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Tele pollai

di , 27 Gennaio 2018 08:48

Simona Malpezzi, deputata del PD, la conoscono tutti. Non potete non conoscerla, visto che staziona in permanenza in qualche salotto televisivo. Passa più tempo in TV che in Parlamento. Ma non è la sola, è in buona compagnia di altre belle statuine del PD e della sinistra che dalla mattina alla sera le vedi, e le senti, starnazzare in qualche pollaio che scambiano per dibattito politico. Le facce sono sempre quelle, le stesse; inutile fare i nomi. Ma hanno in comune delle  caratteristiche che le rendono riconoscibili subito, appena le senti parlare anche per pochi secondi (anche senza vederle) perché inconfondibili: sono  invadenti, arroganti, presuntuose, saccenti, supponenti, boriose, prepotenti, garrule, ciarliere, petulanti, noiose, impertinenti, ripetitive, provocanti, insolenti, fastidiose, portatrici in dotazione di serie di una presunta e mai dimostrata “superiorità morale” e “mani pulite” (dicono ), perennemente in malafede, insopportabilmente faziose e irritanti come zanzare che ronzano nelle orecchie quando stai per prendere sonno. Tutti i mali d’Italia sono colpa degli avversari (del centrodestra e di Berlusconi), tutto ciò che hanno  fatto loro in questi 7 anni di governi di sinistra  è ottimo e abbondante, come il rancio delle reclute di una volta. Questo è il leitmotiv dei loro interventi in TV.

Fra i grandi meriti di questa gente figura il golpe presidenziale che ha portato al governo personaggi che tutto il mondo è felice di non avere in patria: Monti, Letta, Renzi e Renzi bis mascherato da Gentiloni. Fra le grandi realizzazioni delle quali essere fieri (l’elenco sarebbe lungo)  ricordiamo  le norme economiche, tasse e balzelli che, per compiacere la Germania della Merkel,  hanno ridotto l’Italia sul lastrico, l’invenzione degli “esodati“, una “perla” di lungimiranza politica che resterà nella storia,  la nomina di una “ministra” congolese (nessuno ha mai capito la ragione e l’utilità), la missione “Mare nostrum” (il servizio taxi gratuito per migranti; anzi, a nostre spese),  le leggi e norme a favore delle unioni omosessuali, la diffusione delle teorie gender nelle scuole, la nomina di una ministra dell’istruzione che ha mentito sul titolo di studio millantando il possesso di una laurea che non ha mai conseguito, aver favorito, incentivato, finanziato l’invasione afroislamica dell’Italia, e la realizzazione di quella società multietnica che è l’inizio della fine, il mezzo per l’annientamento dell’identità nazionale ed il dissolvimento economico, politico, morale della civiltà occidentale. Ce n’è d’avanzo per essere fieri ed orgogliosi. No?

A questo punto la domanda è questa: c’è qualcuno che riesce a reggere la visione e l’ascolto della Malpezzi, e delle altre belle statuine, per più di 30 secondi?

Sardi e cataclismi

di , 2 Luglio 2014 15:18

I sardi sono impazienti. Sì, hanno tante buone virtù, ma la pazienza non è il loro forte. Prendiamo, per esempio, l’alluvione che a novembre scorso ha devastato Olbia e vari centri dell’isola, provocando distruzione e vittime. Arrivarono subito le alte autorità dello Stato a fare la passerella rilasciando dichiarazioni di circostanza con l’espressione contrita e la faccia da funerale d’obbligo in simili tristi occasioni. Il premier Enrico Letta atterrò, fece un giro in piazza e ripartì subito garantendo l’impegno dello Stato e finanziamenti per la ricostruzione. Finanziamenti mai arrivati. I sardi sono tosti e la parola data ed una stretta di mano sono un vincolo più forte di qualunque rogito o giuramento. La parola data si rispetta, costi quel che costi. Beh, diciamo che una volta era così! Ecco perché, dopo otto mesi dalle promesse di Letta, visto che non è stata mantenuta la parola, protestano sotto gli uffici della Regione, come riferisce il quotidiano locale L’Unione sarda: “Fondi per la regione mai arrivati“. Via, non siate così impazienti, date tempo al tempo.

Primo risultato della protesta; verranno messi a disposizione i fondi raccolti da C.R.I. Caritas ed altri Enti (12 milioni di euro). In pratica, i soldi donati dai cittadini attraverso le varie associazioni. Per il resto, i fondi promessi dallo Stato,  si vedrà, con calma. Ma non sono solo  i sardi danneggiati dall’alluvione a protestare. In Sardegna la protesta è ormai endemica, fa parte dell’identità degli isolani. Sai sardo? C’è sempre qualche buon motivo per protestare. Protestano i minatori del Sulcis, emblema di un territorio che è il più povero d’Italia, protestano i pastori sempre in lotta con  periodiche epidemie di peste suina o “Lingua blu” che  fanno strage di ovini e suini. Protestano i cassintegrati, orfani delle cattedrali nel deserto, protestano gli agricoltori illusi  dai contributi facili ed ora sempre più ostaggio delle banche, protestano coloro che hanno perso il lavoro a causa della chiusura delle aziende falcidiate dalla crisi economica.

Nei giorni scorsi hanno protestato perfino i poliziotti contro i tagli previsti dal governo che rendono sempre più difficile assicurare il servizio: “La polizia protesta: basta tagli“. Devono anticipare le spese di viaggio e soggiorno per le trasferte di servizio e, spesso, devono provvedere personalmente alle pulizie di caserme e stazioni.  Mancano le auto di servizio e perfino la benzina. Mancano anche i mezzi idonei per interventi speciali in caso di calamità naturali e, giusto per migliorare il servizio, si prevede la chiusura di una ventina di presidi sul territorio regionale. Le spese per le piccole manutenzioni ai mezzi ormai obsoleti in dotazione, spesso sono a carico degli agenti. Insomma, ogni giorno c’è qualche protesta in corso.  Ma se cominciano a protestare anche i poliziotti che sono quelli che devono assicurare l’ordine pubblico, anche durante le manifestazioni di protesta, vuol dire che siamo proprio al limite.

I sardi sono protestanti per natura, per destino. Poi, però, quando arriva il Papa in visita ufficiale, riscoprono la famosa ospitalità sarda, dimenticano i problemi, la crisi, le miniere, la peste suina, i debiti, riempiono piazze e strade, si accalcano festanti lungo il tragitto papale, vestono i ricchi e variopinti costumi tradizionali, si agghindano con monili d’oro e d’argento, ballano in piazza Su ballu tundu e, per rispetto all’ospite, smettono di essere protestanti e diventano tutti cattolici, apostolici, romani. Poi il Papa riparte, i sardi si rendono conto che non è cambiato niente, si ricordano dei problemi e ricominciano a protestare.

Ora, però, cari sardi, devo fare un piccolo appunto. Forse avete anche ragione di protestare, però dovete anche tener conto della situazione generale. Capisco che sono passati quasi otto mesi dall’alluvione e che i tanto sbandierati fondi per la ricostruzione sono ancora al di là del Tirreno e forse  ci resteranno ancora per molto tempo. Però ricordatevi che c’è la crisi, la spending rewiew, la necessità di risparmiare sulla spesa pubblica. Sì, è vero che le spese non solo non diminuiscono, ma anzi aumentano. E’ vero che quasi tutte le Regioni sono sotto inchiesta per l’uso personale ed ingiustificato di una montagna di denaro pubblico. E’ vero che tutti rubano, che il denaro pubblico viene vergognosamente sperperato, che, nonostante le promesse di ridurre deputati e senatori, e loro stipendi, il numero dei parlamentari è sempre lo stesso ed i loro stipendi anche. E’ vero che, nonostante aumentino le tasse per ridurre il debito pubblico, stranamente, questo debito continua ad aumentare. E’ vero che proprio in Sardegna si continuano a pagare lauti vitalizi (mediamente 4.000 euro al mese) a 371 ex consiglieri regionali e che c’è chi, come Claudia Lombardo, ex presidente del Consiglio regionale. a 41 anni, va in pensione con oltre 5.000 euro al mese, alla faccia  di quelli che andranno in pensione a 70 anni ( se ci arriveranno). Vedi “Parassiti e culi“.

Potremmo continuare questo lungo elenco di vergognose sconcezze italiche, di assurdi privilegi e ruberie di regime, ma sarebbe troppo lungo e potrebbe rovinarci il fegato. Ma  basta dare uno sguardo alle notizie di cronaca per rendersi conto che i problemi sono tanti, le spese aumentano e le risorse disponibili sono sempre meno.

Per esempio, solo nell’ultimo fine settimana, nel giro di due giorni sono stati “salvati” dai mezzi della marina, 5.000 migranti. E’ l’operazione “Mare nostrum“, voluta dal premier  Letta dopo la tragedia di Lampedusa con centinaia di morti. Anche allora fu una mesta passerella di ministri e personalità dello Stato che, sempre con la faccia di circostanza, si mostrarono addolorati e promisero interventi importanti per scongiurare il ripetersi di tragedie simili. Andò anche il Papa, il quale lanciò in mare una corona di fiori (non serve a niente, ma fa scena) e gridò “Vergogna…”. Tutti si guardarono a vicenda e non sapendo esattamente a chi si riferisse il Papa e chi si dovesse vergognare, fecero orecchie da mercante e tornarono alle solite occupazioni politiche istituzionali (quelle di cui dovrebbero davvero vergognarsi).

Ma la prima trovata mediatica più che politica, giusto per trovare un colpevole,  fu scaricare la responsabilità sull’Europa, accusata di non intervenire e di non finanziare adeguatamente le operazioni di soccorso. Nessuno si azzardò a dire che l’unica cosa seria da fare era quella di cercare di fermare o scoraggiare questo traffico di disperati. No, non gli passa nemmeno per la testa. Dissero, invece, che bisognava intervenire in modo da assicurare una migliore accoglienza e rendere più sicuri i viaggi di barche incollate con lo sputo  e gommoni bucati. E si inventarono l’operazione “Mare nostrum“, che coinvolge mezzi navali ed aerei della Marina e della Guardia costiera. Il loro compito è quello di perlustrare il Mediterraneo ed intervenire in soccorso dei natanti avvistati. Un perfetto servizio “Taxi” per migranti. Appena partono dalla Libia, vengono avvistati, o viene segnalata via cellulare la posizione e la situazione di pericolo, ed i nostri mezzi arrivano fin sotto la costa africana, in acque libiche, per soccorrerli e portarli in Italia. Un servizio che, anziché scoraggiare gli arrivi, li incoraggia, visto che garantiamo questo servizio di intervento rapido alla prima segnalazione di pericolo.

