalità, che profondità di pensiero. Solo i grandi presidenti, specie se americani, possono fare dichiarazioni così dense di significato. Anche Hillary Clinton si è affrettata a commentare: “Le notizie che giungono da Parigi sono strazianti. Prego per la città e le famiglie delle vittime.”. Ha fatto bene a precisarlo, perché la gente comune magari pensava che la notizia della strage fosse rassicurante e di buon auspicio: no, è straziante; lo dice la Clinton. Ma i  parigini possono dormire sonni tranquilli perché Hillary Clinton prega per loro.

Anche i servizi segreti americani, quelli che  parlavano di armi chimiche inesistenti di Saddam (con cui giustificarono l’intervento in Iraq, del quale si pagano ancora le conseguenze) e che di recente hanno riconosciuto di aver sbagliato tutto sulla strategia militare per combattere l’Isis, hanno rilasciato la loro bella dichiarazione sugli attentati a Parigi: “Appaiono chiaramente come una serie di attacchi coordinati.”. Ma va, “Cosa mi dici maaiii…”, direbbe Topo Gigio. Roba da non credere, tutti avrebbero pensato che tre attacchi a Parigi, avvenuti contemporaneamente, fossero del tutto casuali. Invece erano “coordinati“, lo dicono i servizi per la sicurezza USA.

E non finisce qui, perché tra oggi e domani assisteremo alla solita rassegna di dichiarazioni di circostanza banali, scontate, di facciata ed un po’ ipocrite, sentite mille volte. Bisognerebbe raccoglierle e stamparle in un opuscolo (magari esiste davvero) a disposizione di capi di Sato, commentatori, opinionisti, intellettuali: da tenere sempre a portata di mano, buone per ogni occasione. Che tempi, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni.

Ma non è che l’inizio, il bello deve ancora venire. Lo dice l’Isis, e quelli mica scherzano, non hanno un grande senso dell’umorismo. “Ora tocca a Roma“, dicono. Ma sono certo che il ministro Alfano, quello che continua a sciorinare dati Istat per dire che i reati stanno diminuendo (e magari ci crede davvero), ci dirà che è tutto sotto controllo, che non ci sono pericoli per l’Italia (è quello che ripete ogni volta che qualcuno lancia l’allarme su possibili azioni terroristiche sul territorio nazionale e sulla presenza di terroristi fra gli immigrati). E poi, per male che vada, se proprio dovesse esserci un attacco, dichiariamo lo stato di emergenza e, se necessario, chiudiamo anche le frontiere.  In ogni caso, in previsione di un possibile attentato in casa nostra (è solo questione di tempo) è bene cominciare a pensare qualche bella frase ad effetto da pronunciare con aria afflitta davanti alle telecamere e da rilanciare sui media. Potrebbero andar bene, per esempio “Chi è causa del suo mal pianga se stesso“, o “Del senno di poi son piene le fosse“, o…beh, lasciamo spazio alla fantasia, quella non ci manca.

Guerra e pace

di , 11 Ottobre 2015 13:45

Tolstoj non c’entra. Parlo di quella tendenza ad organizzare cortei, marce, fiaccolate e manifestazioni per la pace. Per non parlare poi degli appelli alla pace nel mondo rilanciati quotidianamente da autorevoli personaggi; in primis il Papa. Ed ecco l’ultima manifestazione pacifista, svoltasi ad Ankara in Turchia: “Strage al corteo. I canti per la pace, poi le esplosioni“.

Cantano per la pace. Risultato: 97 morti e 400 feriti (intanto che scrivevo i morti sono già saliti a 130: e temo che cresceranno ancora). Canta, canta che ti passa, dice un vecchio adagio.  Forse il repertorio pacifista non era di gradimento degli attentatori; si sa che beduini, cammellieri e “mamma li turchi”  hanno strani gusti musicali. Potevano cambiare genere musicale per cercare di accontentare i bombaroli e provare, che so,  con brani liturgici, canti gregoriani; quelli di solito hanno un forte potere anestetizzante, calmante, soporifero, una specie di camomilla in musica. Certo che oggi, parlare di pace è sempre più difficile. Dalle notizie che si leggono, sembra che i governanti del mondo stiano cercando in tutti i modi un pretesto per scatenare un nuovo conflitto mondiale. Dopo decenni di rapporti cordiali ed amichevole collaborazione con gli ex nemici dello scomparso impero sovietico, siamo tornati alla guerra fredda. L’Europa, col pretesto della crisi ucraina, applica pesanti sanzioni nei confronti della Russia e schiera truppe e mezzi blindati al confine, minacciando scontri armati e rappresaglie.  Il  Nobel per la pace (assegnato preventivo, sulla fiducia) Obama rafforza le installazioni militari in Polonia e punta i missili americani verso est. Ora, in Siria, è in atto uno scontro politico e militare, tra gli americani che armano, istruiscono e sostengono i ribelli anti Assad, ed i russi che hanno inviato i caccia a difendere Assad. Basta un nulla perché si verifichi un incidente ed americani e russi si sparino addosso. E non parliamo dei pericoli del terrorismo islamico, della guerra santa di Al Qaeda contro l’Occidente, e dell’avanzare dello stato islamico e del califfato dell’Isis.

Come succede da sempre nella storia dell’umanità, si affrontano due blocchi opposti; quelli che vogliono la guerra (e la fanno) e quelli che auspicano la pace. La differenza fra i due schieramenti è sostanziale e la conclusione dello scontro è scontata: i guerrafondai fanno la guerra ed attaccano i nemici, portando morte e distruzione; i pacifisti sono contro la violenza, rifiutano l’uso delle armi e  cercano di fermare la violenza con le fiaccolate, le marce, gli appelli, i canti e gli inni all’amore universale e le bandiere arcobaleno. Il risultato è già scritto; non c’è partita. Parodiando una celebre battuta di un classico “spaghetti western“: “Quando un guerrafondaio incontra un pacifista, il pacifista è un uomo morto“. Amen. E non c’è bisogno di aver visto il film o di essere un genio per capirne il significato.

