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Emma Bonino in chiesa

di , 19 Luglio 2017 14:41

Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. Emma Bonino, storica esponente radicale e compagna di mille battaglie del fu Marco Pannella, ora fa propaganda a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza con la campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene”,  sostenuta dalla Caritas e da molte associazioni cattoliche con la benedizione del Papa. Curiosi questi radicali, hanno sempre qualche battaglia da combattere. Per loro le battaglie etiche e sociali sono una specie di droga. Hanno bisogno della dose quotidiana. Se gli manca la “buona causa” per cui combattere e scendere in piazza e lanciare appelli, vanno in crisi di astinenza.  Lottano per il sesso libero, per la droga libera, per i delinquenti liberi (L’amnistia è una delle loro storiche battaglie), per l’aborto libero. I radicali vogliono essere liberi. Ma lo sanno tutti che i radicali liberi sono molto dannosi per la salute.

Ma, contrariamente alle sue vecchie abitudini, non si limita a fare i banchetti in piazza, distribuire volantini, fare comizi da un palco, o marciare in testa ad un corteo di femministe abortiste urlando slogan contro il Papa ed il Vaticano. Ora indossa il suo turbantino d’ordinanza, la faccia da vecchia militante radicale e va a lanciare i suoi appelli nella tana del lupo, la chiesa di San Defendente a San Rocco di Cossato: “La Bonino predica in chiesa; a parlare di immigrati“. E la cosa assurda, se non ridicola, è che lo fa con il sostegno e la piena approvazione di Bergoglio il quale aprirebbe la chiesa a tutti purché predichino l’accoglienza; fosse anche il diavolo. E  non è detto che non sia proprio così, vista l’assiduità con cui predica di aprire le porte a tutti, compresi i musulmani che, dice, “sono nostri fratelli“; ben sapendo che un’invasione islamica dell”Europa è un pericolo gravissimo, non solo per il cristianesimo, ma per l’intera civiltà occidentale. Non può non saperlo, visto che ormai l’hanno capito anche i bambini del coro (compresi quelli di Ratisbona) e perfino il sagrestano. Allora, perché Bergoglio continua a fingere di non capirlo?

Se continuare a predicare l’accoglienza indiscriminata significa favorire e accelerare la disgregazione dell’Occidente, della sua cultura e delle radici cristiane, non si può ipotizzare che, dietro questo disegno, ci sia proprio Satana? Se è così allora suonano tragicamente profetiche le parole di Paolo VI che, nel 1972, disse  che “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.”. E chi è il guardiano di quel Tempio? Bergoglio. Ecco perché apre le porte anche ad una anticlericale storica come Emma Bonino. Forse la vedono come la pecorella smarrita e ritrovata. Oppure come il figliuol prodigo che torna alla casa del padre. Manca solo che ammazzino il vitello più grasso. Che poi non si è mai capito perché ci vada di mezzo il vitello grasso, poverino, che non era responsabile né della partenza del figlio giramondo, né del suo ritorno. Ingiustizie della storia. Oggi Gesù avrebbe avuto contro tutti i movimenti animalisti.

 

In quanto a simpatia, questa donna segue, giusto di un soffio, Boldrini e Kyenge. Era quella che predicava l’aborto libero e lo praticava usando una pompetta da bicicletta (come lei stessa ha affermato; quella nella foto a lato è proprio lei); quella anticlericale che tuonava contro la Chiesa e i preti, che scendeva in corteo con i “No Vat”, per affermare la laicità dello Stato e denunciare le ingerenze del Vaticano.Sì, ma non è lei che ha cambiato idea, è la Chiesa che si è trasformata, tanto da diventare quasi irriconoscibile. Una volta in chiesa si pregava, si leggevano passi del Vangelo, si illustravano le parabole del Signore. Oggi in chiesa, invece che il Vangelo, si legge L’Unità, in particolare gli editoriali di Concita De Gregorio sul Bunga bunga (vero don Giorgio Morlin?), si condanna Berlusconi, la sua politica ed il suo governo (come don Aldo Antonelli, il “prete freelance), o gli si augura addirittura la morte (come il prete rosso don Giorgio De Capitani), cosa non proprio in linea con lo spirito evangelico.

Oppure si definiscono preti operai o preti di strada, contestano l’autorità della Chiesa e scendono in piazza a protestare ed innalzare barricate con gli antagonisti (come don Vitaliano Della Sala, il prete No Global). Ed infine a Natale, invece che intonare Tu scendi dalle stelle, Adeste fideles o Astro del ciel, cantano Bella ciao sventolando un drappo rosso (ricordate Don Gallo?). Ormai, tra parrocchie e centri sociali non c’è più differenza, i poster di Gesù e Che Guevara sono intercambiabili. Ecco perché Bonino in chiesa si sente al posto giusto, come a casa sua.

Vedi:

- Natale con gli ultimi

- Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

- El Gallo rojo

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Sardi, non ammalatevi

di , 18 Dicembre 2016 04:13

Fuori i sardi dagli ospedali, lasciate posto agli immigrati. Non è una battuta o uno slogan di facile propaganda anti immigrazione; purtroppo è la verità nuda e cruda. Ed è anche la dimostrazione di come l’ideologia terzomondista, il buonismo ipocrita di facciata e la cultura dell’accoglienza siano arrivati a livelli intollerabili di follia e idiozia pura.  La notizia è stata diffusa venerdì scorso da diverse testate nazionali (Il Giornale: Migranti al posto dei pazienti  - Adnkronos: Stop ai ricoveri programmati per far posto ai migranti),  e regionali (Unidos: Bloccare i ricoveri, dimettere i pazienti, arrivano i migranti Sardegna oggi: Polemica di Pili su circolare dell’ospedale Casteddu on line: Sos migranti, degenti allontanati dagli ospedali -  Vistanet: Pericolosa e stupida bufala sui social), e da altri siti di informazione in rete.

La riportano tutti, compreso qualche  TG nazionale. Tutti, ma non L’Unione sarda on line, il maggior quotidiano locale. Curioso, vero? Forse pensano che sia meglio nascondere certe notizie per non “alimentare la xenofobia e l’odio etnico” ed esacerbare gli animi dei sardi già ampiamente esasperati dall’invasione africana. La cosa buffa è che non solo non ne parlano, ma censurano anche i commenti che chiedono perché non abbiano dato la notizia. Se questa non è censura da regime cos’è? In compenso danno sempre ampio spazio a tutte le iniziative e manifestazione che, a vario titolo, promuovono l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Quelle le trovate sempre, ogni giorno in prima pagina con ampio rilievo. Ma guai a mettere in dubbio l’imparzialità della stampa. Danno spazio a tutti, purché siano a favore dell’immigrazione. E se non sei d’accordo con la linea editoriale ti censurano; alla faccia dell’art. 21 e della libertà di espressione.

Ecco a lato la circolare, firmata dal direttore medico dei presidi ospedalieri di Cagliari dott. Giuseppe Orrù, che ha come oggetto: “Blocco ricoveri programmati e dimissioni pazienti dimissibili“. La lettera, che era riservata, è stata divulgata dal leader di Unidos Mauro Pili. Dice : “In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi, si invitano le SS.LL  a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza.”.  Il senso è chiarissimo e non lascia spazio ad interpretazioni di sorta. Ed è talmente folle ed incredibile che qualcuno ha scritto che si trattasse di una vecchia bufala di anni fa. Infatti, dietro segnalazione,  se ne è occupato anche Bufale.net, un sito specializzato nello scovare bufale in rete. Ma dopo aver accertato l’esistenza della circolare chiedendo conferma direttamente agli uffici della Regione, ha constatato che non è una bufala, è vera e si tratta di misure preventive adottate normalmente in occasione di potenziali emergenze sanitarie dovute agli sbarchi di immigrati. E per dimostrare che non solo scovano le bufale, ma sono anche “imparziali” (più o meno come L’Unione sarda) concludono l’indagine classificando la notizia come “Disinformazione“. La notizia è vera, la circolare è vera, il senso è chiaro, ma divulgare questa notizia è…Disinformazione. No comment; si commentano da soli. Diceva Togliatti, il “migliore” (figuratevi gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito.”. Ragazzi, questo è parlar chiaro. Oggi potrebbe aggiungere: “La verità che NON conviene al partito è… Disinformazione.”. Punto.

Infatti, lo stesso assessore alla sanità Luigi Arru, già ieri, dopo la divulgazione della circolare  e la polemica scaturita dalla denuncia di Pili (vedi qui la sua la sua denuncia), rilasciava una dichiarazione riportata dal sito Vistanet.it che titolava “Pericolosa e stupida bufala sui social.”.  Chiaro? Sarebbe una bufala, ovvero una notizia falsa, e pure pericolosa. Ma sarà così? Vediamo cosa dice la dichiarazione di Arru riportata nel sito della Regione Sardegna:

“Cagliari, 16 dicembre 2016 – “Circola in queste ore sui social media la notizia che il direttore sanitario di un presidio ospedaliero di Cagliari avrebbe dato ordine di dimettere i pazienti ricoverati per liberare i posti letto e accogliere i migranti sbarcati martedì”. Così interviene l’assessore della Sanità, Luigi Arru, in riferimento ad una circolare del responsabile di un presidio cagliaritano, emessa in occasione dell’ultimo sbarco di migranti.

“Forse qualcuno non sa che è una regola generale – prosegue Arru – che, quando avvengono dei fatti eccezionali per numero di persone coinvolte o per la gravità delle condizioni cliniche (che potenzialmente potrebbero portare ad un aumentato numero di ricoveri), si attiva un piano che prevede che siano prontamente dimessi i pazienti per i quali il medico che li ha in cura – e solo lui – ha già stabilito la dimissibilità. Nessuna dimissione, quindi, per pazienti che richiedono altre cure, come qualcuno in malafede afferma. Fortunatamente il numero di persone che sono finora sbarcate e che hanno ricevuto cure in ospedale o sono state ricoverate, è inferiore all’1%. Anche durante questo ultimo sbarco nel porto di Cagliari, pur essendoci numerose donne vittime di violenza, numerosi bambini, pochi sono stati coloro che hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Dispiace che si diffondano notizie con il solo scopo di suscitare la paura, odio contro persone che hanno solo bisogno di aiuto e conforto, dopo aver effettuato viaggi lunghi e pericolosi. L’assistenza a queste persone è dovuta e, certamente, non avviene a scapito della risposta sanitaria che ricevono i cittadini sardi.”.

Questa è la spiegazione dell’assessore Arru che vediamo a lato in un primo piano molto espressivo. Ed è anche convinto che sia una spiegazione accettabile. Lo si capisce anche dallo sguardo che denota acutezza d’ingegno e dal sorriso soddisfatto. E bravo assessore. Risposta in perfetto stile buonista che non solo non smentisce la notizia, ma la conferma in tutta la sua allucinante realtà. Quella circolare non è una bufala, come alcuni hanno insinuato. E non è nemmeno stata male interpretata allo scopo di diffondere “paura e odio contro persone che hanno bisogno di aiuto“. Dice esattamente e chiaramente che devono essere bloccati ricoveri già programmati e dimessi i pazienti dimissibili, evidentemente  anche in anticipo rispetto al previsto, altrimenti non avrebbe senso. Sarebbe come dire che “siano dimessi i pazienti che devono essere dimessi“; che sarebbe pleonastico e pure un po’ stupido. E ricorderebbe la famosa domanda che Totò rivolgeva al vigile milanese per sapere “dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”. Ecco, qualcosa del genere, ma riveduta e corretta in stile sardo/ospedaliero.

Insomma, chi è ricoverato deve essere mandato a casa in anticipo, mentre quelli che hanno già fissato il ricovero dovranno aspettare qualche giorno. Abbiate pazienza, stringete i denti; prima dobbiamo assistere i migranti. Quindi evitate di ammalarvi e, soprattutto, di aver necessità di un ricovero. Aspettate che tutti i nuovi arrivati siano stati accuratamente visitati, siano dichiarati in buona salute, di sana e robusta costituzione, e siano ospitati in qualche delizioso hotel con piscina e vista sul mare (a spese nostre, è bene ricordarlo). Solo allora potrete concedervi il lusso di ammalarvi e di ricoverarvi; sperando che non arrivi un altro carico di “turisti” travestiti da migranti; altrimenti saltate di nuovo il ricovero. Chiaro? Come giustificazione ufficiale di un assessore alla Sanità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Non sembra molto convincente.

Anzi, scopriamo che le disposizioni impartite con questa circolare non sono un fatto eccezionale, che sarebbe sempre grave, ma almeno si tratterebbe di un episodio unico e straordinario. No, si scopre che questa è la norma, la prassi adottata ogni volta che arriva una nave con immigrati. Quindi, cari sardi, prima di ammalarvi informatevi bene sul traffico di gommoni e barconi in partenza dalla Libia e sulla possibilità che vengano “salvati”, imbarcati sulle navi che fanno servizio taxi gratuito per l’Italia, e sbarcati a Cagliari. Regolatevi con i tempi di arrivo, magari contattate la Capitaneria di porto per avere informazioni precise, ed eventualmente rimandate la malattia a data da stabilire, in bassa stagione migranti. Oppure, se proprio è urgente, presentatevi all’ospedale come “migranti” appena sbarcati e senza documenti. Allora avrete il posto sicuro ed uno stuolo di specialisti che vi prestano tutte le cure del caso; e pure gratis, non pagate  nemmeno il ticket.  E questa sarebbe la spiegazione dell’assessore. Come dicono al nord “La toppa è peggio del buco“.

Ieri, è intervenuta anche la “prefetta” di Cagliari Giuliana Perrotta (nella foto sotto), che ha dichiarato: “Sui migranti bugie pericolose, uniamo le forze.”.  Anche per lei sono “bufale”. Recentemente la popolazione di Monastir, un paese ad una decina di chilometri da Cagliari, è scesa in piazza per protestare, con in testa il sindaco, contro l’arrivo di immigrati in una struttura prevista come scuola di polizia penitenziaria, ma ancora inutilizzata: “Accoglienza migranti, Monastir dice no.”. Ma anche gli altri sindaci della zona riuniti in assemblea hanno manifestato preoccupazione per l’arrivo di centinaia di immigrati che creerebbero non pochi problemi alla popolazione: “Assemblea popolare contro il centro di accoglienza“. In quella occasione la Perrotta ebbe parole poco simpatiche, anzi decisamente arroganti, affermando che comunque il loro dovere era quello di accogliere i migranti e lo avrebbero fatto con o senza il consenso della gente. Dichiarazione ineccepibile sotto l’aspetto del dovere istituzionale, ma alquanto azzardato e pericoloso in un momento di esasperazione dei cittadini per i continui sbarchi di immigrati.

