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La morale è un optional

di , 10 Giugno 2016 08:49

In politica la morale è un optional; si può avere o non avere. Anzi, meglio averne due, una di scorta. La doppia morale fa sempre comodo, è come la legge: per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Storia vecchia, non fa più nemmeno notizia. Specialisti in questa sottile arte della morale double face è la sinistra; è una conseguenza della presunta superiorità morale. Siccome sono “superiori” moralmente, anche quando fanno le peggiori porcherie ( e ne fanno a iosa, come e più degli avversari), il partito deve sempre restarne fuori, pulito; chi sbaglia lo fa per responsabilità personale e non tocca il partito che resta sempre pulito. Al contrario se qualche avversario commette reati è perché è il suo partito che è corrotto. L’esempio più tragico fu quello dei brigatisti rossi, che erano rossi, erano comunisti, ma il PCI non c’entrava nulla; erano “compagni che sbagliano“.  Quella curiosa interpretazione delle responsabilità del partito, che deve sempre restare fuori,  non è cambiata nel tempo; è sempre quella, ferma ai “compagni che sbagliano“.

Altro clamoroso esempio di questa doppia morale e dell’estranietà del partito alle malefatte dei suoi dirigenti lo si ebbe in occasione dell’inchiesta “Mani pulite” che, di fatto, decapitò l’intera classe politica dirigente italiana, coinvolgendo tutti i partiti: tutti meno uno, il PCI. In quel caso, il principio applicato dai magistrati e che portò in tribunale decine e decine di dirigenti politici (alcuni finirono direttamente in carcere e qualcuno ci morì) era quello che i dirigenti “non possono non sapere” quello che succede all’interno del partito; specie in merito a finanziamenti illeciti. Così inguaiarono Craxi, Forlani e tutti gli altri. Tutti, eccetto i dirigenti del PCI. Il partito comunista non solo riceveva finanziamenti illeciti come tutti, ma da decenni era abbondantemente finanziato da Mosca (cosa che era risaputa).  In tempi di guerra fredda e di cortina di ferro ricevere finanziamenti da una potenza ostile non era solo finanziamento illecito, ma poteva configurarsi come intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma niente di questo fu contestato al PCI.

Anche quando si scoprì l’esistenza di “fondi neri” in Svizzera, riconducibili al PCI, il compagno Greganti si accollò tutta la responsabilità, escludendo qualunque coinvolgimento del partito e dei dirigenti, dichiarando che si trattava  di un suo conto personale. Ed il bello è che gli credettero (o finsero di credergli). Come credettero anche a chi disse che non sapeva nulla di qualcuno che entrò nella sede romana del PCI, in Via delle Botteghe Oscure, con una valigetta piena di 150 milioni di lire. Era provato che c’era stato un versamento di denaro, ma non si trovava materialmente colui che lo aveva ricevuto. Inspiegabilmente, nel momento della consegna della valigetta, in ufficio non c’era nessuno: forse erano tutti al bar o erano distratti, o dormivano. Ergo, il denaro è stato consegnato, ma nessuno lo ha preso. Sono i bizzarri paradossi giuridici all’italiana. E, stranamente, il principio che il capo “Non poteva non sapere“, in questo caso non si applica. Curioso, vero? Forse anche la magistratura ha una morale ballerina; forse hanno addirittura due codici diversi e separati da usare secondo i casi e le circostanze. Questo è l’andazzo della politica, della magistratura, della sinistra e Così è se vi pare; e anche se non vi pare.

Certo, anche a destra non scherzano, ma a sinistra è proprio una caratteristica innata; forse la doppia morale te la danno con la tessera. Ti iscrivi al PD e ti danno la tessera, il distintivo, la bandierina, il manualetto “La doppia morale: istruzioni per l’uso“, e l’attestato di scienza enciclopedica  infusa che ti autorizza a partecipare a tutti i salotti televisivi e discutere con autorevolezza di tutto lo scibile umano; avendo sempre, ben inteso, la verità in tasca. Le ultime elezioni ne danno ancora una volta la conferma, anche se non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il PD si è lamentato con Giannini, conduttore di Ballarò, perché, a loro dire, ha mostrato dei cartelli con i risultati elettorali, dai quali risultava un forte calo di voti, che sarebbero fuorvianti: “Il PD all’attacco di Ballarò. Cartelli sul voto fuorvianti - Ballarò dimostra (numeri alla mano) il flop elettorale di Renzi. IL PD accusa “E’ fazioso”. E chiama in causa la Bignardi “Chiarisca la violazione”. Il PD ha perso una vagonata di voti, è vero, ma non si può dire; e se lo dici sei fazioso e fuorviante. Ora, la faziosità dei programmi televisivi è risaputa, come pure che quasi tutti i conduttori sono di sinistra e quindi la loro faziosità è ben individuata, scontata, a senso unico; basta saperlo. Fra tanti programmi faziosi, uno dei più faziosi era proprio Ballarò, condotto da Floris; come del resto è sempre stata, ed è tuttora,  faziosa tutta RAI3, da sempre feudo del PCI, PDS, DS, PD. Allora, lamentarsi va bene, denunciare la faziosità di programmi e di conduttori anche, ma dovrebbe esserci un limite, perché se all’improvviso, dopo anni di faziosità sinistra di quel programma, e di tanti altri,  qualcuno si sveglia per accusare Ballarò di faziosità si passa il limite della vergogna.

E’ solo l’ennesima dimostrazione pratica della doppia morale sinistra. Finché la faziosità è a loro favore (come lo è da decenni), la chiamano informazione, giornalismo, inchiesta, o intrattenimento, spettacolo, satira. Se però non gli è favorevole, allora scatta l’allarme; non è informazione corretta, è fuorviante. Non ricordo proteste quando per anni ed anni, su tutti i canali, i “cartelli fuorvianti” erano quelli di Floris, Santoro, Gad Lerner, TeleKabul. Non sento proteste nemmeno per quelli attuali di Iacona, Formigli, Greco e l’allegra brigata dei conduttori militanti, addetti stampa del partito mascherati da opinionisti o giornalisti, giullari e pennivendoli di regime che affollano ogni giorno ed a tutte le ore i salotti televisivi. E nemmeno per le interviste su tutti i canali a Renzi (da Annunziata a D’Urso, Fazio, Del Debbio, Vespa, Gruber), sempre solo e senza contradditorio. E non sento proteste nemmeno per l’atteggiamento sempre aggressivo nei confronti del centrodestra, di Salvini in particolare (fino a raggiungere il vero e proprio insulto) su quasi tutti i talk show, politici e non politici, e programmi vari di militanza politica mascherata da intrattenimento o satira (Crozza e Fazio-Littizzetto fanno scuola; ma per anni in TV hanno imperversato Dandini, Guzzanti e programmi come “Parla con me“, autentico spot militante di sinistra mascherato da satira. Ma nessuno ha mai denunciato la loro faziosità: quella è satira). Ricordiamo ancora “Rockpolitic” di Celentano, un autentico grande spot elettorale a favore della sinistra e di Prodi (si era in prossimità di elezioni). Ma non ricordo lamentele ed accuse di faziosità: quello era spettacolo. I sinistri sono così; se la faziosità è a loro favore è sempre giustificata, la chiamano spettacolo, informazione o satira. Se è sfavorevole, è grave faziosità ed informazione fuorviante. La morale degli ex/post comunisti travestiti da democratici mi ricorda una battuta di Woody Allen sui politici: “L’etica dei politici è una tacca sotto quella dei pedofili.”.

Il mercato dei voti a Napoli

Ricordiamo ancora le scene di rom, cinesi e immigrati di varia provenienza, in fila per votare alle primarie del PD a Napoli, Milano, Roma. E ricordiamo anche che alcuni hanno dichiarato tranquillamente che per andare a votare ricevevano dei soldi. Ma trattandosi di primarie del PD tutto finisce a tarallucci e vino; niente di grave, sono casi isolati e non intaccano l’immagine del partito che è sempre quello dei duri e puri, persone perbene che hanno le mani pulite (rubano come e più degli altri, ma usano i guanti). Bene. La cosa, però, si è ripetuta anche alle ultime elezioni a Napoli (ma non è detto che non avvenga anche in altre città); ci sono testimonianze e video che lo dimostrano. Ma anche in questo caso tentano di minimizzare. Si tratta di candidati nelle liste PD che “comprano” i voti. Ma come sempre finisce che li considerano casi isolati e la responsabilità è personale; il partito deve sempre restare fuori. Sono del PD, ma il Pd non c’entra. Anzi, fanno di più; diventano le vittime, perché questi episodi gettano una luce poco simpatica sul partito che viene danneggiato, quindi…il PD è “parte lesa“.  E non gli scappa nemmeno da ridere. Lo ha dichiarato serenamente al TG,  la vice presidente del PD, Debora (senza la H) Serracchiani: “Il PD è parte lesa“. La foto a lato la mostra in tutto il suo splendore, naturale, senza trucco né inganno. Molto diversa da come appare, carina e sorridente, doverosamente truccata in Tv. E’ l’emblema delle due facce del PD: una pulita, buona rasserenante, perbene, moralmente integra, come si presenta agli elettori; l’altra, senza trucco, al naturale, com’è nella realtà.

Se le porcate le fanno gli avversari è perché sono tutti corrotti, se le fanno loro sono vittime, sono “parte lesa“.   Le magagne del centrodestra sono sempre fatti gravissimi, quelle del PD sono sciocchezze, quisquilie, pinzillacchere, casi isolati, la responsabilità è personale, il PD è pulito, candido e innocente come un angioletto. Da ridere; questa non è politica, è cabaret. Intanto, però, la procura, poco propensa a vedere il lato comico della questione, ha già aperto un’inchiesta; vedremo chi riderà per ultimo. Anche Marrazzo, allora governatore del Lazio, venne scoperto a fare i festini a base di coca con una trans brasiliana. Ma per Santoro e tutta la claque sinistra, non era l’imputato, era la vittima di un complotto; sotto processo erano i carabinieri che l’avevano scoperto. Anche Marrazzo era vittima, era  “parte lesa”. A sinistra ragionano così. Ma guai a farglielo notare; si alterano, si adombrano, si offendono e magari vi accusano di strumentalizzare i fatti per scopi elettorali. Per questa gente dall’ipocrisia congenita e la doppia morale in dotazione di serie, vale sempre un famoso titolo di Cuore:Hanno la faccia come il culo“.

 

Bastardi e moralisti col timer

di , 18 Novembre 2015 20:28

Nei giorni scorsi un titolo di Libero sulla strage di Parigi ha scatenato una bufera di proteste. Indignazione, denunce ed accuse di incitamento all’odio.

Ecco il titolo incriminato e l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro. Tutti scandalizzati, indignati ed offesi per quel titolo. Perfino a Che tempo che fa su RAI3 sabato scorso, alla presenza di Fazio e di Gramellini,  Geppi Cucciari ha letto il suo pistolotto, a metà fra il comico ed il moraleggiante, citando proprio certi giornali che titolano “bastardi” e proseguendo con “stronzi razzisti” che incitano all’odio. Dalle parole si intuiva che prendeva di mira Salvini e un quotidiano. Chissà perché ho pensato che si riferisse proprio a Libero. Infatti, come ho accertato il giorno dopo, non mi sbagliavo. Alludeva proprio al titolo riportato a fianco. E, tanto per gradire,  a quel Matteo Salvini, che ormai ha sostituito Berlusconi come bersaglio preferito degli strali della stampa e dei comici. Sembrerebbe proprio che il grande pericolo per l’Italia non sia l’invasione incontrollata dei disperati di mezzo mondo, non la presenza di possibili jihadisti islamici sul nostro territorio (sono circa mille quelli schedati come potenzialmente pericolosi), non la possibilità di attentati come a Parigi, non la crescente insicurezza delle nostre città dovuta alle attività criminali di bande di stranieri, non il proliferare di moschee senza controllo che diventano centri di indottrinamento e arruolamento di volontari pronti a combattere per il jihad. No, il vero gravissimo pericolo è un titolo di Libero che chiama “Bastardi islamici” i terroristi che hanno fatto strage a Parigi, e Salvini che dice semplicemente quello che pensano milioni di italiani e che, per questo, viene accusato di essere xenofobo e razzista.

Così si sposta l’attenzione dal vero problema, il pericolo reale del terrorismo islamico, e si pone come argomento di interesse pubblico un falso problema che si fa passare come insulto all’islam e incitamento all’odio. Ma su questa manipolazione dell’informazione e stravolgimento della realtà la sinistra ci campa da sempre. E chi si permette di denunciare questa subdola operazione mediatica di controllo e strumentalizzazione dell’informazione viene prontamente messo al rogo e tacciato di fascismo, razzismo e xenofobia. Così si delegittima l’avversario politico additandolo come nemico pubblico numero uno, colpevole di tutti i mali del mondo.

Ed infatti, giusto per distrarre l’attenzione, parte la campagna mediatica anti Libero, che si attua sulla stampa ed in tutti i talk show televisivi, dove l’argomento principale non è il pericolo del terrorismo islamico, ma l’insulto “Bastardi islamici“. Facciamo solo due esempi. Il primo è un articolo di Fabrizio Rondolino su L’Unità: “Bastardi a chi?: Libero senza limiti“. Dice Rondolino che la scelta di Libero è sbagliata e pericolosa, perché dà un’idea errata dell’islam e perché incita all’odio. Evidentemente un termine che potrebbe, ipoteticamente, suscitare sentimenti di odio, per Rondolino è più grave dell’odio (non presunto, ma vero e reale) di chi in forza di quell’odio spara all’impazzata su una folla di ragazzi facendo 130 morti.  Punti di vista.

Il secondo è quello della denuncia, con richiesta di danni morali e materiali subiti,  presentata dal giornalista Maso Notarianni nei confronti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, come riportato dal Fatto quotidiano che pubblica anche copia della denuncia: “Belpietro denunciato“. La motivazione è sempre quella: “Queste parole istigano all’odio.”. Che anime sensibili.

Sembrerebbe che la nostra stampa presti un’attenzione particolare a non urtare la sensibilità dei lettori e, soprattutto, ad evitare accuratamente qualunque parola, termine, frase o immagine che possa in qualunque modo provocare sentimenti di odio. Sarà così? Vediamo. Se andassimo a scovare sui media tutti i messaggi, i titoli, le frasi, i riferimenti che potrebbero istigare all’odio, sarebbe un lavoro immane, senza fine. Allora facciamo ancora due soli esempi, proprio riferiti alle testate sopra citate: L’Unitàil Fatto quotidiano.

