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Anche Bob Dylan copia

di , 15 Giugno 2017 14:26

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

di , 12 Gennaio 2017 06:12

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Social killer

di , 15 Settembre 2016 20:19

Una volta registrare video hard era un’attività riservata a chi produceva film porno. Oggi è diventata attività (quasi) normale anche per la casalinga di Voghera, perché da tempo i media e i social network diffondono il messaggio che mostrarsi nude o quasi sia del tutto normale, anzi è segno di emancipazione, progressismo, apertura mentale e libertà sessuale. L’invasione di selfie e foto sexy presenti dappertutto in rete, anche su siti di quotidiani seri, sono solo il primo passo e favoriscono l’emulazione, specie da parte delle adolescenti per le quali l’esibizionismo è un istinto naturale; desiderose di mostrarsi, farsi ammirare, verificare la propria carica erotica e la capacità di seduzione. Solo che una volta queste prove di seduzione si facevano a scuola, nelle piazze del paese, nelle festicciole fra amici. Ora si fanno nella grande piazza virtuale a beneficio di milioni di utenti. E’ risaputo che, grazie ai social network in rete,  già a 12/13 anni le ragazzine cominciano a scambiare foto sexy e messaggini erotici: lo dicono le indagini, le inchieste e le statistiche. Passare poi dalla semplice foto sexy a foto più spinte o video più o meno hard, il passo è breve. Così a 14/15 anni si passa da contatti ed  esercitazioni virtuali ad incontri reali e prove pratiche. E se a 16 anni si è ancora vergini si passa proprio per sfigate. Del resto  i media (stampa, TV, cinema, internet)  ci dicono che fare sesso è “normale”, e prima si comincia meglio è. Con queste premesse non dobbiamo stupirci se poi in questo tripudio di erotismo succede qualche incidente di percorso.

Incidenti come questo che non è il primo e non sarà l’ultimo. Una ragazza, Tiziana Cantone, una ragazza campana di 31 anni si è suicidata. Aveva registrato un  video hard, lo aveva inviato a degli amici i quali poi, senza il suo consenso,  lo hanno pubblicato in rete a disposizione di tutti (Tiziana; perché si è suicidata). Come dicevo, non è il primo caso di tragedie nate da brutte esperienze legate alla rete. Casi di diffusione di foto e video  erotici, bullismo, attacchi e insulti, ricatti, sono all’ordine del giorno. La rete è una giungla e chi la frequenta, specie adolescenti ancora impreparati a difendersi dalle cattiverie del mondo, rischia di farsi molto male. Ma ormai l’esibizione di foto sexy o di video più o meno hard, è normale. I giovani vivono una specie di delirio sessuale perenne in cui tutto è lecito, tutto è consentito, non ci sono più limiti. La cronaca ci racconta ormai da anni, che le abitudini sessuali dei giovani sono così disinibite e precoci che in Inghilterra  le gravidanze delle minorenni sono diventate un problema sociale. Fare sesso è come prendere un aperitivo. E infatti spesso le ragazzine fanno sesso proprio in cambio di un aperitivo, una pizza, una ricarica telefonica, un regalino o pochi spiccioli.

E’ talmente normale che una ragazza viene violentata nei bagni di una discoteca e le amiche, invece di difenderla, filmano lo stupro, lo diffondono in rete e si fanno grandi risate: “Rimini, violentata in discoteca: le amiche filmano e ridono“. Ecco, anche lo stupro diventa normale, così normale che ci si diverte un sacco. E per consentire anche ad altri di farsi due risate, il video viene subito messo in rete, perché questo è l’altra regoletta della generazione digitale: filmare tutto e condividere tutto. ”Così fan tutte“, e così ha fatto anche Tiziana. Se al sesso facile aggiungiamo anche l’uso di droghe varie ed alcol a litri, il risultato non può che essere devastante.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché i nostri solerti governanti si stanno già occupando del problema dei pericoli insiti nell’uso della rete. Cosa faranno? Semplice, faranno una legge, e il problema è risolto.  Così come hanno fatto con il femminicidio e l’omicidio stradale. Infatti non si registrano più casi di violenza sulle donne, né incidenti mortali. No? Quei quattro idioti travestiti da politicanti, giusto per far finta di fare qualcosa, pensano di risolvere tutti i problemi con una legge ad hoc. Infatti nei dibattiti televisivi uno stuolo di esperti, sociologi, psicologi, si preoccupano di garantire la privacy, tutelare i dati personali, spiegare i meccanismi degli inganni e delle truffe in rete, dei pericoli di incontri con sconosciuti, di spiegare il pericolo dell’uso di droga e alcol. Sono gli esperti del giorno dopo, quelli che ti spiegano per filo e per segno perché certi comportamenti sono sbagliati. Ma nessuno spiega come fare per evitare che certi comportamenti e stili di vita si diffondano fra i giovani.

Se oggi è normale scambiare foto e video hot in rete, così come abusare di alcol, fumo, droga e fare sesso senza limiti già da adolescenti, ci sarà un motivo. Il motivo è che il nostro stile di vita è esattamente quello che assimiliamo attraverso i media, ogni giorno, fin dalla nascita. E’ un continuo assillante invito all’edonismo più sfrenato , all’esibizionismo, alla ricerca maniacale del piacere sessuale sempre, dovunque e con chiunque. E se alcol e droga aiutano a raggiungere lo stato di estasi, ben vengano ed è lecito abusarne; con grande gioia dei produttori di alcol e trafficanti di droga. Questa società genera mostri perché devono tenere in piedi un sistema che produce veleni, ma su quei veleni si regge un immenso sistema economico che, se si smettesse di colpo di consumare quel veleno, crollerebbe. Sono concetti che ripeto da anni. C’è un fattore determinante nell’educazione dei giovani: l’emulazione. I giovani crescono adeguandosi allo stile di vita che vedono rappresentato ogni giorno attraverso i media. E quello che vedono è esattamente quello che poi fanno.

Allora, scontata la responsabilità personale di chi pubblica foto e video in rete e lo fa a proprio rischio e pericolo, siamo sicuri che i mass media non abbiano alcuna responsabilità nella diffusione di queste pratiche e delle conseguenze spesso tragiche? In altre parole, siamo sicuri che riempire i mass media con foto sexy di divette dello spettacolo (ma vale anche per le scene di violenza e la cronaca nera), non possa favorire l’emulazione da parte di chi queste immagini le ha sempre sotto gli occhi ovunque volga lo sguardo? Siamo sicuri che se non ci fosse questa diffusione assillante e pervasiva di immagini erotiche (e di violenza) quella ragazza avrebbe girato un video hard o ci sarebbe l’ennesimo caso di femminicidio o ci si ammazzerebbe per una mancata precedenza? Ma bisognerebbe essere sicuri al 100%, perché se c’è anche solo una possibilità che i media influenzino negativamente il comportamento delle persone (che è scontato al 100%) allora bisogna riconoscere che i media sono responsabili di favorire l’emulazione di atti di violenza, di diffusione di materiale porno e delle tragiche conseguenze. Sono dei killer mediatici.  Socrate fu accusato di corruzione dei giovani e mandato a morte per molto meno.

Selfie taroccati, bufale e vacanze

di , 18 Agosto 2016 15:05

Ormai è tutto falso, virtuale, niente è quello che sembra. La realtà è finzione e la rappresentazione della realtà sembra più vera del reale. E’ una realtà taroccata perché, a forza di media, internet, social network, fake, selfie, avatar, bufale e photoshop, hanno taroccato il cervello della gente. Tanto che, grazie anche alla tecnologia, trasformare la realtà è diventato normale, una specie di gioco di società. Una volta ci si limitava a raccontare bugie su imprese fantastiche, conquiste amorose, vacanze strabilianti e avventure di viaggi. Oggi la parola non basta più, i ballisti 2.0 si sono evoluti e non si accontentano più di raccontare balle, ti propongono anche le prove fotografiche e le diffondono in tempo reale sui social.

Lo conferma questo articolo: “Milioni di selfie taroccati per simulare le vacanze“. Basta un selfie, un ritocco con Photoshop con cui inserisci uno sfondo a piacere e fai credere di aver trascorso le vacanze in splendide ed esclusive località. Ecco perché la realtà non è quella che vediamo intorno a noi nella vita quotidiana, ma è quella che vediamo rappresentata (e taroccata) in televisione o su internet. E così, in questo generale taroccamento, anche l’Italia è popolata da strana gente, bizzarri e pittoreschi personaggi che spopolano sui media ed in TV, hanno successo e riescono ad infinocchiare (è il termine appropriato) i creduloni: imbonitori da fiera paesana travestiti da guru, travestiti di successo con nomi da vizi capitali, fighetti snob travestiti da intellettuali isterici che “aborrono” il lavoro perché sudare non è chic, ornitologi sessualmente confusi che scambiano l’uccello con la passera ed usano gli orifizi corporali per scopi diversi da quelli naturali. E’ tutto un taroccamento generale. Anche i cinesi, quelli che fabbricano prodotti taroccati per tutti i gusti e le esigenze, sembra che non siano cinesi originali; sono cinesi taroccati da napoletani che si spacciano per cinesi originali Made in China, ma sono napoletani di Forcella taroccati da cinesi con Photoshop (vedi “Prosciutto e vermi cinesi“). Vatti a fidare.

Vedi

- Il trucco c’è, ma non si vede (2007)

- Fra realtà e fiction (2008)

- Trucchi del mestiere (2008)

- Non è vero, ma ci credo (2008)

- Realtà e finzione (2009)

- E’ tutta una fiction (2010)

- Libia e mozzarella (2011)

- La TV ci avvelena (2011)

- Realtà e Photoshop (2011)

- Sogni e bisogni  (2013)

- Tarocchi e congiuntivi (2013)

- Il trucco c’è (e si vede) (2013)

- Bufale di giornata (2014)

- Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni fotografici (2015)

Sono tutti matti

di , 7 Giugno 2016 10:49

Il mondo sta impazzendo, o almeno così sembrerebbe a leggere certe notizie. Ne abbiamo conferma ogni giorno anche sui media dove non mancano annunci preoccupanti sulla salute mentale della gente. Ecco, per esempio, questi due box che compaiono oggi sulla prima pagina del Giornale.

Non c’è dubbio, parla proprio di pazzi. Sono impazziti i fan di Syria e sono impazziti pure gli utenti di Instagram per una certa Milena Gorum. Non si capisce bene quali siano le cause dell’improvvisa epidemia di pazzia collettiva, ma succede sempre più di frequente. Oggi sono Syria e Milena a provocare crisi di follia, ieri erano altre divette e domani saranno altre ragazze seminude in cerca di visibilità. Sono immancabili su qualunque pagina web. E non si tratta mai di semplici foto; no, sono sempre “Hot“, sono “mozzafiato” o, come in questo caso “fanno impazzire“. La pazzia dilaga, specie sui social network.

Già, la normalità sulla stampa non esiste. Deve essere tutto esagerato, ingigantito, iperbolico. Il guaio è che quando l’iperbole diventa normale e tutti i giorni ci troviamo di fronte a qualche foto che “fa impazzire“, non solo non impazziamo, ma ci viene da scompisciarci dalle risate. Anche perché il più delle volte queste bellezze tanto esaltate non hanno niente di meglio e di più di tante ragazze che incontriamo quotidianamente e che, forse, sono anche meglio di queste donnine spesso rifatte e ritoccate con photoshop. Ma i media sono pieni di questo genere di foto; sono convinti che attirino visite e che questo sia ciò che vogliono i lettori (cosa che resta ancora da dimostrare).  E continuano a riempire pagine e pagine di foto e notizie del tutto inutili, facendole passare per informazione.

Ma siamo sicuri che i lettori siano curiosi di avere notizie di queste vere o presunte star? Quanti saranno i lettori che sanno chi sia questa Milena Gorum? Forse lo sanno i genitori, parenti e qualche amico. Ma noi lo scopriamo leggendo  il pezzo (Instagram impazzito). E’ figlia di Jana Rajilich.  Chi è questa Jana Rajilich?  Non sapete nemmeno questo? Beh, ma allora siete proprio ignoranti. E’ una ragazza che uscì con Mick Jagger negli anno ’80 (non è chiaro se si trattò di un’uscita unica, se le uscite furono più di una, e se dopo essere uscita sia anche rientrata). Beh, lo sanno tutti chi erano le ragazze che 30 anni fa uscivano con Mick Jagger. No? Ma per i più curiosi, o per chi lo ha dimenticato, ecco una precisazione. Forse (la cosa non è proprio sicura, gli storici stanno ancora indagando)  le sue uscite con Jagger furono la causa della separazione da Jerry Hall. Chi è Jerry Hall? No, ragazzi, ma allora site proprio irrecuperabili. Ci rinuncio. Mica vi si può fare tutta la storia dell’umanità. Potevate applicarvi di più, negli anni ’80 erano materia di studio: letteratura, storia, filosofia, fisica, matematica e…ragazze che uscivano con Mick Jagger.

Ora, al di là dell’ironia, una cosa è chiara. Come ripeto da anni, queste notiziette servono solo a riempire le pagine, non hanno alcuna utilità pratica e sono anche ridicole, perché presentano sempre  con grandi strombazzamenti delle foto normali come qualcosa di straordinario. Ma fingono di non saperlo perché ci campano. Allora viene da pensare: visto che ormai abbiamo anche chiuso i manicomi, non sarà pericoloso avere tanti maniaci in circolazione che impazziscono per una foto?  No, in realtà non impazzisce nessuno. Gli unici pazzi sono quelli che continuano a propinarci queste cazzate quotidiane. E mi viene in mente una sigla televisiva che si addice benissimo a questi signori della stampa: “Sono tutti matti“; i giornalisti, non i lettori.

Video importato

YouTube Video

Bastardi e moralisti col timer

di , 18 Novembre 2015 20:28

Nei giorni scorsi un titolo di Libero sulla strage di Parigi ha scatenato una bufera di proteste. Indignazione, denunce ed accuse di incitamento all’odio.

Ecco il titolo incriminato e l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro. Tutti scandalizzati, indignati ed offesi per quel titolo. Perfino a Che tempo che fa su RAI3 sabato scorso, alla presenza di Fazio e di Gramellini,  Geppi Cucciari ha letto il suo pistolotto, a metà fra il comico ed il moraleggiante, citando proprio certi giornali che titolano “bastardi” e proseguendo con “stronzi razzisti” che incitano all’odio. Dalle parole si intuiva che prendeva di mira Salvini e un quotidiano. Chissà perché ho pensato che si riferisse proprio a Libero. Infatti, come ho accertato il giorno dopo, non mi sbagliavo. Alludeva proprio al titolo riportato a fianco. E, tanto per gradire,  a quel Matteo Salvini, che ormai ha sostituito Berlusconi come bersaglio preferito degli strali della stampa e dei comici. Sembrerebbe proprio che il grande pericolo per l’Italia non sia l’invasione incontrollata dei disperati di mezzo mondo, non la presenza di possibili jihadisti islamici sul nostro territorio (sono circa mille quelli schedati come potenzialmente pericolosi), non la possibilità di attentati come a Parigi, non la crescente insicurezza delle nostre città dovuta alle attività criminali di bande di stranieri, non il proliferare di moschee senza controllo che diventano centri di indottrinamento e arruolamento di volontari pronti a combattere per il jihad. No, il vero gravissimo pericolo è un titolo di Libero che chiama “Bastardi islamici” i terroristi che hanno fatto strage a Parigi, e Salvini che dice semplicemente quello che pensano milioni di italiani e che, per questo, viene accusato di essere xenofobo e razzista.

Così si sposta l’attenzione dal vero problema, il pericolo reale del terrorismo islamico, e si pone come argomento di interesse pubblico un falso problema che si fa passare come insulto all’islam e incitamento all’odio. Ma su questa manipolazione dell’informazione e stravolgimento della realtà la sinistra ci campa da sempre. E chi si permette di denunciare questa subdola operazione mediatica di controllo e strumentalizzazione dell’informazione viene prontamente messo al rogo e tacciato di fascismo, razzismo e xenofobia. Così si delegittima l’avversario politico additandolo come nemico pubblico numero uno, colpevole di tutti i mali del mondo.

Ed infatti, giusto per distrarre l’attenzione, parte la campagna mediatica anti Libero, che si attua sulla stampa ed in tutti i talk show televisivi, dove l’argomento principale non è il pericolo del terrorismo islamico, ma l’insulto “Bastardi islamici“. Facciamo solo due esempi. Il primo è un articolo di Fabrizio Rondolino su L’Unità: “Bastardi a chi?: Libero senza limiti“. Dice Rondolino che la scelta di Libero è sbagliata e pericolosa, perché dà un’idea errata dell’islam e perché incita all’odio. Evidentemente un termine che potrebbe, ipoteticamente, suscitare sentimenti di odio, per Rondolino è più grave dell’odio (non presunto, ma vero e reale) di chi in forza di quell’odio spara all’impazzata su una folla di ragazzi facendo 130 morti.  Punti di vista.

Il secondo è quello della denuncia, con richiesta di danni morali e materiali subiti,  presentata dal giornalista Maso Notarianni nei confronti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, come riportato dal Fatto quotidiano che pubblica anche copia della denuncia: “Belpietro denunciato“. La motivazione è sempre quella: “Queste parole istigano all’odio.”. Che anime sensibili.

Sembrerebbe che la nostra stampa presti un’attenzione particolare a non urtare la sensibilità dei lettori e, soprattutto, ad evitare accuratamente qualunque parola, termine, frase o immagine che possa in qualunque modo provocare sentimenti di odio. Sarà così? Vediamo. Se andassimo a scovare sui media tutti i messaggi, i titoli, le frasi, i riferimenti che potrebbero istigare all’odio, sarebbe un lavoro immane, senza fine. Allora facciamo ancora due soli esempi, proprio riferiti alle testate sopra citate: L’Unitàil Fatto quotidiano.

Questa vignetta comparve nel 2008 su “Emme“, l’inserto del lunedì de L’Unità, diretta allora da Concita De Gregorio, quella che ha sempre l’aria afflitta da Madonna addolorata e che, pertanto, si deduce abbia una sensibilità enorme ed una particolare attenzione a non offendere nessuno e, ancor meno, a pubblicare qualcosa che possa essere di stimolo all’odio.  Ma allora questa vignetta di Mauro Biani, con un ragazzo che minaccia di sparare al ministro Renato Brunetta, cos’è? Un invito alla pace ed alla fratellanza universale? Una dichiarazione d’amore per Brunetta? Questo non potrebbe incitare all’odio e, magari, istigare qualcuno poco equilibrato a mettere davvero in atto ciò che si vede nella vignetta? Oppure davvero all’Unità pensano che mostrare un tale che spara a Brunetta sia meno pericoloso di un titolo di Libero che definisce bastardi quelli che bastardi lo sono davvero, perché hanno fatto una strage,  e islamici lo sono pure, senza alcun dubbio, perché agiscono in nome del profeta urlando “Allah è grande”? Forse sì, visto che per loro questa è satira e dovrebbe essere divertente. Che strane convinzioni hanno all’Unità. Del resto è risaputo che da quelle parti la morale è doppia; la si usa secondo le circostanze e la convenienza.

