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Tele pollai

di , 27 Gennaio 2018 08:48

Simona Malpezzi, deputata del PD, la conoscono tutti. Non potete non conoscerla, visto che staziona in permanenza in qualche salotto televisivo. Passa più tempo in TV che in Parlamento. Ma non è la sola, è in buona compagnia di altre belle statuine del PD e della sinistra che dalla mattina alla sera le vedi, e le senti, starnazzare in qualche pollaio che scambiano per dibattito politico. Le facce sono sempre quelle, le stesse; inutile fare i nomi. Ma hanno in comune delle  caratteristiche che le rendono riconoscibili subito, appena le senti parlare anche per pochi secondi (anche senza vederle) perché inconfondibili: sono  invadenti, arroganti, presuntuose, saccenti, supponenti, boriose, prepotenti, garrule, ciarliere, petulanti, noiose, impertinenti, ripetitive, provocanti, insolenti, fastidiose, portatrici in dotazione di serie di una presunta e mai dimostrata “superiorità morale” e “mani pulite” (dicono ), perennemente in malafede, insopportabilmente faziose e irritanti come zanzare che ronzano nelle orecchie quando stai per prendere sonno. Tutti i mali d’Italia sono colpa degli avversari (del centrodestra e di Berlusconi), tutto ciò che hanno  fatto loro in questi 7 anni di governi di sinistra  è ottimo e abbondante, come il rancio delle reclute di una volta. Questo è il leitmotiv dei loro interventi in TV.

Fra i grandi meriti di questa gente figura il golpe presidenziale che ha portato al governo personaggi che tutto il mondo è felice di non avere in patria: Monti, Letta, Renzi e Renzi bis mascherato da Gentiloni. Fra le grandi realizzazioni delle quali essere fieri (l’elenco sarebbe lungo)  ricordiamo  le norme economiche, tasse e balzelli che, per compiacere la Germania della Merkel,  hanno ridotto l’Italia sul lastrico, l’invenzione degli “esodati“, una “perla” di lungimiranza politica che resterà nella storia,  la nomina di una “ministra” congolese (nessuno ha mai capito la ragione e l’utilità), la missione “Mare nostrum” (il servizio taxi gratuito per migranti; anzi, a nostre spese),  le leggi e norme a favore delle unioni omosessuali, la diffusione delle teorie gender nelle scuole, la nomina di una ministra dell’istruzione che ha mentito sul titolo di studio millantando il possesso di una laurea che non ha mai conseguito, aver favorito, incentivato, finanziato l’invasione afroislamica dell’Italia, e la realizzazione di quella società multietnica che è l’inizio della fine, il mezzo per l’annientamento dell’identità nazionale ed il dissolvimento economico, politico, morale della civiltà occidentale. Ce n’è d’avanzo per essere fieri ed orgogliosi. No?

A questo punto la domanda è questa: c’è qualcuno che riesce a reggere la visione e l’ascolto della Malpezzi, e delle altre belle statuine, per più di 30 secondi?

Giorgio double face

di , 24 Maggio 2014 22:27

Non molto tempo fa il Presidente Napolitano, invocando il diritto alla segretezza delle comunicazioni (le sue) e appellandosi alla Corte costituzionale, sollevando un “conflitto di attribuzione” nei confronti della Procura di Palermo, chiese ed ottenne che venissero distrutte le registrazioni delle conversazioni telefoniche intercorse con Nicola Mancino, ministro dell’Interno all’epoca della presunta trattativa Stato-mafia (Distrutte le conversazioni Napolitano-Mancino). La telenovela su quelle telefonate la si può leggere qui “Mancino-Napolitano: un anno di romanzo Quirinale“. Forse quelle conversazioni erano del tutto insignificanti ai fini dell’inchiesta, ma il dubbio resta.   Ma se erano insignificanti perché tenerle segrete e poi distruggerle?  Magari   avrebbero potuto rivelare aspetti sconosciuti di quella trattativa e contribuire a fare chiarezza su quella oscura vicenda e, forse, anche sugli eventi che portarono alla morte dei giudici Falcone e Borsellino.

Ma potrebbe esserci anche un’altra pista da seguire. Quelle intercettazioni sulle utenze di Mancino sono state fatte per alcuni mesi a partire da novembre 2011, in piena crisi di governo, dimissioni di Berlusconi e nascita del governo tecnico di Monti. Un periodo denso di dubbi e di interrogativi che si pongono con insistenza anche a seguito delle ultime rivelazioni fatte dal libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il giaguaro“, dalle interviste a Monti, De Benedetti e Prodi, dalle affermazioni di Zapatero e dalle ultime affermazioni di Tim Geithner il quale rivela come gli USA ricevettero pressioni da parte europea per far cadere il governo Berlusconi. In tutta questa faccenda viene tirato in ballo, per la sua diretta responsabilità in questo ipotizzato complotto, proprio il presidente Napolitano. Ma il nostro Presidente nega tutto e, invece che fornire prove concrete della sua estraneità (nonostante le dichiarazioni inequivocabili di Prodi, De Benedetti e dello stesso Monti che lo smentiscono e confermano l’ipotesi di Friedman), si limita a smentire genericamente. “Complotto? Solo fumo…”, dice. Troppo facile, Presidente, troppo facile uscirsene con una vaga smentita. Davvero sicuro che sia tutto fumo e non ci sia anche un po’ di arrosto?

E se in quelle conversazioni fra Napolitano e Mancino si accennasse anche a quella “invenzione” del Quirinale, che solleva molti dubbi sul rispetto della Costituzione, che portò alla nomina di Monti a senatore a vita e, subito dopo, a palazzo Chigi? Allora, quelle conversazioni sarebbero, forse, insignificanti per l’inchiesta Stato-mafia, ma sarebbero illuminanti su quella specie di golpe istituzionale che fu l’incarico a Mario Monti. E’ solo un’ipotesi, ma neanche tanto balzana (Vedi “Il contenuto delle telefonate fra Napolitano e Mancino“). Ma il presidente Napolitano fece distruggere quelle conversazioni. Non sapremo mai cosa ci fosse in quelle registrazioni; né che riguardino Berlusconi, né che riguardino la trattativa Stato-mafia.

Ma il nostro Presidente è molto riservato e schivo (!), non gradisce rendere pubbliche le sue conversazioni private, gli incontri, le telefonate e la corrispondenza. Del resto, è più che legittimo tutelare la privacy dei cittadini. A meno che non si tratti di Berlusconi; allora la tutela della privacy è temporaneamente abolita e si può pubblicare tutto, conversazioni, battute, incontri, fatti personali, dieta, confidenze fatte in privato ad amici, fotografie,  resoconti più o meno attendibili di cene e festicciole private e perfino (anzi, soprattutto) le abitudini sessuali. Ma Napolitano no; bisogna garantire la privacy.

Di recente i magistrati di Palermo, ancora nell’ambito della stessa inchiesta sopra citata,  hanno chiesto di sentire il Presidente Napolitano, citandolo come teste in merito ad una lettera ricevuta dal consigliere giuridico Loris D’Ambrosio. Niente di strano, una semplice testimonianza. Qualunque cittadino normale, di fronte ad una richiesta simile, sarebbe tenuto a presentarsi in tribunale per testimoniare. Ma non Napolitano il quale, essendo restio, come abbiamo detto, a parlare dei suoi fatti privati, declina sdegnosamente il cortese invito dei magistrati palermitani e, invece che rispondere alle eventuali domande, si limita a spedire una semplice  letterina con la quale dichiara di non avere niente di particolarmente interessante da rivelare (Vedi “Napolitano scrive ai giudici di Palermo“). Dice: ”Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire“.

Ora, nel caso vi arrivasse una lettera con la quale siete invitati a comparire in tribunale per testimoniare, considerato che “La legge è uguale per tutti“, visto l’esempio autorevole che viene dall’alto, fate come Napolitano; rispondete con una letterina in cui declinate l’invito perché…non avete niente di interessante da dire. Così, come cantava Iannacci…per vedere l’effetto che fa!

Questa premessa ci fornisce degli esempi lampanti di quale sia l’atteggiamento di Napolitano nei confronti dei processi sulla trattativa Stato-mafia e su altri misteri del Colle. Non si può dire che sia il massimo della collaborazione, della chiarezza e della trasparenza. Prima fa distruggere delle registrazioni di conversazioni telefoniche e poi, con nonchalance, invece che andare a testimoniare in tribunale, invia una letterina in cui dice che non ha niente da dire.  In quanto al complotto, poi, niente di speciale; solo fumo! Bene, questa premessa era necessaria per  interpretare una delle quotidiane esternazioni del nostro Presidente, puntualmente riprese e diffuse dai media.

Napolitano e la mafia

Ecco cosa ha detto oggi Napolitano (Fare chiarezza sulla morte di Falcone e Borsellino), in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, in un messaggio inviato al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, Sergio Lari: “Mi auguro che i processi in corso possano accertare compiutamente ragioni e responsabilità di fatti di così devastante portata, sgombrando il campo da ogni aspetto rimasto oscuro.”. I “processi in corso” che dovrebbero accertare le responsabilità, sono esattamente quelli di cui parliamo in premessa. Ecco, quelli che dovrebbero “sgombrare il campo da ogni aspetto rimasto oscuro“. Per fare dichiarazioni come quella riportata, dopo aver fatto distruggere delle registrazioni di cui non si conoscerà mai  il contenuto (lasciando molti dubbi sulla loro rilevanza ai fini del processo) ed aver declinato l’invito a testimoniare, bisogna avere la faccia come… una bella faccia da presidente.

