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Ivan e i valori

di , 28 Agosto 2017 22:34

Non è “Il terribile“; per il momento è solo “orribile“, poi si vedrà. Ovvero, quando è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e fugare ogni dubbio.

Questo personaggio nella foto a lato è Ivan Scalfarotto,  notoriamente gay, attivista LBGT e   sottosegretario allo sviluppo economico; tanto per capire in che mani siamo. “Quello che mi spaventa non sono le loro idee, ma le facce che rappresentano quelle idee“. diceva Longanesi. Chissà cosa direbbe oggi, vedendo la faccia di Scalfarotto. Il suo primo atto, appena entrato in Parlamento, è stato quello si chiedere l’estensione dell’assistenza sanitaria  (prevista per i deputati) al suo compagno Federico, col quale ha dichiarato di convivere “more uxorio” (ognuno convive come meglio crede). L’anno scorso, subito dopo  l’approvazione della legge sulle unioni civili, aveva dichiarato:: “All’inizio mi vergognavo, il mio mito era Luxuria, ma ora posso sposarmi.”. Infatti, proprio di recente i due piccioncini hanno coronato con le nozze il il loro sogno d’amore. Che carini! Siamo governati da gente che ha Luxuria come modello umano, morale ed esistenziale. E voi sperate ancora in un mondo migliore? Io no.

Bene, sorvoliamo sulle caratteristiche umane del personaggio. Evitiamo facili ironie sui particolari gusti sessuali e diciamo che è un tipo oeccentrico, bizzarro  anticonformista. Così va bene? Dopo il recente attentato a Barcellona che ha causato 16 morti, poteva star zitto, come hanno fatto in molti, ed evitare dichiarazioni di circostanza. Invece no. Forse sentendosi investito di una responsabilità anche morale, ha voluto esternare il suo pensiero ed ha dichiarato: “Ogni attacco alle nostre città ci rafforza nei nostri valori di apertura e di democrazia, ce li fa amare di più“. Chiaro? E magari è anche convinto di aver detto qualcosa di serio e sensato. Il significato  e la conseguenza di quella frase è che, se è vero che rafforzano i nostri valori,  dovremmo augurarci più attentati, perché più morti provocano e più i nostri valori si rafforzano. A parte la totale idiozia del concetto, teniamo presente che, tra i “valori” da rafforzare, secondo l’etica scalfarottiana,  devono esserci in prima fila quelli rappresentati ed impersonati dal suo idolo, il modello Luxuria. Qualcuno ha detto.  “Essere stupidi è un diritto, ma qualcuno esagera.”. Agli automobilisti si fa il test del palloncino per accertare che non superino il tasso alcolico consentito; a certa gente bisognerebbe fare il test cerebrale per accertare che non superino il limite di idiozia tollerato dalla legge, dal buon senso e dalla pazienza umana.

Questa a lato, invece, è l’espressione sorpresa, stupita ed incredula di un simpatico bonobo che, dopo aver visto quella foto in alto, ancora non crede che quella sia la faccia di un sottosegretario della Repubblica italiana (invece, purtroppo, è vero). Profondamente turbato da quella visione  e, soprattutto, dalle sue dichiarazioni,  il nostro bonobo, in qualità di portavoce dei primati, ha subito convocato una conferenza stampa per contestare le teorie evoluzioniste sull’origine della specie e smentire qualunque ipotesi scientifica di somiglianza, parentela, comune discendenza o legame evolutivo con l’homo sapiens. Comprendiamo benissimo la sua presa di distanza; ha la nostra completa solidarietà.

