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Sillogismo papale

di , 11 Settembre 2017 22:42

Bergoglio parla troppo, parla a  vanvera e non si rende conto di quello che dice, specie quando è in volo. Ecco l’ultimissima della giornata. “L’uomo è uno stupido testardo.”.

Ergo, sillogismo papale.

- L’uomo è uno stupido testardo.

- Bergoglio è un uomo.

- Bergoglio è uno stupido testardo.

Giusto?

 

 

Vedi: http://www.ilgiornale.it/news/politica/immigrati-papa-benedice-litalia-accogliere-finch-sostenibile-1440449.html

Chiesa e censura

di , 23 Agosto 2017 23:03

Mi censurano? Ed io lo scrivo qui. Ho accennato spesso alla censura sui social e sui siti di informazione, compresi quotidiani in rete. Ormai sono rassegnato, ma certe volte dà veramente fastidio, ci si sente truffati, privati anche del diritto di esprimere le proprie idee. E questo succede spesso quando si esprimono giudizi poco lusinghieri sui politici, il Papa, la Chiesa e quando si critica il contenuto di certi articoli, il pensiero del giornalista,  la linea editoriale  di un quotidiano o i fanno notare banali errori grammaticali e strafalcioni lessicali (cosa he succede più spesso di quanto si pensi). Per esempio, due degli errori più frequenti (e nemmeno tra i più gravi) sono l’uso del termine bagnasciuga (errato) al posto del corretto “battigia” e l’espressione cacofonica “scontro tra treni” invece che “fra treni” (regoletta che una volta si imparava già alle scuole medie). E non parlo del Giornalino delle Giovani marmotte, questi errori li trovate molto spesso anche su prestigiosi quotidiani nazionali come il Corriere. Ma se lo fate notare quasi mai il commento viene pubblicato (non vogliono riconoscere di aver sbagliato). Ma la cosa ancora più incredibile è che, nonostante gli si faccia notare l’errore, non si prendono nemmeno la briga di correggere. Il che dimostra quanta considerazione e rispetto abbiano dei lettori; quasi pari a zero. I media possono riversarci addosso montagne di schifezze, di gossip e pettegolezzi da lavandaie, imporci il pensiero (si fa per dire) di intellettuali di regime, le corbellerie quotidiane delle autorità e dei personaggi di primo piano della cultura e dello spettacolo; ma se vi permettete di lamentarvi, vi censurano; alla faccia dell’art. 21. E’ consentita la libertà di espressione purché sia omologata al pensiero unico di regime. Era anche il pensiero di Stalin. “Siete liberi di esprimervi liberamente, purché siate d’accordo con me.”, diceva ai suoi stretti collaboratori.

O addirittura si rischiano denunce, come ha minacciato di recente Laura Boldrini. Lei può dire tutte le sciocchezze possibili (e infatti le dice speso e volentieri; può permetterselo, è al terza carica dello Stato), ma se vi permettete di risponderle a tono, usando qualche termine non proprio elegante, le critiche diventano insulti e Boldini minaccia di querelarvi (Boldrini contro gli haters: ora basta, vi denuncio). Bene, la censura quotidiana è arrivata anche oggi e, guarda caso, ancora con un commento che riguarda il Papa e la Chiesa. Già, ancora il Papa. Qualcuno dirà che, visto che ne parlo spesso,  ce l’ho con Bergoglio. Io? No, è lui che ce l’ha con me e con milioni di italiani; ed ogni giorno  rilascia dichiarazioni Urbi et Orbi  e consigli non richiesti che riempiono giornali e Tg e  che suonano come un insulto, una provocazione. Ma il vero problema non è Bergoglio (se nessuno gli dà ascolto è innocuo). il problema sono i media che danno tanto spazio  alle sue esternazioni quotidiane e riportano con grande risalto ogni santo giorno tutti gli starnuti del Vaticano e le flatulenze papali.

Anche avantieri, la sua presa di posizione a favore dello ius soli era l’articolo di apertura del Giornale (Sì a ius soli e ius culturae), e di altri quotidiani (ne parlo qui: Il Papa non sta bene), Mi è venuto spontaneo lasciare un commento (questo stranamente l’hanno pubblicato). “Perché ogni giorno c’è Bergoglio in primo piano? Vi siete convertiti tutti al pensiero cattomarxista? E’ una provocazione? Oppure siete così sadici da farlo apposta per rovinare la giornata ai lettori? Ieri, commentando un articolo di Borrelli, dicevo che il suo pezzo era perfetto per l’Avvenire; e gli consigliavo di farsi assumere al quotidiano della CEI dove avrebbe avuto un “avvenire” assicurato. Ma non c’è bisogno, qui si trova benissimo; anzi, Bergoglio ha più spazio qui che su Avvenire. Ogni giorno c’è in home un articolone con i suoi consigli non richiesti. Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa litania buonista. I media di regime (stampa, TV, web) sono un coro di voci bianche che da decenni cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto. “Che noia, che barba, che barba che noia…”, diceva Mondaini.

Ieri, invece, tanto per non privarci della sua faccia in prima pagina,  c’era anche un articolo a firma di Stefano Zurlo “Metodo Bergoglio; il Pontefice che parla da politico“. Basta? No, perché anche il direttore Sallusti si sente in dovere di dedicargli il suo editoriale: “Il golpe del Papa re“.

A questo articolo ho lasciato ieri un primo commento (pubblicato). “Il Papa “ne ha facoltà, fa il suo mestiere.”, dice Sallusti. No, va ben oltre il suo mestiere. Così come, per tutta la durata dei suoi due incarichi presidenziali, è andato “oltre il suo mestiere” Napolitano che ogni giorno interveniva su tutto e tutti, senza che nessuno si azzardasse a farglielo notare. Così come va oltre il suo mestiere Laura Boldrini. Stranamente Gentiloni incontra in segreto Bergoglio, così come ha incontrato in segreto Soros (si è mai saputo di cosa hanno parlato?). E chissà quanti altri incontri segreti avvengono nelle “segrete stanze”, di cui non sappiamo niente proprio perché sono segreti. Le risulta che, solitamente, Bergoglio intervenga su leggi e questioni di politica interna dell’Austria, l’Arabia saudita, il Liechtenstein, o altri paesi? Non mi risulta. Allora perché si permette di farlo con pesanti ingerenze sulla politica interna dell’Italia? E perché nessuno glielo fa notare?”. Del resto, non mi pare che l’Italia dia consigli al Papa su come governare il Vaticano (il cui sistema di governo, a rigore può essere definito totalitario), sui criteri di nomina dei cardinali ed altre sue specifiche competenze. Allora, se noi non diamo consigli a Bergoglio, perché Bergoglio si sente in diritto e dovere di darne a noi?

Ma poiché Sallusti, dicendo che il Papa “fa il suo mestiere“  sembra giustificare Bergoglio, ho voluto chiarire un aspetto che è fondamentale in quello che nei discorsi del Papa sembra essere dettato dal messaggio evangelico e sul quale ho molti dubbi da sempre. Il Papa fa il Papa ed è giusto che lo faccia, ma è il messaggio che è sbagliato. Come dire che se l’oste dice che il suo vino è buono è comprensibile; l’oste fa l’oste. Sì, ma ciò che dobbiamo valutare non è il fatto che l’oste sia libero di esprimere la sua opinione ed il suo giudizio sul vino che vende, ma verificare se la sua opinione corrisponde al vero ed accertare se il vino è buono o è adulterato.  Anche Dulcamara ingannava gli ingenui paesani illudendoli che il suo “specifico” fosse  una  pozione miracolosa,  un rimedio che curava tutti i mali; dal mal di pancia al mal d’amore. E così, per sollevare qualche dubbio sulla qualità del  vino di Bergoglio ho inviato questo breve commento (il limite dei mille caratteri non consente un discorso articolato; bisogna essere sintetici):

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione dei poveri e la beatificazione degli ultimi che saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con un morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti. Quindi, alla morale da schiavi cattolica si abbina il progetto mai accantonato dei comunisti che sognano ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.”.

L’ho inviato 3 volte, dal pomeriggio alla sera, a distanza di ore,  e non passa. Evidentemente in questo commento c’è qualcosa che non si può dire. Forse non si può dire che: Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. non è facendo gli eremiti, i flagellanti o i penitenti di professione che si aiuta il prossimo. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Per aiutare davvero i poveri, i bisognosi, gli ultimi, bisogna  disporre di risorse economiche.  Solo la ricchezza può aiutare i poveri, non la povertà.  Scegliere volutamente di vivere in povertà per sentirsi più buoni, umili e vicini ai poveri, non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta inutile, rinunciataria, vigliacca e stupida, da falliti. Non si può generalizzare il messaggio evangelico che va interpretato ed applicato  secondo le circostanze storiche e sociali. Le opere di misericordia vanno benissimo in condizioni normali, ma sono inapplicabili e diventano insostenibili o devastanti per l’individuo e la comunità se portate all’eccesso ed applicate senza tener conto della realtà. “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini” sono belle parole e vanno benissimo se gli affamati, gli assetati ed i pellegrini sono pochi e non abbiamo difficoltà a fornire cibo e alloggio.

Ma se già abbiamo difficoltà economiche a far quadrare il pranzo con la cena, e   in un tempo molto ristretto ci arrivano in casa centinaia di migliaia di pellegrini africani, è un’invasione che fa saltare tutti gli equilibri sociali, politici, economici, e diventano un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza di una nazione.  Non si può togliere il pane ed il tetto  ai propri figli per aprire la porta di casa ed offrire vitto e alloggio a tutti i poveri ed i pellegrini di passaggio; questo non è essere buoni, non è messaggio evangelico; sarebbe da idioti.  Chi continua a predicare queste sciocchezze o è uno sciacallo che specula su questa accoglienza  realizzando facilmente grandi guadagni, o è un fanatico rivoluzionario che spera in tal modo di creare conflitti e disordini che favoriscano il totale sconvolgimento della civiltà  occidentale, o è malato di buonismo cronico, la malattia del secolo. Il buonismo è come la droga; altera lo stato di coscienza e fa vedere un mondo diverso dalla realtà. Oppure è semplicemente gente che a causa di qualche grave  psicopatologia che altera le normali funzioni mentali, ha una visione distorta del mondo ed è fuori dalla realtà e pure fuori di testa; che sia Papa o sagrestano. E’ questo che non si può dire?

Ma naturalmente non c’è solo Bergoglio in prima pagina. I nostri quotidiani, per distrarci e alleggerire la tensione, non mancano di fornirci anche notizie leggere che non hanno alcun interesse reale, ma servono benissimo a riempire le pagine.  Così non mancano mai i selfie di Naike Rivelli quasi sempre nuda;le foto di Naike vestita sono più rare delle figurine del feroce Saladino(viene da chiedersi. ma siete proprio così scemi, o fate finta?) e di altre sciacquette in cerca di visibilità, le notizie sulle peripezie sentimentali di Belen Rodríguez  ed i pettegolezzi su tutte le vere o presunte divette, oltre alle immancabili foto sexy che non sfigurerebbero su Playboy (servono come specchietto per le allodole, il richiamo erotico funziona sempre). Ormai questa è la linea editoriale della stampa italiana. Continuo da anni a lasciare commenti critici sull’eccesso di gossip e di foto erotiche su un quotidiano che dovrebbe avere un linea editoriale più seria e non rincorrere Novella 2000 o le riviste porno, ma inutilmente; 4 volte su 5 vengono censurati. Ho dedicato molti post a questo argomento, ne segnalo due per tutti: “Guardi siti porno’” del 2008, e più recentemente, nel 2014 “Pane, sesso e violenza“.

Ecco un esempio di commento che sto inviando da anni, con qualche variazione riferita allo specifico articolo al quale è riferito. Questo l’ho inviato circa una settimana fa per commentare un articolone che in prima pagina sparava questa notizia “Laura Freddi sarà di nuovo mamma“.  Vi interessa la notizia? Ne dubito; credo che la prima risposta  a quel titolo sia “e chi se ne frega?”. Infatti quello è il commento che più spesso lasciano i lettori. Ma i nostri solerti giornalisti gossipari sono convinti che queste siano notizie importantissime per la nazione (o meglio fingono di crederlo, perché su queste gossipate ci campano e portano a casa la pagnotta). Ed ecco il commento: “Ogni quotidiano o periodico ha un suo target di riferimento ed a quel target bisogna attenersi per stabilire la linea editoriale. Non tenerne conto è da…incoscienti. Se si propone ad un pubblico di anziani il gossip sulle peripezie amorose degli idoli di adolescenti e casalinghe disperate o, al contrario, in un settimanale indirizzato agli adolescenti si parla di politica, economia e finanza, si sbaglia target e si rischia la chiusura per fallimento. Questo almeno ve lo hanno spiegato? Oppure avete saltato proprio quella lezione? Peccato. Il lettore medio del Giornale è maschio adulto ed ha già superato da molto la mezza età. Allora, voi pensate che al signor ZXY40, pensionato settantenne della Ciociaria interessi sapere che Laura Freddi è in dolce attesa? Lo pensate davvero? Sì? Allora, cambiate mestiere.”. Questo è passato, ma più spesso questi commenti vengono censurati.

E’ cambiato qualcosa in questi anni? Direi di no, qualunque pretesto è buono per inserire immagini erotiche, sia che vendano auto, frigoriferi o detersivi, l’immagine fissa è sempre quella; una donna più o meno nuda. Ed ecco l’ennesima conferma, anche oggi, sempre in prima pagina.

Bella foto, vero? Sembra proprio presa da una rivista porno. Invece era tutto il giorno nella Home del Giornale (ora è stata tolta). Ma la cosa divertente è che era a corredo di un articolo sui pericoli delle creme per il corpo: “Essere belli costa. perché la crema a buon mercato ci fa venire allergie ed eczemi“.  Potevano usare una foto di mani, braccia, gambe, viso. Invece no, usano la foto di un bel culo in primo piano. Quindi, leggendo il titolo e guardando la foto, si è portati a pensare che si parli di creme specifiche per quella parte del corpo umano. E mi è venuto spontaneo lasciare questo commento (che stranamente è stato pubblicato): “Parlate di creme e mostrate in primo piano la gigantografia di un cul… pardon, di un Lato B (dimenticavo che lo si può mettere in primo piano e mostrarlo in tutti i modi e le diverse angolazioni, ma non lo si può nominare; abbiamo uno strano senso del pudore). Si tratta di speciali creme per uso anale?”. La domanda finale mi sembra più che naturale; “Sorge spontanea“, direbbe Lubrano. No? Ma sì, meglio riderci sopra e prenderla con  ironia. “E’ la stampa, bellezza”.