Subito dopo, per tutta risposta, la struttura fu danneggiata da un incendio doloso ed al prefetto arrivò una lettera minacciosa accompagnata da alcuni proiettili.  Seguì una lettera di rimprovero del prefetto che strigliava il sindaco per le proteste e per l’attentato incendiario, nonché una circolare indirizzata ai sindaci, contestando l’adozione di provvedimenti sulla sicurezza, che suscitò la reazione polemica degli stessi sindaci. Come gettare benzina sul fuoco.  Infine sembrò trovare un aggiustamento assicurando che gli immigrati sarebbero arrivati a Monastir solo in mancanza di altre soluzioni: “Il centro di Monastir sarà aperto solo se necessario“. Il che sembra aver risolto il problema, ma non lo risolve affatto. Significa solo che, siccome tutte le strutture disponibili in Sardegna sono ormai piene da tempo, l’invio di immigrati a Monastir è solo rimandata, questione di tempo. Ora, dopo le minacce ricevute,  il prefetto cerca di minimizzare la propria responsabilità e se la prende con chi le ha addossato la colpa dell’accoglienza dei migranti. “Qualcuno ha pensato che il rappresentante dello Stato avesse il potere di decidere numeri e tempi degli arrivi. Un clamoroso errore.”, dice. E giusto per escludere possibilità che rinunci al proprio ruolo o si trasferisca in altra sede,  strizza l’occhio ai sardi in un ultimo tentativo di conciliazione ed afferma: “Voglio restare, ho tante cose da fare qui.”.

Siamo felici che la signora si trovi bene in Sardegna ed abbia intenzione di restarci a lungo. Dice che non dipende da lei stabilire il numero dei migranti e la data di arrivo. Certo, però ha il potere di decidere dove sistemarli. E, come già messo in atto da altri prefetti, per esempio a Ficarolo ed a Gorino, potrebbe decidere di requisire immobili privati per alloggiare gli immigrati. Per lei accoglierli è un dovere istituzionale, certo, ma è pur sempre un dovere espletato “Contro la volontà popolare“. E questo si chiama autoritarismo, totalitarismo e dittatura. E quando un tiranno impone delle scelte contro il popolo, prima o poi ne paga le conseguenze.

Cara “prefetta”, anche i sardi hanno “tante cose da fare qui“. Fra le tante cose da fare la più importante è una: vogliono vivere. E vorrebbero farlo qui, in pace e tranquillità, perché la Sardegna è la loro casa, la loro  terra. E vorrebbero vivere sereni, senza aver paura di uscire di casa o di intrattenersi in una piazza o un parco pubblico col rischio di essere importunati, minacciati, aggrediti e borseggiati. Vorrebbero vivere qui senza subire quotidianamente ricatti ed estorsioni in tutti i parcheggi pubblici, senza dover fare lo slalom nei marciapiedi occupati permanentemente da venditori abusivi di cianfrusaglie, senza doversi guardare le spalle e difendersi da insulti, aggressioni, scippi, furti, rapine e stupri, senza essere invasi da clandestini travestiti da profughi; e dover anche pagare le spese del loro soggiorno. Vorrebbero vivere qui, in casa loro,  e passeggiare per la città senza  sentire linguaggi incomprensibili invece che la lingua familiare,  senza avere l’impressione di essere finiti, per qualche strano incantesimo o magia, in una casbah, in un mercato popolare di Nairobi o un caravanserraglio di beduini e carovanieri (mancano solo i cammelli, ma con la siccità e la desertificazione che incombe presto arriveranno anche quelli). Vorrebbero vivere qui e sentirsi a casa, sardi fra sardi, e non sentirsi stranieri in patria.

Le bufale, cara “prefetta”, e caro assessore Arru,  sono quelle che raccontano le anime belle, i buonisti per caso, quelli che vogliono imporre la beneficenza di Stato, che fanno i filantropi con i soldi degli altri, gli sciacalli che incassano milioni di euro speculando sull’accoglienza. Bufala è quel governo bocciato dal 72% di sardi che hanno detto NO alle riforme fasulle perché sono stufi di questa marmaglia di sinistra che favorisce l’invasione, pensa a tutelare gli immigrati prima che gli italiani, e sta portando l’Italia alla rovina. Bufale sono quelle di chi continua a raccontarci che gli invasori sono “preziose risorse”, mentre invece ci costano miliardi di euro per pagare vitto, alloggio, assistenza, annessi e connessi. Bufale sono quelle di chi ci dice che dobbiamo accogliere amorevolmente tutti i disperati del mondo perché sono nostri fratelli, ma poi ne paghiamo le conseguenze e subiamo i disagi, la paura, i vandalismi, la violenza spesso bestiale di chi non si fa scrupoli ad aggredire e ammazzare delle persone anziane per rubare pochi euro, come dimostrazione di “riconoscenza”. Bufale sono le giustificazioni fasulle di chi ci obbliga ad una convivenza forzata con gente con cui, per insanabili diversità culturali e religiose, è impossibile qualunque integrazione e convivenza che non generi conflitti, attriti, tensioni sociali che porteranno inevitabilmente a scontri anche violenti. Bufala delle più tragiche è la scellerata  visione del mondo secondo un’ideologia sinistra criminale e storicamente fallimentare mascherata da falso umanitarismo che porterà all’autodistruzione della civiltà occidentale.

Ponti, muri e fasce tricolori

di , 22 Agosto 2016 07:24

Il Presidente Mattarella, intervenendo al Meeting di Rimini di CL, a proposito di immigrazione, dice che non sarà un cartello “Vietato l’ingresso” che li fermerà.  Dice che “Non faremo barriere, ma ponti“. Insomma, bisogna accogliere tutti a braccia aperte, tanto mica se li porta a casa sua. Sembra di sentire esattamente le parole di Papa Bergoglio; un altro che fa accoglienza e beneficenza con i soldi degli altri. Forse hanno lo stesso ghostwriter che gli scrive i discorsi. O forse, visti i tempi di crisi, per risparmiare lo hanno preso in comproprietà, al mattino scrive in Vaticano, la sera al Qurinale, o viceversa. O magari, visto che i concetti sono sempre quelli, lo stesso discorso se lo  passano in fotocopia al Vaticano, al Quirinale, a Montecitorio, alle redazioni di stampa e telegiornali (e per competenza, alle coop, la Caritas, la Kyenge, l’Unhcr, l’ONU, Al Jazeera e gli scafisti libici).

Certi personaggi, apparentemente del tutto normali, perfino banali e mediocri, quando si ritrovano ad occupare posti di potere subiscono una trasformazione improvvisa e sono convinti che avere addosso una fascia tricolore li autorizzi a pensare di avere la verità in tasca, di poter decidere in nome e per conto del popolo e, soprattutto, di interpretare il pensiero comune. E più sono in alto, più ne sono convinti. Caro Presidente, visto che sono gli italiani a subire le conseguenze e pagare le spese dell’accoglienza, lasci che siano gli italiani a decidere se costruire muri o ponti, o se accogliere o meno gli invasori sotto forma di migranti, profughi, rifugiati, richiedenti asilo o ad altro titolo; e non il Presidente della Repubblica, quello della Camera, l’abusivo di Palazzo Chigi o il sindaco di Lampedusa. L’Italia non è di Mattarella, di Renzi, della Boldrini, della Kyenge, o delle belle statuine al governo. L’Italia è degli italiani, anche se lo si dimentica troppo facilmente. E se è vero che siamo una Repubblica ed il potere appartiene al popolo, si chieda al popolo come intende regolarsi. Si dovrebbe prendere esempio dalla Svizzera: quando si devono assumere decisioni importanti di particolare interesse nazionale si tiene un referendum. La nostra Costituzione non lo prevede? Si cambia la Costituzione. E se non lo si può fare con un referendum, almeno si tenga conto del sentire comune, della volontà popolare. Se il Presidente della Repubblica rappresenta la nazione deve tener conto dell’opinione dei cittadini, e non impartire lezioncine moraleggianti non richieste e, soprattutto, imporre con arroganza una politica di accoglienza incontrollata “contro” la volontà degli italiani.

E’ curioso come certe persone, prima quasi sconosciute, quando assumono importanti incarichi pubblici, con o senza fascia (specie se si tratta di Colli romani; uno a caso), come per miracolo, da un giorno all’altro diventino depositari di tutta la saggezza del mondo: un’enciclopedia vivente di tutto lo scibile umano. Ed in virtù di tale saggezza, comincino a pontificare ex cattedra in ogni occasione possibile. Succede a chi di colpo si ritrova a ricoprire alte cariche politiche, civili o religiose. D’improvviso li vediamo ovunque ci sia una cerimonia, una commemorazione, una corona da posare su un monumento, un nastro da tagliare. Ed in ogni occasione devono tenere il loro discorsetto di circostanza (sempre scritto dal ghostwriter di fiducia) in cui dispensano perle di saggezza.

Scopriamo così che personaggi come Mattarella, Renzi, Boldrini, Grasso, presidenti di Regioni, segretari ed esponenti di partito, e giù fino all’ultimo sindaco della penisola (ai quali si aggiungono saltuariamente esponenti vari della politica, del sindacato, dell’imprenditoria, della cultura e perfino comici e cantanti, anche senza fascia d’ordinanza), hanno sempre la risposta pronta per tutte le domande, la soluzione per tutti i problemi, la sentenza giusta per ogni controversia, il consiglio giusto per ogni difficoltà, la scelta migliore per ogni momento storico. Ma allora, se c’è tanta gente che ha la soluzione per tutti i problemi d’Italia, com’è che siamo sempre più nella merda? Dov’erano questi sapientoni fino a ieri? Per decenni abbiamo avuto fra noi questi geni, tuttologi, queste fonti perenni di sapienza, da far invidia a Budda, Confucio, Zaratustra ed ai sette saggi dell’antichità, e nessuno lo sapeva, finché non gli hanno messo addosso una fascia tricolore. Meno male che li abbiamo scoperti in tempo. Pensate che fortuna. Comincio a pensare che quelle fasce abbiano un potere speciale, miracoloso, come le bacchetta magica di Merlino; ma solo a chiacchiere.

News sparse

di , 5 Agosto 2016 15:44

Notiziette dal mondo dei pazzi e dintorni. “La situazione è grave; ma non è seria” (Ennio Flaiano).

Morti lontani e morti vicini

“Veglia il marito morto da due mesi“. Nessuno ha notato l’assenza di quel vecchio? Nessuno li ha assistiti? Nessuna associazione umanitaria si è accorta del dramma di quegli anziani?  No, sono tutti occupati a raccogliere fondi per i bambini poveri del terzo mondo, o ad accogliere gli africani che si spacciano per profughi. Abbiamo un tipo di solidarietà che funziona in base alla distanza; maggiore è la lontananza degli assistiti e più siamo solidali. Ecco perché poi non ci resta nemmeno un briciolo di solidarietà per chi abita sotto casa. Mandiamo le navi della Marina a recuperare i naufraghi africani in Libia, recuperiamo i morti nei battelli affondati in acque libiche, ma i nostri anziani sono morti da due mesi e nessuno se ne accorge. Anni fa una coppia di anziani di Firenze, la moglie su sedia a rotelle, disperati andarono in riva all’Arno. L’uomo prima gettò la moglie nel fiume e poi si gettò anche lui. Spiegarono le ragione del gesto in una lettera lasciata a casa nella quale esprimevano l’incapacità a condurre una vita normale perché entrambi invalidi, e che, nonostante le varie richieste inoltrate, non ricevevano alcun tipo di aiuto ed assistenza, né dal Comune, né dallo Stato. Già, perché noi pensiamo a tutto ed a tutti; dai bambini africani ai meninos de rua brasiliani, dalla deforestazione dell’Amazzonia al buco nell’ozono, proteggiamo tutte le specie animali a rischio estinzione, dal panda all’orso polare, dalla foca monaca al lupo della steppa. E per tutti organizziamo raccolte di fondi, telethon, associazioni umanitarie, Ong, Fatebenefratelli. Sì, la nostra è una solidarietà a distanza; più sono lontani e più siamo solidali. Siamo così impegnati nella solidarietà che non abbiamo tempo per pensare a chi ci sta vicino.

Lavori usuranti e senza guanti

“Immigrati costretti a dormire nelle stalle“. Ennesima denuncia dello sfruttamento degli immigrati nel lavoro dei campi, nella Piana di Sibari. Lavorano senza guanti e visiere, e sono “costretti” a dormire nelle stalle. Da non credere, lavorano senza guanti. Pensate, se lo sapessero i nostri nonni, che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto ed i guanti non li hanno mai visti. Quando avevano una vecchia “paglietta” in testa per ripararsi dal sole era anche troppo.  Ma poi chi li ha costretti a lasciare l’Africa o il Pakistan per venire a lavorare nei campi della Calabria? Sono tornati i negrieri e non ce ne siamo accorti? Li hanno catturati in Africa, li hanno “costretti”  a salire sulle loro navi, dei vecchi velieri rimessi a nuovo per l’occasione, e poi li hanno venduti al mercato degli schiavi nella Piana di Sibari? Che tempi, signora mia, nemmeno in Via col vento si vedevano certe cose.

Bullizzati londinesi

Ultimissime rivelazioni sul pazzo che a Londra ha ammazzato una donna a coltellate e ferito 5 passanti.  I TG, tanto per non prendersela col solito islamico terrorista, lo hanno inizialmente individuato come “norvegese“. Poi hanno aggiunto “norvegese di origini somale“. In realtà sarebbe più corretto dire che si tratta di un “somalo con cittadinanza norvegese“. Sembra lo stesso, ma c’è una bella differenza; quella differenza che le anime belle, terzomondisti, cattocomunisti multietnici e multiculturali, Bergoglio, Boldrini e buonisti associati, si ostinano a far finta di non capire. Ma diamogli tempo. Prima o poi quando si ritroveranno una bomba sotto il culo o qualcuno che li bucherella a coltellate, forse capiranno. Lo speriamo per loro. Ma dopo le prime indagini, ecco che si comincia a capire chi sia questo pazzo e quali siano le ragioni di quel gesto. Un amico lo descrive come un ragazzo “tranquillo e timido” (meno male; figuratevi se fosse aggressivo), dice che la sua reazione violenta è dovuta al fatto che ha subito atti di bullismo a scuola; è stato “bullizzato“: “Non è terrorista; è vittima di bullismo“. Bene, allora non dobbiamo preoccuparci. Anche la donna morta sarà felice di sapere che non è stata accoltellata da un terrorista, ma da un bravo ragazzo vittima di bullismo.

E’ l’evoluzione della specie. In origine abbiamo detto che terrorismo, attentati ed atti di violenza erano opera di fanatici islamici, affiliati ad Al Qaeda, che attuavano il jihad, la guerra santa contro l’Occidente. Poi, visto che Al Qaeda era un po’ in ribasso dopo la morte di Bin Laden, per caratterizzarli meglio e spiegare ragione del fanatismo, la rabbia e l’attitudine al martirio,  li abbiamo individuarli come seguaci dell’Isis, o Daesh, come li chiama il ministro Gentiloni per darsi arie da esperto di cose arabe, arabeschi, arrabbiate, amatriciane e carbonare. A proposito, sapete perché li chiamano Daesh e non Isis? Perché Isis, è acronimo dello Stato islamico; quindi per evitare di citare l’islam, lo chiamano Daesh. Stanno diventando ridicoli. Poi, forse proprio per non irritare gli islamici già facilmente irritabili e facili ad accendersi, in tutti i sensi,  abbiamo detto che si tratta di gesti isolati di singoli disagiati o con problemi mentali, specificando “per mancata integrazione“, così aumenta il nostro senso di colpa.  Ora, infine, per eliminare qualunque riferimento non solo all’islam, ma anche a problemi mentali diciamo che sono “bullizzati“, il che ne fa un bravo ragazzo tranquillo, solo un po’ stressato per colpa della società di brutti, sporchi e cattivi. Così, se domani qualcuno, mentre fate quattro passi in centro o al parco, senza motivo, vi fa uno o più  buchi in pancia, non pensate che sia pazzo: è solo un “bullizzato“. Bene, ora siamo più tranquilli. No?