Tempo fa il Papa, a proposito del massacro dei cristiani attuato dall’Isis, disse che bisognava fermare la violenza, aggiungendo che però bisognava farlo senza usare le armi. E per non essere frainteso (cosa che succede spesso con Bergoglio, non perché chi ascolta non capisce ed interpreta male il suo pensiero, ma perché si esprime come la Sibilla Cumana), ripeté specificando la parola “Fermare” e scaricando la responsabilità della decisione sull’ONU (buoni quelli!). Santità, e come intende fermarla questa violenza? Ancora non lo ha spiegato; resta uno dei tanti misteri bergogliani (Vedi “Il Papa e la pace“). Si possono fermare le armi senza armi? Forse, come cantavano i Giganti negli  anni ’60, in clima da “figli dei fiori“, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni“? Si possono fermare le armi con i fiori? Ma pensate davvero di fermare le bombe con le marce della pace, con i canti natalizi, gli appelli all’amore universale, il buonismo ipocrita di facciata, i sorrisi, gli abbracci, le frasi sdolcinate da baci perugina e la bandiere arcobaleno? Auguri.  Diceva Gandhi, il pacifista per antonomasia, il simbolo del pacifismo e della non violenza: “Non si può stringere la mano di chi ti porge il pugno chiuso“. Credo che anche questa frase non abbia bisogno di spiegazioni. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Intanto cresce ogni giorno la minaccia di nuovi conflitti ed il pericolo dell’aggravarsi di quelli in atto. E la parola “guerra“, che non ha bisogno di aggettivi per ricordarne gli effetti,  compare sempre più spesso nei titoli dei giornali, nei servizi dei TG e nelle discussioni dei tanti talk show televisivi dove politici per caso  si fronteggiano a base di chiacchiere inutili, scambiandosi accuse reciproche e, per nostra sfortuna, governano l’Italia e decidono dei nostri destini. Il pericolo lo si percepisce chiaramente, è nell’aria. Forse per questo si fanno tanti appelli alla pace. Il guaio è che, a guardare ciò che avviene nel mondo, specie nei territori più a rischio,  sembra che gli appelli pacifisti ottengano l’effetto contrario. Ogni volta che il Papa si affaccia alla finestra e “auspica la pace nel mondo“, scoppia un nuovo conflitto. Più cortei pacifisti si fanno e più aumentano le tensioni tra i popoli. Più si parla di pace e più ci si avvicina alla guerra. Allora viene un legittimo sospetto: non sarà che questi appelli pacifisti, Papa in testa, portano sfiga e sono controproducenti? Provate ad auspicare la guerra: hai visto mai che scoppi la pace!

Vedi: “Shoah e buoni ideali“.

I Giganti: “Proposta” (Sanremo 1967)

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Barconi e terroristi

di , 20 Maggio 2015 14:04

Tre giorni fa arriva dalla Libia la conferma del fatto che fra gli immigrati che arrivano sui barconi si nascondano anche terroristi e militanti dell’Isis. Ma finora si è sempre cercato di minimizzare e, anzi, di irridere a chiunque accenni ai pericoli di un’immigrazione incontrollata. Roba da leghisti, da razzisti, xenofobi, fascisti, o di chi vuole speculare sulle tragedie per scopi elettorali. Così dicono le anime belle della sinistra di chiunque non gradisca l’invasione africana. Ci stanno invadendo e non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di razzismo. “Cornuti e mazziati“, si usa dire.

Ma a dare l’allarme questa volta non è quel “fascistone razzista” di Salvini, è il consigliere governativo libico Abdul Basit Haroun in una intervista rilasciata alla BBC: “I combattenti dell’Isis viaggiano sui barconi che attraversano il Mediterraneo“. Secondo Haroun l’Isis si serve dei barconi per far arrivare in Europa i suoi militanti perché “la polizia europea non sa chi è dell’Isis e chi è un normale rifugiato“.

Ma il nostro ministro Alfano, giusto per non creare allarmismi e rovinare l’idillio fra governo e migranti, si affretta a rassicurare gli italiani che non esiste alcun pericolo, che tutto è sotto controllo e che sui barconi che andiamo a recuperare in acque libiche non c’è presenza di terroristi: “Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi“, dice Alfano. E Alfano è un uomo d’onore!

Sulla serietà di questo governo si potrebbe discutere a lungo, ma sarebbe quasi inutile perché non è molto chiaro se questi ci sono o ci fanno. Ma non divaghiamo. A smentire Alfano, Boldrini e boldrinisti, operatori umanitari, terzomondisti, buonisti e tutte le anime belle italiche, ecco stamattina il titolo d’apertura del Corriere.it.

Preso a Gaggiano Abdel Majid Touil, marocchino, 22enne  Operazione di Digos e Ros. Era ricercato a livello internazionale, fece parte del commando che agì al museo del Bardo uccidendo 24 persone, tra cui quattro italiani “.  Non un ipotetico militante dell’Isis, ma uno dei terroristi responsabili della recente strage di Tunisi. E adesso, ministro Alfano, come la mettiamo? Non aveva assicurato che sui barconi non c’era traccia di terroristi? Ecco l’ennesima dimostrazione dell’incapacità, inaffidabilità, pericolosità ed ipocrisia di questa gentaglia che sta mandando l’Italia in macerie, giusto per mostrarsi buoni e caritatevoli e non creare dispiaceri all’ONU, all’UNHCR, all’UNAR, al Papa e alla Boldrini.