Vedi

- Eurocomplotti

- Colpo di Stato

- Napolitano denunciato per tradimento

- Re Giorgio, il vero pericolo

- Ammazziamo il gattopardo

- Napolitano e la cresta

- I misteri del Colle

Ammazziamo il gattopardo

di , 28 Febbraio 2014 18:57

Svelata la congiura di palazzo (meglio, del Colle) che portò Monti al governo. Fu un vero e proprio complotto ordito già a giugno 2011, dai poteri forti europei, politici e finanziari, che, facendo leva sull’innalzamento dello spread (pilotato dalla speculazione finanziaria), portarono Berlusconi a dimettersi. Alan Friedman documenta quegli avvenimenti in un libro appena pubblicato “Ammazziamo il gattopardo” ed in una serie di interviste registrate. E’ la dimostrazione che, a giugno 2011 (cinque mesi prima delle dimissioni di Berlusconi), De Benedetti, Prodi e lo stesso Monti fossero informati del fatto che il Presidente Napolitano  avesse in mente la possibilità di una crisi di governo per sostituire Berlusconi con Monti. Se questa non è una congiura o un complotto, cos’è? Ne ho già parlato ampiamente nel post “Hillgate (i misteri del Colle)”.

Si tratta di rivelazioni gravissime che ipotizzano la piena consapevolezza e la responsabilità di Napolitano (sostenuto dalla politica e dalla finanza europea) nel gestire e favorire la crisi del governo Berlusconi per preparare l’avvento del governo tecnico di Mario Monti. Ma stranamente nessuno ne parla. Il libro è primo nella classifica delle vendite, ma, salvo lo spazio dedicatogli dal Corriere (il libro è edito da Rizzoli!) e qualche servizio in TV, in concomitanza con l’uscita del libro, sembra che la cosa debba finire nel dimenticatoio; come sempre quando si tratta di magagne della sinistra e specialmente se riguarda Re Giorgio. Chi non avesse letto il pezzo sul Corriere (richiamato nel post citato), può almeno vedere questo video ripreso su You Tube che, date le dichiarazioni esplicite degli intervistati, lascia ben pochi dubbi sul fatto che si sia trattato di un vero e proprio complotto per far decadere Berlusconi e portare al governo Monti, ma, soprattutto, sulle pesanti interferenze del Presidente Napolitano sulla scena politica nazionale.

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Il Bomba a palazzo

di , 17 Febbraio 2014 12:38

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Hillgate (i misteri del Colle)

di , 11 Febbraio 2014 02:23

Stamattina sul Corriere.it il titolo d’apertura era questo: “Ammazziamo il gattopardo; già nel 2011 Napolitano contattò Monti come futuro premier“. Siccome di questo fatto gravissimo (e lo è davvero) se ne parlerà a lungo nei giorni a venire, sarebbe opportuno leggere tutto il pezzo e guardare il video. Si tratta del titolo di un libro del giornalista e scrittore Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” che verrà presentato dall’autore mercoledì a Milano e, nello stesso giorno, uscirà nelle librerie. Sul sito del Corriere c’è anche un video con le interviste fatta da Friedman a De Benedetti, Prodi e Monti. Friedman, ospite stasera a Piazza pulita, su LA7, ha preannunciato che già domani sul Corriere ci saranno altre rivelazioni ed anticipazioni del suo libro. E scoppia la bomba i cui effetti si valuteranno a breve e non saranno né lievi, né indolori.

Già oggi le prime reazioni, com’era prevedibile, vedono impegnati i diversi fronti a valutare i fatti secondo la propria visione della realtà. La visione della sinistra è di piena solidarietà a Napolitano (ci avremmo scommesso) il quale, anzi, avrebbe agito in perfetta buona fede e, ovviamente, nell’interesse supremo del Paese. Secondo l’autore, nell’estate del 2011, con il governo Berlusconi ancora in piedi e senza che ci fossero segnali di crisi di governo, il presidente Napolitano si attivò per contattare Mario Monti e preannunciargli di tenersi pronto , nel caso fosse necessario, per diventare capo del governo. Ovvero, cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse dall’incarico, a novembre, Napolitano aveva già in mentre di sostituirlo con Monti.  L’esistenza di questi antefatti, e degli incontri segreti, è confermata da De Benedetti (a che titolo era informato di questi contatti e delle intenzioni di Napolitano?), da Prodi e dallo stesso Monti.

Napolitano dovrà spiegare all’Italia il perché delle sue scelte. E non può pensare di cavarsela con una letterina generica, come quella inviata oggi al Corriere, in cui non spiega nulla e nulla smentisce: “Complotto? Solo fumo“.  Vedremo se si tratta solo di fumo, oppure c’è anche dell’arrosto. Intanto, nella puntata citata, oltre a Friedman, era ospite anche Vittorio Zucconi, una delle “grandi firme” di Repubblica. Il povero Zucconi, rosso come un peperone (era evidente il suo enorme imbarazzo) ha tentato disperatamente di difendere Napolitano, nonché il suo giornale e l’editore De Benedetti, cercando di minimizzare le rivelazioni di Friedman. Ma le sue argomentazioni erano talmente fasulle e vaghe che il suo arrampicarsi sugli specchi, se ne sentiva lo stridore scorrere lungo la penisola, è risultato del tutto vano, sempre ripreso e rintuzzato, anche in maniera molto decisa, dallo stesso Friedman. Non è stato capace di trovare una sola giustificazione valida. Povero Zucconi, poco ci mancava che gli venisse un collasso.

Fra l’altro, Presidente, oltre ad alcune inesattezze contenute  in quella lettera e rilevate proprio durante la puntata di Piazza pulita, il “brillante pubblicista” come Lei, con una punta di ironia, definisce il “giornalista” Friedman (Lei sa benissimo che la differenza fra pubblicista e giornalista esiste solo in Italia e che, quindi, chiamarlo “pubblicista” è come sminuirne il valore), si chiama Alan (è americano) e non Alain, alla francese, come scrive Lei.

Certi errori possiamo accettarli da un blogger di provincia che scrive frettolosamente due righe su Facebook o su Twitter, non da un Presidente della Repubblica (che ha uno stuolo di consulenti lautamente retribuiti) che scrive una lettera su carta intestata della Presidenza indirizzata al direttore del Corriere della sera. Eh no, caro Presidente, certe sviste (con quello che ci costano i suoi collaboratori) non sono proprio ammesse.

Procedura anomala quella di Napolitano che, anche in caso di crisi di governo, avrebbe dovuto trovare una soluzione in Parlamento e non affidando l’incarico di premier ad un soggetto esterno come Monti. O, in alternativa, andare a nuove elezioni. Questa decisione suscitò già allora critiche e perplessità sulla correttezza istituzionale della scelta presidenziale, ma si è voluto considerarla come un’azione necessaria “per il bene del paese“. Tanto che lo stesso Berlusconi, nonostante non ci fosse stato un voto di sfiducia in Parlamento, dopo aver rassegnato le dimissioni, votò a favore del governo Monti. Una delle tante prove del fatto che Napolitano, durante il suo mandato, spesso e volentieri, ha travalicato i limiti delle sue competenze e prerogative. Cosa che ripeto da sette anni e che solo di recente giornalisti “grandi firme“, politici ed acutissimi osservatori politici hanno capito. Forse la richiesta di impeachment avanzata dal M5S li ha risvegliati bruscamente dal lungo letargo. Meglio tardi che mai. Ma questa è un’altra storia.

Quello che, però, non si sapeva è che Napolitano avviò i contatti per portare Monti al governo, già 5 mesi prima, a giugno, quando non c’era aria di crisi e lo spread era. come ricorda lo stesso Monti, a 150. Improvvisamente, da quel momento lo spread cominciò la sua folle corsa per arrivare ad oltre 500. E tutta la stampa di sinistra ogni giorno tuonava contro Berlusconi, additandolo come responsabile della crescita dei tassi d’interesse e chiedendone le dimissioni, sempre, ovviamente, ”per il bene del Paese“, in nome del quale tutto è lecito e tutto è concesso. Tanto fecero che Berlusconi si dimise, Napolitano nominò Monti senatore a vita (guarda che combinazione) e, subito dopo, gli assegnò l’incarico di formare il nuovo governo. Tutto ciò che fece Monti, per il bene del Paese, fu quello di aumentare le tasse ed avviare quella “austerità” che ci veniva chiesta dall’Europa e che si rivelò una sciagura, favorendo la recessione (lo ammise lo stesso Monti) e generando un effetto  domino che portò la chiusura di imprese, licenziamenti ed aumento della povertà.

Solo pochi giorni fa, Napolitano a Strasburgo, ha ammesso i danni provocati da quella politica di austerità, esortando a cambiare rotta. Dimenticando di dire che quella austerità l’aveva voluta lui, nominando Monti premier e ponendo come programma di governo un documento predisposto da Passera, accettato da Monti e dallo stesso Napolitano. Se c’è un responsabile, quindi, dei danni causati dall’austerità, il primo in lista è proprio lui, Giorgio Napolitano, Ma questo ha evitato di dirlo a Strasburgo.

Si è trattato di un vero “golpe” economico e politico, voluto dai poteri forti europei, dalle banche e dalla finanza. Lo conferma l’intervista a Prodi il quale afferma di aver detto a Monti, già a giugno del 2011, di tenersi pronto, perché quando lo spread fosse arrivato a 300 lo avrebbero chiamato al governo. Come sapeva Prodi, quando lo spread era ancora sotto 200, che sarebbe salito ancora, come è poi successo veramente? E come sapeva che Monti sarebbe diventato premier? E perché Napolitano preparava il cambio di governo cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse? A queste, ed altre domande scomode, qualcuno dovrà pur rispondere. E’ prevedibile che in questa occasione scenderanno in campo tutte le forze mediatiche, gli intellettuali e gli strilloni di regime  per tutelare l’immagine di Re Giorgio, ma non sarà facile convincere l’opinione pubblica della correttezza di Napolitano.

