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Il Papa non sta bene

di , 22 Agosto 2017 09:54

Papa Bergoglio dovrebbe preoccuparsi della sua salute. Ad una certa  età è normale cominciare a soffrire di acciacchi senili e ultimamente sembra proprio che non goda di ottima salute.  Magari sarebbe opportuno fare un bel check up completo, per sua tranquillità (e anche nostra). “Senectus ipsa est morbus” (La vecchiaia è essa stessa una malattia)”, diceva Cremete nella commedia Phormio di P. Terenzio Afro. E Luciano De Crescenzo, completando la frase, specificava: “La vecchiaia è una malattia: o ti prende alle gambe o ti prende alla testa“.

Bergoglio sembra essere afflitto da entrambe le patologie. Ricordiamo che spesso è inciampato ed è perfino caduto, dimostrando difficoltà deambulatorie e incertezza sulle gambe. Ma anche mentalmente mostra qualche cedimento, specie quando, invece di occuparsi dello spirito e delle anime dei credenti, parla  non da capo spirituale della Chiesa, ma da sindacalista e si occupa di lavoro, di ferie, di giusto salario, di aziende in crisi e perfino di trasferimenti di sede dei lavoratori. O quando parla da politico, suggerendo la sua particolare ricetta per affrontare l’emergenza immigrazione proponendo di costruire ponti invece che muri ed accogliere tutti i migranti perché sono tutti “nostri fratelli” e costituiscono un’opportunità di crescita. E non lo dice una volta tanto, in particolari circostanze; lo dice e lo ripete quotidianamente da anni, riscuotendo l’applauso della claque delle anime belle della sinistra e dei cattocomunisti in crisi di identità, che recitano la litania dei migranti “preziose risorse“. Allora, parlando di patologie della vecchiaia e del protagonismo papale che interviene su tutti i temi politici, economici, sociali, (roba da far invidia a Napolitano), oltre alle due massime già riportate, viene spontaneo citare un’altra perla di saggezza dal  “De senectute” di Cicerone: “Senectus est natura loquacior.” (La vecchiaia, per sua natura è piuttosto loquace, ciarliera). Curioso, sembrano tutte scritte pensando a Bergoglio. Già, perché quest’uomo racchiude in sé tutte le fattispecie contemplate: ha problemi alle gambe,  alla mente e parla troppo. Di recente, commentando un articolo su Laura Boldrini e la sua mania di intervenire su tutti gli argomenti per dettare la sua personale visione del mondo (è un vizio molto comune nei palazzi del potere),  ho scritto: “Boldrini e Bergoglio hanno lo stesso difetto: parlano troppo, parlano a vanvera e parlano di argomenti che non sono di loro competenza.”.

E’ curioso che Bergoglio riscuota tanto consenso tra gli ex/post comunisti marxisti e mangiapreti, nipotini di quel tale che affermava che “La religione è l’oppio dei popoli“. e che hanno sempre combattuto come la peste la Chiesa, i cristiani ed il Papa. Gli stessi che solo qualche anno fa scendevano in piazza e sfilavano in corteo per rivendicare la laicità dello Stato e protestare contro le ingerenze del Vaticano. Oggi sono in prima fila ad applaudire Bergoglio e citarlo come autorevole fonte di saggezza.  Se oggi i comunisti applaudono il Papa, significa che si sono convertiti? Sono cambiati i comunisti? No, è cambiato il Papa. Ecco perché piace tanto alla sinistra; lo sentono come uno di loro, un compagno. Esempio emblematico è Emma Bonino, una di quelle che, in compagnia di Pannella, l’amico e compagno di tante battaglie, era sempre in prima fila a contestare la Chiesa e che ultimamente è in perfetta sintonia con il Papa e pochi giorni fa è andata proprio in una chiesa a presentare la campagna “Ero straniero; l’umanità che fa bene“, a favore dell’accoglienza dei migranti (Emma Bonino in chiesa).

Che anche lei abbia qualche leggerissimo problema senile lo dimostra il fatto che, proprio presentando questa ennesima campagna a favore degli immigrati, ha affermato calma e serena,  che abbiamo bisogno di accogliere gli immigrati perché “compensano il calo demografico“. Ovvero, siccome nascono pochi italiani, rimediamo importando africani. Come se, per rimediare al calo della produzione di pomodori San Marzano a causa della siccità, importassimo datteri dall’Egitto. La cosa assurda è che lei è la stessa Emma Bonino che ha contribuito in maniera determinante al calo delle nascite con le accanite campagne a favore dell’aborto libero, sia praticando lei stessa l’aborto clandestinamente usando una pompetta da bicicletta (La stessa Bonino ha affermato di averne praticati circa 11.000). Quella stessa Bonino che praticava migliaia di aborti oggi viene a dirci , “Tomo tomo e cacchio cacchio” direbbe Totò, che abbiamo il problema del calo demografico, che nascono pochi bambini e quindi, dobbiamo compensare importando africani. Capito in che mani siamo? Vi sembra che queste siano persone normali? Temo che le pompette, oltre che per aspirare feti, le abbiano usate anche per aspirare il cervello di molta gente. E’ la conseguenza della “fuga dei cervelli“. I cervelli scappano all’estero e qui restano frattaglie varie, coglioni, vecchie zitelle acide e politici rincoglioniti.

Ma torniamo al nostro Papa ciarliero che proprio non riesce a stare zitto nemmeno un giorno. Infatti anche ieri ha sparato la sua ennesima bergogliata: “Sì a ius soli e ius culturae“. Ho scritto molti post su Bergoglio. Inizialmente pensavo di essere io troppo critico nei suoi confronti. Ma col tempo mi sono reso conto che non ero il solo ad avere serie riserve su questo Papa. La conferma veniva leggendo i commenti dei lettori.  Ogni volta che c’è un articolo che riporta le dichiarazioni del Papa i lettori si scatenano e inviano centinaia di commenti. Nessun altro personaggio suscita reazioni così immediate, numerose e  negative; nemmeno i politici più invisi, nemmeno Renzi o Boldrini. Bergoglio sbaraglia tutti, in quanto ad antipatia non ha concorrenti. Trovare un commento positivo e di approvazione nei suoi confronti è come cercare un ago nel pagliaio. E mi riferisco ai lettori del Giornale che è uno dei pochi quotidiani di riferimento dei lettori che si riconoscono in quell’area politica che genericamente definiamo centrodestra; quindi, non proprio degli atei mangiapreti da sezione Lenin o da centro sociale Che Guevara. Anzi, solitamente sono cattolici e pure praticanti. Allora si ripropone la domanda: se oggi tanti cattolici sono critici nei confronti del Papa, è perché i cattolici sono cambiati? No, è cambiato il Papa.