Questa vignetta comparve nel 2008 su “Emme“, l’inserto del lunedì de L’Unità, diretta allora da Concita De Gregorio, quella che ha sempre l’aria afflitta da Madonna addolorata e che, pertanto, si deduce abbia una sensibilità enorme ed una particolare attenzione a non offendere nessuno e, ancor meno, a pubblicare qualcosa che possa essere di stimolo all’odio.  Ma allora questa vignetta di Mauro Biani, con un ragazzo che minaccia di sparare al ministro Renato Brunetta, cos’è? Un invito alla pace ed alla fratellanza universale? Una dichiarazione d’amore per Brunetta? Questo non potrebbe incitare all’odio e, magari, istigare qualcuno poco equilibrato a mettere davvero in atto ciò che si vede nella vignetta? Oppure davvero all’Unità pensano che mostrare un tale che spara a Brunetta sia meno pericoloso di un titolo di Libero che definisce bastardi quelli che bastardi lo sono davvero, perché hanno fatto una strage,  e islamici lo sono pure, senza alcun dubbio, perché agiscono in nome del profeta urlando “Allah è grande”? Forse sì, visto che per loro questa è satira e dovrebbe essere divertente. Che strane convinzioni hanno all’Unità. Del resto è risaputo che da quelle parti la morale è doppia; la si usa secondo le circostanze e la convenienza.

Vediamo un altro esempio di giornalisti che si scandalizzano per il titolo di Belpietro, quelli che sono attentissimi ad evitare qualunque possibile causa di istigazione non solo all’odio, ma anche ad una semplice innocua antipatia. Parliamo di Marco Travaglio, quello che in TV dall’amico Santoro, apriva il breviario e leggeva la sua omelia settimanale con inclusa morale conclusiva dal suo “Vangelo secondo Marco“…Travaglio, ovvio . A dicembre 2009 in Piazza Duomo tale Tartaglia lanciò in faccia a Berlusconi una pesante miniatura del Duomo procurandogli varie lesioni. Si scatenarono i commenti sulla stampa. Alcuni denunciavano il fatto che l’aggressione fosse il risultato di una continua campagna di odio messa in atto dalla stampa. Altri, per non riconoscere le proprie responsabilità, spiegarono l’aggressione col fatto che Berlusconi era un “provocatore”, che era lui a scatenare l’odio, che era lui, come affermava Di Pietro,  che “istigava alla violenza”,   e che in fondo “se l’era cercata“. Se invece che Berlusconi avessero colpito un esponente di sinistra, le reazioni sarebbero state di tutt’altro tono; ma non divaghiamo.

Travaglio, uomo tutto d’un pezzo che non conosce mezze misure e che grazie agli articoli e libri contro Berlusconi deve in gran parte le sue fortune come giornalista e scrittore,  andò anche oltre e non solo non condannò l’aggressione di Tartaglia, ma rivendicò il proprio diritto a odiare Berlusconi. Ecco cosa scriveva il nostro evangelista santoriano: “Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?” (Si può volere la morte di un politico“). E ancora “Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio.”. E per giustificare il suo odio accusa Berlusconi di essere il personaggio più violento visto nella politica italiana: “Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana.”. Eh, esagerato! (Qui l’articolo completo: “La politica non prevede la categoria del sentimento“). Chiaro? Roba da far invidia ai più spietati criminali della storia, ad Al Capone, Dillinger, Jack the ripper, Adolfino sette bellezze in arte Führer, il grande padre Stalin e via criminalizzando. Al suo confronto l’ex terrorista D’Elia, quello che è finito in Parlamento a fare il segretario del Presidente della Camera Bertinotti, era un mansueto ed innocente agnellino. E Francesco Caruso l’antagonista che era presente ovunque ci fossero disordini di piazza, barricate e scontri violenti con la polizia, eletto in Parlamento con Rifondazione comunista, era un  pacifista e attivista della non violenza.

Si può arrivare a questo livello di odio personale e dichiararlo pubblicamente sulla stampa senza alcuna conseguenza? Quelle parole istigano all’odio, oppure sono un messaggio di affetto? Dov’erano allora gli indignati di oggi? Ma la domanda è questa: perché odiare apertamente e dichiaratamente Berlusconi è un diritto e dire, come ha fatto Calderoli, che la Kyenge ricorda un orango è reato, si viene denunciati e si pagano i danni? Perché Travaglio rivendica il diritto a odiare senza che nessuno lo condanni, e se solo ci si azzarda non a odiare, ma anche solo a guardare storto  negri, gay e stranieri, si viene accusati di omofobia, xenofobia e razzismo e, se dovesse passare il ddl Scalfarotto, si rischiano pesanti sanzioni e perfino la galera? C’è una logica in questa morale? No, non c’è, è quella che chiamo “morale col timer“, che si accende e si spegne a comando, secondo le circostanze e la convenienza. Travaglio può odiare, gli altri no. Questa è la morale sinistra, in tutti i sensi.

E questi poi si scandalizzano per quel titolo di Libero? Suona talmente falso, in malafede, ipocrita e moralmente deplorevole, che Antonio Polito, giornalista e direttore del Riformista (oggi scrive sul Corriere), invitato da Santoro a partecipare ad una puntata di Annozero dedicata proprio all’aggressione di Milano, declina l’invito e ne spiega le ragioni in un pezzo sul suo giornale. L’articolo non più raggiungibile in rete, fu però ripreso dal sito Dagospia “Polito rigetta l’invito di Annozero”. Ecco l’incipit: “Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.”. Ed in riferimento alle frasi sopra riportate sul diritto all’odio, continua: “Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.”. Se ci fosse una logica nel moralismo della sinistra, dovrebbe essere stato Travaglio ad essere condannato fermamente ed escluso da Annozero e dalla TV, e non Polito a rinunciare a partecipare. Ma in quel caso l’Ordine dei giornalisti, sempre attento anche all’uso della terminologia (non si può dire clandestino, zingaro, nomade; sono offensivi), non ha avuto niente da dire.

Gli esempi di moralismo ambivalente sono all’ordine del giorno e costellano l’intera storia della nostra Repubblica, prima e seconda. E benché sia una caratteristica umana abbastanza diffusa,  è la sinistra che eccelle in quest’arte e ne fa un uso costante, scientifico; è la loro specialità, da sempre.  Ce l’hanno nel Dna, è una peculiarità storica. Per la sinistra non esiste una verità obiettiva; esiste una lettura della realtà che varia secondo la convenienza. Diceva Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito“. Ecco, quella era ed è tuttora la morale della sinistra. Ma non bisogna dirlo; si offendono.

E’ un insulto aver definito quei criminali “Bastardi islamici“? Allora vediamo un altro esempio illuminante di ciò che intendono a sinistra per insulto e di come ciò che conta non sia l’insulto in sé, ma chi lo pronuncia.

La ragazza nell’immagine a lato è Dacia Valent, per anni militante di sinistra, prima nel PCI poi in Rifondazione comunista, eurodeputata, convertitasi all’islam, fondò la IADL ( Islamic Anti-Defamation League) per tutelare le persone di fede islamica. Morta nel 2015 dopo una vita piuttosto burrascosa, sia in ambito politico che familiare. In occasione della morte di Oriana Fallaci commentò sul suo blog con questo titolo “Tumore 1 – Oriana 0“. E già questo la dice lunga sul rispetto umano e la sensibilità di questa persona. Ma in quel tempo insultare la Fallaci era all’ordine del giorno. Oggi, dopo la tragedia di Parigi, in molti cominciano a rivalutarla,  riconoscendo che sul pericolo islamico aveva ragione. Uno per tutti, Pigi Battista sul Corriere (“Scusaci Oriana, avevi ragione“), la ricorda citando un passo famoso: “Intimiditi dalla paura di andar controcorrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.“.

Allora era il bersaglio preferito della sinistra. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere un’attrice comica, faceva la parodia della Fallaci inviata di guerra, indossando un elmetto; e la insultava augurandole che le venisse un cancro. Non sapendo, o fingendo di non sapere, che il cancro Oriana lo aveva già. Quanta sensibilità e rispetto per le persone, per la malattia e per il dolore. Questi personaggi che bazzicano a sinistra, specie se sono intellettuali, sono così sensibili che evitano di usare parole che possono avere un significato spregiativo, come negri, zingari, clandestini. In compenso possono tranquillamente odiare Berlusconi e sperare che crepi presto, o augurare un cancro alla Fallaci. Ma se gli insulti vengono da sinistra non sono insulti; loro li chiamano satira. Ecco, se vuoi capire la sinistra devi imparare il loro linguaggio, che non sempre corrisponde a quello comune.

Nei confronti di Oriana Fallaci, colpevole di aver scritto dei libri che mettevano in guardia contro l’islamizzazione dell’Europa (cosa che si sta verificando), ci furono insulti e offese da parte di tutti gli esponenti del culturame di sinistra; era una gara a chi la insultava più pesantemente. A Firenze organizzarono un corteo per protestare contro di lei e contro i suoi libri. In prima fila Dario Fo e la sua degna consorte Franca Rame la quale, salita sul palco, inveì contro la Fallaci, urlando che con i suoi libri istigava all’odio, che lanciando allarmi contro il pericolo islamico diffondeva il terrore; e “chi diffonde il terrore è terrorista“, concludeva con una logica tutta sua, riscuotendo gli applausi della piazza.  Questo era l’atteggiamento dei sinistri di allora. Forse quegli stessi che oggi cominciano a pensare che Oriana avesse ragione.

Ma, come ho detto spesso, a sinistra hanno i riflessi lenti, sono duri di comprendonio, hanno bisogno di tempo per capire gli errori. Per capire l’errore e l’orrore, la tragedia, la devastazione economica e morale di un’intera grande nazione come la Russia, ed i milioni di vittime  della rivoluzione d’ottobre, hanno impiegato 70 anni. Ecco, questa è la misura dei loro tempi di reazione. Quindi i terroristi non erano quelli delle Torri gemelle, la terrorista era Oriana.  Questo dicevano ed urlavano le anime belle della sinistra. Davano della terrorista alla Fallaci perché metteva in guardia contro il pericolo islamico. Ma per i nostri moralisti ambivalenti, chiamarla allora “terrorista” o augurarle un cancro, era meno grave di quanto lo sia oggi definire “bastardi islamici” i terroristi parigini. Basta intendersi. Chissà quanto impiegheranno per rendersi conto del tragico errore che è il buonismo terzomondista e l’apertura delle frontiere a tutti i disperati del mondo. Ma certo, quando lo capiranno, troveranno mille pretesti per giustificarsi e scaricare ogni responsabilità.

Quando a gennaio 2015 morì la nostra comunista musulmana, qualcuno la ricordò con questo montaggio, riportando delle espressioni non proprio gentili nei confronti degli italiani. Adesso bisognerebbe spiegare perché per i comunisti di oggi dire “Bastardi islamici” è un gravissimo insulto, ma per i comunisti di ieri dire “Italiani bastardi, italiani di merda” non lo è. E, soprattutto, perché nessuno allora denunciò la Valiant chiedendo danni morali e materiali, come ha fatto Maso Notarianni nei confronti di Belpietro. E magari si fosse limitata a quegli insulti; è andata oltre, l’elenco è lungo ed è riportato in un post che pubblicò il 10 gennaio 2008 sul suo sito, oggi chiuso. Ma gli insulti, che venivano spesso ripresi in rete, erano così pesanti che qualcuno pensò che si trattasse di una bufala e chiese ad un sito specializzato nello scovare e smascherare bufale in rete (Bufale.net), di accertare la correttezza delle affermazioni della Valiant. Nonostante il sito sia chiuso da tempo, grazie al lavoro dello staff di Bufale.net, è stato possibile recuperare l’intero testo che si può leggere al link appresso (Se siete di stomaco forte potete azzardarvi a leggere l’intero articolo. Ma bisogna stare attenti, ci sono più insulti che virgole): “Dacia Valent: notizia vera“.

Breve riassunto degli insulti riportati: “Italiani di merda, italiani bastardi (questa è solo la presentazione, il titolo)…Perlasca un fascista di merdame ne fotto degli italiani bianchi e cristiani...Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…Brutti come la fame…volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie…Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità…marci siete e marci rimarrete …coglioni…i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi…quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali…Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti…schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana…zecche e pulci come voi…quei maiali dei vostri vecchi…cani bastardi…italiani bastardi, italiani di merda.”. Non male, in confronto a questa Belpietro è un santo.  Ma siccome la “signora” era di sinistra, questi non sono insulti, sono solo un accorato sfogo personale contro la società corrotta. Amen.

Ma non finisce qui. Sarà bene riportare anche un altro esempio di come le reazioni siano diverse rispetto agli insulti e la fonte da cui provengono. E qui bisogna citare anche il Papa. Subito dopo  l’altra strage parigina dei redattori di Charlie Hebdo, disse: “Se offendete la mia mamma aspettatevi un pugno in faccia.” (Papa, pugni e kalashnikov). Più chiaro di così non poteva essere; se tu mi offendi è naturale che io risponda all’offesa, anche con la violenza (perché un pugno non è una carezza). E se è naturale è giusto; lo dice il Papa. Quindi, considerato che le vignette offendevano l’islam, la reazione violenta è giustificata, a costo di fare una dozzina di morti. Ho detto spesso che questo Papa parla troppo, spesso a sproposito e forse non si rende conto di quello che dice, degli effetti delle sue parole e di come possano essere interpretate o travisate. Ma una cosa è chiara, non si possono offendere i musulmani, né con affermazioni, né con vignette che possono recare offesa al profeta, ai suoi seguaci, e provocare reazioni violente. Bene, abbiamo capito, i musulmani sono molto sensibili, suscettibili, meglio non provocarli perché per un nonnulla si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco, è lo stesso. Ai cristiani, invece, gli si può fare di tutto; porgono sempre l’altra guancia.