Servire gli altri (pensierino pasquale)

di , 14 Aprile 2017 23:37

Essere servo degli altri”; questo è il messaggio che ha lasciato Bergoglio ai detenuti del carcere di Paliano, dove ha rinnovato il rito della lavanda dei piedi. Mi ricorda tanto “Servire il popolo”; ma anche Potere operaio, Lotta continua, Prima linea, Avanguardia operaia, etc. Usa la stessa terminologia delle formazioni di estrema sinistra anni ’70. Si vede che hanno delle fonti di ispirazione comuni. Oppure sono residui ideologici del cattomarxismo della “Teologia della liberazione“, tanto cara alla Chiesa sudamericana. Una volta le uniche persone che servivano gli altri erano gli schiavi e le “donne di servizio“. Non esistono più nemmeno quelle; oggi si chiamano colf, collaboratrici familiari. Bergoglio, vuol dire che dovremmo essere tutti come le vecchie donne di servizio? Poi quando lo accusano di essere marxista nega e si risente; dice che non è comunismo, è Vangelo. Non è né Vangelo, né comunismo, perché nemmeno Marx ha mai elogiato i servitori o incitato a “farsi servitori“; anzi, ha detto di ribellarsi ai padroni. Forse Bergoglio ha letto male sia il Vangelo che il Capitale. Ma questo principio di esaltare gli ultimi, i poveri, è il suo pallino fisso. E per mettere in pratica il principio va a trovare i carcerati e, ovvio, si metterà a loro servizio. Forse gli rifà la branda, come facevano le burbe ai nonni da militari, o gli prepara il caffè, gli lava la biancheria, gli fa la barba e gli dà un spuntatina ai capelli. Intanto gli lava i piedi.

Ora, in carcere ci sono ladri, assassini, pedofili e delinquenti di ogni risma. A parte i possibili casi di errore giudiziario, se non fossero delinquenti, ma brave persone, non sarebbero in carcere. Giusto? Ora supponiamo che avessero scovato e incarcerato “Igor il russo”, quello che ha sulla coscienza due omicidi freschi freschi di giornata (più il pregresso) e quel pedofilo che proprio ieri ha confessato di aver stuprato quella bambina poi gettata da un palazzo. Bergoglio laverebbe i piedi anche a pedofili e assassini come questi? Lo farebbe per dimostrare che anche se sono criminali sono tutti “nostri fratelli”? Oppure perché “Chi sono io per giudicare?”, come disse a proposito dei gay, e “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”? O perché dobbiamo “perdonare settanta volte sette”? Oppure, come dicono assassini ed ex terroristi pentiti per pararsi il culo, “Nessuno tocchi Caino”? Credo che debba esserci un limite anche al perdono, perché l’infinita bontà e misericordia è di Dio, non degli uomini.

Vede Bergoglio, essere buoni, umili, modesti va bene. Difendere i deboli, aiutare i poveri ed i bisognosi, va anche bene. Uscire in utilitaria per andare a comprarsi gli occhiali o le scarpe, come un qualunque Gigetto di Trastevere, è anche simpatico. Assumere sempre questo atteggiamento dimesso, penitenziale, alla buona, da “Papa degli ultimi” è comprensibile; in tempi di civiltà dello spettacolo e dell’apparire, è un ruolo che paga come ritorno e visibilità mediatica. Ma se in ogni circostanza si ostenta un buonismo mieloso, sdolcinato, stucchevole, esagerato, si rischia di apparire ipocriti; e pure ridicoli. Questo non è Vangelo, è morale da schiavi. E Gesù non ha mai detto di “farsi schiavi“. Bergoglio, invece che lavare piedi ai delinquenti, dovrebbe farsi un bel lavaggio alla testa; per rinfrescarsi le idee. Mi sa che ne ha bisogno.

Vediamo questo principio del “Servire gli altri”, sotto un aspetto più leggero. Se tutti dovessero mettere in pratica il principio di Bergoglio, sarebbe un bel guaio. Nessuno sarebbe disposto a farsi servire, perché tutti vorrebbero servire e non essere serviti. Allora, se nessuno vuole essere servito, come si fa a “Servire gli altri”? Vedremmo l’intera umanità impegnata nell’ansiosa e frenetica ricerca di qualcuno da servire. Si andrebbe ad esplorare le zone più remote con la speranza di trovare qualche indigeno che non avendo recepito l’invito di Bergoglio, sia disposto a farsi servire. Ma invano, perché il messaggio papale avrebbe già raggiunto gli sperduti angoli della Terra e tutti gli uomini applicherebbero un unico principio: servire gli altri.

Pensate cosa succederebbe negli uffici, negozi, ristoranti, ovunque ci siano offerti dei servizi. Al cameriere, alla commessa, all’impiegato che gentilmente ci chiede “In cosa posso servirla?”, risponderemmo quasi offesi “Servirmi? No, grazie. Anzi sono io che voglio servire lei. Cosa posso fare per mettermi al suo servizio?”. Non riusciremmo più a fare un’ordinazione, acquistare un prodotto, chiedere un’informazione; niente. E chiaro che l’invito del Papa può sembrare anche apprezzabile in casi limitati, ma applicato su larga scala ed in termini assoluti sarebbe semplicemente inapplicabile. Un principio che risulta inapplicabile è inutile. E proporre principi inutili e non applicabili è da stupidi. Ergo, sotto l’aspetto culturale, etico, logico, razionale e pure del semplice buon senso, Bergoglio ha detto l’ultima fesseria, quella festiva, la fesseria di Pasqua.

E’ la conferma di quanto dico spesso. Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto del significato di ciò che dice e delle conseguenze delle sue parole. E’ tipico di chi non riesce a prevedere le conseguenze di un principio, una norma, una legge. Apparentemente certe idee sembrano avere una loro logica, ma se si portano alle estreme conseguenze gli effetti, allora, e solo allora, ci si rende conto dell’errore. E’ come avere un blocco del pensiero che ci mostra solo gli effetti immediati, superficiali, a breve scadenza, ma impedisce di valutare gli effetti nel futuro. Purtroppo è un difetto molto comune nei Palazzi del potere. Ne ho parlato nel post: “Il pensiero corto“.

FAI paura

di , 22 Marzo 2017 22:26

Il Fai è il Fondo ambiente Italiano, un ente che si occupa di difendere e tutelare le bellezze artistiche, naturali, ambientali e paesaggistiche d’Italia. Insomma, valorizza le bellezze nazionali. Specie adesso, con l’arrivo della primavera, la natura si fa bella, veste i suoi colori più smaglianti, tutto rifiorisce in un tripudio di fiori, colori, profumi. Insomma, un inno alla bellezza. Poi capita sotto gli occhi questo articolo che oggi sul quotidiano regionale L’Unione sarda, annuncia la 25° edizione delle “Giornate di primavera“, organizzata proprio dal FAI.

Questa nella foto è la presidentessa del FAI Sardegna. Ora, si resta un po’ perplessi, perché associare questa immagine al concetto di bellezza tutelata dal FAI sarebbe un’impresa molto azzardata. Con tutto il rispetto per la signora, forse poteva agghindarsi in maniera più sobria. Passi per quel rossetto sparato; passi per quella collanona da charleston anni ruggenti; passi per quel collettino bianco da educanda;  passi per quella pettinatura da scolaretta anni ’50; ma quei super mega occhialoni sovradimensionati dove cavolo li ha acquistati, nella terra dei giganti di Brobdingnag? Se il Carnevale non fosse finito si potrebbe pensare ad uno scherzo o una mascherata. Infatti, mi è venuto spontaneo scrivere questo commento di getto: “Ma questa si guarda allo specchio prima di uscire di casa?  Se la vede la strega di Biancaneve le viene un infarto per lo spavento. Una volta per far stare buoni i bambini si minacciava di chiamare l’uomo nero. Oggi forse dicono “Guarda che se non FAI da bravo chiamo il FAI. Boh…”. Forse ho esagerato, ma mica tanto. Oggi l’estetica è un optional.  Come immaginavo, questo commento non è stato pubblicato; censura.

Non mi sorprende, è normale. La media dei commenti pubblicati, su questo e su altri siti in rete,  è di 2 su 5. Forse sono io che esagero. Eppure non uso scurrilità, volgarità e turpiloquio. Mi limito ad esprimere pacatamente la mia opinione. Allora comincio a pensare che ciò che disturba non è il linguaggio, ma il pensiero espresso. Ma davvero il mio commento era da censurare? Era così esagerato ed offensivo? No, sono certo che la maggioranza delle persone, vedendo, questa foto, penserebbe esattamente quello che ho pensato io. Ma siccome una delle componenti fondamentali di questa società è l’ipocrisia, allora certe cose si pensano, ma non bisogna dirle. “Si fa, ma non si dice…”, era il titolo di una maliziosa canzoncina cantata da Milly negli anni ’30.  Alla faccia della libertà di espressione. E’ la stampa, bellezza.

Papa fra gli ultimi

Eccolo di nuovo in viaggio. Proprio non riesce a stare a casa. Forse non si trova bene a Santa Marta, o forse ha lo spirito del giramondo che deve sempre cercare nuove avventure. Ma una cosa è sempre uguale: la vicinanza agli ultimi. E’ il suo pensiero fisso: gli ultimi. Santità, non dico di pensare anche ai primi, ma almeno ai penultimi, i terzultimi, quelli di mezza classifica. E che diamine, sono tutti figli di Dio, no?

 

 

Al ristorante: l’ordinazione.

Gli inconvenienti di un menu troppo ricco di scelte. Ecco cosa può succedere quando si hanno a disposizione troppe varianti e possibilità. E’ una scena da “Qua la mano picchiatello” (Cracking Up) del 1982, con Jerry Lewis. Peccato che non ci sia la versione in italiano. Ma si capisce benissimo anche in originale. Meglio farci una risata.

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Fede dubbiosa

di , 9 Marzo 2017 00:55

Bergoglio non riesce a dirne una giusta nemmeno per sbaglio. Ecco, da un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit, l’ultimissima della giornata: “Anch’io sono peccatore“. Dice: “una fede che non attraversa crisi per crescere, resta infantile.”. Meno male che era rettore della facoltà di Teologia a Buenos Aires. Una castroneria simile non la direbbe non solo un Papa, ma nemmeno il sagrestano di Pompu. La fede non cresce, non lievita come la pasta della pizza; la fede o c’è o non c’è, o si ha o non si ha. Quando si ha la fede non c’è crisi, perché essere in crisi significa mettere in dubbio ciò in cui si crede. La fede è sinonimo di incrollabile certezza in una verità. Ma se credo in una verità non la metto in dubbio; altrimenti non è più una verità. La fede non ammette dubbi; significa credere ciecamente. Infatti, “credere per fede” significa proprio credere in qualcosa senza avere bisogno di spiegazioni razionali o certezza scientifica. Quindi fede e dubbio non possono coesistere, si annullano a vicenda. Se c’è la fede non c’è il dubbio; se c’è il dubbio non c’è la fede. Non possono coesistere nella stessa persona e nello stesso momento.  E non sono nemmeno intercambiabili o alternativi. Non si cambia la fede ogni giorno, come le mutande. Non sono come le frecce lampeggianti della vecchia barzelletta sul carabiniere che, controllando se le frecce di un’auto funzionassero, vedendo che si accendevano e spegnevano alternativamente, concludeva: “Adesso funzionano, adesso no, adesso funzionano, adesso no…”.

Ecco, la fede non è come le frecce, non funziona a fasi alterne “Ora c’è, ora non c’è…”. Ma se lo stesso Papa ha dei dubbi sulla fede, ancor più i semplici fedeli sono autorizzati ad avere dei dubbi; specialmente sull’autorevolezza della suprema guida spirituale che invece che dare certezze suggerisce dubbi. La fede non nasce dal dubbio, perché se si coltiva il dubbio non si giunge mai ad avere certezze, ancor meno ad avere una fede cieca; così come il dubbio non nasce quando c’è la fede, perché la fede non ammette verità alternative. E’ curioso che un Papa non capisca questo concetto semplicissimo che sarebbe ovvio anche all’ultimo dei seminaristi o al più scarso degli alunni di una scuola serale del Burundi.

Nell’Emilio di J. J. Rousseau, c’è un breve capitoletto “Professione di fede di un Vicario savoiardo”, in cui il buon vicario afferma il proprio convincimento nell’esistenza di Dio, non perché abbia ragioni scientifiche e razionali per crederlo, ma semplicemente perché glielo dice il cuore. E tanto gli basta. Aveva più fede quel vicario di quanta ne dimostri il Papa. Il che la dice lunga sulla profondità teologica di Bergoglio che spesso fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Lo avevo citato anche in “Cose da pazzi”. Dice infine che “non mi vedo come qualcuno straordinario”. Che persona umile e modesta questo Bergoglio; vero? Però quella affermazione non verrebbe mai in mente a chi non si veda o pensi che altri lo vedano come “straordinario”. Il che significa che, sotto sotto, si ritiene straordinario, ma, per falsa modestia, lo nega.  E’ un caso da Bignamino di psicologia, un elementare lapsus freudiano; la classica “excusatio non petita”. Tranquillo, Bergoglio, nemmeno noi pensiamo che sia straordinario; anzi, tutt’altro.

ll Papa è sereno

di , 9 Febbraio 2017 14:06

Bergoglio mi ricorda un vecchio personaggio di Carosello: “Lo frate Cimabue, che se una cosa fa ne sbaglia due“. Poi non dite che ce l’ho col Papa, è questo Papa che ogni giorno ne spara una nuova. Ma non sarà che lo Spirito Santo che dovrebbe ispirarlo e proteggerlo, ultimamente è distratto? Ecco l’ultima della giornata: “C’è corruzione, ma non perdo la serenità“.

Si riferisce ai tanti guai che deve affrontare all’interno della Chiesa ed anche alla contestazione interna che lo mette sotto accusa. I manifesti apparsi nei giorni scorsi a Roma ne sono un chiaro sintomo (Pasquinate romane). Ma lui non si preoccupa più di tanto. Anzi, ecco cosa dice: “Per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo“. Come dire che lui delle contestazioni se ne frega e tira dritto. Buono a sapersi. Così, quando ci ricorda, un giorno sì e l’altro pure,  che dobbiamo pensare ai poveri, agli ultimi, agli emarginati, ci ricorderemo del suo saggio consiglio; invece che occuparcene, risponderemo con un “sano menefreghismo” e con una buona dose di “sano egoismo” penseremo ai cavoletti nostri. Lo stesso faremo davanti a quelli che scappano dalla guerra e dalla fame, ai fratelli musulmani che ci invadono ed ai naufraghi che muoiono in mare: menefreghismo.

Ho detto spesso in passato che quest’uomo non si rende conto di quello che dice. Parla troppo ed a vanvera, senza riflettere sulla possibilità che le sue parole vengano male interpretate, distorte e strumentalizzate.  E questa superficialità non depone certo a favore del suo livello intellettuale.  Immagino che, riferendosi alle accuse che gli vengono mosse, il suo atteggiamento sia quello di non dare troppo peso e di non lasciarsi influenzare e condizionare dalle contestazioni e dalle accuse. Bene, e fin qui gli possiamo dar ragione. Ma se questo concetto lo esprime dicendo che risponde con un “sano menefreghismo“, allora sorge un problema, perché quella frase non la si legge come una dichiarazione valida solo su un problema specifico, contingente e circoscritto ad un episodio isolato. ma assume valore generale. E lo assume perché quella frase non è detta da Gigetto al bar dello sport della Garbatella, ma dal Papa, capo e guida spirituale della Chiesa, il quale, anche quando non parla Urbi et Orbi, ha sempre l’autorevolezza del ruolo ricoperto. Quindi non può fare battute come le farebbero quattro amici al bar; prima di parlare deve riflettere bene sul significato di ciò che dice. Chiaro? Se il menefreghismo è la risposta saggia a qualunque problema possa turbarci, allora questo menefreghismo è chiaramente in netto contrasto con tutto ciò che Bergoglio predica in merito al messaggio evangelico di fratellanza e amore per il prossimo.

