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La sinistra scopre la doppia morale: miracolo.

di , 16 Dicembre 2015 21:28

La doppia morale della sinistra esiste davvero. Dopo lunga e attenta riflessione, approfondite ricerche e prove scientifiche,  lo ha scoperto la stessa sinistra. Quindi la cosa è certa.  La prova decisiva è data da quello che sta avvenendo in questi giorni a proposito dello scandalo del crac di alcune banche. In particolare per il salvataggio di Banca Etruria che coinvolge in prima persona sia il premier Renzi che la ministra Boschi.

Sul fanfarone toscano scrivo raramente perché è talmente inconsistente e grottesco che non merita attenzione. L’unica cosa che sorprende è come sia possibile che gli italiani diano ascolto a questo bulletto che è pieno solo di sé, di slogan, battute, promesse vane, autocelebrazione e megalomania. Questo è il mistero. Perfino Prodi era più credibile di questo ciarlatano imbonitore da fiera paesana: il che è tutto dire. L’altro mistero è l’improvvisa ascesa di una coorte di miracolati che arrivano a governare l’Italia senza particolari titoli, meriti, esperienza e capacità, se non l’appartenenza al cerchio magico della banda dei leopoldini. Ieri ha detto che “Lo sport è la risposta al terrorismo“.  Bene, basta saperlo: l’Isis ci mette le bombe sotto il culo e noi rispondiamo facendo jogging.

Oggi dice che “Sono lo psicologo dell’Italia” e lancia il suo grido di battaglia: “Che la forza sia con noi.”. Domani chissà quale sarà la battuta del giorno. Già, perché questo megalomane travestito da premier sta campando a forza di battute, slogan, slides, promesse, proclami ed autocelebrazione.  Bisognerebbe raccogliere le sue battute quotidiane e ricavarne un libro; per tramandare ai posteri la credibilità di questo personaggio grottesco che sembra uscito dal Miles gloriosus. Consola, però, il fatto che qualcosa comincia a muoversi anche a sinistra. Qualcuno apre gli occhi e, in un impeto di onestà che ritenevamo quasi impossibile, comincia a riconoscere e denunciare le nefandezze del bulletto di Palazzo Chigi e della sua corte dei miracoli, anzi dei miracolati, e scoprire finalmente quella “doppia morale” della sinistra che è la chiave di lettura della politica italiana. Se anche a sinistra cominciano a vedere le magagne di casa propria, significa che quelli che credevamo ciechi hanno riacquistato la vista. I ciechi vedono: miracolo.

Ora bisognerebbe parlare dello scandalo delle banche. Ma siccome da giorni tutti ne parlano, diamo per scontato che la gente sia informata. Come ho ribadito spesso e volentieri in passato, osservando certe iniziative molto discutibili della sinistra, concludevo che se certe cose le avesse fatte Berlusconi ci sarebbero state le rivolte di piazza. Ora dovrei ripetere le stesse cose a proposito di come il governo ha affrontato questo scandalo ed avevo intenzione di raccogliere e riportare le opinioni di diversi commentatori sulla posizione del premier e della sua bella ministra Boschi. Ma questo lavoro lo ha già fatto egregiamente un giornalista del Giornale.  Quindi, una volta tanto, non faccio altro che riportare l’intero pezzo (“Se l’avesse fatto Berlusconi“) con alcune dichiarazioni di autorevoli e noti giornalisti, intellettuali, politici, in merito alla “doppia morale” sinistra applicata all’affare banche, ma non solo.

“Se a sostituire chi non si allinea al pensiero della maggioranza del partito fosse stato il Cavaliere, cosa sarebbe successo? E se l’operazione che ha portato Renzi a Palazzo Chigi l’avesse fatta Berlusconi? Ci sarebbe stata una sommossa popolare. Ecco cosa. I girotondi avrebbero invaso l’Italia, il popolo viola o arancione avrebbe manifestato contro la deriva dittatoriale, orde di intellettuali di sinistra avrebbero scritto appelli e firmato petizioni in difesa della democrazia. E contro Renzi? Nulla, tutto apposto. Quel che era inaccettabile prima, è digeribile oggi.

In mancanza del Cavaliere, negli ultimi tempi, gli ossessionati da Berlusconi sono saliti su un altro cavallo di battaglia, questa volta in chiave anti-Renzi: «Se lo avesse detto o fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza a protestare». Ecco il mantra.Lo spunto è quello regalato domenica dal deputato M5S Alessandro Di Battista nell’intervista su Skytg24. Annunciando la mozione di sfiducia contro la ministra Maria Elena Boschi, chiede: «Cosa avrebbero detto gli intellettuali di sinistra contro Berlusconi se lui avesse salvato una banca con un decreto ad hoc nella quale avevano interessi i suoi parenti?».

Stessi toni quelli del collega Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, intervenendo il 20 ottobre sulla riforma della tv di Stato, rivolgendosi al Pd: «Se questa legge l’avesse fatta Berlusconi, voi sareste tutti in piedi ad urlare che è stata una vigliaccata incredibile. Ci sarebbero stati i sindacati e il Parlamento circondato. Immaginate se Forza Italia avesse previsto un amministratore delegato con pieni poteri nominato dal governo. Apriti cielo, avreste fatto la guerra».

L’ex renziano della prima ora Pippo Civati sembra pensarla come Renato Brunetta dopo la fiducia messa da Renzi all’Italicum il 30 aprile 2015: «Se una cosa così l’avesse fatta Berlusconi, io sarei in girotondo permanente». Tra i grandi intellettuali e giornalisti maître à penser della sinistra cachemire e caviale spunta anche Roberto Saviano con la sua reprimenda: «La Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un’accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori».

Le voci dei contrari sono rare e deboli ma ci sono e si levano contro le mosse del premier e parte di quella sinistra, renziana, che un tempo si sarebbe scagliata contro Berlusconi, e oggi invece plaude alla deriva personalistica di Renzi. Persino il fustigatore Marco Travaglio titola il 18 settembre 2015 sul Fatto quotidiano: «Minacce, ricatti, compravendite. Ma se lo facesse Berlusconi?». Manco a farlo apposta Carlo De Benedetti, editore del Gruppo Espresso, lo stesso giorno rilascia un’intervista al Foglio dove dichiara: «Da quando Berlusconi non è più presente come lo era un tempo la sinistra è rimasta letteralmente senza ideali».

L’ex premier Enrico Letta poi, per togliersi qualche macigno dalle scarpe, il 3 maggio afferma: «Non tollero la doppia morale. Se lo avesse fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza», riferendosi all’Italicum. Parlando del caso De Luca, il 19 maggio ribadisce il concetto: «Se Berlusconi avesse candidato a governatore della Campania una persona nelle condizioni di De Luca, il Pd sarebbe sceso in piazza». Il membro del cda Rai Carlo Freccero è della stessa idea: «Le cose che ha detto sui talk show può dirle dentro Palazzo Chigi, fuori no. Se l’avesse mai dette Berlusconi sarebbe successo di tutto», si sfoga su Repubblica il 23 settembre.

Il 17 febbraio Maurizio Landini della Fiom sottoscrive che «Renzi è peggio di Berlusconi. Almeno Berlusconi di fronte a manifestazioni e scioperi si confrontò e discusse coi sindacati...». E il senatore Corradino Mineo, minoranza Pd, il 29 settembre 2014 dice che «già Berlusconi aveva cercato di modificare l’articolo 18, ma con più garbo di Renzi». Persino un maestrino come Andrea Scanzi si domanda su Facebook «se Berlusconi avesse fatto certe castronerie come avrebbe reagito gran parte di quella informazione che invece adesso giustifica Renzi?».Forse le piazze sarebbero piene. Invece sono vuote. Perché non le ha fatte Berlusconi.”.  (Fabrizio Boschi – Il Giornale.it 15 dicembre 2015)

I ladri d’Italia

di , 2 Marzo 2015 16:47

Si sono impadroniti dell’Italia, ne hanno fatto “cosa nostra”, l’hanno ridotta in pezzi e la stanno svendendo in offerta speciale ad affaristi arabi e cinesi, la stanno dando in comodato gratuito, la stanno regalando al miglior offerente. Hanno fatto dell’Italia terra di conquista per orde di nuovi barbari che stanno invadendo città e campagne, grazie all’ignavia dei governanti ed alla complicità interessata degli sciacalli che sfruttano la disperazione e le tragedie di guerre e persecuzioni; grazie al finto buonismo umanitario di chi campa sull’accoglienza di profughi veri o presunti e disperati di ogni provenienza, realizzando profitti milionari; grazie all’indifferenza di chi governa e con il sostegno morale di una sinistra sempre fedele al vecchio motto “Tanto peggio, tanto meglio”; grazie alla benevolenza di una magistratura che chiude non uno, ma due occhi su reati e malefatte quotidiane di centinaia di migliaia di immigrati che, senza casa e senza lavoro, non avendo fonti di sostentamento, hanno come unica risorsa la malavita e scorrazzano tranquillamente per la penisola dediti a furti, rapine, spaccio di droga, prostituzione, e costituiscono un pericolo sempre più crescente ed insostenibile per la sicurezza dei cittadini e finiranno per scatenare conflitti e disordini sociali.  Hanno rubato l’Italia agli italiani.

Questo stanno facendo. Ma l’Italia non è roba loro, non l’hanno ricevuta in eredità da chi ha combattuto le guerre d’indipendenza, da Mazzini, da Garibaldi, da chi ha dato la vita per l’unità d’Italia e per dare agli italiani un’unica patria, dagli eroi di Vittorio Veneto, per regalarla a cinesi, arabi e africani. L’Italia non è di Matteo Renzi, un ciarlatano che non è nemmeno stato eletto dai cittadini, ma è passato direttamente dall’ufficio di sindaco di Firenze a Palazzo Chigi a governare l’Italia e rappresentarla nei convegni e negli incontri internazionali. L’Italia non è nemmeno di Laura Boldrini, presidente della Camera, arrivata in Parlamento grazie all’accordo elettorale del suo partito SEL con il PD. Un partito che ha raccolto il 3% dei votanti, quindi nemmeno il 3% degli elettori e tanto meno degli italiani. Ed una persona che, ad essere buoni, rappresenta neanche il 2% degli italiani diventa di colpo presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Con quale legittimazione popolare? Chi rappresenta? Eppure, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto,  gode di ampio spazio mediatico, presenzia a cerimonie pubbliche, compie viaggi di rappresentanza all’estero, difende a spada tratta e propugna quotidianamente la sua idea di terzomondismo, immigrazione senza controllo, accoglienza ed assistenza dei migranti e, forte di quel 2% (circa 1.200.000 italiani), si sente legittimata a parlare a nome di 60 milioni di italiani. Eppure questo obbrobrio è ciò che chiamano “democrazia rappresentativa“.

L’Italia non è nemmeno di Cécile Kyenge, arrivata in Italia dal Congo e, grazie alla copertura dei preti, è riuscita a studiare e laurearsi, per diventare poi ministro per l’integrazione e parla e sparla a sostegno dell’immigrazione e dice che gli immigrati sono una preziosa risorsa e che  “La terra è di tutti”; mentre nella sua terra natale, non solo la terra non è di tutti, ma si scannano in lotte tribali per il possesso di un pozzo o di quattro mucche. Ma poi arriva in Italia si sente autorizzata a darci buoni consigli, imporre la sua visione del mondo, decidere come dobbiamo comportarci con gli invasori e dare lezioni di etica, pacifismo, tolleranza, accoglienza, solidarietà e diritti umani. Siamo davvero all’assurdo, al surrealismo puro: una congolese, appena arrivata dall’Africa, dove ancora milioni di persone vivono nelle capanne di fango,  che  pretende di dare lezioni di morale e diritti umani agli eredi di Roma che fu la patria del diritto e di tante altre cose che ne fecero la Caput mundi,  il faro di civiltà del mondo antico; una civiltà che  realizzò strade, acquedotti, teatri, basiliche, opere letterarie, capolavori d’arte, codici di diritto ed opere di ogni genere, cose che nel suo paese, dopo 2.000 anni, ancora se le  sognano.

L’Italia non è della Caritas e nemmeno delle associazioni umanitarie o cooperative rosse che guadagnano milioni di euro sull’accoglienza degli immigrati e l’assistenza agli zingari. L’Italia non è di quei buonisti e terzomondisti ad oltranza che amano predicare accoglienza per tutti, perché tanto non pagano di tasca propria, anzi ci guadagnano. L’Italia non è di questa gentaglia, cialtroni, tribuni improvvisati, volontari sovvenzionati con soldi pubblici, pseudo politici finto progressisti e finto buonisti col cuore a sinistra ed il portafoglio a destra, professionisti della carità che incassano milioni di euro o dollari da contributi pubblici, dall’ONU, dall’Unione europea o da donazioni private e vivono tra alberghi 5 stelle, palazzoni e lussuosi uffici in ogni area del globo ed usano gran parte degli introiti non per sfamare i poveri del mondo, ma per sostenere, finanziare e tenere in piedi le loro stesse associazioni. Chi volesse saperne di più sul business delle associazioni umanitarie legga “L’industria della carità” di Valentina Furlanetto. L’Italia non è roba loro, non è dei ciarlatani interessati a vendere la loro mercanzia ideologica avariata, taroccata, contraffatta  come i prodotti cinesi. L’Italia non è dei terzomondisti di facciata o dei buonisti ipocriti della domenica che ciarlano di accoglienza e tolleranza sorseggiando champagne nelle terrazze romane, ben distanti dal degrado dei campi rom, da Lampedusa, dai centri di accoglienza o dalle periferie urbane degradate, che sono  in completa balia di bande di delinquenti stranieri, dove gli italiani hanno paura ad uscire di casa e si sentono stranieri in casa loro.