vedi

- “Facce e facciacce

- “Priorità italiche

Facce e facciacce

di , 11 Gennaio 2016 23:45

Certe persone non dovrebbero uscire di casa. Se solo avessero un minimo senso estetico dovrebbero farsi un esame di coscienza e, quando al mattino si guardano allo specchio, per onestà e rispetto per il prossimo, dovrebbero decidere di non uscire di casa ed evitare di mostrarsi in pubblico. Come minimo, per evitare traumi psichici, dovrebbe esserne vietata la vista ai minori ed alle persone particolarmente sensibili, come si fa per i film o per spettacoli riservati agli adulti in cui compaiono scene violente o porno. Esistono dei parametri che, per garantire la salute pubblica, pongono un limite al livello dello smog, all’inquinamento acustico, alla concentrazione delle polveri sottili nell’aria, agli additivi e coloranti presenti negli alimenti, alla presenza di elementi potenzialmente pericolosi  nell’acqua e nella composizione di vari prodotti in commercio. Allo stesso modo dovrebbero esistere dei parametri minimi di livello estetico per poter condurre una normale vita sociale, e soprattutto quando, a vario titolo e in diversi campi, si diventa personaggi pubblici. Superati quei limiti dovrebbero applicarsi delle sanzioni o, nei casi più gravi, l’interdizione dai pubblici uffici, o almeno forti limitazioni alle relazioni ed alla vita pubblica.

Lombroso mi fa un baffo. Lo ammetto, è una proposta esagerata, volutamente troppo esagerata, “lombrosiana“. Però serve almeno a sollevare il dubbio che l’aspetto fisico, l’apparenza, la tanto vituperata e screditata fisiognomica, qualche importanza nelle relazioni sociali possa averla; perché ce l’ha, eccome se ce l’ha. Forse la fisiognomica non può stabilire dalla faccia se un individuo è o non è un potenziale criminale, ma di sicuro è dalla faccia che capiamo subito se una persona ci è simpatica e ci ispira fiducia. Anche se non vogliamo ammetterlo. Ma oggi l’uguaglianza è il principio cardine della democrazia, e si condanna qualunque minimo accenno di possibile discriminazione in base al sesso, età, etnia, religione, appartenenza politica, colore della pelle e qualunque altro motivo possa determinare una valutazione negativa di una persona. In questa situazione anche solo il pensare di valutare le persone in base all’aspetto estetico sarebbe follia.

In ogni caso, i personaggi pubblici nostrani che vediamo quotidianamente su stampa, web, televisione, non corrono alcun rischio, sono tutti esteticamente inattaccabili, anzi simboli e modelli di bellezza classica, simpatia ed acuto ingegno. Per esempio questi personaggi nelle foto, Ivan Scalfarotto ed Emanuele Fiano, parlamentari ed esponenti di primo piano del Partito democratico, non avrebbero niente da temere. L’aspetto deciso ed autorevole, i lineamenti delicati, fini, armoniosi, quasi aristocratici del volto, lo sguardo particolarmente sveglio, la fronte spaziosa, sono tutte caratteristiche che indicano forte personalità, ispirano istintiva simpatia a prima vista e denotano una grande e brillante intelligenza.

Ma non sempre è così. E bisognerebbe tenerne conto perché, specie quando si svolge un ruolo pubblico, l’aspetto fisico ha la sua importanza; conta la faccia. Anni fa, la giornalista Maria Latella intervistò l’allora presidente dell’ANM Luca Palamara e, in collegamento telefonico,  Francesco Cossiga.  Il Presidente Cossiga, che evidentemente non aveva grande stima e simpatia per Palamara (ed ancora meno per l’associazione che rappresentava), cominciò col dire “Questo magistrato la faccia da intelligente non ce l’ha assolutamente…”. E continuò su questo tono paragonando il cognome del magistrato con quello di una nota marca di tonno: “Come si chiama, Palamara, come il tonno...”. E, rivolto alla giornalista che si mostrava sorpresa per il giudizio poco lusinghiero, aggiunge:  “Io ho fatto politica per cinquant’anni e vuole che non riconosca uno dalla faccia?”. Poco dopo conferma il suo giudizio: “Io con uno che ha quella faccia, che ha detto quella serie di cazzate, non parlo.”. In quanto alla ANM, ecco il suo giudizio: “Quella associazione sovversiva e di stampo mafioso che è l’Associazione nazionale magistrati“. Non c’è che dire, il picconatore non le mandava a dire.

