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Oh, Valentino

di , 25 Giugno 2017 16:39

Notiziona del giorno: “Valentino Rossi ha vinto il Gran premio di Assen.”.

L’ho appena riferito a zia Gavina, quasi centenaria. Le ho detto: “Zia Gavina, Valentino Rossi ha vinto il Gran premio di Assen”. Forse non ha capito bene perché sente poco, ma se l’udito è debole in compenso quasi non ci vede, e pure la memoria ormai è andata. “Chi ha vinto?”, mi risponde. Dico “Valentino Rossi”. Si illumina il volto, sorride e, forse facendo appello ai pochi ricordi d’infanzia, risponde: “Lo ricordo…Oh Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini…”. Stento un po’ a farle capire che non è quel Valentino di Giovanni Pascoli, ma un motociclista. Resta un po’ perplessa e, dopo una pausa, continua: “E cosa ha vinto?”. “Ha vinto il Gran premio”. Si vede che anche questo deve averle riportato alla mente qualche esperienza gastronomica perché mi risponde: “Si, lo so cos’è la gran premio;  è una bistecca di cavallo”.

Chissà dove l’avrà mangiata la “Gran premio” e quando. “Buona, buona, eh, quanto tempo non mangio una bistecca”, continua. Già, non solo perché con la vecchia dentiera che traballa, al massimo può masticare il semolino, ma soprattutto perché con la pensione minima di circa 500 euro anche il semolino è già un lusso. Riesco infine a farle capire chi sia questo Valentino Rossi, cosa faccia nella vita, cosa ha vinto e che per correre in moto guadagna milioni di euro all’anno. Lei, che ha passato la vita a lavorare in campagna, quando si campava con i prodotti della terra e i pochi soldi che ricavavano dalla vendita di quei prodotti li usavano con molta parsimonia, non capisce bene cosa siano i milioni di euro. Mi chiede se sono più della sua pensione. Le rispondo di sì, molti di più. Allora dice che, se Valentino ha vinto un premio ed un sacco di soldi, forse ne spettano un po’ anche a lei, o le aumentano la pensione e magari riesce a farsi una nuova dentiera.

Le rispondo di no e mi sembra molto rattristata. Forse credeva (come credono in molti) che queste vittorie, oltre a solleticare il facile campanilismo italico e procurare enormi guadagni agli sportivi ed a tutto il mondo che ruota intorno allo sport, portino anche benefici alla gente normale. No, zia Gavina, non risolvono nessun problema, non ti aiutano nemmeno a farti un semolino col brodo di pollo, né la dentiera nuova, non ti curano l’artrosi, né il diabete, non ti cambiano la vita di una virgola. Ma tutti fingono che queste vittorie sportive siano grandi risultati di interesse pubblico. Così esultiamo se la Juventus vince lo scudetto, se Rossi vince ad Assen, se gli azzurrini vincono contro la Germania, se vinciamo medaglie olimpiche. Fingiamo che siano vittorie di tutti. Fingiamo, come i poeti e gli artisti, che la realtà sia diversa da quella che è. “Il poeta è un fingitore, finge così completamente che arriva a fingere che sia dolore il dolore che davvero sente.” (Fernando Pessoa).

Pappagalli molesti, principi e palloni poetici

di , 4 Maggio 2017 00:39

Notizie dal mondo dei pazzi. Ormai non ci facciamo più caso perché quando la pazzia è diffusa ci si fa l’abitudine, diventa normale. Però ogni tanto è bene fermarsi un attimo a riflettere su alcune notiziette; così, tanto per chiederci se davvero questo è ancora un mondo normale, oppure se abbiamo oltrepassato il limite della follia sostenibile. Ecco alcuni fatti riportati dalla cronaca solo nelle ultime 24 ore.

Pappagalli maleducati

I pappagalli sono belli, ci tengono compagnia e se riescono ad imitare la voce umana e pronunciare qualche parola sono anche un’attrazione curiosa. Ma bisogna stare attenti a ciò che ripetono. Per esempio, a Capoterra, in Sardegna, succede che una signora possieda un pappagallo che, forse, pronuncia qualche parolaccia di troppo. Il vicino di casa, un po’ troppo suscettibile, pensa che quelle parolacce siano rivolte a lui, visto che il pappagallo le pronuncia ogni volta che lo vede passare. Così, per vendicarsi, aspetta che la vicina vada a fare una passeggiata in un parco con un’amica, e l’ammazza con 11 coltellate: “Il tuo pappagallo mi dice le parolacce: e ammazza la vicina.”. Pare che gli attriti fra i vicini di casa andassero avanti da anni. Violenza assurda ed inspiegabile che la cronaca di solito  spiega con “futili motivi“. Non ripeterò cose che dico da anni su questo argomento. Però rendiamoci conto che, grazie a Basaglia, noi abbiamo chiuso i manicomi, e che  ci sono persone come queste, apparentemente normali,  che circolano liberamente e che, per “futili motivi”, all’improvviso possono ammazzare qualcuno per una parolaccia detta da un pappagallo.

Passatempi

Alcuni ragazzini, tra i 12 e i 14 anni (c’è anche una ragazzina), hanno sistemato dei sassi sui binari della linea ferroviaria a Cagliari: “Pietre sui binari; stop al treno“ . Così, per vedere l’effetto che fa, per distrarsi, per passatempo, perché si annoiavano., o perché lo hanno visto fare da altri. La stupidità non ha bisogno di particolari motivi per manifestarsi. Proprio recentemente in diverse località della Sardegna si sono verificati casi di lanci di sassi su treni, pullman e auto in corsa sulla superstrada. Anni fa il passatempo  di moda era quello di lanciare sassi sulle auto da un cavalcavia. Ora siamo all’emulazione, ma con variazioni sul tema. La cronaca dice che si tratta di una “bravata“. Ecco ciò che lascia perplessi. Invece che chiamare le cose col loro nome e parlare chiaramente di “delinquenti”, questi fatti gravissimi, che potrebbero avere conseguenze tragiche, vengono considerati delle semplici ragazzate, niente di preoccupante. bravate. “Sono ragazzi…”, direbbe Greggio.

Monopoli col morto

Purtroppo non è quel vecchio gioco da tavolo col quale abbiamo trascorso serate fra amici da ragazzi. Questo è un gioco tragico che vede ancora coinvolti dei ragazzi di 15 e 17 anni che gettano in acqua un anziano di 77 anni che passeggiava lungo la scogliera a Cala Verdegiglio, provocandone la morte. Non è ancora chiaro se si tratti di una semplice “bravata” come la cronaca riportava in un primo momento, oppure di una aggressione a scopo di rapina. Che strani passatempi vanno di moda oggi. Non ricordo che una volta, per passatempo, i ragazzi scagliassero sassi su treni e auto, o gettassero a mare gli anziani. Mah, altri tempi, devono essere gli effetti dell’evoluzione della specie.

Notizie assurde come queste sono ormai all’ordine del giorno. E nessuno si chiede cosa sta succedendo a questa società? Abbiamo uno stuolo di psicologi, sociologi, psichiatri; perché nessuno si chiede cosa sta succedendo e perché la gente sta impazzendo? Perché una cosa è certa ed evidente; il mondo sta impazzendo. La cosa preoccupante è che non solo non ci sono segni di rinsavimento, ma  ormai siamo arrivati all’assuefazione e questi fatti vengono percepiti quasi come normali. Anche questo è un segno della pazzia dilagante. Siamo così distratti da mille informazioni inutili che la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Pensiamo alla Ferrari, ai talent, i reality, sport, gossip, fiction fatte in serie, la posta di De Filippi, ballerini, comici e cantanti. Ci riempiamo la testa di cose superflue e tralasciamo di occuparci delle cose serie ed importanti. Incoscienti, balliamo mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Ultimissime tra principi e palloni

Ma anche se non siamo proprio pazzi, certo almeno un minimo di confusione mentale deve esserci, specie tra gli addetti ai lavori del mondo dell’informazione. Non sono un appassionato di sport, gossip e inutili pettegolezzi da cortile; quindi, non leggo questo tipo di notizie. Ma dando uno sguardo alle pagine dei quotidiani in rete, non si può non leggere almeno i titoli, sia di sport che di gossip. Bene o male, volenti o nolenti, sappiamo chi segna in campionato, cosa fanno le Ferrari e Valentino Rossi, le liti Morgan-De Filippi, Parietti-Lucarelli, con chi scopa Belen Rodríguez, chi vince i reality. Tutte notizie importantissime per l’umanità.

Oggi, per esempio, la notizia del giorno è quella che il principe Filippo va in pensione. Per renderlo noto è stata convocata d’urgenza una conferenza stampa con tutti i maggiori rappresentanti dei media. Così oggi è questa la notizia di apertura di tutti i TG e quotidiani, servizi e commenti dei corrispondenti esteri, degli inviati speciali e dei soliti opinionisti tuttologi che, a tutte le ore del giorno su tutti i canali, parlano di tutto, dalla minaccia nucleare alle previsioni del tempo, dalla Brexit agli amori di Belen Rodriguez, dai buchi neri alla dieta mediterranea. Ed in tutti i salotti TV sarà l’argomento del giorno. Ho sentito una giornalista dire che questa era “una notizia choc“. In effetti una notizia come questa getta nello sconforto interi popoli. Come faremo adesso se Filippo va in pensione e si ritira a vita privata? Se lo chiederanno angosciosamente i bracciati calabresi, i cassintegrati del Sulcis, i precari, gli esodati, perfino la casalinga di Voghera, signora Gavina di Tergu e pure tziu Nassiu di Masullas. Sì, sono notizie che segnano una vita.

