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Gender e ghigliottina

di , 1 Agosto 2017 15:26

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

Trump ha vinto: allarmi

di , 9 Novembre 2016 22:44

Nessuno se lo aspettava, ma Donald Trump ha vinto. E scatta l’allarme. Siccome tutti i mass media era schierati sfacciatamente a favore di Clinton, ora sono tutti in lutto. Anzi, prevedono per il futuro cataclismi, terremoti, alluvioni, uragani e pestilenze. In TV si vedono solo facce tristi, deluse, amareggiate, depresse, scoraggiate, frustrate, e alti suonano i lamenti delle prefiche di regime. Tutto perché la democrazia è bella, ma solo se vince la sinistra. Se vince  la destra la democrazia è in pericolo.  Ritornello già sentito in passato. Ogni volta che si registra una vittoria o un’avanzata dei partiti conservatori e di destra scatta l’allarme rosso. Come mai se vincono i partiti di sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, ma se vincono gli avversari conservatori di destra, è un gravissimo pericolo per la libertà e la democrazia? La democrazia può essere solo di sinistra? Per certi osservatori sembrerebbe proprio di sì. Ma c’è scritto questo nella Costituzione più bella del mondo? No, c’è scritto che la sovranità appartiene al popolo, di qualunque colore sia. Ma per qualcuno non è proprio così. Bene, la vittoria di Trump in USA è l’ennesima conferma che per certa sinistra la democrazia è bella solo se vincono loro; altrimenti è un pericolo. Già in passato ho scritto spesso su questa strana interpretazione del concetto di libertà, di democrazia e di rispetto della volontà popolare; sembrano concetti chiarissimi che tutti accettano e rispettano, ma non è così. Allora tanto vale riprendere dei post già scritti in passato in diverse occasioni: il succo è sempre lo stesso.

Francia, vince la destra; allarmi. (7 dicembre 2015)

E così in Francia la destra di Le Pen (zia Marine e nipote Marion), come da previsioni, stravince con il 30% dei voti e diventa il primo partito.

E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista; e fascista (ci sta sempre bene, come la CIA ed il Mossad negli intrighi internazionali). Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia; va bene solo se vincono loro, i sinistri. Ho ripetuto spesso questa curiosa interpretazione del principio democratico (e della doppia morale) che usano applicare negli ambienti dei nipotini di Stalin e dei cattocomunisti travestiti da liberal democratici progressisti riformisti rottamatori etc. Ma non è una novità; una volta che li conosci sai già in anticipo quali saranno le loro reazioni.

Sarà un caso, ma oggi arriva anche la notizia della sconfitta di Maduro, l’erede di Hugo Chavez (l’amico fraterno di Fidel Castro), in Venezuela (Maduro battuto, vincono le opposizioni, fine del chavismo). Vince una  coalizione che raggruppa una trentina di partiti che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, uniti dalla volontà di  porre fine a 16 anni di regime che ha portato il Venezuela al disastro economico e sociale. Fine del chavismo, quindi, ed ennesima dimostrazione del fallimento totale di un altro regime di ispirazione socialcomunista. Forse non si è ancora capito bene quale effetto devastante abbiano le idee marxiste e quali danni abbiano portato nel mondo. Non vogliono capirlo quelli che hanno interesse a non capirlo perché cavalcano l’ideologia e ci campano. E non vogliono capirlo gli ingenui che credono ancora alle utopie socialiste, alla fratellanza universale ed agli asini che volano. Ma prima o poi dovranno riconoscerlo; hanno solo bisogno di tempo per riflettere. Hanno i riflessi lenti, il pensiero diesel, lento a partire. In Venezuela hanno impiegato 16 anni a capirlo. In Russia, ancora peggio, hanno impiegato 70 anni a capire che avevano sbagliato tutto e che la rivoluzione d’ottobre fu una grande, tremenda e tragica cazzata. Ma questa è un’altra storia.

Ora dovrei ripetere alcune cose già dette e ridette; ma siccome, appunto, sono state già dette, tanto vale ricopiarle così come sono (che grande invenzione il copia/incolla). Riprendo, quindi, un post di gennaio scorso nel quale parlavo di Marine Le Pen, nel quale riportavo un altro vecchio post di quasi quindici anni fa, che avevo pubblicato su un altro forum, in cui parlavo del padre, Jean Marie; non è cambiato nulla, è sempre valido.