Pazzi in libertà

di , 4 Agosto 2016 13:30

Pazzi in libera uscita. Il solito bravo ragazzo che, guarda caso, soffre di problemi psichici, disagio mentale, disadattamento sociale, forse anche mancata integrazione (per colpa della società xenofoba, razzista e pure un po’ fascista), aggredisce dei passanti a Londra: una donna morta e diversi feriti (Londra: donna uccisa a coltellate, 5 feriti).

Una volta si chiamavano pazzi, oggi si dice che “soffrono di disagio mentale…hanno problemi psichici“: appunto, come i pazzi. Allora non chiamateli “disagiati mentali”, chiamateli pazzi. Ma la polizia “sospetta” che possa avere legami col terrorismo islamico. Una cosa non esclude l’altra. Anzi, hanno molte cose in comune. Difficile pensare che un terrorista sia sano di mente. Sarà un caso, ma gli ultimi attentati terroristici sono fatti da islamici con “problemi mentali”, tutti soffrono di disagio sociale e sono disadattati, dicono gli esperti, a causa della mancata integrazione. Ma secondo un’indagine sanitaria del 2011 sugli immigrati, sembra che ”3 su 4 soffrano di disturbi psichici“. Secondo uno studio più recente del 2016 di Medici senza frontiere “Il 60% degli immigrati ha problemi psichici“. Cambia leggermente la percentuale, ma il problema è comunque gravissimo. Significa che noi da anni stiamo importando migliaia di persone con gravi disturbi mentali, come se non bastassero i pazzi di casa nostra. Stiamo facendo dell’Italia, e dell’Europa, un manicomio a cielo aperto.  Anche perché i manicomi veri, grazie agli illuminati socialisti come Basaglia, li abbiamo chiusi; tutti fuori, all’aria aperta.

Se la percentuale di persone con disagio mentale è così alta, bisogna pensare che questi immigrati, specie se islamici facilmente irritabili, abbiano il disagio innato, in dotazione di serie. Forse si tratta di un difetto di fabbrica, all’origine. Allora bisognerebbe fare come ha fatto la Volkswagen con le sue auto: richiamarli tutti, fargli un tagliando ed eventualmente sostituire i pezzi difettosi. Oppure riaprire i manicomi. Anzi, basterebbe aprirne solo uno, ma molto grande: in Africa. Ma oggi si ha paura perfino a parlare di pazzia, si trovano eufemismi più eleganti, più rassicuranti. Così come gli spazzini sono operatori ecologici, i pazzi non sono pazzi, sono disagiati. E siccome ormai il disagio sociale è più diffuso del tifo calcistico, anche i pazzi sono normali. Ecco perché sono tutti in libera circolazione, lo impone la nuova cultura egualitaria e la psichiatria moderna e progressista. Ho l’impressione che anche gli inglesi abbiano avuto il loro Basaglia in versione laburista; quelli convinti che i pazzi non esistono, sono solo persone disagiate (per colpa della società, ovvio), che hanno solo bisogno di particolare assistenza, cure amorevoli, comprensione, dialogo, carezze e integrazione sociale; se c’è anche un sussidio pubblico  va anche meglio.. Sono pazzi normali. Poi, quando qualcuno di questi disagiati va in escandescenze e ne ammazza qualcuno a caso, ne pagano le conseguenze, spesso tragiche, i familiari, amici, vicini di casa,  passanti, persone qualunque. Già chiamare i pazzi disagiati è compiere una truffa semantica. Ma lasciare i pazzi in libertà è da pazzi: o da socialisti.

Papa: ci sei o ci fai?

di , 1 Agosto 2016 13:19

La “Fiera delle castronerie” è un libro del 1962 di un autore francese, Jean Charles, che in anni di paziente lavoro ha raccolto centinaia di battute esilaranti (che siano vere o inventate non è importante) dette da studenti, ma anche da serissimi professori, giornalisti, magistrati, politici.   Qualcosa di simile lo fece da noi  Marcello D’Orta, un maestro elementare che nel 1990 raccolse decine di temi di alunni di una scuola elementare della Campania in un libro che divenne un successo editoriale, “Io speriamo che me la cavo“, dal quale venne tratto anche un film con Paolo Villaggio. Li ho entrambi nella sezione “umorismo” della mia libreria. Chi non li ha può trovare ampi stralci e citazioni in rete: vale la pena leggerli, ogni tanto bisogna anche rilassarsi. Ormai in rete c’è tutto;  se cercate bene scoprite anche chi vi ha fregato il motorino o il cellulare, se il/la vostro/a partner vi tradisce e trovate pure un arsenale completo di armi ed esplosivo in offerta speciale per “islamici moderati aspiranti terroristi con problemi psichici disadattati per mancata integrazione”. Mi viene in mente quel libro quando sento o leggo le “castronerie” quotidiane che ci propinano illustri ed autorevoli esponenti della politica, della cultura, dell’arte, dello sport, giornalisti, conduttori televisivi ed opinionisti dalle opinioni opinabili. Ma, soprattutto, alcuni personaggi di primo piano che tutti i santi giorni sono in prima pagina e ci deliziano con le loro dichiarazioni e sono convinti di rappresentare la nazione e parlare a nome del popolo, degli italiani: Mattarella, Renzi, Boldrini, cardinali, preti di campagna  e, soprattutto, Papa Bergoglio.

Cito spesso le dichiarazioni del Papa perché sono l’esempio concreto del fatto che i mezzi di informazione (TV, stampa, internet) sono ormai completamente privi di senso critico, sono diventati ufficio stampa e megafono del potere. Non solo, ma certe dichiarazioni vengono ritenute valide, senza nemmeno esaminarle e capirne il significato, non per la loro intrinseca verità, ma perché vengono pronunciate da personaggi illustri. Non è vero perché è vero, o perché è stato dimostrato che lo sia, ma perché lo dice il Papa. Così può dire qualunque sciocchezza che nessuno si permetterà di farglielo notare; anzi, stampa e televisione si limitano a riportare le sue parole “Il Papa ha detto…”. Così come ogni giorno sentiamo e leggiamo “Il premier Renzi ha detto…il Presidente Mattarella ha detto…la presidente della Camera Boldrini ha detto…”. E tanto basta. Mai una volta che, alla dichiarazione dell’autorevole potente di turno segua una spiegazione, un’interpretazione, un giudizio critico.   No, a loro basta riportare le “veline” così come vengono passate dall’ufficio stampa del Quirinale, di Palazzo Chigi, della Camera.  E questi pettegolezzi di redazione li fanno passare per informazione e servizio pubblico. E’ una truffa mediatica, quasi a livello di falso ideologico. Ma siccome tutti ci campano, va bene così.

Ed ecco l’ultima della giornata: “Violenze anche ad opera dei cattolici“. Lo ha dichiarato il Papa durante il volo di ritorno da Cracovia. Si vede che l’aereo lo ispira. Ogni volta che è in volo, tiene la sua conferenza stampa a beneficio dei giornalisti accreditati e non manca mai di fare affermazioni che lasciano perplessi. Ne dice tante che, per non perdere il conto e lasciare traccia anche per i posteri, bisognerebbe raccogliere le affermazioni quotidiane di Bergoglio e pubblicarle in una “Fiera delle castronerie…papali“. Il dramma, però, è che c’è poco da ridere; anzi, la questione è molto seria. Seria e preoccupante. Se un Papa, per giustificare le stragi dei terroristi islamici e non urtare la suscettibilità dei “fratelli musulmani“, dice che in fondo, anche i cattolici commettono violenze, dopo i primi momenti di perplessità, si comincia ad essere seriamente preoccupati per la salute mentale di chi fa un’affermazione simile; che sia il Papa, l’imam della Magliana o un viceparroco della Marmilla. Lo abbiamo visto oggi su tutti i TG chiarire questo concetto facendo riferimento proprio ai fatti di violenza che avvengono in Italia; “Chi uccide la fidanzata, chi uccide la moglie…Anche questa è violenza, e sono cattolici…”, dice. Chiaro? Sta dicendo che le stragi dei terroristi islamici non c’entrano niente con la religione e che sono normale violenza come un qualunque caso di femminicidio. Ma avete mai sentito che qualcuno ammazzi la moglie recitando i Dieci Comandamenti? Ma siamo sicuri che questo Papa, oltre a bere il Mate, non sorseggi anche qualcos’altro?

Papa Bergoglio sta diventando insopportabile. Da un po’ di tempo, nonostante gli attacchi continui e le stragi del terrorismo islamico, evita come la peste di citare l’islam e, men che mai, parlare di “guerra di religione“. Non gli scappa proprio, nemmeno ora che due fanatici hanno sgozzato Padre Jacques in chiesa con un rituale preciso, leggendo versetti del Corano e gridando “Allah Akbar“. Non accenna mai alla radice religiosa del terrorismo, ne dà sempre una lettura diversa. Dice che il terrorismo nasce da motivazioni politiche, interessi economici o di controllo globale, dall’interesse dei produttori di armi, del dio denaro. Tutto ci mette, meno che l’islam, meno che la religione. Anzi nega con forza che sia in atto una guerra di religione, così come lo negano i cattocomunisti, i terzomondisti, gli stessi musulmani che praticano la dissimulazione e autorevoli figure istituzionali come il Presidente Mattarella, quello con la faccia da cordoglio che, in quanto ad espressione molto sveglia, se la gioca a pari merito col ministro Gentiloni, quello che dorme in piedi come i cavalli.

Per giustificare ulteriormente il fanatismo islamico dice che, in fondo, anche i cattolici commettono atti di violenza: “Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica.”. Il senso logico di questa frase non è subito evidente; forse bisogna riflettere un po’, o molto a lungo; e non è detto nemmeno che si riesca a capirlo. Ma tentar non nuoce; provateci. Stesse argomentazioni senza capo né coda di chi, per giustificare i reati commessi da immigrati e rom, afferma che “anche gli italiani delinquono, rubano, commettono violenze sessuali…”. Sì, ma sono una percentuale minima, e non ne fanno un’abitudine e stile di vita, non violentano le donne o sono dediti a furti, scippi, rapine e accattonaggio per tradizione familiare o culturale, non è una caratteristica nazionale, non è un marchio “Made in Italy“. Forse non siamo proprio esattamente un popolo di “Santi, poeti e navigatori“, o meglio non solo, ma non siamo nemmeno un popolo di accattoni e rubagalline. Noi non campiamo di furti e delinquenza abituale, la Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“; sul lavoro, non su furti, scippi, rapine e accattonaggio. Chiara la differenza? E se non vi è chiara andate affanculo lo stesso; ci va un sacco di gente, uno più, uno meno.

Allora, caro Bergoglio, o ci sei o ci fai. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorismo di chi uccide in nome di Allah recitando il Corano,  e la presunta violenza (?) dei cattolici che, se pure commettono atti di violenza, non lo fanno certo in nome di Dio e non ammazzano le persone recitando passi del Vangelo. Nessuna persona sensata farebbe questo accostamento, nemmeno lo scemo del villaggio. Men che meno può farlo il capo spirituale della Chiesa e dei cattolici. Oppure a Papa Bergoglio risulta che qualche carmelitano scalzo, un sacrestano o una Perpetua, improvvisamente impazziti abbiano fatto una strage urlando “Dio è grande” e citando le Beatitudini dal Discorso della Montagna? Come si fa a mettere sullo stesso piano le stragi di Nizza, di Parigi, di Dacca, di Tunisi, e  tutte le altre compiute da fanatici islamici al grido di “Allah Akbar”,  e la violenza comune, quella che possono commettere tutti, musulmani, cattolici, buddisti, ebrei, animisti e seguaci di Manitù e che nulla ha a che fare con motivazioni religiose?  Nemmeno Boicu Scrapuddu di Trescagheras in preda ad una sbronza a base di vernaccia arriverebbe a dire simili cazzate prive di qualunque nesso logico e razionale.

Ho già detto che comincio ad avere forti perplessità sulle capacità intellettuali e culturali, ma anche teologiche, di questo Papa (Cose da pazzi), che si fa notare non per il suo acume, la sua intelligenza, per le sue riflessioni spirituali o la profondità della sua ermeneutica biblica, ma per il suo pauperismo, le rivendicazioni sociali e la condanna del capitalismo, più adatte ad un sindacalista o ad un socialista utopista dell’ottocento che ad un Papa, e le sue idee marxiste spacciate per messaggio evangelico. E se non ha gravi lacune culturali, allora è in malafede; lo dimostra ogni giorno con le sue affermazioni strampalate, come in questo caso. Sembrano affermazioni fatte da qualche sfigato dei centri sociali, o dalla Boldrini, o da uno di quegli imam fai da te di periferia che si vedono spesso in TV o, in alternativa, bisognerebbe pensare agli effetti di alcol o droghe più o meno leggere. Ed ancora, invece che rispondere a chi gli chiede perché parlando del terrorismo non cita mai l’islam, risponde non rispondendo; ovvero addebitando la causa del terrorismo a generici interessi economici globali: “E’ terrorismo di base contro l’umanità”. Ma cosa vuol dire?

Non cita l’islam nemmeno se gli chiedono perché non cita l’islam. Sembra un gioco di parole, ma è il classico modo di rispondere di chi non vuole rispondere alle domande scomode. E perché i giornalisti presenti accettano una simile spiegazione sconclusionata senza ribattere? Hanno paura che li buttino giù dall’aereo senza paracadute, oppure che non li invitino più ai viaggi papali? Questo tipo di giornalismo, che poi è quello che ogni giorno fa i titoli di apertura di quotidiani e Tg e funge da ufficio stampa del potere,  lo saprebbe fare anche Topo Gigio. Ora, cosa si può dire di un Papa che giustifica il terrorismo islamico con motivazioni economiche, escludendo del tutto una radice religiosa, e che pone sullo stesso piano la violenza e le stragi commesse dai terroristi che ammazzano in nome di Allah, con le violenze comuni commesse dai cattolici? Niente: o ci è o ci fa.

Terrorismo di giornata

di , 19 Luglio 2016 23:42

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

- 18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

- 19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

- 19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

- 19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Ronde moderne

di , 1 Luglio 2016 20:08

Una volta si cantava “A mezzanotte va la ronda del piacere…”. Altri tempi e altre ronde. Oggi le ronde non le fanno  ”laggiù nell’Arizona, terra di sogni e di chimere…“. Oggi le fanno a Prato, dove non c’è il bandolero stanco sul suo cavallo bianco, ma i cinesi incazzati.

Ecco la notizia di oggi (Ronde cinesi contro i migranti africani): ” Organizzavano ronde, vere e proprie spedizioni punitive contro cittadini extracomunitari, in prevalenza nordafricani, ritenuti responsabili di aggressioni, furti e rapine nei confronti di propri connazionali cinesi”. Ci mancavano solo i cinesi. Gli inquirenti hanno denunciato l’alta pericolosità di queste ronde cinesi; pare che non siano ronde originali, ma ronde  taroccate “Made in China” e contengano sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene.