Questa poi è una vera perla. “I gol di Gonzalo Higuain sono un romanzo. Ma il colpo di tacco e i passi di danza di Paulo Dybala sono poesia.”, scrive oggi Tony Damascelli sul Giornale.  Ora, d’accordo che ognuno fa quello che gli pare e che, come suol dirsi “Il mondo è bello perché è vario“. Nella vita, quindi,  si possono avere diversi interessi e  passioni: sport, musica, spettacolo, cinema, narrativa, poesia, numismatica, filatelia, cinema, teatro Kabuki, origami, collezionare farfalle o stampe cinesi, e qualunque cosa. Ed ognuno ha il diritto di seguire la propria passione, di parlarne e perfino di scriverne sui giornali (specie se ti pagano per farlo).

Capisco che la deformazione professionale porti ad enfatizzare gli eventi e trovare delle espressioni forti ed iperboli  per richiamare l’attenzione del lettore. Capisco pure che si ricorra a figure retoriche e fantasiose immagini per nobilitare un’attività ludica come il calcio o altri sport. Ma se dare calci ad un pallone diventa addirittura alta letteratura e per esaltare le gesta dei pallonari si ricorre ad azzardate similitudini ed accostamenti letterari con poeti e romanzieri, e  paragonando dei calciatori  a Manzoni o Dostoevskij, Leopardi o Baudelaire, allora c’è qualcosa che non va, si sta passando il limite del lecito. Le spiegazioni di questi strampalati paragoni giornalistici possono essere diverse. Ma sinceramente, stringi stringi, la spiegazione più plausibile è quella che sostengo da tempo: la gente è rincoglionita. Punto.

 

 

Muscoli a peso d’oro

di , 20 Agosto 2016 02:00

Le Olimpiadi sono la vetrina del muscolo, il trionfo della forza e dell’agilità, l’esaltazione della prestanza fisica. Doti che ai tempi dei giochi di Olimpia erano essenziali per competere vittoriosamente sul campo di battaglia; cosa che a quei tempi era abbastanza frequente. Giochi e gare erano, quindi, un modo per tenersi in forma, allenarsi continuamente per migliorare le prestazioni fisiche dalle quali dipendeva non tanto la vittoria in uno stadio, ma la sopravvivenza, la vita stessa. In tempi moderni, venuta meno la motivazione bellica, l’attività fisica è diventata puro passatempo fine a se stesso o quasi, per il semplice gusto di tenersi in forma e di verificare le proprie capacità nel confronto con altri competitori.

Solo alcune specialità hanno mantenuto fino a tempi abbastanza recenti, una loro connotazione anche militaresca: la scherma, il lancio del giavellotto, l’equitazione, il tiro con l’arco o la balestra. Poi, la polvere da sparo e l’invenzione di armi sempre più sofisticate, hanno fatto scomparire spade, archi e frecce e, quindi, la necessità di esercitarsi nel loro uso. Quindi tutta l’attività fisica praticata precedentemente, finalizzata all’applicazione sul campo di battaglia, perdeva il suo significato originario; si continuava a praticare alcune attività, ma come semplice passatempo, per il piacere di competere con avversari in maniera amichevole, senza altro scopo se non il piacere del confronto. E per dimostrare che non aveva niente a che fare con le antiche motivazioni belliche, ha cambiato anche nome, da addestramento militare è diventato “sport”, parola che etimologicamente è l’abbreviazione dell’inglese “disport” che significa divertimento. Infatti, nell’accezione comune, il termine sport aveva appunto il significato di un’attività svolta per puro divertimento, per il piacere di farlo, come passatempo, per svago, per diporto, “per sport”; il che significava anche “gratis“, concetto ormai quasi completamente dimenticato, grazie agli sponsor e con grande gioia degli atleti.

Infatti per molto tempo lo sport era un’attività che si praticava gratuitamente o quasi; salvo piccoli rimborsi, targhe e medaglie o premi ed ingaggi per i professionisti di particolari specialità. Con questo spirito il barone Pierre De Coubertin, agli inizi del secolo scorso rilanciò le gare sportive in memoria di Olimpia, le chiamò Olimpiadi, erano riservate a chi praticava sport da dilettante, ed il suo motto era “L’importante non è vincere, ma partecipare”; e gratis. Se sapesse che oggi tutti gli atleti incassano cifre consistenti, che molti campano grazie allo sport, che fra i più pagati al mondo ci sono proprio personaggi dello sport (dal tennis, al golf, dal pugilato all’automobilismo), e che Usain Bolt guadagna circa 60 milioni di dollari all’anno, continuerebbe a rivoltarsi nella tomba per l’eternità. I nostri atleti non arrivano a tanto, ma se vincono una medaglia d’oro, incassano 150.000 euro (noi siamo sempre in testa, quando c’è da spartire un po’ di soldi, meglio se denaro pubblico).

Ma il tempo passa, la specie umana si evolve, e scopre che lo sport può diventare attività di richiamo non solo per chi lo pratica, ma anche per il pubblico che assiste; come una volta si assisteva alle corse delle bighe o alle lotte fra gladiatori. E dove c’è pubblico c’è sempre qualche intraprendente imprenditore che fiuta l’affare, apre un botteghino e vende i biglietti. E vendi oggi, vendi domani, si scopre che lo sport può diventare fonte di guadagni e profitti o, come si dice oggi, “business”. E dove c’è business, si muove un apparato mediatico ed affaristico che promuove l’ interesse attorno agli avvenimenti sportivi per poterlo poi sfruttare commercialmente.

Così si creano idoli da applaudire, si esalta il campanilismo, si sfrutta la naturale tendenza a schierarsi e dividersi in fazioni avverse, si creano marchi, simboli, bandiere e slogan,  e si favorisce la nascita di gruppi di sostenitori di un campione o di una squadra. Nasce il tifo sportivo che, nella sua forma più esasperata, come nel calcio, diventa motivo di aggregazione per gruppi di esagitati (inizialmente sostenuti anche finanziariamente dalle squadre, ma poi difficilmente gestibili) che in nome del tifo commettono violenze e vandalismi, spesso con conseguenze tragiche. Con il tifo nascono i club e circoli di fan, cresce  l’interesse pubblico e lo spazio mediatico  (due fattori direttamente proporzionali che si alimentano a vicenda) che si dedica agli avvenimenti sportivi, e, contemporaneamente, cresce lo sfruttamento economico dello sport.

Nascono i campioni, i miti, gli idoli, i semidei, le leggende, le storie avvincenti e le rivalità fra campioni (e se non ci sono si inventano). E nascono anche gli sponsor, i manager, i procuratori, gli agenti e tutto quel circo di varia umanità che ruota intorno allo sport (e ci campa). Più sono bravi, più vengono esaltati e più creano giro d’affari. Non importa se abbiano qualità umane, intellettuali, capacità specifiche in qualche settore; conta solo che vincano e che diventino idoli da esaltare; e sfruttare. L’esaltazione del muscolo, dietro la bandiera dello sport, acquista sempre più importanza e l’attività fisica diventa prevalente sul cervello e l’attività mentale. Prova ne sia il fatto che nel bilancio dello Stato una parte consistente è riservata ai finanziamenti per lo sport, mentre la parte riservata alla cultura viene assorbita in gran parte dallo spettacolo e da associazioni, cooperative e privati che organizzano manifestazioni culturali. Poi non lamentiamoci se stampa, internet e televisione sono invasi da campioni e campioncini sportivi, cuochi, tronisti, finti naufraghi e casalinghe disperate, ma raramente vediamo persone intelligenti.

Così nei piccoli paesi sparsi sul territorio raramente troviamo un teatro, una biblioteca o un centro culturale; mentre non c’è paesello o borgo di montagna che non abbia  almeno un campetto di calcio dove adulti e bambini possono praticare attività sportiva o fare semplice esercizio fisico. Forse nessuno ci fa caso, ma non esiste uno spazio attrezzato per l’attività culturale corrispondente al campetto di calcio,  per chi volesse praticare attività intellettuale o esercitarsi in giochi e passatempi mentali. Teatri, biblioteche o centri culturali (dove esistono, raramente) sembrano soddisfare questa esigenza, ma non  è così, sono qualcosa di diverso; sono quello che per lo sport sono i centri di avviamento e addestramento sportivo, le palestre, le scuole per le specifiche discipline, i centri CONI, le scuole di calcio, etc. Non esiste un corrispondente “campo di calcetto” per attività intellettuali; esiste il “campo sportivo“, ma non esiste il “campo intellettuale” dove esercitarsi in attività letterarie o artistiche. Non esiste proprio, nemmeno nella fantasia dei nostri governanti e nemmeno in quella del ministro dei beni culturali. Strano, ma è proprio così.

Recentemente è scomparso uno di questi campioni, un idolo delle folle, un pugile considerato un semidio e, come egli stesso si definiva “Il più grande“: Cassius Clay, alias Muhammad Ali. Esaltato dalla stampa non solo per le sue doti sportive, ma anche per le sue caratteristiche personali e l’attività extra sportiva; un’icona del pacifismo (si rifiutò di partire per il Vietnam), della difesa dei diritti umani e delle lotte contro le discriminazioni razziali. Non c’è dubbio, un personaggio di primo piano, un mito del pugilato e dello sport, che con la sua immagine vincente ha contribuito notevolmente alla causa dei diritti degli afro-americani. Ora, un uomo simile dovrebbe essere portato ad esempio come simbolo e modello della grandezza della specie umana, quella che si è evoluta nel corso di millenni grazie alle doti di intelligenza, fantasia, creatività, scoperte ed invenzioni. Sembrerebbe che certi campioni dello sport (ma il discorso vale anche per i personaggi del mondo dello spettacolo) siano grandi non solo per le loro qualità sportive, ma anche per le qualità morali, umane, intellettuali e, forse, anche artistiche. Ovvero che essere “il più grande” come sportivo significhi automaticamente essere anche un “grande uomo” in tutti i sensi. Sarà vero? Bene, allora vediamo quali sono le sue qualità intellettuali e dove si colloca il nostro semidio in una graduatoria delle eccellenze umane.

