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La verità scomoda

di , 21 Agosto 2017 12:41

Spagna e terrorismo islamico: le radici. Nel 2004 Oriana Fallacci nel suo “La forza della ragione” parlava del pericolo dell’islamizzazione dell’Europa e ne spiegava i motivi analizzando fatti e personaggi che dimostravano che quel processo era già in corso da tempo nell’indifferenza, o la connivenza, del potere politico e religioso, con precisi riferimenti alla situazione nei diversi paesi europei. Di quel libro ieri il Giornale ha pubblicato un breve passo molto significativo e che non ha bisogno di ulteriori commenti: Fallaci si spiega benissimo da sola (almeno per chi voglia capire e non abbia la mente obnubilata da folli ideologie terzomondiste).

Da Karl Marx a Maometto: la diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti.

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente. (Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell’Età d’Oro dell’Andalusia, e all’Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l’anno scorso s’è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall’Atto d’Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall’Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l’emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»

Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l’hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull’offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l’«Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» nacque a Cordova ben trent’anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell’Estrema Sinistra che delusi dall’imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l’associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall’Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall’Italia. Anche dalla Germania. Anche dall’America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell’ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell’interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d’agnello buttate nelle acquasantiere. Così l’anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l’Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto.

Perché, malgrado l’ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d’oro e d’argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell’antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l’interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com’è che siamo arrivati a questo?!? (Oriana Fallaci)

 

Che tempi

di , 29 Luglio 2016 21:00

Che tempi, signora mia, non c’è più religione. Anzi, forse la religione c’è, ma sono i religiosi che cominciano a fare un po’ di confusione. Il Papa dice che dobbiamo dialogare con i musulmani “nostri fratelli“ , anche quelli che ci minacciano. Alcuni musulmani, invece,  forse equivocando il messaggio del profeta o interpretandolo troppo alla lettera, a dialogare non ci pensano neanche, anzi pensano che il massimo della fede sia sgozzare la gente come capretti al macello (più ne ammazzi, più vergini ti spettano quando crepi).

Ma non bisogna disperare, magari, prima o poi, si trova un modo di convivere pacificamente. Ora, per esempio, dopo  la morte di Padre Jacques in Francia, sgozzato da terroristi islamici, i musulmani, per  mostrarsi pentiti andranno in chiesa a sentire la messa.  Come se le monache di clausura facessero le comparse nei film porno. Sono i primi timidi segnali di sincretismo (e/o dissimulazione). La CEI è entusiasta del gesto: un miracolo.

Del resto, tempo fa Papa Bergoglio, in occasione della sua visita in Turchia (vedi “Papa a Istanbul“) , insieme a imam e muftì, a pedi scalzi, andò a pregare alla grande Moschea blu, fermandosi in raccoglimento a meditare davanti all’edicola che indica La Mecca. Avrà avuto un attimo di crisi mistica, semplice disorientamento geografico, oppure stava studiando lo stile architettonico dell’edicola per rifarne una uguale a San Pietro? Misteri della fede.  Bisogna riconoscere, però, che questo Papa ha le idee progressiste, molto aperte, così aperte che gli sfuggono, volano via e così, privo di idee, dice molte sciocchezzuole (è un delicato eufemismo). Ma lui, imperterrito, fa finta di nulla, persevera e continua a fare il Papa.

Bene, comunque è già un buon segno; tutti i musulmani in chiesa. Dopo, per ricambiare il favore, tutti i cristiani andranno in moschea. Poi cristiani e musulmani faranno una visita di cortesia in Sinagoga e, per dimostrare ancor più vicinanza agli ebrei sempre discriminati, con volo low cost e pacchetto speciale “Gerusalemme: tre giorni due notti”, andranno a pregare al Muro del pianto.  E poi, cristiani, musulmani ed ebrei, sempre con pacchetto weekend tutto compreso, voleranno in Tibet per rendere omaggio a Budda. Ed infine, buddisti, ebrei, musulmani e cristiani chiuderanno in bellezza a Napoli con una bella pizzata da Ciro alla “Bella Napoli“, con  spettacolo pirotecnico finale; razzi, granate, mortaretti, tarantella, triccheballacche, tarallucci e vino. Viva San Gennaro e sempre…Forza Napoli!

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Cose da pazzi

di , 27 Luglio 2016 22:19

Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché è impazzito.

Ormai queste notizie sono così frequenti che non ci si meraviglia più. E’ lungo l’elenco di bambini lasciati in auto sotto il sole (spesso con conseguenze tragiche), o dimenticati all’autogrill, oppure lasciati soli in auto per andare a fare la spesa, al lavoro, a giocare alle slot machines,  per andare in discoteca, o per i motivi più assurdi. Questa di oggi è solo una delle vittime dell’incoscienza di genitori distratti: “Dimenticata per ore in auto: muore bimba di 18 mesi“. E purtroppo non sarà l’ultima; sta diventando “normale” dimenticare bambini di pochi mesi in auto, come oggetti qualunque di poco conto, come ombrelli. Solo qualche decennio fa non sarebbe successo; impensabile. Non perché non ci fossero auto, bambini, autogrill, discoteche o slot machines, ma perché non c’erano mamme fuori di testa. Oppure, se qualcuna c’era, finiva  in manicomio, prima di Basaglia, invece che in libera uscita. Poi hanno chiuso anche i manicomi e tutti i pazzi sono liberi di circolare. Ma questa è un’altra storia di “buonismo” fatale. Una volta nessuna mamma si dimenticava dei figli, li aveva sempre, costantemente,  sotto controllo, non li perdeva un attimo di vista; era la loro prima preoccupazione. Non si sognavano, specie se molto piccoli, di lasciarli andare da soli in riva al mare, o di lasciarli soli in piscina o, com’è successo di recente a Disneyland, di lasciarli soli in riva ad una laguna infestata da coccodrilli. Non succedeva.

Oggi la gente è distratta da mille motivi, dai media, dalla TV, dalla pubblicità, dalle mille incombenze quotidiane, da mutui da pagare, bollette, lavoro che non c’è, affetti, famiglie allargate, divorzi, amanti, palestre, diete, prova costume, TG, politica, bond, referendum, immigrati, banche fallite, lavoro precario, Fornero, la pensione come un miraggio. E quando potrebbero rilassarsi riescono a complicarsi la vita con lo sguardo e la mente sempre occupati a seguire i social, Facebook, Twitter, inviare e ricevere sms, vivere una seconda vita parallela, una vita virtuale. E così, distratti da tante sciocchezze, ci si dimentica delle cose importanti; perché anche la nostra mente ha dei limiti e quando la carichiamo eccessivamente va in tilt. Ma stranamente nessuno sembra rendersene conto. Una volta i figli erano la cosa più importante per i genitori. Ricordiamo tutti la celebra frase di Cornelia, la mamma dei Gracchi, indicando i figli: “Questi sono i miei gioielli“. Oggi i figli non sono la cosa più preziosa per i genitori, non sono  più gioielli, sono  bigiotteria scadente da bancarella, sono come buste della spesa, si dimenticano nel bagagliaio. Lo dico da anni e lo ripeto: la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Papa Bergoglio è a Cracovia. E naturalmente non perde occasione per deliziarci con le sue dichiarazioni. Purtroppo più parla e più sciocchezze dice. L’unica soluzione sarebbe che tacesse. Da quando si è insediato a San Pietro non ne ha detta una giusta; fin dall’inizio, a partire dalla sua frase sui gay “Chi sono io per giudicare?”. Le sue dichiarazioni sono una serie di strampalate affermazioni, spesso contradditorie, senza capo né coda, né fondamento; roba da meditazione settimanale delle “pie donne” al circolo parrocchiale. Comincio ad avere seri dubbi anche sulla sua competenza teologica e, di conseguenza, sulla sua autorevolezza come guida spirituale della Chiesa. Fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali e prive di fondamento che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Mi ricorda “La professione di fede del vicario savoiardo” di J.J.  Rousseau. Solo che quel vicario cercava di spiegare la fede in Dio semplicemente perché lo sentiva con il cuore; e ciò gli bastava. Nella sua semplicità era molto più sincero di Bergoglio: il che è tutto dire.

Fra le tante sciocchezze papali, le più frequenti e più discutibili, che suscitano polemiche, critiche e stanno provocando l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa,  sono quelle relative al rapporto con i musulmani (“Sono nostri fratelli“, dice), il terrorismo islamico (condanna il terrorismo, ma non cita mai l’islam, nemmeno oggi che hanno ammazzato un prete in chiesa in nome di Allah), all’accoglienza degli immigrati e il dovere di aprire le porte a tutti, buoni e cattivi (tanto paghiamo noi, mica lui). Si potrebbe proseguire a lungo con le sue dichiarazioni che lasciano sempre più perplessi. La sua visione del mondo è un miscuglio di Vangelo e Manifesto del partito comunista. Più che la guida spirituale della Chiesa sembra un sindacalista sessantottino o un seguace di Fidel Castro; magari ha nella stanza il manifesto di Che Guevara.  Ma quando glielo fanno notare e gli rimproverano una eccessiva attenzione ai problemi del lavoro, dei poveri, delle disuguaglianze sociali, dei diritti dei lavoratori, dice che non è marxismo, è Vangelo. Peccato che molti, compresi studiosi e teologi, non siano proprio d’accordo.

Oggi, per esempio, dice che il mondo è in guerra. Questo lo abbiamo capito anche noi e già da parecchio tempo. E’ il fanatismo islamico che ha dichiarato il jihad, la guerra santa al mondo occidentale, agli infedeli. Dice Bergoglio che bisogna difendersi, ma “non con le bombe” (parole sue). E come Santità?  Porgendo l’altra guancia? Amando il prossimo come se stessi? Perdonando chi ci offende e ci minaccia di morte? Accogliendo in casa i potenziali terroristi? Oppure cercando di non dare troppo peso alle minacce, giusto per non alimentare la paura? Anche il presidente Mattarella oggi, a proposito degli attentati terroristici, ha detto: “Dobbiamo impedire che la paura ci vinca, non possiamo consentire che il nostro Paese e l’Europa entrino nell’età dell’ansia.”.

Ecco, il vero pericolo non è il terrorismo, non sono le bombe che rischiamo di trovarci sotto il culo. No, il pericolo è “l’ansia“. Non dobbiamo cedere all’ansia: magari  ci sgozzano come agnelli sacrificali, ci bucherellano con i kalashnikov, ci spiaccicano sull’asfalto con un Tir da 20 tonnellate, o ci fanno a brandelli con le bombe, ma non dobbiamo aver paura, non dobbiamo cedere all’ansia: crepiamo, ma crepiamo sereni. Enrico Mentana ieri diceva (anticipando Mattarella) che c’è gente che pensa di combattere il terrorismo con il Prozac. Ottima soluzione. Ci penseranno le Asl a distribuire gratuitamente ai cittadini tonnellate di Prozac per combattere l’ansia e la depressione. Begoglio vuole combattere il terrorismo, ma non con le armi, Mattarella, invece che preoccuparsi per il pericolo del terrorismo,  è preoccupato che non ci venga l’ansia. Ma c’è qualcuno in circolazione che sembri normale? Non dico che lo sia, ma almeno che lo sembri.

E così anche oggi Bergoglio ha detto la sua. Ammazzano la gente al grido di “Allah Akbar”, ma il Papa dice che la religione non c’entra. Sgozzano un prete in chiesa mentre celebra la messa, ma Bergoglio dice che la religione non c’entra. A Dacca in Bangladesh, hanno fatto una strage, però salvavano quelli che conoscevano il Corano; ma il Papa dice che la religione non c’entra. In tutti gli attentati messi in atto degli ultimi tempi, sia da singoli o da gruppi di terroristi, il loro grido di battaglia con il quale accompagnano le stragi è sempre lo stesso “Allah Akbar“, ma il Papa dice che la religione non c’entra. “E il Papa è un uomo d’onore…”, direbbe Marco Antonio. Comincio a pensare che il Papa o ci è o ci fa; oppure quello che non c’entra con la religione è proprio lui, il Papa

Terrorismo di giornata

di , 19 Luglio 2016 23:42

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

- 18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

- 19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

- 19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

- 19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Giornalismo d’inchiesta

di , 1 Aprile 2016 01:08

Come si riconosce un terrorista? Semplice, basta fermare chi arriva in Italia e chiedergli “Scusi, lei è terrorista?”.  Se risponde “” lo avete beccato; altrimenti riprovate, sarete più fortunati. Avete qualche dubbio sulla serietà del metodo? Strano, eppure è lo stesso metodo utilizzato per realizzare un servizio, con tanto di video intervista, apparso sul quotidiano L’Unione sarda:A Cagliari non ci sono integralisti“. Ovvero, come imbastire un articoletto per tranquillizzare i sardi, dimostrare che gli immigrati sono tutti brave persone e che fra terrorismo e islam non c’è nessuna relazione; in perfetto stile politicamente corretto.

Per sapere se tra i musulmani presenti a Cagliari ci fossero integralisti e, quindi, pericoli di attentati terroristici, cosa ha fatto il cronista? Ha fatto un’indagine cercando testimonianze, prove, documenti e informazioni dei servizi più o meno segreti? Ma no, troppo complicato. Ha fatto una cosa più facile: è andato a chiederlo direttamente al portavoce della comunità musulmana, il quale, com’era prevedibile, ha tranquillizzato il cronista (ed i sardi), affermando che nella comunità musulmana (sono circa 3.500 nella provincia) non ci sono integralisti, sono tutti tranquilli e mansueti come agnellini. Ecco un buon esempio di giornalismo d’inchiesta.  E tanto basta per fare un titolone in prima pagina ed affermare che a Cagliari non ci sono pericolosi integralisti musulmani. Chi lo dice? Ovvio, i musulmani. Come chiedere all’oste se il vino è buono.

Nemmeno a Olbia c’erano integralisti. Finché, lo scorso anno, è stata scoperta una cellula di Al Qaeda e sono stati fermate 18 persone per “associazione a delinquere finalizzata al terrorismo“: “Terrorismo islamico, scoperta cellula di Al Qaeda a Olbia“. Chissà, forse anche in questo caso qualche solerte cronista aveva fatto un servizio per tranquillizzare la gente; e per scoprire se ci fosse pericolo di terrorismo magari lo aveva chiesto al portavoce della comunità musulmana di Olbia. E non si trattava mica di quattro sfigati fanatici; era una ”base operativa dalla quale partivano uomini, mezzi e programmi per commettere azioni terroristiche” in varie località del mondo, dal Vaticano al Pakistan.  Ma fino alla scoperta della cellula, erano persone del tutto insospettabili, con normali attività commerciali.

Ecco a lato come veniva riportata la notizia.  Sgomento,  incredulità, mai un sospetto, anzi “Una persona educata, un grande lavoratore“, dicono di uno degli arrestati. La solita sorpresa del giorno dopo la strage, quando di qualcuno che ammazza moglie, figli e pure qualche vicino di passaggio, i testimoni parlano di “una persona educata, gran lavoratore“. Sono tutte brave persone. Meno male; figuriamoci cosa farebbero se fossero delinquenti! Anche i terroristi sono “brave persone”, finché non compiono le stragi. Ma la stampa cerca sempre di tranquillizzarci, sminuendo il pericolo e mostrandoci il volto buono degli immigrati. E se vogliono scoprire la presenza di possibili terroristi, vanno a chiederlo ai musulmani. E con queste notizie riempiono le pagine dei giornali. La cosa grave è che questa passi per informazione seria. Ma ancora più grave è che nessuno ci faccia caso e che per tutti questo tipo di informazione sia “normale”.