L’Italia  è degli italiani, di quelli veri, quelli che ogni mattina si alzano e lavorano nelle fabbriche, negli uffici, nelle strade, nei laboratori artigianali, nei negozi, negli ospedali; quelli che poi, terminato il lavoro, assillati da mille adempimenti fiscali e burocratici, devono anche pensare ai problemi della casa, dei figli, delle interminabili file in banca o alle poste, negli uffici pubblici, negli inestricabili labirinti della burocrazia a combattere contro uno Stato persecutorio nei confronti del cittadino; quelli che hanno sempre bollette, affitti, mutui, tasse e balzelli da pagare; quelli che lavorano e producono, che a fatica riescono ancora a mettere insieme il pranzo con la cena; quelli che non hanno tempo per fare fiaccolate, marce della pace o partecipare a cortei, convegni terzomondisti e manifestazioni umanitarie per la fame nel mondo, perché la fame ce l’hanno in casa; quelli che il volontariato lo fanno tutti i giorni a casa loro, assistendo familiari anziani o malati; quelle che non hanno tempo di scendere in piazza Duomo a farsi fotografare sorridenti con bandiere islamiche e non vanno in paesi stranieri dove ci sono guerre in corso a proporre progetti umanitari per ribelli e guerriglieri, per poi farsi rapire e rientrare in pompa magna in Italia con volo di Stato, ministro degli esteri ad accoglierle e, forse, dietro riscatto milionario pagato dagli italiani; quelli che non ne possono più di pagare tasse esorbitanti ed inique per sostenere politicanti incapaci, inutili, corrotti, traditori della patria.

L’Italia è di quegli italiani che sono al limite della sopravvivenza, che a malapena arrivano a fine mese, che mangiano alla Caritas, che  rovistano nei cassonetti per recuperare scarti dei mercati,  e che devono pagare tasse salatissime per sostenere le spese di accoglienza di immigrati che arrivano da noi sapendo di trovare il Paese di Bengodi dove, senza far nulla, avranno tutto gratis: vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, sigarette, ricariche telefoniche, assistenza sanitaria, assistenza legale e sindacale e paghetta settimanale; e che ci costano mediamente 1.000 euro al mese, mentre milioni di pensionati italiani campano con meno di 500 euro. Se tutto questo vi sembra normale dovreste cominciare a preoccuparvi per la salute mentale. L’Italia non è dei Renzi, Boldrini, Kyenge o delle cooperative rosse che “guadagnano più con gli immigrati che con la droga“. L’Italia è di quegli italiani che prima o poi perderanno la pazienza, imbracceranno i forconi e cacceranno questa gentaglia infame a calci nel sedere e li spediranno via mare su barconi scassati, verso quei lontani paesi che fanno finta di amare. Una volta i traditori della patria venivano condannati con ignominia e messi al muro. Oggi governano l’Italia.

Crimini e bugie

di , 5 Gennaio 2015 21:19

Appena ieri ho riportato nel post “Sardegna Felix” un lungo elenco di reati commessi negli ultimi 45 giorni dello scorso anno. C’è voluta una buona dose di pazienza per farlo, ma così resta agli atti la documentazione di una situazione allarmante che è l’immagine del completo degrado sociale al quale siamo avviati. Ed è anche la dimostrazione che, forse, certe dichiarazioni rassicuranti da parte di questori e dirigenti che tendono a rassicurare i sardi e non creare allarmismi, sono poco credibili e per niente convincenti. Ed ecco, a distanza di appena un giorno, la conferma dei miei dubbi, ovvero la smentita delle bugie ufficiali sulla diminuzione della criminalità e  sicurezza dei cittadini.

Non lo dice un pericoloso sobillatore, lo dice la polizia di Stato: “Crimini sono in aumento, governo latitante“. La situazione è grave specie nelle grandi città. Ecco alcuni dati. A Milano le denunce per scippi sono cresciute del 16,7%, quelle per estorsione del 9,1%. A Bologna le rapine sono aumentate del 10%. Perfino a Trento. città in testa alla classifica della qualità della vita, i furti sono aumentati del 10%. Non va meglio nemmeno nei piccoli centri. A Cuneo le rapine sono aumentate del 42%. Ad Arezzo si registra una rapina ogni 4 giorni. Non è la prima volta che il sindacato di Polizia interviene denunciando l’inadeguatezza delle forze dell’ordine per combattere la criminalità in costante crescita. Mancano uomini, mezzi e fondi. Spesso manca anche la benzina per le auto e piccole riparazioni vengono fatte a spese dei poliziotti. Ad aggravare la situazione si aggiunge la prossima chiusura di 251 presidi della polizia, con la conseguenza che intere zone resteranno del tutto scoperte dalla sorveglianza. Ma manca soprattutto la volontà politica di intervenire in un settore fondamentale della vita sociale. Quando in una nazione non è garantita la sicurezza, tutto è in balia del più forte, del più furbo e dei criminali, e qualunque progetto per superare la crisi e rilanciare l’economia ed il  lavoro è destinato a fallire.  Nessuno si sente sicuro e rischia impegno, capitali e risorse umane in una specie di Far West dove regna la banda dei pistoleri. Ecco l’ennesima protesta della Polizia, del giugno scorso, riportata nel sito della Regione Sardegna: “La polizia protesta, basta tagli”.

Ora, ci si potrebbe chiedere come mai la sicurezza dei cittadini conta così poco, se invece che potenziare le strutture si vuole ridurre il numero di uomini e presidi. Mancanza di fondi? Ma come mai, allora i fondi ci sono per continuare a finanziare enti e strutture pubbliche notoriamente inutili e che costano miliardi di euro alle casse dello Stato? Come mai il CNEL, giusto per citarne uno, da tutti ritenuto inutile e mangiasoldi, nonostante l’assicurazione che sarebbe stato chiuso già l’anno scorso, è ancora in piedi? Come mai, nonostante le promesse di eliminazione, le province sono sempre lì al loro posto?  Ed il dimezzamento del numero di parlamentari e del loro stipendio che fine ha fatto?

L’elenco delle promesse non mantenute e degli sprechi di Stato sarebbe troppo lungo, ben oltre l’elenco dei reati riportati nel post precedente. Ed infine, come mai non abbiamo soldi per potenziare la Polizia e garantire la sicurezza dei cittadini, ma abbiamo miliardi di euro per perlustrare il Mediterraneo con una scellerata operazione “Mare nostrum” ed andare a prendere chiunque si avventuri in mare, per portarli in Italia, alloggiarli in hotel e garantirgli vitto, alloggio, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, prodotti per l’igiene personale e pure la paghetta mensile? Ed il tutto a beneficio di Cooperative ed associazioni che sull’accoglienza dei migranti incassano milioni di euro, come ha dimostrato lo scandalo di Mafia capitale e delle Coop di Buzzi? Strano paese l’Italia, dove ogni giorno c’è una statistica sulla crescente povertà degli italiani (l’ultima parlava di 17 milioni di italiani in condizioni di disagio), ma abbiamo soldi da scialacquare per accogliere tutti i disperati del terzo mondo.

Ecco la notizia riportata dall’agenzia Adnkronos, appena la settimana scorsa: “Quasi il 30% degli italiani a rischio povertà“. Secondo i dati Eurostat sulla situazione nell’area europea a fine 2013 (ma nel corso del 2014 è ancora peggiorata), sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale. Una situazione allarmante che può sfociare da un momento all’altro in una bancarotta generale dello Stato (vedi Grecia) e in violente sommosse popolari. Ma il nostro fanfarone di Palazzo Chigi vola felice sul suo “Aereo blu” di Stato per andare  a sciare a Courmayeur, ogni giorno fa una nuova promessa, sorride, salta da uno studio televisivo all’altro, annuncia grandi riforme, lancia tweet di prima mattina, fa finta di indignarsi per i vigili romani assenteisti, ha tempo di dedicare un tweet anche alla morte di Pino Daniele…tutto fa, meno che risolvere la crisi. Ancor meno occuparsi dell’invasione dei migranti. Lo avete mai sentito parlare del problema dell’immigrazione?  Non ne parla mai, non rientra fra le sue preoccupazioni. Lui vive in un mondo tutto suo, dove è circondato da belle ministre che gli sorridono e lo adulano e dove vede tutto rosa, un paese delle meraviglie dove lui, ex boy scout, fa  il lupetto capo branco, il maschio Alfa.

L’Italia è governata da incapaci, incompetenti, furbi e corrotti. E le nostre città sono in preda a criminali di ogni genere, la gente non esce più di casa, non si è più sicuri nemmeno in strada, a casa, di giorno ed in pieno centro.  E siccome non ci bastano i delinquenti di casa nostra ne accogliamo a migliaia anche dall’estero. E per rassicurare i cittadini, invece che potenziare la Polizia, riduciamo i fondi, gli organici e le strutture. Così i delinquenti possono agire in tutta tranquillità, godono e ringraziano il cielo di vivere in un’Italia così permissiva.  Ringraziano i cattocomunisti che confondono il Vangelo col Capitale e giustificano sempre la delinquenza col pretesto della povertà, del disagio sociale e gli influssi negativi dell’ambiente. Ringraziano sociologi, intellettuali ed opinionisti di regime sempre pronti a trovare giustificazioni nelle colpe della società borghese. Ringraziano i terzomondisti che sognano una società multietnica e multiculturale e, possibilmente, islamizzata e che fanno di tutto per incentivare l’invasione dei nuovi barbari. Ringraziano anche il Papa ed i buonisti militanti che predicano l’accoglienza di tutti i disperati della Terra, purché stiano lontano dalla propria casa e dal Vaticano. Ed infine ringraziano anche gli italiani coglioni che consentono tutto questo senza reagire.

Renzi tuttofare

di , 3 Gennaio 2015 14:28

Il nostro fanfarone nazionale, dopo aver sparato balle, annunci, promesse e grandi riforme a raffica l’anno scorso, si prepara ad una nuova stagione di smargiassate doc. Lo fa col solito tweet fresco fresco di giornata (Facciamo sul serio). Eccolo che promette per il 2015 una serie di interventi per risolvere tutti i problemi d’Italia.

Manca solo il cartello “Rivoluzione in corso” e “Non disturbare il manovratore“, che sarebbe sempre lui, il signor ”Faccio tutto io, so tutto io, ci penso io, esisto solo io…perché io so’ io e voi non siete un cazzo!” (il marchese Del Grillo gli fa un baffo). E se lo dice lui potete stare tranquilli, perché è un uomo di parola. Ricordate il famoso tweet “#Enricostaisereno“? Sì? Dopo una settimana lo sfiducia in direzione PD, gli toglie la poltrona da sotto le chiappe e, senza essere eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio, si insedia a Palazzo Chigi dove comincia a twittare alle 6 del mattino, offre gelati nel cortile interno, e promette una riforma al mese (le stiamo ancora aspettando; rivolgersi a “Chi l’ha visto?”). Ecco, quello è il tipo.

Così l’anno nuovo vedrà una frenetica attività del governo impegnato a cambiare l’Italia, fare tutte le riforme possibili (anche quelle che non sa ancora, ma le inventerà strada facendo), e, giusto per cominciare,  cambiare la Costituzione, la legge elettorale, il fisco, la giustizia civile, la pubblica amministrazione, la cultura, la scuola, la RAI, il lavoro e la GreenAct (“Che vor dì?”, direbbe Montesano). Peccato che il limite dei caratteri non gli consenta di andare oltre ed illustrare il programma completo. Altrimenti avrebbe scritto che risolverà anche gli ingorghi stradali, la nebbia in Val Padana, i problemi di brufoli e cellulite e chissà cos’altro. E dire che c’è gente che gli crede. Misteri italici.

Umorismo di Stato

di , 30 Agosto 2014 09:54

La battuta del giorno l’ha detta il ministro Alfano. Quello che è convinto di essere al Governo, di essere ministro dell’Interno  e di contare qualcosa. Quello che fa di tutto per sembrare serio, grintoso ed autorevole. Quello che ride sempre mostrando i dentoni, come Bunny. Quello che, mentre l’Italia continua ad essere invasa da migliaia di disperati che ogni giorno andiamo a prendere direttamente in acque libiche (grazie all’operazione Mare nostrum inventata da quel geniaccio di Enrico Letta), dice che per risolvere il problema del flusso di immigrati, affonderà i barconi (vuoti). Solo nel week end di ferragosto in 48 ore ne sono arrivati 4.000. Dall’inizio dell’anno ne sono già arrivati più di 110.000 (tutti da accogliere ed assistere a spese nostre). Quello che sistema i migranti in hotel 3 stelle con piscina e garantisce vitto, alloggio, abbigliamento, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria, sigarette, carta telefonica, paghetta e lezioni di lingua italiana (perché noi italiani siamo buoni, accoglienti e terzomondisti); alla faccia degli italiani che pagano le tasse e sono senza lavoro, senza casa, senza aiuti e, per sopravvivere, vanno a recuperare gli scarti di frutta e verdura ai mercati. E mentre la maggioranza dei pensionati hanno pensioni che sono sotto i 1.000 euro al mese (ma moltissimi hanno pensioni minime da 500 euro), questi signori immigrati ci costano fra i 1.000 ed i 1.250 euro al mese.

Quello che sembra talmente preoccupato del salvataggio in mare, dell’accoglienza, dell’assistenza e della migliore sistemazione possibile degli immigranti, che  invece di pensare all’ordine pubblico ed alla sicurezza degli italiani, sembra diventato il ministro degli immigrati; ha sostituito la Kyenge.  Quello che fa finta di non sapere che quando parla di lotta ai mercanti di morte, gli scafisti se la ridono, perché anche se vengono fermati, vengono rilasciati e ricominciano a trasportare migranti (Immigrazione, lo scafista arrestato e rilasciato 7 volte in sette anni). Quello che fa finta di non sapere che l’operazione Mare nostrum ha favorito ed incentivato l’arrivo di migranti i quali hanno capito che basta partire dalla Libia, fare una chiamata di soccorso, e le nostre navi arrivano a prelevarli direttamente in acque libiche.