Bene, questa operazione umanitaria ci costa la bellezza di 300.000 euro al giorno, solo di spese vive per tenere in mare uomini e mezzi. Ma è solo l’inizio, perché, una volta sbarcati, vengono accolti nei porti di arrivo o smistati in centri di prima accoglienza sparsi nelle varie Regioni, o sistemati in hotel o centri gestiti da associazioni e cooperative (ben felici di assicurarsi la ben remunerata  assistenza degli ospiti). Insomma, un vero e proprio mercato dei migranti sul quale molti ci campano. Secondo quanto riferito dalla stampa ogni migrante ci costa circa 40 euro al giorno, perché bisogna garantirgli vitto e  alloggio, pulizia, abbigliamento, assistenza sanitaria e piccole spesucce personali. Ovvero, più di quanto prende al mese un lavoratore normale o la maggior parte dei pensionati italiani.

E non basta ancora, perché poi bisogna pensare anche a garantire l’integrazione, il lavoro, la casa, la scuola e tutti quei diritti che nemmeno gli italiani sanno di godere. Ma ancora non basta per i nostri buonisti militanti. La presidentessa della camera Boldrini non è soddisfatta del trattamento riservato agli immigrati. Vorrebbe alloggiarli tutti all’Hilton 5 stelle lusso e mandare i turisti a dormire nei centri di accoglienza o nei dormitori pubblici; tanto per incrementare il turismo (“Boldrini, turismo di lusso, ma coi migranti…”). Poi si meraviglia che gli italiani non la sopportino e deve ritirarsi in campagna con il suo staff  per riflettere e studiare i trucchi per cercare di migliorare la sua immagine pubblica: “La Boldrini si affida a Gad Lerner per rifarsi il look“. La soluzione migliore per guadagnarsi la stima e l’eterna riconoscenza degli italiani è solo una: ritirarsi a vita privata, scompartire dalla circolazione e non mostrarsi più in pubblico.

Un giovane italiano è fortunato se riesce a lavorare in un call center e prendere 800 euro al mese. Un africano, senza arte, né parte, che sbarca in Italia senza essere invitato e viene sistemato in   hotel a grattarsi le pa…palpebre dalla mattina alla sera, ci costa 1.200 euro al mese. Ecco alcune notiziette edificanti: 1) Chioggia; immigrati in hotel, italiani in auto. 2) Pavia; proteste contro immigrati in hotel. 3) Napoli; immigrati, 17 mesi in albergo, 50 milioni di euro. 4) Imola; immigrati in hotel protestano per cibo, poco e inadeguato. 5) Sassari; immigrati in hotel sul mare, a Castelsardo, sardi  per strada. 6) Frosinone: Immigrati ospitati in albergo protestano, vogliono la “paghetta” di 6 euro al giorno. 7) Toscana; immigrati ospitati per 8 mesi in albergo a spese della collettività.  Basta e avanza, ma si potrebbe continuare ancora per molto, purtroppo.  Vi sembra normale? Vi sembra giusto? Se vi sembra normale continuate a sostenere i buonisti ipocriti, il Papa, Laura Boldrini, Cécile Kyenge e la sinistra terzomondista e multietnica. E naturalmente, continuate a pagare le tasse per sostenere queste spese. Altrimenti riflettete, prima che sia troppo tardi.

Per fare un piccolo esempio, andando a vedere le graduatorie dell’assegnazione degli alloggi popolari a Milano, si scopre che più della metà degli assegnatari sono stranieri( Case popolari; una su due va agli stranieri). Ma, per restare in Sardegna, ecco un recente progetto approvato dalla Regione Sardegna: “Beni benius; progetti formativi destinati agli immigrati in Sardegna“. Il progetto è finanziato con 372.562,08 euro. Da notare il capolavoro contabile di quegli “08” centesimi, che non si sa a chi andranno e cosa ci compreranno. E non è la sola iniziativa a favore degli stranieri. Ormai l’impegno principale degli amministratori pubblici sembra essere quello di inventarsi nuovi modi di favorire e finanziare chiunque arrivi in Italia, africani, cinesi, zingari. Ecco un’altra recente bella pensata del  Comune di Cagliari: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni per i Rom”. I poveri di Stampace, San Michele, Marina, e Sant’Elia?  Possono aspettare, dobbiamo istruire gli zingari.

Cari sardi, ecco perché non ci sono soldi per gli alluvionati; servono per finanziare progetti per gli immigrati. E questa è solo una delle tante iniziative destinate agli stranieri. Facciamo di tutto per attirarli; pattugliamo il Mediterraneo giorno e notte, pronti a soccorrere tutte le barchette sgangherate, appena lasciano la costa libica, abbiamo abolito il reato di immigrazione clandestina, li sistemiamo in centri di accoglienza e, quando non bastano i centri, ormai al collasso, vanno in hotel e residence, stiamo tentando da anni di concedere a tutti la cittadinanza per i nuovi arrivati e lo ius soli per i nati in Italia. Abbiamo istituito enti specifici che si occupano dei migranti, Ci sono centinaia di associazioni che si occupano dell’accoglienza e dell’assistenza. Stiamo facendo dell’Italia il Paese di Bengodi per tutti i disperati del mondo.

E poi, quando ci rendiamo conto che i costi sono eccessivi ed insopportabili, scarichiamo la responsabilità sull’Europa che, giustamente ci manda a quel paese e ci ricorda che la responsabilità è solo nostra. Ecco cosa scrivevo, a proposito di questo scaricabarile, a ottobre scorso: “Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?”. Vedi: “Ipocrisia di Stato”.

Cari sardi, ecco perché si dimenticano delle nostre alluvioni e delle calamità naturali. Sono “in tutt’altre faccende affaccendati...”. Stanno pensando a sistemare gli immigrati. Solo da gennaio ne sono già arrivati 60.000, che si aggiungono ai 43.000 arrivati lo scorso anno, a quelli arrivati negli anni precedenti, ed a quelli che, visto che li trattiamo bene, arriveranno in futuro sempre più numerosi. E’ una migrazione biblica, una vera invasione di massa, che ci costa oneri insostenibili e toglie risorse, uomini e mezzi da dedicare a risolvere i gravissimi problemi degli italiani. E non possiamo rifiutarci perché tutti i buonisti di casa nostra si appellano alla Costituzione, all’ONU, ai diritti umani, al dovere di accogliere i rifugiati di ogni genere e provenienza e garantire il diritto d’asilo. Abbiamo fatto noi queste leggi e sottoscritto gli accordi internazionali. Ora ne paghiamo le conseguenze.

Le calamità naturali bene o male si superano, con pazienza, lavoro e tenacia, si ricostruisce, si riparano i danni, si ricomincia a vivere. Ma la calamità più grave che affligge l’Italia da decenni è una classe politica inetta, incapace, corrotta, che persegue cinicamente solo il proprio interesse o quello del proprio “branco” di lupi. E contro questa calamità non c’è argine, non c’è soluzione o rimedio. E’ peggio delle piaghe bibliche; quelle passavano, questa non passa mai, si rinnova continuamente ed è sempre peggio della precedente. Cari sardi, non siate impazienti, dunque, sopportate con rassegnazione anche questa calamità, e prima o poi, quando avranno finito di occuparsi degli immigrati, forse dedicheranno un po’ di attenzione anche a voi. Ma prima dobbiamo pensare agli immigrati, agli asiatici, agli africani, ai disperati di mezzo mondo. Poi, se avanza tempo e denaro, penseremo anche agli italiani ed ai sardi. E ricordate che alle alluvioni si sopravvive, alla politica no.

- Vedi “Il tariffario dei trafficanti di uomini“.

#matteostaicalmo

di , 26 Febbraio 2014 14:50

Diffidate dei mattinieri fanatici e degli iperattivi cronici, possono rovinarvi la vita. Sono quelli che si alzano quando è ancora buio pesto; più che alle prime luci dell’alba, all’ultimo buio della notte. Come un novello Demiurgo, il mattiniero iperattivo si sente pervaso dallo spirito divino, investito di una missione speciale; mettere ordine nel caos dell’universo, cambiare il mondo e farlo a sua immagine e somiglianza. Nella sua fervida mente creativa sogna di riscrivere la Bibbia e sostituire Yahweh con il proprio nome. Se avete un dirigente di quel tipo correte il rischio di fare la fine di Fantozzi e colleghi, obbligati dal capo mattiniero, iperattivo e fanatico dello sport, a sottoporvi a estenuanti gare di atletica, ciclismo e canottaggio.

Matteo Renzi è un tipico rappresentante di questa specie umana. Il giorno dopo la sua elezione a segretario del PD, convoca la usa prima riunione di segreteria a Roma; alle 7.30 del mattino. Quasi un insulto alle proverbiale pigrizia, pacatezza e indolenza dei romani,  al cui confronto i flemmatici inglesi sembrano in preda al ballo di San Vito. I piccioni ed i passeri, appena svegliati, si stropicciavano gli occhi con le alucce, osservando questi personaggi che al buio, come antichi carbonari, percorrevano a passo svelto le vie ed i vicoli di Roma, e si chiedevano increduli: “M chi sono questi matti che vanno in giro a quest’ora?”. Erano i congiurati…pardon, i fedelissimi renziani che si affrettavano verso la sede del PD.

Ancora ieri il nostro Matteo “sempre in piedi” come Ercolino, in attesa di affrontare la Camera, dopo aver incassato la fiducia al Senato, non resisteva alla tentazione di comunicare al mondo che era già sveglio, in piedi e pronto ad affrontare la nuova fatica. E lancia il suo primo Tweet della giornataOk il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio“: alle 7 del mattino. Ha fretta di mostrare al mondo tutta la sua carica innovatrice.  Vuole cambiare il mondo ed è convinto di riuscire a farlo in brevissimo tempo (una riforma al mese, dice). Ecco perché, sia al senato che alla Camera, ha dimostrato tanta sicurezza che sfiora la spavalderia, la sfrontatezza. quasi un atteggiamento provocatorio, con le mani in tasca, da smargiasso, da bulletto di periferia.

 Sarà dura per i componenti del suo governo stargli appresso con questi orari e questi ritmi. I primi segnali non sono proprio rassicuranti, Ieri alla Camera si è presentato tenendo bene in mostra sul tavolo un libro dello scrittore giapponese MurakamiL’arte di correre“:  tutto un programma. Temo che i suoi collaboratori, siano della segreteria o del governo,  faranno la fine di Fantozzi. Immagino già i suoi ministri, compreso l’anziano Padoan e la Madia col pancione, in tuta tricolore (con tanto di griffe ”Presidenza del Consiglio“), alle 7 del mattino fare jogging a Villa Borghese.