Tempo fa alcuni cittadini, stanchi di subire furti, rapine, minacce, aggressioni e violenze da parte di bande di stranieri, che ormai controllano intere zone e quartieri metropolitani, decisero di fare delle ronde notturne per sorvegliare la città. Le anime belle della sinistra, i cattocomunisti ed i buonisti ipocriti terzomondisti li accusarono di xenofobia, razzismo e squadrismo fascista; e dovettero rinunciare. Adesso però si muovono i cinesi che, stanchi di subire le stesse angherie da parte di bande di immigrati, organizzano ronde contro gli africani. Poi forse gli africani, per reazione, faranno le ronde contro i cinesi. Poi, cinesi e africani, stanchi di farsi la guerra a vicenda, organizzeranno delle ronde afro/cinesi contro gli arabi. Poi, tutti insieme, stanchi di essere sempre sotto osservazione e sotto accusa, faranno le ronde afro-arabo-cinesi contro gli italiani xenofobi e razzisti che si rifiutano di comprare le loro cianfrusaglie taroccate.

Poi anche gli italiani, stanchi di subire le malefatte delle bande di delinquenti stranieri, si decideranno a mandare al diavolo i buonisti ipocriti, e faranno le ronde contro gli afro-arabo-asiatici. Ma sarà troppo tardi, perché l’Italia sarà ormai invasa e gli italiani,  ormai in minoranza, saranno emarginati e discriminati. Ma nessuno li tutelerà, perché le leggi anti discriminazione saranno state abrogate dalla sharia ormai diventata legge di Stato.  L’unica possibilità di scampo sarà emigrare, magari in Arizona dove “se una chitarra suona, cantano mille capinere“.

Se però, dopo un po’ di tempo e qualche avventura con capinere esotiche,  avrete una forte nostalgia della “Patria sì bella e perduta…” e, invece di cantare il Tango delle capinere, vi scappa di cantare “Va, pensiero, sull’ali dorate; va, ti posa sui clivi, sui colli…”, c’è ancora un’altra possibilità: tornare in Italia clandestinamente, magari su un gommone o una barchetta sgangherata, chiamare la guardia costiera che correrà a salvarvi, dichiarare che scappate dalla guerra, e  farvi  ospitare gratis in albergo come migranti e richiedenti asilo.  Provare non costa niente; magari funziona.

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Papa, cani e vicini di casa

di , 14 Maggio 2016 15:36

Questo Papa parla troppo e quasi sempre a sproposito (il “quasi” è optional).

L’ultimissima, fresca fresca di giornata, riguarda cani e gatti. Dice: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina.“. Tenendo presente il suo pensiero fisso e ricorrente sull’accoglienza di profughi, rifugiati e disperati di mezzo mondo, quella frase si scrive “vicino e vicina“, ma si legge “immigrati“. E’ incredibile, riesce a dire sciocchezze anche parlando di cani e gatti.  Dimentica di dire che spesso, l’unica compagnia che hanno gli anziani sono proprio cani e gatti, gli unici a dare loro un po’ di affetto e di stimolo a vivere. Dimentica anche di dire che spesso sono proprio i vicini di casa a crearci problemi di convivenza e rovinarci la vita. Dimentica pure che l’affetto per gli animali è il primo segnale dell’empatia verso il prossimo, e che coloro che non amano gli animali, spesso non amano neppure le persone. E dimentica anche di dire che c’è anche gente (uno a caso: tale Bergoglio, il Papa che viene da lontano e non si capisce perché non sia rimasto dov’era) che, più che occuparsi dei vicini di casa (magari proprio della nonnina sola) si preoccupa di aiutare, accogliere ed assistere gli africani. Diceva Heinrich Heine (1797 – 1856): “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Tra il pensiero di Heine e quello di Bergoglio scelgo Heine; senza il minimo dubbio.

Una volta dall’Argentina arrivava roba buona: l’Angus, il tango. Ultimamente arrivano solo fregature: divette in cerca di gloria, con la farfallina tatuata sull’inguine (e trovano l’America in Italia), bond spazzatura, e Papi marxisti. Che tempi!

Safari e lavapiedi

di , 14 Marzo 2016 23:00

“Non sempre perde il toro…”, è la battuta finale di una vecchia barzelletta. Eccola…

Un turista, recatosi in Spagna per vedere l’Expo di Siviglia, va in un ristorante tipico e, non conoscendo bene la lingua, ordina la solita fettina di carne. Accanto a lui c’è un signore che ha sul piatto due enormi polpettoni al sugo  e li sta mangiando con evidente piacere. Incuriosito chiama il cameriere: “Mi scusi, che piatto è quello che sta mangiando il signore qui a fianco?”.
- Ah senor, es la nuestra especialidad, es un plato muy tipico llamado Pelotas a la Matador.
Il giorno dopo il turista torna nel ristorante e, desideroso di assaggiare la specialità, chiede il famoso piatto. Dopo un po’ il cameriere gli porta due polpettine misere e minuscole. Sorpreso, chiede spiegazioni al cameriere che spiega: “Senor no siempre perde el toro!”.

Già, qualche volta le palle sono quelle del torero. Mi è venuta in mente vedendo questa notizia: “Padre e figlio italiani uccisi nello Zimbabwe, scambiati per bracconieri“.

Le vittime sono Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio, uccisi all’interno di una riserva di caccia. Li vediamo in questa foto presa dal loro profilo Facebook, nel quale mostravano con orgoglio queste enormi zanne di elefante. Già, perché vivono nello Zimbabwe dove, come riporta l’articolo,  il padre Claudio faceva  la guida ed accompagnava i turisti nei safari, mentre il figlio era un cacciatore professionista. Ora, la caccia all’elefante, specie protetta ed a rischio estinzione, è vietata. Il commercio dell’avorio è vietato pure. Allora, dove hanno preso quelle zanne?Saranno frutto di una battuta di caccia del “professionista“, oppure le avranno trovate per puro caso facendo due passi nella savana tanto per favorire la digestione? Non ho molta simpatia, l’ho già detto spesso in passato, per gli amanti dell’avventura, della ricerca del rischio, del pericolo, delle situazioni estreme; quelli che fanno di tutto per mettersi nei guai e poi devono intervenire i soccorsi per salvarli. Quando poi questo amore per l’avventura si realizza facendo il cacciatore professionista nella savana, allora non riesco a provare nessun senso di pietà per le vittime di incidenti sul lavoro.

Questa storia ricorda molto quella di Walter James Palmer, dentista americano che un anno fa fece scalpore e suscitò l’indignazione mondiale, perché pubblicò in rete la sua foto accanto ad un leone appena ucciso nel corso di una battuta di caccia, anche questa  nello Zimbabwe. Ma quello non era un leone normale (premesso che non esistono leoni “normali” che si possono ammazzare), era Cecil, il leone più popolare ed amato dello Zimbabwe, un bellissimo esemplare di 13 anni, con tanto di collare e monitorato dall’università di Oxford, quasi un simbolo della regione e del parco nazionale. Così scrive La Stampa: “Palmer è andato nello Zimbabwe alla fine di giugno, per dare la caccia a un leone. Si è rivolto a Theo Bronkhorst della compagnia Bushman Safaris, e a Honest Trymore Ndlovu, proprietario di un terreno vicino all’Hwange National Park. I due gli hanno detto che per 50.000 dollari si poteva fare. Quindi il primo luglio scorso hanno legato la carcassa di un animale alla loro auto, e l’hanno trascinata nel parco, per attirare un felino verso la postazione dove lo aspettava Palmer. Quando il leone è uscito dai confini della riserva, entrando in un terreno privato, il dentista ha scoccato la sua freccia. Il felino è rimasto ferito ed è scappato, ma dopo un inseguimento durato 40 ore si è fermato sfinito. A quel punto Palmer gli ha sparato, lo ha scuoiato, e gli ha tagliato la testa per farne un trofeo. ”. Bravo, davvero un bel trofeo. Ieri scrivevo della “foto simbolo” dei profughi fermi al confine fra Grecia e Macedonia. Anche questa foto a lato può essere una foto simbolo. Sì, della stupidità umana.

E i nostri italiani d’Africa? “Accompagnavano i turisti nei safari“, dicono. Più o meno quello che facevano i due complici del dentista Palmer. Già, quelli che organizzano safari per ricchi annoiati i quali per distrarsi vanno a rompere i cogl…pardon, le zanne ed altro  a elefanti, leoni, giraffe; quelli che stanchi di star bene, tranquilli e sereni a casa loro, vanno in giro per il mondo, attraversano deserti, giungle e foreste, scalano montagne inesplorate, cercano emozioni forti, l’avventura, l’adrenalina. E per 50.000 dollari tendono la trappola al primo leone che passa, compreso Cecil. Se restassero a casa farebbero meno danni, a se stessi, agli animali, alla natura, e non darebbero ulteriore conferma dell’idiozia umana. Intanto La Farnesina si sta già occupando del caso. Stiamo ancora indagando sulla morte di Giulio Regeni, ammazzato in Egitto, ed ecco un nuovo caso. Sembra che Regeni scrivesse per il Manifesto e facesse il ricercatore. Oggi nessuno fa più mestieri normali come il ragioniere, il meccanico, il barbiere, il calzolaio; sono tutti dottori e ricercatori, oppure artisti. Se proprio non hanno nessuna competenza specifica possono sempre darsi alla politica. Sembra che Regeni stesse “ricercando” in Egitto il funzionamento del sistema sindacale egiziano. Beh, se qualcuno studia i sindacati egiziani (come se non ne avessimo abbastanza in Italia), deve esserci un motivo serio; magari è fondamentale per fornire utili consigli alla Camusso su come organizzare gli scioperi, i cortei, come disegnare gli striscioni, impugnare i megafoni, creare slogan efficaci e soffiare trombette e fischietti a tempo di marcia.  Anche questa è una ricerca utile all’umanità. Tuttavia, visto come va a finire spesso, l’impressione è che l’unica cosa che certi ricercatori ricercano è la maniera di cacciarsi nei guai.

Non abbiamo ancora risolto il caso Regeni, ed ecco il caso Chiarelli. Anche qui scatteranno inchieste, sospetti, depistaggi, congiure e trame segrete, come nel caso del ricercatore ucciso in Egitto? Assisteremo al solito tormentone di comunicati della Farnesina, dichiarazioni del ministro Gentiloni, ipotesi strampalate sulle cause della tragedia e interpretazioni fantasiose dei soliti complottisti? E adesso anche questi li riportiamo a casa con volo di Stato, con passerella delle autorità all’arrivo, funerali di Stato,  cordoglio nazionale? Sì, ormai sembra che questa sia la prassi. Almeno si fa finta che lo Stato si occupi dei cittadini. La cosa curiosa è che, invece che occuparsi dei cittadini vivi in Italia, si occupano degli italiani morti in Africa. Fatta salva la pietà per i morti, non posso fare a meno di pensare che, così come a Siviglia non sempre perde il toro, così nello Zimbabwe non sempre crepa l’elefante. E guardando quella foto penso che quelli che fanno i safari, le guide,  gli accompagnatori, i cacciatori di professione o dilettanti, e tutti quelli che amano scorrazzare per la savana alla ricerca di emozioni forti, e sparano a leoni ed elefanti, giusto per la foto ricordo da postare su facebook, le zanne dovrebbero ficcarsele in quel posto (indovinate dove).

Il Papa e le pulizie di Pasqua.

Papa Bergoglio ha uno spirito creativo, non perde occasione per inventare qualcosa che faccia notizia. Ogni giorno una ne fa e cento ne pensa. Così è sempre in prima pagina. Roba da far invidia a Belen Rodríguez. Ed ecco l’ultimissima della giornata: “Il Papa lava i piedi agli immigrati“.

Ora, già spendiamo 300.000 euro al giorno di spese fisse per il servizio taxi della Marina  che va a prenderli direttamente alla partenza dalla Libia, poi li accogliamo in deliziosi alberghetti 3 stelle o in agriturismo, gli assicuriamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, lavaggio e stiratura, assistenza sanitaria, sindacale e legale, TV satellitare, wi-fi, sigarette, ricariche telefoniche, paghetta settimanale, corsi di lingua e di formazione professionale. C’è davvero bisogno che gli laviamo anche i piedi , la testa, le orecchie e magari anche le palle?  Bergoglio, non è che sta un po’ esagerando?

 

Non è il caso di ripetere cose già dette. Quindi, giusto una breve considerazione. Questo Papa si sta rendendo ridicolo. Quando si esagera con l’ostentazione di una  esasperata, eccessiva, ipocrita forma di pauperismo, falsa umiltà e di amore per i poveri, e si confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, si diventa ridicoli e si rende ridicolo anche il cristianesimo e tutta la Chiesa.  L’ho già detto in passato e lo ripeto: non si rende conto di quello che fa, di quello che dice, del suo atteggiamento, delle sue dichiarazioni, delle conseguenze e della strumentalizzazione mediatica del suo operato. Un Papa non può permettersi di avere queste gravissime carenze caratteriali e culturali. Sta distruggendo la Chiesa, la sua storia e sta stravolgendo anche il Vangelo e pure il messaggio di Francesco al quale crede di ispirarsi. E’ la perfetta guida spirituale del cattocomunismo, ma un pessimo capo della Chiesa. Non so, come dicono quelli pratici di profezie, che in San Pietro sia entrato il fumo di Satana. Ma certo se proprio non c’è fumo, c’è almeno una leggera puzza di bruciato. Speriamo che si tratti solo di una stufetta difettosa.

Buoni per legge

di , 5 Febbraio 2016 19:29

La violenza sulle donne è all’ordine del giorno e la cronaca quotidiana riporta con sempre maggiore frequenza notizie di donne picchiate, stuprate, che subiscono ogni tipo di violenza. Ma non solo le donne, ovviamente. Ormai la società sta diventando sempre più violenta, in preda ad un crescendo esponenziale di reati di ogni genere. Le cause sono diverse ed esaminarle sarebbe lungo.  Ma nessuno affronta le vere radici della violenza. Quando se ne parla lo si fa quasi per dovere di cronaca, cercando di curare i sintomi invece che la causa del male. Forse perché nessuno è in grado di porvi rimedio. Ma anche perché chi dovrebbe farlo forse, per propri limiti e carenze, non ha le capacità di occuparsene in maniera efficace. Ecco perché si ricorre a soluzioni che non risolvono il problema; servono solo a far finta di occuparsene. Così si tiene buona l’opinione pubblica, la gente è rassicurata, chi dovrebbe occuparsene si sente giustificato ed il problema resta tale e quale. E’ il caso tipico del femminicidio che, dopo anni di chiacchiere, denunce, e lunga campagna mediatica contro la violenza sulle donne, si è approvata una legge ad hoc, pensando di aver risolto il problema.

Ed ecco, nel giro di pochi giorni, tre nuovi casi: “Una donna incinta bruciata viva, altre due ammazzate“.  Dicono i TG che sono già una dozzina le donne ammazzate dall’inizio dell’anno. Una media in linea con i circa 130/150 casi di femminicidio degli anni scorsi. Ma ancora si ammazzano le donne? Pensavo che dopo la legge sul femminicidio nessuno osasse più alzare le mani su una donna, nemmeno per sbaglio. Ma se dopo l’approvazione della legge non sono cessate le violenze, vuoi vedere che ci è sfuggito qualcosa e la legge non basta, oppure è scritta male, manca una riga o qualche parola, o c’è un virgola messa al posto sbagliato, o è poco chiara? Così chi legge, non riuscendo a capirla bene, continua ad ammazzare mogli, amanti e compagne; magari solo perché ha saltato un comma o non ha interpretato bene un codicillo.  