Quello che fa finta di non sapere che dall’inizio dell’operazione Mare nostrum (voluta da Letta e dalla sinistra buonista delle anime belle con i soldi degli altri per evitare nuove tragedie in mare, come quella di Lampedusa che costò 360 morti), dall’inizio dell’anno ci sono stati 2.000 morti in mare, di cui 1.600 solo da giugno, e che la responsabilità morale di queste morti è esattamente di chi ha voluto quella operazione e promette accoglienza ai disperati del terzo mondo; da Letta, alla Kyenge, alla Boldrini, a Renzi, allo stesso Alfano ed a tutta la sinistra ipocrita che favorisce l’arrivo di migliaia di migranti perché poi, attraverso associazioni, privati  e cooperative che garantiscono l’assistenza, su questi migranti ci campa. Quello che quando parla bisognerebbe mettere in sottofondo le risate registrate, come nelle sit com. Ecco, quello, oggi ha assicurato “Lotta dura ai mercanti di morte“. Gli scafisti tremano…brrr, che paura! Poi si ricordano che gli italiani sono fessi e si fanno una grassa risata, alla faccia di Alfano e degli italiani fessi.

 

Purtroppo, però, questo macabro umorismo di Stato non fa ridere. Anzi…

Crisi, vacanze e preziose risorse

di , 31 Maggio 2014 15:31

Osservando gli avvenimenti e le notizie del giorno viene il forte sospetto che gli italiani stiano attraversando un periodo di smarrimento. Non è chiaro se si tratti di effetti dell’assunzione di droghe più o meno leggere, se ci sia nell’aria un qualche virus sconosciuto, oppure se la causa sia più profonda.

Ecco la buona notizia tanto per cominciare bene la giornata. Nove milioni di italiani hanno difficoltà economiche; un aumento del 57% rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi mondiale. Niente di nuovo, ormai le  notizie dal fronte del lavoro, della precarietà e dell’economia sono un bollettino di guerra. L’immagine dell’Italia è quella di una nazione in cui la povertà cresce ogni giorno, aumentano i disoccupati, le aziende nazionali sono in vendita al migliore offerente e non si vedono spiragli di soluzione a breve termine.

Ma, nonostante questo disastro economico e sociale, ultimamente sembra esserci stato un cambiamento di rotta nel mondo dell’informazione e dei media in generale. In televisione sentiamo personaggi della politica che fino a ieri erano catastrofisti ed ogni giorno, come prefiche mediatiche,  cantavano lamenti atroci sul destino dell’italica stirpe. Improvvisamente, da quando è cambiato il direttore d’orchestra (Renzi) è cambiata anche la musica. Non più marce funebri e messe da requiem, ma allegre marcette, valzer, mazurche e feste campagnole. Anche la stampa si è adeguata al nuovo clima. Cambia il tono generale, si scelgono con cura le notizie da prima pagina e quelle a cui dare più spazio ed evidenza,  e si presentano con una punta di ottimismo, di benevolenza e di approvazione nei confronti dell’azione del governo e del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Pensate che ci sia stata un’inversione di atteggiamento da parte dei media, molto più benevolo ed accondiscendente nei confronti del governo, da quando Renzi è andato a palazzo Chigi? Pensate che, per dare una mano a Renzi, si cerchi di dare segnali positivi e rassicuranti? Pensate questo? Pensate bene.

Ecco, per esempio, come oggi l’ANSA titola “Italiani in vacanza“. Sei milioni sono il 10% degli italiani. Ma il messaggio di questa notizia nella sezione “Primo piano” è l’idea che gli italiani vadano in vacanza. Non importa quanti, è secondario, ma deve prevalere l’immagine della vacanza. Siccome  quelli che restano a casa sono il restante 90%, in altri tempi e con altri governi, avrebbero titolato “Crisi: il 90% degli italiani resta a casa“.  Ma siccome al governo c’è il sindaco rampante, allora bisogna essere ottimisti e vedere il lato positivo. E così non contano i 54 milioni che restano a casa, ma i 6 milioni che vanno in vacanza. Sono le due facce della medaglia; dipende dal punto di vista e da come la si guarda.

Del resto si può essere davvero ottimisti, vista quest’altra notizia d’apertura, ancora dell’ANSA. Sembra che questi 80 euro siano la soluzione della crisi, abbiano un forte impatto sui consumi ed un effetto positivo su tutta l’economia. Sarà così? Proprio nell’articolo sull’Italia vacanziera (sopra citato), il presidente della Federalberghi, Bocca, dice che il tanto sbandierato bonus di 80 euro non fa ripartire i consumi: “ La speranza quindi che il bonus in busta paga di 80 euro, producesse un’immediata ripartenza dei consumi, non trova per il momento conferma nei fatti.“. Piccola differenza: la dichiarazione di Bocca viene inserita all’interno dell’articolo, l’idea, invece, che l’effetto degli 80 euro sia molto positivo e produca un giro di 3 miliardi di euro di spesa, incrementando i consumi, diventa titolo d’apertura in prima pagina.

Ed ecco un’altra notiziona, ancora dalla home dell’ANSA: il Pil cresce. Ma non subito, calma, cresce a partire da giugno. In effetti non è nemmeno sicuro che cresca, è una stima, una previsione fatta dall’ISTAT. Potrebbe anche non crescere e la previsione risultare sbagliata. Ma ammettiamo pure che cresca. Di quanto cresce? Dello 0.1%! Mentre le economie del mondo crescono dal 3% degli USA all’8% della Cina, noi “cresciamo” (?) dello 0,1%. E non è nemmeno sicuro: cresciamo…forse! Speriamo di crescere. Ma fra vacanzieri felici, boom dei consumi grazie agli 80 euro e Pil in crescita, queste sono le notizie d’apertura dei siti d’informazione, lasciando intendere che la crisi sia superata, che l’economia sia in ripresa e gli italiani siano tanto tranquilli e fiduciosi nel futuro che vanno in vacanza. Ecco un bell’esempio di come viene manipolata l’informazione, secondo l’effetto che si vuole ottenere. Basta presentare le notizie in modo funzionale alla causa. Bisogna tenerlo presente quando si leggono quotidiani, riviste, siti internet di informazione o si assiste a manifestazioni e battaglie a difesa della libertà di stampa.  Spesso la tanto sbandierata libertà di stampa è solo libertà di manipolare l’informazione ad uso e consumo dei potenti di turno, del gruppo editoriale o della parte politica di riferimento.

E non basta. Ci stanno raccontando da anni che gli immigrati sono una risorsa. Bene, se è vero allora dobbiamo essere più che soddisfatti perché la stagione si annuncia molto favorevole: “Alfano: 40.000 sbarchi in 5 mesi“. Bene, bene, significa che, con questo ritmo e se si rispettano le previsioni, in un anno ne arriveranno più di 100.000. Fantastico, un carico di risorse che darà un contributo sostanziale a migliorare l’economia nazionale. E’ vero che intanto ci costano 300.000 euro al giorno solo per mantenere i mezzi della marina impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ vero che, una volta sbarcati, dobbiamo garantirgli vitto, alloggio, abbigliamento, paghetta per le piccole spese, ricariche telefoniche, sigarette, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria etc… però poi sono tutte preziose risorse che ci daranno una mano.

Ultimissima del bollettino dei naviganti: “Soccorsi 3.000 migranti“. Ma adesso, con la buona stagione, gli arrivi saranno giornalieri, a migliaia per volta. Andiamo a prenderli direttamente alla partenza, in acque libiche. Loro partono, poi chiamano il numero della Capitaneria di porto di Palermo (che hanno già alla partenza), e, prima che ce li freghino gli egiziani, i tunisini o Malta,  arrivano subito le nostre navi della Marina e della Guardia costiera a “salvarli” e portarli a Lampedusa.  Sì, perché, come si diceva, sono tutte preziose risorse.

Tutte risorse che, in un periodo di crisi profonda e drammatica,  si aggiungono ai 9 milioni di italiani in difficoltà, ai disoccupati, ai precari, ai giovani senza speranza di trovare occupazione. Mentre le  aziende chiudono, aumentano i licenziamenti, interi settori dell’economia e marchi storici del made in Italy sono in vendita ed acquistati da investitori stranieri (una per tutte, la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, l’Alitalia),  mentre i pensionati non sanno come campare e per recuperare qualcosa di commestibile, vanno nei mercati all’ora di chiusura, a rovistare fra gli scarti di frutta e verdura, mentre assistiamo al completo sfacelo economico e sociale, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti i disperati del terzo mondo e garantirgli tutti i diritti possibili; casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, ricongiungimento familiare, cittadinanza. (Immigrazione, siamo al collasso). E noi, che siamo buoni che più buoni non si può, a costo di farci aumentare le tasse per sopperire alle spese, accogliamo tutti amorevolmente.

E intanto cosa fa il governo? Il ministro Alfano, come ha riferito proprio avantieri, si limita a tenere il conto degli sbarchi; fa il ragioniere dei migranti e dei barconi. Il Parlamento, invece di cercare di fermare l’invasione, per assecondare l’ONU e la Boldrini, discute sulla necessità di migliorare l’accoglienza e non sapendo trovare dei rimedi, per nascondere la propria incapacità, scarica la responsabilità del flusso migratorio inarrestabile sull’Europa.  Ma è solo un modo per non affrontare il problema. In realtà il nostro Parlamento è indaffaratissimo a discutere altre priorità. E’  occupato a parlare di legge elettorale, di “femminicidio” (approvato il decreto legge), di lotta all’omofobia, di Genny ‘a carogna e magliette da stadio, di “divorzio breve” (approvato ieri alla Camera), di “quote rosa e parità di genere” (approvata di recente), di diminuzione della pena per gli spacciatori di droga (niente carcere per il piccolo spaccio), di abolizione del reato di immigrazione clandestina (Abolito il reato di clandestinità), così, visto che non è più reato, tutti i disperati del mondo si sentono autorizzati a venire da noi.   Poi, siccome non riusciamo a sostenere l’enorme costo e garantire l’accoglienza,  accusiamo l’Europa di non aiutarci.  Ed Alfano tiene il libro mastro dei barconi.

Siamo ridicoli. Insomma, com’è evidente, i nostri parlamentari sono impegnatissimi a discutere ed occuparsi di cose importantissime e fondamentali per gli italiani, specie per quei 9 milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, esodati e pensionati al minimo. E intanto il nostro Bel Paese viene invaso da africani, asiatici e disperati  che arrivano in massa, occupano case e palazzi abusivamente, si impadroniscono abusivamente dei parcheggi pubblici e vi chiedono il pizzo per parcheggiare, sempre abusivamente occupano piazze, strade, spiagge e centri storici per vendere cianfrusaglie inutili, vivono di espedienti, di lavoro nero o di attività criminali e sono sostenuti, aiutati e coccolati dalla sinistra e da tutti coloro che su questa invasione di massa ci campano. Già, perché bisogna ricordare che su questo flusso di migranti disperati, nascondendosi ipocritamente dietro la bandiera del buonismo e del rispetto dei diritti umani,  c’è chi ci campa. (Immigrazione e ipocrisia)

E guai a lamentarsi perché si solleva subito l’indignazione e la protesta dei buonisti di professione, interviene l’ONU, la Boldrini, la Kyenge, il Papa, l’UNAR (vedi “A caccia di razzisti“)si viene subito accusati di xenofobia e razzismo. Siamo invasi, dobbiamo pagare le spese, che  per un Paese in crisi stanno diventando insostenibili, e non possiamo nemmeno lamentarci. Paga e taci. Vista la situazione ci si chiede come sia possibile che l’Italia si stia riducendo in queste condizioni e non abbia la forza di reagire. La spiegazione è semplice. Ci sono solo due possibilità. O gli italiani si sono mezzo rincoglioniti, oppure si sono rincoglioniti del tutto. Forse è buona la seconda.

#matteostaicalmo

di , 26 Febbraio 2014 14:50

Diffidate dei mattinieri fanatici e degli iperattivi cronici, possono rovinarvi la vita. Sono quelli che si alzano quando è ancora buio pesto; più che alle prime luci dell’alba, all’ultimo buio della notte. Come un novello Demiurgo, il mattiniero iperattivo si sente pervaso dallo spirito divino, investito di una missione speciale; mettere ordine nel caos dell’universo, cambiare il mondo e farlo a sua immagine e somiglianza. Nella sua fervida mente creativa sogna di riscrivere la Bibbia e sostituire Yahweh con il proprio nome. Se avete un dirigente di quel tipo correte il rischio di fare la fine di Fantozzi e colleghi, obbligati dal capo mattiniero, iperattivo e fanatico dello sport, a sottoporvi a estenuanti gare di atletica, ciclismo e canottaggio.

Matteo Renzi è un tipico rappresentante di questa specie umana. Il giorno dopo la sua elezione a segretario del PD, convoca la usa prima riunione di segreteria a Roma; alle 7.30 del mattino. Quasi un insulto alle proverbiale pigrizia, pacatezza e indolenza dei romani,  al cui confronto i flemmatici inglesi sembrano in preda al ballo di San Vito. I piccioni ed i passeri, appena svegliati, si stropicciavano gli occhi con le alucce, osservando questi personaggi che al buio, come antichi carbonari, percorrevano a passo svelto le vie ed i vicoli di Roma, e si chiedevano increduli: “M chi sono questi matti che vanno in giro a quest’ora?”. Erano i congiurati…pardon, i fedelissimi renziani che si affrettavano verso la sede del PD.

Ancora ieri il nostro Matteo “sempre in piedi” come Ercolino, in attesa di affrontare la Camera, dopo aver incassato la fiducia al Senato, non resisteva alla tentazione di comunicare al mondo che era già sveglio, in piedi e pronto ad affrontare la nuova fatica. E lancia il suo primo Tweet della giornataOk il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio“: alle 7 del mattino. Ha fretta di mostrare al mondo tutta la sua carica innovatrice.  Vuole cambiare il mondo ed è convinto di riuscire a farlo in brevissimo tempo (una riforma al mese, dice). Ecco perché, sia al senato che alla Camera, ha dimostrato tanta sicurezza che sfiora la spavalderia, la sfrontatezza. quasi un atteggiamento provocatorio, con le mani in tasca, da smargiasso, da bulletto di periferia.