Perché mai dovrei occuparmi dei poveri e degli ultimi, di chi soffre, di chi è perseguitato, di chi chiede aiuto? Solo il pensiero mi crea ansia e mi pone degli obblighi morali. Allora, per vivere sereno e tranquillo, adotto il consiglio del Papa; un sano menefreghismo. Chiaro? Chiunque senta queste parole ne ricaverà esattamente la stessa conclusione: bisogna essere menefreghisti. Lo dice il Papa.  Allora, sono io che ce l’ho con il Papa oppure è Bergoglio che non si rende conto di quello che dice?

Natale con gli ultimi

di , 27 Dicembre 2016 17:37

Meno male che anche questo Natale è passato. Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, dal culo, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati. E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere. Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, perché esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, e nemmeno un panino con salame. E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista“ e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?  Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”. Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio CE) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi“ e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati. Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”. Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità. Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici. E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini. Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

- El gallo rojo

- Preti, Vangelo e Concita

- Non c’è più religione

- Santi in paradiso

- Aboliamo la ricchezza

- Come eliminare la povertà

- Ricchezza e oscenità

- I cristiani sono buoni

- Ultimi e penultimi

- Gli ultimi saranno i primi

- Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

- Ama il prossimo tuo

- Servire i servi

- Papa: acqua e fogne per tutti

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Il Papa tabagista

di , 1 Novembre 2016 23:43

Cosa fuma il Papa? Se volete saperlo dovete guardare una serie Tv di Sorrentino (quello della Grande bellezza): The Young pope. Trovate le recensioni entusiaste su tutti i media, non potete non saperlo. Parlano di miracolo, di ascolti altissimi, “imponenti”, di circa un milione di spettatori a puntata. Il che significa che, siccome siamo 60 milioni, 59 milioni non lo vedono. Allora non mi pare che sia questo successo stratosferico che vogliono farci credere. Ma per i nostri critici è un evento da non perdere; anche i critici tengono famiglia e devono guadagnare la pagnotta. Non so nemmeno su quale rete vada in onda ed ho la vaga sensazione che perderò anche questo “capolavoro”.

Quello, però, che mi sorprende è la foto che solitamente accompagna gli articoli. E’ una foto di un Papa giovane, curato, belloccio. Forse i Papi di Sorrentino, invece che in Conclave, li scelgono in uno speciale “Talent show” sponsorizzato dal Vaticano.  O magari fra i tronisti della De Filippi.  Mah, tempi moderni. Lo si vede seduto, con lo sguardo rivolto al cielo (forse è in collegamento esterno con il Padreterno), e fuma beatamente. Forse (non si vede, ma possiamo immaginarlo) tiene anche in mano un bicchiere di cognac, e sul tavolino c’è l’ultimo numero di Playboy. Bisogna riconoscere che ai nostri autori la fantasia non manca. Solo che potrebbero usarla meglio.

Ma non è vietata la pubblicità delle sigarette? Da anni si fa tanto per scoraggiare il tabagismo, con campagne Pubblicità progresso e leggi che hanno stabilito il divieto di fumo nei locali pubblici e perfino nei parchi, e Sorrentino fa un film con un Papa che fuma. C’è qualche ragione speciale per cui si deve rappresentare un Papa che fuma? No, a meno che non si sia pagati dalle aziende del tabacco. E in ogni caso,  quella è un chiarissimo esempio di pubblicità occulta; esattamente come si faceva regolarmente in tutti i film negli anni ’70/’80 quando tutti gli attori fumavano in scena tenendo ben in vista il pacchetto delle sigarette dell’azienda sponsor.  Ma oggi quello che conta, nel mondo del cinema dell’arte e dello spettacolo, è mostrare qualcosa che colpisca il pubblico, che faccia scandalo, che scateni reazioni e polemiche: la classica provocazione. Magari nel prossimo film mostreranno un Papa nero e gay. Per il momento Sorrentino si accontenta di un Papa che fuma. A questo punto, guardando quella immagine, nasce spontanea la curiosità di sapere non cosa fuma il Papa, ma cosa fuma Sorrentino.

Papi e terremoti

di , 30 Ottobre 2016 22:41

Solo pochi giorni fa il Papa, nell’omelia durante la messa a Santa Marta, rivolgendo il pensiero alle vittime del recente terremoto, ha detto che “Dio piange per le calamità”. E se lo dice il Papa dobbiamo crederci. Oggi però, forse distratto, Dio ha smesso di piangere ed ha mandato un altro terremoto peggiore del precedente. E così ha completato l’opera di distruzione già avviata. Tra gli edifici crollati proprio quelli dedicati al culto, chiese, campanili e basiliche, come quella di Norcia. Ma il Papa dice che “Dio piange”; piange e manda terremoti. E non si capisce la relazione: piange perché distrattamente manda terremoti, oppure manda terremoti perché piange? Questo il Papa non lo dice. Ma per portare conforto assicura la propria “vicinanza” alle popolazioni colpite. Se ogni volta che si registra una tragedia il Papa assicura la sua “vicinanza” deve esserci una ragione che ci sfugge. Non sarebbe male che, prima o poi, qualcuno ci spiegasse l’effetto pratico di questa vicinanza.

Nella piazza di Norcia i fedeli si sono inginocchiati pregando davanti alla basilica di san Benedetto. Lo abbiamo visto nelle immagini TV. Perché pregano? Ormai la catastrofe è avvenuta, la basilica è un cumulo di macerie e nessuna preghiera ha mai rimesso in piedi le città crollate. Quando e se dovesse succedere il miracolo, crederemo che la preghiera dei “frateli e sorele” inginocchiati in piazza abbiano effetto, e che i messaggi, la preghiera e la “vicinanza” del Papa alle popolazioni colpite abbia qualche utilità pratica. Ma poi, chi pregano e perché? Pregano quel Dio che è l’artefice di tutto ciò che esiste nell’universo, dalle amebe a Mozart, dal prezzemolo ai buchi neri, dalle farfalle ai cataclismi naturali? Quello che “Non si muove foglia che Dio non voglia”? Ma allora anche il terremoto è voluto da Dio, e così pure il crollo delle case e le vittime. Quindi, se questa è la volontà divina perché pregare? Un buon cristiano dovrebbe accettare la volontà di Dio. Chiedere che non mandi catastrofi, morti e sofferenze, è un atto di ribellione e disobbedienza alla volontà di Dio. E’ un peccato gravissimo. E se non è questo lo spirito della preghiera, perché pregano? Mistero della fede. Intanto, invece che pregare, forse è meglio, e più utile, cominciare a scavare e sgombrare le macerie. Poi si vedrà.

Vedi

- Papa, ci sei o ci fai?

- Santi in Paradiso

- Caro Papa ti scrivo

- Dice il Papa

- I cristiani sono buoni

- Papa, pugni e kalashnikov

- Cose da pazzi

- Il Papa e la pace

- Papa pop e Corriere vaticano

- Gay, fra cinema e Papi confusi

- Papa, colombe e presagi funesti

Santi in paradiso

di , 6 Settembre 2016 02:24

Beati i poveri, hanno un’altra santa: Madre Teresa di Calcutta. Un’ altra santa dei poveri, dei deboli, degli ultimi. dei malati. Massimo rispetto per la sua storia, la sua attività e la sua fede.  Certo, però, che i poveri saranno poveri, ma c’è un sacco di gente che si occupa di loro. Non passa giorno che il Papa  non parli dei poveri e lanci appelli al mondo perché li aiuti, li accolga e li sostenga. Nascono come funghi associazioni umanitarie che raccolgono fondi per i poveri del terzo mondo; sono tante che fra un po’ ci saranno più sigle umanitarie che poveri. L’ONU ed i governi del mondo da decenni stanziano miliardi di dollari per aiutare i paesi poveri. I nostri governanti, Boldrini in testa, accogliendo in pieno l’invito del Papa, dicono che dobbiamo pensare ai poveri, ai deboli, agli ultimi, ai migranti. Perfino i santi, quando li fanno santi, sono santi dei poveri. Non c’è e non si è mai sentito di un santo dei ricchi. E’ chiaro che per avere l’attenzione, l’aiuto ed il sostegno del mondo, bisogna essere brutti, sporchi e cattivi, poveri, malati, ultimi in tutte le classifiche e pure sfigati. Altrimenti nessuno ti pensa.

I ricchi, quelli che sono primi,  belli, sani, forti e fortunati,  non vengono neanche presi in considerazione; sono fuori gara. Ma anche quelli che non sono ricchi, ma solo benestanti, reddito fisso e ferie pagate, quelli di metà classifica, e pure quelli non del tutto nullatenenti, appena al di sopra della soglia di povertà, quelli con una salute così così, passabile, quelli non li pensa nessuno, non hanno né un santo, né un beato, nemmeno un apprendista santo o un beato in lista d’attesa. Niente, per avere dei santi in paradiso bisogna essere ultimi in tutte le graduatorie possibili, compresa quella degli alloggi popolari e delle mense Caritas, di salute precaria, più si è malaticci e meglio è, e così poveri che i piccioni vi portano le briciole di pane. Allora vi pensano tutti: il Papa, Boldrini, l’Onu, la FAO, e pure il WWF che considera i poveri come elemento tipico della fauna terrestre e quindi li protegge, come i panda.

I ricchi niente. Poveri ricchi. Non solo, dice il vangelo, i ricchi non entreranno in Paradiso, ma non hanno nemmeno un santo che li protegga, né in vita, né dopo morti. Poverini, che sfigati. Ecco cosa li frega; non sono poveri, sono solo poverini. Eppure, quando qualcuno, come suol dirsi, ha “santi in paradiso” non è mai un poveraccio, uno sfigato, uno in fondo alla classifica. No, è sempre uno che ha successo, fortuna, che se la cava sempre anche in situazioni difficili, uno ricco, un magnate, un banchiere, un “signur”. Ma allora vuol dire che i santi stanno con i ricchi, non con i poveri. Altrimenti farebbero di tutto per aiutare i poveri a migliorare la loro condizione; una bella vincita alla lotteria, fargli trovare un tesoro nascosto, ricevere un’eredità miliardaria dallo zio d’America. Insomma, se sono santi il sistema lo trovano. Se invece i “santi in paradiso” continuano ad aiutare i fortunati, i ricchi, vuol dire che la storia che i santi siano sempre dalla parte dei poveri è un trucco, un inganno; magari  per non pagare le tasse e avere l’esenzione sui ticket sanitari sulla Terra ed avere un sussidio celeste o il reddito di cittadinanza in Paradiso.

Eppure la gente ci crede e quando la Chiesa celebra un nuovo santo, accorrono tutti in Piazza San Pietro per partecipare  all’evento. Renato Farina dice che più di centomila persone  che, per testimoniare la loro fede, affrontano sacrifici e disagi, sono “persone diverse“, speciali: “Madre Teresa, la gigante più forte della povertà” (e dagli con la povertà). Certo, quelli che sono rimasti per 5 ore in piazza, sotto il sole, senz’acqua, in spazi angusti, sottoposti a mille controlli per motivi di sicurezza, sono persone “diverse”. Come sono diverse tutte quelle persone che ogni domenica si accalcano in piazza, con o senza beatificazioni in corso, aspettando che il Papa si affacci, reciti il suo pistolotto domenicale e benedica la folla. Poi il Papa rientra nelle sue stanze, la gente torna a casa felice e contenta, con la medaglietta benedetta, qualche foto ed il souvenir col Cupolone,  e tutto procede come prima. Ma la gente partecipa con lo stato d’animo di chi si aspetta che ogni volta che il Papa si affaccia alla finestra stia per succedere un miracolo; talvolta, invece succede questo “Papa, colombe e presagi funesti“.

Poi i miracoli non avvengono, ma la gente continua ad andare in piazza, sotto il sole o la pioggia, e credere che la malvagità umana, le guerre, le malattie, le persecuzioni (ed anche i terremoti), si possano fermare con una preghiera, un sorriso, con l’amore per il prossimo, la fratellanza universale e porgendo l’altra guancia. Basta che il Papa auspichi la pace, garantisca la propria vicinanza alle vittime di tragedie, guerre e calamità naturali, o assicuri una preghiera per loro, e la gente è soddisfatta, si commuove ed è convinta che basti a risolvere i problemi. Ci sono persone che ci credono davvero e, come dice Farina, sono persone “diverse”. Appunto, sono diverse, non sono normali.

Ed infine questo amore sviscerato per i poveri e la povertà, ostentato come segno di santità, sinceramente ha stancato. Si accredita l’idea che i poveri siano tutti buoni ed i ricchi tutti cattivi: è falso, ma l’opinione corrente è quella. La solidarietà, la carità, l’aiuto verso i bisognosi sono opere meritorie, ma sono scelte personali. I principi morali non si possono imporre. Né si può imporre la solidarietà per legge, come sta succedendo con l’aiuto ai migranti; peggio ancora se diventa “beneficienza di Stato” contro la volontà dei cittadini. Così è l’amore per il prossimo, per gli ultimi, per i poveri e la povertà: fino ad un certo punto è comprensibile e lodevole; oltre un certo limite diventa patologico.

Un giornalista inglese, Christopher Hitchens, nel 1994 realizzò un documentario piuttosto critico nei confronti di Madre Teresa e della sua attività. Scriveva che la suora più che amare i poveri amava la povertà in sé: “Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia.”. Ecco, c’è gente che è innamorata della povertà. Papa Bergoglio ne è un esempio lampante. Se poi alla povertà si aggiunge anche qualche malattia grave, ancora meglio. Così questa visione della vita, e della fede, si diffonde e qualcuno si convince davvero che le malattie, la povertà, il dolore, le mutilazioni, la sofferenza, le malformazioni e tutte le disgrazie che possono capitare ad un essere umano, sono dei “doni del cielo” da accettare con gioia; anzi si dovrebbe ringraziare il Signore perché il metterci alla prova con la sofferenza è un segno del suo amore per l’uomo. Chi lo pensa dovrebbe farsi ricoverare d’urgenza; c’è un limite a tutto. Quella non è santità, è idiozia.

Vedi

- Aboliamo la ricchezza

- Come eliminare la povertà

- Ricchezza e oscenità

- I cristiani sono buoni

- Ultimi e penultimi

- Gli ultimi saranno i primi

- Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

- Ama il prossimo tuo

- Servire i servi

- Papa: acqua e fogne per tutti

 

Vignette sismiche

di , 3 Settembre 2016 03:56

C’è un limite alla satira? Che è come chiedersi se c’è o deve esserci un limite alla libertà di espressione, quella per la quale tutti sono pronti a stracciarsi le vesti e fare appello all’art.21 della Costituzione. Guai a mettere paletti a quella libertà, si rischiano accuse pesanti, insulti e proteste. Eppure sono in tanti oggi ad essersi posti la domanda, dopo la pubblicazione da parte del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, di una vignetta che ha provocato reazioni indignate quasi unanimi.

Eccola la vignetta incriminata “Sisma all’italiana“. Giocando sull’appellativo di italiani “mangia spaghetti“  vede i terremotati come “penne al pomodoro e penne gratinate” quelli solo feriti, e come classiche “lasagne” i morti sepolti sotto strati di macerie. Sinceramente la trovo di pessimo gusto. Ma non mi sorprende più di tanto; non mi sento indignato, né scandalizzato, né offeso. La stupidità umana non merita tanta attenzione. Ma il clamore è stato grande su tutti i media, tanto che perfino l’ambasciata di Francia si è sentita in dovere di intervenire per dire che quella vignetta “non rappresenta assolutamente la posizione della Francia“: ci mancherebbe altro che rappresenti l’opinione comune del popolo francese.  Leggendo le varie reazioni si vede che mentre c’è un coro quasi unanime di persone indignate  che si sentono offese e vedono la vignetta come un insulto ai morti ed agli italiani, c’è anche chi invece difende la vignetta e l’autore, sempre in nome della libertà di espressione, trovando, o tentando di trovare, delle spiegazioni accettabili all’ironia discutibile dell’autore Felix. Il mondo è bello perché è vario, di dice. Infatti si può prendere un fatto qualunque, un evento tragico, un atto violento, o perfino terroristico, ma ci sarà sempre qualcuno che si discosta dall’opinione comune, giustifica l’ingiustificabile e trova scusanti ed attenuanti anche per i crimini più orrendi.