Vediamo un altro esempio di giornalisti che si scandalizzano per il titolo di Belpietro, quelli che sono attentissimi ad evitare qualunque possibile causa di istigazione non solo all’odio, ma anche ad una semplice innocua antipatia. Parliamo di Marco Travaglio, quello che in TV dall’amico Santoro, apriva il breviario e leggeva la sua omelia settimanale con inclusa morale conclusiva dal suo “Vangelo secondo Marco“…Travaglio, ovvio . A dicembre 2009 in Piazza Duomo tale Tartaglia lanciò in faccia a Berlusconi una pesante miniatura del Duomo procurandogli varie lesioni. Si scatenarono i commenti sulla stampa. Alcuni denunciavano il fatto che l’aggressione fosse il risultato di una continua campagna di odio messa in atto dalla stampa. Altri, per non riconoscere le proprie responsabilità, spiegarono l’aggressione col fatto che Berlusconi era un “provocatore”, che era lui a scatenare l’odio, che era lui, come affermava Di Pietro,  che “istigava alla violenza”,   e che in fondo “se l’era cercata“. Se invece che Berlusconi avessero colpito un esponente di sinistra, le reazioni sarebbero state di tutt’altro tono; ma non divaghiamo.

Travaglio, uomo tutto d’un pezzo che non conosce mezze misure e che grazie agli articoli e libri contro Berlusconi deve in gran parte le sue fortune come giornalista e scrittore,  andò anche oltre e non solo non condannò l’aggressione di Tartaglia, ma rivendicò il proprio diritto a odiare Berlusconi. Ecco cosa scriveva il nostro evangelista santoriano: “Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?” (Si può volere la morte di un politico“). E ancora “Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio.”. E per giustificare il suo odio accusa Berlusconi di essere il personaggio più violento visto nella politica italiana: “Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana.”. Eh, esagerato! (Qui l’articolo completo: “La politica non prevede la categoria del sentimento“). Chiaro? Roba da far invidia ai più spietati criminali della storia, ad Al Capone, Dillinger, Jack the ripper, Adolfino sette bellezze in arte Führer, il grande padre Stalin e via criminalizzando. Al suo confronto l’ex terrorista D’Elia, quello che è finito in Parlamento a fare il segretario del Presidente della Camera Bertinotti, era un mansueto ed innocente agnellino. E Francesco Caruso l’antagonista che era presente ovunque ci fossero disordini di piazza, barricate e scontri violenti con la polizia, eletto in Parlamento con Rifondazione comunista, era un  pacifista e attivista della non violenza.

Si può arrivare a questo livello di odio personale e dichiararlo pubblicamente sulla stampa senza alcuna conseguenza? Quelle parole istigano all’odio, oppure sono un messaggio di affetto? Dov’erano allora gli indignati di oggi? Ma la domanda è questa: perché odiare apertamente e dichiaratamente Berlusconi è un diritto e dire, come ha fatto Calderoli, che la Kyenge ricorda un orango è reato, si viene denunciati e si pagano i danni? Perché Travaglio rivendica il diritto a odiare senza che nessuno lo condanni, e se solo ci si azzarda non a odiare, ma anche solo a guardare storto  negri, gay e stranieri, si viene accusati di omofobia, xenofobia e razzismo e, se dovesse passare il ddl Scalfarotto, si rischiano pesanti sanzioni e perfino la galera? C’è una logica in questa morale? No, non c’è, è quella che chiamo “morale col timer“, che si accende e si spegne a comando, secondo le circostanze e la convenienza. Travaglio può odiare, gli altri no. Questa è la morale sinistra, in tutti i sensi.

E questi poi si scandalizzano per quel titolo di Libero? Suona talmente falso, in malafede, ipocrita e moralmente deplorevole, che Antonio Polito, giornalista e direttore del Riformista (oggi scrive sul Corriere), invitato da Santoro a partecipare ad una puntata di Annozero dedicata proprio all’aggressione di Milano, declina l’invito e ne spiega le ragioni in un pezzo sul suo giornale. L’articolo non più raggiungibile in rete, fu però ripreso dal sito Dagospia “Polito rigetta l’invito di Annozero”. Ecco l’incipit: “Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.”. Ed in riferimento alle frasi sopra riportate sul diritto all’odio, continua: “Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.”. Se ci fosse una logica nel moralismo della sinistra, dovrebbe essere stato Travaglio ad essere condannato fermamente ed escluso da Annozero e dalla TV, e non Polito a rinunciare a partecipare. Ma in quel caso l’Ordine dei giornalisti, sempre attento anche all’uso della terminologia (non si può dire clandestino, zingaro, nomade; sono offensivi), non ha avuto niente da dire.

Gli esempi di moralismo ambivalente sono all’ordine del giorno e costellano l’intera storia della nostra Repubblica, prima e seconda. E benché sia una caratteristica umana abbastanza diffusa,  è la sinistra che eccelle in quest’arte e ne fa un uso costante, scientifico; è la loro specialità, da sempre.  Ce l’hanno nel Dna, è una peculiarità storica. Per la sinistra non esiste una verità obiettiva; esiste una lettura della realtà che varia secondo la convenienza. Diceva Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito“. Ecco, quella era ed è tuttora la morale della sinistra. Ma non bisogna dirlo; si offendono.

E’ un insulto aver definito quei criminali “Bastardi islamici“? Allora vediamo un altro esempio illuminante di ciò che intendono a sinistra per insulto e di come ciò che conta non sia l’insulto in sé, ma chi lo pronuncia.

La ragazza nell’immagine a lato è Dacia Valent, per anni militante di sinistra, prima nel PCI poi in Rifondazione comunista, eurodeputata, convertitasi all’islam, fondò la IADL ( Islamic Anti-Defamation League) per tutelare le persone di fede islamica. Morta nel 2015 dopo una vita piuttosto burrascosa, sia in ambito politico che familiare. In occasione della morte di Oriana Fallaci commentò sul suo blog con questo titolo “Tumore 1 – Oriana 0“. E già questo la dice lunga sul rispetto umano e la sensibilità di questa persona. Ma in quel tempo insultare la Fallaci era all’ordine del giorno. Oggi, dopo la tragedia di Parigi, in molti cominciano a rivalutarla,  riconoscendo che sul pericolo islamico aveva ragione. Uno per tutti, Pigi Battista sul Corriere (“Scusaci Oriana, avevi ragione“), la ricorda citando un passo famoso: “Intimiditi dalla paura di andar controcorrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.“.

Allora era il bersaglio preferito della sinistra. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere un’attrice comica, faceva la parodia della Fallaci inviata di guerra, indossando un elmetto; e la insultava augurandole che le venisse un cancro. Non sapendo, o fingendo di non sapere, che il cancro Oriana lo aveva già. Quanta sensibilità e rispetto per le persone, per la malattia e per il dolore. Questi personaggi che bazzicano a sinistra, specie se sono intellettuali, sono così sensibili che evitano di usare parole che possono avere un significato spregiativo, come negri, zingari, clandestini. In compenso possono tranquillamente odiare Berlusconi e sperare che crepi presto, o augurare un cancro alla Fallaci. Ma se gli insulti vengono da sinistra non sono insulti; loro li chiamano satira. Ecco, se vuoi capire la sinistra devi imparare il loro linguaggio, che non sempre corrisponde a quello comune.

Nei confronti di Oriana Fallaci, colpevole di aver scritto dei libri che mettevano in guardia contro l’islamizzazione dell’Europa (cosa che si sta verificando), ci furono insulti e offese da parte di tutti gli esponenti del culturame di sinistra; era una gara a chi la insultava più pesantemente. A Firenze organizzarono un corteo per protestare contro di lei e contro i suoi libri. In prima fila Dario Fo e la sua degna consorte Franca Rame la quale, salita sul palco, inveì contro la Fallaci, urlando che con i suoi libri istigava all’odio, che lanciando allarmi contro il pericolo islamico diffondeva il terrore; e “chi diffonde il terrore è terrorista“, concludeva con una logica tutta sua, riscuotendo gli applausi della piazza.  Questo era l’atteggiamento dei sinistri di allora. Forse quegli stessi che oggi cominciano a pensare che Oriana avesse ragione.

Ma, come ho detto spesso, a sinistra hanno i riflessi lenti, sono duri di comprendonio, hanno bisogno di tempo per capire gli errori. Per capire l’errore e l’orrore, la tragedia, la devastazione economica e morale di un’intera grande nazione come la Russia, ed i milioni di vittime  della rivoluzione d’ottobre, hanno impiegato 70 anni. Ecco, questa è la misura dei loro tempi di reazione. Quindi i terroristi non erano quelli delle Torri gemelle, la terrorista era Oriana.  Questo dicevano ed urlavano le anime belle della sinistra. Davano della terrorista alla Fallaci perché metteva in guardia contro il pericolo islamico. Ma per i nostri moralisti ambivalenti, chiamarla allora “terrorista” o augurarle un cancro, era meno grave di quanto lo sia oggi definire “bastardi islamici” i terroristi parigini. Basta intendersi. Chissà quanto impiegheranno per rendersi conto del tragico errore che è il buonismo terzomondista e l’apertura delle frontiere a tutti i disperati del mondo. Ma certo, quando lo capiranno, troveranno mille pretesti per giustificarsi e scaricare ogni responsabilità.

Quando a gennaio 2015 morì la nostra comunista musulmana, qualcuno la ricordò con questo montaggio, riportando delle espressioni non proprio gentili nei confronti degli italiani. Adesso bisognerebbe spiegare perché per i comunisti di oggi dire “Bastardi islamici” è un gravissimo insulto, ma per i comunisti di ieri dire “Italiani bastardi, italiani di merda” non lo è. E, soprattutto, perché nessuno allora denunciò la Valiant chiedendo danni morali e materiali, come ha fatto Maso Notarianni nei confronti di Belpietro. E magari si fosse limitata a quegli insulti; è andata oltre, l’elenco è lungo ed è riportato in un post che pubblicò il 10 gennaio 2008 sul suo sito, oggi chiuso. Ma gli insulti, che venivano spesso ripresi in rete, erano così pesanti che qualcuno pensò che si trattasse di una bufala e chiese ad un sito specializzato nello scovare e smascherare bufale in rete (Bufale.net), di accertare la correttezza delle affermazioni della Valiant. Nonostante il sito sia chiuso da tempo, grazie al lavoro dello staff di Bufale.net, è stato possibile recuperare l’intero testo che si può leggere al link appresso (Se siete di stomaco forte potete azzardarvi a leggere l’intero articolo. Ma bisogna stare attenti, ci sono più insulti che virgole): “Dacia Valent: notizia vera“.

Breve riassunto degli insulti riportati: “Italiani di merda, italiani bastardi (questa è solo la presentazione, il titolo)…Perlasca un fascista di merdame ne fotto degli italiani bianchi e cristiani...Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…Brutti come la fame…volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie…Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità…marci siete e marci rimarrete …coglioni…i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi…quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali…Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti…schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana…zecche e pulci come voi…quei maiali dei vostri vecchi…cani bastardi…italiani bastardi, italiani di merda.”. Non male, in confronto a questa Belpietro è un santo.  Ma siccome la “signora” era di sinistra, questi non sono insulti, sono solo un accorato sfogo personale contro la società corrotta. Amen.

Ma non finisce qui. Sarà bene riportare anche un altro esempio di come le reazioni siano diverse rispetto agli insulti e la fonte da cui provengono. E qui bisogna citare anche il Papa. Subito dopo  l’altra strage parigina dei redattori di Charlie Hebdo, disse: “Se offendete la mia mamma aspettatevi un pugno in faccia.” (Papa, pugni e kalashnikov). Più chiaro di così non poteva essere; se tu mi offendi è naturale che io risponda all’offesa, anche con la violenza (perché un pugno non è una carezza). E se è naturale è giusto; lo dice il Papa. Quindi, considerato che le vignette offendevano l’islam, la reazione violenta è giustificata, a costo di fare una dozzina di morti. Ho detto spesso che questo Papa parla troppo, spesso a sproposito e forse non si rende conto di quello che dice, degli effetti delle sue parole e di come possano essere interpretate o travisate. Ma una cosa è chiara, non si possono offendere i musulmani, né con affermazioni, né con vignette che possono recare offesa al profeta, ai suoi seguaci, e provocare reazioni violente. Bene, abbiamo capito, i musulmani sono molto sensibili, suscettibili, meglio non provocarli perché per un nonnulla si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco, è lo stesso. Ai cristiani, invece, gli si può fare di tutto; porgono sempre l’altra guancia.

Ed ora vediamo quest’altra vignetta, ancora da Charlie Hebdo. Raffigura la Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Non precisamente rappresentate secondo l’iconografia classica. Se dovessimo prendere alla lettera ciò che dice il Papa, da buoni cristiani dovremmo sentirci offesi da questa vignetta blasfema. E, sempre secondo le indicazioni papali, dovremmo reagire con un pugno. Invece non è successo niente. Nessuno ha protestato per questo “insulto”, nessuno ha preso le armi, nessuno ha denunciato i vignettisti; nemmeno il Papa. Ora, il solito pignolo potrebbe osservare che il Papa ha detto che reagisce se offendono la sua mamma, ma questa vignetta non prende di mira la madre, ma il Padre. Ergo, non è da considerare offensiva ed ecco perché il Papa non si sente offeso e non reagisce. Sì, deve essere questa la spiegazione. Ecco perché i cristiani si possono insultare in ogni modo possibile, si possono ammazzare, incendiare le chiese (meglio se con i cristiani dentro), si possono fare vignette blasfeme di ogni genere, tanto non ci offendiamo, anzi, le consideriamo espressione della libertà di stampa; sono satira. Ma guai ad accennare anche lontanamente a qualcosa che riguardi i musulmani. Ecco perché questa vignetta sulla Trinità è “satira”, ma quelle su Maometto sono un insulto. Ecco perché Valiant può dire “italiani bastardi, italiani di merda” e non succede niente, ma se Belpietro titola “bastardi islamici” succede il finimondo, lo denunciano e chiedono pure i danni morali e materiali. Quali siano poi questi danni morali e materiali non è chiaro, ma sono certo che ci sarà un giudice che saprà individuarli.

Non è un titolo come quello di Libero che istiga all’odio. E’ come accusare qualcuno per nascondere le proprie magagne. Se in Italia c’è qualcuno che istiga all’odio, e lo fa da sempre, è proprio la sinistra che si nutre di odio nei confronti degli avversari che considera nemici da combattere, da abbattere, da eliminare. La principale fonte di odio è quel Partito comunista che ha sempre fondato la propria battaglia politica e propagandistica sulla lotta di classe che, tradotta in pratica, significa odio di classe; l’odio è connaturato all’ideologia marxista. E su quest’odio hanno sempre diviso l’Italia e gli italiani. Una volta il nemico da combattere era la DC, era Moro, era Andreotti, i fascisti poi è stato Berlusconi, Bossi, Salvini o quei pochi giornalisti che non fanno parte del coro della stampa di regime che canta all’unisono le litanie del pensiero unico della sinistra.

Ma l’odio e la violenza non sono prerogative proprie della lotta politica. L’istigazione all’odio e alla violenza noi la riceviamo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, internet. E qui bisognerebbe aprire un altro triste e tragico capitolo; quello degli effetti devastanti dei mass media sulla società. Altro che “Bastardi islamici”. Gli insulti gravi sono altri  e ben più dannosi del titolo di un quotidiano. Senza tornare troppo indietro, solo una settimana fa, prima della strage di Parigi, a proposito di un altro insulto che ha fatto scalpore e suscitato polemiche, il termine “ebreaccio” detto da Tavecchio (che animi sensibili abbiamo in Italia, si offendono per un niente, per una parola, una battuta anche ironica, specie se riguarda ebrei, musulmani, gay o zingari). dicevo che gli insulti che fanno male non sono quelli, sono altri, ben più gravi: “Razzismo, ebrei e censura“. Altri post sull’argomento sono riportati nella colonna a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza“.

Vedi:

- Popper: Tv e violenza (video intervista)

- Ti odio, ti ammazzo

- AdolesceMenza

- Il mondo visto dalle mutande

- Il Papa ha ragione

- Pane, sesso e violenza

- Quando i bambini fanno “Ahi”

- Manicomio Italia

Razzismo, ebrei e censura.

di , 7 Novembre 2015 12:51

Il razzismo sta diventando come il prezzemolo; lo mettono dappertutto. Basta uno sguardo infastidito verso l’ambulante troppo insistente o verso la centesima zingarella che ti chiede l’elemosina in strada, basta un accenno di protesta o semplice preoccupazione per la presenza sempre più numerosa di immigrati sul territorio, basta una semplice allusione a banane e oranghi, e sei marchiato a fuoco: razzista. Pochi giorni fa il solito Tavecchio è finito di nuovo in prima pagina perché avrebbe espresso un gravissimo insulto razzista verso gli ebrei: (Tavecchio nella bufera; insulti a ebrei e omosessuali).

Ecco la frase incriminata: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli.”. Ebreaccio è un insulto? Lo è per quella desinenza in “accio” che di solito ha un significato spregiativo? Quindi anche toscanaccio e romanaccio, termini usati normalmente senza alcun intento offensivo, sono insulti razzisti? Allora perché nessuno denuncia come razzista chi li usa? Ma allora “polpaccio” è un grave insulto ai cefalopodi? E brogliaccio, carpaccio, Ajaccio, poveraccio, ghiaccio, laccio, braccio, castagnaccio, pagliaccio, sono tutti insulti? Chiamare Boccaccio e Masaccio per nome era un’offesa?

Anche il grande Gino Bartali veniva chiamato non solo “toscanaccio” per le sue vena polemica, ma era soprannominato “Ginettaccio” (doppio insulto, quindi), e così lo chiamavano tutti anche sulla stampa (La Gazzetta dello sport: “Ginettaccio, l’uomo di ferro che spianava le montagne“). Era un gravissimo insulto razzista? E se così era perché  né Bartali, né altri, hanno mai denunciato la Gazzetta e tutti gli altri giornali che usavano quell’insulto razzista?  Ed il quartiere romano di Testaccio è un insulto alle teste di…? Sì, forse alle teste di certi giornalisti e moralisti di borgata.

A proposito di teste ecco un altro titolo, nello stesso quotidiano, nel quale compare proprio il termine “toscanacci“: “Una testa di legno, ma di buon senso.”. A rigore, se “ebreaccio” è un insulto agli ebrei, questo dovrebbe essere  un insulto ai toscani.  Ma nessuno ha accusato Mascheroni di insulto razzista per quell’articolo. Infatti, nell’uso comune del termine, non è un epiteto offensivo, anzi è un’espressione gergale usata bonariamente quasi con simpatia nei confronti della  gente toscana per indicare il loro spirito polemico e  la battuta sempre pronta, caustica, salace, arguta e spesso sarcastica. Tanto è vero che, mentre i media accusano Tavecchio per il suo “ebreaccio”, nessuno crocifigge Mascheroni o altri per l’uso di “toscanacci”.

Non sono questi gli insulti verso gli ebrei, e non sono nemmeno razzismo, che è tutt’altra cosa. Insulto agli ebrei è quello di chi brucia le bandiere di Israele durante i cortei “pacifisti”. Insulto è quello di chi, qualche anno fa, contestava ed organizzava la protesta in piazza contro la presenza di Israele al Salone del libro di Torino. Insulto è aver venduto gli ebrei in cambio dell’assicurazione da parte del terrorismo palestinese dell’OLP di Arafat che non ci sarebbero stati attentati in Italia (Vedi “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani“ - “Vi abbiamo venduti” –  ”Mani libere a noi palestinesi“, e “Cossiga, Moro e i misteri d’Italia“). Insulto è aver spedito in Libano la missione Unifil che parteggiava spudoratamente per Hezbollah a danno di Israele (vedi “Amenità libanesi“) Insulto è quello di chi, come la COOP, boicottava i prodotti israeliani, col pretesto che provenissero dai territori occupati dai coloni. Insulto è quello dell’Unione europea che, col pretesto di fornire aiuti per lo sviluppo di Gaza, versa miliardi di euro (450 milioni solo per il 2015) ad una organizzazione terroristica come Hamas,  che nel proprio statuto afferma esplicitamente di avere come fine la distruzione totale di Israele, che poi usa quei fondi per acquistare armi, esplosivi e razzi da lanciare verso Israele.

