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Gender e ghigliottina

di , 1 Agosto 2017 15:26

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

Femminicidio e leggi flop

di , 31 Maggio 2016 22:41

Toh, hanno ammazzato un’altra donna: bruciata dal suo ex fidanzato: “Roma, ex fidanzato confessa: così ho ammazzato Sara“. Anzi, pare che dall’inizio dell’anno le donne ammazzate  da compagni, mariti, fidanzati o ex, siano già una quarantina. Strano, ma non avevano approvato una legge per fermare la violenza sulle donne? Forse quelli che continuano ad ammazzare mogli, fidanzate, ed  ex non sono stati informati. Oppure la legge non funziona e bisognerà aggiornarla, magari con qualche piccola correzione o aumentando ancora le pene. Non che prima ammazzare una donna fosse del tutto normale e legittimo e non fosse un reato; ma hanno fatto una legge speciale per istituire il reato specifico di “femminicidio“,  l’omicidio di una donna in quanto donna, con tutte le aggravanti del caso ed un aumento della pena. Magari faranno anche una legge speciale per punire gli omicidi di suocere, idraulici, ragionieri, venditori porta a porta, giornalisti, verdurai , macellai e vegetariani. Infatti è risaputo che basta aumentare la pena prevista per un certo reato, che quel reato diminuisce drasticamente, fino a scomparire.

Per esempio negli Stati Uniti ed in molti altri Stati, dove per reati particolarmente gravi è previsto il massimo della pena, l’ergastolo e perfino la pena di morte, gli omicidi sono scomparsi. No? Delitti e stragi continuano? Strano, eppure, a sentire i promotori della legge sul femminicidio, sembrava proprio che funzionasse così e che la sola presenza di una legge ad hoc avrebbe contribuito a fermare la violenza sulle donne. Che ne fossero convinti lo vediamo anche dai grandi sorrisi di  due promotrici della legge: Bongiorno e Carfagna. Dall’espressione felice di grande soddisfazione sembra che abbiano risolto il problema più importante dell’Italia. Contente loro! Erano così convinti dell’efficacia della legge che di recente, per fermare i pirati della strada, hanno ripetuto l’impresa istituendo ex novo  il reato di “omicidio stradale“. Infatti da quando hanno approvato la legge non si sono più verificati incidenti e morti sulle strade a causa dei “pirati”.

No? Continuano a circolare i pirati, continuano gli incidenti ed i morti?  Strano, allora o non hanno avvertito tutti gli automobilisti della presenza della nuova legge, o c’è qualcosa che non funziona in queste leggi, oppure significa che le leggi possono punire i reati, ma non fermano o aboliscono il reato stesso. Pertanto, quando si dice che si approva una legge per frenare o fermare un certo reato o, anche peggio, per stabilire codici di comportamento e principi morali, si dice un’emerita stronzata. Punto. E dire che si sono impegnati tanto per approvarle. Serve solo ai parlamentari per ingannare i cittadini facendo finta di lavorare “per il bene dell’Italia”, di produrre qualcosa di utile e di guadagnarsi lauti stipendi e privilegi vari. In realtà. visti i risultati, se lavorassero meno  farebbero meno danni e, forse, sarebbe meglio per tutti. Amen.

L’unica legge che non fanno è quella che dovrebbe stabilire che per far parte di organismi pubblici, e legiferare, governare, amministrare la “Res pubblica” a tutti i livelli, dalla Camera al Comune di Pompu, bisogna essere in possesso di un minimo di competenze, di professionalità, di istruzione e di capacità intellettuale. Ma questa non si può fare perché sarebbe in contrasto con la Costituzione (quella più bella del mondo) che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e  garantisce a tutti, ma proprio tutti e senza alcun limite, di andare in Parlamento: anche allo scemo del villaggio. E’ la democrazia, bellezza!

Infine, c’è un dubbio sugli effetti pratici di queste leggi. Se poi succede (e può succedere, no?) che qualcuno ammazza intenzionalmente la sua compagna travolgendola con l’automobile, di che reato si tratta; omicidio stradale o femminicidio? Oppure, in questo caso, i due reati si sommano e diventano “femminicidio stradale“? E comporta un aumento di pena? Non si sa, forse faranno un’altra legge ad hoc per regolare questa fattispecie di reato.  Geniali i nostri politici. Sono così arguti e ingegnosi che prima o poi, per scoraggiare eventuali violenze nei loro confronti, istituiranno  il reato di “politicidio” (l’omicidio di un politico in quanto politico). Ma in questo caso, credo che invece che applicare  le aggravanti si dovrebbero riconoscere al politicida  tutte le attenuanti generiche e pure quelle speciali.

Buoni per legge

di , 5 Febbraio 2016 19:29

La violenza sulle donne è all’ordine del giorno e la cronaca quotidiana riporta con sempre maggiore frequenza notizie di donne picchiate, stuprate, che subiscono ogni tipo di violenza. Ma non solo le donne, ovviamente. Ormai la società sta diventando sempre più violenta, in preda ad un crescendo esponenziale di reati di ogni genere. Le cause sono diverse ed esaminarle sarebbe lungo.  Ma nessuno affronta le vere radici della violenza. Quando se ne parla lo si fa quasi per dovere di cronaca, cercando di curare i sintomi invece che la causa del male. Forse perché nessuno è in grado di porvi rimedio. Ma anche perché chi dovrebbe farlo forse, per propri limiti e carenze, non ha le capacità di occuparsene in maniera efficace. Ecco perché si ricorre a soluzioni che non risolvono il problema; servono solo a far finta di occuparsene. Così si tiene buona l’opinione pubblica, la gente è rassicurata, chi dovrebbe occuparsene si sente giustificato ed il problema resta tale e quale. E’ il caso tipico del femminicidio che, dopo anni di chiacchiere, denunce, e lunga campagna mediatica contro la violenza sulle donne, si è approvata una legge ad hoc, pensando di aver risolto il problema.

Ed ecco, nel giro di pochi giorni, tre nuovi casi: “Una donna incinta bruciata viva, altre due ammazzate“.  Dicono i TG che sono già una dozzina le donne ammazzate dall’inizio dell’anno. Una media in linea con i circa 130/150 casi di femminicidio degli anni scorsi. Ma ancora si ammazzano le donne? Pensavo che dopo la legge sul femminicidio nessuno osasse più alzare le mani su una donna, nemmeno per sbaglio. Ma se dopo l’approvazione della legge non sono cessate le violenze, vuoi vedere che ci è sfuggito qualcosa e la legge non basta, oppure è scritta male, manca una riga o qualche parola, o c’è un virgola messa al posto sbagliato, o è poco chiara? Così chi legge, non riuscendo a capirla bene, continua ad ammazzare mogli, amanti e compagne; magari solo perché ha saltato un comma o non ha interpretato bene un codicillo.  

Se però  dobbiamo essere sinceri bisogna parlare chiaro: solo dei perfetti idioti possono pensare che una legge, o l’aggravamento delle pene, possa fermare i reati. E’ incredibile, eppure questo è esattamente quello che pensano dalle parti di Montecitorio. Tanto è vero che, sulla scia della legge sul femminicidio,  stanno già predisponendo un ddl per punire espressamente l’omicidio stradale; anche questo ormai tragicamente all’ordine del giorno. E’ idiozia pura, ma non si può dire. A proposito, quasi tutti i casi di incidenti gravi con persone investite dai cosiddetti “pirati della strada”, sono causati da persone in stato di alterazione dovuto ad alcol e droga. E 9 volte su dieci, guarda che combinazione, si tratta di immigrati o di rom, anche minorenni e senza patente. Sarà un caso? Eccheccasooo…direbbe Greggio. Ma anche questo non si può dire perché, dicono le anime belle nostrane, potrebbe istigare alla xenofobia ed all’odio razziale. E’ vero, ma non lo diciamo.

Ora, se con una legge, o aumentando le pene previste, si fermassero i reati, vista l’abbondanza di leggi, non dovrebbero più esistere reati. Allora come mai, nonostante in certi paesi per alcuni reati sia prevista la pena di morte, ovvero il massimo della pena, quei reati non cessano  e non diminuiscono? Vuoi vedere che anche all’estero le leggi sono scritte male? Ciò non significa che non si debbano fare le leggi, ma che le leggi non risolvono il problema e non fermano i reati. Ma siccome nessuno affronta il problema alla radice, perché incapaci di farlo, è più facile fare una nuova legge o aumentare le pene. Non serve a niente, ma così si fa finta di occuparsene e di lavorare; e i delinquenti ringraziano. Buffoni.

Del resto, sarebbe facile accertare quello che dico. Basterebbe chiedere ad un qualunque parlamentare: “Onorevole, come mai, nonostante l’approvazione di una legge specifica sul femminicidio, si continuano ad ammazzare le donne?”. E’ una semplice domanda. Sarei curioso di sentire la risposta. La stessa domanda, però, la si potrebbe porre per qualunque altro reato. Come mai, nonostante furti e rapine siano reati puniti con pene anche severe, i ladri sono sempre in azione? Non conoscono le leggi? Non leggono? Non le capiscono? Pochi giorni fa in TV, un esponente della coalizione di  governo, Andrea Romano (la sua appartenenza politica è piuttosto altalenante), dopo un servizio sulle solite aggressioni e rapine in casa da parte di immigrati (molto spesso sono dell’est, in particolare romeni; anche questo è un puro caso?), per giustificare l’operato del governo, ha detto che hanno cominciato ad assumere agenti e che hanno “aumentato le pene” per quei reati. Ecco la conferma; pur di non riconoscere che la radice del problema è l’immigrazione incontrollata e che bisogna chiudere le frontiere per impedire l’ingresso di migliaia di disperati che finiscono per delinquere, la soluzione è “aumentare le pene”. E bravo Romano; un genio. Sulla sua stessa linea sono i compagni di governo, quelli che stazionano in permanenza su tutti i canali TV e ripetono la litania imparata a memoria. La gente continua a subire aggressioni, violenze, furti, rapine, omicidi, in casa e fuori,  i ladri e gli assassini continuano ad imperversare indisturbati, ma la gente può stare tranquilla perché il governo “aumenta le pene“. Contenti?

E’ curioso, ogni giorno attraverso cinema e televisione scarichiamo sulla gente quantità industriali di violenza di ogni genere a tutte le ore. Ma nessuno si chiede se queste dosi quotidiane di violenza non possano in qualche modo influenzare il pubblico. I media sono un perfetto spot pubblicitario che stimola i peggiori istinti umani, ma facciamo finta di non saperlo. Così, per non mettere in crisi il sistema mediatico (ci campa troppa gente), facciamo finta che non ci sia alcun nesso tra ciò che vediamo ogni giorno sotto gli occhi e l’esplosione spesso tragica di aggressività e violenza. E pensiamo di risolvere i problemi, e di sentirci a posto con la coscienza, con una legge. Ma allora, se si ritiene che basti approvare delle leggi per risolvere i problemi e che le leggi possano essere determinanti per regolare il comportamento delle persone, i rapporti e la convivenza sociale, allora la soluzione è semplicissima: basta approvare una legge che imponga a tutti di essere buoni e onesti. Diventeremo tutti santi e beati: per legge.

Ma giusto per non dire che lo scopriamo oggi, vedi…

- Follie di giornata e futili motivi (2004)

- Ipocriti (2004)

- Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

- Lo stupro quotidiano (2006)

- AdolesceMenza (2006)

- Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

- Il mondo visto dalle mutande (2007)

- Manicomio Italia (2009)

- Mamma, sono incinta (2009)

- Cani e bestie (209)

- Il Papa ha ragione (2009)

- Luna nel Pozzo (2010)

- Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole in una intervista TV:

- “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Se poi pensate che la cosa non vi interessi perché a voi non succederà mai niente, tranquilli, continuate pure a parlare di fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore.

 

Origano, assorbenti e IVA

di , 16 Gennaio 2016 01:31

Questi geniacci di politici una ne fanno e cento ne pensano. Giorno e notte si spremono le meningi e lavorano sodo per migliorare l’esistenza dei cittadini. Ecco l’ultima fresca fresca di pochi giorni fa: ce la propone Pippo Civati, ex deputato del Partito democratico, che ha abbandonato il PD forse perché non aveva abbastanza spazio per esprimere tutta la sua creatività. Dopo lunga e profonda riflessione, ha scoperto uno dei motivi per cui l’Italia continua ad essere in crisi. ed ha comunicato il risultato della sua lunga ricerca in un programma radiofonico “Un giorno da pecora“, dove, contrariamente al nome, oltre alle pecore, partecipano tutti, cani e porci; ed anche gli asini. Ed ecco la geniale soluzione di Civati: “Abbassiamo l’Iva sugli assorbenti“. Ecco  perché l’economia ristagna, la disoccupazione è sempre alta, la crisi non accenna a finire: tutto a causa dell’Iva sugli assorbenti. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Beh, perché non tutti sono parlamentari. Queste genialate vengono solo a loro, non è roba per gente normale. Infatti, ecco il nostro Pippo sorridente e soddisfatto  per la propria scoperta.