Uno scandaletto che si annuncia molto intrigante e con precise e gravissime responsabilità, compiute “in buona fede e per il bene del Paese” (diranno i compagni), con una interpretazione spesso del tutto personale e molto discutibile dei compiti e delle prerogative presidenziali previste dalla  Costituzione, da parte di colui che è il massimo garante della Costituzione stessa. Al confronto il Watergate  che portò alle dimissioni di Nixon era uno scandaletto da oratorio parrocchiale. Noi abbiamo  il nostro “Hillgate“, che fa tremare il “Colle” e che potrebbe rivelarsi fatale per Napolitano, per la democrazia e per la credibilità, già ai minimi storici, delle istituzioni e dell’intera classe politica; specie di quella sinistra che predica bene e razzola male, che ad ogni piè sospinto tira in ballo la Costituzione (la più bella del mondo, dicono), ma che poi, alla prima occasione ed opportunità, stiracchia, plasma e adatta alle proprie esigenze. Ma, ovviamente, sempre nell’interesse supremo del Paese!

Che ci sia stato una sorta di “complotto“, o se non vi piace il termine “complotto”, chiamatelo come vi pare, in cui erano coinvolti i vertici politici ed economici europei, non c’è dubbio. Giusto mercoledì scorso, al programma La Gabbia su LA7, Paolo Barnard, che non è certo di destra o berlusconiano, ha escluso una responsabilità di Berlusconi nella crescita dello spread ed ha detto chiaramente che si è trattato di “golpe“, e lo ha illustrato molto bene anche con l’ausilio di un grafico in cui dimostra che il famoso spread è schizzato in alto perché la Banca centrale europea e le banche europee, su invito della Germania, nell’estate del 2011 smettono di acquistare i titoli di Stato italiani, anzi liberandosi anche di quelli che possedevano, Questo ha comportato un immediato rialzo dei tassi che, grazie alla speculazione finanziaria, a novembre arrivò a superare i 500 punti (dai 150 di giugno), stabilizzandosi e cominciando a scendere lentamente solo dopo l’incarico di governo a Monti (guarda caso!), quando BCE e banche europee hanno ricominciato ad acquistare i titoli italiani. Possiamo anche pensare che il fatto sia casuale, pura coincidenza. Ma neanche i bambini dell’asilo ci crederebbero.

Ma attribuire la colpa a Berlusconi, con una continua campagna mediatica (guidata, guarda caso, da Repubblica di De Benedetti), e chiederne le dimissioni fu un tutt’uno. Operazione di guerriglia a mezzo stampa e azione politica e mediatica perfettamente coordinata. E Napolitano era un artefice di primo piano di quella operazione. Ecco, nel video sotto, come Barnard spiega quei giorni, la crescita dello spread e l’intervento di Napolitano.

Ora, in conclusione, non possiamo non constatare delle strane coincidenze. Ai primi di giugno 2011 Napolitano contatta Monti preannunciandogli di prepararsi a diventare premier. Contemporaneamente parte la speculazione sui titoli di Stato italiani che, nel giro di pochi mesi, fa balzare lo spread da 150 a 550 punti.   Di questa improvvisa e gravissima crisi dei mercati finanziari, che si ripercuote sull’intera economia nazionale,  viene addossata la responsabilità a Berlusconi il quale, a novembre 2011, si dimette. Ora, la domanda finale è questa: Berlusconi si è dovuto dimettere a causa della crisi, oppure la crisi è stata voluta e pilotata dai poteri forti europei, politici e finanziari, per costringere Berlusconi a dimettersi? E Napolitano, ai primi di giugno, ha contattato Monti per ispirazione divina, oppure  perché volutamente ed a pieno titolo era uno degli artefici principali di quella congiura politico/finanziaria, e Monti era già designato come parte integrante di quel piano?  Che strane coincidenze. Sarà un caso? Direbbero a Striscia “Eccheccasoooo !

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Le Buffonarie

di , 18 Aprile 2013 16:04

Fallita la prima votazione per il Quirinale. Fumata nera che più nera non si può. Eppure, viste le premesse, doveva essere una votazione tranquilla con un esito quasi scontato. Il candidato, Franco Marini, proposto dal PD, accettato da PDL e Scelta civica, era destinato, in teoria, a raccogliere i voti del PD, del PDL. di SEL e della lista Monti, necessari per essere eletto al primo scrutinio. In teoria sembrava cosa fatta. Ma siccome siamo in Italia, ecco che spuntano i franchi tiratori, gli scontenti, i renziani, i vendoliani, i grillini che puntano su Rodotà, le schede bianche (quelli che in tutti i sondaggi rispondono sempre “Non so“), voti sparsi a caso (D’Alema, Prodi, Napolitano, Finocchiaro…) e le previsione della vigilia vengono stravolte.

Eppure, fino a ieri, sembrava raggiunto un accordo di ferro fra Bersani, Berlusconi e Monti. Poi, evidentemente, i mal di pancia della vigilia hanno preso corpo. Vendola si dissocia dal patto elettorale col PD e vota per il candidato del M5S.  I seguaci di Renzi contestano la candidatura di Marini e non si sa cosa abbiano votato (forse scheda bianca o nulla, o nomi diversi). Altri contestatori, all’interno del PD, si dissociano dalle scelte del segretario e preferiscono sostenere, in sintonia con i vendoliani,  il candidato dei grillini, Rodotà. PDL  e  Scelta civica di Monti hanno rispettato l’accordo col PD e, salvo qualche immancabile pecora nera,  hanno votato compatti per Franco Marini. La sinistra (PD e Sel), invece, si sono frantumati come al solito. A sinistra sono così: l’unica cosa che li tiene insieme e li unisce è combattere Berlusconi. In tutti gli altri casi si dividono, spuntano le correnti, i contrasti, le faide interne e si sparpagliano come pecore inseguite dai lupi.

E’ chiaro che a sinistra, in area PD e Sel, regna la confusione più completa e quello che sembrava un accordo di ferro, fondato su principi condivisi, si rivela per quello che era: un semplice accordo elettorale anti Berlusconi che garantisse ai vendoliani l’ingresso in Parlamento, altrimenti, grazie allo sbarramento elettorale, quasi impossibile. E’ lo stesso accordo fatto dal PD, alle precedenti elezioni, con l’Italia dei valori di Di Pietro. Anche Di Pietro, subito dopo le elezioni, assicuratosi una larga rappresentanza parlamentare, mandò all’aria la coalizione e, al fine di gestire in proprio i rimborsi elettorali ed i lauti contributi per i gruppi parlamentari,  creò un gruppo autonomo, alla faccia dell’alleanza col PD. Ma nel PD, come dico spesso, sono duri di comprendonio, hanno i riflessi lenti e passano anni prima che capiscano. E così ci sono ricascati con Vendola che, adesso, contrariamente alle indicazioni fornite dalla coalizione, invece che votare Marini, votano Rodotà, il candidato del M5S.

In queste condizioni, in un momento cruciale per la vita democratica quale è l’elezione del Presidente della Repubblica, qualunque segretario di partito che venisse smentito dalla propria base sulle decisioni assunte dalla dirigenza, sulle indicazioni di voto e sulla tenuta della coalizione con la quale si è presentato due mesi fa alle elezioni, avrebbe una sola via d’uscita: dimettersi.

 Bersani si dimette? Ma nemmeno per sogno. Ecco la soluzione, dopo il flop Marini: votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Così si prende tempo e si arriva alla quarta votazione, quando, invece che la maggioranza dei 2/3,  sarà sufficiente la maggioranza assoluta (50% + 1). Ormai è una strategia consolidata a sinistra: quando non sanno cosa fare prendono tempo. Lo ha fatto lo stesso Bersani quando, subito dopo aver ricevuto l’incarico esplorativo dal Presidente Napolitano, invece che verificare subito la disponibilità dei gruppi politici in Parlamento, ha perso giorni e giorni a sentire tutte le ”parti sociali” operanti sul territorio (Risultato?  Zero!). Anche Napolitano, visto il fallimento di Bersani e non sapendo che pesci pigliare, ha preso tempo e, come Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani ed ha nominato un Comitato di “Saggi” per fare non si sa bene cosa (Risultato? Zero!).

Ora Bersani deve constatare il fallimento della sua proposta per il Colle e, invece che dimettersi, visto che non è in grado di controllare un partito che lo contesta e gli sfugge di mano, pilatescamente propone di votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Poi si vedrà, sperando in un miracolo. Questi sono gli eletti dal popolo italiano, quelli che stanno in Parlamento, quelli che dovrebbero garantire la democrazia rappresentativa. Quelli che, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi, ogni volta che c’è da scegliere qualche candidato (per il Parlamento, per la Regione o il Comune), fanno le “Primarie“. E le spacciano come prova di grande democrazia. Poi, alla prima occasione, invece che rispettare la volontà degli elettori o le indicazioni e le direttive del partito o della coalizione, si appellano alla libertà di mandato,  si dividono su tutto e vanno in ordine sparso, come reclute in libera uscita. Sono quattro gatti e riescono a dividersi sempre e su tutto: due gatti a destra, due gatti a sinistra. E dire che, tempo fa, questa accozzaglia sconclusionata di “Tutti contro tutti“, in perenne conflitto, la chiamavano “L’Unione“.

Così, dopo aver assistito alle “Primarie” del PD, alle “Parlamentarie” dei grillini, alle “Quirinarie” ancora dei grillini, ora, sconsolati, assistiamo a questa nuova e poco seria carnevalata parlamentare: le “Buffonarie“.

Berlusconi è reato

di , 22 Febbraio 2013 11:36

Sì, è una specie di reato vivente, O almeno, questo è ciò che si deduce dall’atteggiamento di magistratura, stampa e avversari politici nei suoi confronti. Qualunque cosa faccia o dica viene usata, da vent’anni,  come pretesto per accusarlo di qualcosa. Tanto che questa strana anomalia italica potrebbe costituire un valido test per un esame. Si sceglie un’azione o una dichiarazione a caso di Berlusconi e si chiede all’esaminando quale ipotesi di reato vi si raffiguri. Se si è preparati e si dispone di una buona dose di fantasia, sarà facile trovare il reato giusto per l’occasione. E se rispondete ad almeno 10 domande di questo tipo avete una procura assicurata ed ottime prospettive di carriera.