Ed ora vediamo quest’altra vignetta, ancora da Charlie Hebdo. Raffigura la Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Non precisamente rappresentate secondo l’iconografia classica. Se dovessimo prendere alla lettera ciò che dice il Papa, da buoni cristiani dovremmo sentirci offesi da questa vignetta blasfema. E, sempre secondo le indicazioni papali, dovremmo reagire con un pugno. Invece non è successo niente. Nessuno ha protestato per questo “insulto”, nessuno ha preso le armi, nessuno ha denunciato i vignettisti; nemmeno il Papa. Ora, il solito pignolo potrebbe osservare che il Papa ha detto che reagisce se offendono la sua mamma, ma questa vignetta non prende di mira la madre, ma il Padre. Ergo, non è da considerare offensiva ed ecco perché il Papa non si sente offeso e non reagisce. Sì, deve essere questa la spiegazione. Ecco perché i cristiani si possono insultare in ogni modo possibile, si possono ammazzare, incendiare le chiese (meglio se con i cristiani dentro), si possono fare vignette blasfeme di ogni genere, tanto non ci offendiamo, anzi, le consideriamo espressione della libertà di stampa; sono satira. Ma guai ad accennare anche lontanamente a qualcosa che riguardi i musulmani. Ecco perché questa vignetta sulla Trinità è “satira”, ma quelle su Maometto sono un insulto. Ecco perché Valiant può dire “italiani bastardi, italiani di merda” e non succede niente, ma se Belpietro titola “bastardi islamici” succede il finimondo, lo denunciano e chiedono pure i danni morali e materiali. Quali siano poi questi danni morali e materiali non è chiaro, ma sono certo che ci sarà un giudice che saprà individuarli.

Non è un titolo come quello di Libero che istiga all’odio. E’ come accusare qualcuno per nascondere le proprie magagne. Se in Italia c’è qualcuno che istiga all’odio, e lo fa da sempre, è proprio la sinistra che si nutre di odio nei confronti degli avversari che considera nemici da combattere, da abbattere, da eliminare. La principale fonte di odio è quel Partito comunista che ha sempre fondato la propria battaglia politica e propagandistica sulla lotta di classe che, tradotta in pratica, significa odio di classe; l’odio è connaturato all’ideologia marxista. E su quest’odio hanno sempre diviso l’Italia e gli italiani. Una volta il nemico da combattere era la DC, era Moro, era Andreotti, i fascisti poi è stato Berlusconi, Bossi, Salvini o quei pochi giornalisti che non fanno parte del coro della stampa di regime che canta all’unisono le litanie del pensiero unico della sinistra.

Ma l’odio e la violenza non sono prerogative proprie della lotta politica. L’istigazione all’odio e alla violenza noi la riceviamo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, internet. E qui bisognerebbe aprire un altro triste e tragico capitolo; quello degli effetti devastanti dei mass media sulla società. Altro che “Bastardi islamici”. Gli insulti gravi sono altri  e ben più dannosi del titolo di un quotidiano. Senza tornare troppo indietro, solo una settimana fa, prima della strage di Parigi, a proposito di un altro insulto che ha fatto scalpore e suscitato polemiche, il termine “ebreaccio” detto da Tavecchio (che animi sensibili abbiamo in Italia, si offendono per un niente, per una parola, una battuta anche ironica, specie se riguarda ebrei, musulmani, gay o zingari). dicevo che gli insulti che fanno male non sono quelli, sono altri, ben più gravi: “Razzismo, ebrei e censura“. Altri post sull’argomento sono riportati nella colonna a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza“.

Vedi:

- Popper: Tv e violenza (video intervista)

- Ti odio, ti ammazzo

- AdolesceMenza

- Il mondo visto dalle mutande

- Il Papa ha ragione

- Pane, sesso e violenza

- Quando i bambini fanno “Ahi”

- Manicomio Italia

Scandali e peccati

di , 11 Settembre 2015 07:19

Vespa e Casamonica. Ha suscitato polemiche e proteste la presenza a Porta a porta della figlia ed un nipote del boss recentemente scomparso. Il sindaco Marino, particolarmente indignato forse per sentirsi chiamato in causa per il funerale show,  attacca duramente Vespa: “penso che a guardare Porta a Porta si faccia peccato e bisogna confessarsi“. Quest’uomo è sprecato in politica; avrebbe più successo nel mondo dello spettacolo.

Forse poteva fare a meno di invitarli (anche se l’occasione per fare lo scoop era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire), ma Vespa è una vecchia volpe, aveva certamente già messo in conto che quella intervista avrebbe suscitato critiche e polemiche. Ma sapeva benissimo che il tutto avrebbe avuto un ritorno positivo in termini di ascolti (oggi il parametro più importante per valutare il successo un programma televisivo è l’indice di ascolto) e che il clamore suscitato  sarebbe stato un ottimo lancio  per rilanciare il  suo programma in avvio di stagione.

Ogni giorno, a tutte le ore e su tutti i canali,  la televisione è invasa in particolare da due categorie: cuochi e politici. Gli uni cucinano, gli altri mangiano (meglio se a sbaffo). Politici bianchi e neri, rossi e verdi, i quali, per comune sentire, non sono proprio simbolo e icona di onestà, rettitudine morale e provate capacità. Visti gli esiti quasi tragici del loro operato e la quasi totale e generale mancanza di stima di cui godono,  dovrebbero vergognarsi di apparire in pubblico. Invece occupano in maniera permanente tutti gli spazi possibili lasciando credere che le inutili ed inconcludenti chiacchiere da salotto, che è la loro specialità,  siano attività politica. E lo fanno con la complicità di conduttori compiacenti i quali, a loro volta,  fingono che quella inutile ed inconcludente sceneggiata quotidiana sia informazione e “servizio pubblico“. E nessuno si indigna o protesta.  Anzi, paghiamo un canone per vederli.
Allora non capisco tanto scandalo e indignazione per la presenza di quelle persone nello studio di Bruno Vespa,  visto che oggi in televisione si vede di tutto, di più  e di peggio.  E fra nani e ballerine, oche e sciacalli, cuochi e opinionisti, cani e porci, saltimbanchi e cantastorie, si fa fatica a distinguere i politici dai ciarlatani da fiera, malfattori di ogni risma, furfanti e farabutti,  scarti bocconiani mal riusciti,  impostori e millantatori che vantano titoli inesistenti,  ladri specializzati con master in economia, maghi e illusionisti della finanza creativa e poveri  rubagalline di paese. Ed infine ci si dovrebbe chiedere perché tanta indignazione contro Vespa, mentre nessuno si indigna per i tanti casi di  mafiosi, camorristi, pregiudicati vari e perfino assassini e responsabili di stragi ai quali viene riservato ampio spazio mediatico e interviste esclusive perché fanno notizia. Perché fa scandalo Vespa che intervista la figlia di Casamonica, e non faceva scandalo Santoro che intervistava Massimo Ciancimino, figlio del boss don Vito, indagato per calunnia e associazione mafiosa?
Ancora e sempre la doppia morale sinistra. Quella per la quale è buono e giusto ciò che conviene ed è riprovevole ed esecrabile  tutto ciò che non conviene e non è funzionale alla causa. Dice Marino che  “ a guardare Porta a Porta si faccia peccato e bisogna confessarsi“. Ma se guardare Vespa è peccato, che tipo di peccato è sostenere una classe politica fallimentare, votare  personaggi come Ignazio Marino ed eleggerlo sindaco della Capitale d’Italia?  E’ un peccatuccio veniale, oppure è un gravissimo peccato mortale? Ce la caviamo con qualche Ave Maria o dobbiamo sperare nell’indulgenza plenaria promessa da Papa Francesco per il Giubileo?

Eclissi di sole

di , 20 Marzo 2015 00:58

Domani potremo assistere ad una eclissi di sole. L’ultima volta che ne abbiamo vista una fu circa dieci anni fa.  Ecco che cosa scrivevo allora sulle reazioni delle diverse forze politiche. Oggi non cambierebbe di molto. Basta cambiare qualche nome; niente di nuovo sotto il sole.

Eclissi di sole (marzo 2006)

L’eclissi di sole, visibile anche in Italia, non ha mancato di suscitare reazioni contrastanti da parte delle due coalizioni politiche. La sinistra accusa il Governo di non aver fatto nulla per evitarla. Fassino attacca: “L’Italia è stata oscurata da un Governo incapace e fallimentare”.  Berlusconi ribatte assicurando di aver fatto tutto il possibile e specifica “L’Italia è nella media europea. L’eclissi è stata contenuta entro i limiti previsti dalla Commissione europea per le eclissi, si è tenuta al di sotto del 70% e comunque ha fatto meglio del Kenia, dove è stata del 100%”.  Bertinotti replica “La Groenlandia ha fatto meglio dell’Italia. Questo governo ha penalizzato le fasce più deboli ed i pensionati, togliendogli anche un po’ di sole”.

Di Pietro chiarisce che “L’Italia dei valori chiede che Berlusconi riferisca in Parlamento, che vengano accertate le responsabilità del Governo ed i colpevoli siano assicurati alla giustizia”. Pecoraro Scanio, leader del sole che ride, considera l’eclissi un gravissimo attentato alla democrazia ed un tentativo di scoraggiare l’uso dell’energia solare, e denuncia la destra che vuole sfruttare l’evento a scopi elettorali: “Hanno voluto oscurare il nostro simbolo”. Emma Bonino, rivendicando il laicismo dello Stato, stigmatizza l’eclissi come una inaccettabile interferenza clericale ed un tentativo della Chiesa di tornare all’oscurantismo. D’Alema accusa Berlusconi di non aver rispettato il contratto con gli italiani: “Aveva promesso più sole per tutti”. Rutelli è molto più esplicito e chiaro, e con la solita acutezza precisa che non ci sono più le eclissi di una volta e  Berlusconi dimentica che “Chist’è o paese do sole. E quando saremo noi al governo garantiremo eclissi controllate e finalizzate a garantire un’abbronzatura ai ceti più deboli”. E lascia i giornalisti cantando a squarciagola “O sole mio sta in front’a te…”.

Santoro, sentendo Rutelli cantare, ne approfitta per rivendicare “Voglio il mio microfono”. Giovanni Floris (quello di Ballarò), prima che Santoro gli freghi il microfono, si affretta a porre una domanda cruciale sulla eclissi: “Dove ha fallito il Governo?”. Il “Sole 24ore” esce in edizione straordinaria con un titolo a nove colonne: “Attentato alla libertà di stampa. Vogliono oscurarci”. Diliberto denuncia che l’eclissi è un complotto ordito dalla CIA e dal  Mossad israeliano per lasciare al buio gli amici palestinesi ed annuncia una manifestazione al grido di “Più sole alla Palestina”. Parisi e Castagnetti, non avendo capito bene di cosa si parla, accusano comunque il Governo e chiedono le dimissioni di un ministro, uno qualunque, a caso.

Prodi ribadisce che “Non ci saranno nuove tasse sulle eclissi”. Bertinotti insiste nel voler tassare le eclissi dei più ricchi. Mastella smentisce Bertinotti, affermando che questo non è nel programma concordato. Vladimir Luxuria smentisce Mastella affermando che anche i PACS non sono nel programma, ma si faranno comunque. Rosi Bindi fa notare che anche Vladimir Luxuria non era nel programma, eppure è in lista. Grillini smentisce Rosi Bindi facendo notare che Luxuria, come i PACS, era nel programma, ma sotto un altro nome.

Prodi invita a restare uniti e ribadisce che, se andrà al Governo, non ci saranno tasse sulle eclissi. Qualcuno tenta di smentire Prodi, altri smentiscono chi smentisce Prodi e mentre tutti si smentiscono a vicenda, il gruppo si allontana, seguito a distanza da Santoro che continua ad urlare “Voglio il mio microfono!”. E mentre Rutelli commenta con la solita profonda acutezza “Domani è un altro giorno…”, il sole lentamente si eclissa all’orizzonte.

 

Satira e razzismo

di , 24 Ottobre 2014 17:56

L’anno scorso, durante un comizio, Roberto  Calderoli disse che quando vedeva Cecile Kyenge, ministra per l’integrazione, pensava ad un orango. Mai l’avesse detto. Si scatenarono tutte le trombe buoniste indignatissime per l’affermazione “razzista” dell’esponente della  Lega Nord.  In seguito ad un esposto del Codacons, la procura di Bergamo aprì un fascicolo (vedi “Calderoli indagato per razzismo“) per “istigazione all’odio razziale ed ingiuria ad un organo istituzionale“.

Lo scorso dicembre, a Che tempo che fa, Luciana Littizzetto, per ironizzare sulla bocciatura da parte della Consulta della legge elettorale detta “Porcellum“, portò in studio un maialino vero, vivo e vegeto. L’Associazione animalisti, che non ha gradito la trovata comica, ha presentato un esposto per “maltrattamento di animali” nei confronti della Littizzetto che, pertanto, è finita nel registro degli indagati della procura milanese (Luciana Littizzetto indagata).

Che relazione c’è fra le due notizie? Apparentemente nessuna. Ma c’è una terza notizia che le lega e ne svela il nesso. La notizia è questa. Ieri sera a Servizio pubblico su La7, in chiusura della puntata nella quale era ospite, fra gli altri,  l’eurodeputato leghista Borghezio,  il solito Vauro mostra le sue vignette. La prima prende spunto proprio dall’esposto degli animalisti per la presenza del maialino in TV e l’accusa di presunto maltrattamento.

Ed ecco a lato la vignetta di quello spiritosone di Vauro che, facendo riferimento al maialino della Littizzetto, per difendersi da eventuali accuse di maltrattamenti dell’ospite in studio, dice di aver trattato benissimo Borghezio. In pratica, paragona Borghezio ad un maiale. Ma siccome lui è un umorista (e milita nella parte giusta, quella della superiorità morale), tutto gli è concesso. Resta, però, un dubbio, il solito dubbio sulla doppia morale di questi umoristi, comici,  giornalisti, opinionisti, politici, conduttori televisivi, militanti e moralisti di sinistra. Un dubbio che ci assilla da decenni e che nessuno ha ancora chiarito. La domanda è semplice: perché paragonare la Kyenge ad un orango è un gravissimo atto di razzismo (e si finisce indagati dalla procura) e paragonare Borghezio ad un maiale è solo innocua ed innocente satira?