Forse Lombroso esagerava nelle sue conclusioni; non si può identificare un delinquente misurando la lunghezza del naso o la conformazione del cranio. Ma, se non siamo ipocriti, dobbiamo riconoscere che è dall’aspetto fisico, dai lineamenti del volto, dall’espressione, dai gesti, dal portamento, dal tono e timbro di voce, dallo sguardo, dal sorriso, dall’insieme di questi segnali corporali, che riceviamo la prima impressione di una persona e, istintivamente, la valutiamo. Forse ci si può sbagliare, ma molte volte la prima impressione è quella giusta. Cossiga aveva imparato a fidarsi della prima impressione e riconoscere le persone dalla faccia. Gli italiani no, purtroppo.

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Diversamente uguali e ugualmente diversi

di , 19 Aprile 2013 11:55

Sta andando in onda in questi giorni uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Uno dei soliti spot del governo per la serie “Pubblicità progresso“. Una decina di giorni fa il neo deputato Ivan Scalfarotto (chi era costui?) aveva protestato perché, a suo dire, la RAI intendeva bloccare lo spot. Immediata smentita della RAI che ha assicurato che lo spot sarebbe andato in onda dal 13 al 26 aprile, come in realtà sta avvenendo.

Così abbiamo rassicurato Scalfarotto. Ma non solo lui. Immagino che questo spot del Ministero del lavoro (!?) abbia rassicurato anche i milioni di precari, disoccupati, esodati e tutti coloro che il “lavoro” non ce l’hanno e che non sanno più come campare. Anche i minatori del Sulcis, in Sardegna, vedendo lo spot del Ministero del lavoro (!?) contro l’omofobia, si sentiranno tranquillizzati e guarderanno il mondo con rinnovata speranza e “buone prospettive per il futuro”. Ora, però, i minatori sono un po’ preoccupati. Vedendo questo spot a favore di gay e lesbiche, fatto dal Ministero del lavoro, si chiedono perplessi se, per garantirsi il lavoro, devono diventare gay. Boh, misteri minerari.

Peccato che stia andando in onda solo da pochi giorni. Sono certo che se la RAI lo avesse trasmesso prima, anche quelle tre persone che si sono suicidate a Civitanova Marche per problemi economici, avrebbero rinunciato “all’insano gesto“. E così pure gli altri due suicidati due giorni prima. Ed anche i tre suicidati in Sardegna nel giro di due giorni (morti, asini e saggi), vedendo lo spot, avrebbero riacquistato fiducia nel futuro, grazie al Ministero del lavoro e delle pari opportunità. Già, perché il Ministero è sempre attento ai veri problemi del Paese, specie quelli del lavoro. E l’omofobia, a quanto pare,  è uno dei problemi più gravi per quanto riguarda il lavoro, l’economia, la finanza, lo spread, il debito pubblico, la bilancia dei pagamenti ed il rilancio dell’occupazione. O no? Niente di strano che, per accontentare i “diversamente normali“, il prossimo governo crei un nuovo ministero ad hoc: il “Ministero delle estrosità sessuali“. Chi sarà il ministro? Ovvio, Nichi Vendola.

Variazioni sul tema spot

C’è chi è Pesci…

C’è chi è Vergine…

C’è chi è Scorpione…

Tutti segni zodiacali diversi. Ognuno ha il proprio segno e, come dice lo spot, “Non c’è niente da dire“.

