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Bombe strabiche

di , 10 Aprile 2017 10:34

Oddio, ci siamo persi 36 missili. Non si sa dove siano andati a finire. Se qualcuno li ritrovasse è pregato di avvisare la Casa Bianca; l’indirizzo lo trovate su Google (lì c’è tutto). La notizia di questi giorni è che Donald Trump ha deciso di punire la Siria per l’uso di bombe chimiche. Così dalle navi che stazionano nel Mediterraneo sono stati lanciati 59 missili Tomahawk sull’aeroporto dal quale si dice siano partiti gli aerei che hanno usato quelle le bombe. Ma diverse fonti ufficiali, siriane, russe e pure USA, dicono che di quei missili solo 23 sono arrivati a segno (“Solo 23 missili USA a bersaglio“). E gli altri 36? Mistero, hanno sbagliato strada e si sono persi.  Così, dopo le bombe intelligenti, abbiamo i missili cretini.

Ora, la cosa buffa è che proprio la mattina dopo l’attacco, si poteva leggere sui quotidiani che i missili Tomahawk sono micidiali, perché oltre alla lunga gittata (2.500 Km.), possono essere controllati e guidati tramite radar e sistemi satellitari, garantendo una precisione massima sull’obiettivo, con un margine di errore di appena 5 metri. L’altro aspetto curioso è che nell’aeroporto bombardato c’erano solo 6 Mig fermi per riparazioni e manutenzione. Ma allora, visto che gli USA conoscevano benissimo la situazione (dalle rilevazioni satellitari), e vista l’estrema precisione dei missili, perché lanciarne 59? Bastava lanciarne una decina e colpire con precisione gli aerei, uno per uno, la torre di controllo e la stazione radar. Avrebbero anche risparmiato un bel po’ di soldini, visto che ogni missile costa quasi 2 milioni di dollari. Allora, dove sono finiti gli altri 36 missili? Misteri della tecnologia moderna. O erano difettosi, oppure  chi doveva guidarli era strabico.

Video importato

YouTube Video

 

Ma poi, siamo davvero sicuri che quelle bombe chimiche siano state lanciate dalla Siria? Non saranno come le armi chimiche di Saddam che sono servite per giustificare l’invasione dell’Iraq, ma non sono state trovate perché non esistevano? Sull’attendibilità dell’informazione e le bufale spacciate per notizie, specie in materia di operazioni militari, vedi alcuni post sulla Libia, taroccamenti, Hillary Clinton e varie: “Libia e mozzarelle di buffale”.

P.S.

A proposito di bufale o quasi. Piccolo esempio di come si può alterare il senso di una notizia. Non è una vera e propria bufala; è molto peggio, perché inculca subdolamente una mezza verità apparentemente positiva per nascondere l’altra mezza verità scomoda. Dopo annunci di manovrine per recuperare fondi (come ci chiede l’Europa) e smentite categoriche, oggi la notizia è che quei soldi li troveranno, come sempre, aumentando le tasse su benzina e tabacchi. Che fantasia questi governanti! Così saprebbe governare anche lo scemo del villaggio. E dire che ogni volta che appare in TV il nostro ballista toscano, premier ombra, continua a dire che non aumenteranno le tasse. Ma del resto, da uno che scriveva “#enricostaisereno” e dopo un mese gli toglie la poltrona da sotto il culo, ci si può fidare?

Per preparare il terreno l’Ansa, invece che parlare di aumento delle tasse, la butta sulla necessità di risparmiare sulle spese mediche causate dal fumo. Come sono sensibili; si preoccupano della nostra salute. E così a gennaio scorso annunciava il possibile aumento col titolo a lato, quasi come una necessità da accogliere con grande gioia perché ci fa risparmiare miliardi.