L’ultima è questa. Berlusconi invia agli italiani una lettera in cui promette di rimborsare l’IMU pagata nel 2012. Semplice propaganda elettorale? No, se lo facesse la sinistra sarebbe propaganda, ma se lo fa Berlusconi è…voto di scambio! Questo aveva già affermato Monti subito dopo l’annuncio di questa proposta. Anche Bersani aveva definito la proposta una truffa ed un imbroglio. E se lo dice Bersani deve avere ragione, perché lui e la sua parte politica sono persone oneste, integerrime, senza ombra di corruzione o di affari sporchi, persone perbene e con le mani pulite. Per esempio, Bersani dice che sull’affare Monte dei Paschi, il partito democratico non c’entra niente. E Bersani è un uomo d’onore!

Ma ora che la proposta di rendere l’IMU  è stata confermata con lettera, Antonio Ingroia, “magistrato senza macchia e senza paura” (così lo definisce Oliviero Beha), fa di più; presenta una precisa e specifica denuncia alla procura di Roma contro Berlusconi per voto di scambio e truffa elettorale.

Come volevasi dimostrare. Non capiscono che con questo accanimento continuo si rendono ridicoli. Ma forse sono talmente ossessionati da questa sindrome monomaniacale nei confronti di Berlusconi che per loro questa persecuzione giudiziaria è del tutto normale.

Ma c’è di più. Se Berlusconi invia una lettera agli italiani Ingroia lo denuncia per  voto di scambio e truffa. Se però un portale come Tiscali, del patron Renato Soru, ti fa  arrivare nella tua casa virtuale (la casella di posta personale), una lettera di Oliviero Beha che esalta la figura di Ingroia...quella è semplice informazione. Vedi “Par condicio e sorprese postali“.

Come se non bastasse, a proposito di voto di scambio, il nostro zelante Ingroia ha rivelato di recente che il PD gli ha proposto un patto di desistenza, garantendogli, in cambio,  due senatori: “Violante mi ha proposto il patto di desistenza“. Caro Ingroia, questo non è voto di scambio? E perché non ha presentato denuncia in procura nei confronti del PD e del suo segretario Bersani? Oppure se questi accordi sottobanco li fa la sinistra è tutto lecito e rientra nella prassi? Misteri sinistri (in tutti i sensi)!

Mi viene in mente un vecchio post che illustra la particolare anomalia della giustizia italiana. Lo ripropongo.

La legge e Berlusconi

La legge è uguale per tutti. Per Berlusconi un po’ meno.

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; eccetto Berlusconi.

Tutto ciò che Berlusconi dice o fa costituisce prova di reato. Tutto ciò che Berlusconi dice o fa viene usato contro di lui.

Fino alla condanna definitiva vige la presunzione d’innocenza. Per Berlusconi vige sempre la presunzione di colpevolezza; anche dopo l’assoluzione.

Tutti possono chiamare la RAI e lamentarsi della faziosità di alcuni conduttori. Se lo fa Berlusconi è reato di concussione e abuso d’ufficio.

Tutti possono affermare liberamente di preferire le belle donne ai gay. Se lo dice Berlusconi è un gravissimo atto di omofobia.

Tutti possono realizzare profitti tramite la loro attività ed incrementare il proprio patrimonio. Se lo fa Berlusconi è perché ha rubato.

Tutti, nella propria abitazione, possono organizzare feste e ricevimenti, invitare amici e belle ragazze ed offrire loro dei regali. Se lo fa Berlusconi è istigazione alla prostituzione.

Tutti possono lamentarsi della eccessiva faziosità e partigianeria dei mezzi d’informazione. Se lo fa Berlusconi è grave intimidazione e attentato alla libertà di stampa. (A proposito di libertà di stampa vedi “Bavagli e querele“)

Se un deputato della destra, non avendo vincolo di mandato, passa allo schieramento di sinistra lo fa per libera scelta ed in piena autonomia e coscienza. Se un deputato di sinistra passa a destra è perché Berlusconi lo ha comprato.

Chiunque si chiami Silvio Berlusconi, risieda ad Arcore e sia o sia stato presidente del Consiglio è colpevole di qualche reato. E se non lo è lo sarà in futuro.

Se un cittadino si ferma in campagna a fare i suoi bisognini è semplice necessità fisiologica: Se lo fa Berlusconi viene inquisito per inquinamento ambientale.

Se una persona dichiara qualche chilo in meno del reale, per sembrare in forma, è una semplice bugia. Se lo fa Berlusconi viene inquisito per “Falso in bilancia“.

Di recente Berlusconi si trovava in un piccolo centro dell’agro laziale dove era in corso una sagra di prodotti locali. Avvicinatosi ad una bancarella per acquistare alcuni prodotti esposti, al momento di pagare gli sono scivolate le banconote dalle mani e, cadute per terra, si sono leggermente sporcate di fango. Le ha raccolte, ripulite un po’ ed ha pagato il conto. La procura di Roma ha subito aperto un’inchiesta: Berlusconi indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Se qualcuno esagera nel raccontare le proprie avventure galanti è solo un po’ spaccone. Se Berlusconi fa una battuta ironizzando sulle sue prestazioni sessuali “Me ne sono fatte solo otto“, viene inquisito per  millantato credito.

Vedi anche:Berlusconi millanta“ e “Tiscali e la par condicio“.

Tarocchi e congiuntivi

di , 19 Febbraio 2013 14:30

Mai fidarsi delle apparenze. Specialmente oggi che, grazie alle diavolerie della tecnologia moderna, si può pubblicare in rete di tutto e di più e far passare per vero ciò che è falso. Gli esempi di taroccamenti, specie nel campo dell’informazione, non mancano certo. Anzi, sono all’ordine del giorno. Ecco l’ultimo tarocco mediatico, tramite twitter, messo in atto dal prode Bersani, lo smacchiatore folle di giaguari. Per dimostrare la grande partecipazione di folla al comizio di sabato scorso a Milano, diffonde su twitter una foto della piazza Duomo gremita; questa…

 

La foto, nella stessa giornata, è stata poi rimossa. Perché? Perché era un tarocco. Quella foto in realtà si riferiva non alla manifestazione di sabato, ma alla manifestazione del 2011 in occasione della vittoria di Pisapia. E siccome mostrava una piazza piena il nostro smacchiatore l’ha usata, spacciandola per immagine del suo comizio. Questi sono quelli che si danno sempre aria da persone perbene, onesti, integerrimi, corretti etc…etc… sì, insomma, gli unici perfettini sulla Terra,  i moralisti di sinistra.

E se riescono a bluffare su una foto, figuriamoci cosa riescono a fare su cose più importanti e serie. Ma sono così abituati a manipolare le notizie e mistificare i fatti e la realtà che scambiare una foto è un giochino innocente, uno scherzetto, una burletta simpatica. Già, gli avversari sono sempre disonesti, criminali e corrotti, loro, invece, sono alla mano, innocenti e simpatici, come bambini un po’ giocherelloni.

Ecco le due foto a confronto; a destra la manifestazione di sabato scorso, a sinistra quella della festa di Pisapia del 2011.

E bravo, Bersani. Ora, oltre a smacchiare giaguari, provi a smacchiare questa bella macchia sull’attendibilità delle sue Twittate!

Ma non si taroccano solo le foto. In questo periodo di proclami elettorali se ne sentono di tutti i colori. Oggi si smentisce ciò che si era detto ieri e domani si smentirà ciò che si è detto oggi. Si promette tutto a tutti, pur di recuperare qualche voto in più. E fra avversari politici volano accuse, battute irriguardose, epiteti di ogni sorta,  insulti e, subito dopo, strizzatine d’occhio e sguardi d’intesa, lasciando spazio a tutte le possibili soluzioni ed alleanze. Roba che, a questo punto, gli italiani hanno già perso il filo e vagano per le italiche contrade in preda alla più completa confusione mentale.

Piccolo esempio che spiega benissimo il concetto. Non solo ci si contraddice da un giorno all’altro, ma addirittura nel corso della stessa intervista. E’ il caso del presidente tecnico Mario Monti, quello dall’eloquio anestetizzante. Ecco cosa afferma in una breve intervista concessa al Messaggero e riportata oggi sul sito del quotidiano romano:  “Niente in comune con questa coalizione di centrosinistra”.

Dice Monti: “… non abbiamo nulla in comune con la coalizione di sinistra, così come non abbiamo niente in comune con la destra“. Chiarissimo. già nei giorni scorsi aveva detto chiaramente che fra la sua Lista civica e Vendola non c’era alcuna possibilità di accordo.

Ma subito dopo afferma: “Nessuno ci costringerà a governare, ma chi vorrà venire a lavorare con noi troverà porte aperte”. Ovvero, non abbiamo niente in comune, niente da spartire, nessun legame e nessuna affinità con gli avversari. Però non è detta l’ultima parola, mai dire mai; vediamo, parliamone, discutiamo, accordiamoci, magari a cena, a colazione o ad un picnic in campagna…elettorale! E rilancia la grande coalizione alla tedesca. Una bella ammucchiata fra montanari, finiti, casinisti, smacchiatori e orecchinati pugliesi. Chiaro? Questa è coerenza, ragazzi. Anzi, è la politica, bellezza!

A proposito, di recente sul Financial Times è apparso un editoriale di Wolfgang Munchau il quale, senza mezzi termini, critica Monti e l’operato del suo governo: “ Non è l’uomo giusto per guidare l’Italia“. Immediata la risposta di Monti che, un po’ stizzito per l’attacco, ribadiva la validità dei provvedimenti adottati dal suo governo.

E’ curioso notare (ma è solo l’ennesimo esempio di doppiopesismo) come quando lo stesso quotidiano criticava Berlusconi, per tutta la nostra stampa, fosse un autorevolissimo quotidiano economico.  Se, però, si azzardava, come è successo, a criticare l’allora premier Prodi, smetteva improvvisamente di essere autorevole. Anche il Financial Times ha l’autorevolezza “fluttuante“, come la sessualità della Concia.

Così, ieri, a conferma di questa autorevolezza fluttuante, il nostro Monti rilasciava un’altra dichiarazione in cui definiva quell’editoriale “Irrilevante“. Come volevasi dimostrare. Sarebbe stato, invece, importantissimo ed autorevole se avesse criticato Berlusconi. Ma la nota curiosa di questa breve news dell’ANSA è un’altra.

