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Caffè tra veleni e antidoti

di , 2 Febbraio 2018 22:04

Il caffè aiuta a prevenire il cancro: anzi no, forse lo causa. Per anni abbiamo letto notizie rassicuranti su uno dei riti più amati dagli italiani; la tazzina di caffè.  Ci hanno sempre detto che fa bene al cuore e che aiuta a prevenire cancro e tumori. Gli articoli sono  tanti che è impossibile citarli. Ma su questa pagina Google ce ne sono alcuni riportati dalle maggiori testate giornalistiche. Alcuni titoli a caso: “Rivincita del caffè; previene i tumori.“, “Tre tazzine di caffè proteggono dal cancro alla prostata.”, “Il caffè previene il cancro al colon.“, “Caffè previene tumore al cavo orale.”, “Caffè previene tumore della pelle.”, “Cinque caffè al giorno dimezzano rischio cancro al fegato.”, “Caffè riduce rischio tumore al seno.“. Basta e avanza. A quanto pare il caffè è la miglior prevenzione contro il cancro.  Dopo queste notizie è strano che nei reparti di oncologia, invece che fare la chemioterapia non distribuiscano ai pazienti bidoni di caffè a colazione, pranzo e cena, o facciano direttamente delle flebo al caffè. Poi succede che…

Due giorni fa arriva in prima pagina questo titolo: “Il caffè ora rischia; è una sostanza cancerogena.”. lo sostengono i soliti scienziati americani che hanno individuato nella “acrilammide“, una sostanza che si sviluppa durante la cottura ad alte temperature, una possibile causa scatenante di effetti cancerogeni. E se lo dicono gli scienziati americani bisogna credergli; no? Così ci rovinano uno dei pochi piaceri che ci sono rimasti nella vita. Il guaio è che non sappiamo se credere a questi ricercatori californiani, oppure a tutti quelli che, negli anni precedenti, hanno decantato i pregi del caffè e le sue particolari caratteristiche anticancro. Intanto continuiamo a berlo, poi i vedrà. Ma non è il solo caso di “contrordine compagni” che ci viene propinato dalla stampa, contribuendo a confonderci le idee già abbastanza confuse.

Sembra che si divertano a dare notizie contrastanti, un po’ per riempire le pagine, un po’ per accontentare gli sponsor che devono promuovere i loro prodotti e decantarne le virtù. Ricordate la telenovela sull’olio di palma? E’ dannoso, è innocuo, dipende dalla quantità? Ancora non c’è una risposta sicura. E così per tanti altri casi di prodotti di volta in volta esaltati, demonizzati, messi all’indice o fatti oggetto di grandi campagne promozionali per incentivarne l’uso. Altro esempio, notizia riportata dall’ANSA: “Aspirina, riduce incidenza tumori fino al 50%; effetto forte su cancro stomaco, colon, esofago.“.”. Caspita, quasi quasi, in quanto a efficacia della prevenzione, fa concorrenza al caffè. E se lo dice l’ANSA dobbiamo crederci, mica è il Manuale delle Giovani marmotte. Ma sarà vero?, Non proprio, infatti, dopo poco tempo ecco un’altra notizia “Contrordine compagni…”.

Non solo non previene il cancro, ma fa una strage: “Aspirina; uccide centinaia di persone l’anno.“. E questa volta a dirlo sono dei ricercatori inglesi del prestigioso St. George hospital di Londra, secondo i quali l’uso continuato dell’aspirina può provocare ictus e infarto. E mica saranno meno autorevoli dei colleghi californiani! Il problema, però, è decidere a chi bisogna credere. Oppure, per tagliare la testa al toro, invece che prendere una compressa intera, che potrebbe far bene o fare male, basta prenderne mezza. Così, se fa bene, il beneficio è minore, ma poco male. Se, invece, fa male,  il danno è dimezzato. Sembra una soluzione di buon senso; all’italiana. Insomma, l’informazione è double face, bisogna prenderla con le molle. Un giorno ti propone e consiglia un prodotto ed il giorno dopo te lo sconsiglia. Ti offre il veleno e, subito dopo, l’antidoto. E’ un’informazione tossica. E non finisce qui.