 

Napolitano e la cresta

di , 12 Febbraio 2014 10:16

Dopo le recenti rivelazioni di Alan Friedman che sollevano molti dubbi sulla correttezza istituzionale del Presidente Napolitano (Hillgate , i misteri del Colle), e confermano con le prove ciò che già si sospettava, ecco un’altra notizietta che riguarda Re Giorgio; quando da europarlamentare faceva la cresta sul rimborso spese. Lo riferiva già un articolo di tre anni fa “Toh, Napolitano…”. citando un video del 2004, di un canale televisivo tedesco, che circolava da tempo su internet. Stranamente quel video oggi non è più disponibile; è stato eliminato da YouTube di recente. Guarda che combinazione! E’ stato, però, ripreso e riproposto l’anno scorso in una puntata di La Gabbia su LA7. Sarà bene rivederlo, tanto per ricordarsi chi sono questi personaggi che si ergono a integerrimi custodi della morale, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sono sempre dalla parte giusta, i “migliori”, quelli che si autodefiniscono “Persone perbene“. Gli stessi che anni fa, ai tempi di Tangentopoli, graziati dalla magistratura amica, proclamavano “Noi abbiamo le mani pulite…”. Ecco, quelli, i compagni di Napolitano…

Stranamente quel video non è mai passato nelle reti televisive italiane. Distratti? Non si sapeva? Non era una notizia importante? Curioso che con tanti giornalisti d’assalto, sempre pronti a denunciare le magagne dei politici, nessuno abbia sentito il dovere di parlarne. Non lo ha fatto Santoro, il tribuno della plebe che da 20 anni usa la televisione per condurre la sua battaglia personale contro Berlusconi. Non ne ha parlato la Gabanelli nelle sue inchieste a Report, dove si denuncia la cattiva amministrazione, la corruzione e gli sprechi della politica. Né lo abbiamo visto a Ballarò di Floris. Nemmeno Fazio ne ha parlato nel suo salottino TV “Che markette che fa…” dove pubblicizza tutto, libri, CD, film in uscita, specie se sono opera di “compagni“.  Non ne hanno parlato i telegiornali, sempre attenti a illuminarci su tutta la spazzatura nazionale ed estera, che chiamano informazione, e sempre pronti a riservare al nostro Presidente Napolitano il suo spazio quotidiano e dove tutti gli starnuti presidenziali diventano notizie di primo piano. “Tutto Napolitano minuto per minuto“; tutto, eccetto questa piccola magagna; non si deve sapere. Eppure tutti sono pronti a scendere in campo per difendere il diritto di cronaca, la libertà d’informazione. Ogni tanto, però, hanno delle amnesie, degli attimi di distrazione; io non c’ero, e se c’ero dormivo.

Non ne sapevano nulla nemmeno i tanti buffoni e giullari di regime sempre pronti a sbeffeggiare i politici (meglio se sono di destra) con qualunque pretesto. Quelli che da anni sono militanti politici mascherati da comici e fanno propaganda mascherandola da satira. Sono un esercito agguerrito, hanno i loro spazi  in televisione, sui giornali, alla radio. Ma nessuno ha mai visto quel video che da anni era su internet, visto da centinaia di migliaia di persone. Lo hanno visto tutti eccetto i nostri comici ed i nostri giornalisti d’assalto. Curioso, vero? Già, è uno dei tanti misteri d’Italia…

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Ultimissime

Box in primo piano sul Corriere.it mostra Prodi appisolato mentre parla Letta (Guarda il video). Dice la didascalia “Letta fra Expo e governo. Ma Prodi si appisola“. Ma il Corriere sbaglia. Quando Prodi dorme, o sembra che dorma, in realtà…sta pensando! Lo aveva rivelato anni fa l’allora ministro Santagata in risposta a Beppe Grillo il quale dichiarò che quando andò a trovare il premier, mentre parlava, Prodi chiuse gli occhi e dormiva: “Prodi-valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte, dopo un po’ dormiva“.  Ne parlavo in questo post del 2007: “Chi è il comico?”.  E c’è ancora chi lo tira in ballo e lo propone come nuovo Presidente della Repubblica. Uno che pensa quando dorme e dorme quando dovrebbe pensare, ma che sarebbe meglio per tutti che continuasse a dormire…farebbe meno danni. Boh…

Meglio tacere

di , 3 Novembre 2013 14:16

Dice un celebre aforisma di Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”. Mi è venuto in mente vedendo ieri il vignettista Vauro, giullare ufficiale della “Corte” del Duca di Sant’ Oro e punta di diamante della satira militante di sinistra, ospite da Lilly Gruber, su LA7. Dice, con l’espressione afflitta di chi ha rimpianto e nostalgia per il “Paradiso perduto dei lavoratori“,  che il comunismo è durato solo 70 anni e poi è finito (per fortuna nostra e loro) perché era accerchiato dal capitalismo (!?).

E’ la conferma che  anche i vignettisti traggono in inganno. Talvolta possono sembrare anche intelligenti; finché non parlano. Se poi sono vignettisti ed anche comunisti, allora la faccenda si complica perché l’inganno è doppio. Anche i comunisti, infatti, si confondono facilmente con la gente comune e sembrano persone normali; finché non parlano!

N.B.

Terzo avviso ai naviganti (Rivolto in particolare aDecima crociata” Facebook)

Quando si copiano dei post in rete e si inseriscono nel proprio sito è buona norma di correttezza citare la fonte ed inserire il link di riferimento. Grazie.

Scimmie, serpenti e presidenti

di , 15 Luglio 2013 11:44

Calderoli dice che quando vede il ministro Kyenge pensa ad un orango. E scatta immediatamente lo sdegno di Stato. Tutti a condannare il gravissimo insulto razzista del leghista Calderoli. In primo piano, ovviamente, lo sdegno del Presidente Napolitano che, come riferiscono “fonti del Quirinale“, è “colpito ed indignato“. Anche quando non interviene direttamente ci pensano le “fonti” a comunicare alla stampa ed al mondo il quotidiano pensiero presidenziale. Sembra che per i nostri commentatori italici la realtà sia vista non per quello che è, ma in funzione della reazione  del Presidente Napolitano. Qualunque sia la notizia, in prima pagina finisce sempre, come apertura, il commento di Napolitano.

L’uomo è misura di tutte le cose...” diceva il buon Protagora. Oggi modificherebbe il suo famoso detto in “Napolitano è la misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“. Sì, abbiamo un Presidente che funge da metro dell’universo, da geometra del cosmo, da giudice unico e supremo dello spazio-tempo.

Il dubbio, però, riguarda la frase di Calderoli. Non possiamo fare a meno, infatti, di ricordare quanti insulti ed epiteti di ogni genere siano stati indirizzati a Berlusconi. Ci vorrebbe un intero libro per elencarli tutti. Da psiconano a mafioso, da criminale a pedofilo, da “serpente a sonagli” (Di Pietro) a “cancro” (Vendola).

Allora il dubbio è questo. Perché dire che la Kyenge ricorda una scimmia è un gravissimo insulto razzista e scatena la reazione indignata e bipartisan di tutti i partiti e delle alte cariche dello Stato, e dire che Berlusconi è un serpente a sonagli non è un insulto e nessuno si indigna? Presidente Napolitano, lei che ha l’indignazione facile, ci spiega la differenza?

Perché se Borghezio dice che la nomina della signora congolese come ministro dell’integrazione  è stata una scelta “del cazzo“, l’affermazione è gravissima e Borghezio viene espulso dal suo gruppo al Parlamento europeo e se Vendola dice che Berlusconi è un “cancro della politica“ è semplice dialettica e nessuno si indigna? Presidente Napolitano ci spiega la differenza?

Perché Sabina Guzzanti, quella che è convinta di far satira e di essere simpatica e divertente (la gente ha strane convinzioni) sul palco in piazza Navona, qualche anno fa,  disse che Mara Carfagna era diventata ministro perché “succhiava l’uccello a Berlusconi” e nessuno si indignò (nemmeno il Presidente), anzi applaudirono? (Guarda il video). Perché paragonare la Kyenge ad una scimmia è un gravissimo insulto razzista e dire che la Carfagna fa i pomp… i servizietti alla Monica Lewinsky  è satira? Presidente, ce lo spiega?

Perché dare della scimmia a qualcuno è un insulto e dare del serpente è un complimento? Perché dire che la nomina di Kyenge ministro è stata una scelta sbagliata è un insulto razzista e dire che Berlusconi è un cancro è una semplice battuta, un’opinione? Avere tratti scimmieschi è una sensazione devastante, mentre avere un cancro è una piacevole sensazione? I serpenti a sonagli sono molto più carini, simpatici, miti e mansueti delle scimmie? Preferire i serpenti alle scimmie non è una ingiustificata discriminazione nei confronti delle povere scimmie? E le pari opportunità e l’uguaglianza, concetti così cari alla sinistra buonista? Un altro illustre esponente del socialismo europeo, l’ex premier spagnolo Zapatero, riteneva che le scimmie ci somiglino tanto che voleva addirittura estendere ai primati il riconoscimento dei diritti umani (vedi “Zapatero e le scimmie“). E allora perché essere paragonati alle scimmie è un insulto?  Anzi, da buoni socialisti lo si dovrebbe considerare un onore. Ma allora, Presidente, da buon ex/post comunista, perché si indigna? Ce lo spiega?

Già, il nostro Presidente ha l’indignazione facile. Ma deve essere una caratteristica acquisita di recente. In passato era meno suscettibile a queste indignazioni. Per esempio non si indignò quando, da europarlamentare,  dei cronisti della televisione tedesca gli chiesero spiegazioni sui rimborsi di viaggio. La questione passò sotto silenzio. Nessuno dei solertissimi giornalisti d’inchiesta nostrani, da Santoro a Gabanelli, da Annunziata a Iacona, da Ruotolo a Travaglio, se ne occuparono. Strano, vero? Vedi sotto…

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Non si indignò neppure quando, in pieno processo “Mani pulite” sui finanziamenti illeciti ai partiti, Bettino Craxi  lo tirava in ballo a proposito dei lauti finanziamenti che il PCI riceveva da Mosca e di cui Napolitano non poteva non essere a conoscenza. Vedi sotto…

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In Italia abbiamo l’indignazione elastica, a tempo, col timer. Si attiva o si spegne secondo i luoghi e personaggi. Non c’è una regola fissa. Ci si indigna o meno secondo le circostanze; dipende. Ora, per tornare a Calderoli, bisogna riconoscere che ha sbagliato. E giustamente provoca l’indignazione generale, dal Presidente super indignato speciale a tutte le altre anime belle del Bel Paese. Io stesso mi sento indignato, non avrei mai pensato di paragonare la Kyenge ad una scimmia per una ragione semplicissima; le scimmie mi sono simpatiche, tanto che ne ho scelta una, nelle vesti di Amleto, come avatar.

Satira monotematica

di , 21 Maggio 2013 09:39

Tempo fa mi è capitato di vedere, facendo zapping, una “comica” (si fa per dire) che, il pomeriggio domenicale, a “Quelli che…”, faceva l’imitazione di Nicole Minetti. L’ho capito perché lo diceva la conduttrice, Victoria Cabello, altrimenti non avrei capito chi stesse imitando. Era talmente brutta, non so se naturalmente o a causa del trucco, che pensai: ma è così brutta la Minetti? Poi mi è capitato di vedere la stessa “comica”, ancora con la Cabello,  che imitava Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi. E di nuovo ho pensato: ma è così brutta la Pascale? Ieri, a Striscia la notizia, nella rubrica “Che satira tira“, ho visto l’ultima performance della nostra “comica”; l’imitazione della deputata del PdL Michaela Biancofiore. Ed ancora ho pensato: ma è così brutta la Biancofiore?  Intanto proprio ieri, leggendo un articolo su Libero, ho scoperto che la nostra “comica” si chiama Virginia Raffaele. Buono a sapersi. Poi, pensandoci bene, e ricordando qualche immagine delle ragazze imitate penso che non sono affatto così brutte come le presenta la nostra “comica”, anzi. Allora l’unica conclusione è questa: non sono Minetti, Pascale e Biancofiore ad essere brutte, è la Raffaele ad essere orribile. Spiegato il mistero.

Ciò che mi ha sorpreso, invece, è che Libero le dedichi un articolone, con tanto di fotografia, e definisca la sua imitazione della Biancofiore ”Strepitosa“. Se anche quelli di Libero si sono rincoglioniti significa che davvero per la nostra povera Italia non c’è speranza di salvezza. Ma davvero non si rendono conto di quanto anche questa ennesima “comica” sia perfettamente in linea con la strategia mediatica della sinistra e che sia solo l’ultimo acquisto di quella  banda di comici militanti che hanno capito che per avere successo bisogna stare a sinistra e sparare a zero contro Berlusconi, il PDL e la destra? Davvero non l’hanno capito?

Ora, sorvoliamo sulla qualità artistica delle sue imitazioni che definire “penose” è già un complimento. Facciamo finta di non vedere che i personaggi imitati vengono esasperati in atteggiamenti, tic e discorsi che non hanno alcun riferimento reale, ma sono solo frutto della fantasia della Raffaele e della sua voglia di sbeffeggiare e ridicolizzare i personaggi imitati. Facciamo il caso di Francesca Pascale. Dove l’ha sentita parlare in quel modo sguaiato, come lei la presenta? E’ talmente fuori dal giro del gossip che le sue foto in rete sono pochissime e non è certo un’assidua frequentatrice di salotti televisivi. Anzi, non la si vede mai. E allora come fa la nostra “comica” a dipingerla come una “vaiassa” da quartieri spagnoli?

C’è un’altra considerazione da fare. Nessuno si chiede come mai la Raffaele, imita Minetti (ex consigliere PDL in Lombardia), Francesca Pascale (fidanzata di Berlusconi) e Michaela Biancofiore (deputata PDL), ovvero solo personaggi dell’area PDL e non personaggi della sinistra che pure in fatto di “soggetti” offre un vasto campionario? Sarà un caso? Ecccheccaso…direbbero a Striscia! E quelli di Libero non lo notano? Ed è proprio indispensabile dedicarle un articolone in prima pagina, definendola addirittura “strepitosa“?

