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I have a dream

di , 5 Novembre 2017 10:55

Anche Martin Luther King, l’eroe simbolo della lotta contro il razzismo e per i diritti civili, finisce nel grande calderone mediatico che, dagli USA all’Europa, sta scoperchiando lo scandalo delle molestie sessuali nel mondo del cinema, della politica e dello spettacolo in genere. Pare che, oltre a sognare uguaglianza, emancipazione dei neri  e diritti civili, nutrisse anche altro genere di sogni, più prosaici, morbosetti ed a luci rosse. Vatti a fidare dei sogni della gente: “Le carte che sputtanano Martin Luther King“.

                              “I Have a dream” (This!)

(Foto da Libero.it)

Chiesa e censura

di , 23 Agosto 2017 23:03

Mi censurano? Ed io lo scrivo qui. Ho accennato spesso alla censura sui social e sui siti di informazione, compresi quotidiani in rete. Ormai sono rassegnato, ma certe volte dà veramente fastidio, ci si sente truffati, privati anche del diritto di esprimere le proprie idee. E questo succede spesso quando si esprimono giudizi poco lusinghieri sui politici, il Papa, la Chiesa e quando si critica il contenuto di certi articoli, il pensiero del giornalista,  la linea editoriale  di un quotidiano o i fanno notare banali errori grammaticali e strafalcioni lessicali (cosa he succede più spesso di quanto si pensi). Per esempio, due degli errori più frequenti (e nemmeno tra i più gravi) sono l’uso del termine bagnasciuga (errato) al posto del corretto “battigia” e l’espressione cacofonica “scontro tra treni” invece che “fra treni” (regoletta che una volta si imparava già alle scuole medie). E non parlo del Giornalino delle Giovani marmotte, questi errori li trovate molto spesso anche su prestigiosi quotidiani nazionali come il Corriere. Ma se lo fate notare quasi mai il commento viene pubblicato (non vogliono riconoscere di aver sbagliato). Ma la cosa ancora più incredibile è che, nonostante gli si faccia notare l’errore, non si prendono nemmeno la briga di correggere. Il che dimostra quanta considerazione e rispetto abbiano dei lettori; quasi pari a zero. I media possono riversarci addosso montagne di schifezze, di gossip e pettegolezzi da lavandaie, imporci il pensiero (si fa per dire) di intellettuali di regime, le corbellerie quotidiane delle autorità e dei personaggi di primo piano della cultura e dello spettacolo; ma se vi permettete di lamentarvi, vi censurano; alla faccia dell’art. 21. E’ consentita la libertà di espressione purché sia omologata al pensiero unico di regime. Era anche il pensiero di Stalin. “Siete liberi di esprimervi liberamente, purché siate d’accordo con me.”, diceva ai suoi stretti collaboratori.

O addirittura si rischiano denunce, come ha minacciato di recente Laura Boldrini. Lei può dire tutte le sciocchezze possibili (e infatti le dice speso e volentieri; può permetterselo, è al terza carica dello Stato), ma se vi permettete di risponderle a tono, usando qualche termine non proprio elegante, le critiche diventano insulti e Boldini minaccia di querelarvi (Boldrini contro gli haters: ora basta, vi denuncio). Bene, la censura quotidiana è arrivata anche oggi e, guarda caso, ancora con un commento che riguarda il Papa e la Chiesa. Già, ancora il Papa. Qualcuno dirà che, visto che ne parlo spesso,  ce l’ho con Bergoglio. Io? No, è lui che ce l’ha con me e con milioni di italiani; ed ogni giorno  rilascia dichiarazioni Urbi et Orbi  e consigli non richiesti che riempiono giornali e Tg e  che suonano come un insulto, una provocazione. Ma il vero problema non è Bergoglio (se nessuno gli dà ascolto è innocuo). il problema sono i media che danno tanto spazio  alle sue esternazioni quotidiane e riportano con grande risalto ogni santo giorno tutti gli starnuti del Vaticano e le flatulenze papali.

Anche avantieri, la sua presa di posizione a favore dello ius soli era l’articolo di apertura del Giornale (Sì a ius soli e ius culturae), e di altri quotidiani (ne parlo qui: Il Papa non sta bene), Mi è venuto spontaneo lasciare un commento (questo stranamente l’hanno pubblicato). “Perché ogni giorno c’è Bergoglio in primo piano? Vi siete convertiti tutti al pensiero cattomarxista? E’ una provocazione? Oppure siete così sadici da farlo apposta per rovinare la giornata ai lettori? Ieri, commentando un articolo di Borrelli, dicevo che il suo pezzo era perfetto per l’Avvenire; e gli consigliavo di farsi assumere al quotidiano della CEI dove avrebbe avuto un “avvenire” assicurato. Ma non c’è bisogno, qui si trova benissimo; anzi, Bergoglio ha più spazio qui che su Avvenire. Ogni giorno c’è in home un articolone con i suoi consigli non richiesti. Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa litania buonista. I media di regime (stampa, TV, web) sono un coro di voci bianche che da decenni cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto. “Che noia, che barba, che barba che noia…”, diceva Mondaini.

Ieri, invece, tanto per non privarci della sua faccia in prima pagina,  c’era anche un articolo a firma di Stefano Zurlo “Metodo Bergoglio; il Pontefice che parla da politico“. Basta? No, perché anche il direttore Sallusti si sente in dovere di dedicargli il suo editoriale: “Il golpe del Papa re“.

A questo articolo ho lasciato ieri un primo commento (pubblicato). “Il Papa “ne ha facoltà, fa il suo mestiere.”, dice Sallusti. No, va ben oltre il suo mestiere. Così come, per tutta la durata dei suoi due incarichi presidenziali, è andato “oltre il suo mestiere” Napolitano che ogni giorno interveniva su tutto e tutti, senza che nessuno si azzardasse a farglielo notare. Così come va oltre il suo mestiere Laura Boldrini. Stranamente Gentiloni incontra in segreto Bergoglio, così come ha incontrato in segreto Soros (si è mai saputo di cosa hanno parlato?). E chissà quanti altri incontri segreti avvengono nelle “segrete stanze”, di cui non sappiamo niente proprio perché sono segreti. Le risulta che, solitamente, Bergoglio intervenga su leggi e questioni di politica interna dell’Austria, l’Arabia saudita, il Liechtenstein, o altri paesi? Non mi risulta. Allora perché si permette di farlo con pesanti ingerenze sulla politica interna dell’Italia? E perché nessuno glielo fa notare?”. Del resto, non mi pare che l’Italia dia consigli al Papa su come governare il Vaticano (il cui sistema di governo, a rigore può essere definito totalitario), sui criteri di nomina dei cardinali ed altre sue specifiche competenze. Allora, se noi non diamo consigli a Bergoglio, perché Bergoglio si sente in diritto e dovere di darne a noi?

Ma poiché Sallusti, dicendo che il Papa “fa il suo mestiere“  sembra giustificare Bergoglio, ho voluto chiarire un aspetto che è fondamentale in quello che nei discorsi del Papa sembra essere dettato dal messaggio evangelico e sul quale ho molti dubbi da sempre. Il Papa fa il Papa ed è giusto che lo faccia, ma è il messaggio che è sbagliato. Come dire che se l’oste dice che il suo vino è buono è comprensibile; l’oste fa l’oste. Sì, ma ciò che dobbiamo valutare non è il fatto che l’oste sia libero di esprimere la sua opinione ed il suo giudizio sul vino che vende, ma verificare se la sua opinione corrisponde al vero ed accertare se il vino è buono o è adulterato.  Anche Dulcamara ingannava gli ingenui paesani illudendoli che il suo “specifico” fosse  una  pozione miracolosa,  un rimedio che curava tutti i mali; dal mal di pancia al mal d’amore. E così, per sollevare qualche dubbio sulla qualità del  vino di Bergoglio ho inviato questo breve commento (il limite dei mille caratteri non consente un discorso articolato; bisogna essere sintetici):

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione dei poveri e la beatificazione degli ultimi che saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con un morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti. Quindi, alla morale da schiavi cattolica si abbina il progetto mai accantonato dei comunisti che sognano ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.”.

L’ho inviato 3 volte, dal pomeriggio alla sera, a distanza di ore,  e non passa. Evidentemente in questo commento c’è qualcosa che non si può dire. Forse non si può dire che: Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. non è facendo gli eremiti, i flagellanti o i penitenti di professione che si aiuta il prossimo. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Per aiutare davvero i poveri, i bisognosi, gli ultimi, bisogna  disporre di risorse economiche.  Solo la ricchezza può aiutare i poveri, non la povertà.  Scegliere volutamente di vivere in povertà per sentirsi più buoni, umili e vicini ai poveri, non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta inutile, rinunciataria, vigliacca e stupida, da falliti. Non si può generalizzare il messaggio evangelico che va interpretato ed applicato  secondo le circostanze storiche e sociali. Le opere di misericordia vanno benissimo in condizioni normali, ma sono inapplicabili e diventano insostenibili o devastanti per l’individuo e la comunità se portate all’eccesso ed applicate senza tener conto della realtà. “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini” sono belle parole e vanno benissimo se gli affamati, gli assetati ed i pellegrini sono pochi e non abbiamo difficoltà a fornire cibo e alloggio.

Ma se già abbiamo difficoltà economiche a far quadrare il pranzo con la cena, e   in un tempo molto ristretto ci arrivano in casa centinaia di migliaia di pellegrini africani, è un’invasione che fa saltare tutti gli equilibri sociali, politici, economici, e diventano un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza di una nazione.  Non si può togliere il pane ed il tetto  ai propri figli per aprire la porta di casa ed offrire vitto e alloggio a tutti i poveri ed i pellegrini di passaggio; questo non è essere buoni, non è messaggio evangelico; sarebbe da idioti.  Chi continua a predicare queste sciocchezze o è uno sciacallo che specula su questa accoglienza  realizzando facilmente grandi guadagni, o è un fanatico rivoluzionario che spera in tal modo di creare conflitti e disordini che favoriscano il totale sconvolgimento della civiltà  occidentale, o è malato di buonismo cronico, la malattia del secolo. Il buonismo è come la droga; altera lo stato di coscienza e fa vedere un mondo diverso dalla realtà. Oppure è semplicemente gente che a causa di qualche grave  psicopatologia che altera le normali funzioni mentali, ha una visione distorta del mondo ed è fuori dalla realtà e pure fuori di testa; che sia Papa o sagrestano. E’ questo che non si può dire?

Ma naturalmente non c’è solo Bergoglio in prima pagina. I nostri quotidiani, per distrarci e alleggerire la tensione, non mancano di fornirci anche notizie leggere che non hanno alcun interesse reale, ma servono benissimo a riempire le pagine.  Così non mancano mai i selfie di Naike Rivelli quasi sempre nuda;le foto di Naike vestita sono più rare delle figurine del feroce Saladino(viene da chiedersi. ma siete proprio così scemi, o fate finta?) e di altre sciacquette in cerca di visibilità, le notizie sulle peripezie sentimentali di Belen Rodríguez  ed i pettegolezzi su tutte le vere o presunte divette, oltre alle immancabili foto sexy che non sfigurerebbero su Playboy (servono come specchietto per le allodole, il richiamo erotico funziona sempre). Ormai questa è la linea editoriale della stampa italiana. Continuo da anni a lasciare commenti critici sull’eccesso di gossip e di foto erotiche su un quotidiano che dovrebbe avere un linea editoriale più seria e non rincorrere Novella 2000 o le riviste porno, ma inutilmente; 4 volte su 5 vengono censurati. Ho dedicato molti post a questo argomento, ne segnalo due per tutti: “Guardi siti porno’” del 2008, e più recentemente, nel 2014 “Pane, sesso e violenza“.

