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Scuse papali e ipocrisia morale

di , 22 Gennaio 2018 23:28

 


Scrivo spesso che “Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice”. L’ho scritto anche due giorni fa commentando un articolo di Aloisi in cui si parla di Bergoglio che “riscopre il valore della patria”. Può sembrare una battuta, ma non lo è. Infatti, ecco la conferma. Prima chiede le prove sulle accuse di pedofilia del vescovo Barros. Poi, si rende conto dell’errore (sembrerebbe un tentativo di scagionarlo) e chiede scusa: “Il Papa chiede scusa; ho usato parole infelici“. Significa pari pari, esattamente, che “non si rende conto di quello che dice”. O meglio, se ne rende conto dopo, quando il danno è fatto. Ovvero “parla a vanvera”. Appunto, come volevasi dimostrare.

E questo è sintomo di un grave deficit della funzionalità mentale, di alterazione dello stato di coscienza e della consapevolezza, che compromette il controllo dei pensieri e delle azioni.  Cosa che chiunque ricopra incarichi pubblici ed abbia responsabilità di governo non può permettersi. Men che meno un Papa. E meno male che, parlando dei casi di pedofilia nella Chiesa, non ha risposto come fece anni fa a chi gli chiedeva un giudizio sui gay e le unioni omosessuali. Disse: “Chi sono io per giudicare?“. Che stia migliorando? No, è che ha la memoria labile e dimentica oggi quello che ha detto ieri. E’ un classico caso di pensiero in divenire che, non avendo basi certe di riferimento, si adatta al tempo, al luogo ed alle circostanze; secondo le previsioni meteo, il bollettino della neve, la percorribilità autostradale, gli ingorghi a Roncobilaccio e le stramberie terzomondiste dei cattocomunisti confusi in crisi d’identità. Ed ecco, in questo post del 2016, alcuni esempi di pensiero labile e confuso: “Papa; ci sei o ci fai?“. Vedi anche : “Il pensiero corto.

A proposito del viaggio papale in Cile. Arriva Bergoglio in Cile e scoppiano terremoti del 7° grado, disordini e attentati alle chiese, al suo passaggio tra la folla una guardia cade da cavallo, gli lanciano un giornale in testa, si bucano le gomme della Papamobile (mai accaduto prima), etc. Non sarà che Bergoglio porta anche sfiga? Del resto ha cominciato proprio male, con diversi segnali di cattivo auspicio. Ecco cosa scrivevo nel 2014. “Papa, colombe e presagi funesti”. Chi ben comincia…

Questa, invece, è una classica bergogliata, ma la fa dire al presidente della  CEI; tanto per distribuire equamente le stronzate, così sembrano meno gravi. Alludendo alle facili promesse elettorali, mons. Bassetti dice che sia “Immorale lanciare promesse che non si possono mantenere“. Giusto. più che condivisibile. Però, c’è sempre un però quando parlano politici e preti dalla morale ballerina. E talvolta, come in questo caso c’è anche una buona dose di malafede, falsità e ipocrisia. Queste dichiarazioni, mascherate da principi morali ed umanitari, sono un chiarissimo messaggio politico politicamente corretto; in pieno stile bergogliano. E’ immorale che i politici facciano promesse che non possono mantenere? Benissimo. E le promesse che fa la CEI, la Chiesa ed il Papa cosa sono? In merito all’immigrazione la CEI insiste nel voler abbattere i muri, i confini, le frontiere, ed invita a costruire ponti, aprire le porte a tutti gli immigrati, ed accogliere mezza Africa.

Ma la CEI sa bene che anche questa è una promessa che l’Italia non può mantenere perché, anche volendo, non ha i mezzi e le risorse per farlo. E allora, questa promessa non è immorale? Oppure se le “promesse che non si possono mantenere” le fa la CEI diventano di colpo morali?  Mi sa che, come dico molto spesso, questo è un altro esempio di “doppia morale“. Anche le promesse sono come i maiali di Orwell: tutte uguali, ma alcune sono più uguali di altre. Sono promesse ballerine, variabili, elastiche, da interpretare secondo le circostanze e la morale del momento; come quelle di vescovi e cardinali. Vergognatevi.

Morale da schiavi

di , 23 Novembre 2017 20:34

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione e la beatificazione della povertà, sulla falsa promessa che gli ultimi saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con una morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti che alla morale da schiavi cattolica abbinano la scellerata ideologia marxista ed il progetto comunista mai accantonato che sogna ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.

Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Scegliere volutamente di vivere in povertà non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta vigliacca e stupida. Francesco, se voleva fare davvero qualcosa di utile avrebbe dovuto usare con parsimonia le ricchezze della sua famiglia per portare aiuto vero e reale ai poveri della città, senza necessariamente dover rinunciare alla sua ricchezza.  Chi continua a predicare queste sciocchezze è fuori dalla realtà e fuori di testa; che sia Papa o sagrestano.

 

 

Vedi

- Chiesa e censura

- Servire gli altri (pensierino pasquale)

- Parliamo di frivolezze; così evitiamo i discorsi seri.

- Bastardi islamici e moralisti col timer.

- Servire i servi.

- Ama il prossimo tuo.

- Aspiranti cadaveri.

- Il Papa e la pace.

La morale è un optional

di , 10 Giugno 2016 08:49

In politica la morale è un optional; si può avere o non avere. Anzi, meglio averne due, una di scorta. La doppia morale fa sempre comodo, è come la legge: per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Storia vecchia, non fa più nemmeno notizia. Specialisti in questa sottile arte della morale double face è la sinistra; è una conseguenza della presunta superiorità morale. Siccome sono “superiori” moralmente, anche quando fanno le peggiori porcherie ( e ne fanno a iosa, come e più degli avversari), il partito deve sempre restarne fuori, pulito; chi sbaglia lo fa per responsabilità personale e non tocca il partito che resta sempre pulito. Al contrario se qualche avversario commette reati è perché è il suo partito che è corrotto. L’esempio più tragico fu quello dei brigatisti rossi, che erano rossi, erano comunisti, ma il PCI non c’entrava nulla; erano “compagni che sbagliano“.  Quella curiosa interpretazione delle responsabilità del partito, che deve sempre restare fuori,  non è cambiata nel tempo; è sempre quella, ferma ai “compagni che sbagliano“.

Altro clamoroso esempio di questa doppia morale e dell’estranietà del partito alle malefatte dei suoi dirigenti lo si ebbe in occasione dell’inchiesta “Mani pulite” che, di fatto, decapitò l’intera classe politica dirigente italiana, coinvolgendo tutti i partiti: tutti meno uno, il PCI. In quel caso, il principio applicato dai magistrati e che portò in tribunale decine e decine di dirigenti politici (alcuni finirono direttamente in carcere e qualcuno ci morì) era quello che i dirigenti “non possono non sapere” quello che succede all’interno del partito; specie in merito a finanziamenti illeciti. Così inguaiarono Craxi, Forlani e tutti gli altri. Tutti, eccetto i dirigenti del PCI. Il partito comunista non solo riceveva finanziamenti illeciti come tutti, ma da decenni era abbondantemente finanziato da Mosca (cosa che era risaputa).  In tempi di guerra fredda e di cortina di ferro ricevere finanziamenti da una potenza ostile non era solo finanziamento illecito, ma poteva configurarsi come intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma niente di questo fu contestato al PCI.

Anche quando si scoprì l’esistenza di “fondi neri” in Svizzera, riconducibili al PCI, il compagno Greganti si accollò tutta la responsabilità, escludendo qualunque coinvolgimento del partito e dei dirigenti, dichiarando che si trattava  di un suo conto personale. Ed il bello è che gli credettero (o finsero di credergli). Come credettero anche a chi disse che non sapeva nulla di qualcuno che entrò nella sede romana del PCI, in Via delle Botteghe Oscure, con una valigetta piena di 150 milioni di lire. Era provato che c’era stato un versamento di denaro, ma non si trovava materialmente colui che lo aveva ricevuto. Inspiegabilmente, nel momento della consegna della valigetta, in ufficio non c’era nessuno: forse erano tutti al bar o erano distratti, o dormivano. Ergo, il denaro è stato consegnato, ma nessuno lo ha preso. Sono i bizzarri paradossi giuridici all’italiana. E, stranamente, il principio che il capo “Non poteva non sapere“, in questo caso non si applica. Curioso, vero? Forse anche la magistratura ha una morale ballerina; forse hanno addirittura due codici diversi e separati da usare secondo i casi e le circostanze. Questo è l’andazzo della politica, della magistratura, della sinistra e Così è se vi pare; e anche se non vi pare.

Certo, anche a destra non scherzano, ma a sinistra è proprio una caratteristica innata; forse la doppia morale te la danno con la tessera. Ti iscrivi al PD e ti danno la tessera, il distintivo, la bandierina, il manualetto “La doppia morale: istruzioni per l’uso“, e l’attestato di scienza enciclopedica  infusa che ti autorizza a partecipare a tutti i salotti televisivi e discutere con autorevolezza di tutto lo scibile umano; avendo sempre, ben inteso, la verità in tasca. Le ultime elezioni ne danno ancora una volta la conferma, anche se non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il PD si è lamentato con Giannini, conduttore di Ballarò, perché, a loro dire, ha mostrato dei cartelli con i risultati elettorali, dai quali risultava un forte calo di voti, che sarebbero fuorvianti: “Il PD all’attacco di Ballarò. Cartelli sul voto fuorvianti - Ballarò dimostra (numeri alla mano) il flop elettorale di Renzi. IL PD accusa “E’ fazioso”. E chiama in causa la Bignardi “Chiarisca la violazione”. Il PD ha perso una vagonata di voti, è vero, ma non si può dire; e se lo dici sei fazioso e fuorviante. Ora, la faziosità dei programmi televisivi è risaputa, come pure che quasi tutti i conduttori sono di sinistra e quindi la loro faziosità è ben individuata, scontata, a senso unico; basta saperlo. Fra tanti programmi faziosi, uno dei più faziosi era proprio Ballarò, condotto da Floris; come del resto è sempre stata, ed è tuttora,  faziosa tutta RAI3, da sempre feudo del PCI, PDS, DS, PD. Allora, lamentarsi va bene, denunciare la faziosità di programmi e di conduttori anche, ma dovrebbe esserci un limite, perché se all’improvviso, dopo anni di faziosità sinistra di quel programma, e di tanti altri,  qualcuno si sveglia per accusare Ballarò di faziosità si passa il limite della vergogna.