La prova l’abbiamo anche leggendo questo articolo sopra linkato; ma soprattutto leggendo i commenti.  Già ieri sera, erano presenti 344 commenti, così numerosi da aver mandato in tilt il sistema di pubblicazione; infatti, benché siano conteggiati, non vengono visualizzati. Ma non sono nemmeno tutti, perché la pubblicazione dei commenti viene sospesa la sera. Quindi è prevedibile che ci siano ancora centinaia di commenti in attesa di pubblicazione. Per curiosità provate a dare uno sguardo anche veloce a quella sfilza di commenti e provate a individuarne uno che sia positivo; impresa quasi impossibile; sono tutti a base di insulti e considerazioni negative su Bergoglio, come Papa  e come persona. Qualcuno dovrebbe tenere conto dell’opinione dei lettori e non solo delle sparate gratuite dei soliti intellettuali di regime o degli opinionisti da salotto televisivo.

Domenica mattina accendo la Tv e, in diretta, c’è la messa celebrata al Meeting di Comunione e liberazione di Rimini. Il celebrante sta tenendo l’omelia commentando un brano del Vangelo. Lo seguo con curiosità perché anche quel brano viene interpretato in maniera strumentale e serve per lanciare il messaggio papale sulla necessità di non innalzare muri, ma aprire le frontiere, cancellare confini e barriere ed aprire all’accoglienza degli stranieri. Come mi aspettavo. In sostanza l’omelia del sacerdote ripete esattamente ciò che va dicendo da anni Bergoglio. Più che un’omelia sembra il solito comizietto terzomondista dl solito trombone di sinistra. Ma non è strano; ormai si fa più politica in chiesa che nelle vecchie sezioni del PCI. Che lo dica un prete è normale (fino a un certo punto).  Ma sono gli stessi concetti, suggerimenti e linee guida che poi esprime anche il presidente del Consiglio Gentiloni, intervenendo al Meeting.  Quasi commovente questa unità d’intenti, questa “corrispondenza di amorosi sensi” fra la Chiesa e lo Stato laico. Procedono in perfetta sintonia; Chiesa, Governo, media, opposizione, destra, sinistra e centro, recitano tuti la stessa litania.  Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa nenia buonista. Compresi i media di regime (stampa, TV, web) che fanno da megafono del potere e riportano quotidianamente le veline dell’ufficio stampa del Palazzo, innocenti ed ingenui come un coro di voci bianche che cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto.

 L’Italia, l’Europa, l’occidente, sono sotto attacco permanente da parte di fanatici islamici  e la sicurezza dei cittadini è sempre più a rischio. L’accoglienza  di centinaia di migliaia di immigrati sta mettendo in crisi l’occidente impreparata a fronteggiare in breve tempo un così  massiccio flusso migratorio e crea i presupporti per una destabilizzazione politica, economica, sociale, culturale e morale che può provocare gravi conflitti sociali e scontri anche violenti. Anche la sinistra, forse a seguito della batosta elettorale, si è resa conto di aver esagerato con la politica accoglientista, ha capito che va contro la volontà degli italiani, che sta perdendo consensi e, quindi, corre ai ripari; tardivamente, ma ci prova. Lo stesso Renzi fino a pochi mesi fa ribadiva che era nostro dovere accogliere i migranti e si diceva orgoglioso dell’opera delle nostre missioni in mare che “salvano vite umane”.  Dopo la batosta ha cambiato refrain e, contrordine compagni,  dice che dobbiamo salvare tuti, ma non possiamo accogliere tutti, e propone il numero chiuso. Anche il ministro Minniti ha capito l’antifona e cerca di far credere che cambia la strategia e cercheremo di fermare il flusso migratorio. Voi ci credete? Io no. Insomma, sia che ci credano davvero o che fingano, tutti sembrano aver capito che non possiamo permetterci di accogliere mezza Africa, sarebbe un peso insopportabile, sia sul piano sociale che economico. Meglio tardi che mai, dicono gli ottimisti. Io direi che  è meglio capirlo prima che dopo. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è inutile. Ed ancora, chi è responsabile di aver favorito questa situazione intollerabile dovrebbe assumersi le responsabilità e, per onestà e coerenza, dimettersi. Ma l’Italia, come dico spesso, è quel paese da farsa in cui tutti rompono, ma nessuno paga.

Bene, in questa situazione non proprio tranquilla sul fronte dell’immigrazione, il Parlamento rilancia l’idea dell’approvazione di una legge sullo ius soli (Pare con l’impegno a discuterla ed approvarla alla ripresa dei lavori, a settembre). Bisogna  essere proprio  incoscienti per proporre la cittadinanza agli stranieri in un momento come questo. E’ quasi una provocazione, un insulto agli italiani. Ma questi Pidioti sono fuori da ogni logica; politicamente sono sempre un po’ borderline. E cosa fa Bergoglio? Insiste nel suo protagonismo e nella mania di dispensare  consigli non richiesti, e  “scende in campo“  a favore dell’approvazione dello ius soli. Ovvero, non esprime saltuariamente  un generico auspicio di apertura verso gli immigrati. No, esprime un giudizio chiaro e netto su una proposta di legge proprio nel preciso momento in cui il Parlamento sta per discuterla. Come un qualunque politico attivo  o  militante di partito. E nessuno gli fa notare che questa è una inaccettabile ingerenza di un capo di Stato straniero in una questione di competenza del Parlamento italiano? Dove sono finiti i NO Vat che sfilavano rivendicando la laicità dello Stato contro le ingerenze del Vaticano?  Scomparsi, in ferie, trasferiti, convertiti?

Allora, che bisogna darsi un mossa e cambiare politica sull’immigrazione l’hanno capito tutti. Tutti eccetto uno: il Papa. Bergoglio, è risaputo,  vive in un altro Stato, il Vaticano. Ma sarebbe meglio dire che vive in un altro mondo. E continua a dire, suggerire, quasi imporre l’accoglienza dei migranti come obbligo morale da trasformare in legge dello Stato. Sì, perché un conto è esprimere la speranza che nel mondo regni la pace e l’amore per il prossimo, altro è cercare di imporre il messaggio evangelico  come principio politico: tutti buoni per legge. Questo è ciò che fa l’islam, assumere come legge dello Stato la legge coranica, la sharia. Si chiama teocrazia e non mi pare che questa possibilità sia contemplata nella nostra Costituzione. Ma se Bergoglio insiste nella sua posizione significa che è fuori dalla realtà. E chi è fuori dalla realtà, di solito, è anche fuori di testa. E quando si è fuori di testa la cosa più urgente è curarsi. Ecco perché Bergoglio dovrebbe rendersi conto che non sta proprio bene, dovrebbe preoccuparsi della sua salute e, almeno per scrupolo, sottoporsi ad accurata visita medica, per il suo bene; ed anche per il nostro.

ll pensiero corto

di , 13 Febbraio 2017 19:24

Ci sono vari tipi di pensiero. C’è il “pensiero debole” di Vattimo, c’è il “pensiero breve” dei 140 caratteri di Twitter, e c’è anche il “pensiero corto“, quello che non va oltre la punta del naso. Gli esempi di questo tipo di pensiero si sprecano. Uno dei casi più eclatanti, e che ogni giorno trova ampio spazio sulla stampa è quello di papa Bergoglio. Ha una curiosa predisposizione a sparare sentenze senza rendersi conto delle conseguenze di ciò che dice. Ne parlavo anche 3 giorni fa nel post “Il Papa è sereno” a proposito di una frase del Papa che dice di fare sua una abitudine degli italiani: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Questo dice, senza rendersi conto che se tutti applicassero quel principio salterebbero in aria di colpo tutte le opere di carattere umanitario, assistenziale, di volontariato e solidarietà. Perché mai dovremmo rovinarci la vita, occupandoci di poveri, deboli, bambini africani e barboni? Un po’ di sano egoismo e menefreghismo e campiamo tranquilli; gli altri si arrangino.