Ecco un esempio di commento che sto inviando da anni, con qualche variazione riferita allo specifico articolo al quale è riferito. Questo l’ho inviato circa una settimana fa per commentare un articolone che in prima pagina sparava questa notizia “Laura Freddi sarà di nuovo mamma“.  Vi interessa la notizia? Ne dubito; credo che la prima risposta  a quel titolo sia “e chi se ne frega?”. Infatti quello è il commento che più spesso lasciano i lettori. Ma i nostri solerti giornalisti gossipari sono convinti che queste siano notizie importantissime per la nazione (o meglio fingono di crederlo, perché su queste gossipate ci campano e portano a casa la pagnotta). Ed ecco il commento: “Ogni quotidiano o periodico ha un suo target di riferimento ed a quel target bisogna attenersi per stabilire la linea editoriale. Non tenerne conto è da…incoscienti. Se si propone ad un pubblico di anziani il gossip sulle peripezie amorose degli idoli di adolescenti e casalinghe disperate o, al contrario, in un settimanale indirizzato agli adolescenti si parla di politica, economia e finanza, si sbaglia target e si rischia la chiusura per fallimento. Questo almeno ve lo hanno spiegato? Oppure avete saltato proprio quella lezione? Peccato. Il lettore medio del Giornale è maschio adulto ed ha già superato da molto la mezza età. Allora, voi pensate che al signor ZXY40, pensionato settantenne della Ciociaria interessi sapere che Laura Freddi è in dolce attesa? Lo pensate davvero? Sì? Allora, cambiate mestiere.”. Questo è passato, ma più spesso questi commenti vengono censurati.

E’ cambiato qualcosa in questi anni? Direi di no, qualunque pretesto è buono per inserire immagini erotiche, sia che vendano auto, frigoriferi o detersivi, l’immagine fissa è sempre quella; una donna più o meno nuda. Ed ecco l’ennesima conferma, anche oggi, sempre in prima pagina.

Bella foto, vero? Sembra proprio presa da una rivista porno. Invece era tutto il giorno nella Home del Giornale (ora è stata tolta). Ma la cosa divertente è che era a corredo di un articolo sui pericoli delle creme per il corpo: “Essere belli costa. perché la crema a buon mercato ci fa venire allergie ed eczemi“.  Potevano usare una foto di mani, braccia, gambe, viso. Invece no, usano la foto di un bel culo in primo piano. Quindi, leggendo il titolo e guardando la foto, si è portati a pensare che si parli di creme specifiche per quella parte del corpo umano. E mi è venuto spontaneo lasciare questo commento (che stranamente è stato pubblicato): “Parlate di creme e mostrate in primo piano la gigantografia di un cul… pardon, di un Lato B (dimenticavo che lo si può mettere in primo piano e mostrarlo in tutti i modi e le diverse angolazioni, ma non lo si può nominare; abbiamo uno strano senso del pudore). Si tratta di speciali creme per uso anale?”. La domanda finale mi sembra più che naturale; “Sorge spontanea“, direbbe Lubrano. No? Ma sì, meglio riderci sopra e prenderla con  ironia. “E’ la stampa, bellezza”.

Futili motivi per morire

di , 20 Ottobre 2016 03:41

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Sono tutti matti

di , 7 Giugno 2016 10:49

Il mondo sta impazzendo, o almeno così sembrerebbe a leggere certe notizie. Ne abbiamo conferma ogni giorno anche sui media dove non mancano annunci preoccupanti sulla salute mentale della gente. Ecco, per esempio, questi due box che compaiono oggi sulla prima pagina del Giornale.

Non c’è dubbio, parla proprio di pazzi. Sono impazziti i fan di Syria e sono impazziti pure gli utenti di Instagram per una certa Milena Gorum. Non si capisce bene quali siano le cause dell’improvvisa epidemia di pazzia collettiva, ma succede sempre più di frequente. Oggi sono Syria e Milena a provocare crisi di follia, ieri erano altre divette e domani saranno altre ragazze seminude in cerca di visibilità. Sono immancabili su qualunque pagina web. E non si tratta mai di semplici foto; no, sono sempre “Hot“, sono “mozzafiato” o, come in questo caso “fanno impazzire“. La pazzia dilaga, specie sui social network.

Già, la normalità sulla stampa non esiste. Deve essere tutto esagerato, ingigantito, iperbolico. Il guaio è che quando l’iperbole diventa normale e tutti i giorni ci troviamo di fronte a qualche foto che “fa impazzire“, non solo non impazziamo, ma ci viene da scompisciarci dalle risate. Anche perché il più delle volte queste bellezze tanto esaltate non hanno niente di meglio e di più di tante ragazze che incontriamo quotidianamente e che, forse, sono anche meglio di queste donnine spesso rifatte e ritoccate con photoshop. Ma i media sono pieni di questo genere di foto; sono convinti che attirino visite e che questo sia ciò che vogliono i lettori (cosa che resta ancora da dimostrare).  E continuano a riempire pagine e pagine di foto e notizie del tutto inutili, facendole passare per informazione.

Ma siamo sicuri che i lettori siano curiosi di avere notizie di queste vere o presunte star? Quanti saranno i lettori che sanno chi sia questa Milena Gorum? Forse lo sanno i genitori, parenti e qualche amico. Ma noi lo scopriamo leggendo  il pezzo (Instagram impazzito). E’ figlia di Jana Rajilich.  Chi è questa Jana Rajilich?  Non sapete nemmeno questo? Beh, ma allora siete proprio ignoranti. E’ una ragazza che uscì con Mick Jagger negli anno ’80 (non è chiaro se si trattò di un’uscita unica, se le uscite furono più di una, e se dopo essere uscita sia anche rientrata). Beh, lo sanno tutti chi erano le ragazze che 30 anni fa uscivano con Mick Jagger. No? Ma per i più curiosi, o per chi lo ha dimenticato, ecco una precisazione. Forse (la cosa non è proprio sicura, gli storici stanno ancora indagando)  le sue uscite con Jagger furono la causa della separazione da Jerry Hall. Chi è Jerry Hall? No, ragazzi, ma allora site proprio irrecuperabili. Ci rinuncio. Mica vi si può fare tutta la storia dell’umanità. Potevate applicarvi di più, negli anni ’80 erano materia di studio: letteratura, storia, filosofia, fisica, matematica e…ragazze che uscivano con Mick Jagger.

Ora, al di là dell’ironia, una cosa è chiara. Come ripeto da anni, queste notiziette servono solo a riempire le pagine, non hanno alcuna utilità pratica e sono anche ridicole, perché presentano sempre  con grandi strombazzamenti delle foto normali come qualcosa di straordinario. Ma fingono di non saperlo perché ci campano. Allora viene da pensare: visto che ormai abbiamo anche chiuso i manicomi, non sarà pericoloso avere tanti maniaci in circolazione che impazziscono per una foto?  No, in realtà non impazzisce nessuno. Gli unici pazzi sono quelli che continuano a propinarci queste cazzate quotidiane. E mi viene in mente una sigla televisiva che si addice benissimo a questi signori della stampa: “Sono tutti matti“; i giornalisti, non i lettori.

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Parliamo di frivolezze; così evitiamo i discorsi seri

di , 20 Dicembre 2015 20:48

L’informazione è costituita in gran parte da notizie inutili. Si usa riempire le pagine con l’abbondanza del superfluo perché non si può e non si vuole parlare di ciò che è essenziale e veramente importante.  Si evita di parlarne per due buoni motivi: il primo è che non sempre si hanno sufficienti conoscenze e specifiche competenze per parlarne con cognizione di causa; il secondo è che affrontare il tema e dare rilevanza a ciò che è importante ed essenziale rischia di mettere in crisi l’intero sistema economico e sociale basato sul mito del superfluo.

Basta dare uno sguardo alle notizie del giorno per  rendersi conto che il mondo sta attraversando una crisi profonda che prelude a grandi cambiamenti economici, politici e sociali. Capisco la necessità editoriale di riempire le pagine, ma non possiamo concederci il lusso di dedicare tempo, attenzione ed energie preziose a pettegolezzi da comari al mercato, a falsi scoop, ad esercizi di scrittura per opinionisti della domenica ed ai  tipici argomenti di conversazioni  che la casalinga di Voghera, sua cugina e sua cognata, tengono con grande passione e coinvolgimento, mentre sfogliano riviste gossipare sotto l’ombrellone. Eppure questo è lo scenario dell’informazione. Questi sono i temi frivoli trattati non solo da riviste specializzate in gossip, ma anche da illustri ed autorevoli firme della stampa nazionale che, spesso, cadono nella tentazione di esprimere il loro profondo pensiero su argomenti che sono di casa nelle sale di attesa delle parrucchiere per signore. Capisco che anche le persone serie, talvolta, possano lasciarsi andare a cinque minuti di leggerezza; è naturale e comprensibile. Ma lo si fa in privato fra amici, al bar dello sport, dal barbiere o al circolo del tennis, non in prima pagina su quotidiani seri o che si ritengono tali.

Il fanatismo islamico ha scatenato la jihad con una crudeltà inaudita, una guerra che nessuno sembra in grado di fermare. Le minacce di attentati terroristici sono all’ordine del giorno e si tratta di minacce molto serie, concrete e tragiche. L’economia è sempre in crisi profonda, la povertà aumenta, le aziende chiudono o vengono acquistate da imprenditori stranieri. Il debito pubblico, nonostante le promesse dei governanti, è in costante crescita e costituisce una bomba che non sappiamo quando esploderà; la Grecia dovrebbe insegnarci qualcosa. La migrazione di centinaia di migliaia di disperati del terzo mondo continua senza sosta e senza possibilità, e volontà,  di essere fermata o controllata. L’invasione afro/arabo/asiatica dell’Italia, e dell’Europa, è un fatto concreto e drammatico, un impegno ed una mobilitazione di uomini e mezzi insostenibile, che ci sta costando miliardi di euro e causerà tensioni e conflitti sociali gravissimi (oltreché pericoli di attentati terroristici, di possibili epidemie e di crescenti rischi per  la sicurezza) che non saremo più in grado di contrastare.

Circa un anno la stampa ha riportato la notizia che il Comune di Forni Avoltri, un paesino friulano della Carnia con 600 abitanti rischia il fallimento a causa dei costi per l’assistenza di quattro immigrati minorenni (il costo dell’accoglienza dei minori è  a carico dei Comuni che li ospitano). La fattura inviata dalla cooperativa che li assiste è di 10.000 euro per due mesi (Il paesino rischia fallimento: colpa dei profughi). Il che significa 1.250 euro a testa al mese. Alla faccia dei pensionati al minimo, di cassintegrati, disoccupati, alla faccia della maggior parte dei pensionati che non arrivano a mille euro al mese (molti sarebbero felici di avere 10.000 euro all’anno), alla faccia dei precari e perfino dei lavoratori che percepiscono stipendi e salari spesso inferiori a quello che ci costa mantenere un ragazzo africano. Gli italiani sono tartassati da controlli fiscali che scoraggiano le attività produttive e puniscono anche le minime infrazioni con multe anche di migliaia di euro (Vedi: “Pensionato vendeva 35 pesche; multa di 5.000 euro“, e “Olbia, vendeva le palmette di Pasqua; multa di 5.000 euro).

In compenso i nostri solerti vigili sono di manica larga quando si tratta di individuare irregolarità da parte degli ambulanti abusivi stranieri; chiudono un occhio, anzi due, tanto poi si rifanno con gli italiani. Solo a Roma, secondo la denuncia di Confcommercio operano tranquillamente 18.000 venditori abusivi, senza controlli e senza multe. E non solo Roma. Le strade, spiagge, parcheggi e piazze d’Italia sono invase da decine di migliaia di ambulanti, in prevalenza marocchini e senegalesi, che vendono, abusivamente,  cianfrusaglie e prodotti taroccati, senza che nessuno intervenga. Le anime belle ci ripetono ogni giorno che questa è gente che scappa dalle guerre e dalla fame. Ma non ci risulta che in Marocco o in Senegal ci siano guerre, né che la gente muoia di fame. Proprio ieri il TG3 regionale della Sardegna riportava la notizia dello sbarco di 22 algerini sulla costa di Sant’Antioco, che si aggiungono ad altre decine di migranti, sempre algerini, arrivati su piccole imbarcazioni nei giorni precedenti sulla costa sud occidentale sarda di Capo Teulada. Nemmeno in Algeria ci sono guerre.  Il nostro ministro Alfano ha scoperto solo di recente che l’Italia è invasa da “vu’ cumprà“, cosa che gli italiani sanno e vedono ogni giorno da almeno 20 anni. Ma non vi venga in mente di lamentarvi o guardarli con fastidio: sarebbe razzismo e xenofobia.

