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L’odore dell’uomo

di , 11 Novembre 2013 16:33

Ieri, in uno dei soliti documentari naturalistici che passano in TV,  si mostrava la caccia al cervo. Fra le varie tecniche adottate per avvicinarsi all’animale senza farsi notare si ricordava che bisogna evitare di porsi in condizioni di vento favorevole che porterebbe l’odore dell’uomo verso il cervo, facendolo scappare. E’ un vecchio accorgimento che tutti conoscono, non solo i cacciatori. Gli animali hanno paura dell’uomo e se ne sentono la presenza scappano.

Niente di nuovo,  è risaputo che gli animali hanno un olfatto sviluppatissimo in grado di percepire gli odori anche a grande distanza e, addirittura, riconoscere i diversi odori. Basta pensare al fiuto finissimo dei cani che riescono a seguire le tracce di una persona per chilometri, scovare tartufi sotto terra, individuare la presenza di persone sotto le macerie o riconoscere la presenza di droga anche se occultata perfettamente alla vista. Questo olfatto sensibilissimo permette agli animali di sentire anche a grande distanza la presenza di altri animali e di riconoscerne la specie. E’ questo olfatto che permette ai predatori di scovare le prede ed alle prede di sfuggire ai predatori. E’ un istinto innato fondamentale per garantire la sopravvivenza. E tutto grazie agli odori ed all’olfatto.

Ora viene spontaneo porsi una domanda:  perché l’odore dell’uomo mette in allarme gli animali e li spaventa tanto da farli scappare? Cosa c’è in quell’odore di così pericoloso, malvagio, terrificante che induce gli animali a sentire la presenza dell’uomo, anche se nascosto alla vista,  e li induce a fuggire? Deve essere qualcosa di particolare che caratterizza l’uomo e lo fa distinguere dalle altre specie viventi. E se facciamo tanta paura agli animali, non deve essere qualcosa di piacevole; c’è poco di cui essere fieri.

Tuttavia l’olfatto e gli odori diversi hanno un ruolo essenziale nel regolare i rapporti fra le specie viventi. E’ anche grazie ad essi che si inviano messaggi e si stabiliscono i rapporti più o meno empatici fra le varie specie, compreso l’uomo. Ecco perché sarebbe interessante che i ricercatori si sforzassero di capire meglio cos’è quel “quid” dell’odore umano che spaventa tanto gli animali.

Potremmo scoprire, con sorpresa, che alla base c’è qualche caratteristica genetica che stimola la formazione di un odore particolare che ci identifica come potenzialmente pericolosi. Potremmo scoprire perché spaventiamo gli animali e perché costituiamo un pericolo costante per la salvaguardia della natura e del pianeta. E se fosse tutta una questione di odori? Sì, sarebbe una grande conquista scoprire cosa c’è di così pericoloso nell’odore dell’uomo.

Beh, non esageriamo, forse non è proprio così. O almeno, non del tutto. Ci sono casi di perfetta e pacifica convivenza fra uomini e altre specie viventi. Basta pensare a tutti gli animali che l’uomo è riuscito ad addomesticare e  che ormai condividono la sorte umana da millenni.  Ma si può anche andare oltre. Prendiamo, per esempio, San Francesco. Non solo gli animali non scappavano sentendo la sua presenza, ma addirittura, secondo la leggenda, i lupi lo avvicinavano mansueti come agnellini e gli uccelli si riunivano attorno a lui per ascoltare le sue parole. Ma sono casi rari. E’ evidente che San Francesco doveva avere un odore particolare che rassicurava gli animali. Era il famoso “odore di santità“.

Riso al tartufo.

di , 27 Aprile 2010 11:42

Ideale per una cenetta intima a lume di candela. Squisito e facile da preparare.

Prendete un pregiatissimo tartufo bianco di Alba di circa 100 gr. Con l’aiuto di un ferro da maglia, o di un lungo chiodo, praticate un foro nel tubero, inseritevi un chicco di riso di ottima qualità e, con lo stesso ferro, spingete il chicco fino al centro del tartufo. Siestematelo in una terrina e mettetelo al forno ad una temperatura di 167,5° per 35 minuti, dodici secondi e quattro decimi.

A cottura ultimata (questa è la parte più difficile della ricetta) aprite il tartufo, prendete il chicco di riso e tagliatelo in due metà esatte. Ponetele al centro dei piatti di portata e servite ben caldo. Successo assicurato, buon appetito…

 

cenetta intima

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