Le Pen, democrazia e libertà limitata (gennaio 2015)

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da poco e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora.

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e magari ottiene consensi, apriti cielo, scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo. Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia oppure ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

 

Bimbi in scatola

di , 24 Settembre 2016 19:53

In Venezuela i neonati li sistemano in scatoloni; così si abituano presto ai disagi e le scomodità, imparano a rinunciare agli agi e le comodità della civiltà dei consumi di quei cattivoni dei capitalisti, e sono pronti ad accettare e sopportare le avversità della vita e vivere in povertà, come frati francescani o carmelitani scalzi. Insomma a diventare dei perfetti socialisti.

Ecco la foto che mostra la situazione dei reparti ospedalieri: “Neonati in scatole di cartone“. E’ solo l’ultima conferma della situazione di profonda e grave crisi economica che il Venezuela attraversa ormai da tempo. Gli scaffali dei supermercati sono desolatamente vuoti, mancano i più comuni beni di consumo e di prima necessità come pane, latte, e perfino gelato,  patatine fritte e carta igienica. Tanto che i cittadini che abitano lungo il confine con la Colombia attraversano il confine e vanno a fare la spesa nella cittadina colombiana di Cacuta. Del resto, è storia vecchia. Anche a Cuba, a casa dell’amico Fidel, la carta igienica scarseggiava già nel 2009. Lo riferiva una nota flash del Corriere (Cuba, allarme carta igienica, scorte esaurite):  “L’AVANA – Allarme carta igienica a Cuba. Le autorità dell’Avana avrebbero deciso di razionarla fino alla fine dell’anno. La Cimex, l’azienda di Stato responsabile del rifornimento del prodotto, ha annunciato l’aumento della produzione a fine anno. “. Poveri cubani, grazie alla dittatura comunista di Fidel, non solo sono nella mer… meravigliosa isola, paradiso dei lavoratori, ma non possono nemmeno pulirsi il cul…il culto della rivoluzione. Evidentemente socialismo e carta igienica non vanno d’accordo. Strano, visto che entrambi ricordano la merda.

E così, forse per simpatia o solidarietà con i compagni socialisti cubani, anche il Venezuela si adegua e raziona la carta igienica; così vanno a comprarla in Colombia e ne fanno scorta per tutto il parentado (Venezuela: scaffali vuoti, spesa oltre confine). Certo che oggi se hai la diarrea in Venezuela è un bel problema. No? Non c’è da meravigliarsi, sono gli effetti del socialismo di Hugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Nicolas Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Non ci sono più ricchi e poveri: tutti poveri. Viva Marx, viva il socialismo, viva l’uguaglianza e viva la gente, finché la gente è viva. E i morti? Se i neonati li sistemano in scatole di cartone, i morti dove li mettono? In costose bare di legno pregiato? Non sia mai detto, uguaglianza da vivi e uguaglianza da morti, a basso costo e senza inutili sprechi. Forse li mettono tutti in sacchi di plastica, economici, igienici ed uguali per tutti. Ri-viva il socialismo.

Dicono che la selezione naturale favorisca la sopravvivenza dei soggetti più forti, i migliori, quelli che si adattano meglio all’ambiente e si perpetuano a scapito dei deboli migliorando nel tempo le caratteristiche proprie della specie. E’ il principio che, secondo Darwin,  determina l’evoluzione delle specie viventi. Così, dopo migliaia di anni di “selezione naturale” e di continui miglioramenti genetici anche la specie umana dovrebbe essersi evoluta raggiungendo quasi la perfezione, il vertice della scala evolutiva, l’apice dell’intelligenza. Ma allora come si spiega l’esistenza dei socialisti? Mistero; questo Darwin non lo dice.

Ma chi è questo Nicolas Maduro che sta facendo sprofondare il suo paese nel baratro della miseria? Ne parlavo nel 2013 nel post “Ecatombe Italia e dintorni“, in cui riferivo di varie calamità nazionali ed estere. Tanto vale riportare il passo che interessa il Venezuela, perché dimostra che la gravità della situazione viene da lontano.