Insulto agli ebrei è quello di D’Alema il quale, arrivando in Israele in visita ufficiale come ministro degli esteri, a chi lo riceveva all’aeroporto salutandolo con “Benvenuto in Israele“, rispose correggendolo “In Palestina…”. Lo stesso D’Alema che non perde occasione per dichiarare la sua simpatia e vicinanza alla causa palestinese (vedi “Il baffetto velista ha strambato“). Insulto agli ebrei è ancora quello dello stesso D’Alema che, sempre in qualità di ministro degli esteri, volava in Libano e  dichiarava di essere orgoglioso di andare a passeggio a Beirut tenendosi a braccetto con i capi di Hezbollah e di andare a cena con loro, e subito dopo andava ad abbracciare i capi di Hamas a Gaza; tutta gente che ha come scopo dichiarato la distruzione di Israele. (vedi “L’equivicinanza secondo D’Alemhamas“)  Insulto agli ebrei è quello di Prodi, allora capo del governo, che al palazzo dell’Onu correva ad abbracciare affettuosamente Ahmadinejad, lo scravattato capo dell’Iran, il quale dichiarava un giorno sì e l’altro pure che avrebbe cambiato la carta geografica, facendo scomparire Israele dalla faccia della Terra. Insulto è la politica della sinistra italiana, sempre spudoratamente a favore della Palestina, contro Israele (vedi “Mi ricordo, sì, io mi ricordo“). Quelli sono i veri insulti, e non chiamare qualcuno ironicamente “ebreaccio”; quelli sono insulti che fanno davvero male agli ebrei ed all’intelligenza umana.

Ennesima dimostrazione (come sostengo da anni) del fatto che, specie sui mass media, i concetti di etica, estetica, giustizia, deontologia professionale, sono molto elastici e variano secondo le circostanze e la convenienza (di chi scrive). Ecco perché un’affermazione o una battuta che in altri tempi sarebbe stata del tutto normale e sarebbe passata inosservata, e sulla quale lo stesso Anticoli avrebbe sorriso, oggi diventa un insulto razzista. E ci si chiede perché “ebreaccio” sia un insulto e “toscanaccio” non lo sia. Perché? Semplice, è la quotidiana dimostrazione che esiste una doppia morale; quella ormai consolidata dei sinistri detentori della “superiorità morale” che hanno l’esclusiva di questa sorta di morale a tempo e che  la tirano fuori e la usano a loro piacimento e la applicano secondo la convenienza per condannare gli avversari, delegittimare chi  non la pensa come loro ed emarginare, bollando pretestuosamente con l’infamia del “razzista”, chi  non è allineato al pensiero unico dominante. E’ lo stesso principio caro a certa magistratura per cui la legge per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Per questi ipocriti moralisti col timer, morale e giustizia diventano micidiali armi improprie da usare per demolire gli avversari.

Censura (attenzione, post scurrile)

Ora vediamo un altro esempio di criteri molto elastici, applicati alla censura dei commenti sui forum e quotidiani.

Di recente, commentando un pezzo sulla revoca delle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e l’immediata reazione di 26 consiglieri che, dimettendosi, lo hanno mandato a casa, (Per Marino è finita: 26 consiglieri si dimettono) scrissi questo breve commento: “Avrebbe fatto meglio a mantenere le dimissioni. E’ stata proprio una sceneggiata ridicola che conferma la pochezza di quest’uomo. Come direbbero a Striscia citando la famosa espressione del direttore Fede. “Marino, che figura di merda!”.  Ma quando il commento viene pubblicato quel termine finale diventa “mxxxa“.  Non so dire con certezza se la correzione sia opera di un solerte censore, oppure di un correttore automatico che non gradisce certi termini e sostituisce alcune lettere con delle X o degli asterischi. I termini più censurati, oltre a merda, sono culo, stronzo e stronzate, cazzate, cazzo, fica, etc…

Non dico che il turpiloquio debba essere libero, e nemmeno che debba essere censurato. Dico che ancora una volta di applicano due pesi e due misure; è questo che è incomprensibile ed intollerabile. Ciò che lascia perplessi è che quei termini vengono usati tranquillamente in televisione, a tutte le ore del giorno, senza che nessuno intervenga o si scandalizzi. Per esempio, quella espressione ormai mitica di Emilio Fede, la sentiamo e risentiamo a Striscia la notizia, ogni volta che c’è qualche figuraccia da evidenziare; invariabilmente, a chiusura del servizio,  parte il video originale con l’esclamazione “Che figura di merda…”. Ormai è un classico, come la mitica  ”La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca…” del ragionier Fantozzi..

Basta poi sentire il linguaggio di certi personaggi in televisione, con Maurizio Crozza in testa seguito da uno stuolo di comici, meno comici e personaggi assortiti anche tragici, e si sentono “cazzi e culi” volare come farfalle. Allora è ovvio chiedersi come mai certe parole si possono usare tranquillamente in televisione, davanti a milioni di spettatori, in prima serata, in fascia protetta e in orari di massimo ascolto, e se invece  vengono scritte in un commento che leggono in pochissimi, all’interno di un articolo di un quotidiano in rete, viene censurato. Perché? Non sto dicendo che il linguaggio scurrile sia o non sia consentito in pubblico. Mi chiedo solo perché si applica la solita doppia morale; questo è insopportabile. E’ il sintomo della completa confusione culturale e morale di una società che ha smarrito tutti i riferimenti e, in mancanza di criteri precisi, decide di volta in volta e secondo le circostanze, ciò che è o non è permesso, ciò che è o non è consentito e legittimo. E con lo stesso principio molto elastico decide anche ciò che è vero o falso, giusto o sbagliato, bene o male.  Abbiamo adottato una nuova morale; usa e getta, come la carta igienica.

Ma torniamo al commento censurato. Visto che la parola “merda” viene sostituita con le X, se ne deduce che sul Giornale, attentissimo a non usare termini scurrili, quella parolina non si possa usare. Giusto? No, sbagliato. Infatti, negli stessi giorni, leggendo la stessa prima pagina, bastava spostare lo sguardo sulla colonna laterale riservata ai blog dei giornalisti, per vedere in bella evidenza (è rimasto lì per almeno 15 giorni) questo titolo a lato in cui figura proprio la parolina proibita (vedi “Troppo merda, Caritas“).  Ed ecco che ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, ad un principio ballerino. Si può usare la parola “merda” sul Giornale? Dipende; i giornalisti sì, i lettori no.  Perché Enrico Galletti può scriverlo in prima pagina ed io non posso farlo in un commento? Perché? Come James Bond aveva la licenza di uccidere, Galletti ha una speciale “licenza di merda” negata ai comuni mortali?

Questa strana applicazione dei criteri di ciò che è corretto o non lo è, di ciò che si può o non si può dire o scrivere, è un dilemma che pongo da anni in rete ed al quale nessuno ancora ha risposto. Ed ogni volta che mi ritrovo di fronte a simili casi di morale ballerina e ipocrisia mediatica (il che, leggendo le notizie sui vari quotidiani, capita tutti i giorni) è come un pugno nello stomaco. Ne parlavo anche sei anni fa nel post “Si può dire culo?”. Sono le cose incomprensibili della vita; come i balletti di Don Lurio o gli occhiali neri a mezzanotte. Sono quelle incongruenze e contraddizioni di una strana morale elastica che si applica secondo criteri che non hanno alcuna spiegazione logica e razionale. Eppure, prima o poi, qualcuno dovrebbe spiegarci la ragione di questa curiosa doppia morale. Perché Crozza può parlare tranquillamente di cazzi in prima serata TV e noi no?  Spiegatecelo, cazzo!

Vedi:

- Si può dire culo?

- Bavagli e querele

- Satira libera: dipende

- Cossiga e il tonno

Vedi qui altri post su “Censura, trucchi e inganni mediatici e morale ballerina“.

Donne in offerta speciale

di , 1 Novembre 2015 18:46

Oggi su internet si trova tutto, dalle portaerei di seconda mano “usato sicuro” (pare che l’Italia voglia vendere la portaerei Garibaldi; vi interessa?) alle donne in offerta speciale. Le pubblicità dei siti di incontri sono ormai una presenza fissa in rete, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non entriamo nel merito dei pericoli che si corrono su questi siti; contenti loro!”, questo scrivevo a maggio dello scorso anno nel post “Donne in offerta speciale“. Prendevo spunto da un banner pubblicitario che in quei giorni compariva spesso su diversi siti, compreso un aggregatore di notizie. Non un sito per maniaci e porcelloni, ma un sito serio nel quale si potevano inserire i propri articoli o riportare articoli presenti in rete.

Nel post facevo proprio il nome del sito “OK notizie”, ma la cosa non piacque agli zelanti censori che controllano tutto ciò che viene pubblicato, attribuiscono punteggi, stilano graduatorie di merito, elenchi di buoni e cattivi e, se non gli vai a genio, ti censurano e ti bannano. Mi dissero che con quel pezzo mettevo in cattiva luce il sito. Così eliminai la citazione dal testo. Ma non soddisfatti, continuarono a minacciare sanzioni, finché in pratica mi bloccarono l’accesso. Cavolo, non pensavo di averli offesi in maniera così grave. Ma non è un problema, contrariamente a quanto possono pensare i terribili censori di OK notizie, anche senza frequentare quel sito si può sopravvivere tranquillamente e senza particolari conseguenze nefaste. Anzi, con grande soddisfazione e benefici per la mente. Se volete vivere tranquilli state lontani da coloro che non hanno il minimo senso dell’umorismo e per i quali la parola “ironia” è un  termine sconosciuto, assente dal vocabolario.

Scrivevo allora: “Questo box pubblicitario l’ho appena visto in un sito  che si occupa esclusivamente di informazione; una sorta  di rassegna stampa fatta dagli utenti che inseriscono post personali o news prese dai quotidiani in rete. Mi ha incuriosito, e divertito, il tono dell’annuncio. Sembra che non stiano parlando di donne, ma di   beni e prodotti di consumo, capi d’abbigliamento su misura o prodotti personalizzati. Ecco il box “La donna giusta per te“. Avete problemi o difficoltà ad incontrare una donna? Oppure cercate un modello particolare con accessori personalizzati? No problem, qui ti offrono “la donna giusta” per tutte le esigenze e le occasioni. Ti serve una donna amante della cucina che ti prepari la carbonara a regola d’arte?  Ce l’hanno. Ti serve una donna intellettuale con la quale discutere della critica della ragion pura di Kant? Hanno anche quella. Ti serve una porcona che conosca il Kamasutra a memoria? Ne hanno un assortimento vastissimo. Insomma, donne per tutti e per tutti i gusti. Te le fanno su misura, a richiesta.”.

“Una volta spedivano direttamente a casa, gratuitamente,  quei cataloghi di vendita per posta, tipo Vestro o Postal market. Ecco, immagino che se ti iscrivi a quel sito ti spediscano il loro “catalogo completo 2014 delle donne giuste“; tu scegli con calma il modello preferito, fai l’ordine e ti mandano direttamente a casa, con corriere espresso,  in elegante confezione regalo, la tua donnina perfetta da montare facilmente seguendo le istruzioni allegate; come i mobiletti dell’Ikea. Fate attenzione e controllate che ci siano tutti i pezzi! Chissà, magari fanno anche i saldi estivi e le offerte promozionali. Prendi tre, paghi una. Così ci si può fare un assortimento di modelli vari da usare in diverse circostanze secondo le esigenze e la convenienza. Che so, la donna loquace da salotto, quella da passeggio (coscia lunga e dall’incedere sinuoso), quella raffinata per le mostre d’arte, quella tutta curve da esibire in spiaggia (per far crepare d’invidia il vicino d’ombrellone), quella elegante per le serate importanti, quella multiuso che si adatta a tutte le circostanze (basta cambiare il programma, come le lavatrici), quella…(censura). Insomma, a piacere.”.

Quella nella foto, carina, con tanto di ombelico all’aria (il minimo sindacale) e apparentemente disponibilissima ad incontrare chiunque, anche uno yeti appena arrivato dalla Siberia, ha solo  uno scopo illustrativo. Come dire che quella è solo una delle migliaia di ragazze tutte con l’ombelico all’aria e pronte a mostrare anche tutto il resto. La cosa intrigante, però, è quell’annuncio “Cerca gratis“. Significa che è gratis la ricerca? E’ gratis il catalogo delle offerte?  Oppure è gratis la ragazza? Mistero. Per scoprirlo non vi resta che  provare. Auguri.”.

L’evoluzione della specie.

 Ma il tempo passa ed anche quei siti si evolvono, migliorano l’offerta, sempre più belle, avvenenti, sempre in offerta speciale ed esotiche. Infatti, in questi giorni in molti siti in rete compaiono questi nuovi annunci. Ecco la novità, offrire ragazze da tutto il mondo. Ci sono le russe, le cinesi, le brasiliane, cubane; insomma per tutti i gusti. E naturalmente bellissime, come quella a fianco che è talmente truccata e ritoccata con Photoshop che esiste solo in rete, in questo banner, nel momento in cui la guardate, poi scompare; nella realtà queste bamboline adulte per adulti bamboloni  non esistono. E se esistesse  non avrebbe certo bisogno, per trovare compagnia,  di mettersi in mostra con questi annunci, come vetrine di Amsterdam in versione web, ed offrirsi al primo che fa un fischio; sia un trucido della Garbatella, un maniaco della Bovisa,  o un servo pastore stanco della solita “pecorina” (nel senso di piccola pecora).

Ecco un’altra splendida fanciulla, pronta a rispondere alla chiamata di qualunque sfigato in cerca di compagnia femminile.  La ditta che le mette “in offerta” è la stessa, cambia il genere di ragazza; non più russa, ma un perfetto esempio di incrocio nordico/latino che produce sempre esemplari di rara bellezza e fascino. Stupenda, sembra la copia esatta, forse una clonazione, di una bellissima star di Hollywood, Rita Hayworth. E’ sola, disponibile, romantica, desiderosa di affetto, e non aspetta altro che una chiamata da chiunque voglia condividere con lei un garage uso cucina a Scampia o un ovile accessoriato in Barbagia. Così se dovesse chiamarla Ciro ‘o principe (lo chiamano così perché originario di Casal di Principe), lei raccoglie i suoi pochi stracci, prende il primo volo utile, e si precipita fra le braccia del suo “principe” azzurro.  Ciro  va a prenderla con la vecchia Ape Piaggio modello anni ’80, ammaccata, arrugginita e cadente, ma ancora funzionante, e l’accompagna nella sua sgangherata roulotte, occupata abusivamente e parcheggiata presso uno sfasciacarrozze in attesa di demolizione, ma arredata “uso garçonnière” con tutto il necessario rimediato nelle discariche di periferia. La nostra Rita versione 2.0 è subito ammaliata e affascinata da Ciro,  dal piglio macho e deciso da proletario camorrista del sud, e sente una irrefrenabile attrazione erotica alla vista dei  tatuaggi e del petto villoso sul quale ciondola una grossa e pesante collana in finto oro comprata a Forcelle da ‘o cinese, un napoletano finto cinese travestito da finto napoletano che traffica in prodotti contraffatti cinesi venduti come autentici falsi napoletani. E’ amore a prima vista. Ciro e Rita si ritirano nella loro roulotte suite con vista ferrivecchi e carcasse d’auto, per giorni e notti si lasciano travolgere dalla passione e  …vissero a lungo felici e contenti. Che bella favola; no?

Ora, a voler essere proprio pignoli e diffidenti ci si potrebbe chiedere: ma davvero c’è qualcuno che crede a questi annunci? Davvero c’è qualcuno che pensa che queste bellissime fanciulle abbiano difficoltà a trovare compagnia e siano così sfigate che, per rimediare un maschio anche usato, si offrano a tutti i disperati, brutti sporchi e cattivi, che circolano in rete? Qualcuno crede che le ragazze che troverà in quell’elenco, ammesso che ci siano delle ragazze vere, siano come quelle mostrate in questi box?  Ma davvero ci sono persone così ingenue e credulone? Evidentemente sì, perché fare pubblicità costa ed anche parecchio. Se c’è c’è gente che paga per inserire questi annunci, significa che c’è un ritorno economico. Ciò significa che, contrariamente a quello che potrebbe pensare una persona normale e di buon senso, c’è gente ingenua che crede a questi annunci, crede agli asini che volano, e casca nella rete di questi venditori di femmine all’ingrosso. Se nel 2015  il livello culturale è ancora questo, restano ben poche speranze sul futuro dell’umanità.

P.S. (3 novembre 2015)

Ecco una notizietta fresca fresca di giornata che dimostra la serietà di quello che passa in rete: “La modella lascia i social: prendevo 1.300 euro a post, ma su instagram è tutto falso.”

Cronisti copia/incolla

di , 19 Giugno 2015 19:04

Con internet fare i giornalisti è facile; basta saper fare il copia/incolla.

Una volta bisognava scovare la notizia, impostare il pezzo, scriverlo, magari tenendo la mitica Lettera 22 Olivetti sulle gambe, come una celebre foto di Indro Montanelli. Altri tempi, altra stampa, altri giornalisti e altre notizie. Poi, grazie all’avvento del computer,  che ha mandato in soffitta la macchina per scrivere, è scomparsa anche la linotype e la composizione tipografica. Oggi è tutto più facile e pulito, scomparso l’odore del piombo, è tutto un lavoro di grafica. Ma c’è un’altra novità nella composizione della pagina di un giornale. Oggi, con la grande diffusione di internet, notizie e immagini sono a disposizione di tutti. Così anche fare un giornale on line è facilissimo, basta saper fare copia/incolla. Ho scritto spesso di strane somiglianze fra i vari quotidiani che sembrano concordare notizie e titoli.  E spesso, addirittura, riportano lo stesso testo. Nella colonna a lato, sotto la voce  ”E’ la stampa, bellezza” ci sono decine di post dedicati alle stranezze della stampa.  Uno dei tanti esempi: “Repubblica e il copia/incolla“.

Ed ecco l’ultimo esempio fresco di giornata  di stampa copia/incolla. L’Ansa riporta stamattina la notizia delle elezioni in Danimarca: “Elezioni in Danimarca: la destra riconquista il Parlamento“. Ed ecco le prime righe del pezzo: “In Danimarca torna a soffiare un vento di destra. Con la conquista di oltre 90 seggi su un totale di 179, i Blu, il blocco conservatore dell’ex premier Lars Lokke Rasmussen, ottiene la maggioranza necessaria per guidare il Paese scandinavo per i prossimi anni, grazie al risultato sorprendente dei populisti xenofobi del Partito del popolo danese. Questi ultimi, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti, diventando di fatto il secondo partito in Parlamento. I socialdemocratici della premier uscente Helle Thorning-Schmidt restano il primo partito con il 26,3% dei voti, ma hanno ammesso la sconfitta. “Abbiamo perso per un soffio”, ha commentato Thorning-Schmidt, annunciando che si sarebbe dimessa da premier e da leader del partito.“.