Siamo passati dal premier Letta, impassibile, “Faccia da zen“, lento, compassato e con l’aria quasi assente da asceta ad un premier così mattiniero che quando si alza lui il gallo ancora dorme e che alle 7 del mattino già cinguetta a tutto spiano svegliando i passeri che sonnecchiano sui platani del Lungotevere. Bisognerebbe suggerire al nostro iperattivo Matteo di darsi una calmata. Anche le ultime ricerche scientifiche dicono che oggi si dorme sempre meno e che sarebbe più salutare dormire almeno un’ora in più: specie i ragazzi che, a causa del poco sonno, soffrono di stanchezza e difficoltà di concentrazione a scapito del rendimento scolastico. Altro che svegliarsi col gallo, forse dormire un’ora in più e stare più calmi sarebbe meglio per tutti. A lui che ama tweettare (Il suo “#enrico stai sereno” passerà alla storia come simbolo dei voltagabbana,  dell’inaffidabilità e del  tradimento; come il bacio di Giuda), bisognerebbe lanciare un nuovo hashtag: “#matteostaicalmo“, nell’interesse suo e nostro.

A proposito di quelli che vogliono cambiare il mondo, vedi “Ma ci conviene cambiare il mondo?“.

Poltrone d’Italia

di , 21 Febbraio 2014 17:28

Momenti di suspense. Il “Bomba” Renzi è salito al Quirinale. E tutti i media sono in trepida attesa di conoscere la lista dei “nuovi ministri” del “nuovo governo” del “nuovo premier” Renzi. Come se cambiasse qualcosa. Non abbiamo ancora capito perché sia nato un “governo delle larghe intese” voluto da Napolitano. Non abbiamo capito nemmeno perché quello stesso governo, dopo programmi, buone intenzioni e tanti proclami rassicuranti, sia caduto per un capriccio della direzione del PD. Nessuno lo ha spiegato. Non abbiamo avuto il tempo nemmeno di capire il vecchio e già ci troviamo con un nuovo governo. Ma quando si tratta di problemi della sinistra è meglio evitare approfondimenti; meno se ne parla e meglio è. Compagni, zitti e Mosca!

E per evitare imbarazzanti riconoscimenti di fallimento di Letta, del suo governo, del PD, della sinistra e dello stesso Presidente Napolitano, si puntano gli occhi sulla nuova promessa della politica italiana, il fenomeno Renzi. Così si distrae l’attenzione della gente e del fallimento della politica di sinistra non se ne parla più. Ora tutti aspettano di sapere chi farà parte del nuovo governo e siederà sulle poltrone dei ministeri. Cambiano i ministri, i governi, i proclami, i programmi, gli slogan, ma l’Italia va sempre peggio. Viene quasi il sospetto che il problema dell’Italia non sia la politica ed i suoi esponenti, ma siano le poltrone: le poltrone d’Italia.

Eh sì, perché in quasi 70 anni di Repubblica abbiamo avuto governi di destra, di sinistra, di centro, di ogni colore, ma la situazione è sempre più tragica. Ad ogni tornata elettorale assistiamo al solito teatrino dei comizi, delle promesse, delle accuse reciproche tra fazioni avverse, della necessità di cambiamento, di moralizzazione della vita pubblica, di lotta all’evasione, di rilancio dell’economia, di potenziamento dei servizi pubblici, di riduzione degli sprechi…solita tiritera elettorale. E tutti si presentano come il “nuovo che avanza“, assicurano di rompere con il passato e tutti hanno in tasca la ricetta magica per risolvere i problemi, tutti sono capaci, onesti, preparati e chiedono la fiducia del popolo.

Poi, quando arrivano in Parlamento, sono colti da una strana ed improvvisa amnesia; la sindrome della poltrona. Dimenticano tutto ciò che hanno detto e promesso e si comportano  esattamente come tutti i predecessori: a cominciare dalla spartizione delle poltrone di governo, sottogoverno e giù a scendere fino alla sistemazione di assistenti, consulenti, portaborse, funzionari di partito, amici, parenti e conoscenti. Appena poggiano il culo sulle poltrone di governo cominciano a sproloquiare, a vaneggiare, ad inventarsi nuove tasse, nuovi balzelli e norme cervellotiche per complicare la vita dei cittadini. Vuoi vedere che in quelle poltrone c’è un pericolosissimo virus che contagia chi vi si siede sopra alterandone le facoltà mentali? Non c’è altra spiegazione, perché le uniche ad essere sempre al loro posto dopo decenni e superare indenni tutte le crisi di governo sono  sempre loro, le poltrone di governo. Eh, sì, le poltrone sono sempre le stesse; cambiano i culi!

Faccia da Zen

di , 13 Febbraio 2014 01:08

Il premier Letta è in scadenza, come lo yogurt. La sua poltrona, sotto gli attacchi dell’arrembante neo segretario PD Matteo Renzi, traballa pericolosamente. Ma lui, incurante del pericolo incombente, dice che prosegue sul suo cammino. Anzi, visto che fino ad oggi non è riuscito a realizzare niente di quello che aveva promesso, fischiettando, fa finta di niente, annuncia un nuovo “Patto di coalizione” e  lancia un nuovo programma “Impegno Italia“, dove ci sarà tutto ed il contrario di tutto. Tanto non realizzerà nemmeno questi buoni propositi, ma già metterli per iscritto sembra una cosa seria, la gente ci crede e magari tira avanti ancora un annetto.

E’ la solita strategia del far finta di cambiare qualcosa, fare nuove promesse per prendere tempo e tirare a campare. Come ho ripetuto spesso, i nostri politici ogni tanto cambiano programmi, segretari, stemmi, bandiere, inni, alleanze, coalizioni, danno una mano di tinteggiatura alla facciata e sembra che la casa sia nuova. Ma sono sempre gli stessi, inventano un nuovo slogan che li caratterizzi (“rottamazione” va benissimo), si presentano come il “nuovo che avanza“, illudono i cittadini e salvano le poltrone. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti. Ma non è scontato che l’inganno funzioni. Proprio oggi l’incontro fra Renzi e Letta è finito, sembra, in maniera non proprio amichevole e rassicurante. E già domani, giovedì, alla riunione della direzione PD, si attendono le dichiarazioni del segretario Renzi. E tutto lascia pensare che non saranno proprio dei segnali di pace e di sostegno al governo in carica.

 Ma Letta è fiducioso. Continua a dire che il peggio è passato, che la crisi è superata, che vediamo la luce in fondo al tunnel, che ci sono segnali di ripresa, che il suo governo ha operato bene, che hanno rilanciato l’economia. E lo dice con tale sicurezza che quasi quasi viene voglia di credergli davvero. Poi ci si guarda intorno e si leggono le notizie del giorno; aziende che continuano a chiudere, imprenditori che si suicidano, disoccupazione in aumento, povertà in crescita. E si capisce che quell’uomo, con quella faccia e “quella espressione un po’ così…” è completamente fuori dal mondo; almeno dal mondo nostro, della gente comune, quello che conosciamo. Può darsi che viva in un mondo parallelo.

Quello che mi lascia perplesso, l’ho già detto in passato, è proprio la sua faccia; impassibile, immobile, inespressiva, imperscrutabile, capace di dire le cose più inverosimili senza battere ciglio. La sua faccia è un autentico enigma. Ne parlavo tempo fa nel post “Signor Palle d’acciaio” in cui, fra l’altro dicevo: “Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

Ma oggi è lo stesso Letta che ci viene in aiuto e ci svela il segreto di quella espressione facciale. Dice che lui è “Zen“. E’ così zen che afferma: “Dopo questa esperienza (alludendo all’esperienza di governo)  potrei  perfino insegnare pratiche zen  in qualunque monastero». Non è detto che già domani non si trovi in condizioni di mettere in pratica la sua vocazione zen. Forse è quello che si augurano Renzi, una parte del PD e molti italiani: vedere Letta che va a fare il monaco in un monastero tibetano. A proposito di zen mi viene in mente che anni fa scrissi qualcosa, dopo aver letto una classica storiella zen in rete. Mi sa che il caro Letta farà la stessa fine di questo maestro zen…

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasta che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

Il patriarca shou shan brandì la mazza davanti alla congregazione dei monaci, dicendo: “Se la chiamate mazza ne insultate l’essenza. Se non la chiamate mazza volgete le spalle alla realtà. Ditemi voi tutti, ditemi allora come la chiamerete!”

Bella domanda vero? Noi abbiamo i nostri bei problemini a cercare di capire i discorsi di politici, opinionisti e vari maestri del pensiero, ma anche questi poveri orientali non se la passano poi tanto bene; specie se sono monaci ed hanno a che fare con shou shan e le sue domande della mazza. Immagino la perplessità di questi poveri monaci. Comunque rispondano sbagliano. Non c’è scampo, lo zen è così. Allora immagino che la storiella potrebbe avere questo seguito.

Allora i monaci presero l’oggetto che il patriarca shou shan teneva in mano, che alcuni chiamavano mazza ed altri non sapevano come chiamare, e con quello cominciarono a colpire ripetutamente il patriarca.
Ed infine chiesero: “Patriarca, tu che sai come chiamare le cose, dicci: come chiameresti questo oggetto col quale ti abbiamo colpito?“.
Ed il patriarca, stoicamente insensibile alle bastonate ricevute, rispose: “Se lo chiamassi mazza insulterei l’essenza dell’oggetto. Se non lo chiamassi mazza volterei le spalle alla realtà.” E tacque.
Allora i monaci ripresero a randellarlo con più forza, fino a ridurlo quasi in fin di vita.
E ancora chiesero: “Patriarca, dicci, con che cosa ti abbiamo randellato?”
Il vecchio e saggio patriarca, con un filo di voce, rispose: “Non so come chiamarlo, ma…fa un male boia!”.
Da quel giorno i monaci seppero come chiamare quell’oggetto: “Quella cosa che fa un male boia!”.
Ringraziarono il patriarca per aver dato un nome a quella mazza che non è una mazza ed
il patriarca, da quel giorno, si guardò bene dal fare domande del ca… pardon, della mazza!