 Sarà dura per i componenti del suo governo stargli appresso con questi orari e questi ritmi. I primi segnali non sono proprio rassicuranti, Ieri alla Camera si è presentato tenendo bene in mostra sul tavolo un libro dello scrittore giapponese MurakamiL’arte di correre“:  tutto un programma. Temo che i suoi collaboratori, siano della segreteria o del governo,  faranno la fine di Fantozzi. Immagino già i suoi ministri, compreso l’anziano Padoan e la Madia col pancione, in tuta tricolore (con tanto di griffe ”Presidenza del Consiglio“), alle 7 del mattino fare jogging a Villa Borghese.

Siamo passati dal premier Letta, impassibile, “Faccia da zen“, lento, compassato e con l’aria quasi assente da asceta ad un premier così mattiniero che quando si alza lui il gallo ancora dorme e che alle 7 del mattino già cinguetta a tutto spiano svegliando i passeri che sonnecchiano sui platani del Lungotevere. Bisognerebbe suggerire al nostro iperattivo Matteo di darsi una calmata. Anche le ultime ricerche scientifiche dicono che oggi si dorme sempre meno e che sarebbe più salutare dormire almeno un’ora in più: specie i ragazzi che, a causa del poco sonno, soffrono di stanchezza e difficoltà di concentrazione a scapito del rendimento scolastico. Altro che svegliarsi col gallo, forse dormire un’ora in più e stare più calmi sarebbe meglio per tutti. A lui che ama tweettare (Il suo “#enrico stai sereno” passerà alla storia come simbolo dei voltagabbana,  dell’inaffidabilità e del  tradimento; come il bacio di Giuda), bisognerebbe lanciare un nuovo hashtag: “#matteostaicalmo“, nell’interesse suo e nostro.

A proposito di quelli che vogliono cambiare il mondo, vedi “Ma ci conviene cambiare il mondo?“.

Hanno giurato (ma non a Pontida)

di , 22 Febbraio 2014 18:22

Nuovo branco di lupi all’assalto del gregge Italia.

 

Han giurato, li ho visti sul Colle,

convenuti dal monte e dal piano.

C’era Renzi, Re Giorgio ed Alfano,

tutti in posa per foto e Tivù.

 

Come Lupi fra i Boschi celati,

pregustando il cruento banchetto,

con Matteo che fa il capo Lupetto,

sono pronti all’agguato mortal.

 

Caleranno feroci, affamati,

contro poveri agnelli indifesi,

con gli artigli fatali protesi

all’italica preda ghermir.

 

Si salvi chi può. Amen…

 

 

Poltrone d’Italia

di , 21 Febbraio 2014 17:28

Momenti di suspense. Il “Bomba” Renzi è salito al Quirinale. E tutti i media sono in trepida attesa di conoscere la lista dei “nuovi ministri” del “nuovo governo” del “nuovo premier” Renzi. Come se cambiasse qualcosa. Non abbiamo ancora capito perché sia nato un “governo delle larghe intese” voluto da Napolitano. Non abbiamo capito nemmeno perché quello stesso governo, dopo programmi, buone intenzioni e tanti proclami rassicuranti, sia caduto per un capriccio della direzione del PD. Nessuno lo ha spiegato. Non abbiamo avuto il tempo nemmeno di capire il vecchio e già ci troviamo con un nuovo governo. Ma quando si tratta di problemi della sinistra è meglio evitare approfondimenti; meno se ne parla e meglio è. Compagni, zitti e Mosca!

E per evitare imbarazzanti riconoscimenti di fallimento di Letta, del suo governo, del PD, della sinistra e dello stesso Presidente Napolitano, si puntano gli occhi sulla nuova promessa della politica italiana, il fenomeno Renzi. Così si distrae l’attenzione della gente e del fallimento della politica di sinistra non se ne parla più. Ora tutti aspettano di sapere chi farà parte del nuovo governo e siederà sulle poltrone dei ministeri. Cambiano i ministri, i governi, i proclami, i programmi, gli slogan, ma l’Italia va sempre peggio. Viene quasi il sospetto che il problema dell’Italia non sia la politica ed i suoi esponenti, ma siano le poltrone: le poltrone d’Italia.

Eh sì, perché in quasi 70 anni di Repubblica abbiamo avuto governi di destra, di sinistra, di centro, di ogni colore, ma la situazione è sempre più tragica. Ad ogni tornata elettorale assistiamo al solito teatrino dei comizi, delle promesse, delle accuse reciproche tra fazioni avverse, della necessità di cambiamento, di moralizzazione della vita pubblica, di lotta all’evasione, di rilancio dell’economia, di potenziamento dei servizi pubblici, di riduzione degli sprechi…solita tiritera elettorale. E tutti si presentano come il “nuovo che avanza“, assicurano di rompere con il passato e tutti hanno in tasca la ricetta magica per risolvere i problemi, tutti sono capaci, onesti, preparati e chiedono la fiducia del popolo.

Poi, quando arrivano in Parlamento, sono colti da una strana ed improvvisa amnesia; la sindrome della poltrona. Dimenticano tutto ciò che hanno detto e promesso e si comportano  esattamente come tutti i predecessori: a cominciare dalla spartizione delle poltrone di governo, sottogoverno e giù a scendere fino alla sistemazione di assistenti, consulenti, portaborse, funzionari di partito, amici, parenti e conoscenti. Appena poggiano il culo sulle poltrone di governo cominciano a sproloquiare, a vaneggiare, ad inventarsi nuove tasse, nuovi balzelli e norme cervellotiche per complicare la vita dei cittadini. Vuoi vedere che in quelle poltrone c’è un pericolosissimo virus che contagia chi vi si siede sopra alterandone le facoltà mentali? Non c’è altra spiegazione, perché le uniche ad essere sempre al loro posto dopo decenni e superare indenni tutte le crisi di governo sono  sempre loro, le poltrone di governo. Eh, sì, le poltrone sono sempre le stesse; cambiano i culi!

Stampa di regime

di , 19 Febbraio 2014 20:14

Forse neppure durante il fascismo la stampa era così asservita al potere. Ed i mezzi d’informazione, nonostante quel che si racconta, erano molto meno influenti di quanto lo siano oggi. Se non altro perché non esisteva ancora la televisione, il più potente (e pericoloso) mezzo d’informazione che l’umanità abbia mai avuto, né internet, la rete globale che entra in tutte le case e fornisce informazione in tempo reale. La stampa era meno diffusa e, a causa di un alto tasso di analfabetismo, i lettori erano pochi. Il che significa che la gran massa del popolo non era informata abbastanza, ma significa anche, come rovescio della medaglia, che era più difficile condizionare ed influenzare l’opinione pubblica. Non era sottoposta alla martellante propaganda quotidiana come lo è oggi. Ecco perché la grande diffusione dei mezzi d’informazione di massa oggi è molto più invasiva e pericolosa di quanto lo fosse ieri. Soprattutto perché la stragrande maggioranza del pubblico, non essendo a conoscenza dei subdoli meccanismi mediatici e delle insidie della comunicazione, non ha alcuna possibilità di difendersi.

Quando si parla di “poteri forti“  si pensa sempre ai banchieri, l’alta finanza, il potere politico, la massoneria, le multinazionali, ma bisognerebbe comprendere fra questi anche i mezzi d’informazione, il “Quinto potere“; stampa, televisione, radio, internet. Poteri forti, ma ancora più subdoli di quelli nascosti, perché sono in grado di creare l’opinione pubblica e di guidarla, gestirla, manipolarla, condizionarla a beneficio di precisi interessi ben celati dietro il paravento dell’informazione, del diritto di cronaca e della libertà di stampa. Ancora più pericolosi perché si presentano come i paladini della libera informazione ed in tal modo possono più facilmente abbindolare un pubblico poco attento e critico. Ma la stampa tutto può essere, meno che libera. E quand’anche sembri che, in taluni casi, si schieri contro il potere, potete scommetterci che, in quello stesso momento, sta servendo un altro potere. I media, oggi, hanno un potere enorme. Possono, attraverso ben orchestrate campagne mediatiche,  creare idoli e miti dal nulla o distruggere personaggi scomodi, possono determinare il successo o meno di un prodotto, i gusti, le abitudini, lo stile di vita, l’alimentazione, l’abbigliamento, il tempo libero, le scelte politiche. Possono scatenare proteste di piazza e rivoluzioni: l’esempio della cosiddetta “Primavera araba” è ancora sotto gli occhi di tutti. L’imput della rivoluzione in Egitto, per citare un esempio recente, è partito su internet. I principi che regolano i mass media sono gli stessi che vengono usati scientificamente dalla pubblicità. Chi li conosce e sa sfruttarli al meglio ha il controllo dell’opinione pubblica.

L’ennesima conferma di quanto affermo l’abbiamo avuta nella creazione del “fenomeno Renzi“. Nel giro di poco tempo ne hanno fatto il nuovo riferimento politico, lo hanno accreditato di capacità che ancora deve dimostrare e lo hanno sostenuto attraverso la sua ascesa al potere. Una campagna mediatica che viene da lontano. Basterebbe ricordare l’esposizione mediatica delle ultime primarie del PD. Ma prima ricordiamo che alle precedenti primarie del 2012 Renzi si fermò a meno del 40% di voti, mentre Bersani superò di poco il 60%. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile che, a distanza di un anno, quella stessa maggioranza schiacciante che aveva votato Bersani, improvvisamente, cambi opinione e si schieri tutta con Renzi che stravince con il 67,55% di voti. Un miracolo, oppure gli elettori del PD saranno stati contagiati da uno sconosciuto “Virus renziano“? Direi un miracolo voluto, creato, gestito e attuato con una campagna mediatica assillante che è andata avanti per mesi ed ha coinvolto stampa, TV e web.

Il nostro “fenomeno” era costantemente sotto i riflettori, sempre in prima pagina, sempre in televisione, saltando da una rete all’altra, quasi a reti unificate. Gli altri candidati alle primari quasi erano inesistenti; che fossero candidati lo sapevano loro, parenti, amici e conoscenti. Sembrava che Renzi fosse il candidato unico. Facciamo un esempio. Qualcuno si ricorda chi sia Gianni Pittella? Forse lo sanno i dirigenti del PD e pochi funzionari del partito. Ma sono certo che se si chiedesse agli italiani chi sia Pittella, ben pochi saprebbero rispondere. Bene, era uno dei quattro candidati alle primarie, insieme a Renzi, Cuperlo e Civati ed è stato subito eliminato, dopo le prime consultazioni dei circoli. Ma in televisione non si è mai visto, Sulla stampa nessuno ne parlava, su internet tutta l’attenzione era per Renzi. Anche Cuperlo e Civati si sono visti pochissimo. Tutti i riflettori erano puntati su Renzi che spopolava in tutti i TG, nei salotti televisivi e nei talk show. Praticamente a reti unificate. Se avessero fatto un conteggio del tempo riservato a Renzi ed agli altri candidati il rapporto sarebbe stato, più o meno di circa il 60% di tempo a Renzi, di circa il 25% a Cuperlo e di circa il 15% a Civati; Pittella…non pervenuto. Questo è ciò che pensavo in quei giorni di pre-primarie. E guarda caso, più o meno, corrisponde alla percentuale di voti riportati dai candidati. Significa che una maggiore visibilità mediatica genera un maggior successo di voti? Non è detto e non è dimostrabile matematicamente, ma non è detto nemmeno il contrario. Anche se io ne sono convinto.

La prova di questa eccessiva sperequazione di visibilità fra i tre candidati  la diede lo stesso Civati il quale, contestando il fatto di avere avuto poco spazio in TV e di non essere stato invitato nel programma di Fabio Fazio (il quale, invece, ospitò Renzi intervistandolo in maniera molto compiacente e servile) , durante un convegno dei suoi sostenitori, con un montaggio video ricavato con le vere domande poste da Fazio a Renzi,  si “auto-intervistò“. Stranamente la Commissione di vigilanza, sempre attentissima a misurare i secondi dedicati ai politici, in quei giorni forse dormiva. Si svegliano solo quando va in TV Berlusconi. Ma se le reti RAI sono praticamente a disposizione di Renzi, nessuno ci fa caso, è tutto regolare.

Bene, ora passiamo alla stampa in rete. Già subito dopo l’elezione di Renzi a segretario, è stato tutto un peana cantato in coro da tutti i media. Se tornasse Gesù sulla terra non riceverebbe più attenzione del “Bomba”. E’ il nuovo Messia. Ampio spazio quotidiano in prima pagina e commenti sempre entusiastici.

Ieri, per esempio, era dedicato a lui il titolone di apertura del Corriere. Ma nella Home page i box riservati a Renzi erano addirittura sette. Ora, non per voler per forza criticare il nuovo Messia. Ma uno che promette che farà una riforma al mese, fino al 2018 (fanno oltre  50 riforme!), e che a marzo risolverà il problema del lavoro, ad aprile quello della Pubblica amministrazione ed a maggio il fisco, o è davvero il Messia e farà miracoli che al confronto quelli di Gesù sono trucchetti da mago Casanova, oppure è, come lo chiamavano al liceo, “Il Bomba“…quello che le spara grosse (Il Bomba a palazzo). Ho una leggerissima propensione per la seconda ipotesi! Ma al Corriere, evidentemente, ci credono e infatti gli dedicano tanto spazio che la home del Corriere sembra la pagina personale del “Bomba” o il blog del “Renzi fan club“. Faccio spesso riferimento al Corriere perché è il più importante quotidiano italiano e quello che, insieme a tanti altri, si fa vanto di essere “libero e indipendente“. Figuriamoci gli altri, quelli schierati apertamente (Repubblica, tanto per citarne uno)  o organi di partito.

Ben sette box che parlano di tutto, dai possibili nuovi ministri ai “mezzi di Renzi” (come si muove, bici, auto, treno, a piedi, in triciclo…), alla moglie che decide di restare a Firenze. Dedicano perfino uno spazio alle dichiarazioni del “barbiere Tony” che ci racconta di quando gli ha tagliato il ciuffo. E siccome devono essere dichiarazioni importantissime per l’avvenire dell’Italia, non contenti di avergli riservato un articolo, gli dedicano anche il video in alto alla pagina. Oggi contano più i barbieri, con tutto rispetto, che i parlamentari. Specie se si tratta del barbiere di Renzi. Stesso servizio si è visto in televisione, insieme ai commenti di amici personali del “Bomba” e dei cuochi del ristorante dove il nostro usa mangiare. E così si innalzano gli altarini mediatici, si celebra il santo patrono, gli si lucida l’aureola e si crea il mito del nuovo Messia.