E’ solo l’ennesima dimostrazione pratica della doppia morale sinistra. Finché la faziosità è a loro favore (come lo è da decenni), la chiamano informazione, giornalismo, inchiesta, o intrattenimento, spettacolo, satira. Se però non gli è favorevole, allora scatta l’allarme; non è informazione corretta, è fuorviante. Non ricordo proteste quando per anni ed anni, su tutti i canali, i “cartelli fuorvianti” erano quelli di Floris, Santoro, Gad Lerner, TeleKabul. Non sento proteste nemmeno per quelli attuali di Iacona, Formigli, Greco e l’allegra brigata dei conduttori militanti, addetti stampa del partito mascherati da opinionisti o giornalisti, giullari e pennivendoli di regime che affollano ogni giorno ed a tutte le ore i salotti televisivi. E nemmeno per le interviste su tutti i canali a Renzi (da Annunziata a D’Urso, Fazio, Del Debbio, Vespa, Gruber), sempre solo e senza contradditorio. E non sento proteste nemmeno per l’atteggiamento sempre aggressivo nei confronti del centrodestra, di Salvini in particolare (fino a raggiungere il vero e proprio insulto) su quasi tutti i talk show, politici e non politici, e programmi vari di militanza politica mascherata da intrattenimento o satira (Crozza e Fazio-Littizzetto fanno scuola; ma per anni in TV hanno imperversato Dandini, Guzzanti e programmi come “Parla con me“, autentico spot militante di sinistra mascherato da satira. Ma nessuno ha mai denunciato la loro faziosità: quella è satira). Ricordiamo ancora “Rockpolitic” di Celentano, un autentico grande spot elettorale a favore della sinistra e di Prodi (si era in prossimità di elezioni). Ma non ricordo lamentele ed accuse di faziosità: quello era spettacolo. I sinistri sono così; se la faziosità è a loro favore è sempre giustificata, la chiamano spettacolo, informazione o satira. Se è sfavorevole, è grave faziosità ed informazione fuorviante. La morale degli ex/post comunisti travestiti da democratici mi ricorda una battuta di Woody Allen sui politici: “L’etica dei politici è una tacca sotto quella dei pedofili.”.

Il mercato dei voti a Napoli

Ricordiamo ancora le scene di rom, cinesi e immigrati di varia provenienza, in fila per votare alle primarie del PD a Napoli, Milano, Roma. E ricordiamo anche che alcuni hanno dichiarato tranquillamente che per andare a votare ricevevano dei soldi. Ma trattandosi di primarie del PD tutto finisce a tarallucci e vino; niente di grave, sono casi isolati e non intaccano l’immagine del partito che è sempre quello dei duri e puri, persone perbene che hanno le mani pulite (rubano come e più degli altri, ma usano i guanti). Bene. La cosa, però, si è ripetuta anche alle ultime elezioni a Napoli (ma non è detto che non avvenga anche in altre città); ci sono testimonianze e video che lo dimostrano. Ma anche in questo caso tentano di minimizzare. Si tratta di candidati nelle liste PD che “comprano” i voti. Ma come sempre finisce che li considerano casi isolati e la responsabilità è personale; il partito deve sempre restare fuori. Sono del PD, ma il Pd non c’entra. Anzi, fanno di più; diventano le vittime, perché questi episodi gettano una luce poco simpatica sul partito che viene danneggiato, quindi…il PD è “parte lesa“.  E non gli scappa nemmeno da ridere. Lo ha dichiarato serenamente al TG,  la vice presidente del PD, Debora (senza la H) Serracchiani: “Il PD è parte lesa“. La foto a lato la mostra in tutto il suo splendore, naturale, senza trucco né inganno. Molto diversa da come appare, carina e sorridente, doverosamente truccata in Tv. E’ l’emblema delle due facce del PD: una pulita, buona rasserenante, perbene, moralmente integra, come si presenta agli elettori; l’altra, senza trucco, al naturale, com’è nella realtà.

Se le porcate le fanno gli avversari è perché sono tutti corrotti, se le fanno loro sono vittime, sono “parte lesa“.   Le magagne del centrodestra sono sempre fatti gravissimi, quelle del PD sono sciocchezze, quisquilie, pinzillacchere, casi isolati, la responsabilità è personale, il PD è pulito, candido e innocente come un angioletto. Da ridere; questa non è politica, è cabaret. Intanto, però, la procura, poco propensa a vedere il lato comico della questione, ha già aperto un’inchiesta; vedremo chi riderà per ultimo. Anche Marrazzo, allora governatore del Lazio, venne scoperto a fare i festini a base di coca con una trans brasiliana. Ma per Santoro e tutta la claque sinistra, non era l’imputato, era la vittima di un complotto; sotto processo erano i carabinieri che l’avevano scoperto. Anche Marrazzo era vittima, era  “parte lesa”. A sinistra ragionano così. Ma guai a farglielo notare; si alterano, si adombrano, si offendono e magari vi accusano di strumentalizzare i fatti per scopi elettorali. Per questa gente dall’ipocrisia congenita e la doppia morale in dotazione di serie, vale sempre un famoso titolo di Cuore:Hanno la faccia come il culo“.

 

Doppia morale e numeri da Circo

di , 1 Febbraio 2016 15:43

La morale vista da sinistra: è bene ciò che mi fa comodo qui ed ora (domani chissà). E’ una particolare visione etica che viene da lontano. Già Togliatti, il Migliore, diceva: “La verità è ciò che conviene al partito“. Si può pensare di instaurare un dialogo, discutere e ragionare con chi parte dal principio che la verità è ciò che gli conviene? No, è tempo sprecato. Diceva Arthur Bloch, l’autore delle Leggi di Murphy: ”Mai discutere con un idiota; la gente potrebbe non notare la differenza“. Con un idiota o, aggiungo io, con un comunista: non solo sprechi tempo, ma ci rimetti anche la salute  Ormai la doppia morale della sinistra è talmente scontata che non ci si dovrebbe più meravigliare. Invece, ogni volta che ne possiamo constatare un esempio pratico (cosa che succede spesso e volentieri) ci sorprendiamo della naturalezza con cui la sinistra finge di non saperlo: esempio, le unioni civili. Premetto che a me di queste unioni civili non può fregarmene di meno, fate un po’ come vi pare; unioni gay, lesbiche, miste e assortite, famiglie allargate,  due mamme, tre papà. otto nonni, dodici cognati, genitore 1 e genitore 2, omogenitoriali, plurigenitoriali, e plurigenitali, a piacere.

Ciò che mi sorprende è sempre l’atteggiamento degli schieramenti in campo e la quotidiana rappresentazione scenica, in perfetto stile da Gioco delle parti pirandelliano, di quel teatrino della politica che sta diventando ridicolo. Li osservo da lontano con curiosità per l’apparente serietà con cui si immedesimano nel ruolo. Sono così contrario a tutte le manifestazioni di piazza, ai cortei urlanti, ai riti collettivi, che la sola vista mi provoca attacchi di orticaria; come i programmi della De Filippi ed  i salotti televisivi per ochette starnazzanti e casalinghe disperate. Il giorno che mi ritrovassi a partecipare ad un corteo, urlando slogan con una bandiera in mano, (o a guardare C’è posta per te, Uomini e donne, Domenica In, Domenica live, Forum, Verdetto finale, La vita in diretta, Quarto grado, Chi l’ha visto, Storie maledette, Amori criminali, giochini con i pacchi e senza, etc…l’elenco è molto lungo) comincerei a preoccuparmi seriamente per la mia salute mentale (Vedi “Masquerade“).

La proposta di legge sulle unioni civili è un’altra prova della nostra predisposizione genetica a schierarci sempre in due fazioni opposte. Da una parte la sinistra unita preme per approvare la legge, dall’altra l’opposizione è contraria. Sull’argomento interviene anche la Chiesa a difesa della famiglia tradizionale e contro il ddl Cirinnà. E qui scatta il timer della morale sinistra, quella che si applica a tempo, a piacere, secondo la convenienza, ed in perfetta sintonia col motto del Migliore. Il fronte laico e di sinistra protesta accusando la Chiesa di illecita interferenza politica, ricordando che lo Stato è laico,  e denunciando le ingerenze del Vaticano. Bene, fin qui niente di strano.

La sinistra ha perfettamente ragione a dire che il Vaticano non deve interferire, suggerire, consigliare, supportare, promuovere, approvare o condannare iniziative, leggi e provvedimenti di competenza dello Stato. E’ il suo punto di vista. Fermo restando, però, che chi è contrario ha perfettamente ragione di esprimere un’opinione  opposta e contraria; compresi preti, vescovi e Papa. Ma, libertà di espressione a parte,  bisogna chiedersi, se la sinistra protesta per le ingerenze della Chiesa sulle unioni civili (così come protestò con forza a suo tempo sull’eutanasia e prima ancora sull’aborto e sul  divorzio), come mai non si sente nessuna protesta, neppure una pallida allusione a ingerenze vaticane, quando il Papa ed  i vescovi invitano L’Italia ad aprire le porte ai migranti ed accogliere tutti a braccia aperte (ed a spese nostre), anche nelle case private, perché sono nostri fratelli? O quando il Papa, riferendosi ai gay dice “Chi sono io per giudicarli?”, lasciando intendere, anzi fraintendere, una qualche forma di approvazione? Come mai i nostri laicisti sinistri, duri e puri, sempre attenti alle ingerenze vaticane, non solo non aprono bocca, non protestano, ma fanno di più e di meglio; approvano gli appelli del Papa e lo citano come fonte autorevole alla quale ispirarsi. Abbiamo un Papa autorevole a giorni alterni? Oppure abbiamo una sinistra che ha la morale ballerina che è valida a giorni alterni? Una cosa è certa; per la sinistra la morale è mobile, ma la faccia da culo ce l’hanno sempre, è fissa.