Ed è questo che mi sorprende, più che la legittimità o il valore della vignetta e quel tipo di satira molto discutibile. Mi sorprende sempre la diversa visione della realtà che porta ad esprimere sentimenti contrastanti. Ed ecco che la domanda “C’è un limite alla satira?”, rischia di non trovare risposta perché ci saranno sempre posizioni diverse e opposte. Ma comunque è almeno lecito porsi la domanda: “Fin dove può spingersi la satira?”. Già, ma la domanda bisognerebbe porsela prima, non dopo la pubblicazione delle vignette, perché dopo può essere troppo tardi. Come bisognerebbe chiedersi prima di scatenare una guerra se è giusta o meno, perché chiederselo dopo, piangendo sulle macerie, non avrebbe più senso. Ricordiamo ancora le reazioni violente suscitate  nel mondo arabo dalle “Vignette sataniche” pubblicate su un quotidiano danese nel 2005: manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate, bandiere bruciate, chiese incendiate. Ma ancor più ricordiamo la più recente strage compiuta da terroristi islamici nella redazione parigina di Charlie Hebdo, a seguito della pubblicazione di altre vignette che ironizzavano su Maometto (Vedi “Satira da morire“).

Forse è meglio evitare di ironizzare su Maometto, anche perché i musulmani sono molto sensibili, per un niente gli animi si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco. Allora forse è bene riflettere un attimo e chiederci cosa è lecito e cosa non lo è. Dovremmo stabilire, una volta per tutte, dove comincia e dove finisce la libertà di espressione (e non solo quella di satira). Quando fecero l’attentato al grido di Allah Akbar, scesero tutti in piazza con i cartelli “Je suis Charlie” per difendere il diritto alla libertà di espressione e la satira libera.  Ci fu addirittura una imponente manifestazione a Parigi con la partecipazione di moltissimi capi di Stato, a braccetto in corteo, in segno di solidarietà alla redazione della rivista ed alla Francia ed a difesa della libertà di espressione.(Vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni“). Ma allora perché oggi si scandalizzano per le vignette di quel giornale per il quale sono scesi in piazza?

Ed ecco come oggi Felix ringrazia l’Italia per l’espressione di solidarietà al suo giornale ed approfitta della libertà di espressione per “esprimere” la sua riconoscenza agli italiani; con una vignetta oscena sui morti. Rivedremo nelle piazze d’Italia quei cartelli “Je suis Charlie“? Ne dubito perché anche la solidarietà è elastica; dipende dalle circostanze. Anzi, la solidarietà va benissimo, ma solo quando ci fa comodo. Anche la satira va benissimo, ma solo quando ridicolizza gli avversari. Anche la libertà di espressione va benissimo ed è sacra, ma solo quando ad esprimersi sono i nostri: se lo fanno gli avversari non va bene (VediEsercizio di libertà“). Diceva il Nobel per caso Dario FoLa satira deve essere libera e contro il potere“. Ma, ospite in una puntata di “Parla con me” del 2006, a Serena Dandini che gli chiedeva se si potesse fare satira contro la sinistra (era appena salito al potere Romano Prodi), rispose: “E’ pericoloso, è difficile e pericoloso“. Aggiungendo, a dimostrazione della grande “onestà intellettuale“, tipica della sinistra e di questo Nobel per sbaglio, che è difficile fare satira sulla sinistra perché il popolo della sinistra non la capisce e non l’accetta. Ed è anche pericoloso perché potrebbe creare problemi di vario genere alla sinistra. Ed allora anche quando vorrebbe prendere di mira fatti e personaggi della sinistra deve rinunciare e “ingoiarsi la battuta“. Conclusione? E’ meglio non farla. Ecco, questa è l’idea di satira libera per i nostri giullari di regime; va bene solo contro gli avversari (specie, ovviamente, se contro Berlusconi, come hanno fatto per 20 anni tutti i comici di regime); sulla sinistra è meglio non farla, non la capiscono, dice Fo. Che a sinistra avessero qualche difficoltà a capire (e non solo la satira) lo avevamo già sospettato. Fo ce lo conferma.

Bisogna ricordare che, da sempre, la rivista Charlie Hebdo è vicina alle posizioni dell’estrema sinistra e che, quindi, la sua satira molto spesso prende di mira personaggi della parte politica avversa o della Chiesa. E quale sia il loro concetto di satira lo abbiamo constatato spesso, vedendo vignette irriguardose e blasfeme nei confronti della Chiesa e della divinità. Questa a lato ne è un esempio lampante.  Guai a ironizzare su Maometto, ma sulla Chiesa c’è ampia libertà di offesa (Vedi “E’ satira“). Eppure il Papa, che di solito ha le idee confuse, in merito alla strage di Parigi si espresse molto chiaramente, condannando sì la violenza, ma condannando  anche la eccessiva libertà di satira e quasi giustificando gli attentatori islamici che, secondo lui, avevano fatto una strage perché la rivista aveva offeso Maometto provocando la reazione dei musulmani. Abbiamo un Papa che condanna la violenza, ma la giustifica se è una reazione ad una vera o presunta offesa. Bergoglio ha una morale elastica; si allunga o si accorcia secondo i casi (Forse usa un Vangelo taroccato Made in China). Disse: ” Se qualcuno parla male della mamma, gli arriva un pugno in faccia“. Espressione che, comunque la si voglia interpretare, giustifica una reazione anche violenza ad un’offesa; alla faccia del porgere l’altra guancia.  Eppure su questa vignetta che offende non la mamma, ma Dio e la Trinità, Il Padre, il Figlio Cristo e lo Spirito Santo, non ha detto una parola. Forse per Bergoglio Dio si può offendere, ma la mamma no. Non c’è dubbio, ha una copia taroccata del Vangelo. Ecco due idee opposte sulla satira. Per Dario Fo deve essere libera (purché non sia contro la sinistra), per il Papa deve essere controllata per evitare che possa risultare offensiva e provocare reazioni violente. Mettetevi d’accordo (Vedi “Papa, ci sei o ci fai?”)

La vignetta di Felix è disgustosa, ma bisogna dire che anche Vauro, il nostro vignettista di regime, in quanto a fantasia macabra non è da meno. Ne diede dimostrazione con una vignetta sui morti a L’Aquila (Vedi “Vauro ride sui morti“), e con altre sul Papa e sul crocifisso (ma siccome Vauro è di sinistra, tutto gli è concesso). La conclusione è che abbiamo una strana idea di ciò che è bene e giusto, e non solo in fatto di satira: dipende, se ci conviene o no, se ci piace o no, se serve alla causa o no. Diceva Togliatti: “La verità è ciò che conviene al partito”. Questo è ancora il principio etico al quale si ispira la nostra cultura dominante, la politica, l’informazione e l’opinione comune: la verità è ciò che ci conviene. Facile, no? Ecco cosa trovo intollerabile. Non le vignette che possono essere più o meno offensive, ma lasciano il tempo che trovano. E’ intollerabile la doppia morale che approva o condanna gesti, azioni, parole, giudizi, non per il loro contenuto e significato, ma a seconda di chi li esprime. Succede questo quando si ha un’idea molto confusa della morale e si scambia la libertà col permissivismo più sfrenato e si pone alla base della democrazia e della convivenza sociale non la verità, l’etica e regole certe e valide per tutti, ma l’opinione e la convenienza personale. Succede che la filosofia, l’etica, la logica, l’estetica, non hanno più ragion d’essere e qualunque cretino ha diritto di parola; e di satira.

Ma questa non è satira. Non è nemmeno umorismo o ironia. E’ solo una maschera dietro la quale si nascondono per dissimulare la loro vera musa ispiratrice: l’odio. Questi sono comunisti; che si camuffino o si chiamino con altri nomi sempre comunisti sono e restano. E notoriamente i comunisti possiedono molte caratteristiche che li contraddistinguono, ma non brillano per l’ironia, non hanno un grande senso dell’umorismo. Quello che rappresentano è solo odio di classe, odio verso l’umanità, odio verso chiunque non la pensi come loro, odio verso gli avversari politici, odio verso le religioni, verso la società, verso le istituzioni e chi le rappresenta. E’ l’odio atavico che i comunistelli hanno nel Dna, gli scorre nel sangue fin dalla nascita al posto dei globuli bianchi (hanno solo globuli rossi, quelli bianchi generano crisi di rigetto). Ecco cos’è: è odio allo stato puro espresso graficamente e camuffato da satira. Per avere la conferma basta guardare la faccia di un noto disegnatore satirico di casa nostra che appartiene a quella stessa specie di iena ridens gallica. Indovinate chi.

Papa: ci sei o ci fai?

di , 1 Agosto 2016 13:19

La “Fiera delle castronerie” è un libro del 1962 di un autore francese, Jean Charles, che in anni di paziente lavoro ha raccolto centinaia di battute esilaranti (che siano vere o inventate non è importante) dette da studenti, ma anche da serissimi professori, giornalisti, magistrati, politici.   Qualcosa di simile lo fece da noi  Marcello D’Orta, un maestro elementare che nel 1990 raccolse decine di temi di alunni di una scuola elementare della Campania in un libro che divenne un successo editoriale, “Io speriamo che me la cavo“, dal quale venne tratto anche un film con Paolo Villaggio. Li ho entrambi nella sezione “umorismo” della mia libreria. Chi non li ha può trovare ampi stralci e citazioni in rete: vale la pena leggerli, ogni tanto bisogna anche rilassarsi. Ormai in rete c’è tutto;  se cercate bene scoprite anche chi vi ha fregato il motorino o il cellulare, se il/la vostro/a partner vi tradisce e trovate pure un arsenale completo di armi ed esplosivo in offerta speciale per “islamici moderati aspiranti terroristi con problemi psichici disadattati per mancata integrazione”. Mi viene in mente quel libro quando sento o leggo le “castronerie” quotidiane che ci propinano illustri ed autorevoli esponenti della politica, della cultura, dell’arte, dello sport, giornalisti, conduttori televisivi ed opinionisti dalle opinioni opinabili. Ma, soprattutto, alcuni personaggi di primo piano che tutti i santi giorni sono in prima pagina e ci deliziano con le loro dichiarazioni e sono convinti di rappresentare la nazione e parlare a nome del popolo, degli italiani: Mattarella, Renzi, Boldrini, cardinali, preti di campagna  e, soprattutto, Papa Bergoglio.

Cito spesso le dichiarazioni del Papa perché sono l’esempio concreto del fatto che i mezzi di informazione (TV, stampa, internet) sono ormai completamente privi di senso critico, sono diventati ufficio stampa e megafono del potere. Non solo, ma certe dichiarazioni vengono ritenute valide, senza nemmeno esaminarle e capirne il significato, non per la loro intrinseca verità, ma perché vengono pronunciate da personaggi illustri. Non è vero perché è vero, o perché è stato dimostrato che lo sia, ma perché lo dice il Papa. Così può dire qualunque sciocchezza che nessuno si permetterà di farglielo notare; anzi, stampa e televisione si limitano a riportare le sue parole “Il Papa ha detto…”. Così come ogni giorno sentiamo e leggiamo “Il premier Renzi ha detto…il Presidente Mattarella ha detto…la presidente della Camera Boldrini ha detto…”. E tanto basta. Mai una volta che, alla dichiarazione dell’autorevole potente di turno segua una spiegazione, un’interpretazione, un giudizio critico.   No, a loro basta riportare le “veline” così come vengono passate dall’ufficio stampa del Quirinale, di Palazzo Chigi, della Camera.  E questi pettegolezzi di redazione li fanno passare per informazione e servizio pubblico. E’ una truffa mediatica, quasi a livello di falso ideologico. Ma siccome tutti ci campano, va bene così.

Ed ecco l’ultima della giornata: “Violenze anche ad opera dei cattolici“. Lo ha dichiarato il Papa durante il volo di ritorno da Cracovia. Si vede che l’aereo lo ispira. Ogni volta che è in volo, tiene la sua conferenza stampa a beneficio dei giornalisti accreditati e non manca mai di fare affermazioni che lasciano perplessi. Ne dice tante che, per non perdere il conto e lasciare traccia anche per i posteri, bisognerebbe raccogliere le affermazioni quotidiane di Bergoglio e pubblicarle in una “Fiera delle castronerie…papali“. Il dramma, però, è che c’è poco da ridere; anzi, la questione è molto seria. Seria e preoccupante. Se un Papa, per giustificare le stragi dei terroristi islamici e non urtare la suscettibilità dei “fratelli musulmani“, dice che in fondo, anche i cattolici commettono violenze, dopo i primi momenti di perplessità, si comincia ad essere seriamente preoccupati per la salute mentale di chi fa un’affermazione simile; che sia il Papa, l’imam della Magliana o un viceparroco della Marmilla. Lo abbiamo visto oggi su tutti i TG chiarire questo concetto facendo riferimento proprio ai fatti di violenza che avvengono in Italia; “Chi uccide la fidanzata, chi uccide la moglie…Anche questa è violenza, e sono cattolici…”, dice. Chiaro? Sta dicendo che le stragi dei terroristi islamici non c’entrano niente con la religione e che sono normale violenza come un qualunque caso di femminicidio. Ma avete mai sentito che qualcuno ammazzi la moglie recitando i Dieci Comandamenti? Ma siamo sicuri che questo Papa, oltre a bere il Mate, non sorseggi anche qualcos’altro?

Papa Bergoglio sta diventando insopportabile. Da un po’ di tempo, nonostante gli attacchi continui e le stragi del terrorismo islamico, evita come la peste di citare l’islam e, men che mai, parlare di “guerra di religione“. Non gli scappa proprio, nemmeno ora che due fanatici hanno sgozzato Padre Jacques in chiesa con un rituale preciso, leggendo versetti del Corano e gridando “Allah Akbar“. Non accenna mai alla radice religiosa del terrorismo, ne dà sempre una lettura diversa. Dice che il terrorismo nasce da motivazioni politiche, interessi economici o di controllo globale, dall’interesse dei produttori di armi, del dio denaro. Tutto ci mette, meno che l’islam, meno che la religione. Anzi nega con forza che sia in atto una guerra di religione, così come lo negano i cattocomunisti, i terzomondisti, gli stessi musulmani che praticano la dissimulazione e autorevoli figure istituzionali come il Presidente Mattarella, quello con la faccia da cordoglio che, in quanto ad espressione molto sveglia, se la gioca a pari merito col ministro Gentiloni, quello che dorme in piedi come i cavalli.