Tutto qui? No, perché a fine mattinata, forse non soddisfatti dello spazio dedicatogli, inseriscono un altro box, questo a lato, in cui riepilogano tutti i tweet del “fenomeno“. Materiale essenziale per coloro che dovranno scrivere l’agiografia del nostro santo protettore, nonché salvatore della patria. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, molto seria. E se non si avesse l’impressione di aver consegnato l’Italia ad un avventuriero, arrivista e “Bomba“. Si può anche far finta di non notare l’evidenza, ma se questo non è spudorato servilismo nei confronti del potere, cos’è?

Da “Quinto potere“.

Video importato

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Il Bomba a palazzo

di , 17 Febbraio 2014 12:38

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Faccia da Zen

di , 13 Febbraio 2014 01:08

Il premier Letta è in scadenza, come lo yogurt. La sua poltrona, sotto gli attacchi dell’arrembante neo segretario PD Matteo Renzi, traballa pericolosamente. Ma lui, incurante del pericolo incombente, dice che prosegue sul suo cammino. Anzi, visto che fino ad oggi non è riuscito a realizzare niente di quello che aveva promesso, fischiettando, fa finta di niente, annuncia un nuovo “Patto di coalizione” e  lancia un nuovo programma “Impegno Italia“, dove ci sarà tutto ed il contrario di tutto. Tanto non realizzerà nemmeno questi buoni propositi, ma già metterli per iscritto sembra una cosa seria, la gente ci crede e magari tira avanti ancora un annetto.

E’ la solita strategia del far finta di cambiare qualcosa, fare nuove promesse per prendere tempo e tirare a campare. Come ho ripetuto spesso, i nostri politici ogni tanto cambiano programmi, segretari, stemmi, bandiere, inni, alleanze, coalizioni, danno una mano di tinteggiatura alla facciata e sembra che la casa sia nuova. Ma sono sempre gli stessi, inventano un nuovo slogan che li caratterizzi (“rottamazione” va benissimo), si presentano come il “nuovo che avanza“, illudono i cittadini e salvano le poltrone. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti. Ma non è scontato che l’inganno funzioni. Proprio oggi l’incontro fra Renzi e Letta è finito, sembra, in maniera non proprio amichevole e rassicurante. E già domani, giovedì, alla riunione della direzione PD, si attendono le dichiarazioni del segretario Renzi. E tutto lascia pensare che non saranno proprio dei segnali di pace e di sostegno al governo in carica.

 Ma Letta è fiducioso. Continua a dire che il peggio è passato, che la crisi è superata, che vediamo la luce in fondo al tunnel, che ci sono segnali di ripresa, che il suo governo ha operato bene, che hanno rilanciato l’economia. E lo dice con tale sicurezza che quasi quasi viene voglia di credergli davvero. Poi ci si guarda intorno e si leggono le notizie del giorno; aziende che continuano a chiudere, imprenditori che si suicidano, disoccupazione in aumento, povertà in crescita. E si capisce che quell’uomo, con quella faccia e “quella espressione un po’ così…” è completamente fuori dal mondo; almeno dal mondo nostro, della gente comune, quello che conosciamo. Può darsi che viva in un mondo parallelo.

Quello che mi lascia perplesso, l’ho già detto in passato, è proprio la sua faccia; impassibile, immobile, inespressiva, imperscrutabile, capace di dire le cose più inverosimili senza battere ciglio. La sua faccia è un autentico enigma. Ne parlavo tempo fa nel post “Signor Palle d’acciaio” in cui, fra l’altro dicevo: “Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

Ma oggi è lo stesso Letta che ci viene in aiuto e ci svela il segreto di quella espressione facciale. Dice che lui è “Zen“. E’ così zen che afferma: “Dopo questa esperienza (alludendo all’esperienza di governo)  potrei  perfino insegnare pratiche zen  in qualunque monastero». Non è detto che già domani non si trovi in condizioni di mettere in pratica la sua vocazione zen. Forse è quello che si augurano Renzi, una parte del PD e molti italiani: vedere Letta che va a fare il monaco in un monastero tibetano. A proposito di zen mi viene in mente che anni fa scrissi qualcosa, dopo aver letto una classica storiella zen in rete. Mi sa che il caro Letta farà la stessa fine di questo maestro zen…

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasta che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

Il patriarca shou shan brandì la mazza davanti alla congregazione dei monaci, dicendo: “Se la chiamate mazza ne insultate l’essenza. Se non la chiamate mazza volgete le spalle alla realtà. Ditemi voi tutti, ditemi allora come la chiamerete!”

Bella domanda vero? Noi abbiamo i nostri bei problemini a cercare di capire i discorsi di politici, opinionisti e vari maestri del pensiero, ma anche questi poveri orientali non se la passano poi tanto bene; specie se sono monaci ed hanno a che fare con shou shan e le sue domande della mazza. Immagino la perplessità di questi poveri monaci. Comunque rispondano sbagliano. Non c’è scampo, lo zen è così. Allora immagino che la storiella potrebbe avere questo seguito.

Allora i monaci presero l’oggetto che il patriarca shou shan teneva in mano, che alcuni chiamavano mazza ed altri non sapevano come chiamare, e con quello cominciarono a colpire ripetutamente il patriarca.
Ed infine chiesero: “Patriarca, tu che sai come chiamare le cose, dicci: come chiameresti questo oggetto col quale ti abbiamo colpito?“.
Ed il patriarca, stoicamente insensibile alle bastonate ricevute, rispose: “Se lo chiamassi mazza insulterei l’essenza dell’oggetto. Se non lo chiamassi mazza volterei le spalle alla realtà.” E tacque.
Allora i monaci ripresero a randellarlo con più forza, fino a ridurlo quasi in fin di vita.
E ancora chiesero: “Patriarca, dicci, con che cosa ti abbiamo randellato?”
Il vecchio e saggio patriarca, con un filo di voce, rispose: “Non so come chiamarlo, ma…fa un male boia!”.
Da quel giorno i monaci seppero come chiamare quell’oggetto: “Quella cosa che fa un male boia!”.
Ringraziarono il patriarca per aver dato un nome a quella mazza che non è una mazza ed
il patriarca, da quel giorno, si guardò bene dal fare domande del ca… pardon, della mazza!

Hillgate (i misteri del Colle)

di , 11 Febbraio 2014 02:23

Stamattina sul Corriere.it il titolo d’apertura era questo: “Ammazziamo il gattopardo; già nel 2011 Napolitano contattò Monti come futuro premier“. Siccome di questo fatto gravissimo (e lo è davvero) se ne parlerà a lungo nei giorni a venire, sarebbe opportuno leggere tutto il pezzo e guardare il video. Si tratta del titolo di un libro del giornalista e scrittore Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” che verrà presentato dall’autore mercoledì a Milano e, nello stesso giorno, uscirà nelle librerie. Sul sito del Corriere c’è anche un video con le interviste fatta da Friedman a De Benedetti, Prodi e Monti. Friedman, ospite stasera a Piazza pulita, su LA7, ha preannunciato che già domani sul Corriere ci saranno altre rivelazioni ed anticipazioni del suo libro. E scoppia la bomba i cui effetti si valuteranno a breve e non saranno né lievi, né indolori.

Già oggi le prime reazioni, com’era prevedibile, vedono impegnati i diversi fronti a valutare i fatti secondo la propria visione della realtà. La visione della sinistra è di piena solidarietà a Napolitano (ci avremmo scommesso) il quale, anzi, avrebbe agito in perfetta buona fede e, ovviamente, nell’interesse supremo del Paese. Secondo l’autore, nell’estate del 2011, con il governo Berlusconi ancora in piedi e senza che ci fossero segnali di crisi di governo, il presidente Napolitano si attivò per contattare Mario Monti e preannunciargli di tenersi pronto , nel caso fosse necessario, per diventare capo del governo. Ovvero, cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse dall’incarico, a novembre, Napolitano aveva già in mentre di sostituirlo con Monti.  L’esistenza di questi antefatti, e degli incontri segreti, è confermata da De Benedetti (a che titolo era informato di questi contatti e delle intenzioni di Napolitano?), da Prodi e dallo stesso Monti.

Napolitano dovrà spiegare all’Italia il perché delle sue scelte. E non può pensare di cavarsela con una letterina generica, come quella inviata oggi al Corriere, in cui non spiega nulla e nulla smentisce: “Complotto? Solo fumo“.  Vedremo se si tratta solo di fumo, oppure c’è anche dell’arrosto. Intanto, nella puntata citata, oltre a Friedman, era ospite anche Vittorio Zucconi, una delle “grandi firme” di Repubblica. Il povero Zucconi, rosso come un peperone (era evidente il suo enorme imbarazzo) ha tentato disperatamente di difendere Napolitano, nonché il suo giornale e l’editore De Benedetti, cercando di minimizzare le rivelazioni di Friedman. Ma le sue argomentazioni erano talmente fasulle e vaghe che il suo arrampicarsi sugli specchi, se ne sentiva lo stridore scorrere lungo la penisola, è risultato del tutto vano, sempre ripreso e rintuzzato, anche in maniera molto decisa, dallo stesso Friedman. Non è stato capace di trovare una sola giustificazione valida. Povero Zucconi, poco ci mancava che gli venisse un collasso.

Fra l’altro, Presidente, oltre ad alcune inesattezze contenute  in quella lettera e rilevate proprio durante la puntata di Piazza pulita, il “brillante pubblicista” come Lei, con una punta di ironia, definisce il “giornalista” Friedman (Lei sa benissimo che la differenza fra pubblicista e giornalista esiste solo in Italia e che, quindi, chiamarlo “pubblicista” è come sminuirne il valore), si chiama Alan (è americano) e non Alain, alla francese, come scrive Lei.

Certi errori possiamo accettarli da un blogger di provincia che scrive frettolosamente due righe su Facebook o su Twitter, non da un Presidente della Repubblica (che ha uno stuolo di consulenti lautamente retribuiti) che scrive una lettera su carta intestata della Presidenza indirizzata al direttore del Corriere della sera. Eh no, caro Presidente, certe sviste (con quello che ci costano i suoi collaboratori) non sono proprio ammesse.

Procedura anomala quella di Napolitano che, anche in caso di crisi di governo, avrebbe dovuto trovare una soluzione in Parlamento e non affidando l’incarico di premier ad un soggetto esterno come Monti. O, in alternativa, andare a nuove elezioni. Questa decisione suscitò già allora critiche e perplessità sulla correttezza istituzionale della scelta presidenziale, ma si è voluto considerarla come un’azione necessaria “per il bene del paese“. Tanto che lo stesso Berlusconi, nonostante non ci fosse stato un voto di sfiducia in Parlamento, dopo aver rassegnato le dimissioni, votò a favore del governo Monti. Una delle tante prove del fatto che Napolitano, durante il suo mandato, spesso e volentieri, ha travalicato i limiti delle sue competenze e prerogative. Cosa che ripeto da sette anni e che solo di recente giornalisti “grandi firme“, politici ed acutissimi osservatori politici hanno capito. Forse la richiesta di impeachment avanzata dal M5S li ha risvegliati bruscamente dal lungo letargo. Meglio tardi che mai. Ma questa è un’altra storia.

Quello che, però, non si sapeva è che Napolitano avviò i contatti per portare Monti al governo, già 5 mesi prima, a giugno, quando non c’era aria di crisi e lo spread era. come ricorda lo stesso Monti, a 150. Improvvisamente, da quel momento lo spread cominciò la sua folle corsa per arrivare ad oltre 500. E tutta la stampa di sinistra ogni giorno tuonava contro Berlusconi, additandolo come responsabile della crescita dei tassi d’interesse e chiedendone le dimissioni, sempre, ovviamente, ”per il bene del Paese“, in nome del quale tutto è lecito e tutto è concesso. Tanto fecero che Berlusconi si dimise, Napolitano nominò Monti senatore a vita (guarda che combinazione) e, subito dopo, gli assegnò l’incarico di formare il nuovo governo. Tutto ciò che fece Monti, per il bene del Paese, fu quello di aumentare le tasse ed avviare quella “austerità” che ci veniva chiesta dall’Europa e che si rivelò una sciagura, favorendo la recessione (lo ammise lo stesso Monti) e generando un effetto  domino che portò la chiusura di imprese, licenziamenti ed aumento della povertà.

Solo pochi giorni fa, Napolitano a Strasburgo, ha ammesso i danni provocati da quella politica di austerità, esortando a cambiare rotta. Dimenticando di dire che quella austerità l’aveva voluta lui, nominando Monti premier e ponendo come programma di governo un documento predisposto da Passera, accettato da Monti e dallo stesso Napolitano. Se c’è un responsabile, quindi, dei danni causati dall’austerità, il primo in lista è proprio lui, Giorgio Napolitano, Ma questo ha evitato di dirlo a Strasburgo.

Si è trattato di un vero “golpe” economico e politico, voluto dai poteri forti europei, dalle banche e dalla finanza. Lo conferma l’intervista a Prodi il quale afferma di aver detto a Monti, già a giugno del 2011, di tenersi pronto, perché quando lo spread fosse arrivato a 300 lo avrebbero chiamato al governo. Come sapeva Prodi, quando lo spread era ancora sotto 200, che sarebbe salito ancora, come è poi successo veramente? E come sapeva che Monti sarebbe diventato premier? E perché Napolitano preparava il cambio di governo cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse? A queste, ed altre domande scomode, qualcuno dovrà pur rispondere. E’ prevedibile che in questa occasione scenderanno in campo tutte le forze mediatiche, gli intellettuali e gli strilloni di regime  per tutelare l’immagine di Re Giorgio, ma non sarà facile convincere l’opinione pubblica della correttezza di Napolitano.