Ma una considerazione sulla manifestazione del Family day voglio farla. Non sul tema etico, ma sui resoconti dei media. Come sempre la cosa curiosa è che tutti danno i numeri. Non nel senso che sono impazziti, ma che sparano cifre a pera sulla partecipazione. Si leggevano titoli che  annunciavano “Un milione al Circo Massimo“. Altri più ottimisti rispondevano “Siamo due milioni“. Sembra un’asta in cui si aspetta chi offre di più. Ma c’è stato anche di peggio. Veltroni in occasione di una manifestazione del PD, sempre al Circo Massimo, urlava dal palco “Siamo due milioni e mezzo“. Ma ancora meglio fece la CGIL che, in occasione di una manifestazione nel 2009, annunciava trionfante la partecipazione di 2.700.000 persone; ma per la questura erano solo 200.000. Per avere un’idea dell’entità…anzi, no, diciamo chiaro e tondo, dell’enorme cazzata sparata dalla CGIL, basta pensare che quel numero corrispondeva all’intera popolazione di Roma. Non per essere pignoli, ma la questione della capienza del Circo Massimo è stata già accertata molti anni fa. Non capisco perché si continui a sparare numeri fuori da ogni logica. Ma questa è la serietà di politici, sindacalisti e pure “familydaysti“; mentono sapendo di mentire e pretendono di essere creduti. Lo riferivo già in un post del 2009 (CGIL flop, flop).  

Eppure lo sanno tutti quale sia la capienza di quell’area. Al Circo Massimo ci stanno circa 300.000 persone. Lo stabilì uno studio tecnico voluto da Veltroni quando era sindaco, proprio per accertare una volta per tutte l’effettiva capienza dello spazio. E tuttavia lo stesso Veltroni (quello che affermò “Non sono mai stato comunista” e che poi disse che avrebbe lasciato la politica per andare in Africa ad occuparsi di attività umanitarie; il che dimostra il grado di onestà ed affidabilità del personaggio), in occasione della solita adunata rossa, dimenticando quello studio (da lui stesso commissionato), disse che erano presenti in due milioni e mezzo. Non solo è inaffidabile e non mantiene ciò che promette, ma ha anche la memoria corta; carenze mnemoniche che sono qualità preziose in politica per dimenticare le sciocchezze che si fanno e si dicono.

Bisogna, però, riconoscere che questa volta i media hanno fatto notare l’esagerazione delle cifre, ricordando la giusta capienza dell’area. Lo ha fatto bene La Stampa (Il Family day e la bufala dei due milioni), calcolando esattamente la lunghezza (621 metri) e la larghezza (118 metri) dell’area, per un totale di circa 73 mila metri quadri, 3 o 4 persone a metro quadro, che fanno in totale circa 300.000 persone. Esattamente quanto calcolato da quel famoso studio voluto da Veltroni. Quando vogliono anche i giornalisti sanno fare due conticini facili facili da geometra; ma li fanno solo quando gli conviene. Per esempio quando va in piazza il Family Day sono bravissimi a fare i conti, quando invece va in piazza il PD o i sindacati, hanno delle improvvise lacune matematiche. 

Curioso che i maggiori quotidiani abbiano scoperto improvvisamente che 2 milioni è un numero esagerato. Peccato che queste precisazioni le facciano oggi, ma non le facessero in occasione dei raduni del PD o della CGIL, quando, invece, si parlava solo di grande successo e partecipazione. Ma bisogna ricordare che per i nostri media tutte le manifestazioni organizzate dalla sinistra sono sempre grandi successi di partecipazione, feste di popolo e  di democrazia; quelle organizzate dalla destra sono sempre flop,  vengono ridicolizzate, sminuite e condannate come populiste, demagogiche e pericolose per la democrazia. Basta saperlo e sai già come titoleranno i vari quotidiani. Nel post citato in precedenza (CGIL flop, flop) riportavo apposta alcuni titoli di Corriere, Repubblica, Unità, i quali non si ponevano nemmeno il problema di verificare l’esattezza dei numeri e, stranamente, nessuno parlava di “bufale”. Le bufale le scoprono solo quando in piazza vanno quelli del Family Day. Tutti titolavano mettendo in evidenza i due milioni di partecipanti ed il grande successo della manifestazione. Ecco sopra, a conferma di quanto dico, il titolo del Corriere.it. Ma non stiamo a sottilizzare, altrimenti bisognerebbe parlare anche dell’affidabilità della stampa ed il discorso si complica. 

Numeri a parte, ma non è ridicola questa democrazia della piazza, dove vince chi riesce a portare più gente in corteo, bandiere più colorate ed urla più forte e dove anche i principi morali sono validi in base al numero dei partecipanti? Ma allora a cosa serve il Parlamento? La verità, la giustizia, il bene comune, sono concetti matematici che si stabiliscono in base al numero di persone che ne  riconoscono il valore? Deve essere un nuovo metodo epistemologico. Se tutti gli imbecilli d’Italia, e sono tanti, si radunassero al Circo Massimo per chiedere a gran voce, e con relativi striscioni “Idiot is beautiful“, bandiere colorate e palloncini, il riconoscimento giuridico che “Idiota è bello“, avrebbero ragione solo perché sono milioni? E dire che per millenni, da Socrate in poi, l’umanità si interroga su cosa sia la verità. Ci sono due risposte possibili. La prima è quella già riportata del Migliore “La verità è ciò che conviene al partito”. La seconda è quella  della democrazia della piazza; la verità è ciò che la maggioranza ritiene come tale (una variazione di “E’ bello ciò che piace” e del celebre “Ogni scarrafone è bello a mamma soja“). La verità si stabilisce a maggioranza, è una questione numerica (povero Socrate). Ora resta solo da stabilire cosa sia la maggioranza. Ma questo ce lo dice chiaramente una vecchia battuta di Clericetti: “Il 50% + 1 di imbecilli è una maggioranza; di imbecilli.”. Chiaro?

Razzismo, ebrei e censura.

di , 7 Novembre 2015 12:51

Il razzismo sta diventando come il prezzemolo; lo mettono dappertutto. Basta uno sguardo infastidito verso l’ambulante troppo insistente o verso la centesima zingarella che ti chiede l’elemosina in strada, basta un accenno di protesta o semplice preoccupazione per la presenza sempre più numerosa di immigrati sul territorio, basta una semplice allusione a banane e oranghi, e sei marchiato a fuoco: razzista. Pochi giorni fa il solito Tavecchio è finito di nuovo in prima pagina perché avrebbe espresso un gravissimo insulto razzista verso gli ebrei: (Tavecchio nella bufera; insulti a ebrei e omosessuali).

Ecco la frase incriminata: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli.”. Ebreaccio è un insulto? Lo è per quella desinenza in “accio” che di solito ha un significato spregiativo? Quindi anche toscanaccio e romanaccio, termini usati normalmente senza alcun intento offensivo, sono insulti razzisti? Allora perché nessuno denuncia come razzista chi li usa? Ma allora “polpaccio” è un grave insulto ai cefalopodi? E brogliaccio, carpaccio, Ajaccio, poveraccio, ghiaccio, laccio, braccio, castagnaccio, pagliaccio, sono tutti insulti? Chiamare Boccaccio e Masaccio per nome era un’offesa?

Anche il grande Gino Bartali veniva chiamato non solo “toscanaccio” per le sue vena polemica, ma era soprannominato “Ginettaccio” (doppio insulto, quindi), e così lo chiamavano tutti anche sulla stampa (La Gazzetta dello sport: “Ginettaccio, l’uomo di ferro che spianava le montagne“). Era un gravissimo insulto razzista? E se così era perché  né Bartali, né altri, hanno mai denunciato la Gazzetta e tutti gli altri giornali che usavano quell’insulto razzista?  Ed il quartiere romano di Testaccio è un insulto alle teste di…? Sì, forse alle teste di certi giornalisti e moralisti di borgata.

A proposito di teste ecco un altro titolo, nello stesso quotidiano, nel quale compare proprio il termine “toscanacci“: “Una testa di legno, ma di buon senso.”. A rigore, se “ebreaccio” è un insulto agli ebrei, questo dovrebbe essere  un insulto ai toscani.  Ma nessuno ha accusato Mascheroni di insulto razzista per quell’articolo. Infatti, nell’uso comune del termine, non è un epiteto offensivo, anzi è un’espressione gergale usata bonariamente quasi con simpatia nei confronti della  gente toscana per indicare il loro spirito polemico e  la battuta sempre pronta, caustica, salace, arguta e spesso sarcastica. Tanto è vero che, mentre i media accusano Tavecchio per il suo “ebreaccio”, nessuno crocifigge Mascheroni o altri per l’uso di “toscanacci”.

Non sono questi gli insulti verso gli ebrei, e non sono nemmeno razzismo, che è tutt’altra cosa. Insulto agli ebrei è quello di chi brucia le bandiere di Israele durante i cortei “pacifisti”. Insulto è quello di chi, qualche anno fa, contestava ed organizzava la protesta in piazza contro la presenza di Israele al Salone del libro di Torino. Insulto è aver venduto gli ebrei in cambio dell’assicurazione da parte del terrorismo palestinese dell’OLP di Arafat che non ci sarebbero stati attentati in Italia (Vedi “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani“ - “Vi abbiamo venduti” –  ”Mani libere a noi palestinesi“, e “Cossiga, Moro e i misteri d’Italia“). Insulto è aver spedito in Libano la missione Unifil che parteggiava spudoratamente per Hezbollah a danno di Israele (vedi “Amenità libanesi“) Insulto è quello di chi, come la COOP, boicottava i prodotti israeliani, col pretesto che provenissero dai territori occupati dai coloni. Insulto è quello dell’Unione europea che, col pretesto di fornire aiuti per lo sviluppo di Gaza, versa miliardi di euro (450 milioni solo per il 2015) ad una organizzazione terroristica come Hamas,  che nel proprio statuto afferma esplicitamente di avere come fine la distruzione totale di Israele, che poi usa quei fondi per acquistare armi, esplosivi e razzi da lanciare verso Israele.