Per chi ci crede, anche il segno zodiacale può condizionare  vita, le scelte, la personalità, il carattere e, perfino, la fortuna. Chi non crede all’astrologia, vive benissimo lo stesso. Anzi, evita di perdere tempo a leggere o ascoltare ogni giorno l’oroscopo e può occupare quel tempo in maniera più proficua. Ma ognuno è libero di credere quel che vuole ed a chi vuole. Perfino il mago Otelma vanta seguaci. Si dice che ci siano segni più fortunati di altri e che, grazie alle caratteristiche proprie di quel segno, siano più avvantaggiati in amore, lavoro, affari, rispetto ad altri. Ma ognuno ha il proprio segno e, piaccia o no, se lo tiene. Così va il mondo, da sempre: c’è chi nasce con la camicia e chi non ha nemmeno le mutande. E solitamente quelli con la camicia sono più fortunati degli smutandati. Ed anche su questo…”Non c’è niente da dire“.

Sì alle differenze“, conclude lo spot. Sì, però, bisogna ricordarsi che ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono animali docili come agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti, Madre Teresa di Calcutta e Adolf Hitler. Tutto fa parte della natura. Il fatto che tutto sia naturale non significa, però,  che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore. Impariamo fin da piccoli, grazie anche all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che può essere pericoloso. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e  scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.

E’ strano, tuttavia, che questa campagna ormai continua, assillante che occupa sempre più ampi spazi nei media, si basi sostanzialmente su due concetti opposti che vengono usati ed abusati seconde le circostanze. Il primo è il concetto di “Uguaglianza” che viene spiattellato continuamente come il vero toccasana della società e che, servito in salse diverse secondo le necessità,  tende ad eliminare le discriminazioni nei confronti della diversità di qualunque genere. Ottimi propositi, encomiabili. Peccato che le stesse persone che si battono tanto per l’uguaglianza, subito dopo (vedi il “Sì alle differenze” dello spot),  comincino a rivendicare il diritto ad essere “diversi” e si strappino le vesti per affermare il valore della “Diversità“. Ma allora siamo per l’uguaglianza o per la diversità? Oppure, secondo i giorni, le paturnie, l’oroscopo e le previsioni del tempo, un giorno siamo “Ugualmente diversi” ed il giorno dopo “Diversamente uguali“? Decidiamoci, ragazzi, decidiamoci!

Un vecchio aneddoto racconta dell’accalorato discorso, nell’assemblea parlamentare ai primi del secolo scorso, di un deputato francese  che si batteva per il riconoscimento dell’uguaglianza e di pari diritti per le donne. Concluse il suo appassionato intervento con questa considerazione: “In fondo, fra l’uomo e la donna non c’è che una piccola differenza”. Dal fondo della sala un altro deputato si alzò e gridò: “Viva la differenza“. Seguì un lungo applauso di tutta l’assemblea in omaggio alla “differenza“, fonte primaria dell’origine del mondo (come immortalata da Courbet)  e della sopravvivenza della specie umana.

Una vecchia barzelletta, quelle basate sulle “differenze“, diceva: “Sai che  differenza passa fra un piatto ed un vaso da notte?”. E di fronte al silenzio dell’interlocutore che attendeva la battuta finale, il primo concludeva: “No? Allora non andrò mai a cena a casa tua”. Ecco, non vorrei che con questa mania di considerare tutto normale, tutto naturale, tutto “uguale“, tutto legittimato e mettere vizi e virtù sullo stesso piano, facendo di ogni vizio una virtù e di ogni ghiribizzo sessuale un diritto naturale, si finisse per tenere sul cuscino uno scorpione o servire la cena in un vaso da notte. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

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Ultimi e penultimi

di , 7 Aprile 2013 21:14

Ai funerali delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche, la presidente della Camera, Laura Boldrini, è stata contestata dai presenti. Non è ovviamente una protesta personale nei suoi confronti, ma rivolta a lei in quanto rappresentante di quello Stato che la gente sente sempre più lontano. Giusto due giorni prima altre due persone si sono suicidate, sempre per motivi di difficoltà economica; un imprenditore ed un disoccupato. Dall’inizio del 2012 sembra che i suicidi dovuti alla crisi economica siano più di cento.