Dopo aver dato uno sguardo al sito dell’Ansa, vado a leggere il nostro maggior quotidiano regionale L’Unione sarda; bisogna informarsi anche sulle notizie che ci riguardano da vicino. Ed anche qui trovo la notizia sulle elezioni in Danimarca: “Danimarca, il Parlamento alla destra“. Ed ecco le prime righe del pezzo: “In Danimarca torna a soffiare un vento di destra. Con la conquista di oltre 90 seggi su un totale di 179, il Blu, il blocco conservatore dell’ex premier Lars Lokke Rasmussen, ottiene la maggioranza necessaria per guidare il Paese scandinavo per i prossimi anni, grazie al risultato sorprendente dei populisti xenofobi del Partito del popolo danese. Questi ultimi, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti, diventando di fatto il secondo partito in Parlamento. I socialdemocratici della premier uscente Helle Thorning-Schmidt restano il primo partito con il 26,3% dei voti, ma hanno ammesso la sconfitta. “Abbiamo perso per un soffio”, ha commentato Thorning-Schmidt, annunciando che si sarebbe dimessa da premier e da leader del partito.”.

I pezzi sono identici, parola per parola, comprese le virgole. Chi ha copiato chi? Visto come è facile fare un giornale? Basta saper fare copia/incolla. Così siamo bravi tutti a fare i giornalisti. E’ la stampa, bellezza.

P.S.

A conferma di quanto detto arrivano il giorno dopo (20 giugno) questi due articoli ancora dell’Ansa (“Pedopornografia: operazione polizia, 17 arresti e 92 denunce“) e de L’Unione sarda: (“Pedopornografia: 17 arresti, seuqestrati computer e smartphone“). Articoli identici, virgole comprese: semplice operazione di copia/incolla.  Considerato che è molto improbabile che sia l’Ansa a copiare i pezzi dall’Unione sarda, è più probabile che avvenga il contrario. Ovviamente questi riportati non sono casi isolati, sono quasi la norma ed interessano quotidiani on line, siti di informazione, forum e blog. Ma allora, quando si usano informazioni, testi, brani o articoli interi presi in rete,  perché non citare la fonte (meglio ancora sarebbe inserire un link) o anche semplicemente segnalarlo fra parentesi (ANSA) all’inizio o alla fine dell’articolo, come fanno altri siti in rete? Anche questo sarebbe un segno di serietà, onestà e rispetto per i lettori; tutte cose, purtroppo, scomparse dalla deontologia professionale di  certa stampa, ma anche di certi “ladri” internettiani che rubano a piene mani pezzi altrui e poi li pubblicano, senza indicare la fonte,  facendoli passare come propri. Anche questo è un segno dei tempi. Tempi di decadenza, morale da basso impero, anzi da suburra.

 

Stampa casual

di , 8 Giugno 2015 22:58

Informazione usa e getta: i missili taroccati. Non è che ce l’ho in particolare con la stampa. E’ che la stampa, l’informazione ed i media in genere sono sempre meno affidabili e credibili. Sembra che le redazioni giornalistiche siano finite in mano a dilettanti allo sbaraglio, apprendisti che apprendono poco e aspiranti aiuto cronisti in prova. Ormai l’informazione è casual, come viene viene, e la  serietà  è un optional che non necessariamente rientra nella deontologia professionale. Questa è informazione improvvisata, inutile, spesso manipolata,  il cui scopo principale sembra essere non la corretta informazione dei cittadini con notizie utili ed importanti, ma la necessità di riempire in qualche modo le pagine, sia nella versione cartacea che in quella web, con spazzatura scambiata per informazione, giusto per vendere il prodotto. Esempi di questo tipo di informazione li ho riportati spesso e si possono leggere nella colonna a lato sotto la voce “E’ la stampa bellezza“. E veniamo all’ultima della giornata.

Missili taroccati

Ieri nella versione on line del quotidiano Libero compariva questo articolo inquietante “Guerra fredda USA-Russia“, con fosche previsioni di guerra. Ultimamente la parola “guerra” compare sempre più spesso nella cronaca; stanno scherzando col fuoco, ma sono talmente incoscienti da non capirlo. Ma occupiamoci della foto che appare sotto il titolo. Visto che si parla di crisi USA-Russia ( a causa della questione Ucraina e del progetto di scudo missilistico USA da installare in Polonia), con coinvolgimento dell’Europa e della Nato, si suppone che quei missili siano di una delle parti in causa. Saranno missili americani? Saranno russi? Saranno missili della Nato o dell’Ucraina?  No, acqua, siamo molto lontani. Visto che, nonostante l’incipiente senilità, ancora la memoria visiva mi aiuta, mi sono ricordato di quella foto. Anzi ricordavo di averla addirittura pubblicata in un vecchio post, a proposito di taroccamenti mediatici. Breve ricerca nel blog ed ecco ritrovate le foto (originale e taroccata) nel post del 2008Missili e Photoshop“.

Si tratta di una foto, diffusa dall’Iran attraverso i media internazionali, che dovrebbe documentare  dei test missilistici iraniani con missili a lunga gittata.

In realtà la foto originale è questa a lato. Mostra solo tre missili invece dei quattro della foto divulgata dai media (quella riportata sopra). Ma per dare maggior potenza al lancio i bravi photoshoppisti iraniani hanno aggiunto un missile (il terzo da sinistra) ed allargato la nuvola di vapore,  fumo e polvere alla base. Così l’effetto del lancio è più spettacolare. Se arrivano perfino a truccare le foto, figuriamoci cosa fanno con l’informazione ufficiale.

Ora la cosa strana è che Libero, per documentare la crisi USA-Russia-Nato,  abbia ripreso quella vecchia foto di un test missilistico che non solo non ha niente a che fare con l’argomento dell’articolo, ma è pure taroccata, un falso già svelato a suo tempo. Fra migliaia di foto simili disponibili in rete, vanno a prendere proprio quella taroccata con photoshop. Ragazzi, questa è serietà, questa è professionalità. E’ la stampa, bellezza.

Visto che siamo in tema di notizie fasulle, mi viene in mente un’altra foto che è emblematica della superficialità dell’informazione. Pubblicata qualche anno fa dall’ANSA, la più importante agenzia giornalistica italiana. Anche questa foto, insieme a quelle di Paola Ferrari con e senza trucco (Gnocche in TV; prima e dopo la cura), riportata nel post di ottobre 2013Il trucco c’è (e si vede)“.  Ecco la foto e la didascalia.

Strani braccianti

Viene da sorridere guardando questa foto che, secondo l’ANSA, rappresenta un bracciante palestinese che raccoglie olive. In Cisgiordania usano così: per andare a raccogliere olive vestono abiti femminili particolarmente ricchi ed elaborati e, soprattutto, mettono lo smalto rosso alle unghie. Che strani braccianti ci sono in Cisgiordania!

Nemmeno un bambino oserebbe scrivere una  didascalia così assurda e ridicola sotto quella foto. Nemmeno un idiota arriverebbe a tanto. Un idiota no, ma l’Ansa sì. Forse c’è qualche redattore che è convinto di scrivere per una rubrica di umorismo. Ed ecco un altro fulgido esempio, ancora dall’Ansa.

La portaerei misteriosa

Anche questa immagine, e relativa didascalia, è comparsa tempo fa tra le “Foto del giorno“. Nessun articolo, solo foto e didascalia. Dice l’Ansa che questa è “una portaerei americana in missione umanitaria nelle acque delle Filippine“. Ora, se siete abbastanza bravi e preparati, cercate di capire in base a quali dettagli si capisce che: 1) questa portaerei è americana. 2) è in missione umanitaria. 3)  naviga nelle acque delle Filippine e non nel Mediterraneo o nel Mar Nero. Impossibile avere la certezza. Per quanto si può vedere potrebbe essere una portaerei  impegnata in una esercitazione nell’oceano Atlantico. In mancanza di ulteriori specificazioni potrebbero scrivere qualunque cosa, anche “Portaerei americana intenta alla raccolta di cozze nel golfo di Napoli“. E se lo dice l’Ansa bisogna credere, sulla fiducia.  Intanto che riflettete sull’attendibilità dell’informazione, passiamo all’ultima della giornata, questa volta presa dal Corriere.it, il più importante quotidiano nazionale.

Azzurro“… di chi?

Sembra un titolo apparentemente corretto:  ”Renzi al G7, la banda intona Azzurro di Celentano“. Sorvoliamo sul fatto che Renzi venga accolto con una canzoncina popolare invece che con l’Inno nazionale. Magari la prossima volta, visto che la barca Italia sta navigando in cattive acque, a titolo di incoraggiamento  lo accoglieranno cantando “Finché la barca va, lasciala andare…”. Tempi moderni, cambiano i leader, cambiano pure i protocolli delle cerimonie ufficiali.

Forse lo hanno fatto per intonarsi allo stile casual-popolare del nostro premier che gira in jeans e camicia con le maniche rimboccate, comunica con la nazione ed il Parlamento tramite Twitter, vende auto blu usate su e-Bay, offre gelati nel cortile di Palazzo Chigi e si presenta ai convegni internazionali con le mani in tasca e l’aria strafottente da bulletto di periferia (vedi foto a lato con Obama al G7). Abbiamo un premier Pop. Ecco perché lo accolgono con la musica pop. Ma c’è un piccolo dettaglio, una imprecisione nel titolo. La banda non ha intonato “Azzurro di Celentano” per il semplice fatto che, come tutti sanno, quella canzone non è di Celentano: il testo è di Pallavicini e la musica è di Paolo Conte.

Allora, visto che la canzone ha avuto numerosi interpreti,  nel caso in cui si stiano esaminando e confrontando le diverse interpretazioni, se si vuole indicare proprio quella di Celentano rispetto ad altre versioni, si può giustamente dire “Azzurro di Celentano“; ma solo in questo caso.  Ma se si ha una esecuzione strumentale, come nel caso dell’esecuzione della banda, non hanno più alcun valore i vari interpreti canori, conta solo la musica  o, nel caso di esecuzioni da parte di orchestre o complessi prestigiosi, il nome degli esecutori. Se per ipotesi la Filarmonica della Scala facesse una sua versione di Azzurro, si potrebbe citarla come “Azzurro, della Filarmonica della Scala“, per specificare quella particolare esecuzione e arrangiamento. Negli altri casi di semplice esecuzione strumentale  si dovrebbe scrivere che la banda esegue “Azzurro, di Paolo Conte“, per correttezza d’informazione e serietà. Sottigliezze? Pedanterie? No, perché è dalla cura delle piccole cose che si deduce la serietà nell’affrontare le cose importanti. E soprattutto un quotidiano come il Corriere non può permettersi queste inesattezze che denotano superficialità ed approssimazione e, in fondo, poco rispetto per i lettori. Ma ormai bisogna rassegnarsi perché questo è l’andazzo generale. E’ la stampa, bellezza!

Cul-tura

di , 8 Aprile 2015 22:08

La cultura di un popolo permea tutti gli aspetti sociali, ne determina lo stile di vita, usi e costumi,  i rapporti e le relazioni fra i membri della comunità, l’indirizzo politico, la scuola, l’informazione, perfino aspetti che paiono secondari come l’abbigliamento, l’alimentazione, gusti musicali e artistici. Tutto è cultura e la cultura forma la nazione e lo spirito di un popolo. Per capire quale sia la cultura di un popolo basta osservare i diversi aspetti della vita sociale (gli effetti) e da essi si può risalire alla matrice iniziale (la causa) che li ha originati. E siccome si dice che l’informazione sia lo specchio della realtà, per sapere in che mondo viviamo (e cosa ci riserva il futuro) basta dare uno sguardo a ciò che quotidianamente passa nei mass media, stampa, TV, internet. Vediamo alcuni esempi pratici.

Cominciamo con questa foto che sembra presa da un sito porno. Invece no, è una delle tante immagini simili che ogni giorno riempiono le pagine dei siti d’informazione. Questa per alcuni giorni è stata in bella evidenza in un grande box nella Home page del  Il Giornale.it con questo titolo “L’esibizionismo, un gioco irresistibile“.

Ormai queste immagini fanno parte integrante dell’informazione. Notizie politiche, economiche, di stragi, attentati e guerre nel mondo, si accompagnano a tette e culi in bella mostra. Tutto fa informazione e riempie le pagine. Gli addetti ai lavori giustificano questo eccesso di nudità col fatto che quelle foto attirano lettori. Non è vero,  ma loro fanno finta di crederci.

Eppure lo capirebbe anche un bambino. E’ risaputo che su internet esistono migliaia di siti porno di facile accesso e che sesso e porno sono gli argomenti più ricercati in rete. Quindi chi vuole vedere immagini hard non ha che l’imbarazzo della scelta:  non va certo a cercarle  sui siti dei quotidiani nazionali. E allora perché queste immagini compaiono ovunque, anzi sembra che siano una parte importante ed irrinunciabile dell’informazione?  Bisognerebbe chiederlo a giornalisti ed editori che, evidentemente, hanno una strana concezione di cosa sia l’informazione. In realtà si tratta semplicemente di una aberrazione  della cultura dominante che si fonda essenzialmente non più sulla serietà dell’informazione, ma sulla spettacolarizzazione della realtà, sulla assunzione del gossip come argomento dominante dell’informazione e sull’esibizione del nudismo come richiamo mediatico. Questa non è cultura, è Cul-tura. E se è vero che i media rappresentano la realtà e questo è il livello culturale dell’Italia, ne usciamo molto male.

Non è il caso di dilungarsi oltre sull’argomento. Ne ho parlato spesso e volentieri in passato (Alcuni post a caso, “Guardi siti porno?”,  Tette, Papi e Femen“, “Pane, sesso e violenza“) . Ma  per capire quale sia il problema di chi opera nel mondo dell’informazione  e di quale strana sindrome soffrano (siamo quasi a livello patologico) basta rileggere un articolo apparso nel 2007 sul quotidiano spagnolo El Paìs e ripreso  da La Stampa di Torino:Troppe tette e culi. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip.” . L’autore non è un vecchio rimbambito, né un moralista della domenica; è il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. Vale la pena di leggerlo.

Ma ci sono anche altri piccoli segnali dai quali si capisce quale sia il livello culturale di una nazione. Ecco un messaggio lanciato dal senatore Antonio Razzi per augurare la “Buona Pasquetta” ai suoi fan. Si è giustificato dicendo che lo ha fatto apposta a scrivere la C al posto della Q, perché lo ha voluto dire in abruzzese. Non credo che gli abruzzesi usino scriverlo in quel modo. E’ solo l’ennesima prova della grande “cultura” del nostro senatore e del fatto che, se Razzi può diventare senatore della Repubblica, forse, nel nostro sistema democratico c’è qualcosa che non va.

Restiamo al Senato della Repubblica. Ecco un’altra notizietta edificante, interessa la senatrice Stefania Pezzopane del PD. Ma non riguarda la sua attività parlamentare; riguarda la sua vita privata, la sfera familiare, l’intimità. Racconta il suo compagno che quando fanno sesso “La pecorina è la sua posizione preferita. Mi urla di non fermarmi e che la faccio impazzire.“. Specifica che mentre sono impegnati in quella posizione lei lo incita: “vai, Simone, vai, continua, me stai a fa’ impazzi’…“.

Beh, certo è giusto conoscere anche le posizioni preferite delle nostre senatrici, magari sono determinanti per la loro attività in aula, possono influenzare le decisioni ed il voto. La qualità delle prestazioni del suo Simone può influire anche sulla tenuta del governo. No? Dovrebbe preoccuparsi anche Renzi. Se la “pecorina” della Pezzopane è stata soddisfacente il governo tiene, altrimenti è a rischio. Bene, questo è il livello culturale dei nostri governanti. Chi scrive “Pascuetta” con la C e chi preferisce la  “Pecorina”. Una volta c’era qualcosa che si chiamava riserbo, pudore, buon gusto; cose d’altri tempi, scomparse. Oggi sta diventando titolo di merito e di orgoglio l’ostentazione dei vizi privati, la rivelazione pubblica delle proprie intimità, devianze, perversioni, depravazioni ed il resoconto dettagliato delle proprie prestazioni sessuali.

Chiudiamo con un altro esempio della nuova “cul-tura”. Ce lo offre Giampiero Mughini, giornalista, scrittore, opinionista tuttologo, polemico  per natura ed ospite fisso dei salotti televisivi. Pochi giorni fa il quotidiano Libero riportava alcune sue dichiarazioni rilasciate ai microfoni de La Zanzara: “ Il porno è una cosa seria. Chi non si masturba è un degenere.”. Racconta Mughini che a casa possiede una collezione di 20 cassette hard: “Il porno è una cosa seria. E’ molto più seria di quanto dicano e io potrei tranquillamente tenere lezioni all’università. E’ arte pura.”. E continua:Anche io mi masturbo davanti a un film porno. Chi non l’ha mai fatto è un degenere, anche se li guardo solo per completare la ricchezza del mio patrimonio conoscitivo.“.  E ancora, giusto per dire che, nonostante l’età, non ha perso il vizio, aggiunge: “Oggi quelle cassette non le vedo più, ma spesso scorrazzo per siti porno dove ci sono cose che mi vanno benissimo e mi piacciono.“. Chiaro? Lui guarda i porno per “arricchire il suo patrimonio conoscitivo“. E se voi non fate altrettanto, non scorrazzate in rete per siti porno, non avete una collezione di cassette hard  e non vi masturbate guardando i film porno, siete “degeneri“. Lo dice un “intellettuale” doc, uno che elargisce principi di etica ed estetica in tutti i canali TV, uno che ha fatto la gavetta ed è stato direttore di   Lotta continua: insomma, una garanzia.

Già, questi sono gli intellettuali oggi, questa è la cultura dominante. Queste sono le belle notizie quotidiane che ci vengono propinate da stampa, TV, internet. L’anomalia è che oggi sui media vengano riportate dichiarazioni come quelle della Pezzopane o di Mughini e nessuno più si scandalizzi. La cosa assurda non è che la Pezzopane ami mettersi alla pecorina o che Mughini si masturbi guardando film porno (sono fatti loro e del tutto privati e personali), ma che lo raccontino pubblicamente e che questi loro “vizi privati” vengano diffusi dai media e diventino “pubbliche virtù”. Il dramma è che questo Blob osceno e maleodorante sia considerato informazione e diritto di cronaca e dilaghi nell’indifferenza generale. La tragedia, infine,  è che questo degrado totale  sia considerato normale.

Oggi anche i bambini hanno il loro PC e navigano in internet. E vedono e leggono esattamente ciò che vedono gli adulti e crescono con questa “Cul- tura”. Una volta le bambine, al massimo leggevano le favole, giocavano con le bambole e guardavano “Heidi , ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao…”. Oggi, guardano la TV, navigano su internet e vedono, ad ogni ora del giorno, donnine nude ansiose di mostrare le parti intime, esibizionisti che raccontano pubblicamente le loro prestazioni sessuali, gay, trans, lesbiche e sessualmente confusi che esaltano le delizie del sesso alternativo e tutte le variazioni sul tema. Così crescono oggi i bambini, con questi modelli culturali. Ed ogni giorno su TV e internet, spesso in assenza dei genitori, si imbattono continuamente in scene di sesso e violenza, violenza e sesso, in nudità esibite a tutte le ore come la cosa più normale del mondo, richiami erotici e sessuali, in esplicite lezioni di sesso e in intellettuali progressisti che vi accusano di essere degeneri se non vi masturbate guardando film porno.  E l’unica relazione con le caprette di Heidi è scoprire che una senatrice adora mettersi “alla pecorina“. Se tutto questo sembra normale bisognerebbe cominciare a preoccuparsi seriamente della salute mentale di questa società. Forse è già troppo tardi.