Chissà, forse oggi è questa la nuova scuola di giornalismo. Magari si impara a fare i giornalisti per corrispondenza, a fascicoli settimanali, come al Cepu o com’era una volta Radio Elettra. Pratico, ma c’è un inconveniente. Può succedere che, per un disguido, perdi un fascicolo, salti una lezione, e ti resta qualche lacuna. E così può succedere che, se hai perso proprio la lezione su come si fanno le inchieste, per scoprire se in Sicilia c’è la mafia o a Napoli c’è la camorra, vai a chiederlo a don Vito Corleone o a Gennaro ‘o fetente, il boss del quartiere. Ironia a parte, questo ci dà la misura di quale sia oggi il livello di serietà e attendibilità dell’informazione. Ciò che conta non è fornire un’informazione seria, documentata ed utile per i cittadini. Conta riempire le pagine, attirare l’attenzione dei lettori, vendere. Ma siccome siamo in tempi di taroccamenti facili, di falsi spacciati per originali, di sofisticazioni alimentari, di cianfrusaglie vendute come monili pregiati, allora ci si può aspettare di tutto. Così come siamo invasi da prodotti taroccati di ogni genere, spesso di provenienza cinese, vuoi vedere che abbiamo anche giornalisti taroccati made in China?  Per accertarlo bisognerebbe fare un’inchiesta. Magari chiedendo al primo cinese di passaggio: “Scusi, i cinesi vendono prodotti taroccati?”.  Se vi risponde “Sì” avete fatto lo scoop. Altrimenti riprovate con un altro cinese; tanto non mancano. Oppure, per essere ancora più sicuri e seguire le regole del moderno giornalismo d’inchiesta, chiedete direttamente al portavoce della comunità cinese.

 

Pensieri casual

di , 14 Gennaio 2016 23:44

Come nasce il pensiero? E’ una domanda che mi pongo da sempre. Già 12 anni fa, appena aperto il blog, dopo un primo post di saluti alla compagnia, il secondo post era già questo “Come nasce il pensiero?”. Diamo per scontato che il pensiero nasca nel cervello: è chiaro “dove” nasce, ma non “come” nasce. Eppure, nonostante abbia una mia idea, talvolta dubito che il cervello sia il luogo in cui nasce il pensiero; almeno non sempre e non per tutti. Il dubbio viene leggendo articoli di stampa, blog, pensieri sparsi in rete, ascoltando certi interventi dei soliti esperti tuttologi in televisione. Vedi, leggi, ascolti, e una domanda sorge spontanea: ma come ragionano questi? Certe volte, davanti a ragionamenti sconclusionati, ci si chiede con quale logica e razionalità vengano formulate certe idee.

Non entriamo in dettagli, gli esempi sarebbero tanti e tali che ci si potrebbe ricavare non un post, ma un lungo saggio; e sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Basta un solo esempio ricavato dalla cronaca recente: le motivazioni e le argomentazioni usate dai terzomondisti, buonisti, accoglientisti, cattocomunisti, bergogliani, boldriniani, kyengiani, filo musulmani, renziani e varia umanità, per giustificare sempre e comunque l’invasione afro/arabo/asiatica (non è una razza di cavalli da corsa) e tutte le conseguenze in termini di aumento della violenza, di attriti e conflitti sociali, di delinquenza, di piccola e grande criminalità. Pur di non mettere in discussione la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, si ricorre a tutti i trucchi possibili per aggirare l’argomento, evitare di rispondere alle domande scomode e trovare giustificazioni astruse e ridicole.  Di tutto si parla, meno che del problema.

Lo hanno fatto anche dopo i gravissimi episodi di molestie, violenze e stupri a Colonia e altre città europee, avvenuti contemporaneamente, come se ubbidissero ad un preciso ordine per attuare un’azione programmata per punire ed umiliare le donne europee (cosa verificata e confermata anche dalla polizia). Una sorta di richiamo della foresta, un rito tribale violento, e spesso cruento, in cui scaricare l’aggressività. L’esplosione improvvisa ed incontrollata di una pulsione inconscia; l’applicazione di  una ancestrale, bestiale ed istintiva strategia che in natura è propria degli animali predatori, come lupi e iene, che amano cacciare in branco. Un fatto così grave che non ci sono e non possono esserci giustificazioni o spiegazioni di sorta. Eppure, pur di non riconoscere la gravità dell’accaduto, le responsabilità degli aggressori (ed ancora meno la loro provenienza, etnia e religione), e mettere in dubbio la scellerata politica di apertura incontrollata al flusso migratorio attuata irresponsabilmente dall’Europa, hanno inventato le giustificazioni più strampalate. Hanno perfino negato che gli aggressori fossero immigrati, hanno detto che in fondo gli stupri li commettono anche gli italiani, e che se centinaia di immigrati aggrediscono le donne è perché, poverini,  “hanno carenza d’affetto”.

Chiaro? Care donne europee, tenete bene a mente quello che dicono le illuminate menti delle anime belle buoniste: se domani qualcuno vi aggredisce e vi stupra, non allarmatevi, ricordatevi che forse lo fa perché “soffre di una carenza di affetto”. Allora, visto che è difficile immaginare ed accettare il fatto che certi ragionamenti possano essere partoriti dal cervello, o almeno da un cervello sano, normale, dotato dei neuroni regolamentari e di sinapsi funzionanti non intasate da ingorghi come a Roncobilaccio, ci si chiede con quale altro organo ragionino certi individui.

Ragionano con i piedi? O con le orecchie, il naso, la milza, il fegato, la cistifellea, il colon retto? Oppure con  l’alluce valgo, l’occhio di pernice, il labbro leporino, il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista? Boh, mistero. Però, a  ben vedere, quando si sente un ragionamento senza capo, né coda, comunemente  si usa dire, in senso spregiativo, che è un ragionamento del cazzo. Vuoi vedere che questa espressione popolare, pur se volgare, ha una sua base scientifica? Non c’è altra spiegazione, certa gente non ragiona col cervello, ma con quello: col cazzo. Ma allora si pone un altro problema: come nascono le ìdee del cazzo? Ovvio, con le seghe mentali. Adesso è tutto chiaro.

Baudo e il bacio negato

di , 14 Gennaio 2016 01:24

Pippo Baudo a Ballarò, per dimostrare quanto è di mente aperta e politicamente corretto, cerca di baciare una ragazza musulmana ospite in studio; ma gli va buca, la ragazza rifiuta. Ormai sembra che in televisione  non si possa fare un programma se non c’è ospite un immigrato, un musulmano, un imam  qualunque a caso (va bene anche l’imam di Pompu), una ragazza convertita all’islam con velo d’ordinanza, un deputato PD che difende gli immigrati (meglio se marocchino) e una delle renzine di rappresentanza che spopolano ad ogni ora su tutti i canali, che  ripete a memoria la storiella che il governo sta lavorando bene, che ha diminuito le tasse, che l’Italia riparte grazie alle riforme e che tutto va ben madama la marchesa. Si vedono più musulmani nella televisione italiana che su Al Jazeera.

A proposito, sarà un caso, ma da qualche tempo (da quando è iniziata l’era renziana) in televisione succede sempre più spesso di sentire ospiti, esperti, opinionisti, conduttori, giornalisti, perfino cuochi e casalinghe, con un forte accento toscano. Anche ieri a Ballarò, Lady Fisco (così viene indicata, ma non ricordo il nome) intervistata su tasse ed evasione, parlava con uno spiccato accento toscano. Poco dopo intervistano una signora anziana che è in attesa di andare in pensione ed anche lei parla con accento toscano. Qualche giorno fa una ragazza ospite in uno di quei pollai pomeridiani, non ricordo a che titolo, pure con accento toscano. Non sto esagerando, fateci caso e noterete che da quando il fanfarone toscano ex boy scout si è insediato a Palazzo Chigi, in televisione (ma credo anche in altri settori) c’è un’invasione di toscani. Sarà un caso? Eccheccasoooo…direbbe Greggio!

In quanto al nostro Baudo nazional-popolare, non si rassegna proprio a starsene buono a casa e godersi il meritato risposo. No, deve essere sempre in primo piano sotto i riflettori. Non potendo avere un programma suo, si accontenta di fare l’ospite, il giudice, una comparsata, insomma, tutto va bene purché ci sia una telecamera che lo inquadra. Per questi personaggi  la visibilità mediatica è essenziale, come l’aria. Se non vanno in TV sono morti. Ed assumono sempre quell’aria di superiorità, di distacco, di super partes, da vecchi saggi, pronti a dispensare preziosissimi consigli su tutto. Anche ieri, Baudo, poteva starsene tranquillo ed in silenzio (o stare a casa, ancora meglio), invece deve sempre rubare la scena, essere al centro dell’attenzione, dimostrare quanto lui sia di larghe vedute, a favore dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’uguaglianza, del rispetto delle diversità etniche, culturali, razziali e religiose. Deve mettersi in mostra. E per farlo, dopo aver dichiarato “Io sono per l’integrazione“, si alza e si avvicina alla ragazza musulmana con l’intenzione di baciarla. Ma la ragazza rifiuta decisamente; non è nella cultura islamica concedere baci ad un uomo pubblicamente.

Ben ti sta, caro Baudo. Succede questo quando, per fare i buonisti e per mostrare ipocritamente vicinanza e solidarietà con questa gente, si tenta di farlo con modi che essi non accettano e che non fanno parte delle loro tradizioni. Non si può baciare una persona che non vuole essere baciata e non considera il bacio come un semplice gesto di stima, come riteniamo noi, ma quasi un oltraggio, un’offesa. E Baudo, da tuttologo, dovrebbe saperlo. Islam e Occidente sono due mondi inconciliabili, non c’è possibilità di dialogo, né di integrazione. Ovunque hanno tentato di realizzare la società multietnica, e multi religiosa, è stato un fallimento. Lo stanno scoprendo a loro spese, anche se in ritardo, nazioni come l’Olanda, l’Inghilterra, la Francia e pure la Germania (vedi i recenti fatti di Colonia). Solo gli idioti e quelli in malafede, o gli sciacalli che sull’accoglienza fanno milioni (Buzzi docet),  pensano di poter dialogare ed instaurare una convivenza pacifica con i musulmani, i quali possono anche sembrare moderati e disposti ad accettare la cultura e le tradizioni occidentali, ma non abbandoneranno mai la loro cultura e le imposizioni del Corano per tentare l’integrazione nella nostra società; troppa differenza (la cronaca riferisce ogni giorno di fatti di violenze subite dalle donne musulmane che tentano di condurre uno stile di vita occidentale). Non si può imporre l’integrazione a chi non vuole integrarsi. Un pacifista simbolo della non violenza, Gandhi, diceva che non si può stringere la mano di chi ti porge il pugno chiuso. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Ecco perché la ragazza ha rifiutato un semplice bacio che da noi è solo un segno di affetto, di stima, di vicinanza, di simpatia. Per loro è qualcosa di molto diverso. Tentare di baciare in pubblico una donna musulmana è come offrire ad un musulmano un piatto di prosciutto o mortadella. Come regalare un film porno ad una suora di clausura. Come regalare le sinfonie di Beethoven ad un sordo. Come… come Baudo che cerca di baciare una ragazza musulmana pubblicamente in televisione. E’ da idioti.

 

Bastardi e moralisti col timer

di , 18 Novembre 2015 20:28

Nei giorni scorsi un titolo di Libero sulla strage di Parigi ha scatenato una bufera di proteste. Indignazione, denunce ed accuse di incitamento all’odio.

Ecco il titolo incriminato e l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro. Tutti scandalizzati, indignati ed offesi per quel titolo. Perfino a Che tempo che fa su RAI3 sabato scorso, alla presenza di Fazio e di Gramellini,  Geppi Cucciari ha letto il suo pistolotto, a metà fra il comico ed il moraleggiante, citando proprio certi giornali che titolano “bastardi” e proseguendo con “stronzi razzisti” che incitano all’odio. Dalle parole si intuiva che prendeva di mira Salvini e un quotidiano. Chissà perché ho pensato che si riferisse proprio a Libero. Infatti, come ho accertato il giorno dopo, non mi sbagliavo. Alludeva proprio al titolo riportato a fianco. E, tanto per gradire,  a quel Matteo Salvini, che ormai ha sostituito Berlusconi come bersaglio preferito degli strali della stampa e dei comici. Sembrerebbe proprio che il grande pericolo per l’Italia non sia l’invasione incontrollata dei disperati di mezzo mondo, non la presenza di possibili jihadisti islamici sul nostro territorio (sono circa mille quelli schedati come potenzialmente pericolosi), non la possibilità di attentati come a Parigi, non la crescente insicurezza delle nostre città dovuta alle attività criminali di bande di stranieri, non il proliferare di moschee senza controllo che diventano centri di indottrinamento e arruolamento di volontari pronti a combattere per il jihad. No, il vero gravissimo pericolo è un titolo di Libero che chiama “Bastardi islamici” i terroristi che hanno fatto strage a Parigi, e Salvini che dice semplicemente quello che pensano milioni di italiani e che, per questo, viene accusato di essere xenofobo e razzista.

Così si sposta l’attenzione dal vero problema, il pericolo reale del terrorismo islamico, e si pone come argomento di interesse pubblico un falso problema che si fa passare come insulto all’islam e incitamento all’odio. Ma su questa manipolazione dell’informazione e stravolgimento della realtà la sinistra ci campa da sempre. E chi si permette di denunciare questa subdola operazione mediatica di controllo e strumentalizzazione dell’informazione viene prontamente messo al rogo e tacciato di fascismo, razzismo e xenofobia. Così si delegittima l’avversario politico additandolo come nemico pubblico numero uno, colpevole di tutti i mali del mondo.

Ed infatti, giusto per distrarre l’attenzione, parte la campagna mediatica anti Libero, che si attua sulla stampa ed in tutti i talk show televisivi, dove l’argomento principale non è il pericolo del terrorismo islamico, ma l’insulto “Bastardi islamici“. Facciamo solo due esempi. Il primo è un articolo di Fabrizio Rondolino su L’Unità: “Bastardi a chi?: Libero senza limiti“. Dice Rondolino che la scelta di Libero è sbagliata e pericolosa, perché dà un’idea errata dell’islam e perché incita all’odio. Evidentemente un termine che potrebbe, ipoteticamente, suscitare sentimenti di odio, per Rondolino è più grave dell’odio (non presunto, ma vero e reale) di chi in forza di quell’odio spara all’impazzata su una folla di ragazzi facendo 130 morti.  Punti di vista.

Il secondo è quello della denuncia, con richiesta di danni morali e materiali subiti,  presentata dal giornalista Maso Notarianni nei confronti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, come riportato dal Fatto quotidiano che pubblica anche copia della denuncia: “Belpietro denunciato“. La motivazione è sempre quella: “Queste parole istigano all’odio.”. Che anime sensibili.

Sembrerebbe che la nostra stampa presti un’attenzione particolare a non urtare la sensibilità dei lettori e, soprattutto, ad evitare accuratamente qualunque parola, termine, frase o immagine che possa in qualunque modo provocare sentimenti di odio. Sarà così? Vediamo. Se andassimo a scovare sui media tutti i messaggi, i titoli, le frasi, i riferimenti che potrebbero istigare all’odio, sarebbe un lavoro immane, senza fine. Allora facciamo ancora due soli esempi, proprio riferiti alle testate sopra citate: L’Unitàil Fatto quotidiano.

Questa vignetta comparve nel 2008 su “Emme“, l’inserto del lunedì de L’Unità, diretta allora da Concita De Gregorio, quella che ha sempre l’aria afflitta da Madonna addolorata e che, pertanto, si deduce abbia una sensibilità enorme ed una particolare attenzione a non offendere nessuno e, ancor meno, a pubblicare qualcosa che possa essere di stimolo all’odio.  Ma allora questa vignetta di Mauro Biani, con un ragazzo che minaccia di sparare al ministro Renato Brunetta, cos’è? Un invito alla pace ed alla fratellanza universale? Una dichiarazione d’amore per Brunetta? Questo non potrebbe incitare all’odio e, magari, istigare qualcuno poco equilibrato a mettere davvero in atto ciò che si vede nella vignetta? Oppure davvero all’Unità pensano che mostrare un tale che spara a Brunetta sia meno pericoloso di un titolo di Libero che definisce bastardi quelli che bastardi lo sono davvero, perché hanno fatto una strage,  e islamici lo sono pure, senza alcun dubbio, perché agiscono in nome del profeta urlando “Allah è grande”? Forse sì, visto che per loro questa è satira e dovrebbe essere divertente. Che strane convinzioni hanno all’Unità. Del resto è risaputo che da quelle parti la morale è doppia; la si usa secondo le circostanze e la convenienza.

