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Gender e ghigliottina

di , 1 Agosto 2017 15:26

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

Sacconi e il voto plurimo

di , 29 Ottobre 2013 13:00

Il senatore Sacconi è presidente della Commissione lavoro del Senato. Si presume che si occupi di problemi del lavoro, di precari, disoccupati, cassintegrati, aziende in crisi e dei gravissimi problemi che il mondo del lavoro attraversa in questo momento di crisi profonda. Ieri il senatore ha lasciato un messaggio su Facebook e sul suo blog personale.

Anche i senatori, che sembrano persone serie,  usano Facebook, come le adolescenti che si scambiano messaggini o mostrano le proprie foto erotiche. Oggi se non usi i social network ed hai il tuo profilo su Facebook e puoi contare qualche migliaio di amici non sei nessuno. Ormai anche comunicati seri e personali o di interesse collettivo, vengono inviati tramite Facebook o Twitter. Perfino il Papa usa Twitter. Se Dio scendesse di nuovo sulla Terra per dettare la sua biografia e le “istruzioni per l’uso” ad un nuovo Mosè oggi dovrebbe usare Twitter e limitarsi a 130 caratteri. E quando finirebbe di dettare la Bibbia? Mai, tempi bliblici…

Bene, torniamo al nostro senatore con uso di Facebook. Cosa avrà di così importante ed urgente da comunicare? Magari ha scoperto, finalmente, una soluzione geniale per superare la crisi e creare nuovi posti di lavoro. Beh, sarebbe normale, visto che quello è il suo impegno come presidente della Commissione. Invece no. Ecco cosa scrive:

La dimensione pubblica, nel nome del diritto naturale e della Carta Costituzionale, sostiene solo – ed anzi deve sostenere di più – la famiglia  composta da un uomo e da una donna uniti in matrimonio ed orientata alla procreazione. Ogni altra relazione affettiva merita considerazione dal punto di vista dei diritti individuali codificati nella dimensione privatistica. E tale deve essere la rilevanza pubblica della famiglia naturale in relazione ai figli che si può cominciare a considerare l’ipotesi del voto plurimo dei genitori in proporzione ai figli minorenni affinché la rappresentanza democratica tenga in dovuto conto l’Italia di oggi e, ancor più, quella di domani.”.

I politici hanno, notoriamente, una strana propensione a complicare le cose e ad esprimersi in maniera fumosa. Spesso non hanno niente da dire, ma lo dicono così bene ed in maniera così convincente che il popolo li ascolta quasi in estasi davanti a tanta bravura ed eleganza dialettica. E’ il classico linguaggio “politichese“. Uno splendido esempio di politichese DOC è quello offerto dalle dichiarazioni quotidiane di Matteo Renzi, quello che vuole rottamare il PD, cambiare l’Italia e il mondo. Parla, parla, parla, ma al di là delle parole, dei buoni propositi, delle vaghe e confuse idee, di concreto, pratico e tangibile zero.

L’unica cosa che si capisce chiaramente di questa specie di Gian Burrasca della sinistra è la sua volontà di potere; diventare segretario del PD e poi Presidente del Consiglio. Renzi, la Leopolda e tutti i leopoldini con i “cento tavoli” sono solo una grande kermesse mediatica per  illudere i compagni  ingenui con la promessa di grandi cambiamenti e rafforzare la visibilità e la credibilità del nostro rottamatore con aspirazioni da leader.

Qualcuno si ricorda di un’altra genialata mediatica del PD, la “Fabbrica delle idee“, lanciata da Prodi nel 2005 per dare agli elettori di sinistra l’illusione di partecipare attivamente al “gioco” della politica? Qualcuno si ricorda che fine ha fatto quella “Fabbrica“? Qualcuno si ricorda una, dico anche solo una, idea nata da quella fabbrica? E Renzi ha partecipato allora a fabbricare idee? Non c’era? Dormiva? Ha un vuoto di memoria? Strano che non ricordi; la sua Leopolda è esattamente una copia della “Fabbrica” di Prodi. Ha semplicemente cambiato “Location e casting”.

Ora per tornare al nostro senatore, chiariamo che il suo messaggio non è poi, onestamente, nemmeno tanto astruso; c’è di peggio, molto peggio. Poteva essere più chiaro, certo. E poi quello che mi ha colpito è quel “Voto plurimo” proporzionato al numero di figli, che ritengo possa lasciare un po’ perplessi molti italiani non proprio pratici di politichese. Quindi, letto e riletto il comunicato, che niente ha a che fare con il “Lavoro” di cui dovrebbe occuparsi il senatore, bisognerebbe chiedere ad un cittadino medio con cultura media e capacità intellettuale media, di ripetere con parole sue il concetto espresso nel messaggio. Così, giusto per curiosità e…per vedere l’effetto che fa.