Ma dice anche altro. Per esempio, a proposito dello scandalo dei preti pedofili, dice: “Parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti di questo, non si potrà risolvere il problema. Quindi, attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva.”. Di recente, commentando l’ennesimo caso di pedofilia venuto a galla in Sardegna (don Pascal Manca) dicevo ironicamente che, visto che i casi di preti pedofili o dediti a varie pratiche sessuali sono in crescita, forse deve esserci un virus che si diffonde in seminari, chiese, canoniche e sagrestie. Oggi lo conferma il Papa: è una malattia. Che scoperta. Tutti pensavano che abusare sessualmente di bambini fosse pratica del tutto normale, “cosa buona e giusta”. Meno male che c’è il Papa ad informarci che, invece, è una malattia. In quanto alla “maturità affettiva”, magari ce l’hanno quando entrano in seminario; la perdono dopo proprio grazie alla convivenza forzata tra maschietti ed alla necessità di dare sfogo alle pulsioni sessuali che hanno tutti gli essere umani; compresi i preti. Pulsioni così forti che qualche prete (vedi don Andrea Contin a Padova) esagera ed organizza addirittura un giro di prostituzione in canonica a beneficio suo e di altri amici e preti “amanti del genere”. Per capire che non si tratta di casi isolati, basta prendere i dati riportati di recente dalla stampa, risultati dall’inchiesta della Royal Commission. Pare che solo in Australia negli ultimi decenni siano stati accertati 1880 religiosi coinvolti in più di 4.000 casi di abusi sessuali. Caro Papa Bergoglio, quello che diceva sui gay “Chi sono io per giudicare?”, vale anche per i preti pedofili e puttanieri?

Ora però, dopo l’ultima dichiarazione papale, si pone un problema. Se è vero che “la pedofilia è una malattia”, allora non è perseguibile secondo la dottrina della Chiesa. Non si è mai sentito che avere l’influenza o la scarlattina sia peccato. Nelle Tavole della legge c’è scritto “Non rubare, non ammazzare, non dire falsa testimonianza…”; ma non c’è scritto “Non ammalarti”, altrimenti finirai allo spiedo arrostito a fuoco lento come un kebab. Allora se la pedofilia è una malattia e la malattia non è peccato, i pedofili possono stare tranquilli, non violano nessun comandamento. Non devono nemmeno pentirsi, confessarsi, né chiedere perdono; puri come angioletti. La cosa strana, però, è che, come tutti i maschietti sanno (l’incubo di tutti i ragazzini quando si andava a confessarsi: non bastava sapere che ti toccavi, volevano sapere anche “quante volte“), “toccarsi il pisellino” vuol dire finire all’infermo per l’eternità, perché  è un gravissimo peccato mortale. Se invece sono i preti a “toccare” i ragazzini, è malattia; quindi non è neppure peccato veniale. Che strana morale. No?

Purtroppo Bergoglio non è il solo cultore del “pensiero corto“, è in buona compagnia. La classe politica è piena di autorevoli rappresentanti della categoria, come anche l’ambiente culturale, quello dello spettacolo, dell’informazione e perfino della scienza. Tutta gente che ama più l’effetto retorico, l’estetica delle parole,  l’eleganza dell’aforisma, invece che il contenuto. Quindi si crogiolano nell’autocompiacimento e non si rendono conto che spesso le loro affermazioni portano, se applicate, a conclusioni aberranti. Uno dei casi più gravi, e drammaticamente attuale, di questo pensiero corto riguarda un articolo della nostra Costituzione “più bella del mondo“. L’art 10, che riguarda il diritto d’asilo, fra l’altro dice: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.“. Non parla di quelli che sono perseguitati nei loro paesi perché oppositori del governo o non rispettosi delle “loro leggi“, ma quelli che provengono da paesi in cui non sono riconosciute le libertà garantite dalle “Nostre leggi“, dalla  nostra Costituzione.  Facile immaginare lo spirito che ha portato alla stesura di questo articolo. Si era appena usciti da un ventennio fascista, quando il regime mandava al confino gli oppositori e gli antifascisti emigravano all’estero per sfuggire all’arresto o alle persecuzioni. Lo spirito è, dunque, quello di garantire ad eventuali perseguitati politici il diritto d’asilo.

Ma nessuno si è chiesto quali sarebbero state in futuro le conseguenze di questo principio, se applicato in condizioni estreme, non applicate a pochi casi di profughi, ma a migrazioni di massa. Eppure, se si vuole capire quali siano le conseguenze di un qualunque atto, legge, norma o regola sociale, bisogna ipotizzare la sua applicazione non in condizioni normali, ma in condizioni estreme. In poche parole, in base a questo articolo noi siamo tenuti ad accogliere tutti coloro che vivono in paesi nei quali non vige la “Nostra Costituzione“. Ovvero, più della metà della popolazione terrestre.  Per esempio tutti i paesi arabi musulmani in cui vige la legge coranica, Cina, Cuba, Cambogia, Corea del Nord e, se non fosse crollato il comunismo, tutti i paesi dell’Unione sovietica. Un po’ troppi per ospitarli tutti in Italia, non credete? Eppure questo dice l’art. 10. Ora, non prevedere queste conseguenze, non è ingenuità, non è nemmeno eccesso di solidarietà; è proprio idiozia. O, in termini più morbidi, “pensiero corto“, quello che vede solo l’immediato, il presente, che guarda solo dentro il proprio orticello e non prevede le possibili conseguenze in futuro.  E non è il solo esempio di “pensiero corto” nella nostra Costituzione.