Ecco la dichiarazione, a proposito ancora di quell’ articolo del Financial Times.: “Benché l’articolo del Financial Times è stato di autorevolissima attenzione...”. Oh perbacco, ma caro illustrissimo professore bocconiano, guardi che, in questo caso, non si dice “è stato“, ma “sia stato“. Non c’è bisogno di insegnare alla Bocconi per saperlo, basta aver frequentato con profitto le scuole medie. Semplice lapsus? Succede, si capisce, specie quando si è sotto stress elettorale. E poi, mica si può sapere tutto. Il prof. è già super esperto di tasse; basta e avanza. No?

A proposito di foto taroccate, guardate questo vecchio post del 2009 che riguarda la CGIL (sempre sinistri sono ed hanno lo stesso vizio; stravolgere la realtà a proprio favore) e la loro manifestazione al Circo Massimo: “CGIL flop flop

Questa poi è un capolavoro dei compagni specialisti in tarocchi. In alto la foto originale (ritrae un gruppo di partigiani), in basso la foto taroccata (spariscono pistola e bomba a mano) usata per un manifesto in occasione delle celebrazioni del 25 aprile 2009, in Liguria.

 

Nel manifesto si leggeva lo slogan (altra specialità dei compagni; inventarsi slogan): “dobbiamo dare l’esempio di un’Italia rinata e sana“. Più o meno quello che si legge oggi nei manifesti del PD: “L’Italia giusta“. Beh, l’importante è inventarsi uno slogan ogni tanto, la gente ci crede e si tira a campare. Dura la vita in politica, bisogna avere una grande fantasia. E’ la dote principale di un leader.

Qui i dettagli del taroccamento storico: “Manifesti taroccati a fin di bene“. Eh sì, i cari compagni perdono il pelo, ma non il vizio. Loro il taroccamento ce l’hanno nel sangue, congenito. Allora smacchiavano manifesti, oggi smacchiano giaguari; si sono evoluti. Se gli va male in politica possono sempre aprire una tintoria. No?

Vergogna

di , 31 Gennaio 2013 21:06

Leggendo quest’ultima news, la prima parola che viene in mente è questa: vergogna. Ma poi, visto che ci si dovrebbe rivolgere ai geni del “governo tecnico“, quelli che dopo aver tartassato gli italiani con nuove tasse, ora vanno dicendo che, se verranno eletti (vero Monti?),  le diminuiranno, sarebbe più appropriato usare il nome di una vecchia banda di Arbore “I senza vergogna“.

Ecco la notizia, appena pubblicata sulle Flash News ANSA: “Niente stop ai superstipendi pubblici“.

Il tetto ai superstipendi nella pubblica amministrazione sara’ innalzato a 302.937 euro con un aumento del 3,1% rispetto al 2012. E’ quanto emerge da una circolare della Funzione pubblica sui limiti retributivi nella quale si ricorda che questo il trattamento annuale del primo presidente della Corte di Cassazione per il 2012. Nel 2011 il trattamento era a quota 293.658 euro (usato come riferimento per il 2012).”

In tempi di crisi profonda, mentre anche oggi vengono diffusi dati impressionanti sulla povertà  che avanza (La metà degli italiani non è più in grado di sostenere la famiglia), il signor presidente della Corte di Cassazione non solo ha uno stipendio favoloso, ma, alla faccia dei poveracci e dei pensionati, col nuovo anno vedrà adeguato lo stipendio al dato sull’inflazione, pari al 3%. Ed avrà così un aumento di quasi 10.000 euro.  Potranno così arrivare comodamente a fine mese e…non si vergognano.

Già, perché bisogna ricordarsi che, per superare la crisi e contenere le spese pubbliche, il “governo tecnico“, da un lato aveva aumentato le tasse, ma dall’altro, in compenso, già lo scorso anno, aveva bloccato la rivalutazione annuale delle pensioni in base all’inflazione. Ma non a tutti, evidentemente. L’aveva bloccata per i pensionati che percepivano una pensione superiore a 1.486 euro lordi mensili, 1.217 euro netti. Ed il blocco resta valido anche per l’anno 2013. (Blocco Fornero esclude 6 milioni di pensionati). Per risparmiare si bloccano le pensioni, ma non i super stipendi.

Oh, Fornero, quella che sbaglia i conti sugli esodati. Quella che quando deve accennare ai sacrifici richiesti agli italiani si commuove e piange. Si riferiva, però, ai sacrifici chiesti ai pensionati i quali sono già abituati ed allenati a fare i miracoli per sopravvivere, non ai signori presidenti di Cassazione. Quelli, poverini,  già sono stressati per l’enorme sforzo mentale che devono fare ogni giorno, cercando di spendere al meglio 300.000 euro all’anno (cosa non facile se non si è abituati), non possono fare altri sacrifici; un ulteriore sforzo potrebbe causare ansia, stress e depressione.  Eh no, mica sono pensionati. Mica sono “Bidelli“, direbbe la Finocchiaro.

Ma, cari pensionati, non dovete preoccuparvi, abbiate fiducia,  perché l’anno prossimo, se sarete ancora in vita, forse, dico forse, vi adegueranno la pensione.  Però dovete fare un piccolo sforzo e cercare di restare vivi; non fate dispetti, non crepate prima. Altrimenti la Fornero, così sensibile, si commuove e piange. Abbiate fiducia, lo ha detto Monti, il tecnico “Salva Italia“. Quello che aveva assicurato che, terminato il suo compito di salvatore della patria, sarebbe tornato alle sue occupazioni normali, a coltivare il suo campicello; come Cincinnato. E invece, in barba alle promesse, mentre tutti scendono in campo, lui, in controcorrente come i salmoni, per rinnovare il Parlamento (lo ha detto lui),  ”sale in politica” e guida una propria lista, sostenuto da due volti nuovi della politica, garanzia di cambiamento: Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. In verità anche l’americano a Roma, Uolter Veltroni, aveva dichiarato che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa ad occuparsi di opere umanitarie. Rimangiarsi le promesse deve essere un vizietto che si acquisisce a contatto con gli scranni parlamentari. Bisognerebbe disinfettarli; magari sono impregnati di strani virus e batteri che trasmettono quella strana malattia che è l’incoerenza politica. Beh, cari africani, l’avete scampata bella, vi è andata bene; a noi un po’ meno.

Chi è Monti? E’ quello che dopo aver aumentato le tasse, ora promette di diminuirle (!?). Quello che, dopo aver introdotto l‘IMU, ora dice che si può rivedere. Quello che doveva fare la riforma elettorale; e non l’ha fatta. Quello che doveva abolire le province; e le province sono sempre al loro posto. Quello che doveva diminuire il numero dei parlamentari; e non l’ha fatto. Quello che doveva diminuire il debito pubblico; e invece è aumentato. Quello che doveva diminuire lo stipendio e le varie prebende dei parlamentari; e non l’ha fatto. Quello che doveva combattere la recessione economica; che, invece, è aumentata (lo ha ammesso lo stesso Monti). Quello che, sotto l’alto patrocinio del Quirinale, in barba a tutte le regole parlamentari della Repubblica,  in barba alla volontà popolare, in barba alla democrazia, si è inventato su due piedi quello che passerà alla storia come “Governo falliMonti“. Ecco, quello.

Bisogna fare sacrifici, ci dicono. Sacrifici per tutti, eccetto per chi prende già 300.000 euro di stipendio. E poi parlano di riforme. L’unica riforma davvero urgente, in questa situazione, sarebbe quella di mandare a casa definitivamente, con una pensione al minimo (così scoprirebbero finalmente la vera realtà quotidiana e non quella dei salotti televisivi), i politicanti di carriera, i super funzionari, i megadirettori galattici (alla Fantozzi), i professionisti del gettone in consigli e comitati, quelli che prendono liquidazioni miliardarie anche quando fanno fallire le aziende, quelli che saltano da una poltrona all’altra e siedono contemporaneamente in tanti consigli che forse non li ricordano nemmeno tutti,  questa banda di parassiti che infestano l’Italia e che, come sanguisughe, succhiano il sangue degli italiani. Questa banda di “Senza vergogna”.

A proposito di vergogna; ultimissime dalla Torre del Mangia mangia

Al vertice del Monte dei Paschi di Siena c’era una vera e propria associazione a delinquere“. Non lo scrive la solita “Macchina del fango“. Lo scrive il Corriere, riportando una dichiarazione dei pm che seguono l’inchiesta sulla banca senese. Ma il procuratore aggiunge: “Per rispetto dei risparmiatori non verrà diffusa alcuna notizia“. Strano, negli ultimi anni ci siamo abituati ad una costante fuga di notizie dalle procure, indiscrezioni che finiscono sempre sulle prime pagine dei giornali. Viene il sospetto che su certi processi siano più informati i giornalisti che i pm che indagano. Tanto è vero che certi giornali, una specie di Gazzetta delle procure, campano proprio su queste anticipazioni e scoop esclusivi, pubblicando spesso atti e documenti ancora coperti dal segreto istruttorio. Ormai questi cronisti delle procure sono diventati così bravi che, talvolta, suggeriscono addirittura il giudizio, la sentenza e la condanna. Tanto che, forse, certi magistrati, per informarsi, invece che leggere le carte processuali, leggono direttamente i giornali, fanno prima.

Già, ma non sempre. Bisogna ricordare, per essere onesti, che non tutte le informazioni e le indiscrezioni sulle inchieste in corso  vengono svelate. Così come non tutte le intercettazioni finiscono in prima pagina. Quando i processi e le intercettazioni riguardano, per esempio, partiti o esponenti della sinistra, non è necessario riportare tutto in bella evidenza, Anzi, meno se ne parla e meglio è. In questo caso, come riferisce il procuratore, è meglio non dare troppe notizie. Ma giusto “per rispetto dei risparmiatori“. Ecco, solo per rispetto. In Italia anche il rispetto è “fluttuante“, come la sessualità della Concia, è ondivago, è elastico, si applica secondo i casi e le circostanze. Già, quando in qualche modo questi affari sporchi sfiorano la sinistra ed il PD, anche i procuratori vengono assaliti da un fortissimo ed improvviso desiderio di riservatezza. Curioso, vero?