Insulto agli ebrei è quello di D’Alema il quale, arrivando in Israele in visita ufficiale come ministro degli esteri, a chi lo riceveva all’aeroporto salutandolo con “Benvenuto in Israele“, rispose correggendolo “In Palestina…”. Lo stesso D’Alema che non perde occasione per dichiarare la sua simpatia e vicinanza alla causa palestinese (vedi “Il baffetto velista ha strambato“). Insulto agli ebrei è ancora quello dello stesso D’Alema che, sempre in qualità di ministro degli esteri, volava in Libano e  dichiarava di essere orgoglioso di andare a passeggio a Beirut tenendosi a braccetto con i capi di Hezbollah e di andare a cena con loro, e subito dopo andava ad abbracciare i capi di Hamas a Gaza; tutta gente che ha come scopo dichiarato la distruzione di Israele. (vedi “L’equivicinanza secondo D’Alemhamas“)  Insulto agli ebrei è quello di Prodi, allora capo del governo, che al palazzo dell’Onu correva ad abbracciare affettuosamente Ahmadinejad, lo scravattato capo dell’Iran, il quale dichiarava un giorno sì e l’altro pure che avrebbe cambiato la carta geografica, facendo scomparire Israele dalla faccia della Terra. Insulto è la politica della sinistra italiana, sempre spudoratamente a favore della Palestina, contro Israele (vedi “Mi ricordo, sì, io mi ricordo“). Quelli sono i veri insulti, e non chiamare qualcuno ironicamente “ebreaccio”; quelli sono insulti che fanno davvero male agli ebrei ed all’intelligenza umana.

Ennesima dimostrazione (come sostengo da anni) del fatto che, specie sui mass media, i concetti di etica, estetica, giustizia, deontologia professionale, sono molto elastici e variano secondo le circostanze e la convenienza (di chi scrive). Ecco perché un’affermazione o una battuta che in altri tempi sarebbe stata del tutto normale e sarebbe passata inosservata, e sulla quale lo stesso Anticoli avrebbe sorriso, oggi diventa un insulto razzista. E ci si chiede perché “ebreaccio” sia un insulto e “toscanaccio” non lo sia. Perché? Semplice, è la quotidiana dimostrazione che esiste una doppia morale; quella ormai consolidata dei sinistri detentori della “superiorità morale” che hanno l’esclusiva di questa sorta di morale a tempo e che  la tirano fuori e la usano a loro piacimento e la applicano secondo la convenienza per condannare gli avversari, delegittimare chi  non la pensa come loro ed emarginare, bollando pretestuosamente con l’infamia del “razzista”, chi  non è allineato al pensiero unico dominante. E’ lo stesso principio caro a certa magistratura per cui la legge per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Per questi ipocriti moralisti col timer, morale e giustizia diventano micidiali armi improprie da usare per demolire gli avversari.

Censura (attenzione, post scurrile)

Ora vediamo un altro esempio di criteri molto elastici, applicati alla censura dei commenti sui forum e quotidiani.

Di recente, commentando un pezzo sulla revoca delle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e l’immediata reazione di 26 consiglieri che, dimettendosi, lo hanno mandato a casa, (Per Marino è finita: 26 consiglieri si dimettono) scrissi questo breve commento: “Avrebbe fatto meglio a mantenere le dimissioni. E’ stata proprio una sceneggiata ridicola che conferma la pochezza di quest’uomo. Come direbbero a Striscia citando la famosa espressione del direttore Fede. “Marino, che figura di merda!”.  Ma quando il commento viene pubblicato quel termine finale diventa “mxxxa“.  Non so dire con certezza se la correzione sia opera di un solerte censore, oppure di un correttore automatico che non gradisce certi termini e sostituisce alcune lettere con delle X o degli asterischi. I termini più censurati, oltre a merda, sono culo, stronzo e stronzate, cazzate, cazzo, fica, etc…

Non dico che il turpiloquio debba essere libero, e nemmeno che debba essere censurato. Dico che ancora una volta di applicano due pesi e due misure; è questo che è incomprensibile ed intollerabile. Ciò che lascia perplessi è che quei termini vengono usati tranquillamente in televisione, a tutte le ore del giorno, senza che nessuno intervenga o si scandalizzi. Per esempio, quella espressione ormai mitica di Emilio Fede, la sentiamo e risentiamo a Striscia la notizia, ogni volta che c’è qualche figuraccia da evidenziare; invariabilmente, a chiusura del servizio,  parte il video originale con l’esclamazione “Che figura di merda…”. Ormai è un classico, come la mitica  ”La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca…” del ragionier Fantozzi..

Basta poi sentire il linguaggio di certi personaggi in televisione, con Maurizio Crozza in testa seguito da uno stuolo di comici, meno comici e personaggi assortiti anche tragici, e si sentono “cazzi e culi” volare come farfalle. Allora è ovvio chiedersi come mai certe parole si possono usare tranquillamente in televisione, davanti a milioni di spettatori, in prima serata, in fascia protetta e in orari di massimo ascolto, e se invece  vengono scritte in un commento che leggono in pochissimi, all’interno di un articolo di un quotidiano in rete, viene censurato. Perché? Non sto dicendo che il linguaggio scurrile sia o non sia consentito in pubblico. Mi chiedo solo perché si applica la solita doppia morale; questo è insopportabile. E’ il sintomo della completa confusione culturale e morale di una società che ha smarrito tutti i riferimenti e, in mancanza di criteri precisi, decide di volta in volta e secondo le circostanze, ciò che è o non è permesso, ciò che è o non è consentito e legittimo. E con lo stesso principio molto elastico decide anche ciò che è vero o falso, giusto o sbagliato, bene o male.  Abbiamo adottato una nuova morale; usa e getta, come la carta igienica.

Ma torniamo al commento censurato. Visto che la parola “merda” viene sostituita con le X, se ne deduce che sul Giornale, attentissimo a non usare termini scurrili, quella parolina non si possa usare. Giusto? No, sbagliato. Infatti, negli stessi giorni, leggendo la stessa prima pagina, bastava spostare lo sguardo sulla colonna laterale riservata ai blog dei giornalisti, per vedere in bella evidenza (è rimasto lì per almeno 15 giorni) questo titolo a lato in cui figura proprio la parolina proibita (vedi “Troppo merda, Caritas“).  Ed ecco che ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, ad un principio ballerino. Si può usare la parola “merda” sul Giornale? Dipende; i giornalisti sì, i lettori no.  Perché Enrico Galletti può scriverlo in prima pagina ed io non posso farlo in un commento? Perché? Come James Bond aveva la licenza di uccidere, Galletti ha una speciale “licenza di merda” negata ai comuni mortali?

Questa strana applicazione dei criteri di ciò che è corretto o non lo è, di ciò che si può o non si può dire o scrivere, è un dilemma che pongo da anni in rete ed al quale nessuno ancora ha risposto. Ed ogni volta che mi ritrovo di fronte a simili casi di morale ballerina e ipocrisia mediatica (il che, leggendo le notizie sui vari quotidiani, capita tutti i giorni) è come un pugno nello stomaco. Ne parlavo anche sei anni fa nel post “Si può dire culo?”. Sono le cose incomprensibili della vita; come i balletti di Don Lurio o gli occhiali neri a mezzanotte. Sono quelle incongruenze e contraddizioni di una strana morale elastica che si applica secondo criteri che non hanno alcuna spiegazione logica e razionale. Eppure, prima o poi, qualcuno dovrebbe spiegarci la ragione di questa curiosa doppia morale. Perché Crozza può parlare tranquillamente di cazzi in prima serata TV e noi no?  Spiegatecelo, cazzo!

Vedi:

- Si può dire culo?

- Bavagli e querele

- Satira libera: dipende

- Cossiga e il tonno

Vedi qui altri post su “Censura, trucchi e inganni mediatici e morale ballerina“.

Battista e le nozze gay

di , 29 Ottobre 2015 07:58

Il Consiglio di Stato boccia le nozze gay. E la cosa non piace a Pierluigi Battista, editorialista del Corriere. “Un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze. Ora invece parla anche sui social network, come Carlo Deodato, cui si deve la sentenza che ha bocciato la registrazione delle nozze gay celebrate all’estero.”, dice Battista. Insomma, si contesta al giudice l’espressione di valutazioni extra giuridiche, opinioni personali sull’oggetto della sentenza. A prima vista sembra che Battista abbia ragione; non sta bene che un giudice esprima la sua opinione personale su una questione sottoposta al suo giudizio. Si è portati a pensare che, più che giudicare sulla base delle leggi, giudichi sulla base delle proprie simpatie. Giusto.  Eppure sono quasi certo, dico “quasi”, che se la sentenza fosse stata favorevole ai gay, e lo stesso giudice avesse rilasciato qualche dichiarazione pubblica sulla sentenza, Battista non avrebbe avuto niente da dire. Chissà perché mi viene questo sospetto. Forse perché, come ripeto da anni, certi politici ed intellettuali, hanno una doppia morale: chi la pensa come loro è libero di esprimersi (lo garantisce la Costituzione), altrimenti la libertà di  espressione è momentaneamente sospesa e si trovano pretesti e cavilli per limitare quella libertà. In campo giuridico questo concetto si esprime con il classico “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta.”.

Esattamente ciò che fa Battista con questo articolo: “Esibizionismo di Stato sui social network del giudice che condanna le nozze gay“. Ma quali argomentazioni usa per criticare l’atteggiamento del giudice? Dice che dovrebbe limitarsi a giudicare ed emettere le sentenze e non esprimere valutazioni personali specie sui social network: “Un giudice, si diceva un tempo, dovrebbe parlare solo con le sentenze.“. Anche questa sembra una affermazione condivisibile: chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe attenersi al rispetto delle competenze del proprio ruolo.  Giusto. Solo che se Battista si prende la briga di guardarsi intorno, potrebbe scoprire che in Italia nessuno si attiene a questa regoletta. Anzi, sembra che l’hobby preferito dagli italiani sia proprio quello di occuparsi di questioni non di propria competenza o delle quali non si ha conoscenza specifica. Tutti gli italiani sono allenatori di calcio, barbieri e taxisti sanno benissimo come risolvere la crisi economica e perfino gli idraulici hanno in tasca la ricetta per risolvere qualunque problema. Ecco perché poi abbiamo comici che fanno politica, politici che fanno ridere e giornalisti che fanno piangere. Prova ne sia il fatto che ogni giorno, su tutti i canali televisivi, spopolano ciurme di opinionisti tuttologi che dissertano, con grande sicurezza ed apparente serietà, di tutto lo scibile umano.

