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La verità scomoda

di , 21 Agosto 2017 12:41

Spagna e terrorismo islamico: le radici. Nel 2004 Oriana Fallacci nel suo “La forza della ragione” parlava del pericolo dell’islamizzazione dell’Europa e ne spiegava i motivi analizzando fatti e personaggi che dimostravano che quel processo era già in corso da tempo nell’indifferenza, o la connivenza, del potere politico e religioso, con precisi riferimenti alla situazione nei diversi paesi europei. Di quel libro ieri il Giornale ha pubblicato un breve passo molto significativo e che non ha bisogno di ulteriori commenti: Fallaci si spiega benissimo da sola (almeno per chi voglia capire e non abbia la mente obnubilata da folli ideologie terzomondiste).

Da Karl Marx a Maometto: la diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti.

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente. (Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell’Età d’Oro dell’Andalusia, e all’Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l’anno scorso s’è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall’Atto d’Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall’Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l’emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»

Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l’hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull’offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l’«Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» nacque a Cordova ben trent’anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell’Estrema Sinistra che delusi dall’imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l’associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall’Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall’Italia. Anche dalla Germania. Anche dall’America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell’ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell’interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d’agnello buttate nelle acquasantiere. Così l’anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l’Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto.

Perché, malgrado l’ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d’oro e d’argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell’antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l’interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com’è che siamo arrivati a questo?!? (Oriana Fallaci)

 

Bastardi e moralisti col timer

di , 18 Novembre 2015 20:28

Nei giorni scorsi un titolo di Libero sulla strage di Parigi ha scatenato una bufera di proteste. Indignazione, denunce ed accuse di incitamento all’odio.

Ecco il titolo incriminato e l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro. Tutti scandalizzati, indignati ed offesi per quel titolo. Perfino a Che tempo che fa su RAI3 sabato scorso, alla presenza di Fazio e di Gramellini,  Geppi Cucciari ha letto il suo pistolotto, a metà fra il comico ed il moraleggiante, citando proprio certi giornali che titolano “bastardi” e proseguendo con “stronzi razzisti” che incitano all’odio. Dalle parole si intuiva che prendeva di mira Salvini e un quotidiano. Chissà perché ho pensato che si riferisse proprio a Libero. Infatti, come ho accertato il giorno dopo, non mi sbagliavo. Alludeva proprio al titolo riportato a fianco. E, tanto per gradire,  a quel Matteo Salvini, che ormai ha sostituito Berlusconi come bersaglio preferito degli strali della stampa e dei comici. Sembrerebbe proprio che il grande pericolo per l’Italia non sia l’invasione incontrollata dei disperati di mezzo mondo, non la presenza di possibili jihadisti islamici sul nostro territorio (sono circa mille quelli schedati come potenzialmente pericolosi), non la possibilità di attentati come a Parigi, non la crescente insicurezza delle nostre città dovuta alle attività criminali di bande di stranieri, non il proliferare di moschee senza controllo che diventano centri di indottrinamento e arruolamento di volontari pronti a combattere per il jihad. No, il vero gravissimo pericolo è un titolo di Libero che chiama “Bastardi islamici” i terroristi che hanno fatto strage a Parigi, e Salvini che dice semplicemente quello che pensano milioni di italiani e che, per questo, viene accusato di essere xenofobo e razzista.

Così si sposta l’attenzione dal vero problema, il pericolo reale del terrorismo islamico, e si pone come argomento di interesse pubblico un falso problema che si fa passare come insulto all’islam e incitamento all’odio. Ma su questa manipolazione dell’informazione e stravolgimento della realtà la sinistra ci campa da sempre. E chi si permette di denunciare questa subdola operazione mediatica di controllo e strumentalizzazione dell’informazione viene prontamente messo al rogo e tacciato di fascismo, razzismo e xenofobia. Così si delegittima l’avversario politico additandolo come nemico pubblico numero uno, colpevole di tutti i mali del mondo.

Ed infatti, giusto per distrarre l’attenzione, parte la campagna mediatica anti Libero, che si attua sulla stampa ed in tutti i talk show televisivi, dove l’argomento principale non è il pericolo del terrorismo islamico, ma l’insulto “Bastardi islamici“. Facciamo solo due esempi. Il primo è un articolo di Fabrizio Rondolino su L’Unità: “Bastardi a chi?: Libero senza limiti“. Dice Rondolino che la scelta di Libero è sbagliata e pericolosa, perché dà un’idea errata dell’islam e perché incita all’odio. Evidentemente un termine che potrebbe, ipoteticamente, suscitare sentimenti di odio, per Rondolino è più grave dell’odio (non presunto, ma vero e reale) di chi in forza di quell’odio spara all’impazzata su una folla di ragazzi facendo 130 morti.  Punti di vista.

Il secondo è quello della denuncia, con richiesta di danni morali e materiali subiti,  presentata dal giornalista Maso Notarianni nei confronti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, come riportato dal Fatto quotidiano che pubblica anche copia della denuncia: “Belpietro denunciato“. La motivazione è sempre quella: “Queste parole istigano all’odio.”. Che anime sensibili.

Sembrerebbe che la nostra stampa presti un’attenzione particolare a non urtare la sensibilità dei lettori e, soprattutto, ad evitare accuratamente qualunque parola, termine, frase o immagine che possa in qualunque modo provocare sentimenti di odio. Sarà così? Vediamo. Se andassimo a scovare sui media tutti i messaggi, i titoli, le frasi, i riferimenti che potrebbero istigare all’odio, sarebbe un lavoro immane, senza fine. Allora facciamo ancora due soli esempi, proprio riferiti alle testate sopra citate: L’Unitàil Fatto quotidiano.