Le aziende italiane già da anni sono in vendita all’asta, in saldi e offerte speciali, al migliore offerente. Arrivano da tutto il mondo per fare acquisti vantaggiosi in Italia. Gli ultimi ad arrivare e concludere ottimi affari sono gli indiani di Mahindra: hanno acquisito Pininfarina, un simbolo dell’imprenditoria italiana, un marchio storico e prestigioso del design e del made in Italy.  Già, quegli indiani che, chissà perché nell’opinione comune sono ancora poveri da terzo mondo, quelli per i quali ancora qualche anno fa si facevano (e forse si fanno ancora) raccolta fondi e donazioni per aiutare i poveri. Poi quei “poveri” arrivano in Italia e si comprano la Pininfarina.  I poveri siamo noi, anche se non vogliamo ammetterlo. Siamo in piena recessione, non si vedono spiragli per il futuro, siamo letteralmente nella merda, ma paghiamo costi altissimi per finanziare quel servizio taxi diretto e gratuito via mare “Libia-Italy”, inventato da Enrico Letta e caldamente sostenuto dalla sinistra buonista e terzomondista, che hanno chiamato missione Mare nostrum, diventato poi Frontex e “Mare sicuro” (300.000 euro al giorno) e per garantire vitto, alloggio, assistenza, paghetta e tutti i diritti possibili ai disperati del terzo mondo; anche agli indiani e pakistani.

E la politica minimizza il pericolo dell’invasione, campa di improvvisazione e slogan, parla di riforme vaghe, di “sblocca Italia”, di diritti gay, di ius soli, di integrazione, di accoglienza, di legge elettorale, di unioni civili, di omicidio stradale, di cose che alla maggioranza degli italiani, ormai disperati e senza speranza, importa poco o nulla. In Iraq, Siria, Libia, Egitto, Nigeria, Pakistan, i jihadisti islamici bruciano le chiese, scacciano i cristiani o li massacrano (500 sepolti vivi in Iraq e 300 donne ridotte in schiavitù ad opera dei “nostri fratelli” dell’Isis). E noi niente, non ci scomponiamo, siamo troppo occupati ad accogliere i migranti, assisterli, vestirli, nutrirli, curarli, pulirgli il culetto, assicurargli wi-fi (dicono che sia un diritto), sigarette, schede telefoniche, la TV satellitare per seguire il calcio africano e adeguare la cucina ai loro gusti alimentari, altrimenti protestano. Sì, perché noi siamo buoni, ma quanto siamo buoni, troppo buoni, non applichiamo il biblico “dente per dente”, non rispondiamo all’odio e la violenza. No, noi sopportiamo pazientemente, porgiamo l’altra guancia, e quando finiamo le guance porgeremo altro, perché siamo buoni e perché  il Papa dice che i musulmani sono nostri fratelli.

Infatti, mentre nel mondo i musulmani fanno strage di cristiani, noi li aspettiamo a braccia aperte, anzi li andiamo a prendere direttamente alla partenza con le navi della Marina (poco ci manca che li accogliamo con la banda musicale, spari di razzi, granate e mortaretti, tarallucci e vino e ricco buffet),  creiamo le “Consulte” islamiche, gli garantiamo subito tutti i diritti umani possibili ed apriamo moschee in pieno centro storico. Poi si scopre che usano le moschee per fare opera di proselitismo per la guerra santa ed incitano all’odio. Alfano si sveglia di colpo e, giusto per mostrare al popolo che il ministro fa qualcosa per guadagnarsi la pagnotta, espelle il predicatore dell’odio: uno fra mille. E gli altri predicatori che operano indisturbati da anni nelle nostre città, in madrasse jihadiste mascherate da moschee ricavate in garage, scantinati, appartamenti privati o centri culturali, dove si predica il Jihad e l’odio verso l’occidente e gli infedeli? Niente, silenzio, anzi, meglio non protestare, altrimenti dicono che alimentiamo l’odio e la xenofobia, il Papa si addolora e la Boldrini, poverina, ne soffre.

Ma noi facciamo finta di non vedere; sono nostri fratelli, dobbiamo accogliere tutti, buoni e cattivi, anche chi ci odia (lo dice ancora il Papa). Per dimostrare quanto siamo buoni e democratici, ospitiamo in televisione pittoreschi imam di borgata che fanno esercizio di dissimulazione davanti a gente che finge di credere a quello che dicono. Nessuno ha ancora capito come e perché si diventi imam e con quali titoli e credenziali; basta che un musulmano qualunque affitti un garage, ci sistemi alcune copie del Corano e quattro tappetini per terra rivolti a La Mecca e può proclamarsi imam e guida spirituale, viene intervistato, ascoltato come autorevole rappresentate del mondo musulmano e spesso finisce in televisione. Non c’è talk show che non abbia come ospite un imam, un mediatore culturale, un musulmano adulto o un rappresentante dei “giovani musulmani” (strano che non invitino anche i rappresentanti delle “Giovani marmotte”), o giovani virgulti maghrebini che hanno
la cittadinanza italiana per grazia ricevuta, fanno carriera politica e pretendono di insegnare agli italiani i diritti umani e la Costituzione.

E’ la conferma del villaggio globale; una donna viene dal Congo, trova l’America in Italia, lavora a Bruxelles, dopo essere stata anche ministra, e  pretende di dare lezioni di cultura, diritti e morale ai discendenti di chi quei concetti li praticava e li diffondeva 2.000 anni fa. Per un residuo di carità cristiana, evitiamo di dire cosa facevano e come vivevano 2.000 anni fa nelle savane o nei deserti africani (e forse qualcuno vive ancora così), gli antenati di coloro che oggi pretendono di darci lezioni. Intanto i media lanciano la “caccia al razzista“, come nuova crociata e guai a parlare di banane (Tavecchio ne sa qualcosa) o di vu’ cumprà; sono allusioni offensive, è razzismo! Ormai al mercato le banane si vendono sotto banco, di nascosto, per paura di essere accusati di razzismo. E nessuno reagisce, nessuno protesta, nessuno promuove un minimo di opposizione a questa truffa culturale, ipocrita e subdola, che ci condurrà in breve al totale disfacimento sociale. I nostri politicanti fanno le tre scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano, e continuano indifferenti a godere i loro privilegi, alla faccia nostra e lontani dal fastidio dei campi rom, dei centri di prima accoglienza e dalle piazze, strade, interi quartieri o piccoli paesi occupati da immigrati che fanno sembrare i borghi d’Italia simili alle periferie di Nairobi. “Occhio non vede, cuore non duole”, si dice. Rom ed africani non bivaccano sotto Montecitorio.

 Ma i nostri mezzi d’informazione (giornali, TG, internet, salotti TV), invece che parlare di questi aspetti drammatici, sono pieni di dettagli sulla vita privata di calciatori, veline, VIP, personaggi dello spettacolo e della TV, dell’ultimo tweet di Renzi, del fascino della Boschi o dell’abito verde pisello della Santanchè, di resoconti e commenti di programmi TV, della farfallina di Belen, isole dei famosi, reality, fiction, dati auditel e share, chi scende e chi sale, cuochi, ballerine, comici, calcio, Luxuria e tagliatelle di nonna Pina. Questa specie di Blob mediatico è totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che ogni giorno leggono i quotidiani o seguono la TV, sperando di trovare risposte serie ai mille problemi quotidiani o sentire finalmente un motto di orgoglio, di rivolta, di  difesa di quello che resta dell’Italia, della sua storia, la cultura, le tradizioni, i valori; prima che sia troppo tardi e ammesso che resti ancora qualcosa da salvare. Ma niente, ormai non c’è speranza di fermare i barbari. Anche le oche del Capidoglio hanno tradito la patria, sono diventate buoniste. Invece che starnazzare per avvertirci del pericolo vanno incontro festosamente ai barbari, aprono le porte della città e si vendono per una manciata di granaglie geneticamente modificate (e pure di provenienza cinese).  Non ci sono più le oche di una volta.

 (Anche perché nella foga del magna magna generale, pare che abbiano “magnato” pure quelle)

Top News del giorno

di , 12 Dicembre 2015 17:28

Notizia di apertura di oggi “Alberto Stasi condannato a 16 anni“. Anche non volendo tutti sono informati. E’ la Top news, la notizia di apertura di quotidiani e TG.

Questo a lato è il titolone di apertura del Corriere.it. Ma anche gli altri quotidiani in rete la riportano come apertura. Lo stesso hanno fatto le edizioni del telegiornale delle 13 del TG5 e quello delle  13.30 del TG1. E’ la notizia più importante del giorno. Delle notizie d’apertura parlavo circa 15 giorni fa in “Top News“, dove riportavo alcune aperture del quotidiano regionale L’Unione sarda. Quindi eviterò di ripetere considerazioni fatte e rifatte.

Tuttavia, siccome parlo spesso dell’argomento, è l’occasione buona per fare un esempio pratico di ciò che intendo dire quando affermo che la maggior parte delle notizie e di quello che spacciano per informazione è costituita da notizie di nessuna utilità pratica per i cittadini. Questa di oggi è un esempio emblematico. E’ la notizia di apertura, la pià importante, abbiamo detto. Quindi si presume che chi opera nel mondo dell’informazione sia convinto che questa sia una notizia che interessa tutti o quasi tutti i cittadini. Ecco perché è la top news. Altrimenti sarebbe relegata all’interno del giornale, nella pagina della cronaca locale con appena “10 righe in cronaca“. Se invece è la notizia più importante significa che è di grande, anzi grandissimo interesse pubblico.

Bene, allora non resta che fare un piccolo esperimento. Basta chiederci quanto la notizia della condanna di Stasi ci interessi personalmente. Non intendo a livello di semplice curiosità per l’evento. Voglio dire quale interesse reale e quale utilità abbia per la vostra vita, per il lavoro, gli affetti, i rapporti sociali, programmi e progetti per il futuro. Se siamo onesti, scopriremo che non ha alcun valore; interesse pratico e reale uguale a zero. Non cambia di una virgola la nostra vita. E’ senz’altro importante per l’interessato, per familiari, parenti, amici e conoscenti, vicini di casa e, forse, concittadini. Ma per noi non ha alcuna utilità ed interesse; zero. Allora come mai una notizia che per la quasi totalità della popolazione italiana non ha alcun interesse reale diventa la notizia più importante della giornata, quella di apertura di quotidiani e telegiornali?

Una notizia, per essere considerata tale, deve avere utilità pubblica? Oppure qualunque notizia che riporti un fatto anche del tutto insignificante può essere considerata di interesse pubblico? Cos’è una notizia di interesse pubblico, come si valuta l’importanza di una notizia e con quale rilievo bisogna pubblicarla? Ecco, queste domande dovrebbero essere riportate a caratteri cubitali su grandi cartelli affissi nelle redazioni di quotidiani,  riviste e telegiornali. Domande cruciali che sono alla base del giornalismo e che dovrebbero porsi innanzi tutto gli addetti ai lavori, redattori, cronisti, giornalisti, inviati, corrispondenti e direttori. Ma anche i semplici cittadini. Prima o poi qualche domanda bisogna anche porsela, se vogliamo capire in che mondo viviamo. E se vogliamo cominciare ad avere una visione critica della realtà e cercare di difenderci dagli effetti nefasti di un’informazione assillante che ogni giorno ci scarica addosso una valanga di notizie del tutto inutili che occupano la nostra  mente con effetti negativi sulla funzionalità mentale, sulla memoria, la capacità di concentrazione e sulla salute in generale. Nessuno sembra preoccuparsi degli effetti negativi di un eccesso di informazione e si stimoli esterni ai quali siamo sottoposti quotidianamente e senza interruzione. Forse nessuno se ne occupa perché temono di scoprire quali effetti abbia per la salute fisica e mentale. Allora facciamo finta che tutto va ben, madama la marchesa.