Bersani: li sbraniamo

di , 27 Gennaio 2013 12:30

Se qualcuno si azzarda ad insinuare una responsabilità del PD in merito all’affare MPS “Li sbraniamo“, dice Bersani. E lo fa usando, come al solito, quel tono di voce perentorio, stentoreo (che tanto piace e che rassicura  gli amici, sostenitori e simpatizzanti), che non lascia spazio a dubbi, interpretazioni e repliche; proprio di chi è convinto di avere la verità in tasca, innata, per concessione divina. Se lo dice lui è verità.

Una volta, per garantire l’assoluta attendibilità di una notizia, si usava l’espressione: “L’ha detto la radio“. Poi, col progresso tecnologico, si passò a “L’ha detto la televisione“. Oggi si potrebbe dire “L’ha detto Bersani“. Sì, al nostro uomo di Bettola (tutto un programma), quello che non passa il tempo a smacchiare giaguari, quello che si esprime per battute, metafore e similitudini, si potrebbe applicare quanto i discepoli di Pitagora usavano dire riferendo affermazioni del maestro “Egli stesso l’ha detto“, intendendo che, quindi, si trattava di assoluta verità. In tempi in cui regna il relativismo più sfrenato, l’unica eccezione è lui: se lo dice Bersani è verità assoluta. Ipse dixit!

In questi giorni di campagna elettorale, sta dando il meglio di sé per cercare di presentarsi come l’uomo nuovo, quello del cambiamento, quello che ha una missione speciale: salvare l’Italia. Quello che, essendo  scampato alla rottamazione viene già accreditato di poteri magici. Qualcuno sostiene che faccia anche miracoli. Si dice che al suo paese, Bettola, pronunciando strane formule davanti al distributore del padre, abbia trasformato la benzina in lambrusco. Altri hanno già preparato uno striscione “Bersani santo subito“.

E come apprendista beato (in attesa di santificazione) non accetta insinuazioni e critiche. Così alle contestazioni di Monti, invece che rispondere a tono, dice che “Monti ogni giorno ci trova un difetto“. Il che è un modo come un altro per non rispondere alle accuse. Ieri, in un convegno a Genova, ha riaffermato  che “La prossima legislatura dovrà essere caratterizzata dalle parole moralità e lavoro“. Senza approfondire troppo, per carità. Meglio accennare vagamente a moralità e lavoro, senza entrare nel merito e parlare di proposte concrete. Così ognuno ci vede quello che vuole e tutti sono soddisfatti.

Del resto il lavoro è un argomento complesso e pericoloso, specie se non hai le idee molto chiare su come affrontare la crisi economica. La morale, poi, è un argomento quasi tabù, da evitare accuratamente se non vuoi impelagarti in discussioni interminabili solo per stabilire cosa sia la morale e darne una definizione condivisibile da tutti.. Meglio evitare e restare sul vago. Però buttiamola lì, perché già appellarsi alla morale è quasi una garanzia di onestà. Loro hanno l’onestà preventiva, a priori. Si dà per scontato che siano onesti e brave persone. La loro è una onestà assiomatica. Un po’ come il premio Nobel per la pace assegnato ad Obama. Era stato appena eletto, ma gli venne assegnato il premio ancora prima che avesse fatto qualcosa. Una specie di acconto sui futuri miglioramenti. Prima gli conferiamo il premio, poi si vedrà.

Sono talmente onesti che loro sono sempre fuori da tutti gli scandali e scandaletti che li hanno sfiorati. Non sanno niente del “Tesoro di Dongo“, misteriosamente sparito, dopo essere stato preso in consegna dai partigiani rossi che arrestarono Mussolini mentre tentava la fuga. Non sanno niente delle vagonate di rubli che finanziavano il PCI, provenienti da Mosca, ovvero da una potenza che, in tempi di guerra fredda, era considerata una potenza ostile. In tempi di guerra vera sarebbero stati accusati di intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma in Italia per il quieto vivere, si chiudeva un occhio, anzi due. Compagni, zitti e Mosca!

In tempi di ”Mani pulite“ non sapevano niente del compagno Greganti, quello che aveva un conto molto consistente in Svizzera, ma dichiarò trattarsi di un conto personale, evitando di coinvolgere il partito. Non sapevano niente di una valigetta contenente 150 milioni, portata a mano nella sede di via Botteghe oscure, ma di cui non si scoprì chi avesse ricevuto i soldi. Né valeva, in quel caso, ciò che aveva portato in carcere altri esponenti di altri partiti, l’accusa che “Non poteva non sapere…”. Valeva per tutti, eccetto per il PCI. Non vale nemmeno per Bersani che sulla vicenda di tangenti, grandi appalti e finanziamento occulto al partito che vede imputato il suo stretto collaboratore, Filippo Penati, non sapeva nulla. Era all’oscuro di tutto, povero figliolo; non gli dicono mai niente.

Non sapevano nulla dell’acquisizione della banca Antonveneta, né di Fiorani, Consorte e della scalata alla Banca nazionale del lavoro. E se ti permetti di pubblicare la famosa telefonata di Fassino “Abbiamo una banca?” ti querelano e ti condannano a pagare i danni morali. Le intercettazioni di D’Alema, invece, non sono pubblicabili perché all’epoca dei fatti il nostro velista per caso era europarlamentare ed il parlamento europeo non concede l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni. In qualche modo ne escono sempre puliti; curioso, vero? Sì, perché in Italia, a quanto pare,  c’è una sola persona che si può intercettare tranquillamente: Berlusconi. E tutte le sue telefonate, anche quelle private, che nulla hanno a che vedere con inchieste in corso, vengono regolarmente pubblicate su tutti i giornali, compreso il Corriere delle giovani marmotte. Tutti gli altri sono coperti da segreto istruttorio e guai a chi svela qualche dettaglio. Se poi intercettano per caso il Presidente Napolitano, su questioni gravi come la trattativa Stato-mafia, allora scatta il conflitto di competenza e si chiede che le registrazioni vengano distrutte. Strano, ma vero.

Questi ex/post comunisti riciclati sono così: prendere o lasciare. E soprattutto non azzardatevi a sospettare niente di men che corretto sul partito. Loro sono sempre innocenti, puliti ed estranei a qualunque affare poco chiaro. Non sanno mai niente.  “Noi abbiamo le mani pulite” gridava Occhetto, mentre i magistrati milanesi facevano il lavoro sporco, inquisivano i maggiori esponenti dei partiti, facendo piazza pulita di tutta una classe politica, eccetto il PCI,  e preparando la strada alla vittoria della “gloriosa macchina da guerra” di Occhetto. “Noi siamo persone perbene“, gridava ancora Fassino, escludendo qualunque interesse e implicazione del partito sulla scalata alla BNL. Loro sono così, si autoassolvono. Si esaltano, si incensano, si ergono a modelli di onestà e perfezione morale. Lo ripetono ad ogni occasione, come un mantra. Così, a furia di sentirlo dire, entra nel cervello e si convincono davvero di essere diversi e migliori dagli altri; anzi, gli unici sulla piazza casti e puri come verginelle, senza macchia e senza paura, come antichi cavalieri. E’ un normalissimo processo mentale, si chiama “autosuggestione“.

Così, oggi, il nostro smacchiatore folle, dopo aver rilanciato il programma incentrato su “Lavoro e moralità“, dice che sui conti pubblici bisogna intervenire “con il badile” (!) E per essere ancora più chiaro(!?) sui costi della politica, afferma “Noi metteremo il cacciavite nella spesa pubblica“. Chiaro? Ecco la soluzione di tutti i problemi italici, dalle pensioni minime ai precari, dai cassintegrati alla chiusura delle aziende, dal debito pubblico alle spese della casta. Tutti si affannano per trovare il rimedio, ma solo lui ha la soluzione pronta e geniale: badile e cacciavite. Sfido io che poi i fedeli seguaci, incantati di fronte a tanta genialità, invocano “Bersani santo subito“. Ma se per salvare l’Italia bisogna intervenire con badile e cacciavite, perché hanno incaricato Mario Monti ed il suo governo di tecnici? Bersani, poteva svegliarsi prima. Bastava ingaggiare una decina di contadini e meccanici che, fra l’altro, ci sarebbero costati anche molto meno di Monti e i suoi discepoli. No?

Chiaro che davanti a queste dimostrazioni di genio italico non si possa nemmeno per sbaglio tentare una qualche critica o insinuazione su rapporti poco chiari sulla relazione fra il PD e la banca MPS, da sempre e notoriamente controllata dal PCI/PDS/DS/PD. Lo sanno tutti e, in questi giorni, tutti lo ripetono su stampa e TV. Vedasi, in proposito, un articolo che figura oggi sul Corriere firmato da Sergio Rizzo. E’ il classico segreto di Pulcinella, lo sanno tutti, ma se qualcuno si azzarda, dice Bersani, ad ipotizzare relazioni e responsabilità del PD “Li sbraniamo“. Mamma che paura.

Bene, allora caro Bersani, visto che lo sanno tutti e tutti lo ripetono e lo scrivono, non le resta che cominciare l’opera di sbranamento generale. Sbrani, sbrani pure a piacere. Mica vorrà rimangiarsi la parola. E no, questa è gente seria, onesta, perbene, hanno le mani pulite e quando fanno una promessa (o una minaccia), poi mantengono la parola data. Coraggio, Bersani, sbrani pure e…buon appetito.