Può essere orgoglioso del suo lavoro: queste sono cose che cambiano il corso della storia. “Questa campagna  ha già avuto risultati in Francia e ne sta discutendo mezza Europa, è una questione di dignità.”, afferma con decisione. Adesso è chiaro perché l’Europa sembra assente dal panorama politico internazionale, incapace di affrontare i gravi problemi che riguardano l’economia, il pericolo del terrorismo islamico, l’invasione degli immigrati: ovvio, sono tutti occupatissimi a pensare all’IVA sugli assorbenti. Lo dice Civati. Mi ricorda un’altra grande idea di altre due parlamentari, anche queste del PD (sarà un caso?). Ne avevo parlato circa un anno fa nel post “Geniale scoperta e fine della crisi”. Aveva a che fare con l’origano e, altra coincidenza, con l’Iva (sembra proprio che nel Partito democratico abbiano una passione per le tasse, e per l’IVA in particolare). Tanto vale riproporlo, a dimostrazione della genialità dei nostri parlamentari.

L’origano e l’IVA. (dicembre 2014)

La crisi ci opprime da anni, cambiano i governi, ma la crisi non accenna a fermarsi; chiudono le aziende, fabbriche, negozi, aumentano i disoccupati, i precari, i cassintegrati, la povertà è in continua crescita, l’Italia è allo stremo e nessuno sa come uscirne, nessuno trova la soluzione, nemmeno il premier “so tutto io, faccio tutto io, esisto solo io”, quel Matteo Del Grillo (ma essendo fiorentino, forse è più intonato Del Grullo) che ha sempre l’aria di pensare “perché io so’ io e voi non siete un cazzo“, quel Renzi che dice di voler cambiare il mondo.

Poi è successo il miracolo, è venuto fuori tutto il genio italico ed ecco la soluzione arrivare proprio da quel luogo dove non ti aspetteresti che qualcuno abbia in funzione il cervello: il Parlamento. Già, incredibile a dirsi, l’idea è venuta dopo profonde riflessioni e accurate ricerche in lungo e in largo, su e giù e pure di lato, grazie a quei parlamentari strapagati e stramaledetti dal popolo, che sembra non facciano niente, se non chiacchiere. Invece poi arriva la smentita a zittire le malelingue. Lavorano, eccome se lavorano. Si spremono le meningi, si arrovellano, studiano, si impegnano e lavorano per il bene dell’Italia. Ecco perché sono pagati tanto e godono di un sacco di privilegi; perché pensano per noi e trovano sempre le soluzioni giuste al momento giusto per facilitare la vita ai cittadini. Mentre noi siamo impegnati a lavorare in fabbrica, negli uffici, negozi, laboratori, e non abbiamo tempo per pensare, essi pensano al nostro posto. E’ una bella fortuna, no?

Pensano e lavorano, lavorano e pensano, giorno e notte, senza concedersi tregua, se non qualche sobrio spuntino alla buvette del Palazzo,  si lambiccano il cervello per il bene del popolo. Lambiccarsi il cervello è un’attività molto impegnativa, necessita di molta preparazione, esercizio, allenamento e, naturalmente, di grandi capacità e competenze. Ecco perché solo i nostri parlamentari, dotati di poteri sovrumani, possono lambiccarsi il cervello e sono pagati profumatamente per farlo. Il popolino ignorante, non conoscendo il significato del termine, non potrebbe mai lambiccarsi. Ovvio, no? Quindi, come dicono quelli che in televisione presentano numeri audaci e pericolosi, non provate a farlo voi a casa. Lambiccarsi il cervello, se non siete “onorevoli” potrebbe essere molto pericoloso.

Ma la scoperta non è da attribuire ad una sola persona; sarebbe stata impresa impossibile, il cervello umano ha dei limiti, anche quello dei parlamentari. Ci si sono messe in due a lavorare per scoprire la causa della nostra profonda crisi. E finalmente ecco il risultato dell’immane sforzo mentale. Lo dobbiamo a due donne: Leana Pignedoli e Venera Padua, senatrici Pd. Grazie alla loro scoperta lo spread non ci farà più paura, le fabbriche riapriranno i battenti, la produzione raggiungerà livelli da boom economico e le esportazioni cresceranno a dismisura. Fine della crisi. Ma qual era la ragione che bloccava l’economia italiana? Semplice, eccola: l’aliquota IVA sull’origano.

Ecco la radice dei nostri guai, l’origano. Maggiori informazioni e dettagli qui: “Battaglia per l’origano: tassato più del basilico e del rosmarino”.  Altro che rilanciare l’edilizia, l’industria pesante, i cantieri navali,  il commercio, l’elettronica, il terzo settore, le aziende metalmeccaniche o manifatturiere. Niente di tutto questo, il vero problema, la causa prima della crisi, con gravi conseguenze anche sugli equilibri mondiali, la primavera araba, il terrorismo ed i conflitti nel mondo, era solo una: l’origano!

Pare che anche i militanti dell’Isis non stiano combattendo, come dice la propaganda occidentale (per nascondere la vera causa del conflitto), per realizzare lo Stato islamico, ma per imporre una diversa regolamentazione dell’uso dell’origano nella dieta del bravo musulmano, secondo gli insegnamenti del Corano. Per esempio, nella pizza ci va o non ci va l’origano? That’s the question! Ora basta adeguare l’IVA dell’origano a quella del basilico e del rosmarino e siamo a posto. Forse alle nostre senatrici verrà assegnato uno speciale Nobel per la scoperta del nesso fra la crisi globale, la primavera araba  e le erbe aromatiche, con particolare riferimento all’uso dell’origano nella dieta mediterranea.

Sembrerebbe una storiella umoristica, invece è tutto drammaticamente vero.

Battista e le nozze gay

di , 29 Ottobre 2015 07:58

Il Consiglio di Stato boccia le nozze gay. E la cosa non piace a Pierluigi Battista, editorialista del Corriere. “Un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze. Ora invece parla anche sui social network, come Carlo Deodato, cui si deve la sentenza che ha bocciato la registrazione delle nozze gay celebrate all’estero.”, dice Battista. Insomma, si contesta al giudice l’espressione di valutazioni extra giuridiche, opinioni personali sull’oggetto della sentenza. A prima vista sembra che Battista abbia ragione; non sta bene che un giudice esprima la sua opinione personale su una questione sottoposta al suo giudizio. Si è portati a pensare che, più che giudicare sulla base delle leggi, giudichi sulla base delle proprie simpatie. Giusto.  Eppure sono quasi certo, dico “quasi”, che se la sentenza fosse stata favorevole ai gay, e lo stesso giudice avesse rilasciato qualche dichiarazione pubblica sulla sentenza, Battista non avrebbe avuto niente da dire. Chissà perché mi viene questo sospetto. Forse perché, come ripeto da anni, certi politici ed intellettuali, hanno una doppia morale: chi la pensa come loro è libero di esprimersi (lo garantisce la Costituzione), altrimenti la libertà di  espressione è momentaneamente sospesa e si trovano pretesti e cavilli per limitare quella libertà. In campo giuridico questo concetto si esprime con il classico “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta.”.

Esattamente ciò che fa Battista con questo articolo: “Esibizionismo di Stato sui social network del giudice che condanna le nozze gay“. Ma quali argomentazioni usa per criticare l’atteggiamento del giudice? Dice che dovrebbe limitarsi a giudicare ed emettere le sentenze e non esprimere valutazioni personali specie sui social network: “Un giudice, si diceva un tempo, dovrebbe parlare solo con le sentenze.“. Anche questa sembra una affermazione condivisibile: chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe attenersi al rispetto delle competenze del proprio ruolo.  Giusto. Solo che se Battista si prende la briga di guardarsi intorno, potrebbe scoprire che in Italia nessuno si attiene a questa regoletta. Anzi, sembra che l’hobby preferito dagli italiani sia proprio quello di occuparsi di questioni non di propria competenza o delle quali non si ha conoscenza specifica. Tutti gli italiani sono allenatori di calcio, barbieri e taxisti sanno benissimo come risolvere la crisi economica e perfino gli idraulici hanno in tasca la ricetta per risolvere qualunque problema. Ecco perché poi abbiamo comici che fanno politica, politici che fanno ridere e giornalisti che fanno piangere. Prova ne sia il fatto che ogni giorno, su tutti i canali televisivi, spopolano ciurme di opinionisti tuttologi che dissertano, con grande sicurezza ed apparente serietà, di tutto lo scibile umano.

Che dire poi di tutti quei personaggi, anche magistrati, che hanno acquisito notorietà proprio grazie all’esposizione mediatica derivante dal proprio ruolo e che poi, grazie a questa popolarità hanno intrapreso con successo la carriera politica o, comunque, ne hanno ricavato grandi benefici professionali? Da Di Pietro a De Magistris, da Ingroia a Emiliano. E che dire di tutti quei politici che, pur ricoprendo importanti ed impegnativi ruoli istituzionali, sindaci o governatori di regione, che hanno grossi e seri problemi da risolvere,  passano più tempo negli studi  televisivi che nei propri uffici, a discutere non dei problemi della loro Regione o Comune, ma su tutti i possibili temi politici, sociali, culturali e morali? Scrivere un messaggio su Facebook o Twitter è più grave che essere ospiti fissi in televisione a fare gli opinionisti, invece che pensare ai problemi dei cittadini? In quanto poi a “esibizionismo di Stato sui social network“, c’è un personaggio, ad alti livelli istituzionali, che fa un uso compulsivo, spasmodico, assillante, quasi patologico, dei social network: Matteo Renzi, il presidente del Consiglio, quello che le grandi decisioni politiche e le riforme costituzionali le annuncia quotidianamente su Twitter con 140 caratteri. Battista, ne ha mai sentito parlare?

Ma torniamo alla terzietà ed imparzialità auspicata da Battista, ed alla necessità di attenersi alle competenze del proprio ruolo. Succede che  Laura Boldrini, terza carica dello Stato, il cui compito istituzionale è quello di regolare l’attività della Camera e garantirne il regolare svolgimento, e che in quanto tale dovrebbe avere una posizione di terzietà, imparziale e super partes, non perda occasione per esprimere il suo illuminato parere personale su tutto ciò che riguarda questioni culturali e morali. Non passa giorno che le agenzie di stampa non divulghino il pensiero boldriniano su tutti i temi possibili, con particolare riguardo a ciò che sta a cuore alla nostra presidenta (con la A finale, altrimenti si risente): immigrazione, diritti umani, accoglienza dei migranti,  rom, terzomondismo, frontiere aperte, invitando gli italiani a prendere esempio dall’Africa (Bollettino dei migranti). Non disdegnando di intervenire anche su questioni più leggere, come il ruolo della donna all’interno della casa, chi deve fare le pulizie, cucinare o lavare i piatti, ed altri residuati culturali delle battaglie femministe del ’68.

Ma soprattutto denunciando con grande fermezza lo sfruttamento del corpo femminile sui media e la pubblicità sessista in televisione: “Basta spot con mamme che servono la famiglia a tavola“. Ed infine, Battista dovrebbe saperlo molto bene in quanto giornalista e direttamente interessato, interviene anche sul linguaggio giornalistico per dettare regole e cambiare la grammatica (Boldrini, vuole insegnare a scrivere ai giornalisti). E siccome parla da terza carica dello Stato, tutti i media danno grande risalto alle sue parole che acquistano  autorevolezza proprio in virtù del ruolo ricoperto. Ed il Corriere non è certo secondo a nessuno nel fare da megafono ai messaggi del Palazzo. Dov’è Battista quando Boldrini parla e straparla intervenendo su argomenti che nulla hanno a che fare con il suo compito istituzionale e vuole insegnargli a scrivere “presidenta” e “richiedenti asilo” invece che immigrati clandestini?  Il sessismo in televisione, il linguaggio giornalistico, o il compito delle mamme sono argomenti inerenti i regolamenti della Camera e, quindi, di competenza della Boldrini? Battista era assente, in ferie, dorme, è in missione speciale all’estero? Oppure ultimamente si occupa solo di giudici e di messaggini su Twitter?