Ecco altri esempi di veleni e antidoti offerti addirittura dallo Stato. Fino a non molti anni  il gioco d’azzardo era vietato. Poi hanno abolito il reato ed hanno introdotto nuovi giochi, macchinette mangiasoldi, sale Bingo, Gratta e vinci, estrazioni lotto a tutte le ore ed anche la pubblicità del gioco d’azzardo è libera. Così, in rete, si sprecano gli annunci di casino e giochi on line per tutti i gusti (per invogliarti, anticipano addirittura un bonus per cominciare a giocare), ma al tempo stesso, anche se molto velocemente e quasi sottovoce, ti avvertono che “può creare dipendenza“, come la droga. Così la gente invogliata da questi annunci, comincia a giocare, diventa dipendente e spesso si rovina giocandosi lo stipendio, la pensione, i risparmi e perdendo tutto. Tanto che ormai si parla apertamente di dipendenza dal gioco d’azzardo e la ludopatia è considerata a tutti gli effetti una malattia.

E chi gestisce questa lucrosa attività? Lo Stato che, direttamente o indirettamente, incassa fior di euro da licenze, concessioni, imposte e balzelli vari. Lo stesso che, però, ti mette in guardia dal fatto che il gioco può “creare dipendenza“. Così ti dà il veleno del gioco, ma, subito dopo, ti offre l’antidoto e ti avverte che è pericoloso. Lo stesso discorso vale per la lavorazione e vendita del tabacco, di cui lo Stato detiene il monopolio. Lavora, vende e incassa milioni di euro dalle sigarette, però poi sui pacchetti mostra immagini che dovrebbero scoraggiarti dal fumare e ti avverte che il fumo fa male. Uno Stato che  specula sulla vendita del tabacco, vende ogni giorno milioni di pacchetti di sigarette, però proibisce di farsi uno spinello e, se te ne trova dieci in tasca, ti sbatte in galera come spacciatore. Si può essere più ipocriti di così? Difficile.

Ecco, quando è lo Stato a fornire il veleno ai cittadini significa che questo mondo è marcio; senza possibilità di rimedio. Questi sono solo alcuni esempi di pericolose contraddizioni dell’informazione (e della politica) che non solo non è seria, ma è essa stessa un veleno che ci ammorba ogni giorno. E’ una forma di avvelenamento lento, ma costante e letale. E’ una forma di mitridatismo mediatico e culturale. Meglio non lasciarsi influenzare troppo da questa informazione subdola e pericolosa e godiamoci la nostra sacrosanta tazzina di caffè. Alla faccia dei ricercatori.

Studenti d’Italia

di , 10 Ottobre 2015 11:46

Puntuali come le tasse, con l’inizio del nuovo anno scolastico, arrivano le prime manifestazioni studentesche. C’è sempre qualche buon motivo per scendere in piazza, urlare qualche slogan inventato per l’occasione  dal creativo del gruppo, agitare bandiere, cartelli e striscioni e farsi una giornata di vacanza col pretesto di manifestare per una giusta causa (c’è qualcuno che ci crede davvero). La manifestazione di protesta, lo sciopero, la contestazione, fanno parte dell’immagine pubblica dello studente modello; così intrinseche alla scuola che, forse, la “contestazione studentesca” diventerà materia di studio e verrà  inserita direttamente nei programmi scolastici ministeriali, con tanto di ore settimanali di lezione, esercitazioni, interrogazioni, prove pratiche e, naturalmente, esame finale.

La contestazione studentesca è ormai istituzionalizzata e fa parte, a pieno titolo, dei riti sociali che scandiscono il calendario delle celebrazioni ufficiali, delle festività nazionali, dei santi patroni. Forse, per facilitare la partecipazione e l’organizzazione programmata degli eventi, le date verranno riportate direttamente nel calendario ufficiale; così sarà più facile prepararsi in tempo e non correre il rischio di saltare qualche manifestazione importante. Che sia una cosa seria e fondamentale lo si capisce anche dall’incipit di questa breve nota Ansa di ieri: “Gli studenti, medi e universitari, sono tornati in piazza oggi in decine di città per la prima mobilitazione ufficiale del nuovo anno scolastico.“.  Sembra che contestino per le riforme introdotte con la “Buona scuola” di Renzi. Se protestano contro la buona scuola, figuriamoci cosa farebbero contro quella cattiva: una strage.

Poche parole, ma confermano esattamente quanto dicevo: 1) Si tratta di una manifestazione “ufficiale“, da non confondere con altre manifestazioni sporadiche e non approvate ed autorizzate dai capetti locali del movimento. 2) E’ la “Prima” del nuovo anno scolastico. Il che sottintende che ce ne saranno molte altre e che sono ormai riconosciute come manifestazioni “ufficiali” all’interno della scuola. Le occasioni ed i pretesti per giustificarle non mancheranno. Ed ecco un’immagine della manifestazione di ieri a Milano.