Napolitano e la cresta

di , 12 Febbraio 2014 10:16

Dopo le recenti rivelazioni di Alan Friedman che sollevano molti dubbi sulla correttezza istituzionale del Presidente Napolitano (Hillgate , i misteri del Colle), e confermano con le prove ciò che già si sospettava, ecco un’altra notizietta che riguarda Re Giorgio; quando da europarlamentare faceva la cresta sul rimborso spese. Lo riferiva già un articolo di tre anni fa “Toh, Napolitano…”. citando un video del 2004, di un canale televisivo tedesco, che circolava da tempo su internet. Stranamente quel video oggi non è più disponibile; è stato eliminato da YouTube di recente. Guarda che combinazione! E’ stato, però, ripreso e riproposto l’anno scorso in una puntata di La Gabbia su LA7. Sarà bene rivederlo, tanto per ricordarsi chi sono questi personaggi che si ergono a integerrimi custodi della morale, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sono sempre dalla parte giusta, i “migliori”, quelli che si autodefiniscono “Persone perbene“. Gli stessi che anni fa, ai tempi di Tangentopoli, graziati dalla magistratura amica, proclamavano “Noi abbiamo le mani pulite…”. Ecco, quelli, i compagni di Napolitano…

Stranamente quel video non è mai passato nelle reti televisive italiane. Distratti? Non si sapeva? Non era una notizia importante? Curioso che con tanti giornalisti d’assalto, sempre pronti a denunciare le magagne dei politici, nessuno abbia sentito il dovere di parlarne. Non lo ha fatto Santoro, il tribuno della plebe che da 20 anni usa la televisione per condurre la sua battaglia personale contro Berlusconi. Non ne ha parlato la Gabanelli nelle sue inchieste a Report, dove si denuncia la cattiva amministrazione, la corruzione e gli sprechi della politica. Né lo abbiamo visto a Ballarò di Floris. Nemmeno Fazio ne ha parlato nel suo salottino TV “Che markette che fa…” dove pubblicizza tutto, libri, CD, film in uscita, specie se sono opera di “compagni“.  Non ne hanno parlato i telegiornali, sempre attenti a illuminarci su tutta la spazzatura nazionale ed estera, che chiamano informazione, e sempre pronti a riservare al nostro Presidente Napolitano il suo spazio quotidiano e dove tutti gli starnuti presidenziali diventano notizie di primo piano. “Tutto Napolitano minuto per minuto“; tutto, eccetto questa piccola magagna; non si deve sapere. Eppure tutti sono pronti a scendere in campo per difendere il diritto di cronaca, la libertà d’informazione. Ogni tanto, però, hanno delle amnesie, degli attimi di distrazione; io non c’ero, e se c’ero dormivo.

Non ne sapevano nulla nemmeno i tanti buffoni e giullari di regime sempre pronti a sbeffeggiare i politici (meglio se sono di destra) con qualunque pretesto. Quelli che da anni sono militanti politici mascherati da comici e fanno propaganda mascherandola da satira. Sono un esercito agguerrito, hanno i loro spazi  in televisione, sui giornali, alla radio. Ma nessuno ha mai visto quel video che da anni era su internet, visto da centinaia di migliaia di persone. Lo hanno visto tutti eccetto i nostri comici ed i nostri giornalisti d’assalto. Curioso, vero? Già, è uno dei tanti misteri d’Italia…

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Ultimissime

Box in primo piano sul Corriere.it mostra Prodi appisolato mentre parla Letta (Guarda il video). Dice la didascalia “Letta fra Expo e governo. Ma Prodi si appisola“. Ma il Corriere sbaglia. Quando Prodi dorme, o sembra che dorma, in realtà…sta pensando! Lo aveva rivelato anni fa l’allora ministro Santagata in risposta a Beppe Grillo il quale dichiarò che quando andò a trovare il premier, mentre parlava, Prodi chiuse gli occhi e dormiva: “Prodi-valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte, dopo un po’ dormiva“.  Ne parlavo in questo post del 2007: “Chi è il comico?”.  E c’è ancora chi lo tira in ballo e lo propone come nuovo Presidente della Repubblica. Uno che pensa quando dorme e dorme quando dovrebbe pensare, ma che sarebbe meglio per tutti che continuasse a dormire…farebbe meno danni. Boh…

News 2014

di , 3 Gennaio 2014 20:36

Cominciamo bene. Una delle prime notizie di questo nuovo anno mi ha messo di buon umore. E speriamo che sia di buon auspicio. Eccola. “Balotelli va in Turchia?”.  Sembra, che il nostro super Mario, super valutato, super pagato e super presente su tutti i media, voglia lasciare il Milan per andare a giocare nella squadra turca del Galatasaray. Magari! Così ce lo leviamo dalle pall…dai palloni una volta per tutte. Pensavo di essere io a non essere proprio un estimatore (è un eufemismo) di questo calciatore. Ma sbagliavo. Basta leggere i commenti a questa notizia, nella pagina linkata, per rendersi conto che questo giovanottone strapagato sta sulle pall…sui palloni alla maggioranza degli italiani. Così, speriamo davvero che vada in Turchia. Ma, soprattutto, che ci resti il più a lungo possibile.

Primarie e buffonarie. Come tutti sanno il Partito democratico ha fatto le sue brave primarie per eleggere il segretario nazionale. Ormai in casa PD le primarie vanno come il pane. E sono motivo di orgoglio per i militanti che le sbandierano come prova di vera democrazia interna. Bene, di recente hanno fatto le primarie anche in Sardegna per eleggere il candidato alle prossime elezioni regionali che si terranno il 16 febbraio. Ha vinto Francesca Barracciu. Ma a causa di dissensi interni pochi giorni fa ha dovuto rinunciare alla candidatura. Ma non era stata votata dalla maggioranza degli elettori del PD? Certo, ma evidentemente talvolta la tanto sbandierata “democrazia” del PD va in crisi. Così, ormai in pieno clima elettorale, mentre tutti gli altri partiti hanno già definito le candidature, il PD sardo è ancora in alto mare, senza un candidato proprio (Regionali: cinque candidati in corsa. Il PD deve ancora scegliere il nome). Buffoni. Visto che le primarie non sono servite a nulla, faranno le secondarie? Non, non c’è più tempo. E allora? Forse faranno le “Buffonarie“. Se questa è serietà!

Le sentinelle dormono. Mentre il PD sardo naviga a vista, in campo nazionale, invece, il nuovo segretario, Renzi, ha le idee molto chiare. Ha già detto che i punti prioritari che il governo Letta dovrà affrontare con urgenza sono la riforma elettorale, lo ius soli e le unioni civili. Bene, così dando la cittadinanza a tutti gli stranieri e favorendo le unioni fra omosessuali, risolviamo la crisi. rilanciamo l’economia e diamo lavoro a milioni di disoccupati. Saranno felicissimi i cassintegrati del Sulcis. No? Ma il segretario del Nuovo cento destra, Angelino Alfano, ha risposto subito che su unioni civili e ius soli non è d’accordo. Per tutta risposta i senatori PD affermano che andranno avanti anche senza il suo consenso.

Ormai, dopo la rottura con Berlusconi questi quattro gatti del Nuovo Centro destra, nel governo Letta non contano più nulla. Forse non l’hanno ancora capito o non vogliono prendere atto del loro fallimento. Ma è solo questione di tempo. La dimostrazione l’abbiamo già avuta. Disse Alfano che sarebbero stati le “Sentinelle delle tasse“. Balle! Intanto non hanno fatto nulla per bloccare il pagamento della seconda rata IMU (in tutti quei Comuni che avevano aumentato l’aliquota). E poi nulla hanno fatto per bloccare tutta la serie di nuovi aumenti che graveranno sui cittadini nel nuovo anno. Mentre Letta & Co. approvavano la Legge di stabilità, con tutti i nuovi balzelli, le sentinelle delle tasse dormivano. Ora l’unico dubbio è questo: quanto tempo impiegherà Alfano a capire che lui e le sue quattro “sentinelle” contano quanto il due di picche?

Letterine di fine anno. E’ consuetudine che a fine anno i bambini scrivano le letterine a Babbo Natale. Poi crescono, diventano adulti e smettono di credere a Babbo Natale. Ma non tutti,  quelli che anche da adulti credono ancora  nelle favole continuano a scrivere letterine non più a Babbo Natale, ma a “Babbo” Napolitano e Papa Francesco. Il Papa risponde ai suoi “amici di penna” chiamandoli direttamente al telefono. Lui chiama tutti, bambini, disoccupati, edicolanti e calzolai in Argentina. Oggi ha chiamato pure le Carmelitane scalze spagnole, rimproverandole perché non hanno risposto subito al telefono (Papa chiama convento, ma non risponde nessuno). Napolitano, invece, preferisce rispondere con messaggi video. Così, durante il suo messaggio di fine anno alla Nazione, invece che affrontare temi seri ed urgenti, ha menzionato alcune delle  lettere che riceve quotidianamente dai cittadini. Circa un terzo del suo intervento lo ha dedicato a questi messaggi. Sembrava l’angolo delle lettere al direttore o la rubrica della contessa Clara. Del tipo “Sono Samantha da Ravenna, cosa posso fare per eliminare i fastidiosi brufoli giovanili?”.

Ed a tutti il nostro Presidente ha dedicato un pensiero ed una risposta. Vi sembra questo messaggio di fine anno agli italiani, a reti unificate,  degno di un Presidente della Repubblica? E’ per sostenere un Presidente e la sua reggia dorata che ci costa quasi 300 milioni di ero all’anno che gli italiani pagano le tasse?  (Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia). Eppure i media hanno esaltato il suo discorso, gridando al miracolo degli ascolti in crescita rispetto allo scorso anno: + 2.8%. Una balla grande come un palazzo, quello del Quirinale. Come tutti i media hanno riportato a fine anno, la stragrande maggioranza degli italiani, circa il 75%, contrariamente agli anni scorsi, non è andata in vacanza, né ha festeggiato il Capodanno al ristorante. Gli italiani hanno festeggiato a casa. Il che significa, ai fini degli ascolti, che essendo aumentati i potenziali ascoltatori di alcuni milioni, la percentuale del 2.8% è molto inferiore a quella che avrebbe dovuto essere tenuto conto che gli spettatori sono stati molto più numerosi rispetto all’anno scorso.

Quindi, gli ascolti in percentuale non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti di molto. Ed anche il numero di spettatori effettivi, quasi dieci milioni, non è niente di eccezionale: E’ esattamente lo stesso numero che faceva “L’isola dei famosi” o il “Grande fratello“.  Non c’è da essere particolarmente orgogliosi se Napolitano fa gli stessi ascolti, “a reti unificate“, di Maria De Filippi su una sola rete! Questa è la solita maniera di stravolgere anche i numeri pur di manipolare la realtà a proprio uso e consumo, specie quando si tratta di sostenere “Re Giorgio“. Vergogna. Soprattutto per giustificare un discorso presidenziale che più che un messaggio agli italiani ricordava la posta del cuore di Grand Hotel o la rubrica dei cuori solitari di Zia Sally… (Video: Enrico Montesano, Zia Sally)

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IMU quiz e Buffonarie

di , 2 Dicembre 2013 15:44

 Nuovo gioco a premi che sostituirà la Lotteria di Capodanno: IMU quiz. Chi, dove, quando, quanto e come si pagherà la tassa sulla casa. Nessuno ci capisce più niente, né i cittadini, né i commercialisti, né i CAF, né lo stesso Governo che naviga a vista. Dopo la girandola di decisioni sull’IMU e l’invenzione di nuovi acronimi, Tares, Tasi, Trise, service tax, TUC, IUC (e non è detto che sia finita) giusto per confondere le idee e farvi pagare lo stesso la tassa sulla casa, facendo finta di averla abolita, hanno approvato l’abolizione della prima rata, poi l’abolizione della seconda.