Ed ecco, invece, il titolo che oggi si legge sul Corriere on line:

Invece che dire che aumentano le tasse, dice che “aumentano le entrate“. E messa così sembra anche una buona notizia perché lo Stato incassa più denaro da usare per utilità pubblica. E quella è la mezza verità positiva. Ma passa in secondo piano la mezza verità negativa; ovvero il fatto che quelle maggiori entrate le pagano i cittadini, non cadono dal cielo. Potete scommettere che se al governo ci fosse Berlusconi, avrebbero titolato “Aumentano le tasse sul tabacco“. Ma se al governo ci sono gli amici, allora cambia la musica. Il più importante quotidiano nazionale e la maggiore agenzia giornalistica, pur di compiacere il Palazzo, invece che dire chiaramente che aumentano le tasse, l’Ansa dice che risparmiamo sulle spese mediche, ed il Corriere dice che aumentano le entrate dello Stato. Anzi, per evitare perfino di nominare le tasse, le chiama “rimodulazione delle accise“; roba da inserire in sottofondo le classiche risate registrate delle sitcom. Ecco un esempio facile facile di come la stampa manipola una qualunque notizia anche semplicemente nel modo di presentarla. Ma voi credete ancora a quello che scrivono i giornali o passano in televisione? Sveglia gente, sveglia.

 

 

Stampa casual

di , 8 Giugno 2015 22:58

Informazione usa e getta: i missili taroccati. Non è che ce l’ho in particolare con la stampa. E’ che la stampa, l’informazione ed i media in genere sono sempre meno affidabili e credibili. Sembra che le redazioni giornalistiche siano finite in mano a dilettanti allo sbaraglio, apprendisti che apprendono poco e aspiranti aiuto cronisti in prova. Ormai l’informazione è casual, come viene viene, e la  serietà  è un optional che non necessariamente rientra nella deontologia professionale. Questa è informazione improvvisata, inutile, spesso manipolata,  il cui scopo principale sembra essere non la corretta informazione dei cittadini con notizie utili ed importanti, ma la necessità di riempire in qualche modo le pagine, sia nella versione cartacea che in quella web, con spazzatura scambiata per informazione, giusto per vendere il prodotto. Esempi di questo tipo di informazione li ho riportati spesso e si possono leggere nella colonna a lato sotto la voce “E’ la stampa bellezza“. E veniamo all’ultima della giornata.

Missili taroccati

Ieri nella versione on line del quotidiano Libero compariva questo articolo inquietante “Guerra fredda USA-Russia“, con fosche previsioni di guerra. Ultimamente la parola “guerra” compare sempre più spesso nella cronaca; stanno scherzando col fuoco, ma sono talmente incoscienti da non capirlo. Ma occupiamoci della foto che appare sotto il titolo. Visto che si parla di crisi USA-Russia ( a causa della questione Ucraina e del progetto di scudo missilistico USA da installare in Polonia), con coinvolgimento dell’Europa e della Nato, si suppone che quei missili siano di una delle parti in causa. Saranno missili americani? Saranno russi? Saranno missili della Nato o dell’Ucraina?  No, acqua, siamo molto lontani. Visto che, nonostante l’incipiente senilità, ancora la memoria visiva mi aiuta, mi sono ricordato di quella foto. Anzi ricordavo di averla addirittura pubblicata in un vecchio post, a proposito di taroccamenti mediatici. Breve ricerca nel blog ed ecco ritrovate le foto (originale e taroccata) nel post del 2008Missili e Photoshop“.

Si tratta di una foto, diffusa dall’Iran attraverso i media internazionali, che dovrebbe documentare  dei test missilistici iraniani con missili a lunga gittata.

In realtà la foto originale è questa a lato. Mostra solo tre missili invece dei quattro della foto divulgata dai media (quella riportata sopra). Ma per dare maggior potenza al lancio i bravi photoshoppisti iraniani hanno aggiunto un missile (il terzo da sinistra) ed allargato la nuvola di vapore,  fumo e polvere alla base. Così l’effetto del lancio è più spettacolare. Se arrivano perfino a truccare le foto, figuriamoci cosa fanno con l’informazione ufficiale.

Ora la cosa strana è che Libero, per documentare la crisi USA-Russia-Nato,  abbia ripreso quella vecchia foto di un test missilistico che non solo non ha niente a che fare con l’argomento dell’articolo, ma è pure taroccata, un falso già svelato a suo tempo. Fra migliaia di foto simili disponibili in rete, vanno a prendere proprio quella taroccata con photoshop. Ragazzi, questa è serietà, questa è professionalità. E’ la stampa, bellezza.

Visto che siamo in tema di notizie fasulle, mi viene in mente un’altra foto che è emblematica della superficialità dell’informazione. Pubblicata qualche anno fa dall’ANSA, la più importante agenzia giornalistica italiana. Anche questa foto, insieme a quelle di Paola Ferrari con e senza trucco (Gnocche in TV; prima e dopo la cura), riportata nel post di ottobre 2013Il trucco c’è (e si vede)“.  Ecco la foto e la didascalia.