Sarà appena il caso di ricordare che  lo stesso discorso, il travalicare i limiti delle competenze e prerogative del proprio ruolo, ho fatto, detto e ripetuto fino alla nausea, durante tutto il mandato del presidente Napolitano, il quale non lasciava passare giorno senza esprimere il suo parere su tutto e tutti, condizionando anche pesantemente la stessa attività politica e parlamentare. Dov’era Battista?  Sempre in ferie? E dov’era quando l’allora presidente della Camera Fini, andando ben oltre i limiti delle proprie competenze, non solo si permetteva di esprimere il suo parere personale su questioni che nulla avevano a che fare con il regolare svolgimento dei lavori dell’aula parlamentare, ma, alla faccia della terzietà, diventava soggetto politico attivo, militante e di parte, si permetteva di uscire dalla coalizione che lo aveva portato in Parlamento ed eletto presidente della Camera, fondare un nuovo movimento politico, di fare politica attiva come fondatore del nuovo partito e non passava giorno che non criticasse duramente la politica e l’attività del governo Berlusconi. Alla faccia della sua posizione che dovrebbe essere super partes e imparziale. Dov’era Battista?

Poi, un bel giorno, Battista si sveglia e scrive: “Si diceva un tempo che un giudice non solo deve essere imparziale, ma deve anche apparire imparziale.”.  Toh, ha scoperto che un giudice deve essere ed apparire imparziale.  Eppure lo stesso discorso sulla imparzialità si dovrebbe applicare ad altri ruoli istituzionali come quelli che ho appena ricordato: il Presidente della Repubblica (che in quanto garante della Costituzione deve essere al di sopra delle parti. “Sarò il Presidente di tutti“, si affrettano a dire appena eletti. Poi se ne dimenticano e, camuffandosi abilmente, giocano con la propria squadra), i presidenti di Camera e Senato, i giudici della Consulta, ed altri ruoli pubblici, perfino il sindaco di un piccolo borgo di montagna, una volta eletto, non rappresenta più solo la sua parte politica, ma tutta la cittadinanza e deve essere imparziale e super partes. Allora, Battista, le sembra che la Boldrini sia imparziale e si attenga al proprio ruolo quando dice che gli italiani devono aprire le porte ai migranti? Rientra nei regolamenti della Camera? Esprime il pensiero degli italiani, oppure la sua particolare, e sinistra (in tutti i sensi), visione del mondo? Era imparziale Napolitano quando ordiva nell’ombra, con la complicità e l’approvazione dei burattinai europei, macchinazioni per far dimettere Berlusconi e portare al governo prima Monti e poi Renzi, senza che fossero eletti dal popolo? Era imparziale Fini quando diventava soggetto politico attivo e contestava il governo? Erano o “apparivano” imparziali? Di quale imparzialità parla Battista?

A proposito di Napolitano si veda “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“, dove sono riportati i link a diversi post che lo riguardano. Vedi anche, sulla sua quotidiana interferenza nella vita politica e sociale “Il galletto del Colle“. Per dire, anche Napolitano rimproverava i politici di cercare troppa visibilità mediatica e di essere troppo spesso in televisione. Rimproverava gli altri, ma lui, tutti i santi giorni in tutti i Tg aveva il suo spazio riservato, e sulla stampa le sue dichiarazioni erano sempre riportate come titoli di apertura, con grande evidenza; aveva sempre da esprimere una opinione su tutto e tutti e questo presenzialismo e protagonismo lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno del suo mandato (quando si dice predicare bene e razzolare male): “Presidente, cosa diceva sui politici in TV?”.  Ma Napolitano ha, di fatto, instaurato una Repubblica presidenziale, senza che nessuno gli facesse notare che andava ben oltre le prerogative e le competenze presidenziali; nemmeno Battista. Per capire la differenza tra il nostro presidente e quello di altri Paesi leggete qui: “Presidenti e sesso“.

Contesta infine anche  l’uso di argomentazioni filosofiche e morali  fatte dal giudice a sostegno della sua sentenza contraria alle nozze gay: “… inerpicandosi sui sentieri impervi della discussione filosofica e disquisendo sullo scandalo «ontologico che i matrimoni tra omosessuali alimenterebbero. L’ontologia dovrebbe essere lasciata ai maestri della morale. Il diritto è un’altra cosa.”, dice. Il diritto è un’altra cosa dalla morale? Anche questa sembra un’affermazione condivisibile. Ma è solo la dimostrazione di come sia facile sbagliarsi quando si vuole piegare un concetto alle proprie tesi (cosa che nel mondo dell’informazione, ma anche della politica e della cultura,  sembra essere la prassi consolidata). Il diritto non solo non è e non può essere disgiunto dalla filosofia e dalla morale, ma ne è la logica conseguenza, la diretta emanazione. Il diritto è la codificazione, la rappresentazione giuridica, dei principi morali di un popolo. Prima viene la morale, dopo, e solo dopo, vengono i codici e le leggi che scaturiscono proprio dall’accettazione di quei principi fondamentali di convivenza sociale; e vengono codificati in leggi perché siano rispettati da tutti, pena l’esclusione dalla comunità o pesanti pene e sanzioni. I reati contro la persona ed il patrimonio, prima che essere leggi dello Stato sono principi morali di un popolo. E’ un principio così elementare che glielo avrebbe spiegato un bambino.

Tanto clamore, scandalo e indignazione solo perché quel giudice ha bocciato le nozze gay. Se le avesse approvate oggi sarebbe un eroe e sarebbe liberissimo di  spiegare le ragioni della sentenza su facebook,  twitter,  social network vari, nei talk show e nei salotti televisivi di tutti i canali.  E nessuno lo attaccherebbe. Il fatto è che, apparentemente, sono tutti strenui difensori del famoso motto di Voltaire, ma in pratica, si vorrebbe applicare l’art. 21 della Costituzione solo a chi la pensa come noi,  gli altri, gli avversari, quando è possibile  è meglio farli tacere o non dargli troppo spazio mediatico. In fondo, però, bisogna tener sempre presente ciò che, qualche anno fa in un improvviso impeto di onestà intellettuale, disse e scrisse lo stesso Battista, proprio sul Corriere, mettendo in dubbio l’attendibilità delle notizie fornite dalla stampa e l’onestà, ed imparzialità, dei giornalisti stessi. Disse: “Non credete a quello che scrivono i giornali.”. Appunto, bravo Battista, concordo.

Renzi: uomo d’onore

di , 30 Aprile 2015 02:15

Romani, amici, concittadini, ascoltatemi. Sono qui per dare sepoltura alla democrazia, non per farne le lodi. V’ha detto il nobile Matteo, e gli altri insieme a lui, che il voto di fiducia è la forma più alta di democrazia. Così Matteo, che è un uomo d’onore, chiede il voto di fiducia alla Camera sulla legge elettorale e la maggioranza approva. Perché, dice Matteo, questa è la democrazia. Eppure Matteo, che è un uomo d’onore, solo un anno fa,  diceva che “Le regole si scrivono tutti insieme“. Diceva Matteo  che “Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato“. Lo diceva Matteo Renzi, e gli altri insieme a lui. E Matteo è un uomo d’onore.

Se questo è un uomo…

 

Immigrazione, democrazia e volontà popolare

di , 24 Marzo 2015 21:51

Il problema dell’immigrazione è uno dei più sentiti, sia per la gravità del fenomeno, sia per i costi insostenibili, sia per le conseguenze in termini di impatto sociale e di rischio per la sicurezza. In tutti i talk show se ne discute con posizioni contrapposte. Semplifichiamo. La destra è contraria all’immigrazione incontrollata e denuncia i pericoli derivanti da un flusso migratorio incontrollato e crescente.  La sinistra difende gli immigrati, sollecita interventi per  migliorare l’accoglienza, giustifica la missione Mare nostrum e non pone limiti all’immigrazione giustificando l’accoglienza con le norme vigenti, la Costituzione, gli accordi internazionali e la solidarietà. Se si dovesse scegliere politicamente con chi stare, la scelta sarebbe semplicissima. Se siate favorevoli all’arrivo degli immigrati sostenete la sinistra, altrimenti sostenete la destra. Ma una cosa è scontata in democrazia: chiunque vada al governo dovrebbe rispettare la volontà popolare.

Ne consegue che il governo, sia di destra o sia di sinistra,  dovrebbe rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini. Così, se la maggioranza degli italiani è favorevole all’accoglienza, il governo dovrebbe adottare tutti i provvedimenti necessari per attuare questa scelta popolare. In caso contrario dovrebbe  adottare misure opportune a bloccare o regolamentare il flusso migratorio.

Ma non è così semplice. Anzi, scegliere con chi stare è del tutto ininfluente. Il pensiero comune dominante, sposato dal PD e dalla sinistra, è quello di accogliere chiunque arrivi in Italia, giustificando l’accoglienza con il richiamo agli accordi sul diritto d’asilo e sull’aspetto umanitario della solidarietà nei confronti di gente che scappa da guerre e povertà. Questa visione del fenomeno è talmente diffusa e scontata che se non si è d’accordo con la visione della sinistra si viene automaticamente accusati di xenofobia, razzismo, intolleranza, discriminazione, islamofobia e pure di fascismo (che ci sta sempre bene e fa sempre effetto). In ogni dibattito televisivo c’è sempre il difensore d’ufficio degli immigrati e dei rom. Guai a sollevare qualche problema connesso alla loro presenza, scatta subito l’accusa di strumentalizzazione, di ricerca di consenso popolare, di voti e, immancabile, di populismo e demagogia. Insomma, sembra che non si possa dissentire dal pensiero unico imposto dalla sinistra. E se lo si fa si corrono grossi rischi.

Ora bisognerebbe chiedersi se questa posizione è condivisa o no dalla gente., se rispetta o no la volontà popolare, se rispetta il principio fondante della democrazia, il diritto della maggioranza a decidere la linea politica. Perché in democrazia il Parlamento ed il governo, in quanto rappresentativi dei cittadini, dovrebbero rispettare la volontà popolare e non imporre la propria volontà, anche contro quella dei cittadini. Fanno questo? No, in merito al problema dell’immigrazione, stanno operando “contro” la volontà del popolo. Ho scritto spesso di questa strana anomalia italiana che tutti sembrano ignorare. Ne parlavo già sei anni fa in un lungo post, riportando dei sondaggi che dimostravano, già allora, che la maggioranza (circa i 2/3) degli italiani è contro l’accoglienza incontrollata degli immigrati. Magari servirà a poco, ma forse è bene ricordare quei sondaggi, almeno per confrontarli con l’atteggiamento del governo e per chiedersi se la nostra sia ancora una democrazia o sia diventata qualcosa di diverso.  Ecco il post…

Democrazia e volontà popolare (13 maggio 2009)

In democrazia, si dice, il popolo è sovrano ed esercita il potere attraverso la libera elezione dei propri rappresentanti. I quali rappresentanti, è il caso di ricordarlo, in quanto eletti dal popolo dovrebbero rappresentarne le istanze ed attuarle nei modi previsti dalle norme vigenti. In parole povere, i rappresentanti eletti dal popolo devono, una volta in Parlamento ed al Governo, attuare la volontà popolare. La realtà ci dimostra che, invece, questo sacrosanto principio viene tranquillamente disatteso per le motivazioni più diverse. Non mi dilungherò sulle aberrazioni del sistema democratico. Voglio solo notare come ogni giorno, attraverso quel  classico “Gioco delle parti” pirandelliano che chiamano dialettica politica, abbiamo delle dimostrazioni di come questo principio sia continuamente rimesso in discussione a favore di più o meno chiare finalità che rispondono più alla logica dell’ideologia e della propaganda di partito che al rispetto del volere popolare.

Un esempio evidente è l’ormai quotidiana polemica sul problema dell’immigrazione, e sulle conseguenze per la sicurezza dei cittadini, sulla necessità di accogliere chiunque voglia arrivare in Italia, di garantire lavoro, casa, assistenza e diritti. Ogni giorno assistiamo sulla stampa, radio e TV, alla contrapposizione fra opposte fazioni. Normale dialettica? Libertà di espressione? Certo, ma…e la volontà popolare? Già, perché, come ho detto spesso in passato, tutti sembrano dimenticarsi, in questa questione fondamentale per il futuro dell’Italia, di chiedere il parere del popolo e, soprattutto, di tenerne conto. Eppure è quello che si dovrebbe fare in una democrazia reale. E se ciò non avviene significa che questa tanto decantata democrazia ha un qualche difetto, un bug, una falla, c’è qualcosa che non quadra.