Questa promozione mediatica di comici di regime lasciamola fare al Corriere, a Repubblica, a coloro che li usano come strumenti di propaganda. Il Corriere, per esempio, ha un’attenzione particolare per Maurizio Crozza. Tutte le sue imitazioni, gag, battute e siparietti a Ballarò, finiscono in prima pagina, con tanto di video. Lo fa per due buoni motivi. Il primo è che così facendo fanno pubblicità al suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che va in onda su LA7, rete della Telecom che è anche fra gli azionisti che controllano lo stesso Corriere. Quindi è pubblicità gratuita per la stessa azienda. Il secondo motivo è che anche Crozza fa parte di quella schiera di personaggi dello spettacolo che sono funzionali alla sinistra ed alla strategia politica che usa l’arte, la cultura, il cinema, la canzone, la satira, come arma di propaganda.

Sarà un caso che poi il Corriere venda i DVD di Crozza allegati al quotidiano? Sarà un caso che sempre il Corriere pubblichi articoli (veri e propri spot pubblicitari per il comico e per i suoi DVD) che ne esaltano la bravura “Ci fa ridere fino alle lacrime” (!?) evitando accuratamente di dire che dietro Crozza c’è uno stuolo di autori che scrive battute e monologhi per lui? (Leggete questo illuminante articolo: Il mondo di Crozza, mille facce da ridere). E’ solo un caso? Eccheccaso!

Sembra che a destra non abbiano capito, a parte qualche timida protesta quando certi comici eccedono, che esista una precisa strategia di propaganda camuffata da satira o da eventi culturali, che la sinistra applica scientificamente da decenni. Anche Crozza, per esempio, basa i suoi spettacoli in gran parte sull’imitazione e la parodia di personaggi dell’area di centro destra: da Berlusconi a Bossi, a Formigoni, a Briatore, a Maroni, a Renato Brunetta. Sono i personaggi fissi dei suoi monologhi ai quali aggiunge, di volta in volta, personaggi di secondo piano, ma quasi sempre di area PDL, come Razzi o Nitto Palma. E quando cita personaggi della sinistra, come Bersani, o il Presidente Napolitano, tanto per dire che la sua satira è “super partes” (ma non lo è affatto), lo fa sempre con un atteggiamento benevolo, amichevole, da vecchi compagni. Atteggiamento ben diverso da quello che usa nei confronti di Berlusconi. Anche la satira non è tutta uguale; dipende da chi si vuole prendere di mira e da come lo si fa.

Ma forse non tutti hanno capito quale sia l’importanza dei media e dello spettacolo ai fini della propaganda e della creazione del consenso. Ho paura che molti ne sottovalutino la portata. Prendiamo il caso del “Salone del libro” di Torino. Un importante evento culturale che si potrebbe chiamare più propriamente “Salone del…libretto rosso“, vista la larga partecipazione di autori illustri, tutti rigorosamente di area sinistra. E’ un’occasione non solo per far conoscere le ultime novità editoriali, ma anche per organizzare convegni, incontri e dibattiti pubblici. Ma, per gli stessi motivi ai quali ho già accennato, diventa l’occasione per far sfilare la solita compagnia di giro dell’intellighenzia di sinistra.

Sono quei personaggi che monopolizzano la cultura ed i media, quelli che saltano da un salotto televisivo all’altro, e devono farsi in quattro per essere presenti a tutti i convegni, seminari, incontri, premi letterari, manifestazioni culturali di ogni genere. Sono ancora quelli che tengono conferenze, lezioni pubbliche, rilasciano interviste, scrivono su vari quotidiani e ogni tanto si beccano anche una laurea honoris causa. Ormai l’hanno data a Zoff, a Valentino Rossi, ad Andrea Camilleri; una laurea honoris causa non si nega a nessuno. Sono sempre loro, sempre gli stessi. Li trovi dappertutto ci sia un palco, un premio da ritirare, una telecamera che li riprende, dai più prestigiosi premi letterari alla sagra della porchetta.

Così sul palco di questo “Salone del libretto rosso“, vediamo Roberto Saviano, Matteo Renzi, Daria Bignardi, Serena Dandini, che vanno a presentare la loro ultima fatica letteraria. Il caro sindaco di Firenze lo stesso giorno era ospite in TV a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.  Ormai lo si vede ovunque, ai convegni, ai congressi, alle assemblee, in televisione a reti unificate, deve avere il dono dell’ubiquità, come Padre Pio. Fra poco lo faranno santo. Ed ancora Umberto Eco, Eugenio Scalfari che approfitta del palco e del pubblico per dire che chi vota PDL è un idiota. E ancora Massimo Gramellini il quale, non soddisfatto di essere vice direttore de La Stampa, ha il suo spazio televisivo da Fabio Fazio dove gioca a fare il Travaglio di RAI3, leggendo il suo “Vangelo“, a metà strada fra giornalismo e cabaret (come si usa oggi) naturalmente senza contradditorio (Santoro, Travaglio, Saviano hanno fatto scuola), ma con una spalla preziosa, Fazio,  che lo asseconda. Poteva mancare alla rassegna del libro di Torino? Certo che no, visto che gioca in casa.

E ancora Gianni Riotta, Asor Rosa, Flores d’Arcais, Vito Mancuso e tanti altri più o meno noti o in cerca di gloria, sempre pronti ad occupare una poltrona, a maneggiare un microfono, a firmare autografi, a regalare consigli non richiesti, a dispensare massime e minime al popolo che li ascolta in estasi, come i pastorelli a Fatima. Ecco una buona rappresentanza di questa strana specie di “animali da palcoscenico“…

Facessero attenzione

di , 22 Aprile 2013 13:17

E basta con questi strafalcioni lessicali. Sono un pugno nello stomaco. Ho detto spesso, notando errori grossolani  compiuti specie sui siti in rete, che un conto è lo scrivere distrattamente messaggi veloci sui social network, altro è scrivere titoloni sulle prime pagine dei maggiori quotidiani. Quando si ha la responsabilità della comunicazione e si è pagati per svolgere un compito in cui necessitano professionalità e competenza, non si può usare un gergo colloquiale da mercato rionale. Ci sono alcune regole fondamentali da rispettare. Soprattutto perché ciò che passa in rete e che tutti leggono, diventa, automaticamente, qualcosa da imitare, grazie alla supposta serietà ed autorevolezza della fonte.

Ed ecco l’ennesima perla quotidiana presa, ancora una volta, dalla maggiore agenzia d’informazione italiana, l’ANSA.

La frase di Mastrangeli è un chiaro invito, rivolto al M5S, affinché prendano la decisione in “streaming“, ovvero in maniera che tutti possano vedere e sentire le accuse, le motivazioni e l’eventuale decisione in merito all’espulsione. Quel “Facessero” è quindi inteso come imperativo: “lo facciano…in streaming”. E non come congiuntivo: “Se lo facessero in streaming…sarebbe corretto“.

Si potrebbe osservare che, però, quel titolo riporta una frase virgolettata e, quindi, l’errore non sia del redattore, ma di Mastrangeli. In ogni caso, per correttezza d’informazione, si potrebbe riportare la frase all’interno del testo, ma si dovrebbe evitare di riportare l’errore nel titolo. Ma il guaio è che, invece, leggendo il pezzo per scrupolo, vediamo che già nelle prime righe viene ripresa la dichiarazione di Mastrangeli che dice: “Pretendo che ci sia una diretta streaming e rivendico trasparenza“. Non dice “facessero“. E allora da dove nasce quel titolo? Ovvio, dalla fantasia e dall’estrosità del redattore.

L’uso del congiuntivo al posto dell’imperativo, anche come esortazione,  è una caratteristica dialettale del meridione, specie della Campania. Niente da dire se viene usato nel linguaggio comune. Ma quella forma dialettale, usata per trasposizione nella lingua italiana, è un errore grossolano. Allora, tutti coloro che operano nel mondo della comunicazione (radio, televisione, stampa, internet) dovrebbero evitare di commettere simili errori. Anzi, hanno il dovere di usare un linguaggio corretto. Come dico spesso, noi possiamo sbagliare, voi no. Chiaro?

Una persona che usa regolarmente questa forma dialettale (facessero meglio a…andassero a dirlo a…dicessero cosa vogliono…) è Michele Santoro il quale, infatti, è di Salerno. Eppure il nostro tribuno televisivo è laureato in filosofia. E nessuno in tanti anni di studio, fra un’assemblea scolastica, un corteo ed una barricata sessantottina, gli ha insegnato l’uso corretto delle forme verbali? E nessuno, fra i tanti cervelloni che gli girano intorno, ha il coraggio di fargli notare l’errore? Nessuno si rende conto che poi quella forma dialettale, usata da Santoro in televisione, viene automaticamente legittimata, imitata e può diventare (come in effetti sta diventando) di uso corrente? Infatti sempre più spesso personaggi di primo piano della politica,  della cultura, dello sport, dell’informazione usano questa bizzarra deformazione verbale. Non è la prima volta, per restare al caso riportato oggi,  che compare l’uso disinvolto  di questa forma dialettale nei titoli dell’ANSA. Ci sarà un redattore di Salerno? Magari allievo di Santoro? Boh, misteri redazionali.

Ma il nostro Santoro non è il solo peracottaro televisivo. Un altro ex autorevole direttore del TG1, Gianni Riotta, poi passato a dirigere Il Sole 24ore e poi ex anche del Sole, usava dire “Te” (Come hai detto te…hai ragione te)  al posto del “Tu“. Ma non è un ragazzino di borgata, era il direttore del più importante telegiornale televisivo della RAI. E’ lo stesso discorso fatto a proposito di un altro “bravo conduttore” televisivo, Maurizio Costanzo, il quale usa dire “Se lo sapevo…non lo facevo“. Alla faccia dei congiuntivi e dei condizionali. Bene, anche il signor Costanzo non solo occupa gli spazi televisivi, tiene rubriche in radio e scrive sulla carta stampata ed in rete, ma, incredibile a dirsi, questo esimio ed autorevole cultore della lingua italiana, insegna (o insegnava) comunicazione all’università La Sapienza di Roma. Roba da non credere, ma è vero.

Se questi sono i “maestri“, è ovvio che gli allievi diventino degli emeriti ignoranti i quali, però, a loro volta, andranno ad insegnare ad altri allievi che, imparando da maestri ignoranti,  diventeranno ancora più ignoranti dei già ignoranti maestri. E così via, di male in peggio, verso il baratro dell’ignoranza. E nessuno cerca di porre rimedio. Questa gente sproloquia tranquillamente in TV e sforna strafalcioni quotidiani sulla stampa, ma nessuno sembra accorgersene, nessuno li richiama, nessuno li corregge. Ma non ci sono più direttori in RAI, direttori dei quotidiani o semplici correttori di bozze? E poi ci meravigliamo se l’Italia va a rotoli.

Si potrebbe anche chiudere un occhio, ma questa negligenza e superficialità, dove occorrerebbe più professionalità, a lungo andare diventa insopportabile e fastidiosa. Anche perché questi signori non sono dei ragazzi che inviano messaggini sui cellulari o su facebook o twitter. No, sono personalità di primo piano del mondo dell’informazione e della comunicazione. Sono conduttori televisivi strapagati, sono direttori e redattori di quotidiani, sono persone che si danno arie da grandi firme del giornalismo, di autorevoli esponenti della stampa, di professionisti dalle grandi capacità e competenze. E, soprattutto, sono pagati profumatamente. Gli si potrebbe far notare, con tutto il rispetto, che se avessero studiato  di più e fatto qualche assemblea in meno, oggi non farebbero certe figure di mer…come direbbe Emilio Fede. Già,  “Se facessero più attenzione…eviterebbero tanti strafalcioni“. E forse, se ci fosse più serietà, anche l’Italia sarebbe migliore di quella che è.

Visto che siamo in tema di bizzarrie redazionali, aggiungiamo anche questa. Compare da due giorni nella home page del Corriere.it.  E’ un servizio che mostra diverse foto di D’Alema che va a passeggio col suo cane. Anche in questo titolo c’è un errore evidente. Ed è lì da due giorni. Possibile che nessuno si accorga dell’errore? Sarà un redattore amico di quello dell’ANSA? Stessa scuola? Allora glielo diciamo in stile ANSA: “Caro redattore…facesse attenzione!”

Eh sì, faccia più attenzione a quello che scrive. Quella che viene evidenziata nell’ingrandimento non è una “Presa“, è una spina. C’è una bella differenza.  E’ la spina che ha staccato a Bersani. Se la porta appresso per cercare di nascondere il corpo del reato. Bisogna stare attenti a queste piccole differenze perché, talvolta, possono essere sostanziali. Leggere ogni giorno queste amenità può essere una “Spina nel fianco“. Ma, a lungo andare, questa superficialità redazionale sembra quasi una “Presa per il culo” ai lettori. Chiara la differenza?

Crozza di giornata

di , 13 Marzo 2013 10:12

E’ talmente scontato che puoi scommetterci, vai sul sicuro. Quando apri la pagina del Corriere, il mercoledì o il sabato mattina,  sai già che in alto a destra ci troverai il box riservato a Crozza. Immancabilmente il giorno dopo le sue apparizioni televisive, sia a Ballarò, sia nel suo show su La7, il nostro comico di regime ha il suo spazio riservato sulle prime pagine dei quotidiani on line. Sempre in apertura di pagina, con tanto di link per riascoltare le sue battute ormai scontate e prevedibili. Quando fa il suo siparietto a Ballarò sai già dove andrà a parare. La cosa più interessante del suo monologo, quindi, non sono le sue battute, ma vedere Floris che si diverte da matti. E’ Floris lo spettacolo del siparietto. E’ l’unico a ridere sguaiatamente e senza ritegno, come un ragazzino. Beate anime semplici!

Ed ecco, infatti, il box di oggi, in bella evidenza in alto nella pagina, allo stesso livello delle notizie di primo piano che riguardano la politica ed i fatti più importanti della giornata. Ormai Crozza è sullo stesso piano del Governo, del Papa e dei terremoti. Tanto che non è chiaro se la politica sia una cosa da ridere, oppure se Crozza sia candidato al Quirinale. Del resto ormai pare che la politica, vedi il caso Grillo, sia roba da comici. Il guaio è che non fanno nemmeno ridere.