Vediamo un altro esempio di giornalisti che si scandalizzano per il titolo di Belpietro, quelli che sono attentissimi ad evitare qualunque possibile causa di istigazione non solo all’odio, ma anche ad una semplice innocua antipatia. Parliamo di Marco Travaglio, quello che in TV dall’amico Santoro, apriva il breviario e leggeva la sua omelia settimanale con inclusa morale conclusiva dal suo “Vangelo secondo Marco“…Travaglio, ovvio . A dicembre 2009 in Piazza Duomo tale Tartaglia lanciò in faccia a Berlusconi una pesante miniatura del Duomo procurandogli varie lesioni. Si scatenarono i commenti sulla stampa. Alcuni denunciavano il fatto che l’aggressione fosse il risultato di una continua campagna di odio messa in atto dalla stampa. Altri, per non riconoscere le proprie responsabilità, spiegarono l’aggressione col fatto che Berlusconi era un “provocatore”, che era lui a scatenare l’odio, che era lui, come affermava Di Pietro,  che “istigava alla violenza”,   e che in fondo “se l’era cercata“. Se invece che Berlusconi avessero colpito un esponente di sinistra, le reazioni sarebbero state di tutt’altro tono; ma non divaghiamo.

Travaglio, uomo tutto d’un pezzo che non conosce mezze misure e che grazie agli articoli e libri contro Berlusconi deve in gran parte le sue fortune come giornalista e scrittore,  andò anche oltre e non solo non condannò l’aggressione di Tartaglia, ma rivendicò il proprio diritto a odiare Berlusconi. Ecco cosa scriveva il nostro evangelista santoriano: “Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?” (Si può volere la morte di un politico“). E ancora “Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio.”. E per giustificare il suo odio accusa Berlusconi di essere il personaggio più violento visto nella politica italiana: “Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana.”. Eh, esagerato! (Qui l’articolo completo: “La politica non prevede la categoria del sentimento“). Chiaro? Roba da far invidia ai più spietati criminali della storia, ad Al Capone, Dillinger, Jack the ripper, Adolfino sette bellezze in arte Führer, il grande padre Stalin e via criminalizzando. Al suo confronto l’ex terrorista D’Elia, quello che è finito in Parlamento a fare il segretario del Presidente della Camera Bertinotti, era un mansueto ed innocente agnellino. E Francesco Caruso l’antagonista che era presente ovunque ci fossero disordini di piazza, barricate e scontri violenti con la polizia, eletto in Parlamento con Rifondazione comunista, era un  pacifista e attivista della non violenza.

Si può arrivare a questo livello di odio personale e dichiararlo pubblicamente sulla stampa senza alcuna conseguenza? Quelle parole istigano all’odio, oppure sono un messaggio di affetto? Dov’erano allora gli indignati di oggi? Ma la domanda è questa: perché odiare apertamente e dichiaratamente Berlusconi è un diritto e dire, come ha fatto Calderoli, che la Kyenge ricorda un orango è reato, si viene denunciati e si pagano i danni? Perché Travaglio rivendica il diritto a odiare senza che nessuno lo condanni, e se solo ci si azzarda non a odiare, ma anche solo a guardare storto  negri, gay e stranieri, si viene accusati di omofobia, xenofobia e razzismo e, se dovesse passare il ddl Scalfarotto, si rischiano pesanti sanzioni e perfino la galera? C’è una logica in questa morale? No, non c’è, è quella che chiamo “morale col timer“, che si accende e si spegne a comando, secondo le circostanze e la convenienza. Travaglio può odiare, gli altri no. Questa è la morale sinistra, in tutti i sensi.

E questi poi si scandalizzano per quel titolo di Libero? Suona talmente falso, in malafede, ipocrita e moralmente deplorevole, che Antonio Polito, giornalista e direttore del Riformista (oggi scrive sul Corriere), invitato da Santoro a partecipare ad una puntata di Annozero dedicata proprio all’aggressione di Milano, declina l’invito e ne spiega le ragioni in un pezzo sul suo giornale. L’articolo non più raggiungibile in rete, fu però ripreso dal sito Dagospia “Polito rigetta l’invito di Annozero”. Ecco l’incipit: “Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.”. Ed in riferimento alle frasi sopra riportate sul diritto all’odio, continua: “Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.”. Se ci fosse una logica nel moralismo della sinistra, dovrebbe essere stato Travaglio ad essere condannato fermamente ed escluso da Annozero e dalla TV, e non Polito a rinunciare a partecipare. Ma in quel caso l’Ordine dei giornalisti, sempre attento anche all’uso della terminologia (non si può dire clandestino, zingaro, nomade; sono offensivi), non ha avuto niente da dire.

Gli esempi di moralismo ambivalente sono all’ordine del giorno e costellano l’intera storia della nostra Repubblica, prima e seconda. E benché sia una caratteristica umana abbastanza diffusa,  è la sinistra che eccelle in quest’arte e ne fa un uso costante, scientifico; è la loro specialità, da sempre.  Ce l’hanno nel Dna, è una peculiarità storica. Per la sinistra non esiste una verità obiettiva; esiste una lettura della realtà che varia secondo la convenienza. Diceva Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito“. Ecco, quella era ed è tuttora la morale della sinistra. Ma non bisogna dirlo; si offendono.

E’ un insulto aver definito quei criminali “Bastardi islamici“? Allora vediamo un altro esempio illuminante di ciò che intendono a sinistra per insulto e di come ciò che conta non sia l’insulto in sé, ma chi lo pronuncia.

La ragazza nell’immagine a lato è Dacia Valent, per anni militante di sinistra, prima nel PCI poi in Rifondazione comunista, eurodeputata, convertitasi all’islam, fondò la IADL ( Islamic Anti-Defamation League) per tutelare le persone di fede islamica. Morta nel 2015 dopo una vita piuttosto burrascosa, sia in ambito politico che familiare. In occasione della morte di Oriana Fallaci commentò sul suo blog con questo titolo “Tumore 1 – Oriana 0“. E già questo la dice lunga sul rispetto umano e la sensibilità di questa persona. Ma in quel tempo insultare la Fallaci era all’ordine del giorno. Oggi, dopo la tragedia di Parigi, in molti cominciano a rivalutarla,  riconoscendo che sul pericolo islamico aveva ragione. Uno per tutti, Pigi Battista sul Corriere (“Scusaci Oriana, avevi ragione“), la ricorda citando un passo famoso: “Intimiditi dalla paura di andar controcorrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.“.

Allora era il bersaglio preferito della sinistra. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere un’attrice comica, faceva la parodia della Fallaci inviata di guerra, indossando un elmetto; e la insultava augurandole che le venisse un cancro. Non sapendo, o fingendo di non sapere, che il cancro Oriana lo aveva già. Quanta sensibilità e rispetto per le persone, per la malattia e per il dolore. Questi personaggi che bazzicano a sinistra, specie se sono intellettuali, sono così sensibili che evitano di usare parole che possono avere un significato spregiativo, come negri, zingari, clandestini. In compenso possono tranquillamente odiare Berlusconi e sperare che crepi presto, o augurare un cancro alla Fallaci. Ma se gli insulti vengono da sinistra non sono insulti; loro li chiamano satira. Ecco, se vuoi capire la sinistra devi imparare il loro linguaggio, che non sempre corrisponde a quello comune.

Nei confronti di Oriana Fallaci, colpevole di aver scritto dei libri che mettevano in guardia contro l’islamizzazione dell’Europa (cosa che si sta verificando), ci furono insulti e offese da parte di tutti gli esponenti del culturame di sinistra; era una gara a chi la insultava più pesantemente. A Firenze organizzarono un corteo per protestare contro di lei e contro i suoi libri. In prima fila Dario Fo e la sua degna consorte Franca Rame la quale, salita sul palco, inveì contro la Fallaci, urlando che con i suoi libri istigava all’odio, che lanciando allarmi contro il pericolo islamico diffondeva il terrore; e “chi diffonde il terrore è terrorista“, concludeva con una logica tutta sua, riscuotendo gli applausi della piazza.  Questo era l’atteggiamento dei sinistri di allora. Forse quegli stessi che oggi cominciano a pensare che Oriana avesse ragione.

Ma, come ho detto spesso, a sinistra hanno i riflessi lenti, sono duri di comprendonio, hanno bisogno di tempo per capire gli errori. Per capire l’errore e l’orrore, la tragedia, la devastazione economica e morale di un’intera grande nazione come la Russia, ed i milioni di vittime  della rivoluzione d’ottobre, hanno impiegato 70 anni. Ecco, questa è la misura dei loro tempi di reazione. Quindi i terroristi non erano quelli delle Torri gemelle, la terrorista era Oriana.  Questo dicevano ed urlavano le anime belle della sinistra. Davano della terrorista alla Fallaci perché metteva in guardia contro il pericolo islamico. Ma per i nostri moralisti ambivalenti, chiamarla allora “terrorista” o augurarle un cancro, era meno grave di quanto lo sia oggi definire “bastardi islamici” i terroristi parigini. Basta intendersi. Chissà quanto impiegheranno per rendersi conto del tragico errore che è il buonismo terzomondista e l’apertura delle frontiere a tutti i disperati del mondo. Ma certo, quando lo capiranno, troveranno mille pretesti per giustificarsi e scaricare ogni responsabilità.

Quando a gennaio 2015 morì la nostra comunista musulmana, qualcuno la ricordò con questo montaggio, riportando delle espressioni non proprio gentili nei confronti degli italiani. Adesso bisognerebbe spiegare perché per i comunisti di oggi dire “Bastardi islamici” è un gravissimo insulto, ma per i comunisti di ieri dire “Italiani bastardi, italiani di merda” non lo è. E, soprattutto, perché nessuno allora denunciò la Valiant chiedendo danni morali e materiali, come ha fatto Maso Notarianni nei confronti di Belpietro. E magari si fosse limitata a quegli insulti; è andata oltre, l’elenco è lungo ed è riportato in un post che pubblicò il 10 gennaio 2008 sul suo sito, oggi chiuso. Ma gli insulti, che venivano spesso ripresi in rete, erano così pesanti che qualcuno pensò che si trattasse di una bufala e chiese ad un sito specializzato nello scovare e smascherare bufale in rete (Bufale.net), di accertare la correttezza delle affermazioni della Valiant. Nonostante il sito sia chiuso da tempo, grazie al lavoro dello staff di Bufale.net, è stato possibile recuperare l’intero testo che si può leggere al link appresso (Se siete di stomaco forte potete azzardarvi a leggere l’intero articolo. Ma bisogna stare attenti, ci sono più insulti che virgole): “Dacia Valent: notizia vera“.

Breve riassunto degli insulti riportati: “Italiani di merda, italiani bastardi (questa è solo la presentazione, il titolo)…Perlasca un fascista di merdame ne fotto degli italiani bianchi e cristiani...Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…Brutti come la fame…volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie…Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità…marci siete e marci rimarrete …coglioni…i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi…quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali…Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti…schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana…zecche e pulci come voi…quei maiali dei vostri vecchi…cani bastardi…italiani bastardi, italiani di merda.”. Non male, in confronto a questa Belpietro è un santo.  Ma siccome la “signora” era di sinistra, questi non sono insulti, sono solo un accorato sfogo personale contro la società corrotta. Amen.

Ma non finisce qui. Sarà bene riportare anche un altro esempio di come le reazioni siano diverse rispetto agli insulti e la fonte da cui provengono. E qui bisogna citare anche il Papa. Subito dopo  l’altra strage parigina dei redattori di Charlie Hebdo, disse: “Se offendete la mia mamma aspettatevi un pugno in faccia.” (Papa, pugni e kalashnikov). Più chiaro di così non poteva essere; se tu mi offendi è naturale che io risponda all’offesa, anche con la violenza (perché un pugno non è una carezza). E se è naturale è giusto; lo dice il Papa. Quindi, considerato che le vignette offendevano l’islam, la reazione violenta è giustificata, a costo di fare una dozzina di morti. Ho detto spesso che questo Papa parla troppo, spesso a sproposito e forse non si rende conto di quello che dice, degli effetti delle sue parole e di come possano essere interpretate o travisate. Ma una cosa è chiara, non si possono offendere i musulmani, né con affermazioni, né con vignette che possono recare offesa al profeta, ai suoi seguaci, e provocare reazioni violente. Bene, abbiamo capito, i musulmani sono molto sensibili, suscettibili, meglio non provocarli perché per un nonnulla si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco, è lo stesso. Ai cristiani, invece, gli si può fare di tutto; porgono sempre l’altra guancia.

Ed ora vediamo quest’altra vignetta, ancora da Charlie Hebdo. Raffigura la Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Non precisamente rappresentate secondo l’iconografia classica. Se dovessimo prendere alla lettera ciò che dice il Papa, da buoni cristiani dovremmo sentirci offesi da questa vignetta blasfema. E, sempre secondo le indicazioni papali, dovremmo reagire con un pugno. Invece non è successo niente. Nessuno ha protestato per questo “insulto”, nessuno ha preso le armi, nessuno ha denunciato i vignettisti; nemmeno il Papa. Ora, il solito pignolo potrebbe osservare che il Papa ha detto che reagisce se offendono la sua mamma, ma questa vignetta non prende di mira la madre, ma il Padre. Ergo, non è da considerare offensiva ed ecco perché il Papa non si sente offeso e non reagisce. Sì, deve essere questa la spiegazione. Ecco perché i cristiani si possono insultare in ogni modo possibile, si possono ammazzare, incendiare le chiese (meglio se con i cristiani dentro), si possono fare vignette blasfeme di ogni genere, tanto non ci offendiamo, anzi, le consideriamo espressione della libertà di stampa; sono satira. Ma guai ad accennare anche lontanamente a qualcosa che riguardi i musulmani. Ecco perché questa vignetta sulla Trinità è “satira”, ma quelle su Maometto sono un insulto. Ecco perché Valiant può dire “italiani bastardi, italiani di merda” e non succede niente, ma se Belpietro titola “bastardi islamici” succede il finimondo, lo denunciano e chiedono pure i danni morali e materiali. Quali siano poi questi danni morali e materiali non è chiaro, ma sono certo che ci sarà un giudice che saprà individuarli.

Non è un titolo come quello di Libero che istiga all’odio. E’ come accusare qualcuno per nascondere le proprie magagne. Se in Italia c’è qualcuno che istiga all’odio, e lo fa da sempre, è proprio la sinistra che si nutre di odio nei confronti degli avversari che considera nemici da combattere, da abbattere, da eliminare. La principale fonte di odio è quel Partito comunista che ha sempre fondato la propria battaglia politica e propagandistica sulla lotta di classe che, tradotta in pratica, significa odio di classe; l’odio è connaturato all’ideologia marxista. E su quest’odio hanno sempre diviso l’Italia e gli italiani. Una volta il nemico da combattere era la DC, era Moro, era Andreotti, i fascisti poi è stato Berlusconi, Bossi, Salvini o quei pochi giornalisti che non fanno parte del coro della stampa di regime che canta all’unisono le litanie del pensiero unico della sinistra.

Ma l’odio e la violenza non sono prerogative proprie della lotta politica. L’istigazione all’odio e alla violenza noi la riceviamo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, internet. E qui bisognerebbe aprire un altro triste e tragico capitolo; quello degli effetti devastanti dei mass media sulla società. Altro che “Bastardi islamici”. Gli insulti gravi sono altri  e ben più dannosi del titolo di un quotidiano. Senza tornare troppo indietro, solo una settimana fa, prima della strage di Parigi, a proposito di un altro insulto che ha fatto scalpore e suscitato polemiche, il termine “ebreaccio” detto da Tavecchio (che animi sensibili abbiamo in Italia, si offendono per un niente, per una parola, una battuta anche ironica, specie se riguarda ebrei, musulmani, gay o zingari). dicevo che gli insulti che fanno male non sono quelli, sono altri, ben più gravi: “Razzismo, ebrei e censura“. Altri post sull’argomento sono riportati nella colonna a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza“.