Ogni tanto, però, bisognerebbe fermarsi un attimo e chiedersi cosa sta succedendo. Se è vero che questa “Cul-tura” dominante viene accettata tranquillamente come cosa del tutto normale, allora bisogna anche accettarne le conseguenze e gli effetti. E quali sono questi effetti collaterali?  Semplice, basta leggere le notizie del giorno, quelle che ci raccontano piccole e grandi tragedie e fatti di cronaca, che spesso riguardano proprio bambini e adolescenti, e che dovrebbero farci riflettere. Eccone alcune…

- Quando i bambini fanno Ahi!

- Lo stupro quotidiano

- La prima volta di Totti

- AdolesceMenza

- Cara sorellina ti ammazzo, per gioco

- Mamma, sono incinta

- La Spagna si masturba

- Il Papa ha ragione

- Giochi d’infanzia e matrimoni marziani

- Pane, sesso e violenza

Pane, sesso e violenza

di , 19 Settembre 2014 14:14

Il richiamo sessuale, in tutte le sue forme,  nella nostra società è talmente pervasivo che ce lo ritroviamo dappertutto; su stampa, internet, televisione, cinema, manifesti stradali, pubblicità, ad ogni ora del giorno, in tutte le salse, tutte le variazioni e per tutti i gusti. Sesso a colazione, a pranzo e a cena. Già da tempo è diventato l’ingrediente primo e più importante della comunicazione, dello spettacolo, dei media, della letteratura, del gossip, delle cento riviste da spiaggia o da salone parrucchiera, degli esperti di costume e società, degli psicologi  e degli opinionisti tuttologi che dilagano nei salotti televisivi.

L’esempio più eclatante dell’uso mediatico del richiamo erotico come specchietto per le allodole e per altri “uccelli” stanziali, ce lo offre continuamente la pubblicità.  Non c’è prodotto che non usi, per attirare l’attenzione, un corpo di donna o un’atmosfera sensuale. Il corpo nudo  è come il grigio; va su tutto. Ma ormai l’uso del nudo è talmente diffuso che anche sui quotidiani lo si usa per illustrare articoli di vario genere. Questa a lato è l’esempio di come venga usato il corpo femminile. E’ l’immagine di un articolo apparso sul Giornale qualche tempo fa e dedicato all’uscita di un nuovo modello di Walkman. Beh, guardando bene con attenzione (ma non distraetevi), oltre alla bella ragazza in bikini, forse, si vede “anche” il Walkman!

Su questo eccesso di nudi, tette e culi in bella esposizione, si era espresso anni fa anche un illustre premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, in un articolo apparso su El Pais e ripreso dalla Stampa. Ne parlavo già in un post di sette anni fa “Varie ed eventuali“, a proposito dell’eccesso di nudità sui media e sulle Mail a luci rosse. L’articolo di Vargas Llosa (che non può essere certo considerato un vecchio bacucco bacchettone e moralista) è chiarissimo ed è un preciso atto d’accusa nei confronti della strumentalizzazione del corpo femminile sui mezzi di comunicazione. Vale la pena di leggerlo: “Troppe T.e C. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip.”.

Perfino umorismo e satira fanno del sesso l’argomento più sfruttato che si presta ad allusioni, battute, barzellette e storielle piccanti buone per tutte le circostanze. Non c’è comico che non abbia in repertorio un’ampia scorta di storielle a sfondo sessuale.  Anni fa in televisione, nel programma “La sai l’ultima?”, si esibivano comici dilettanti che raccontavano barzellette. Su dieci barzellette otto erano di argomento sessuale. Sembra quasi che non si possa nemmeno ridere se non si parla di sesso. Il tema sessuale è così diffuso e sfruttato che l’umorismo di certi “comici” diventa monotematico, sessomaniacale. Classico esempio è la Littizzetto il cui bagaglio umoristico nasce e si esaurisce sempre a livello di genitali. Gira e rigira, da qualunque argomento parta arriva sempre lì, a livello slip. E’ quello che a ragione si può ben definire, letteralmente, un umorismo del cazzo. Ma naturalmente non è la sola; anzi, è in buona compagnia.

Il mondo dello spettacolo è quello più all’avanguardia nella diffusione del messaggio sessuale. Ed essendo quello più seguito dai giovani è anche quello più incisivo e pericoloso. Basta pensare ai concerti pop dove ormai la musica passa in secondo piano. Il vero spettacolo di questi concerti seguitissimi dai giovani  non è l’esibizione musicale, ma le invenzioni di scena, le luci, il fumo, i costumi sempre più succinti e provocanti, le coreografie ed i movimenti con esplicite simulazioni di atti sessuali. Il successo di queste nuove glorie della musica pop non si misura più sulle qualità canore, ma sulla capacità di scandalizzare il pubblico. Negli anni ’60 i movimenti giovanili, i figli dei fiori, gli hippies, i seguaci dell’amore libero, delle comuni e di tante stronzate finite nella spazzatura, avevano un motto: “Sesso, droga e rock’n roll“. Erano illusi di cambiare il mondo con canzoni,  spinelli e qualche slogan che suonava bene nei cortei, ma non funzionava in privato. Peccato che molti siano morti troppo giovani e non abbiano avuto il tempo di capire quanto siano stati stronzi a gettare via la vita in cambio di un po’ di sesso, una siringa e quattro accordi distorti di una Fender.

Il messaggio sessuale lo si assimila fin dall’infanzia.  Le nuove generazioni stanno crescendo a pane e sesso (forse ai neonati, per abituarli gradualmente, sciolgono un po’ di sesso liofilizzato negli omogeneizzati). Tanto che, forse, il Padre nostro verrà modificato così: “Dacci oggi il nostro pane e sesso quotidiano“. Questo messaggio viene diffuso quotidianamente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa, sempre più potenti, che garantiscono una penetrazione capillare nella società. Non c’è scampo, ovunque ti rigiri, dalla stampa a internet, dalla televisione ai manifesti stradali,  c’è un’immagine o uno slogan di carattere erotico. La comunicazione, in tutte le sue forme, ha assunto un potere determinante capace di influenzare la cultura, lo stile di vita, l’abbigliamento, l’alimentazione, i gusti artistici, i rapporti sociali e, dulcis in fundo, anche le abitudini sessuali. E non stiamo parlando di pornografia su riviste specializzate, siti e chat erotiche o cinema a luci rosse. Parliamo della presenza del messaggio erotico sui media normali a portata di tutti, compresi bambini.

 Il messaggio più diffuso, esplicito o nascosto, che permea la società moderna è  una specie di continua, assillante, campagna pubblicitaria per l’esaltazione e la promozione dell’attività sessuale. Come se un unico slogan venga diffuso continuamente su radio e TV, giornali e internet: scopate, scopate, scopate. Forse hanno paura che la gente se ne dimentichi; meglio ricordarglielo. Ma ragazzi e adolescenti, già in preda alla tempesta ormonale, non hanno certo bisogno di ulteriori stimoli per  scoprire il sesso o di qualcuno che glielo ricordi. Così, incoraggiati da tanta pubblicità e da onnipresenti messaggi erotici, oggi cominciano presto a fare le prime esperienze. Già a 13/14 anni, riferiscono le cronache, cominciano a scambiare su internet messaggini e foto  a carattere erotico. Passare dalla teoria alla pratica e dal virtuale al reale è solo questione di (poco) tempo.

I mezzi di comunicazione hanno una funzione essenziale nel condizionare la società. Possono creare idoli e modelli da imitare, stili di vita, abitudini, comportamento  e modificare i valori  morali. Tre sono gli argomenti che da sempre costituiscono i pilastri della comunicazione, le famose “Tre S“: sesso, sangue, soldi. Ma c’è un altro aspetto, non meno importante, dell’uso spregiudicato dei mass media. Oltre a diffondere il verbo della più completa libertà sessuale, perseguono un altro scopo: incentivare i consumi con l’offerta di sempre nuovi prodotti.

La moderna società dei consumi ha un fine preciso, che è la ragione stessa della sua sopravvivenza; creare continuamente nuovi bisogni da appagare con l’offerta di  nuovi prodotti che, grazie alla pubblicità martellante, diventano subito oggetto del desiderio e accessori irrinunciabili. Ma per acquistarli occorrono i soldi.  E poiché, da sempre, la mercificazione del sesso è una fonte di reddito, l’abbinamento fra soldi e sesso (come mezzo per procurarseli) porta diritti dritti alla prostituzione. Quella da viale di periferia, quella dei centri massaggi, quella delle inserzioni su giornali o in rete, quella che si consuma  a casa propria, quella delle escort, quella praticata come normale attività lavorativa o quella saltuaria o occasionale, giusto per togliersi un capriccio, per il gusto della trasgressione o per farsi un regalo costoso. Insomma, i motivi per prostituirsi  non mancano.

Purtroppo, in una società improntata al più sfrenato edonismo ed alla massima soddisfazione dei desideri a qualunque costo, anche le adolescenti scoprono presto che fare sesso non è solo un’esperienza piacevole da fare con il fidanzatino di turno. Può essere anche un’attività redditizia per integrare la “paghetta“. E così si comincia quasi per gioco a prostituirsi (come il recente caso delle “baby squillo“ dei Parioli). E siccome il giochino rende bene, si prosegue facendone un’attività regolare.  Il sesso, ormai liberato da tutti i tabù del passato, è diventato un atto del tutto normale, come mangiare un panino, bere una birra o fumare uno spinello. Così “normale” che sono sempre più frequenti i casi, riportati dalla cronaca, di coppie che fanno sesso in pubblico, in strada, in macchina, nei parchi, alla luce del sole.

Ma, così banalizzato e senza più limiti, remore  e riserve di carattere morale, perde qualunque significato e si finisce per fare sesso anche per un regalino o per una ricarica telefonica.  Un altro caso che di recente ha fatto scalpore è stato scoprire che in alcune scuole private di Milano (ma poi si è scoperto che succede anche a Roma ed in altre città) le ragazze, “di buona famiglia“, concedono abitualmente prestazioni sessuali varie ai compagni di scuola (ma è pensabile che forniscano il servizio anche fuori dalla scuola), secondo un preciso tariffario. Basta un sms; si sceglie la prestazione da un “menu“, si concorda il compenso, che può essere in soldi o in regalini,  e ci si ritrova nel bagno della scuola per la “consumazione“.  E’ come ordinare una pizza. Le chiamano “ragazze doccia“, perché lo fanno tutti i giorni, come la doccia.

Ma questa “prostituzione” non è in uso solo nelle scuole. Sta diventando una cosa del tutto normale. Lo si fa ovunque sia possibile. Nelle discoteche, per esempio, pare sia del tutto normale ritrovarsi nei bagni per fare sesso. Alcune lo fanno dietro compenso,  ma altre lo fanno anche solo per il gusto di farlo. Sembra che fra le adolescenti che frequentano le discoteche sia molto in voga un gioco, una gara, che consiste nel fare sesso orale nei bagni con più ragazzi possibile.  A fine serata vince quella che ha fatto più pompini… pardon, rapporti orali. In questo pezzo del Fatto Quotidiano si spiega molto bene cosa è il sesso per le adolescenti e come viene praticato (specie a scuola e nelle discoteche): “Sesso a 14 anni; se non ti fai sverginare sei una sfigata.”. Dovrebbero leggerlo molte di quelle mamme che sono ferme a Biancaneve, Cenerentola, Piccole donne e pensano che le loro ingenue “bambine“ a 13 o 14 anni vivano nel mondo delle favole. Ma il sesso, anche senza sconfinare nella prostituzione vera e propria,  è molto diffuso come merce di scambio. Può garantire successo, miglioramenti retributivi, avanzamenti di carriera, regali costosi, gioielli, successo nel mondo dello spettacolo. Insomma, il sesso è un’arma potentissima e le donne sanno benissimo come usarlo.

Ma quali sono i riscontri sociali di tanta foga erotica e tanta esposizione mediatica dei richiami sessuali?  Possiamo vederlo ogni giorno nella cronaca; violenza, stupri, prostituzione minorile, adescamenti in rete, pedofilia, tradimento come terapia di coppia in crisi, esaltazione della trasgressione e dei rapporti gay, lesbo, trans, bisex con tutte le possibili variazioni. Il vecchio ”Famolo strano” di Verdone è ormai sorpassato, banale, sostituito dal sesso creativo dove  la fantasia non ha più limiti. Il risultato eccolo qui, sintetizzato in questi titoli di apertura del quotidiano L’Unione sarda di due giorni fa…

Esattamente così come riportato in questo screenshot. La prima notizia in apertura è quella del prof che fa sesso con le alunne in cambio di buoni voti. Subito sotto un ex sacrestano condannato per molestie ad u n ragazzino. E per finire in bellezza l’arresto di due persone che abusano di due sorelline che abitualmente assistevano ai rapporti sessuali della madre con gli amici “clienti”. Rassicurante, vero? E non si tratta di fatti isolati. No, purtroppo sono diventati la norma. Non passa giorno che in cronaca non ci siano fatti del genere. E se non bastassero i quotidiani, c’è la televisione che ogni giorno, a tutte le ore,  mostra scene di violenza, possibilmente col morto ed il sangue in primo piano. E quando non bastano film, telefilm, fiction, tutti di genere poliziesco, horror, guerra, disordini, catastrofismi assortiti, si fanno dei programmi speciali dove, tanto per cambiare, si parla di cronaca nera, di delitti e morti ammazzati. La televisione è una specie di università della violenza e del sesso.  E nessuno sembra preoccuparsi dell’influenza negativa che questi programmi possono avere sui bambini, sulla mente di soggetti deboli e persone particolarmente sensibili. Alcuni anni fa ad Olbia dei ragazzini fra gli 11 ed i 13 anni abusarono ripetutamente, anche in gruppo, di una bambina di 9 anni.  Ai carabinieri che li interrogavano, dissero che lo avevano fatto perché “lo avevano visto in televisione“. E’ abbastanza chiaro o bisogna fare il disegnino?

Se al sesso in tutte le salse aggiungiamo il continuo aumento del consumo di droghe di ogni genere e  la quotidiana dose di violenza che ci propinano le reti televisive ad ogni ora del giorno, otteniamo una miscela devastante per la salute mentale di giovani e meno giovani. I media hanno bisogno di  mostri da sbattere in prima pagina per vendere più copie o per accrescere l’audience in TV. E quindi questi mostri li creano, attraverso la somministrazione quotidiana di scene di violenza. I media (in primis la televisione) sono diventati, più o meno inconsciamente,  una fabbrica di mostri; è un mondo che si autoalimenta. Stanno generando una società di nevrotici, stressati, ansiosi, pazzi furiosi e aspiranti pazzi, alimentando l’aggressività, la confusione mentale, un mondo di maniaci sessuali e di potenziali stupratori e assassini. La gente sta impazzendo, ma siccome la pazzia è generale, non se ne rende conto. E siccome sesso e violenza creano dipendenza, come alcol, fumo e droga, ormai non se ne può fare a meno. Abbiamo bisogno della nostra dose quotidiana di “pane, sesso, droga  e violenza“.

Siamo sicuri che questo sia un mondo normale? Siamo sicuri che tutta questa continua ed esasperata esposizione di richiami sessuali attraverso stampa, internet, cinema, televisione, pubblicità, letteratura, non sia in qualche modo responsabile dello scatenarsi di una forma di vera e propria maniacalità sessuale? Siamo sicuri che la violenza in tutte le salse che ogni giorno ci viene propinata attraverso giornali, cinema e Tv non sia responsabile dell’esplosione di atti violenti in soggetti particolarmente sensibile e dall’equilibrio psichico precario? Siamo sicuri che i media non influenzino l’opinione pubblica e diventino in qualche modo responsabili morali di stupri, violenze, femminicidi? Io ho qualche dubbio. Anzi, ad essere sincero, sono proprio convinto, come ripeto da anni, che i media abbiano una grande responsabilità nel generare aggressività  che sfocia, prima o poi, in violenza e tragedia.

E’ un argomento che tratto spesso perché sono convinto della responsabilità dei media.  Fra i tanti post, vedi “Morti di giornata“, in cui, a fondo pagina, ci sono i link ad altri articoli simili. E ancora un post del 2003 ”Notizie inutili“,  “Follie di giornata” del 2004,  ”Il Papa ha ragione” del 2009 e ancora due video con l’intervista a K.R. Popper sulla televisione cattiva maestra “Popper: TV e violenza“. Ma la gente sembra non rendersi conto della pericolosità dei messaggi che passano sui media. O forse non vogliono capirlo perché su sesso e violenza ci campano. In nome della libertà e del diritto di cronaca sui media passa tutto e di più, senza controlli, senza riserve e senza scrupoli. Ma prima o poi, se non si pone rimedio, ne pagheremo le conseguenze. Anzi, le stiamo già pagando ed anche molto salate.

A quanto pare, stiamo correndo incontro alla distruzione, incuranti del pericolo. Giorno per giorno stiamo minando le fondamenta della società, la stiamo smantellando, ne intacchiamo i pilastri portanti, creiamo i presupposto per il totale dissolvimento. Così come dalla carne in putrefazione nascono i vermi, da una società decadente, corrotta, amorale e depravata nascono i germi di una malattia letale che porterà al completo degrado ed all’autodistruzione.  Al nostro confronto Sodoma e Gomorra sono simboli di sobrietà e morigeratezza di costumi. Ma forse questa fine è già scritta nel destino dell’umanità. Dopo il diluvio universale Dio promise a Noè che non avrebbe più distrutto l’umanità. Ha mantenuto la promessa. Ma non c’è bisogno di un intervento divino e di un altro diluvio; l’uomo si sta distruggendo da solo. E non manca molto alla fine. Per i credenti la fine dei tempi ha un nome: Armageddon.   I non credenti possono chiamarla semplicemente follia umana.

Nudi a confronto

di , 2 Settembre 2014 22:07

Il nudo ormai dilaga. E’ diventato una moda, un segno dei tempi. Nudi ovunque, sulle riviste, al cinema, in rete, nei manifesti pubblicitari. E’ diventato perfino un segno di protesta. Il movimento delle Femen, per esempio, usa presentarsi a seno nudo in pubblico. Altre si fanno fotografare nude con i pretesti più vari, per protesta, per beneficienza, per sensibilizzare l’opinione pubblica su qualche tema particolare, per farsi notare o per finire sui rotocalchi. Ogni motivo è buono per mostrarsi nude.

Tanto nudismo dovrebbe ormai aver abituato il pubblico che, così vaccinato, non dovrebbe più scandalizzarsi. Invece, a quanto pare, i media ritengono che esista ancora un minimo senso del pudore e, quindi, evitano di mostrare i nudi integrali. E’ l’ipocrisia elevata a sistema. Non c’è sito d’informazione, anche i più seri, che non abbia in prima pagina la rassegna quotidiana dei migliori culetti femminili in circolazione. Ma guai a chiamarlo come lo si è sempre chiamato.  Te lo mettono sotto gli occhi ad ogni pagina web, lo vedi ovunque in televisione, ma…guai a chiamarlo “Culo“, non si può, bisogna chiamarlo “Lato B“. Una volta quando erano in voga i 45 giri in vinile, il “Lato B” era la facciata con la canzone meno bella. Oggi, che progresso, è invece la facciata più attraente, il culo!