La cronaca ci dice che ogni giorno chiudono migliaia di aziende e crescono i disoccupati. E non si vede la fine del tunnel. Una situazione che definire drammatica sembra quasi riduttivo. Intanto vediamo in TV le solite facce dei soliti politici che continuano, come se niente fosse, a ripetere la solita tiritera di sempre, a scontrarsi, accusarsi a vicenda, inventarsi qualche motivo per giustificare le loro posizioni. Una nenia monotona ed insopportabile. E sembrano tutti seri e convinti di avere la verità in tasca. Oggi per offendere qualcuno basta dirgli che ha una “faccia da politico“; racchiude in due parole tutti i peggiori insulti possibili.

Forse aveva una faccia da politico anche la Boldrini a Civitanova Marche. Ecco perché l’hanno contestata. Eppure la signora, appena eletta alla presidenza della Camera, disse che si sarebbe occupata degli “ultimi“. Ma bisogna intendersi, perché la signora, fino a poco tempo fa portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, si è sempre battuta per tutelare i migranti, assicurarsi che l’Italia accogliesse tutti e gli garantisse tutti i possibili diritti nazionali ed internazionali. E’ sempre lei che, appena si cercava di porre un freno all’immigrazione libera ed incontrollata, o non si interveniva tempestivamente per salvare tutti i migranti diretti a Lampedusa, o non si era in grado, per troppa affluenza, di garantire a tutti gli ospiti nei centri di accoglienza tutti i servizi possibili, lanciava strali nei confronti delle autorità ed accusava l’Italia di xenofobia, razzismo e mancanza di riconoscimento dei diritti umani.

E’ sempre lei, come portavoce ONU, sostenuta nella sua campagna da tutto il sinistrume italico in formato buonista, a predicare la massima accoglienza di tutti, senza limiti, regole e controlli. E’ sempre lei, rappresentante non solo dell’ONU, ma di tutta quella schiera di sinistrati che non perde occasione per propagandare la bellezza del multiculturalismo, l’integrazione, i diritti umani e la cittadinanza agli stranieri.  Ecco chi sono per lei gli ultimi: gli immigrati.

E’ una visione del mondo che la sinistra continua a mettere in primo piano, per pura ideologia, chiudendo gli occhi davanti ai problemi che l’immigrazione crea. Una ideologia che ha come scopo finale la disgregazione sociale ed il completo stravolgimento dello Stato, attraverso attacchi mirati alle tradizioni, alla famiglia, alla Chiesa ed a tutto ciò che costituisce intralcio alla realizzazione del loro “paradiso dei lavoratori” socialista. La storia li ha condannati inesorabilmente, ma non l’hanno ancora capito o non vogliono capirlo. E’ la stessa ideologia che animava Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ed ex ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, il quale affermava che lui era il “ministro degli immigrati“.

Ecco cosa è per loro la solidarietà sociale: occuparsi degli immigrati. Ecco chi sono per la Boldrini gli “ultimi” di cui vuole occuparsi: gli immigrati. L’Italia sta crollando sotto il peso di una crisi insostenibile, le aziende chiudono, i disoccupati crescono a migliaia ogni giorno, la gente si ammazza perché non riesce a campare o per la vergogna e questa gentaglia pensa agli immigrati, al multiculturalismo, all’integrazione, elimina i presepi nelle scuole e le feste di Natale ed i canti natalizi per non urtare la suscettibilità dei non credenti. Ma quanto ci costa assistere milioni di immigrati? Siamo in condizioni di sostenere questi enormi costi? Perché nessuno ci dice chiaramente qual è il costo dell’accoglienza per gli italiani? E perché si trovano miliardi di euro per garantire la vita agli immigrati e non si trovano i soldi per  aiutare gli italiani che poi, per la vergogna, si suicidano? Perché nessuno ci dà queste risposte, invece di blaterare a vuoto con la solita “faccia da politici“?