Vedi:

- Popper: Tv e violenza (video intervista)

- Ti odio, ti ammazzo

- AdolesceMenza

- Il mondo visto dalle mutande

- Il Papa ha ragione

- Pane, sesso e violenza

- Quando i bambini fanno “Ahi”

- Manicomio Italia

Parigi, day after bis

di , 16 Novembre 2015 08:07

Come scrivevo due giorni fa nel post “Parigi e le stalle chiuse“,  da due giorni non si parla d’altro che della strage di Parigi. Praticamente i canali televisivi trasmettono, mattina pomeriggio e sera.,  lo stesso talk show a reti quasi unificate, e si ha l’impressione che gli ospiti (più o meno sempre le stesse facce che saltano da uno studio all’altro) praticamente bivacchino negli studi televisivi. E se ne sentono di tutti i colori. Analizzare i loro discorsi sarebbe lungo e noioso, visto che si ripetono come messaggi da segreteria telefonica. Ormai fanno più pena che rabbia. Ma ciò che lascia stupiti è il fatto che queste tragiche circostanze diano la possibilità a chiunque di esprimersi e di dire le sciocchezze più mastodontiche (e spesso autentiche cazzate madornali, tanto per usare un eufemismo), condite con una buona dose di ipocrisia e rispettose della disciplina di partito, di sagrestia o di moschea, e che tutto sia giustificato dal pluralismo e dalla libertà di espressione. Allora mi viene in mente un post di gennaio scorso, subito dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo.

Tanto vale riproporlo per intero, senza cambiare una virgola, perché si adatta perfettamente, purtroppo, anche a questo secondo  ”day after” parigino. Da “Je suis Charlie” a “Je suis Paris“, non è cambiato quasi niente: cambia  solo lo slogan ed i nomi dei morti. Ma la Francia e l’Europa, sembrano non rendersi conto della gravità della situazione. Dopo ogni tragedia, come la strage di Charlie Hebdo o l’esplosione di violenza devastatrice nelle banlieue parigine,  si fanno dichiarazioni di circostanza, cortei, fiaccolate, solita passerella di autorità che esprimono solidarietà e posano per la foto di gruppo, e poi tutto procede come prima. Lo ricordava anche di recente, il 26 ottobre scorso, quasi come un tragico presagio di ciò che stava per succedere, questo articolo del Corriere.it: “Francia, le banlieue 10 anni dopo la crisi: non è cambiato niente.“.

Voltaire e l’islam (19 gennaio 2015)

La libertà di espressione deve essere garantita sempre e comunque, oppure ci sono casi in cui si possono porre dei limiti alla libertà? Ci sono argomenti tabù o  personaggi intoccabili? Ed è giusto, come affermano convintamente gli strenui difensori del famoso motto di Voltaire, battersi fino alla morte per garantire a tutti il diritto di esprimere le proprie idee? Questo è uno dei punti oscuri ed ancora irrisolti delle solenni dichiarazioni di principi, più o meno universali, che sono alla base della democrazia e della società moderna.  Sinceramente, qualche dubbio l’ho sempre avuto.

Bisogna garantire la libertà di espressione anche al nemico ed a chi, con le sue idee,  può mettere a rischio lo stesso principio di libertà, minare la democrazia e limitare o vietare la libera espressione del pensiero?    E’ giusto garantire la libertà di espressione a chi quella libertà non la riconosce e vuole negarla? Bisognerebbe chiarirsi le idee una volta per tutte, perché se ci sono casi in cui quella libertà è limitata o sospesa, allora bisognerebbe dirlo chiaro e tondo, senza fraintendimenti, ambiguità e distinguo di comodo, e stabilire inequivocabilmente quali sono questi limiti. Ma soprattutto bisognerebbe, per evitare equivoci, rivedere, correggere ed integrare il famoso motto di cui vanno tanto fieri i liberi pensatori. Ricordo che quando lessi per la prima volta quel pensiero di Voltaire, rimasi perplesso e, storcendo il naso, pensai che vi era qualcosa di contorto e contradditorio  in quell’affermazione. E perfino di pericoloso, sia per il significato, sia per le conseguenze della sua applicazione pratica. E’ una bella frase ad effetto. Ma non sempre le belle frasi sono anche giuste, vere e condivisibili. Spesso sono solo belle.

Altrimenti, se non si chiarisce molto bene il concetto e tutte le sue possibili implicazioni, possono crearsi spiacevoli  fraintendimenti con conseguenze poco piacevoli. Per esempio, giusto pochi giorni fa, nella Francia culla dell’illuminismo e del genio nazionale Voltaire,  milioni di francesi, con in testa  il presidente Hollande (ma il corteo era a debita distanza: vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganno“),  sono scesi in piazza per protestare contro il terrorismo e per riaffermare il diritto alla completa libertà di espressione e di satira. Non avevano ancora finito di sfilare che  il comico Dieudonné, già sotto osservazione per antisemitismo, lancia un tweet in cui, contrariamente allo slogan “Je suis Charlie“, simbolo della manifestazione parigina, scrive “Je suis Coulibaly“.  In barba alla sbandierata libertà di satira, è stato subito fermato dalla polizia, arrestato e poi rilasciato in attesa del processo. Ma non è il solo, migliaia di altri messaggi simili sono comparsi sui social network di vari paesi, specie musulmani, inneggiando ai terroristi ed alla strage. A Milano un musulmano, intervistato sulla strage del giornale francese definisce “12 cani” le vittime (intervista mostrata nell’ultima puntata di Quinta colonna). E sono convinto che non sia il solo a festeggiare per l’attentato. Magari non lo dicono apertamente per paura di conseguenze, ma di certo lo pensano. E non succede nulla.

Nei paesi musulmani più che attestati di condanna per l’attentato, a parte qualche dichiarazione ufficiale di facciata, si leggono  messaggi contro Charlie Hebdo e dichiarazioni di solidarietà e di ammirazione verso i terroristi.   La stessa televisione araba Al Jazeera, per salvaguardare l’immagine dell’islam,  ha dato disposizione ai giornalisti di minimizzare la strage (Lo slogan “Je suis Charlie” è alienante). Ma in diversi paesi musulmani (Pakistan Algeria, Siria, Giordania, Nigeria, Yemen) ci sono state vere manifestazioni di protesta non contro la strage ed il terrorismo, ma contro Charlie Hebdo, con scontri violenti e feriti, bruciando le bandiere francesi ed esponendo cartelli di solidarietà ai terroristi, come quello a lato.

In Niger le violente proteste contro Charlie Hebdo hanno causato una decina di morti, sono state incendiate 45 chiese, una scuola cristiana ed un orfanotrofio (le vittime erano all’interno delle chiese o nei locali vicini dati alle fiamme), sono state assaltate sedi della polizia e si contano un centinaio di feriti (Niger, a fuoco le chiese). Ad Istanbul, in Turchia, un centinaio di manifestanti sono scesi in piazza a sostegno dei terroristi, al grido di “Siamo tutti Kouachi“, A Grozny, in Cecenia, sono scese in piazza a protestare contro le vignette francesi 800.000 persone (il 60% della popolazione). Il Parlamento del Pakistan ha condannato la pubblicazione delle nuove vignette pubblicate nell’ultimo numero del settimanale ed il senato ha proposto di portare il caso a Bruxelles e di considerare l’islamofobia come reato. Mentre il ministro per gli affari religiosi ha chiesto ai paesi arabi di condannare le vignette blasfeme (VediLa rabbia dei musulmani, bandiere bruciate e scontri“).

Chiaro? Non manifestano contro il terrorismo, gli attentati e la strage, ma contro il settimanale satirico, contro le vignette e, in pratica, contro la tanto cara (a noi e a Voltaire) libertà di espressione. Allora è evidente che quella che noi consideriamo una conquista irrinunciabile della nostra cultura ed uno dei principi fondamentali della democrazia, non è un principio universale, visto che i paesi musulmani non lo condividono affatto, anzi lo considerano un reato. E ancora non abbiamo capito che islam e mondo occidentale sono incompatibili ed inconciliabili? Ma cosa devono fare e dire ancora per farcelo capire?

Eppure sono fatti che dovrebbero essere noti. Ne accennavo già 9 anni fa in un post del 10 agosto 2006 (Islam e diritti umani), in cui ricordavo come i paesi islamici non abbiano mai sottoscritto la tanto decantata “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948. Tanto universale non è, se più di un miliardo di persone nel mondo non la riconoscono. Infatti, solo nel 1981 è nata la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” che, ispirandosi alla legge islamica, differisce in maniera sostanziale dalla “Carta” del 1948. Ma non soddisfatti, nel 1990 hanno voluto ribadire il concetto, per i “dummies” che ancora non avessero capito, ed hanno messo a punto una definitiva “Dichiarazione del Cairo dei diritti umani dell’islam“, sostanzialmente basata sulla Sharia, l’unica legge riconosciuta dai musulmani.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani“, e della libertà di espressione,  una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello di chi i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente subordinati alla legge islamica? Come si fa a mettere sullo stesso piano milioni di persone che sfilano a Parigi a sostegno della libertà di espressione e milioni di persone che manifestano nei paesi musulmani contro quella libertà? Ma davvero siamo così ciechi da non vedere la completa e totale inconciliabilità delle posizioni?

E cosa direbbe oggi Voltaire? Sarebbe pronto, a costo della vita, a difendere il diritto dei musulmani a bruciare le bandiere francesi ed inneggiare ai terroristi che fanno una strage perché si sentono offesi dalla satira?  Ne dubito, come ho sempre dubitato della validità di quel motto (e gli ultimi tragici eventi confermano tutti i miei dubbi di allora). Anzi, credo che, male interpretato, mal digerito e male applicato,  quel pensiero abbia procurato più danni che benefici. E’ un paradosso, un “bug di sistema” che mina alla radice la democrazia: non si può consentire libertà di espressione a chi opera per abolire quella libertà e crea presupposti che mettono a rischio la sicurezza e la convivenza sociale. Questo è il problema irrisolto della nostra democrazia. La sciagurata idea secondo la quale, per alcuni, “libertà” significa che tutti sono liberi di  fare tutto non è nemmeno anarchia, come potrebbe sembrare, è idiozia pura.

Per concludere mi permetto due citazioni. La prima è una battuta di  Jacques Prévert, presa da “L’amore e altro“, una raccolta di “aforismi per una vita libera“, perfettamente in tema e che sembra una risposta proprio al celebre motto del suo conterraneo Voltaire. Eccola, sembra ironica, ma c’è al fondo una logica inattaccabile : “Tutte le opinioni sono rispettabili. Benissimo. E’ lei a dirlo. Io, invece, dico il contrario. E’ la mia opinione: la rispetti, dunque.”

La seconda citazione è di un autore quasi sconosciuto ai più, purtroppo, Andrea Emo Capodilista, scrittore e filosofo, scomparso nel 1983. Quasi sconosciuto perché non inquadrato nel novero degli intellettuali organici al sistema, alla cultura, al  regime ed al pensiero unico dominante; colpa gravissima che ne determina l’oscuramento culturale.  Per ironia della sorte, venne “scoperto” e rivalutato proprio da un filosofo “di sinistra”, Massimo Cacciari. Alcuni suoi pensieri sono stati pubblicati di recente qui: “Quando il popolo è massa chiunque può essere duce“.

Ecco un suo pensiero sulla libertà di espressione: “Teorie liberali – Io devo lottare perché il mio vicino possa esprimere, cioè far valere, un’opinione diversa dalla mia. Ma, poiché nel caso della lotta politica, la diversità di opinioni si riferisce all’essenza delle cose, alle radici, ai fondamenti, io devo lottare perché il mio vicino possa far valere un’opinione radicalmente diversa dalla mia. Cioè, posso far valere l’opinione che egli non ammette che altri possa avere un’opinione diversa dalla sua. Pertanto, se io lotto perché egli possa far valere un’opinione di questo genere, io suicido me e suicido le mie idee; cioè, in questo caso, il mio liberalismo. E allora, per far valere le mie opinioni liberali, devo combattere, cioè abbattere il mio vicino che ha delle opinioni illiberali (cioè opinioni diverse dalla mia). E anche in questo caso io uccido (cioè suicido) il mio liberalismo. Quindi, in ogni modo, il paradosso liberale, se sviluppato, arriva allo scacco matto.”.

Chiaro? Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

 

 

Voltaire e l’islam

di , 19 Gennaio 2015 21:11

La libertà di espressione deve essere garantita sempre e comunque, oppure ci sono casi in cui si possono porre dei limiti alla libertà? Ci sono argomenti tabù o  personaggi intoccabili? Ed è giusto, come affermano convintamente gli strenui difensori del famoso motto di Voltaire, battersi fino alla morte per garantire a tutti il diritto di esprimere le proprie idee? Questo è uno dei punti oscuri ed ancora irrisolti delle solenni dichiarazioni di principi, più o meno universali, che sono alla base della democrazia e della società moderna.  Sinceramente, qualche dubbio l’ho sempre avuto.

Bisogna garantire la libertà di espressione anche al nemico ed a chi, con le sue idee,  può mettere a rischio lo stesso principio di libertà, minare la democrazia e limitare o vietare la libera espressione del pensiero?    E’ giusto garantire la libertà di espressione a chi quella libertà non la riconosce e vuole negarla? Bisognerebbe chiarirsi le idee una volta per tutte, perché se ci sono casi in cui quella libertà è limitata o sospesa, allora bisognerebbe dirlo chiaro e tondo, senza fraintendimenti, ambiguità e distinguo di comodo, e stabilire inequivocabilmente quali sono questi limiti. Ma soprattutto bisognerebbe, per evitare equivoci, rivedere, correggere ed integrare il famoso motto di cui vanno tanto fieri i liberi pensatori. Ricordo che quando lessi per la prima volta quel pensiero di Voltaire, rimasi perplesso e, storcendo il naso, pensai che vi era qualcosa di contorto e contradditorio  in quell’affermazione. E perfino di pericoloso, sia per il significato, sia per le conseguenze della sua applicazione pratica. E’ una bella frase ad effetto. Ma non sempre le belle frasi sono anche giuste, vere e condivisibili. Spesso sono solo belle.

Altrimenti, se non si chiarisce molto bene il concetto e tutte le sue possibili implicazioni, possono crearsi spiacevoli  fraintendimenti con conseguenze poco piacevoli. Per esempio, giusto pochi giorni fa, nella Francia culla dell’illuminismo e del genio nazionale Voltaire,  milioni di francesi, con in testa  il presidente Hollande (ma il corteo era a debita distanza: vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganno“),  sono scesi in piazza per protestare contro il terrorismo e per riaffermare il diritto alla completa libertà di espressione e di satira. Non avevano ancora finito di sfilare che  il comico Dieudonné, già sotto osservazione per antisemitismo, lancia un tweet in cui, contrariamente allo slogan “Je suis Charlie“, simbolo della manifestazione parigina, scrive “Je suis Coulibaly“.  In barba alla sbandierata libertà di satira, è stato subito fermato dalla polizia, arrestato e poi rilasciato in attesa del processo. Ma non è il solo, migliaia di altri messaggi simili sono comparsi sui social network di vari paesi, specie musulmani, inneggiando ai terroristi ed alla strage. A Milano un musulmano, intervistato sulla strage del giornale francese definisce “12 cani” le vittime (intervista mostrata nell’ultima puntata di Quinta colonna). E sono convinto che non sia il solo a festeggiare per l’attentato. Magari non lo dicono apertamente per paura di conseguenze, ma di certo lo pensano. E non succede nulla.