Da cosa si capisce che questi sono studenti e non militanti comunisti? Non è facile, ma lo si può capire dalle bandiere rosse; queste sono più piccole di quelle solitamente usate dai compagni rossi più o meno camuffati da anarchici, antagonisti, No global etc. Un po’ a causa della crisi che consiglia di risparmiare sul formato delle bandiere ed un po’ perché gli studenti non hanno grandi disponibilità economiche; la loro paghetta settimanale è poco più di quella di un migrante africano. Quindi è d’uopo risparmiare sulla tela delle bandiere; tanto l’effetto cromatico nel corteo c’è comunque e la bandiera rossa fa sempre la sua bella figura.  Se poi si vuole aggiungere un tocco di impegno socio/politico, un pizzico di antifascismo, un omaggio alla Resistenza (cose che ci stanno sempre bene, fanno parte del folklore caratteristico di ogni corteo che si rispetti,  e fanno contento Dario Fo), basta intonare Bella ciao ed il gioco è fatto: il massimo.

Siccome, però, organizzare queste manifestazioni costa tempo, impegno e fatica, non si può pretendere che poi questi “studenti che studiano, che si devono prendere una laura“, come direbbe Totò, abbiano anche il tempo di applicarsi sui libri. Non si può chiedere tanto. Infatti non glielo chiedono; si chiude un occhio, si largheggia con i voti e si promuovono tutti, anche i bidelli; pardon, i collaboratori scolastici.

Tanto poi c’è sempre tempo per rimediare alle lacune culturali. Ci hanno già pensato le università di Venezia, Padova, Pisa, Roma; vista la diffusa ignoranza della lingua italiana da parte dei ragazzi appena diplomati, già da qualche anno organizzano per le matricole degli appositi corsi per l’insegnamento della grammatica e della sintassi. Non si parla di corsi di scrittura creativa per aspiranti romanzieri, ma di nozioni elementari di grammatica. Chiaro?  Lo ricordava di recente anche il Corriere, citando il caso dell’università di Pisa: “Se l’università deve insegnare la grammatica ai futuri giuristi“.

In verità, il problema è più serio di quanto sembri e non riguarda solo il mondo della scuola. Da una ricerca di alcuni anni fa risulta che un terzo dell’intera popolazione scolastica ha difficoltà a capire il significato di un testo scritto. Come sia possibile, avendo difficoltà a capire quello che si legge, studiare su un libro di testo, conseguire un diploma ed arrivare all’università, resta un mistero. Ma se si prende in considerazione l’intera popolazione, allora il dato è preoccupante: “Il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano”. In questa percentuale ci sono, ovviamente, tutti coloro che la scuola l’hanno frequentata in passato. E se c’è questa diffusa difficoltà a capire un testo significa che tutta questa gente o  non ha studiato, o ha studiato male, oppure gli insegnanti non erano all’altezza del loro compito. In ogni caso la scuola ha fallito.

Più di 2/3 della popolazione ha difficoltà a capire il senso di un testo scritto. Un dato allarmante, anche perché nessuno sembra preoccuparsi delle implicazioni e delle conseguenze che, invece, sono devastanti per quanto riguarda la comunicazione, le relazioni interpersonali, l’informazione ed i livello culturale della nazione. Una popolazione che non capisce quello che legge, e  non ha, quindi, la capacità di informarsi,   come può partecipare in maniera attiva, consapevole e responsabile,  alla vita pubblica, lavorativa, sociale, politica? Così, se i dati forniti da quella ricerca sono reali (e non abbiamo motivo di dubitarne), ancora oggi abbiamo le scuole piene di ragazzi che hanno difficoltà a capire quello che leggono. Ma invece che preoccuparsi, applicarsi maggiormente nello studio e cercare di migliorarsi, scendono in piazza agitando bandiere rosse e protestando contro le riforme scolastiche. Forse il testo della riforma non l’hanno nemmeno letto. Oppure, se dobbiamo dar retta alla ricerca, non l’hanno capito.

Ma non dobbiamo meravigliarci più di tanto; anzi, è del tutto  normale e scontato.  Sono gli effetti di una scuola in mano ad insegnanti reduci del ’68, quelli che sono arrivati a conseguire una laurea, ed essere abilitati  ad insegnare, grazie alle interrogazioni di gruppo, al 6 politico, al vietato vietare, alla contestazione del potere e dell’autorità di qualunque genere, anche e soprattutto quella dei professori, arrivando perfino alle minacce ed all’aggressione fisica. Così intimorivano gli insegnanti ed hanno decretato lo sfascio dell’istituzione scolastica. Il risultato è questo; bandiere rosse  e studenti che possono essere scambiati per scioperanti durante un corteo sindacale.