Per giustificare ulteriormente il fanatismo islamico dice che, in fondo, anche i cattolici commettono atti di violenza: “Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica.”. Il senso logico di questa frase non è subito evidente; forse bisogna riflettere un po’, o molto a lungo; e non è detto nemmeno che si riesca a capirlo. Ma tentar non nuoce; provateci. Stesse argomentazioni senza capo né coda di chi, per giustificare i reati commessi da immigrati e rom, afferma che “anche gli italiani delinquono, rubano, commettono violenze sessuali…”. Sì, ma sono una percentuale minima, e non ne fanno un’abitudine e stile di vita, non violentano le donne o sono dediti a furti, scippi, rapine e accattonaggio per tradizione familiare o culturale, non è una caratteristica nazionale, non è un marchio “Made in Italy“. Forse non siamo proprio esattamente un popolo di “Santi, poeti e navigatori“, o meglio non solo, ma non siamo nemmeno un popolo di accattoni e rubagalline. Noi non campiamo di furti e delinquenza abituale, la Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“; sul lavoro, non su furti, scippi, rapine e accattonaggio. Chiara la differenza? E se non vi è chiara andate affanculo lo stesso; ci va un sacco di gente, uno più, uno meno.

Allora, caro Bergoglio, o ci sei o ci fai. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorismo di chi uccide in nome di Allah recitando il Corano,  e la presunta violenza (?) dei cattolici che, se pure commettono atti di violenza, non lo fanno certo in nome di Dio e non ammazzano le persone recitando passi del Vangelo. Nessuna persona sensata farebbe questo accostamento, nemmeno lo scemo del villaggio. Men che meno può farlo il capo spirituale della Chiesa e dei cattolici. Oppure a Papa Bergoglio risulta che qualche carmelitano scalzo, un sacrestano o una Perpetua, improvvisamente impazziti abbiano fatto una strage urlando “Dio è grande” e citando le Beatitudini dal Discorso della Montagna? Come si fa a mettere sullo stesso piano le stragi di Nizza, di Parigi, di Dacca, di Tunisi, e  tutte le altre compiute da fanatici islamici al grido di “Allah Akbar”,  e la violenza comune, quella che possono commettere tutti, musulmani, cattolici, buddisti, ebrei, animisti e seguaci di Manitù e che nulla ha a che fare con motivazioni religiose?  Nemmeno Boicu Scrapuddu di Trescagheras in preda ad una sbronza a base di vernaccia arriverebbe a dire simili cazzate prive di qualunque nesso logico e razionale.

Ho già detto che comincio ad avere forti perplessità sulle capacità intellettuali e culturali, ma anche teologiche, di questo Papa (Cose da pazzi), che si fa notare non per il suo acume, la sua intelligenza, per le sue riflessioni spirituali o la profondità della sua ermeneutica biblica, ma per il suo pauperismo, le rivendicazioni sociali e la condanna del capitalismo, più adatte ad un sindacalista o ad un socialista utopista dell’ottocento che ad un Papa, e le sue idee marxiste spacciate per messaggio evangelico. E se non ha gravi lacune culturali, allora è in malafede; lo dimostra ogni giorno con le sue affermazioni strampalate, come in questo caso. Sembrano affermazioni fatte da qualche sfigato dei centri sociali, o dalla Boldrini, o da uno di quegli imam fai da te di periferia che si vedono spesso in TV o, in alternativa, bisognerebbe pensare agli effetti di alcol o droghe più o meno leggere. Ed ancora, invece che rispondere a chi gli chiede perché parlando del terrorismo non cita mai l’islam, risponde non rispondendo; ovvero addebitando la causa del terrorismo a generici interessi economici globali: “E’ terrorismo di base contro l’umanità”. Ma cosa vuol dire?

Non cita l’islam nemmeno se gli chiedono perché non cita l’islam. Sembra un gioco di parole, ma è il classico modo di rispondere di chi non vuole rispondere alle domande scomode. E perché i giornalisti presenti accettano una simile spiegazione sconclusionata senza ribattere? Hanno paura che li buttino giù dall’aereo senza paracadute, oppure che non li invitino più ai viaggi papali? Questo tipo di giornalismo, che poi è quello che ogni giorno fa i titoli di apertura di quotidiani e Tg e funge da ufficio stampa del potere,  lo saprebbe fare anche Topo Gigio. Ora, cosa si può dire di un Papa che giustifica il terrorismo islamico con motivazioni economiche, escludendo del tutto una radice religiosa, e che pone sullo stesso piano la violenza e le stragi commesse dai terroristi che ammazzano in nome di Allah, con le violenze comuni commesse dai cattolici? Niente: o ci è o ci fa.

Cose da pazzi

di , 27 Luglio 2016 22:19

Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché è impazzito.

Ormai queste notizie sono così frequenti che non ci si meraviglia più. E’ lungo l’elenco di bambini lasciati in auto sotto il sole (spesso con conseguenze tragiche), o dimenticati all’autogrill, oppure lasciati soli in auto per andare a fare la spesa, al lavoro, a giocare alle slot machines,  per andare in discoteca, o per i motivi più assurdi. Questa di oggi è solo una delle vittime dell’incoscienza di genitori distratti: “Dimenticata per ore in auto: muore bimba di 18 mesi“. E purtroppo non sarà l’ultima; sta diventando “normale” dimenticare bambini di pochi mesi in auto, come oggetti qualunque di poco conto, come ombrelli. Solo qualche decennio fa non sarebbe successo; impensabile. Non perché non ci fossero auto, bambini, autogrill, discoteche o slot machines, ma perché non c’erano mamme fuori di testa. Oppure, se qualcuna c’era, finiva  in manicomio, prima di Basaglia, invece che in libera uscita. Poi hanno chiuso anche i manicomi e tutti i pazzi sono liberi di circolare. Ma questa è un’altra storia di “buonismo” fatale. Una volta nessuna mamma si dimenticava dei figli, li aveva sempre, costantemente,  sotto controllo, non li perdeva un attimo di vista; era la loro prima preoccupazione. Non si sognavano, specie se molto piccoli, di lasciarli andare da soli in riva al mare, o di lasciarli soli in piscina o, com’è successo di recente a Disneyland, di lasciarli soli in riva ad una laguna infestata da coccodrilli. Non succedeva.

Oggi la gente è distratta da mille motivi, dai media, dalla TV, dalla pubblicità, dalle mille incombenze quotidiane, da mutui da pagare, bollette, lavoro che non c’è, affetti, famiglie allargate, divorzi, amanti, palestre, diete, prova costume, TG, politica, bond, referendum, immigrati, banche fallite, lavoro precario, Fornero, la pensione come un miraggio. E quando potrebbero rilassarsi riescono a complicarsi la vita con lo sguardo e la mente sempre occupati a seguire i social, Facebook, Twitter, inviare e ricevere sms, vivere una seconda vita parallela, una vita virtuale. E così, distratti da tante sciocchezze, ci si dimentica delle cose importanti; perché anche la nostra mente ha dei limiti e quando la carichiamo eccessivamente va in tilt. Ma stranamente nessuno sembra rendersene conto. Una volta i figli erano la cosa più importante per i genitori. Ricordiamo tutti la celebra frase di Cornelia, la mamma dei Gracchi, indicando i figli: “Questi sono i miei gioielli“. Oggi i figli non sono la cosa più preziosa per i genitori, non sono  più gioielli, sono  bigiotteria scadente da bancarella, sono come buste della spesa, si dimenticano nel bagagliaio. Lo dico da anni e lo ripeto: la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Papa Bergoglio è a Cracovia. E naturalmente non perde occasione per deliziarci con le sue dichiarazioni. Purtroppo più parla e più sciocchezze dice. L’unica soluzione sarebbe che tacesse. Da quando si è insediato a San Pietro non ne ha detta una giusta; fin dall’inizio, a partire dalla sua frase sui gay “Chi sono io per giudicare?”. Le sue dichiarazioni sono una serie di strampalate affermazioni, spesso contradditorie, senza capo né coda, né fondamento; roba da meditazione settimanale delle “pie donne” al circolo parrocchiale. Comincio ad avere seri dubbi anche sulla sua competenza teologica e, di conseguenza, sulla sua autorevolezza come guida spirituale della Chiesa. Fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali e prive di fondamento che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Mi ricorda “La professione di fede del vicario savoiardo” di J.J.  Rousseau. Solo che quel vicario cercava di spiegare la fede in Dio semplicemente perché lo sentiva con il cuore; e ciò gli bastava. Nella sua semplicità era molto più sincero di Bergoglio: il che è tutto dire.

Fra le tante sciocchezze papali, le più frequenti e più discutibili, che suscitano polemiche, critiche e stanno provocando l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa,  sono quelle relative al rapporto con i musulmani (“Sono nostri fratelli“, dice), il terrorismo islamico (condanna il terrorismo, ma non cita mai l’islam, nemmeno oggi che hanno ammazzato un prete in chiesa in nome di Allah), all’accoglienza degli immigrati e il dovere di aprire le porte a tutti, buoni e cattivi (tanto paghiamo noi, mica lui). Si potrebbe proseguire a lungo con le sue dichiarazioni che lasciano sempre più perplessi. La sua visione del mondo è un miscuglio di Vangelo e Manifesto del partito comunista. Più che la guida spirituale della Chiesa sembra un sindacalista sessantottino o un seguace di Fidel Castro; magari ha nella stanza il manifesto di Che Guevara.  Ma quando glielo fanno notare e gli rimproverano una eccessiva attenzione ai problemi del lavoro, dei poveri, delle disuguaglianze sociali, dei diritti dei lavoratori, dice che non è marxismo, è Vangelo. Peccato che molti, compresi studiosi e teologi, non siano proprio d’accordo.

Oggi, per esempio, dice che il mondo è in guerra. Questo lo abbiamo capito anche noi e già da parecchio tempo. E’ il fanatismo islamico che ha dichiarato il jihad, la guerra santa al mondo occidentale, agli infedeli. Dice Bergoglio che bisogna difendersi, ma “non con le bombe” (parole sue). E come Santità?  Porgendo l’altra guancia? Amando il prossimo come se stessi? Perdonando chi ci offende e ci minaccia di morte? Accogliendo in casa i potenziali terroristi? Oppure cercando di non dare troppo peso alle minacce, giusto per non alimentare la paura? Anche il presidente Mattarella oggi, a proposito degli attentati terroristici, ha detto: “Dobbiamo impedire che la paura ci vinca, non possiamo consentire che il nostro Paese e l’Europa entrino nell’età dell’ansia.”.

Ecco, il vero pericolo non è il terrorismo, non sono le bombe che rischiamo di trovarci sotto il culo. No, il pericolo è “l’ansia“. Non dobbiamo cedere all’ansia: magari  ci sgozzano come agnelli sacrificali, ci bucherellano con i kalashnikov, ci spiaccicano sull’asfalto con un Tir da 20 tonnellate, o ci fanno a brandelli con le bombe, ma non dobbiamo aver paura, non dobbiamo cedere all’ansia: crepiamo, ma crepiamo sereni. Enrico Mentana ieri diceva (anticipando Mattarella) che c’è gente che pensa di combattere il terrorismo con il Prozac. Ottima soluzione. Ci penseranno le Asl a distribuire gratuitamente ai cittadini tonnellate di Prozac per combattere l’ansia e la depressione. Begoglio vuole combattere il terrorismo, ma non con le armi, Mattarella, invece che preoccuparsi per il pericolo del terrorismo,  è preoccupato che non ci venga l’ansia. Ma c’è qualcuno in circolazione che sembri normale? Non dico che lo sia, ma almeno che lo sembri.

E così anche oggi Bergoglio ha detto la sua. Ammazzano la gente al grido di “Allah Akbar”, ma il Papa dice che la religione non c’entra. Sgozzano un prete in chiesa mentre celebra la messa, ma Bergoglio dice che la religione non c’entra. A Dacca in Bangladesh, hanno fatto una strage, però salvavano quelli che conoscevano il Corano; ma il Papa dice che la religione non c’entra. In tutti gli attentati messi in atto degli ultimi tempi, sia da singoli o da gruppi di terroristi, il loro grido di battaglia con il quale accompagnano le stragi è sempre lo stesso “Allah Akbar“, ma il Papa dice che la religione non c’entra. “E il Papa è un uomo d’onore…”, direbbe Marco Antonio. Comincio a pensare che il Papa o ci è o ci fa; oppure quello che non c’entra con la religione è proprio lui, il Papa

Islam, stragi e senno-fobia

di , 14 Giugno 2016 16:53

L’autore della strage nel locale gay di Orlando in Florida è Omar Mateen, un fanatico islamico di origini afghane che, prima del massacro, ha fatto una telefonata “giurando fedeltà allo stato islamico“. Il padre curava un programma TV in cui elogiava e sosteneva i talebani afghani, esclude moventi religiosi e dichiara che il movente della strage è solo l’odio verso gli omosessuali. L’Isis rivendica l’attentato, “E’ un nostro combattente“, i jihadisti lo esaltano e gioiscono per la strage, ”Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso“, e nei paesi musulmani si esulta, come ogni volta che c’è una strage contro gli infedeli. Ed un imam di Orlando, subito dopo la strage, dichiara in un video “La sentenza per i gay è la morte“. Molto tolleranti questi islamici.

Ma Laura  Boldrini, quella che non riesce a dire qualcosa di serio e sensato nemmeno per sbaglio, dice che l’islam non c’entra, è solo odio verso i gay: “A Orlando solo odio omofobo“.  Il fatto che odiano i gay perché sono islamici e che l’islam condanna l’omosessualità, tanto che per i gay è prevista pena di morte, sembra non avere rilevanza. Diceva Oriana Fallaci: “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici“. In questo caso si potrebbe dire che non tutti quelli che odiano i gay sono islamici, ma tutti gli islamici odiano i gay: lo dice la sharia e lo predicano gli imam. Ma non si può dire perché non si deve generalizzare. Che curiosa interpretazione!  Perfino l’FBI sembra avere le idee un po’ confuse, dice: “Non è ancora stato accertato se la sparatoria al club gay di Orlando sia un crimine di odio o un atto terroristico.”. Non è ancora accertato? Ma all’FBI ci sono o ci fanno? Odio e terrorismo non sono due cose distinte, sono complementari, sono due facce della stessa medaglia. Sono decenni che ci stanno mettendo le bombe sotto il culo; ma questi ancora devono interpretare, analizzare, fare i distinguo,  capire bene se lo fanno “per odio o per terrorismo“.

Esiste un terrorismo che non sia alimentato dall’odio? Esiste il terrorismo animato dall’amore per il prossimo? Esistono attentati e stragi a fin di bene? Esistono terroristi che si battono per la pace universale? Si può ancora perdere tempo a distinguere fra terrorismo e odio per l’umanità? Hanno paura perfino di nominare l’islam associandolo al terrorismo, per non turbare la sensibilità degli “islamici moderati” che sono come l’Araba fenice. La strage di Orlando è semplicemente “un atto terroristico ispirato dall’odio”, pensato ed attuato da islamici fanatici e criminali. Come lo sono tutti gli atti terroristici messi in atto da jihadisti, militanti Isis, Al Qaeda. Chiamateli come vi pare, ma ciò che li unisce è solo l’odio verso l’occidente, verso gli infedeli, verso i cristiani e verso gli stessi fratelli musulmani che seguono una diversa interpretazione del Corano.  E’ l’odio che ispira la loro vita e l’odio alimenta il terrorismo. Solo dei perfetti idioti possono continuare a blaterare di accoglienza e integrazione. Non si integreranno mai; glielo vieta la loro stessa religione che è incompatibile con lo stile di vita occidentale. E questa incompatibilità genera odio; e l’odio genera terrorismo. Ma quei geni dell’FBI (ed i  buonisti ipocriti di casa nostra; boldriniani, bergogliani e pacifinti) non l’hanno ancora capito: o fingono di non capirlo (avranno il loro interesse).  Li facevo più svegli questi agenti 006,9 periodico con licenza di pesca dell’FBI.