Un altro illustre cultore del “pensiero corto” è il noto sociologo Francesco Alberoni. Una volta scriveva sul Corriere, poi è passato al Giornale, ma il suo stile è sempre lo stesso. Sono 40 anni che, con qualche piccola variazione sul tema, continua a rimuginare sugli stessi argomenti di Innamoramento e amore, il libro che molti anni fa gli diede grande notorietà e successo. Ricordo che cominciai a leggerlo, ma mi sembrava di leggere la posta del cuore della Contessa Clara. Chiusi il libro senza neppure finire di leggerlo. Se non sapete cosa sia la banalità, leggete Alberoni, lo capirete subito. Oggi ci ha deliziato con l’ultima sua fatica “Chi va con persone chiare impara ad essere geniale“. E per dimostrare che intende parlare proprio di geni e non di concorrenti dei talent show televisivi o degli Amici della De Filippi, unisce all’articolo questa foto di gruppo del 1927. Si tratta della foto di un congresso di fisici organizzato da Solvay a Bruxelles. Vi sono presenti le più belle menti scientifiche di quegli anni, da Bohr ad Heisenberg ed Einstein (lo si riconosce al centro della prima fila.

Dice Alberoni che la semplicità e chiarezza di pensiero “si raggiunge frequentando chi è chiaro“. Chiaro, chiarissimo; anzi per niente. La semplicità di pensiero, la chiarezza di idee, la genialità, così come il talento artistico, non si raggiunge. O si ha o non si ha, Ficcatevelo bene in testa una volta per tutte e piantatela con questa idea balzana che tutti possono diventare genietti “frequentando chi è chiaro” o esercitando la mente, magari con i giochini da Settimana enigmistica. Dice ancora Alberoni: “Spesso, dopo aver risolto un problema che ci appariva insolubile, abbiamo l’impressione che la soluzione fosse proprio sotto i nostri occhi.”. Già, ma “prima” di scoprire che la soluzione era sotto gli occhi, bisogna avere la capacità di risolvere il problema. E quella capacità o si ha o non si ha. Anche questo è un problema da risolvere. Ma stranamente nessuno vede, o non vuol vedere, la soluzione sotto gli occhi. Forse perché quella soluzione ci obbligherebbe a prendere atto dei nostri limiti e riconoscere la nostra incapacità e mancanza di talento. Meglio illudersi che con un po’ di impegno e “frequentando chi è chiaro” tutti possiamo diventare geni.

L’idea che si possano modificare le caratteristiche mentali individuali, il talento artistico e le predisposizioni intellettuali (che sono predeterminate geneticamente) con qualche trucchetto, l’esercizio o le “frequentazioni” giuste, è una delle più tragiche truffe culturali della storia del pensiero umano. Deriva dall’idea che gli uomini nascono tutti uguali (Vedi “Diritti e doveri“) come pupazzi di plastilina con una mente (una Tabula rasa, dice Locke) facilmente plasmabile con l’educazione, l’istruzione, o “frequentando chi è chiaro”. Una specie di apprendistato mentale da praticare andando a bottega dagli illuminati, dal guru del momento, o magari da un noto sociologo. A bottega si impara a fare il falegname, il meccanico, il gommista, non a diventare geni. In questa idea che si possa migliorare il proprio livello intellettivo o scoprire talenti nascosti (su questa sciocchezza ci campano in molti, scrivendo manualetti buoni per tutti gli usi),  c’è una piccola  parte di verità, ma è così piccola da essere insignificante. Se così fosse, tutti i familiari, amici, domestiche, compagni di lavoro e persone che per lungo tempo sono state a stretto contatto con artisti, scienziati, filosofi, scrittori, sarebbero diventati tutti geni. Vi risulta che la domestica di Verdi, a furia di sentire il maestro comporre, abbia scritto delle opere? Se è così ha ragione Alberoni. Altrimenti no; è solo un buon esempio di “pensiero corto“.

Ho parlato spesso di Alberoni e di quella strana categoria che passa sotto il nome di intellettuali. Ecco una serie di post.

- Creativi si nasce, Alberoni si diventa

- Diffidate degli intellettuali

- Diffidare è d’obbligo

- Creatività e movimento

- Narcisismo intellettuale

- Cazzate d’autore

- Donne, uomini, erotismo ed altro(secondo Alberoni)

- Alberoni e l’amore

- Pensieri in offerta speciale, allegati alla rivista

- Scalfari e la mosca(perfetto esempio di pensiero corto)

I bulli della stampa

di , 26 Gennaio 2017 03:03

La vittoria di Donald Trump proprio non gli va giù. Ne faranno una malattia. Poverini, questi democratici ed i loro giullari mediatici bisogna capirli; godono solo quando vincono i loro idoli, altrimenti è una sciagura e la democrazia è in pericolo. Dicevo nel precedente post “Stampa libera e il ballo di Trump” che fino ad oggi la quasi totalità della stampa italiana è stata impegnata per 8 anni ad esaltare in ogni modo Barack Obama e che, da oggi in poi, avremmo assistito ad un cambio di atteggiamento (citavo in particolare il Corriere). Dalle sviolinate ad Obama passeremo all’attacco costante a Trump: “prepariamoci al cambio di registro ed a leggere anni di peste e corna contro Trump“, ho scritto. Non mi sbagliavo. E non dobbiamo nemmeno aspettare tanto per avere la conferma.

Ecco la conferma già ieri. Il solito Corriere riporta in Home due articoli che chiariscono bene quale sarà la posizione del quotidiano per i prossimi anni nei confronti di Trump e della first lady. Dice che la first lady, durante la cerimonia era “disperata“. Addirittura? E perché mai avrebbe dovuto essere disperata nel giorno dell’insediamento e della consacrazione della vittoria del marito? Lo sanno solo quelli del Corriere. Tutti gli occhi, ed i teleobiettivi, puntati su lei, su Donald e sul piccolo Barron, per cercare di trovare una sfasatura, una gaffe, un pretesto qualunque per sputtanarli. C’era perfino un box ieri in cui si faceva osservare che Trump aveva detto qualcosa a Melania durante la cerimonia e che lei aveva cambiato espressione, diventando seria.  Cosa avrà mai detto di così preoccupante alla moglie? Le avrà chiesto se si era ricordata di chiudere il gas prima di uscire di casa? Mistero, forse ce lo sveleranno nei prossimi giorni con uno scoop  esplosivo. Ma qui già esuliamo dalla cronaca, siamo in perfetto stile gossip da Novella 2000.

Si sono accaniti perfino sul piccolo Barron di dieci anni, dicendo che durante la cerimonia era annoiato, che sembrava impacciato, che è timido, che faceva le smorfie, sbadigliava. Non hanno detto che si metteva le dita nel naso e che scoreggiava, ma poco ci manca. Katie Rich, autrice del popolare programma della NBC Saturday Night Live, ha ironizzato pesantemente sull’atteggiamento del ragazzo durante la cerimonia d’insediamento, sul suo sguardo assente, e su Twitter ha scritto: “Barron sarà il primo a fare una strage a scuola pur studiando a casa“. Poi si è scusata per questa frase ed altre, ma la cattiveria del commento resta lì, evidente. Tanto è vero che è stata licenziata, giustamente. E non è la sola ad aver usato toni poco simpatici sia nei confronti del piccolo Barron che dei genitori. Specialmente su internet si è abusato di commenti ironici e insulti. Tanto che perfino Chelsea Clinton, che da tredicenne alla Casa Bianca dovette subire le stesse attenzioni non sempre discrete della stampa,  è intervenuta per dire che bisogna evitare di coinvolgerlo in servizi mediatici: “Barron Trump ha il diritto che tutti i bimbi devono avere: quello di essere un bambino.”.  Cosa avrebbe dovuto fare un bambino di dieci anni, immerso in una cerimonia pallosissima come quella dell’insediamento del presidente per rendersi simpatico agli acuti osservatori di stampa e TV? Anche questo ce lo diranno al prossimo scoop.