Strani braccianti

Viene da sorridere guardando questa foto che, secondo l’ANSA, rappresenta un bracciante palestinese che raccoglie olive. In Cisgiordania usano così: per andare a raccogliere olive vestono abiti femminili particolarmente ricchi ed elaborati e, soprattutto, mettono lo smalto rosso alle unghie. Che strani braccianti ci sono in Cisgiordania!

Nemmeno un bambino oserebbe scrivere una  didascalia così assurda e ridicola sotto quella foto. Nemmeno un idiota arriverebbe a tanto. Un idiota no, ma l’Ansa sì. Forse c’è qualche redattore che è convinto di scrivere per una rubrica di umorismo. Ed ecco un altro fulgido esempio, ancora dall’Ansa.

La portaerei misteriosa

Anche questa immagine, e relativa didascalia, è comparsa tempo fa tra le “Foto del giorno“. Nessun articolo, solo foto e didascalia. Dice l’Ansa che questa è “una portaerei americana in missione umanitaria nelle acque delle Filippine“. Ora, se siete abbastanza bravi e preparati, cercate di capire in base a quali dettagli si capisce che: 1) questa portaerei è americana. 2) è in missione umanitaria. 3)  naviga nelle acque delle Filippine e non nel Mediterraneo o nel Mar Nero. Impossibile avere la certezza. Per quanto si può vedere potrebbe essere una portaerei  impegnata in una esercitazione nell’oceano Atlantico. In mancanza di ulteriori specificazioni potrebbero scrivere qualunque cosa, anche “Portaerei americana intenta alla raccolta di cozze nel golfo di Napoli“. E se lo dice l’Ansa bisogna credere, sulla fiducia.  Intanto che riflettete sull’attendibilità dell’informazione, passiamo all’ultima della giornata, questa volta presa dal Corriere.it, il più importante quotidiano nazionale.

Azzurro“… di chi?

Sembra un titolo apparentemente corretto:  ”Renzi al G7, la banda intona Azzurro di Celentano“. Sorvoliamo sul fatto che Renzi venga accolto con una canzoncina popolare invece che con l’Inno nazionale. Magari la prossima volta, visto che la barca Italia sta navigando in cattive acque, a titolo di incoraggiamento  lo accoglieranno cantando “Finché la barca va, lasciala andare…”. Tempi moderni, cambiano i leader, cambiano pure i protocolli delle cerimonie ufficiali.

Forse lo hanno fatto per intonarsi allo stile casual-popolare del nostro premier che gira in jeans e camicia con le maniche rimboccate, comunica con la nazione ed il Parlamento tramite Twitter, vende auto blu usate su e-Bay, offre gelati nel cortile di Palazzo Chigi e si presenta ai convegni internazionali con le mani in tasca e l’aria strafottente da bulletto di periferia (vedi foto a lato con Obama al G7). Abbiamo un premier Pop. Ecco perché lo accolgono con la musica pop. Ma c’è un piccolo dettaglio, una imprecisione nel titolo. La banda non ha intonato “Azzurro di Celentano” per il semplice fatto che, come tutti sanno, quella canzone non è di Celentano: il testo è di Pallavicini e la musica è di Paolo Conte.

Allora, visto che la canzone ha avuto numerosi interpreti,  nel caso in cui si stiano esaminando e confrontando le diverse interpretazioni, se si vuole indicare proprio quella di Celentano rispetto ad altre versioni, si può giustamente dire “Azzurro di Celentano“; ma solo in questo caso.  Ma se si ha una esecuzione strumentale, come nel caso dell’esecuzione della banda, non hanno più alcun valore i vari interpreti canori, conta solo la musica  o, nel caso di esecuzioni da parte di orchestre o complessi prestigiosi, il nome degli esecutori. Se per ipotesi la Filarmonica della Scala facesse una sua versione di Azzurro, si potrebbe citarla come “Azzurro, della Filarmonica della Scala“, per specificare quella particolare esecuzione e arrangiamento. Negli altri casi di semplice esecuzione strumentale  si dovrebbe scrivere che la banda esegue “Azzurro, di Paolo Conte“, per correttezza d’informazione e serietà. Sottigliezze? Pedanterie? No, perché è dalla cura delle piccole cose che si deduce la serietà nell’affrontare le cose importanti. E soprattutto un quotidiano come il Corriere non può permettersi queste inesattezze che denotano superficialità ed approssimazione e, in fondo, poco rispetto per i lettori. Ma ormai bisogna rassegnarsi perché questo è l’andazzo generale. E’ la stampa, bellezza!