Sono così presi dal sacro fuoco dell’arte (comica!?) che riescono a fare del sarcasmo anche sulle malattie. Sì, purché il malato sia Berlusconi, altrimenti non è corretto ironizzare sulla salute. Ma per Silvio fanno un’eccezione, sempre. Così ironizzarono quando un tale gli lanciò in testa un cavalletto fotografico. Quando quell’altro pazzo gli lanciò in faccia un modellino del Duomo. Fu motivo di ironia quando ebbe un malore durante un convegno e fu accompagnato fuori a braccia dagli assistenti. Santoro, mandando in onda le immagini di quella scena commentò “Quando c’è la salute…”. Ed è oggetto di scherno l’affezione che lo ha colpito giorni fa.

Tutto ciò che riguarda Berlusconi è oggetto di facile sarcasmo. E’ il loro pane quotidiano. Se Berlusconi lasciasse la politica per loro sarebbe un dramma. Ci campano, è questione di vita o di morte.  Ma ora che Grillo ha deciso di occuparsi di politica, cosa succede? Vedremo i comici che fanno ironia su un altro comico? E poi vedremo Grillo che fa battute su Crozza? E Crozza si candiderà per fare il sindaco di Genova? Visto come vanno le cose non ci sarebbe da stupirci.

Dice Crozza che Ghedini non sa più cosa inventarsi. Non credo che sia stato l’avvocato Ghedini ad inventarsi una diagnosi di “uveite“. Non mi pare che l’oculistica rientri fra le materie di Giurisprudenza. Ma Crozza fa il finto tonto e ci ricava il suo monologo, si inventa un pretesto inesistente. Costruisce un pezzo su una realtà falsa. frutto solo della sua fantasia. E’ quello che fa di solito quando fa le parodie di Formigoni, Marchionne, Maroni. Costruisce dei monologhi facendo dire ai suoi personaggi frasi ed affermazioni mai fatte. Troppo facile fare i comici in questo modo. Se pensiamo poi che dietro i suoi monologhi ci sono diversi autori che scrivono battute per lui ci rendiamo conto che questi nuovi comici che inondano i palinsesti televisivi, al massimo sono quelli che una volta erano i battutari della compagnia. Quelli che divertivano gli amici al bar o i compagni di scuola con qualche battuta spiritosa e tutto finiva lì. Oggi li abbiamo presi e sbattuti sui palcoscenici teatrali, in televisione, al cinema. In mancanza di meglio li spacciano come comici. Bisogna accontentarsi. In mancanza del caviale anche le uova di lompo vanno bene. Siamo diventati una società che campa di surrogati.

Ma soprattutto sono bravi a sfruttare l’onda della satira che oggi rende bene. Tenendo presente un particolare fondamentale: la satira deve essere quasi sempre contro Berlusconi e la destra. E se proprio si deve farla sulla sinistra, che sia benevola, simpatica, senza infierire troppo. Già, perché il popolo di sinistra la satira in casa propria non la capisce e non l’apprezza. Invece si spancia dalle risate quando, anche facendo biasimevole sarcasmo da avvoltoi sulla sua salute, si ridicolizza Berlusconi. E’ bene ricordare che fare satira sulla sinistra è difficile e pericoloso, meglio non farla. Non lo dico io, lo disse un mito della satira italica, il premio Nobel Dario Fo, intervistato nel 2006 da Serena Dandini a “Parla con me” (Si può ridere dei musulmani?). 

Meglio andare sul sicuro e fare del sarcasmo sull’uveite di Berlusconi. Così Giovanni Floris si diverte, gongola per gli ascolti e si fa quattro risate. Gli altri un po’ meno, ma per compiacere il padrone di casa, sorridono e sembrano gradire. Sì,  c’è qualcuno che non sa più cosa inventarsi, ma non è Ghedini. E’ Crozza che si è inventato il fatto che Ghedini abbia inventato l’uveite, tanto per dire le solite quattro banalità fra amici (gioca in casa) che divertono tanto Floris e la sua claque. Si fa bella figura, si guadagna bene ed è sempre meglio che andare a lavorare, magari nelle miniere del Sulcis. Quando i veri comici sono scomparsi e l’umorismo vero è un pallido ricordo, anche Crozza può “inventarsi” comico.  Che squallore.

- Satira libera: dipende…

- Vauro e gli imam pedofili

- Satira e magistrati

- Si può ridere dei musulmani?

- Colorado, che risate!

- Bavagli e querele

- Scimmie e presidenti

- Ballarò; istruzioni per l’uso

- Esercizio di libertà

- C’è poco da ridere

Misteri semantici

di , 11 Febbraio 2013 14:50

Sono anni che continuo a pormi questa domanda: perché tutto quello che fa la sinistra è bene, lecito, sacrosanto, legittimo e normale e se le stesse cose sono fatte dalla destra diventano fatti gravissimi? Il costante uso del doppiopesismo, in tutte le sue applicazioni, è talmente usuale a sinistra che ormai quasi quasi non ci si fa più caso. E’ in atto da quasi 20 anni, da parte della stampa  (a parole indipendente, ma in pratica, come possiamo verificare ogni giorno, quasi tutta schierata a sinistra) una campagna denigratoria e delegittimante nei confronti di Berlusconi. Perfino le battute hanno un diverso rilievo ed una diversa lettura. Le battute della sinistra sono sempre fini, argute e simpatiche, le battute di destra sono sempre offensive e deplorevoli. Misteri semantici.

A proposito, non dite che la stampa è di sinistra. Non si può dire. Anzi, bisogna credere a quello che dicono da anni, che è Berlusconi a controllare l’informazione. Poi scopri che Massimo Mucchetti, vice direttore del Corriere della sera e Beppe Severgnini, sempre del Corriere, si candidano nel PD. Ed il Corriere è un quotidiano serio che si dichiara indipendente. Quello, per intenderci, che in passato, direttore Paolo Mieli, si schierò apertamente a favore di Prodi. Ma al Corriere dicono di essere liberi ed indipendenti. E se lo dicono loro bisogna crederci, perché un   giornalista del Corriere è intoccabile, è  come Bruto; è un uomo d’onore.

Anche il direttore di RAI News24, quella specie di dependance di RAI3, una sorta di TG3 in versione 24 ore, Corradino Mineo, si candida nel PD. Ma non vi venga in mente di dire che RAI News24 sia una rete di sinistra. E’ vero, ma non si può dire, perché  anche Mineo è  un uomo d’onore. Perfino il baffo inviato speciale di Santoro, Sandro Ruotolo, si è candidato con Ingroia, insieme ai compagni di Rifondazione comunista di Ferrero e Comunisti italiani di Diliberto. Ma non azzardatevi a dire che Ruotolo fosse fazioso o che il programma di Santoro fosse di sinistra, perché si offendono. Loro ci tengono a mostrarsi come giornalisti che fanno informazione libera ed imparziale. E se lo dice Ruotolo bisogna credergli, perché anche Ruotolo è  un uomo d’onore.

Anche Ingroia, il magistrato “senza macchia e senza paura“, ha deciso di scendere in campo con un suo movimento sostenuto, come già detto, dai comunisti duri e puri, ma non vi venga in mente di parlare di “Toghe rosse“. Lo stesso Ingroia, di recente, ha confessato l’uso politico delle intercettazioni. Ma guai a parlare di magistratura politicizzata. E’ vero, ma non si può dire, perché Ingroia nega, si dichiara obiettivo e se si parla di toghe rosse lui si offende, perché anche Ingroia è come Bruto; è un uomo d’onore. Abbiamo stampa e giustizia dominati dalla sinistra, ma non si può dire. Anzi, bisogna far credere il contrario. E qualcuno ci crede davvero.

Ingroia e Santoro (q.b.)

di , 25 Gennaio 2013 16:09

Ingroia era ospite a Servizio pubblico di Santoro. Disteso, tranquillo, sorridente; si vedeva chiaramente che aveva la sicurezza di chi sa di giocare in casa. Così era, infatti. Da quando il baffone inviato speciale, Sandro Ruotolo, si è candidato “per spirito di servizio” (così ha dichiarato) con il pm palermitano, per Ingroia è stato come andare a visitare i parenti del fido  seguace. Già, perché Ingroia è stato definito da Oliviero Beha “magistrato senza macchia e senza paura” (Tiscali e la par condicio). Una specie di Ivanhoe moderno. E Ruotolo, ovvio, è uno dei suoi fedeli scudieri; insieme al comunista Ferrero e l’altro comunista Diliberto. Ora partiranno per la missione speciale “Salvare l’Italia“; come Brancaleone alle crociate.

C’è un sacco di gente, ultimamente, che ha deciso di salvare l’Italia. La cosa è preoccupante, vista anche la composizione di questo drappello di temerari che, come il mitico  7°Cavalleggeri “, combattono contro gli indiani per difendere i pacifici (!?) colonizzatori del West. Evviva, Arrivano i nostri…”. Ora bisognerebbe trovare un altro salvatore  che ci salvi dai salvatori. Mah, per restare in tema, potremmo ingaggiare i Magnifici sette!.

Ecco perché si sentiva a proprio agio. Del resto il padrone di casa ha fatto di tutto per accoglierlo in maniera degna, con grande senso dell’ospitalità. Per esempio, ha evitato di fargli trovare davanti  un interlocutore che avrebbe potuto metterlo in difficoltà; come è successo alla prima puntata di “Leader” di Lucia Annunziata, dove era presente Sallusti che ha dato vita ad una accesa polemica sulla legittimità del magistrato a candidarsi a Palermo. No, Santoro è andato sul sicuro e, fra tanti personaggi di rilievo che poteva invitare, ha chiamato Mara Carfagna. Una garanzia di “non belligeranza” e la par condico è salva.

Infatti la Carfagna, tentando di rispondere alle solite accuse contro Berlusconi, pone una domanda precisa: “Se milioni di italiani lo votano (Berlusconi) sono tutti deficienti?”. “Sìììììììì….”, risposta immediata ed all’unisono della claque santoriana. Ora, chiunque non sia molto ingenuo sa bene che il pubblico (scelto accuratamente) di Santoro è una specie di spalla del conduttore, sempre pronto a sottolineare con grandi applausi le battute, le allusioni, le insinuazioni, gli sberleffi del capocomico; specie se contro Berlusconi.  Ecco perché, dando per scontato che la risposta del pubblico sarebbe stata quella che è stata, era assolutamente da evitare di porre quella domanda retorica. Ma la nostra Carfagna non lo sa. Benedetta figliola, ma dove vive, in Burundi? E’ chiaro il perché Berlusconi ha deciso di prendere in mano la situazione e di impegnarsi personalmente nella campagna elettorale. Se avesse lasciato il partito in mano a questi esponenti, avrebbe finito per prendere meno voti di Giannino.

Anche la “saccente” (così l’ha definita Aldo Grasso sul Corriere) Giulia Innocenzi è conforme all’atmosfera amichevole da “visita parenti” che si respira nello studio. Con quell’aria da saputella (dice bene Grasso), il tono monotono, almeno 3 o 4 toni sopra il normale, cantilenante, assente qualunque variazione espressiva, con un’aria da puzzetta sotto il naso, risulta antipatica e particolarmente irritante. Bene, piccolo passo indietro. Ogni volta che Berlusconi è ospite in TV piovono critiche sui conduttori colpevoli di non fare al Cavaliere domande precise e circostanziate per metterlo in difficoltà. Lo stesso Santoro, subito dopo aver ospitato Berlusconi,  ha subito critiche feroci  da parte di tutti i commentatori, specie di sinistra.

Bene, allora vediamo se questa volta la Innocenzi riesce a superare l’esame e fare domande impegnative. Dopo aver ricordato l’incarico ONU   in Guatemala, chiede ad Ingroia se  ritenga che accettare quell’incarico sia stato opportuno. Bella domanda, vero? Chissà quanto ci ha pensato per arrivare a pensare una domanda simile; cattiva, insinuante, pericolosa, imbarazzante. Più o meno come se avesse chiesto “Come ha passato le feste di Natale e Capodanno?“.Beh, ma non è da tutti fare le interviste. Per arrivare a queste altezze giornalistiche bisogna essere del mestiere ed avere una lunga carriera alle spalle. La Innocenzi non ha niente di tutto questo, ma fa finta di non saperlo.

Il nostro ospite, cercando di spiegare il suo nuovo impegno in politica, ha fatto un lungo e confuso discorsetto accennando vagamente a forze e partiti che sono presenti nella società, ma non in Parlamento. Anche un bambino capisce che si riferisce ai comunisti. Ma Ingroia non pronuncia mai quella parolina “comunismo“. Questi comunisti hanno uno strano senso del pudore; sono comunisti, ma preferiscono non parlare di comunismo. Come Napolitano che, in occasione della giornata di commemorazione dei caduti nelle foibe iugoslave, riuscì a tenere un lungo discorso senza mai citare la parola “Comunismo”. Non è da tutti, bisogna avere doti particolari per avere queste grandi capacità dialettiche; oppure basta essere comunisti.  (Foibe ed amnesie).

Ora, i comuni mortali,  davanti ad un Ingroia che di punto in bianco abbandona un prestigioso incarico ONU, lascia il Guatemala, torna in Italia e si butta in politica, creando un suo movimento “Rivoluzione civile“ che viene sostenuto da Rifondazione comunista di Ferrero e dai Comunisti italiani di Diliberto, sarebbero caduti nella trappola ed avrebbero fatto una domanda facile facile, scontata e banale: “Ingroia, lei è comunista?”. Così, tanto per “Vedere l’effetto che fa…”, cantava Iannacci.

Sì, ma voi non siete giornalisti, non fate i conduttori televisivi, non siete abilitati. Insomma, non finirete mai in televisione a fare domande scomode agli ospiti. Bene, questo è tutto,  cosa sia successo dopo non lo so. Appena Santoro ha annunciato che dopo la pubblicità, sarebbe arrivato Travaglio, ho spento. Il medico mi ha proibito espressamente di seguirlo, pena gravi complicazioni al fegato, al cuore ed alla zona scrotale. Sì, questi tribuni mediatici sono pericolosi: Santoro, Travaglio, Lerner, Annunziata, Iacona…dovrebbero avere una targhetta, un avviso, come le sigarette: “Nuoce gravemente alla salute.

Bisognerebbe evitarli accuratamente, come lo zucchero per i diabetici o il glutine per i celiaci. E se proprio non riuscite a farne a meno, assumeteli a piccole dosi, moderatamente, come il sale e le spezie nelle ricette di cucina: Q.B. (quanto basta).