Venezuela, Chavez, Maduro e… (2013)

In Venezuela hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo, definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa. Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez, è quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche.  Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali)  nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.  Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!

Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere,  non hanno latte?  Ipotesi non contemplata, ci pensa  il governo a garantirlo, per legge.  In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo.

Vedi

- Fidel e Hugo, che coppia.

- Chavez, come farsi la televisione personale

- Ecatombe Italia e dintorni

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Francia; vince la destra, allarmi…

di , 7 Dicembre 2015 09:06

E così in Francia la destra di Le Pen (zia Marine e nipote Marion), come da previsioni, stravince con il 30% dei voti e diventa il primo partito.

E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista; e fascista (ci sta sempre bene, come la CIA ed il Mossad negli intrighi internazionali). Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia; va bene solo se vincono loro, i sinistri. Ho ripetuto spesso questa curiosa interpretazione del principio democratico (e della doppia morale) che usano applicare negli ambienti dei nipotini di Stalin e dei cattocomunisti travestiti da liberal democratici progressisti riformisti rottamatori etc. Ma non è una novità; una volta che li conosci sai già in anticipo quali saranno le loro reazioni.

Sarà un caso, ma oggi arriva anche la notizia della sconfitta di Maduro, l’erede di Hugo Chavez (l’amico fraterno di Fidel Castro), in Venezuela (Maduro battuto, vincono le opposizioni, fine del chavismo). Vince una  coalizione che raggruppa una trentina di partiti che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, uniti dalla volontà di  porre fine a 16 anni di regime che ha portato il Venezuela al disastro economico e sociale. Fine del chavismo, quindi, ed ennesima dimostrazione del fallimento totale di un altro regime di ispirazione socialcomunista. Forse non si è ancora capito bene quale effetto devastante abbiano le idee marxiste e quali danni abbiano portato nel mondo. Non vogliono capirlo quelli che hanno interesse a non capirlo perché cavalcano l’ideologia e ci campano. E non vogliono capirlo gli ingenui che credono ancora alle utopie socialiste, alla fratellanza universale ed agli asini che volano. Ma prima o poi dovranno riconoscerlo; hanno solo bisogno di tempo per riflettere. Hanno i riflessi lenti, il pensiero diesel, lento a partire. In Venezuela hanno impiegato 16 anni a capirlo. In Russia, ancora peggio, hanno impiegato 70 anni a capire che avevano sbagliato tutto e che la rivoluzione d’ottobre fu una grande, tremenda e tragica cazzata. Ma questa è un’altra storia.

Ora dovrei ripetere alcune cose già dette e ridette; ma siccome, appunto, sono state già dette, tanto vale ricopiarle così come sono (che grande invenzione il copia/incolla). Riprendo, quindi, un post di gennaio scorso nel quale parlavo di Marine Le Pen, nel quale riportavo un altro vecchio post di quasi quindici anni fa in cui parlavo del padre, Jean Marie; non è cambiato nulla, è sempre valido.

Le Pen, democrazia e libertà limitata (gennaio 2015)

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da pochi anni e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora…

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e, magari, ottiene consensi, apriti cielo?
Scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo.  Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia o ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

 La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

Ecatombe Italia e dintorni

di , 21 Giugno 2013 10:11

Ogni giorno il “Bollettino di guerra” dell’economia e della società ci aggiorna con nuove notizie dal fronte.  Ecco l’ultima di oggi: “Ecatombe negozi- imprese“. Ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti, 40 pubblici esercizi“; 134 piccoli esercizi commerciali che spariscono ogni 24 ore, compresi migliaia di posti di lavoro e relativi stipendi. Molto incoraggiante. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. La chiusura dei piccoli esercizi commerciali va a tutto vantaggio dei super-iper mercati e grossi centri commerciali i quali, grazie alla chiusura dei piccoli negozi, incrementano i propri affari. E qual è la più grossa azienda italiana nel campo della grande distribuzione? La COOP dei compagni rossi. Quella che, grazie anche ad un regime fiscale particolarmente vantaggioso per le cooperative,  ha sbaragliato la concorrenza ed è diventata la più grande azienda commerciale del Paese. Sarà un caso? Eccheccaso! (Vedi “COOP sarà lei…”) 