A chi interessano queste notizie? In primo luogo e soprattutto a chi ci campa; a chi lavora nel mondo dell’informazione e grazie alla diffusione di notizie porta a casa uno stipendio. A loro interessa, e molto, la notizia della condanna di Alberto Stasi. Interessa perché ci fanno i titoloni d’apertura, i resoconti dei processi, riportano le sentenze, le interviste a familiari, avvocati ed esperti, imbastiscono dibattiti in televisione, ci ricavano intere puntate di programmi sulla cronaca nera con esperti di ogni genere, opinionisti e criminologi: c’è tutto un circo che si muove…e ci campa. Ma al comune cittadino quanto interessa? Zero o quasi. Ecco, quando cominceremo a capire questo sottile inganno che chiamano informazione, forse cominceremo ad essere più attenti e critici nel leggere le notizie, nell’ascoltare i servizi dei telegiornali che spesso si riducono ad essere portavoce e megafono del potere politico, economico, culturale. Cominceremo ad essere più diffidenti nei confronti di esperti tuttologi, a non lasciarci abbindolare dagli annunci di scoop, di “esclusive”, di rivelazioni epocali.

Proviamo ogni tanto, quando sentiamo certe notizie, a porci questa semplice domanda: mi interessa davvero e quanto?  E  questo flusso continuo di notizie che ci arriva in tempo reale da tutto il mondo,  ci serve davvero, ci aiuta a vivere meglio, ci arricchisce culturalmente, ci rende più sereni e felici, rende il mondo migliore? Credo proprio di no, la risposta è negativa e proprio le tragiche notizie di cronaca nera che riempiono ogni giorno le pagine sono la conferma. Non solo l’eccesso di informazione non ci migliora la vita, ma questa valanga di violenze quotidiane riportata dalla stampa ci avvelena, genera stress, ansia, angoscia, aggressività ed è causa di devastanti effetti sulla salute psicofisica che si riversano spesso in maniera tragica nei rapporti familiari e sociali. La cronaca della violenza genera violenza; che finisce in cronaca, alimentando un circolo vizioso con effetti tragici.

Top news

di , 29 Novembre 2015 21:47

Le Top news sono le notizie d’apertura, le più importanti della giornata. Il titolo d’apertura può cambiare, secondo la linea editoriale della testata o le indicazioni del direttore, ma di solito riguarda la politica, l’economia, eventi di rilevanza nazionale ed internazionale o fatti di cronaca particolarmente gravi. Anche l’ambito di diffusione della stampa periodica può influire sulle scelte di un giornale, compresi gli articoli di prima pagina ed i titoli di apertura. Un grande quotidiano nazionale darà più spazio ai temi di interesse generale, un quotidiano regionale sarà impostato in gran parte su notizie di carattere locale. Ma l’apertura, e la prima pagina, generalmente è riservata a notizie di rilevanza nazionale o internazionale, mentre la cronaca regionale è collocata nelle pagine interne.

Bene, fra i siti che seguo regolarmente, c’è quello del quotidiano regionale L’Unione sarda. Contrariamente a quanto fanno altri quotidiani nazionali, L’Unione sarda non riporta gli articoli per intero, ma fa una specie di riassunto in poche righe dell’articolo e rimanda chi volesse leggerlo per intero all’edizione cartacea. E’ una scelta editoriale, avranno le loro buone ragioni. Ma quello che mi incuriosisce è che le notizie di apertura quasi sempre riguardano fatti di cronaca come incidenti stradali, incidenti sul lavoro, morti ammazzati per faide di paese, violenze di vario genere, sesso, droga (e rock’n roll).  Insomma, sembra un bollettino di guerra. Questa, salvo casi particolari, è l’impostazione del quotidiano. Tanto che circa un mese fa mi son preso la briga di prendere nota per qualche giorno di quale fosse la notizia d’apertura che compariva in testa alla pagina, accompagnata sempre da una grande foto, per ricavarne un curioso post in cui mostrare con ironia la linea editoriale del nostro maggior quotidiano regionale. Poi si lascia perdere, un po’ perché non vale la pena di dedicare tempo e pazienza a scrivere delle considerazioni che sono del tutto personali , un po’ perché alla gente, molto probabilmente, poco importa di notare queste curiosità. Eppure bisognerebbe farci caso, perché anche da queste piccolezze si può capire quale sia l’atteggiamento della stampa nei confronti della realtà quotidiana e quale sia il loro indice di priorità nel diffondere le notizie.

Oggi, però, l’eccesso di notizie di incidenti era tale che non si poteva non notarlo. Sembrava davvero un bollettino degli incidenti stradali a cura dell’Anas. Ed allora ho ripreso quel vecchio post, che avevo salvato giusto con i link ai titoli di apertura di una settimana. Li riporto così com’erano.

- 19 ottobre 2015: Nonnina nel dirupo al rientro dalla festa

- 20 ottobre 2015: Omicidio a Benetutti, allevatore di 51 anni freddato nelle campagne del paese.

- 21 ottobre 2015: Nuoro, sesso a pagamento nel centro massaggi. Blitz della polizia, 8 indagati.

- 22 ottobre 2015: Scontro frontale fra due auto; donna muore dopo salto di corsia.

- 23 ottobre 2015: Cagliari, violenza sessuale su un trans: due pregiudicati in manette.

- 24 ottobre 2015: Cagliari, scippo davanti all’ospedale; ragazza in cella insieme ai due fratelli.

25 ottobre 2015: Incidente mortale nella notte a Olbia: muore scooterista di 29 anni.

Ecco, queste erano le Top news dell’Unione sarda nella settimana dal 19 ottobre al 24 ottobre. Viene da sorridere notando che la Top news del 19 ottobre, la notizia più importante della giornata, sia quella che riporta la caduta di una vecchietta che rientrava a casa dopo la festa del paesello, a San Vito. Una volta queste erano notizie da riportare con dieci righe in cronaca nelle pagine interne. Oggi diventano “Top news“, la notizia più importante della giornata, titolone d’apertura “La nonnina nel fossato“. All’Unione devono avere una strana idea della rilevanza dei fatti di cronaca. Deve essersi verificato qualche strano incidente di percorso  nell’evoluzione della stampa.

Sarà un caso particolare, una curiosa coincidenza? Sarà che proprio in quei giorni i cronisti erano tutti in ferie e le notizie di prima pagina le scriveva un apprendista aspirante praticante giornalista in prova che aveva seguito un corso accelerato per corrispondenza tenuto da Topo Gigio? No, evidentemente è proprio la linea editoriale del nostro quotidiano. Ecco, infatti, la “Top news” di oggi: “Sestu, auto fuori strada, muore una ragazza“. Fatta salva la pietà ed il rispetto per i morti, sinceramente vi sembra che questa possa essere la notizia più importante della giornata per i sardi e la Sardegna? Posto che familiari, parenti ed amici saranno già informati del tragico incidente, che interesse può avere per un sardo di Alghero, di Olbia, di Tresnuraghes o Noragugume? E’ una notizia di interesse generale? No, non lo è. Punto. Quindi usarla come “Top news” e notizia di apertura è quantomeno anomalo e poco corretto. Ma andiamo oltre, vediamo quali sono le altre notizie di prima pagina di oggi.

Eccole qui, esattamente sotto la Top news di apertura questo è l’elenco delle notizie di “Primo piano“. Stiamo parlando sempre di notizie che dovrebbero essere quelle più importanti della giornata: 1) Pedone travolto alla Caletta. 2) Scontro frontale a Muravera. 3) Coniugi morti in auto a Ussana. 4) Moto fuori strada a Lanusei. 5) Villacidro, incidente all’ippodromo. A noi sardi il terrorismo dell’Isis, gli attentati di Parigi, l’invasione degli immigrati, la disoccupazione e la povertà in crescita ci fanno un baffo. Quello che ci interessa sono gli incidenti stradali. O almeno, da quello che si vede, questo è ciò che pensano all’Unione sarda. Che interesse possono avere queste notizie per il 99,9% dei sardi? Qualcuno all’Unione se lo chiede? Non è un quotidiano d’informazione, è un bollettino stilato dalla Polizia stradale. A chi può interessare? Direi soprattutto alle Agenzie di pompe funebri, alle ditte di soccorso stradale e, se le auto non sono troppo malridotte, ai carrozzieri. Non sono cinico, sto giusto facendo una considerazione logica e razionale. Eppure questa è quella che spacciano per informazione, per servizio pubblico. E guai a criticarli, vi accusano subito di attentare alla libertà di stampa ed alla libera informazione.

Continuo ad avere molte perplessità su ciò che intendono oggi per informazione e servizio pubblico. Ed ogni giorno ho la conferma che ciò che penso da sempre sulla stampa e sui media non è una mia fissazione, ma è la pura e semplice verità riscontrabile quotidianamente. Riempiono le pagine di notizie inutili per evitare di parlare di cose serie che interessano davvero i cittadini. Mi viene in mente un vecchio post di 12 anni fa (ottobre 2003). Avevo aperto da poco questo blog e, a dimostrazione che questo argomento lo sento particolarmente, dedicai un post “Notizie inutili” ad una frase di Emilio Fede, direttore del TG4. Dopo una serie di notizie varie, disse chiaramente “Ed ora una notizia di utilità collettiva“. La notizia riguardava uno sciopero del personale delle Ferrovie che, quindi, interessava tutti gli italiani. E concludevo amaramente: “Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente…non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili…sono inutili. E se sono inutili…perché le dicono?“.  Già, perché?

Dicevo anche che bisognerebbe chiedersi quale sia il vero interesse pubblico delle notizie che ci propinano ogni giorno e spacciano per informazione. Scrivevo: “Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi.”. E allora che senso ha questo gigantesco apparato mediatico che sulla stampa, radio e televisione, internet,  ci inonda di milioni di notizie da tutto il mondo in tempo reale? A chi giova veramente? Certo giova molto a chi ci lavora e ci campa; molto meno ai cittadini.

Ecco, bisognerebbe fare questo piccolo esperimento, ogni volta che leggiamo un quotidiano, una rivista o seguiamo in televisione un telegiornale o un talk show. Forse la gente non si rende conto di quanto sia importante un’informazione seria, corretta e di vera utilità per i cittadini. I media formano l’opinione pubblica che è quella che poi opera le scelte politiche, etiche, sociali, culturali e condiziona perfino i consumi. Chi ne conosce il potere lo usa a proprio beneficio; i cittadini che non ne conoscono i meccanismi non hanno difese nei confronti dell’informazione (e della pubblicità) e sono alla mercé di operatori senza scrupoli che manipolano l’informazione a proprio vantaggio. I cittadini dovrebbero essere informati di questo pericolo. Ma chi dovrebbe informarli? Ovvio, i mezzi d’informazione che, però, non lo faranno mai perché sarebbe contro il loro interesse. Cari cittadini, mi sa che siete fregati, comunque, senza scampo.

Decine di post dedicati a questo argomento sono riportati nella colonna a lato sotto la voce “Mass media, società e violenza“, “E’ la stampa, bellezza”, e “Stampa, TV, Web“.

 Vedi

- Pane, sesso e violenza

- Mondiali e delitti

- Il Papa ha ragione

- Quei farabutti della stampa

- Libertà di stampa, per chi?

- La stampa (e la rincorsa verso il basso)

- Guardi siti porno?