Detto questo, vediamo di capire cosa vuole la gente in merito al problema immigrazione. Lo facciamo prendendo in esame alcuni sondaggi, fatti da grandi quotidiani nazionali e da istituti specializzati. Già tempo fa, in merito alle norme di sicurezza proposte dal Governo, si alzarono le barricate contro l’istituzione del reato di immigrazione clandestina. Ed ecco un primo sondaggio.

La risposta non lascia adito a dubbi o interpretazioni. Su quasi 16 mila votanti la schiacciante maggioranza, 85.7% è favorevole a considerare l’immigrazione clandestina un reato. Vediamone un altro sulla costruzione di moschee…

Anche in questo caso c’è ben poco da giocare sulle cifre. La volontà è chiarissima. Due terzi degli italiani non vogliono che si costruiscano liberamente le moschee. Eppure su questi argomenti le discussioni, le polemiche e le contrapposizioni continuano. Ed ancora la sinistra, le associazioni varie e la Chiesa vogliono convincerci che costruire moschee nelle nostre città è cosa buona e giusta. Ed il rispetto della volontà popolare? Mah, forse è un optional non necessariamente da rispettare. E veniamo a fatti recenti, le norme del decreto sicurezza proposte dal Governo. Ecco il risultato di un altro  sondaggio lanciato di recente dal Corriere.

No, per quasi il 70% dei lettori quelle norme non sono troppo dure. Che siano tutti fanatici sostenitori della Lega? Molto improbabile, visto che il Corriere non è propriamente il quotidiano di riferimento leghista. E sui “Respingimenti” dei barconi carichi di migranti, cosa che ha ancora provocato l’indignazione della sinistra e le solite accuse da parte dell’ONU? Strano, ma né il Corriere, né Repubblica, né L’Unità hanno lanciato dei sondaggi. Almeno fino a ieri notte. Il Corriere ne lancia uno sul futuro della Ferrari e Repubblica lancia un sondaggio su chi sostituirà Ranieri alla Juve. Beh, certo, questi sono argomenti molto più seri. Forse hanno paura di leggere i risultati. Vediamo, quindi, quelli disponibili. Questo è de La Stampa, aggiornato a ieri sera.

Favorevoli ai respingimenti 64%, contrari 35%. Ancora un dato inequivocabile. Vediamo il sondaggio del Messaggero…

Favorevoli 66.2%, contrari 33.3%. Chiarissimo. Vediamo anche un sondaggio lanciato due giorni fa nel forum della piattaforma Tiscali, quella di Soru, per intenderci, che non è propriamente un fanatico di Bossi e Maroni.

Beh, 3 su 4 sono favorevoli al respingimento. E allora? Mi pare che non ci siano dubbi sulla volontà popolare. Non vi basta ancora? Ok, allora vediamo un altro sondaggio presentato da Pagnoncelli, ieri sera, alla puntata di Ballarò. A meno che anche Floris, Pagnoncelli, Ballarò  e tutta RAI3 siano improvvisamente diventati leghisti o berlusconiani, almeno questi li prenderemo per buoni.  Ecco il primo cartello che riguarda la proposta di denuncia degli immigrati clandestini. Argomento caldissimo che ha fatto alzare la solite barricate sinistre e  della Chiesa, con la solita accusa di xenofobia e razzismo nei confronti di Berlusconi, del Governo e di chiunque sostenga la proposta. Ma la gente cosa ne pensa? Ecco il risultato…

Ma guarda guarda, quasi il 60% degli italiani è favorevole. E dire che, a seguire la  stampa di regime ed i “bravi conduttori” della TV, sembrerebbe che la maggioranza degli italiani siano indignati da questa proposta e pronti, nel caso fosse approvata, a non applicarla. Questione di coscienza, dicono. Ma allora questi dati sono fasulli? Oppure il 60% degli italiani sono xenofobi e razzisti? Oppure Floris ha truccato i risultati? Mah, vediamo l’altro sondaggio sui “Respingimenti”. Beh, almeno su questo avranno ragione i sinistri detentori della “superiorità morale” ed i buonisti? Vediamo…

Ahi, ahi, di male in peggio, qui addirittura cresce la percentuale, il 65% è favorevole ai provvedimenti di Maroni e del Governo. Beh, mi pare che questi sondaggi siano più che attendibili e rappresentativi dell’opinione della maggioranza degli italiani.

Ora, se è vero quanto dicevo in apertura sul rispetto della volontà popolare, a questo punto la domanda sarà anche impertinente, ma è del tutto logica e legittima: se questa è la volontà degli italiani, perché semplicemente non se ne prende atto e la si rispetta?  Ma allora perché, invece, la sinistra continua a lanciare anatemi e accuse di razzismo e xenofobia, di regime, di fascismo, di violazione delle norme internazionali? E la volontà popolare? Eppure anche Fassino ha detto che è del tutto legittimo il respingimento. D’Alema, addirittura, rivendica il merito di aver attuato per primo quelle norme al tempo degli sbarchi degli albanesi. Ma allora Franceschini, che è attualmente impegnato in una gita turistica in treno, perché continua ad accusare Maroni, Berlusconi ed il Governo di aver attuato dei provvedimenti ignobili, di mancanza di rispetto delle norme internazionali, di spregio dei diritti umani e bla bla bla? Beh, non c’è da meravigliarsi, è la solita doppia logica sinistra. Quello che fanno loro è sempre buono, giusto e sacrosanto. Se le stesse cose le fa Berlusconi è razzismo.

Eppure sono quelli che, dopo una lunga crisi esistenziale, da comunisti sono diventati PDS, poi DS, ora Democratici. Già, sono diventati gli strenui difensori della democrazia. Sì, proprio quella in cui il popolo è sovrano e la volontà popolare è sacra. E loro, da buoni democratici, la rispettano, quando vincono loro, perché allora si tratta di una grande vittoria della democrazia. Quando, però, vincono gli avversari, allora contrordine compagni, non è più democrazia, è regime. La volontà popolare non è più vangelo, anzi se il popolo sbaglia bisogna rieducarlo. E non gli scappa nemmeno da ridere. Ci sarebbe da stracciarsi le vesti, cambiare mestiere, politici e giornalisti al seguito, e vagare in pellegrinaggio col capo cosparso di cenere verso antichi santuari, in segno di penitenza. Ma non succede niente. Anzi, come se questi sondaggi fossero acqua fresca, Floris fa finta di niente, gli altri pure, e la puntata prosegue  chiacchierando di tutto, meno che della volontà popolare. Come volevasi dimostrare. Sì, ho la quasi certezza che quando si dice che in democrazia il popolo è sovrano e la volontà popolare è sacra, poi, dietro le quinte, si facciano delle grasse e sonore risate; risate sinistre.

Residuati bellici e restyling

di , 21 Febbraio 2015 16:42

Quando osserviamo la nostra classe politica e gli effetti deleteri che sta producendo, ci sorprendiamo di tanta incapacità, incompetenza, superficialità, fanatismo, inconcludenza, incoerenza, doppiezza morale, ipocrisia, inaffidabilità, corruzione. Potremmo andare avanti ancora per molto (l’unico limite è il vocabolario e la fantasia) ad elencare termini negativi, spregiativi e perfino offensivi per definire i nostri politici. E ci si chiede come sia possibile che il livello qualitativo dei nostri governanti sia sceso così in basso. Le cause sono varie, non c’è un solo motivo scatenante. Ma viene il sospetto che una delle tante cause concomitanti possa essere quella generazionale.

La maggior parte dei politici in attività, a parte qualche eccezione, è costituita da persone che hanno superato i 55/60 anni. Ovvero, quelli nati tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ’60, cresciuti negli anni successivi con le occupazioni scolastiche, i movimenti studenteschi, i  cortei, le assemblee, i collettivi, le comuni, il “Vietato vietare”, l’amore libero, il femminismo “E’ mia e la gestisco io”, sesso droga e rock’n roll, spinelli, figli dei fiori, Guccini, fuori l’Italia dalla Nato, Porci con le ali, maoisti e Libretto rosso. Insomma, quelli che oggi occupano posti di potere, in Parlamento, nei Consigli regionali e nei centri di potere politico e culturale, nei tribunali, nelle scuole, nelle redazioni giornalistiche e della televisione, nei cda di aziende, consorzi, enti pubblici, sono i reduci delle battaglie di Valle Giulia e di tante altre piazze d’Italia, sopravvissuti dei movimenti giovanili, studenteschi, di protesta del ’68.

E allora tutto si spiega. Il disastro attuale ha la sua causa e radice storica e culturale in quegli anni funesti della storia d’Italia, quelli che sfociarono tragicamente nelle Brigate rosse e negli anni di piombo. Cosa possiamo mai aspettarci da gente che è cresciuta a pane, Marx, eskimo e lotta di classe. Tutti cresciuti tra le file di Lotta continua, Potere operaio, Prima linea, Servire il popolo, con idoli come Fidel Castro, Che Guevara, Mao Tse-tung. Gente per cui la scuola non era la casa della cultura e dell’istruzione, ma un luogo dove svolgere attività e propaganda politica e rivoluzionaria, dove occupare aule, istituti e facoltà, dove tenere in permanenza assemblee e dibattiti politici e inventarsi qualunque pretesto per disertare le lezioni e scendere in piazza ed esercitarsi nella guerriglia urbana.

Gente che è andata avanti grazie al 6 politico, le interrogazioni di gruppo, le tesine collettive e grazie all’intimidazione anche violenta dell’autorità scolastica. Oggi quegli stessi rivoluzionari che volevano abbattere lo Stato e tutti i suoi simboli, occupano quei posti di potere che hanno sempre contestato. Salgono in cattedra da professori nelle scuole che sfasciavano, diventano magistrati e giudici, docenti universitari, giornalisti, intellettuali organici ai partiti, deputati, imprenditori, ricchi borghesi. Insomma, tutta la loro battaglia è servita solo a prendere il posto di quelli che avevano sempre combattuto duramente, anche con le armi.

Dopo aver passato una vita a combattere e contestare la borghesia, il capitalismo, il potere politico, il Parlamento, le istituzioni pubbliche, lo Stato, la Nato e l’America imperialista, si sono sottoposti a restyling radicale; l’eskimo nella spazzatura,  tosatura delle lunghe chiome sessantottine, hanno indossato giacca e cravatta, hanno capito che il Capitale, invece che combatterlo, è meglio investirlo e creare rendite e profitti, hanno capito che anche le comodità e gli agi della borghesia non sono poi così male, si atteggiano a progressisti e moderati, portano fiori sulla tomba di John F. Kennedy, acquistano eleganti appartamenti a New York, veleggiano su barche milionarie, fanno le vacanze a Saint Moritz, frequentano i salotti buoni della capitale, amano il cachemire, pasteggiano a caviale e champagne, si definiscono “democratici”, rinnegano il passato “Mai stato comunista”,  e sembrano usciti dal cast del film di Sorrentino La grande bellezza.

Ecco, questi reduci di tante battaglie, questi residuati bellici, invece che stare in un museo degli orrori, ad imperitura memoria dell’imbecillità e dell’ipocrisia umana, hanno conquistato i centri del potere e condizionano la politica, l’economia, la cultura, l’informazione, l’opinione pubblica, la scuola, la giustizia, lo spettacolo, l’arte, occupano il Parlamento, decidono delle nostre sorti e, visto che non sono riusciti a sfasciare l’Italia da giovani con la rivoluzione, la stanno sfasciando da vecchi imborghesiti, omologati e istituzionalizzati, governando la nazione. Italiani, arrangiatevi.

Geniale scoperta e fine della crisi

di , 15 Dicembre 2014 21:13

Perché nessuno ci aveva pensato prima? La crisi ci opprime da anni, cambiano i governi, ma la crisi non accenna a fermarsi; chiudono le aziende, fabbriche, negozi, aumentano i disoccupati, i precari, i cassintegrati, la povertà è in continua crescita, l’Italia è allo stremo e nessuno sapeva come uscirne, nessuno trovava la soluzione, nemmeno il premier “so tutto io, faccio tutto io, esisto solo io”, quel Matteo Del grillo che ha sempre l’aria di pensare “perché io so’ io e voi non siete un cazzo“, quel Renzi che dice di voler cambiare il mondo (a parole).