In compenso, però, tempo fa, un’altra notizia riferiva che,  mentre crollano le aziende italiane, si registra un boom di aziende di stranieri (specie cinesi). Solo nel 2011 ne hanno aperto più di 25.000 (Crisi, risorse e genio italico).  Gli italiani chiudono i negozi e gli immigrati li aprono. Gli italiani vendono ed i cinesi comprano. Gli italiani sono in crisi e gli stranieri prosperano, producono, vendono e sono in pieno boom economico. Che strana crisi. Forse c’è qualcosa che non quadra. Forse qualcuno non ce la conta giusta sull’immigrazione, l’integrazione, l’accoglienza, il multiculturalismo, la società multietnica e bla bla bla.

Ma dobbiamo avere fiducia nel futuro perché il nostro Parlamento è impegnatissimo a cercare soluzioni e proposte concrete per superare la crisi. Ieri, per esempio, dopo l’approvazione alla Camera, anche il Senato ha votato all’unanimità la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza alle donne. E’ un provvedimento che darà un impulso fortissimo alla ripresa economica. Tutto grazie alla Convenzione di Istanbul. Come se, prima di questa Convenzione, la violenza sulle donne fosse del tutto normale e legittima. Si vede proprio che non abbiamo grossi problemi da affrontare.  Possiamo permetterci il lusso di mantenere quasi mille parlamentari, a circa 15 mila euro al mese, più annessi e connessi, per passare il tempo a discutere, votare e approvare una norma che, in pratica, non è niente di più che una dichiarazione di intenti che, astrattamente, condanna la violenza sulle donne. Ora siamo tutti più tranquilli; eccetto le donne che,  alla faccia di Istanbul, del Consiglio europeo,  del Parlamento e della Convenzione, continueranno a subire violenze.

Istanbul, dove da una decina di giorni si scontrano manifestanti e polizia, causando morti, migliaia di feriti, migliaia di arresti. Istanbul e Ankara, dove gli agenti usano  idranti caricati con sostanze urticanti e sparano lacrimogeni ad altezza d’uomo. Ne hanno usati tanti (circa 130.000) che hanno esaurito le scorte di lacrimogeni e ne hanno dovuto ordinare con urgenza altri 100.000, insieme a 60 nuovi cannoni ad acqua e 60 blindati. La Turchia che vorrebbe entrare a pieno titolo nell’Unione europea. La Turchia del premier Erdogan che proprio ieri ha affermato “Non riconosco il Parlamento europeo” ed ha minacciato di usare l’esercito contro i manifestanti. Ecco, quella Turchia che da giorni sta dando prova di ricorrere a sistemi di repressione della protesta piuttosto duri.  E noi andiamo a firmare una Convenzione del Consiglio d’Europa contro la violenza proprio a Istanbul, a casa di un Erdogan che non solo non ha scrupoli ad usare la violenza, ma non riconosce nemmeno il Parlamento europeo.

Ma anche altrove non se la passano meglio. In Grecia hanno chiuso le reti televisive di Stato, salvo poi riaprirle momentaneamente, in attesa di decidere di che morte devono morire o se saranno affidate a privati. Visto che c’erano hanno chiuso anche l’orchestra sinfonica nazionale. Sono messi così male che forse decideranno di smontare il Partenone e venderlo a pezzi come souvenir ai turisti.

In Venezuela, invece, hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo, definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa. Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez. Quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche.  Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali)  nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.  Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!

Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere,  non hanno latte?  Ipotesi non contemplata, ci pensa  il governo a garantirlo, per legge.  In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo…

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Poveri ricchi!

di , 19 Gennaio 2013 16:12

“I ricchi vadano all’inferno“, ha sentenziato di recente l’orecchinato pugliese col rosario sempre in tasca. Quello che ha dichiarato di avere un sogno; sposare in chiesa il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete. Eddy e Nichi oggi sposi:  scambio delle fedi, giuramento di amore eterno, marcia nuziale di Mendelssohn, lancio di riso e del bouquet, confetti, “Viva gli sposi” e “Auguri e figli maschi“…no, pardon, meglio non specificare il genere.  Oggi  che va di moda la sessualità incerta, vaga, indeterminata o “sessualità fluttuante” come l’ha definita Paola  Concia, augurare  ”figli maschi” è quasi un insulto, una bestemmia; ti accusano subito di omofobia. Allora meglio tenersi sul generico e fate un po’ i figli che vi pare;  diciamo né maschi, né femmine, una via di mezzo, così…come viene viene. Tempi moderni.