Tutti sanno cos’è il Q.I. (l’indice che misura il quoziente di intelligenza). Magari non è attendibile al 100%, ma è un valido test per misurare, con buona approssimazione, la capacità intellettuale di una persona. Il quoziente 100 è fissato come indice che dovrebbe rappresentare il “quoziente medio” della maggioranza della popolazione. Per intenderci, la famosa casalinga di Voghera, rappresentando la cittadina media, dovrebbe avere un Q.I. uguale a 100. Un indice più alto rappresenta un livello di intelligenza maggiore ed uno più basso una intelligenza inferiore alla media. Sapete quanto è il Q.I. del nostro semidio Cassius Clay, Muhammad Ali, l’idolo delle folle che per decenni ha monopolizzato il tifo di milioni di fan, l’attenzione dei media ed ha fatto guadagnare milioni di dollari a chi gli stava intorno? E’ pari a 73 (rilevato alla prima visita militare). Del resto, lo stesso Clay diceva  ( forse, per evitargli l’eccessivo sforzo mentale, gliel’hanno suggerita): “Sono il più grande, non il più intelligente“.

Infatti, già a scuola aveva un Q.I molto basso, sapeva a malapena leggere e scrivere, affermava di non aver mai finito di leggere un libro, ed a 20 anni fu scartato alla prima visita militare proprio per “basso quoziente intellettivo“. Solo successivamente, nel 1965, l’esercito, avendo l’esigenza di reclutare il maggior numero possibile di soldati, abbassò notevolmente l’indice minimo dei test per essere giudicati abili all’arruolamento, ed Alì rischiò di essere arruolato; allora si proclamò obiettore di coscienza, divenne un eroe icona del pacifismo ed evitò di partire in Vietnam; anche se pagò conseguenze pesantissime sul piano sportivo. Il più grande, certo, ma solo dentro quel piccolo quadrato segnato dalle corde che chiamano ring. Appena mette piede giù dal ring e invece che i muscoli si deve usare la testa, il signor Clay vale meno della casalinga di Voghera. Il che è tutto dire. Bello lo sport, specie quando si guadagna un sacco di soldi ed i muscoli si pagano a peso d’oro: alla faccia di Olimpia, di De Coubertin e del quoziente intellettuale.

Quando si dà più valore ai muscoli che al cervello è più facile fare a pugni che ragionare.

Quiz olimpionico

di , 15 Agosto 2016 21:37

“Non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi“, scrivevo molti anni fa. Lo penso ancora perché nessuno me lo ha ancora spiegato. E’ una delle tante cose che non ho capito del mondo: gli occhiali scuri a mezzanotte, i berrettini con la visiera all’indietro sulla nuca, i balletti di Don Lurio, gli strombazzamenti delle auto nei cortei nuziali, i lunghi sciarponi annodati attorno al collo anche ad agosto, gli applausi ai funerali, perché dovrebbe crepare un lupo per portarmi fortuna, etc. L’elenco sarebbe lunghissimo e la conclusione potrebbe essere che in pratica, forse, non ho capito niente. il “forse” è optional.

Ma restiamo in tema sportivo. Ieri Usain Bolt ha vinto l’ennesima medaglia d’oro correndo 100 metri in 9 secondi e 81 centesimi. Il secondo arriva a pochi centesimi di secondo, ma non conta. Conta solo chi vince, come in tutte le gare e competizioni sportive. Il primo è un campione, il secondo è un coglione. In netto contrasto con il celebre motto del barone De Coubertin che, ingannandoci ed illudendoci,  ci inculcano fin da bambini: “L’importante non è vincere, ma partecipare“. Niente di più falso ed ipocrita in un mondo in cui vige la legge della giungla e dove ciò che conta non è partecipare, ma vincere ad ogni costo.  Anche perché non si vince solo per la gloria (vedi “Quanto vale una medaglia?”). Quest’uomo passa la vita a correre. Corre alle Olimpiadi, corre nei campionati di atletica, corre nei meeting sportivi, corre dappertutto, corre in casa e fuori casa, corre sui prati, corre la cavallina, corre il rischio di stancarsi e corre voce che… Basta che abbia davanti una pista, un marciapiede, una corsia libera, anche se riservata ai bus, un viottolo di campagna o un’autostrada, e lui scappa, vola, corre, è più forte di lui. Un uomo nato per correre; come gazzelle, leoni,  ghepardi e purosangue anglo-arabo-sardi. Ma Bolt non corre nella savana, corre in pista. E lo pagano per correre. Gli animali invece corrono gratis. il che depone a favore degli animali.

Piccola curiosità scientifica. Se si facessero le Olimpiadi di corsa fra animali, chi vincerebbe? Lo sanno tutti, vincerebbe il ghepardo che può raggiungere, anche se per brevi tratti, anche i 120 Km. all’ora. Questo ci hanno sempre insegnato; professori, esperti, studiosi, documentari sulla natura selvaggia, divulgatori scientifici, e Piero Angela. Allora è sicuro? No,  sbagliato. Ultimamente stanno cancellando tutte le nostre certezze acquisite in anni di studio e letture. Se per velocità intendiamo il numero delle volte che si riesce a percorrere in un secondo un tratto pari alla lunghezza del proprio corpo, abbiamo delle sorprese.  Uno studio di pochi anni fa dei soliti ricercatori americani, del “Pomona College di Claremont” in California, dopo anni ed anni di ricerche, studio, osservazioni, misurazioni accuratissime, prove e controprove, ed aver speso ingenti fondi pubblici, hanno scoperto che l’animale più veloce (in relazione alle proprie dimensioni) non è il ghepardo, ma, udite udite, è...l’acaro Paratarsotomus Macropalpis che  è 20 volte più veloce del ghepardo. Giusto per fare un paragone con i nostri super atleti, per competere con il nostro acaro i velocisti dovrebbero correre a 2.000 Km. all’ora. Bolt gli fa un baffo.

Non ho ancora  capito l’utilità della corsa, e di altre specialità sportive, ma ho capito finalmente “perché” Bolt corre.  Lo ha rivelato un servizio in TV proprio avantieri (ma lo si sapeva già), confermando che il nostro ghepardo umano è l’atleta più pagato e guadagna quasi 60 milioni di dollari all’anno.  Incredibile, oggi pagano qualcuno per correre. Ci ricordano tutti i santi giorni che gran parte dell’umanità soffre ancora per il drammatico problema della fame, che intere popolazioni non hanno cibo ed acqua, né il minimo indispensabile per sopravvivere, in TV passano ogni giorno appelli di associazioni che chiedono donazioni  per scopi umanitari, ma si spendono milioni di dollari per organizzare manifestazioni in cui c’è gente che paga per vedere gente che corre (ed è pagata per farlo), che  salta in alto, salta in lungo e pure in largo o pratica altre attività di nessuna utilità pratica. Organizzano Telethon, spettacoli e serate di beneficienza, Pavarotti and friends, campagne USA For Africa, raccolte fondi, si creano gruppi musicali ad hoc come Band Aid, nascono associazioni umanitarie come funghi, si chiedono pochi euro ai donatori volontari, tutto per finanziare la ricerca scientifica o combattere la fame nel mondo, aiutare i bambini africani, costruire scuole, ospedali ed assicurare almeno l’indispensabile per sopravvivere e poi…pagano un tale 60 milioni di dollari all’anno per vederlo correre. E non è nemmeno l’unico caso; anzi, nel mondo dello sport sembra diventato normale spendere cifre astronomiche. Proprio di recente si è concluso il passaggio del calciatore Pogba dalla Juventus ad una squadra inglese per la modica cifra di 100 milioni di euro. Alla faccia dei bambini africani denutriti. Viene in mente la celebre battuta di Einstein: “Due sono le cose infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma riguardo alla prima ho ancora dei dubbi.”.

Già, l’umanità è stupida, ma non si può dire. Oggi siamo tutti fratelli, buoni e cattivi (lo dice il Papa) e non si deve discriminare, tutti gli uomini sono uguali. L’uguaglianza (che in natura non esiste) è il principio fondante della società umana e la colonna del pensiero unico politicamente corretto. E se lo mettete in dubbio siete razzisti. Quindi gli stupidi esistono, ma non bisogna dirlo perché, visto che tutti gli uomini sono uguali, sarebbe come dire che tutti gli uomini sono stupidi. Ma sarebbe un errore. Già nel 550 A.C. Biante da Priene, uno dei sette savi dell’antichità, diceva che “La maggioranza degli uomini è cattiva“. Non tutti, ma “i più”, la maggioranza. Così si potrebbe dire che non tutti gli uomini sono stupidi, ma lo è la maggioranza.  Gli sportivi poi sono una categoria a parte, osannati e strapagati, come divinità in terra. Così oggi l’ANSA definisce Bolt: “Una divinità scesa dall’Olimpo…immortale dello sport“. E così descrive la reazione del pubblico: “Così la folla dell’Engenhao per una volta pieno impazzisce e grida a pieni polmoni il nome del suo campione: “Bolt! Bolt! Bolt!“. Folla in delirio che “impazzisce” per uno che corre. Se questa non è stupidità pura, ditemi voi cos’è.

Sapete quanto ha incassato fino ad oggi la celebre canzone “We are the world“, scritta nel 1985 per raccogliere fondi a favore dell’Etiopia? Ha raccolto 60 milioni di dollari in 30 anni, donati all’Etiopia: esattamente quello che incassa Bolt in un anno (per correre, come i ghepardi della savana). Dopo 30 anni da quella iniziativa, e da tante altre simili tutte a sfondo umanitario, Bolt corre e vince medaglie d’oro in Brasile (nazione per la quale ancora si organizzano  raccolte fondi per i poveri delle favelas ed i “meninos de rua“) in una Olimpiade che ad una nazione sempre a rischio fallimento costa una decina di miliardi di dollari, ed ha provocato enormi danni ambientali e sociali, arrivando quasi alla pulizia etnica, pur di allestire scenari adatti allo svolgimento dei giochi (vedi “Il costo reale delle Olimpiadi di Rio“).  E l’Etiopia? L’Etiopia è sempre più povera, tanto che la gente scappa, attraversa deserti e mari a rischio della vita, pur di lasciare l’Africa ed  arrivare in Europa. E questi continuano a cantare, a correre, a pregare, fare piccole o grandi  donazioni ed a creare associazioni umanitarie che raccolgono soldi pubblici e privati più per sostenere se stessi e gli apparati umanitari che per aiutare i poveri. Facili moralismi a parte, non vi pare che ci sia qualcosa che non quadra?