Follie di giornata

di , 9 Aprile 2013 11:07

Come le uova della vecchia fattoria, Ia, Ia, oh! La prima riguarda quel pazzo coreano che ha messo in allarme il mondo dichiarando che a breve darà il via ad un attacco nucleare contro Corea del sud, Giappone e Sati Uniti; per il momento. Poi si vedrà, magari bombarderà anche la Patagonia, San Marino e le Isole Vergini che, essendo vergini, sono illibate, quindi senza macchia e peccato e, dunque, che colpa ne hanno, poverine? Boh.

Ma la pazzia di questo figuro è talmente grande che è difficile vederne i confini.  Ecco una foto che lo ritrae mentre scruta l’orizzonte. Cosa guarda? Forse sta cercando di vedere fin dove arriva la sua pazzia che si estende a perdita d’occhio. Ecco perché, per vederla tutta deve usare i binocoli. In realtà Kim Jong Un è un’abbreviazione. Il nome completo è Kim Jong Un Po’ Stronz.

Altra notizia, altra foto, ma sempre di follia si tratta. Il Giappone, per predisporre una difesa  contro il pazzo coreano, non si sa mai, ha schierato batterie di missili Patriot. Ed ecco come, stamattina, l’ANSA riporta la notizia.

Oddio, la nazionale di calcio giapponese, invece che limitarsi ai normali moduli difensivi, schiera una batteria di Patriot contro gli attaccanti avversari? Per quanto oggi succeda di tutto ed il calcio sia spesso terreno di scontri fisici anche violenti, non siamo ancora arrivati a tanto. Ma oggi siamo così calcio-dipendenti che se si parla di “Difesa” pensiamo subito al modulo difensivo di una squadra di calcio; a due, tre o quattro difensori in linea, più il portiere.  Ecco perché, forse, per la nostra agenzia di stampa il fatto che il Giappone prepari la “difesa“, è un argomento che riguarda il “Calcio“.

In realtà, però, non hanno tutti i torti, perché ormai gli stadi di calcio stanno diventando il luogo in cui si scatenano i peggiori istinti e si dà libero sfogo alla violenza. Ecco un titolo che si riferisce al derby giocato ieri fra Roma e Lazio…

Per il momento ci si limita alle coltellate, ma non è detto che in futuro non si passi ai lanciafiamme, bazooka, bombe a mano e, perché no, una batteria di Patriot schierata contro la tifoseria nemica. Da questo mondo di pazzi è tutto, termina il collegamento satellitare,  vi saluta il vostro Min Caz Un Po’, inviato speciale in Asia Argento (sembra argento, ma è taroccato Made in China),  linea alla regia, restate con noi, pubblicità…

Una bomba per la Nato

di , 17 Aprile 2011 13:20

Ragazzi, abbiamo finito le bombe. E adesso che facciamo? A quanto riporta la cronaca la missione “umanitaria” della Nato in Libia  è in crisi per mancanza di bombe a guida laser, quelle usate nei raid aerei. Lo riferiva ieri il Washington post su informazioni del comando Nato. Solo due giorni fa il ministro della difesa francese rivelava al mondo che nella guerra contro Gheddafi sono andati oltre il mandato ONU. Così hanno esagerato con i bombardamenti e adesso sono a corto di munizioni. Beh, caro ministro, mica è una novità, lo avevamo già capito da subito che si era andati oltre. Mica ci voleva tanto a capirlo. Lo dicevo già qui: “Libia e mozzarella“.

Basta ricordare che il primo vertice voluto da Sarkozy, per definire la linea di condotta con i “Volenterosi“, a 24 ore di distanza dalla risoluzione ONU, era ancora in corso e già i caccia francesi erano partiti a bombardare  Bengasi. Basta ricordare che solo il primo giorno di guerra sono stati sparati 124 missili tomawack e sganciate un centinaio di bombe sulla casa di Gheddafi, sulle truppe e sui mezzi corazzati di Gheddafi. Senza nemmeno aspettare che Gheddafi rispondesse alla risoluzione ONU. Insomma, una guerra preventiva contro il colonnello, prima che potesse dire una sola parola. Oggi l’azione “preventiva” è di moda. Anche ad Obama, appena eletto, hanno assegnato il Nobel per la pace. E visto che non aveva ancora fatto nulla, è evidente che si è trattato di un Nobel “preventivo“, sulla parola. E infatti, per onorare la fiducia ed il Nobel preventivo, fa la guerra preventiva. Che bel pacifista questo Obama!