Certo, non si può e non si deve generalizzare, né sui maestri, né sugli alunni. C’erano anche studenti coscienziosi ed insegnanti seri e responsabili; e ci sono ancora. Non tutti gli insegnanti, per fortuna, sono nostalgici sessantottini, cresciuti con il libretto rosso di Mao, Marcuse, fuori l’Italia dalla Nato, l’imperialismo americano, il Vietnam, il capitalismo dei padroni, la lotta di classe, i collettivi, le comuni, il sacco a pelo, sesso libero, il poster di Che Guevara, assemblee permanenti, occupazioni, autogestione, guerriglia urbana, Valle Giulia, spinello ed eskimo d’ordinanza. Non tutti, ma molti sì; qualcuno è anche al governo, è pure sottosegretario all’istruzione (Faraone), difende e giustifica gli studenti che occupano le scuole, e dice che “le occupazioni sono formative ed aiutano a crescere“.

Ed oggi ne paghiamo le conseguenze, perché molti di quei sessantottini hanno fatto carriera e sono diventati l’attuale classe dirigente del Paese; specialmente quella genìa di politici di professione, inetti, incapaci, corrotti e corruttori, terzomondisti ipocriti, cattocomunisti mascherati da democratici e progressisti, rivoluzionari mancati con la mente obnubilata da cascami culturali di tragiche ideologie condannate dalla storia, che stanno portando l’Italia alla rovina totale. Se questa è la classe dirigente di oggi, i figli non possono che fare ancora peggio in futuro, quando prenderanno il posto dei padri; cattivi maestri  generano allievi ancora peggiori.  Ed i segnali premonitori della catastrofe finale si possono già intuire in quella foto: la classe dirigente di domani. Arrangiatevi.

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- Scuola e residui tossici

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Amore paterno

di , 11 Marzo 2013 20:26

”Mio padre mi passò il primo spinello quando avevo otto anni, mentre stavo suonando Thelonious Monk al pianoforte.”. E’ la confessione di tale Robert Downey Jr. che non so chi sia e cosa faccia, ma se finisce in prima pagina deve essere il solito VIP, uno di quelli il cui apporto al progresso umano è fondamentale. Non contento di rivelarci che, a otto anni, il padre gli passava lo spinello,  prosegue: “Ci facevamo insieme, era il suo modo per volermi bene, per dimostrarmi amore nell’unica maniera che conosceva”.

Certo che il padre non scherza in quanto a idee chiare sull’educazione dei figli e sull’amore paterno. Far fumare uno spinello al bambino è l’unica maniera di dimostrare amore?  Si resta allibiti davanti a queste notizie. E si ha la conferma, sempre di più, di quello che ripeto spesso: la gente ormai è completamente rincoglionita, ma non se ne rende conto. Anzi, considera la cosa del tutto normale, tanto da confessare pubblicamente, senza vergognarsi, che drogare un bambino sia una  prova d’amore. Chissà cosa gli dava, quando il bambino è cresciuto, per dimostragli amore. Gli preparava la colazione a base di LSD o cocaina?

Ovviamente, i media che riprendono queste aberranti dichiarazioni non si pongono nemmeno il dubbio che leggere queste “prove d’amore paterno” possa creare emulazione e indurre qualche mente turbata ad imitare i metodi educativi di Downey padre. Non li sfiora nemmeno l’idea. L’importante è riempire le pagine dei giornali o i siti in rete; qualunque schifezza va bene. E infatti ogni giorno vediamo sui media vagonate di spazzatura maleodorante e tossica che chiamano “informazione” e che è diventata essa stessa una forma di droga: mediatica, ma pur sempre droga che dà assuefazione e, a lungo andare,  altera le capacità intellettuali. E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Incredibile. Scrivevo ieri in questo post: “Chissà cosa gli dava, quando il bambino è cresciuto, per dimostragli amore. Gli preparava la colazione a base di LSD o cocaina?”. Voleva essere solo una battuta. Invece, sorpresa, ecco oggi questa bella notizia riportata su Libero: “Napoli, per i 18 anni il padre gli regala 32 grammi di cocaina e tre minorenni”.  ”Per il compleanno del figlio un papà organizza un festino a base di droga e belle ragazze. Arrestato dalla polizia si è giustificato così: “Regalo per il mio ragazzo che festeggia i 18 anni” .

Quando la realtà supera la fantasia e le battute diventano realtà. A questo punto cosa si può dire ancora? Niente, no comment!

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