Che dire poi di tutti quei personaggi, anche magistrati, che hanno acquisito notorietà proprio grazie all’esposizione mediatica derivante dal proprio ruolo e che poi, grazie a questa popolarità hanno intrapreso con successo la carriera politica o, comunque, ne hanno ricavato grandi benefici professionali? Da Di Pietro a De Magistris, da Ingroia a Emiliano. E che dire di tutti quei politici che, pur ricoprendo importanti ed impegnativi ruoli istituzionali, sindaci o governatori di regione, che hanno grossi e seri problemi da risolvere,  passano più tempo negli studi  televisivi che nei propri uffici, a discutere non dei problemi della loro Regione o Comune, ma su tutti i possibili temi politici, sociali, culturali e morali? Scrivere un messaggio su Facebook o Twitter è più grave che essere ospiti fissi in televisione a fare gli opinionisti, invece che pensare ai problemi dei cittadini? In quanto poi a “esibizionismo di Stato sui social network“, c’è un personaggio, ad alti livelli istituzionali, che fa un uso compulsivo, spasmodico, assillante, quasi patologico, dei social network: Matteo Renzi, il presidente del Consiglio, quello che le grandi decisioni politiche e le riforme costituzionali le annuncia quotidianamente su Twitter con 140 caratteri. Battista, ne ha mai sentito parlare?

Ma torniamo alla terzietà ed imparzialità auspicata da Battista, ed alla necessità di attenersi alle competenze del proprio ruolo. Succede che  Laura Boldrini, terza carica dello Stato, il cui compito istituzionale è quello di regolare l’attività della Camera e garantirne il regolare svolgimento, e che in quanto tale dovrebbe avere una posizione di terzietà, imparziale e super partes, non perda occasione per esprimere il suo illuminato parere personale su tutto ciò che riguarda questioni culturali e morali. Non passa giorno che le agenzie di stampa non divulghino il pensiero boldriniano su tutti i temi possibili, con particolare riguardo a ciò che sta a cuore alla nostra presidenta (con la A finale, altrimenti si risente): immigrazione, diritti umani, accoglienza dei migranti,  rom, terzomondismo, frontiere aperte, invitando gli italiani a prendere esempio dall’Africa (Bollettino dei migranti). Non disdegnando di intervenire anche su questioni più leggere, come il ruolo della donna all’interno della casa, chi deve fare le pulizie, cucinare o lavare i piatti, ed altri residuati culturali delle battaglie femministe del ’68.

Ma soprattutto denunciando con grande fermezza lo sfruttamento del corpo femminile sui media e la pubblicità sessista in televisione: “Basta spot con mamme che servono la famiglia a tavola“. Ed infine, Battista dovrebbe saperlo molto bene in quanto giornalista e direttamente interessato, interviene anche sul linguaggio giornalistico per dettare regole e cambiare la grammatica (Boldrini, vuole insegnare a scrivere ai giornalisti). E siccome parla da terza carica dello Stato, tutti i media danno grande risalto alle sue parole che acquistano  autorevolezza proprio in virtù del ruolo ricoperto. Ed il Corriere non è certo secondo a nessuno nel fare da megafono ai messaggi del Palazzo. Dov’è Battista quando Boldrini parla e straparla intervenendo su argomenti che nulla hanno a che fare con il suo compito istituzionale e vuole insegnargli a scrivere “presidenta” e “richiedenti asilo” invece che immigrati clandestini?  Il sessismo in televisione, il linguaggio giornalistico, o il compito delle mamme sono argomenti inerenti i regolamenti della Camera e, quindi, di competenza della Boldrini? Battista era assente, in ferie, dorme, è in missione speciale all’estero? Oppure ultimamente si occupa solo di giudici e di messaggini su Twitter?

Sarà appena il caso di ricordare che  lo stesso discorso, il travalicare i limiti delle competenze e prerogative del proprio ruolo, ho fatto, detto e ripetuto fino alla nausea, durante tutto il mandato del presidente Napolitano, il quale non lasciava passare giorno senza esprimere il suo parere su tutto e tutti, condizionando anche pesantemente la stessa attività politica e parlamentare. Dov’era Battista?  Sempre in ferie? E dov’era quando l’allora presidente della Camera Fini, andando ben oltre i limiti delle proprie competenze, non solo si permetteva di esprimere il suo parere personale su questioni che nulla avevano a che fare con il regolare svolgimento dei lavori dell’aula parlamentare, ma, alla faccia della terzietà, diventava soggetto politico attivo, militante e di parte, si permetteva di uscire dalla coalizione che lo aveva portato in Parlamento ed eletto presidente della Camera, fondare un nuovo movimento politico, di fare politica attiva come fondatore del nuovo partito e non passava giorno che non criticasse duramente la politica e l’attività del governo Berlusconi. Alla faccia della sua posizione che dovrebbe essere super partes e imparziale. Dov’era Battista?

Poi, un bel giorno, Battista si sveglia e scrive: “Si diceva un tempo che un giudice non solo deve essere imparziale, ma deve anche apparire imparziale.”.  Toh, ha scoperto che un giudice deve essere ed apparire imparziale.  Eppure lo stesso discorso sulla imparzialità si dovrebbe applicare ad altri ruoli istituzionali come quelli che ho appena ricordato: il Presidente della Repubblica (che in quanto garante della Costituzione deve essere al di sopra delle parti. “Sarò il Presidente di tutti“, si affrettano a dire appena eletti. Poi se ne dimenticano e, camuffandosi abilmente, giocano con la propria squadra), i presidenti di Camera e Senato, i giudici della Consulta, ed altri ruoli pubblici, perfino il sindaco di un piccolo borgo di montagna, una volta eletto, non rappresenta più solo la sua parte politica, ma tutta la cittadinanza e deve essere imparziale e super partes. Allora, Battista, le sembra che la Boldrini sia imparziale e si attenga al proprio ruolo quando dice che gli italiani devono aprire le porte ai migranti? Rientra nei regolamenti della Camera? Esprime il pensiero degli italiani, oppure la sua particolare, e sinistra (in tutti i sensi), visione del mondo? Era imparziale Napolitano quando ordiva nell’ombra, con la complicità e l’approvazione dei burattinai europei, macchinazioni per far dimettere Berlusconi e portare al governo prima Monti e poi Renzi, senza che fossero eletti dal popolo? Era imparziale Fini quando diventava soggetto politico attivo e contestava il governo? Erano o “apparivano” imparziali? Di quale imparzialità parla Battista?

A proposito di Napolitano si veda “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“, dove sono riportati i link a diversi post che lo riguardano. Vedi anche, sulla sua quotidiana interferenza nella vita politica e sociale “Il galletto del Colle“. Per dire, anche Napolitano rimproverava i politici di cercare troppa visibilità mediatica e di essere troppo spesso in televisione. Rimproverava gli altri, ma lui, tutti i santi giorni in tutti i Tg aveva il suo spazio riservato, e sulla stampa le sue dichiarazioni erano sempre riportate come titoli di apertura, con grande evidenza; aveva sempre da esprimere una opinione su tutto e tutti e questo presenzialismo e protagonismo lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno del suo mandato (quando si dice predicare bene e razzolare male): “Presidente, cosa diceva sui politici in TV?”.  Ma Napolitano ha, di fatto, instaurato una Repubblica presidenziale, senza che nessuno gli facesse notare che andava ben oltre le prerogative e le competenze presidenziali; nemmeno Battista. Per capire la differenza tra il nostro presidente e quello di altri Paesi leggete qui: “Presidenti e sesso“.

Contesta infine anche  l’uso di argomentazioni filosofiche e morali  fatte dal giudice a sostegno della sua sentenza contraria alle nozze gay: “… inerpicandosi sui sentieri impervi della discussione filosofica e disquisendo sullo scandalo «ontologico che i matrimoni tra omosessuali alimenterebbero. L’ontologia dovrebbe essere lasciata ai maestri della morale. Il diritto è un’altra cosa.”, dice. Il diritto è un’altra cosa dalla morale? Anche questa sembra un’affermazione condivisibile. Ma è solo la dimostrazione di come sia facile sbagliarsi quando si vuole piegare un concetto alle proprie tesi (cosa che nel mondo dell’informazione, ma anche della politica e della cultura,  sembra essere la prassi consolidata). Il diritto non solo non è e non può essere disgiunto dalla filosofia e dalla morale, ma ne è la logica conseguenza, la diretta emanazione. Il diritto è la codificazione, la rappresentazione giuridica, dei principi morali di un popolo. Prima viene la morale, dopo, e solo dopo, vengono i codici e le leggi che scaturiscono proprio dall’accettazione di quei principi fondamentali di convivenza sociale; e vengono codificati in leggi perché siano rispettati da tutti, pena l’esclusione dalla comunità o pesanti pene e sanzioni. I reati contro la persona ed il patrimonio, prima che essere leggi dello Stato sono principi morali di un popolo. E’ un principio così elementare che glielo avrebbe spiegato un bambino.

Tanto clamore, scandalo e indignazione solo perché quel giudice ha bocciato le nozze gay. Se le avesse approvate oggi sarebbe un eroe e sarebbe liberissimo di  spiegare le ragioni della sentenza su facebook,  twitter,  social network vari, nei talk show e nei salotti televisivi di tutti i canali.  E nessuno lo attaccherebbe. Il fatto è che, apparentemente, sono tutti strenui difensori del famoso motto di Voltaire, ma in pratica, si vorrebbe applicare l’art. 21 della Costituzione solo a chi la pensa come noi,  gli altri, gli avversari, quando è possibile  è meglio farli tacere o non dargli troppo spazio mediatico. In fondo, però, bisogna tener sempre presente ciò che, qualche anno fa in un improvviso impeto di onestà intellettuale, disse e scrisse lo stesso Battista, proprio sul Corriere, mettendo in dubbio l’attendibilità delle notizie fornite dalla stampa e l’onestà, ed imparzialità, dei giornalisti stessi. Disse: “Non credete a quello che scrivono i giornali.”. Appunto, bravo Battista, concordo.