Ora la questione è seria. Gheddafi è sempre al suo posto, la guerra non sembra finire in pochi giorni, come aveva detto Obama e i “Volenterosi” e le bombe sono finite. Mica si può chiudere una missione umanitaria per mancanza di bombe! Ne va di mezzo anche il prestigio dei “Volenterosi“. Né si può rimediare armando i caccia con razzi, mortaretti, triccheballacche e botti da Capodano, che magari sono made in China, taroccati e non fanno nemmeno Booom! No, occorre rimediare. Magari con una specie di Telethon, un concerto pop, una raccolta fondi allestendo dei gazebo in piazza, la vendita di uova pasquali con lo stemma della Nato, una campagna “Una bomba per la Nato” tramite l’invio di sms da due o cinque euro. Insomma, mica possiamo fare la figura dei peracottari. Ricordiamoci che è una missione umanitaria. Contribuisci anche tu a salvare la Nato, regala una bomba.

L’Europa non solo è senza palle, come ho detto spesso, ma adesso è anche senza bombe. Si lanciano in una guerra assurda, ingiustificata, ben oltre quanto stabilito dalla risoluzione ONU, si nascondono dietro il paravento della missione umanitaria e, dopo un mese, hanno finito le munizioni. Buffoni: in missione umanitaria, ma sempre buffoni sono…

Libia e mozzarella

di , 25 Marzo 2011 15:10

In questo conflitto libico ci sono tante di quelle bufale che si potrebbe avviare la produzione di ottima mozzarella; di bufale libiche, s’intende. Abbiamo sentito nei vari TG, ma viene riportato anche sulla stampa, che dall’inizio della rivolta ad oggi sarebbero 8.000 le vittime della repressione da parte di Gheddafi. E se lo dice la stampa deve essere vero. Ma siccome noi siamo poco propensi a credere a tutto ciò che riportano i media, andiamo a vedere cosa scriveva esattamente un mese fa un autorevole quotidiano, il Sole 24 ore.

Bufala 1. Ecco come Il Sole 24ore titolava con grande evidenza il giorno 23 febbraio scorso: “In Libia diecimila morti“.

Ohibò, se un mese fa c’erano diecimila morti ed oggi sono solo 8.000 significa una cosa sola: nell’ultimo mese in Libia 2.000 morti sono resuscitati. Miracolo!

Bufala 2. Già nei primi giorni della rivolta, l’emittente Al Jazeera, l’unica presente sul posto, parlava di mille morti. Domenica scorsa, nel programma pomeridiano di RAI1 L’Arena di Giletti, era ospite in studio il giornalista Pino Scaccia, rientrato da pochi giorni in Italia e che, proprio nei primi giorni della rivolta, si trovava sul posto. E che dice Scaccia? Dice che fin dall’inizio c’è stata una manipolazione delle notizie. Per esempio, i morti non erano mille, come annunciava Al Jazeera, ma solo 6, al massimo 8.

C’è una bella differenza fra 8 e mille. Ma l’esagerare le cifre delle vittime ha un effetto enorme sulla popolazione, contribuendo a far nascere e accrescere la reazione e la rivolta contro Gheddafi. Al Jazeera aveva interesse a forzare la rivolta ed ha volutamente esagerato il numero delle vittime? Non possiamo essere certi. Però sarà utile ricordare che l’emittente è stata fondata ed è di proprietà dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, il quale notoriamente nutre forti simpatie per il regime di Teheran. Sarà un caso che proprio l’Iran abbia affermato di recente di sostenere tutte le rivolte nei paesi arabi?