Poi è successo il miracolo, è venuto fuori tutto il genio italico ed ecco la soluzione arrivare proprio da quel luogo dove non ti aspetteresti che qualcuno abbia in funzione il cervello: il Parlamento. Già, incredibile a dirsi, l’idea è venuta dopo profonde riflessioni e accurate ricerche in lungo e in largo, su e giù e pure di lato, grazie a quei parlamentari strapagati e stramaledetti dal popolo, che sembra non facciano niente, se non chiacchiere. Invece poi arriva la smentita a zittire le malelingue. Lavorano e come se lavorano. Si spremono le meningi, si arrovellano, studiano, si impegnano e lavorano per il bene dell’Italia. Ecco perché sono pagati tanto e godono di un sacco di privilegi; perché pensano per noi e trovano sempre le soluzioni giuste al momento giusto per facilitare la vita ai cittadini. Mentre noi siamo impegnati a lavorare in fabbrica, negli uffici, negozi, laboratori, e non abbiamo tempo per pensare, essi pensano al nostro posto. E’ una bella fortuna, no?

Pensano e lavorano, lavorano e pensano, giorno e notte, senza concedersi tregua, se non qualche sobrio spuntino alla buvette del Palazzo,  si lambiccano il cervello per il bene del popolo. Lambiccarsi il cervello è un’attività molto impegnativa, necessita di molta preparazione, esercizio, allenamento e, naturalmente, di grandi capacità e competenze. Ecco perché solo i nostri parlamentari, dotati di poteri sovrumani, possono lambiccarsi il cervello e sono pagati profumatamente per farlo. Il popolino ignorante, non conoscendo il significato del termine, non potrebbe mai lambiccarsi. Ovvio, no? Quindi, come dicono quelli che in televisione presentano numeri audaci e pericolosi, non provate a farlo voi a casa. Lambiccarsi il cervello, se non siete “onorevoli” potrebbe essere molto pericoloso.

Ma la scoperta non è da attribuire ad una sola persona; sarebbe stata impresa impossibile, il cervello umano ha dei limiti, anche quello dei parlamentari. Ci si sono messe in due a lavorare per scoprire la causa della nostra profonda crisi. E finalmente ecco il risultato dell’immane sforzo mentale. Lo dobbiamo a due donne: Leana Pignedoli e Venera Padua, senatrici Pd. Grazie alla loro scoperta lo spread non ci farà più paura, le fabbriche riapriranno i battenti, la produzione raggiungerà livelli da boom economico e le esportazioni cresceranno a dismisura. Fine della crisi. Ma qual era la ragione che bloccava l’economia italiana? Semplice, eccola: l’aliquota IVA sull’origano.

Ecco la radice dei nostri guai, l’origano. Maggiori informazioni e dettagli qui: “Battaglia per l’origano: tassato più del basilico e del rosmarino”.  Altro che rilanciare l’edilizia, l’industria pesante, i cantieri navali,  il commercio, l’elettronica, il terzo settore, le aziende metalmeccaniche o manifatturiere. Niente di tutto questo, il vero problema, la causa prima della crisi, con gravi conseguenze anche sugli equilibri mondiali, la primavera araba, il terrorismo ed i conflitti nel mondo, era solo una: l’origano!

Pare che anche i militanti dell’Isis non stiano combattendo, come dice la propaganda occidentale (per nascondere la vera causa del conflitto), per realizzare lo Stato islamico, ma per imporre una diversa regolamentazione dell’uso dell’origano sulla base degli insegnamenti del Corano. Per esempio, nella pizza ci va o non ci va l’origano? That’s the question! Ora basta adeguare l’IVA dell’origano a quella del basilico e siamo a posto. Forse alle nostre senatrici verrà assegnato uno speciale Nobel per la scoperta del nesso fra la crisi globale, la primavera araba  e le erbe aromatiche, con particolare riferimento all’origano ed al suo uso nella dieta mediterranea.

Sembrerebbe una storiella umoristica, invece è tutto drammaticamente vero.

Il candidato ideale

di , 16 Novembre 2014 20:22

Sembra proprio che Napolitano abbia intenzione di lasciare il Quirinale. E si scatena subito il “totopresidente“, gioco preferito dei nostri giornalisti, osservatori ed opinionisti;  quelli che si spacciano per esperti tuttologi e ogni giorno imperversano  su stampa, radio e TV, facendo sfoggio di  cultura enciclopedica, informazioni segretissime e doti di preveggenza che esprimono in inutili chiacchiere come quelle che voi fate al bar dello sport. Solo che voi le fate gratis, loro sono pagati per farlo. Chi sarà il prossimo inquilino del Colle? Già si accennano i primi nomi e la Boldrini, giocando d’anticipo, dice che sarebbe la volta di eleggere una donna (che ci stia facendo un pensierino?)..

Non so chi sarà il prescelto (non ho doti da paracul…pardon, da paragnosta, come i nostri autorevoli esperti), ma posso elencare alcune caratteristiche del candidato ideale. Sono in corso mutazioni epocali, stiamo vivendo tempi di grandi cambiamenti, di rottura col passato, di grandi fermenti sociali, di nuove tendenze e di valorizzazione della diversità culturali, etniche, religiose, di tendenze sessuali poco ortodosse. Oggi i “diversi”, in tutti i campi, fanno scuola, fanno tendenza, fanno notizia, fanno carriera e fanno quello che gli pare, senza pregiudizi, senza scrupoli, senza remore, senza pudore, senza timore e senza vergogna.

Se sei una persona normale non ti nota nessuno. Ma se sei “diverso“ entri automaticamente, di diritto, nel novero delle ”categorie protette“, assistito, coccolato e tutelato da varie associazioni, come le specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca.  E come soggetto tutelato, hai molte probabilità di finire in prima pagina e di avere successo nel mondo dello spettacolo, della politica (puoi entrare in Parlamento o diventare vicepresidente di un grande partito), dell’arte, della cultura, del cinema, della televisione (puoi vincere un talent show, un reality o un festival europeo della canzone), della stampa (puoi diventare anche direttore di famosi settimanali di gossip).  Quindi, italiani, auguri e… figli diversi.

In USA hanno eletto Obama, il primo  presidente nero. In Italia una congolese nera è diventata ministro.  In Parlamento  sono entrate porno star come Cicciolina e trans come Luxuria. Le donne, grazie alle pari opportunità ed alle quote rosa, vivono un momento di riscatto e sono a capo di aziende, sindacati ed Enti pubblici. E’ una donna la presidente della RAI Tarantola, la segretaria generale della CGIL Camusso, la ex segretaria della Confindustria Marcegaglia, la presidentessa della Camera Boldrini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio.

Sono donne alcune delle calamità televisive nazionali di grande successo, come Antonella Clerici, Mara Venier, Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Lucia Annunziata, Lilly Gruber e  molte conduttrici di rubriche e programmi televisivi o a capo di importanti testate giornalistiche; evito i nomi, l’elenco sarebbe troppo lungo.  Essere donna, carina e “renzina” è anche una condizione per scalare il PD; vedi Boschi, Moretti, Madia, Serracchiani, Bonafè, Picierno. Insomma, è un momento d’oro per le donne. Ecco perché la Boldrini auspica una donna al Colle; sarebbe il coronamento ideale del lungo percorso di riscatto femminile.

Renzi è oggi il simbolo di questo cambiamento, della rottura. E’ diventato segretario del PD perché predicava la rottura col passato, il cambiamento radicale e la “rottamazione” dei vecchi dirigenti.  Oggi questi sono i requisiti richiesti per avere successo. Parola d’ordine ”cambiamento“; bisogna rompere con il passato, rompere gli schemi, rompere i pregiudizi, rompere gli stereotipi, rompere gli equilibri, rompere gli indugi…insomma, bisogna rompere qualcosa. Ed infatti è da tempo che la nostra classe dirigente e politica rompe; oh se rompe! Il guaio è che tutti rompono, ma nessuno paga.

Quindi, tenuto conto di ciò, ritengo che oggi il Presidente ideale, per essere al passo coi tempi e rappresentare al meglio l’aspirazione al cambiamento sociale, culturale, politico, etnico, religioso e sessuale,  debba avere le seguenti caratteristiche: essere donna, nera, lesbica, atea o, meglio ancora, musulmana o buddista. Se fosse anche trans e con ascendenze zingare sarebbe il massimo.

Priorità parlamentari

di , 26 Settembre 2014 20:48

Il nostro Parlamento è sempre impegnatissimo a studiare, discutere, fare proposte per trovare le migliori soluzioni ai problemi cruciali della nazione. “Stiamo lavorando per voi“, come direbbero all’ANAS. Ora, per esempio, i dati economici sono sempre drammatici, il Pil cala, i consumi calano, siamo in recessione, in deflazione, le aziende continuano a chiudere (solo quest’anno sono più di 8.000 le aziende che hanno chiuso), disoccupati e  povertà in aumento, cresce in maniera inarrestabile il debito pubblico, l’immigrazione è diventata una vera invasione (dall’inizio dell’operazione Mare nostrum, in dieci mesi, ne sono arrivati 140.000) e crea problemi gravissimi in termini di accoglienza e di costi…Insomma, situazione tragica. E cosa fa il Parlamento?

Ecco quali sono gli argomenti importantissimi e prioritari di cui si stanno occupando i nostri infaticabili deputati. La prima priorità è la chiusura festiva delle attività commerciali (Negozi chiusi per sei giorni all’anno). I negozianti potranno decidere la chiusura di sei giorni all’anno scegliendo fra 12 festività civili e religiose. Finalmente, con questa  importantissima “riforma” è assicurato il rilancio dei consumi e dell’economia. Naturalmente, la nuova normativa si applicherà a quei pochi negozi che, per puro miracolo, sono ancora in attività.  Decine di migliaia di attività, invece,  non avranno il problema di dover scegliere le giornate di chiusura  perché, mentre i politici continuano a discutere di sciocchezze, hanno già chiuso definitivamente.

Se non fosse una cosa seria, ci sarebbe da ridere. Mentre ogni giorno, a causa della crisi e del calo dei consumi, centinaia di negozi e attività commerciali cessano l’attività e chiudono definitivamente, i nostri politici, invece che trovare il modo di rilanciare l’economia ed i consumi e, quindi, di tenere i negozi “aperti“,  decidono quando devono essere “chiusi“. Roba che nemmeno lo scemo del villaggio arriverebbe a tanto.  Sembra di assistere ad una rappresentazione del teatro dell’assurdo. Purtroppo, però, è tragicamente vero. Ma il nostro premier gelataio fa finta di non saperlo e va in giro per il mondo a dire che cambierà l’Italia. E la cosa tragica è che molti lo prendono sul serio e ci credono.

L’altra priorità, che non mancherà di rassicurare tutti i disoccupati, i precari ed i pensionati al minimo che, per campare, vanno a mangiare alla Caritas o cercano scarti di frutta e verdura ai mercati, riguarda la possibilità di dare ai figli i cognomi del padre e della madre (Addio obbligo del cognome paterno). Così i bambini di domani, magari figli di precari, cassintegrati, disoccupati, forse non avranno di che mangiare e patiranno la fame. Non avranno pane e latte, ma, in compenso, potranno avere due cognomi. Contenti? Poi non dite che il Parlamento non lavora e non pensa ai reali bisogni degli italiani!

Buffoni. Ridicoli e buffoni.

 

In breve

di , 26 Giugno 2014 07:42

Renzi e M5s si sono incontrati ieri per discutere della legge elettorale. La riunione è stata trasmessa in diretta streaming da La7. Per chi non avesse seguito la diretta, ecco, in breve,  il riassunto dell’incontro: “Chiacchiere“.

Onorevoli (?)

di , 15 Aprile 2014 13:29

La cultura non è certo il punto di forza di certi parlamentari (non tutti, ma molti). Abbiamo visto in certi servizi televisivi le figure barbine che fanno se devono rispondere a domande anche semplici di cultura generale. Ma anche certi interventi alla Camera o al Senato sono spesso caratterizzati da strafalcioni lessicali e castronerie assortite che figurerebbero a pieno titolo in una antologia dell’umorismo. L’ultimo esempio ci è arrivato proprio qualche giorno fa, quando il deputato Tripiedi del M5S ha esordito nel suo intervento alla camera, così: “Sarò breve e circonciso…”. Una vera perla, da far invidia a Zelig.