E sembrava un discorso chiuso, con grande soddisfazione dei contribuenti. Invece no, pare che non si trovino le necessarie coperture. E’ curioso osservare come i nostri ministri, che possono contare sulla consulenza di esperti lautamente retribuiti,  continuino a sbagliare i conti e se ne accorgano solo dopo, a disastro avvenuto (vedi i conti della Fornero sugli “esodati“). Quindi ricomincia il giro e le varie ipotesi. La seconda rata forse si paga. Anzi no,  si paga, ma solo una parte. Ma non tutti, solo in alcuni Comuni, in altri no; in barba al principio di uguaglianza dei cittadini. Ma, per complicare ancora la faccenda (altrimenti i geni delle tasse non si divertono), l’importo della rata sarà per il 40% a carico dei cittadini e l’altro 60% sarà integrato dallo Stato.

Ora, siccome non tutti sono esperti di contabilità o hanno un nipote commercialista,  immaginiamo zia Giuannica Culabottu, novantenne di Trescagheras (magari invalida, analfabeta e sola, che non legge i quotidiani, non vede Porta a porta e non ha nemmeno un profilo su Facebook), che deve sapere, anzi scoprire, prima se il suo Comune è fra quelli in cui si paga (e chi l’avverte?) e poi deve calcolare quel fatidico 40% (40% di cosa? Boh…). Chi glielo spiega il meccanismo della Tares, del TUC, dell’IUC o di come accidenti chiameranno quella cavolo di tassa sulla casa? Ma poi siamo sicuri che sia così? No, non è ancora sicuro, è da valutare, stanno disperatamente cercando i fondi necessari, nei cassetti, sotto i tappeti, nelle tasche dei ministri, forse lo sapremo entro Natale, ma non è detto, il Governo potrebbe rimediare, chissà chi lo sa…(Corriere.it: La beffa dell’IMU)

Un Governo così cialtrone,  incapace e confusionario non si era mai visto. Promette, poi si rimangia le promesse, poi ripromette l’eliminazione, poi la mantiene in parte, poi la fa pagare solo ad una parte di cittadini che non ci hanno capito nulla e dovranno anche calcolare l’importo da versare, stando ben attenti a non sbagliare, altrimenti fioccano le multe e le sanzioni.  Ma non si sa come andrà a finire e intanto l’unica cosa certa è la data di scadenza del pagamento, senza aver ancora stabilito con chiarezza se, quando e quanto si deve pagare.

Buffoni e ridicoli. Dovrebbero dimettersi tutti ed andarsene a casa, dopo aver chiesto scusa agli italiani, e dedicarsi al giardinaggio, la pesca, la filatelia o l’enigmistica; insomma, attività del tutto rilassanti. Hanno superato da tempo e largamente il limite di sopportazione e di decenza. Dovrebbero abbandonare per sempre tutti gli incarichi pubblici e di qualche responsabilità pubblica; almeno farebbero meno danni.  La politica è troppo complessa per le loro piccole menti adatte, forse, ad attività meno impegnative intellettualmente. Dovrebbero decadere naturalmente e spontaneamente, senza bisogno di votazioni in Senato, per “incapacità manifesta“.

Questa è l’unica cosa comprensibile di questo governicchio voluto e sponsorizzato dal Presidente Napolitano; l’incapacità congenita. Visto che sono pratici di consultazioni, dopo le “Primarie” del PD, dovrebbero fare le “Buffonarie” governative per eleggere “democraticamente” il “più buffone del reame“.

Intanto, in attesa degli eventi…e trenta…e quaranta ladroni, ve lo diciamo in musica: Ma Vaffffff………..”

A proposito di buffoni. Nel 2010, dopo la caduta di un muro a Pompei, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, attaccato duramente dall’opposizione, fu costretto a dimettersi. Una settimana fa è crollato un tetto ad Ercolano; ne ho parlato in “Muri e ministri” chiedendomi se, come Bondi, si dovesse dimettere il ministro Massimo Bray. Non si è dimesso e, per la verità, nessuno lo ha accusato di alcuna responsabilità. Il tetto è crollato, ma a Montecitorio nessuno se ne è accorto; silenzio di tomba, anzi, di tetto, specie da parte dei parlamentari del partito democratico, quelli sempre pronti a crocifiggere gli avversari e urlare che se cadono i muri a Pompei è colpa del ministro (ma solo se il ministro è Bondi).

Non tutti i muri sono uguali. Pompei è lontana e non sempre a Montecitorio arriva il frastuono del crollo. Evidentemente  il muro di Bondi era molto più rumoroso, mentre i muri ed i tetti di Bray hanno il crollo “silenzioso“.  Intanto succede che Ieri è crollato un altro muro a Pompei

Domanda per i più preparati: dopo due crolli ad Ercolano e Pompei, il ministro per i beni culturali, Massimo Bray, si dimetterà? E se non si dimette, cosa molto probabile, anzi scontata, perché Bondi era responsabile del crollo e Bray non lo è? E perché Bondi si è dovuto dimettere e Bray non solo non si dimetterà, ma non gli viene nemmeno attribuita alcuna responsabilità?

Napolitano ricatta

di , 25 Novembre 2013 15:16

Cosa penso di Napolitano l’ho detto mille volte, in tutte le salve; lo dico e lo ripeto da sette anni, fin dal suo insediamento. La sua eccessiva presenza mediatica, il suo presenzialismo, il suo protagonismo, il suo continuo intervento su tutti i temi possibili, spesso al di là delle sue prerogative e competenze, che ha condizionato fortemente la politica italiana degli ultimi anni, con continue ingerenze in ambiti non di sua competenza,  lo sto ripetendo fino alla nausea (vedi l’ultimo post di pochi giorni fa “Tele Quirinale“.

Anche pochi giorni fa, fra le immancabili “Quirinale news” che occupano ogni giorno le prime pagine di stampa, TG e internet, c’era la solita dichiarazione quotidiana. Questa volta riguardava le violenze dei NO Tav a Roma. Ecco la breve nota ANSA del 22 novembre scorso: “Bisogna opporsi a ”un’etica che non nutre rispetto per i fondamenti di una convivenza civile” e riflettere ”a fronte degli inqualificabili gesti di vandalismo organizzato che hanno colpito Campo de’ Fiori e la vostra sede”. Così il presidente Napolitano in un messaggio alla sede del Pd di via dei Giubbonari attaccata dai manifestanti no-Tav“.

Anche il premier Letta, pur con la sua faccia di gomma, inespressiva, impassibile ed imperscrutabile, dopo i violenti scontri No Tav di Roma, ha espresso preoccupazione affermando che “si è passato il limite…”. Ma cosa ha scatenato la preoccupazione e la denuncia di Letta e di Napolitano? Non può essere una delle mille manifestazioni e cortei che ogni anno si svolgono in Italia, spesso con immancabili scene da guerriglia urbana, nemmeno più violenta di tante altre. No, questa volta il fatto grave che ha suscitato la condanna dei nostri indignati col timer, è il fatto “gravissimo” che i No Tav hanno assaltato la sezione del PD di Roma, a via dei Giubbonari. Ecco il fatto grave. Se avessero assaltato una sede di altre formazioni politiche, come hanno fatto spesso in passato, Napolitano non si sarebbe scomodato a condannare l’episodio. Ma se toccano il PD, è allarme violenza. Questa è la sinistra, basta saperlo.

Niente di nuovo, quindi, se non ulteriori conferme della posizione sospetta di un Presidente che, dietro l’apparente ruolo super partes e la copertura dello scudo garantito dal ruolo istituzionale, ha un atteggiamento da militante di sinistra che attua perfettamente la strategia gramsciana della “conquista delle casematte“. I comunisti, anche se ex/post pentiti e riciclati, sono come i lupi che perdono il pelo, ma non il vizio; nel profondo dell’anima,  comunisti sono e comunisti restano, finché morte non li separi. Amen!

Bene, sembra che finalmente se ne siano resi conto anche nel centrodestra. Perfino certi quotidiani, come il Giornale o Libero, che da qualche tempo cominciano a sollevare dubbi sul Presidente e sul suo ruolo. Non a caso qualcuno parla espressamente di “Repubblica presidenziale“. Eppure quegli stessi quotidiani hanno seguito per anni la stessa linea editoriale della totalità della stampa nazionale, dando ampio spazio quotidiano a tutti gli starnuti presidenziali. In tal modo contribuendo a riconoscere a Napolitano un ruolo anomalo di “soggetto politico” militante di primo piano ed il suo diritto ad intervenire su tutto e tutti,  con messaggi, commenti, suggerimenti, consigli, ammonimenti ed indicazioni, a scapito dei poteri costituzionali del Parlamento, del Governo, del presidente del Consiglio, dei partiti e dei loro leader.

Questi atti presidenziali, che si vuol far passare come semplici considerazioni personali di Napolitano, sono diventati in questi anni, veri temi politici che hanno condizionato e determinato l’agenda delle forze politiche in Parlamento e, ultimamente, la decadenza del governo Berlusconi, la formazione prima del  “governo tecnico” di Monti, e poi del “governo presidenziale” di Letta. Essere l’ispiratore dell’agenda politica e determinare la formazione del governo non rientra fra le prerogative e competenze del Presidente della Repubblica. Ergo, Napolitano, in questi sette anni, è stato spesso sopra le righe, ha travalicato i limiti istituzionali, è andato al di là delle prerogative presidenziali contemplate dalla Costituzione. E per uno che dovrebbe essere il garante supremo della Costituzione è il massimo dell’inadempienza dei propri doveri, quasi al limite del tradimento. In tempo di guerra, per molto meno, si veniva messi al muro per alto tradimento.

Bene, fa piacere che finalmente anche autorevoli esponenti della stampa abbiano aperto gli occhi. Peccato che sia un po’ tardi, ora che ormai si è giunti alla resa dei conti finale, a pochi giorni dal voto che decreterà la decadenza di Berlusconi dal Senato, dopo una lunga battaglia combattuta congiuntamente dalle truppe politiche/mediatiche/giudiziarie. Con un vecchio detto popolare si direbbe “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“.

E dire che tutti pensavano in questi anni che la “gioiosa macchina da guerra” del PCI di Occhetto fosse stata definitivamente sconfitta quasi 20 anni fa. Errore fatale. Quella macchina da guerra si è potenziata, arruolando la macchina mediatica e  l’ancora più micidiale macchina giudiziaria, creando una potentissima armata che in questi anni ha accerchiato, assediato e distrutto chiunque si opponesse al suo passaggio ed alla conquista  delle casematte in politica, cultura, spettacolo, economia, informazione e stampa, televisione, ovunque ci fosse da occupare una poltrona, un posto di potere. E Napolitano se non è il comandante in capo di quell’armata, ne è almeno, specie nel settennato presidenziale, uno degli strateghi più influenti. Nel centro destra sembrano aver capito solo oggi la strategia di quella che chiamano “guerra dei vent’anni“. Un po’ tardi. Ecco, per esempio, cosa scrive oggi su Il Giornale, il direttore Alessandro Sallusti in un editoriale dal titolo molto eloquente ”Napolitano ricatta“. Riporto il testo integrale.