Ma c’è di più. Il premier per caso Renzi, che sembra stazionare più in televisione che a Palazzo Chigi, domenica pomeriggio da Giletti su RAI 1 ha promesso che darà ai pensionati un “bonus” di 500 euro, facendolo passare come gentile elargizione del suo governo, invece che come mancia irrisoria dovuta ai pensionati ai quali era stato “rubato” l’adeguamento delle pensioni al costo della vita. Ma lui lo chiama “Bonus”, così i più distratti pensano davvero che si tratti di un regalo del governo, invece che di un atto dovuto dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale. E magari, visto che siamo prossimi alle elezioni regionali, il nostro ciarlatano toscano guadagna anche qualche voto, come già successo con i famosi 80 euro.

Bene, dice che di più non si può fare, che non restituirà niente a chi sta già bene e che è giusto così. E se lo dice lui è verità sacrosanta, è Vangelo secondo Matteo, non si può discutere e contestare, perché anche Renzi è un uomo d’onore. La sentenza della Corte che annulla la riforma Fornero e, di fatto, obbliga il Governo a restituire le somme non versate ai pensionati negli anni 2011/12 sembra non contare nulla. Ciò che conta è quello che decide lui, il ducetto rosso; come se i rimborsi li prenda di tasca sua e quindi sia autorizzato a decidere a chi spettano e a chi non spettano. E fa passare l’operazione come una sua gentile concessione. Quest’uomo ha uno strano concetto della democrazia, del governo e delle Istituzioni.

Non soddisfatto della presenza a L’Arena, ieri eccolo a Porta a porta da Vespa a sproloquiare di grandi meriti del suo governo, di grandi riforme che cambieranno l’Italia e di pistolotti pseudomoralistici, insomma il solito monologo autocelebrativo. Ma ha fatto anche un’altra sparata che farà piacere a tutti quegli italiani in difficoltà, con seri problemi a campare. Ha detto che provvederà a recuperare il relitto del barcone affondato con centinaia di persone in acque libiche (guarda il video): “Tireremo su il barcone affondato ad aprile; costerà 15 milioni di euro“. Chiaro? Non solo continuiamo a garantire il servizio navetta Libia/Lampedusa a spese nostre, ma ora ci occuperemo anche del recupero relitti. Costerà 15 o 20 milioni di euro, dice Renzi; e se non paga l’Europa (che non pagherà) pagheremo noi, ovvero gli italiani. Soldi presi a chi deve affrontare  sacrifici e rinunce per pagare le tasse, soldi “rubati” ai pensionati, soldi pubblici usati  contro la loro volontà egli italiani per mostrare al mondo un’Italia accogliente, umanitaria, che si togli il pane dalla bocca pur di perseguire l’ideologia buonista e terzomondista. E c’è gente che continua a credere alle sue fandonie, alle sue fantasie di fantapolitica, alle sue promesse, c’è gente che continua a votare per questi ciarlatani da fiera paesana. Salvo poi lamentarsi delle ruberie e degli sprechi di Stato. Si lamentano e votano, votano e si lamentano.

Quest’uomo è pericoloso,  questa ideologia buonista, umanitaria e terzomondista della sinistra è pericolosa, ci sta portando alla rovina obbligandoci a sopportare un peso economico e  sociale insostenibile; sta creando gravissimi problemi per la sicurezza dello Stato e dei cittadini, alimentando conflitti sociali che prima o poi finiranno per sfociare in disordini, scontri e guerriglia urbana come successo in Francia (i gravissimi episodi di guerriglia urbana scatenati dai black bloc sono solo le prove generali di quello che avverrà in futuro). E non è nemmeno fuori dalla realtà immaginare che, se non si pone un limite all’invasione, si arriverà ad una guerra civile. Non sono ipotesi fantasiose, la storia ci insegna che violenti scontri e rivolte sono scoppiate in passato per molto meno.  Fermateli, prima che sia troppo tardi.

E non lamentiamoci poi se inventeranno qualche nuovo balzello per trovare quei 20 milioni di euro che servono per recuperare i relitti in acque libiche. E’ un’operazione umanitaria, dicono. A parte il fatto che il concetto di operazione umanitaria è molto discutibile, specie quando si fa a spese degli italiani e, di fatto, serve ad alimentare l’industria dell’accoglienza che frutta milioni di euro a cooperative rosse ed associazioni varie, dovrebbero spiegarci questo mistero: perché deve essere l’Italia, sobbarcandosi la spesa di 20 mili0oni di euro, ad andare a recuperare un relitto con centinaia di morti africani naufragati in acque africane. Cosa c’entra l’Italia? E’ una domanda semplice semplice alla quale Renzi, le sue ancelle giovani e belle ed i buonisti di professione dovrebbero dare una risposta. Visto che l’operazione ci costerà decine di milioni abbiamo almeno il diritto di sapere perché dobbiamo essere noi a pagare.  Oppure anche l’uso del denaro pubblico è a discrezione del ducetto rosso toscano che decide in piena autonomia come utilizzarlo? Oppure, senza che gli italiani se ne siano accorti, il Bomba ha già fatto in silenzio una riforma dello Stato che sostituisce la democrazia parlamentare con un regime in stile Cuba o Corea del nord?

La jihad ci fa un baffo

di , 3 Febbraio 2015 18:08

Siamo in Italia, anche fare i terroristi diventa difficile, quasi impossibile.  Ieri parlavo seriamente del pericolo terrorismo (Jihad e aspiranti suicidi), oggi vediamo l’altra faccia della medaglia, tanto per cercare di sorridere, finché ci riesce.  Anni fa circolava in rete una divertente storiella sulle disavventure di due aspiranti terroristi musulmani in Italia.  La ripropongo  interamente.