Proprio qualche giorno fa, commentando un articolo sulla gara di Beach volley, che titolava “Carambula: re di Copacabana” (sullo stile di Bolt “divinità dell’Olimpo“), commentavo: “Se un gioco da spiaggia diventa specialità olimpica vuol dire che qualcuno è fuori di testa. Come mai non c’è la specialità “Birilli” o cruciverba sotto l’ombrellone? E i castelli di sabbia sono sport o arte? I secchielli e le palette devono essere omologati? Quando si perde il senso della realtà, tutto può succedere.”.  Mi ha risposto un lettore indignato, Cogito (è il nick, non è detto che significhi che pensa) che dice di praticare quello sport: “Provate a fare una corsa di 100 metri, con un salto di slancio ogni 5, su una spiaggia sabbiosa, poi, dopo che sarete “scoppiati” (quasi come quando avete fatto un castello per i nipoti?), mi direte se il beach volley, con la preparazione e l’allenamento necessari per praticarlo, sia uno sport o meno.”. Interessante considerazione, vero? Significa, se esiste ancora la logica, che tutto ciò che costa fatica e sudore sia da considerarsi sport e possa diventare disciplina olimpionica.

Anche zappare la terra dalla mattina alla sera, come facevano i nostri nonni, costava fatica e sudore. Non per questo partecipavano alle Olimpiadi nella specialità “zappatura“. Al massimo Mario Merola gli dedicava una canzone “O zappatore“. E non mi risulta che gli anziani contadini andassero a zappare per fare sport. E c’è anche un’altra piccola differenza. Lavorare la terra, storicamente da che mondo è mondo,  ha una sua utilità pratica per sé e per gli altri, perché produce gli alimenti indispensabili per la sopravvivenza. E così tantissime altre attività umane che costano lavoro, fatica e sudore, senza diventare mai sport, ma che sono fondamentali per la crescita, lo sviluppo economico, il progresso e la vita stessa.  Correre sulla sabbia per sport, senza una ragione precisa (a meno che non si sia rincorsi da un dobermann inferocito) è attività del tutto inutile per sé e per gli altri: come tuffarsi da un trampolino o correre i 100 metri in meno di 10 secondi.

 Credo che la differenza sia chiara. E se non fosse chiara sarebbe la dimostrazione che, come dicevo in quel commento, il mondo ha perso il senso della realtà e, per ritrovarlo, bisognerebbe smettere di correre o giocare sulla sabbia come bambini spensierati che si divertono e tornare a zappare la terra come persone serie; almeno farebbero qualcosa di utile nella vita.  Oggi il mondo è frastornato e confuso da falsi profeti e da assillanti campagne mediatiche al servizio del consumismo più sfrenato e compulsivo, e del potere politico ed economico che, per mantenersi in vita,  ogni giorno deve offrire al popolo “panem et circenses“. E lo fa senza interruzioni. Fateci caso. Da settembre a giugno vi tengono occupati con il campionato di calcio. Subito dopo comincia il Giro d’Italia, a seguire gli europei di calcio.  Non era ancora finito che è cominciato il Tour de France e nel frattempo ancora europei di atletica e nuoto. E subito dopo ecco l’Olimpiade. Finito? No, c’è ancora, proprio ad agosto, la Vuelta di Spagna e, naturalmente, durante tutto l’anno  c’è sempre una gara di moto o di Formula1, con l’eterno dubbio sulla pole position e sulle gomme da asciutto o da pioggia. Avete giusto il tempo di andare in bagno, ed ecco che ad agosto riparte il campionato di calcio; e ricomincia il giro.

Aggiungete Sanremo, giochi e giochini scemi in TV, fiction, reality, talk show e interminabili serie televisive, e così vi fregano. Non avete un minuto di tempo libero per pensare. Esattamente quello che si vuole ottenere. Così la gente si distrae, perde i riferimenti, i valori, e non riesce più a distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è, ciò che gli serve davvero da ciò che è superfluo, ciò che è importante da ciò che non ha valore. Anzi, disdegna le qualità morali, l’onestà, la serietà, le doti intellettuali e le capacità professionali, e riserva attenzioni,  onori, fama e ricchezza proprio a chi pratica attività frivole, a gente dello sport o dello spettacolo, a giullari e saltimbanchi, a chi riesce a far passare come lavoro (e farsi pagare) ciò che dovrebbe essere solo un hobby, un passatempo, ai venditori di fumo, i novelli dottor Dulcamara che vi convincono ad acquistare i loro miracolosi intrugli come rimedi universali, a chi vi convince che non potete fare a meno di riempirvi la casa di oggetti e prodotti inutili, costosi e spesso dannosi, di cui non avete nessun bisogno. La gente ha perso il senso della misura, del limite, del valore delle cose.  O, come dico spesso, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Lo sport sarà anche un bel passatempo, ma quando diventa un business e si dà più valore ai muscoli che al cervello, è più facile fare a pugni che ragionare. E quando si smette di ragionare, bisogna concludere con Goya che “Il sonno della ragione genera mostri“. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

P.S.

A conferma delle mie riserve sullo sport e le Olimpiadi, ecco una notizietta fresca fresca di giornata (17 agosto), “Frode sui biglietti per l’Olimpiade“: “ Patrick Hickey, presidente del comitato irlandese e dei comitati olimpici europei, è stato arrestato con l’accusa di traffico illecito di biglietti per le Olimpiadi.”. Chiaro? Alla faccia di De Coubertin. “Ma mi faccia il piacere“, direbbe Totò.

Vedi

- Oddio, mi si è aperta l’Olimpiade. E adesso come faccio a chiuderla? 2004

- Deframmentazione cerebrale (come tenere in ordine il cervello) 2004

- Dispensatoi (come i media ci dispensano dal pensare)2015

 

Palloni e rasoi

di , 29 Ottobre 2014 20:05

Le parole sono importanti…”, diceva Nanni Moretti. Identificano e rappresentano una situazione, un atto, un pensiero; secondo l’uso possono aiutare a spiegare un concetto o renderlo intricato ed incomprensibile.  Il linguaggio e la terminologia usata caratterizzano una persona. Si può usare un linguaggio colto, aulico, ricercato, appropriato, elegante, forbito, oppure un linguaggio volgare da caserma. Sì, le parole sono importanti e, specie sui media, sono la perfetta rappresentazione del mondo che le genera, le usa costantemente e le adotta come linguaggio quasi specialistico da addetti ai lavori.  Così la politica ha un suo linguaggio, il cosiddetto “politichese“, che capiscono solo i politici (e talvolta neppure loro stessi). La scienza, la cultura, l’arte, hanno un loro linguaggio, spesso astruso per i profani.  Anche lo sport ha un suo linguaggio specifico e perfino le diverse discipline sportive adottano una terminologia specifica per descrivere i movimenti, la strategia, le azioni di gioco e gli attrezzi usati.

Anche il calcio ha una sua terminologia che, più che ricordare un semplice gioco col pallone, evoca scene guerresche, battaglie, assalti all’arma bianca, trincee da difendere o da conquistare. Sentire la cronaca di una partita è come  ascoltare un corrispondente di guerra. Per descrivere le azioni, i passaggi, i tiri in porta, si sprecano termini come bomba, attacco, cannonata, fucilata, rasoiata etc…” e quello che segna di più diventa automaticamente il “Bomber“.  Lo stadio non è un campo di calcio, ma un campo di battaglia in cui si scontrano i gladiatori moderni che lottano per la vita o per la morte.

Lo stesso linguaggio, ovviamente, viene usato sulla stampa. Ed ecco uno dei tanti esempi che possiamo vedere ogni giorno nella cronaca sportiva. Un tale Ilicic ha segnato un gol. Ma non si può dire semplicemente che “ha segnato“. No, sarebbe troppo semplice; bisogna esagerare, enfatizzare. Quindi non è un semplice gol, è una “rasoiata” che evoca nella mente  la classica scena del delitto con violenti schizzi di sangue che arrossano l’erba verde del prato. Di Natale, invece, si limita a confezionare una “perla“, così dal nulla e senza ostriche. E grazie a questo prodigio diventa addirittura “immortale“, un semidio!

Questo linguaggio esasperato, che a lungo andare esalta la folla dei tifosi e ne stimola ed accresce l’aggressività, è una delle cause delle violenze negli stadi e di conseguenze spesso tragiche. Ma non bisogna dirlo, altrimenti i giornalisti sportivi potrebbero offendersi, appellarsi alla libertà di stampa, al diritto di cronaca e, magari, potrebbero  lanciarvi una bomba o una rasoiata (metaforica, s’intende).

Brasil, Brasil

di , 13 Giugno 2014 18:52

Oddio, mi si è aperto il Mondiale di calcio. E adesso come faccio a chiuderlo? Ovvero, le domande cruciali della vita: “Perché quelli che lavorano con i piedi guadagnano molto di più di quelli che lavorano con la testa?“. Ah, saperlo…

Tra gli sport, nessuno spicca come il calcio, fenomeno di massa che, così come i concerti di musica moderna, raduna folle e le esalta più di qualunque altra mobilitazione urbana: comizi politici, processioni religiose, appelli civili. Una partita di calcio può essere per i tifosi – e io sono uno di loro – uno spettacolo stupendo, di abilità e armonia d’insieme e di affermazione individuale, che entusiasma lo spettatore.