- Stampa copia/incolla

- Stampa di regime

- Cronisti copia/incolla

Ma soprattutto, a conferma del fatto che non sono io ad avere la fissazione di prendermela con la stampa,  vale la pena di leggere questo articolo che ho citato spesso in passato e che spiega molto meglio di quanto possa fare io la deriva della stampa di oggi:” Troppe tette e culi.  Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip“. E’ un articolo pubblicato anni fa sul quotidiano spagnolo El Pais, poi tradotto e pubblicato su La Stampa nel 2007. L’autore è il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. Prende spunto per l’articolo dal dilagare del gossip su tutti i mezzi d’informazione. Ecco cosa scrive: “…da cinque giorni, non riesco a evitare d’imbattermi, qualsiasi giornale apra e qualsiasi programma di notizie ascolti o veda, nel corpo nudo della signora Cecilia Bolocco Menem.”.

La signora alla quale si riferisce è questa a lato, Cecilia Bolocco, Miss Cile 1987 e poi, nello stesso anno, anche Miss universo. Sposata poi dal 2001 al 2007 con l’ex presidente argentino Carlos Menem. E questa foto è una di quelle che riempivano tutte le riviste spagnole in quel periodo. La nostra stampa non è certo da meno di quella spagnola.  In quanto a gossipate non ci batte nessuno.

 

Dolori e deliri

di , 18 Settembre 2015 07:09

Ancora due notizie importantissime: Belen a Spoleto ed i dubbi amorosi di Balotelli. Questi due personaggi sono ormai due casi clinici della stampa nostrana. Non passa giorno che non siano in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano. Ed ancora non si capisce il perché. Mistero.

Ecco lo spazio che  dedica oggi il quotidiano L’Unione sarda alle nostre celebrità. Almeno è onesto e riporta il richiamo in prima pagina, ma sotto la voce “Gossip“. Perché di questo si tratta; puro, semplice, inutile ed insignificante Gossip. E trattandosi di gossip, certe notizie dovrebbero comparire, com’è logico, nelle riviste di gossip. No? Invece le troviamo ovunque, su tutti i siti di informazione in rete, e costituiscono almeno i 2/3 dell’intera informazione. Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno ci obbliga a leggerli. Ma non è così semplice, anzi è quasi impossibile, perché quando si leggono le notizie in rete, volenti o nolenti, scorrendo le pagine, leggi almeno i titoli degli articoli. Quindi, anche non volendo, tutti i santi giorni dobbiamo farci l’indigesta scorpacciata di titoli ed immagini gossipare. Anche dove non dovrebbero esserci.

Ecco, per esempio, la notizia riportata oggi sulla prima pagina del Corriere.it “Perché non ho mai provato l’amore vero?”:  con grande evidenza, poco sotto o a fianco di notizie ben più serie e gravi sul flusso di migranti all’est, l’alluvione a Piacenza ed il terremoto in Cile. Ma se questo è gossip, allora è fuori posto, poiché non mi risulta che il più importante quotidiano italiano sia una rivista di gossip. Ma evidentemente deve esserci stato ultimamente un drastico cambio di linea editoriale, visto che, per il Corriere (ma anche per gli altri quotidiani), il dubbio amoroso di Balotelli vale quanto i morti cileni o la devastazione nel piacentino.  Ed immagino che questa domanda angosciante “Perché Balotelli non ha mai provato il vero amore?”, se la pongano tutti gli italiani, compresa la casalinga di Voghera, il precario calabrese, il minatore cassintegrato del Sulcis e la pensionata che cerca di recuperare qualcosa di commestibile fra gli scarti dei mercati. Deve essere così, se il Corriere dà tanta importanza e visibilità ai dubbi amorosi di questo ragazzotto sopravvalutato e pompato dalla stampa. In confronto ai dolori del giovane Balotelli, quelli del giovane Werther sono bazzecole, quisquilie, sciocchezzuole adolescenziali. Tutti hanno diritto di dire sciocchezze o di gingillarsi con i messaggini social; anche i bambini, gli idioti e gli ex boy scout che fanno carriera politica. E tutti hanno diritto di essere stupidi. Ma non per questo tutte le sciocchezze e le stupidaggini devono finire in prima pagina.

Il caso di Belen Rodríguez (ma vale anche per Balotelli e per tutte le altre celebrità del mondo dello spettacolo) sarebbe da studiare nei corsi di giornalismo o di scienze della comunicazione. Non passa giorno che anche questa ragazzotta argentina che ha trovato l’America in Italia, non sia in prima pagina. Una volta dall’Argentina arrivavano tanghi, calciatori e quarti di bue; ultimamente arrivano bond spazzatura, belle ragazze e Papi oriundi. E’ l’evoluzione dei tempi.  Ogni giorno i nostri solerti cronisti trovano qualche spunto e pretesto per sbattere in prima pagina la foto, quasi sempre seminuda, della nostra show girl. In particolare il Giornale le dedica ampio spazio; raramente succede che scorrendo la prima pagina non ci sia una foto di Belen. Mah, avranno un accordo speciale con l’agente, sarà particolarmente simpatica al direttore, avrà qualche parente in redazione; misteri della stampa.

Questo è il pezzo riservatole oggi sul Giornale. La notizia è che partecipa ad una puntata della fiction Don Matteo 10. Ora bisognerebbe aprire un altro discorso su questo prete che, invece che fare il prete, è sempre immischiato in indagini poliziesche. Ma è un’altra storia. La cosa curiosa è che siano arrivati alla decima edizione di questa fiction. Mah, si vede che gli italiani hanno degli strani gusti. Prima le storie erano ambientate a Gubbio, dove ogni giorno c’era un morto ammazzato; una strage che non si vedeva nemmeno nella Chicago degli anni di Al Capone. Ora si sono trasferiti tutti, armi e bagagli, a Spoleto. E la musica non cambia.  E sempre Don Matteo impegnato a risolvere i casi. Certo che ha proprio sbagliato mestiere; doveva arruolarsi fra i carabinieri, invece che andare in seminario. Allora viene il sospetto che sia proprio questo Don Matteo che porti iella e dove va lui succede il finimondo. Ma oggi la notizia è che la nostra Belen fa parte del cast della puntata. E per far apparire la notizia più importante di quello che è, si esagera col titolo: “Belen Rodriguez escort per don Matteo:  a Spoleto folla in delirio“.

Non capisco perché si debba sempre esagerare, ingigantire, esasperare, gonfiare i titoli, usare l’iperbole sempre e comunque, come se qualunque sciocchezza gossipara sia una questione di fondamentale importanza per le sorti del mondo. Ormai questo è lo stile della nostra stampa; fuori dalle righe, fuori dal senso della misura ed anche fuori dal buon senso. Non basta dire che Belen partecipa alla fiction? No, bisogna urlare che “la folla è in delirio“. Un’improvvisa esplosione di follia collettiva; tutti ricoverati in neurologia.  Allora,  vediamo cosa significa il termine delirio.

Delirio: “Stato psicopatologico caratterizzato da un’alterata interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, per una attribuzione acritica di significati abnormi a percezioni, ricordi e idee.” (Enciclopedia Treccani). Delirio: 1) Stravolgimento del giudizio sulla realtà, proprio di forme psicotiche. 2) Stato allucinatorio e confusionale che può verificarsi in seguito a una forte febbre. 3) Perdita della visione razionale a causa di un sentimento, di una passione travolgente. (Sabatini Coletti).

Vista la definizione ci si chiede in quale delle suddette condizioni si trovava la folla di Spoleto per essere definita “in delirio“.  In nessuna, suppongo. Immagino, piuttosto,  che la folla di Spoleto non solo non sia poi così “folla” (al massimo qualche decina di adolescenti e curiosi sfaccendati di passaggio), ma che, soprattutto, non ci sia stato nessun caso di delirio collettivo. Ho la sensazione che, invece, una vera e propria epidemia di delirio, in forma patologica acuta, sia diffusa nelle redazioni dei quotidiani. E’ solo un sospetto. Magari chiamiamo Don Matteo per risolvere il caso.

Ma questa non è informazione, come vogliono farci credere. Queste non sono notizie. Sono insulsaggini e pettegolezzi da cortile mediatico, scorie e scarti di lavorazione, spazzatura maleodorante buona solo per chi ha bisogno di raccattare inutili cianfrusaglie e paccottiglia assortita da stipare nel cervello per illudersi di averlo pieno.

Pensierino poetico sui dolori del giovane Werther (ma va bene anche per quelli del giovane Balotelli)

Stava Werther sulla plancia

con in petto un gran dolore.

Ma non era mal d’amore,

era solo mal di pancia.

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P.S. (19 settembre)

Confermata l’ipotesi di ieri: è in atto una gravissima epidemia di “Delirio” di massa.

Come dicevo ieri, a proposito della “folla in delirio” a Spoleto per la presenza di Belen Rodríguez, temo che si tratti di un’epidemia generale che sta coinvolgendo l’intera penisola. Ecco oggi la conferma a questa ipotesi. Sul quotidiano L’Unione sarda viene riportata questa allarmante notizia: “Quartu, migliaia di fan in delirio“.  Dopo Spoleto, il terribile virus del delirio attraversa il Tirreno ed arriva in Sardegna a  Quartu S.Elena. Non c’è dubbio, si tratta di una gravissima epidemia, tipo Ebola, aviaria, mucca pazza, Aids. Purtroppo è difficilissimo individuare la natura del virus,  poiché Le cause scatenanti la patologia sembrano essere diverse e possono variare secondo il luogo, il giorno, e forse anche il clima.  A Spoleto il delirio è esploso per la presenza di Belen, a Quartu per un concerto dei Tazenda. Evidente che la causa scatenante è sempre la presenza di personaggi dello spettacolo. Resta da capire (ma esperti e scienziati stanno già studiando il caso) quale sia il nesso tra lo spettacolo e la patologia. Gli artisti sono portatori sani del virus e lo diffondono tra il pubblico? Oppure i fan hanno una particolare predisposizione ad essere colpiti da delirio?  Il ritrovarsi in centinaia o migliaia tutti insieme, vicini ed a stretto contatto in uno spazio ristretto, può favorire l’insorgere della patologia? In attesa di risposte a queste angoscianti domande, e magari alla predisposizione di uno specifico vaccino anti-delirio, il consiglio è di tenersi alla larga dai personaggi dello spettacolo e da manifestazioni di piazza.

Bleona chi?

di , 26 Novembre 2014 13:26

Chi era costei?”, direbbe don Abbondio. Magari sarà nota ai ragazzi, ma credo che la maggior parte delle persone adulte (a meno che non siano assidui lettori di Novella 2000 o adolescenti fanatici delle pop star) abbia qualche difficoltà a  sapere chi sia questa Bleona e cosa faccia di bello nella vita per finire in prima pagina. Ma siccome oggi bisogna essere informati e sapere tutto di tutti, ecco che stampa, televisione e web  provvedono ogni giorno a spiattellarti sotto gli occhi, nel mucchio di spazzatura indifferenziata che chiamano informazione, tutte le foto (il più delle volte taroccate con Photoshop) di star vere o presunte o aspiranti tali.

Così, facendo la solita carrellata sui siti dei nostri quotidiani nazionali (informarsi è un dovere) capito su Libero.it e, scorrendo la pagina, mi trovo sotto gli occhi questa  foto di una ragazza per me sconosciuta, fino a quel momento. Ma la didascalia dice “Bleona, vestito a rete e mini tanga“.  E leggendo le poche righe del pezzo facciamo due scoperte fondamentali per accrescere la nostra cultura. La prima è che lei si chiama Bleona, è di origine albanese e fa la cantante. La seconda scoperta, che a prima vista ci era sfuggita, è che non è nuda, ma indossa un vestito (non si vede, ma c’è). Ed in questo classico, fine ed elegante abbigliamento da serata di gala  si è presentata alla cerimonia ufficiale dell’American Music Awards di Los Angeles. Giudicate voi se questo si può definire “vestito“. Ricorda tanto i vestiti nuovi dell’imperatore. Peccato che a queste manifestazioni non ci sia un bambino che, forte della sua innocenza, gridi “Il Re è nudo!”.