Nella puntata di Servizio pubblico, con ospite Berlusconi, uno dei figuranti della giostra santoriana, del quale non ricordo il nome (ma non è una lacuna grave, si può sopravvivere), ha letto il suo bravo compitino su Berlusconi. Da Santoro tutti hanno il loro bravo compitino da svolgere sotto l’attenta direzione del capo banda. O forse, visto che si tratta di una sceneggiata in cui si recita apparentemente a soggetto, ma in realtà secondo un preciso canovaccio, bisognerebbe dire “capocomico“, come quelli di una volta, ai tempi delle riviste e dell’avanspettacolo. Ma almeno quelli facevano ridere. Bene, il nostro figurante, invece che fare all’ospite precise domande di carattere politico, come sarebbe stato naturale e logico, visto che siamo in campagna elettorale, ha fatto un lungo e noioso excursus sull’attività delle aziende berlusconiane, evidenziandone la crescita economica e, addirittura, quantificandone il valore di mercato, il profitto e l’introito giornaliero. Più che un giornalista che interloquisce con un candidato in periodo elettorale, sembrava un consulente finanziario che analizza i dati della Borsa. Ma al nostro tribuno per eccellenza “Michele chi?” tutto è concesso.  Anzi, passa per grande esempio di giornalismo.

Insomma, anche questo figurante, in pratica, ha attaccato Berlusconi perché è ricco. Questa è la litania che sentiamo ripetere quotidianamente dai vari esponenti della sinistra. E’ una specie di ritornello che ripetono ad libitum. Ognuno, secondo le circostanze, recita la propria strofa sui vari argomenti; la politica, la cronaca, la società, la giustizia, le tasse, la sanità, etc.  Ma poi, come lupi che rispondono all’irresistibile “Richiamo della foresta“, una specie di  istinto ancestrale, ecco che intonano il ritornello: i ricchi sono malvagi, sono ladri, devono pagare più tasse, sono gli odiati padroni, sfruttatori del popolo, sono brutti, sporchi e cattivi. Dagli ai ricchi!

Come se essere ricchi sia una colpa grave della quale vergognarsi o addirittura un reato. Del resto, questi odierni comunisti, rivisti e corretti, adattati ai tempi, revisionati e ripuliti in maniera da renderli più presentabili, secondo le modernissime tecniche di marketing, si presentano come riformisti, democratici, progressisti, liberal; ma sempre comunisti sono. Tutti eredi di quel periodo, metà ottocento, crogiuolo di idee anarchiche, socialiste e comuniste, in tutte le loro sfumature. Una ideologia che ha segnato più sconfitte che vittorie (basta pensare al fallimento di tutti i tentativi di creazione di Comuni agricole in quel periodo, specie in Svizzera).

Ma, soprattutto, teniamo a mente la tragica esperienza della rivoluzione d’ottobre russa del 1917 che, per realizzare il perfetto stato comunista, ha eliminato circa 50 milioni di persone.  Salvo poi, dopo 70 anni, accorgersi che è stato un fallimento totale e ricominciare da capo, come se nulla fosse accaduto, e diventare capitalisti, riconoscere la proprietà privata ed il libero mercato. Tanto che oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo sono russi. Sulla stessa strada, lentamente, ma inesorabilmente, si sta muovendo anche la Cina. Eppure questa ideologia conta ancora moltissimi seguaci. Per loro è sempre valido il famoso motto di Proudhon: “La proprietà è un furto“.