Ma, ai giorni nostri, le grandi partite di calcio fungono soprattutto, come il circo romano, da pretesto e da sfogo per l’irrazionale, innescando una regressione dell’individuo alla sua condizione di parte della tribù, di elemento gregario, nella quale, protetto nel confortevole anonimato della tribuna, lo spettatore lascia briglia sciolta agli istinti aggressivi di rifiuto dell’altro, di conquista e di annientamento simbolico (e a volte persino reale) dell’avversario.

I famosi “ultras” di alcune squadre e le stragi che provocano con le loro mischie omicide, gli incendi di tribune e le decine di vittime mostrano come in molti casi non sia la pratica di uno sport ad attrarre tanti tifosi – quasi sempre maschi, sebbene le donne che frequentano gli stadi siano sempre più numerose – verso i campi, ma un rituale capace di scatenare nell’individuo istinti e pulsioni irrazionali che gli permettono di rinunciare alla sua condizione civilizzata e di comportarsi, per la durata di una partita, come parte di un’orda primitiva.“  (Da “La civiltà dello spettacolo”, Ed. Einaudi di Mario Vargas Llosa)

Magari è detto in forma diversa, ma il concetto è lo stesso che ripeto da anni (Vedi “Masquerade“) a proposito dei vari aspetti e delle diverse manifestazioni dei riti collettivi, intesi  come sublimazione di ancestrali cerimonie tribali. Fa piacere ogni tanto trovare autorevoli conferme alle nostre idee. Ci fa sentire meno visionari.

Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli” (Napoleone).

Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

 

Galliani ed il brocco nero

di , 29 Novembre 2013 19:30

Galliani lascia il Milan

La notizia del giorno, almeno in campo sportivo, è la decisione di Adriano Galliani di lasciare la guida del Milan. Tempi duri per i rossoneri, non riescono ad imbroccare la strada giusta, stentano a tenere il ritmo delle grandi e dopo 13 giornate sono a 14 punti, insieme al Cagliari, a 4 punti dalla zona retrocessione. Non erano certo queste le prospettive di Galliani quando,  a gennaio scorso, ha acquistato Balotelli. Questo supervalutato calciatore ultimamente è stato un fallimento, nel Milan, in campionato, nelle gare di coppa, negli incontri della nazionale di Prandelli.

Eppure tutti lo esaltano come un supercampione, uno dei più bravi calciatori a livello internazionale. A vedere le sue ultime prestazioni più che un supercampione sembra un brocco. Del resto non sono solo io ad avere dei dubbi sul suo effettivo valore. Molti suoi colleghi hanno detto chiaramente che è il calciatore più sopravvalutato sul mercato. Ecco cosa dicevo a gennaio scorso, nel post “Razzismo e danza della pioggia“, quando l’acquisto di Balotelli è stato salutato come un colpo eccezionale di mercato da parte del Milan.

Balotelli al Milan; che colpo!”  Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo… pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.”

Mi sa che, visti i risultati ottenuti,  avevo ragione ad avere delle perplessità. Le spiegazioni ora sono due. O Balotelli è davvero un brocco supervalutato, oppure sarà anche bravo, ma…è sfortunato (è un eufemismo).  In ogni caso, mi sa che il Milan ha fatto un pessimo acquisto. Questo è il gravissimo errore di Galliani. Se vogliono salvare il Milan non deve andar via Galliani, devono vendere Balotelli.

Ma perché questo calciatore ha una così alta considerazione? La spiegazione non è di tipo calcistico, ma culturale. Ne ho parlato spesso, per cercare di spiegare il “Caso Balotelli“. In questa selezione “Balotelli News” si possono leggere alcuni post.

Perché tanta esposizione mediatica e sopravvalutazione? Perché Balotelli è nero. Se fosse bianco sarebbe solo uno fra centinaia di calciatori più o meno bravi. Ma siccome è nero diventa il testimonial ideale di una campagna culturale che tende a favorire l’immigrazione, il multiculturalismo, l’integrazione, il terzomondismo e tutto ciò che può contribuire a destabilizzare la nostra società con la distruzione di famiglia, tradizioni, cultura, principi morali, identità nazionale e senso dell’appartenenza alla nazione. Ecco perché è sempre al centro dell’attenzione ed ha sempre il suo bravo spazio riservato sui media. E’ il portabandiera del movimento disfattista della sinistra, mascherato da buonismo,  in buona compagnia di Laura Boldrini, Cecilia Kyenge e di tutte le anime belle italiche.

Caro Galliani, ecco dove ha sbagliato. Lo rivenda, lo regali, ma se ne liberi quanto prima. Non solo non è bravo, ma porta anche sfiga.

Panico a Roma

di , 30 Ottobre 2013 19:31

Giornata di panico per i tifosi romanisti. Il sindaco Marino, che ogni tanto se ne inventa una per finire in prima pagina, oggi ha rilasciato una dichiarazione, subito ripresa dall’ANSA con grande rilievo, che ha lasciato di stucco e molto preoccupati i tifosi giallorossi. Ecco la notizia…

Promette di imitare la Ferilli?”. Ma questa non è una promessa, è una minaccia.  Il pericolo serio adesso è che i calciatori, pur di evitare a se stessi ed ai tifosi la vista del sindaco nudo decidano di perdere le partite. Però, visto che a causa delle tasse e balzelli sempre crescenti, i cittadini ormai sono in mutande, è più che giusto che anche il sindaco finisca con le chiappe all’aria. Ma non avrebbe lo stesso effetto della Ferilli. Romanisti, non si sa mai,  meglio prendere le dovute precauzioni e fare gli scongiuri: toccatevi le pall…i palloni; questo porta sfiga!

 

TG, edizione speciale

di , 26 Ottobre 2013 21:22

Normalmente le edizioni speciali dei TG sono riservate a fatti importanti; guerre, cataclismi naturali, tsunami, terremoti, attentati alle torri gemelle… Insomma, cose serie. Eppure mi piacerebbe che, una volta tanto, ci fosse una edizione speciale del TG dedicata ad un argomento che io considero importante. Mi spiego. Ci sono cose che non capisco, non ho mai capito e, forse, non capirò mai. Problemi seri, di quelli che ti accompagnano tutta la vita. Bene, uno di questi problemi riguarda la comunicazione, la televisione, i giornali, Internet, tutto quello che oggi va sotto il nome di Mass Media.

Sembrerebbe che i media siano lo specchio della realtà e, come tali, si occupino dei fatti più rilevanti, importanti del mondo. Insomma, le cose che contano davvero, quelle da mettere in prima pagina. Allora, se diamo uno sguardo a ciò che ci viene proposto quotidianamente da stampa e TV, dobbiamo concludere che le cose più importanti siano le dichiarazioni dei politici (quelli al Governo che parlano male dell’opposizione e quelli dell’opposizione che parlano male di quelli al Governo. Pareggio, 1-1 in schedina), il gossip, lo sport, i programmi di intrattenimento TV tipo reality, giochi a premi per tutti i gusti ed a tutte le ore, morti ammazzati freschi di giornata e, ovviamente, il tempo; emergenza caldo d’estate, emergenza maltempo in inverno, perché…non ci sono più le mezze stagioni.

Bene, questo è il punto. Io queste cose non le ho mai capite. Non capisco perché dovrei divertirmi a vedere i giochini tipo pacchi, malloppi, eredità e simili, e gioire se la signora Maria vince 100.000 euro. Non capisco perché dovrei trovare interessante vedere dei finti naufraghi su un’isola che litigano perché nella suddivisione del pasto a qualcuno sono toccati quattro fagioli in meno. Non capisco perché dovrei trovare interessante o divertente vedere un uomo, o presunto tale, che fa tanto il gradasso e poi scoppia in lacrime frignando come il più indisponente dei bambini viziati. Non capisco perché dovrei essere curioso di conoscere le vicissitudini amorose e sentimentali delle sculettanti divette TV, di pseudo artiste senza arte, né parte, in attesa di scrittura, di reduci da non so quale reality show e sapere esattamente con chi stiano scopando attualmente. Ci manca poco che facciano un programma speciale “Tutte le scopate minuto per minuto“.

Non capisco nemmeno perché dovrei trovare interessante sapere che tempo ha fatto oggi a Milano, Roma, Napoli, o alle isole Eolie, posto che se io sono di Milano so già che tempo ha fatto, e se invece sono di Trescagheras non può fregarmene di meno del tempo che ha fatto a Milano e nelle altre località. Non capisco perché devo essere informato di tutti i disgraziati incidenti che accadono nella penisola (e quando non ci sono incidenti da noi si vanno a scovare anche all’estero, perchè sembra essere un obbligo quello di rifilarci la disgrazia quotidiana)), posto che i familiari delle persone coinvolte sono già state avvertite ed agli altri poco gliene importa. Non capisco perché dovrei preoccuparmi dei rifiuti in Campania, visto che non se ne preoccupano i responsabili comunali, provinciali, regionali o chi per loro, ed io posso fare ben poco.

Non capisco perché dovrei preoccuparmi di risolvere gravi problemi di ogni genere, posto che ci sono dei signori pagati molto lautamente per risolvere gli stessi. Non capisco perché dovrebbe interessarmi e dovrei tenere il conto dei morti ammazzati, giorno per giorno. Troppe cose non capisco, e potrei continuare nel lungo elenco. Ma una cosa in particolare, nell’ambito dell’informazione, continua a lasciarmi perplesso e continuo a non capire. Una cosa che tutti i giorni, o quasi, trova ampio spazio nei vari TG ed in servizi speciali: lo sport, con particolare riferimento a motociclismo ed automobilismo. Non c’è giorno che non ci siano servizi sulle gare, dirette delle prove di qualificazione, dirette delle gare, interviste prima e dopo le gare, addetti ai lavori preoccupati dalla scelta delle gomme da usare (da asciutto o da bagnato ? That’s the question!), la pole position… oh, la Pole position!