Bufala 3. Ancora nei primi giorni della rivolta, sempre Al Jazeera diffondeva un’altra allarmante notizia, ripresa da tutta la stampa internazionale, sulla presenza di grandi fosse comuni sulla spiaggia. Beh, erano giustificate, visti i “mille morti” in pochi giorni! Ma le immagini diffuse mostravano niente di più che normali fosse di un normalissimo cimitero, come hanno accertato e rivelato poi varie fonti ed inviati della stampa estera. Ecco una delle foto delle grandi fosse comuni

libia fosse comuni

Bufala 4. Sabato scorso un’altra foto (ed anche il video) finiva su tutti i media; quella di un caccia in fiamme che precipitava al suolo. Eccola…

bengasi aereo abbattuto2

Tutti riportavano la notizia dicendo che si trattava di un aereo governativo abbattuto dai ribelli a Bengasi. E tanto basta al presidente Obama per indignarsi ed affermare che questa era la prova evidente che Gheddafi aveva violato la No fly zone. Solo a fine mattinata l’agenzia France press, citando proprio fonti dei ribelli, rivelava, invece, che si trattava di un aereo dei ribelli abbattuto dalla contraerea di Gheddafi.  Quindi se qualcuno aveva violato la No fly zone non era Gheddafi, ma i ribelli.

Bufala 5. Ancora sabato mattina Hillary Clinton, per tranquillizzare gli americani contrari ad imbarcarsi in un altro conflitto sul fronte libico, dichiarava che l’America non avrebbe partecipato direttamente alle operazioni, ma si sarebbe limitata ad offrire un appoggio esterno all’intervento della coalizione. Insomma, niente intervento diretto, ma solo un supporto tecnico e logistico. Infatti, nel pomeriggio, a distanza di poche ore dalla dichiarazione, subito dopo i primi bombardamenti effettuati dai caccia francesi alle ore 17.45, giusto per cominciare a fornire un piccolo “supporto” esterno, prendono in mano il comando delle operazioni e lanciano 120 missili Tomahawk sulle postazioni libiche. A seguire, nella notte,  arrivano i caccia che sganciano una sessantina di bombe su vari obiettivi. E poiché si tratta solo di un piccolo supporto, arrivano perfino i caccia bombardieri Stealth, gli aerei invisibili ai radar, che lanciano un altro carico di bombe e poi tornano, dopo aver fornito il piccolo “supporto” tecnologico, nelle loro basi nel Missouri. Alla faccia del piccolo supporto! E se avessero deciso di intervenire direttamente cosa avrebbero fatto? Avrebbero rivoltato completamente l’intero deserto libico?

Bufala 6. Subito dopo l’inizio dei bombardamenti arrivano le prime reazioni negative. Russia, Cina, Lega araba e Unione africana esprimono forti riserve sulle modalità dell’attacco che considerano eccessivo e ben oltre quanto previsto dalla risoluzione ONU. Ma la coalizione rassicura tutti, anche quelli che vedono l’intervento come un attacco diretto a Gheddafi per eliminarlo fisicamente e consegnare la Libia ai ribelli. “Non diamo la caccia a Gheddafi“, si affannano a ripetere in coro. Infatti, già la domenica bombardano la sua casa bunker a Tripoli. Forse avevano paura che il bunker si alzasse in volo, violando la No fly zone, e volteggiando sul cielo di Tripoli spaventasse i civili. E siccome il leader libico, dopo il bombardamento, risulta ancora vivo e vegeto, dopo due giorni ripetono il bombardamento sulla stessa casa. Ma per carità, non dite che danno la caccia a Gheddafi. E’ solo un intervento umanitario per salvare la vita ai civili!

Bufala 7. Mai stati così veloci nel passare dalle parole ai fatti. Nel giro di 48 ore è stata approvata la risoluzione 1973 che stabilisce la No fly zone, Sarkozy convoca un vertice della “Coalizione dei volenterosi” a Parigi e, mentre la riunione è ancora in corso, i caccia francesi partono dalle loro basi e vanno a bombardare i blindati di Gheddafi. Senza nemmeno aspettare, come sarebbe stato logico, una riunione operativa dei vertici militari per concordare l’intervento. Così, per diversi giorni ognuno si fa la propria guerra, bombardando a caso, secondo i gusti del momento. Dice Napolitano che non siamo in guerra, siamo “nella Carta” ONU. Sì, è proprio una guerra alla carta, come in ristorante. Ognuno la fa come preferisce. Infatti, continuano a litigare perfino su chi debba assumere il comando.