Nei paesi musulmani più che attestati di condanna per l’attentato, a parte qualche dichiarazione ufficiale di facciata, si leggono  messaggi contro Charlie Hebdo e dichiarazioni di solidarietà e di ammirazione verso i terroristi.   La stessa televisione araba Al Jazeera, per salvaguardare l’immagine dell’islam,  ha dato disposizione ai giornalisti di minimizzare la strage (Lo slogan “Je suis Charlie” è alienante). Ma in diversi paesi musulmani (Pakistan Algeria, Siria, Giordania, Nigeria, Yemen) ci sono state vere manifestazioni di protesta non contro la strage ed il terrorismo, ma contro Charlie Hebdo, con scontri violenti e feriti, bruciando le bandiere francesi ed esponendo cartelli di solidarietà ai terroristi, come quello a lato.

In Niger le violente proteste contro Charlie Hebdo hanno causato una decina di morti, sono state incendiate 45 chiese, una scuola cristiana ed un orfanotrofio (le vittime erano all’interno delle chiese o nei locali vicini dati alle fiamme), sono state assaltate sedi della polizia e si contano un centinaio di feriti (Niger, a fuoco le chiese). Ad Istanbul, in Turchia, un centinaio di manifestanti sono scesi in piazza a sostegno dei terroristi, al grido di “Siamo tutti Kouachi“, A Grozny, in Cecenia, sono scese in piazza a protestare contro le vignette francesi 800.000 persone (il 60% della popolazione). Il Parlamento del Pakistan ha condannato la pubblicazione delle nuove vignette pubblicate nell’ultimo numero del settimanale ed il senato ha proposto di portare il caso a Bruxelles e di considerare l’islamofobia come reato. Mentre il ministro per gli affari religiosi ha chiesto ai paesi arabi di condannare le vignette blasfeme (VediLa rabbia dei musulmani, bandiere bruciate e scontri“).

Chiaro? Non manifestano contro il terrorismo, gli attentati e la strage, ma contro il settimanale satirico, contro le vignette e, in pratica, contro la tanto cara (a noi e a Voltaire) libertà di espressione. Allora è evidente che quella che noi consideriamo una conquista irrinunciabile della nostra cultura ed uno dei principi fondamentali della democrazia, non è un principio universale, visto che i paesi musulmani non lo condividono affatto, anzi lo considerano un reato. E ancora non abbiamo capito che islam e mondo occidentale sono incompatibili ed inconciliabili? Ma cosa devono fare e dire ancora per farcelo capire?

Eppure sono fatti che dovrebbero essere noti. Ne accennavo già 9 anni fa in un post del 10 agosto 2006 (Islam e diritti umani), in cui ricordavo come i paesi islamici non abbiano mai sottoscritto la tanto decantata “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948. Tanto universale non è, se più di un miliardo di persone nel mondo non la riconoscono. Infatti, solo nel 1981 è nata la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” che, ispirandosi alla legge islamica, differisce in maniera sostanziale dalla “Carta” del 1948. Ma non soddisfatti, nel 1990 hanno voluto ribadire il concetto, per i “dummies” che ancora non avessero capito, ed hanno messo a punto una definitiva “Dichiarazione del Cairo dei diritti umani dell’islam“, sostanzialmente basata sulla Sharia, l’unica legge riconosciuta dai musulmani.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani“, e della libertà di espressione,  una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello di chi i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente subordinati alla legge islamica? Come si fa a mettere sullo stesso piano milioni di persone che sfilano a Parigi a sostegno della libertà di espressione e milioni di persone che manifestano nei paesi musulmani contro quella libertà? Ma davvero siamo così ciechi da non vedere la completa e totale inconciliabilità delle posizioni?

E cosa direbbe oggi Voltaire? Sarebbe pronto, a costo della vita, a difendere il diritto dei musulmani a bruciare le bandiere francesi ed inneggiare ai terroristi che fanno una strage perché si sentono offesi dalla satira?  Ne dubito, come ho sempre dubitato della validità di quel motto (e gli ultimi tragici eventi confermano tutti i miei dubbi di allora). Anzi, credo che, male interpretato, mal digerito e male applicato,  quel pensiero abbia procurato più danni che benefici. E’ un paradosso, un “bug di sistema” che mina alla radice la democrazia: non si può consentire libertà di espressione a chi opera per abolire quella libertà e crea presupposti che mettono a rischio la sicurezza e la convivenza sociale. Questo è il problema irrisolto della nostra democrazia. La sciagurata idea secondo la quale, per alcuni, “libertà” significa che tutti sono liberi di  fare tutto non è nemmeno anarchia, come potrebbe sembrare, è idiozia pura.

Per concludere mi permetto due citazioni. La prima è una battuta di  Jacques Prévert, presa da “L’amore e altro“, una raccolta di “aforismi per una vita libera“, perfettamente in tema e che sembra una risposta proprio al celebre motto del suo conterraneo Voltaire. Eccola, sembra ironica, ma c’è al fondo una logica inattaccabile : “Tutte le opinioni sono rispettabili. Benissimo. E’ lei a dirlo. Io, invece, dico il contrario. E’ la mia opinione: la rispetti, dunque.”

La seconda citazione è di un autore quasi sconosciuto ai più, purtroppo, Andrea Emo Capodilista, scrittore e filosofo, scomparso nel 1983. Quasi sconosciuto perché non inquadrato nel novero degli intellettuali organici al sistema, alla cultura, al  regime ed al pensiero unico dominante; colpa gravissima che ne determina l’oscuramento culturale.  Per ironia della sorte, venne “scoperto” e rivalutato proprio da un filosofo “di sinistra”, Massimo Cacciari. Alcuni suoi pensieri sono stati pubblicati di recente qui: “Quando il popolo è massa chiunque può essere duce“.

Ecco un suo pensiero sulla libertà di espressione: “Teorie liberali – Io devo lottare perché il mio vicino possa esprimere, cioè far valere, un’opinione diversa dalla mia. Ma, poiché nel caso della lotta politica, la diversità di opinioni si riferisce all’essenza delle cose, alle radici, ai fondamenti, io devo lottare perché il mio vicino possa far valere un’opinione radicalmente diversa dalla mia. Cioè, posso far valere l’opinione che egli non ammette che altri possa avere un’opinione diversa dalla sua. Pertanto, se io lotto perché egli possa far valere un’opinione di questo genere, io suicido me e suicido le mie idee; cioè, in questo caso, il mio liberalismo. E allora, per far valere le mie opinioni liberali, devo combattere, cioè abbattere il mio vicino che ha delle opinioni illiberali (cioè opinioni diverse dalla mia). E anche in questo caso io uccido (cioè suicido) il mio liberalismo. Quindi, in ogni modo, il paradosso liberale, se sviluppato, arriva allo scacco matto.”.

Chiaro? Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Satira da morire

di , 8 Gennaio 2015 17:12

Si può ridere dei musulmani? Meglio di no, sono molto suscettibili, sensibili, si risentono e si offendono per un nonnulla. Per una vignetta (quelle danesi scatenarono reazioni violente in tutti i paesi arabi), una maglietta con l’effige del profeta (specie se mostrata da Calderoli in TV) o una semplice battuta, si scaldano gli animi, si accendono le coscienze e si scatenano reazioni così focose da incendiare bandiere (danesi, israeliane, americane…), chiese (meglio se con i cristiani dentro), ambasciate, assaltare giornali ed esplodere in reazioni a raffica (specie se raffiche di  kalashnikov).

L’attentato di ieri alla sede del settimanale satirico parigino Charlie Hebdo, che ha causato 12 morti e 11 feriti, rilancia il problema della convivenza fra occidente e musulmani. La satira è solo uno degli aspetti, e nemmeno il più grave, delle incompatibilità fra due culture e due mondi profondamenti diversi. Solo le anime belle della sinistra possono ancora blaterare di società multietnica e multiculturalismo. Altre nazioni, che prima di noi hanno affrontato i temi dell’accoglienza e dell’integrazione, hanno dovuto riconoscere, a distanza di anni, che quel progetto di integrazione e di multiculturalismo è drammaticamente fallito. Ne parlavo nel post precedente “Eurabia news“, quindi non mi ripeterò.

Ma oggi si scatenano anche gli opinionisti del giorno dopo e l’indignazione col timer dei nostri osservatori, giornalisti, politici, intellettuali e strenui difensori della libertà di stampa e dell’art. 21 della Costituzione, quelli che “la satira deve essere libera“. Così in rete si scatenano i messaggi di solidarietà al grido di “Nous sommes tous Charlie” e si rilanciano le vignette incriminate. Già, libertà di satira, ma attenti a scegliere bene l’oggetto della satira, perché se sbagliate bersaglio correte grossi rischi. Ne sa qualcosa Forattini che anni fa venne querelato (con richieste di danni per miliardi di lire) per due vignette su D’Alema (questa a lato) ed il giudice Caselli, del tutto innocue e per niente offensive, quasi ingenue rispetto  alle vignette comparse sul giornale francese. Vedi qui “Satira libera: dipende…”.

E’ incredibile constatare quanta ipocrisia esista nel mondo della cultura, dell’informazione, dello spettacolo. Questa gente si nutre a pane e ipocrisia. Tutta gente che si straccia le vesti per garantire la libertà di pensiero, di stampa e di satira, ma guai a toccarli direttamente. Diventano ipersensibili. Romano Prodi, in piena campagna elettorale nel 2005, diede mandato ai suoi legali di denunciare un sito, e chiederne la chiusura (cosa che avvenne), che pubblicava vignette satiriche, perché aveva “contenuti altamente diffamatori del Partito Politico Uniti per l’Ulivo e del suo leader l’ex Premier Italiano ed ex Presidente della Commissione Europea Prof.Romano Prodi“. Chiaro? Questo è solo un esempio. La satira deve essere libera, ma guai a toccare Prodi, o D’Alema, o Caselli, si offendono. Eppure sono certo che oggi anche il Baffetto velista ed il Mortadella dichiarino la propria solidarietà a Charlie Hebdo e difendano la libertà di satira. Se questa non è ipocrisia cos’è? Vedi “Satira a senso unico, vietata la satira su Prodi“.

Noi, però, non corriamo i rischi dei francesi, sappiamo bene come regolarci e su chi fare satira, Non avremo mai attacchi terroristici alla stampa per vignette sui musulmani. Sappiamo come regolarci e ci autocensuriamo. Satira su tutto, o quasi, ma mai toccare l’islam. E’ una regola che abbiamo imparato presto. Già da una decina d’anni, da quando è cominciata l’invasione di africani e arabi, in gran parte proprio musulmani, abbiamo fatto una piccola modifica al tanto decantato art. 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero. Vale per tutto eccetto che per musulmani, neri, zingari, gay, trans, lesbo e categorie assimilate. Su questi non si può esprimere liberamente la propria opinione perché qualunque affermazione che non sia benevola nei loro confronti viene subito stigmatizzata come offensiva, discriminatoria, xenofoba, razzista e omofoba. Quindi, in questo caso l’art. 21 è momentaneamente sospeso, per il quieto vivere e per evitare guai.

Prova ne sia il fatto che di recente Magdi Cristiano Allam, per aver scritto in passato alcuni articoli in cui critica la religione musulmana e parla del pericolo del fondamentalismo islamico è finito sotto accusa dell’Ordine dei giornalisti ed è stato sottoposto a provvedimento disciplinare (Allam sotto processo. è islamofobo). Non ricordo casi di giornalisti o scrittori messi sotto accusa per aver parlato male del cristianesimo. Sulla Chiesa, il Papa, il cristianesimo, si può dire di tutto e di più, comprese vignette oltraggiose e blasfeme, ma guai a toccare l’islam; ti denunciano per islamofobia. Stesso discorso, naturalmente, vale per la satira. Ne parlavo, a dimostrazione che la questione è vecchia, 8 anni fa nel post che riporto sotto; ci si interrogava allora, a seguito dell’esplosione della rabbia nei paesi arabi in seguito alla pubblicazione delle famose vignette danesi (Vignette sataniche), sulla possibilità di fare satira sull’islam. E’ la conferma di ciò che dico e del fatto che in tanti anni non è cambiato nulla, anzi forse, visti gli ultimi tragici fatti di Parigi, è peggiorata.  Stiamo cominciando a raccogliere i frutti di una scriteriata e fallimentare campagna di accoglienza indiscriminata e di una cultura fondata sul mito del multiculturalismo, della società multietnica, sull’integrazione e sulla convivenza pacifica fra occidente e islam che non solo è impossibile, ma porterà conseguenze tragiche.

Si può ridere dei musulmani? (28 ottobre 2006)

Questo era il titolo della puntata odierna di “Otto e mezzo” di Ferrara su La7. Ospiti in collegamento esterno Lella Costa e Maurizio Crozza. In studio Freccero, autore televisivo, e Khaled Fouad Allam (o qualcosa del genere) deputato in Parlamento nel gruppo dell’Ulivo. Questo signore era ospite anche ieri in un altro dibattito TV ed avantieri pure. Ogni due giorni ve lo trovate in qualche rete TV. Il guaio di questi arabi è che è difficile ricordare i nomi. Hanno sempre una “H” da qualche parte, ma non ti ricordi mai dove sia esattamente. Pazienza. Ultimamente ci sono più islamici nella televisione italiana che non su Al Jazeera. Se non è Fouad Allam è Piccardo, o l’ex ambasciatore Scialoja convertito all’islam, o una certa Patrizia Del Monte, anche lei convertita, e responsabile delle pari opportunità dell’UCOII, o c’è la ragazzina col velo a Porta a Porta, o c’è l’imam di Segrate, o quello di via Jenner a Milano… Insomma, sembra che non si possa fare un programma se non c’è l’ospite islamico di turno.

Bene, c’era anche a “Otto e mezzo“. Quindi è tutto OK. Se qualcuno non sapesse esattamente il significato dell’espressione “Arrampicarsi sugli specchi” dovrebbe farsi dare la registrazione di questa puntata e studiarsela. Capirebbe subito cosa significa quella espressione. Si è detto di tutto, ma nessuno ha risposto alla domanda. Niente di nuovo, è più che normale. E’ ciò che si vede spesso nei dibattiti TV nei quali tutti sono capaci di blaterare per due ore senza mai affrontare il vero problema.

Fuhad Allam la prende larga, come suol dirsi, e parte da lontano, tirando in ballo il “contesto culturale e politico…”. Lella Costa nei suoi pochi interventi insiste sulla necessità di individuare i “codici di comunicazione”. Freccero, noto autore (collaborò anche con Celentano a Rockpolitik), tira in ballo una serie di difficoltà generiche dello spettacolo, dagli autori all’individuazione del pubblico al quale far riferimento, il famoso “target”, chiedendosi chi poi guarderebbe un programma di satira sull’Islam. Ed infine aggiungendo perfino difficoltà varie di fare il “Casting”. Cosa non si riesce a tirare in ballo pur di non rispondere! Crozza, invece, se ne esce, tomo tomo e cacchio cacchio, a dire che lui non fa satira sull’Islam perché è un mondo che “Non conosce…”. Infatti, afferma, si limita a fare satira su Bush, sul Papa. Ed accenna una breve imitazione del Papa che manda in visibilio la conduttrice Luisanna Armeni che continua a sbellicarsi dalle risate. Certo, perché sul Papa si può ironizzare, si può ridicolizzarlo a piacere, ma l’Islam? Eh no, quello Crozza “Non lo conosce…”. Strano. Vuol dire, forse, che fa satira sul Papa e su Bush perché li conosce benissimo? Vanno a colazione insieme? Frequentano con Bush lo stesso circolo del golf? Fa le meditazioni serali insieme a Benedetto XVI? E’ per questo che si permette di sbeffeggiarli? Curioso dover constatare che Crozza conosce bene, e quindi può farli oggetto di satira, sia Bush che il Papa, che forse non ha mai incontrato, né incontrerà mai, e non “conosce” il mondo musulmano che, probabilmente, ha tutti i giorni sotto gli occhi, in TV o nella sua città. Strano, vero?