Ecco il vero problema che assilla gli italiani. Non la finanziaria, il lavoro che non c’è o è precario, la difficoltà ad arrivare a fine mese, lo stress di una società nevrotica, le ingiustizie sociali, lo spreco delle risorse pubbliche, no… Il problema è la pole position! Ora, sarò sincero, con tutta la simpatia che può suscitare, ma io non ne posso più di vedere la faccia di Valentino Rossi, ogni giorno, di mattina, di sera, di notte…E basta! Mi verrebbe voglia di uscire di casa, bloccare il primo malcapitato passante ed urlargli in faccia: “Ma a te cosa te ne frega se Valentino Rossi è in pole position?” E quel malcapitato passante avrebbe tutte le ragioni del mondo per darmi del pazzo. Ma il pazzo non sono io, sono quei milioni di persone che non si pongono mai la domanda “Ma perché dovrebbe interessarmi la pole position della Ferrari o di Valentino Rossi?”.

Non ne posso più di pole position, di Rossi, della Ferrari,  della moviola, dei reality, dei giochini scemi, di pupe e secchioni, di isole che dovrebbero essere deserte e sono più affollate di un set a Cinecittà, di conduttrici che si sbracciano urlando come matte (e forse lo sono), di chi vi intima, minacciando chissà quali pene e torture “Restate con noi, non cambiate canale…”, di dive dello spettacolo che riconoscete solo dopo che vengono presentate con nome e cognome, perché le ricordavate in un modo, ma nell’ultimo anno si sono rifatte gli occhi, il naso, il mento, le sopraciglia, le gote, le labbra, le tette, il collo, le mani, il culo e perfino…le ginocchia! Ecchecazzo!

Fra un po’ le donne saranno come le auto; dovranno fare il tagliando dopo sei mesi e la revisione ogni 2 anni. E prima o poi faranno una legge sulla rottamazione. Alè…si versa la vecchia, ti danno il contributo e ti fai la donna nuova, ultimo modello, quella Euro 5, non inquinante e biodegradabile. Sì, sì, ridete pure; il riso fa buon sangue. Infatti adesso nei centri trasfusionali, quando manca il sangue, raccontano le barzellette. Non funziona, i pazienti muoiono lo stesso, ma muoiono…dalle risate. E’ già qualcosa, no?

Bene, tutte queste cose, e mille altre ancora io non le ho mai capite. Ma se continuano a rifilarci queste interessantissime notizie si presume che lo facciano perché sono convinti che alla gente interessi. E siccome anch’io sono “gente”, allora mi pongo la domanda: “Ma perché dovrebbe interessarmi?”. E non trovo risposta. E tutti i giorni, a tutte le ore, i conduttori dei vari TG, guardando fissi in camera con uno sguardo complice e compiaciuto, e consci del fondamentale contributo fornito al Paese, annunciano il servizio sullo sport, con l’aria di chi pensa “Lo so che tutti aspettano con ansia di sapere che gomme monterà la Ferrari e quale sarà la griglia di partenza…“.

E con la stessa incrollabile certezza, come se rivelassero la scoperta di una cura infallibile per il cancro, o che Obama e Bin Laden si sono ritrovati a cena ed hanno fatto pace, annunciano che oggi c’era pioggia a Milano, ma a Palermo c’era il sole e che questo è un autunno anomalo. Chissà se si chiederanno mai se, davanti a queste notizie, qualcuno potrebbe pensare “E chi se ne frega?“. Già, chi se ne frega della Ferrari, di Valentino Rossi, di Totti, del rigore che forse non c’era, della moviola, delle gomme da pioggia, della pole position e di tutte quelle stronzate fatte passare come importantissime notizie, come diritto di cronaca, come “informazione”.

Ecco perché mi piacerebbe che un giorno, accendendo la TV, potessi vedere apparire sullo schermo “TG1 – Edizione speciale (Tutto quello che non avete mai capito dei media e che non osate chiedere…). E che finalmente qualcuno mi spiegasse chiaramente perché cavolo dovrei interessarmi della “Pole position”. Temo, tuttavia, che resterà un desiderio inappagato. Nemmeno loro, gli addetti ai lavori, riuscirebbero a trovare una spiegazione plausibile e razionale. Già, ma loro ci campano…(27 settembre 2010)

Corsi, ricorsi e varie

di , 12 Agosto 2013 15:50

Quindici giorni fa Usain Bolt ha corso i 100 metri in 9″,85 (Il dramma e la tragedia). Non soddisfatto, ieri ha ri-corso altri 100 metri in 9″,77. Corre, ri-corre, quest’uomo passa la vita a correre. E lo pagano per correre. Chi l’avrebbe detto che correre sarebbe diventato un mestiere. Quando, oltre a pagare per correre, pagheranno anche per stare fermi, parteciperò anch’io. Magari vinco qualcosa.  Intanto nessuno ci ha ancora spiegato l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi. Quando qualcuno riuscirà a trovare una spiegazione soddisfacente pagheranno anche lui. Il nostro corridore si è lamentato perché, durante il riscaldamento, nessuno rideva (Ansa: il rimprovero di Bolt). Dice che i russi sono troppo seri. Ha ragione. Sapendo che, specie in tempi di crisi mondiale,  c’è gente che paga per vedere qualcuno che corre, viene proprio da spanciarsi dalle risate. Se i russi non ridono significa che o non hanno il senso dell’umorismo, oppure non pagano, entrano gratis; sono russi, ma fanno i portoghesi..

Due giorni fa, nel post “Balo news“, dicevo che Balotelli ogni giorno è in prima pagina. E riportavo le sue presenze quotidiane degli ultimi tre giorni. A conferma di quanto detto, anche ieri ecco l’immancabile box riservato al nostro calciatore, in bella evidenza sulla Home del Corriere. “Il meraviglioso mondo di Balotelli” è il titolo che rimanda ad una serie di foto (orribili) della sua casa. Ecco, ne sentivamo proprio la mancanza. Ripropongo la domanda già posta in passato: Balotelli è sempre in prima pagina perché è più bravo, più bello, più simpatico di altri, oppure perché è nero?

IMU sì, IMU no, IMU forse. L’abolizione dell’IMU era l’unica proposta concreta fatta dal PDL al momento dell’accordo di governo col PD. E nessuno, allora, ha avuto niente da ridire. Anzi, sembrava scontato che sarebbe stata abolita. Sono passati tre mesi ed ancora non si sa che fine farà la proposta. Ora, nel PD,  si stanno rimangiando gli impegni. Epifani (abolizione IMU non era in accordi governo), Fassina (no al ricatto sull’IMU), Franceschini (le urgenze sono altre), dicono che bisogna pensare ai poveri ed al lavoro. Ma se così è, come mai il premier Letta ed i suoi ministri, invece che adottare provvedimenti per combattere la povertà e la disoccupazione, hanno discusso ed approvato un decreto (urgente?) sul  femminicidio? E come mai la Boldrini ha già annunciato che, a breve,  si discuterà  la legge sull’omofobia? Qual è il nesso tra femminicidio, omofobia, povertà e lavoro? Le donne vengono ammazzate perché sono povere? I gay vengono insultati perché sono senza lavoro, oppure tutti i poveri sono gay? Oppure i nostri parlamentari hanno le idee un po’ confuse e sono anche leggermente ipocriti? Buona l’ultima.

Ma la situazione è seria. Così seria che la presidente della Camera, Boldrini, è molto preoccupata. Anzi, ne soffre. Eccola in una immagine recente mentre appare molto, ma molto sofferente. Oh, povera donna, quanto soffre. Soffre per i poveri, per gli immigrati, per i casi di femminicidio, per i gay, per i trans, per i profughi, per gli ultimi. Soffre per tutti. Ha la sofferenza innata, in dotazione di serie. Soffre perché, appena eletta, andando in visita a Civitanova Marche, per essere vicina ai parenti di tre suicidati per crisi economica, scoprì che anche gli italiani sono poveri: “Non immaginavo che in Italia oggi ci fosse tanta povertà, tanto bisogno delle cose essenziali“.

Povera donna, se invece che pensare agli africani si fosse occupata anche degli italiani, l’avrebbe scoperto prima. Ma ora ne soffre. Oh, quanto soffre. Soffre tanto che anche gli italiani, vedendola soffrire,  soffrono con lei. E’ tutta una sofferenza generale, un pianto, un fiume di lacrime amare. Certo che, volendo, lei potrebbe alleviare le nostre sofferenze. Per esempio lasciando la Camera e trasferendosi in Africa, magari in compagnia di Walter Veltroni (anche lui disse che avrebbe lasciato la politica e si sarebbe dedicato ad attività umanitarie in Africa). Saremmo tutti più tranquilli ed appagati. Lei, Boldrini, perché sarebbe, finalmente, a diretto contatto con i suoi amati migranti. E noi perché saremmo privati della straziante visione della sua sofferenza.

L’immigrazione, però, continua e sta diventando un’emergenza molto seria. Per fortuna abbiamo dei ministri che hanno le idee molto chiare, sanno come affrontare il problema e presto lo risolveranno. Il premier Letta, quello dalla bocca extra large, ha detto che l’Italia fa la sua parte ed ha scaricato il problema all’Unione europea: “L’Europa deve cambiare passo“, dice. Il problema è drammatico, ma Letta dice che basta cambiare passo; visto che non si può andare avanti così e non si può nemmeno tornare indietro, proviamo ad andare di lato. Così, dopo che l’Europa in passato ha visto il passo romano ed il passo dell’oca, provi con  il passo del granchio. Hai visto mai che funzioni? Geniale questo Letta. Ecco perché ha la bocca così larga; le cazzate escono meglio.