Sembra che questa gente, che vediamo ogni giorno  accapigliarsi in TV per difendere la propria barca, scaricando sempre sugli altri le responsabilità,  viva in un altro mondo. Pensano ad altro. Pensano alla cittadinanza agli stranieri, alle unioni gay, alle leggi sull’omofobia e sul femminicidio. Queste sono le loro priorità (lo ha detto Bersani). E intanto gli italiani si ammazzano per la vergogna di non poter sopravvivere. E loro pensano ai gay ed agli stranieri! Di recente il neo deputato PD Ivan Scalfarotto, gay dichiarato, appena entrato alla Camera, si è lamentato perché nella polizza sanitaria, obbligatoria per tutti i parlamentari,  non poteva includere il suo compagno Federico col quale ha dichiarato di convivere “more uxorio“.   Ecco le priorità dell’Italia; la polizza per il compagno di Scalfarotto. No comment!

La dimostrazione che siano fuori dal mondo  ce la fornisce ancora lei, la signora Boldrini, la quale ha dichiarato che “…io non immaginavo che in Italia oggi ci fosse tanta povertà, tanto bisogno delle cose essenziali”. (“Omicidio di Stato”. Boldrini contestata). Incredibile, la Boldrini, “tomo tomo e cacchio cacchio” come direbbe Totò, davanti a tre suicidi  per difficoltà economiche, ultimi di una lunga serie, se ne esce a dire, senza nemmeno vergognarsi, che lei non sapeva che in Italia ci fosse tanta povertà. Questa signora è la presidente della Camera, la terza carica dello Stato e non sapeva che in Italia ci sono i poveri. Andiamo bene! Ma dove vive? Dov’era fino ad oggi? In Guatemala anche lei a far da guida a Ingroia? In Australia a battersi per la tutela dei canguri?

Veramente sapeva che ci sono i poveri. Lo sapeva così bene che circa una settimana fa è andata a consumare il pranzo pasquale alla mensa dei poveri di Ancona (Boldrini pranza alla mensa del povero). Ed in quella occasione ha dichiarato che “La povertà è una emergenza nazionale“. Ma come, una settimana fa dice che la povertà è una emergenza ed oggi afferma che non sapeva che ci fosse tanta povertà? Mah, forse il mistero è spiegabile. Vuol dire che la Boldrini una volta parla a Roma, una volta parla ad Ancona, una volta parla a Civitanova Marche ed una volta parla a vanvera!

La verità è che era tanto occupata a difendere gli immigrati e garantirgli tutti i diritti possibili, che gli italiani passano in secondo piano. Lei si occupa degli ultimi, ovvero di migranti. E gli italiani? Ovvio, se non sono migranti non sono ultimi e se non sono ultimi lei non se ne occupa. Gli italiani sono solo penultimi. Quindi non degni di attenzione. Oggi siamo tutti così impegnati ad occuparci degli “ultimi” che non ci accorgiamo che ci sono anche i “Penultimi“, gli italiani poveri,  e che questi penultimi, forse, stanno peggio degli ultimi, se non altro perché l’ONU non se ne occupa. Prima pensiamo ai migranti, all’accoglienza, all’integrazione, ai diritti umani, all’assistenza degli ultimi. I penultimi, gli italiani, si arrangino. Al massimo gli dedichiamo un po’ di attenzione giusto se si suicidano. E magari in quella occasione scopriamo che in Italia ci sono dei poveri. Incredibile, vero?

Intanto, però, il Presidente Napolitano, quello che si inventa i “Dieci saggi” tanto per prendere tempo, ha inviato ai familiari della famiglia Dionisi  il solito messaggio di cordoglio e, come riporta la stampa, è “Molto provato“. Ah, bene, se il Presidente è “Molto provato” allora siamo a posto, tutto in ordine, sereno e tranquillo. No?

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