Oggi anche i bambini, usando internet, vedono tette e culi a piacere, quando e dove vogliono. Imparano presto. Ma i nostri moralisti dell’informazione, pensano che la gente creda ancora ai bambini che nascono sotto i cavoli e temono di turbare la loro ingenuità. Così, quando devono proporre una foto di nudo usano l’accorgimento di nascondere le parti intime con macchie, quadratini neri, sfocature. Tanto con Photoshop si può fare tutto. In certi casi si arriva quasi al ridicolo, come quando si mostra un bel seno nudo e prosperoso con delle piccole crocette che coprono a malapena i capezzoli. Già, perché mostrare un seno prosperoso, abbondante e supersiliconato si può, purché non si veda il capezzolo (!?). Viene da ridere, eppure è proprio così. Altre volte, invece, si pubblicano delle foto in cui il nudo è chiaro, integrale, senza veli, in primo piano. E non parlo di riviste porno, ma di normali quotidiani a diffusione nazionale e dei loro siti in rete.

Allora viene spontaneo chiedersi come mai gli stessi quotidiani passano da una pudicizia perfino esagerata e ridicola all’uso del nudo integrale. Il pudore viaggia a giorni alterni? Vale per certi nudi e per altri no? Dipende dalla posa della modella? Dalla “location” (oggi si dice così) della ripresa? Qual è il criterio per stabilire se un nudo può essere mostrato integrale o no? Poi, capita che, per pura combinazione,  dei nudi diversi si trovino affiancati, casualmente, sulla stessa pagina dello stesso quotidiano, nello stesso giorno. Ed allora salta agli occhi anche dei lettori meno attenti che c’è qualche cosa di poco chiaro in quei criteri. Anzi, viene proprio il sospetto che ci sia una buona dose di ipocrisia. Ecco un esempio lampante che si vede oggi nella Home page del Giornale.

Le due immagini che richiamano i rispettivi servizi sono affiancate, esattamente come riprodotte sopra. Il primo servizio a sinistra riprende una ragazza che circola completamente nuda a New York. E le foto (vedi qui) la mostrano senza alcun cenno di manipolazione. La seconda immagine si riferisce, invece, ad un video in cui l’attrice Kathy Griffin si sottopone a quella specie di gioco di società che è diventato l’ice bucket challenge;  una secchiata d’acqua gelida in testa. In questo caso, Kathy, per sottoporsi al rito gelato, esce da una piscina, completamente nuda, ma è ritoccata in maniera che si vede molto sfuocata, come se indossasse un costume intero color carne (vedi qui il video) o più simile ad una bambola vivente.

Stesso giornale, stessa pagina, immagini fianco a fianco, due nudi a confronto; uno integrale, senza trucchi, l’altro sfumato. Perché? Ecco, ogni tanto sarebbe bene che spiegassero ai lettori queste differenze d’interpretazione, giusto per curiosità. Ammesso che abbiano una spiegazione plausibile.

A proposito, poi, dello sport del momento, la secchiata d’acqua gelida, pare che lo facciano per raccogliere fondi per lo studio della SLA.  Intanto l’ideatore della secchiata d’acqua in testa, per tragica ironia della sorte, dieci giorni fa  è morto annegato (Morto Corey Griffin, inventore della Ice Bucket Challenge) . E dopo due giorni un altro ragazzo, in Scozia, ha voluto esagerare e si è gettato direttamente in un laghetto ghiacciato; morto anche lui (Scozia, l’Ice bucket challenge fa la sua prima vittima). Mi sa che questa idea è nata male, sotto una cattiva stella. Forse è meglio trovare un’altra forma di finanziamento.

Ma che bisogno c’è di farsi i gavettoni (una volta si chiamavano così) gelati per raccogliere fondi? Non si poteva fare una semplice sottoscrizione o lanciare una campagna di raccolta fondi, come fanno tutti gli altri? No, oggi bisogna essere originali per forza, inventarsi qualcosa di nuovo, diverso, possibilmente che faccia notizia. E la gente oggi va matta per queste stronzate virali e globalizzate che, grazie ad internet, si diffondono in tempo reale in tutto il mondo. Se qualcuno ha una buona idea, seria, intelligente, nessuno gli presta attenzione. Ma se qualcuno, tanto per sentirsi vivo, fa una stronzata, potete scommettere che avrà milioni di seguaci. In questo caso, machiavellicamente, si potrebbe giustificare la secchiata con la bontà della causa. Ma non sempre la nobiltà del fine giustifica la stupidità del mezzo.

 

Scrivere con i piedi

di , 26 Agosto 2014 23:43

Mai credere a quello che si legge in rete. O almeno, non a tutto. Meglio essere cauti, possibilmente leggere diverse versioni dei fatti ed accertare l’autorevolezza delle fonti. Ma spesso nemmeno la presunta o scontata autorevolezza di una testata è garanzia di serietà. Pierluigi Battista, autorevole editorialista del Corriere della sera, qualche tempo fa, a proposito dell’attendibilità della stampa, chiudeva così un suo video commento a proposito della mistificazione dell’informazione e dell’uso strumentale delle notizie: “Non credete a quello che scrivono i giornali” (Vedi “Stampa, cambia la musica“). E se lo dice Battista, autorevole firma del più importante quotidiano italiano, bisogna credergli. E bravo, Battista, grazie per il consiglio, ma lo avevamo già capito da soli.

Proprio ieri scrivevo un pezzo, “Diamo i numeri“, sulle contraddizioni dell’informazione, notando come parlando dello stesso fatto, il funerale del ragazzo ucciso a Ferguson, l’Ansa riportasse che al funerale erano presenti centinaia di persone, mentre il Corriere riferiva della presenza di migliaia di persone.  Una bella differenza.  Succede spesso che fonti diverse riportino resoconti dei fatti spesso contrastanti. Il che non depone certo a favore dell’attendibilità della stampa la cui credibilità è in caduta libera. Può anche succedere che all’interno dello stesso giornale si trovino degli articoli che possono essere in contrasto fra loro. Basta che gli autori dei pezzi abbiano una diversa visione di un fatto di cronaca, di costume, di politica, derivante da una diversa formazione professionale, culturale, politica o morale, ed ecco che gli articoli possono essere in netto contrasto fra loro.

Ma si può anche raggiungere la perfezione, ovvero che la contraddizione sia presente all’interno dello stesso articolo.  E’ quanto si può verificare oggi nella home page del Corrierone nazionale (tanto per cambiare).

Ecco la notiziona da prima pagina:”Elio, il triciclo low cost“. Una bella notizia per gli automobilisti. Specie in questo periodo di crisi nera, poter risparmiare qualcosa anche sulle spese dell’automobile fa comodo. Costa poco, bastano 5.000 euro, consuma pochissimo, un litro per 40 Km…cosa vuoi di più? Così magari, anche per semplice curiosità, clicchiamo sul titolo e vediamo di leggere il pezzo e di saperne di più su questa proposta americana. Vediamo…

Ops, sorpresa!

Nella pagina interna scopriamo che non fa più i 40 Km promessi in home, ma ne fa solo 36. Giusto il tempo di cliccare ed aprire la pagina e…vi hanno già fregato 4 chilometri. Non ci si può fidare di nessuno. Ecco uno splendido esempio di ciò che si può dire “scrivere con i piedi“. Non si ha nemmeno il buon senso di rileggere quello che si scrive ed eventualmente correggere. No, l’importante è riempire la pagina. Poi ci si può smentire nello stesso articolo, fra il box in prima pagina e l’articolo all’interno. E nessuno si vergogna, nessuno si scandalizza, nessuno si lamenta. E non si tratta di rare eccezioni o casi isolati. No, ormai è la prassi. Leggere ogni giorno le notizie significa vedere un elenco di errori, strafalcioni grammaticali e sintattici, imprecisioni, bufale e pezzi scritti da dilettanti allo sbaraglio. Questa è la stampa. Ma c’è ancora qualcuno che crede a quello che passa in rete?

Tanto per citare un altro caso che conferma tutti i miei dubbi, ecco un’altra notizia che compariva ancora oggi sul Corriere e che veniva riportata su diversi siti: “Ecco le bufale su Tripadvisor“. Si riferisce al sito di recensioni di hotel e ristoranti. Già in passato erano stati sollevati dubbi sull’attendibilità delle recensioni riportate su quel sito, ma ora scendono in campo addirittura i diretti interessati. Scrive la Federalberghi: “Nessun controllo sulle recensioni pubblicate. Sul sito almeno 15 milioni di testi “truccati“. Fra le perle denunciate dall’associazione ci sono una recensione, fatta a giugno scorso,  di un hotel di Roma chiuso da 7 anni e di una hamburgheria romana che prepara ottimi panini con “uova di gallo“!

E voi credete ancora a quello che si legge in rete?

Balotelli spara ai tifosi

di , 12 Luglio 2014 13:41

Balotelli ne ha fatta un’altra delle sue. Ieri ha pubblicato su Twitter una foto col fucile puntato verso l’obiettivo (e verso chi guarda) con il messaggio “Un bacio a chi mi odia“. Poi, a seguito delle proteste e degli insulti, l’ha eliminata.

Questo ragazzo ha dei seri problemi; dovrebbe farsi vedere da uno psicologo, ma che sia uno bravo. E’ convinto che gli italiani lo odino perché è nero. Sbaglia, ovviamente. Il suo non è un problema di colore della pelle, è un problema di testa. Non è antipatico perché è nero, ma perché è bizzoso, presuntuoso, infantile, immaturo, capriccioso e insopportabile come un bambino viziato che fa i dispetti per attirare l’attenzione. Grazie all’inconsistenza in campo, è stato in gran parte responsabile (insieme a Prandelli)dell’eliminazione della nazionale dai mondiali in Brasile. Se avesse un minimo di buon senso, se ne starebbe buono e tranquillo e aspetterebbe che passi la bufera e che la gente dimentichi la sua inqualificabile prestazione mondiale. Invece, che fa? Il giorno stesso dell’eliminazione, mentre i compagni restano nello spogliatoio a discutere sul disastro, lui, con le immancabili cuffie in testa che lo isolano dalla squadra e dal mondo, dopo 5 minuti dalla fine della partita lascia i compagni, se ne va solo soletto sul pullman e resta lì per due ore, finché non vanno a chiamarlo e lo costringono a tornare negli spogliatoi. Questo la dice lunga sul feeling fra il nostro “campione” ed i compagni di squadra.

Il giorno dopo, tanto per passare inosservato e fare la persona seria,  si tinge la cresta e la fa bionda. Poi si tinge di biondo anche le sopracciglia. E per rispondere a chi lo criticava posta un messaggio su Twitter dicendo che i negri non l’avrebbero mai scaricato, come hanno fatto gli italiani. E per chiudere in bellezza, offende il Paese che lo ha accolto e adottato, aggiungendo che “Meglio negri che italiani“. Provate voi a dire che “Meglio italiani che negri” e poi vediamo che succede. Dieci procure aprirebbero immediatamente un’inchiesta per gravissime offese razziste. Ma se Super Mario offende l’Italia e gli italiani non succede niente. E’ l’effetto del razzismo al rovescio che ormai domina la nostra cultura. Dopo due giorni, alla faccia degli sportivi italiani, come se niente fosse successo,  è già in vacanza al mare, a Miami in Florida (mica al lido di Ostia), e si mostra ai fotografi mentre fuma, felice e  sorridente  in compagnia della fidanzata Fanny. E ieri, per ingraziarsi la simpatia dei tifosi, fa finta di sparare a chi lo odia. Ma anche in questo caso non succede niente. Se qualcuno postasse una foto col fucile puntato e dedicasse foto e messaggio a Balotelli, finirebbe inquisito per razzismo, minacce ed incitamento alla violenza.  Se lo fa Super Mario non succede niente. Qualunque stupidaggine faccia finisce immancabilmente sempre in prima pagina, perché fa notizia, ma  tutto gli viene perdonato. Chiedetevi il perché. Vi sembra normale?

Tempo fa, in uno dei tanti post in cui parlo di questo “campione“, dissi che, secondo me, non solo non era quel gran campione che i media vogliono farci credere, ma che addirittura, a causa delle sue turbe caratteriali, poteva essere  un elemento di disturbo all’interno dello spogliatoio e creare attriti e tensioni fra i compagni, a scapito del rendimento generale. Visto come è finita in Brasile, direi che forse non mi sono sbagliato di molto; anche se nessuno ha dato importanza a questo fatto che può sembrare ininfluente, ma può risultare, invece, determinante sul rendimento della squadra e, quindi, del risultato finale.

Del resto lui vive in un mondo tutto suo. Lo abbiamo visto anche nelle riprese fatte sul campo prima delle partite. Mentre i compagni facevano gruppo e, tutti in cerchio, parlavano e mettevano a punto gli ultimi dettagli su tattica e schemi di gioco, lui, a debita distanza dal gruppo, sempre con le cuffie alle orecchie, vagava sull’erba pensando ai fatti suoi.  Comportamento inusuale, scorretto e irrispettoso nei confronti dei compagni. Ma nessuno degli “esperti” e commentatori televisivi, sia a Roma che in Brasile, che vedevano in diretta ciò che hanno visto tutti,  lo ha notato e si è chiesto il perché di quell’atteggiamento. Eppure sarebbe stata la domanda più logica e spontanea: “Perché, mentre tutti i compagni fanno cerchio e parlano fra loro, Balotelli con le cuffie alle orecchie resta da solo a 7 o 8 metri di distanza?“.

Stranamente nessuno lo ha notato. O forse hanno fatto finta di non notarlo per evitare di dover dare spiegazioni imbarazzanti e non in linea con l’idea del “campione” e fenomeno del calcio. Mentre altri allenatori e calciatori, vista la posta in gioco, passavano ore a visionare le cassette con le partite delle squadre avversarie (lo hanno riferito i corrispondenti in TV), per capire i moduli di gioco e studiare le contromosse, lui, ad un giornalista che gli chiedeva come intendesse affrontare la forte difesa della Costa Rica (quella che poi ci ha mandato a casa), tomo tomo e cacchio cacchio, risponde che “Non conosco la difesa della Costa Rica“. Vi sembra serio?

Gli altri passano ore a studiare le squadre avversarie, ma lui, cuffie alle orecchie, non se ne preoccupa, ascolta musica e non conosce la squadra che sta per affrontare. Questo è quello che i media fanno passare per campione, per fuoriclasse, per “fenomeno“, come lo definiva prima della disfatta il Corriere, affiancandolo a Messi e Neymar. Quello che è pagato a peso d’oro, guadagna miliardi e va agli allenamenti in Ferrari. Poi va  ai mondiali e non si prende nemmeno la briga di sapere contro chi deve giocare e quali sono le caratteristiche degli avversari. Sembra che sia andato in Brasile per farsi una vacanza. Il fatto che giocasse un campionato del mondo di calcio è  del tutto secondario. Questo è un campione? E’ un atteggiamento serio da parte di un professionista superpagato? E poi si meraviglia che sia antipatico?

No, caro ragazzo, non stai sulle palle, anzi sui palloni, perché hai la pelle nera, ma perché non ci sei con la testa. Ecco il tuo problema, le testa. A forza di sentirsi esaltato e glorificato come supercampione ed essere ogni giorno in prima pagina per le sue imprese quotidiane, si è montato la testa,  anche grazie, o soprattutto,  ai media che lo hanno pompato e ne hanno fatto un personaggio da copertina, non per i suoi particolari meriti sportivi (che non ha), ma perché è il testimonial ideale per la campagna terzsomondista, accoglientista, multietnica e multiculturale dei buonisti di casa nostra. E’ quello che continuo a ripetere da tempo.

 A quanto pare, visti anche i risultati della trasferta brasiliana, non avevo torto. Ora, pare che lo abbia capito anche Prandelli (Balotelli non è un campione). Un po’ tardi, ma anche il nostro  CT è arrivato a capire quello che avevano già capito milioni di italiani. Certo, sarebbe stato meglio se lo avesse capito un po’ prima. Invece, per sua stessa ammissione, per anni ha costruito una squadra e gli schemi di gioco, in funzione del “campione” Balotelli. Solo una questione tecnica, di capacità individuali dei calciatori o di moduli di gioco? Sicuri che fra i motivi che determinano la convocazione dei calciatori non ci siano anche, non dico pressioni, ma almeno amichevoli “suggerimenti” da parte delle squadre di appartenenza, della Federazione, degli sponsor e di chi sa quali altri interessi?

Qualcuno ricorda, giusto per fare un esempio del passato, i mondiali del Messico ’70 (quelli dell’indimenticabile Italia, Germania 4 a 3) e la famosa “staffetta” fra Mazzola e Rivera, che giocavano un tempo per uno? Siamo sicuri che fosse per motivi tecnici e tattici e non perché (come pensai allora e ne sono ancora convinto) dovevano giocare entrambi, perché uno dell’Inter e l’altro del Milan? Siamo sicuri che Prandelli abbia puntato su Balotelli come punta fissa e gli abbia costruito la squadra intorno, nonostante non fosse al massimo della forma e non  avesse mostrato un rendimento soddisfacente nelle partite di qualificazione ai mondiali,  perché è il più bravo fra gli attaccanti italiani e non per qualche altro strano e misterioso motivo? Sicuri, sicuri? Visti gli enormi interessi economici che ruotano intorno al mondo del calcio, io qualche dubbio ce l’ho; e me lo tengo.

Poi, fatto il patatrac, e riconosciuto che il suo “progetto tecnico” è miseramente fallito, anche lui se ne esce, tomo tomo e cacchio cacchio, a dire che “Balotelli non è un campione“. Tipica conclusione all’italiana; tutti sono pronti ad assumere incarichi, specie se ben retribuiti, anche senza avere particolari titoli, capacità e meriti, combinano guai e disastri (tanto paga Pantalone) ed al momento della resa dei conti e dell’assunzione delle responsabilità “Io non c’ero e se c’ero dormivo…”. L’Italia è il Bel Paese in cui, contrariamente a quanto recita il famoso detto popolare,  tutti rompono, ma nessuno paga.

Eppure, ad essere sinceri, anche altri osservatori avevano notato come questo presunto campione in realtà fosse un bluff. Del resto per capire se un calciatore è bravo o è un brocco, non c’è bisogno di essere grandi esperti, giornalisti di grido o aver soggiornato a  Coverciano. Basta un minimo di attenzione e guardare quello che succede in campo. Anche un bambino capisce che fra un Robben che macina chilometri, senza fermarsi un attimo, ed un Balotelli che sembra uno spaventapasseri (che, però, non spaventa nessuno), fermo, isolato, lento nei movimenti, che appena riceve la palla, invece che giocarla come un normalissimo attaccante fa e deve fare,  non vede l’ora di liberarsene, sbaglia anche i passaggi più elementari e che basta sfiorarlo o soffiargli addosso per farlo cadere, c’è una bella differenza. La differenza che passa fra un campione ed un bidone.

Esperti e pronostici.

In quanto agli “esperti“, quelli che vediamo pontificare in TV, dagli studi di Roma o di Rio de Janeiro, ve li raccomando. Hanno l’aria e la supponenza di chi ha la verità in tasca e sa tutto, ma proprio tutto del calcio. I loro giudizi sono incontestabili. Sono gli stessi che, prima dell’inizio del mondiale ogni giorno cantavano odi di gloria al Supercampione Balotelli, quello che  sarebbe “esploso” (così dicevano) con tutte le sue potenzialità e ci avrebbe regalato grandi soddisfazioni, gol a grappoli, vittorie e, forse, anche la coppa. Ecco, quelli, gli esperti.