Uno scandaletto che si annuncia molto intrigante e con precise e gravissime responsabilità, compiute “in buona fede e per il bene del Paese” (diranno i compagni), con una interpretazione spesso del tutto personale e molto discutibile dei compiti e delle prerogative presidenziali previste dalla  Costituzione, da parte di colui che è il massimo garante della Costituzione stessa. Al confronto il Watergate  che portò alle dimissioni di Nixon era uno scandaletto da oratorio parrocchiale. Noi abbiamo  il nostro “Hillgate“, che fa tremare il “Colle” e che potrebbe rivelarsi fatale per Napolitano, per la democrazia e per la credibilità, già ai minimi storici, delle istituzioni e dell’intera classe politica; specie di quella sinistra che predica bene e razzola male, che ad ogni piè sospinto tira in ballo la Costituzione (la più bella del mondo, dicono), ma che poi, alla prima occasione ed opportunità, stiracchia, plasma e adatta alle proprie esigenze. Ma, ovviamente, sempre nell’interesse supremo del Paese!

Che ci sia stato una sorta di “complotto“, o se non vi piace il termine “complotto”, chiamatelo come vi pare, in cui erano coinvolti i vertici politici ed economici europei, non c’è dubbio. Giusto mercoledì scorso, al programma La Gabbia su LA7, Paolo Barnard, che non è certo di destra o berlusconiano, ha escluso una responsabilità di Berlusconi nella crescita dello spread ed ha detto chiaramente che si è trattato di “golpe“, e lo ha illustrato molto bene anche con l’ausilio di un grafico in cui dimostra che il famoso spread è schizzato in alto perché la Banca centrale europea e le banche europee, su invito della Germania, nell’estate del 2011 smettono di acquistare i titoli di Stato italiani, anzi liberandosi anche di quelli che possedevano, Questo ha comportato un immediato rialzo dei tassi che, grazie alla speculazione finanziaria, a novembre arrivò a superare i 500 punti (dai 150 di giugno), stabilizzandosi e cominciando a scendere lentamente solo dopo l’incarico di governo a Monti (guarda caso!), quando BCE e banche europee hanno ricominciato ad acquistare i titoli italiani. Possiamo anche pensare che il fatto sia casuale, pura coincidenza. Ma neanche i bambini dell’asilo ci crederebbero.

Ma attribuire la colpa a Berlusconi, con una continua campagna mediatica (guidata, guarda caso, da Repubblica di De Benedetti), e chiederne le dimissioni fu un tutt’uno. Operazione di guerriglia a mezzo stampa e azione politica e mediatica perfettamente coordinata. E Napolitano era un artefice di primo piano di quella operazione. Ecco, nel video sotto, come Barnard spiega quei giorni, la crescita dello spread e l’intervento di Napolitano.

Ora, in conclusione, non possiamo non constatare delle strane coincidenze. Ai primi di giugno 2011 Napolitano contatta Monti preannunciandogli di prepararsi a diventare premier. Contemporaneamente parte la speculazione sui titoli di Stato italiani che, nel giro di pochi mesi, fa balzare lo spread da 150 a 550 punti.   Di questa improvvisa e gravissima crisi dei mercati finanziari, che si ripercuote sull’intera economia nazionale,  viene addossata la responsabilità a Berlusconi il quale, a novembre 2011, si dimette. Ora, la domanda finale è questa: Berlusconi si è dovuto dimettere a causa della crisi, oppure la crisi è stata voluta e pilotata dai poteri forti europei, politici e finanziari, per costringere Berlusconi a dimettersi? E Napolitano, ai primi di giugno, ha contattato Monti per ispirazione divina, oppure  perché volutamente ed a pieno titolo era uno degli artefici principali di quella congiura politico/finanziaria, e Monti era già designato come parte integrante di quel piano?  Che strane coincidenze. Sarà un caso? Direbbero a Striscia “Eccheccasoooo !

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Forconi d’Italia

di , 12 Dicembre 2013 20:42

Quasi quasi avrei voglia di armarmi di forcone e diventare anch’io “protestante“. E se mi sono stancato io che non ho mai creduto nelle proteste, nei cortei ed ancor meno nella violenza, di nessun genere, come metodo di lotta sociale, allora vuol dire che veramente siamo giunti a fine corsa. Siamo davvero arrivati al limite di sopportazione. Non se ne può più di una classe politica incapace, che sta rovinando l’Italia e sta mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini, anche dei più pacifici e restii a scendere in piazza per protestare. Difficile trovare anche dei termini appropriati per definire questi politicanti da strapazzo, pieni solo di parole vuote, di inutili dichiarazioni d’intenti, che sproloquiano nei salotti televisivi, si nutrono di slogan e dedicano tempo ed energie alla loro occupazione principale; salvaguardare poltrone e potere, incuranti dei problemi e dei bisogni della gente. Incuranti perché del tutto incapaci di trovare una sia pur minima soluzione.

Basta vedere la faccia di gomma, inespressiva, inebetita del nostro premier Letta affermare con grande soddisfazione che il peggio è passato, che l’Italia sta uscendo dalla crisi, che siamo sulla buona strada, che “L’Italia ce l’ha fatta…”. Basta guardarlo in faccia, osservare la sua espressione tranquilla, serena, soddisfatta dell’azione del governo, e pensare ai dati che ogni giorno ci vengono forniti dalla stampa. Dati terrificanti sulla disoccupazione, la povertà che cresce, 93 mila aziende che hanno chiuso solo nel corso del 2013. Imprenditori che continuano a suicidarsi per la disperazione, cittadini oppressi da tasse in aumento ed insostenibili, burocrazia che scoraggia chiunque voglia avviare un’attività, corruzione dilagante a tutti i livelli.  Giustizia schizofrenica che condiziona l’azione politica e l’economia e che può decidere della vita e della morte dei cittadini, senza mai pagare pegno per gli errori commessi. Un Parlamento che, mentre gli italiani sono alla disperazione, si preoccupa degli immigrati, di femminicidio, di omofobia e si trastulla in rappresentazioni grottesche fingendo di occuparsi di politica.

Sembrano vivere in un altro mondo, insensibili ed indifferenti a tutti i segnali di allerta che da anni vengono dalla gente comune, dagli osservatori più attenti, dalla stampa, da tutte le categorie di lavoratori, tutti uniti dalla stessa sensazione di vivere in una società ormai senza controllo, senza guida e senza meta. E loro, i nostri rappresentanti, passano il tempo a litigare per le poltrone, per difendere il proprio orticello, per ritagliarsi uno spazio mediatico, per dividersi, riunirsi, ridividersi, inventarsi nuovi movimenti e partiti, pur di garantire la perpetuazione della specie di sanguisughe sociali. Si presentano come rivoluzionari, come il nuovo che avanza, come gli unici capaci, onesti, preparati, come quelli che combattono il sistema corrotto e promuovono il rinnovamento, la nuova era, l’età dell’oro. Sembrano estranei al degrado sociale, non sono mai responsabili degli errori, dei disastri, degli sprechi, del disfacimento economico, culturale, morale;  si sentono e si presentano tutti come innocenti fanciulli e pudiche verginelle. Come se fossero i salvatori della patria, i nuovi Messia, gli angeli custodi che ci assistono e ci conducono per mano verso il nuovo Eden, invece che essere i primi, veri responsabili del disastro sociale, economico, politico, culturale e morale.

Sono una specie anomala nata da strane modificazioni genetiche, sono un errore di percorso nella via dell’evoluzione umana. Si moltiplicano e si riproducono spontaneamente come le erbe infestanti e nessuno finora, purtroppo, ha inventato un antidoto adatto per eliminarli.  Non soddisfatti di riprodursi individualmente, si raggruppano secondo l’utilità collettiva di piccoli gruppi e quando ritengono di non avere sufficiente spazio cercano “un posto al sole“,  abbandonano la terra madre e fondano nuove colonie e partiti.  Come se non ce ne fossero già abbastanza. Come se creando nuove aggregazioni migliori la situazione. Come se con nuovi simboli e nuove bandiere diventino tutti più capaci, intelligenti e onesti.  Come se con un nuovo slogan si cancellino tutti gli errori del passato e si torni puri come angioletti. Come se un nuovo partito sia migliore dei precedenti. Come se mostrando in TV volti nuovi di giovani e belle ragazze anche le vecchie baldracche diventino tenere fanciulle in fiore. Ma la merda è sempre la stessa; anche se incartata elegantemente con carta a fiori e nastri dorati, non diventa profumata, sempre merda resta.

Ecco perché alla fine la gente ne ha le tasche piene, ed altro, di questa gentaglia. Ecco perché stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. Ecco perché c’è voglia di forconi; la pazienza è finita. “Datemi un forcone (che cosa ne vuoi fare?), lo voglio dare in testa a chi non mi va!” Ecco cosa mi viene in mente, parodiando una vecchia canzoncina degli anni ’60 (Datemi un martello), versione italiana, lanciata da Rita Pavone, di “If I had a hammer” un successo internazionale di Trini Lopez. In realtà la canzone è di Pete Seeger, folk singer USA, mito della generazione (specie dei movimenti di protesta) degli anni ’60. La canzone venne incisa anche da un altro gruppo folk notissimo in quegli anni, Peter Paul and Mary. Erano i tempi dei primi movimenti pacifisti, della protesta contro la guerra, contro la discriminazione razziale. Figli dei fiori, spinelli, libertà sessuale, Woodstock e cantautori, eredi di Woody Gutrye, al quale si ispirò anche Bob Dylan ai suoi esordi, che cantavano le loro canzoni nei cortei, nei raduni giovanili o nei localini underground del Greenwich village a New York. Altri tempi, altre chitarre, altri forconi, altri ideali. Ora si avrebbe voglia di prendere un forcone semplicemente per rincorre uno per uno tutti, ma proprio tutti, quelli che a vario titolo e livello, si occupano di politica. E piantargli una bella forconata nel sedere.

Ma almeno allora c’era in fondo al cuore la speranza di un mondo migliore. di un futuro in cui credere. Ora non c’è più nemmeno la speranza, c’è solo la disperazione, l’incertezza, la sfiducia totale, la rassegnazione ad un destino tragico. Un destino che non abbiamo scelto, né voluto e di cui siamo artefici solo in piccola parte. Ma è una parte determinante, è la responsabilità di aver scelto “democraticamente” questa classe politica. Ecco il dramma; li abbiamo scelti noi. Ed allora con chi dobbiamo prendercela? Chi dobbiamo rincorrere con i forconi? Siamo sicuri che la democrazia, come ci raccontano da sempre, sia il miglior sistema di governo? Ma se così è, come è possibile che dei cittadini apparentemente normali, coscienti e responsabili, eleggano al Parlamento delle persone che ci stanno portando alla catastrofe? Come è possibile che un intero popolo si faccia turlupinare, plagiare, irretire, fagocitare, angariare , vessare, per decenni senza ribellarsi, anzi dando vita ad una guerra civile permanente tra fazioni avverse per sostenere ed eleggere una classe dirigente che non fa altro che perpetuare l’inganno a proprio vantaggio ed a spese del popolo? E’ possibile, si chiama democrazia. Eppure la gente ci crede ancora, con grande soddisfazione di chi con questo sistema ci campa. Non restano che i forconi ed una amara constatazione; queste sanguisughe democratiche…

Non serve a niente, ma almeno mi sono sfogato. Eccheccazzo, quando ce vò ce vò!

P.S.

Perché sono così inc…zato come una bestia (direbbe Joele Dix)? Perché sono uno dei milioni di italiani che, dopo aver sentito che il governo aveva abolito l’IMU sulla prima casa, dormiva sonni tranquilli. Poi ci hanno ripensato ed hanno abolito solo la prima rata. Poi ci hanno ripensato ancora ed hanno abolito anche la seconda, ma non per tutti. Resta in vigore l’IMU per i cittadini di quei Comuni che hanno modificato l’aliquota. E quali sono questi Comuni? Primo dubbio e primo problema. Come fa il cittadino a saperlo? Deve informarsi, perdere tempo, chiedere al proprio comune o ad un patronato o un esperto. Ma anche i commercialisti ed i CAF, fino a pochi giorni fa, non sapevano cosa fare e cosa rispondere ai cittadini. E allora il povero contribuente cosa deve fare?. Cerca disperatamente di informarsi con amici o sulla stampa o su internet.

Bene, chi sta in Sardegna, poteva leggere sul quotidiano regionale L’Unione sarda di pochi giorni fa, l’elenco dei 14 Comuni in cui si sarebbe pagata la seconda rata IMU. I Comuni sono quelli che ultimamente hanno elevato l’aliquota di imposta. Ma al di là di questa spiegazione tecnica si pone una questione di principio che riguarda l’uguaglianza dei cittadini. Domanda per i più svegli: i Comuni della Sardegna sono 377, perché in 14 Comuni si paga l’IMU e negli altri no? Intanto che cercate una risposta soddisfacente, se non siete fra quei 14 Comuni siete tranquilli, vi rigirate sul guanciale e continuate a dormire  ”sonni tranquilli“. Ma sarebbe un errore gravissimo perché proprio ieri il tuo commercialista ti chiama e ti dice che, contrariamente a quanto letto sulla stampa, devi pagare l’IMU, il modulo è già pronto, stampato, devi andare a ritirarlo e poi accingerti ad una fila lunghissima in banca perché, essendo la scadenza fra 4 giorni, compresi sabato e domenica festivi, restano solo due giorni utili, venerdì e lunedì,  per il versamento.

Ma perché c’è stato questo contrordine? Ecco svelato l’arcano. Il nostro Comune non aveva finora modificato l’aliquota IMU. Quindi eravamo sicuri di non dover versare questa seconda rata IMU; fino a pochi giorni fa. Ma il guaio è che il sindaco di recente si è dimesso ed è arrivato un Commissario il quale, udite udite, tanto per agevolare la cittadinanza, ha deciso, proprio la settimana scorsa, in tutta fretta ed in gran segreto, di aumentare l’aliquota, facendoci rientrare fra quei Comuni che dovranno pagare l’IMU entro il 16 dicembre ed obbligando qualche migliaio di persone a fare i salti mortali per informarsi e regolarizzare il pagamento nel giro di due giorni.