Il presidente Napolitano passa alle minacce. Della grazia a Berlusconi – dice – non se ne parla neppure. E fin qui, nulla di nuovo. Il salto di qualità arriva subito dopo. Se qualcuno vorrà manifestare contro la decadenza di Berlusconi – aggiunge l’inquilino del Quirinale - stia ben attento ai modi e alle parole. Siamo all’avvertimento, all’intimidazione. Perché, presidente, a che cosa dovremo stare attenti? Chi scenderà in piazza mercoledì e magari nei giorni successivi che cosa rischia? La galera, il fermo di polizia, la schedatura come sovversivo?

Ecco, allora si accomodi fin da subito perché le dico già ora che lei è il capo di una cospirazione che sta cercando di sovvertire la volontà popolare. Lei è un vecchio inacidito e in malafede indegno di occupare la più alta carica dello Stato. Lei vuole zittire milioni di italiani come ha zittito la Procura di Palermo che aveva trovato le prove delle sue malefatte. Lei ha il pallino di zittire i cittadini che manifestano per la libertà (le ricordo che ha sulla coscienza migliaia di ungheresi trucidati dai russi con il suo consenso morale e politico). Lei per scalzare Berlusconi ha comperato prima Mario Monti con la carica di senatore a vita, facendolo pagare a noi fin che campa. Fallita la missione ci ha riprovato comperando un pezzo della dirigenza Pdl, quello più debole, compromesso e ricattabile. Ha taciuto sulle nefandezze della magistratura, ha venduto il Paese a Stati esteri, Germania in primis.

Noi non ci faremo intimidire dalle sue minacce. Lei è un golpista, perché usa il suo potere al servizio della vecchia causa comunista oggi rivista e corretta in salsa lettiana. Noi scenderemo in piazza, contro la magistratura, contro la sinistra e contro di lei che rappresenta il peggio di questo Paese. Che le piaccia o no dovrà ascoltare. Come ai tempi dell’ascesa di Grillo, dirà che non ha sentito. E allora urleremo più forte. Perché noi, a differenza sua e dei suoi tristi cortigiani, siamo uomini liberi.”

Più chiaro di così non poteva essere. Lo so che non si dovrebbe dire, non sta bene, ma…viene spontaneo pensare “E io cosa dico da sette anni?”. Ben svegliati, Sallusti & Co.

Vedi uno dei tanti: Il galletto del Colle

Ipocrisia di Stato

di , 4 Ottobre 2013 12:23

Fatta salva la pietà ed il rispetto per i morti, la giornata di ieri dovrebbe essere inserita in calendario e celebrata come la “Giornata dell’ipocrisia“. E’ stato un festival delle più scontate dichiarazioni ufficiali di circostanza. Una gara a chi si mostrava più toccato, commosso e addolorato. Il trionfo della retorica buonista.  L’apoteosi dei buoni sentimenti e del buonismo di facciata politicamente corretto. Un concentrato di ipocrisia istituzionale. Stampa e TV si sono esercitati, come sempre in occasione di simili tragedie, nell’arte dello sciacallaggio mediatico, fornendo immagini, commenti ed ampio resoconto del “Dolore di Stato“.

Dalla “Vergogna” del Papa al “Dolore” di Napolitano. Dalla “Tragedia immane” di Enrico Letta al “Faremo sentire la nostra voce” di Alfano. Dalla “Globalizzazione dell’indifferenza” di Laura Boldrini al “Dolore e sconcerto” di Emma Bonino. Tutti, politici e non, noti e meno noti,  alla ricerca disperata di un microfono e di una telecamera per esternare al mondo il proprio dolore in diretta TV su tutti i canali, compreso, ovviamente, il Canale di Sicilia; linea alla regia, non cambiate canale, restate con noi, pubblicità…

Dal minuto di silenzio alla Camera, con la Boldrini eternamente afflitta con l’aria da Maria addolorata,  che ne approfitta per fare il suo ennesimo pistolotto buonista, al coro generale di accuse all’Europa, giusto per nascondere l’incapacità e l’inettitudine di una classe politica che usa l’immigrazione in funzione del riscontro elettorale e, soprattutto, per nascondere la responsabilità morale dei terzomondisti di professione e di tutti coloro che, a vario titolo, favoriscono ed incoraggiano l’esodo dei disperati verso l’Italia.

Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?

Hanno fatto di tutto per favorire l’arrivo degli immigrati; leggi e norme permissive e promesse di accoglienza, assistenza, tolleranza, integrazione. Hanno perfino nominato ministra per l’integrazione una signora che viene dal Congo e promette a tutti gli stranieri lo ius soli, la cittadinanza, la libera circolazione degli immigrati, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina: “La terra è di tutti“, dice. Ma a casa sua, per il possesso del territorio o per dieci vacche si scannano ancora fra tribù rivali. Poi viene in Italia e dice che “La terra è di tutti” (!?).  Hanno fatto di tutto per illudere i disperati del mondo e convincerli a venire in Italia, la terra promessa, dove spesso sono addirittura privilegiati rispetto agli italiani. Un esempio per tutti, l’assegnazione degli alloggi popolari a Milano. Nella graduatoria degli aventi diritto più della metà sono stranieri (!).  Sfido io che affrontano qualunque rischio pur di arrivare nel paese di Bengodi.

Poi, quando succedono le tragedie, piangono e si stracciano le vesti. E’ un pianto generale, dalle alte cariche dello Stato agli opinionisti di professione, dalle illustri firme della stampa agli ospiti fissi in TV (sempre gli stessi, quelli che vanno bene per tutte le circostanze e commentano tutto con enciclopedica competenza; dal matrimonio di Belen Rodríguez alle tagliatelle di nonna Pina, dai tronisti della De Filippi ai morti di Lampedusa). E’ tutta una valle di lacrime, piangono tutti; anche i coccodrilli…

P.S.

Dice la ministra Kyenge che gli immigrati sono una “preziosa risorsa” per l’Italia. Vedi questo breve riepilogo delle buone azioni quotidiane di queste “preziose risorse“: “Bollettino di guerra (preziose risorse)

Zanda e i piccioni

di , 3 Ottobre 2013 13:00

Ieri mattina al Senato, intervenendo per dichiarazione di voto, il senatore Zanda, forse spiazzato dall’inaspettato voto di Berlusconi a favore del governo Letta, ha cercato di rimediare in extremis, ma goffamente, al discorso che evidentemente aveva già preparato contro il PDL e l’ annunciato voto contrario. Ne è scaturito un discorso sconclusionato in cui l’unica cosa comprensibile erano le solite accuse agli avversari di sempre. Dimenticando, ovviamente, che quegli avversari avevano appena assicurato il sostegno a Letta. Ma il loro odio è tale che l’unica cosa che riescono a pensare è aggredire ed insultare Berlusconi ed i suoi; sempre e comunque, anche quando Alfano è ministro di quel governo e siede a contatto di gomito con Letta. Ma i nostri ex/post comunisti mai pentiti sono così, come annunciava Letta, ex/post DC,  due giorni fa, ponendo un ultimatum al PDL: prendere o lasciare.  

Il PD è il classico esempio di come in politica al peggio non c’è mai fine. Hanno preso il peggio degli ex comunisti, li hanno miscelati con il peggio degli ex democristiani ed hanno ottenuto un ibrido, il Partito democratico; entità ancora misteriosa e tuttora sotto osservazione. Solo fra molti anni, forse, la scienza riuscirà a spiegarne la genesi, la natura, l’imprevedibile evoluzione e gli effetti tossici sulla società. Sarà come la scoperta degli effetti cancerogeni dell’amianto. Lo scoprono quando ormai è tardi ed i danni sono fatti.

Fra le altre accuse sparse ha attaccato in particolare Bondi del PDL, che era già intervenuto in mattinata, ricordandogli, quasi offeso, che non deve permettersi di accostare Berlusconi a Berlinguer. Questa affermazione indignata di Zanda conferma due verità. La prima è che questi sepolcri imbiancati che oggi si spacciano per liberal, riformisti, progressisti, democratici, dopo la caduta del muro di Berlino ed il fallimento del comunismo, per non farsi riconoscere hanno solo cambiato faccia. Hanno fatto un frettoloso lifting, ma sono sempre gli stessi; non hanno mai rinnegato il loro passato comunista, né i loro idoli. Comunisti erano, comunisti sono e comunisti saranno vita natural durante, finché morte non li separi.

La seconda verità è che, proprio perché sono comunisti, sono sempre convinti, non si sa bene a che titolo, di essere diversi dai comuni mortali, sono esseri superiori, incorruttibili, inattaccabili, simbolo di purezza di spirito e di onestà, come antichi cavalieri erranti che combattevano contro i soprusi a difesa di deboli ed indifesi. Hanno tanti scheletri nell’armadio che, per contenerli tutti,  hanno dovuto perfino cambiare l’armadio e sostituirlo con un bunker sotterraneo lungo come una galleria della metropolitana. Ma loro fanno finta di niente e sono convinti che nessuno sappia delle loro malefatte. Anche perché sostenuti dalla gran parte dei media.

Così si sentono lontani dal popolino corrotto, loro stanno a tre metri da terra, stanno su un piedistallo, puri ed incontaminati. Anche Zanda, quello che sembra avere in testa una spazzola, deve sentirsi così, come  un eroe su un piedistallo. Ma sbaglia, caro Zanda, scenda dal piedistallo e torni fra i comuni mortali. Stare su un piedistallo a lungo andare stanca, è una posizione scomoda, si ha una visione distorta della realtà, dato che si guarda sempre e solo in una direzione,  si è esposti a tutte le intemperie e i piccioni ti cagano in testa.

 

News sotto il sole

di , 20 Luglio 2013 14:54

Fa caldo, quindi meglio andarci leggeri e gustare notizie “fresche” di giornata. Eccone alcune.

E’ proprio vero che siamo in crisi. Lo si capisce anche da piccoli segnali. Oggi, nella mia casella di posta, trovo le solite notizie importantissime e non richieste. Una è un pezzo di Oliviero Beha, quello che è già molto pesante quando fa fresco, figuriamoci quando fa caldo. Ma a Tiscali devono essere convinti che i pensieri di Beha siano di fondamentale importanza per l’umanità. Quindi, affinché non ti sfuggano, te li fanno trovare direttamente a casa. Forse per compensare la pesantezza di Beha, alleggeriscono con una serie di foto delle sorelle Rodríguez, Belen e Cecilia, quelle che hanno trovato l’America in Italia. Visti i colori sbiaditi, sembrano foto di parecchi anni fa. Ma le spacciano come nuove. Tanto oggi la gente si beve tutto.