Un altro splendido esempio di preparazione e competenza politica (e di serietà) è quella fornita da alcuni parlamentari che rispondevano a domande sul testo della nuova legge elettorale che avevano appena votato. Ma, come dimostrava il servizio, tutti quelli intervistati non sapevano quali fossero le soglie di sbarramento (che avevano appena votato). Ecco il video: ”La nuova legge elettorale“.  Ancora un servizio andato in onda a Quinta colonna su Rete4 (ne parlavo nel post “L’onorevole e il Pi greco“) mostrava l’ignoranza completa di alcuni parlamentari su alcune nozioni elementari come le tabelline (quanto fa 9×9?), l’area del quadrato o il teorema di Pitagora. Incredibile, ma vero. Qui il video (tutto da ridere, per non piangere): “Politici e matematica”.

Ieri i quotidiani riportavano gli errori di alcuni parlamentari grillini (sempre loro, campioni di cultura) nella compilazione della dichiarazione dello stato patrimoniale (Vedi “Gaffe dei grillini nelle dichiarazioni patrimoniali“). Ed eccole qui le perle della giornata…

Riccardo Nuti, ex capogruppo del M5S alla Camera (mica un peone qualsiasi), nello spazio “stato civile” ha dichiarato di essere “Nubile“, invece che celibe. Sono gli effetti della rivoluzione sessuale in atto. Fra gay, bisex, lesbiche e trans la gente comincia ad avere le idee confuse e non sa più di che genere è; maschio, femmina o genere intermedio. Chissà cosa scrisse Luxuria, quando era deputata, nella sua dichiarazione: celibe, nubile o cosa?

Anche Azzurra Cancelleri deve essere incappata in un momento di ingorgo neuronale al momento di specificare lo stato civile e, come il suo collega Nuti, ha fatto un po’ di confusione e invece che scrivere nubile ha scritto “celibe“. Per fortuna poi si è resa conto dell’errore e lo ha subito corretto.

Filippo Gallinella, invece, ha confuso lo stato civile con la nazionalità e, in un impeto di patriottismo, non ha esitato a dichiararsi orgogliosamente “italiano“. Salvo poi, in un lampo di lucidità, rendersi conto che “stato civile” non si riferiva allo Stato di appartenenza.  Così si è subito corretto in “sposato“, più popolare di coniugato, ma va bene lo stesso.

Ecco, questi sono i nostri “onorevoli“, quelli che decidono i destini dell’Italia, quelli che legiferano (spesso senza sapere cosa votano), quelli che dovrebbero risolvere la gravissima crisi economica, quelli che dovrebbero essere la guida politica. economica, culturale e morale della nazione. Si salvi chi può…

Totò e l’onorevole Trombetta…

Video importato

YouTube Video

 

Non sanno quello che fanno

di , 19 Marzo 2014 19:24

Parliamo dei nostri deputati. Hanno votato di recente la proposta di legge elettorale che prevede diverse soglie di sbarramento per partiti singoli o coalizioni. Si presume che, dato l’ampio risalto dato dalla stampa ed i diversi dibattiti televisivi, tutti conoscano benissimo il contenuto del testo votato. Si presume, ma sarà così? Sembrerebbe proprio di no, almeno da quanto si deduce vedendo un servizio delle Iene, andato in onda la settimana scorsa. Fra una quindicina di intervistati, nessuno sa rispondere esattamente.

Questi deputati hanno votato senza sapere quello che stavano votando. Viene spontaneo, il Signore ci perdoni, applicare a questi deputati  l’invocazione di Gesù sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno“. Sono strapagati, hanno tanti di quei privilegi che nemmeno li conoscono tutti, vanno in Parlamento per legiferare e governare e…non sanno quello che fanno! Sarà un caso? Avranno scelto proprio i più ignoranti? Abbiamo il dubbio che, invece, questa sia la norma: purtroppo. Questo il servizio video: “Le Iene: la nuova legge elettorale“.

P.S.

Non solo non sanno quello che fanno, ma nemmeno quello che dicono. Per esempio, ieri alla Camera, il “grillino” Tripiedi ha chiesto la parola ed ha esordito così “Breve e circonciso…”. Qui il video: “Gaffe del grillino Tripiedi: sarò breve e…”. Bella la democrazia, tutti possono finire in Parlamento, anche Tripiedi…

Dubbi domenicali

di , 16 Marzo 2014 19:28

Renzi incontra Hollande. Ecco una foto che li ritrae nel giardino dell’Eliseo.

 

 

Hollande sembra indicare con la mano qualcosa nell’aria e Renzi guarda con attenzione, apparentemente divertito. Nessuno ha spiegato, però, cosa stiano guardando. In tutti i siti dei vari quotidiani, si fa il resoconto dell’incontro, si parla della cravatta Gucci di Renzi, delle sciocchezze di circostanza scambiate fra i due “statisti“, ma resta l’enigma di questa foto. Si potrebbe lanciare un concorso a premi. Indovina cosa stanno guardando.  Il socialista Hollande sta mostrando al giovane  Matteo il “Sol dell’avvenire“? Vista la sua fatale propensione al tradimento e l’attrazione per le forme femminili, Hollande sta mostrando una maliziosa nuvoletta a forma di culetto brasiliano? C’è sospeso in aria un gigantesco UFO che li osserva dall’alto? Sta passando un asino volante? Boh, misteri presidenziali…

Questo box presente oggi nella Home del Corriere.it, lancia una inquietante domanda. Ultimamente, a partire dalle battaglie femministe degli anni ’60/’70,  è in atto una campagna attivissima che pone al centro dell’attenzione la donna con tutti i suoi problemi, le aspettative, le rivendicazioni, il diritto alla “parità di genere“, il femminicidio, lo sfruttamento del corpo femminile in pubblicità e televisione, la ”satira sessista” che suscita lo sdegno della Boldrini. Insomma l’argomento “donna” è sempre in prima pagina. Il fatto è che nemmeno le donne sono sempre d’accordo fra loro. Per esempio, proprio nei giorni scorsi alla Camera si è votato sulla “parità di genere” in relazione alla riforma elettorale, ma non tutte le donne presenti hanno votato a favore; molte, dei diversi schieramenti,  si sono dichiarate contrarie. Lea Melandri (vedi articolo) affronta la questione e, in contrasto con la maggioranza delle parlamentari che, per sostenere la causa della “parità di genere“, si sono presentate alla Camera vestite di bianco,  si dichiara contraria ad una riserva di posti stabilita per legge.

Ora, visto che nemmeno fra donne riescono a mettersi d’accordo sulle loro rivendicazioni, alla domanda del box viene spontaneo rispondere con un’altra domanda:   ”E se le donne, una buona volta, si mettessero d’accordo su quello che vogliono?“. Poi, magari, una volta scoperto quello che vogliono, ammesso che lo sappiano, ce lo facciano sapere…con comodo!

La bella immagine riportata nel box è una delle opere di Sir Lawrence Alma-Tadema ( vedi qui le sue opere) appartenente alla collezione Perez Simon,  esposte al Chiostro del Bramante a Roma (vedi qui la presentazione).

Il Bomba a palazzo

di , 17 Febbraio 2014 12:38

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Forconi d’Italia

di , 12 Dicembre 2013 20:42

Quasi quasi avrei voglia di armarmi di forcone e diventare anch’io “protestante“. E se mi sono stancato io che non ho mai creduto nelle proteste, nei cortei ed ancor meno nella violenza, di nessun genere, come metodo di lotta sociale, allora vuol dire che veramente siamo giunti a fine corsa. Siamo davvero arrivati al limite di sopportazione. Non se ne può più di una classe politica incapace, che sta rovinando l’Italia e sta mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini, anche dei più pacifici e restii a scendere in piazza per protestare. Difficile trovare anche dei termini appropriati per definire questi politicanti da strapazzo, pieni solo di parole vuote, di inutili dichiarazioni d’intenti, che sproloquiano nei salotti televisivi, si nutrono di slogan e dedicano tempo ed energie alla loro occupazione principale; salvaguardare poltrone e potere, incuranti dei problemi e dei bisogni della gente. Incuranti perché del tutto incapaci di trovare una sia pur minima soluzione.

Basta vedere la faccia di gomma, inespressiva, inebetita del nostro premier Letta affermare con grande soddisfazione che il peggio è passato, che l’Italia sta uscendo dalla crisi, che siamo sulla buona strada, che “L’Italia ce l’ha fatta…”. Basta guardarlo in faccia, osservare la sua espressione tranquilla, serena, soddisfatta dell’azione del governo, e pensare ai dati che ogni giorno ci vengono forniti dalla stampa. Dati terrificanti sulla disoccupazione, la povertà che cresce, 93 mila aziende che hanno chiuso solo nel corso del 2013. Imprenditori che continuano a suicidarsi per la disperazione, cittadini oppressi da tasse in aumento ed insostenibili, burocrazia che scoraggia chiunque voglia avviare un’attività, corruzione dilagante a tutti i livelli.  Giustizia schizofrenica che condiziona l’azione politica e l’economia e che può decidere della vita e della morte dei cittadini, senza mai pagare pegno per gli errori commessi. Un Parlamento che, mentre gli italiani sono alla disperazione, si preoccupa degli immigrati, di femminicidio, di omofobia e si trastulla in rappresentazioni grottesche fingendo di occuparsi di politica.

Sembrano vivere in un altro mondo, insensibili ed indifferenti a tutti i segnali di allerta che da anni vengono dalla gente comune, dagli osservatori più attenti, dalla stampa, da tutte le categorie di lavoratori, tutti uniti dalla stessa sensazione di vivere in una società ormai senza controllo, senza guida e senza meta. E loro, i nostri rappresentanti, passano il tempo a litigare per le poltrone, per difendere il proprio orticello, per ritagliarsi uno spazio mediatico, per dividersi, riunirsi, ridividersi, inventarsi nuovi movimenti e partiti, pur di garantire la perpetuazione della specie di sanguisughe sociali. Si presentano come rivoluzionari, come il nuovo che avanza, come gli unici capaci, onesti, preparati, come quelli che combattono il sistema corrotto e promuovono il rinnovamento, la nuova era, l’età dell’oro. Sembrano estranei al degrado sociale, non sono mai responsabili degli errori, dei disastri, degli sprechi, del disfacimento economico, culturale, morale;  si sentono e si presentano tutti come innocenti fanciulli e pudiche verginelle. Come se fossero i salvatori della patria, i nuovi Messia, gli angeli custodi che ci assistono e ci conducono per mano verso il nuovo Eden, invece che essere i primi, veri responsabili del disastro sociale, economico, politico, culturale e morale.

Sono una specie anomala nata da strane modificazioni genetiche, sono un errore di percorso nella via dell’evoluzione umana. Si moltiplicano e si riproducono spontaneamente come le erbe infestanti e nessuno finora, purtroppo, ha inventato un antidoto adatto per eliminarli.  Non soddisfatti di riprodursi individualmente, si raggruppano secondo l’utilità collettiva di piccoli gruppi e quando ritengono di non avere sufficiente spazio cercano “un posto al sole“,  abbandonano la terra madre e fondano nuove colonie e partiti.  Come se non ce ne fossero già abbastanza. Come se creando nuove aggregazioni migliori la situazione. Come se con nuovi simboli e nuove bandiere diventino tutti più capaci, intelligenti e onesti.  Come se con un nuovo slogan si cancellino tutti gli errori del passato e si torni puri come angioletti. Come se un nuovo partito sia migliore dei precedenti. Come se mostrando in TV volti nuovi di giovani e belle ragazze anche le vecchie baldracche diventino tenere fanciulle in fiore. Ma la merda è sempre la stessa; anche se incartata elegantemente con carta a fiori e nastri dorati, non diventa profumata, sempre merda resta.