Così i cittadini che erano sicuri di non dover pagare, ora devono affrettarsi (mancano due giorni utili),  informarsi sull’importo totale dell’imposta e  conteggiare il 40% della cifra totale.  Secondo problema:  quant’è la cifra totale? E la signora Assunta di 90 anni, analfabeta, sola e impossibilitata ad uscire, come fa ad informarsi,  calcolare la somma, compilare il bollettino e andare in banca a pagare? Ma  i cittadini come sono stati informati della variazione? Con dei volantini fotocopiati e affissi nei locali pubblici. Chi esce e frequenta i locali pubblici è avvertito, gli altri no. Terzo problema: e gli anziani che non frequentano bar e negozi in questi giorni?

Per fortuna il centro è piccolo, in due giorni la voce si spande e tutti corrono presso i pochi uffici che possono dare qualche spiegazione e compilarvi i moduli per il versamento. Ma data l’affluenza, comunque sono qualche migliaio di persone che si riversano in due o tre uffici di consulenza, si crea ressa, attesa e si perde una mezza giornata. E poi si perderà un’altra mezza giornata, se non una giornata intera, per pagare allo sportello bancario. Ammesso che, pure facendo gli straordinari, la banca riesca a servire tutti i clienti, con gravissimo disagio dei clienti normali che si rivolgono alla banca per normali operazioni, magari anche urgenti,  e che dovranno aspettare che, fra qualche giorno, non prima di martedì prossimo, finisca la buriana dell’IMU.

E tutto questo gran casino grazie a chi? Ai nostri governanti incapaci che invece che semplificare la vita ai cittadini, essendo incapaci, trovano sempre il modo di complicarci l’esistenza, farci perdere tempo, denaro, fatica, stressarci e portarci sull’orlo di una crisi di nervi. Ma poi, perché alcuni Comuni pagano ed altri no? Ma i contribuenti non dovrebbero essere tutti uguali? E perché mai gli abitanti di Pompu non pagano e quelli di Serramanna sì? Perché si paga a Nurallao e non a Guasila? E’ credibile che la maggiorazione delle tasse in alcuni centri sia dovuta alla presenza di servizi migliori o diversi fra Comuni della stessa area, con uguale numero di abitanti, stessi servizi sociali, che distano una decina di chilometri fra loro? Che differenza c’è fra Pompu e Masullas o fra Serramanna e Villasor?

Perché ci sono cittadini di serie A e di serie B? Ma chi è quella mente geniale che concepisce queste diversificazioni fra i Comuni del Sulcis, del Logudoro o della Marmilla? Ma i nostri governanti non farebbero bene a fare un salto al più vicino centro di salute mentale (tanto è gratis) e sottoporsi ad una piccola visita di controllo?. Ma sono davvero sicuri di essere sani di mente? E’ chiaro adesso perché alla fine si è così inc…zati? Datemi un forcone, lo voglio dare in testa, anzi nel culo a Letta e tutto il governo di larghe intese, così gliele allarghiamo un po’…le intese.

P.S. 2

E come se non bastasse, qualcuno, c’è sempre qualche genio in circolazione che decide di complicarvi la vita, ha deciso che le vecchie impostazioni di scrittura dei post avessero bisogno di qualche modifica, Così, non so come e perché, non è più possibile inserire un link nel testo ed anche inserire una foto nel post è un problema. Ma perché devono continuamente cambiare le cose? Ma non avete altro da fare? Ma se funziona bene così da anni, perché dovete modificare ciò che va bene? Ma sarà un’innovazione interna o sarà una nuova impostazione del browser Internet Explorer? Boh! Poi dice che uno s’incazza!

IMU quiz e Buffonarie

di , 2 Dicembre 2013 15:44

 Nuovo gioco a premi che sostituirà la Lotteria di Capodanno: IMU quiz. Chi, dove, quando, quanto e come si pagherà la tassa sulla casa. Nessuno ci capisce più niente, né i cittadini, né i commercialisti, né i CAF, né lo stesso Governo che naviga a vista. Dopo la girandola di decisioni sull’IMU e l’invenzione di nuovi acronimi, Tares, Tasi, Trise, service tax, TUC, IUC (e non è detto che sia finita) giusto per confondere le idee e farvi pagare lo stesso la tassa sulla casa, facendo finta di averla abolita, hanno approvato l’abolizione della prima rata, poi l’abolizione della seconda.

E sembrava un discorso chiuso, con grande soddisfazione dei contribuenti. Invece no, pare che non si trovino le necessarie coperture. E’ curioso osservare come i nostri ministri, che possono contare sulla consulenza di esperti lautamente retribuiti,  continuino a sbagliare i conti e se ne accorgano solo dopo, a disastro avvenuto (vedi i conti della Fornero sugli “esodati“). Quindi ricomincia il giro e le varie ipotesi. La seconda rata forse si paga. Anzi no,  si paga, ma solo una parte. Ma non tutti, solo in alcuni Comuni, in altri no; in barba al principio di uguaglianza dei cittadini. Ma, per complicare ancora la faccenda (altrimenti i geni delle tasse non si divertono), l’importo della rata sarà per il 40% a carico dei cittadini e l’altro 60% sarà integrato dallo Stato.

Ora, siccome non tutti sono esperti di contabilità o hanno un nipote commercialista,  immaginiamo zia Giuannica Culabottu, novantenne di Trescagheras (magari invalida, analfabeta e sola, che non legge i quotidiani, non vede Porta a porta e non ha nemmeno un profilo su Facebook), che deve sapere, anzi scoprire, prima se il suo Comune è fra quelli in cui si paga (e chi l’avverte?) e poi deve calcolare quel fatidico 40% (40% di cosa? Boh…). Chi glielo spiega il meccanismo della Tares, del TUC, dell’IUC o di come accidenti chiameranno quella cavolo di tassa sulla casa? Ma poi siamo sicuri che sia così? No, non è ancora sicuro, è da valutare, stanno disperatamente cercando i fondi necessari, nei cassetti, sotto i tappeti, nelle tasche dei ministri, forse lo sapremo entro Natale, ma non è detto, il Governo potrebbe rimediare, chissà chi lo sa…(Corriere.it: La beffa dell’IMU)

Un Governo così cialtrone,  incapace e confusionario non si era mai visto. Promette, poi si rimangia le promesse, poi ripromette l’eliminazione, poi la mantiene in parte, poi la fa pagare solo ad una parte di cittadini che non ci hanno capito nulla e dovranno anche calcolare l’importo da versare, stando ben attenti a non sbagliare, altrimenti fioccano le multe e le sanzioni.  Ma non si sa come andrà a finire e intanto l’unica cosa certa è la data di scadenza del pagamento, senza aver ancora stabilito con chiarezza se, quando e quanto si deve pagare.

Buffoni e ridicoli. Dovrebbero dimettersi tutti ed andarsene a casa, dopo aver chiesto scusa agli italiani, e dedicarsi al giardinaggio, la pesca, la filatelia o l’enigmistica; insomma, attività del tutto rilassanti. Hanno superato da tempo e largamente il limite di sopportazione e di decenza. Dovrebbero abbandonare per sempre tutti gli incarichi pubblici e di qualche responsabilità pubblica; almeno farebbero meno danni.  La politica è troppo complessa per le loro piccole menti adatte, forse, ad attività meno impegnative intellettualmente. Dovrebbero decadere naturalmente e spontaneamente, senza bisogno di votazioni in Senato, per “incapacità manifesta“.

Questa è l’unica cosa comprensibile di questo governicchio voluto e sponsorizzato dal Presidente Napolitano; l’incapacità congenita. Visto che sono pratici di consultazioni, dopo le “Primarie” del PD, dovrebbero fare le “Buffonarie” governative per eleggere “democraticamente” il “più buffone del reame“.

Intanto, in attesa degli eventi…e trenta…e quaranta ladroni, ve lo diciamo in musica: Ma Vaffffff………..”

A proposito di buffoni. Nel 2010, dopo la caduta di un muro a Pompei, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, attaccato duramente dall’opposizione, fu costretto a dimettersi. Una settimana fa è crollato un tetto ad Ercolano; ne ho parlato in “Muri e ministri” chiedendomi se, come Bondi, si dovesse dimettere il ministro Massimo Bray. Non si è dimesso e, per la verità, nessuno lo ha accusato di alcuna responsabilità. Il tetto è crollato, ma a Montecitorio nessuno se ne è accorto; silenzio di tomba, anzi, di tetto, specie da parte dei parlamentari del partito democratico, quelli sempre pronti a crocifiggere gli avversari e urlare che se cadono i muri a Pompei è colpa del ministro (ma solo se il ministro è Bondi).

Non tutti i muri sono uguali. Pompei è lontana e non sempre a Montecitorio arriva il frastuono del crollo. Evidentemente  il muro di Bondi era molto più rumoroso, mentre i muri ed i tetti di Bray hanno il crollo “silenzioso“.  Intanto succede che Ieri è crollato un altro muro a Pompei

Domanda per i più preparati: dopo due crolli ad Ercolano e Pompei, il ministro per i beni culturali, Massimo Bray, si dimetterà? E se non si dimette, cosa molto probabile, anzi scontata, perché Bondi era responsabile del crollo e Bray non lo è? E perché Bondi si è dovuto dimettere e Bray non solo non si dimetterà, ma non gli viene nemmeno attribuita alcuna responsabilità?

Muri e ministri

di , 25 Novembre 2013 01:23

Anni fa a Pompei crollò un muro. Immediata reazione dell’opposizione di sinistra che denunciò l’accaduto come conseguenza di incuria, incompetenza e negligenza del ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. Tanto protestarono, addossando al ministro tutte le responsabilità possibili del crollo, che Bondi dovette dimettersi.

Oggi ad Ercolano è “crollato il tetto all’interno della Casa dell’Atrio Corinzio“. Ora, per coerenza, i parlamentari del PD chiederanno le dimissioni  del ministro dei Beni culturali, Massimo Bray? Ma no, quando mai, i ministri sono responsabili dei crolli e devono dimettersi solo se sono di destra. Gli altri non sono mai colpevoli e non devono dimettersi, specie se sono sponsorizzati dal Presidente Napolitano (vedi Cancellieri).

In Italia anche i muri ed i tetti sono double face. Alcuni, quando crollano, fanno dimettere i ministri, altri crollano ma senza conseguenze per il governo.  Ricorda molto da vicino l’etica dei maiali della Fattoria degli animali di Orwell. In questo caso si potrebbe sintetizzare così: “tutti i muri sono uguali, ma alcuni muri sono più uguali degli altri”. E’ l’applicazione dell’etica “suina” della sinistra. Che strano paese l’Italia. No?

Eran trecento

di , 18 Novembre 2013 00:50

Il PDL s’è rotto. Nasce un nuovo schieramento, “Nuovo centrodestra“, di cui non si sentiva proprio il bisogno.  Considerato che i primi a volere la scissione sono i ministri in carica, a partire dal vice premier Alfano, sembrerebbe che la decisione di non aderire a Forza Italia e di abbandonare Berlusconi  nasca dalla voglia di non lasciare le poltrone di governo.  Ma non lo diranno mai. Diranno, invece, che lo fanno per senso di responsabilità politica, per affermare la necessità di democrazia all’interno del partito, per evitare una crisi di governo in un momento critico e, naturalmente, per “il bene dell’Italia“. Poverini, sono degli eroi che si sacrificano per la Patria (a spese nostre).

Dice Alfano, il leader degli scissionisti, che sono in 304 gli aderenti alla nuova formazione. Numero infausto che evoca tragedie. Trecento erano gli eroici spartani morti alle Termopili e trecento erano quei giovani baldi, seguaci di Pisacane,  carichi di nobili ideali patriottici che organizzarono una spedizione  “per il bene dell’Italia” e finirono massacrati. Caro Alfano, non vorrei che anche i suoi 304 seguaci finiscano come testimonia la “Spigolatrice di Sapri“, così: “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti“.

Scena da “Allonsanfan“, film del 1974 di Paolo e Vittorio Taviani, ispirato alla spedizione di Carlo Pisacane.

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Psicopatologia del potere

di , 15 Novembre 2013 13:39

Il potere è una forma di perversione mentale; in particolare il potere politico. Qualunque incarico sociale che comporti una corrispondente forma di potere implica l’accettazione di obblighi, doveri e responsabilità nei confronti della comunità. Significa dedicare tempo, impegno e fatica, usare le proprie capacità per la soluzione di problemi che spesso scontentano qualcuno, pochi o tutti. E’ inevitabile, quindi, generare inimicizie, rancori, ritorsioni e perfino minacce. Il potere implica una situazione perenne di conflitto. C’è sempre qualche avversario pronto ad insidiare chi detiene il potere e che usa tutti i mezzi, più o meno leciti e corretti, pur di attaccare il potente di turno, a qualsiasi livello, e prenderne il posto. Non si può certo dire che sia una vita di tutto riposo.

Ecco perché una persona tranquilla, onesta, mite ed amante della pace e della vita serena si guarda bene dall’occuparsi di politica. Bisogna concludere che coloro che, invece, dedicano la propria vita alla politica, amino le contrapposizioni, le lotte, i conflitti, gli scontri tra fazioni opposte. E cos’è questa se non una forma di perversione mentale scatenata dall’ambizione e dalla ricerca spasmodica dell’affermazione del proprio Ego? Eppure ci sono persone che fanno della scalata al potere lo scopo della propria vita. Spesso senza avere meriti o capacità particolari che giustifichino tale ambizione. E senza porsi fini specifici e particolarmente nobili: il potere per il potere. E tutti i mezzi sono buoni per raggiungerlo.

E’ evidente che tale ambizione sfrenata ed ingiustificata dovrebbe essere catalogata, a ragione, come una forma di psicopatologia; una forma di perversione mentale. Un incarico pubblico dovrebbe essere visto per quello che è, una sorta di “dovere sociale” al quale essere chiamati per meriti e capacità specifiche, e da adempiere per un breve periodo, per poi tornare ad attività più “normali”. Mai e poi mai dovrebbe diventare una specie di incarico a vita (una sorta di dittatura prorogata democraticamente), come se occuparsi di politica sia una professione come altre; come fare il medico o l’avvocato, il commerciante o l’artigiano. Ancora meno dovrebbe essere una specie di privilegio da tramandare di padre in figlio, come invece accade spesso.