Questa vignetta comparve nel 2008 su “Emme“, l’inserto del lunedì de L’Unità, diretta allora da Concita De Gregorio, quella che ha sempre l’aria afflitta da Madonna addolorata e che, pertanto, si deduce abbia una sensibilità enorme ed una particolare attenzione a non offendere nessuno e, ancor meno, a pubblicare qualcosa che possa essere di stimolo all’odio.  Ma allora questa vignetta di Mauro Biani, con un ragazzo che minaccia di sparare al ministro Renato Brunetta, cos’è? Un invito alla pace ed alla fratellanza universale? Una dichiarazione d’amore per Brunetta? Questo non potrebbe incitare all’odio e, magari, istigare qualcuno poco equilibrato a mettere davvero in atto ciò che si vede nella vignetta? Oppure davvero all’Unità pensano che mostrare un tale che spara a Brunetta sia meno pericoloso di un titolo di Libero che definisce bastardi quelli che bastardi lo sono davvero, perché hanno fatto una strage,  e islamici lo sono pure, senza alcun dubbio, perché agiscono in nome del profeta urlando “Allah è grande”? Forse sì, visto che per loro questa è satira e dovrebbe essere divertente. Che strane convinzioni hanno all’Unità. Del resto è risaputo che da quelle parti la morale è doppia; la si usa secondo le circostanze e la convenienza.

Vediamo un altro esempio di giornalisti che si scandalizzano per il titolo di Belpietro, quelli che sono attentissimi ad evitare qualunque possibile causa di istigazione non solo all’odio, ma anche ad una semplice innocua antipatia. Parliamo di Marco Travaglio, quello che in TV dall’amico Santoro, apriva il breviario e leggeva la sua omelia settimanale con inclusa morale conclusiva dal suo “Vangelo secondo Marco“…Travaglio, ovvio . A dicembre 2009 in Piazza Duomo tale Tartaglia lanciò in faccia a Berlusconi una pesante miniatura del Duomo procurandogli varie lesioni. Si scatenarono i commenti sulla stampa. Alcuni denunciavano il fatto che l’aggressione fosse il risultato di una continua campagna di odio messa in atto dalla stampa. Altri, per non riconoscere le proprie responsabilità, spiegarono l’aggressione col fatto che Berlusconi era un “provocatore”, che era lui a scatenare l’odio, che era lui, come affermava Di Pietro,  che “istigava alla violenza”,   e che in fondo “se l’era cercata“. Se invece che Berlusconi avessero colpito un esponente di sinistra, le reazioni sarebbero state di tutt’altro tono; ma non divaghiamo.

Travaglio, uomo tutto d’un pezzo che non conosce mezze misure e che grazie agli articoli e libri contro Berlusconi deve in gran parte le sue fortune come giornalista e scrittore,  andò anche oltre e non solo non condannò l’aggressione di Tartaglia, ma rivendicò il proprio diritto a odiare Berlusconi. Ecco cosa scriveva il nostro evangelista santoriano: “Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?” (Si può volere la morte di un politico“). E ancora “Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio.”. E per giustificare il suo odio accusa Berlusconi di essere il personaggio più violento visto nella politica italiana: “Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana.”. Eh, esagerato! (Qui l’articolo completo: “La politica non prevede la categoria del sentimento“). Chiaro? Roba da far invidia ai più spietati criminali della storia, ad Al Capone, Dillinger, Jack the ripper, Adolfino sette bellezze in arte Führer, il grande padre Stalin e via criminalizzando. Al suo confronto l’ex terrorista D’Elia, quello che è finito in Parlamento a fare il segretario del Presidente della Camera Bertinotti, era un mansueto ed innocente agnellino. E Francesco Caruso l’antagonista che era presente ovunque ci fossero disordini di piazza, barricate e scontri violenti con la polizia, eletto in Parlamento con Rifondazione comunista, era un  pacifista e attivista della non violenza.

Si può arrivare a questo livello di odio personale e dichiararlo pubblicamente sulla stampa senza alcuna conseguenza? Quelle parole istigano all’odio, oppure sono un messaggio di affetto? Dov’erano allora gli indignati di oggi? Ma la domanda è questa: perché odiare apertamente e dichiaratamente Berlusconi è un diritto e dire, come ha fatto Calderoli, che la Kyenge ricorda un orango è reato, si viene denunciati e si pagano i danni? Perché Travaglio rivendica il diritto a odiare senza che nessuno lo condanni, e se solo ci si azzarda non a odiare, ma anche solo a guardare storto  negri, gay e stranieri, si viene accusati di omofobia, xenofobia e razzismo e, se dovesse passare il ddl Scalfarotto, si rischiano pesanti sanzioni e perfino la galera? C’è una logica in questa morale? No, non c’è, è quella che chiamo “morale col timer“, che si accende e si spegne a comando, secondo le circostanze e la convenienza. Travaglio può odiare, gli altri no. Questa è la morale sinistra, in tutti i sensi.

E questi poi si scandalizzano per quel titolo di Libero? Suona talmente falso, in malafede, ipocrita e moralmente deplorevole, che Antonio Polito, giornalista e direttore del Riformista (oggi scrive sul Corriere), invitato da Santoro a partecipare ad una puntata di Annozero dedicata proprio all’aggressione di Milano, declina l’invito e ne spiega le ragioni in un pezzo sul suo giornale. L’articolo non più raggiungibile in rete, fu però ripreso dal sito Dagospia “Polito rigetta l’invito di Annozero”. Ecco l’incipit: “Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.”. Ed in riferimento alle frasi sopra riportate sul diritto all’odio, continua: “Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.”. Se ci fosse una logica nel moralismo della sinistra, dovrebbe essere stato Travaglio ad essere condannato fermamente ed escluso da Annozero e dalla TV, e non Polito a rinunciare a partecipare. Ma in quel caso l’Ordine dei giornalisti, sempre attento anche all’uso della terminologia (non si può dire clandestino, zingaro, nomade; sono offensivi), non ha avuto niente da dire.