Ecco un altro articolone, ancora sul Corriere di ieri, che sbeffeggia Melania sulla quale si fanno addirittura delle parodie degne di un musical di Broadway. Cosa dovremo aspettarci nel futuro? Di tutto e di più, come la RAI. Ma temo che questo sarà il tono dominante della stampa italiana su tutto ciò che riguarda il presidente Trump, la first lady Melania, il piccolo Barron ed il resto della famiglia. Ancora ieri Josh Whedon, regista di Avengers, ha definito Ivanka, figlia di Donald, “una cagna pechinese“. Molto fine, vero? Non ricordo apprezzamenti di questo tono su Michelle Obama. Anzi a lei riconoscevano fascino, bellezza, eleganza, stile. Tanto da ricevere diversi riconoscimenti, premi e copertine di riviste importanti,  compresa una recente copertina di Vogue. Punti di vista. Il Nuovo mondo è così “nuovo” che ha dei criteri  estetici primitivi, devono ancora affinarli. Diamogli tempo. E poi i gusti son gusti; anche quelli barbari.  Per tacere della nuova linea politica che, se Trump mantiene le promesse (e pare proprio che lo faccia), stravolgerebbe otto anni di  politica obamiana. Il che sta già facendo saltare i nervi agli oppositori e creando qualche leggero fastidio epatico a personaggi illustri come il finanziere Soros o Papa Bergoglio che lo ha paragonato a Hitler con presagi di sventura per l’umanità. Ciò che continua a sorprendermi, nonostante ormai sappia benissimo come gira il mondo e non abbia speranze o possibilità di cambiarne il senso di rotazione, è la totale mancanza di coerenza, di razionalità, di logica, di onestà intellettuale che pervade, alimenta e determina la storia dell’umanità. Non mi interessa tanto difendere Trump, quanto osservare la reazione nevrotica degli avversari davanti alla sconfitta.

E’ lo stesso tipo di atteggiamento che ho sempre avuto nei confronti della sinistra  e della loro battaglia contro  Berlusconi.  Non si è mai visto tanto accanimento politico, mediatico, giudiziario, nei confronti di una persona, usando metodi e sistemi al limite del lecito e del legale; e forse anche oltre il limite. Nemmeno con i peggiori boss mafiosi. Useranno gli stessi metodi con Trump. Questa non è informazione, non è lotta politica; è qualcosa di molto simile al bullismo, al mobbing, alla diffamazione e calunnia a mezzo stampa, all’intimidazione, alla minaccia, alla persecuzione, ai mezzi in uso nei peggiori regimi totalitari per distruggere gli oppositori. Ma questa propaganda e militanza politica mascherata da normale cronaca è una truffa ancora più pericolosa e subdola, perché mostrandosi come innocua attività di informazione, cultura, spettacolo, intrattenimento, inganna  il cittadino che, non avvertendo il pericolo, abbassa la guardia e si trova impreparato a difendersi.

Questi sono i sistemi di lotta di una certa parte politica che una volta era identificata nel PCI e nei gruppi di estrema sinistra; oggi, dopo varie mutazioni e cambi di bandiera, di stemmi, di segretari, di inni, sono diventati liberal, progressisti e, dopo decenni di lotta al capitalismo, all’America ed al suo imperialismo, vanno a depositare corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy, di colpo cambiano colore come i camaleonti, invece che Bandiera rossa cantano Over the rainbow e diventano tutti democratici.  Hanno il cambiamento facile. Periodicamente, per sopravvivere, cambiano pelle; come i serpenti. Ma questi ibridi cattocomunisti non perdono il vecchio imprinting;  ritengono sempre  di essere la parte migliore della società, di essere i soli onesti, duri e puri, con le mani pulite, di poter dettare le regole della politica e della morale e di essere  l’unica forza politica legittimata a governare. Se vincono loro è una grande vittoria democratica del popolo; se vincono gli avversari è un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Mi sa che i democratici made in USA somigliano molto a quelli di casa nostra. In quanto dotati della saggezza di serie, di altri optional esclusivi e detentori della verità rivelata, non accettano sconfitte. E quando perdono usano tutti i mezzi possibili per screditare, sbeffeggiare, ridicolizzare e delegittimare gli avversari sotto il profilo politico, umano e morale. E’ esattamente quello che faranno nei confronti di Trump nei prossimi anni.

Il Papa si fa le scarpe

di , 23 Dicembre 2016 13:40

Anch’io ho le mie cose”, ha detto il Papa, intervistato dalla TV in un negozio di articoli sanitari di via del Gelsomino. Ha le sue cose? Per un attimo abbiamo avuto il sospetto che si trovasse lì per acquistare assorbenti.

Ma ha chiarito subito: non si riferiva a “quelle cose”, ma al fatto che soffre di disturbi alla schiena e per questo motivo deve usare delle scarpe ortopediche. Meno male, ci mancava solo un Papa transgender  (video: il Papa fa spese nel negozio di sanitari). E così, in attesa che siano i cardinali che lo contestano a fargli le scarpe, per evitare sorprese le scarpe se le fa da solo. Esce in utilitaria e, come un qualunque trasteverino, va in un negozio appena fuori dal Vaticano: “come una persona normale”, dice la gente.  Già, ma lui non è una persona normale, è il Papa. Ormai ci ha abituati a queste uscite inusuali. Tempo fa, sempre in utilitaria ed accompagnato solo dal suo autista, andò a cambiare le lenti presso un ottico nelle vicinanze di Piazza del popolo. Un giorno o l’altro lo vedremo seduto dal barbiere di Trastevere, oppure dietro un carrello che fa la spesa al market, scegliendo detersivi, broccoli, salumi e tagliatelle di nonna Pina.

Dicono che questo suo modo di comportarsi sia segno di umiltà, di vicinanza alla gente, di rottura con la vecchia immagine di un Papa isolato, distante, inavvicinabile, chiuso nella sua austera residenza pontificia, immerso in una dimensione spirituale e distaccato dalla gente e dalle cure terrene.