Quelli che, prima della partita fra Spagna e Olanda esprimevano giudizi altamente positivi sui campioni del mondo in carica, sulle grandi doti individuali dei fuoriclasse spagnoli e sul fatto che avrebbero vinto facilmente la sfida con gli olandesi. Prima dell’inizio della partita, uno degli “esperti illuminati“, su richiesta del conduttore, fece il suo pronostico: Spagna-Olanda: 2 a 1.  Infatti, alla faccia degli esperti, l’Olanda strapazza la Spagna per 5 a 1! Altra previsione prima della partita fra Brasile e Germania. Grandi lodi ai supercampioni della “Selecao” (invece che dire semplicemente “Brasile“, esperti in studio e cronisti la chiamano così, “Selecao“, è più chic e fa tanto “esperto” e poliglotta). E infatti, alla faccia degli esperti e dei loro pronostici, succede quello che nessuno avrebbe mai immaginato: la Germania umilia il Brasile con un 7 a 1 che resterà nella storia del calcio brasiliano come un’onta, una tragedia nazionale.

Per tornare al nostro supercampione nazionale, per avere il sospetto che Super Mario non fosse proprio quel fenomeno che i media esaltano,  bastava leggere questo pezzo, uno dei tanti, apparso a marzo scorso, quando ancora si era in tempo per decidere sulle convocazioni per il mondiale: “Balotelli, il grande bluff; non è da mondiale“. Lo avevano capito in molti, ma pochi avevano il coraggio di dirlo.  I più facevano come le tre scimmiette. Che abbiano qualche interesse particolare a creare miti e campioni o distruggerli, o spingere e proporre alcuni calciatori invece che altri? Certe volte si resta allibiti davanti alla faziosità e partigianeria della stampa; e non solo di quella sportiva. Ma, come il cuore, anche la stampa ha delle ragioni che la ragione non comprende. Magari la “ragione” è solo quella di assecondare l’editore o di far cosa gradita ai grandi club (in qualche modo, prima o poi se ne ha un ritorno). Insomma, l’importante è portare a casa la pagnotta perché “tengo famiglia“. Non servono tante ragioni, questa basta e avanza.

Ora, però, dopo la figuraccia rimediata dalla nostra nazionale, costruita su Balotelli, molti hanno cambiato di colpo giudizi e atteggiamento, secondo il più classico voltagabbana italico. Ora Balotelli non è più quel grande campione, in realtà è bravo, ma non troppo, ha delle potenzialità, ma deve maturare,  forse è stato sopravvalutato, forse non è un fenomeno da paragonare a Pelé o Maradona. Insomma, poco ci manca che gli stessi commentatori che fino ad una settimana fa lo esaltavano, dicano chiaro e tondo che Balotelli è un bidone. Lo ha capito anche Berlusconi il quale ha dichiarato che il Mondiale lo ha perso lui, perché doveva vendere Balotelli per 35 milioni, ma dopo la sua disastrosa prova brasiliana, ne vale la metà (e a quanto pare nessuno lo vuole più). E bravo Berlusconi, un altro che lo ha capito troppo tardi, forse a causa dei primi sintomi di senescenza. Ma, come ha dichiarato Apicella due giorni fa, “Ormai Silvio non è più quello di una volta“. Appunto.

Eppure anch’io, che non sono esperto di calcio, non vado allo stadio, non sono nemmeno tifoso secondo l’accezione comune, non sono un assiduo frequentatore del  bar dello sport e non passo ore a discutere di schemi, moduli e tattiche (al massimo, per quel pizzico di campanilismo che abbiamo in dotazione, se vince la squadra della mia città mi fa piacere, se perde pazienza), qualche sospetto sul valore di questo ipotetico fuoriclasse lo avevo e lo scrissi il 31 gennaio 2013 in questo post “Razzismo e danza della pioggia“.

Prendevo spunto da un articolo comparso su Repubblica, in cui, come si fa da anni,  si esaltava il valore di Super Mario ed il suo ritorno in Italia. Un grande colpo di mercato, secondo Repubblica che titolava: “Balotelli al Milan; che colpo!”. Per la cronaca, venne acquistato per 20 milioni di euro, più 3 di bonus con un contratto che garantiva al nostro “campione” un quadriennale da 4 milioni all’anno. Capito, cari italiani pensionati, precari, disoccupati, cassintegrati, che fate fatica a abarcare il lunario? Ecco perché poi questi pallonari si montano la testa e viaggiano in Ferrari; li pagano con 4 milioni all’anno, 8 miliardi delle vecchie care lirette. Alla faccia dei tifosi che si identificano in questi idoli fasulli e per difendere squadra, maglie, colori sociali e calciatori, si scannano fra ultras delle curve (e qualche volta ci scappa il morto) e rinunciano ad altre cose più importanti per pagarsi l’abbonamento allo stadio o per seguire le loro imprese pedestri su canali TV a pagamento.

Ecco cosa scrivevo in quel post: “Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo… pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.”.

Appunto. Ora siamo giunti alla resa dei conti. Prandelli riconosce che Balotelli non è un campione, ma ormai il disastro è fatto. Ed anche Berlusconi si è pentito di non averlo venduto prima e, quasi certamente, si era già pentito di averlo acquistato; troppo tardi. Questo è un altro vizietto che purtroppo ci costa molto caro: commettere gravissimi errori e dover aspettare anni prima di capire e riconoscere di aver sbagliato. Quando lo si capisce, purtroppo, è ormai tardi per riparare. Lo stesso errore che stiamo commettendo in politica, dando credito a ciarlatani e sbruffoni, a ruffiani, portaborse, mezze calzette, corrotti e corruttori, venditori di fumo, piazzisti e pifferai magici. Lo stesso tragico errore che stiamo commettendo, incuranti delle conseguenze devastanti per l’intera società, con una scellerata campagna buonista che ogni giorno esalta le delizie dell’immigrazione indiscriminata (sono “preziose risorse” dicono Kyenge e Boldrini, mentre tutti i buonisti fanno eco in coro), dell’accoglienza, della tolleranza, dell’integrazione e di una società multietnica e multiculturale che segnerà la fine della civiltà occidentale.

Diamo tempo al tempo. Così come per i “campioni bluff“, arriverà il giorno in cui qualcuno si renderà conto del gravissimo errore, dei danni prodotti da questa ideologia sciagurata, magari riconoscerà le proprie responsabilità (ma non è detto) e forse emigrerà in Turchia. E gli italiani? Beh, agli italiani non resterà che rimuovere le macerie, pagare i danni e ricominciare da capo. E siccome non è scontato e non è sempre vero che dagli errori si impara, cominceranno a seguire i nuovi pifferai che nel frattempo hanno preso il posto di quelli vecchi e ci porteranno alla prossima tragedia. Ammesso che ci siano sopravvissuti.

Qui alcuni post su Balotelli: “Balotelli News“.

 

Blog, frati e misticanza

di , 28 Giugno 2014 13:56

Che relazione c’è fra il New York Times, i frati di Assisi e l’insalata mista? Vediamo. L’informazione è uno dei miei argomenti preferiti e, data la sua influenza spesso determinante nella creazione dell’opinione pubblica,  dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo. Ma forse  a chi detiene il potere va bene così com’è perché sa benissimo come usare i media per i propri fini. I cittadini, invece, non conoscendo i metodi ed i trucchi usati dai persuasori occulti che gestiscono i media, sono del tutto indifesi.

Ne parlo spesso in maniera critica per evidenziare certi  meccanismi perversi e subdoli che si nascondono dietro la facciata del “diritto di cronaca” e la libertà di stampa. L’informazione è usata ed abusata non sempre in maniera chiara e trasparente. Spesso, dietro la facciata dell’informazione, della cronaca, del servizio pubblico, della libertà di stampa, si celano scopi alquanto discutibili: manipolazione dell’opinione pubblica, propaganda politica, pubblicità occulta, creazione di miti, idoli, modelli e stili di vita (vera e propria operazione commerciale che è funzionale al lancio ed alla diffusione di alcuni prodotti) o pura e semplice operazione editoriale al solo scopo di creare profitti, indipendentemente dalla qualità dell’informazione. In quest’ultimo caso, poco conta l’utilità delle notizie. Conta riempire le pagine e, usando richiami forti per incuriosire i lettori, vendere più copie possibile. Come dicevo anche di recente, il 90% delle notizie sono del tutto inutili. Solo un 10% può essere di qualche utilità.

Ecco il punto; l’utilità dell’informazione. E’ davvero un segno di progresso e miglioramento della conoscenza il fatto che ogni giorno siamo inondati da migliaia di news provenienti da ogni angolo del mondo, su argomenti e fatti che non cambiano una virgola della nostra esistenza e non accrescono di una virgola la nostra cultura o le nostre conoscenze specifiche, né hanno una qualche utilità per la nostra attività professionale? Esempio pratico. Vi interessa sapere che ieri, al bar dello sport di Trascagheras, Cicittu concheddu ha perso una partita a scopa con Balloi susuncu ed ha dovuto pagare da bere? Immagino che l’interesse sia zero. Ecco, la maggior parte delle notizie che leggiamo ogni giorno su giornali, riviste, internet, sono di questo tipo. Al massimo possono interessare gli amici di Cicittu e Balloi.

Bene, fatta questa premessa, passiamo alle notiziette del giorno.

Il New York Times chiude i blog (Vedi Tiscali news). Si tratta di blog tenuti da giornalisti dello stesso quotidiano, all’interno del sito. Un’appendice delle pagine ufficiali, un luogo dove i giornalisti possono scrivere più liberamente  e senza troppi vincoli. Ormai anche i quotidiani nostrani hanno questi spazi riservati ai blog tenuti dagli stessi giornalisti. Ma che senso ha che un giornalista che già scrive su un quotidiano abbia anche un suo blog personale, all’interno dello stesso giornale? Mistero. Ma la questione è se questi blog siano o non siano utili. Ecco perché il NYT si è posto il problema ed ha deciso di chiudere la maggior parte dei propri blog. Succede, infatti, che un blog deve essere seguito e per farlo, si finisce per inserire notizie inutili o quasi, giusto per aggiornare il blog e riempire le pagine. Ma niente di drammatico, anzi, secondo i dirigenti del quotidiano, migliorerà la qualità dell’informazione, perché “i lettori saranno contenti e la qualità del Times migliorerà perché i giornalisti non saranno costretti a riempire artificialmente il blog con contenuti artificiali o di scarsa rilevanza“. Appunto, ed io cosa dico da anni?

La questione dell’utilità o meno dell’informazione è così rilevante che, dopo il New York Times,  lo hanno notato perfino i frati francescani di Assisi. Ecco, infatti, una breve news LaPress di stamattina: “Appello frati Assisi a Facebook: rafforzare “Mi piace” con “Mi è utile“. I nostri fraticelli, poveri e snelli, devono essere assidui frequentatori dei social network. Così hanno deciso di scrivere direttamente al patron di Facebook, Mark Zuckerberg, per fare una proposta: “Perché non rafforzare il ‘Mi piace’ con ‘Mi è utile’ per segnalare e far propri certi contenuti della rete – articoli, video, foto – sottolineandone l’importanza agli amici con i quali si è in contatto?”. Ottima idea. Ma, soprattutto, evidenzia il vero problema dell’informazione ai tempi di internet: l’utilità o meno di tutto ciò che passa in rete. Non seguo facebook, ma so che diventa una specie di gara ad avere più amici e che il successo (?) si valuta anche in base a quanti “Mi piace” vengono registrati.

Ma la differenza fra “Mi piace” e “Mi è utile” è fondamentale. E’ la stessa differenza fra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, fra le inutili gossipate del giorno e le notizie davvero importanti per i cittadini. Ma noi oggi stiamo creando una società che è fondata sull’immagine, sull’apparenza, sul vuoto culturale, sulla forma più che sul contenuto, sull’apparenza più che sulla realtà. Abbiamo sostituito il necessario e l’essenziale con il superfluo, la persona reale col suo avatar, la vita reale con la realtà virtuale. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la stragrande maggioranza di tutto ciò che quotidianamente ci passa sotto gli occhi è del tutto inutile ed ininfluente. Mi sa che hanno ragione i fraticelli di Assisi.

Vediamo ora una dimostrazione pratica di questo genere di notizie che sembrano non avere altro scopo se non quello di riempire le pagine e di far guadagnare la pagnotta a giornalisti che, invece, potrebbero impiegare meglio il loro tempo e le loro energie e, soprattutto, in maniera più utile per la società. E’ solo una delle tante che riempiono ogni giorno i TG, i siti in rete, giornali, forum, blog e agenzie di stampa.

La cosa più semplice da preparare in cucina, dopo il panino con salame, è l’insalata. O almeno questo è ciò che può pensare la gente comune. Finché qualcuno che non ha di meglio da fare (e per portare a casa la solita pagnotta), non decide di complicarci anche questa elementare e semplicissima insalatina mista, che ognuno fa a piacere secondo i propri gusti, con le verdure ed il condimento che preferisce. Ci pensa il solito Corriere con una rubrica dedicata alla cucina e che due giorni fa lanciava un titolo allarmistico: “I 7 errori più comuni che rovinano l’insalata”. Oddio, e quali saranno i gravissimi errori nel preparare l’insalata? Il primo, gravissimo, è quello di prepararla sempre con le solite cose, quelle che conosciamo e che ci piacciono. Fate la solita insalatina di lattuga? Magari aggiungete qualche pomodorino? Condite con sale, olio e aceto? Errore. Bisogna variare i componenti, fare la “Misticanza” (o mesticanza) che significa miscuglio, miscela, mescolanza. Se siete romani o laziali o siete in zona, forse sapete cos’è (pare che si tratti di un’usanza romana). Altrimenti, se vi trovate nelle valli tirolesi o nelle assolate campagne della  Marmilla, forse avete qualche dubbio. Ma il Corriere dice che è assolutamente necessario conoscerla e prepararla e non accontentarsi della solita insalatina: “Vietato accontentarsi invece, e accanto alle lattughe e alle indivie più comuni, meglio cercare erbette di stagione, la misticanza, non lesinare nel cercare produttori (o commercianti) che amino differenziare.”.  Chiaro?  Già, ma cos’è questa benedetta Misticanza? Nessun problema, oggi in rete si trova tutto. Basta una breve ricerca ed ecco svelato l’arcano “La misticanza romana; cos’è e come si prepara“. Semplicissima, pochi ingredienti (devono esserci tutti per una perfetta misticanza) che non mancano di sicuro in ogni casa italiana. Eccoli: Indivia, rucola chiamata rughetta, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, tarassaco (pisciacane in dialetto), erba stella, porcacchia, raperonzoli, crespigni, la minutina, la papala (papavero), la barba di frate, il cerfoglio, l’orecchio d’asino. Volendo, aggiungete anche dei fiorellini di campo. E guai se manca anche solo una di queste erbette, vi rovinerebbe la misticanza.

Facile, no? Chi è che non ha in casa, a portata di mano,  tutte queste erbette? E se non le avete poco male, ve le procurate. Signora Gavina, lei si trova ad Aggius, vuole preparare una insalatina veloce per pranzo, ma non ha tutte le erbette per fare la “Misticanza“? Non c’è problema, va ad Olbia, prende il primo volo del mattino per Roma (solo lì può trovare quella originale),  così, forse,  è di ritorno per il pranzo.  Una volta nella capitale, cerchi di introdursi nell’ambiente della mala, perché solo lì potrà reperire le erbette giuste, e si rivolga al puscher della Misticanza. E’ roba che si vende di nascosto, come la droga. Più facile trovare l’eroina che la “Misticanza”. Una volta recuperata la giusta miscela  di erbette (stia attenta che ci siano tutte, altrimenti la Misticanza non viene bene, e che la barba di frate sia proprio di frate e non di un jihadista islamico di passaggio), ora prenda un taxi per Fiumicino, salti sul primo volo per Olbia, torni ad Aggius e prepari finalmente la sua bella Misticanza. Facile, no?  Magari le costa un po’, ma vuole mettere la soddisfazione di fare un’insalata a regola d’arte, secondo i consigli del Corriere?

Fondamentale, quindi, la ”Misticanza” nella preparazione di pasti semplici e veloci. Veloci, si fa per dire, a parte la disperata ricerca su e giù per i  colli romani per trovare la barba di frate, la cresta di gallo  o la porcacchia. A parte il fatto che a casa vi aspettavano per pranzo, con l’insalatina fresca, e dopo  tre giorni di assenza,  dandovi per dispersi,  chiedono l’intervento di pompieri e protezione civile per rintracciarvi, con o senza misticanza. A parte questo, ci sono altri preziosi consigli per le vostre insalate. Per esempio, come usare l’insalata “Iceberg” nella preparazione della “widge salad“, classica ricetta di Canicattì e della Val Camonica. O ricordarvi che la verdura bisogna lavarla. Ma va? E ancora che bisogna dare una spruzzata di sale e poi condire a piacere con olio e aceto. Chi l’avrebbe mai immaginato! E non vi venga in mente di usare le posate da insalata per mescolare le verdure durante il condimento; errore gravissimo, bisogna usare le mani!

Ecco un perfetto esempio di articoli scritti per riempire le pagine, con notizie che non sono notizie o consigli strampalati con ricette improponibili ed irrealizzabili. Ma chi è che conosce tutte quelle erbe elencate per la “Misticanza” e chi è che le ha in casa o riesce a procurarsele  senza ricorrere ai servizi segreti, alla mafia o alla CIA ?  La dimostrazione dell’inconsistenza di questo tipo di “informazione” (?) è che questo pezzo non è nemmeno firmato; forse si vergognano.

Aluminnio e nuove leghe

di , 23 Giugno 2014 09:20

Cos’è l’aluminnio? Deve essere una nuova lega. No, niente a che fare con l’unità di misura e  nemmeno con le famose 20.000 leghe sotto i mari di J. Verne. Parliamo di leghe metalliche usaste per la costruzione di natanti. E poiché finora questo “Aluminnio” era del tutto sconosciuto, deve trattarsi di un nuovo e segretissimo materiale. Lo abbiamo scoperto ieri vedendo questo box in prima pagina sul sito ANSA.

Non c’è dubbio, il titolo è chiarissimo, si tratta di una nuova lega leggera in “Aluminnio“. Così, per curiosità e per capire cosa sia questa nuova lega, si clicca sul titolo e si legge il pezzo che, anche all’interno, titola:” Nautica: Ferretti presenta primo Riva tutto in lega leggera di aluminnio“. Conferma il titolo in Home. Sotto il titolo c’è una grande foto di uno yacht in navigazione e la didascalia dice ancora “lega di aluminnio“. Un errore passi, due sono da sanzione, ma tre sono da gogna in piazza.  A questo punto, mentre la prima impressione è stata che si tratti del solito errore di battuta, visto che il termine viene ripetuto tre volte, si comincia ad avere qualche dubbio e viene il sospetto che si tratti davvero di una nuova lega. Ma leggendo il pezzo  si scopre che si tratta, come sospettavamo, della classica lega leggera d’alluminio che, per un errore di battuta, diventa “aluminnio”.  Succede. Il fatto è che questo box è in bella evidenza già da ieri e stamattina è ancora lì a creare perplessità a lettori distratti che (soprattutto se si limitano a leggere il titolo), possono davvero pensare che sia stata scoperta una nuova lega.