Se però  dobbiamo essere sinceri bisogna parlare chiaro: solo dei perfetti idioti possono pensare che una legge, o l’aggravamento delle pene, possa fermare i reati. E’ incredibile, eppure questo è esattamente quello che pensano dalle parti di Montecitorio. Tanto è vero che, sulla scia della legge sul femminicidio,  stanno già predisponendo un ddl per punire espressamente l’omicidio stradale; anche questo ormai tragicamente all’ordine del giorno. E’ idiozia pura, ma non si può dire. A proposito, quasi tutti i casi di incidenti gravi con persone investite dai cosiddetti “pirati della strada”, sono causati da persone in stato di alterazione dovuto ad alcol e droga. E 9 volte su dieci, guarda che combinazione, si tratta di immigrati o di rom, anche minorenni e senza patente. Sarà un caso? Eccheccasooo…direbbe Greggio. Ma anche questo non si può dire perché, dicono le anime belle nostrane, potrebbe istigare alla xenofobia ed all’odio razziale. E’ vero, ma non lo diciamo.

Ora, se con una legge, o aumentando le pene previste, si fermassero i reati, vista l’abbondanza di leggi, non dovrebbero più esistere reati. Allora come mai, nonostante in certi paesi per alcuni reati sia prevista la pena di morte, ovvero il massimo della pena, quei reati non cessano  e non diminuiscono? Vuoi vedere che anche all’estero le leggi sono scritte male? Ciò non significa che non si debbano fare le leggi, ma che le leggi non risolvono il problema e non fermano i reati. Ma siccome nessuno affronta il problema alla radice, perché incapaci di farlo, è più facile fare una nuova legge o aumentare le pene. Non serve a niente, ma così si fa finta di occuparsene e di lavorare; e i delinquenti ringraziano. Buffoni.

Del resto, sarebbe facile accertare quello che dico. Basterebbe chiedere ad un qualunque parlamentare: “Onorevole, come mai, nonostante l’approvazione di una legge specifica sul femminicidio, si continuano ad ammazzare le donne?”. E’ una semplice domanda. Sarei curioso di sentire la risposta. La stessa domanda, però, la si potrebbe porre per qualunque altro reato. Come mai, nonostante furti e rapine siano reati puniti con pene anche severe, i ladri sono sempre in azione? Non conoscono le leggi? Non leggono? Non le capiscono? Pochi giorni fa in TV, un esponente della coalizione di  governo, Andrea Romano (la sua appartenenza politica è piuttosto altalenante), dopo un servizio sulle solite aggressioni e rapine in casa da parte di immigrati (molto spesso sono dell’est, in particolare romeni; anche questo è un puro caso?), per giustificare l’operato del governo, ha detto che hanno cominciato ad assumere agenti e che hanno “aumentato le pene” per quei reati. Ecco la conferma; pur di non riconoscere che la radice del problema è l’immigrazione incontrollata e che bisogna chiudere le frontiere per impedire l’ingresso di migliaia di disperati che finiscono per delinquere, la soluzione è “aumentare le pene”. E bravo Romano; un genio. Sulla sua stessa linea sono i compagni di governo, quelli che stazionano in permanenza su tutti i canali TV e ripetono la litania imparata a memoria. La gente continua a subire aggressioni, violenze, furti, rapine, omicidi, in casa e fuori,  i ladri e gli assassini continuano ad imperversare indisturbati, ma la gente può stare tranquilla perché il governo “aumenta le pene“. Contenti?

E’ curioso, ogni giorno attraverso cinema e televisione scarichiamo sulla gente quantità industriali di violenza di ogni genere a tutte le ore. Ma nessuno si chiede se queste dosi quotidiane di violenza non possano in qualche modo influenzare il pubblico. I media sono un perfetto spot pubblicitario che stimola i peggiori istinti umani, ma facciamo finta di non saperlo. Così, per non mettere in crisi il sistema mediatico (ci campa troppa gente), facciamo finta che non ci sia alcun nesso tra ciò che vediamo ogni giorno sotto gli occhi e l’esplosione spesso tragica di aggressività e violenza. E pensiamo di risolvere i problemi, e di sentirci a posto con la coscienza, con una legge. Ma allora, se si ritiene che basti approvare delle leggi per risolvere i problemi e che le leggi possano essere determinanti per regolare il comportamento delle persone, i rapporti e la convivenza sociale, allora la soluzione è semplicissima: basta approvare una legge che imponga a tutti di essere buoni e onesti. Diventeremo tutti santi e beati: per legge.

Ma giusto per non dire che lo scopriamo oggi, vedi…

- Follie di giornata e futili motivi (2004)

- Ipocriti (2004)

- Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

- Lo stupro quotidiano (2006)

- AdolesceMenza (2006)

- Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

- Il mondo visto dalle mutande (2007)

- Manicomio Italia (2009)

- Mamma, sono incinta (2009)

- Cani e bestie (209)

- Il Papa ha ragione (2009)

- Luna nel Pozzo (2010)

- Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole in una intervista TV:

- “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Se poi pensate che la cosa non vi interessi perché a voi non succederà mai niente, tranquilli, continuate pure a parlare di fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore.

 

Geni, cani e ovini estinti

di , 3 Febbraio 2016 20:19

Cosa succede in questo mondo di pazzi.

Ladri e cani da guardia

Tempi duri per i cani. Una volta si tenevano in casa non solo per compagnia, come si usa oggi, ma anche perché facessero la guardia. Oggi  rischiano di andare in pensione, non servono più. Anzi, tenere un cane da guardia è pericoloso. Se dovesse entrare un ladro in casa ed il vostro cane fa quello che da sempre fa un cane da guardia, ovvero spaventare il ladro e, se è il caso, anche azzannarlo, si rischia di dover risarcire il ladro: “Ladro magrebino morso dal cane chiede i danni“.  Sono le conseguenze del nuovo indirizzo giuridico della nostra magistratura progressista, di leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti (ed i malviventi, capita l’antifona, ne approfittano) e del pensiero unico dominante politicamente corretto che è sempre pronto a correre in difesa dei ladri contro i padroni di casa. Poveri padroni; e poveri anche i cani che rischiano di perdere il lavoro, essere licenziati, pensionati o, peggio, “esodati“: che vita da cani!

Nella vecchia fattoria, quante bestie ha zio Tobia…

C’era una volta. Ora non c’è più lo zio Tobia, non ci sono più le sue bestie e, fra poco, non ci sarà nemmeno la fattoria: al suo posto sorgerà un grande centro commerciale con ampio parcheggio intorno, dove la gente con poca fantasia, per distrarsi,  andrà a passare il tempo, ed i bambini penseranno che i polli crescano dentro le vaschette in polistirolo, abbiano quattro zampe, due lunghe e due corte come i canguri, e nascano già morti. Lo denuncia la Coldiretti (La vecchia fattoria è quasi vuota). Stanno scomparendo, o rischiano di scomparire 130 razze animali: 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. Una strage.

Forse non rendono abbastanza o non sono in linea con i gusti dei consumatori, o con le direttive europee di quelli che stabiliscono la circonferenza dei piselli, la lunghezza delle vongole e la curvatura delle banane. E dire che è grazie a questi animali, utilissimi per il lavoro nei campi, per le varie attività umane e fondamentali ed insostituibili per l’alimentazione, che l’umanità deve la sopravvivenza e l’evoluzione della stessa civiltà. Ma oggi, se non sono in linea con il progresso ed il trend del mercato diventano inutili. Poi, una volta scomparsi, si andrà alla ricerca dei pochi esemplari rimasti per mostrarli come reperti da museo. Come si fa con le vecchie ricette della nonna, quelle che abbiamo dimenticato per sostituirle con i prodotti già pronti, precotti, preconfezionati, predigeriti, prodotti industrialmente a base di additivi, coloranti, conservanti e chissà quali porcherie: quelle che oggi cerchiamo di ritrovare disperatamente alla riscoperta di sapori perduti e antiche tradizioni. Stiamo cominciando a capire, un po’ tardi, quanti errori abbiamo commesso e che li pagheremo molto cari. Idioti; e non aggiungo altro perché se anche glielo spieghi non lo capiscono perché sono idioti. Di quanto sia scellerata, incosciente e criminale la scelta progressista che cancella il passato a favore della tecnologia, ho già parlato in un post del 2008 “Il cappellino di Lianne“.

Evoluzione della specie

Molti anni fa dicevo che in un futuro neanche molto lontano la scienza avrebbe trovato il modo di manipolare i geni umani per modificarli e “creare” una nuova specie umana migliorandone le caratteristiche psicofisiche (quello che poi hanno fatto con gli organismi geneticamente modificati: intanto lo applichiamo al mais, poi…). La chiamavo “ingegneria genetica”, senza sapere che, dopo pochi anni, la scienza avrebbe usato proprio quel termine per definire le ricerche in quel settore. E’ passata solo qualche decina d’anni ed ora ci stiamo arrivando.

 Così come sta mutando l’ambiente naturale (e continuerà a mutare nel tempo) esisterà una nuova razza umana creata in laboratorio. Ormai le conoscenze scientifiche ci mettono in condizioni di manipolare a piacere i geni, ed il futuro, che ci piaccia o no e con tutti i pro ed i contro possibili,  è nell’ingegneria genetica. Il fine della ricerca sarà quello di creare una nuova razza umana, o umanoide (più o meno come quella ipotizzata nei film di fantascienza), con migliori potenzialità psicofisiche e caratteristiche che lo rendano più adattabile a condizioni di vita alterate e precarie (come le missioni spaziali o un ambiente terrestre devastato dall’inquinamento, dalle mutazioni climatiche o scenari da Day after) e dotato di capacità fisiche ed intellettuali predefinite e graduabili, secondo la finalità prevista. Non sembri sconvolgente. Basta pensare che solo 50 anni fa gran parte delle conquiste recenti della scienza, ma anche leggi e norme, che hanno modificato profondamente la società di oggi e che fanno parte integrante della nostra vita quotidiana, erano pura fantasia.

Ma l’altra faccia della medaglia è che sarà possibile “creare” anche una razza di umanoidi facilmente controllabili, da usare per particolari lavori e attività pericolose o che richiedano speciali attitudini psicofisiche. Sono certo che nei laboratori di ricerca gli studi su questo argomento sono già avanzati. Ma tutto avviene in gran segreto, non se ne può parlare perché potrebbe sconvolgere la società e si scatenerebbe la solita battaglia etica tra i sostenitori della massima libertà di ricerca e quelli contrari alla manipolazione genetica (ma è solo questione di tempo). E siccome non possono dirlo apertamente (o forse per ricevere finanziamenti ed autorizzazioni ufficiali devono giustificare gli studi), fingono di fare esperimenti per scopi terapeutici. Questa ricerca ne è la prova concreta (Sì alla modificazione genetica degli embrioni umani). Al confronto di quello che avverrà nei prossimi decenni, gli esperimenti di eugenetica nazisti saranno giochini da ragazzi, roba da “piccolo chimico”.

Il dramma del bambino dotato

E’ il titolo di un libro di Alice Miller del 1985. Fate una piccola ricerca in rete e scoprirete che l’autrice aveva molte e fondate  riserve sulla psicanalisi, sui metodi terapeutici e pedagogici. Mi viene in mente leggendo questa curiosa notizia: “Bill Gates: sono stato in cura da uno psicologo infantile“.

Bill Gates, il genio informatico che ha fondato Microsoft, quel sistema grazia al quale qualcuno dall’altro capo del mondo può leggere in tempo reale quello che scrivo. Il sistema che ha cambiato radicalmente la società, il lavoro, il gioco, lo studio, la comunicazione, e le relazioni sociali.  Da bambino fu portato in cura da uno psicologo perché era irrequieto ed insofferente alle regole: “Ero davvero indisciplinato. Dovevo rispettare regole severe, ma le respingevo.”. Questo è il problema dei bambini intelligenti, la difficoltà di accettare le regole imposte dagli adulti stupidi. Ma gli adulti, essendo stupidi, non lo capiscono e pensano che quei bambini siano da curare. E purtroppo comandano gli adulti. Vedi “I bambini ad alto potenziale intellettivo“.

Guarda guarda, un altro genio che viene mandato dallo psicologo per curarsi. Viviamo in uno strano mondo. I bambini difficili, quelli che per qualche motivo hanno difficoltà ad apprendere, li facciamo assistere da un insegnante di sostegno (perché, sapete, in ossequio al principio di uguaglianza e delle pari opportunità, tutti devono andare avanti, essere promossi, e diventare dottori, anche gli asini; altrimenti i genitori ci restano male, si risentono e fanno ricorso al TAR). I bambini dotati, invece, i piccoli geni che da grandi faranno invenzioni e scoperte a beneficio dell’umanità e diventeranno protagonisti della cultura, della politica, della scienza, dell’arte, quelli che avrebbero bisogno di un’attenzione particolare perché dotati di una grande sensibilità,  non solo non li facciamo seguire da un insegnante adatto, ma li consideriamo iperattivi, irrequieti, e li mandiamo dallo psicologo per curarsi. Vi sembra che questo sia un mondo normale?

No, non è normale, è un mondo stupido. Bisognerebbe curare il mondo, invece curiamo i bambini. Sarà un caso, ma è esattamente quello che dicevo proprio 15 giorni fa nel post “Psicologia, cani e pulci“.   E per oggi basta e avanza, altrimenti la cronaca di questo mondo di pazzi finisce per essere troppo deprimente. Ma non ci sono molte speranze di vedere un mondo migliore, almeno finché sarà governato da idioti; tutti dottori e sapienti, ma idioti. “Oggi anche il cretino è specializzato“, diceva Ennio Flaiano. Ed il guaio è che la democrazia insegna che tutti gli uomini sono uguali; anche i cretini.

Vedi

- What a wonderful world (2003)

- Come vivere felici con 5 euro (2006)

- La psicoanalisi ed i peni volanti (2006)

- Donne, uomini, erotismo ed altro (2009)

- Ritorno al passato (2015)

P.S.

A proposito di terapia, l’ultimissima delle ore 21, da L’Unione sarda: “La neuropsicanalisi per curare l’alzheimer: camici bianchi a processo“.

Baudo e il bacio negato

di , 14 Gennaio 2016 01:24

Pippo Baudo a Ballarò, per dimostrare quanto è di mente aperta e politicamente corretto, cerca di baciare una ragazza musulmana ospite in studio; ma gli va buca, la ragazza rifiuta. Ormai sembra che in televisione  non si possa fare un programma se non c’è ospite un immigrato, un musulmano, un imam  qualunque a caso (va bene anche l’imam di Pompu), una ragazza convertita all’islam con velo d’ordinanza, un deputato PD che difende gli immigrati (meglio se marocchino) e una delle renzine di rappresentanza che spopolano ad ogni ora su tutti i canali, che  ripete a memoria la storiella che il governo sta lavorando bene, che ha diminuito le tasse, che l’Italia riparte grazie alle riforme e che tutto va ben madama la marchesa. Si vedono più musulmani nella televisione italiana che su Al Jazeera.

A proposito, sarà un caso, ma da qualche tempo (da quando è iniziata l’era renziana) in televisione succede sempre più spesso di sentire ospiti, esperti, opinionisti, conduttori, giornalisti, perfino cuochi e casalinghe, con un forte accento toscano. Anche ieri a Ballarò, Lady Fisco (così viene indicata, ma non ricordo il nome) intervistata su tasse ed evasione, parlava con uno spiccato accento toscano. Poco dopo intervistano una signora anziana che è in attesa di andare in pensione ed anche lei parla con accento toscano. Qualche giorno fa una ragazza ospite in uno di quei pollai pomeridiani, non ricordo a che titolo, pure con accento toscano. Non sto esagerando, fateci caso e noterete che da quando il fanfarone toscano ex boy scout si è insediato a Palazzo Chigi, in televisione (ma credo anche in altri settori) c’è un’invasione di toscani. Sarà un caso? Eccheccasoooo…direbbe Greggio!