Bergoglio ha introdotto un nuovo stile, alla mano, da persona normale. E forse sogna proprio di vivere e fare cose normali: andare a passeggio per il Lungotevere, chiacchierare con i pensionati al parco, andare in pizzeria con gli amici. Gli manca la normalità quotidiana. Ecco perché ogni tanto fa delle cose inconsuete per un pontefice.  Ieri mattina, per esempio, ha sorpreso tutti telefonando alla RAI mentre in studio festeggiavano i 30 anni di Uno mattina, per fare gli auguri di Buon Natale in diretta (“Pronto? Sono Francesco” Il Papa chiama in diretta RAI1). Niente di strano che domani chiami una radio libera romana per dedicare “Tu scendi dalle stelle, o Astro del ciel” alle suore di Santa Marta. Si ha l’impressione che quest’uomo abbia sbagliato strada nella vita. Doveva fare altro; il sindacalista, il contadino, l’artigiano, il gaucho, il suonatore di bandoneon. Tutto, meno che fare il prete. E’ diventato Papa per caso.

Anche il suo modo di esprimersi, che spesso lascia perplessi i fedeli più tradizionalisti, viene giudicato positivamente e, secondo alcuni osservatori, quel suo “linguaggio colloquiale” piace alla gente. Pochi giorni fa, in occasione dell’ottantesimo compleanno del Papa, Serena Sartini sul Giornale ha scritto: “È un linguaggio colloquiale, un linguaggio non ingessato, un fraseggio vicino alla gente comune, che ben si addice a questo Papa che vuole essere più un sacerdote «con l’odore delle pecore» e che ama definirsi vescovo di Roma, prima ancora che Pontefice.” (“Il sacerdote con l’odore delle pecore“). Appunto, un curato di campagna che nella piazzetta del paese si intrattiene con i paesani a parlare di pecore e agnelli, di mungitura, di ricotta e pecorino.  Più che un Papa ricorda un don Camillo della Barbagia. Ma siamo sicuri che sia questa l’immagine del Papa che i fedeli prediligono? Ho molti dubbi in proposito, vista la crescente contestazione nei suoi confronti sia su temi di fede, sia su questioni sociali, specie in merito all’immigrazione, non solo da parte dei fedeli, ma anche di preti e vescovi (Ultimatum del cardinale Burke a Papa Bergoglio: chiarisca entro Epifania gli “errori dottrinali“).

Un Papa non deve usare un linguaggio colloquiale, da gente comune, per il semplice fatto che non è una persona comune; è il Papa. E deve parlare da Papa, non da curato di campagna o da sagrestano. Quando si ricoprono ruoli pubblici importanti la forma è sostanza; ed il linguaggio, l’aspetto, l’abbigliamento, il comportamento devono essere consoni al ruolo ricoperto. Ecco perché trovo intollerabile l’atteggiamento di Renzi; perché un presidente del Consiglio non può presentarsi di fronte ai capi di Stato in maniche di camicia e con le mani in tasca. E’ cafonaggine pura.

Così in tempi di attentati, terrorismo, disagi e insicurezza della gente a causa dell’invasione degli immigrati che mette a rischio la stessa sopravvivenza della nostra civiltà, Bergoglio non può dire “L’Europa è invasa dagli arabi, ma non è un male“, senza suscitare reazioni critiche e perfino insulti e sospetti sulla sua salute mentale. Allo stesso modo il Papa non può dire “Chi sono io per giudicare?”; una delle sue prime affermazioni, riferita ai gay, che lasciarono stupiti molti fedeli ed osservatori. Sei il Papa, ecco chi sei; sei il capo e la guida spirituale del cristianesimo e come tale non solo hai il diritto, ma hai il dovere di giudicare e di essere faro e riferimento spirituale e  morale per la Chiesa.

Non puoi assumere atteggiamenti falsamente umili da sguattero. Non puoi fare ciò che fanno le persone comuni. Non puoi andare in utilitaria dall’ottico di Piazza del Popolo a cambiare le lenti, come un qualunque coatto di periferia. Non puoi andare con gli amici a farti una pizza alla “Bella Napoli”. Non puoi farlo perché non sei una persona qualunque, sei il Papa. Se Bergoglio non ha ancora capito questa piccola differenza farebbe bene a rinunciare ad un ruolo troppo alto e gravoso per il quale, evidentemente, è inadeguato. Per sentirsi più a suo agio, farebbe bene a tornare nelle periferie di Buenos Aires o nelle pampas a bere mate con i gauchos e discutere di pecore e vitelli. Memento: “Quod licet Iovi non licet bovi”. E viceversa.

Ponti, muri e fasce tricolori

di , 22 Agosto 2016 07:24

Il Presidente Mattarella, intervenendo al Meeting di Rimini di CL, a proposito di immigrazione, dice che non sarà un cartello “Vietato l’ingresso” che li fermerà.  Dice che “Non faremo barriere, ma ponti“. Insomma, bisogna accogliere tutti a braccia aperte, tanto mica se li porta a casa sua. Sembra di sentire esattamente le parole di Papa Bergoglio; un altro che fa accoglienza e beneficenza con i soldi degli altri. Forse hanno lo stesso ghostwriter che gli scrive i discorsi. O forse, visti i tempi di crisi, per risparmiare lo hanno preso in comproprietà, al mattino scrive in Vaticano, la sera al Qurinale, o viceversa. O magari, visto che i concetti sono sempre quelli, lo stesso discorso se lo  passano in fotocopia al Vaticano, al Quirinale, a Montecitorio, alle redazioni di stampa e telegiornali (e per competenza, alle coop, la Caritas, la Kyenge, l’Unhcr, l’ONU, Al Jazeera e gli scafisti libici).

Certi personaggi, apparentemente del tutto normali, perfino banali e mediocri, quando si ritrovano ad occupare posti di potere subiscono una trasformazione improvvisa e sono convinti che avere addosso una fascia tricolore li autorizzi a pensare di avere la verità in tasca, di poter decidere in nome e per conto del popolo e, soprattutto, di interpretare il pensiero comune. E più sono in alto, più ne sono convinti. Caro Presidente, visto che sono gli italiani a subire le conseguenze e pagare le spese dell’accoglienza, lasci che siano gli italiani a decidere se costruire muri o ponti, o se accogliere o meno gli invasori sotto forma di migranti, profughi, rifugiati, richiedenti asilo o ad altro titolo; e non il Presidente della Repubblica, quello della Camera, l’abusivo di Palazzo Chigi o il sindaco di Lampedusa. L’Italia non è di Mattarella, di Renzi, della Boldrini, della Kyenge, o delle belle statuine al governo. L’Italia è degli italiani, anche se lo si dimentica troppo facilmente. E se è vero che siamo una Repubblica ed il potere appartiene al popolo, si chieda al popolo come intende regolarsi. Si dovrebbe prendere esempio dalla Svizzera: quando si devono assumere decisioni importanti di particolare interesse nazionale si tiene un referendum. La nostra Costituzione non lo prevede? Si cambia la Costituzione. E se non lo si può fare con un referendum, almeno si tenga conto del sentire comune, della volontà popolare. Se il Presidente della Repubblica rappresenta la nazione deve tener conto dell’opinione dei cittadini, e non impartire lezioncine moraleggianti non richieste e, soprattutto, imporre con arroganza una politica di accoglienza incontrollata “contro” la volontà degli italiani.