Teniamo presente che da una ricerca fatta  qualche tempo fa risultava che un terzo della popolazione scolastica aveva difficoltà a capire il significato di un testo scritto. Ma se escludiamo dalla statistica gli studenti, dalle medie all’università, che hanno o dovrebbero avere più dimestichezza con la lettura e la comprensione del testo, il risultato sarebbe devastante, perché quel “terzo” forse sfiorerebbe i “Due terzi” della popolazione non scolastica (Il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano). Figuriamoci poi se il testo è scritto da un politico!

Allora, cosa significa il messaggio di Sacconi? A chi si rivolge? Ai cittadini in genere, al fantomatico “italiano medio“,  oppure ai suoi colleghi del Senato o  della Commissione lavoro, esperti in politichese? Ma, soprattutto,  sarebbe interessante chiedere alla signora Adelina, una poco nota cugina della cognata della più famosa casalinga di Voghera: “Signora Adelina, cos’è il ”Voto plurimo“?”.

Sogni e bisogni

di , 25 Marzo 2013 14:49

Oggi l’aspirante premier Bersani, dopo aver sentito Saviano (!?), il Forum del terzo settore, le banche ed una vagonata di delegazioni varie delle “Parti sociali” (Napolitano, Bersani e la mossa del cavallo), incontra i sindacati. E ti pareva che si possa fare un governo senza aver interpellato preventivamente i sindacati, i vongolai di Chioggia, le Penne nere di Bassano e la signora Pina di Voghera? E’ la democrazia, bellezza.

Così, oggi, la prima notizia che vedo è il titolo di apertura dell’ANSA…

I sindacati hanno scoperto che è necessario fare un governo, uno qualunque.  Nessuno lo aveva capito. Meno male che ci sono i sindacati a svelarcelo. Chissà dopo quali profonde riflessioni e quanti “tavoli” di confronto aperti. Se non si apre un tavolo non si fa niente; andiamo avanti a forza di tavoli. Tavoli e commissioni sono la nostra specialità nazionale. Quando c’è un problema da risolvere e nessuno sa che cavolo fare, si nomina una Commissione o si apre un tavolo. E ci si campa per anni, in attesa dei risultati. Ecco perché gli unici a non essere in crisi, in Italia, sono i falegnami: c’è sempre qualche tavolo da preparare, per il Governo, per i sindacati, per le parti sociali e per l’ultimo arrivato (meglio se amico o parente) per il quale si intona in coro “Aggiungi un posto a tavola…” Ma se, invece che tavoli,  sono “Tavole” imbandite ancora meglio; a stomaco pieno gli accordi vengono molto meglio. Se poi non si riesce proprio a formare un governo, pazienza. Vuol dire che, alla fine della mangiata, invece che governare ci si accontenta di “Rigovernare” i piatti.

Nel sottotitolo leggiamo, invece, un’altra notizia incredibile e inattesa: “La situazione del Paese è drammatica“. Come fa il nostro smacchiatore folle a scoprire una così inverosimile notizia? Nessuno ci aveva fatto caso, tutti sono felici e contenti (lo dice anche l’ONU) e con l’arrivo della primavera gli italiani, in assenza di problemi economici o esistenziali, scorrazzano giulivi per verdi prati, fra viole mammole e ciliegi in fiore, inconsapevoli del tremendo destino che li attende. Meno male che c’è Bersani a rivelarci la realtà.

Già, ma come ha fatto a saperlo? Ha doti di preveggenza? Oppure la notte scorsa ha fatto un sogno premonitore e qualche spirito amico e benevolo gli ha comunicato la verità?  Si, questa è l’ipotesi più probabile. Del resto, abbiamo precedenti celebri di sogni premonitori; la Bibbia ne è piena. Anche Bersani, quindi, deve avere un suo Dio che lo protegge e gli comunica le proprie volontà, come Abramo o Mosè. Sì, è evidente che Pierluigi è un privilegiato, un prediletto dal Signore. E come Mosè aprì le acque del mare e condusse gli ebrei fuori dall’Egitto, salvandoli dai soldati del faraone, Bersani condurrà gli italiani fuori dalla mer… pardon, dalla melma delle sabbie mobili, salvandoli dagli “impresentabili” di Berlusconi.