In quanto al nostro Baudo nazional-popolare, non si rassegna proprio a starsene buono a casa e godersi il meritato risposo. No, deve essere sempre in primo piano sotto i riflettori. Non potendo avere un programma suo, si accontenta di fare l’ospite, il giudice, una comparsata, insomma, tutto va bene purché ci sia una telecamera che lo inquadra. Per questi personaggi  la visibilità mediatica è essenziale, come l’aria. Se non vanno in TV sono morti. Ed assumono sempre quell’aria di superiorità, di distacco, di super partes, da vecchi saggi, pronti a dispensare preziosissimi consigli su tutto. Anche ieri, Baudo, poteva starsene tranquillo ed in silenzio (o stare a casa, ancora meglio), invece deve sempre rubare la scena, essere al centro dell’attenzione, dimostrare quanto lui sia di larghe vedute, a favore dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’uguaglianza, del rispetto delle diversità etniche, culturali, razziali e religiose. Deve mettersi in mostra. E per farlo, dopo aver dichiarato “Io sono per l’integrazione“, si alza e si avvicina alla ragazza musulmana con l’intenzione di baciarla. Ma la ragazza rifiuta decisamente; non è nella cultura islamica concedere baci ad un uomo pubblicamente.

Ben ti sta, caro Baudo. Succede questo quando, per fare i buonisti e per mostrare ipocritamente vicinanza e solidarietà con questa gente, si tenta di farlo con modi che essi non accettano e che non fanno parte delle loro tradizioni. Non si può baciare una persona che non vuole essere baciata e non considera il bacio come un semplice gesto di stima, come riteniamo noi, ma quasi un oltraggio, un’offesa. E Baudo, da tuttologo, dovrebbe saperlo. Islam e Occidente sono due mondi inconciliabili, non c’è possibilità di dialogo, né di integrazione. Ovunque hanno tentato di realizzare la società multietnica, e multi religiosa, è stato un fallimento. Lo stanno scoprendo a loro spese, anche se in ritardo, nazioni come l’Olanda, l’Inghilterra, la Francia e pure la Germania (vedi i recenti fatti di Colonia). Solo gli idioti e quelli in malafede, o gli sciacalli che sull’accoglienza fanno milioni (Buzzi docet),  pensano di poter dialogare ed instaurare una convivenza pacifica con i musulmani, i quali possono anche sembrare moderati e disposti ad accettare la cultura e le tradizioni occidentali, ma non abbandoneranno mai la loro cultura e le imposizioni del Corano per tentare l’integrazione nella nostra società; troppa differenza (la cronaca riferisce ogni giorno di fatti di violenze subite dalle donne musulmane che tentano di condurre uno stile di vita occidentale). Non si può imporre l’integrazione a chi non vuole integrarsi. Un pacifista simbolo della non violenza, Gandhi, diceva che non si può stringere la mano di chi ti porge il pugno chiuso. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Ecco perché la ragazza ha rifiutato un semplice bacio che da noi è solo un segno di affetto, di stima, di vicinanza, di simpatia. Per loro è qualcosa di molto diverso. Tentare di baciare in pubblico una donna musulmana è come offrire ad un musulmano un piatto di prosciutto o mortadella. Come regalare un film porno ad una suora di clausura. Come regalare le sinfonie di Beethoven ad un sordo. Come… come Baudo che cerca di baciare una ragazza musulmana pubblicamente in televisione. E’ da idioti.

 

Parigi e le stalle chiuse

di , 14 Novembre 2015 08:16

Parigi sotto attacco, almeno 130 morti. Il presidente Hollande dichiara lo stato di emergenza e chiude le frontiere.

Dice che chiude le frontiere per evitare l’ingresso di terroristi. Se non si trattasse di una tragedia, quest’uomo farebbe quasi tenerezza, per l’ingenuità, l’incoscienza, l’irresponsabilità, l’inconsapevolezza che lo anima; qualità che si possono scusare in un bambino, non in un capo di Stato. Chiude le frontiere per evitare che entrino terroristi? Hollande, guardi che i terroristi sono già entrati, ce li ha già in casa. Doveva chiuderle prima le frontiere.  Doveva pensarci prima, lei e tutta la schiera di governanti euroidioti che da decenni, sotto la bandiera ipocrita della solidarietà e dell’operazione umanitaria, sta favorendo l’invasione dell’Europa da parte di disperati afro/arabo/asiatici in gran parte musulmani che covano odio, rancore e volontà di rivalsa e vendetta nei confronti dell’Europa e dei cristiani. Lepanto è un’onta da lavare col sangue. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli e che dobbiamo accogliere tutti. Anzi, i vescovi ed i preti dicono di accoglierli direttamente in casa nostra. Come dire “Adotta un terrorista“. Poi, quando gli scoppia la bomba sotto il culo, fingono sorpresa e tentano maldestramente di correre ai ripari. Da noi si dice “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“. Hollande chiude le frontiere quando i terroristi sono già entrati. Geniale, ecco perché lui è presidente e voi no. Ed ecco perché l’Europa è destinata a soccombere al jihad, alla guerra santa; perché siamo in mano a gentaglia simile, che vuole adattare il mondo alla propria ideologia nefasta, allo scellerato buonismo masochista, e si accorge del danno quando è ormai tardi per rimediare.

Intanto, come di consueto in simili circostanze drammatiche, parte la passerella di dichiarazioni ufficiali di solidarietà e vicinanza alla popolazione parigina colpita dall’attacco terrorista. Dopo “Je suis Charlie“, ora il motto è “Je suis Paris“. A gridarlo sono gli stessi terzomondisti che sostengono l’immigrazione e l’accoglienza senza limiti e controlli, continuano a sognare l’integrazione (che è già ampiamente fallita ovunque, ma questi fingono di non saperlo) e che, grazie ai loro residuati ideologici di un socialismo storicamente fallimentare, sono responsabili della progressiva islamizzazione dell’Europa.  Mai che gli venga in mente di gridare l’unico motto che gli si addice: “Je suis idiot“.

Il presidente Obama, appena ha avuto notizia della strage, ha dichiarato: “E’ un attacco non solo al popolo francese ma a tutta l’umanità e ai valori che condividiamo. I valori di liberté, egalité e fraternité non sono solo condivisi dal popolo francese, ma anche da noi.”. Che parole toccanti, che originalità, che profondità di pensiero. Solo i grandi presidenti, specie se americani, possono fare dichiarazioni così dense di significato. Anche Hillary Clinton si è affrettata a commentare: “Le notizie che giungono da Parigi sono strazianti. Prego per la città e le famiglie delle vittime.”. Ha fatto bene a precisarlo, perché la gente comune magari pensava che la notizia della strage fosse rassicurante e di buon auspicio: no, è straziante; lo dice la Clinton. Ma i  parigini possono dormire sonni tranquilli perché Hillary Clinton prega per loro.

Anche i servizi segreti americani, quelli che  parlavano di armi chimiche inesistenti di Saddam (con cui giustificarono l’intervento in Iraq, del quale si pagano ancora le conseguenze) e che di recente hanno riconosciuto di aver sbagliato tutto sulla strategia militare per combattere l’Isis, hanno rilasciato la loro bella dichiarazione sugli attentati a Parigi: “Appaiono chiaramente come una serie di attacchi coordinati.”. Ma va, “Cosa mi dici maaiii…”, direbbe Topo Gigio. Roba da non credere, tutti avrebbero pensato che tre attacchi a Parigi, avvenuti contemporaneamente, fossero del tutto casuali. Invece erano “coordinati“, lo dicono i servizi per la sicurezza USA.

E non finisce qui, perché tra oggi e domani assisteremo alla solita rassegna di dichiarazioni di circostanza banali, scontate, di facciata ed un po’ ipocrite, sentite mille volte. Bisognerebbe raccoglierle e stamparle in un opuscolo (magari esiste davvero) a disposizione di capi di Sato, commentatori, opinionisti, intellettuali: da tenere sempre a portata di mano, buone per ogni occasione. Che tempi, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni.

Ma non è che l’inizio, il bello deve ancora venire. Lo dice l’Isis, e quelli mica scherzano, non hanno un grande senso dell’umorismo. “Ora tocca a Roma“, dicono. Ma sono certo che il ministro Alfano, quello che continua a sciorinare dati Istat per dire che i reati stanno diminuendo (e magari ci crede davvero), ci dirà che è tutto sotto controllo, che non ci sono pericoli per l’Italia (è quello che ripete ogni volta che qualcuno lancia l’allarme su possibili azioni terroristiche sul territorio nazionale e sulla presenza di terroristi fra gli immigrati). E poi, per male che vada, se proprio dovesse esserci un attacco, dichiariamo lo stato di emergenza e, se necessario, chiudiamo anche le frontiere.  In ogni caso, in previsione di un possibile attentato in casa nostra (è solo questione di tempo) è bene cominciare a pensare qualche bella frase ad effetto da pronunciare con aria afflitta davanti alle telecamere e da rilanciare sui media. Potrebbero andar bene, per esempio “Chi è causa del suo mal pianga se stesso“, o “Del senno di poi son piene le fosse“, o…beh, lasciamo spazio alla fantasia, quella non ci manca.

I ladri d’Italia

di , 2 Marzo 2015 16:47

Si sono impadroniti dell’Italia, ne hanno fatto “cosa nostra”, l’hanno ridotta in pezzi e la stanno svendendo in offerta speciale ad affaristi arabi e cinesi, la stanno dando in comodato gratuito, la stanno regalando al miglior offerente. Hanno fatto dell’Italia terra di conquista per orde di nuovi barbari che stanno invadendo città e campagne, grazie all’ignavia dei governanti ed alla complicità interessata degli sciacalli che sfruttano la disperazione e le tragedie di guerre e persecuzioni; grazie al finto buonismo umanitario di chi campa sull’accoglienza di profughi veri o presunti e disperati di ogni provenienza, realizzando profitti milionari; grazie all’indifferenza di chi governa e con il sostegno morale di una sinistra sempre fedele al vecchio motto “Tanto peggio, tanto meglio”; grazie alla benevolenza di una magistratura che chiude non uno, ma due occhi su reati e malefatte quotidiane di centinaia di migliaia di immigrati che, senza casa e senza lavoro, non avendo fonti di sostentamento, hanno come unica risorsa la malavita e scorrazzano tranquillamente per la penisola dediti a furti, rapine, spaccio di droga, prostituzione, e costituiscono un pericolo sempre più crescente ed insostenibile per la sicurezza dei cittadini e finiranno per scatenare conflitti e disordini sociali.  Hanno rubato l’Italia agli italiani.

Questo stanno facendo. Ma l’Italia non è roba loro, non l’hanno ricevuta in eredità da chi ha combattuto le guerre d’indipendenza, da Mazzini, da Garibaldi, da chi ha dato la vita per l’unità d’Italia e per dare agli italiani un’unica patria, dagli eroi di Vittorio Veneto, per regalarla a cinesi, arabi e africani. L’Italia non è di Matteo Renzi, un ciarlatano che non è nemmeno stato eletto dai cittadini, ma è passato direttamente dall’ufficio di sindaco di Firenze a Palazzo Chigi a governare l’Italia e rappresentarla nei convegni e negli incontri internazionali. L’Italia non è nemmeno di Laura Boldrini, presidente della Camera, arrivata in Parlamento grazie all’accordo elettorale del suo partito SEL con il PD. Un partito che ha raccolto il 3% dei votanti, quindi nemmeno il 3% degli elettori e tanto meno degli italiani. Ed una persona che, ad essere buoni, rappresenta neanche il 2% degli italiani diventa di colpo presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Con quale legittimazione popolare? Chi rappresenta? Eppure, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto,  gode di ampio spazio mediatico, presenzia a cerimonie pubbliche, compie viaggi di rappresentanza all’estero, difende a spada tratta e propugna quotidianamente la sua idea di terzomondismo, immigrazione senza controllo, accoglienza ed assistenza dei migranti e, forte di quel 2% (circa 1.200.000 italiani), si sente legittimata a parlare a nome di 60 milioni di italiani. Eppure questo obbrobrio è ciò che chiamano “democrazia rappresentativa“.

L’Italia non è nemmeno di Cécile Kyenge, arrivata in Italia dal Congo e, grazie alla copertura dei preti, è riuscita a studiare e laurearsi, per diventare poi ministro per l’integrazione e parla e sparla a sostegno dell’immigrazione e dice che gli immigrati sono una preziosa risorsa e che  “La terra è di tutti”; mentre nella sua terra natale, non solo la terra non è di tutti, ma si scannano in lotte tribali per il possesso di un pozzo o di quattro mucche. Ma poi arriva in Italia si sente autorizzata a darci buoni consigli, imporre la sua visione del mondo, decidere come dobbiamo comportarci con gli invasori e dare lezioni di etica, pacifismo, tolleranza, accoglienza, solidarietà e diritti umani. Siamo davvero all’assurdo, al surrealismo puro: una congolese, appena arrivata dall’Africa, dove ancora milioni di persone vivono nelle capanne di fango,  che  pretende di dare lezioni di morale e diritti umani agli eredi di Roma che fu la patria del diritto e di tante altre cose che ne fecero la Caput mundi,  il faro di civiltà del mondo antico; una civiltà che  realizzò strade, acquedotti, teatri, basiliche, opere letterarie, capolavori d’arte, codici di diritto ed opere di ogni genere, cose che nel suo paese, dopo 2.000 anni, ancora se le  sognano.

L’Italia non è della Caritas e nemmeno delle associazioni umanitarie o cooperative rosse che guadagnano milioni di euro sull’accoglienza degli immigrati e l’assistenza agli zingari. L’Italia non è di quei buonisti e terzomondisti ad oltranza che amano predicare accoglienza per tutti, perché tanto non pagano di tasca propria, anzi ci guadagnano. L’Italia non è di questa gentaglia, cialtroni, tribuni improvvisati, volontari sovvenzionati con soldi pubblici, pseudo politici finto progressisti e finto buonisti col cuore a sinistra ed il portafoglio a destra, professionisti della carità che incassano milioni di euro o dollari da contributi pubblici, dall’ONU, dall’Unione europea o da donazioni private e vivono tra alberghi 5 stelle, palazzoni e lussuosi uffici in ogni area del globo ed usano gran parte degli introiti non per sfamare i poveri del mondo, ma per sostenere, finanziare e tenere in piedi le loro stesse associazioni. Chi volesse saperne di più sul business delle associazioni umanitarie legga “L’industria della carità” di Valentina Furlanetto. L’Italia non è roba loro, non è dei ciarlatani interessati a vendere la loro mercanzia ideologica avariata, taroccata, contraffatta  come i prodotti cinesi. L’Italia non è dei terzomondisti di facciata o dei buonisti ipocriti della domenica che ciarlano di accoglienza e tolleranza sorseggiando champagne nelle terrazze romane, ben distanti dal degrado dei campi rom, da Lampedusa, dai centri di accoglienza o dalle periferie urbane degradate, che sono  in completa balia di bande di delinquenti stranieri, dove gli italiani hanno paura ad uscire di casa e si sentono stranieri in casa loro.