Ecco perché alla fine la gente ne ha le tasche piene, ed altro, di questa gentaglia. Ecco perché stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. Ecco perché c’è voglia di forconi; la pazienza è finita. “Datemi un forcone (che cosa ne vuoi fare?), lo voglio dare in testa a chi non mi va!” Ecco cosa mi viene in mente, parodiando una vecchia canzoncina degli anni ’60 (Datemi un martello), versione italiana, lanciata da Rita Pavone, di “If I had a hammer” un successo internazionale di Trini Lopez. In realtà la canzone è di Pete Seeger, folk singer USA, mito della generazione (specie dei movimenti di protesta) degli anni ’60. La canzone venne incisa anche da un altro gruppo folk notissimo in quegli anni, Peter Paul and Mary. Erano i tempi dei primi movimenti pacifisti, della protesta contro la guerra, contro la discriminazione razziale. Figli dei fiori, spinelli, libertà sessuale, Woodstock e cantautori, eredi di Woody Gutrye, al quale si ispirò anche Bob Dylan ai suoi esordi, che cantavano le loro canzoni nei cortei, nei raduni giovanili o nei localini underground del Greenwich village a New York. Altri tempi, altre chitarre, altri forconi, altri ideali. Ora si avrebbe voglia di prendere un forcone semplicemente per rincorre uno per uno tutti, ma proprio tutti, quelli che a vario titolo e livello, si occupano di politica. E piantargli una bella forconata nel sedere.

Ma almeno allora c’era in fondo al cuore la speranza di un mondo migliore. di un futuro in cui credere. Ora non c’è più nemmeno la speranza, c’è solo la disperazione, l’incertezza, la sfiducia totale, la rassegnazione ad un destino tragico. Un destino che non abbiamo scelto, né voluto e di cui siamo artefici solo in piccola parte. Ma è una parte determinante, è la responsabilità di aver scelto “democraticamente” questa classe politica. Ecco il dramma; li abbiamo scelti noi. Ed allora con chi dobbiamo prendercela? Chi dobbiamo rincorrere con i forconi? Siamo sicuri che la democrazia, come ci raccontano da sempre, sia il miglior sistema di governo? Ma se così è, come è possibile che dei cittadini apparentemente normali, coscienti e responsabili, eleggano al Parlamento delle persone che ci stanno portando alla catastrofe? Come è possibile che un intero popolo si faccia turlupinare, plagiare, irretire, fagocitare, angariare , vessare, per decenni senza ribellarsi, anzi dando vita ad una guerra civile permanente tra fazioni avverse per sostenere ed eleggere una classe dirigente che non fa altro che perpetuare l’inganno a proprio vantaggio ed a spese del popolo? E’ possibile, si chiama democrazia. Eppure la gente ci crede ancora, con grande soddisfazione di chi con questo sistema ci campa. Non restano che i forconi ed una amara constatazione; queste sanguisughe democratiche…

Non serve a niente, ma almeno mi sono sfogato. Eccheccazzo, quando ce vò ce vò!

P.S.

Perché sono così inc…zato come una bestia (direbbe Joele Dix)? Perché sono uno dei milioni di italiani che, dopo aver sentito che il governo aveva abolito l’IMU sulla prima casa, dormiva sonni tranquilli. Poi ci hanno ripensato ed hanno abolito solo la prima rata. Poi ci hanno ripensato ancora ed hanno abolito anche la seconda, ma non per tutti. Resta in vigore l’IMU per i cittadini di quei Comuni che hanno modificato l’aliquota. E quali sono questi Comuni? Primo dubbio e primo problema. Come fa il cittadino a saperlo? Deve informarsi, perdere tempo, chiedere al proprio comune o ad un patronato o un esperto. Ma anche i commercialisti ed i CAF, fino a pochi giorni fa, non sapevano cosa fare e cosa rispondere ai cittadini. E allora il povero contribuente cosa deve fare?. Cerca disperatamente di informarsi con amici o sulla stampa o su internet.

Bene, chi sta in Sardegna, poteva leggere sul quotidiano regionale L’Unione sarda di pochi giorni fa, l’elenco dei 14 Comuni in cui si sarebbe pagata la seconda rata IMU. I Comuni sono quelli che ultimamente hanno elevato l’aliquota di imposta. Ma al di là di questa spiegazione tecnica si pone una questione di principio che riguarda l’uguaglianza dei cittadini. Domanda per i più svegli: i Comuni della Sardegna sono 377, perché in 14 Comuni si paga l’IMU e negli altri no? Intanto che cercate una risposta soddisfacente, se non siete fra quei 14 Comuni siete tranquilli, vi rigirate sul guanciale e continuate a dormire  ”sonni tranquilli“. Ma sarebbe un errore gravissimo perché proprio ieri il tuo commercialista ti chiama e ti dice che, contrariamente a quanto letto sulla stampa, devi pagare l’IMU, il modulo è già pronto, stampato, devi andare a ritirarlo e poi accingerti ad una fila lunghissima in banca perché, essendo la scadenza fra 4 giorni, compresi sabato e domenica festivi, restano solo due giorni utili, venerdì e lunedì,  per il versamento.

Ma perché c’è stato questo contrordine? Ecco svelato l’arcano. Il nostro Comune non aveva finora modificato l’aliquota IMU. Quindi eravamo sicuri di non dover versare questa seconda rata IMU; fino a pochi giorni fa. Ma il guaio è che il sindaco di recente si è dimesso ed è arrivato un Commissario il quale, udite udite, tanto per agevolare la cittadinanza, ha deciso, proprio la settimana scorsa, in tutta fretta ed in gran segreto, di aumentare l’aliquota, facendoci rientrare fra quei Comuni che dovranno pagare l’IMU entro il 16 dicembre ed obbligando qualche migliaio di persone a fare i salti mortali per informarsi e regolarizzare il pagamento nel giro di due giorni.

Così i cittadini che erano sicuri di non dover pagare, ora devono affrettarsi (mancano due giorni utili),  informarsi sull’importo totale dell’imposta e  conteggiare il 40% della cifra totale.  Secondo problema:  quant’è la cifra totale? E la signora Assunta di 90 anni, analfabeta, sola e impossibilitata ad uscire, come fa ad informarsi,  calcolare la somma, compilare il bollettino e andare in banca a pagare? Ma  i cittadini come sono stati informati della variazione? Con dei volantini fotocopiati e affissi nei locali pubblici. Chi esce e frequenta i locali pubblici è avvertito, gli altri no. Terzo problema: e gli anziani che non frequentano bar e negozi in questi giorni?

Per fortuna il centro è piccolo, in due giorni la voce si spande e tutti corrono presso i pochi uffici che possono dare qualche spiegazione e compilarvi i moduli per il versamento. Ma data l’affluenza, comunque sono qualche migliaio di persone che si riversano in due o tre uffici di consulenza, si crea ressa, attesa e si perde una mezza giornata. E poi si perderà un’altra mezza giornata, se non una giornata intera, per pagare allo sportello bancario. Ammesso che, pure facendo gli straordinari, la banca riesca a servire tutti i clienti, con gravissimo disagio dei clienti normali che si rivolgono alla banca per normali operazioni, magari anche urgenti,  e che dovranno aspettare che, fra qualche giorno, non prima di martedì prossimo, finisca la buriana dell’IMU.

E tutto questo gran casino grazie a chi? Ai nostri governanti incapaci che invece che semplificare la vita ai cittadini, essendo incapaci, trovano sempre il modo di complicarci l’esistenza, farci perdere tempo, denaro, fatica, stressarci e portarci sull’orlo di una crisi di nervi. Ma poi, perché alcuni Comuni pagano ed altri no? Ma i contribuenti non dovrebbero essere tutti uguali? E perché mai gli abitanti di Pompu non pagano e quelli di Serramanna sì? Perché si paga a Nurallao e non a Guasila? E’ credibile che la maggiorazione delle tasse in alcuni centri sia dovuta alla presenza di servizi migliori o diversi fra Comuni della stessa area, con uguale numero di abitanti, stessi servizi sociali, che distano una decina di chilometri fra loro? Che differenza c’è fra Pompu e Masullas o fra Serramanna e Villasor?

Perché ci sono cittadini di serie A e di serie B? Ma chi è quella mente geniale che concepisce queste diversificazioni fra i Comuni del Sulcis, del Logudoro o della Marmilla? Ma i nostri governanti non farebbero bene a fare un salto al più vicino centro di salute mentale (tanto è gratis) e sottoporsi ad una piccola visita di controllo?. Ma sono davvero sicuri di essere sani di mente? E’ chiaro adesso perché alla fine si è così inc…zati? Datemi un forcone, lo voglio dare in testa, anzi nel culo a Letta e tutto il governo di larghe intese, così gliele allarghiamo un po’…le intese.

P.S. 2

E come se non bastasse, qualcuno, c’è sempre qualche genio in circolazione che decide di complicarvi la vita, ha deciso che le vecchie impostazioni di scrittura dei post avessero bisogno di qualche modifica, Così, non so come e perché, non è più possibile inserire un link nel testo ed anche inserire una foto nel post è un problema. Ma perché devono continuamente cambiare le cose? Ma non avete altro da fare? Ma se funziona bene così da anni, perché dovete modificare ciò che va bene? Ma sarà un’innovazione interna o sarà una nuova impostazione del browser Internet Explorer? Boh! Poi dice che uno s’incazza!

IMU quiz e Buffonarie

di , 2 Dicembre 2013 15:44

 Nuovo gioco a premi che sostituirà la Lotteria di Capodanno: IMU quiz. Chi, dove, quando, quanto e come si pagherà la tassa sulla casa. Nessuno ci capisce più niente, né i cittadini, né i commercialisti, né i CAF, né lo stesso Governo che naviga a vista. Dopo la girandola di decisioni sull’IMU e l’invenzione di nuovi acronimi, Tares, Tasi, Trise, service tax, TUC, IUC (e non è detto che sia finita) giusto per confondere le idee e farvi pagare lo stesso la tassa sulla casa, facendo finta di averla abolita, hanno approvato l’abolizione della prima rata, poi l’abolizione della seconda.

E sembrava un discorso chiuso, con grande soddisfazione dei contribuenti. Invece no, pare che non si trovino le necessarie coperture. E’ curioso osservare come i nostri ministri, che possono contare sulla consulenza di esperti lautamente retribuiti,  continuino a sbagliare i conti e se ne accorgano solo dopo, a disastro avvenuto (vedi i conti della Fornero sugli “esodati“). Quindi ricomincia il giro e le varie ipotesi. La seconda rata forse si paga. Anzi no,  si paga, ma solo una parte. Ma non tutti, solo in alcuni Comuni, in altri no; in barba al principio di uguaglianza dei cittadini. Ma, per complicare ancora la faccenda (altrimenti i geni delle tasse non si divertono), l’importo della rata sarà per il 40% a carico dei cittadini e l’altro 60% sarà integrato dallo Stato.

Ora, siccome non tutti sono esperti di contabilità o hanno un nipote commercialista,  immaginiamo zia Giuannica Culabottu, novantenne di Trescagheras (magari invalida, analfabeta e sola, che non legge i quotidiani, non vede Porta a porta e non ha nemmeno un profilo su Facebook), che deve sapere, anzi scoprire, prima se il suo Comune è fra quelli in cui si paga (e chi l’avverte?) e poi deve calcolare quel fatidico 40% (40% di cosa? Boh…). Chi glielo spiega il meccanismo della Tares, del TUC, dell’IUC o di come accidenti chiameranno quella cavolo di tassa sulla casa? Ma poi siamo sicuri che sia così? No, non è ancora sicuro, è da valutare, stanno disperatamente cercando i fondi necessari, nei cassetti, sotto i tappeti, nelle tasche dei ministri, forse lo sapremo entro Natale, ma non è detto, il Governo potrebbe rimediare, chissà chi lo sa…(Corriere.it: La beffa dell’IMU)

Un Governo così cialtrone,  incapace e confusionario non si era mai visto. Promette, poi si rimangia le promesse, poi ripromette l’eliminazione, poi la mantiene in parte, poi la fa pagare solo ad una parte di cittadini che non ci hanno capito nulla e dovranno anche calcolare l’importo da versare, stando ben attenti a non sbagliare, altrimenti fioccano le multe e le sanzioni.  Ma non si sa come andrà a finire e intanto l’unica cosa certa è la data di scadenza del pagamento, senza aver ancora stabilito con chiarezza se, quando e quanto si deve pagare.

Buffoni e ridicoli. Dovrebbero dimettersi tutti ed andarsene a casa, dopo aver chiesto scusa agli italiani, e dedicarsi al giardinaggio, la pesca, la filatelia o l’enigmistica; insomma, attività del tutto rilassanti. Hanno superato da tempo e largamente il limite di sopportazione e di decenza. Dovrebbero abbandonare per sempre tutti gli incarichi pubblici e di qualche responsabilità pubblica; almeno farebbero meno danni.  La politica è troppo complessa per le loro piccole menti adatte, forse, ad attività meno impegnative intellettualmente. Dovrebbero decadere naturalmente e spontaneamente, senza bisogno di votazioni in Senato, per “incapacità manifesta“.