Matrimoni moderni e preti progressisti

di , 16 Settembre 2015 20:21

Anche Comunione e Liberazione favorevole alle unioni gay. Dice don Julian Carron, presidente di CL: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale.” (Niente muri alle unioni gay). Come dire che, siccome ormai i gay sono in crescita esponenziale (le cause sono ancora da individuare; forse il buco nell’ozono, gli additivi  chimici negli alimenti, il riscaldamento globale, le polveri sottili, chissà, boh) e di pari passo crescono le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso (in attesa delle unioni plurime e poligame  fra gay, lesbiche, trans e combinazioni varie)  bisogna far buon viso a cattivo gioco, accettare il dato di fatto (“Cosa fatta capo ha.”, si diceva una volta),  adeguarsi alla tendenza generale ed omologarsi al pensiero unico dominante della sinistra progressista, dell’Arci gay, dei sostenitori del sesso libero e perfino di Papa Bergoglio che, dopo aver in passato aperto ai gay (“Chi sono io per giudicare?”),  di recente ha avuto parole di comprensione e incoraggiamento anche per le teorie gender (“Il Papa benedice i libri gender“). Et voilà, il cerchio si chiude.

Che carini i nostri fidanzatini di Peynet in  versione 2000 che coronano il loro sogno d’amore, con lancio di riso, del bouquet e marcia nuziale. E’ l’evoluzione della specie. Chissà se questa variante rientra nella teoria di Darwin, oppure è un’anomalia; mistero. Dice don Carron che le unioni gay sono “un dato evidente“.  Anche la mafia, il terrorismo e la pedofilia sono “dati evidenti“. Giustifichiamo anche questo perché sono un dato di fatto? In realtà, il “dato evidente a tutti” è il progressivo degrado della società , il dilagare delle perversioni e la legittimazione culturale di ogni tipo di  depravazione sessuale e morale, con l’approvazione dei terroristi sociali mascherati da  progressisti, in nome della libertà; CL e cattocomunisti confusi in prima linea. In confronto a questa nuova società, Sodoma e Gomorra erano un esempio di morigeratezza di costumi. E’ segno evidente di decadenza morale quando diventa  motivo di orgoglio, indice di apertura mentale e titolo di merito, l’ostentazione pubblica dei vizi privati. Più si è viziosi, depravati e pervertiti e più si ha successo, apprezzamento ed esposizione mediatica. Oggi personaggi bizzarri (è un caritatevole eufemismo) come Luxuria, Platinette, Malgioglio e compagnia bella (si fa per dire), hanno più visibilità e successo di filosofi, scienziati e premi Nobel. Non mi sembra che questi siano sintomi di grande civiltà di cui si possa essere orgogliosi.

Eppure, secondo questa nuova morale da Suburra (ma almeno quella era circoscritta, oggi la suburra sta diventando globale), non possiamo nemmeno lamentarci dell’imbarbarimento sociale perché, come disse Bergoglio: “Chi sono io per giudicare?”. Lo dice anche il Papa, dobbiamo accettare amorevolmente tutte le aberrazioni umane senza giudicare. Ma non è il giudizio espresso (sempre incerto, discutibile ed a rischio di errore, chiunque sia il giudice) a determinare il valore reale ed intrinseco dell’oggetto o della persona che viene giudicata. Esistono valori, principi e leggi naturali che, con buona pace del relativismo imperante, hanno validità assiomatica, sono indiscutibili ed universali (come le leggi della fisica) e sono iscritti profondamente nell’animo umano fin dalla nascita. Il sole brilla nel cielo anche se i ciechi non lo vedono. Mozart ha scritto capolavori, anche se i sordi non le sentiranno mai. I leoni continueranno sempre a cacciare le prede, anche se le gazzelle non sono d’accordo.  Gli esseri immondi e repellenti  sono e restano tali agli occhi dell’uomo, anche in assenza di giudizio. Chi decide, ci si può chiedere (le domande dei cretini sono sempre in agguato), che cosa sia repellente ed immondo? La razionalità umana e, molto spesso, basta anche solo un pizzico di buon senso. E non tutti ce l’hanno.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”. (Immanuel Kant – Critica della ragion pratica)

Un mondo migliore

di , 27 Marzo 2015 15:09

Un mondo migliore è possibile, dicono. A me basterebbe un mondo normale; dove i delinquenti stanno in galera, i matti in luoghi di cura, i mediocri e gli idioti non fanno politica, non vanno nei pollai televisivi a starnazzare del nulla e non riempiono libri e giornali di inutili sproloqui, giusto per portare a casa la pagnotta. Un mondo in cui i bambini giocano, invece che pensare al sesso  a dieci anni e le mamme allevano i figli, invece di gettarli nella spazzatura. Un mondo in cui le persone stanno al posto che gli compete e gli si addice, per capacità, cultura, intelligenza e meriti, senza inseguire onori, gloria, potere, ricchezza e successi che non gli spettano. Un mondo in cui chi detiene il potere e ricopre incarichi pubblici sia al servizio della società e non viceversa. Cose che sarebbero normali in un mondo normale. Se oggi non lo sono, è evidente che questo non è un mondo normale. Allora non c’è bisogno di inseguire utopie irrealizzabili e mondi perfetti, basterebbe avere un mondo “normale”. Ma forse  anche la semplice normalità è  un’utopia.

Spesso si usa attribuire alla politica la colpa di favorire la corruzione ed il degrado sociale. E’ vero in parte. Il sistema politico può favorire o limitare i danni, ma non è la causa prima della corruzione  e della naturale propensione umana alla malvagità d’animo. La politica non può rimediare alla corruzione  e risolvere i problemi; non si possono fermare per legge i peggiori istinti naturali, così come non si può fermare per legge un terremoto. La politica è essa stessa frutto della malvagità, è una conseguenza della malvagità umana, non la causa e nemmeno il rimedio.  La politica “è” il problema. Si dice che la corruzione nasca anche a causa di una eccessiva presenza dello Stato nella vita pubblica e nell’economia, che favorisce il proliferare del sistema di buste, bustarelle e tangenti per ottenere ciò che,  di norma, dovrebbe essere concesso per semplice diritto e non come un favore. Ma anche in questo caso non è del tutto esatto. L’Italia ha un sistema economico che non è statalista, ma nemmeno liberale. E’ una via di  mezzo fra lo statalismo ed il liberalismo. In teoria esiste la massima libertà  nell’attività economica. In pratica, però,  lo Stato è onnipresente, sia con Enti e Aziende pubbliche, sia con una assillante rete burocratica che  limita enormemente la crescita e la stessa libertà d’impresa. In questo sistema misto, se le aziende vanno bene incassano gli utili e, spesso, non pagano nemmeno le tasse. Se vanno male interviene lo Stato a salvarle con denaro pubblico. Insomma, abbiamo un sistema ibrido in cui il profitto è privato ed il debito è pubblico. E la corruzione ce l’abbiamo nel sangue.

Né vale appellarsi alla questione morale. La morale in natura non esiste. E se esistesse non sarebbe uguale per tutti. La morale delle gazzelle sarebbe diversa da quella dei leoni, quella dei gatti sarebbe diversa da quella dei topi e quella dei ragni sarebbe diversa da quella dei moscerini. Non esiste il bene e non esiste il male; esiste solo ciò che è come deve essere, per natura. E tutti, animali e piante, vivono secondo questa legge. La natura è amorale. Solo l’uomo, grazie alla sua presunzione, pensa di essere al di sopra di queste leggi e vorrebbe modificare il mondo per adattarlo al proprio concetto astratto di morale. Anch’io sogno un mondo migliore. Sogno un mondo senza malattie, guerre, sofferenza, catastrofi naturali, fame. Sogno un mondo in cui tutti siano sani, belli, ricchi e felici. Sogno un mondo perfetto. Sogno. Poi mi sveglio e mi tengo il mondo così com’è.

 

I cristiani sono buoni

di , 9 Luglio 2013 05:14

Ci mancava solo il Papa. Non bastava Laura Boldrini, quella che dice di occuparsi degli ultimi. Ovvero degli immigrati di qualsiasi colore e provenienza. Quella che essendo impegnata a tutelare gli ultimi si dimentica dei “penultimi“, gli italiani che non riescono più a sopravvivere. Quella che va a Civitanova Marche  dove tre persone, non riuscendo a campare,  si sono suicidate per la disperazione  e per la vergogna e dice che non sapeva che in Italia ci fosse quella povertà (Ultimi e penultimi). Ecco, quella. Non basta la ministra congolese Kyenge che vuole abolire il reato di immigrazione clandestina, vuole introdurre lo “ius soli” e dare la cittadinanza agli stranieri. Quella che arriva in Italia come immigrata e da immigrata vuole dirci come comportarci con gli immigrati. Come se ci introducessimo in casa di qualcuno, senza essere invitati, pretendessimo di restare a pranzo e di decidere anche il menu. Ecco, quella.

Non bastano le anime belle della sinistra, quotidianamente impegnate a propagandare l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione. Quelli che si nutrono di pane e retorica buonista e vogliono convincerci che la nostra sia una società multietnica, multireligiosa, multiculturale, multirazziale, multisessuale e multicriminale. Non perché lo sia, ma perché vogliono che lo diventi. E tanto si adoperano che stanno riuscendo nell’intento. Quelli che vogliono fare dell’Italia il rifugio di tutti i disperati e delinquenti del terzo mondo; ma anche del secondo. Una specie di isola felice in cui delinquere a piacere, tanto non succede nulla. Essendo “ultimi“  tutte le loro malefatte  vengono giustificate con il pretesto del disagio sociale e godono dell’appoggio ed il sostegno morale delle anime belle e delle istituzioni. E mangiano gratis alla Caritas.

Non bastavano questi adepti dell’accoglienza sempre e comunque, a tutti e con tutti i diritti possibili. Ora ci si mette anche il Papa. E va a trovarli direttamente nel luogo preferito per gli arrivi in massa: Lampedusa. La prossima volta andrà a trovarli direttamente alla partenza, in Libia, Tunisia, Egitto. Così, tanto per festeggiare, dopo gli ultimi arrivi di giugno (Bollettino dei naviganti) ieri ed avantieri sono sbarcati due carichi di “preziose risorse“, come le chiama la Kyenge. Il primo barcone con 120 risorse è stato soccorso al largo di Portopalo (Sr). Il secondo, un barcone con 166 risorse di provenienza sub-sahariana, direttamente a Lampedusa, proprio mentre arrivava il Papa; che fortunata coincidenza.