Ricordo che qualcuno ha detto che la vera eleganza passa inosservata. Ma erano altri tempi. Oggi, invece, specie nel mondo dello spettacolo, non sanno più cosa fare per fare scalpore, scandalo e far parlare di sé, pur di conquistare un servizio sulle riviste. La cosa più frequente, più facile (e più redditizia) è quella di mostrarsi nude o quasi. Su queste immagini i media ci campano alla grande e tutti i giorni trovate immagini simili che riempiono riviste, quotidiani, pagine web, televisione. E’ un trionfo di nudità, di erotismo e di richiami sessuali espliciti. Ora, bisognerebbe chiedersi qual è il messaggio che questo nudismo dilagante propone quotidianamente. E, soprattutto, quale sia poi l’effetto su chi, ogni giorno, è sottoposto a questa martellante campagna erotica. Ma forse gli addetti ai lavori evitano di porsi troppi problemi; anche i giornalisti tengono famiglia e devono portare a casa pane e companatico.

A proposito, proprio ieri si è celebrata nel mondo la giornata di lotta contro la violenza sulle donne. Ma naturalmente non ha niente a che fare con questo post. Giusto?

Vedi

- “Tette, Papi e Femen“.

- “Pane, sesso e violenza“.

- “Il superfluo e l’essenziale“.

- “Cattivi maestri e alunni distratti“.

Uccelli d’Italia e gelati

di , 7 Novembre 2014 19:41

Due giorni fa il settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini, ha pubblicato una serie di foto del ministro Marianna Madia che, in macchina, leccava un gelato.  Il titolo  del servizio dice “Ci sa fare col gelato“. Titolo ambiguo che gioca chiaramente sul doppio senso e l’allusione sessuale. Ma giusto per i più smaliziati che pensano subito ad un rapporto orale; gli ingenui e puri di cuore (qualcuno ancora c’è negli asili e scuole materne) non ci trovano niente di male e ci vedono solo una ragazza che gusta un gelato.

Ha scatenato il finimondo sulla stampa ed in rete (ancora oggi la notizia figura su tutte le testate) con reazioni sdegnate dei moralisti nostrani, profondamente toccati ed offesi dalle allusioni di quel titolo (Madia e il gelato, rivolta sul web). In verità, lo sdegno maggiore viene dai moralisti di sinistra, quelli che hanno la moralità a corrente alternata e si svegliano indignati solo quando certe immagini, vignette o battute riguardano esponenti della loro parte. Quando invece riguardano esponenti della destra, allora non c’è niente di offensivo, è umorismo, è libertà di stampa, è satira, è spettacolo.

Per i nostri solerti censori del costume e custodi della moralità, quel titolo, che allude chiaramente ad un atto sessuale,  è un fatto gravissimo. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere comica,  anni fa in piazza Navona non si limitò ad alludere, ma disse chiaramente che Mara Carfagna era diventata ministra perché “succhiava l’uccello…” a Berlusconi (guarda qui il video)E  suscitò l’applauso del popolo di sinistra, quello stesso che oggi è indignato.  Insomma, non tutti gli uccelli sono uguali; alcuni si prestano ad interpretazioni. L’uccello di destra è offensivo, quello di sinistra è satira. Basta saperlo e regolarsi, ma, soprattutto, attenti all’uccello, che sia quello giusto.

L’uccello in chiesa (“Er passero ferito” di Natale Polci 1897-1988)

Video importato

YouTube Video

 

Pane, sesso e violenza

di , 19 Settembre 2014 14:14

Il richiamo sessuale, in tutte le sue forme,  nella nostra società è talmente pervasivo che ce lo ritroviamo dappertutto; su stampa, internet, televisione, cinema, manifesti stradali, pubblicità, ad ogni ora del giorno, in tutte le salse, tutte le variazioni e per tutti i gusti. Sesso a colazione, a pranzo e a cena. Già da tempo è diventato l’ingrediente primo e più importante della comunicazione, dello spettacolo, dei media, della letteratura, del gossip, delle cento riviste da spiaggia o da salone parrucchiera, degli esperti di costume e società, degli psicologi  e degli opinionisti tuttologi che dilagano nei salotti televisivi.

L’esempio più eclatante dell’uso mediatico del richiamo erotico come specchietto per le allodole e per altri “uccelli” stanziali, ce lo offre continuamente la pubblicità.  Non c’è prodotto che non usi, per attirare l’attenzione, un corpo di donna o un’atmosfera sensuale. Il corpo nudo  è come il grigio; va su tutto. Ma ormai l’uso del nudo è talmente diffuso che anche sui quotidiani lo si usa per illustrare articoli di vario genere. Questa a lato è l’esempio di come venga usato il corpo femminile. E’ l’immagine di un articolo apparso sul Giornale qualche tempo fa e dedicato all’uscita di un nuovo modello di Walkman. Beh, guardando bene con attenzione (ma non distraetevi), oltre alla bella ragazza in bikini, forse, si vede “anche” il Walkman!

Su questo eccesso di nudi, tette e culi in bella esposizione, si era espresso anni fa anche un illustre premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, in un articolo apparso su El Pais e ripreso dalla Stampa. Ne parlavo già in un post di sette anni fa “Varie ed eventuali“, a proposito dell’eccesso di nudità sui media e sulle Mail a luci rosse. L’articolo di Vargas Llosa (che non può essere certo considerato un vecchio bacucco bacchettone e moralista) è chiarissimo ed è un preciso atto d’accusa nei confronti della strumentalizzazione del corpo femminile sui mezzi di comunicazione. Vale la pena di leggerlo: “Troppe T.e C. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip.”.

Perfino umorismo e satira fanno del sesso l’argomento più sfruttato che si presta ad allusioni, battute, barzellette e storielle piccanti buone per tutte le circostanze. Non c’è comico che non abbia in repertorio un’ampia scorta di storielle a sfondo sessuale.  Anni fa in televisione, nel programma “La sai l’ultima?”, si esibivano comici dilettanti che raccontavano barzellette. Su dieci barzellette otto erano di argomento sessuale. Sembra quasi che non si possa nemmeno ridere se non si parla di sesso. Il tema sessuale è così diffuso e sfruttato che l’umorismo di certi “comici” diventa monotematico, sessomaniacale. Classico esempio è la Littizzetto il cui bagaglio umoristico nasce e si esaurisce sempre a livello di genitali. Gira e rigira, da qualunque argomento parta arriva sempre lì, a livello slip. E’ quello che a ragione si può ben definire, letteralmente, un umorismo del cazzo. Ma naturalmente non è la sola; anzi, è in buona compagnia.

Il mondo dello spettacolo è quello più all’avanguardia nella diffusione del messaggio sessuale. Ed essendo quello più seguito dai giovani è anche quello più incisivo e pericoloso. Basta pensare ai concerti pop dove ormai la musica passa in secondo piano. Il vero spettacolo di questi concerti seguitissimi dai giovani  non è l’esibizione musicale, ma le invenzioni di scena, le luci, il fumo, i costumi sempre più succinti e provocanti, le coreografie ed i movimenti con esplicite simulazioni di atti sessuali. Il successo di queste nuove glorie della musica pop non si misura più sulle qualità canore, ma sulla capacità di scandalizzare il pubblico. Negli anni ’60 i movimenti giovanili, i figli dei fiori, gli hippies, i seguaci dell’amore libero, delle comuni e di tante stronzate finite nella spazzatura, avevano un motto: “Sesso, droga e rock’n roll“. Erano illusi di cambiare il mondo con canzoni,  spinelli e qualche slogan che suonava bene nei cortei, ma non funzionava in privato. Peccato che molti siano morti troppo giovani e non abbiano avuto il tempo di capire quanto siano stati stronzi a gettare via la vita in cambio di un po’ di sesso, una siringa e quattro accordi distorti di una Fender.

Il messaggio sessuale lo si assimila fin dall’infanzia.  Le nuove generazioni stanno crescendo a pane e sesso (forse ai neonati, per abituarli gradualmente, sciolgono un po’ di sesso liofilizzato negli omogeneizzati). Tanto che, forse, il Padre nostro verrà modificato così: “Dacci oggi il nostro pane e sesso quotidiano“. Questo messaggio viene diffuso quotidianamente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa, sempre più potenti, che garantiscono una penetrazione capillare nella società. Non c’è scampo, ovunque ti rigiri, dalla stampa a internet, dalla televisione ai manifesti stradali,  c’è un’immagine o uno slogan di carattere erotico. La comunicazione, in tutte le sue forme, ha assunto un potere determinante capace di influenzare la cultura, lo stile di vita, l’abbigliamento, l’alimentazione, i gusti artistici, i rapporti sociali e, dulcis in fundo, anche le abitudini sessuali. E non stiamo parlando di pornografia su riviste specializzate, siti e chat erotiche o cinema a luci rosse. Parliamo della presenza del messaggio erotico sui media normali a portata di tutti, compresi bambini.

 Il messaggio più diffuso, esplicito o nascosto, che permea la società moderna è  una specie di continua, assillante, campagna pubblicitaria per l’esaltazione e la promozione dell’attività sessuale. Come se un unico slogan venga diffuso continuamente su radio e TV, giornali e internet: scopate, scopate, scopate. Forse hanno paura che la gente se ne dimentichi; meglio ricordarglielo. Ma ragazzi e adolescenti, già in preda alla tempesta ormonale, non hanno certo bisogno di ulteriori stimoli per  scoprire il sesso o di qualcuno che glielo ricordi. Così, incoraggiati da tanta pubblicità e da onnipresenti messaggi erotici, oggi cominciano presto a fare le prime esperienze. Già a 13/14 anni, riferiscono le cronache, cominciano a scambiare su internet messaggini e foto  a carattere erotico. Passare dalla teoria alla pratica e dal virtuale al reale è solo questione di (poco) tempo.

I mezzi di comunicazione hanno una funzione essenziale nel condizionare la società. Possono creare idoli e modelli da imitare, stili di vita, abitudini, comportamento  e modificare i valori  morali. Tre sono gli argomenti che da sempre costituiscono i pilastri della comunicazione, le famose “Tre S“: sesso, sangue, soldi. Ma c’è un altro aspetto, non meno importante, dell’uso spregiudicato dei mass media. Oltre a diffondere il verbo della più completa libertà sessuale, perseguono un altro scopo: incentivare i consumi con l’offerta di sempre nuovi prodotti.

La moderna società dei consumi ha un fine preciso, che è la ragione stessa della sua sopravvivenza; creare continuamente nuovi bisogni da appagare con l’offerta di  nuovi prodotti che, grazie alla pubblicità martellante, diventano subito oggetto del desiderio e accessori irrinunciabili. Ma per acquistarli occorrono i soldi.  E poiché, da sempre, la mercificazione del sesso è una fonte di reddito, l’abbinamento fra soldi e sesso (come mezzo per procurarseli) porta diritti dritti alla prostituzione. Quella da viale di periferia, quella dei centri massaggi, quella delle inserzioni su giornali o in rete, quella che si consuma  a casa propria, quella delle escort, quella praticata come normale attività lavorativa o quella saltuaria o occasionale, giusto per togliersi un capriccio, per il gusto della trasgressione o per farsi un regalo costoso. Insomma, i motivi per prostituirsi  non mancano.

Purtroppo, in una società improntata al più sfrenato edonismo ed alla massima soddisfazione dei desideri a qualunque costo, anche le adolescenti scoprono presto che fare sesso non è solo un’esperienza piacevole da fare con il fidanzatino di turno. Può essere anche un’attività redditizia per integrare la “paghetta“. E così si comincia quasi per gioco a prostituirsi (come il recente caso delle “baby squillo“ dei Parioli). E siccome il giochino rende bene, si prosegue facendone un’attività regolare.  Il sesso, ormai liberato da tutti i tabù del passato, è diventato un atto del tutto normale, come mangiare un panino, bere una birra o fumare uno spinello. Così “normale” che sono sempre più frequenti i casi, riportati dalla cronaca, di coppie che fanno sesso in pubblico, in strada, in macchina, nei parchi, alla luce del sole.