Gli esempi di moralismo ambivalente sono all’ordine del giorno e costellano l’intera storia della nostra Repubblica, prima e seconda. E benché sia una caratteristica umana abbastanza diffusa,  è la sinistra che eccelle in quest’arte e ne fa un uso costante, scientifico; è la loro specialità, da sempre.  Ce l’hanno nel Dna, è una peculiarità storica. Per la sinistra non esiste una verità obiettiva; esiste una lettura della realtà che varia secondo la convenienza. Diceva Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito“. Ecco, quella era ed è tuttora la morale della sinistra. Ma non bisogna dirlo; si offendono.

E’ un insulto aver definito quei criminali “Bastardi islamici“? Allora vediamo un altro esempio illuminante di ciò che intendono a sinistra per insulto e di come ciò che conta non sia l’insulto in sé, ma chi lo pronuncia.

La ragazza nell’immagine a lato è Dacia Valent, per anni militante di sinistra, prima nel PCI poi in Rifondazione comunista, eurodeputata, convertitasi all’islam, fondò la IADL ( Islamic Anti-Defamation League) per tutelare le persone di fede islamica. Morta nel 2015 dopo una vita piuttosto burrascosa, sia in ambito politico che familiare. In occasione della morte di Oriana Fallaci commentò sul suo blog con questo titolo “Tumore 1 – Oriana 0“. E già questo la dice lunga sul rispetto umano e la sensibilità di questa persona. Ma in quel tempo insultare la Fallaci era all’ordine del giorno. Oggi, dopo la tragedia di Parigi, in molti cominciano a rivalutarla,  riconoscendo che sul pericolo islamico aveva ragione. Uno per tutti, Pigi Battista sul Corriere (“Scusaci Oriana, avevi ragione“), la ricorda citando un passo famoso: “Intimiditi dalla paura di andar controcorrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.“.

Allora era il bersaglio preferito della sinistra. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere un’attrice comica, faceva la parodia della Fallaci inviata di guerra, indossando un elmetto; e la insultava augurandole che le venisse un cancro. Non sapendo, o fingendo di non sapere, che il cancro Oriana lo aveva già. Quanta sensibilità e rispetto per le persone, per la malattia e per il dolore. Questi personaggi che bazzicano a sinistra, specie se sono intellettuali, sono così sensibili che evitano di usare parole che possono avere un significato spregiativo, come negri, zingari, clandestini. In compenso possono tranquillamente odiare Berlusconi e sperare che crepi presto, o augurare un cancro alla Fallaci. Ma se gli insulti vengono da sinistra non sono insulti; loro li chiamano satira. Ecco, se vuoi capire la sinistra devi imparare il loro linguaggio, che non sempre corrisponde a quello comune.

Nei confronti di Oriana Fallaci, colpevole di aver scritto dei libri che mettevano in guardia contro l’islamizzazione dell’Europa (cosa che si sta verificando), ci furono insulti e offese da parte di tutti gli esponenti del culturame di sinistra; era una gara a chi la insultava più pesantemente. A Firenze organizzarono un corteo per protestare contro di lei e contro i suoi libri. In prima fila Dario Fo e la sua degna consorte Franca Rame la quale, salita sul palco, inveì contro la Fallaci, urlando che con i suoi libri istigava all’odio, che lanciando allarmi contro il pericolo islamico diffondeva il terrore; e “chi diffonde il terrore è terrorista“, concludeva con una logica tutta sua, riscuotendo gli applausi della piazza.  Questo era l’atteggiamento dei sinistri di allora. Forse quegli stessi che oggi cominciano a pensare che Oriana avesse ragione.

Ma, come ho detto spesso, a sinistra hanno i riflessi lenti, sono duri di comprendonio, hanno bisogno di tempo per capire gli errori. Per capire l’errore e l’orrore, la tragedia, la devastazione economica e morale di un’intera grande nazione come la Russia, ed i milioni di vittime  della rivoluzione d’ottobre, hanno impiegato 70 anni. Ecco, questa è la misura dei loro tempi di reazione. Quindi i terroristi non erano quelli delle Torri gemelle, la terrorista era Oriana.  Questo dicevano ed urlavano le anime belle della sinistra. Davano della terrorista alla Fallaci perché metteva in guardia contro il pericolo islamico. Ma per i nostri moralisti ambivalenti, chiamarla allora “terrorista” o augurarle un cancro, era meno grave di quanto lo sia oggi definire “bastardi islamici” i terroristi parigini. Basta intendersi. Chissà quanto impiegheranno per rendersi conto del tragico errore che è il buonismo terzomondista e l’apertura delle frontiere a tutti i disperati del mondo. Ma certo, quando lo capiranno, troveranno mille pretesti per giustificarsi e scaricare ogni responsabilità.

Quando a gennaio 2015 morì la nostra comunista musulmana, qualcuno la ricordò con questo montaggio, riportando delle espressioni non proprio gentili nei confronti degli italiani. Adesso bisognerebbe spiegare perché per i comunisti di oggi dire “Bastardi islamici” è un gravissimo insulto, ma per i comunisti di ieri dire “Italiani bastardi, italiani di merda” non lo è. E, soprattutto, perché nessuno allora denunciò la Valiant chiedendo danni morali e materiali, come ha fatto Maso Notarianni nei confronti di Belpietro. E magari si fosse limitata a quegli insulti; è andata oltre, l’elenco è lungo ed è riportato in un post che pubblicò il 10 gennaio 2008 sul suo sito, oggi chiuso. Ma gli insulti, che venivano spesso ripresi in rete, erano così pesanti che qualcuno pensò che si trattasse di una bufala e chiese ad un sito specializzato nello scovare e smascherare bufale in rete (Bufale.net), di accertare la correttezza delle affermazioni della Valiant. Nonostante il sito sia chiuso da tempo, grazie al lavoro dello staff di Bufale.net, è stato possibile recuperare l’intero testo che si può leggere al link appresso (Se siete di stomaco forte potete azzardarvi a leggere l’intero articolo. Ma bisogna stare attenti, ci sono più insulti che virgole): “Dacia Valent: notizia vera“.