Ecco perché in Italia non ci saranno attentati terroristici

Alcuni documenti del SISDE rivelati recentemente affermano che, dopo le  affermazioni di Berlusconi, secondo cui la civiltà occidentale è superiore a quella islamica, Bin Laden diede ordine di organizzare un attentato aereo in italia. Due terroristi, provenienti da un Paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”. Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese.

Domenica ore 23:47 Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea dalla Turchia; escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie. La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita ed un impiegato consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna! Prendono un taxi. Il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore; e vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città durante un’ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, il tassista decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedì ore 04:30 Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza Borsa. Decidono quindi di noleggiare un’auto presso la Hertz di piazza Municipio. Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche anti-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedì ore 12:30 Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100.000 falsi!

Lunedì ore 15:45 Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del centro direzionale. I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore. Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato.). L’unico aereo disponibile in pista è uno della MARADONA AIR con destinazione Alghero ed ha 18 ore di ritardo. Gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa, intonano canti popolari, gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini e cominciano a dare manganellate a destra e a manca contro tutti, accanendosi in particolar modo sui due arabi.

Lunedì 19:05 Finalmente si calmano un poco gli animi. I due figli di Allah, coperti di sangue, si avvicinano al banco della MARADONA AIR per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Alghero, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile MARADONA AIR che gli vende i biglietti, tace il fatto che il volo, in realtà, è già stato cancellato.

Lunedì 22:07 A questo punto, i terroristi sono indecisi se fare l’attentato, oppure no. Non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità.

Lunedì 23:30 Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aeroporto; ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze.

Martedì 04:35 In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso. La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.

Domenica 17:20 Dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso Palermo, per 3-0 con due rigori assegnati alla squadra siciliana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone. Una banda di ultrà della “MASSERIA CARDONE”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambiano per tifosi del Palermo e gli rifilano un’altra caterva di legnate. Il Capo degli ultra è un tale “Peppo ‘o Ricchione” che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45 Finalmente, gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato). In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione. Gli viene anche riscontrata la sieropositivita’ all’HIV (Peppo non perdona).

Martedì 23:42 I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV. Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese; gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti.

Jihad, terrorismo e aspiranti suicidi

di , 2 Febbraio 2015 20:51

Missili su Roma; è l’ultima minaccia che arriva dall’Isis (Attaccare Roma con i missili). Ce lo stanno dicendo in tutti i modi; il pericolo di attacchi terroristici in Europa, ed in particolare in Italia ed in Vaticano, è reale. Le stragi di Parigi, sono solo un assaggio.  Ma stranamente il governo,  i media e le anime belle buoniste e pacifiste ad oltranza, invece che preoccuparsi e adottare tutte le misure necessarie a prevenire e combattere il pericolo,  cercano di sminuire la gravità delle minacce, fanno appello alla tolleranza, al dialogo e continuano a vagheggiare di società multietniche e multirazziali. Stiamo facendo il loro gioco, siamo gli alleati principali dei nostri futuri aguzzini. La nostra indifferenza, l’atteggiamento remissivo, propenso più al dialogo che alla difesa, la codardia di un’Europa inetta, confusa, imbelle, ormai rassegnata all’invasione islamica è la loro arma migliore. La storia non ci ha insegnato niente. Da decenni l’Europa ha aperto le porte della città a quel Cavallo di Troia che è l’immigrazione. Non hanno bisogno di attaccarci, stiamo collaborando con il nemico; non solo abbiamo rinunciato a difenderci, ma stendiamo un tappeto rosso agli invasori. E’ la stessa indifferenza che consentì al nazismo di organizzarsi, riarmarsi, andare al governo e scatenare l’inferno. Ma anche allora si tentava di minimizzare la minaccia e  si cercava il dialogo. Capirono che non c’era possibilità di dialogo quando ormai era troppo tardi.  Noi siamo sulla buona strada per ripetere quel tragico errore.

Abbiamo da poco celebrato la Giornata della memoria, per ricordare i milioni di morti nei campi di concentramento nazisti. Piero Terracina, uno dei sopravvissuti alla Shoah, anni fa a proposito della mancanza di una qualunque reazione da parte degli ebrei alla deportazione, a parte la rivolta del ghetto di Varsavia, disse: ” Ogni anno incontro migliaia di giovani nelle scuole per raccontare loro Auschwitz dove ho visto centinaia di migliaia di ebrei uscire con il fumo delle ciminiere dei crematori. La domanda che i ragazzi mi pongono più frequentemente è: “Perché non vi siete difesi”?. Ecco, noi ebrei non vogliamo che nel futuro ci venga ancora rivolta questa domanda”.

Perché non si sono difesi? Come è stato possibile?”. Queste sono le domande che gli ebrei hanno continuato a porsi per anni, dopo lo sterminio. Troppo tardi ormai e, purtroppo, senza trovare una risposta razionale.  Noi corriamo lo stesso rischio. Il rischio che un domani, quando sarà troppo tardi, qualcuno ci chieda come mai, di fronte alle minacce ed al  pericolo reale costituito dal fondamentalismo islamico, dagli attentati terroristici, dalla jihad, dalla guerra santa dichiarata all’occidente, non abbiamo reagito e ci siamo rassegnati all’islamizzazione dell’Europa. Cosa risponderemo?  Che ci siamo fidati delle rassicuranti dichiarazioni di chi era al governo? Che ci siamo lasciati illudere dalle belle parole dei  pacifisti nostrani e dei terzomondisti che, col pretesto dell’operazione umanitaria, spalancavano le porte all’invasione di africani e arabi, meglio se musulmani?  Che da bravi cristiani abbiamo seguito l’invito del Papa ad accogliere ed assistere tutti i disperati del mondo,  perché anche i musulmani “sono nostri fratelli“? Cosa risponderemo? Sarà molto difficile, come lo è stato per gli ebrei, trovare una risposta accettabile.