Secondo la strana interpretazione della Boldrini, non c’è mai alcun nesso fra i vari attentati e le stragi che da decenni insanguinano il mondo ed il fanatismo islamico; si cerca sempre di sminuire la responsabilità cercando cause diverse dall’odio. Anche gli attentatori della maratona di Boston nel 2013 erano islamici, ma i buonisti dicono che non bisogna generalizzare, l’islam non c’entra; forse non gli piace l’atletica, è solo sport-fobia. Anche l’attacco e la strage di Parigi, gennaio 2015,  contro la sede della rivista satirica Charlie Hebdo era opera di musulmani; ma non bisogna generalizzare, forse non apprezzano molto la satira francese, era solo humor-fobia. Ancora a Parigi, dicembre 2015, l’attentato del Bataclan durante un concerto, con 130 morti, era compiuto da terroristi islamici: ma l’islam non c’entra, forse hanno particolari gusti musicali e non amano molto la musica moderna; era solo pop-fobia. Anche la strage al museo del Bardo di Tunisi, nel 2015,  era opera di islamici; ma l’islam non c’entra, forse era solo una questione di gusti artistici, non apprezzavano le opere esposte, era solo arte-fobia. Anche i terroristi responsabili degli attacchi alle Torri gemelle, New York 11 settembre 2001,  erano musulmani: ma non bisogna generalizzare ed accusare l’islam. Forse si trattava solo di divergenza di opinioni sull’edilizia e urbanistica; magari non apprezzano le costruzioni troppo alte come le due torri e volevano solo accorciarle un po’; era solo  torre-fobia. Anche gli ultimi attentati del marzo scorso all’aeroporto ed alla stazione di Bruxelles era opera di islamici, così pure gli attentati alla stazione ferroviaria di Madrid nel 2004 ed alla metropolitana di Londra nel 2005: ma l’islam non c’entra, forse è solo perché non amano le ferrovie ed i trasporti troppo rumorosi, preferiscono ancora viaggiare sui cammelli, più tranquilli e silenziosi, è solo treno-fobia. Anche gli attentati a Mumbai nel 2008 e quelli contro le comunità cristiane nelle Filippine, dicembre 2015, erano opera di islamici fanatici: ma forse l’islam non c’entra, era solo un caso di momentaneo raptus di cristiano-fobia.

L’elenco di attentati, compresi quelli falliti o sventati all’ultimo momento, sarebbe lungo: dall’Egitto all’India, da Londra al Pakistan, da New York alle Filippine, e dietro ci sono sempre islamici. Ma non bisogna generalizzare, dicono i buonisti. I terroristi sono islamici, compiono attentati e stragi in nome di Allah, al grido di “Allah akbar”, ma le anime belle dicono che l’islam non c’entra. E’ quello che continuano a sostenere Boldrini, il Papa, Renzi, gli imam improvvisati di quartiere, e tutta la compagnia di buonisti ipocriti che, in preda a grave carenza di lucidità e buon senso, sembrano non voler vedere quello che hanno sotto gli occhi: anzi li chiudono per non guardare in faccia la realtà e continuare a sognare il loro mondo perfetto fondato sulla fratellanza universale dove tutti vivono a lungo felici e contenti, come nelle favole.

Chi continua a negare la responsabilità dell’islam negli attentati terroristici, o il pericolo dell’invasione islamica dell’Europa grazie all’immigrazione incontrollata, è un idiota. E se non è idiota è un cattocomunista che specula e lucra sull’accoglienza dei migranti. E’ vero che non tutti i cattocomunisti sono idioti, ma (quasi) tutti gli idioti sono cattocomunisti; il “quasi” è optional. Eppure, secondo la visione della realtà diffusa negli ambienti del buonismo ipocrita, non si può accusare il cattocomunismo di essere responsabile dell’acquiescenza nei confronti dell’islam. Se le critiche all’islam vengono stigmatizzate come “islamofobia”, anche le critiche al buonismo irresponsabile potrebbe essere definito come una forma di “fobia”. E perfino l’atteggiamento buonista sembrerebbe una forma di “fobia”. Ma non sarebbe esatto. L’atteggiamento buonista dei cattocomunisti non è fobia, non è paura, è piuttosto una forma di odio, di incompatibilità, di idiosincrasia, di intolleranza, di allergia verso il ragionamento, il pensiero logico, l’osservazione razionale della realtà, l’onestà intellettuale, la saggezza, il semplice buon senso, il senno: non è cattocomunismo finto-pacifismo ipocrita, è solo senno-fobia, è una grave forma di intolleranza verso l’intelligenza. Ecco perché dicono tante stronzate.

Papa, cani e vicini di casa

di , 14 Maggio 2016 15:36

Questo Papa parla troppo e quasi sempre a sproposito (il “quasi” è optional).

L’ultimissima, fresca fresca di giornata, riguarda cani e gatti. Dice: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina.“. Tenendo presente il suo pensiero fisso e ricorrente sull’accoglienza di profughi, rifugiati e disperati di mezzo mondo, quella frase si scrive “vicino e vicina“, ma si legge “immigrati“. E’ incredibile, riesce a dire sciocchezze anche parlando di cani e gatti.  Dimentica di dire che spesso, l’unica compagnia che hanno gli anziani sono proprio cani e gatti, gli unici a dare loro un po’ di affetto e di stimolo a vivere. Dimentica anche di dire che spesso sono proprio i vicini di casa a crearci problemi di convivenza e rovinarci la vita. Dimentica pure che l’affetto per gli animali è il primo segnale dell’empatia verso il prossimo, e che coloro che non amano gli animali, spesso non amano neppure le persone. E dimentica anche di dire che c’è anche gente (uno a caso: tale Bergoglio, il Papa che viene da lontano e non si capisce perché non sia rimasto dov’era) che, più che occuparsi dei vicini di casa (magari proprio della nonnina sola) si preoccupa di aiutare, accogliere ed assistere gli africani. Diceva Heinrich Heine (1797 – 1856): “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Tra il pensiero di Heine e quello di Bergoglio scelgo Heine; senza il minimo dubbio.

Una volta dall’Argentina arrivava roba buona: l’Angus, il tango. Ultimamente arrivano solo fregature: divette in cerca di gloria, con la farfallina tatuata sull’inguine (e trovano l’America in Italia), bond spazzatura, e Papi marxisti. Che tempi!

Papa e migranti

di , 19 Aprile 2016 14:10

Ecco la bergogliata del giorno sui migranti: “Vi abbiamo trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono.”. Un dono un po’ “costoso“, verrebbe da aggiungere. Ma tanto, che gli frega; mica paga lui, pagano gli italiani.

Siamo di fronte ad una vera invasione di afroislamici che sta creando seri problemi all’Europa e sta mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini e la stabilità politica ed economica dell’Unione europea. Tanto che si comincia ad erigere muri, reticolati, schierare l’esercito, chiudere le frontiere, rivedere gli accordi sulla libera circolazione, stabilire quote di accoglienza,  e prendere tutte le iniziative possibili per cercare di arginare il flusso migratorio. Perfino la Svizzera, il che è tutto dire, minaccia di schierare i carri armati alla frontiera per evitare l’ingresso di migranti (Svizzera: carri armati al confine con l’Italia). Tutti hanno capito, finalmente ed anche se in ritardo, che l’immigrazione incontrollata è una bomba che esploderà con effetti devastanti per l’occidente. E già ne stiamo pagando il conto salato con aumento della criminalità, disordini causati dalle continue proteste degli immigrati, pericolo di attentati terroristici ed elevatissimi costi economici.

Gli unici che sembrano non averlo capito e vivere fuori dal mondo sono i cattocomunisti di casa nostra: Renzi, Mattarella, Boldrini, Kyenge, gli sciacalli che sull’accoglienza dei migranti speculano incassando milioni di euro e dicono che “Sono preziose risorse“, i buonisti militanti per i quali accogliere mezza Africa è un’operazione umanitaria, ed il Papa per il quale gli immigrati “Sono un dono“, ed ogni giorno lancia appelli per l’accoglienza (a spese nostre, s’intende). Cattocomunisti e Papa sono in sintonia, pensano allo stesso modo, usano le stesse parole. O i comunisti sono stati folgorati sulla via di Damasco, come Paolo, e si sono convertiti (Bertinotti loda Comunione e Liberazione), oppure il Papa è diventato comunista (cosa che sospettiamo da tempo). Oppure sono entrambi solo molto confusi e farebbero bene a fare un periodo di ritiro spirituale, tanto per rinfrescarsi le idee.

Gli immigrati sono un dono? Ma sa quanto ci costa questo dono? Ci costa miliardi di euro che l’Italia potrebbe usare per alleviare le difficoltà degli italiani, dei pensionati al minimo, dei disoccupati, dei giovani, dei precari, per migliorare la scuola, la sanità, la sicurezza sociale, i trasporti, invece che per pagare il soggiorno dei disperati africani in hotel 3 stelle con piscina, Wi-Fi, vitto, alloggio, abbigliamento, biancheria, ricariche telefoniche, TV con antenna satellitare, assistenza sanitaria e sindacale, corsi di lingua e corsi professionali per formazione lavoro (quello che non c’è nemmeno per gli italiani). Questo significa essere completamente fuori di testa; Papa compreso. Oppure significa far parte di quella schiera di sciacalli che hanno capito, come disse Buzzi, che con gli immigrati ed i rom, si fanno più soldi che con la droga. 

Proprio tre giorni fa (Droghe papali) Bergoglio ha ricevuto la visita ufficiale di Evo Morales, presidente della Bolivia, il quale ha portato in dono tre libri sui benefici dell’uso della coca, consigliando al Papa di farne uso per difendersi dallo stress. Non sarà che Bergoglio ha seguito il consiglio e sta esagerando con l’uso “terapeutico” della coca? In ogni caso, viste le continue sciocchezze che continua a sparare a ritmo quotidiano (specie sull’accoglienza dei migranti) ho la sensazione che soffra di qualche “leggerissimo disturbo“, direbbe Fantozzi. Dovrebbe preoccuparsi per la salute e farsi vedere da uno bravo; per la sua tranquillità, ed anche per la nostra.

Delfini medium e droghe papali

di , 16 Aprile 2016 23:11

Gli strani delfini di Torre delle stelle, in Sardegna.

Il quotidiano locale L’unione sarda, riferisce oggi di un delfino a “Trance“. Arpionato e poi abbandonato sulla spiaggia da uno dei tanti idioti che, grazie a Basaglia,  circolano a piede libero. Poi, evidentemente non soddisfatto dell’impresa, è tornato sul luogo del delitto (lui o qualcuno di passaggio che ha pensato di organizzare una grigliata con amici o rivenderlo ai ristoranti cinesi) e, secondo il giornale, lo ha fatto a “Trance“.  Ma la notizia, anche se riportata da un “autorevole” quotidiano, sembra poco attendibile.

Un delfino in “Trance“? In preda ad  allucinazioni, estasi, visioni mistiche? Oppure si tratta di un delfino medium che  tiene sedute spiritiche e, in stato di “trance”, parla con i delfini morti? Non è credibile. E’ più probabile che il delfino l’abbiano fatto a “Tranci“. Vero? Sì, forse l’unico in “Trance” è il cronista che ha scritto il pezzo.

P.S.

Vedo stamattina (17/4 ore 11)  che quel titolo è stato corretto in “fatto a tranci“. Forse perché ieri, sotto quell’articolo, ho lasciato un commento in cui segnalavo l’errore. Però il commento non è stato pubblicato; censura. Pazienza, l’importante è che il cronista abbia superato lo stato di “trance“. La cosa curiosa di questi quotidiani on line che consentono di lasciare un commento è che, se il commento non gli è gradito perché critica il contenuto del pezzo, l’attendibilità della notizia, o segnala qualche errore o imprecisione nel testo, molto spesso non lo pubblicano. Dipende dal censore di turno che può essere più o meno tollerante.  Alla faccia della libertà di espressione. Ma questa è un’altra storia.

Papa e droghe

Evo Morales, presidente della Bolivia,  è in visita ufficiale in Vaticano. E, come da usanze diplomatiche, non viene a mani vuote, porta un dono al Papa. Questo Morales deve avere degli strani gusti, visto che fa degli strani regali. In occasione della visita del Papa in Bolivia regalò al pontefice un crocifisso a forma di Falce e martello. Bergoglio fece buon viso a cattivo gioco ed accettò il dono. Ora Morales, visto che gli è andata bene col precedente regalo, cosa avrà portato in dono? Ha portato tre libri sulla coca: “Coca, una banca biologica”, “Coca dieta citogenica” e “Coca fattore antiobesità“. Insomma, un vero trattato sui benefici dell’uso della coca. E naturalmente ha consigliato al Papa di farne uso “contro il logorio della vita moderna“, come diceva un vecchio slogan della pubblicità di un amaro.

Niente di strano. Forse Morales  vuole solo fare un po’ di pubblicità al prodotto nazionale più conosciuto della Bolivia.  Del resto se Renzi va in Iran o Arabia saudita a promuovere le “eccellenze” nazionali sperando di sottoscrivere accordi commerciali, perché Morales non dovrebbe fare lo stesso promuovendo l’eccellenza più conosciuta ed apprezzata della Bolivia? Certo, regalare dei libri sulla coca e consigliare al Papa di farne uso è un po’ bizzarro e fa sorridere. Mancava solo che stendesse una striscia di polverina bianca su un tavolinetto ed invitasse Bergoglio a farsi una sniffata. Veramente, però, la cosa non ci sorprende più di tanto. Viste le quotidiane dichiarazioni strampalate di questo Papa, che non sempre riusciamo a spiegarci, viene davvero il dubbio che la causa delle sue discutibili idee (specie in tema di immigrazione) siano dovute al fatto che, oltre al Mate la bevanda nazionale argentina, faccia uso anche di altre sostanza o bevande.  Ma perché Morales gli ha regalato proprio dei libri sulla coca? Non sarà che è a conoscenza dei gusti papali? Mistero.

Siamo in guerra, ma…

di , 23 Marzo 2016 20:12

Siamo in guerra, ma non possiamo dirlo, altrimenti passiamo per sciacalli che speculano sulla paura e creano inutili allarmismi per scopi elettorali: lo dicono quelli della sinistra; anche se siete ziu Paddori di Guamaggiore o la cugina anziana della casalinga di Voghera, non avete alcuno scopo elettorale e magari da decenni non andate nemmeno a votare. Siamo sotto attacco del terrorismo islamico, ma non dobbiamo dirlo, altrimenti dicono che alimentiamo l’islamofobia e l’odio per il “diverso”. Nelle nostre città si nascondono migliaia di centri culturali musulmani, incontrollati e incontrollabili, che fungono da centri di indottrinamento, reclutamento e finanziamento del terrorismo, ma non possiamo dirlo, altrimenti ci accusano di discriminazione per motivi etnici e religiosi.  Ci sono migliaia di bislacchi personaggi autoproclamatisi imam,  non si sa a che titolo, che in scantinati e garage spacciati per moschee, predicano l’odio per l’Occidente e la guerra santa, ma non possiamo dirlo perché altrimenti andiamo contro la Costituzione che garantisce la libertà di culto.  Siamo invasi da centinaia di migliaia di africani, arabi, musulmani,  indottrinati dai fanatici predicatori dell’odio, che sotto sotto covano antichi rancori verso l’Occidente e sono una polveriera pronta ad esplodere. Siamo in guerra ed abbiamo il nemico in casa. E quel nemico può essere dappertutto, anche il nostro vicino di casa (come dimostra la cronaca), ed ognuno di questi immigrati potrebbe essere il prossimo kamikaze che ci mette una bomba sotto il culo; ma non possiamo dirlo, altrimenti (dicono sempre le anime belle della sinistra) alimentiamo l’odio, il razzismo e la xenofobia. Allora, per evitare polemiche e ritorsioni (e pure qualche minaccia), dobbiamo tacere, altrimenti ci accusano di vittimismo, di populismo, di allarmismo e di speculare sulla paura per raccogliere qualche voto in più.