Ma, così banalizzato e senza più limiti, remore  e riserve di carattere morale, perde qualunque significato e si finisce per fare sesso anche per un regalino o per una ricarica telefonica.  Un altro caso che di recente ha fatto scalpore è stato scoprire che in alcune scuole private di Milano (ma poi si è scoperto che succede anche a Roma ed in altre città) le ragazze, “di buona famiglia“, concedono abitualmente prestazioni sessuali varie ai compagni di scuola (ma è pensabile che forniscano il servizio anche fuori dalla scuola), secondo un preciso tariffario. Basta un sms; si sceglie la prestazione da un “menu“, si concorda il compenso, che può essere in soldi o in regalini,  e ci si ritrova nel bagno della scuola per la “consumazione“.  E’ come ordinare una pizza. Le chiamano “ragazze doccia“, perché lo fanno tutti i giorni, come la doccia.

Ma questa “prostituzione” non è in uso solo nelle scuole. Sta diventando una cosa del tutto normale. Lo si fa ovunque sia possibile. Nelle discoteche, per esempio, pare sia del tutto normale ritrovarsi nei bagni per fare sesso. Alcune lo fanno dietro compenso,  ma altre lo fanno anche solo per il gusto di farlo. Sembra che fra le adolescenti che frequentano le discoteche sia molto in voga un gioco, una gara, che consiste nel fare sesso orale nei bagni con più ragazzi possibile.  A fine serata vince quella che ha fatto più pompini… pardon, rapporti orali. In questo pezzo del Fatto Quotidiano si spiega molto bene cosa è il sesso per le adolescenti e come viene praticato (specie a scuola e nelle discoteche): “Sesso a 14 anni; se non ti fai sverginare sei una sfigata.”. Dovrebbero leggerlo molte di quelle mamme che sono ferme a Biancaneve, Cenerentola, Piccole donne e pensano che le loro ingenue “bambine“ a 13 o 14 anni vivano nel mondo delle favole. Ma il sesso, anche senza sconfinare nella prostituzione vera e propria,  è molto diffuso come merce di scambio. Può garantire successo, miglioramenti retributivi, avanzamenti di carriera, regali costosi, gioielli, successo nel mondo dello spettacolo. Insomma, il sesso è un’arma potentissima e le donne sanno benissimo come usarlo.

Ma quali sono i riscontri sociali di tanta foga erotica e tanta esposizione mediatica dei richiami sessuali?  Possiamo vederlo ogni giorno nella cronaca; violenza, stupri, prostituzione minorile, adescamenti in rete, pedofilia, tradimento come terapia di coppia in crisi, esaltazione della trasgressione e dei rapporti gay, lesbo, trans, bisex con tutte le possibili variazioni. Il vecchio ”Famolo strano” di Verdone è ormai sorpassato, banale, sostituito dal sesso creativo dove  la fantasia non ha più limiti. Il risultato eccolo qui, sintetizzato in questi titoli di apertura del quotidiano L’Unione sarda di due giorni fa…

Esattamente così come riportato in questo screenshot. La prima notizia in apertura è quella del prof che fa sesso con le alunne in cambio di buoni voti. Subito sotto un ex sacrestano condannato per molestie ad u n ragazzino. E per finire in bellezza l’arresto di due persone che abusano di due sorelline che abitualmente assistevano ai rapporti sessuali della madre con gli amici “clienti”. Rassicurante, vero? E non si tratta di fatti isolati. No, purtroppo sono diventati la norma. Non passa giorno che in cronaca non ci siano fatti del genere. E se non bastassero i quotidiani, c’è la televisione che ogni giorno, a tutte le ore,  mostra scene di violenza, possibilmente col morto ed il sangue in primo piano. E quando non bastano film, telefilm, fiction, tutti di genere poliziesco, horror, guerra, disordini, catastrofismi assortiti, si fanno dei programmi speciali dove, tanto per cambiare, si parla di cronaca nera, di delitti e morti ammazzati. La televisione è una specie di università della violenza e del sesso.  E nessuno sembra preoccuparsi dell’influenza negativa che questi programmi possono avere sui bambini, sulla mente di soggetti deboli e persone particolarmente sensibili. Alcuni anni fa ad Olbia dei ragazzini fra gli 11 ed i 13 anni abusarono ripetutamente, anche in gruppo, di una bambina di 9 anni.  Ai carabinieri che li interrogavano, dissero che lo avevano fatto perché “lo avevano visto in televisione“. E’ abbastanza chiaro o bisogna fare il disegnino?

Se al sesso in tutte le salse aggiungiamo il continuo aumento del consumo di droghe di ogni genere e  la quotidiana dose di violenza che ci propinano le reti televisive ad ogni ora del giorno, otteniamo una miscela devastante per la salute mentale di giovani e meno giovani. I media hanno bisogno di  mostri da sbattere in prima pagina per vendere più copie o per accrescere l’audience in TV. E quindi questi mostri li creano, attraverso la somministrazione quotidiana di scene di violenza. I media (in primis la televisione) sono diventati, più o meno inconsciamente,  una fabbrica di mostri; è un mondo che si autoalimenta. Stanno generando una società di nevrotici, stressati, ansiosi, pazzi furiosi e aspiranti pazzi, alimentando l’aggressività, la confusione mentale, un mondo di maniaci sessuali e di potenziali stupratori e assassini. La gente sta impazzendo, ma siccome la pazzia è generale, non se ne rende conto. E siccome sesso e violenza creano dipendenza, come alcol, fumo e droga, ormai non se ne può fare a meno. Abbiamo bisogno della nostra dose quotidiana di “pane, sesso, droga  e violenza“.

Siamo sicuri che questo sia un mondo normale? Siamo sicuri che tutta questa continua ed esasperata esposizione di richiami sessuali attraverso stampa, internet, cinema, televisione, pubblicità, letteratura, non sia in qualche modo responsabile dello scatenarsi di una forma di vera e propria maniacalità sessuale? Siamo sicuri che la violenza in tutte le salse che ogni giorno ci viene propinata attraverso giornali, cinema e Tv non sia responsabile dell’esplosione di atti violenti in soggetti particolarmente sensibile e dall’equilibrio psichico precario? Siamo sicuri che i media non influenzino l’opinione pubblica e diventino in qualche modo responsabili morali di stupri, violenze, femminicidi? Io ho qualche dubbio. Anzi, ad essere sincero, sono proprio convinto, come ripeto da anni, che i media abbiano una grande responsabilità nel generare aggressività  che sfocia, prima o poi, in violenza e tragedia.

E’ un argomento che tratto spesso perché sono convinto della responsabilità dei media.  Fra i tanti post, vedi “Morti di giornata“, in cui, a fondo pagina, ci sono i link ad altri articoli simili. E ancora un post del 2003 ”Notizie inutili“,  “Follie di giornata” del 2004,  ”Il Papa ha ragione” del 2009 e ancora due video con l’intervista a K.R. Popper sulla televisione cattiva maestra “Popper: TV e violenza“. Ma la gente sembra non rendersi conto della pericolosità dei messaggi che passano sui media. O forse non vogliono capirlo perché su sesso e violenza ci campano. In nome della libertà e del diritto di cronaca sui media passa tutto e di più, senza controlli, senza riserve e senza scrupoli. Ma prima o poi, se non si pone rimedio, ne pagheremo le conseguenze. Anzi, le stiamo già pagando ed anche molto salate.

A quanto pare, stiamo correndo incontro alla distruzione, incuranti del pericolo. Giorno per giorno stiamo minando le fondamenta della società, la stiamo smantellando, ne intacchiamo i pilastri portanti, creiamo i presupposto per il totale dissolvimento. Così come dalla carne in putrefazione nascono i vermi, da una società decadente, corrotta, amorale e depravata nascono i germi di una malattia letale che porterà al completo degrado ed all’autodistruzione.  Al nostro confronto Sodoma e Gomorra sono simboli di sobrietà e morigeratezza di costumi. Ma forse questa fine è già scritta nel destino dell’umanità. Dopo il diluvio universale Dio promise a Noè che non avrebbe più distrutto l’umanità. Ha mantenuto la promessa. Ma non c’è bisogno di un intervento divino e di un altro diluvio; l’uomo si sta distruggendo da solo. E non manca molto alla fine. Per i credenti la fine dei tempi ha un nome: Armageddon.   I non credenti possono chiamarla semplicemente follia umana.

Scoop

di , 17 Maggio 2014 12:18

Scandalo e sconcerto nel mondo dello spettacolo. Una rivista di gossip pubblica foto di Naike Rivelli completamente vestita.

Punti di vista

Matteo Renzi apre la campagna elettorale in Romagna, a Cesena. Sveglia alle 6.30 ed alle 7 già in palestra. Il nostro dinamico ed attivissimo premier sempre in piedi ci tiene a mostrarsi mattiniero ed attivo. A ciascuno il suo. Renzi, per mostrarsi in forma, si fa i muscoli. Gli italiani, per campare, si fanno il culo. L’importante è farsi qualcosa…

 

Tiscali e il riciclo

di , 16 Agosto 2013 14:44

E tre. Ormai il riciclo delle notizie è la norma. Ne ho già parlato in “Riciclare è un’arte“. Va bene che siamo in periodo di vacanze, va bene che la gente forse non ci fa caso, va bene tutto, ma qui si esagera. Ogni giorno nella Home Tiscali appaiono box con notizie già apparse (riciclate). Oggi, però, si va oltre. Siamo al “terzo passaggio” di questa gossipata su Ilary Blasi. Già la prima volta sarebbe una di quelle notizie della serie “E chi se ne frega?”. Ma passi, visto che il gossip, a quanto pare, è l’argomento preferito dagli italiani. Passi una volta, ma se la cosa si ripete, siamo al limite della provocazione.

La notizia, dell’agenzia La Presse,  è che Ilary Blasi arriva in spiaggia? Oppure che indossa una casacca? Oppure che la casacca è blu? Oppure che non è un normale blu, ma un blu “elettrico”? Oppure, come dice la didascalia all’interno del pezzo, che la casacca è “fasciante sul seno e morbida in vita?”. Qual è la notizia?  Teniamoci il dubbio. Questa news, esattamente con lo stesso box e la stessa didascalia, è apparsa la prima volta in data 19 luglio. Potete verificarlo cliccando sul link “Ilary Blasi venere di Sabaudia“.  Scorrendo la pagina si leggono i commenti. I primi due sono, appunto, del 19 luglio scorso.

Poi la notizia viene riproposta in data 2 agosto, come si vede dai commenti nella stessa data. E già  questo primo riciclaggio sarebbe scorretto. Ma evidentemente in redazione la considerano una notizia davvero importante. Ed ecco che la ripropongono oggi, 16 agosto (la stessa news, data la rilevanza, ce la fanno trovare anche all’interno della casella di posta).

Tale Ermanno, il 2 agosto commentava, ironicamente,  ”Che notizia, ragazzi, tutti a Sabaudia…”. E visto che la stessa è stata riproposta, aggiunge oggi “Ma ancora gira sta notizia...”. Mi consola. Evidentemente non sono solo io a notare questo fastidioso riciclo. E poco importa che ogni volta che si pubblicano notizie gossipare come questa i commenti siano quasi sempre ironici, sarcastici o addirittura al limite dell’insulto. I nostri bravi redattori vanno avanti imperterriti sulla loro strada. Gossip deve essere e gossip sia.

Poi, magari, accusano Striscia la notizia di “sfruttamento del corpo femminile“. Ma questa è un’altra storia. Non è detto che questo “scoop” non venga riproposto anche una quarta volta. Ormai bisogna aspettarsi di tutto. La cosa buffa è che, visto che Ilary era a Sabaudia il 19 luglio, a questo punto, oggi 16 agosto, magari è già tornata a casa, oppure ha cambiato spiaggia. Ma per Tiscali è sempre lì a Sabaudia e sempre con la stessa casacca blu elettrico, da un mese. Saremmo autorizzati a commentare:  ”Cara Ilary, ormai sarà sporca, almeno cambia casacca!”.