Certo è una grande fortuna che ci siano queste menti illuminate che ci svelano segreti che noi mai e poi mai saremmo arrivati a comprendere. Chi mai poteva immaginare che la situazione è drammatica e che è necessario fare un governo? Nessuno, solo loro lo avevano capito; gli illuminati. E che siano appartenenti ad una razza superiore lo scopriamo leggendo anche quest’altra notizia sul portale Tiscali. Un’altra autentica “Rivelazione divina“. Eccola…

Avreste mai immaginato voi, comuni mortali, che in questi tempi di crisi profonda, di aziende che chiudono, di lavoratori che perdono il lavoro, di gente disperata, di operai ed imprenditori che si suicidano, fosse necessario “Riconquistare il lavoro perduto“? No, a nessuno verrebbe in mente, solo loro hanno questo privilegio, grazie a non comuni doti di intelletto, di preparazione, capacità ed un pizzico di ispirazione divina. Ecco perché questa gente fa politica o sindacato e voi no. Per fortuna, però, ogni giorno attraverso la stampa, rivelano al mondo le loro conoscenze segrete.

Non contenta di averci fatto scoprire che è necessario riconquistare il lavoro, la nostra Camusso, vuole esagerare e ci svela un altro segreto, passando così dai sogni di Bersani ai “bisogni” sindacali. La nostra illuminata sindacalista, con quella faccia da boscaiolo incazzato della Val di Fiemme, rivela che “Bisogna tutelare i diritti dei lavoratori…”. Ma va? Incredibile. Una ne fanno e cento ne pensano. Questa gente deve avere un segreto, un trucco. Non è possibile che ogni giorno abbiano queste idee geniali. Vuoi vedere che provengono tutti dalla famosa “Fabbrica delle idee” inventata anni fa da quell’altro genio italico di Prodi?

Ora, si potrebbe anche avere qualche dubbio su queste dichiarazioni. Ci si potrebbe stancare di prenderla allegramente e con ironia. Si potrebbe chiedere a questa gente come mai, se hanno sempre la risposta e la soluzione pronta per tutti i problemi, non facciano delle proposte precise. Perché, invece che limitarsi a dire che bisogna fare un governo non dicono “Come farlo, con chi farlo e con quali voti”. Perché, invece di dire che “Bisogna riconquistare il lavoro perduto“, non ci dicono una buona volta come cavolo si fa a riconquistarlo? Perché questi sapientoni “So tutto io” non fanno una proposta concreta, pratica e realizzabile? E se, invece, come è quasi certo, non hanno una minima idea di cosa fare concretamente, perché continuano a blaterare ogni giorno e raccontarci sciocchezze e banalità da mercato del pesce? Non farebbero meglio a tacere? Certo che farebbero meglio, almeno sarebbero più onesti.

Ma, c’è sempre un ma. Questo pittoresco caravanserraglio di varia umanità, per sopravvivere, ha bisogno di autoalimentarsi. Ognuno interpreta un preciso ruolo e riceve un compenso. Così i politici fanno finta di sacrificarsi per il bene del Paese, i sindacalisti fanno finta di difendere i lavoratori, i giornalisti fanno finta di informare la gente, i comici fanno propaganda facendo finta di fare satira, gli ipocriti fanno finta di essere buoni ed i moralisti della domenica fanno finta di non vedere la realtà. Ognuno recita il proprio ruolo secondo il più classico “Gioco delle parti” pirandelliano, tutti sono pagati profumatamente per interpretare il loro ruolo e tutti sono felici e contenti. E guai, ovviamente, a mettere in crisi il sistema, si rovinerebbe la rappresentazione.

Sì, è solo una grande, unica continua rappresentazione scenica, una eterna finzione. Mi fa venire in mente alcuni versi di Fernando Pessoa:

Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente

che arriva a fingere che è dolore

il dolore che davvero sente.

Ecco, questa gentaglia che ogni giorno occupa gli spazi mediatici, sono come gli imbonitori da fiera paesana, come novelli Dulcamara che offrono il loro “specifico” per pochi soldi e lo spacciano come rimedio universale per tutti i mali, illudendo gli ingenui ed illudendosi di essere davvero guide indispensabili per l’umanità. Fingono, come il poeta di Pessoa. Ma i loro chiacchiericci inconcludenti, più che versi poetici, sembrano grugniti animaleschi.

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