E’ curioso come certe persone, prima quasi sconosciute, quando assumono importanti incarichi pubblici, con o senza fascia (specie se si tratta di Colli romani; uno a caso), come per miracolo, da un giorno all’altro diventino depositari di tutta la saggezza del mondo: un’enciclopedia vivente di tutto lo scibile umano. Ed in virtù di tale saggezza, comincino a pontificare ex cattedra in ogni occasione possibile. Succede a chi di colpo si ritrova a ricoprire alte cariche politiche, civili o religiose. D’improvviso li vediamo ovunque ci sia una cerimonia, una commemorazione, una corona da posare su un monumento, un nastro da tagliare. Ed in ogni occasione devono tenere il loro discorsetto di circostanza (sempre scritto dal ghostwriter di fiducia) in cui dispensano perle di saggezza.

Scopriamo così che personaggi come Mattarella, Renzi, Boldrini, Grasso, presidenti di Regioni, segretari ed esponenti di partito, e giù fino all’ultimo sindaco della penisola (ai quali si aggiungono saltuariamente esponenti vari della politica, del sindacato, dell’imprenditoria, della cultura e perfino comici e cantanti, anche senza fascia d’ordinanza), hanno sempre la risposta pronta per tutte le domande, la soluzione per tutti i problemi, la sentenza giusta per ogni controversia, il consiglio giusto per ogni difficoltà, la scelta migliore per ogni momento storico. Ma allora, se c’è tanta gente che ha la soluzione per tutti i problemi d’Italia, com’è che siamo sempre più nella merda? Dov’erano questi sapientoni fino a ieri? Per decenni abbiamo avuto fra noi questi geni, tuttologi, queste fonti perenni di sapienza, da far invidia a Budda, Confucio, Zaratustra ed ai sette saggi dell’antichità, e nessuno lo sapeva, finché non gli hanno messo addosso una fascia tricolore. Meno male che li abbiamo scoperti in tempo. Pensate che fortuna. Comincio a pensare che quelle fasce abbiano un potere speciale, miracoloso, come le bacchetta magica di Merlino; ma solo a chiacchiere.

Servire i servi

di , 22 Settembre 2015 12:32

Viaggio del Papa a Cuba. Folla di fedeli nella piazza della rivoluzione, sotto i grandi ritratti di Che Guevara e Fidel Castro (con i quali Bergoglio sembra essere a proprio agio), messa, omelia, canti liturgici e benedizioni per tutti (sempre in diretta TV, come le gare della Ferrari, il concerto del 1° maggio, i mondiali di calcio e le vendite promozionali del piazzista toscano di palazzo Chigi). Poi il Papa riparte e continua a fare il Papa, i cubani continuano a fare i cubani, e tutto torna come prima. Ma ciò che resta nella memoria sono le sue parole, riprese e diffuse da tutti i media. Alla fine dell’omelia  sono stati osservati due minuti di silenzio. Dice il commentatore in televisione che quel silenzio è voluto e necessario affinché le parole del Papa  siano assorbite meglio ed abbiano il tempo di decantare e “fare l’effetto”.  Un po’ come prendere una compressa per il mal di testa o un lassativo; bisogna aspettare che faccia effetto. Così sono i discorsi di Bergoglio. Chissà, mi chiedo, se la gente si rende conto di quello che dice.

Tutto incentrato sul concetto di servizio il discorso papale. “Chi vuole essere grande serva gli altri e non si serva degli altri.”, afferma. Prende spunto da un brano evangelico: “I discepoli  discutevano su chi dovesse occupare il posto più importante, su chi sarebbe stato il privilegiato, su chi sarebbe stato al di sopra della legge comune, della norma generale, per mettersi in risalto con un desiderio di superiorità sugli altri. Chi sarebbe asceso più rapidamente per occupare incarichi che avrebbero dato certi vantaggi.”. Ed ecco la risposta di Gesù alla domanda degli apostoli: “‘se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti’.  Un concetto chiaro e semplice che ricorre spesso nel messaggio evangelico: gli ultimi saranno i primi. Così semplice che il Papa chiude l’omelia con queste parole profondissime: “Chi vive senza servire non serve per vivere” (Boh!). Sarebbe stato uno slogan perfetto per i  comunistelli sessantottini di “Servire il popolo“. Ma chi gliele scrive queste frasi? O gliele suggerisce in sogno la buon’anima di Massimo Catalano, oppure gliele scrive Gigi Marzullo. Lo scopo della vita sembra essere quello di servire gli altri; l’ideale è essere servi. Una morale da schiavi, da servi felici di essere servi.  Questo Papa riesce a dire in un giorno più banalità di quante ne possa dire una persona normale in una vita intera. Ecco perché lui è Papa e voi no.

Ma restiamo al concetto dominante di questa omelia: mettersi al servizio degli altri. Dice Gesù che chi vuole essere il primo deve essere l’ultimo e porsi al servizio di tutti.  Così immagino che gli apostoli, per seguire l’insegnamento di Gesù, facessero a gara per essere gli ultimi e mettersi al servizio degli altri.  La cosa può sembrare normale, ma non lo è; avrebbe creato  disagi ed inconvenienti. Per esempio, per gli apostoli era quasi impossibile fare un biglietto per uno spettacolo a teatro o nell’arena, o mettersi in coda presso uno sportello pubblico; mettersi in fila era un’impresa impossibile, visto che tutti volevano essere ultimi. E diventava quasi impossibile anche  eseguire quelle piccole incombenze domestiche o lavoretti quotidiani, come pulire la casa, andare a prendere l’acqua al pozzo, preparare da mangiare, fare qualche piccola riparazione. Appena uno si apprestava a farlo, gli altri apostoli, memori delle parole di Gesù e della necessità di farsi ultimi e mettersi al servizio degli altri,  lo fermavano proponendosi di fare il lavoro al suo posto.

Il precetto fondamentale della comunità degli apostoli era quello di mettersi al servizio degli altri, servire il prossimo, essere gli ultimi, diventare servi. Ma poiché tutti volevano servire e non essere serviti, nessuno riusciva a seguire questo precetto, con grande disappunto degli apostoli che, a causa dello stress e del drastico calo dell’autostima, dovevano ricorrere alla consulenza di psicologi e psicoterapeuti, che c’erano già allora, ma si facevano chiamare con altri nomi per non farsi riconoscere. Col risultato che non riuscivano a combinare niente. E quel precetto dovrebbe essere ancora oggi, secondo Bergoglio, l’aspirazione di ogni buon cristiano;  mettersi al servizio degli ultimi. Ma gli ultimi sono i servi. Quindi, in breve, per essere bravi cristiani bisogna mettersi al servizio dei servi, servire i servi; il massimo.  Insomma, un’umanità di servi in cerca di padrone. Ma se tutti sono servi, non ci sono più padroni. Ma se non ci sono padroni non ci sono nemmeno servi. Quindi, se non c’è la possibilità di essere servi, nessuno può essere buon cristiano. O no?