Quelli che “Noi abbiamo le mani pulite…”

A proposito del tesoro di Dongo e dei moralisti rossi

Il 29 aprile 1957, alla Corte d’ Assise di Padova, cominciò il processo per scoprire la fine fatta dall’ oro di Dongo e per condannare i colpevoli e i mandanti dei delitti che ne erano stati la conseguenza. Fra gli imputati, i capi partigiani comunisti Fabio Vergani e Dante Gorreri, accusati di avere ordinato gli assassini e di avere consegnato la maggior parte del tesoro al Pci. Ma un giudice del processo si tolse la vita e siccome non verranno supplenti, la causa fu rimandata e da allora nessuno ne ha più  sentito parlare. In compenso Vergani e Gorreri vennero salvati col solito sistema di eleggerli deputati per più legislature, fino a prescrizione del crimine. E le autorizzazioni a procedere nei loro confronti richieste dalla magistratura furono sempre, come usa anche oggi, respinte dalle Camere.” (Silvio Bertoldi – Corriere della sera 14 settembre 1993)

Un comunista alla Scala

di , 8 Dicembre 2012 15:55

Sono diventati come le mezze stagioni: non ci sono più i comunisti di una volta. Niente più proletari, braccianti, operai, mangiapreti alla Peppone e don Camillo. Stenti a riconoscerli. Col tempo si sono evoluti, sono diventati artigiani, piccoli imprenditori, commercianti. I più avveduti, riunitisi in cooperativa, hanno costituito gruppi commerciali che registrano fatturati milionari, in euro. Sono quotati in borsa e danno perfino la scalata alle banche. E’ l’evoluzione della specie.

Così i vecchi proletari che lottavano contro i padroni ed i capitalisti, oggi possiedono belle ville in campagna, con piscina e frutteto intorno, fanno le vacanze a St. Moritz, solcano i mari su eleganti barche a vela da 18 metri, indossano pregiati capi d’abbigliamento  in cachemire, partecipano ad esclusivi party nei salotti romani o milanesi con vista Madonnina o Cupolone, vanno a braccetto con nobili e ricchi borghesi, sono diventati democratici, progressisti e liberal. Insomma, hanno abbandonato il vecchio ed anacronistico Manifesto del Partito comunista, ma hanno tenuto “Il Capitale”,  lo hanno investito in Borsa ed hanno realizzato enormi profitti, diventando dei pilastri dell’economia italiana. Chiamali scemi!

Uno degli illustri esponenti di questa nuova specie sociale, derivata dall’evoluzione comunista, è il sindaco di Milano, Pisapia. Dopo una militanza giovanile in Democrazia proletaria, grazie alla metamorfosi in corso, è approdato a Rifondazione comunista e, col sostegno di SEL di Vendola, ha vinto  le primarie del centro sinistra per la candidatura a sindaco e poi ha vinto le elezioni contro la candidata del centro destra, Letizia Moratti. Ed è diventato sindaco di Milano. Immagino che negli anni della contestazione fosse fra quelli che, fra un corteo, una barricata, uno sciopero, un’assemblea studentesca, un’occupazione di facoltà, si ritrovavano, come appuntamento fisso ed immancabile, a  lanciare uova addosso al pubblico che entrava alla Scala; specie alla Prima, notoriamente appuntamento fisso della borghesia milanese.

Ma il tempo passa, cambiano le stagioni, dalle crisalidi nascono le farfalle e Pisapia, da contestatore, diventa borghese, veste un elegante smoking da sera, con regolamentare farfallina, e va ad assistere alla Prima della Scala, nel palco reale, insieme a varie autorità locali, nazionali ed internazionali. Eccolo, immortalato, elegantissimo, in compagnia del premier Monti il quale, dimenticando per una sera lo spread, l’economia a rotoli, i milioni di disoccupati, le aziende che chiudono, i precari, gli imprenditori che si ammazzano perché assillati dai debiti, l’Italia sull’orlo del baratro (lo ha detto lui), si rilassa nel palco reale, assistendo alla rappresentazione del Lohengrin; cinque ore di Wagner. Roba da strapparsi le budella dalla disperazione.

Eccolo il Pisapia in versione Scala. Dalle uova marce sul pubblico al palco reale. Non c’è che dire, questi comunisti hanno avuto proprio una trasformazione radicale; irriconoscibili. Che bello fare i comunisti in Italia!

Si ammali chi può.

di , 27 Novembre 2012 15:52

Variazione sul tema del più classico “Si salvi chi può“. Ormai ci siamo. Giusto ieri dicevo nel post ”Di male in peggio“, che ogni giorno ci propinano notizie contrastanti e poco rassicuranti. Il premier Monti afferma cheIl peggio è passato…”. Confindustria, nello stesso giorno, dice cheIl peggio deve arrivare, nel 2013“. Beh, ragazzi, mettetevi d’accordo!

Oggi, tanto per restare in tema, ancora Monti, in merito alla sanità, rivela che “La sostenibilità del SSN non è garantita nel futuro“. Ma il peggio non era passato? Beh, sì, ma con qualche eccezione! Le prime avvisaglie di quanto afferma Monti ci sono già. Ecco un’altra notiziola rassicurante sul tema “sanità”. A Napoli mancano i posti letto in ospedale. Soluzione? Semplice, fare a meno dei letti e sistemare direttamente i pazienti sopra i materassi…per terra! E va ancora bene, perché di questo passo, una volta occupati anche tutti gli spazi per terra, negli ospedali ci saranno solo…posti in piedi!

Adesso, dopo questa edificante notizia e le dichiarazioni allarmanti di Monti, è chiaro che non resta molto tempo a disposizione. Quindi chi può permetterselo dovrebbe ammalarsi subito. Finché c’è ancora qualche speranza di trovare un posto per terra in corridoio. Prima che sia troppo tardi. Si ammali chi può.

E non basta, perché non solo non è garantito il diritto all’assistenza sanitaria, ma, a quanto riporta la stampa, in futuro non è garantita nemmeno la pensione. Anzi, pare che ci si stia avviando al collasso: “Pensioni: presto esplode tutto“. Ma che bella notizia. Ma Monti non ha detto che il “Peggio è passato”? Ma questo governo tecnico non era la cura di tutti i mali d’Italia? Beh, ma non è detto che un governo tecnico debba essere, necessariamente, anche serio. La serietà in Italia è un optional!

Di male in peggio

di , 26 Novembre 2012 15:39

Al peggio non c’è limite, si dice. Già, ma cos’è il “peggio“?. Non è mica facile rispondere. Specie di questi tempi, quando ogni giorno si leggono notizie contrastanti e si smentisce oggi ciò che si è affermato ieri, in attesa che domani si smentisca ciò che si è affermato oggi. La gente è confusa da queste notizie usa e getta e la crisi è senza controllo, senza via d’uscita e, soprattutto, senza un’informazione seria ed attendibile.

La classe politica, che dovrebbe essere ricompresa fra le categorie delle calamità naturali, di tutto si occupa, meno che della crisi. Parlano di primarie, di legge elettorale, di alleanze, di nuovi movimenti che nascono come i funghi, di rottamatori e rottamazioni, di accuse reciproche fra i vari schieramenti, di unioni civili, di adozioni gay, della commovente storia d’amore fra Eddy e Nichi, della grande vittoria in Sicilia di tale Crocetta, una specie di incrocio fra Renato Zero e Cristiano Malgioglio.

Di tutto si occupano, ma nessuno, dico nessuno, ha ancora fatto una proposta concreta e praticabile per migliorare l’economia dell’Italia e superare la crisi. Nessuno che abbia uno straccio di idea, anche di seconda mano, e riesca a dire qualcosa di realistico. Neanche a pagarli a peso d’oro. Eppure, a sentire lor signori, sono tutti impegnati a lavorare per il bene del paese. Mah, visti i risultati, magari sarebbe meglio se non lavorassero tanto, Anzi, se si riposassero un po’, anche per qualche decennio, il paese ne ricaverebbe un gran beneficio. Ne sono certo. Ed invece, purtroppo per noi, è tutta gente che non ha la più pallida idea di come contrastare la crisi, però sono tutti in prima fila e si candidano a governare l’Italia. Poveri noi!

Ed ecco una ennesima diomostrazione di come l’informazione continui a confondere le idee dei cittadini. Forse perché la stessa informazione, nell’ansia quotidiana di riempire le pagine, ormai è in stato confusionale. Questa mattina nella Home page del portale Tiscali figurava questo box che, poco rassicurante, ci avvisa che il “Peggio” (eccoci al punto)) deve ancora arrivare, nel 2013. Prepariamoci dunque ad un nuovo anno di lacrime e sangue.

Beh, ci consola il fatto che, se ci sarà un 2013 in cui arriverà il peggio, significa che, contrariamente a quanto annunciano i catastrofisti, basandosi sul calendario Maya, il 21 dicembre 2012 non ci sarà la fine del mondo. Saremo in piena crisi, dovremo sopportare il “Peggio“, ma saremo vivi. E’ già qualcosa!

Sorge, però, un dubbio. Ma cosa si intende per “Peggio”? Ed ancora, ma sarà vero quanto dichiarato dalla Confindustria? Sarà il caso di accertarsi meglio? Mai fidarsi di ciò che leggiamo sulla stampa. Meglio dubitare e verificare leggendo altre fonti, altri quotidiani. In questo caso, però, non c’è bisogno di scomodarsi a leggere altre fonti e andare su altri siti per accertare la verità. Nella stessa pagina web, stamattina, figurava quest’altro box in cui il premier Monti dice esattamente il contrario di Confindustria ed afferma che il “Peggio“ è superato. Voilà…

Ora, ogni commento è superfluo. O le previsioni sulla crisi le ha fatte il mago Otelma, oppure Monti e Confindustria hanno un concetto diverso di cosa sia il “Peggio” e del suo significato. In tal caso farebbero bene a spiegarcelo, giusto per orientarci in questa informazione casual. Mah, sembra proprio che i media e i nostri politici, tecnici e non tecnici,  facciano a gara per tenerci sulle spine, confonderci le idee, fornirci notizie contradditorie e lasciarci nella massima incertezza su quale sarà il nostro futuro. Peggio di così non si può.  E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Vedo ora che il box di Monti è stato cambiato. Forse si sono resi conto dell’incongruenza e della troppo evidente contraddizione dei due titoli e l’hanno sostituito con un articolo sull’evasione fiscale. Ma ormai la gaffe è fatta. Coraggio, domani è un altro giorno. Magari, state un po’ più attenti a ciò che pubblicate. E poi, tranquilli, siete in buona compagnia. Ormai leggendo le notizie via internet non sappiamo più se ridere o piangere. E forse è proprio vero che…il Peggio deve ancora arrivare. Coraggio!