Breve riassunto degli insulti riportati: “Italiani di merda, italiani bastardi (questa è solo la presentazione, il titolo)…Perlasca un fascista di merdame ne fotto degli italiani bianchi e cristiani...Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…Brutti come la fame…volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie…Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità…marci siete e marci rimarrete …coglioni…i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi…quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali…Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti…schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana…zecche e pulci come voi…quei maiali dei vostri vecchi…cani bastardi…italiani bastardi, italiani di merda.”. Non male, in confronto a questa Belpietro è un santo.  Ma siccome la “signora” era di sinistra, questi non sono insulti, sono solo un accorato sfogo personale contro la società corrotta. Amen.

Ma non finisce qui. Sarà bene riportare anche un altro esempio di come le reazioni siano diverse rispetto agli insulti e la fonte da cui provengono. E qui bisogna citare anche il Papa. Subito dopo  l’altra strage parigina dei redattori di Charlie Hebdo, disse: “Se offendete la mia mamma aspettatevi un pugno in faccia.” (Papa, pugni e kalashnikov). Più chiaro di così non poteva essere; se tu mi offendi è naturale che io risponda all’offesa, anche con la violenza (perché un pugno non è una carezza). E se è naturale è giusto; lo dice il Papa. Quindi, considerato che le vignette offendevano l’islam, la reazione violenta è giustificata, a costo di fare una dozzina di morti. Ho detto spesso che questo Papa parla troppo, spesso a sproposito e forse non si rende conto di quello che dice, degli effetti delle sue parole e di come possano essere interpretate o travisate. Ma una cosa è chiara, non si possono offendere i musulmani, né con affermazioni, né con vignette che possono recare offesa al profeta, ai suoi seguaci, e provocare reazioni violente. Bene, abbiamo capito, i musulmani sono molto sensibili, suscettibili, meglio non provocarli perché per un nonnulla si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco, è lo stesso. Ai cristiani, invece, gli si può fare di tutto; porgono sempre l’altra guancia.

Ed ora vediamo quest’altra vignetta, ancora da Charlie Hebdo. Raffigura la Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Non precisamente rappresentate secondo l’iconografia classica. Se dovessimo prendere alla lettera ciò che dice il Papa, da buoni cristiani dovremmo sentirci offesi da questa vignetta blasfema. E, sempre secondo le indicazioni papali, dovremmo reagire con un pugno. Invece non è successo niente. Nessuno ha protestato per questo “insulto”, nessuno ha preso le armi, nessuno ha denunciato i vignettisti; nemmeno il Papa. Ora, il solito pignolo potrebbe osservare che il Papa ha detto che reagisce se offendono la sua mamma, ma questa vignetta non prende di mira la madre, ma il Padre. Ergo, non è da considerare offensiva ed ecco perché il Papa non si sente offeso e non reagisce. Sì, deve essere questa la spiegazione. Ecco perché i cristiani si possono insultare in ogni modo possibile, si possono ammazzare, incendiare le chiese (meglio se con i cristiani dentro), si possono fare vignette blasfeme di ogni genere, tanto non ci offendiamo, anzi, le consideriamo espressione della libertà di stampa; sono satira. Ma guai ad accennare anche lontanamente a qualcosa che riguardi i musulmani. Ecco perché questa vignetta sulla Trinità è “satira”, ma quelle su Maometto sono un insulto. Ecco perché Valiant può dire “italiani bastardi, italiani di merda” e non succede niente, ma se Belpietro titola “bastardi islamici” succede il finimondo, lo denunciano e chiedono pure i danni morali e materiali. Quali siano poi questi danni morali e materiali non è chiaro, ma sono certo che ci sarà un giudice che saprà individuarli.

Non è un titolo come quello di Libero che istiga all’odio. E’ come accusare qualcuno per nascondere le proprie magagne. Se in Italia c’è qualcuno che istiga all’odio, e lo fa da sempre, è proprio la sinistra che si nutre di odio nei confronti degli avversari che considera nemici da combattere, da abbattere, da eliminare. La principale fonte di odio è quel Partito comunista che ha sempre fondato la propria battaglia politica e propagandistica sulla lotta di classe che, tradotta in pratica, significa odio di classe; l’odio è connaturato all’ideologia marxista. E su quest’odio hanno sempre diviso l’Italia e gli italiani. Una volta il nemico da combattere era la DC, era Moro, era Andreotti, i fascisti poi è stato Berlusconi, Bossi, Salvini o quei pochi giornalisti che non fanno parte del coro della stampa di regime che canta all’unisono le litanie del pensiero unico della sinistra.

Ma l’odio e la violenza non sono prerogative proprie della lotta politica. L’istigazione all’odio e alla violenza noi la riceviamo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, internet. E qui bisognerebbe aprire un altro triste e tragico capitolo; quello degli effetti devastanti dei mass media sulla società. Altro che “Bastardi islamici”. Gli insulti gravi sono altri  e ben più dannosi del titolo di un quotidiano. Senza tornare troppo indietro, solo una settimana fa, prima della strage di Parigi, a proposito di un altro insulto che ha fatto scalpore e suscitato polemiche, il termine “ebreaccio” detto da Tavecchio (che animi sensibili abbiamo in Italia, si offendono per un niente, per una parola, una battuta anche ironica, specie se riguarda ebrei, musulmani, gay o zingari). dicevo che gli insulti che fanno male non sono quelli, sono altri, ben più gravi: “Razzismo, ebrei e censura“. Altri post sull’argomento sono riportati nella colonna a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza“.

Vedi:

- Popper: Tv e violenza (video intervista)

- Ti odio, ti ammazzo

- AdolesceMenza

- Il mondo visto dalle mutande

- Il Papa ha ragione

- Pane, sesso e violenza

- Quando i bambini fanno “Ahi”

- Manicomio Italia

Sveglia, gente

di , 8 Giugno 2013 21:02

Sveglia, gente, sveglia! Intimi­diti come siete dalla paura d’andar contro corrente op­pure d’apparire razzisti, (pa­rola oltretutto impropria per­ché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia e dalla cretineria dei Politically Correct, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione forse, (forse?), co­munque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad, Guerra Santa. Una guerra che forse non mira alla conquista del nostro territorio, (forse?), ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime: alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà, all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci.