Nei giorni scorsi, durante uno dei programmi dedicati al ricordo della Shoah, ho sentito due sorelle sopravvissute ad Aushwitz ricordare l’orrore del campo e formulare l’invito alla pace ed alla tolleranza. Credo che nessuno oserebbe mettere in dubbio quell’appello alla tolleranza. Oggi è un concetto che va come il pane. Noi stiamo crescendo a pane e tolleranza. Eppure bisogna ricordarsi che tutto ha un limite, anche la tolleranza. Non si può diffondere un messaggio simile senza precisare i limiti di quel principio. Altrimenti si creano tragici equivoci. Si potrebbe chiedere, per esempio, a queste due sorelle se quella auspicata tolleranza, che apparentemente sembra un principio universale condivisibile da tutti,  vale sempre, comunque e con chiunque. Significa che anche gli ebrei nei campi di sterminio dovevano essere tolleranti con i nazisti e con chi li conduceva alle camere a gas? Credo che, a questo punto, sorga almeno un piccolo dubbio sulla validità universale del concetto di tolleranza. Lo stesso dubbio si pone anche per il concetto di libertà di espressione. Ne ho parlato anche di recente in “Le Pen, democrazia e libertà limitata“,  qui “Voltaire e l’islam“, e qui “Papa, pugni e kalashnikov“.

Ma la nostra posizione, se non corriamo ai ripari prima che sia troppo tardi,  sarà ancora più indifendibile. Gli ebrei sono stati discriminati, a causa delle leggi razziali, privati della libertà, dei diritti civili prima e poi di quelli umani, umiliati, caricati su carri bestiame e portati direttamente nei campi di sterminio. Sinceramente, avrebbero potuto organizzare una qualche forma di difesa, o di fuga verso paesi più sicuri, ma non tutti avevano i mezzi per rifugiarsi all’estero e ben poco potevano fare contro la forza e la violenza. In fondo la loro mancanza di reazione era giustificata. Noi non avremo nemmeno queste attenuanti. Nessuno ci obbliga a salire su vagoni con destinazione Aushwitz, nessuno ci vieta la libertà di protestare ed opporci a scelte politiche nefaste, nessuno ci vieta di reagire e rispondere con fermezza alle minacce; ne abbiamo tutti i mezzi e le possibilità.

In teoria potremmo reagire, ma non lo facciamo. Ci infliggiamo da soli limiti alla libertà di reagire e perfino alla libertà di espressione, per paura di essere accusati di islamofobia, di razzismo, di xenofobia. Ci imponiamo da soli la proibizione di tentare una qualunque forma di controllo e di regolamentazione dell’invasione islamica. Ci siamo inventati da soli le nostre nuove “leggi razziali” in versione moderna, che sembrano tutelare più gli invasori che gli italiani, e che usiamo non contro gli stranieri, ma per discriminare noi stessi e  mettere sotto accusa e perseguire anche penalmente chiunque non si adegui al nuovo verbo del multiculturalismo, dell’accoglienza, del terzomondismo. Così non c’è bisogno che qualcuno, sotto la minaccia delle armi, ci obblighi a salire su quei carri ferroviari diretti all’inferno, ci saltiamo sopra spontaneamente, da volontari suicidi.

Eurabia news

di , 7 Gennaio 2015 17:57

Che bella l’accoglienza, l’integrazione, il multiculturalismo, la società multietnica. Ce lo dicono e lo ripetono continuamente tutte le anime belle della sinistra, i socialisti europei, i cattocomunisti, i buonisti della Caritas, delle Coop (tipo quelle di Buzzi che “si guadagna più con gli immigrati che con la droga“) e delle associazioni che guadagnano speculando sull’accoglienza. Lo dicono Hollande, Boldrini, Kyenge, l’ONU, l’UNHCR. Il Papa dice che “i musulmani sono nostri fratelli” ed invita ad accogliere tutti a braccia aperte (tanto paghiamo noi).  E’ un diluvio di buoni sentimenti. Poi oggi arriva la notizia: “Terrorismo islamico a Parigi, attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, 12 morti“.

Ma la Boldrini, che non riesce a rinunciare alle sue boldrinate quotidiane, tanto per ribadire la sua stima nei confronti dei seguaci del profeta (da poco è stata in visita ad una moschea) si affretta a dichiarare che “Non bisogna confondere gli assassini con i musulmani“. No, non confondiamoli. Però Oriana Fallaci diceva “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma stranamente tutti i terroristi sono islamici“. E per aver detto nei suoi libri la sacrosanta verità e previsto in maniera lucidissima ciò che sarebbe accaduto, cercando di mettere in guardia l’Europa e l’Occidente dal pericolo del fondamentalismo islamico,  venne derisa, sbeffeggiata, oltraggiata. Sabina Guzzanti, patetica tragi-comica, fece del sarcasmo vergognoso sul cancro che la stava divorando e Franca Rame, altra degna rappresentante della sinistra militante, dal palco di Firenze gridò che  “Fallacci è una terrorista“.