Poi senti qualcuno dire che gli immigrati sono pochi e che ne dovremmo accogliere almeno altri 400.000. Pensi che sia scemo, oppure che faccia parte delle Coop di Buzzi, quello di Mafia Capitale che guadagnava più con gli immigrati che con la droga. Ma poi scopri che a dirlo è stata Laura Boldrini, presidente della Camera. E allora devi stare zitto, perché non si può mettere in dubbio la lucidità mentale della terza carica dello Stato. Poi senti qualcuno affermare che per combattere il terrorismo e le bombe bisogna investire grandi risorse economiche per risanare le periferie  dove mandare “maestri” e avviare attività culturali. Pensi che anche questo sia scemo, oppure che sia un maestro precario o un palazzinaro che spera di speculare sull’edilizia popolare. Ma scopri che a dirlo è stato Matteo Renzi, presidente del Consiglio. E allora devi tacere perché, in questo momento di gravissima crisi ed il Paese sotto attacco,  non si può sollevare il sospetto che il capo del Governo non sia in possesso di tutte le facoltà mentali. Poi senti ancora un altro affermare che è vero che è in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è detto che sia un male. Pensi che questo sia il più scemo di tutti, oppure che sia uno dei tanti imam di borgata che ha interesse a rassicurare gli animi. Ma poi scopri che a dire queste parole non è stato un fanatico islamico, ma Papa Bergoglio in persona. E ancora una volta devi tacere, perché non si può insultare il capo spirituale della Chiesa, dicendo che è fuori di testa; sarebbe un un’offesa gravissima, vilipendio a capo di Stato estero, e passeresti guai seri. Il Re è nudo, ma non si può dire; nemmeno i bambini. Siamo in guerra, ci mettono le bombe sotto il culo, siamo governati da idioti che non si rendono conto della gravità della situazione, ma non possiamo nemmeno lamentarci. Moriremo in silenzio. Ssss… altrimenti diranno che facciamo le vittime.

Ma ricordate che potrebbe andare peggio…

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Terrorismo e immigrazione

di , 22 Marzo 2016 23:46

Quando accadono tragedie come quella di oggi (attentati, scontri violenti, ribellioni nelle periferie, aggressioni e violenze sulle donne come quelle avvenute a Colonia), oltre ai primi resoconti fatti da stampa e TV e le prime dichiarazioni di circostanza delle autorità, le prime riflessioni a scattare sono quelle di chi teme che queste violenze possano incrementare l’odio verso gli immigrati e alimentare xenofobia e razzismo. La cronaca è cronaca, nuda e cruda, e ci racconta di 34 morti ed un centinaio di feriti: “Bombe in aeroporto e metro. Isis attacca Bruxelles“.  Le dichiarazioni delle autorità sono talmente scontate e inutili che sarebbe  meglio tacere e sorvolare. Ma non possiamo evitarle perché riempiono stampa e televisione.

Oggi l’ex lupetto boy scout Renzi, dopo una riunione urgente del Cdm, ha riferito in diretta TV, che non è il caso di dividersi o di fare sciacallaggio, è il momento di essere tutti uniti (ogni volta che si sente sotto attacco, si appella all’unità nazionale, così pensa di evitare le critiche dell’opposizione) per combattere il terrorismo e che l’Europa deve avere una strategia comune. Poi ha detto di voler parlare ai nonni che hanno lottato contro il nazismo (quello ci sta sempre bene), poi ha detto di voler parlare ai padri che hanno superato gli anni di piombo e le Brigate rosse (per evitare di chiamarle per nome, invece che Brigate rosse, ha parlato genericamente di “brigatismo”), ed infine parla a quelli della sua generazione. E cosa propone? Impegno, interventi nelle periferie dove portare non solo strutture per accogliere i migranti, ma anche maestri e progetti culturali.  Solo così, dice, si può creare una nuova generazione di immigrati che siano perfettamente integrati e così si combatte la formazione del terrorismo.  Chiude con Viva il Belgio, Viva l’Europa e Viva l’Italia. E via, il discorsetto l’abbiamo fatto, ora siamo tutti tranquilli. Questo ragazzo non è scemo, come sembra. E’ molto peggio, è convinto che siano scemi gli italiani e si bevano tutte le sue cazzate. Infatti non dice mai niente di concreto, pratico, attuabile, mai una soluzione al problema, solo parole e concetti generici e vaghi. Non dice niente, ma lo dice bene e convinto.

Ma non è il solo. La Boldrini lo segue a ruota ed in quanto a dichiarazioni fuori di testa non è seconda a nessuno. Appena pochi giorni fa ha detto che in Italia abbiamo pochi immigrati e che dovremmo accoglierne almeno altri 400.000. E vai, qualcuno offre di più? Ora cosa vai a dire ad una così. Niente, semplicemente che “dice cazzate“. Esattamente quello che ha detto Daniela Santanché pochi giorni fa intervistata a Radio 24, dove ha criticato la Boldrini per i suoi interventi e dichiarazioni non sempre in linea con il suo ruolo istituzionale. “Secondo te parla troppo la Boldrini?”, le chiede l’intervistatore. “Non è che parla troppo, dice cazzate, parla a sproposito.”, risponde Santanchè.  Ma guai a dirlo, in rete già c’era un box, con l’audio dell’intervista,  che titolava “Santanché insulta la Boldrini“. Già, perché non è la Boldrini che insulta gli italiani con le sue cazzate; l’insulto è farle notare che dice cazzate.  E’ la strana logica sinistra. Se hai la tessera PD la capisci, altrimenti no.

Oggi in Romania, davanti all’assemblea plenaria dei deputati, ha rilanciato la proposta di far entrare la Romania nell’area Schengen. Ora un’osservazione bisogna farla. La Boldrini è Presidente della Camera e, come tale, il suo compito istituzionale è quello di convocare e presiedere l’Assemblea, stabilire l’ordine dei lavori e garantire che si svolgano nel pieno rispetto delle norme. Punto. Pochi giorni fa è stata prima a Scampia, poi allo Zen di Palermo, per verificare la presenza in quei quartieri di strutture sociali. Oggi è in Romania per proporre il suo ingresso in area Schengen. I piani urbanistici delle periferie di Napoli e Palermo rientrano fra le competenze del presidente della Camera? No. E l’ingresso o meno della Romania in area Schengen è competenza della Boldrini? No. Allora cosa c’entrano col suo mandato e le sue competenze queste visite ufficiali? Nulla; ma questa gente, appena ha qualche incarico lo sfrutta al massimo, anche andando spesso e volentieri oltre le proprie competenze, per avere visibilità, coltivare la propria immagine, aggiungere nomi illustri alle sue relazioni, ed intrattenere rapporti internazionali che fanno sempre comodo. Ecco perché è sempre in giro per il mondo (ricordate i suoi viaggi in America?) e non manca di intervenire ogni giorno su tutti i temi possibili (in questo degna allieva di Napolitano), specie sull’immigrazione. Ma guai a ricordarle di non andare oltre i limiti delle competenze; sarebbe un insulto.

Ora, bisognerebbe ricordare alla nostra Boldrini in trasferta che i romeni, Schengen o non Schengen, già da parecchio scorrazzano per l’Europa.  In Italia sono già più di un milione perché, contrariamente ad altri paesi europei che al momento dell’ingresso della Romania nell’Unione europea (ma non nell’area Schengen), hanno mantenuto delle clausole di riserva sul libero transito, frenando gli ingressi, noi, grazie al lungimirante Prodi, non abbiamo attuato nessuna riserva, col risultato che, già nel giro di un anno, un milione di romeni si sono riversati come cavallette sul nostro territorio. E non erano proprio il fior fiore della cultura, dell’arte e della scienza romena; anzi. Sarà un caso, ma la maggior parte dei furti in case, appartamenti e villette, come riportano le cronache degli ultimi anni, sono opera di bande di ladri romeni specializzati proprio in furti in appartamenti. E nei casi di omicidio stradale (non azzardiamo numeri, ma la percentuale è molto alta), si tratta molto spesso di stranieri (quasi sempre romeni o rom) ubriachi o drogati, spesso entrambe le cose in combinazione risparmio. Un caso? E lei va in Romania a sostenere la libera circolazione? Bene, vada per la Romania in area Schengen. Ma poi chiediamo la Boldini in area Romania (e che ci resti), Bergoglio in Argentina, e Renzi a Rignano; insomma, a quel paese.

Invece la Mogherini, alto Commissario europeo per gli affari esteri, era in visita ufficiale ad Amman e, appena ha saputo della tragedia di Bruxelles, in lacrime ha detto “E’ un giorno molto triste per l’Europa“. Questo è tutto, basta il pensiero, andiamo oltre, linea alla regia, pubblicità. Anche il giorno che la Mogherini è stata nominata responsabile della politica estera europea è stato “un giorno molto triste“. Non abbiamo pianto, ma ci siamo toccati le palle. Invece monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, è più loquace e azzarda anche una soluzione: “Questa guerra si argina soltanto con l’integrazione“. Ecco, basta integrarsi. Peccato che i terroristi di Bruxelles, e prima ancora quelli di Parigi, e quelli che ancora verranno (perché siamo appena all’inizio), non abbiano capito questo particolare, o forse non hanno una particolare predisposizione ad integrarsi.  Pochi giorni fa il cardinale Bagnasco ha accusato i media di alimentare ansie e paure, a proposito dell’immigrazione, e di fare un’informazione ideologica, mentre si tratta di un fenomeno che “porta con sé un contributo di ricchezza per tutto il Paese e, quindi, un reciproco vantaggio.”. Già, la solita litania che i migranti sono “preziose risorse“. Lo dice anche la Kyenge. Del resto l’esempio viene dall’alto, dal Papa, che un giorno sì e l’altro pure non manca di ricordare che non bisogna erigere muri, ma ponti, che bisogna accogliere tutti, buoni e cattivi, che sono tutti fratelli, e che “E’ in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è per forza un male.”. Chiaro? Ci invadono, ci massacrano, ci terrorizzano, ci mettono le bombe sotto il culo, ma il Papa dice che non è un male; anzi fa molto bene alla salute.

Ora bisognerebbe chiedere alla Santanchè, come hanno fatto a proposito della Boldrini: ”Il Papa parla troppo?”. E non ci sarebbe niente di strano nel  sentirsi rispondere “Non è che parla troppo, dice cazzate.”. Ma anche questo, ovvio, sarebbe considerato un grave insulto. Già perché il Papa può dire cazzate, ma se glielo fai notare è un insulto, anzi vilipendio.

Bene, dicevo all’inizio che i primi a farsi sentire sono quelli che temono che questi attentati possano incrinare l’atteggiamento di favore nei confronti degli immigrati. E corrono subito ai ripari, rilasciando dichiarazioni che invitano a non generalizzare, e soprattutto non identificare il terrorismo con gli immigrati. Tanto per cominciare precisano subito che i terroristi non sono stranieri, ma sono cittadini francesi o belgi, già di seconda o terza generazione. E già questo, a loro giudizio, chiuderebbe il discorso dell’equiparazione immigrati-terrorismo, perché non sono “immigrati”, ma sono cittadini europei. Ovviamente fanno i finti tonti, fingono di non sapere, oppure pensano che i tonti siano gli altri. Già, perché saranno anche di seconda o terza generazione, ma sempre figli di immigrati sono. E se i padri erano immigrati è da lì che bisogna partire, perché quello è il problema, quella è la radice della questione immigrazione e del fallimento dell’integrazione. Se i figli di immigrati si sentono esclusi, discriminati, emarginati, non integrati nella società, e per reazione covano odio verso l’occidente e diventano terroristi o scatenano guerriglie urbane nelle banlieue, l’origine del problema è sempre nell’immigrazione dei padri. Quindi dire che sono cittadini europei è una scusa che non regge, ma loro ci provano sempre. Come quando, parlando degli stranieri che delinquono, si accenna ai rom che rubano, scippano e praticano l’accattonaggio anche usando i bambini. C’è sempre il solito difensore d’ufficio che pensa di fare chissà quale rivelazione dicendo che molti rom non sono stranieri, sono italiani. Saranno pure italiani, ma sempre zingari sono, anzi rom, e  molti di loro delinquono. E per chi viene derubato, che il rom sia italiano o straniero non fa alcuna differenza. Chiaro?

Ecco, quindi, l’immancabile articolo di Giovanni Maria Bellu sulla Home Tiscali. Sembra che dorma, assente, ma il nostro attento osservatore si sveglia ogni volta che un fatto tragico, un atto di violenza, un attentato, compiuto da immigrati, può gettare una luce poco simpatica sul fenomeno dell’immigrazione. E trova sempre qualche spunto per rimescolare le carte, guardare il fatto sotto una luce diversa e, soprattutto, fare di tutto per evitare che la gente accomuni l’immigrazione con il pericolo di terrorismo o l’aumento della violenza e della criminalità. La sua visione del problema è sempre dalla parte dei migranti. Chissà perché. E lo sa fare bene. Qualche tempo fa, giocando con i numeri ed usandoli in maniera fantasiosa, annunciò come uno scoop che gli immigrati delinquono meno degli italiani; cosa che anche un bambino darebbe per scontato, visto che gli italiani sono 60 milioni e gli stranieri sono circa 6 milioni. Ma se consideriamo la percentuale di delinquenti fra italiani e stranieri, i numeri dicono un’altra verità; i delinquenti sono una minima parte degli italiani, ma un’alta percentuale fra gli stranieri. Del resto, se un terzo dei detenuti in carcere sono stranieri, ci sarà una ragione, o no?  Leggete questo articolo del 30 ottobre 2014 per capire di cosa sto parlando e quale sia l’affidabilità e l’onestà deontologica di Bellu e come riesca a manipolare i dati a suo uso e consumo (ma non è il solo, è una pratica molto diffusa da quelle parti): “Gli immigrati commettono meno reati degli italiani, un dossier demolisce i luoghi comuni xenofobi.”.  