Non capite, o non volete capire, che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. Distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri.

Cristo! Non vi rendete conto che gli Osama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador anzi il burkah, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare?

Non v’importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. Irrimediabilmente atea. E non ho alcuna intenzione d’esser punita per questo da barbari che invece di lavorare e contribuire al miglioramento dell’umanità se ne stanno col sedere all’aria cioè a pregare cinque volte al giorno. Da vent’anni lo dico, da vent’anni. Con una certa mitezza e non con questa collera, con questa passione,vent’anni fa su tutto ciò scrissi un articolo di fondo.

Era l’articolo di una persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi, d’una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte le intolleranze, d’una laica senza tabù. Ma nel medesimo tempo era l’articolo d’una persona indignata con chi non sentiva il puzzo d’una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene perdonava un po’ troppe. Feci un ragionamento che anche allora suonava pressappoco così: «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando essi disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra, e v’informo che Dante Alighieri e Shakespeare e Molière e Goethe e Walt Whitman mi piacciono più di Omar Khayyam».Apriti cielo. Mi mangiarono viva. Mi esposero alla pubblica gogna, mi crocifissero.

«Razzista, razzista!». Furono le cicale di lusso anzi i cosiddetti progressisti (a quel tempo si chiamavano comunisti) a crocifiggermi.Del resto l’insulto razzista – razzista me lo presi anche quando i sovietici invasero l’Afghanistan. Li ricordi i barbuti con la sottana e il turbante che a ciascun colpo di mortaio gridavano le lodi del Signore cioè il bercio Allah akbar, Dio-è-grande, Allah-akbar? Io li ricordo eccome. E a sentir accoppiare la parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi pareva d’essere nel Medioevo e dicevo: «I sovietici sono quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella guerra proteggono anche noi. E li ringrazio».

Riapriti cielo.«Razzista, razzista!». Nella loro cecaggine non volevan neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di Allah commettevano sui militari sovietici fatti prigionieri. Ai militari sovietici segavano le gambe e le braccia, rammenti? Un vizietto cui s’erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed ebrei. Né è il caso di meravigliarsi, visto che nell’Ottocento lo facevano sempre ai diplomatici e agli ambasciatori. Soprattutto inglesi. Anzi a loro tagliavano anche la testa, e con questa giocavano a buskachi. Una specie di polo.

Le gambe e le braccia, invece, le esponevano come trofei nelle piazze o al bazaar. Tanto che gliene importava, alle cicale di lusso, d’un povero soldatino ucraino che giaceva in un ospedale con le braccia e le gambe segate? Nel loro cinismo applaudivano addirittura gli americani che, rincretiniti dalla paura dell’Unione Sovietica, riempivan di armi l’eroico-popolo-afgano. Addestravano i barbuti e coi barbuti (Dio li perdoni, io no) un barbutissimo di nome Osama Bin Laden. «Via i russi dall’Afghanistaaan! I russi devono andarsene dall’Afghanistaaan! ». Bè, i russi se ne sono andati. Contenti? E dall’Afghanistan i barbuti del barbutissimo Osama Bin Laden sono arrivati a New York con gli sbarbati siriani, egiziani, iracheni, libanesi, palestinesi, sauditi, tunisini, algerini, insomma coi diciannove che componevano la banda dei kamikaze identificati. Contenti?

Da quando i nostri nemici ci hanno regalato l’Undici Settembre, le cicale non si stancano mai di ripetere che i mussulmani sono una cosa e i fondamentalisti o integralisti mussulmani un’altra. Che il Corano ha molte versioni, che viene letto con molte interpretazioni, ma in ogni sua versione ed interpretazione predica la pace e la fratellanza e la giustizia. (Lo dice anche Bush. Per tenersi buoni i suoi cinque milioni di americani arabo-mussulmani, suppongo. Per indurli a spifferare quel che sanno su eventuali parenti o amici devoti a Osama Bin Laden. Povero Bush).

Ma in nome della logica: se il Corano è tanto fraterno e tanto pacifico, come la mettiamo col fatto che il Profeta fosse uno spietato guerriero e quindi un uomo tutt’altro che fraterno e pacifico? Come la mettiamo col fatto che avesse personalmente guidato ventisette battaglie, personalmente sgozzato settecento nemici, personalmente incendiato tre città? Come la mettiamo col fatto che i suoi avversari li liquidasse come un capo mafioso, che i suoi rivali li eliminasse con atrocità da rabbrividire? (…) Come la mettiamo col fatto che il Corano predichi senza sosta la Guerra Santa, che i paesi dove non regna l’Islam li definisca «Dar al-Harb» cioè Terra-da-conquistare?

Come la mettiamo col fatto che i non-mussulmani li chiami cani-infedeli, che li tratti da inferiori anche se si convertono, che lungi dal raccomandare un qualsiasi perdono imponga la legge dell’Occhio-per-Occhio-e-Dente-per-Dente, che tale legge la consideri il Sale della Vita? Come la mettiamo con la faccenda del chador o meglio del burkah che copre le donne dalla testa ai piedi, volto compreso, sicché per vedere quel che c’è al di là di quel sudario una disgraziata deve guardare attraverso la fittissima rete posta all’altezza degli occhi? Come la mettiamo con la faccenda della poligamia ossia delle quattro mogli (però su speciale dispensa dell’Arcangelo Gabriele il Profeta ne aveva sedici), o con la faccenda degli harem dove le concubine e le schiave vivono a mo’ di prostitute nei bordelli?