Certo, tutti penseranno che si tratti di un errore, ma, come ho detto altre volte, è del tutto inammissibile che un sito come l’Ansa, non si prenda la briga di rileggere quello che pubblica e che un errore così evidente resti lì per un giorno intero, senza che nessun redattore lo noti e corregga. Una volta nelle redazioni c’era la figura del correttore di bozze che dava un ultimo sguardo ai pezzi proprio per correggere sviste ed errori che potevano sempre esserci, anche per le firme più autorevoli; accenti, apostrofi, virgole, doppie, ripetizioni, cacofonie. Ora, scomparse le Olivetti 22, la linotype e i  caratteri in piombo, si batte direttamente su una tastiera, si clicca su “Invio” e si pubblica. E, evidentemente, non si perde tempo a verificare che ciò che è stato pubblicato sia corretto. Non c’è tempo, bisogna scrivere altri pezzi, riempire altri spazi, riversare in rete migliaia di news provenienti dai quattro angoli del pianeta. Notizie di cui, forse, appena un 10% è di vero e reale interesse pubblico. Il resto non è informazione, è spazzatura che serve solo a riempire le pagine, occupa spazio, appesantisce i server e finisce in un enorme archivio in rete che nessuno leggerà più perché si tratta di notizie del tutto inutili. E per tenere questo gigantesco archivio (che cresce smisuratamente ogni giorno in maniera esponenziale) con miliardi di files consumiamo ingenti quantità di energia per produrre la quale stiamo distruggendo il pianeta.  Ma intanto si fa finta di fare informazione, ci si guadagna il pane quotidiano e si tira a campare.

Del resto, è comprensibile che possa sfuggire un errore in un titolo. Ma se questo errore viene ripetuto, come in questo caso, anche nel titolo all’interno del pezzo, allora non si tratta più di una svista, ma del fatto che oggi si scrive con i piedi. E nel più completo menefreghismo e mancanza di correttezza e rispetto nei confronti dei lettori. E’ uno dei segni, drammatici, dei tempi in cui viviamo, di completa confusione, mancanza di professionalità, improvvisazione, approssimazione e superficialità. Anche la stampa è, per quanto di sua competenza, responsabile  del progressivo e totale degrado della società, dalla cultura alla politica, dall’arte alla scuola, dal lavoro alla giustizia. E non bisogna pensare che si tratti di inezie, di piccoli dettagli insignificanti, di pedanterie. No, perché è dalla cura delle piccole cose che si nota la serietà, la capacità e l’attendibilità delle persone. Se non sono in grado di prestare cura e attenzione alle piccole cose, come pensiamo che possano occuparsi seriamente dei grandi problemi?

Donne in offerta speciale

di , 18 Aprile 2014 11:52

Oggi su internet si trova tutto, dalle portaerei di seconda mano “usato sicuro” (pare che l’Italia voglia vendere la portaerei Garibaldi; vi interessa?) alle donne in offerta speciale. Le pubblicità dei siti di incontri sono ormai una presenza fissa in rete, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non entriamo nel merito dei pericoli che si corrono su questi siti; contenti loro! Questo box pubblicitario, però, l’ho appena visto in un sito  che si occupa esclusivamente di informazione; una sorta  di rassegna stampa fatta dagli utenti che inseriscono post personali o news prese dai quotidiani in rete. Mi ha incuriosito, e divertito, il tono dell’annuncio. Sembra che non stiano parlando di donne, ma di   beni e prodotti di consumo, capi d’abbigliamento su misura o prodotti personalizzati. Ecco il box “La donna giusta per te“.

Avete problemi o difficoltà ad incontrare una donna? Oppure cercate un modello particolare con accessori personalizzati? No problem, qui ti offrono “la donna giusta” per tutte le esigenze e le occasioni. Ti serve una donna amante della cucina che ti prepari la carbonara a regola d’arte?  Ce l’hanno. Ti serve una donna intellettuale con la quale discutere della critica della ragion pura di Kant? Hanno anche quella. Ti serve una porcona che conosca il Kamasutra a memoria? Ne hanno un assortimento vastissimo. Insomma, donne per tutti e per tutti i gusti. Te le fanno su misura, a richiesta.

Una volta spedivano direttamente a casa, gratuitamente,  quei cataloghi di vendita per posta, tipo Vestro o Postal market. Ecco, immagino che se ti iscrivi a quel sito ti spediscano il loro “catalogo completo 2014 delle donne giuste“; tu scegli con calma il modello preferito, fai l’ordine e ti mandano direttamente a casa, con corriere espresso,  in elegante confezione regalo, la tua donnina perfetta da montare facilmente seguendo le istruzioni allegate; come i mobiletti dell’Ikea. Fate attenzione e controllate che ci siano tutti i pezzi! Chissà, magari fanno anche i saldi estivi e le offerte promozionali. Prendi tre, paghi una. Così uno si può fare un assortimento di modelli vari da usare in diverse circostanze secondo le esigenze e la convenienza. Che so, la donna loquace da salotto, quella da passeggio (coscia lunga e dall’incedere sinuoso), quella raffinata per le mostre d’arte, quella tutta curve da esibire in spiaggia (per far crepare d’invidia il vicino d’ombrellone), quella elegante per le serate importanti, quella multiuso che si adatta a tutte le circostanze (basta cambiare il programma, come le lavatrici), quella…(censura). Insomma, a piacere.

Quella nella foto, carina, con tanto di ombelico all’aria (il minimo sindacale) e apparentemente disponibilissima ad incontrare chiunque, anche uno yeti appena arrivato dalla Siberia, ha solo  uno scopo illustrativo. Come dire che quella è solo una delle migliaia di ragazze tutte con l’ombelico all’aria e pronte a mostrare anche tutto il resto. La cosa intrigante, però, è quell’annuncio “Cerca gratis“. Significa che è gratis la ricerca? E’ gratis il catalogo delle offerte?  Oppure è gratis la ragazza? Mistero. Per scoprirlo non vi resta che  provare. Auguri…

Eh, signora mia, non ci sono più i cataloghi di una volta. Mala tempora currunt!

Offerte alternative

Non vi interessa una donna multiuso? Nemmeno una portaerei usata? Ma siete incontentabili. Allora potrebbe interessarvi quest’altra offerta di Rolex di seconda mano, come questo a lato. Oggi un Rolex ce l’hanno cani e porci. Ma bisogna stare attenti, alcuni non sono precisi,  restano un po’ indietro. Sono quelli che, essendo appartenuti per anni a nottambuli cronici ed impenitenti, hanno l’abitudine di fare le ore piccole.

Bufale di giornata

di , 14 Marzo 2014 14:00

L’informazione è sempre meno attendibile. Ormai sulla stampa, in TV ed in rete,  più che notizie serie, circolano bufale e inutili gossipate di vario genere, nazionali ed estere.  L’importante è riempire le pagine. Poco importa che spesso  si tratti solo di spazzatura. Vediamo qualche esempio recente.

L’arcivescovo ed il sesso orale.

Questa notizia compariva ieri su tutti i siti d’informazione. Ovviamente ha scatenato una bufera di commenti scandalizzati ed ha fornito l’occasione per rinnovare gli attacchi alla Chiesa. Oggi si scopre che si trattava di una bufala. Era in realtà un pezzo riportato, già quattro mesi fa,  dal settimanale umoristico spagnolo El Jueves, successivamente ripreso e divulgato in rete, spacciandolo per notizia vera.  Ma nessuno ammette la figuraccia. Solo il Giornale oggi riporta la notizia, scusandosi con i lettori e chiarendo l’equivoco: “La bufala del vescovo di Granada favorevole al sesso orale“.

La grande bellezza e Benigni.

Questo box compare oggi nella Home del Corriere. Il titolo non lascia adito a dubbi: il ruolo di Jep Gambardella era destinato a Benigni. Visto che lo dice l’autorevolissimo Corriere, prendiamo per buona la notizia e  non leggiamo nemmeno l’articolo; ci fidiamo.  Ma poi, leggendo altri quotidiani in rete, vediamo che c’è una smentita:  “Benigni nel cast di Sorrentino? Mai…”. Chi avrà ragione? Allora, per accertarci, torniamo sul sito del Corriere e leggiamo il pezzo. La cosa curiosa è che   già dal titolo si resta perplessi: “Contarello a Padova: il ruolo di Jep doveva essere di Benigni. Anzi no.” Ma come, si contraddice già nel titolo? Ebbene sì. Ecco l’incipit del pezzo che riporta virgolettata una dichiarazione dello sceneggiatore Contarello: “Vi svelo un piccolo segreto: Quando io e Paolo Sorrentino abbiamo finito di scrivere la sceneggiatura di La grande Bellezza, il copione è stato presentato a Roberto Benigni; era lui che doveva fare il ruolo che poi è stato di Tony Servillo. Ma Benigni ha rifiutato: diceva che la storia non stava in piedi.”. Chiaro, limpido, parole sue. Ma il giorno dopo smentisce tutto con un’altra dichiarazione: “ Non ho mai detto che il ruolo di Jep Gambardella fosse stato pensato per Roberto Benigni e che da lui fosse stato rifiutato: il personaggio è stato immaginato e costruito sin dall’inizio per Toni Servillo.”. Entrambe le dichiarazioni vengono riportate nello stesso articolo; dichiarazione e smentita. Ma allora perché nel titolo del box si dà per scontato che sia vera la prima dichiarazione? Ma, soprattutto, se è già appurato che si tratta di una affermazione smentita e, quindi, da non prendere in considerazione, perché la si pubblica in prima pagina? Giusto per riempire gli spazi? Misteri della comunicazione.

Il bacio fra sconosciuti.

Ecco un’altra bufala di giornata. Nei giorni scorsi veniva riportata la notizia di un video in cui degli sconosciuti si baciano. Veniva dato ampio risalto alla notizia perché, a quanto riportavano i media, quel video in pochi giorni aveva avuto quasi 30 milioni di visualizzazioni in rete. Ed oggi non conta l’importanza, la serietà, l’utilità, di ciò che viene divulgato, ma conta il fatto che milioni di imbecilli guardino un certo video. E diventa subito notiziona da prima pagina. Già questo dovrebbe farci venire qualche dubbio sulla serietà di quella che chiamano oggi informazione. Ma i nostri valenti sociologi, psicologi ed esperti di comunicazione sono distratti. Bene, oggi si scopre che anche questa era una bufala. Non si tratta di baci fra sconosciuti, ma di attori che recitano per uno spot pubblicitario: “Il video del primo bacio fra sconosciuti era uno spot”.

Il bambino nel deserto.

Questa immagine riportata da tutti i media, risale, invece, a circa un mese fa. Il quotidiano Repubblica on line, portavoce del politicamente corretto, che dedica sempre ampio spazio ai casi umani, specie se provengono dal terzo mondo, pubblicava la foto a tutta pagina (così è più toccante) e titolava “Siria, un bimbo nel deserto: Marwan diventa simbolo dei rifugiati”. Oh, poverino. Certo che non si può restare insensibili davanti a questa scena. Peccato che, come venne scoperto quasi subito, quella foto era stata tagliata, proprio per isolare il bambino che, in realtà, era solo rimasto indietro rispetto al gruppo di profughi che lo precedeva e che, subito dopo, si è ricongiunto alla famiglia. La foto è stata pubblicata su Twitter da Andrew Harper, rappresentante dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati (la stessa organizzazione di cui era portavoce Laura Boldrini, tanto per capirci…). Ma lo stesso Harper poi ha chiarito l’equivoco, pubblicando le altre foto che mostravano l’intera scena dei profughi. Intanto, però, quella foto aveva già fatto il giro del mondo, ripresa da tutti i media, fino alla scoperta della bufala: “La bufala del bambino siriano solo nel deserto“. Diciamo che il nostro collega della Boldrini…ci ha provato.

Balotelli, il grande bluff.

A rigore non è una bufala, ma siamo lì. Questo Balotelli, osannato dai media e “pompato” dalla stampa sportiva come un fenomeno “Super Mario”, si sta rivelando solo un ragazzotto straricco, superpagato, bizzoso, capriccioso, incostante, inaffidabile, irascibile, irrequieto… e potremmo continuare con gli aggettivi di questo tenore. Già al momento del suo arrivo al  Milan, un anno fa, quando i quotidiani sportivi con grande enfasi titolavano “Colpo del Milan“, scrissi che forse qualcuno si sarebbe pentito di quell’acquisto (Razzismo e danza della pioggia). Temo di aver avuto ragione. Dopo le tante delusioni, sia in campionato che negli incontri di Coppa (l’ultima di due giorni fa quando ha perso per 4-1 con l’Atletico Madrid) e la crisi profonda della squadra, che sembra essere cominciata proprio col suo arrivo, molti si chiedono  se sia davvero un fenomeno o sia un brocco supervalutato. Qualcuno lo vede già in partenza per altri lidi e, dubitando del suo stato di forma,  ci si chiede anche se sia giusto inserirlo fra i convocati per il mondiale in Brasile: “Balotelli, il grande bluff, non è da mondiale”.

Hanno impiegato un po’ di tempo a capirlo, ma sembra che ci siano arrivati. Meglio tardi che mai. Non mi dilungo sul perché questo calciatore sia stato sempre al centro dell’attenzione, sempre in prima pagina. Addirittura la stampa estera lo ha esaltato ed il Time lo ha  definito addirittura come uno dei 100 personaggi mondiali più influenti del 2012(!?). Se Balotelli fosse bianco, sarebbe solo uno fra centinaia di calciatori più o meno bravi.. Ma se desta tanta attenzione ed è sempre in primo piano non è perché è più bravo di altri, ma perché è nero. Ne hanno fatto da subito il testimonial perfetto della campagna buonista a favore  degli immigrati e dell’integrazione, insieme a Cécile Kyenge, anche lei nera e diventata ministro non si sa bene in virtù di quali meriti e capacità personali, visto che gli stessi compagni di partito l’hanno giudicata inadatta a ricoprire l’incarico e ne hanno contestato la nomina.

Stranamente anche la Kyenge, illustre sconosciuta finché non è diventata ministro, ha ricevuto l’attenzione della stampa estera. La rivista americana Foreign Policy l’ha inserita, udite udite, fra icento più influenti pensatori del pianeta nel 2013” (!?). Oggi essere neri, immigrati, gay, lesbiche, zingari,  è un privilegio, un merito, costituisce titolo preferenziale; sono categorie protette.  Se sei nero, anche se non hai particolari meriti, vieni osannato, finisci in copertina su prestigiose riviste, sei supervalutato e puoi diventare anche ministro. Vedi qui una serie di post in cui parlo dell’eccessiva attenzione mediatica per il nostro Super Mario: Balotelli News

TG “00″

di , 10 Marzo 2014 15:32

C’è il TG1, il TG2, il TG3, e poi il TG4, TG5…sono tutti numerati. Sono quelli che ci aggiornano sulle ultimissime ed importantissime notizie della giornata.  La storia del mondo dovrebbe dividersi non più in A.C e D.C, ma “prima dei Tg e dopo i TG“. Come viveva l’umanità prima che inventassero la televisione ed i Telegiornali? Era un periodo buio, un lunghissimo medioevo dominato dall’oscurità, dalla mancanza di conoscenza. Diciamo che la gente, in assenza di notizie dal mondo, pensava “ai cazzi suoi” o almeno a ciò che li riguardava da vicino. E, strano, ma vero, viveva ugualmente tranquilla e serena anche senza sapere cosa succedeva quotidianamente in Groenlandia, in Madagascar o in Patagonia.

Poi, finalmente, l’umanità conobbe una nuova era di illuminazione e conoscenza, arrivarono i TG, le notizie dal mondo, anche dai più sperduti angoli della Terra. Dal nord al sud (isole comprese) spuntarono come funghi i pifferai magici dell’informazione: giornalisti, cronisti, redattori, inviati speciali,  corrispondenti dall’estero,  servizi speciali, le immagini e la cronaca in diretta di incidenti, tragedie e cataclismi naturali, le interviste ai familiari delle vittime, il “dolore dei parenti“, la lacrima in primo piano, la macchia di sangue sul pavimento, la testimonianza dei conoscenti “Era una persona solare…” (mai una volta che, nemmeno per sbaglio, capiti una persona “lunare“, mai…tutte solari), la fatidica domanda di rito del cronista d’assalto con microfono incorporato alla donna miracolosamente scampata al terremoto ed ancora stravolta “Ha avuto paura?”. 

Fu l’inizio dell’era dei TG, il trionfo della notizia in diretta, dell’aggiornamento in tempo reale di tutti gli avvenimenti mondiali. Se in Australia un canguro fa i salti di gioia (può succedere ai canguri particolarmente felici)  o se un montone rincorre un turista troppo curioso nelle isole Faroe, o Fær Øer (qualcuno sa dove si trovano?), le immagini, con relativo servizio “esclusivo“, fanno il giro del mondo in diretta sui TG, su Twitter, su Facebook. E tutti sono felici perché sono convinti dell’utilità di questa informazione globale. E sono anche convinti che questa valanga di notizie quotidiane accresca le proprie conoscenze e, quindi, le proprie capacità di interagire con il mondo. I più convinti sono proprio quelli che nel mondo dell’informazione ci lavorano e ci campano. Sì, c’è gente al mondo che ha delle strane convinzioni.

Ai vari TG enumerati in apertura (Tg 1, Tg 2, Tg 3 etc…) bisognerebbe aggiungerne un altro, il “TG 00” (zero zero). Lo “00“ è quello che, secondo i luoghi, viene definito anche in altri modi: servizi, bagno, toilette, ritirata, latrina, WC, gabinetto. Ecco, quello. Vista la qualità dell’informazione, spesso di tipo escrementizio o da raccolta differenziata,  lo “00” sarebbe il simbolo più appropriato,  Del resto, l’informazione, oggi, sia in televisione o sulla stampa, o su internet, sempre quella è. Cambia il mezzo di diffusione, ma le notizie sono le stesse, da “Zero zero“.  Esempio…

Ecco l’ultimissima news in tempo reale per coloro che non possono fare a meno di sapere cosa succede all’altro capo del mondo, ansiosi di conoscere tutti i fatti e fatterelli privati di gente che vive nel proprio quartiere, nel vicino paesello o “in su corr’e sa furca…”. Per coloro che stamattina si sono svegliati con una domanda assillante nella mente: cosa farà oggi Pistorius in tribunale? Milioni di italiani se lo chiedono: i cassintegrati del Sulcis, i precari, i dipendenti della Electrolux, gli esodati, i pensionati al minimo che giusto per un miracolo sono ancora vivi, i giovani per i quali il lavoro è un miraggio. Ecco, tutta questa gente oggi si è svegliata con una sola domanda in testa: cosa fa Pistorius? Ed ecco che, per fortuna, la strabiliante tecnologia moderna ci mette in condizioni di avere una risposta immediata e rassicurarci: Pistorius oggi, in tribunale, ha vomitato. Ce lo rivela l’ultimissima NEWS ANSA. Contenti?

Se per voi tutto questo è normale, e non ci trovate niente di strano, siete fortunati. Non avrete mai da affrontare domande scomode nella vita. Passerete su questa Terra incoscienti, appagati, ingenui, soddisfatti, leggeri come piume sollevate dal vento, in perfetta beatitudine e, come nelle favole, vivrete a lungo felici e contenti. Gli altri, invece, prima o poi dovrebbero chiedersi: ma in che ca…volo di mondo stiamo vivendo?

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