Del resto, già dal nome “Coalizione dei volenterosi” si capiva che non era una cosa seria. Più che una coalizione di nazioni, sembra un gruppo speciale di Boy scout: i Volenterosi, quelli che montano la tenda, fanno legna, cucinano, etc…gli altri sono tutti sfaticati, svogliati e un po’ lavativi. I tedeschi, per esempio, che si sono tirati fuori, sono notoriamente tutti lavativi! Solitamente quando si adotta una risoluzione ONU si dà il tempo al paese interessato di adeguarsi per rispettare le imposizioni. E di solito si inviano osservatori ONU per verificare che quel paese rispetti la risoluzione. In questo caso no. Nonostante il governo libico da subito abbia chiesto l’invio di osservatori, e continui ancora a chiederlo, non è previsto nessun controllo. L’unica soluzione è bombardare, senza sentir ragioni o cercare una mediazione. Ma non si pensi che lo scopo è quello di eliminare Gheddafi e consegnare la Libia ai ribelli. No, è un intervento umanitario per salvare la vita ai civili! E poi, dice Napolitano, “Siamo nella Carta“.

Bufala 8. Ma perché tutta questa fretta e perché avviare un intervento militare in maniera così improvvisata, senza avere nemmno chiarito il coordinamento e la strategia? La risposta è quella che continuano a ripetere tutti i rappresentanti dei volenterosi, gli opinionisti del giorno dopo, politologi ed osservatori assortiti. Il motivo di tanta fretta è dovuta al fatto che Gheddafi, preparandosi ad attaccare Bengasi, aveva dichiarato che avrebbe sterminato tutti i ribelli.  Ecco il motivo, si tratta di una guerra preventiva alle intenzioni. Fondata e giustificata da una dichiarazione. Ma allora se si deve bombardare chiunque minacci di sterminare qualcuno, perché nessuno ha bombardato il Ruanda? Perché nessuno ha bombardato il Sudan che non si è limitato a dichiarazioni generiche, ma ha fatto un vero genocidio nel Darfur, sterminando 300.000 persone ed obbligando altri due milioni a fuggire nei paesi vicini? E perché, nonostante un giorno sì e l’altro pure Teheran continui a minacciare di sterminare gli ebrei e di cancellare Israele dalla carta geografica, nessuno va a bombardare l’Iran e la casa di Ahmadinejad?

Se basta una dichiarazione frettolosa e magari dettata dall’ira del momento per farsi bombardare, allora dobbiamo stare attenti. Per esempio, Umberto Bossi ha corso un bel rischio quando tempo fa disse che “Abbiamo i fucili pronti“. Per sua fortuna, forse, Sarkozy era momentaneamente distratto in dolci passatempi con Carlà, altrimenti, niente niente, avrebbe mandato i suoi caccia a bombardare la casa di Bossi a Gemonio. Così, come azione preventiva…

Bufala d’oro. Per quanto sopra esposto, a nostro insindacabile giudizio, riteniamo di dover assegnare alla stampa, agli osservatori e commentatori, all’ONU con annessi e connessi, ai “Volenterosi“, a Cip e Ciop, la banda Bassotti e alle giovani Marmotte, il primo premio speciale…La Bufala d’oro. 

Bufala dop 1

Alì Russah

di , 21 Marzo 2011 14:30

E’ un beduino travestito da ministro La Russa? Oppure è il ministro La Russa che, volendo toccare con mano la situazione, si è traferito in Libia e si è travestito da ribelle ? 

la russa libico

Mah, certo è che in questa guerra ci sono molti punti oscuri. Anche la guerra sembra una guerra, ma non lo è. Lo ha affermato Napolitano: “Non siamo in guerra. E’ un intervento concordato dell’ONU“. Ora anche Gheddafi, rassicurato dalle parole di Napolitano, si sta chiedendo se i missili che hanno distrutto la sua casa bunker siano un atto di guerra o siano un “intervento concordato“. Oggi è difficile stabilire se i morti siano morti in guerra o per risoluzione dell’ONU. Eh, signora mia, non ci sono più le guerre di una volta…

E le stelle stanno a guardare.

di , 28 Settembre 2009 13:45

Ieri l’Iran ha lanciato due nuovi missili, Shahab 3  e Sejil, entrambi in grado di coprire una distanza di 2000 km. Hossein Salami, comandante delle forze aeree dei  guardiani della rivoluzione (pasdaran), ha dichiarato:"Con i nostri missili possiamo prendere di mira ogni luogo della regione". E quando i pasdaran parlano di "ogni luogo" intendono, in particolare, un luogo: Israele.

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