Come la mettiamo con la storia delle adultere lapidate o decapitate, e della pena capitale per chi beve alcool? Come la mettiamo con la legge sui ladri a cui il Corano ingiunge di tagliar la mano, al primo furto la sinistra, al secondo furto la destra, al terzo non so cosa però mi pare che al terzo il castigo consista nel bucare le pupille con un ferro rovente? Cito a caso, affidandomi alla memoria. Certo il Sacro Libro offre esempi ancora più gravi. Nondimeno questi bastano, e non mi sembra che esprimano pace e fratellanza e misericordia e giustizia. Non mi sembra nemmeno che esprimano intelligenza.

E a proposito d’intelligenza: è vero che gli odierni santoni della Sinistra o di ciò che chiamano Sinistra non vogliono udire ciò che dico? È vero che a udirlo danno in escandescenze, strillano inaccettabile-inaccettabile? Si son forse convertiti tutti all’Islam e anziché le Case del Popolo ora frequentano le moschee? Oppure strillano così per compiacere il Papa che su certe cose apre bocca solo per chiedere scusa a chi gli rubò il Santo Sepolcro? Boh! Lo zio Bruno aveva ragione a dire che l’Italia non ha avuto la Riforma ma è il paese che ha vissuto più intensamente la Controriforma. (…) Oh, sì, mio caro. La Crociata all’Inverso, la Crociata dei nuovi Mori dura da tempo.

È ormai irreversibile e per avanzare non ha bisogno di eserciti che a colpi di bombarda abbattono le mura di Costantinopoli. Cannoneggiate dalla nostra misericordia, dalla nostra debolezza, dalla nostra cecità, dal nostro masochismo, le mura delle nostre città sono già cadute: l’Europa sta già diventando una gigantesca Andalusia. Per questo i nuovi Mori con la cravatta trovano sempre più complici, fanno sempre più proseliti.

Per questo diventano sempre di più, pretendono sempre di più, ottengono sempre di più, spadroneggiano sempre di più. E se non stiamo attenti, se restiamo inerti, troveranno sempre più complici. Diventeranno sempre di più, pretenderanno sempre di più, otterranno sempre di più, spadroneggeranno sempre di più. Fino a soggiogarci completamente. Fino a spengere la nostra civiltà. Ergo, trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Cullarci nell’indulgenza o nella tolleranza o nella speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso. (Oriana Fallaci – da “La rabbia e l’orgoglio” 2001)

 

Reazioni a distanza

di , 2 Aprile 2011 19:05

Dopo aver minacciato di farlo mesi fa, lo ha fatto davvero. Il pastore di una Chiesa protestante in Florida, Wayne Sapp, ha bruciato pubblicamente una copia del Corano. E, incredibile, a migliaia di chilometri di distanza, in Afghanistan, scoppia la protesta. Già ieri è stata assaltata una sede ONU causando 15 morti, di cui due decapitati, e decine di feriti. Oggi la protesta prosegue in altre località e si contano una decina di morti e circa 70 feriti. Cavolo, nervosetti questi islamici. E molto suscettibili. Per un niente si accalorano e prendono fuoco. E non si limitano a rispondere occhio per occhio e dente per dente. No, loro non bruciano i testi sacri cristiani. Loro sono più pragmatici, bruciano direttamente le chiese con dentro i cristiani. Così hanno fatto in India, Pakistan, Egitto.

Ma possono stare tranquilli, perché nessuno risponderà bruciando moschee o dando la caccia al musulmano. Noi siamo pacifici, tolleranti, perdoniamo settanta volte sette, porgiamo l’altra guancia e, se necessario, anche il resto. Siamo buoni, noi. Ma così buoni, ma così buoni che la famigliola del Mulino bianco, al nostro confronto, è una setta demoniaca. Ora bisognerebbe fare un discorsetto. Ma siccome l’ho già fatto circa tre mesi fa, tanto vale ripeterlo.

Aspiranti cadaveri.

Siamo tutti buonisti e pacifisti. Lo sono i cristiani, perché lo dice il Vangelo. Lo sono i militanti di sinistra, perché sono ipocriti (il loro paci-buonismo è a senso unico). E’ pacibuonista la gente comune, plagiata da una campagna mediatica, anch’essa a senso unico, il cui scopo è quello di preparare le menti all’accettazione acritica dell’invasione islamica dell’Europa. Lentamente, giorno dopo giorno, stiamo assimilando passivamente una nuova morale da schiavi. (Vedi “Le oche buoniste“)

Dopo l’ultima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, ci si aspetterebbe almeno un gesto di condanna dell’atto terroristico da parte del mondo musulmano. Invece arriva la risposta di un autorevolissimo imam del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, il grande Imam di Al-Azhar, il quale accusa il Papa di “ingerenza inaccettabile” negli affari interni dell’Egitto. Ora è chiaro, noi pensavamo, sbagliando, che far saltare in aria i cristiani fosse una strage, un atto terroristico. Invece è “un affare interno“.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice un vecchio adagio. Ed i nostri pacibuonisti ne sono l’esempio vivente, fanno come le tre scimmiette. Niente e nessuno li smuove dalle loro granitiche convinzioni a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, integrazione e, soprattutto, garantire ai musulmani la libertà religiosa e l’apertura di moschee ovunque. Poco importa se poi, come è stato ampiamente provato, certe moschee diventano centri di propaganda della jihad, della guerra santa conto gli infedeli, di addestramento di terroristi e di raccolti di fondi per finanziare il terrorismo islamico. Ma le scimmiette pacibuoniste non se ne curano. Anzi, non se ne deve parlare. E se qualcuno fa sommessamente osservare che forse, dico forse, l’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di immigrati senza arte, né parte, seguaci di una religione che li pone già “contro“ gli infedeli occidentali e la loro cultura,  e di conseguenza, precludendo ogni possibilità di integrazione, creano qualche problema e potrebbero costituire un pericolo, passa inevitabilmente per “razzista”. E se passi per  razzista hai chiuso, non hai più diritto di parola, vieni bollato col marchio d’infamia, sei uno spregevole rifiuto sociale.