E qui si ha la conferma che siamo veramente in crisi. Lo si capisce dalle misure degli slip. A mala pena si vede che c’è qualcosa. Più che uno slip sembra un ciuffetto di alghe marine impigliate nella peluria pubica. Anzi, visto che non c’è nemmeno la peluria, direttamente sulla passerina. Le sorelle Rodríguez sono così povere che risparmiano anche sul tessuto dei costumi? Mistero balneare.

Politici e ritiri spirituali. Aveva cominciato Prodi a portare i componenti del suo governo in ritiro spirituale nella reggia di Caserta (Prodi e gli esercizi spirituali del governo). Poi  è stata la volta di  Grillo (Grillo e la gita fuori porta). Ha caricato i suoi parlamentari su un pullman, come se andassero in gita scolastica, e li ha portati in un agriturismo a riflettere sui grandi temi dell’umanità: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma soprattutto, che cavolo fanno i grillini in Parlamento. Ultimamente anche il premier Letta ha optato per il ritiro spirituale ed ha portato i suoi ministri in una vecchia abbazia: “Per fare spogliatoio“, ha detto.  Come se invece che ministri fossero ragazzini della squadretta di calcio dell’oratorio.

Oggi è la volta del neo sindaco ciclista di Roma, Ignazio Marino. Quello che, dopo aver consultato fior fiore di consulenti e specialisti della comunicazione, aveva scelto per la sua campagna elettorale, un motto che condensava tutto il suo vasto e complesso programma: “Daje” (!?). Quello che va in Campidoglio in bicicletta (ed obbliga ad andare in bici anche i vigili della scorta) e con lo zainetto a tracolla, come un boy scout o un escursionista in montagna in cerca di funghi. In bicicletta e zainetto è andato pure in Vaticano a trovare il Papa. Pare che dentro lo zainetto si porti la merenda preparata dalla mamma; pane e marmellata, una merendina al cioccolato ed una mela. Forse ha diviso la merenda con Papa Francesco. Bene, Marino porta la sua Giunta al completo a meditare in un hotel di Tivoli.: “Per fare squadra“, dice.

Visto che Marino, prima di dedicarsi alla politica, faceva il chirurgo, viene un dubbio. Marino è un chirurgo ciclista che fa il sindaco per sbaglio? Oppure è un sindaco ciclista che faceva il chirurgo per caso? Oppure è un ciclista che faceva il chirurgo per caso e fa il sindaco per sbaglio?  Misteri capitolini.

Crisi e investimenti. Le ultime stime sulla povertà in Italia dicono che ci sono circa dieci milioni di poveri, di cui la metà in condizioni di povertà assoluta. Gente disperata che non riesce più a campare e non ha soldi nemmeno per acquistare i beni di prima necessità. Ma non dobbiamo preoccuparci perché oggi, su Libero, c’è la soluzione per superare la crisi. Eccola: investire in oro e diamanti. Contenti?

Ma come, la gente non ha i soldi per il pane e voi consigliate di investire in oro e diamanti? Libero, ma prendete per il culo? Oppure i redattori hanno preso un gravissimo colpo di sole? State all’ombra, rinfrescatevi le idee, troppo sole fa male!

La piaga degli incendi estivi. E’ una delle tragedie che in estate affliggono la penisola. Ecco l’ultimo rogo che manda in fumo un’intera cittadina, causato, forse, dalla disattenzione del noto cantante pop Zucchero, a Tarvisio per un concerto, che intendeva “scaldare la piazza” con un lanciafiamme.

Per spegnere il pauroso incendio sono intervenute  decine di squadre di vigili del fuoco ed un canadair. La procura di Udine ha aperto un’inchiesta, a carico di Zucchero, per incendio doloso. Visto che c’erano, hanno aperto anche un’altra inchiesta su Berlusconi. Non si sa ancora per quale reato, ma qualcosa troveranno.

Balle spaziali. Il premier Enrico Letta, in collegamento con l’astronauta italiano Luca Parmitano, ha dichiarato: “Se ci sarà spazio nella prossima missione, verrò con lei“. Magari, Letta, magari! Volesse il cielo. Anzi, si porti tutta la compagnia governativa. Ma non credeteci, sono promesse da marinaio…pardon, da politici. Anche Veltroni disse che sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Invece è sempre lì, al suo posto.

Vanno in ritiro, vanno in gita, vanno in abbazia, vanno nello spazio. Mai, però, che vadano dove ce li mandano i cittadini, a quel paese. Sbagliano sempre destinazione. Ma il guaio non è che vadano in ritiro. Il guaio è che poi tornano! Letta, Letta. Quando lo vedo non posso fare a meno di chiedermi “Ma quanto è grande la bocca di letta“? Eccolo qui durante un’intervista con Floris a Ballarò.

Una bocca così spropositata ha solo una spiegazione. Sembra che alla nascita, prevedendo (grazie ad una ostetrica che aveva doti di preveggenza) che il piccolo Enrico da grande avrebbe fatto il politico e, quindi, avrebbe detto un sacco di fregnacce, invece che fare il taglio cesareo alla madre, lo hanno fatto alla bocca del figlio; con una bocca extra large le cazzate escono meglio.

Ho la sensazione che se tutti i nostri politici si ritrovassero nello spazio su una astronave, finirebbe come in “Balle spaziali”.

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Priorità e misura

di , 8 Maggio 2013 14:41

Il governo si appresta ad affrontare i temi più urgenti. Come abbiamo appreso dalla stampa, le proposte prioritarie sembrano essere quelle suggerite dalla ministra Kyenge sulla cittadinanza agli stranieri, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la chiusura dei centri di prima accoglienza. Altra proposta fatta dall’altra ministra Josefa Idem prevede la costituzione di una task force per combattere il “femminicidio” (Ergastolo in proposta di legge). Com’è evidente si tratta di provvedimenti urgentissimi che daranno un deciso contributo a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia.

Anche il ministro Alfano, per non restare indietro sulle “priorità“, in una intervista rilasciata ieri al TG1, afferma che “Troveremo tutti i soldi che servono...”. Ed ancora “Non esiste limite di spesa…”. Qualcuno distratto potrebbe pensare che stia parlando di interventi urgenti per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Errore. Ecco la frase completa: “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne; non esiste un limite di spesa che possa fermare un Governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente“. Anche lui arruolato fra i sostenitori della crociata contro il femminicidio; l’omicidio di una donna in quanto donna (!?).  Ecco, per risolvere la gravissima crisi economica non si sa cosa fare e non ci sono risorse. Per il “femminicidio“, invece, ci saranno tutti i fondi necessari, senza limiti. Lo assicura il ministro. Eh sì, quando si tratta di questioni serie ed urgenti non si bada a spese. Prima sistemiamo gli stranieri ed affrontiamo il femminicidio, poi penseremo agli italiani, alle aziende che chiudono, ai disoccupati ed a quei disperati che si suicidano  perché non sanno come sopravvivere. E’ una questione di “priorità“.

Michaela Biancofiore, sottosegretaria alle pari opportunità, appena nominata è stata già ammonita e sanzionata. In passato si era detta contraria ai matrimoni omosessuali ed aveva dichiarato che “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale“. Mai l’avesse detto, contro la sua nomina si è scatenata la furia di tutti i gay, lesbo, trans d’Italia e l’Arcigay ha minacciato di avviare presso il Ministero delle pari opportunità una “procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina“. A seguito di queste proteste la Biancofiore è stata spostata dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione.

Con i gay non si scherza, ormai sono una forza. Guai a parlarne male o solo insinuare che i trans ed i loro clienti non siano proprio normali. Luxuria e Marrazzo potrebbero risentirsi e l’Arcigay vi accuserebbe di “transfobia“(!?) che deve essere qualcosa di simile alla claustrofobia o all’aracnofobia, ma più grave. Non è detto che alla prima riunione utile del governo non si presenti anche una proposta urgente per  stabilire, con apposita legge, che andare con i trans è cosa del tutto normale, naturale ed auspicabile. Luxuria sarà equiparato ad  un’opera d’arte, per legge. I trans saranno dichiarati patrimonio dell’umanità e saranno protetti dall’Unesco e dall’ONU. Beh, anche questo è un provvedimento urgente. No? E visto che ormai i trans hanno tanto successo, il classico augurio agli sposi in futuro diventerà “Auguri e figli trans“. “Chi l’ha visto?” dedicherà una puntata speciale alla ricerca del “senso del ridicolo” scomparso definitivamente.

Queste sono le priorità del nostro governo “di servizio“: stranieri, femminicidio, gay, trans e assimilati. E per chiarire meglio il concetto su queste priorità, il capo “servizio” Letta, raduna tutti i ministri in una vecchia abbazia in Toscana Per fare spogliatoio“. Significa che si spogliano e fanno tutti la doccia insieme? Meno male che non c’è Rosi Bindi, così evitano traumi. Il nostro premier in versione “mister“ porta la sua squadra in ritiro spirituale, ma chiarisce che “Ognuno paga per sé” e che “Così ci riposeremo anche un po’ e ci rafforzerà lo spirito”. Ci riposeremo? Non hanno ancora nemmeno iniziato a lavorare e già sono stanchi e devono ritirarsi in una abbazia “per riposarsi“. Hanno il riposo preventivo, come il Nobel per la pace ad Obama. Prima si riposano, poi, forse, cominceranno a lavorare. Ma non illudiamoci che l’atmosfera monastica dell’abbazia possa indurli a crisi mistiche e decidano di restare in loco vivendo in preghiera e penitenza. No, dopo due giorni torneranno più arzilli di prima e ricominceranno a dilagare su tutte le reti televisive, in tutti i talk show, a riempire pagine di stampa con dichiarazioni quotidiane sulla necessità di affrontare le “priorità” dell’Italia. Peccato che abbiano uno strano concetto delle priorità. E peccato che abbiano perso anche il senso del ridicolo.

Il senso della misura.

Una volta esisteva quello che si chiamava riserbo, pudore, riservatezza, discrezione, pudicizia, buon senso. Esisteva anche il senso della misura, quello che impediva di esagerare in un verso o nell’altro. Si poteva essere buoni, gentili, accoglienti, disponibili, ma senza esagerare. Si poteva fare sfoggio di benessere e ricchezza, ma senza esagerare. Si poteva andare contro corrente ed essere anticonformisti, ma senza esagerare. C’era una sorta di barriera mentale che impediva di travalicare quel limite.  Tutte cose scomparse, come le mezze stagioni (e il senso del ridicolo). Ormai la parola d’ordine è diventata proprio l’opposto; bisogna esagerare, in ogni senso, andare oltre i limiti, oltre la normale accettazione del nuovo, del diverso, dell’insolito, infrangere le regole, abolire tutti i canoni etici ed estetici. Più è stravagante e fuori misura e meglio è. Se poi suscita proteste e polemiche meglio ancora. Questa è una regoletta aurea di tutti coloro che aspirano al successo: bisogna provocare, far notizia, scandalizzare, finire in prima pagina. Sono le basi della civiltà mediatica.