Così fra gli apostoli nascevano lunghe ed interminabili discussioni, ognuno voleva fare il lavoro al posto degli altri, mettersi al loro servizio ed essere l’ultimo della compagnia.   Il guaio era che non si riusciva a portare a termine nessuna incombenza.  Certe volte arrivava la sera e gli apostoli erano ancora lì a battibeccare su chi dovesse preparare il pranzo o andare a prendere l’acqua. “Lo faccio io“, diceva Pietro. Ma subito interveniva Giovanni “No, voglio essere io a farlo, voglio essere l’ultimo di voi…”.  Ma ecco Matteo “No,  sarò io l’ultimo e sarò il vostro umile servitore…”. E così, mentre tutti insistevano per essere “ultimi“, mettersi al servizio degli altri e fare tutti i lavoretti più umili, passavano il tempo senza mangiare, né bere, né pulire la casa, né annaffiare i gerani che così appassivano, né  fare la spesa, né cucinare e neppure lavarsi i piedi perché, appena qualcuno accennava a farlo, gli altri 11 volevano farlo al suo posto. Insomma, era una situazione di stallo completo. E tutto perché ognuno voleva dimostrarsi più umile e mettersi al servizio degli altri. L’effetto finale è che se tutti vogliono essere servi, non c’è più nessuno da servire e, anche volendo, fare i servi è impossibile.

Sarebbero crepati di fame e sete, ed oggi non avremmo nemmeno i Vangeli,  se non fosse per Maria Maddalena che, vedendo che gli apostoli erano dei perditempo che passavano le giornate in chiacchiere e non riuscivano a mettersi d’accordo, per loro fortuna, pensava lei a fare la spesa, cucinare, lavargli la biancheria, pulire e tenere in ordine la casa, e annaffiare i fiori. Ecco perché bisogna stare attenti a ciò che si predica: può comportare conseguenze imprevedibili. Se tutti i  bravi cristiani, per essere i migliori  devono essere ultimi,  nessuno riesce ad esserlo perché c’è sempre qualcuno che vuole essere ultimo al suo posto. Diventa impossibile trovare qualcuno disposto a farsi servire. Se tutti sono servitori non ci sono più padroni da servire. Se non ci sono padroni è impossibile essere servitori. E se non si può essere servitori diventa impossibile essere ultimi e, quindi, seguire il messaggio evangelico. Ergo, il messaggio “Gli ultimi saranno i primi” è impraticabile. Non sarà che in questo messaggio c’è qualche errore di partenza? Boh, mistero della fede.

Vedi: “Gli ultimi saranno i primi“.

Matrimoni moderni e preti progressisti

di , 16 Settembre 2015 20:21

Anche Comunione e Liberazione favorevole alle unioni gay. Dice don Julian Carron, presidente di CL: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale.” (Niente muri alle unioni gay). Come dire che, siccome ormai i gay sono in crescita esponenziale (le cause sono ancora da individuare; forse il buco nell’ozono, gli additivi  chimici negli alimenti, il riscaldamento globale, le polveri sottili, chissà, boh) e di pari passo crescono le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso (in attesa delle unioni plurime e poligame  fra gay, lesbiche, trans e combinazioni varie)  bisogna far buon viso a cattivo gioco, accettare il dato di fatto (“Cosa fatta capo ha.”, si diceva una volta),  adeguarsi alla tendenza generale ed omologarsi al pensiero unico dominante della sinistra progressista, dell’Arci gay, dei sostenitori del sesso libero e perfino di Papa Bergoglio che, dopo aver in passato aperto ai gay (“Chi sono io per giudicare?”),  di recente ha avuto parole di comprensione e incoraggiamento anche per le teorie gender (“Il Papa benedice i libri gender“). Et voilà, il cerchio si chiude.

Che carini i nostri fidanzatini di Peynet in  versione 2000 che coronano il loro sogno d’amore, con lancio di riso, del bouquet e marcia nuziale. E’ l’evoluzione della specie. Chissà se questa variante rientra nella teoria di Darwin, oppure è un’anomalia; mistero. Dice don Carron che le unioni gay sono “un dato evidente“.  Anche la mafia, il terrorismo e la pedofilia sono “dati evidenti“. Giustifichiamo anche questo perché sono un dato di fatto? In realtà, il “dato evidente a tutti” è il progressivo degrado della società , il dilagare delle perversioni e la legittimazione culturale di ogni tipo di  depravazione sessuale e morale, con l’approvazione dei terroristi sociali mascherati da  progressisti, in nome della libertà; CL e cattocomunisti confusi in prima linea. In confronto a questa nuova società, Sodoma e Gomorra erano un esempio di morigeratezza di costumi. E’ segno evidente di decadenza morale quando diventa  motivo di orgoglio, indice di apertura mentale e titolo di merito, l’ostentazione pubblica dei vizi privati. Più si è viziosi, depravati e pervertiti e più si ha successo, apprezzamento ed esposizione mediatica. Oggi personaggi bizzarri (è un caritatevole eufemismo) come Luxuria, Platinette, Malgioglio e compagnia bella (si fa per dire), hanno più visibilità e successo di filosofi, scienziati e premi Nobel. Non mi sembra che questi siano sintomi di grande civiltà di cui si possa essere orgogliosi.

Eppure, secondo questa nuova morale da Suburra (ma almeno quella era circoscritta, oggi la suburra sta diventando globale), non possiamo nemmeno lamentarci dell’imbarbarimento sociale perché, come disse Bergoglio: “Chi sono io per giudicare?”. Lo dice anche il Papa, dobbiamo accettare amorevolmente tutte le aberrazioni umane senza giudicare. Ma non è il giudizio espresso (sempre incerto, discutibile ed a rischio di errore, chiunque sia il giudice) a determinare il valore reale ed intrinseco dell’oggetto o della persona che viene giudicata. Esistono valori, principi e leggi naturali che, con buona pace del relativismo imperante, hanno validità assiomatica, sono indiscutibili ed universali (come le leggi della fisica) e sono iscritti profondamente nell’animo umano fin dalla nascita. Il sole brilla nel cielo anche se i ciechi non lo vedono. Mozart ha scritto capolavori, anche se i sordi non le sentiranno mai. I leoni continueranno sempre a cacciare le prede, anche se le gazzelle non sono d’accordo.  Gli esseri immondi e repellenti  sono e restano tali agli occhi dell’uomo, anche in assenza di giudizio. Chi decide, ci si può chiedere (le domande dei cretini sono sempre in agguato), che cosa sia repellente ed immondo? La razionalità umana e, molto spesso, basta anche solo un pizzico di buon senso. E non tutti ce l’hanno.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”. (Immanuel Kant – Critica della ragion pratica)

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