Ma se la ricchezza è così sconveniente, perché tutti cercano di arricchirsi? E perché anche i capipopolo comunisti non disdegnano gli agi ed il confort di un alto tenore di vita, da ricchi borghesi? Che strani questi comunisti nostrani. Predicano l’uguaglianza, la lotta ai ricchi sfruttatori, ma, sotto sotto, veleggiano su barche a vela da 18 metri, vestono firmato, hanno ville e villette di prestigio, sono ospiti immancabili nei salotti romani o  milanesi della ricca borghesia, possiedono immobili di lusso, aziende agricole ed altro ancora. Insomma, da rivoluzionari d’ottobre in ritardo, sono diventati ricchi borghesi e si fanno chiamare democratici e liberal. Sulla curiosa ed incredibile metamorfosi dei comunisti italici vedi “Marxismo liberale“.  Ed ancora “Lavavetri e comunisti bucolici“.  Che bello fare i comunisti in Italia!

Mi viene in mente una mia vecchia battuta. Quasi lapalissiana, del tipo delle vecchie massime che recitava, alla fine della storia, l’assistente cinese di Nick Carter, in una vecchia serie televisiva “Fumetti in TV

Dice il saggio: “Meglio un ricco che fa politica di chi fa politica per diventare ricco“.

Silenzio Spagna

di , 30 Novembre 2011 15:33

Quando Zapatero vinse le elezioni fu salutato con grande entusiamo dalla stampa di sinistra che lo osannava come grande riformatore che avrebbe portato giustizia, prosperità e ricchezza. Una specie di faro di riferimento per l’Europa intera. E , per lungo tempo, tutto ciò che lo riguardava trovava ampio spazio nelle prime pagine. Poi, col passare del tempo, l’entusiasmo iniziale è un po’ scemato, quando si sono resi conto che quella specie di sosia spagnolo di Mr. Bean non era quel grande statista che sembrava e che il governo socialista si dimostrava un fallimento totale.

Di recente in Spagna si sono svolte le elezioni. Il partito socialista è crollato, toccando il minimo storico, ed il partito popolare ha stravinto ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento. La notizia è stata data senza troppo clamore, nemmeno in apertura, ma a metà pagina. Ed il giorno dopo era scomparsa del tutto. In rete non c’è più traccia. Il fatto è che se vince il centro destra non si deve dare troppo spazio, meglio minimizzare e non parlarne. Così hanno decretato il silenzio stampa. O meglio, il silenzio Spagna.

Il socialismo à la carte.

di , 21 Maggio 2008 17:40

Il socialismo mi ricorda il menu "à la carte". Talvolta, al ristorante, ci troviamo di fronte ad una lista che sembra inventata da un "creativo" in vacanza, piuttosto che dallo chef. Nomi fantasiosi ed invitanti che evocano piatti prelibati e raffinati e che, invece poi si rivelano delle pietanze semplicissime, neppure tanto buone. Così nel menu à la carte del socialismo ci troviamo concetti altisonanti come "Libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, accoglienza, tolleranza, difesa dei deboli, etc…". Davanti ad un menu così ricco, differenziato ed invitante, non c’è che l’imbarazzo della scelta ed ognuno può optare per una o più delle pietanze proposte, oppure, per i più ingordi, ordinare tutta la lista. Salvo poi avere delle sorprese, come succede al ristorante, e ritrovarsi nel piatto qualcosa di diverso da ciò che si immaginava.

Succede, infatti, che se diamo uno sguardo spassionato alla storia recente ci rendiamo conto che tutti quei Paesi in cui si è imposto un regime che ha portato lutti, miseria, morte, abolizione della libertà e dei diritti, stranamente ci trovate sempre la magica parolina "socialismo": dalla ex Unione delle Repubbliche Socialiste sovietiche alla Cina di Mao, dalla Cambogia di Pol Pot alla Corea del nord, dalla Cuba di Castro al socialismo di quel Chavez che non è ancora propriamente un dittatore come il suo idolo Fidel, ma sta studiando e si sta applicando con grande impegno per diventarlo. Le eccezioni sono davvero pochissime e, proprio perché sono eccezioni, confermano la regola. Spesso lo si chiama anche "Comunismo", ma, come succede al ristorante, cambia il nome, ma la pietanza è la stessa, magari con qualche piccola variazione, dovuta all’influenza della cucina locale, che può rendere il cibo appena passabile, pesante da digerire o addirittura causare intossicazioni più o meno gravi.

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Chiaro e tondo.

di , 12 Ottobre 2007 11:42

"Il socialismo è una psicopatologia di massa."

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