Così succede che anni fa si sia eletta Miss Italia, ovvero la tipica rappresentante della bellezza italiana,  una ragazza mulatta di Santo Domingo, giusto per dimostrare che non siamo razzisti e siamo per l’accoglienza, la società multietnica e l’integrazione. Sempre per lo stesso motivo abbiamo appena nominato ministro una donna proveniente dal Congo. Sembra ormai un obbligo quello di dare spazio agli immigrati e mettere in primo piano personaggi esotici, meglio se neri, anche quando sono del tutto fuori dal contesto. Inserire queste note di “colore“, anche quando non ci sarebbe nessun motivo valido, è del tutto ingiustificato e fuori luogo. E’ solo un modo per adeguarsi al culturame politicamente corretto. E’ come andare “fuori misura“. Ecco un esempio. Conclusa la tradizionale festa di S. Efisio, che si svolge il 1° maggio a Cagliari. Sul quotidiano regionale L’Unione sarda compare un breve servizio fotografico della manifestazione con una didascalia molto chiara, questa…

Non c’è dubbio, sono foto della tradizionale processione che accompagna il cocchio del santo. Partecipano gruppi provenienti da ogni parte dell’isola, con carri addobbati a festa e fedeli che indossano i caratteristici costumi dei vari paesi della Sardegna (vedi immagini della festa). Ed ecco la prima foto della serie…

Va bene che la Sardegna è terra assolata e che i sardi sono, quindi, di carnagione scura, ma qui si esagera. Questa sarebbe un’immagine emblematica della festa di Sant’Efisio e della tradizione sarda? Questo dovrebbe essere il tipico bambino sardo nel costume tradizionale? Anche la sagra di S. Efisio sta diventando multietnica e multiculturale? Anche i santi sono globalizzati? In futuro i suonatori di launeddas, tanto per essere multietnici e multiculturali,  suoneranno il tam tam o le vuvuzelas? Invece che l’Alter Nos a cavallo, sfilerà uno sciamano del Botswana?

Est modus in rebus“, diceva Orazio.

Belen Rodríguez, felicemente mamma, non ha perso tempo e, tanto per dimostrare che nonostante la gravidanza è sempre in forma smagliante, si è presentata nello studio televisivo di Verissimo con una gonnellina corta, ma così corta che più corta non si può. Tanto vale andare in perizoma e seno nudo, oppure in baby doll!

Non è la sola ad usare questo tipo di abbigliamento. Ormai è una regola in TV; bisogna mostrare tutto, compresa la mutandina. Perfino quella specie di rospo in gonnella che è la Littizzetto continua a scosciarsi sul tavolo davanti a Fazio, ansiosa di mostrarci il colore delle mutandine. Ma invece che far finta di essere vestite non farebbero meglio a presentarsi direttamente in slip? O anche senza?

Ma bisogna stare attenti a criticare questo eccesso di nudità, perché si potrebbe incorrere nell’accusa di falso moralismo, perbenismo ipocrita o anacronismo, tutti “ismi” poco simpatici. Oppure si possono rilasciare dichiarazioni avventate che suscitano polemiche e reazioni indignate, come ha fatto di recente Oliviero Toscani. Dice Toscani, a proposito della violenza sulle donne:Le donne smettano di mettere il rossetto e di portare i tacchi e saranno al sicuro da violenti e maniaci“. E ancora: “La smettano di voler sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre soltanto i maniaci e i violenti“.

Affermazioni forti che hanno suscitato reazioni non proprio favorevoli nei confronti di Toscani. Certo, le sue parole sembrano una provocazione. Del resto la provocazione è sempre stata la base del suo lavoro di fotografo. Ma in questo caso non lo sono. Sembrano, invece, dettate da una convinzione sul fatto che le donne dovrebbero essere più sobrie e che l’esibizione del corpo possa essere una causa della violenza. Può esserci un briciolo di verità in queste parole, ma solo in casi e circostanze particolari. Ovvero quando l’esibizione di nudità è voluta espressamente come provocazione erotica. Ma nemmeno in questo caso si giustifica la violenza. In ogni caso certe dichiarazioni fatte da lui, che ha sempre sfruttato l’immagine femminile per le sue campagne pubblicitarie,  sembra un po’ ipocrita. Basta ricordare questa famosa immagine…

Molto eloquente. Beh, forse eliminare il rossetto ed i tacchi alti non elimina la violenza. La violenza viene scatenata dall’aggressività innata in certi individui, non dalla vista di corpi femminili più o meno svestiti e provocanti. Le radici della violenza sono altre. Forse una maggiore sobrietà sarebbe utile, come pure un minimo di pudore.  Ma non solo per le donne. Tutta la nostra società dovrebbe essere più sobria. Forse le nostre donnine in TV potrebbero coprirsi un po’ di più ed una maggiore “sobrietà” culturale e di costumi non guasterebbe.  Ma bisogna stare attenti a fare dichiarazione come quelle di Toscani, perché rischiano di risultare eccessive, di andare oltre il limite del ragionevole, di avere un effetto controproducente. In fondo, anche in questo caso, forse, è una semplice questione di misura. Appunto.

Sonnellini e pose curiose

di , 1 Maggio 2013 12:19

La giornata dei politici, specie di quelli di primo piano, è stressante. Non c’è un attimo di tregua fra riunioni, convegni, seminari, direzioni di partito, cerimonie ufficiali, lavori in Parlamento, interviste e partecipazioni a talk show televisivi.. Ovvio che ci siano dei momenti di débâcle e che, magari assistendo a noiosi discorsi di circostanza, ci si lasci andare e per un attimo si chiudano gli occhi. E siccome ci sono sempre nugoli di fotografi appostati ovunque, questi piccoli cedimenti vengono subito ripresi e finiscono sulla stampa. Ma non tutti e non sempre nello stesso modo.

Se il personaggio ripreso mentre chiude gli occhi è Berlusconi, inevitabilmente, la foto finisce in prima pagina con la didascalia “Berlusconi dorme“. Titoli simili con foto allegata ne abbiamo visti a migliaia su tutti i quotidiani. Ecco qualche piccolo esempio recente…

Titolo de L’Unità

Titolo de La Stampa

Titolo del Messaggero.

Nella foto si vede chiaramente che anche Maroni, che sta dietro Berlusconi, ha la testa bassa e potrebbe sembrare che dorma. Anche Mario Monti e signora hanno la testa china , gli occhi chiusi e potrebbero essersi concessi un attimo di distrazione. Ma per il Messaggero l’unico che “dorme” è Berlusconi. Tutti gli altri svegli come grilli. In realtà, se si guarda il video di quella manifestazione, si vede benissimo che Berlusconi non dorme, ma chiude semplicemente gli occhi per qualche attimo. Ma tanto basta per sbattere l’immagine in prima pagina e dire che dorme.

Ecco un’altra immagine di un “dormiente” celebre che ha furoreggiato in rete per diversi giorni: la foto del senatore Crimi del M5S che sembra dormire in aula. Ma siccome non è Berlusconi, invece che dire che “dorme”, il Corriere, da cui è tratta questa immagine, dice che “si appisola“. Appisolarsi è già meno grave che dormire. Ovvio che, però, se la foto fosse di Berlusconi non ci sarebbero dubbi: Berlusconi dorme in aula.

Ed ecco che stamattina, sul Corriere.it,  l’articolo d’apertura riguarda il premier Enrico Letta. La grande foto lo mostra in un attimo di stanchezza durante i passaggi a Camera e Senato per la fiducia.

Anche Letta dorme? No, di chiunque altro, specie di Berlusconi, ripreso in quell’atteggiamento, si sarebbe detto che “dorme“. Ma Letta no. Per il Corriere Letta non dorme. Come dice la didascalia,  assume semplicemente una “curiosa posa“.

Chissà se qualche volta, almeno per sbaglio, si rendano conto di quanto siano ridicoli. Forse no, tanto sono abituati a vedere la realtà con lenti diverse, secondo le circostanze e la convenienza, e ad usare due pesi e due misure, che non ci fanno più caso. Tutto normale. E’ la stampa, bellezza.

Ultimissime

La signora Kyenge, ministro per l’integrazione, dice che gli immigrati sono una risorsa. Ed ecco una flash news ANSA che ci dà la buona notizia di oggi: “In 60 su un barcone soccorsi nello Ionio”. Oh, meno male, che fortuna, è arrivato un nuovo carico di “risorse“. Ne avevamo proprio bisogno. Così i minatori del Sulcis saranno più tranquilli ed i pensionati al minimo che non arrivano a fine mese saranno sempre disperati, ma con più “risorse“.

Un’altra preziosa risorsa arrestata a Chieti. Aveva aggredito e sfigurato una donna con l’acido: “Chieti, preso il secondo aggressore“. La preziosa risorsa si chiama Rubin Talaban e proviene dall’Albania dove forse non venivano sufficientemente apprezzate le sue “risorse“. Ecco perché ha deciso di venire in Italia dove le sue risorse verranno valorizzate e potrà contare sul sostegno morale   dalla presidente della Camera Boldrini, ex portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, e del  ministro Kyenge, La vittima, appena ha saputo che l’aggressore era un albanese, si è mostrata subito rassicurata ed ha espresso parole di elogio per queste “risorse” nazionali, esclamando “Più albanesi per tutti“.

A Vicenza due preziose “risorse” provenienti dal Ghana sono stati fermati ed accusati di violenza sessuale nei confronti di una turista austriaca. La vittima non ha gradito le attenzioni dei due giovanotti, forse perché nessuno le ha spiegato che si tratta di preziose “risorse”. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale ha invitato il ministro per l’integrazione Kyenge ad andare a Vicenza per rendere omaggio alla vittima, viene accusato di “razzismo“. Non è una battuta, è vero.

Cretini e rockettari

Adriano Celentano ormai è diventato “editorialista” di successo del Corriere. Ogni tanto sente l’irrefrenabile bisogno di comunicare al mondo il suo “rockpensiero” sulla politica, la cronaca e l’attualità. Lo ha fatto anche oggi. C’è in prima pagina un suo articolo ( La velocità degli sciacalli) nel quale esprime le sue profonde riflessioni (si fa per dire) sulla sparatoria davanti a palazzo Chigi. E lo fa per difendere Grillo dall’accusa di fomentare la violenza con i suoi discorsi molto spesso dai toni eccessivamente accesi. Dice Celentano che “bisogna essere cretini” per non capire che i toni di Grillo non possono generare violenza, perché fanno parte integrante della sua “sfera comica“. Adesso abbiamo capito. Gridare al colpo di Stato, come ha fatto di recente, ed invitare milioni di persone ad andare a Roma per protestare davanti al Parlamento, per Celentano, “fa parte della sfera comica” (!?). Un vecchio adagio popolare dice “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Per non capire il significato di questa massima “bisogna essere cretini”. Oppure basta essere Celentano.

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