Anzi, sembra davvero che questo mondo multiculturale e multireligioso sia l’unico possibile. Anche se ormai è chiaro che in Europa il multiculturalismo è fallito, come ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel e come è evidente in paesi europei che per primi hanno accolto milioni di immigrati ed hanno puntato sull’integrazione, anch’essa fallita. Questa grande bufala del multiculturalismo è un fallimento totale. E solo adesso paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, si rendono conto del gravissimo errore di valutazione e cercano disperatamente di rimediare.

Solo noi continuiamo a crederci. In primis proprio i cristiani, proprio coloro che saranno le vittime designate dell’invasione islamica. Così è normale sentire preti, vescovi, cardinali che continuano a battersi per l’apertura di moschee e per i diritti religiosi, e civili, degli immigrati, meglio ancora se islamici. E nessuno sembra porsi l’inevitabile problemino della reciprocità. Noi garantiamo a tutti il diritto di manifestare la propria fede religiosa, loro no; ne ammettono solo una, l’islam. Allora perché noi dobbiamo garantire loro l’apertura di moschee se a casa loro non permettono la costruzione di chiese cristiane? Perché da noi possono occupare l’intera piazza del Duomo per pregare rivolti a La Mecca e in Arabia saudita, dove l’islam è l’unica religione riconosciuta e permessa, se solo ti scoprono a pregare in privato nella tua casa, ti arrestano? Perché devo riconoscere dei diritti a chi quei diritti in casa propria non li riconosce? Perché devo rispettare chi non mi rispetta? Perché?

Ma i cristiani sono buoni, tolleranti, accoglienti, amano il prossimo come se stessi, porgono l’altra guancia ed anche qualcos’altro (Porgi l’altra guancia). Ecco perché sono sempre in testa quando si organizzano fiaccolate di solidarietà, cortei per i diritti umani e marce della pace. A ruota seguono i sinistri ipocriti, sempre pronti a manifestare per i diritti umani, la pace, l’integrazione, la libertà religiosa. I cristiani organizzano marce per la pace e per garantire la libertà religiosa agli islamici. Gli islamici, in mezzo mondo, organizzano attentati, bruciano chiese, ammazzano preti e suore e praticano il loro sport preferito; la caccia ai cristiani. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in questa mancanza di reciprocità? Sì, c’è il fatto che, come dice l’imam del Cairo, fare strage di cristiani è un “affare interno“. Quindi non possiamo nemmeno lamentarci o protestare. E’ un loro affare interno, la cosa non ci riguarda!

Ma, dicono i pacibuonisti, non dobbiamo reagire alla violenza con la violenza. E come si reagisce, di grazia, alla violenza? Si invia un mazzo di fiori con biglietto di auguri? Non bisogna pensare, dicono sempre le nostre ancelle della misericordia e i figli dell’amore universale, che esista una contrapposizione fra islam ed occidente, né che sia in atto una guerra nei confronti della Chiesa. Esiste anche un islam pacifico. E quale sarebbe questo pacifismo islamico? Quello dell’imam Ahmed al-Tayyeb che, invece che condannare la strage, accusa il Papa di ingerenza? Quello di chi ha pubblicato di recente in rete un elenco di una cinquantina di luoghi di culto in Egitto, Francia, Germania, Inghilterra, come obiettivi da colpire? Il pacifismo di Al Qaeda e bande affiliate che, ancora attraverso messaggi sul web,  incitano i musulmani a “far esplodere questi luoghi di culto nel momento in cui saranno riempiti di fedeli per le cerimonie religiose”?  E’ questo il pacifismo islamico?

Beh, non vorrei destarvi dal letargo, ma se aprite gli occhi e guardate al di là della punta del naso, vi accorgerete che è in atto, già da molto tempo, una guerra santa contro la Chiesa e gli infedeli ed uno scontro di civiltà fra islam e Occidente. Solo le scimmiette fanno finta di non saperlo. Sarà molto utile, al fine di rinfrescarci le idee, rileggere quanto scriveva Oriana Fallaci dieci anni fa nel suo “La rabbia e l’orgoglio“. Leggetene uno stralcio qui: “Sveglia, gente…”.

Strani questi cristiani buonisti e pacifisti, non hanno ancora capito che destino li aspetta e, soprattutto, non hanno capito con chi hanno a che fare quando si parla di fanatismo islamico. Mi viene in mente una battuta di un celebre film western di Sergio Leone. Adattandola alla circostanza si potrebbe dire: “Quando un cristiano buonista pacifista incontra un terrorista islamico, il cristiano è un uomo morto”. Spiace dirlo, ma ho la sensazione che finirà proprio così; forse non lo avete ancora capito, ma siete solo aspiranti cadaveri. E, incredibilmente, lo siete da volontari. Auguri…

Aspiranti cadaveri.

di , 3 Gennaio 2011 15:30

Siamo tutti buonisti e pacifisti. Lo sono i cristiani, perché lo dice il Vangelo. Lo sono i militanti di sinistra, perché sono ipocriti (il loro paci-buonismo è a senso unico). E’ pacibuonista la gente comune, plagiata da una campagna mediatica, anch’essa a senso unico, il cui scopo è quello di preparare le menti all’accettazione acritica dell’invasione islamica dell’Europa. Lentamente, giorno dopo giorno, stiamo assimilando passivamente una nuova morale da schiavi. (Vedi “Le oche buoniste“)