Poveri ricchi!

di , 19 Gennaio 2013 16:12

“I ricchi vadano all’inferno“, ha sentenziato di recente l’orecchinato pugliese col rosario sempre in tasca. Quello che ha dichiarato di avere un sogno; sposare in chiesa il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete. Eddy e Nichi oggi sposi:  scambio delle fedi, giuramento di amore eterno, marcia nuziale di Mendelssohn, lancio di riso e del bouquet, confetti, “Viva gli sposi” e “Auguri e figli maschi“…no, pardon, meglio non specificare il genere.  Oggi  che va di moda la sessualità incerta, vaga, indeterminata o “sessualità fluttuante” come l’ha definita Paola  Concia, augurare  ”figli maschi” è quasi un insulto, una bestemmia; ti accusano subito di omofobia. Allora meglio tenersi sul generico e fate un po’ i figli che vi pare;  diciamo né maschi, né femmine, una via di mezzo, così…come viene viene. Tempi moderni.

Nella puntata di Servizio pubblico, con ospite Berlusconi, uno dei figuranti della giostra santoriana, del quale non ricordo il nome (ma non è una lacuna grave, si può sopravvivere), ha letto il suo bravo compitino su Berlusconi. Da Santoro tutti hanno il loro bravo compitino da svolgere sotto l’attenta direzione del capo banda. O forse, visto che si tratta di una sceneggiata in cui si recita apparentemente a soggetto, ma in realtà secondo un preciso canovaccio, bisognerebbe dire “capocomico“, come quelli di una volta, ai tempi delle riviste e dell’avanspettacolo. Ma almeno quelli facevano ridere. Bene, il nostro figurante, invece che fare all’ospite precise domande di carattere politico, come sarebbe stato naturale e logico, visto che siamo in campagna elettorale, ha fatto un lungo e noioso excursus sull’attività delle aziende berlusconiane, evidenziandone la crescita economica e, addirittura, quantificandone il valore di mercato, il profitto e l’introito giornaliero. Più che un giornalista che interloquisce con un candidato in periodo elettorale, sembrava un consulente finanziario che analizza i dati della Borsa. Ma al nostro tribuno per eccellenza “Michele chi?” tutto è concesso.  Anzi, passa per grande esempio di giornalismo.

Insomma, anche questo figurante, in pratica, ha attaccato Berlusconi perché è ricco. Questa è la litania che sentiamo ripetere quotidianamente dai vari esponenti della sinistra. E’ una specie di ritornello che ripetono ad libitum. Ognuno, secondo le circostanze, recita la propria strofa sui vari argomenti; la politica, la cronaca, la società, la giustizia, le tasse, la sanità, etc.  Ma poi, come lupi che rispondono all’irresistibile “Richiamo della foresta“, una specie di  istinto ancestrale, ecco che intonano il ritornello: i ricchi sono malvagi, sono ladri, devono pagare più tasse, sono gli odiati padroni, sfruttatori del popolo, sono brutti, sporchi e cattivi. Dagli ai ricchi!

Come se essere ricchi sia una colpa grave della quale vergognarsi o addirittura un reato. Del resto, questi odierni comunisti, rivisti e corretti, adattati ai tempi, revisionati e ripuliti in maniera da renderli più presentabili, secondo le modernissime tecniche di marketing, si presentano come riformisti, democratici, progressisti, liberal; ma sempre comunisti sono. Tutti eredi di quel periodo, metà ottocento, crogiuolo di idee anarchiche, socialiste e comuniste, in tutte le loro sfumature. Una ideologia che ha segnato più sconfitte che vittorie (basta pensare al fallimento di tutti i tentativi di creazione di Comuni agricole in quel periodo, specie in Svizzera).

Ma, soprattutto, teniamo a mente la tragica esperienza della rivoluzione d’ottobre russa del 1917 che, per realizzare il perfetto stato comunista, ha eliminato circa 50 milioni di persone.  Salvo poi, dopo 70 anni, accorgersi che è stato un fallimento totale e ricominciare da capo, come se nulla fosse accaduto, e diventare capitalisti, riconoscere la proprietà privata ed il libero mercato. Tanto che oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo sono russi. Sulla stessa strada, lentamente, ma inesorabilmente, si sta muovendo anche la Cina. Eppure questa ideologia conta ancora moltissimi seguaci. Per loro è sempre valido il famoso motto di Proudhon: “La proprietà è un furto“.

Ma se la ricchezza è così sconveniente, perché tutti cercano di arricchirsi? E perché anche i capipopolo comunisti non disdegnano gli agi ed il confort di un alto tenore di vita, da ricchi borghesi? Che strani questi comunisti nostrani. Predicano l’uguaglianza, la lotta ai ricchi sfruttatori, ma, sotto sotto, veleggiano su barche a vela da 18 metri, vestono firmato, hanno ville e villette di prestigio, sono ospiti immancabili nei salotti romani o  milanesi della ricca borghesia, possiedono immobili di lusso, aziende agricole ed altro ancora. Insomma, da rivoluzionari d’ottobre in ritardo, sono diventati ricchi borghesi e si fanno chiamare democratici e liberal. Sulla curiosa ed incredibile metamorfosi dei comunisti italici vedi “Marxismo liberale“.  Ed ancora “Lavavetri e comunisti bucolici“.  Che bello fare i comunisti in Italia!

Mi viene in mente una mia vecchia battuta. Quasi lapalissiana, del tipo delle vecchie massime che recitava, alla fine della storia, l’assistente cinese di Nick Carter, in una vecchia serie televisiva “Fumetti in TV

Dice il saggio: “Meglio un ricco che fa politica di chi fa politica per diventare ricco“.

Tiscali e la par condicio

di , 18 Gennaio 2013 14:26

Anche oggi nella mia casella di posta c’è una sorpresa. Non è la solita donnina mezzo nuda. C’è anche quella, immancabile (Sesso: dose quotidiana), la bellona del giorno, della quale non ricordo il nome, che annuncia con grande soddisfazione ed orgoglio che lei a letto “ama fare scintille“. Bene, ora che lo sappiamo, ne siamo felici per il suo partner, ma non ce ne può fregar di meno! Ma la sorpresa è un’altra. C’è un banner che rimanda al blog di Oliviero Beha e che riporta un articolo che esalta Ingroia e la sua salita/discesa in politica. “E’ l’uomo giusto per la nuova resistenza“, dice Beha che definisce il pm di Palermo come magistrato senza macchia e senza paura…”. Come gli antichi cavalieri delle favole. Gli manca solo la spada,  l’elmo dorato con le piume di struzzo, lo scudo, il cavallo bianco e la Tavola rotonda. Ma col tempo il nostro novello Ivanhoe, versione 2000, si farà.

Due notazioni. La prima riguarda Beha il quale, qualche tempo fa, nella sua rubrichetta sul portale Tiscali,  si lamentava del fatto che la televisione non gli desse abbastanza spazio. Non è chiaro a che titolo Beha rivendicasse il suo spazio in TV e perché lui debba avere dello spazio ed altri mille giornalisti, invece, non debbano averlo. Mi ricorda Santoro il quale, ospite da Celentano a Rockpolitik, rivendicava a gran voce “Voglio il mio microfono“. Al che viene spontaneo chiedersi perché Santoro debba avere, quasi per diritto divino, il suo microfono e tantissimi suoi colleghi no. Ma, come ho ripetuto spesso, a proposito di questo curioso doppiopesismo della sinistra, si potrebbe dire, parafrasando Pascal, che la sinistra ha una strana logica che la logica non conosce.

Sarà vero che Beha non ha lo spazio e la visibilità che gli competono? Se non ricordo male, ha o aveva una sua rubrica in radio. Ha o aveva uno spazio in televisione su RAI3. Di recente quello spazietto si è allargato ed è diventato un programma tutto suo, al mattino, sempre su RAI3. Scrive sui quotidiani, ha un suo blog, ha una rubrica fissa sul portale Tiscali e chissà cos’altro ancora che mi sfugge. Ma si sa, quando si ha tanto da dire lo spazio non basta mai. L’importante, però, è lamentarsi ed assumere sempre l’atteggiamento della vittima (Santoro docet). E siccome Beha ha tantissimo da dire e si tratta di pensieri cruciali per il futuro dell’umanità, ecco che, nel caso ti fosse sfuggito il suo blog, ti fanno arrivare i suoi messaggi direttamente nella tua casella di posta. Olè.

La seconda riflessione riguarda il patron Tiscali, Renato Soru, nonché editore de L’Unità. Uomo di punta della sinistra isolana, già Governatore della Sardegna e quasi candidato PD alle prossime elezioni. Dico “quasi“, perché dopo un primo annuncio che lo dava per candidato sicuro, a seguito delle recenti vicissitudini, le dure proteste e la ribellione del PD sardo nei confronti della direzione nazionale in merito alle candidature al Parlamento (cosa di cui non c’è il minimo accenno nella stampa nazionale), non si hanno più notizie certe. Bene, immagino che Soru, in qualità di esponente del PD, sia un sostenitore della par condicio, uno di quelli che magari sbraitano contro l’eccessiva presenza in TV di Berlusconi, uno di quelli che, appena Silvio appare in TV,  si appellano alla Commissione di vigilanza per controllare, cronometro alla mano, quanto tempo occupi il Cavaliere.

A proposito, qualcuno ha controllato, subito dopo l’uscita di Fini dal PDL, quanto tempo passava un tale “Bocchino” in TV? Lo si vedeva ovunque, a reti unificate, a qualunque ora del giorno, dal mattino, al pomeriggio, alla sera; Tutto Bocchino, minuto per minuto. Sembrava possedere il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Magari, per non perdere tempo, dormiva in uno stanzino della RAI. Qualcuno, allora, ha protestato? E’ intervenuta la Commissione di vigilanza? No, perché siccome sparava a zero su Berlusconi, era funzionale alla causa, la “buona causa” della sinistra, s’intende. Di recente, in occasione delle Primarie del PD, abbiamo assistito ad una presenza continua di Bersani, Renzi & C. in tutte le reti ed ovunque ci fosse un microfono ed una poltrona. Qualcuno ha protestato? La Commissione di vigilanza è intervenuta? No. Anche questo dilagare televisivo, col pretesto delle primarie, era funzionale alla causa ed ha fatto guadagnare qualche punto nei sondaggi al PD. Quindi…tutto va ben, madama la marchesa. Compagni, zitti e Mosca!

Eppure, ancora oggi, il ritornello della sinistra è che Berlusconi sia troppo presente in TV. A pensarci bene, nell’ultimo anno, Berlusconi, a parte i servizi dei telegiornali,  non ha partecipato a nessuno dei talk show politici. Non lo abbiamo visto a Ballarò di Floris, né ad Annozero di Santoro, né a L’Infedele di Gad Lerner (Oh,Lerner. Vedi “La semantica sinistra di Gad Lerner”), né ad Omnibus, né ad Otto e mezzo della Gruber, né in alcuna di quelle passerelle per politici momentaneamente sfaccendati. Passano più tempo in televisione che in Parlamento.  Abbiamo visto, invece, sempre e solo le solite facce di rappresentanza mediatica (strano che, come per i calciatori, non abbiano ancora fatto le “Figurine Panini” dei politici); quelle facce che preferiscono la telecamera alla Camera e si sentono più a loro agio davanti ai microfoni televisivi, piuttosto che a quelli del Parlamento.

Ma appena Berlusconi decide di mostrarsi in TV, apriti cielo, scatta l’allarme generale e perfino la Commissione di vigilanza, che dormiva beatamente, improvvisamente si sveglia e comincia a cronometrare gli interventi in TV. Miracolo, quella Commissione non interviene mai; forse dormono o sono in ferie, o magari sono in missione speciale  all’estero, per studiare come funziona la Vigilanza nel Burkina Faso. Hanno mai verificato, per esempio, la par condicio e la presenza dei politici in quella specie di TG3 allungato che è RAI News24, appendice informativa di RAI3 (da sempre controllata dal PCI-PDS-DS-PD) e diretto fino a pochi giorni fa da Corradino Mineo che, guarda caso, si è candidato con il PD? Ne dubito. Insomma, sono assenti. Ma se riappare Berlusconi, allora sono di punto in bianco svegli come grilli in una notte d’estate.

A proposito di presenze mediatiche, anni fa ci fu la solita levata di scudi, proteste ed accuse contro Berlusconi per la sua presenza in TV. I quotidiani erano scatenati, l’ineffabile Gad Lerner dedicò addirittura una puntata speciale alla eccessiva presenza mediatica di Berlusconi. Anche allora tutta la sinistra compatta, come sono al solito in occasione di battaglie decisive, si scagliò contro l’odiato Cavaliere. Bene, successe allora che il Corriere della sera fece un’indagine e pubblicò i dati delle presenze dei vari politici in TV. E quale fu il risultato? La risposta, sorprendente,  è in questo post del 2006: “Politici in TV“.

Ma torniamo al messaggio di Beha. Mi viene da ridere a pensare cosa sarebbe successo se, invece di un pezzo di Beha, nella casella di posta, fosse stato inviato un pezzo di Sallusti o Feltri, o un articolo di Ferrara, di Facci, di Porro. O un articolo di Mario Sechi che promuove l’Agenda  Monti. Apriti cielo, si sarebbe scatenata ancora una volta la santa crociata contro la destra che occupa tutti gli spazi e controlla l’informazione. Avrebbero richiesto a gran voce l’intervento degli organi di vigilanza e proposto chissà quali sanzioni pecuniarie o, forse, anche corporali, a base di frustate nella pubblica piazza.

Per fortuna questo non succede, e non può succedere, perché Tiscali è del patron Soru il quale è in prima linea, come esponente della sinistra, nel rispettare tutte le opinioni e garantire a tutti pari opportunità, par condicio e spazio al pluralismo. Ecco perché sono convinto che, nei prossimi giorni, per garantire questo pluralismo, dopo l’articolo di Beha a favore di Ingroia, troveremo nella casella di posta, altri articoli a favore di Bersani, Casini, Berlusconi, Vendola e perfino, per le pari opportunità uomo/donna, messaggi propagandistici a favore delle liste e dei movimenti di Cicciolina e Flavia Vento. Ne sono certo.