Già, questo è quello che si chiama “Arrampicarsi sugli specchi“. In realtà, tutta questa gente ha una paura matta di urtare la suscettibilità degli islamici e si guarda bene dal provocarli. Basta ricordare quanto è successo con le famose “Vignette sataniche”; il finimondo. E ancora con le parole male interpretate (intenzionalmente) della lezione del Papa a Ratisbona. Basta ricordare cosa è successo a Teo Van Gogh, accoltellato per aver osato fare un breve film sulla condizione delle donne islamiche. Di recente a Berlino è stata annullata una edizione dell’Idomeneo di Mozart, preoccupati delle possibili ritorsioni islamiche. Ed un professore francese, giusto per aver scritto un articolo critico sull’Islam, è dovuto scappare e nascondersi per evitare gli effetti della solita fatwa. E’ di pochi giorni fa l’altro scontro fra l’imam di Segrate e la Santanché, rea di aver negato che il velo islamico sia una imposizione religiosa. E’ stata accusata pubblicamente in TV di essere falsa, bugiarda e ignorante. E adesso gira con la scorta. Magdi Allam, colpevole di mettere in guardia l’Occidente sul pericolo dell’invasione islamica, vive da anni sotto scorta e sempre sotto minaccia. Questo è il vero motivo per cui non si può ridere dei musulmani. O meglio, non si può fare satira sull’Islam. Altro che “Codici di comunicazione…Contesto culturale…Difficoltà di casting…Mondo che non conosco…” e balle varie!

E come se non bastasse c’è anche un altro piccolo dettaglio da non trascurare. Tutto ciò che in Italia ha a che fare con l’Islam, con l’immigrazione, l’integrazione, le moschee, la tolleranza, ed annessi e connessi, in qualche modo è sotto tutela della cultura di sinistra. E tutto ciò che può essere sgradito alla sinistra non si può fare. O meglio, a rigore si potrebbe anche fare (non c’è alcuna legge che lo vieti), ma diciamo che è preferibile evitare. Così va bene? E’ un concetto che ripeto spesso e che può sembrare azzardato e non rispondente alla realtà, ma è la pura verità. E se stiamo attenti, ogni tanto, casualmente, qualcuno ha il coraggio di ammetterlo. Ma sono casi rari, non fanno notizia e vengono subito dimenticati.

Per esempio, tempo fa Rutelli, in un impeto di onestà, affermò che l’unica cosa che teneva unita la coalizione dell’Unione era “L’antiberlusconismo”. Lo disse in una intervista al TG. Mica mi invento le cose. L’esponente dei Verdi Francescato, ancora in una intervista in TV, a proposito dell’immigrazione ed in contrasto con la posizione di gran parte della sua coalizione, disse che bisognava affrontare il problema tenendo i piedi per terra e che, invece, la sinistra, spesso “Mette l’ideologia al di sopra della realtà.” E brava Francescato. Onestamente è quello che sospettavo da tempo, ma fa piacere che a dirlo sia una esponente dei Verdi, quelli che sono culo e camicia con i comunisti.

Ma a confermare quello che sostengo da tempo ecco che arriva un guru della cultura di sinistra, un mostro sacro, un Nobel che ha fatto della satira il suo regno. Quello che è sceso perfino in piazza per protestare contro le censure sulla satira. Quello che ha sempre dichiarato che la satira deve essere libera, che per sua natura è, e deve essere, contro il potere e bla, bla, bla… Bene, stiamo parlando di Dario Fo. E’ stato ospite alla prima puntata della nuova serie di “Parla con me” della ditta Dandini-Vergassola, in onda su RAI3 la domenica sera.

La stessa Dandini, in apertura della puntata si era mostrata un po’ preoccupata, scherzando sul fatto che loro avevano sempre, fino all’anno scorso, fatto satira sul Governo e chiedendosi cosa avrebbero potuto fare ora che il Governo è cambiato. Già, è quello che mi chiedevo anch’io. E infatti aspettavo proprio di vedere cosa sarebbe successo. Visto che per anni hanno ridicolizzato Berlusconi in tutti i modi possibili, perché era capo del Governo e la satira deve essere contro il potere, ora che il Governo è cambiato se la prenderanno con Prodi?

Ed infatti arriva l’ospite Fo e la prima domanda che Dandini gli pone è proprio questa: “Chi ha il cuore a sinistra può fare satira sulla sinistra?“. Bella domanda. Anche perché, come tutti sanno, i comici nostrani sono quasi tutti di sinistra. E allora ci si chiede cosa faranno adesso che al Governo c’è la sinistra. Ci si aspetterebbe che l’irriducibile difensore della libertà di satira rispondesse confermando la sua posizione, quella per la quale è sceso in piazza, ha organizzato convegni, serate teatrali. E invece? Invece no.

Ecco cosa risponde il nostro giullare Fo: “E’ pericoloso. E’ difficile e pericoloso…” “Oh bella, ma cosa mi dici mai?”, sembra pensare una sbigottita ed incredula Dandini. Già, e chiarisce che è difficile fare satira sulla sinistra perchè il popolo della sinistra non la capisce e non l’accetta. Ed è anche pericoloso perché potrebbe creare problemi di vario genere alla sinistra. Ed allora anche quando vorrebbe prendere di mira fatti e personaggi della sinistra deve rinunciare e “ingoiarsi la battuta“. Conclusione? E’ meglio non farla.

E bravo anche il Nobel Dario Fo che dopo tante giullarate riesce ad essere onesto, almeno una volta, e raccontarla giusta. Chiaro? Contenta Dandini? Ora sai come regolarti. Insomma, potere o non potere, continuate a fare satira su Berlusconi. Questa sì che la sinistra la capisce e l’apprezza. E non crea problemi. Alla faccia della libertà di satira. Alla faccia di chi ci crede. Alla faccia dell’onestà intellettuale. Alla faccia tosta di questi difensori della libertà di satira a senso unico. Alla faccia di bronzo di certi comici che fanno militanza politica mascherata da satira. E stranamente sono sempre sinistri; come gli incidenti.

Tranquillo Crozza, continua anche tu a fare satira solo su chi conosci molto bene, Bush, il Papa, Berlusconi… Gli islamici? No, no, quelli non li conosciamo. Anzi, forse non esistono neanche. Forse sono una leggenda, un falso storico. Si dice che ci siano, ma chi li ha mai visti? Io non c’ero e se c’ero dormivo. E poi Crozza…Tengo famiglia! Giusto? Viva l’Italia.

Vedi anche

- Le vignette sataniche

- L’Eurabia di Alì Babà e gli arabeschi arabiati

- Crozza di giornata

- Vauro e gli imam pedofili

- Satira e magistrati

- Bavagli e querele

- Scimmie e presidenti

- C’è poco da ridere

Corvi e colombe

di , 1 Febbraio 2014 18:53

Il presagio funesto si è avverato. Domenica scorsa, all’Angelus in piazza San Pietro, il Papa ha liberato due bianche colombe simbolo della pace. Una è stata subito aggredita da un corvo nero e poi da un gabbiano che l’ha uccisa e divorata (Papa, colombe e presagi funesti). Anche non essendo superstiziosi viene spontaneo trarre dall’evento un presagio di sventura e vederlo come un segno del destino. Quasi a conferma di questa impressione ecco che, a distanza di 24 ore, sul sito ANSA compare una Flash News: “Nigeria, strage in chiesa“. Più o meno alla stessa ora in cui il Papa liberava le colombe, in un villaggio della Nigeria un gruppo di terroristi musulmani ha assaltato prima una chiesa, durante la messa domenicale, e poi un mercato, provocando la morte di 74 cristiani. Sarà un caso? Sarà solo una tragica coincidenza?

Da anni in Nigeria è in atto un’autentica caccia al cristiano da parte di gruppi armati musulmani. La stessa strage di cristiani si verifica nel mondo quasi quotidianamente, dall’Africa all’Oriente, ovunque siano presenti e convivano comunità di musulmani e cristiani. Ma di solito queste notizie passano quasi inosservate. Ecco perché anche sul sito ANSA quest’ultima strage compare brevemente fra le Flash News, quelle notiziette di poche righe che relegate in un angolino scompaiono quasi subito. Meglio che la gente non sappia, meglio non creare allarmismi. E poi, guai a toccare i musulmani, sono gente sensibile, anzi permalosa, per un nulla si scaldano e incendiano case, villaggi e chiese, specie se dentro ci sono cristiani.

Ma il Papa evita di condannare le stragi. Anzi, invita al dialogo, alla pace, alla tolleranza, all’amore del prossimo. E libera bianche colombe della pace mentre in Africa i cristiani vengono massacrati. In occasione della sua visita a Lampedusa, accennando ai musulmani, disse che “Sono nostri fratelli“. Già, anche Caino e Abele erano fratelli (Vedi “Fratelli coltelli“).

Ma i cristiani sono buoni, sopportano pazientemente le  provocazioni, le sciagure, le disgrazie, le malattie, le persecuzioni. Tutto sopportano con pazienza e rassegnazione. Anzi, le considerano come angustie inviate dal cielo per mettere alla prova la fede.  E godono delle sofferenze, più soffrono e più godono. Una malattia, una tragedia, un figlio o un familiare disabile, una menomazione fisica, un incidente grave che vi lascia immobilizzati sul letto per una vita, tutto viene visto come un dono del cielo e ringraziano il Signore. E più tragedie devono affrontare e più sono contenti perché si sentono privilegiati. Sembra, infatti, che le sofferenze siano riservate proprio ai più fedeli e devoti. Gli altri, i miscredenti,  godono tutti di buona salute, sono ricchi, fortunati, gaudenti e se la spassano alla grande. Ma se, invece, siete prediletti dal Signore, allora aspettatevi disgrazie di ogni genere e sofferenze atroci; sono un segno dell’amore divino.

Infatti, pensate ai più amati dal Signore, il “Popolo eletto“, come dice la Bibbia. Essendo gli eletti, ovvio che abbiano un trattamento speciale. Infatti da millenni vagano per il mondo, odiati, segregati, emarginati, perseguitati. Ma loro sopportano e ringraziano perché sono gli eletti dal Signore che riserva un trattamento speciale solo a quelli che ama. Ecco perché i più amati, il popolo eletto, gli ebrei, li ha fatti finire tutti in campo di concentramento nazista, nelle camere a gas e nei forni crematori. E’ un trattamento speciale riservato solo agli “Eletti“.

Sì, i cristiani sono così, aspirano a soffrire, per dimostrare la fede in Dio. Più soffrono e più godono e più ringraziano il Signore. Ecco perché, specie durante le cerimonie religiose, hanno sempre quell’atteggiamento contrito, quell’espressione triste e afflitta, da peccatori che devono pentirsi o espiare qualche peccato gravissimo. Passerebbero la vita in continuo pellegrinaggio in terre straniere, visitando tutti i santuari del mondo, vestiti di stracci, col capo cosparso di cenere, flagellandosi, per fare penitenza. Vivere per pentirsi di colpe che non hanno e per espiare peccati mai commessi. E naturalmente, amare il prossimo, perdonare 70 volte 7, porgere l’altra guancia e ringraziare il Signore per tutte le sofferenze che ci manda; sono un segno del suo amore. Ma il desiderio maggiore del vero cristiano coincide con il dono più gradito che testimonia l’amore del Signore per i figli prediletti: il martirio. Essere crocifissi, infilzati da spade e frecce, spellati vivi, arrostiti a fuoco lento su una graticola, bruciati sul rogo, decapitati, questa è la massima aspirazione, la prova suprema.

In verità questo gusto del martirio lo condividono con i cugini musulmani. Anch’essi hanno come massima aspirazione quella di sacrificarsi e morire da martiri. La differenza è che ai martiri musulmani, quando arrivano in paradiso, vengono assegnate 70 vergini con le quali sollazzarsi per l’eternità. I martiri cristiani, al massimo, vengono accolti da schiere di angeli canterini che intonano nenie medioevali o pallosissimi canti gregoriani, ti sistemano un cerchietto dorato dietro la testa (per la foto tessera paradiso) e, se ti va bene, sulla Terra, una volta all’anno si ricordano di te e ti fanno la festa, con cerimonie, incenso, ceri e candele, fiori e litanie, spari di razzi, granate e mortaretti, canti, balli e triccheballacche.  Roba da pentirsi di aver passato la vita a pentirsi! Quasi quasi se la passano meglio i seguaci del Profeta!

- Cristiani da bruciare

- Il Papa e la pace

- Capodanno col botto

- I cristiani sono buoni

- Fratelli musulmani

- Fratelli coltelli

Presidente ideale

di , 16 Settembre 2013 19:45

Non c’è dubbio che Barack Omaba, primo presidente nero della storia degli USA,  sia stato un presidente che ha rotto con tutti gli schemi del passato. Ma sembra che sia solo l’inizio; altre rotture verranno. Lo dice, per esempio, la stessa First Lady Michelle, quella che non perde occasione per ritagliarsi spazi mediatici e per intervenire anche quando dovrebbe tacere. La First lady più presenzialista e garrula mai vista alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti sono pronti per una donna presidente“, ha dichiarato di recente alla stampa. Sempre più difficile. Dopo un presidente nero, una presidente donna. In verità vorremmo suggerire alla First lady una proposta per essere ancora più di “rottura“. L’ideale, per rompere davvero, contro tutti i pregiudizi di razza, genere, gusti sessuali, religione, etnia, cultura e orientamento politico, sarebbe eleggere un presidente che sia donna, ma sia anche nera (ormai essere neri è un vantaggio; si può diventare anche ministri, come la Kyenge). Meglio ancora se donna, nera e lesbica (anche essere lesbo, gay o trans costituisce titolo di merito e favorisce la carriera; vedi Vendola, Crocetta, Concia, Scalfarotto, Luxuria…). Ma ancor più di rottura sarebbe un presidente donna, nera, lesbica, musulmana (meglio se di scuola integralista) e con qualche antenato zingaro. La perfezione sarebbe, quindi, un presidente che sia donna, nera, lesbica, musulmana con ascendenze zingare e fan di Al Qaeda. Il massimo.

L’uomo forte ed il leader

di , 6 Febbraio 2013 10:38

Ieri mattina era il titolo di apertura dell’agenzia Ansa, del Corriere e di altri quotidiani. Ovvero, la notizia più importante della giornata. Eccola: “Vendola a Roma ha paura di uscire la sera da solo“. Oh, poverino, allora si faccia accompagnare, così è tranquillo. Dice Nichi: ”Questo clima mi impone di limitare gli spazi della mia vita privata. Sono costretto a gestire ogni mossa con molta prudenza. Se a Roma di sera mi viene voglia di fare due passi da solo, rinuncio”.

Beh, Vendola dovrebbe consolarsi, non è il solo, è in buona compagnia. Ci sono milioni di italiani che hanno paura di uscire di casa la sera. Ed in molti casi hanno paura anche di giorno. Lo chieda alle donne stuprate in strada, ai cittadini che ogni giorno subiscono scippi, furti, rapine. Lo chieda a chi quotidianamente, sotto casa, deve fare lo slalom fra spacciatori, drogati e prostitute. Lo chieda a quelle persone anziane che non solo hanno paura di uscire a passeggio la sera, ma non sono sicure nemmeno in casa propria e vengono aggredite e, spesso, anche uccise per rubare quattro soldi. Sì, Vendola, è in buona compagnia, grazie alla politica scellerata di una sinistra che ha aperto le porte dell’Italia a milioni di disperati che arrivano qui da mezzo mondo e, visto che non hanno né arte, né parte, finiscono per delinquere e riempire le patrie galere (a spese nostre). E questa invasione la chiamano accoglienza e predicano tolleranza, integrazione e rispetto dei diritti umani. E guai a protestare perché si viene subito accusati di xenofobia e razzismo e l’ONU ci bacchetta. Questa è l’Italia che state costruendo voi, lei Vendola ed i suoi amici di sinistra. Quindi, se ha paura di uscire la sera da solo a Roma, faccia una bella cosa; stia a casa e zitto. E si faccia un bell’esame di coscienza.