L’Italia  è degli italiani, di quelli veri, quelli che ogni mattina si alzano e lavorano nelle fabbriche, negli uffici, nelle strade, nei laboratori artigianali, nei negozi, negli ospedali; quelli che poi, terminato il lavoro, assillati da mille adempimenti fiscali e burocratici, devono anche pensare ai problemi della casa, dei figli, delle interminabili file in banca o alle poste, negli uffici pubblici, negli inestricabili labirinti della burocrazia a combattere contro uno Stato persecutorio nei confronti del cittadino; quelli che hanno sempre bollette, affitti, mutui, tasse e balzelli da pagare; quelli che lavorano e producono, che a fatica riescono ancora a mettere insieme il pranzo con la cena; quelli che non hanno tempo per fare fiaccolate, marce della pace o partecipare a cortei, convegni terzomondisti e manifestazioni umanitarie per la fame nel mondo, perché la fame ce l’hanno in casa; quelli che il volontariato lo fanno tutti i giorni a casa loro, assistendo familiari anziani o malati; quelle che non hanno tempo di scendere in piazza Duomo a farsi fotografare sorridenti con bandiere islamiche e non vanno in paesi stranieri dove ci sono guerre in corso a proporre progetti umanitari per ribelli e guerriglieri, per poi farsi rapire e rientrare in pompa magna in Italia con volo di Stato, ministro degli esteri ad accoglierle e, forse, dietro riscatto milionario pagato dagli italiani; quelli che non ne possono più di pagare tasse esorbitanti ed inique per sostenere politicanti incapaci, inutili, corrotti, traditori della patria.

L’Italia è di quegli italiani che sono al limite della sopravvivenza, che a malapena arrivano a fine mese, che mangiano alla Caritas, che  rovistano nei cassonetti per recuperare scarti dei mercati,  e che devono pagare tasse salatissime per sostenere le spese di accoglienza di immigrati che arrivano da noi sapendo di trovare il Paese di Bengodi dove, senza far nulla, avranno tutto gratis: vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, sigarette, ricariche telefoniche, assistenza sanitaria, assistenza legale e sindacale e paghetta settimanale; e che ci costano mediamente 1.000 euro al mese, mentre milioni di pensionati italiani campano con meno di 500 euro. Se tutto questo vi sembra normale dovreste cominciare a preoccuparvi per la salute mentale. L’Italia non è dei Renzi, Boldrini, Kyenge o delle cooperative rosse che “guadagnano più con gli immigrati che con la droga“. L’Italia è di quegli italiani che prima o poi perderanno la pazienza, imbracceranno i forconi e cacceranno questa gentaglia infame a calci nel sedere e li spediranno via mare su barconi scassati, verso quei lontani paesi che fanno finta di amare. Una volta i traditori della patria venivano condannati con ignominia e messi al muro. Oggi governano l’Italia.

Jihad, terrorismo e aspiranti suicidi

di , 2 Febbraio 2015 20:51

Missili su Roma; è l’ultima minaccia che arriva dall’Isis (Attaccare Roma con i missili). Ce lo stanno dicendo in tutti i modi; il pericolo di attacchi terroristici in Europa, ed in particolare in Italia ed in Vaticano, è reale. Le stragi di Parigi, sono solo un assaggio.  Ma stranamente il governo,  i media e le anime belle buoniste e pacifiste ad oltranza, invece che preoccuparsi e adottare tutte le misure necessarie a prevenire e combattere il pericolo,  cercano di sminuire la gravità delle minacce, fanno appello alla tolleranza, al dialogo e continuano a vagheggiare di società multietniche e multirazziali. Stiamo facendo il loro gioco, siamo gli alleati principali dei nostri futuri aguzzini. La nostra indifferenza, l’atteggiamento remissivo, propenso più al dialogo che alla difesa, la codardia di un’Europa inetta, confusa, imbelle, ormai rassegnata all’invasione islamica è la loro arma migliore. La storia non ci ha insegnato niente. Da decenni l’Europa ha aperto le porte della città a quel Cavallo di Troia che è l’immigrazione. Non hanno bisogno di attaccarci, stiamo collaborando con il nemico; non solo abbiamo rinunciato a difenderci, ma stendiamo un tappeto rosso agli invasori. E’ la stessa indifferenza che consentì al nazismo di organizzarsi, riarmarsi, andare al governo e scatenare l’inferno. Ma anche allora si tentava di minimizzare la minaccia e  si cercava il dialogo. Capirono che non c’era possibilità di dialogo quando ormai era troppo tardi.  Noi siamo sulla buona strada per ripetere quel tragico errore.

Abbiamo da poco celebrato la Giornata della memoria, per ricordare i milioni di morti nei campi di concentramento nazisti. Piero Terracina, uno dei sopravvissuti alla Shoah, anni fa a proposito della mancanza di una qualunque reazione da parte degli ebrei alla deportazione, a parte la rivolta del ghetto di Varsavia, disse: ” Ogni anno incontro migliaia di giovani nelle scuole per raccontare loro Auschwitz dove ho visto centinaia di migliaia di ebrei uscire con il fumo delle ciminiere dei crematori. La domanda che i ragazzi mi pongono più frequentemente è: “Perché non vi siete difesi”?. Ecco, noi ebrei non vogliamo che nel futuro ci venga ancora rivolta questa domanda”.

Perché non si sono difesi? Come è stato possibile?”. Queste sono le domande che gli ebrei hanno continuato a porsi per anni, dopo lo sterminio. Troppo tardi ormai e, purtroppo, senza trovare una risposta razionale.  Noi corriamo lo stesso rischio. Il rischio che un domani, quando sarà troppo tardi, qualcuno ci chieda come mai, di fronte alle minacce ed al  pericolo reale costituito dal fondamentalismo islamico, dagli attentati terroristici, dalla jihad, dalla guerra santa dichiarata all’occidente, non abbiamo reagito e ci siamo rassegnati all’islamizzazione dell’Europa. Cosa risponderemo?  Che ci siamo fidati delle rassicuranti dichiarazioni di chi era al governo? Che ci siamo lasciati illudere dalle belle parole dei  pacifisti nostrani e dei terzomondisti che, col pretesto dell’operazione umanitaria, spalancavano le porte all’invasione di africani e arabi, meglio se musulmani?  Che da bravi cristiani abbiamo seguito l’invito del Papa ad accogliere ed assistere tutti i disperati del mondo,  perché anche i musulmani “sono nostri fratelli“? Cosa risponderemo? Sarà molto difficile, come lo è stato per gli ebrei, trovare una risposta accettabile.

Nei giorni scorsi, durante uno dei programmi dedicati al ricordo della Shoah, ho sentito due sorelle sopravvissute ad Aushwitz ricordare l’orrore del campo e formulare l’invito alla pace ed alla tolleranza. Credo che nessuno oserebbe mettere in dubbio quell’appello alla tolleranza. Oggi è un concetto che va come il pane. Noi stiamo crescendo a pane e tolleranza. Eppure bisogna ricordarsi che tutto ha un limite, anche la tolleranza. Non si può diffondere un messaggio simile senza precisare i limiti di quel principio. Altrimenti si creano tragici equivoci. Si potrebbe chiedere, per esempio, a queste due sorelle se quella auspicata tolleranza, che apparentemente sembra un principio universale condivisibile da tutti,  vale sempre, comunque e con chiunque. Significa che anche gli ebrei nei campi di sterminio dovevano essere tolleranti con i nazisti e con chi li conduceva alle camere a gas? Credo che, a questo punto, sorga almeno un piccolo dubbio sulla validità universale del concetto di tolleranza. Lo stesso dubbio si pone anche per il concetto di libertà di espressione. Ne ho parlato anche di recente in “Le Pen, democrazia e libertà limitata“,  qui “Voltaire e l’islam“, e qui “Papa, pugni e kalashnikov“.

Ma la nostra posizione, se non corriamo ai ripari prima che sia troppo tardi,  sarà ancora più indifendibile. Gli ebrei sono stati discriminati, a causa delle leggi razziali, privati della libertà, dei diritti civili prima e poi di quelli umani, umiliati, caricati su carri bestiame e portati direttamente nei campi di sterminio. Sinceramente, avrebbero potuto organizzare una qualche forma di difesa, o di fuga verso paesi più sicuri, ma non tutti avevano i mezzi per rifugiarsi all’estero e ben poco potevano fare contro la forza e la violenza. In fondo la loro mancanza di reazione era giustificata. Noi non avremo nemmeno queste attenuanti. Nessuno ci obbliga a salire su vagoni con destinazione Aushwitz, nessuno ci vieta la libertà di protestare ed opporci a scelte politiche nefaste, nessuno ci vieta di reagire e rispondere con fermezza alle minacce; ne abbiamo tutti i mezzi e le possibilità.

In teoria potremmo reagire, ma non lo facciamo. Ci infliggiamo da soli limiti alla libertà di reagire e perfino alla libertà di espressione, per paura di essere accusati di islamofobia, di razzismo, di xenofobia. Ci imponiamo da soli la proibizione di tentare una qualunque forma di controllo e di regolamentazione dell’invasione islamica. Ci siamo inventati da soli le nostre nuove “leggi razziali” in versione moderna, che sembrano tutelare più gli invasori che gli italiani, e che usiamo non contro gli stranieri, ma per discriminare noi stessi e  mettere sotto accusa e perseguire anche penalmente chiunque non si adegui al nuovo verbo del multiculturalismo, dell’accoglienza, del terzomondismo. Così non c’è bisogno che qualcuno, sotto la minaccia delle armi, ci obblighi a salire su quei carri ferroviari diretti all’inferno, ci saltiamo sopra spontaneamente, da volontari suicidi.

Le Pen, democrazia e libertà limitata

di , 22 Gennaio 2015 16:31

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da pochi anni e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora…

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e, magari, ottiene consensi, apriti cielo?
Scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo.  Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia o ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

 La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

Tutto va ben

di , 14 Novembre 2014 19:06

#Sardistatesereni, va tutto bene. Lo dice il questore di Cagliari, dopo recenti episodi di scippi, furti e rapine in città: ”Non c’è nessun allarme criminalità. I cittadini possono stare tranquilli.”. E se lo dice il questore significa che è vero. O no? La dichiarazione è arrivata dopo la rassicurante notizia di uno scippo, ancora più grave perché compiuto da due minorenni di 13 e 15 anni (“Rapina a donna in carrozzina“), ai danni di un’anziana donna di 79 anni che, sulla sua carrozzina, accompagnata dalla badante, si trovava sotto i portici della centralissima via Roma.   Uno dei ragazzi, il più piccolo, 13 anni (chi ben comincia!) le ha strappato la borsetta e l’ha fatta cadere per terra, rendendo necessario l’intervento di un’ambulanza ed il ricovero in ospedale. Bella notizietta, vero? Ma non c’è da preoccuparsi, nessun allarme; lo dice il questore.

Due giorni dopo  lo scippo dell’ottantenne in carrozzina, un altro episodio di ordinaria criminalità: un impiegato è stato rapinato,  di pomeriggio in pieno centro, mentre faceva un prelievo di denaro al bancomat. Anche in questo caso un dirigente della Squadra mobile ha rassicurato i cittadini: “Non c’è alcun allarme sociale, il trend delle rapine rispetto allo scorso anno è in calo.“. Tranquilli, nessun allarme, lo dice il dirigente. Ma sarà davvero così? Per pura curiosità andiamo a vedere i casi di scippi, furti, rapine, violenza e criminalità assortita, riportati ultimamente dalla stampa locale. Teniamo presente che non sempre, specie quando si tratta di episodi di cosiddetta “microcriminalità“, segue una denuncia o il fatto viene riportato dalla stampa. Significa che il numero reale dei crimini compiuti è di gran lunga superiore a quello riportato dalle cronache. Vediamo gli ultimi episodi in ordine cronologico.

- 30 ottobre: Pula, arrestato per estorsione nigeriano parcheggiatore abusivo; donna bloccata in auto e ricattata.

- 2 novembre: Guasila, arrestate due donne nomadi per furto di schede telefoniche in un’edicola.

- 4 novembre: Cagliari, scippata anziana di 79 anni, passeggiava in via Roma con la badante.

- 5 novembre: Cagliari, impiegato rapinato in centro.

- 5 novembre: Quartu S. Elena, due ragazzi in motorino (lui 20 anni, lei 16), scippano una anziana donna disabile, le strappano la borsetta e la trascinano per  terra.

- 6 novembre: Barumini, 4 anziani fratelli e sorelle , 70 e 80 anni, rapinati mentre sono a cena. I malviventi sono entrati in casa e si sono fatti consegnare soldi ed un cellulare. Poi sono fuggiti sull’auto di uno dei fratelli che era parcheggiata nel cortile e successivamente l’hanno abbandonata e bruciata nelle campagne di Samassi.

- 6 novembre: Capoterra, ragazzini lanciano bottiglie contro vetri dell’autobus.

- 6 novembre: Cagliari, arrestato giovane per furto di profumi alla COIN.

- 6 novembre: Oristano, ruba soldi a edicolante, bloccato da agente.

- 6 novembre: Cagliari, arrestato per furto di rame in una centrale telefonica dismessa.

- 7 novembre: Glilarza, arrestati sei giovani per furti in bar e tabaccherie.

- 8 novembre: Oristano, identificati e rilasciati 5 ragazzi romeni, due minorenni, che sputavano ed insultavano i passanti.

- 8 novembre: Maracalagonis, brucia casa e auto di famiglia.

- 8 novembre: Cagliari, ragazza accoltellata davanti alla scuola.

- 8 novembre: Tertenia, arrestato ragazzo, andava a scuola con un etto di cocaina.

- 9 novembre: Macomer, allarme per sedute spiritiche, messe nere e riti satanici.

- 9 novembre: San Gavino; dopo breve ricovero, un paziente sta per lasciare l’ospedale, e mentre attende il foglio di dimissioni gli rubano la valigia.

- 10 novembre: Sassari, sgominata banda dedita a furti e rapine.

- 11 novembre: Dolianova, arrestato operaio per detenzione di armi, munizioni e droga.

- 11 novembre: Narcao, ladri in azione ripresi da telecamere, scoperti abbandonano refurtiva.

- 11 novembre: Cagliari,  auto in fiamme e spari contro il portone.

- 11 novembre: Sassari, arrestato per tentata violenza sessuale e rapina.

- 11 novembre: Carbonia, aggredisce i passanti, arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

- 12 novembre: Selargius, rubano i soldi delle macchinette automatiche che distribuiscono alimenti e bevande all’interno di una scuola.

- 14 novembre: Orgosolo, tentata rapina ai danni di cacciatori.

- 14 novembre: Cagliari, giovane arrestato per spaccio di cocaina e ketamina.

- 14 novembre: Selargius, scoperta centrale della droga, arrestati un uomo e la convivente.

- 14 novembre: Quartucciu, tentativo di furto in una scuola ed in un negozio di ottica.

- 14 novembre: Cagliari, furto in appartamento, sorpreso e bloccato dal proprietario.

- 14 novembre: Cagliari, scippata rappresentante di gioielli, bottino 5.ooo euro.