Una curiosità accomuna questi due sbarchi. Nel primo caso, come riporta la news Ansa,  la Capitaneria di porto è stata avvertita del barcone in difficoltà, al largo della costa siciliana,  da un telefonata di un sacerdote eritreo, don Mosè Zerai. Nel secondo caso, il barcone giunto a Lampedusa, ad avvertire la Capitaneria di porto di Palermo  sarebbe stato un non meglio identificato cittadino libico il quale avrebbe avvertito le autorità italiane che alcuni suoi amici erano partiti tre giorni prima dalla Libia ed il loro barcone si trovava in difficoltà. All’opera di ricerca in mare e di soccorso hanno partecipato, dice la News, due motovedette, un pattugliatore, una motovedetta della Guardia di Finanza, una nave della Marina militare ed un mercantile (!).

Ora, la curiosità non è tanto il dispiego di uomini e mezzi, con relativi e rilevanti costi, che ogni giorno sono impegnati per soccorrere questi barconi. La cosa curiosa è notare che questi “migranti” hanno sempre i numeri di telefono giusti da chiamare al primo segnale di pericolo. Roba che il numero della Capitaneria di porto di Palermo, a meno che non abbiano sotto mano la guida telefonica della città, non lo sanno nemmeno i palermitani. Ma i preti eritrei ed i libici, in Libia, hanno il numero diretto della Capitaneria. Non è strano?

Dice il Papa, sollecitando maggiore attenzione verso i migranti, che “La cultura del benessere…rende insensibili e…porta all’indifferenza verso gli altri“. Si riferisce al benessere degli italiani? Forse, essendo giunto da poco, non è stato bene informato e corre il rischio di dover scoprire, come ha fatto la Boldrini,  che in Italia c’è la povertà, quella vera, che porta la gente a suicidarsi per la disperazione. Il “benessere” degli italiani è roba da boom economico degli anni ’60. Il benessere è morto e sepolto da un pezzo. Roba da “C’era una volta…”, come le favole. Ora i poveri sono milioni, aumentano costantemente le famiglie a rischio povertà e crescono coloro che, non avendo alcuna risorsa economica,  devono andare a mangiare alle mense della Caritas o vanno nei mercati, all’ora di chiusura, a racimolare qualcosa frugando fra gli scarti di frutta e verdura. Di quale “benessere” parla il Papa?

Bella cosa l’accoglienza. Bella, ma rischia di diventare molto pericolosa, se non si pone un limite. Perché un conto è accogliere e prestare assistenza a pochi disperati che fuggono da guerre, povertà e persecuzioni. Altro è aprire le porte indiscriminatamente a tutti i disperati. Pochi rifugiati sono benvenuti, ma se i rifugiati diventano milioni (come lo sono), non è più accoglienza o asilo, è invasione di massa.

Ma il Papa non parla di numeri (sarebbe scomodo e imbarazzante citarli), parla di principi, si tiene sul generale, sul vago, parla di concetti astratti, cita il messaggio evangelico, cita Caino e Abele, cita l’Innominato manzoniano, per condannare l’indifferenza e richiamare tutti ad assumersi la responsabilità delle condizioni disperate del terzo mondo e, soprattutto, della morte di migliaia di migranti che muoiono in mare. Farci sentire direttamente responsabili di migliaia morti in mare, durante questi viaggi della disperazione, è una vera e propria vigliaccata; anche se lo dice il Papa.

Dice Papa Francesco che “Lampedusa (ma è chiaro che si tratta della classica sineddoche; Lampedusa per intendere l’Italia) sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore. Significa che dobbiamo farci carico di tutti quelli che nel mondo “cercano una vita migliore“? Santità, ad occhio e croce, quelli che vorrebbero un mondo migliore, solo in Africa ed Asia, sono , uno più uno meno, almeno un miliardo di persone. Che facciamo, andiamo a prenderli direttamente a casa, li carichiamo su belle navi da crociera e li portiamo tutti in Italia, sistemandoli in deliziose villette lungo le coste e gli garantiamo lavoro, assistenza, scuole, sanità, pensioni e vacanze pagate? Ce lo dica. E ci dica anche chi paga.

Non c’era bisogno che si scomodasse il Papa per tenerci la solita lezioncina quotidiana di buonismo. Bastano e avanzano la Boldrini, la Kyenge e tutte le anime belle d’Italia. E sinceramente credo che gli italiani, sempre più in crisi e preoccupati del futuro,  siano anche leggermente stufi di sentire queste lagne buoniste ed ipocrite. Sì, ipocrite. Ha saputo il Papa di quel prete che ha fatto sistemare dei buttafuori all’ingresso del Duomo di Mestre per tenere lontani barboni e questuanti vari?  Certo, bisogna tenere lontani barboni e mendicanti, danno fastidio, puzzano, sono insistenti e non sta bene farli entrare in chiesa dove sta la gente perbene, elegante, profumata che ascolta la parola del Signore, predica l’accoglienza, la tolleranza, l’amore per il prossimo, la carità e la fratellanza. Sì, ma a Lampedusa, lontano dalla chiesa e dalle case dei cristiani. Santità, faccia una cosa, mandi una registrazione del suo bel discorsetto fatto a Lampedusa a quel parroco di Mestre. E poi ci faccia sapere.

Ed infine non poteva non lasciare un messaggio speciale ai “cari migranti musulmani“.  “La Chiesa vi è vicina…”, dice il Papa. Forse non è stato informato nemmeno di un’altra notiziola. In Egitto, durante le recenti proteste hanno ammazzato un prete cristiano copto (uno dei tanti già ammazzati da quando è iniziata la “primavera araba“). Ma non basta. In Nigeria una banda di islamici ha attaccato, devastato ed incendiato una scuola cristiana, causando più di 40 morti, fra i quali molti studenti arsi vivi. Negli ultimi tre anni sono complessivamente 209 le scuole attaccate dai militanti islamici. E noi periodicamente organizziamo delle raccolte di fondi per aiutare queste popolazioni, per creare ambulatori, ospedali, scuole, fornire assistenza ed aiuti di vario genere. Noi mandiamo soldi per costruire le scuole e loro le incendiano. Un po’ turbolenti questi islamici. Turbolenti ed ingrati.

Ma il Papa dice che la “Chiesa vi è vicina“. Già, perché i cristiani sono buoni, siamo tutti fratelli, ama il prossimo tuo come te stesso, porgi l’altra guancia, perdona settanta volte sette, sopporta pazientemente le persone moleste e le zanzare e accogli fra le braccia scorpioni e serpenti a sonagli come se fossero teneri e mansueti agnellini (è l’uguaglianza, le pari opportunità, insomma la par condicio). E’ una strana morale. I cristiani hanno una spiccata predisposizione genetica per il masochismo. Più vengono maltrattati, insultati, torturati, ammazzati, più sono felici e più rendono grazie al Signore. Più soffrono e più godono. La sofferenza la considerano un dono del Signore per metterli alla prova. Ecco perché più disgrazie, malattie, patimenti, sofferenze e persecuzioni devono sopportare e più sono felici, più si sentono appagati, più si sentono amati dal Signore. De gustibus. Già, perché bisogna ricordarsi che “I cristiani sono buoni…”, come disse il capo della tribù di cannibali, leccandosi le dita, dopo aver finito di divorare avidamente un missionario cristiano cotto al punto giusto.

 

Pubblico e privato

di , 14 Febbraio 2011 19:36

Finita l’ennesima adunata antiberlusconiana, si torna alla routine. “Tutti a casa” e si ricomincia con vizi privati e pubbliche virtù. E i netturbini avranno un gran da fare per ripulire le piazze dai residui della festa; mucchi di indignazione, contenitori di proclami, scatoloni di buoni propositi, cassonetti pieni di appelli morali e brandelli di dignità offesa sparsi ovunque. Ma oggi la gente è così, periodicamente ha bisogno di scendere in piazza, come una volta si facevano le gite fuori porta. Ora il “Fuori porta” è sempre più lontano e per raggiungerlo si devono fare lunghi percorsi in auto fra rallentamenti, ingorghi, file ai caselli. No, troppo stressante. Meglio una bella manifestazione in piazza, è più rilassante. Ed un pretesto lo si trova sempre.

I più fedeli partecipanti a queste gite urbane sono, stranamente, i politici. Dovrebbero essere indaffaratissimi nei loro compiti istituzionali, ma quando c’è da far festa in piazza sono i primi ad arrivare. E primo fra i primi è quel tale Nichi Vendola che deve avere il dono dell’ubiquità, perché lo si ritrova ovunque, in TV, alla radio, nei cortei, manifestazioni, scioperi. Lui c’è sempre, in prima fila. Ma quando lavora? Pronto a declamare il suo solito pistolotto sull’Italia migliore che, naturalmente è la sua. Ci ha scritto anche un libro per dimostrare la sua tesi. Ne ho parlato qui: “L’Italia migliore“.

Questa volta il pretesto è la condotta privata di Berlusconi, le sue cene e feste private con belle ragazze che fanno da contorno e, cosa che fa scattare l’indignazione generale, l’eventualità che il dopo cena comprenda anche una qualche attività sessuale. Tutto da verificare e dimostrare, ma su queste illazioni si riempiono da tempo giornali, servizi e programmi televisivi. Alla ricerca disperata della foto che inquadri, in maniera inequivocabile, il “pistolino fumante” del premier, la prova decisiva. Finora non c’è, ma date tempo al tempo.

I difensori di Berlusconi dicono che si tratti di indebita ed illegittima interferenza nella vita privata. I suoi accusatori rispondono affermando che i personaggi pubblici, specie se sono presidenti del Consiglio (meglio ancora se si chiamano Berlusconi) non sono comuni cittadini e che, quindi, non hanno diritto alla privacy perché la loro vita privata diventa un fatto pubblico. Insomma di Berlusconi si deve sapere tutto, comprese le sue preferenze sessuali, la frequenza dei rapporti e, soprattutto, l’identità dell’ eventuale partner; meglio se documentata da servizio fotografico.