La guerra santa, la jihad, è già iniziata da tempo. E’ una guerra religiosa e culturale che tende alla conquista dell’Europa e dell’occidente ed alla sottomissione degli infedeli. I nemici sanno benissimo di essere in guerra, noi non l’abbiamo ancora capito. O forse facciamo finta di non capirlo. Anzi, sembra che facciamo di tutto per facilitargli il compito, accogliendo africani e arabi senza  controlli e limitazioni. Creiamo comitati, consulte, associazioni che lavorano all’integrazione ed alla tutela di tutti i diritti possibili. Abbiamo inventato addirittura un “ministero per l’integrazione” ad hoc e l’abbiamo affidato ad una signora proveniente dal Congo che dichiara convintamente che “La terra è di tutti” e che gli immigrati sono “preziose risorse per l’Italia“. Ma la realtà è diversa da quella che tentano di inculcarci i media al servizio della causa buonista. Non sono i migranti ad integrarsi nella nostra società, siamo noi che pian piano ci stiamo adeguando alla loro cultura, rinunciando alle nostre usanze e tradizioni, specie religiose, per non urtare la loro sensibilità.

In Europa hanno già capito che il multiculturalismo è un fallimento. Lo ha capito la Germania (fine della pazienza), l’Olanda (fuga da Amsterdam), l’Inghilterra (multiculturalismo flop) dove Cameron lo ha detto chiaramente e dove stanno attuando norme molto più restrittive sull’immigrazione. Noi non l’abbiamo ancora capito e, anzi, dobbiamo sentire e sopportare ogni giorno le litanie buoniste senza nemmeno protestare, pena l’accusa infamante di razzismo. Anche se, leggendo i commenti sulla stampa, si ha l’impressione che molti, anche fra quelli che l’hanno insultata, cominciano a pensare che forse Oriana Fallaci aveva visto giusto. Temo, però,  che ormai siamo quasi ad un punto di non ritorno. Forse è già troppo tardi. Ma è risaputo che la sinistra fa fatica a comprendere, hanno i riflessi lenti, hanno bisogno di tempo per capire, talvolta passano anni e quando lo capiscono ormai hanno già fatto danni incalcolabili e irrimediabili. In Russia, dopo aver distrutto un impero e procurato decine di milioni di morti per creare il paradiso dei lavoratori, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Anche l’Europa stenta a capire e si sta autodistruggendo con le proprie mani e le proprie leggi, ma non l’ha ancora capito.

Vedi

- Islam e Occidente sono incompatibili.

- Immigrati e buon senso

- Migrazione e ipocrisia.

- Immigrazione, la strategia sinistra.

- La profezia si avvera.

- Islam, lezioni di odio.

- Multiculturalismo flop (Discorso di David Cameron)

- Il multiculturalismo è fallito.

- La fine della pazienza (Dichiarazione di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo)

- Migrazione fra retorica e realtà (Cosa succede in Germania)

- Banlieu, la città malata.

- Evviva, ci arrendiamo (l’islam in Germania)

 

Dis-integrazione

di , 17 Settembre 2014 19:42

Vogliono distruggere l’occidente, scardinarne l’ordine sociale, sconvolgere usi, costumi e tradizioni, annullare cultura e religione. E per raggiungere lo scopo  hanno messo in atto da anni una strategia scientifica con l’appoggio di esaltati, rivoluzionari di borgata, ingenui buonisti, cattolici in stato di confusione mentale, politici nostalgici cresciuti a pane e marxismo, terzomondisti di professione, speculatori che lucrano sull’accoglienza degli immigrati e malavita che li sfrutta col lavoro nero. Con l’appoggio determinante dei media schierati apertamente a favore di una società multiculturale, multietnica, multireligiosa, aperta all’accoglienza di tutti i disperati del mondo. Intellettuali, stampa, Tv, cinema, letteratura, tutto un mondo di persuasori più o meno occulti  o apertamente schierati e militanti per la giusta causa:  lo sfacelo economico, religioso e morale dell’Occidente.

Ed ecco il risultato. La tanto sbandierata “integrazione” (fallita in tutta Europa, insieme al multiculturalismo) è un boomerang di cui stiamo pagando le conseguenze. Questa notizietta, riportata oggi sul Corriere on line, è più illuminante di mille discorsi: “In una scuola materna di Padova su 66 bambini di una scuola materna solo una è italiana.”.  E non è il solo caso. Anzi, sta diventando la norma. Domanda: chi deve integrarsi con chi?

Ancora sul Corriere di oggi, poco sotto la notizia precedente, ecco un’altra conferma dell’invasione pacifica (per il momento) dell’Italia da parte di immigrati dell’est Europa, dell’Africa e dell’Asia: “Baranzate, il comune più multietnico d’Italia“. Su 11.000 abitanti, 3.000 sono stranieri. Di questo passo, fra non molto (è solo questione di tempo) dovremo cominciare ad occuparci seriamente di integrazione: l’integrazione degli italiani (che nel frattempo saranno diventati minoranza) con la maggioranza di stranieri. Ma questo sarebbe il male minore. In realtà, non si parlerà nemmeno più di integrazione,  perché a quel punto sarà già in atto la irreversibile, tragica, totale  e definitiva Dis-integrazione del mondo occidentale.

Questo è il messaggio che lanciano, sempre più apertamente, i fanatici islamici che predicano la jihad, la guerra santa, contro l’Occidente. E per  dimostrare che non sono minacce vuote, basta guardare ciò che sta succedendo in Iraq ad opera di fanatici dell’Isis che minacciano di portare il terrorismo direttamente in casa nostra. E le minacce dell’Isis non sono come le promesse di Renzi, che servono solo a riempire le pagine dei quotidiani con battute e slogan. Quelli sono pazzi sul serio. Ma noi, siamo buoni, siamo accoglienti, non crediamo nemmeno agli sgozzamenti in diretta, alle stragi di cristiani. Noi apriamo le porte a tutti ed accogliamo a braccia aperte migliaia di immigrati (in gran parte musulmani). Anzi, per favorire l’arrivo, lanciamo operazioni Mare nostrum, mandiamo in mare mezzi e uomini della Marina (che ci costano l’ira di Dio, ma noi per accogliere i migranti ci togliamo il pane di bocca) ed andiamo a prenderli direttamente alla partenza,  in acque libiche. Così non corriamo il rischio che ce li freghino i greci, tunisini, maltesi  o spagnoli. Sono una “preziosa risorsa“, come dicono la Boldrini, la Kyenge e tutte le anime belle di casa nostra. E come se non bastasse, ricordiamo che sono “nostri fratelli“: lo dice il Papa. Amen.