Ora, a parte il fatto che se ha paura ad uscire da solo può sempre farsi accompagnare, cosa ci fa Vendola a Roma? Ma non è governatore della Puglia? Non è pagato dai cittadini per fare il governatore? Perché, invece che passeggiare a Roma, non passeggia a Bari?  Perché è sempre in giro per l’Italia, sempre presente in tutti i salotti televisivi ed in tutte le piazze dove ci sia una manifestazione o una protesta, e ovunque ci siano elezioni amministrative per sostenere i propri candidati? Ma quando lavora?

L’altra considerazione riguarda queste sue esternazioni, in piena campagna elettorale. Invece che parlare di programmi, continua a parlarci della sua vita privata, a ricordarci che lui è gay, è innamorato del suo Eddy, vuole sposarsi in chiesa ed ha paura ad uscire da solo a Roma. E chi se ne frega non ce lo mettiamo? Non sarà che sfrutta a scopi elettorali questa sua sessualità estrosa per guadagnare qualche voto in più da gay, lesbo, trans e sessoconfusi vari?

Intanto, però, di questa ultima sparata vendoliana non si sa niente di più. Non chiarisce quale sia questo “Clima” che lo intimidisce, né se ci siano stati episodi reali in cui ha dovuto affrontare situazioni pericolose o spiacevoli. Non lo dice, lo lascia intendere, ma non riporta fatti reali. E se la prende con Roma, tanto per lanciare un’accusa generica ad Alemanno. Vuol dire che le altre città sono più sicure? Vuol dire che Bari è un’isola felice, un nuovo Eden? Vuol dire che nei viali periferici e semibui di Bari si può tranquillamente andare a passeggio la notte, come se si trovasse nei giardini vaticani? Significa che quando è andato a Milano per sostenere Pisapia, poteva tranquillamente uscire a passeggio alle due di notte in periferia, da solo, senza correre alcun rischio? Vendola, Vendola, ma che Nicchiate dice?

A Roma negli anni di Alemanno ho visto lo sdoganamento dei piccoli gruppi dediti all’igiene del mondo”, dice ancora, alludendo a Casa Pound. Dimentica di dire che negli ultimi 60 anni l’Italia ha assistito allo “sdoganamento” di estremisti di sinistra di ogni genere. Quelli sì dediti alla propaganda della rivoluzione con tutti i mezzi  per realizzare l’igiene del mondo. Perché lo sdoganamento di Casa Pound è male e lo sdoganamento del comunismo rivoluzionario è bene? Perché Casa Pound no e quei covi di estremisti che sono i centri sociali sì? Perché Marx sì e Pound no?

E ancora: “”il fatto che io sia insultato da fascisti e nazisti di vari network non e’ neanche oggetto di rammarico”. Ha ragione Nichi, non sta bene insultare le persone. A proposito, ma allora perché, giusto due giorni fa, ha definito Berlusconi “Vanna Marchi e mago Otelma“? O forse questi titoli sono dei complimenti? “Com’è umano lei…”, direbbe Fantozzi. Oppure, secondo la più affermata logica sinistra, anche gli insulti sono da interpretare? Oppure solo la sinistra ha l’insulto libero?  Certo, da quelle parti sono così sensibili, umani, rispettosi, non si sognerebbero mai di offendere o insultare qualcuno. Al massimo lanciano in testa un cavalletto fotografico o un modellino del Duomo, ma mai offendere. Giusto? Beh, ma se questi gesti di “simpatia” sono attuati contro Berlusconi vanno benissimo. Ma guai ad usare qualche appellativo poco simpatico nei confronti del caro Nichi, sono insulti fascisti. Basta saperlo.

A proposito di rispetto per la persona e di buoni sentimenti, visto che queste dichiarazioni le ha rilasciate al quotidiano Il Fatto, tanto per restare in casa, chieda al caro Travaglio cosa scrisse quando quel pazzo, a Milano, lanciò il famoso modellino del Duomo in faccia a Berlusconi. Lo ricorda? Rispondendo a chi stigmatizzava la campagna di odio di certa stampa che poteva portare ad episodi di vera e propria violenza, scrisse, chiaro e tondo, che lui rivendicava il suo diritto ad odiare Berlusconi e perfino ad augurarne la morte. Che bravo, che sensibile, che rispetto per le persone. Anche per il nostro Marco si potrebbe dire “Com’è umano lei…”. Che curiosi principi morali hanno da quelle parti; odiare qualcuno ed augurarne la morte è lecito, ma anche solo chiamare “frocio” un gay è un inaccettabile insulto fascista. Il calciatore Cassano per aver usato quel termine durante una conferenza stampa, ha dovuto pagare una multa, inflitta dalla Federazione, di diecimila euro. Dire frocio è un insulto, incitare all’odio verso Berlusconi è libertà di parola e di pensiero. A sinistra la “licenza di odio” contro gli avversari  te la consegnano insieme alla tessera del partito.

Forse ricorda anche una puntata del programma di Gad Lerner che in quella occasione chiese all’ospite in studio, il solito esperto intellettuale di regime, cosa pensasse dell’aggressione a Berlusconi. E cosa disse il nostro illuminato ospite? Disse che i personaggi che hanno grande notorietà e carisma provocano grandi entusiasmi, ma anche  reazioni forti. Quindi, lanciare un modellino del Duomo in faccia è una normale reazione che può succedere e che bisogna aspettarsi. Insomma, tradotto in parole povere: Berlusconi se l’è cercata! Chiaro?

Ma, naturalmente, guai a rivolgersi a Vendola con termini meno che gentili e di apprezzamento. Potrebbe risentirsi, poverino, è un’anima sensibile. Come i musulmani che per due vignette su Maometto attaccano ambasciate, bruciano chiese ed ammazzano i cristiani. Anche loro sono molto sensibili. Strano che la sensibilità stia sempre da una parte, mentre agli altri si può dire di tutto e di più. Di Pietro, in Parlamento, definì Berlusconi “Serpente a sonagli“. Anche questo è un complimento? Si potrebbe scrivere un libro sugli insulti ed offese rivolte a Berlusconi ed agli altri esponenti del centrodestra. Ma quelli sono normali, sono consentiti, sono dialettica politica, sono espressioni della libertà di stampa. O, per male che vada, sono “Satira“.  E se si fa satira, è risaputo, tutto è concesso, perché la satira deve essere libera e contro il potere. Non sempre (Vedi “Satira libera; dipende…” e ancora “Si può ridere dei musulmani?“)

Ma c’è ancora qualcosa, in merito a questa importantissima notizia, che è degna di nota. Riguarda le reazioni riportate dai vari organi e siti d’informazione. Ecco cosa scriveva, ieri,  uno dei tanti commentatori, riferito al nostro Nichi orecchinato: “ La sua è una vita condizionata dal fatto di essere un politico di grande livello...”. E poco dopo: “L’uomo forte della coalizione di Centrosinistra …”. Uomo forte? Politico di “Alto livello”? Breve pausa per consentire qualche risata ad hoc.

Bene, il direttore del Fatto, Padellaro, ha lanciato, a sostegno del nostro Nichi, offeso da ipotetici pericoli nelle sue passeggiate romane, un appello “… oggi ha chiesto a tutti i leader politici di esprimere, con un coming out comune, la solidarietà a Nichi Vendola“. E chi ha risposto fra i “leader politici”? Bersani, Monti, Casini, Berlusconi, Fini? No, ha risposto l’inviato speciale di Santoro, ora candidato con Ingroia, quello col baffone stile Airbag: Sandro Ruotolo. “Anch’io sono gay“, ha dichiarato provocatoriamente. E’ evidente che Ruotolo è convinto di essere un leader politico (!?). Altra breve pausa di ilarità.

Da queste ultime osservazioni dobbiamo dedurre che: 1) Nichi Vendola è un “Uomo forte“. 2) Sandro Ruotolo è un leader politico. Ora breve pausa, non di buon umore, ma di riflessione. Sì, perché dopo queste definizioni si resta molto perplessi e spiazzati. Ruotolo, di punto in bianco, è diventato un leader politico? Vendola è un “Uomo forte”? Non può essere. Questa non è informazione; è satira!

N.B.

Non inserisco le foto di Vendola e Ruotolo per non rovinare l’estetica della pagina.

Islam, integrazione e parità delle donne

di , 4 Aprile 2011 11:49

Il vecchio continente, come viene comunemente chiamata l’Europa, è proprio vecchio. E comincia a mostrare i primi acciacchi, qualche amnesia, difficoltà a concentrarsi, a comprendere. Normale, dopo millenni di storia in cui ha prodotto capolavori d’arte, del pensiero, della scienza, invenzioni, scoperte, ora è stanca la nostra vecchia Europa. Dovrebbe riposarsi. Invece, questa è un’altra peculiarità della sindrome senile, è convinta di essere ancora in perfetta forma e di poter ancora essere fucina di idee e progresso.

Lo si capisce da come guarda al futuro. Dimenticando di essere stata culla di civiltà, in cui sono nati e cresciuti i principi che  nel tempo  sono diventati il fondamento della nostra società moderna, oggi alleva nel proprio seno nuovi profeti che teorizzano un mondo multietnico, multiculturale, multireligioso e, di fronte all’invasione di milioni di islamici, assume come principi ispiratori l’accoglienza, la solidarietà, la tolleranza e, soprattutto, l’integrazione.

Eh sì, il vecchio continente è proprio vecchio. Una mente giovane si renderebbe conto immediatamente che c’è qualcosa che non torna in questa nuova visione del mondo. Ne accennavo anche due giorni fa in “Reazioni a distanza“. E’ la solita utopia, una delle tante, che non ha alcun riscontro reale e che, a lungo andare, avrà conseguenze nefaste per la vecchia Europa. Gli islamici non si integreranno mai, perché non lo vogliono. E la ragione è semplicissima; il Corano glielo vieta. Tutto qui. Ma l’Europa, ormai vecchia e con qualche principio di alzheimer, sembra non rendersene conto o non vuole capire.

Eppure basterebbe guardarsi intorno, osservare la realtà senza pregiudizi ideologici e trarne le conseguenze. Ecco l’ultima dimostrazione, una notizia che arriva dal Bangladesh;  conferma quanto dico ed è più eloquente e significativa di mille articoli o saggi sull’argomento: “Bangladesh: sciopero contro parità sessi“.

DACCA, 4 APRAlmeno 100 persone sono state arrestate in Bangladesh durante uno sciopero generale indetto da un gruppo islamico fondamentalista contro le leggi introdotte dopo l’8 marzo a favore delle donne, norme considerate ‘anti-islamiche’.
Nella capitale Dacca scuole e negozi chiusi, pochi bus e taxi in giro. La protesta è parzialmente seguita anche nella altre principali città del paese. In particolare a Dacca vi sono stati alcuni incidenti che hanno causato il ferimento di decine di persone
.”

Le leggi a favore delle donne sono “anti islamiche“. E’ abbastanza chiaro, oppure bisogna spiegarlo con un disegnino o con i fumetti? Lo capirebbe anche un bambino. Ma l’Europa è vecchia, soffre dei primi sintomi di alzheimer, ha difficoltà a capire anche concetti semplici e continua a blaterare di accoglienza e  integrazione.

Integrazione

A proposito dell’incompatibilità fra islam e mondo occidentale e sulla diversa interpretazione dei diritti umani, vedi “Islam e diritti umani” (10 agosto 2006)

Reazioni a distanza

di , 2 Aprile 2011 19:05

Dopo aver minacciato di farlo mesi fa, lo ha fatto davvero. Il pastore di una Chiesa protestante in Florida, Wayne Sapp, ha bruciato pubblicamente una copia del Corano. E, incredibile, a migliaia di chilometri di distanza, in Afghanistan, scoppia la protesta. Già ieri è stata assaltata una sede ONU causando 15 morti, di cui due decapitati, e decine di feriti. Oggi la protesta prosegue in altre località e si contano una decina di morti e circa 70 feriti. Cavolo, nervosetti questi islamici. E molto suscettibili. Per un niente si accalorano e prendono fuoco. E non si limitano a rispondere occhio per occhio e dente per dente. No, loro non bruciano i testi sacri cristiani. Loro sono più pragmatici, bruciano direttamente le chiese con dentro i cristiani. Così hanno fatto in India, Pakistan, Egitto.

Ma possono stare tranquilli, perché nessuno risponderà bruciando moschee o dando la caccia al musulmano. Noi siamo pacifici, tolleranti, perdoniamo settanta volte sette, porgiamo l’altra guancia e, se necessario, anche il resto. Siamo buoni, noi. Ma così buoni, ma così buoni che la famigliola del Mulino bianco, al nostro confronto, è una setta demoniaca. Ora bisognerebbe fare un discorsetto. Ma siccome l’ho già fatto circa tre mesi fa, tanto vale ripeterlo.

Aspiranti cadaveri.

Siamo tutti buonisti e pacifisti. Lo sono i cristiani, perché lo dice il Vangelo. Lo sono i militanti di sinistra, perché sono ipocriti (il loro paci-buonismo è a senso unico). E’ pacibuonista la gente comune, plagiata da una campagna mediatica, anch’essa a senso unico, il cui scopo è quello di preparare le menti all’accettazione acritica dell’invasione islamica dell’Europa. Lentamente, giorno dopo giorno, stiamo assimilando passivamente una nuova morale da schiavi. (Vedi “Le oche buoniste“)

Dopo l’ultima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, ci si aspetterebbe almeno un gesto di condanna dell’atto terroristico da parte del mondo musulmano. Invece arriva la risposta di un autorevolissimo imam del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, il grande Imam di Al-Azhar, il quale accusa il Papa di “ingerenza inaccettabile” negli affari interni dell’Egitto. Ora è chiaro, noi pensavamo, sbagliando, che far saltare in aria i cristiani fosse una strage, un atto terroristico. Invece è “un affare interno“.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice un vecchio adagio. Ed i nostri pacibuonisti ne sono l’esempio vivente, fanno come le tre scimmiette. Niente e nessuno li smuove dalle loro granitiche convinzioni a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, integrazione e, soprattutto, garantire ai musulmani la libertà religiosa e l’apertura di moschee ovunque. Poco importa se poi, come è stato ampiamente provato, certe moschee diventano centri di propaganda della jihad, della guerra santa conto gli infedeli, di addestramento di terroristi e di raccolti di fondi per finanziare il terrorismo islamico. Ma le scimmiette pacibuoniste non se ne curano. Anzi, non se ne deve parlare. E se qualcuno fa sommessamente osservare che forse, dico forse, l’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di immigrati senza arte, né parte, seguaci di una religione che li pone già “contro“ gli infedeli occidentali e la loro cultura,  e di conseguenza, precludendo ogni possibilità di integrazione, creano qualche problema e potrebbero costituire un pericolo, passa inevitabilmente per “razzista”. E se passi per  razzista hai chiuso, non hai più diritto di parola, vieni bollato col marchio d’infamia, sei uno spregevole rifiuto sociale.

Anzi, sembra davvero che questo mondo multiculturale e multireligioso sia l’unico possibile. Anche se ormai è chiaro che in Europa il multiculturalismo è fallito, come ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel e come è evidente in paesi europei che per primi hanno accolto milioni di immigrati ed hanno puntato sull’integrazione, anch’essa fallita. Questa grande bufala del multiculturalismo è un fallimento totale. E solo adesso paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, si rendono conto del gravissimo errore di valutazione e cercano disperatamente di rimediare.