La nostra classe politica è piena di esempi simili. Sarebbe lunghissimo l’elenco di politici che sono figli di politici; una tradizione di famiglia. O di casi in cui nella stessa famiglia marito e moglie si dedicano alla politica (vedi Fassino e Mastella, tanto per citare due casi). Ma ci sono casi ancora più eclatanti. Negli USA abbiamo intere famiglie che da generazioni si occupano di politica occupando posizioni di prestigio. Basta pensare ai Kennedy o ai Bush. Due Presidenti degli Stati uniti in famiglia, Bush padre e Bush figlio, mi sembrano troppi, o no? E solo per caso, dopo il Presidente Clinton, anche la moglie Hillary, candidata alle presidenziali, non è diventata a sua volta presidente; giusto perché nelle primarie del partito democratico è stata battuta da Obama. Bel colpo. Ma pare che abbia intenzione di ricandidarsi per la prossima tornata elettorale per la Casa Bianca. Ed il prossimo Presidente USA, quindi, chi sarà? Ancora un rampollo dei Bush, l’ultimo dei Kennedy, Hillary 2 “la vendetta“, oppure Chelsea, la figlia dei Clinton?

Non vi pare che ci sia qualcosa di perverso in questo sistema in cui gli incarichi politici vengono tramandati come “Eredità di famiglia”, come succede in Corea del Nord? Cosa avranno di così speciale queste persone per avere tanta predisposizione ad occuparsi di politica. E’ una questione genetica? Hanno delle doti molto particolari che li rendono insostituibili? Ma in fondo, gli uomini politici hanno davvero, non dico qualità speciali, ma almeno un minimo di competenza specifica? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Anzi, la storia ci dimostra che spesso sono proprio i governanti, con la loro ambizione, incompetenza, incapacità, in associazione con turbe psichiche più o meno gravi,  la causa prima di guerre o disastri sociali ed economici.

Ma allora, in assenza di requisiti specifici, cosa spinge queste persone a dedicarsi alla politica? L’ambizione, ecco cosa. Solo l’ambizione del potere, che fa sì che le nostre aule consiliari, nei comuni, nelle province, nelle regioni, in Parlamento ed in tutta una sterminata serie di Enti ed Aziende pubbliche, siano piene di persone che non hanno alcun merito o capacità specifica per occuparsi della “Res pubblica”, se non quell’unica volontà di raggiungere il potere, qualunque esso sia ed a qualunque costo.

Questo “errore di sistema” della democrazia non è normale, non è accettabile; è aberrante. Questa ricerca del potere che chiamiamo ambizione e che si esplica soprattutto in campo politico, ma che si può estendere ad altri campi, dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla cultura in genere, ha un effetto devastante sulla società, poiché cerca di ottenere con mezzi non sempre chiari, leciti e corretti, quel riconoscimento di merito che dovrebbe essere invece dato spontaneamente dalla collettività a persone unanimemente riconosciute come meritevoli. L’ambizione sfrenata, al contrario, altera questo meccanismo naturale di riconoscimento del merito, sostituendolo con l’uso strumentale di mezzi economici e culturali, mascherati spesso dietro bandiere ideologiche, con l’unico scopo di raggiungere il potere, a scapito di chi, magari, ne avrebbe più titolo e merito.

Il potere, di qualunque tipo ed a qualunque livello, dovrebbe essere il naturale riconoscimento del merito e delle capacità individuali e non il frutto di una campagna elettorale con largo uso di mezzi di condizionamento di massa, di grandi capitali e di persuasori occulti. In tal modo non è mai il cittadino, ancorché ritenga di essere libero di decidere, a scegliere i rappresentanti più meritevoli e capaci, ma è un apparato propagandistico più o meno efficace che “impone” i rappresentanti designati.

L’aberrazione di questo sistema consiste proprio in questo: non è la bravura del candidato ad essere determinante, ma l’efficienza del proprio apparato elettorale e propagandistico. Tutto ciò è perfettamente funzionale allo scopo di raggiungere il potere contando non sui propri meriti, ma spesso solo sulla propria ambizione sostenuta da buone dosi di furbizia, spregiudicatezza, propensione alla corruzione ed uso di sistemi di creazione del consenso ai limiti, se non fuori, della legittimità. In tale contesto è evidente che l’eccessiva ambizione di potere non sia del tutto cosa normale. E’ una forma psicopatologica grave, una perversione mentale.

Se fossi un politico

di , 13 Novembre 2013 14:30

Il futuro dell’umanità è nelle mani di chi governa. Ma, vista la crescente crisi economica, politica, morale, culturale, si ha l’impressione che il mondo, per usare un’espressione dantesca, sia come “nave senza nocchiero in gran tempesta“.

Talvolta si usa paragonare i politici ai ladri. Ma la categoria dei politici oggi è talmente svilita, odiata, contestata e vituperata (a ragione) che se fossi un ladro mi sentirei offeso ad essere paragonato ad un politico. Ma se fossi un politico e godessi di lauti ed ingiustificati compensi e mille privilegi, alla faccia e sulle spalle dei cittadini che lavorano e che fanno mille sacrifici per sopravvivere, mi vergognerei come un ladro a mostrarmi in pubblico, specie in televisione, e farmi riconoscere.

Esistono milioni di persone che si occupano di governare ed amministrare il mondo, dalle più alte cariche dello Stato ai capi di piccoli villaggi. Se queste persone fossero davvero capaci, preparate, competenti ed oneste (come dovrebbe essere), il loro impegno dovrebbe portare esiti positivi per la popolazione ed avremmo già risolto tutti i problemi ed i mali della Terra. Ma invece che risolvere i problemi ne creano sempre di nuovi e più gravi, rendendo sempre più difficile ed incerta l’esistenza dei cittadini ed il futuro del mondo. Ne consegue che il primo vero e grave problema dell’umanità non sono le calamità naturali, ma è la classe dirigente, economica e politica (categorie che, stranamente, spesso coincidono). La vera grande rivoluzione dovrebbe essere, quindi, quella di eliminare i politici dalla faccia della terra. Una eliminazione completa e radicale, come si fa in agricoltura per eliminare le erbe infestanti: eliminazione totale della specie.

Sì, se fossi un politico mi vergognerei come un ladro. Anzi, mi vergognerei di esistere.

Dicono…

Dice il Papa, riferendosi alle vittime dei conflitti in Siria e nei paesi islamici: “Basta bambini uccisi dalla guerra“. Ha ragione; perché ammazzarli da piccoli? Lasciamoli crescere. Quando saranno grandi faranno i soldati, i guerriglieri o i terroristi kamikaze e si ammazzeranno da soli fra loro.

Dice il premier Letta: “Nel 2014 la ripresa è a portata di mano…”. Ma non specifica “a portata di mano” di chi. Quindi  bisognerà essere molto lesti di mano. Chi ha la mano più veloce si prende la ripresa. Gli altri resteranno… con le mani in mano.

Vedi: “Politica, potere e perversione

 

Signor Palle d’acciaio

di , 8 Novembre 2013 12:28

Il nostro premier Enrico Letta, in versione export in Irlanda (E’ sempre in giro per il mondo. Ma quando lavora?) rispondendo ad una domanda sul suo ruolo e sulla sfida con Berlusconi,   dice che di lui in Europa pensano che “ha tirato fuori gli attributi“.  Nel testo inglese, però, l’espressione esatta è “balls of steel“: palle d’acciaio! Abbiamo un premier bionico con le palle d’acciaio. Invece che spermatozoi produce spilli, aghi e chiodi, tutto in acciaio temprato. Ecco perché è inquinante come l’ILVA di Taranto.

Se questa frase l’avesse detta Berlusconi lo avrebbero attaccato e ridicolizzato sulla stampa nazionale ed estera per l’espressione volgare e di pessimo gusto. Ma siccome l’ha detta il nostro premier Letta…allora si tratta solo di una “battuta simpatica“. Ma si sa, anche le palle non sono tutte uguali; quelle di destra sono volgari, quelle di sinistra sono simpatici “attributi“. Si prestano ad interpretazione, come tutto il resto, secondo l’etica e l’estetica sinistra.

Il fatto è che la stampa italica ha sempre uno sguardo benevolo, comprensivo e compiacente verso la sinistra, mentre è sempre pronta a stigmatizzare tutto ciò che fa la destra. E’ una curiosa forma di strabismo mediatico. Tempo fa, per esempio, dedicarono al nostro “Palle d’acciaio”  un servizio speciale per mettere in evidenza le sue mani e i gesti, esaltandoli come “gestualità che conquista” (Vedi “Le mani di Letta“). Chiaro? Non ha solo le palle d’acciaio, ha anche delle belle mani affascinanti ed una gestualità che incanta.

Ma che bello questo Letta, che bravo, che uomo speciale, un sex symbol del Transatlantico. Forse a fine anno farà un calendario sexy per i camionisti con primi piani glamour e sensuali delle sue mani. E chissà quali altre doti nascoste possiede! Magari si scopre che ha pure un fegato di zinco, polmoni in fibra di carbonio, il cuore in titanio ed i reni in nichel cromo. Uno così ben accessoriato di serie non può che essere di sinistra. No?

Il signor “palle d’acciaio” appartiene alla stessa specie di Rosi Bindi, quella degli ex democristiani di sinistra, i catto-comunisti confusi. Quelli in perenne crisi di coscienza, sempre in cerca di un “centro di gravità permanente“, eternamente indecisi fra l’oratorio della parrocchia ed il centro sociale Che Guevara. Quelli che tempo fa si sono uniti in matrimonio con i loro avversari storici, i comunisti pentiti che ora si fanno chiamare democratici, liberal e progressisti. Quelli che una volta sfilavano in corteo contro la NATO e L’America, sventolando la Falce e martello e cantando “Bandiera rossa la trionferà…” e che oggi (vedi Bersani) vanno a deporre una corona di fiori sulla tomba di J.F. Kennedy. Quelli che, alla Alberto Sordi, fanno gli americani a Roma; scimmiottando Obama ed il suo motto “Yes We can…” aprono i convegni con slogan tipo “I care…” e li chiudono cantando “Over the rainbow“, alla Judy Garland . Ecco, quelli.

Dissero allora, per giustificare quelle nozze contro natura, che “abbiamo le stesse radici” e che “vogliamo le stesse cose“. Questa strana anomalia, caratterizzata da forte confusione mentale,  può essere indotta da sostanze allucinogene oppure dalla frequentazione delle aule parlamentari e si chiama anche  “stato di alterazione della coscienza“. Le uniche radici che hanno in comune sono le radici quadrate dei prontuari di calcolo. E quando dicono di volere le stesse cose, forse alludono alle stesse poltrone in Parlamento. Già, il nostro premier bionico ha le palle d’acciaio così come Rosi Bindi ha il culetto alla brasiliana.

Questo premier “palle d’acciaio” è a capo di un governo che, assumendo un preciso impegno programmatico, aveva assicurato il taglio della spesa pubblica, la riduzione del carico fiscale, l’eliminazione delle province, la riduzione dei parlamentari, la riduzione del loro stipendio e la riforma della legge elettorale. Non hanno fatto niente di tutto questo. Discutono di omofobia, di femminicidio, di cittadinanza agli stranieri e di come aumentare le risorse per accogliere meglio gli immigrati. Di recente ha dichiarato che non ci sarebbero stati aumenti delle tasse, subito smentito da sindacati, associazioni di categoria, esperti di economia, commentatori e perfino dalla Corte dei Conti; tutti concordi nell’affermare che con le norme proposte dalla Legge di stabilità e con l’introduzione di nuove tasse il carico fiscale è destinato ad aumentare.

Hanno lasciato credere di aver abolito l’IMU, la tassa sulla casa. Invece hanno solo cambiato nome, l’hanno camuffata dietro sigle astruse e ci costerà più di prima. Solite “balle” di Stato. Così l’Italia è tutto un tripudio di balle ed un vorticare di palle. Il premier ha le palle d’acciaio e  gli italiani hanno le palle che girano. Anzi, a forza di girare, si sono proprio rotte!

Mentre sulla stampa leggiamo il necrologio quotidiano di aziende che muoiono e cittadini che si suicidano per la disperazione, di disoccupazione e povertà in continua crescita, dice che il governo opera bene, che siamo sulla strada giusta, che anzi ci saranno aumenti di salario per i lavoratori dipendenti (gli danno 14 euro al mese con una mano e gliene tolgono trecento all’anno con l’altra). Ed osservando il suo volto mentre parla non si riesce mai a capire se sia convinto di ciò che dice o se stia prendendo per i fondelli. E’ impassibile, immobile, inespressivo, imperscrutabile, sembra una maschera di gomma, ha l’espressività di uno spaventapasseri o di un culo di scimmia. E’ quasi impossibile decifrare quel volto. L’unica cosa che si percepisce è quella boccuccia a culo di gallina che fa venire in mente una famosa “Boccuccia di rosa…”. Ma è un’impressione fugace che può trarre in inganno. Basta che allarghi le labbra per accennare un sorriso e si scopre una impressionante bocca dalla misura “extra large“, una bocca da forno. Sono in due ad averla così:  Letta e Lilly Gruber.

Ne parlavo nel post “News sotto il sole“. Dicevo…

“Letta, Letta. Quando lo vedo non posso fare a meno di chiedermi “Ma quanto è grande la bocca di Letta“? Eccolo qui durante un’intervista con Floris a Ballarò.

Una bocca così spropositata ha solo una spiegazione. Sembra che alla nascita, prevedendo (grazie ad una ostetrica che aveva doti di preveggenza) che il piccolo Enrico da grande avrebbe fatto il politico e, quindi, avrebbe detto un sacco di fregnacce, invece che fare il taglio cesareo alla madre, lo hanno fatto alla bocca del figlio; con una bocca extra large le cazzate escono meglio.”

Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

N.B.

Sulle peripezie ideologiche degli ex comunisti e sulla  evoluzione della specie vedi: “Marxismo liberale”.

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