Dopo l’ultima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, ci si aspetterebbe almeno un gesto di condanna dell’atto terroristico da parte del mondo musulmano. Invece arriva la risposta di un autorevolissimo imam del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, il grande Imam di Al-Azhar, il quale accusa il Papa di “ingerenza inaccettabile” negli affari interni dell’Egitto. Ora è chiaro, noi pensavamo, sbagliando, che far saltare in aria i cristiani fosse una strage, un atto terroristico. Invece è “un affare interno“.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice un vecchio adagio. Ed i nostri pacibuonisti ne sono l’esempio vivente, fanno come le tre scimmiette. Niente e nessuno li smuove dalle loro granitiche convinzioni a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, integrazione e, soprattutto, garantire ai musulmani la libertà religiosa e l’apertura di moschee ovunque. Poco importa se poi, come è stato ampiamente provato, certe moschee diventano centri di propaganda della jihad, della guerra santa conto gli infedeli, di addestramento di terroristi e di raccolti di fondi per finanziare il terrorismo islamico. Ma le scimmiette pacibuoniste non se ne curano. Anzi, non se ne deve parlare. E se qualcuno fa sommessamente osservare che forse, dico forse, l’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di immigrati senza arte, né parte, seguaci di una religione che li pone già “contro“ gli infedeli occidentali e la loro cultura,  e di conseguenza, precludendo ogni possibilità di integrazione, creano qualche problema e potrebbero costituire un pericolo, passa inevitabilmente per “razzista”. E se passi per  razzista hai chiuso, non hai più diritto di parola, vieni bollato col marchio d’infamia, sei uno spregevole rifiuto sociale.

Anzi, sembra davvero che questo mondo multiculturale e multireligioso sia l’unico possibile. Anche se ormai è chiaro che in Europa il multiculturalismo è fallito, come ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel e come è evidente in paesi europei che per primi hanno accolto milioni di immigrati ed hanno puntato sull’integrazione, anch’essa fallita. Questa grande bufala del multiculturalismo è un fallimento totale. E solo adesso paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, si rendono conto del gravissimo errore di valutazione e cercano disperatamente di rimediare.

Solo noi continuiamo a crederci. In primis proprio i cristiani, proprio coloro che saranno le vittime designate dell’invasione islamica. Così è normale sentire preti, vescovi, cardinali che continuano a battersi per l’apertura di moschee e per i diritti religiosi, e civili, degli immigrati, meglio ancora se islamici. E nessuno sembra porsi l’inevitabile problemino della reciprocità. Noi garantiamo a tutti il diritto di manifestare la propria fede religiosa, loro no; ne ammettono solo una, l’islam. Allora perché noi dobbiamo garantire loro l’apertura di moschee se a casa loro non permettono la costruzione di chiese cristiane? Perché da noi possono occupare l’intera piazza del Duomo per pregare rivolti a La Mecca e in Arabia saudita, dove l’islam è l’unica religione riconosciuta e permessa, se solo ti scoprono a pregare in privato nella tua casa, ti arrestano? Perché devo riconoscere dei diritti a chi quei diritti in casa propria non li riconosce? Perché devo rispettare chi non mi rispetta? Perché?

Ma i cristiani sono buoni, tolleranti, accoglienti, amano il prossimo come se stessi, porgono l’altra guancia ed anche qualcos’altro (Porgi l’altra guancia). Ecco perché sono sempre in testa quando si organizzano fiaccolate di solidarietà, cortei per i diritti umani e marce della pace. A ruota seguono i sinistri ipocriti, sempre pronti a manifestare per i diritti umani, la pace, l’integrazione, la libertà religiosa. I cristiani organizzano marce per la pace e per garantire la libertà religiosa agli islamici. Gli islamici, in mezzo mondo, organizzano attentati, bruciano chiese, ammazzano preti e suore e praticano il loro sport preferito; la caccia ai cristiani. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in questa mancanza di reciprocità? Sì, c’è il fatto che, come dice l’imam del Cairo, fare strage di cristiani è un “affare interno“. Quindi non possiamo nemmeno lamentarci o protestare. E’ un loro affare interno, la cosa non ci riguarda!

Ma, dicono i pacibuonisti, non dobbiamo reagire alla violenza con la violenza. E come si reagisce, di grazia, alla violenza? Si invia un mazzo di fiori con biglietto di auguri? Non bisogna pensare, dicono sempre le nostre ancelle della misericordia e i figli dell’amore universale, che esista una contrapposizione fra islam ed occidente, né che sia in atto una guerra nei confronti della Chiesa. Esiste anche un islam pacifico. E quale sarebbe questo pacifismo islamico? Quello dell’imam Ahmed al-Tayyeb che, invece che condannare la strage, accusa il Papa di ingerenza? Quello di chi ha pubblicato di recente in rete un elenco di una cinquantina di luoghi di culto in Egitto, Francia, Germania, Inghilterra, come obiettivi da colpire? Il pacifismo di Al Qaeda e bande affiliate che, ancora attraverso messaggi sul web,  incitano i musulmani a “far esplodere questi luoghi di culto nel momento in cui saranno riempiti di fedeli per le cerimonie religiose”?  E’ questo il pacifismo islamico?

Beh, non vorrei destarvi dal letargo, ma se aprite gli occhi e guardate al di là della punta del naso, vi accorgerete che è in atto, già da molto tempo, una guerra santa contro la Chiesa e gli infedeli ed uno scontro di civiltà fra islam e Occidente. Solo le scimmiette fanno finta di non saperlo. Sarà molto utile, al fine di rinfrescarci le idee, rileggere quanto scriveva Oriana Fallaci dieci anni fa nel suo “La rabbia e l’orgoglio“. Leggetene uno stralcio qui: “Sveglia, gente…”.

Strani questi cristiani buonisti e pacifisti, non hanno ancora capito che destino li aspetta e, soprattutto, non hanno capito con chi hanno a che fare quando si parla di fanatismo islamico. Mi viene in mente una battuta di un celebre film western di Sergio Leone. Adattandola alla circostanza si potrebbe dire: “Quando un cristiano buonista pacifista incontra un terrorista islamico, il cristiano è un uomo morto”. Spiace dirlo, ma ho la sensazione che finirà proprio così; forse non lo avete ancora capito, ma siete solo aspiranti cadaveri. E, incredibilmente, lo siete da volontari. Auguri…

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