Solo noi continuiamo a crederci. In primis proprio i cristiani, proprio coloro che saranno le vittime designate dell’invasione islamica. Così è normale sentire preti, vescovi, cardinali che continuano a battersi per l’apertura di moschee e per i diritti religiosi, e civili, degli immigrati, meglio ancora se islamici. E nessuno sembra porsi l’inevitabile problemino della reciprocità. Noi garantiamo a tutti il diritto di manifestare la propria fede religiosa, loro no; ne ammettono solo una, l’islam. Allora perché noi dobbiamo garantire loro l’apertura di moschee se a casa loro non permettono la costruzione di chiese cristiane? Perché da noi possono occupare l’intera piazza del Duomo per pregare rivolti a La Mecca e in Arabia saudita, dove l’islam è l’unica religione riconosciuta e permessa, se solo ti scoprono a pregare in privato nella tua casa, ti arrestano? Perché devo riconoscere dei diritti a chi quei diritti in casa propria non li riconosce? Perché devo rispettare chi non mi rispetta? Perché?

Ma i cristiani sono buoni, tolleranti, accoglienti, amano il prossimo come se stessi, porgono l’altra guancia ed anche qualcos’altro (Porgi l’altra guancia). Ecco perché sono sempre in testa quando si organizzano fiaccolate di solidarietà, cortei per i diritti umani e marce della pace. A ruota seguono i sinistri ipocriti, sempre pronti a manifestare per i diritti umani, la pace, l’integrazione, la libertà religiosa. I cristiani organizzano marce per la pace e per garantire la libertà religiosa agli islamici. Gli islamici, in mezzo mondo, organizzano attentati, bruciano chiese, ammazzano preti e suore e praticano il loro sport preferito; la caccia ai cristiani. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in questa mancanza di reciprocità? Sì, c’è il fatto che, come dice l’imam del Cairo, fare strage di cristiani è un “affare interno“. Quindi non possiamo nemmeno lamentarci o protestare. E’ un loro affare interno, la cosa non ci riguarda!

Ma, dicono i pacibuonisti, non dobbiamo reagire alla violenza con la violenza. E come si reagisce, di grazia, alla violenza? Si invia un mazzo di fiori con biglietto di auguri? Non bisogna pensare, dicono sempre le nostre ancelle della misericordia e i figli dell’amore universale, che esista una contrapposizione fra islam ed occidente, né che sia in atto una guerra nei confronti della Chiesa. Esiste anche un islam pacifico. E quale sarebbe questo pacifismo islamico? Quello dell’imam Ahmed al-Tayyeb che, invece che condannare la strage, accusa il Papa di ingerenza? Quello di chi ha pubblicato di recente in rete un elenco di una cinquantina di luoghi di culto in Egitto, Francia, Germania, Inghilterra, come obiettivi da colpire? Il pacifismo di Al Qaeda e bande affiliate che, ancora attraverso messaggi sul web,  incitano i musulmani a “far esplodere questi luoghi di culto nel momento in cui saranno riempiti di fedeli per le cerimonie religiose”?  E’ questo il pacifismo islamico?

Beh, non vorrei destarvi dal letargo, ma se aprite gli occhi e guardate al di là della punta del naso, vi accorgerete che è in atto, già da molto tempo, una guerra santa contro la Chiesa e gli infedeli ed uno scontro di civiltà fra islam e Occidente. Solo le scimmiette fanno finta di non saperlo. Sarà molto utile, al fine di rinfrescarci le idee, rileggere quanto scriveva Oriana Fallaci dieci anni fa nel suo “La rabbia e l’orgoglio“. Leggetene uno stralcio qui: “Sveglia, gente…”.

Strani questi cristiani buonisti e pacifisti, non hanno ancora capito che destino li aspetta e, soprattutto, non hanno capito con chi hanno a che fare quando si parla di fanatismo islamico. Mi viene in mente una battuta di un celebre film western di Sergio Leone. Adattandola alla circostanza si potrebbe dire: “Quando un cristiano buonista pacifista incontra un terrorista islamico, il cristiano è un uomo morto”. Spiace dirlo, ma ho la sensazione che finirà proprio così; forse non lo avete ancora capito, ma siete solo aspiranti cadaveri. E, incredibilmente, lo siete da volontari. Auguri…

Vauro e gli imam pedofili

di , 31 Gennaio 2011 14:03

Guarda guarda, si scopre che anche gli imam islamici hanno il vizietto e applicano il celebre motto “Lasciate che i pargoli vengano a me…”. ma non sel senso strettamente evangelico. Numerosi imam sono stati scoperti e denunciati per abusi sessuali, in moschee e scuole coraniche, nei confronti di minori. Ecco i dettagli: “Anche gli islamici lo fanno“. A quanto pare il problema, di cui solitamente non si parla (mai criticare l’islam, sono molto suscettibili), è talmente diffuso e preoccupante che il re del Marocco ha deciso, come misura per salvaguardare i minori dalle attenzioni degli imam, di modificare le regole sulla scuola e di chiudere alcune moschee a rischio. Questi sono quelli che predicano la guerra santa contro gli infedeli ed accusano l’Occidente di essere corrotto. Loro, invece…

Già, perché finora solo la Chiesa è stata, ed è tuttora, sotto accusa per casi di pedofilia. Fuori dalla Chiesa sono tutti innocenti puttini con le ali, caste verginelle e beati con l’aureola. Così i media ci sguazzano, i comici ne fanno oggetto di battute feroci, i moralisti col timer si scandalizzano e la Chiesa viene dipinta come un’associazione di sodomiti. E tutto si può dire, senza censura, perché la satira deve essere libera, come dicono quelli che sulla satira ci campano. Libera sì, ma con qualche riserva. Si può dire tutto e di più, purché sia… contro la Chiesa e contro Berlusconi. Mai fare satira contro la sinistra, perché non la capiscono. Né contro i magistrati, perché ti querelano (Satira e magistrati). E meno che mai contro l’islam, perché hanno uno strano senso dell’umorismo e si scaldano facilmente.

Infatti, tanto per tenersi in esercizio, la settimana scorsa, il vignettista Vauro ad Annozero, tra le varie vignette ha inserito anche l’ennesima battutaccia sulla Chiesa e la pedofilia, col pretesto di ironizzare sul caso Berlusconi/minorenni. Proprio quella vignetta che ha indignato la Santanchè che ha abbandonato lo studio. Nella vignetta veniva raffigurato il Papa che, alludendo a Berlusconi,  diceva ”Se gli piacciono i minorenni può sempre farsi prete“. Sempre molto fine Vauro! Bene, ora ci si aspetterebbe che Vauro ci delizi, con la sua solita arguzia, con un’altra vignetta in cui dica “Se vi piacciono i minorenni potete sempre fare gli imam in una scuola coranica“. Sarebbe simpatica, no?

Temo, però, che aspetteremo invano. Perché è vero che la satira deve essere libera, ma tenendo presente che solo se è contro la Chiesa, contro Berlusconi e contro la destra in genere, è gradita, ha successo e non si corrono rischi. Anzi, assicura a chi la fa onori, gloria, fama e ricchi compensi. Guai ad andare oltre e fuori tema. Lo dicevo anni fa in questo post: “Si può ridere dei musulmani?”.  La risposta è no, oggi come allora. Abbiamo la satira a senso unico, perché anche i comici tengono famiglia e soffrono di quella patologia italica molto diffusa: l’ipocrisia.

 

News dall’Eurabia felix…

di , 29 Dicembre 2010 22:03

La guerra continua, ma noi facciamo finta di non saperlo. Un centinaio di morti in Nigeria, a causa della guerra dichiarata contro i cristiani dal fanatismo islamico, non ci preoccupano. La notizia passa quasi in sordina. Il Corriere si limita a riprendere dieci righe dieci dall’agenzia ANSA. E poi la notizia finisce in archivio, meglio non dare troppo spazio, potrebbe rovinarci il Capodanno. Gli attacchi, con uso di armi, bombe ed esplosivo, sono stati rivendicati da un gruppo islamista africano il cui nome, tradotto in italiano, è già tutto un programma “Popolo devoto agli insegnamenti del Profeta per la propagazione della Jihad“. Insomma, gente che ha fatto della “guerra santa” all’occidente ed agli infedeli, la propria ragione di vita.

E’ solo l’ultimo degli espisodi di violenza contro i cristiani. Ormai la serie si allunga di giorno in giorno. Basta ricordare cosa è successo in India, Pakistan, Indonesia. Una vera e propria caccia al cristiano, chiese distrutte o bruciate, meglio se con i fedeli dentro. Nei paesi islamici i cristiani sono in via di estinzione. In Iraq sono quasi scomparsi. E così succederà negli altri paesi. Non hanno scampo, o scappano o finiscono per diventare bersagli della furia fanatica islamica. Sembrano fatti lontani che non ci riguardano. Facciamo finta di non sapere che questi fanatici li abbiamo in casa nostra e sono pronti a colpire, a farsi saltare in aria tra la folla. Eppure tutto tace, salvo qualche timida protesta di circostanza. I pacifisti non organizzano cortei, i buonisti non lanciano appelli, Annozero non fa puntate speciali, Report non se ne occupa, l’Onu è in altre faccende affaccendata e la strage continua. Anzi, il nostro impegno quotidiano è quello di garantire in casa nostra tutti i diritti possibili agli islamici. Le nostre parole d’ordine sono l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, il multiculturalismo.

Credo che sia il cristianesimo che la democrazia contengano lo stesso implicito errore di partenza, non prevedere una clausola di salvaguardia. Voglio dire che va bene che in democrazia tutti i cittadini sono uguali e con uguali diritti, va bene che i cristiani devono amare il prossimo come se stessi e non rispondere alle offese, ma porgere l’altra guancia. Però, se queste sono le regole, come ogni buona regola che si rispetti, dovrebbe contemplare delle eccezioni. In questo caso, ai principi democratici e cristiani, bisognerebbe aggiungere “Salvo che…”. E specificare le eccezioni. Purtroppo questa clausola non esiste, forse per una semplice dimenticanza o per un refuso. Così, nei testi fondamentali manca qualche riga, quella che ci consentirebbe di porre un freno all’autodistruzione.

La cosa strana, però, è che tutti coloro che arrivano in Italia, pur essendo poveri, ignoranti e non conoscendo una parola di italiano, appena mettono piede sul suolo italico, come per miracolo, conoscono a menadito la Costituzione, il codice penale e civile e tutte le norme sul diritto d’asilo, con tutti i vantaggi annessi e connessi. Roba che neppure gli italiani conoscono. Ma loro sono informatissimi. E’ una specie di miracolo.

Intanto prosegue senza tregua la guerra santa in casa nostra. Ne abbiamo avuto prova anche da noi, con l’invio di pacchi bomba a diverse ambasciate. Di recente in Svezia il solito kamikazzo si è fatto esplodere, Negli utlimi tempi si sono registrati decine di arresti, in tutta Europa, di terroristi che preparavano attentati. L’ultima notizia rassicurante viene dalla Danimarca e riguarda un gruppo islamico che aveva progettato di entrare nella sede del giornale danese che pubblicò le vignette su Maometto, per uccidere il maggior numero possibile di persone. Alcuni dei terroristi provenivano dalla Svezia, uno era, invece, un iracheno che vive in Danimarca dove è stato accolto per diritto d’asilo (!).

Forse non abbiamo ancora capito cosa sta succedendo. O forse siamo così ingenui da pensare che si tratti di casi isolati. Così come non ci preoccupiamo quando l’UE stampa dei diari in cui figurano tutte le ricorrenze religiose, ma non quelle cristiane; il Natale per l’EU non esiste. E non ci rendiamo conto che in gioco non è solo una festività cristiana, ma tutta la nostra cultura. Non si tratta di difendere la Chiesa, i preti, il Papa, si tratta di difendere una componente fondamentale della nostra cultura, della storia, del pensiero occidentale. Così facendo l’Europa non fa altro che agevolare il compito del fanatismo islamico che ha un fine ben preciso; la guerra santa contro l’occidente. Ma noi, non so se per ingenuità, ipocrisia o errore di calcolo, facciamo di tutto per schierarci a fianco degli islamici. E non facciamo tesoro nemmeno delle esperienze degli altri paesi europei i quali, anche se in ritardo, hanno capito quale errore madornale sia stato favorire l’ingresso incontrollato di tanti immigrati.

Un caso emblematico è quello dell’Olanda, paese multietnico da sempre. Uno dei paesi che per primo ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione un codice di convivenza civile. Oggi si rendono conto che quel progetto di integrazione è fallito e ne pagano le gravi conseguenze. Leggete qui (vi consiglio davvero di leggerlo), cosa succede ad Amsterdam, ed in altre città: “Olanda: Il multiculturalismo è fallito“. Ce n’è d’avanzo per cominciare ad avere qualche dubbio sulla propaganda buonista. Prima che sia troppo tardi.

Tanto per rinfrescarci la memoria, vedi “Il Papa e la pace“.

Cardinali e ciambelle.

di , 6 Dicembre 2010 23:01

Dice il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano: “Non tutti gli immigrati sono delinquenti“. Ha ragione. E si potrebbe continuare dicendo che non tutti i musulmani sono terroristi, non tutti i serpenti sono velenosi, non tutti i mali vengono per nuocere e non tutte le ciambelle riescono col buco. Per rivelare al mondo queste grandi e profonde verità non è indispensabile essere cardinali, però aiuta…

Berlusconi e gay.

di , 2 Novembre 2010 18:56

Essere gay non conviene. I gay sono pochi, un’esigua minoranza, si accoppiano fra loro e, quindi, c’è poca scelta e troppa concorrenza. Ed i più prestigiosi sono tutti già occupatissimi: lavorano in televisione,  dirigono giornali, fanno i governatori, organizzano sfilate di moda. Le donne, invece e per fortuna, sono tantissime, più della metà della popolazione. Ne consegue che, se ti piaccono le donne, per male che vada una la becchi. Quindi, essere eterosessuali conviene; c’è più scelta. E’ una verità evidente, avvalorata dalla statistica e, pertanto, possiamo considerarla quasi come una verità scientifica. Ma stranamente non si può dire.

Ora, al di là delle battute, bisogna ricordare che a livello europeo è stata già approvata una norma (prima o poi sarà recepita anche dall’Italia) che punisce qualunque forma di discriminazione di tipo religioso, etnico e sessuale e individua diverse fattispecie di reato. Così è punibile non solo la discriminazione, ma anche qualunque forma anche verbale di giudizio critico nei confronti di quelle categorie “protette“. E’ facile immaginare che, visti i tempi, anche dire semplicemente che “Non mi piacciono i gay“, rientra nelle fattispecie previste. Quindi se vi azzardate ad esprimere una simile opinione potete passare guai seri e, magari, finire in galera. Insomma, i gay devono piacere per forza, anzi, “per legge“.

Così, se Berlusconi si azzarda a dire che “Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay…”, scoppia il finimondo. Insorge l’opposizione, l’Arcigay e tutti i moralisti della domenica che, curiosamente, sono in servizio anche nei giorni feriali. Perché tanto scandalo? Ovvio, perché, come dicevo di recente, ormai esistono delle categorie di “Intoccabili“: neri, musulmani e gay. Intoccabili perché se ne può parlare solo bene. Guai a sollevare, anche sommessamente e velatamente, qualche dubbio, perplessità o riserva. Non si può  nemmeno fare dell’umorismo, satira o fare delle battute. Niente di niente. O ne parli bene o devi tacere. Altrimenti sei subito bollato come omofobo, xenofobo, razzista. Esiste su queste categorie un divieto assoluto di critica..

E quelli che, un giorno sì e l’altro pure, si strappano le vesti per rivendicare il diritto di libertà di pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione? Tutti in ferie, o non ci sono e se ci sono dormono. Si svegliano solo quando devono difendere la libertà di pensiero di Santoro, Travaglio, la satira a senso unico della Dandini & C. e di quelli che attaccano, sbeffeggiano, ridicolizzano e insultano Berlusconi. Già, perché insultare quotidianamente il premier è libertà di parola. Dire, invece, che si preferiscono le belle ragazze all’essere gay è un gravissimo insulto. Certo che in Italia abbiamo uno strano modo di interpretare la Costituzione. E’ elastica, malleabile, duttile, si presta ad essere usata in modi diversi, secondo le circostanze e le persone a cui si applica. In Italia anche la Costituzione è “Ad personam…”.

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