Ma a dare una mano al premier ci pensa il ministro degli esteri, Emma Bonino col suo eterno caschetto biondo con la ciocca sull’occhio destro, quella che ha tanta fantasia e creatività che in tutta la vita non è riuscita nemmeno a cambiare pettinatura (Fuffa di Stato). Anche lei affronta il problema dell’immigrazione ed ha le idee molto chiare. Dice: “Tragedia migranti? Non c’è una soluzione miracolosa”. Fantastico, vero? Nessuno avrebbe immaginato una così acuta analisi del problema. Ma siccome lei non si risparmia, regala ancora un’altra perla. Dice: “Sono persone che scappano per fame o per guerre“. Questa poi è una scoperta degna di un Nobel. Ma come fanno ad avere queste idee geniali? Nessuna persona normale immaginerebbe che questi disperati stiano scappando   dalla povertà, dalle guerre o dalle persecuzioni. Ecco perché lei è ministro e voi no. In verità, a pensarci bene, sono le stesse cose che sentite dire dal barbiere o dal tassista. Ma il barbiere le dice gratis, un ministro ci costa circa 15 mila euro al mese, più annessi e connessi. Tanto vale mandare a casa i ministri e  farci governare dai barbieri; si risparmia un sacco di soldi.

Il dramma e la tragedia

di , 27 Luglio 2013 15:47

Usain Bolt, al meeting di Londra,  ha vinto i 100 metri in 9″ e 85 centesimi (ANSA). E finisce su tutte le prime pagine di stampa e siti d’informazione. Evidentemente deve essere una di quelle notizie di fondamentale importanza per il progresso umano. Quando qualcuno mi spiegherà l’utilità pratica di correre 100 metri in meno di 10 secondi, farò i salti di gioia. Non molti, data l’età e la non esaltante condizione atletica. Ma anche se piccoli, giuro che due o tre saltini li faccio.

Il dramma è che gran parte dell’umanità è stupida. La tragedia è che non lo sa.

Obama e le armi

di , 2 Febbraio 2013 19:51

Ovvero, quando un Nobel per la pace si diverte a sparare. Ricordiamo ancora la commozione del presidente Obama il quale, con gli occhi umidi di pianto, leggeva i nomi dei 20 bambini uccisi nella strage di Newtown. E ricordiamo anche la sua reazione e l’impegno per evitare il ripetersi di quelle tragedie; una riforma per ridurre drasticamente l’uso e la vendita di armi. Infatti   propose ben 23 decreti per attuare quella riforma: “Obama all’attacco sull’uso delle armi“.

Sì, davvero un presidente pacifista, contro la violenza e, soprattutto, contro l’uso delle armi. Mica per altro, quattro anni fa, gli fu assegnato il premio Nobel per la pace. Sapevano già che un giorno avrebbe lanciato questa campagna contro le armi. Pare che lo avesse svelato una zingara, con doti di preveggenza, di passaggio a Stoccolma. (Nobel taroccati)

E per dimostrare chiaramente, senza lasciare spazio a dubbi, l’impegno pacifista del nostro presidente (Nobel sulla fiducia), la Casa Bianca diffonde una bella foto che mostra Barack Obama mentre imbraccia un fucile e si diverte a fare il tiro al piattello. Olè. Un’ottima immagine da usare per una campagna promozionale contro l’uso delle armi. No?

Già, quando si dice la coerenza! Ma il nostro Nobel non è nuovo a queste dimostrazioni di coerenza. Qualche anno fa, per contrastare l’obesità, una vera piaga degli USA, Michelle Obama fu la testimonial eccezionale di una grande campagna di sensibilizzazione contro il “Junk food”, il cibo spazzatura: “No al cibo spazzatura“. Bene, nello stesso periodo, sui media comparve un’intervista nella quale la coppia presidenziale dichiarava che il loro cibo preferito erano gli hamburger con patatine fritte e tante salsine assortite.

A riprova della verità di questa confessione, ricordiamo che Barack, da poco insediato alla Casa Bianca (in occasione del suo primo mandato), un giorno partì sull’auto presidenziale, con tanto di staff e servizio di sicurezza al seguito, per andare in un noto fast food di Washington a consumare il suo amato hamburger. Alla faccia della campagna anti “Junk“. (Video)

Purtroppo non esiste un premio Nobel per la coerenza. Bisognerebbe inventarlo ed assegnarlo al nostro amante del “Junk”, per la sua grande e provata coerenza. No?

Ah, l’Olimpiade!

di , 28 Luglio 2012 18:49

Oddio, mi si è aperta l’Olimpiade. E adesso come faccio a richiuderla? Estate senza tregua, dalla fine del campionato di calcio, ai campionati europei, e via col giro d’Italia, il tour de France, con contorno di Formula 1, Ferrari, Valentino Rossi, pole position,  tornei estivi, calcio mercato  e, dulcis in fundo… l’Olimpiade. E ancora una volta sarà l’apoteosi del fisico, della prestanza atletica, in un tripudio di muscoli lucidi e tesi come archi, come corde di violino, sarà il trionfo dell’agilità, della forza, il trionfo del…muscolo! Mens sana in corpore sano… Benissimo, ma allora, se l’olimpiade, e lo sport in genere, è l’esaltazione del “corpore”, perché ci dimentichiamo che esiste anche la “mens” e non si organizzano anche ” Olimpiadi della mente”? Così, giusto per attuare un minimo di par condicio! Perché il fisico sì e la mente no? Perché si esalta e si diffonde in ogni modo l’attività fisica e si emargina quella mentale?

 Eppure ciò che muove il mondo ed è alla base del progresso umano non è il muscolo, è la mente. Gli stessi problemi, sempre più gravi, che affliggono il mondo, non derivano da una inadeguata prestazione atletica, ma da un uso inadeguato e sbagliato, con conseguenze spesso aberranti, della mente. E non sarà certo un nuovo record olimpionico a risolvere i problemi del mondo. Il nazismo, ed altre amenità simili, non è nato per dimostrare chi fosse più forte a braccio di ferro, è nato da menti contorte e malate, è nato dal fanatismo mentale, non da uno sforzo muscolare. Ciò che muove il mondo è la mente, non i muscoli. E, tanto per essere chiari, anche l’attività muscolare è determinata dalla mente. E allora? Perché tanta esaltazione di tutto ciò che è attività fisica in contrasto al disinteresse per tutto ciò che riguarda l’attività mentale? Piccola autocitazione: ” In una società che presta più attenzione ai muscoli che al cervello è più facile fare a pugni che ragionare.

Non intendo dire che non si debba praticare e diffondere l’attività sportiva, ma che si dovrebbe, allo stesso modo, concedere gli stessi spazi e prestare la stessa attenzione a ciò che è frutto dell’attività mentale. Perchè, tanto per fare un esempio, la Tv ci mostra tutte le dirette delle partite di calcio, delle gare ciclistiche, delle gare di formula uno, nonché ovviamente, tutte le dirette delle manifestazioni internazionali di carattere sportivo, e non ci mostra, con la stessa frequenza, le dirette di avvenimenti culturali? La mia è semplice curiosità. E’ una semplice domandina facile facile… Perché? Non c’è bisogno di sforzarsi più di tanto per trovare la risposta. La risposta è semplice e facile, così come lo è la domanda. Perché? Semplice, perché il mondo è stupido. E accontentare gli stupidi è facilissimo; basta applicare la vecchia e sempre valida regoletta dei nostri avi “Panem et circenses”. Semplice, no? Ma poi, per favore, una volta finito il tripudio olimpionico e fatto il conto delle medaglie, non ricominciamo a lamentarci per le guerre, la fame nel mondo, i genocidi, le piccole e grandi ingiustizie quotidiane, lo spread che sale, la borsa che crolla, la crisi economica, i precari,  le tasse, etc…etc…etc… L’importante è vincere una medaglia. Mi si è aperta l’olimpiade, non so come chiuderla, ma ho una gran voglia di urlare …Ma andatevene affanculo, voi, le olimpiadi, il calcio, il ciclismo, le Ferrari, Rossi Verdi e Bianchi… Andatevene Affanculo, voi e lo sport!

VIP e stress

di , 24 Giugno 2011 18:03

Oggi se non sei intercettato non sei nessuno. Ormai, da alcuni anni, grazie all’intraprendenza di pm d’assalto in cerca di gloria, mezza Italia è stata intercettata. Ci passano tutti quelli che contano: politici, uomini d’affari, personaggi dello spettacolo, della cultura,  calciatori, giornalisti, divi della TV,  e perfino ercort ed aspiranti escort. Insomma, i VIP. Insieme a loro vengono intercettati anche  amici e conoscenti i quali, saltuariamente, hanno occasione di parlare con loro al telefono. Non è come essere VIP, però anche solo essere amico di un VIP e parlarci è già qualcosa.

Se però non rientri in questo elenco, allora cominci ad avere il sospetto di non aver combinato niente di buono nella vita. Ti senti un fallito, ti cala l’autostima e ti viene lo stress…

depressione Visualizzazione Web - Media

TG1: edizione straordinaria.

di , 27 Settembre 2010 16:30

Normalmente le edizioni speciali dei TG sono riservate a fatti importanti; guerre, cataclismi naturali, tsunami, terremoti, attentati alle torri gemelle… Insomma, cose serie. Eppure mi piacerebbe che, una volta tanto, ci fosse una edizione speciale del TG dedicata ad un argomento che io considero importante. Mi spiego. Ci sono cose che non capisco, non ho mai capito e, forse, non capirò mai. Problemi seri, di quelli che ti accompagnano tutta la vita. Bene, uno di questi problemi riguarda la comunicazione, la televisione, i giornali, Internet, tutto quello che oggi va sotto il nome di Mass Media.

Sembrerebbe che i media siano lo specchio della realtà e, come tali, si occupino dei fatti più rilevanti, importanti del mondo. Insomma, le cose che contano davvero, quelle da mettere in prima pagina. Allora, se diamo uno sguardo a ciò che ci viene proposto quotidianamente da stampa e TV, dobbiamo concludere che le cose più importanti siano le dichiarazioni dei politici (quelli al Governo che parlano male dell’opposizione e quelli dell’opposizione che parlano male di quelli al Governo. Pareggio, 1-1 in schedina), il gossip, lo sport, i programmi di intrattenimento TV tipo reality, giochi a premi per tutti i gusti ed a tutte le ore, morti ammazzati freschi di giornata e, ovviamente, il tempo; emergenza caldo d’estate, emergenza maltempo in inverno, perché…non ci sono più le mezze stagioni.