Vedi

- “Ipocrisia di Stato“.

- “Bollettino di guerra (Preziose risorse)”

Ottobrata romana

di , 19 Ottobre 2013 22:41

Più calda del solito questa ottobrata romana: bombe carta, petardi, fumogeni, cassonetti incendiati, vetrine rotte, assalto ai blindati della polizia (foto). Abbiamo visto nei vari TG le immagini di queste “tranquille e pacifiche” proteste. Niente di nuovo, scene già viste centinaia di volte. Del resto in democrazia è garantito a tutti il diritto di manifestare, protestare, sfilare in corteo, insultare le istituzioni, aggredire le forze dell’ordine, sfasciare vetrine, incendiare cassonetti e auto, lanciare corpi contundenti addosso ai poliziotti. Tutto lecito, dicono che il diritto di manifestazione sia sacrosanto, garantito dalla Costituzione. E se lo dice la Costituzione deve essere vero.

Deve pensarlo anche Erri De Luca, scrittore e intellettuale “de sinistra” (in tutti i sensi), quello che giustifica le violenze ed i vandalismi dei No Tav. Violenze che dagli inquirenti sono state definite come “atti finalizzati al terrorismo ed all’eversione“, ovvero un reato gravissimo (Accuse di terrorismo per i No Tav). E De Luca li giustifica. Anzi, ha affermato di aver partecipato personalmente ad alcune proteste: “Ho partecipato ai sabotaggi No Tav(La Repubblica). Ma stranamente nessuna procura apre un fascicolo nei suoi confronti per “apologia di reato“. Strano, vero?  Sarà che quando gli indiziati sono di sinistra si chiude un occhio e “l’obbligatorietà dell’azione penale” viene momentaneamente sospesa?

C’era anche lui all’Ottobrata romana di oggi, per portare sostegno ai compagni No Tav. Non poteva mancare. Dove si protesta lui c’è. Lo abbiamo visto intervistato in strada, durante la manifestazione, dal TG2. Dice De Luca che i manifestanti di oggi sono come i “Comitati di salute pubblica…così li chiamo io“. Immaginiamo che, mentre lo dice,  veda scorrere nella mente immagini di sommosse popolari, sans culottes e teste mozzate. Già, gli intellettuali di sinistra sono così, hanno la fantasia fervida e sognano ancora di rivoluzioni, processi di piazza e nobili giustiziati in nome della libertà.

Non è il solo a sognare una nuova presa della Bastiglia. Anche i grillini si fanno chiamare “Cittadini“. Sarà un caso? Di questo passo torneremo presto al “Terrore“. A quando la ghigliottina in piazza?

Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

di , 23 Maggio 2013 21:14

Parlando di don Andrea Gallo, morto ieri, Gino Paoli dice che girare con lui per i vicoli di Genova, mentre girava un docu-film, era uno spasso. Dice: “Non c’era una puttana, un trans o un drogato che non lo conoscesse e, a suo modo, non lo adorasse“. Che bravo, don Gallo. Si vede che oggi i preti, per essere al passo coi tempi, devono essere frequentatori di puttane, trans e drogati. Se poi si frequentano anche comunisti duri e puri e si canta “Bella ciao” alla messa di Natale, ancora meglio (El gallo rojo). Insomma, se Marrazzo (Trans e precariato), ex governatore del Lazio, abituale frequentatore di trans ed estimatore di polverine bianche, si facesse prete, lo nominerebbero subito monsignore, per meriti speciali conquistati sul campo.

La ministra per l’integrazione, la congolese Cécile Kyenge, ha detto che gli immigrati “sono una risorsa“. Deve esserlo anche  quel tale Kabobo, preziosa risorsa proveniente dal Ghana, che di recente a Milano ha preso a picconate i passanti causando tre morti. Nei giorni precedenti, ancora a Milano, ci sono state altre aggressioni e rapine, con picconi e molotov, in pieno centro. Ormai rapine, violenze, stupri sono all’ordine del giorno. La città è a ferro e fuoco, ma il sindaco Pisapia fa finta di non saperlo, pensa ad altre priorità (Pisapia pensa a Rom e Africa), rifiuta la presenza dell’esercito in città ed afferma che “Milano è una città sicura“. Lo dice Pisapia.

Anche Londra, però, può contare sulle “Preziose risorse” costituite dagli immigrati. Ieri due risorse di origine nigeriana, hanno ammazzato e poi decapitato con un machete un soldato inglese.  Abbiamo visto le foto ed il video di uno degli aggressori con le mani insanguinate che invitava i passanti a fotografarlo. Gridavano “Allah è grande“, hanno detto che vogliono portare la guerra a Londra e che nessuno è sicuro. I primi commenti si tengono molto vaghi, accennando “Forse” a possibile terrorismo di “matrice islamica“.  Forse di matrice islamica? Forse?

Ormai, grazie al politicamente corretto si arriva perfino ad evitare di parlare chiaramente di islam, di Jihad, di guerra santa, di terrorismo islamico. Non si sa mai, questi islamici sono così sensibili!. Ecco come oggi il Corriere, pur di evitare di parlare di “islamici”, definisce i due killer di Londra: “cristiani convertiti“. Stiamo diventando ridicoli.