 

Giù le tasse, anzi no.

di , 5 Ottobre 2012 07:51

L’informazione dovrebbe essere una cosa seria. Ultimamente, specie dopo lo sviluppo dell’informazione in rete, sembra, invece, affidata ad apprendisti aspiranti giornalisti in prova. L’unico problema sembra essere quello di riempire gli spazi delle pagine web con notizie spesso non accertate, false o smentite nel giro di poche ore. Ma l’importante è che la pagina sia piena. Bene, ormai stiamo facendo l’abitudine a questa informazione usa e getta, da prendere con le molle e con mille riserve. Ecco l’ultimo esempio.

Ancora stamattina in alcuni quotidiani on line compariva la notizia di una riduzione delle tasse annunciata da Monti. Sarà vero? Vediamo, in proposito, due comunicati Ansa di ieri.

ANSA ore 15.58: “Monti, non escludo taglio tasse

ANSA ore 18.57: “Monti, mai parlato di taglio tasse“.

Chiaro? Non è serio, non è professionale, non è corretto. Questa è informazione “Usa e getta” da eliminare con la raccolta differenziata negli appositi cassonetti “Stampa“. E non è nemmeno riciclabile! Certo, si dirà, nemmeno la politica è seria. Non si fanno dichiarazioni azzardate per poi smentirle dopo poche ore. Ma sulla serietà della politica è perfino inutile soffermarsi. E’ senza rimedio. Per cambiare la politica e la classe dirigente c’è un’unica soluzione: organizzare una comitiva di pellegrinaggio a Lourdes e sperare in un miracolo!

Un altro esempio di come oggi si pubblichino delle notizie con molta leggerezza e superficialità, senza nemmeno prendersi la briga di controllare quello che si scrive e si pubblica, è questo box che trovo stamattina nella casella di posta.

Sembrerebbe che questo signor Terre des hommes abbia rotto una precedente relazione ed ora cominci una storia con una nuova “Compagna” che si chiama “Indifesa“. E siccome, forse, hanno qualche difficoltà economica, chiedono un piccolo contributo. Ma no, niente di tutto questo. E’ evidente che si tratta del solito errore di battuta. Succede a tutti. Ma i redattori di quotidiani e siti di informazione dovrebbero prestare più attenzione a ciò che scrivono. Ci vuole tanto a rileggere quello che si è pubblicato ed eventualmente correggere gli errori? E’ chiedere troppo?

 

 

Pipaioli d’Italia

di , 18 Dicembre 2011 15:42

Fra le tante nuove tasse che ci stanno cadendo addosso una spicca per la sua bizzarria: la tassa sul tabacco. Ma non sulle sigarette, no, sul trinciato, quello che si usa per fumare la pipa o per confezionare le sigarette a mano con le cartine. Ora immaginate quanti siano gli italiani che fumano la pipa o confezionano le sigarette a mano ed avrete l’idea di quanto sia incisiva questa tassa. Eppure, se l’hanno inserita è perché devono essere convinti che per recuperare chissà quali ingenti somme per risolvere la crisi la tassa sul tabacco da pipa sia determinante. Sì, i pipaioli salveranno l’Italia.

Fiorello, Benigni e la crisi

di , 7 Dicembre 2011 14:36

Fiorello ha fatto il boom, record di ascolti. E da giorni i media esaltano la sua bravura ed il successo del programma. Già, siccome, però, siamo in tempi di crisi profonda, ci aspetta un futuro di “lacrime e sangue“,  tutti dobbiamo fare sacrifici e ci prepariamo a pagare una caterva di nuove tasse, qualcuno potrebbe chiedersi: ma quanto ci è costato Fiorello?

Secondo stime attendibili il costo delle quattro puntate sarebbe di circa 12 milioni di euro. Il solo compenso di Benigni per la sua partecipazione, secondo i soliti parametri, sarebbe intorno ai 400.000 euro. Alla faccia della crisi. Pare che il comico, fra le tante banalità ormai  scontate e ripetitive su Berlusconi, abbia fatto questa battuta: “Monti è ricco di suo, Berlusconi è ricco di nostro“. Questa poteva risparmiarsela, perché se c’è qualcuno che è diventato miliardario grazie a noi, agli spettatori che lo seguono al cinema, in teatro ed in TV, e che, quindi, è “ricco di nostro”, è proprio lui, Benigni.

Ma la RAI non sembra minimamente sfiorata dalla crisi. In Rai tutto è sovradimensionato, sovrastimato e superpagato. Dai favolosi compensi dei conduttori ai compensi e rimborsi della compagnia di giro: ospiti fissi di professione, esperti tuttologi, opinionisti, ospiti saltuari e varia umanità di passaggio. Si spende e si spande a piene mani. E si possono spendere una ventina di miliardi di vecchie lirette per allietare le serate dei poveri italiani tartassati. Alla Rai è sempre tempo di vacche grasse.

A questo punto, però dovrebbero cambiare il simbolo dell’azienda. Al posto del cavallo dovrebbero mettere due belle mucche al pascolo.

Stampa: cambia la musica

di , 28 Novembre 2011 10:01

Quando si insedia un nuovo governo è il momento giusto per osservare un fatto curioso: il cambio di tono, di registro, di atteggiamento della stampa. Durante il dibattito parlamentare sulla manovra di risanamento l’opposizione scatenata accusò il governo di essere direttamente responsabile della crisi, dell’aumento dello spread, del crollo della borsa e della speculazione finanziaria. Il lunedì successivo la borsa scivolò a -3%. Ed i giornali titolavano: “Borsa in calo: boccia la manovra“. Rimarcando un rapporto diretto fra l’andamento della borsa e l’azione di governo. Per pura ironia il giorno dopo la borsa era in rialzo + 3%. Ma nessuno scrisse “Borsa in rialzo: approva la manovra”. Strano, vero?

La responsabilità diretta di Berlusconi è stato l’argomento forte per chiederne le dimissioni. Linea sposata in pieno e sostenuta da gran parte della stampa italiana che ogni giorno in apertura dedicava ampio spazio ai cori lamentosi delle prefiche ed alle Cassandre che annunciavano sciagure imminenti. “Siamo ad un passo dal burrone“, tuonava Montezemolo. E la Marcegaglia, ancora più tragica: “Siamo nel baratro. Il paese è in rovina“. “Siamo in piena emergenza. Berlusconi deve dimettersi“. urlavano tutti stracciandosi le vesti.

Poi Berlusconi si è dimesso e si è insediato Monti. E parte il nuovo corso della stampa. Lunedì scorso la borsa fa il tonfo a -5%. Ma nessun giornale titolava  ”Crolla la borsa: boccia il governo Monti”. No, sembra che di colpo tutto ciò che era responsabilità diretta di Berlusconi non riguardi minimamente Monti. Spread, borsa, speculazione finanziaria, sono diventati fattori avulsi dal contesto politico. Si è passati dal costante e quotidiano attacco a Berlusconi al perfetto idillio con Monti. Eppure il nostro premier “tecnico” non ha fatto ancora niente se non rilasciare ogni giorno qualche dichiarazione di buone intenzioni. Niente provvedimenti urgenti, se ne parlerà in cdm solo fra una settimana, il 5 dicembre.

Ma ormai non c’è fretta, si può procedere con tutta calma. Berlusconi si è dimesso, il più è fatto. Non c’è più emergenza, sono scomparsi baratri e burroni e dove c’era una paese in rovina ora scorrono fiumi di latte e miele e la popolazione in festa gode una primavera perenne. Tanto che anche la pastorella Heidi, un po’ invidiosa, sembra decisa ad abbandonare i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao e trasferirsi a Sesto san Giovanni per godersi in pieno le delizie del nuovo Eden italico.

Qualche tempo fa, Pierluigi Battista, in un video commento su Corriere.it, parlando della manipolazione dell’informazione e dell’uso strumentale che i giornali fanno delle notizie, avvertiva: “Non credete a quello che scrivono i giornali“. E se lo dice un autorevole editorialista del Corriere c’è da credergli. No, certa stampa non è seria, né onesta, nè corretta, né attendibile. E’ molto più serio il giornalino delle Giovani marmotte.

Governo tecnico

di , 16 Novembre 2011 18:12

Abbiamo un governo di tecnici. Bene, così gli italiani potranno sempre chiamarli per dare una controllatina all’impianto luci o alle caldaie. Ha tutta l’aria di un raduno di vecchie conoscenze e di amici fidati che si ritrovano di colpo, per miracolo, a governare il paese senza aver ricevuto alcun mandato popolare. Vanno direttamente all’arrivo senza passare nemmeno per il via. Il potere affidato ad una ristretta cerchia di fedelissimi scelti direttamente dal comandante in capo. Un po’ come Artù ed i cavalieri della Tavola rotonda o come Gesù ed i 12 apostoli.

Peccato che questo golpe presidenziale non abbia alcuna attinenza con i principi di formazione del governo in un sistema democratico. Se è corretto il metodo Napolitano-Monti, non lo è quello democratico. Uno dei due è necessariamente sbagliato. Eppure, a parte poche voci discordi, tutti sembrano non farci caso, anzi esultano per questa anomalia unica nella storia della Repubblica e dei paesi democratici occidentali. Compresi quelli che quotidianamente si ergono a strenui difensori della democrazia e della Costituzione.

Si dice, però, che il governo Monti contribuirà a tranquillizzare i mercati finanziari ed abbassare lo spread. Ce lo auguriamo, anche perché c’è tanta gente che ha già la glicemia alta, la pressione alta, il colesterolo alto; avere anche lo spread alto sarebbe un dramma. Auguri…

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