E sembrava pure convinto. Del resto, è quasi un suo preciso dovere,  non per niente è presidente dell’associazione Carta di Roma, nata nel 2011 ”per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008“.  Avete capito bene? Ordine dei giornalisti e sindacato della stampa, hanno fondato l’associazione per attuare i principi deontologici che stabiliscono come trattare il problema dell’immigrazione. Tutto quello che leggiamo sulla stampa nazionale in relazione all’immigrazione ed ai problemi collegati, viene scritto e pubblicato attenendosi a questo protocollo, stabilito dalla Carta di Roma di cui è presidente Bellu. Chiaro? Per avere un’idea dell’aria che tira nell’associazione basta vedere che, oltre ai fondatori (Ordine giornalisti e sindacato stampa) ne fanno parte le seguenti associazioni: “Arci, Acli, Amnesty Internazional Italia, Cospe, Lunaria, Cestim, A buon diritto, Asgi, Federazione chiese evangeliche italiana, Centro Astalli, Redattore Sociale, Associazione 21 luglio, Articolo 21, Il Pettirosso. Sono invitati permanenti: l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)”. Praticamente sembra un’associazione a tutela dei migranti. Non c’è una sola associazione che rappresenti e tuteli i diritti dei cittadini italiani. Nessuno che si occupi e si preoccupi  dei gravi problemi causati dal flusso migratorio incontrollato e che possono generare attriti e conflitti sociali, squilibri economici, oneri insostenibili a carico dello Stato o problemi di sicurezza pubblica. Tutti si preoccupano degli immigrati, nessuno degli italiani. Buffo, vero?

E non è detto che questo “protocollo” non condizioni pesantemente l’intera informazione in Italia. E se anche lo facesse noi dovremmo apprenderlo dai media. Ma non lo sapremmo mai perché la stampa, ovviamente, non rivelerebbe mai le proprie colpe e magagne. Noi sappiamo solo ciò che vogliono che si sappia. E non è una battuta. Forse per questo la stampa nazionale appare omologata ad un pensiero unico dominante, quello che solitamente uso definire di sinistra. Ma forse adesso alla luce del “protocollo” di Roma appare chiaro che questa omologazione non è casuale e non è molto diversa dal pensiero unico della sinistra. Lo stesso Bellu viene dall’Unità dove è stato anche condirettore; sarà un caso?  Ma per fare un esempio pratico basta ricordare che Giorgia Meloni lo scorso anno ricevette una specie di censura in merito ad un’affermazione proprio sulla necessità di regolare il flusso migratorio. Ricevette una lettera con la quale le si intimava di moderare i toni sull’immigrazione. E chi era il mittente di quella lettera quasi minacciosa? Era l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Guarda che combinazione, proprio una di quelle associazioni che fanno parte della Carta di Roma. Curioso, vero? Qui la notizia: “Censura di Stato sugli immigrati.”.

Non c’è bisogno di essere grandi conoscitori dell’universo delle associazioni per capire che ci troviamo di fronte ad un organismo che, in tutto e per tutto, opera chiaramente a favore dei migranti, intervenendo sulla stampa per evitare che il problema dell’immigrazione possa essere trattato in maniera non rispettosa del protocollo approvato;  suggerendo perfino il tipo di linguaggio e la terminologia da usare (pensate quanto sono sensibili), secondo quanto “suggerito” anche dalla presidente Boldrini. Ecco perché non li chiamiamo più immigrati clandestini, ma solo genericamente migranti. Anche se Boldrini suggerisce che sarebbe ancora più corretto chiamarli rifugiati o richiedenti asilo. Sembra lo stesso, ma non lo è; e loro sanno bene che anche queste differenze linguistiche hanno il loro peso. Si comincia col chiamare le cose con un altro nome e piano piano quella cosa cambia completamente di significato. E’ un trucco semantico subdolo che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. Come se non bastasse, lo scorso anno una “direttiva politica” suggeriva alle Questure  di evitare di passare alla stampa notizie su piccoli reati commessi da stranieri, per evitare di alimentare sentimenti di xenofobia e reazioni negative nei loro confronti (Vedi qui: “I crimini dei richiedenti asilo? Censurati per la pace sociale“). Ecco, così funziona l’informazione in Italia. E’ chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna farvi il disegnino? A questo punto voi vi fidate di quello che scrive la stampa sull’immigrazione? Vi fidate sui dati sulla criminalità forniti da Alfano? Vi fidate sugli studi sull’impatto dell’immigrazione sulla società e sulla sicurezza dei cittadini? Io no.

Ed ecco che, per commentare i fatti di Bruxelles,  Bellu intervista un personaggio che conosce benissimo le problematiche dei migranti e che darà una visione onesta, corretta ed obiettiva dei fatti (?). Si tratta di Christopher Hein, portavoce del Consiglio italiano per i rifugiati. Ora, volete che il portavoce del Consiglio per i rifugiati parli male dei rifugiati e degli immigrati e dei possibili pericoli che comporta l’immigrazione? O che possa avere una visione del fenomeno non dico distaccata, ma appena appena passabile di un minimo di obiettività? Ma nemmeno per sogno, non esiste. Sarebbe come sentire l’oste che parla male del proprio vino. Ovvio che difenda i rifugiati e tutto ciò che li riguarda. Ma allora come si fa a pensare che Bellu faccia del giornalismo obiettivo e affidabile? Non lo fa, non vuole farlo e non può farlo. Ecco perché oggi, per mettere le mani avanti e parare il colpo dell’attentato a Bruxelles, spara quel box in Home col titolo “E’ una sciocchezza associare il terrorismo islamico all’immigrazione“.

E così fa ogni volta che, come dicevo, fatti di cronaca possono mettere in cattiva luce gli immigrati.  Ed il fine è quello di negare che l’immigrazione sia un problema, che possa creare conflitti sociali, che possa essere causa di aumento della criminalità, che possa essere un pericolo per i cittadini, che l’accoglienza indiscriminata di migliaia di migranti possa favorire l’arrivo e la nascita di cellule terroristiche, che le moschee possano essere centri di indottrinamento. Negare tutto questo, negare ogni legame tra immigrati, terrorismo e violenza. Ecco il loro compito. Con grande gioia di Coop, associazioni, Caritas, imprenditori privati, albergatori, che con gli immigrati incassano milioni di euro, come Buzzi e Mafia Capitale ci hanno spiegato molto bene. Forse associare il terrorismo all’immigrazione è esagerato ed è una sciocchezza, perché non tutti gli immigrati sono delinquenti o terroristi e nessuno ha mai affermato questo. Ma negare che esista una relazione fra l’immigrazione e l’aumento delle violenze e della criminalità nelle città è da idioti. Oppure da sciacalli che speculano sui disperati e intascano profitti con l’accoglienza.

Safari e lavapiedi

di , 14 Marzo 2016 23:00

“Non sempre perde il toro…”, è la battuta finale di una vecchia barzelletta. Eccola…

Un turista, recatosi in Spagna per vedere l’Expo di Siviglia, va in un ristorante tipico e, non conoscendo bene la lingua, ordina la solita fettina di carne. Accanto a lui c’è un signore che ha sul piatto due enormi polpettoni al sugo  e li sta mangiando con evidente piacere. Incuriosito chiama il cameriere: “Mi scusi, che piatto è quello che sta mangiando il signore qui a fianco?”.
- Ah senor, es la nuestra especialidad, es un plato muy tipico llamado Pelotas a la Matador.
Il giorno dopo il turista torna nel ristorante e, desideroso di assaggiare la specialità, chiede il famoso piatto. Dopo un po’ il cameriere gli porta due polpettine misere e minuscole. Sorpreso, chiede spiegazioni al cameriere che spiega: “Senor no siempre perde el toro!”.

Già, qualche volta le palle sono quelle del torero. Mi è venuta in mente vedendo questa notizia: “Padre e figlio italiani uccisi nello Zimbabwe, scambiati per bracconieri“.

Le vittime sono Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio, uccisi all’interno di una riserva di caccia. Li vediamo in questa foto presa dal loro profilo Facebook, nel quale mostravano con orgoglio queste enormi zanne di elefante. Già, perché vivono nello Zimbabwe dove, come riporta l’articolo,  il padre Claudio faceva  la guida ed accompagnava i turisti nei safari, mentre il figlio era un cacciatore professionista. Ora, la caccia all’elefante, specie protetta ed a rischio estinzione, è vietata. Il commercio dell’avorio è vietato pure. Allora, dove hanno preso quelle zanne?Saranno frutto di una battuta di caccia del “professionista“, oppure le avranno trovate per puro caso facendo due passi nella savana tanto per favorire la digestione? Non ho molta simpatia, l’ho già detto spesso in passato, per gli amanti dell’avventura, della ricerca del rischio, del pericolo, delle situazioni estreme; quelli che fanno di tutto per mettersi nei guai e poi devono intervenire i soccorsi per salvarli. Quando poi questo amore per l’avventura si realizza facendo il cacciatore professionista nella savana, allora non riesco a provare nessun senso di pietà per le vittime di incidenti sul lavoro.

Questa storia ricorda molto quella di Walter James Palmer, dentista americano che un anno fa fece scalpore e suscitò l’indignazione mondiale, perché pubblicò in rete la sua foto accanto ad un leone appena ucciso nel corso di una battuta di caccia, anche questa  nello Zimbabwe. Ma quello non era un leone normale (premesso che non esistono leoni “normali” che si possono ammazzare), era Cecil, il leone più popolare ed amato dello Zimbabwe, un bellissimo esemplare di 13 anni, con tanto di collare e monitorato dall’università di Oxford, quasi un simbolo della regione e del parco nazionale. Così scrive La Stampa: “Palmer è andato nello Zimbabwe alla fine di giugno, per dare la caccia a un leone. Si è rivolto a Theo Bronkhorst della compagnia Bushman Safaris, e a Honest Trymore Ndlovu, proprietario di un terreno vicino all’Hwange National Park. I due gli hanno detto che per 50.000 dollari si poteva fare. Quindi il primo luglio scorso hanno legato la carcassa di un animale alla loro auto, e l’hanno trascinata nel parco, per attirare un felino verso la postazione dove lo aspettava Palmer. Quando il leone è uscito dai confini della riserva, entrando in un terreno privato, il dentista ha scoccato la sua freccia. Il felino è rimasto ferito ed è scappato, ma dopo un inseguimento durato 40 ore si è fermato sfinito. A quel punto Palmer gli ha sparato, lo ha scuoiato, e gli ha tagliato la testa per farne un trofeo. ”. Bravo, davvero un bel trofeo. Ieri scrivevo della “foto simbolo” dei profughi fermi al confine fra Grecia e Macedonia. Anche questa foto a lato può essere una foto simbolo. Sì, della stupidità umana.

E i nostri italiani d’Africa? “Accompagnavano i turisti nei safari“, dicono. Più o meno quello che facevano i due complici del dentista Palmer. Già, quelli che organizzano safari per ricchi annoiati i quali per distrarsi vanno a rompere i cogl…pardon, le zanne ed altro  a elefanti, leoni, giraffe; quelli che stanchi di star bene, tranquilli e sereni a casa loro, vanno in giro per il mondo, attraversano deserti, giungle e foreste, scalano montagne inesplorate, cercano emozioni forti, l’avventura, l’adrenalina. E per 50.000 dollari tendono la trappola al primo leone che passa, compreso Cecil. Se restassero a casa farebbero meno danni, a se stessi, agli animali, alla natura, e non darebbero ulteriore conferma dell’idiozia umana. Intanto La Farnesina si sta già occupando del caso. Stiamo ancora indagando sulla morte di Giulio Regeni, ammazzato in Egitto, ed ecco un nuovo caso. Sembra che Regeni scrivesse per il Manifesto e facesse il ricercatore. Oggi nessuno fa più mestieri normali come il ragioniere, il meccanico, il barbiere, il calzolaio; sono tutti dottori e ricercatori, oppure artisti. Se proprio non hanno nessuna competenza specifica possono sempre darsi alla politica. Sembra che Regeni stesse “ricercando” in Egitto il funzionamento del sistema sindacale egiziano. Beh, se qualcuno studia i sindacati egiziani (come se non ne avessimo abbastanza in Italia), deve esserci un motivo serio; magari è fondamentale per fornire utili consigli alla Camusso su come organizzare gli scioperi, i cortei, come disegnare gli striscioni, impugnare i megafoni, creare slogan efficaci e soffiare trombette e fischietti a tempo di marcia.  Anche questa è una ricerca utile all’umanità. Tuttavia, visto come va a finire spesso, l’impressione è che l’unica cosa che certi ricercatori ricercano è la maniera di cacciarsi nei guai.

Non abbiamo ancora risolto il caso Regeni, ed ecco il caso Chiarelli. Anche qui scatteranno inchieste, sospetti, depistaggi, congiure e trame segrete, come nel caso del ricercatore ucciso in Egitto? Assisteremo al solito tormentone di comunicati della Farnesina, dichiarazioni del ministro Gentiloni, ipotesi strampalate sulle cause della tragedia e interpretazioni fantasiose dei soliti complottisti? E adesso anche questi li riportiamo a casa con volo di Stato, con passerella delle autorità all’arrivo, funerali di Stato,  cordoglio nazionale? Sì, ormai sembra che questa sia la prassi. Almeno si fa finta che lo Stato si occupi dei cittadini. La cosa curiosa è che, invece che occuparsi dei cittadini vivi in Italia, si occupano degli italiani morti in Africa. Fatta salva la pietà per i morti, non posso fare a meno di pensare che, così come a Siviglia non sempre perde il toro, così nello Zimbabwe non sempre crepa l’elefante. E guardando quella foto penso che quelli che fanno i safari, le guide,  gli accompagnatori, i cacciatori di professione o dilettanti, e tutti quelli che amano scorrazzare per la savana alla ricerca di emozioni forti, e sparano a leoni ed elefanti, giusto per la foto ricordo da postare su facebook, le zanne dovrebbero ficcarsele in quel posto (indovinate dove).

Il Papa e le pulizie di Pasqua.

Papa Bergoglio ha uno spirito creativo, non perde occasione per inventare qualcosa che faccia notizia. Ogni giorno una ne fa e cento ne pensa. Così è sempre in prima pagina. Roba da far invidia a Belen Rodríguez. Ed ecco l’ultimissima della giornata: “Il Papa lava i piedi agli immigrati“.

Ora, già spendiamo 300.000 euro al giorno di spese fisse per il servizio taxi della Marina  che va a prenderli direttamente alla partenza dalla Libia, poi li accogliamo in deliziosi alberghetti 3 stelle o in agriturismo, gli assicuriamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, lavaggio e stiratura, assistenza sanitaria, sindacale e legale, TV satellitare, wi-fi, sigarette, ricariche telefoniche, paghetta settimanale, corsi di lingua e di formazione professionale. C’è davvero bisogno che gli laviamo anche i piedi , la testa, le orecchie e magari anche le palle?  Bergoglio, non è che sta un po’ esagerando?

 

Non è il caso di ripetere cose già dette. Quindi, giusto una breve considerazione. Questo Papa si sta rendendo ridicolo. Quando si esagera con l’ostentazione di una  esasperata, eccessiva, ipocrita forma di pauperismo, falsa umiltà e di amore per i poveri, e si confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, si diventa ridicoli e si rende ridicolo anche il cristianesimo e tutta la Chiesa.  L’ho già detto in passato e lo ripeto: non si rende conto di quello che fa, di quello che dice, del suo atteggiamento, delle sue dichiarazioni, delle conseguenze e della strumentalizzazione mediatica del suo operato. Un Papa non può permettersi di avere queste gravissime carenze caratteriali e culturali. Sta distruggendo la Chiesa, la sua storia e sta stravolgendo anche il Vangelo e pure il messaggio di Francesco al quale crede di ispirarsi. E’ la perfetta guida spirituale del cattocomunismo, ma un pessimo capo della Chiesa. Non so, come dicono quelli pratici di profezie, che in San Pietro sia entrato il fumo di Satana. Ma certo se proprio non c’è fumo, c’è almeno una leggera puzza di bruciato. Speriamo che si tratti solo di una stufetta difettosa.

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