Bene, questo è il punto. Io queste cose non le ho mai capite. Non capisco perché dovrei divertirmi a vedere i giochini tipo pacchi, malloppi, eredità e simili, e gioire se la signora Maria vince 100.000 euro. Non capisco perché dovrei trovare interessante vedere dei finti naufraghi su un’isola che litigano perché nella suddivisione del pasto a qualcuno sono toccati quattro fagioli in meno. Non capisco perché dovrei trovare interessante o divertente vedere un uomo, o presunto tale, che fa tanto il gradasso e poi scoppia in lacrime frignando come il più indisponente dei bambini viziati. Non capisco perché dovrei essere curioso di conoscere le vicissitudini amorose e sentimentali delle sculettanti divette TV, di pseudo artiste senza arte, né parte, in attesa di scrittura, di reduci da non so quale reality show e sapere esattamente con chi stiano scopando attualmente. Ci manca poco che facciano un programma speciale “Tutte le scopate minuto per minuto“.

Non capisco nemmeno perché dovrei trovare interessante sapere che tempo ha fatto oggi a Milano, Roma, Napoli, o alle isole Eolie, posto che se io sono di Milano so già che tempo ha fatto, e se invece sono di Trescagheras non può fregarmene di meno del tempo che ha fatto a Milano e nelle altre località. Non capisco perché devo essere informato di tutti i disgraziati incidenti che accadono nella penisola (e quando non ci sono incidenti da noi si vanno a scovare anche all’estero, perchè sembra essere un obbligo quello di rifilarci la disgrazia quotidiana)), posto che i familiari delle persone coinvolte sono già state avvertite ed agli altri poco gliene importa. Non capisco perché dovrei preoccuparmi dei rifiuti in Campania, visto che non se ne preoccupano i responsabili comunali, provinciali, regionali o chi per loro, ed io posso fare ben poco.

Non capisco perché dovrei preoccuparmi di risolvere gravi problemi di ogni genere, posto che ci sono dei signori pagati molto lautamente per risolvere gli stessi. Non capisco perché dovrebbe interessarmi e dovrei tenere il conto dei morti ammazzati, giorno per giorno. Troppe cose non capisco, e potrei continuare nel lungo elenco. Ma una cosa in particolare, nell’ambito dell’informazione, continua a lasciarmi perplesso e continuo a non capire. Una cosa che tutti i giorni, o quasi, trova ampio spazio nei vari TG ed in servizi speciali: lo sport, con particolare riferimento a motociclismo ed automobilismo. Non c’è giorno che non ci siano servizi sulle gare, dirette delle prove di qualificazione, dirette delle gare, interviste prima e dopo le gare, addetti ai lavori preoccupati dalla scelta delle gomme da usare (da asciutto o da bagnato ? That’s the question!), la pole position…

Ecco il vero problema che assilla gli italiani. Non la finanziaria, il lavoro che non c’è o è precario, la difficoltà ad arrivare a fine mese, lo stress di una società nevrotica, le ingiustizie sociali, lo spreco delle risorse pubbliche, no… Il problema è la pole position! Ora, sarò sincero, con tutta la simpatia che può suscitare, ma io non ne posso più di vedere la faccia di Valentino Rossi, ogni giorno, di mattina, di sera, di notte…E basta! Mi verrebbe voglia di uscire di casa, bloccare il primo malcapitato passante ed urlargli in faccia: “Ma a te cosa te ne frega se Valentino Rossi è in pole position?” E quel malcapitato passante avrebbe tutte le ragioni del mondo per darmi del pazzo. Ma il pazzo non sono io, sono quei milioni di persone che non si pongono mai la domanda “Ma perché dovrebbe interessarmi la pole position della Ferrari o di Valentino Rossi?”. Non ne posso più di pole position, di Rossi, della Ferrari,  della moviola, dei reality, dei giochini scemi, di pupe e secchioni, di isole che dovrebbero essere deserte e sono più affollate di un set a Cinecittà, di conduttrici che si sbracciano urlando come matte (e forse lo sono), di chi vi intima, minacciando chissà quali pene e torture “Restate con noi, non cambiate canale…”, di dive dello spettacolo che riconoscete solo dopo che vengono presentate con nome e cognome, perché le ricordavate in un modo, ma nell’ultimo anno si sono rifatte gli occhi, il naso, il mento, le sopraciglia, le gote, le labbra, le tette, il collo, le mani, il culo e perfino…le ginocchia! Ecchecazzo!

Fra un po’ le donne saranno come le auto; dovranno fare il tagliando dopo sei mesi e la revisione ogni 2 anni. E prima o poi faranno una legge sulla rottamazione. Alè…si versa la vecchia, ti danno il contributo e ti fai la donna nuova, ultimo modello, quella Euro 5, non inquinante e biodegradabile. Sì, sì, ridete pure; il riso fa buon sangue. Infatti adesso nei centri trasfusionali, quando manca il sangue, raccontano le barzellette. Non funziona, i pazienti muoiono lo stesso, ma muoiono…dalle risate. E’ già qualcosa, no?

Bene, tutte queste cose, e mille altre ancora io non le ho mai capite. Ma se continuano a rifilarci queste interessantissime notizie si presume che lo facciano perché sono convinti che alla gente interessi. E siccome anch’io sono “gente”, allora mi pongo la domanda: “Ma perché dovrebbe interessarmi?”. E non trovo risposta. E tutti i giorni, a tutte le ore, i conduttori dei vari TG, guardando fissi in camera con uno sguardo complice e compiaciuto, e consci del fondamentale contributo fornito al Paese, annunciano il servizio sullo sport, con l’aria di chi pensa “Lo so che tutti aspettano con ansia di sapere che gomme monterà la Ferrari e quale sarà la griglia di partenza…“.

E con la stessa incrollabile certezza, come se rivelassero la scoperta di una cura infallibile per il cancro, o che Obama e Bin Laden si sono ritrovati a cena ed hanno fatto pace, annunciano che oggi c’era pioggia a Milano, ma a Palermo c’era il sole e che questo è un autunno anomalo. Chissà se si chiederanno mai se, davanti a queste notizie, qualcuno potrebbe pensare “E chi se ne frega?“. Già, chi se ne frega della Ferrari, di Valentino Rossi, di Totti, del rigore che forse non c’era, della moviola, delle gomme da pioggia, della pole position e di tutte quelle stronzate fatte passare come importantissime notizie, come diritto di cronaca, come “informazione”.

Ecco perché mi piacerebbe che un giorno, accendendo la TV, potessi vedere apparire sullo schermo “TG1 – Edizione speciale (Tutto quello che non avete mai capito dei media e che non osate chiedere…). E che finalmente qualcuno mi spiegasse chiaramente perché cavolo dovrei interessarmi della “Pole position”. Temo, tuttavia, che resterà un desiderio inappagato. Nemmeno loro, gli addetti ai lavori, riuscirebbero a trovare una spiegazione plausibile e razionale. Già, ma loro ci campano…

Evoluzione della specie.

di , 15 Giugno 2010 14:13

Dai volti dipinti con i colori tribali ai volti dipinti con i colori della squadra di calcio. Dal corno di bue che i primitivi suonavano come richiamo nelle foreste alle Vuvuzelas di plastica suonate negli stadi. Certo che l’umanità ne ha fatta di strada… Prosegui la lettura 'Evoluzione della specie.'»

l’Inter vince lo scudetto…

di , 16 Maggio 2010 23:38

Anche se non ti importa nulla del calcio, non puoi non saperlo. Ovunque ti rigiri, dalla TV ai giornali, a internet, ti ritrovi la notizia sotto gli occhi.  L’Inter ha vinto lo scudetto…

E chi se ne frega???

Che paura!

di , 28 Novembre 2009 12:07

Mi sono svegliato con un’angosciante sensazione di paura. Inspiegabile, ma fortissima. Come se sentissi che stia per accadere un cataclisma, una terza guerra mondiale, una collisione con un asteroide che distruggerà il pianeta. Così accendo il PC e comincio la mia lettura delle news, temendo di avere conferma di questa mia improvvisa paura, e parto, come sempre, dal sito dell’agenzia ANSA. Ed eccola lì la notizia, in alto nella Home, in bella evidenza, come titolo di apertura delle news "Dal mondo" (mica notiziole regionali), quindi importantissima: "Incidente d’auto in Florida per Tiger Woods"

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Record e applicazioni pratiche.

di , 18 Agosto 2009 14:14

Tempo di vittorie e di record. La Pellegrini vince l’oro e fa il record. Il suo fidanzato Marin, invece, non vince e non fa record. In compenso, come riportato da tutti i quotidiani in grande evidenza, dice che lui e la Pellegrini, prima delle gare “fanno sesso”. Ovviamente i titolisti dei quotidiani hanno dimenticato ancora una volta di aggiungere sotto il titolo, magari fra parentesi, la nota “E chi se ne frega?”. O forse sono convinti che davvero ci interessi sapere se i due “natanti” fanno sesso oppure no?

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Il Brasile è finito!

di , 24 Giugno 2009 09:45

Dopo la sonora sconfitta per 3 a 0 subita dalla nostra nazionale nella partita col Brasile, il CT Marcello Lippi ha havuto un attimo di sbandamento. Ma, dopo aver sentito il segretario del PD, Dario Franceschini, affermare che alle elezioni provinciali e comunali ha avuto un risultato molto positivo e che è cominciato il declino della destra, si è subito rincuorato, adeguandosi al nuovo stile dei perdenti di successo. Così ai cronisti che gli chiedevano un parere sulla partita, ha dichiarato: "E’ stato un risultato molto positivo". E poi, con una espressione di solidarietà e comprensione nei confronti dei carioca, ha aggiunto: "E’ cominciato il declino del Brasile…".

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