Del resto, abbiamo ancora negli occhi le immagini della strage alla maratona di Boston dove due “risorse” islamiche, facendo esplodere due bombe artigianali lungo il percorso,  hanno seminato distruzione, tre morti ed un centinaio di feriti. Che belle risorse! Intanto in Svezia altre “preziose risorse“, che devono avere interpretato male il significato di “integrazione“,  da quattro notti stanno devastando i quartieri periferici di Stoccolma. Un centinaio di roghi, auto e negozi incendiati ed assalti a stazioni di polizia. Che brave persone questi immigrati. Che bella la società multietnica. Chissà cosa ne pensa la nostra ministra Kyenge.

Ormai tutta l’Europa sta pagando molto cara la scellerata politica accoglientista (Eurabia Felix). L’immigrazione si sta rivelando un pessimo affare, un pericolo crescente che genera violenza, scontri etnici, attriti sociali, delinquenza e può sfociare in vere e proprie rivolte, come sta succedendo in Svezia e come successe tempo fa a Parigi. Altro che “risorse“! Il multiculturalismo e l’integrazione sono un fallimento totale. Lo hanno già riconosciuto pubblicamente Germania e Inghilterra, per bocca della Merkel e di Cameron. Lo hanno dovuto riconoscere anche in Olanda (Il multiculturalismo è fallito). Solo da noi continuiamo a vaneggiare di integrazione e nominiamo perfino un ministro proveniente dal Congo per facilitare l’arrivo ed il soggiorno degli stranieri in Italia. Solo in questa Italia ormai invasa da disperati di mezzo mondo, con la complicità della sinistra,  le nostre anime belle buoniste ad oltranza fanno finta di non vedere e non sapere. Fanno come le tre scimmiette. Finché sarà troppo tardi. Anzi, è già tardi.

Vedi alcuni articoli di stampa sulla Integrazione“. Auguri!

Mi sa che alle famose tre scimmiette bisogna aggiungerne una quarta perché, vista la situazione, bisogna fare gli scongiuri e toccarsi le pa…

Bin Laden è morto?

di , 3 Maggio 2011 11:32

Resta qualche dubbio sull’intera operazione. Ma non stiamo a sottilizzare. Resta il fatto che gli hanno dato la caccia per dieci anni, come pericolo pubblico n° 1 dell’umanità. Finalmente l’hanno preso, ammazzato o “Terminato“, per usare il linguaggio tecnico della CIA. Bene, è la fine di Al Qaeda, del pericolo terrorismo? Ma nemmeno per sogno. Anzi, oggi tutti i media mettono in grande risalto il fatto che, per vendetta e ritorsione, ora aumenta notevolmente il rischio attentati. Ragazzi, ma allora tanto valeva lasciarlo vivo! No? Oppure tenerlo mezzo vivo e mezzo morto, da usare secondo le circostanze. In verità, però, noi italiani non abbiamo nulla da temere, da noi non ci saranno attentati. Il perché lo spiegava un testo che circolava in rete già 7 o 8 anni fa e che pubblicai in un post nel 2004 “Ecco perché in Italia non ci saranno attentati terroristici…“. Lo ripropongo per vostra tranquillità…

Due terroristi a Napoli.

Alcuni documenti del SISDE rivelati recentemente affermano che, dopo le affermazioni di Berlusconi, secondo cui la civiltà occidentale è superiore a quella islamica, Bin Laden diede ordine di organizzare un attentato aereo in italia. Due terroristi, provenienti da un Paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”. Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese.

Domenica ore 23:47 Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea dalla Turchia; escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie. La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita ed un impiegato consiglia i terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna…! Prendono un taxi. Il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore; e vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città durante un’ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, il tassista decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedì ore 04:30 Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza Borsa. Decidono quindi di affittare un auto presso la Hertz di piazza Municipio. Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche No-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedì ore 12:30 Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100.000 falsi!!! Lunedì ore 15:45 Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del centro direzionale. I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore; Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato!). L’unico aereo disponibile che c’e in pista e uno della MARADONA AIR con destinazione Alghero ed ha 18 ore di ritardo…gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa… intonano canti popolari… gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini… cominciano a dare manganellate a destra e a manca, contro tutti… si accaniscono in particolar modo sui due arabi.

Lunedì 19:05 Finalmente si calmano un poco gli animi. I due figli di Allah, coperti di sangue, si avvicinano al banco della MARADONA AIR per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Alghero, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile MARADONA AIR che gli vende dei biglietti, tace il fatto che il volo, in realtà, e’ già stato cancellato.

Lunedì 22:07 A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no… non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità. Lunedì 23:30 Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aereoporto… ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze.

Martedì 04:35 In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso. La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.

Domenica 17:20 dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso Palermo, per 3-0 con due rigori assegnati alla squadra siciliana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone. Una banda di ultrà della “MASSERIA CARDONE”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambia per tifosi del Palermo e gli rifila un’altra caterva di legnate. Il Capo degli ultra è un tale “Peppo o’Ricchione” che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45 Finalmente, gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi (una volta nella vita, anche se e peccato!). In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione. Gli viene anche riscontrata la sieropositivita’ all’HIV (Peppo non perdona).

Martedì 23:42 I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV. Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese; gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti. Chiaro ???

P.S. 

Intanto, pare che Bin Laden non sia morto. Fonti segrete assicurano che si trova in Sardegna, in un piccolo centro della Barbagia, dove si dedica alla pastorizia ed alla produzione del celebre pecorino sardo. Questa foto, scattata di recente, sembra confermare l’ipotesi. Ma sì, ormai in rete circolano tante bufale che magari prendono per buona anche questa e la inviano alla CIA.

BinLaden_nuraghe_giano

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