Questa è l’unica cosa comprensibile di questo governicchio voluto e sponsorizzato dal Presidente Napolitano; l’incapacità congenita. Visto che sono pratici di consultazioni, dopo le “Primarie” del PD, dovrebbero fare le “Buffonarie” governative per eleggere “democraticamente” il “più buffone del reame“.

Intanto, in attesa degli eventi…e trenta…e quaranta ladroni, ve lo diciamo in musica: Ma Vaffffff………..”

A proposito di buffoni. Nel 2010, dopo la caduta di un muro a Pompei, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, attaccato duramente dall’opposizione, fu costretto a dimettersi. Una settimana fa è crollato un tetto ad Ercolano; ne ho parlato in “Muri e ministri” chiedendomi se, come Bondi, si dovesse dimettere il ministro Massimo Bray. Non si è dimesso e, per la verità, nessuno lo ha accusato di alcuna responsabilità. Il tetto è crollato, ma a Montecitorio nessuno se ne è accorto; silenzio di tomba, anzi, di tetto, specie da parte dei parlamentari del partito democratico, quelli sempre pronti a crocifiggere gli avversari e urlare che se cadono i muri a Pompei è colpa del ministro (ma solo se il ministro è Bondi).

Non tutti i muri sono uguali. Pompei è lontana e non sempre a Montecitorio arriva il frastuono del crollo. Evidentemente  il muro di Bondi era molto più rumoroso, mentre i muri ed i tetti di Bray hanno il crollo “silenzioso“.  Intanto succede che Ieri è crollato un altro muro a Pompei

Domanda per i più preparati: dopo due crolli ad Ercolano e Pompei, il ministro per i beni culturali, Massimo Bray, si dimetterà? E se non si dimette, cosa molto probabile, anzi scontata, perché Bondi era responsabile del crollo e Bray non lo è? E perché Bondi si è dovuto dimettere e Bray non solo non si dimetterà, ma non gli viene nemmeno attribuita alcuna responsabilità?

Onorevole sarà lei

di , 2 Dicembre 2013 01:18

Badi come parla e non offenda. Onorevole sarà lei e tutta la sua famiglia“. Potrebbe essere questa la risposta a chi si azzarda a darvi dell’onorevole, del deputato o del senatore. Di recente, nel post “Se fossi un politico“, dicevo proprio questo: “La categoria dei politici oggi è talmente svilita, odiata, contestata e vituperata (a ragione) che se fossi un ladro mi sentirei offeso ad essere paragonato ad un politico“.

Sembrerebbe una battuta, invece è successo davvero. Lo riferisce oggi il Giornale in un articolo “Pro loco offese: un insulto paragonarci al Parlamento“. L’offesa si riferisce ad un precedente articolo del Giornale, “Pro loco Parlamento“, a firma di  Paolo Bracalini e Vittorio Macioce, nel quale si elencavano una serie di spese a carico della Camera per l’organizzazione di sagre paesane, pro loco, eventi culturali di quartiere, presentazioni letterarie, piccoli concerti, festival del cinema trans  e iniziative varie di questo genere. L’ammontare complessivo delle spese per il triennio 2013-2015 ammonta a 6.235.000 euro. Una bella sommetta per organizzare sagre della porchetta e festival dei dilettanti allo sbaraglio; alla faccia della crisi  e dei pensionati al minimo che vendono la fede nuziale per comprarsi pane e latte! (Vedi “Montecitorio: come sprecare i soldi in tempo di crisi” ed ancora “Spese e convegni“)

Ma quel pezzo non è passato inosservato, anzi qualcuno si è sentito offeso. Paragonare le Pro loco a Montecitorio  ha scatenato l’ira del presidente dell’Associazione nazionale delle Pro Loco, Claudio Nardocci, che si è ritenuto offeso dall’accostamento: “Perché il paragone danneggia la nostra immagine“, dice indignato. Ovvero, quando la realtà supera la fantasia. Ed io che pensavo di aver esagerato con quella battuta su ladri e politici!

Totò e l’onorevole Trombetta

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Napolitano ricatta

di , 25 Novembre 2013 15:16

Cosa penso di Napolitano l’ho detto mille volte, in tutte le salve; lo dico e lo ripeto da sette anni, fin dal suo insediamento. La sua eccessiva presenza mediatica, il suo presenzialismo, il suo protagonismo, il suo continuo intervento su tutti i temi possibili, spesso al di là delle sue prerogative e competenze, che ha condizionato fortemente la politica italiana degli ultimi anni, con continue ingerenze in ambiti non di sua competenza,  lo sto ripetendo fino alla nausea (vedi l’ultimo post di pochi giorni fa “Tele Quirinale“.

Anche pochi giorni fa, fra le immancabili “Quirinale news” che occupano ogni giorno le prime pagine di stampa, TG e internet, c’era la solita dichiarazione quotidiana. Questa volta riguardava le violenze dei NO Tav a Roma. Ecco la breve nota ANSA del 22 novembre scorso: “Bisogna opporsi a ”un’etica che non nutre rispetto per i fondamenti di una convivenza civile” e riflettere ”a fronte degli inqualificabili gesti di vandalismo organizzato che hanno colpito Campo de’ Fiori e la vostra sede”. Così il presidente Napolitano in un messaggio alla sede del Pd di via dei Giubbonari attaccata dai manifestanti no-Tav“.

Anche il premier Letta, pur con la sua faccia di gomma, inespressiva, impassibile ed imperscrutabile, dopo i violenti scontri No Tav di Roma, ha espresso preoccupazione affermando che “si è passato il limite…”. Ma cosa ha scatenato la preoccupazione e la denuncia di Letta e di Napolitano? Non può essere una delle mille manifestazioni e cortei che ogni anno si svolgono in Italia, spesso con immancabili scene da guerriglia urbana, nemmeno più violenta di tante altre. No, questa volta il fatto grave che ha suscitato la condanna dei nostri indignati col timer, è il fatto “gravissimo” che i No Tav hanno assaltato la sezione del PD di Roma, a via dei Giubbonari. Ecco il fatto grave. Se avessero assaltato una sede di altre formazioni politiche, come hanno fatto spesso in passato, Napolitano non si sarebbe scomodato a condannare l’episodio. Ma se toccano il PD, è allarme violenza. Questa è la sinistra, basta saperlo.

Niente di nuovo, quindi, se non ulteriori conferme della posizione sospetta di un Presidente che, dietro l’apparente ruolo super partes e la copertura dello scudo garantito dal ruolo istituzionale, ha un atteggiamento da militante di sinistra che attua perfettamente la strategia gramsciana della “conquista delle casematte“. I comunisti, anche se ex/post pentiti e riciclati, sono come i lupi che perdono il pelo, ma non il vizio; nel profondo dell’anima,  comunisti sono e comunisti restano, finché morte non li separi. Amen!

Bene, sembra che finalmente se ne siano resi conto anche nel centrodestra. Perfino certi quotidiani, come il Giornale o Libero, che da qualche tempo cominciano a sollevare dubbi sul Presidente e sul suo ruolo. Non a caso qualcuno parla espressamente di “Repubblica presidenziale“. Eppure quegli stessi quotidiani hanno seguito per anni la stessa linea editoriale della totalità della stampa nazionale, dando ampio spazio quotidiano a tutti gli starnuti presidenziali. In tal modo contribuendo a riconoscere a Napolitano un ruolo anomalo di “soggetto politico” militante di primo piano ed il suo diritto ad intervenire su tutto e tutti,  con messaggi, commenti, suggerimenti, consigli, ammonimenti ed indicazioni, a scapito dei poteri costituzionali del Parlamento, del Governo, del presidente del Consiglio, dei partiti e dei loro leader.

Questi atti presidenziali, che si vuol far passare come semplici considerazioni personali di Napolitano, sono diventati in questi anni, veri temi politici che hanno condizionato e determinato l’agenda delle forze politiche in Parlamento e, ultimamente, la decadenza del governo Berlusconi, la formazione prima del  “governo tecnico” di Monti, e poi del “governo presidenziale” di Letta. Essere l’ispiratore dell’agenda politica e determinare la formazione del governo non rientra fra le prerogative e competenze del Presidente della Repubblica. Ergo, Napolitano, in questi sette anni, è stato spesso sopra le righe, ha travalicato i limiti istituzionali, è andato al di là delle prerogative presidenziali contemplate dalla Costituzione. E per uno che dovrebbe essere il garante supremo della Costituzione è il massimo dell’inadempienza dei propri doveri, quasi al limite del tradimento. In tempo di guerra, per molto meno, si veniva messi al muro per alto tradimento.

Bene, fa piacere che finalmente anche autorevoli esponenti della stampa abbiano aperto gli occhi. Peccato che sia un po’ tardi, ora che ormai si è giunti alla resa dei conti finale, a pochi giorni dal voto che decreterà la decadenza di Berlusconi dal Senato, dopo una lunga battaglia combattuta congiuntamente dalle truppe politiche/mediatiche/giudiziarie. Con un vecchio detto popolare si direbbe “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“.

E dire che tutti pensavano in questi anni che la “gioiosa macchina da guerra” del PCI di Occhetto fosse stata definitivamente sconfitta quasi 20 anni fa. Errore fatale. Quella macchina da guerra si è potenziata, arruolando la macchina mediatica e  l’ancora più micidiale macchina giudiziaria, creando una potentissima armata che in questi anni ha accerchiato, assediato e distrutto chiunque si opponesse al suo passaggio ed alla conquista  delle casematte in politica, cultura, spettacolo, economia, informazione e stampa, televisione, ovunque ci fosse da occupare una poltrona, un posto di potere. E Napolitano se non è il comandante in capo di quell’armata, ne è almeno, specie nel settennato presidenziale, uno degli strateghi più influenti. Nel centro destra sembrano aver capito solo oggi la strategia di quella che chiamano “guerra dei vent’anni“. Un po’ tardi. Ecco, per esempio, cosa scrive oggi su Il Giornale, il direttore Alessandro Sallusti in un editoriale dal titolo molto eloquente ”Napolitano ricatta“. Riporto il testo integrale.

Il presidente Napolitano passa alle minacce. Della grazia a Berlusconi – dice – non se ne parla neppure. E fin qui, nulla di nuovo. Il salto di qualità arriva subito dopo. Se qualcuno vorrà manifestare contro la decadenza di Berlusconi – aggiunge l’inquilino del Quirinale - stia ben attento ai modi e alle parole. Siamo all’avvertimento, all’intimidazione. Perché, presidente, a che cosa dovremo stare attenti? Chi scenderà in piazza mercoledì e magari nei giorni successivi che cosa rischia? La galera, il fermo di polizia, la schedatura come sovversivo?

Ecco, allora si accomodi fin da subito perché le dico già ora che lei è il capo di una cospirazione che sta cercando di sovvertire la volontà popolare. Lei è un vecchio inacidito e in malafede indegno di occupare la più alta carica dello Stato. Lei vuole zittire milioni di italiani come ha zittito la Procura di Palermo che aveva trovato le prove delle sue malefatte. Lei ha il pallino di zittire i cittadini che manifestano per la libertà (le ricordo che ha sulla coscienza migliaia di ungheresi trucidati dai russi con il suo consenso morale e politico). Lei per scalzare Berlusconi ha comperato prima Mario Monti con la carica di senatore a vita, facendolo pagare a noi fin che campa. Fallita la missione ci ha riprovato comperando un pezzo della dirigenza Pdl, quello più debole, compromesso e ricattabile. Ha taciuto sulle nefandezze della magistratura, ha venduto il Paese a Stati esteri, Germania in primis.

Noi non ci faremo intimidire dalle sue minacce. Lei è un golpista, perché usa il suo potere al servizio della vecchia causa comunista oggi rivista e corretta in salsa lettiana. Noi scenderemo in piazza, contro la magistratura, contro la sinistra e contro di lei che rappresenta il peggio di questo Paese. Che le piaccia o no dovrà ascoltare. Come ai tempi dell’ascesa di Grillo, dirà che non ha sentito. E allora urleremo più forte. Perché noi, a differenza sua e dei suoi tristi cortigiani, siamo uomini liberi.”

Più chiaro di così non poteva essere. Lo so che non si dovrebbe dire, non sta bene, ma…viene spontaneo pensare “E io cosa dico da sette anni?”. Ben svegliati, Sallusti & Co.

Vedi uno dei tanti: Il galletto del Colle

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