Nota

Ecco un buon esempio di cosa intende la sinistra per pluralismo e par condicio: “Gad Lerner e San Faustino”.

Ed ecco un altro esempio del classico doppiopesismo sinistro in questo vecchio post del 2006: “I coglioni sono due“.

Servizi pubblici

di , 11 Gennaio 2013 13:07

I servizi sono delle utilità di cui usufruiscono i cittadini e sono pubblici perché aperti a tutti. Esistono anche in TV: i servizi pubblici mediatici. Ma quando sento parlare di “Servizio pubblico“, chissà perché, mi vengono in mente i cessi delle stazioni ferroviarie. Sì, anche le latrine sono servizi pubblici. E’ la naturale evoluzione del precedente “Annozero“. Anche questo faceva pensare, per assonanza, all’anno “Zero zero” (OO), come vengono indicati i gabinetti dei locali pubblici. Forse chi inventa questi titoli ha una malsana attrazione, forse inconscia, verso questi locali adibiti allo smaltimento delle scorie, dei rifiuti di lavorazione, dei residui del metabolismo corporeo.

Infatti anche ieri l’ambientazione ha stimolato i presenti e tutti l’hanno fatta, secondo le proprie necessità. Ha cominciato a farla, per dare il buon esempio il padrone di casa. Lui ne fa sempre tanta e, secondo i suoi estimatori, anche di ottima qualità; la migliore sulla piazza. C’è gente che paga per vedergliela fare. La fa sempre con quell’aria di superiorità, mista di boria, presunzione, arroganza, prepotenza, aggressività. Come se solo lui riesca a farla. Lo si capisce dall’atteggiamento, dall’espressione facciale, dai gesti, dal tono della voce. Tutta la sua persona appare intrisa di astio, rancore, odio, rabbia repressa, frustrazioni e chissà cos’altro. Forse in perfetta sintonia con il motto “Cave canem” inciso all’ingresso del “Servizio”  ha sempre quell’aria minacciosa da bulldog ringhioso. Solo che stavolta, per sua sfortuna, ha cercato di addentare un osso più duro del previsto e ci ha rimesso la dentiera!

A seguire, su indicazione del cane da guardia che stabiliva chi dovesse farla, e quanta,  l’hanno fatta le due belle statuine, miracolosamente dotate di parola, le quali, come docili scimmiette ammaestrate, hanno eseguito il loro numero, sotto l’occhio compiaciuto del loro anfitrione. La fa anche il burbero inviato speciale, per l’occasione rimasto in sede e sacrificato a fare il contatore umano. Segnava i secondi riservati alle domande ed alle risposte. Come se domande e risposte debbano necessariamente avere la stessa durata. Ma in tempi di “par condicio” anche queste cavolate sembrano avere un senso. Specie se sono cavolate partorite da loro, i sinistri. Ti servono zuppa di cavoli, ma sembra che stiano offrendo caviale e champagne. E se non caschi nel tranello e glielo fai notare si offendono, si inalberano, reagiscono male e ti accusano di essere xenofobo, qualunquista, omofobo, populista, razzista e fascista; uno a caso o tutti insieme in combinazione risparmio.

 Tutta questa combriccola, in effetti, è una specie di anomalia mediatica. Già presi uno per uno sono dei personaggi inquietanti. Ma metterli tutti insieme in uno stesso “Servizio pubblico” è un esperimento molto azzardato, ai limiti del rischio catastrofe; come gli esperimenti che portarono alla bomba atomica. Rappresentano una stranezza antropologica che fa pensare ad un incidente di percorso nell’evoluzione umana. Succede, ci dispiace per Darwin, ma non necessariamente l’evoluzione porta sempre un miglioramento della specie. Guardate, per esempio, come nel corso di millenni si sia passati dall’Apollo greco al Trota padano. O dalla Venere di Milo alla Venere di Botticelli, per arrivare a Rosi Bindi e Margherita Hack. Incredibile, ma vero. Sono, come dicevo, incidenti di percorso, aberrazioni evolutive.

Ma il clou della serata è sempre lui, quello che la fa convinto che la sua sia profumata. Quella specie di santino efebico (gli manca solo l’aureola), dotato di parola, che ogni volta sale sul pulpito e, tra il compunto e l’ironico, dispensa il suo “verbo“ leggendo una pagina del  ”Vangelo secondo Marco”. Lo fa con l’aria compita e mesta di chi deve farsi perdonare una colpa grave, da penitente, con lo sguardo sfuggente e gli occhi bassi, come di chi sa, per restare in tema, di “averla fatta grossa“.

Ed infine, dopo averla fatta, è buona abitudine pulirsi. E loro lo fanno in modo ancora fuori dal consueto, con una carta igienica speciale, grande, in formato A4 ed impreziosita dai disegni di un vignettista che è sempre l’ultimo a farla e, per chiudere degnamente la serata, tira la catena.  Così tutti soddisfatti, alleggeriti, rilassati e paghi,  abbandonano il cesso, pardon, il servizio pubblico, e tornano a casa felici e contenti; fino alla prossima cagata!

Santoro boom boom…flop!

di , 9 Novembre 2012 17:53

Viene da sorridere a vedere cosa passa nella stampa nazionale. Ormai ci siamo talmente abituati alle bufale, alle notizie taroccate, alla verità travisata e piegata alle esigenze di parte, che quasi non ci facciamo più caso. Anzi, ogni volta che leggiamo una notizia viene spontaneo aprire mentalmente una vignetta con un enorme punto interrogativo: sarà vero o non sarà vero?

Ecco l’ultimo esempio, fresco fresco, di giornata. Sito ANSA, box riservato al solito Santoro del quale tutta l’informazione nazionale segue le vicissitudini con anticipazioni, spazi su stampa, su TV, su internet, polemiche, commenti, critiche. Tutto serve alla causa; tenere Santoro sempre in primo piano. E’ un trattamento speciale riservato al nostro “bravo conduttore“. Perché a lui sì e ad altri no? Semplice, perché, come Sanremo, Santoro è Santoro! Ecco il box che annuncia trionfante l’ennesimo “Booommm” del suo programma Servizio pubblico che raggiunge l’11% di share.

Ora, come dicevo, si apre la vignettina in testa con il solito punto interrogativo, anzi tre punti (???) e mi viene un dubbio. Sarà vero che è stato un boom? Mi sembra di ricordare che alla prima puntata, il 25 ottobre scorso, avesse raggiunto il 13%. Brevissima ricerca in rete ed ecco la conferma. Messaggero del 26 ottobre…

Oh, bella, ma se alla prima puntata ha fatto il 13%, e viene salutato come “Boom” di ascolti, oggi che si annuncia un altro Ri-Boom, dovrebbe aver fatto ancora meglio, magari un 15%, un 20%. No? Ma se, invece, come viene riportato dall’ANSA, ha fatto solo l’11%, ovvero meno della puntata precedente, non si tratta di un nuovo Boom, ma, più onestamente, di un “Flop“.  E allora come si spiega il titolo dell’ANSA? Si spiega con i motivi che ho detto prima: perché Santoro è Santoro. Quindi, per la nostra stampa “libera e indipendente” (?), Santoro, anche quando fa flop, è sempre Boooommm! E’ la stampa, bellezza.

Ho l’impressione che questa nuova serie di Servizio pubblico si stia incamminando verso la china già vista in occasione della precedente serie dell’anno scorso, quando, dopo il 12% della prima puntata, dopo poche puntate scese al 5% (Michele flop, flop). Eppure anche allora, dopo ogni puntata si parlava di grande successo di ascolti. Ora voglio ricordare un piccolo dettaglio che ho già scritto in passato e che nessuno fa mai notare (chissà perché?). E vale non solo per Santoro & C, ma per tutti coloro che considerano i dati share e auditel come un totem da adorare. E lo fanno perché, lavorando a vario titolo nella televisione, ci campano benissimo.

Il fatto che Santoro faccia il 5% di ascolti è irrisorio. Ma anche se facesse il 10% significa esattamente che…il 90% degli spettatori non lo vede, non lo guarda, non lo segue. Capito, signori commentatori della stampa “libera ed indipendente“, opinionisti ed acuti osservatori e critici televisivi? Non è poi così difficile da capire: è matematica. Al 90% degli spettatori non gli passa nemmeno per la testa di seguire Santoro, Travaglio, Vauro e compagnia cantante; non li pensa proprio. Chiaro? La continua esaltazione dei loro “presunti” successi televisivi è solo una montatura mediatica che è funzionale alla strategia della propaganda di sinistra. Su Santoro & C. e sulle loro malefatte vedi “Santoreide“.

Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Santoro flop: il lato B

di , 4 Novembre 2011 17:46

Dopo giorni e giorni di pompaggio mediatico, è arrivato il gran giorno del ritorno di Santoro in TV. Ed oggi è tutto un fiorire di lodi sperticate e di grande soddisfazione per il “Boom di ascolti“. La prima puntata ha realizzato il 12% di ascolti. Questo è il lato A, quello su cui tutti si soffermano e che mettono in bella evidenza. Ma esiste anche un lato B, eccome se esiste. Anzi, se vogliamo in qualche modo difenderci dalla manipolazione delle informazioni, dovremmo imparare a considerare sempre l’altra faccia della medaglia.

Il lato B di Santoro, quello che resta in ombra, nascosto, di cui nessuno parla, è questo. Se è vero che il programma è stato seguito dal 12% di spettatori, significa, matematicamente, che l’88% degli spettatori non ha visto Santoro, non lo segue, non lo guarda, non lo ascolta, non lo cerca, non lo pensa proprio. A rigore, quindi, non ci sarebbe niente di strano se oggi qualche quotidiano titolasse: “Santoro flop: l’88% degli spettatori non lo guarda“.

Un dato preoccupante. Decisamente il lato B di Santoro non è proprio esaltante. Ma nessuno lo dice. Questo dato è vero, inequivocabile, matematico, ma non si deve dire. Non giova alla causa. Sui media vige la legge della prevalenza delle minoranze, di gruppi e gruppetti di contestatori in servizio permanente. Bastano quattro sfigati con un cartello in strada e diventa “protesta popolare“. E finisce in prima pagina. Mai una volta che finiscano in prima pagina milioni di italiani che ogni giorno si alzano, vanno al lavoro, producono e tirano la carretta. Anche questa è l’altra faccia della medaglia, quella che resta in ombra, quella di cui non si parla, quella che sembra non esistere.

Dice Santoro che bisogna “Scassare la casta“. Forse è l’ultima cosa che gli resta da scassare. Tutto il resto, infatti, lo ha già abbondantemente scassato. Specie a quell’88% che non lo guarda e non se lo fila per niente.

La TV è pericolosa

di , 5 Luglio 2011 16:23

La televisione fa male alla salute. E’ ormai accertato, ma in questi giorni ne abbiamo un’ulteriore conferma. Dopo essere riusciti, con un accordo consensuale ed una molto lauta liquidazione, a liberarsi e liberarci di Santoro, ora sembra che il direttore di RAI2 Liofredi, alcuni componenti del cda RAI, nonché conduttori e giornalisti, stiano facendo pressioni affinché il nostro tribuno mediatico “diversamente libero“ torni alla RAI.

Il che dimostra in maniera inconfutabile che occuparsi di televisione, a vari livelli, può causare danni notevoli e può favorire l’insorgere di  gravi disturbi mentali.

Hanno rotto

di , 1 Luglio 2011 09:36

Estate, tempo di rotture. Sarà il cambio di stagione, sarà il caldo, saranno le radiazioni solari, ma in questo periodo c’è un sacco di gente che rompe. Hanno rotto George Clooney e la Canalis. Pare che lei abbia avuto un ritorno di fiamma per Vieri, quello con cui aveva già rotto. Certo che questi VIP sono una rottura, cambiano partner come cambiano gli abiti secondo le stagioni. Hanno il partner stagionale, col timer, a rottura programmata.

Anche Charlene e Alberto di Monaco erano sul punto di rompere, a pochi giorni dalle nozze. A quanto riferiscono le cronache, lei era già con la valigia all’aeroporto, pronta a tornarsene a casa. L’hanno bloccata “al volo“, è proprio il caso di dirlo. Rottura evitata in extremis.

Ma la rottura che ha fatto più clamore, e che ieri campeggiava su tutte le prime pagine, è questa: “Santoro ha rotto con La7“. Beh, non è mica una novità, è da una vita che Santoro rompe a destra e a manca. Così, dopo aver rotto con la RAI, si diceva che sarebbe andato a rompere a La7. Ma il nostro “Michele chi?”, dopo essersi esercitato per anni a rompere, è diventato così bravo ed ha acquisito una tale perfezione che ora riesce a rompere ancora prima di cominciare. Un capolavoro.

Anche Simona Ventura, dopo Quelli che il calcio e Quelli che aspettano, ha fatto Quelli che rompono. Così rompe con la RAI e passa a Sky. Anche le rotture si evolvono e si adeguano alla nuova tecnologia. Così la nostra Simo dalle braccia rotanti come le pale di Mazinka, dopo avere rotto in analogico ed in digitale terrestre, ora proverà a rompere via satellite. E’ il progresso…

Rompe anche Lucia Annunziata che, dopo una litigata col suo direttore di rete Ruffini, lascia la RAI e non farà più “In mezz’ora“. Anzi, forse, andrà a farla da un’altra parte. Non è certo che la farà in mezz’ora, o se riuscirà a farla in dieci minuti, oppure abbia bisogno di più tempo. E’ risaputo che un brusco cambiamento di località, di orari e abitudini può compromettere la regolarità e creare qualche problema.

E infine, rompono anche Fazio e Saviano che tanto ci tenevano a rifare la loro “Vieni via con me“. Ma visto che la RAI non gliela lascia fare, Cip e Ciop hanno rotto con la RAI ed andranno a farla altrove. La faranno a La7, che sembra stia diventando il rifugio di tutte le rotture. Così Fazio ha preso per mano Roberto e, invitandolo a seguirlo, gli ha sussurrato: “Vieni via con me, Roberto…andiamo a farla a La7. Ci sono dei bagni favolosi!”.

Ora una domanda attraversa l’Italia intera: adesso, Santoro e Annunziata, dove andranno a farla…la trasmissione? Mah, mistero. Lo saprete alla prossima rottura. Non cambiate canale, restate con noi, linea alla regia, pubblicità…

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