Ora, se questo è vero, comincio a preoccuparmi. Mi spiego. Torniamo a Vendola. Da tempo sfrutta tutti i mezzi mediatici per recuperare consensi e seguito col fine di proporsi come leader della sinistra per contrastare Berlusconi. Ora supponiamo, tutto è possibile, che veramente riesca a diventare il candidato della sinistra alle prossime elezioni. Supponiamo che vinca e che, quindi, diventi premier. Ovvio che, secondo il loro concetto che la vita privata del premier è un fatto pubblico, dovremmo conoscere le abitudini private, anche sessuali, del nostro premier Vendola.  E quindi tutti i media dovrebbero fare a gara nel raccontarci, con allegata documentazione fotografica, la routine familiare, le abitudini, le intimità e le performances sessuali vendoliane. L’Italia intera si chiederebbe e vorrebbe sapere, perché la vita privata deve essere pubblica, cosa succede in privato, sotto le lenzuola, fra Nichi ed il suo compagno canadese. Già, cosa succede? Provate ad immaginarlo, spazio alla fantasia. Bene, se uno come Vendola si sente autorizzato a darci lezione di dignità e di morale significa che siamo messi davvero molto male. Che sia vicina la fine del mondo?

A proposito, Vendola, quello che oggi è indignato per la condotta privata di Berlusconi, che è convinto che l’Italia migliore sia quella sua e dei suoi seguaci e sostenitori, e che elargisce consigli non richiesti sulla dignità delle donne e sulla morale, è quello che tempo fa diceva…

Vendola pedofilia

“ Sarà questo il tempo in cui tutte le arti e le scienze saranno inondate e sommerse da un inaudito dilettantismo, il pensiero sarà condannato a morte da un chiacchiericcio dissennato, e la politica diventerà più fanatica e partigiana che mai” (F. Nietzsche)  Quel tempo è arrivato, è oggi.

I gatti e la morale…

di , 19 Settembre 2010 18:35

Non ho mai sentito il mio gatto pregare, né invocare l’aiuto divino, né porsi il problema dell’esistenza di Dio, né discutere di morale. Eppure i gatti vivono benissimo da migliaia di anni. Significa che si può vivere bene anche senza morale? Oppure esiste una morale, a noi sconosciuta, che regola l’esistenza dei gatti? Ma se i gatti hanno una loro morale, ne hanno una anche i topi? Come si concilia la morale dei topi con quella dei gatti?

Nemmeno i fiori del giardino e i ragni che continuano a tessere le loro tele per catturare la mosca quotidiana hanno una morale. E nemmeno le mosche hanno una morale. E se l’avessero non sarebbe certo la stessa morale dei ragni. Nemmeno le stelle in cielo discutono di morale. Non c’è traccia di principi morali nelle leggi della fisica che regolano l’universo. Ma allora da dove nasce il concetto umano di morale? Posto che la morale in natura non esiste e che l’uomo è l’unica creatura vivente che postula il concetto di morale, significa che l’uomo è un’anomalia dell’universo? Oppure c’è un’altra spiegazione?

Se Dio non c’è, tutto è permesso.” ( F. Dostoevskij)

L’Avvenire è nero…

di , 28 Agosto 2009 12:51

E se non è proprio nero, è almeno un po’ rabbuiato. Non parlo dell’avvenire dell’umanità, quello ormai è senza speranza, ma del quotidiano cattolico della CEI. Da mesi, dopo l’affare "Escort", non ha perso occasione di attaccare violentemente Berlusconi stigmatizzandone il comportamento con critiche feroci. Sarebbe buona norma, prima di criticare la moralità altrui, essere sicuri della propria. Ma, trattandosi del giornale dei vescovi, siamo portati a pensare che tutti coloro che ci lavorano, che collaborano e, soprattutto, chi dirige il quotidiano, siano tutti santi, beati o, come minimo, aspiranti apprendisti serafini e cherubini. Tutti, quindi, autorizzati ad elargire norme e principi morali, consigli per gli acquisti (sempre di generi morali), fornire modelli e stili di vita irreprensibili.

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Scalfari e la mosca

di , 18 Dicembre 2007 00:43

Ho appena seguito, su La7, la puntata di Otto e mezzo dedicata ad un tema sempre attuale “Religione e politica“. Unico ospite in studio l’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari. L’argomento trattato prende spunto proprio da un editoriale nel quale Scalfari  chiede espressamente alla senatrice Binetti di rivelare se abbia avuto delle comunicazioni telefoniche con un alto prelato che avrebbe condizionato il suo voto negativo al Senato.

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LGBTQ (Il mondo è bello perché è vario)

di , 18 Giugno 2006 18:08

Ovvero, c’è sempre da imparare… Avvertenza: Siccome il post, contrariamente al solito, è un po’ lungo, chi non ha la pazienza di leggerlo tutto può passare direttamente al post scriptum.

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Le belle famiglie

di , 2 Maggio 2006 11:15

La famiglia tradizionale va scomparendo, sostituita da altre forme di convivenza. Pacs, unioni gay, adozioni, convivenze di vario genere… L’immagine della famiglia costituita da un padre(uomo), da una madre (donna) e dai figli, diventerà una vecchia foto di tempi andati da conservare in qualche museo antropologico. Con qualche piccolo inconveniente. Vedi "Adozione a coppie gay? Può finire così…"
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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Auguri e figli gay…

di , 5 Luglio 2005 19:11

C’era una volta un tempo in cui ai novelli sposi si usava dire "Auguri e figli maschi…". Già, perchè era quasi scontato che il matrimonio significasse continuazione della specie e nascita di bambini, per la gioia dei genitori ed anche, forse anche più, dei nonni, ansiosi di avere dei nipotini. Così era giusto che fosse. Era cosa buona e giusta che uomini e donne si unissero in matrimonio e procreassero. Vecchie usanze borghesi ormai superate dal progresso e dai nuovi ideali laici e progressisti. Ormai il mondo è avviato verso una nuova morale ed anche le vecchie abitudini e usanze sembrano superate. Presto tutte le nostre abitudini e tradizioni verranno riviste, corrette e sostituite alla luce dei nuovi criteri; anche gli auguri agli sposi. Cosa si griderà ad una coppia di gay che si sposano? Non certo "Auguri e figli maschi…". Del resto, secondo la nuova morale, anche essere gay e lesbiche è cosa buona e giusta. E secondo la vecchia, cara e sempre valida etica, ciò che è giusto è bene, e ciò che è bene è desiderabile ed auspicabile. Ergo… Se essere gay è giusto, immagino che le mamme ed i papà moderni non sognino più di avere dei figli che poi crescano e a loro volta si uniscano in matrimonio e procreino per la gioia loro e dei nonni, ma sognino ciò che è "giusto, bene e desiderabile", ovvero…avere dei figli gay e lesbiche. Quindi anche il nuovo saluto agli sposi sarà " Auguri e figli gay…!". O no?
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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Quello strano concetto di morale…

di , 10 Giugno 2005 14:57

Uno dei temi più ricorrenti di questa campagna referendaria è l’accusa rivolta alla Chiesa, ai vescovi ed al Papa, di interferenza e condizionamento dei cattolici in merito alle scelte ed alla partecipazione al voto. Sembrerebbe che tutti siano autorizzati a parlare ed esprimere il proprio parere sui quesiti sottoposti a referendum purché siano schierati con il "Sì" o, comunque, con coloro che decidono di votare. E se un cittadino sceglie deliberatamente di non votare perché lo si deve far sentire in colpa per la sua scelta? Anche il non votare è espressione di libertà…o no? Ora, i quesiti referendari sono sostanzialmente quesiti di carattere morale. I cattolici hanno una loro morale, che è appunto la morale cattolica. Per quale strano motivo i cattolici che esprimono un loro giudizio ( o voto) su un quesito di tipo "morale" dovrebbero mettere da parte la loro "morale" e ragionare da laici, ovvero secondo una "morale" laica, che è contraria a quella cattolica? Perché? E per quale strano motivo un cattolico che, quindi, riconosce nella Chiesa e nei suoi rappresentanti la guida spirituale e "morale" non dovrebbe ascoltarne i suggerimenti? Perché? Perché gli atei possono ragionare da atei ed i cattolici non possono ragionare da cattolici? Perché i marxisti possono seguire gli insegnamenti di Marx ed i cattolici non dovrebbero ascoltare gli insegnamenti del Papa? Perché i cattolici non dovrebbero essere "cattolici"? Perché? Perché lo dice Pannella? E perché Pannella dovrebbe essere più autorevole del Papa? Se rispondete seriamente ed in maniera convincente a queste domande prometto che convincerò zia Ciccitta ad andare a votare e votare Sì…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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Quel sottile confine…

di , 15 Maggio 2005 16:40

L’omosessualità oggi non è più criminalizzata o scandalosa come una volta. Ormai, la Spagna insegna, ci si avvia ad una accettazione completa degli omosessuali, come tranquillissime persone che potranno sposarsi, adottare bambini, dedicarsi alla politica e, con un po’ di culo (!?), diventare anche presidenti di una Regione. L’omosessualità è, quindi, pienamente legittima. La pedofilia no; la pedofilia è un reato. Ma qual è la differenza fra omosessualità e pedofilia? L’omosessualità identifica una relazione sessuale fra persone dello stesso sesso. La pedofilia è l’avere rapporti sessuali con bambini e minori di entrambi i sessi. Ma se due minori dello stesso sesso hanno rapporti sessuali fra loro è omosessualità o pedofilia? E qual è il confine fra i due comportamenti? Può essere l’età?

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Se Dio non esiste…

di , 22 Aprile 2005 10:50


Se Dio non esiste… Perché dovrei avere una morale? Perché?
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Il mio gatto è agnostico…

di , 10 Aprile 2005 20:02

Non ho mai sentito il mio gatto pregare, né invocare l’aiuto divino, né porsi il problema dell’esistenza di Dio, né discutere di morale. Eppure i gatti vivono benissimo da migliaia di anni. Significa che si può vivere bene anche senza morale? Oppure esiste una morale, a noi sconosciuta, che regola l’esistenza dei gatti? Ma se i gatti hanno una loro morale, ne hanno una anche i topi? Come si concilia la morale dei topi con quella dei gatti? Nemmeno i fiori del giardino e i ragni che continuano a tessere le loro tele per catturare la mosca quotidiana hanno una morale. E nemmeno le mosche hanno una morale. E se l’avessero non sarebbe certo la stessa morale dei ragni. E nemmeno le stelle in cielo discutono di morale. La natura non discute di morale. Significa che la morale in natura non esiste? Ma allora da dove nasce il concetto umano di morale? Posto che la morale in natura non esiste e che l’uomo è l’unica creatura vivente che postula il concetto di morale, significa che la morale è contro natura?  L’uomo è un’anomalia dell’universo? “Se Dio non c’è, tutto è permesso.” ( F. Dostoevskij)

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