Non c’è che dire, una bella rassegna di criminalità assortita che rende sempre più insicura la vita dei cittadini. E sono solo quelle notizie riportate dalla stampa locale negli ultimi 15 giorni. Ma, come dicevo in apertura, questa è una minima parte. In molti casi, anche se si subisce uno scippo o un atto di violenza, un piccolo furto, un danneggiamento,  non si denuncia neppure, tanto si sa che è inutile. Per non parlare della vera e propria estorsione a cui vengono sottoposti gli automobilisti dagli immigrati divenuti parcheggiatori abusivi o venditori di cianfrusaglie che ormai hanno occupato in maniera permanente strade, piazze, spiagge, mercati, mercatini, tutti i parcheggi cittadini, quelli degli ospedali, dei cimiteri e dei centri commerciali. Quelli che, se vi rifiutate di comprare qualcosa o donargli volontariamente l’obolo, minacciano di danneggiarvi l’auto.  Ma guai a lamentarsi; sareste accusati di razzismo.

Ma anche in questo caso i responsabili della sicurezza sminuiscono il problema, affermando che se questi immigrati non fanno i parcheggiatori, andrebbero a rubare. Quindi questo è il male minore e dobbiamo anche ringraziare il cielo se si limitano a chiederci dei soldi “abusivamente“. Siamo ostaggio della malavita, della delinquenza spicciola o organizzata, di drogati, spacciatori, prostitute, ladri di polli e non si è più sicuri nemmeno a casa propria. E guai a lasciare la casa incustodita se andate in vacanza o avete bisogno di un ricovero ospedaliero; correte il rischio, quando tornate, di trovarla occupata da abusivi. Ma il questore dice che non c’è pericolo e che, anzi, le rapine sono in calo. Ah, bene, allora siamo tutti più tranquilli. @Sardistatesereni, siamo nella merda, il cavallo è morto, la scuderia è bruciata, il castello è in fiamme, i ladri hanno rubato tutti i gioielli, ma a parte ciò…”Tutto va ben, madama la marchesa…”.

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Umorismo di Stato

di , 30 Agosto 2014 09:54

La battuta del giorno l’ha detta il ministro Alfano. Quello che è convinto di essere al Governo, di essere ministro dell’Interno  e di contare qualcosa. Quello che fa di tutto per sembrare serio, grintoso ed autorevole. Quello che ride sempre mostrando i dentoni, come Bunny. Quello che, mentre l’Italia continua ad essere invasa da migliaia di disperati che ogni giorno andiamo a prendere direttamente in acque libiche (grazie all’operazione Mare nostrum inventata da quel geniaccio di Enrico Letta), dice che per risolvere il problema del flusso di immigrati, affonderà i barconi (vuoti). Solo nel week end di ferragosto in 48 ore ne sono arrivati 4.000. Dall’inizio dell’anno ne sono già arrivati più di 110.000 (tutti da accogliere ed assistere a spese nostre). Quello che sistema i migranti in hotel 3 stelle con piscina e garantisce vitto, alloggio, abbigliamento, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria, sigarette, carta telefonica, paghetta e lezioni di lingua italiana (perché noi italiani siamo buoni, accoglienti e terzomondisti); alla faccia degli italiani che pagano le tasse e sono senza lavoro, senza casa, senza aiuti e, per sopravvivere, vanno a recuperare gli scarti di frutta e verdura ai mercati. E mentre la maggioranza dei pensionati hanno pensioni che sono sotto i 1.000 euro al mese (ma moltissimi hanno pensioni minime da 500 euro), questi signori immigrati ci costano fra i 1.000 ed i 1.250 euro al mese.

Quello che sembra talmente preoccupato del salvataggio in mare, dell’accoglienza, dell’assistenza e della migliore sistemazione possibile degli immigranti, che  invece di pensare all’ordine pubblico ed alla sicurezza degli italiani, sembra diventato il ministro degli immigrati; ha sostituito la Kyenge.  Quello che fa finta di non sapere che quando parla di lotta ai mercanti di morte, gli scafisti se la ridono, perché anche se vengono fermati, vengono rilasciati e ricominciano a trasportare migranti (Immigrazione, lo scafista arrestato e rilasciato 7 volte in sette anni). Quello che fa finta di non sapere che l’operazione Mare nostrum ha favorito ed incentivato l’arrivo di migranti i quali hanno capito che basta partire dalla Libia, fare una chiamata di soccorso, e le nostre navi arrivano a prelevarli direttamente in acque libiche.

Quello che fa finta di non sapere che dall’inizio dell’operazione Mare nostrum (voluta da Letta e dalla sinistra buonista delle anime belle con i soldi degli altri per evitare nuove tragedie in mare, come quella di Lampedusa che costò 360 morti), dall’inizio dell’anno ci sono stati 2.000 morti in mare, di cui 1.600 solo da giugno, e che la responsabilità morale di queste morti è esattamente di chi ha voluto quella operazione e promette accoglienza ai disperati del terzo mondo; da Letta, alla Kyenge, alla Boldrini, a Renzi, allo stesso Alfano ed a tutta la sinistra ipocrita che favorisce l’arrivo di migliaia di migranti perché poi, attraverso associazioni, privati  e cooperative che garantiscono l’assistenza, su questi migranti ci campa. Quello che quando parla bisognerebbe mettere in sottofondo le risate registrate, come nelle sit com. Ecco, quello, oggi ha assicurato “Lotta dura ai mercanti di morte“. Gli scafisti tremano…brrr, che paura! Poi si ricordano che gli italiani sono fessi e si fanno una grassa risata, alla faccia di Alfano e degli italiani fessi.

 

Purtroppo, però, questo macabro umorismo di Stato non fa ridere. Anzi…

Bollettino dei migranti

di , 20 Luglio 2014 22:22

I migranti sono nostri, vivi o morti; Dio ce li ha dati, guai a chi li tocca. Anzi, per evitare che ce li freghino, che so, Malta, la Spagna o la Tunisia, non aspettiamo nemmeno che arrivino a Lampedusa; andiamo a prenderli direttamente appena partono, in acque libiche, come è successo pochi giorni fa e come succede spesso (“Immigrazione, indagini su presunto naufragio: 60 morti“): “Un nuovo naufragio, con un possibile bilancio di circa 60 morti, sarebbe avvenuto in acque libiche a una trentina di miglia dalla costa.” (ANSA).  Chiaro? In futuro, però, pensiamo di poter fare anche meglio. Andremo a prenderli addirittura prima che partano: direttamente dalla spiaggia.

La media degli arrivi è sempre intorno ai mille sbarchi quotidiani. Giorni fa al TG hanno riferito che nelle ultime 24 ore erano sbarcati in 2.500. Ma di questa notizietta sui siti in rete non c’era traccia, almeno nei principali quotidiani. Forse ormai è talmente normale che ogni giorno arrivino migliaia di migranti che non fa più notizia. A meno che non ci siano dei morti. Allora bisogna mettere la notizia bene in evidenza, specie se ci sono donne e bambini, per suscitare la pietà dei cittadini e predisporci mentalmente all’accoglienza di tutti i disperati del mondo.

Nello stesso TG in cui si annunciavano i 2.500 arrivi di “preziose risorse“, come li chiamano Boldrini, Kyenge, la Caritas, i buonisti italici e tutte le cooperative, onlus, associazioni varie che sull’accoglienza dei migranti ci campano, si dava anche un’altra curiosa notizietta: la polizia di Pistoia ha inviato delle lettere a Comune, provincia ed Enti vari, per comunicare che non potevano assicurare il servizio in quanto non avevano soldi per la benzina delle auto. (Vedi video TGManca carburante per le volanti“).  Anche di questa notizia non c’è traccia su agenzie stampa e quotidiani in rete. Meglio non ricordare che gli italiani sono alla fame, che ci sono dieci milioni di poveri, che la polizia non può garantire il servizio perché non ha i soldi per la benzina. Altrimenti la gente potrebbe chiedersi come mai la polizia è senza benzina,  ma abbiamo soldi da spendere e spandere per finanziare quella specie di servizio “Taxi di mare” al servizio  dei migranti che è l’operazione Mare nostrum, che ci costa solo di spese vive 300.000 euro al giorno; alle quali vanno aggiunte poi, è bene ricordarlo, le spese di accoglienza, vitto, alloggio, assistenza sanitaria, annessi e connessi.

Ecco, a lato, una rassicurante notizia di circa 20 giorni fa; 5.000 immigrati sbarcati nell’arco di due giorni. E non siamo certo alla fine, anzi, vista la buona stagione, il numero degli sbarchi è destinato a crescere.  Una situazione insostenibile, sia sotto l’aspetto economico che su quello sociale, in quanto l’accoglienza incontrollata di decine di migliaia di persone senza arte né parte, che si aggiungono ad altre centinaia di migliaia di immigrati arrivati negli anni scorsi, ai quali non siamo in condizioni di assicurare una sistemazione decente, né lavoro, né casa, né assistenza, a lungo andare generano pericolosi conflitti sociali, rischi per la sicurezza e incrementano la criminalità, con tutte le conseguenze del caso e possono sfociare in gravi tumulti, proteste o rivolte. Per non citare il pericolo di rischi di carattere sanitario (vedi l’esplosione dell’epidemia di Ebola in Africa, che ha già causato centinaia di morti e che si fa fatica ad isolare e tenere sotto controllo) che sono quasi una naturale conseguenza dell’arrivo di migliaia di persone, senza alcun controllo preventivo sulle loro condizioni sanitarie. (Vedi “Ebola, epidemia fuori controllo“)

Ma i buonisti ipocriti di casa nostra dicono che non c’è pericolo. Anzi, sollecitano maggiori interventi e fondi per garantire una migliore accoglienza a tutti i disperati del mondo. Lo ripete spesso anche il Papa; “gli immigrati non sono un’emergenza“, dice. Certo, infatti in Vaticano  non si vedono immigrati e Piazza San Pietro non è invasa, come il resto d’Italia, da ambulanti marocchini o senegalesi che vendono cianfrusaglie. Non se ne vedono proprio in circolazione. Ecco perché per il Papa non sono un problema. Anzi, lamenta poca attenzione verso i migranti e, tanto per non smentirsi, ci accusa di xenofobia e razzismo (normale, questa è la classica litania dei buonisti). Evidentemente quello che già facciamo, a spese nostre, non è abbastanza. Dovremmo fare di più, dice il Papa, e garantire più diritti; a costo di farci aumentare le tasse e toglierci il pane di bocca. Quelli che ce l’hanno, visto che milioni di italiani fanno fatica anche a comprarsi il pane. Ma il Papa dice che facciamo poco. E se lo dice il Papa…( Vedi “Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’“)

Lo dice anche Laura Boldrini che, forte del prestigio e delle opportunità comunicative della carica ricoperta,  non perde occasione per cantare le litanie quotidiane del buonismo internazionale e terzomondista. Dice che l’immigrazione non è un problema, anzi, come ha ripetuto spesso in passato, è una risorsa:  (Boldrini nega anche l’evidenza: Nessuna invasione“). Non è strano che Il Papa e la sinistra militante, in prima fila i “comunisti” mangiapreti vendoliani ex Rifondaroli (quelli che hanno portato Boldrini in Parlamento) ed i Radicali (ricordate PannellaBonino in piazza dietro i cartelli “No Vat“?), abbiano la stessa posizione in merito agli immigrati? Come è possibile che il Papa ed i mangiapreti vadano a braccetto? Non sono quelli che, quando la Chiesa esprimeva condanna verso l’eutanasia (ricordate il caso Englaro?), scendevano in piazza rivendicando la laicità dello Stato e  condannando a gran voce qualsiasi tipo di interferenza del Vaticano? Certo che sono loro. Ma allora, perché adesso che il Papa si occupa dell’accoglienza dei migranti, che è una precisa competenza dello Stato italiano, non protestano e chiedono al Papa di non interferire?  Hanno la “laicità” col timer che funziona a tempo, secondo le circostanze? Sì, è l’ennesima dimostrazione pratica dell’ipocrisia connaturata della sinistra.

La Boldrini, dall’aria costantemente afflitta, specie quando parla di migranti, è difficilmente classificabile all’interno delle normali categorie umane. Appartiene a quella specie di umani che hanno il dono speciale di risultare antipatici subito, a prima vista. Quando li senti parlare poi saresti tentato di convertirti alla Jihad e immolarti per la guerra santa contro gli infedeli. Ma non c’è bisogno di insultarla o di dedicarle epiteti poco lusinghieri. Basta lasciarla parlare e si insulta da sola. E’ un insulto vivente alla razionalità, alla logica e perfino al semplice buon senso. E’ la dimostrazione pratica di come la deleteria ideologia sinistra possa obnubilare la mente umana.

Secondo lei, più di 60.000 immigrati arrivati in Italia, nei primi sei mesi dell’anno, non sono un’invasione. Forse sono un gruppetto di amici col gusto dell’avventura che scelgono di venire in Italia per un periodo di riposo e svago gratuito (offriamo noi). Anzi, sono pochi, dovremmo augurarci che ne arrivino molti di più.  In Africa, dice, ne accolgono 14.000.000. Sì, Boldrini, ma nell’intero continente africano; capisce la differenza? Quindi, secondo lei, anche noi dovremmo accoglierne molti di più. Anzi, più ne arrivano, meglio è, perché sono “preziose risorse” e, soprattutto dovremmo prendere esempio da come trattano gli africani in casa loro,  dovremmo “imparare dall’Africa“.

Dice Boldrini: “L’Africa ne ospita circa 14 milioni. In uno Stato fragile con una popolazione di dodici milioni di persone,  come il Ciad, hanno trovato rifugio quasi mezzo milione di persone. E, dunque, è dall’Africa che dobbiamo imparare, è all’Africa che dobbiamo guardare quando parliamo di ospitalità, di generosità, di responsabilità.”. Ospitalità, generosità, responsabilità? Ma di che parla? Qualunque commento a queste parole sarebbe al limite dell’insulto. Quindi, per carità cristiana, sorvoliamo.

Di quale Africa parla Boldrini, di quale ospitalità e generosità? Dei genocidi che da decenni hanno provocato milioni di morti? Di questo massacro in Sudan proprio di due masi fa? (Pulizia etnica in Sud Sudan). Oppure bisogna ricordarle cosa è successo in Ruanda? La nostra Boldrini deve avere la memoria corta, oppure soffre di improvvise e momentanee   amnesie. Dimentica di dire che il Ciad ha un territorio che è almeno il doppio dell’Italia e che i rifugiati sono scappati a causa delle guerre tribali degli stati confinanti; quelli dove gli “africani buoni” (come li vede la Boldrini, affascinata dal mito del buon selvaggio di Rousseau), da decenni si scannano fra loro, sterminano villaggi e intere comunità, arrivano al genocidio, come in Ruanda o, di recente,  in Sudan, dove hanno provocato centinaia di migliaia di morti e circa 2 milioni di sfollati (mai sentito parlare dei “diavoli a cavallo” del Darfur?). Questo succede nell’Africa tanto amata dalla Boldrini, dove gli integralisti islamici stanno attuando la più spietata Jihad, dove si bruciano le chiese cristiane, possibilmente con i cristiani dentro o, come succede in Nigeria ad opera dei terroristi islamici di Boko Haram, si sequestrano 200 ragazze per obbligarle a convertirsi all’islam, per  rivenderle o renderle schiave.  E’ questa l’ospitalità e la generosità africana? E’ questa l’Africa dalla quale dovremmo imparare?. Boldrini, ma ci faccia il piacere…direbbe Totò.

A proposito di migranti, immigrati e buonisti vari, vedi una serie di post: “Preziose risorse“.

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