P.S.

Incredibile. Ecco il secondo riciclo della giornata. Vedo adesso (è appena passata la mezzanotte) che nella mia casella di posta c’è di nuovo un pezzo di Oliviero BehaUna cartolina a Napolitano“. E’ lo stesso articolo che avevo già segnalato nel post citato in apertura “Riciclare è un’arte” come articolo riciclato. E’ stato pubblicato in Home (e nella casella di posta) in data 19 luglio, ripubblicato in data 3 agosto e ri-ripubblicato oggi 16 agosto. E tutto senza vergogna. Complimenti.

P.S.

Oggi, 18 agosto, dopo i ricicli già segnalati (ma è da più di un mese che ogni giorno, nella sezione “Life style” della Home page e nella casella di posta, compaiono articoli riciclati) ecco il riciclo di giornata. Esattamente due notizie che avevo già segnalato nel citato post “Riciclare è un’arte” del 4 agosto. Le hanno pubblicate 3 volte nell’arco di un mese.  Queste…

Per fortuna anche altri utenti hanno notato questi ridicoli ricicli che vanno avanti da tempo. Sotto la notizia su Kate Moss ecco il commento di Antony: “TISCALI questa è una notizia che avete già pubblicato più di un mese fa. Ma la finite di riciclare le notizie?”. Ma i nostri solerti redattori estivi di Tiscali forse non leggono nemmeno i commenti. Oppure non li degnano di attenzione e fanno proprio il motto virgiliano “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa…”. Appunto, passa e…  ricicla, ricicla.

Riciclare è un’arte

di , 4 Agosto 2013 09:05

Si ricicla tutto, carta, vetro, plastica, scarti di cucina, capi d’abbigliamento, fidanzate di seconda mano (usato sicuro), ma in buono stato di conservazione. Ormai è un obbligo civile. Infatti facciamo la raccolta differenziata dei rifiuti proprio per agevolare l’opera di riciclaggio. Qualcuno esagera e ricicla anche il denaro sporco. E visto che viviamo in un mondo dominato dai mass media, ora si ricicla anche l’informazione. Perché gettar via, magari negli appositi cassonetti, delle notizie usate? Bisogna risparmiare, siamo in crisi. Quindi, le vecchie news si riutilizzano e si fanno passare come nuove. Tanto la gente è distratta da troppi stimoli e non ci fa caso.

Esempio pratico. Circa 15 giorni fa, nel post “News sotto il sole“, riferivo di alcune notizie “fresche di giornata” che puntualmente mi ritrovo nella casella di posta. Ne citavo due: un articolo di Oliviero Beha ed un servizio fotografico sulle sorelle Rodríguez.  Sarà che i solerti redattori di Tiscali le considerano notizie molto importanti, oppure sarà che si adeguano alla necessità del riciclaggio, ma ieri, sorpresa, nella casella di posta ci ritrovo esattamente quelle due news di 15 giorni fa. Eccole

Stesso servizio fotografiche di Cecilia e Belen e stesso articolo di Oliviero Beha datato 19 luglio, ripreso dal suo blog. Fra l’altro, il pezzo di Beha, visti gli ultimi avvenimenti, è ormai decisamente superato. Ma lo riciclano come nuovo. E non finisce qui. Siamo in pieno riciclaggio estivo. Infatti, anche oggi nella Home Tiscali compaiono altre  due “notizie riciclate“già apparse tempo fa; queste…

Il pezzo sulle “Dark lady” (ma il plurale di lady non è ladies? Distrazione dovuta alla calura estiva?) è del 17 luglio scorso.  Il servizio fotografico su Kate Moss era già apparso tempo fa sempre in Home. Capisco che è tempo di ferie e che in mancanza di notizie più serie ed aggiornate bisogna pur riempire la pagina, ma non vi sembra di esagerare con l’arte del riciclo?

Sono news che, considerata la totale inutilità delle stesse, come tutto il gossipume vario, è già troppo che appaiano una volta. Ma ripeterle addirittura a distanza di giorni, mi sembra davvero mancanza di serietà e quasi una presa per i fondelli nei confronti degli utenti.

Ecco, invece, un altro tipo di riciclo; quello delle vecchie idee pubblicitarie per abbindolare i gonzi. Una volta, anni ’60/’70/’80, quando ancora non c’era internet,  arrivavano a casa delle buste con un annuncio “Complimenti, hai vinto cento milioni”. Era la solita fregatura per invogliare la gente ad acquistare dei prodotti con la speranza di partecipare ad una estrazione e magari di vincere, se non i cento milioni, almeno qualche premio di consolazione. Bene, l’idea è stata aggiornata alla nuova tecnologia ed ora su internet trovate spesso un messaggio molto invitante, tipo questo…

Il bello è che specificano “Non è uno scherzo“. Se è una cosa seria, allora, è anche più grave. Questo messaggio l’ho preso sempre sulla Home Tiscali alle ore 12 di ieri, come specifica anche il box. Ma messaggi come questo li trovate spesso su internet. Ovvio che quel messaggio resta lì per diverso tempo e se rientrate nella pagina, magari dopo un’ora, miracolo (!), siete sempre il fortunato “milionesimo visitatore” selezionato per vincere un’auto. La cosa buffa è che messaggi come questo ce ne sono diversi in rete e può capitarvi, quindi, anche a distanza di giorni, di sorprendervi ad essere sempre “selezionati” come  fortunatissimo “milionesimo utente“. Che culo, vero?

Si sarebbe portati a pensare che non ci caschi nessuno. Invece no, perché se continuano a mettere in rete annunci come questo (le inserzioni pubblicitarie hanno un costo), significa che qualcuno abbocca. La pubblicità in rete è molto più pericolosa e subdola di quanto si pensi. Ce ne sono alcune, tipo quelle che promettono guadagni immediati o che vi invitano al gioco d’azzardo (magari regalandovi una piccola somma iniziale, per provare), che sono al limite del lecito. Anzi, a mio parere, sarebbero proprio da vietare. L’amara verità è che cambiano i tempi, la tecnologia, gli strumenti, ma al mondo ci saranno sempre i furbi ed i fessi che convivono in perfetta simbiosi con grande soddisfazione di entrambi. E’ uno dei misteri dell’universo.

Stampa, gossip e maccaroni

di , 1 Agosto 2013 14:03

La stampa periodica oggi offre di tutto. Si va dai grandi quotidiani nazionali ai mensili, settimanali e piccole riviste specializzate in settori di nicchia per appassionati. Insomma, non c’è settore dell’attività sociale che non abbia la sua bella rivistina specializzata.

La parte del leone la fanno, a sentire le statistiche, le riviste di gossip. Sembra incredibile, ma pare che le riviste gossipare  siano un centinaio. Sono quelle riviste che si trovano accatastate sui tavolini delle sale d’attesa di parrucchiere, dentisti, avvocati e consulenti vari. Vanno bene per tutte le stagioni. L’aspetto inquietante non è che esistano un centinaio di riviste gossipare, ma che, evidentemente, ci siano milioni di persone che le acquistano e le leggono.

Come si fa a riconoscerle? Se vedi un articolo con la foto  di George Clooney, in compagnia dell’ultima aspirante “fidanzata“, si tratta di una rivista di gossip. Se leggi un pezzo sullo spread e l’andamento della borsa si tratta di una rivista di finanza. Quindi, una volta stabilito quali sono i nostri interessi, sappiamo cosa acquistare in edicola. Se non interessa il gossip non si acquisterà mai Novella 2000 o simili. E se non vi interessa l’economia e la finanza non comprerete mai Il Sole 24 Ore. Chiaro?  In rete, invece, non è così facile, perché l’informazione è ormai un mixer di ogni genere, un fritto misto, spesso difficile da digerire. Nello stesso sito ci trovi l’articolo di scienza, di costume, di letteratura, di politica, le gnocche in bikini e gli amori della Canalis.  Facciamo un esempio pratico con delle notizie che comparivano in rete proprio ieri (alcune ci sono ancora oggi). Ecco la prima notizia.

C’è poco da sbagliare, si tratta della classica gossipata sugli amori di un calciatore. La tipica notizia di riviste tipo Novella 2000 (ma c’è ancora?). Non c’è dubbio. Vediamo ora una serie di box (compaiono così in serie, uno appresso all’altro) dedicati ad altri argomenti simili.

Direi che siamo ancora in pieno gossip, fra l’ennesimo “fidanzato” di Paris Hilton, consigli per i capelli ed un servizio di moda. Eccone un’altra che ci informa sulle notti brave del calciatore Messi a Las Vegas.

NOTA. Oggi, ancora sullo stesso sito compare la smentita. Questa foto di Messi è stata taroccata con Photoshop. Alla faccia della serietà dell’informazione. Intanto, però, si riempiono le pagine.

Ed ecco, infine, un’altra serie di box con altre notizie tipiche da gossip estivo.

Ce ne sarebbero anche altre, tutte oggi e nella stessa pagina, ma basta e avanza così. Rende benissimo l’idea del tipo di notizie trattate. Già, ma in quale rivista compaiono queste belle gossipate?  Sono certo che a questo punto si dia quasi per scontato che si tratti del solito settimanale di gossip. E invece, sorpresa, queste notiziole compaiono tutte insieme nella Home page del Corriere della sera versione on line. Non Novella 2000, ma il più importante, diffuso ed autorevole quotidiano italiano. Figuriamoci gli altri periodici! E questo ci dà la misura di quale livello di sbracamento totale regni nella stampa.

Ma non è tutto. C’è ancora una chicca, sempre sul Corriere.it. Un articolo che parla del pericolo che “scoppi” la pancia per eccesso di cibo. Il pezzo è corredato da questa foto:

La foto ritrae Sordi nella famosissima scena dei “maccaroni” nel film “Un americano a Roma“. Questo, almeno, dice la didascalia. Ma c’è un piccolo dettaglio. In quella scena la bottiglia di “Carpano” che si vede in primo piano, non c’era. E’ stata aggiunta a scopi pubblicitari sfruttando l’immagine di Sordi. Oggi, come abbiamo appena visto con la nota sulla foto taroccata di Messi, con Photoshop si fanno miracoli. L’avevo già vista in rete qualche tempo fa, non ricordo dove.

Quello che è strano è che al Corriere abbiano preso questa foto taroccata, scambiandola per buona, e l’abbiano pubblicata, non rendendosi conto non solo che si tratta di un tarocco, ma che viola le norme sulla pubblicità, perché la bottiglia incriminata è talmente evidente che non può passare nemmeno per una svista o per pubblicità occulta. Più sbracati di così! Ma evidentemente al Corriere, pur di riempire le pagine, sono di bocca buona, si bevono tutto. E dire che una volta la stampa era una cosa seria. Ed Il Corriere più di tutti. Che tempi, signora mia, non ci sono più i quotidiani di una volta!

Vedi la famosa scena dei Maccaroni

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La frangetta di Michelle e altre amenità

di , 28 Febbraio 2013 12:13

Proprio ieri dicevo che la famiglia Obama è troppo presenzialista ed occupa tutti gli spazi possibili nei media, grazie anche alla grande disponibilità e compiacenza dei cronisti e redattori gossipari che  non perdono occasione per ritagliare uno spazietto in prima pagina, con foto allegata, alla coppia presidenziale USA. A qualcuno potrebbe sembrare che io esageri. E invece ecco che oggi, neanche a farlo apposta, spicca nella Home del Corriere, un articolo di Candida Morvillo dedicato alla first lady: “Michelle, frangetta antidemocratica“.

Appunto, come volevasi dimostrare. Solito articolo che sembra scritto dall’ufficio pubbliche relazioni della Casa Bianca. Basta leggere già nelle prime righe del pezzo questa affermazione della Morvillo: “Anche se agli Oscar la first lady americana era bellissima (lo testimonia la foto AFP in alto)…”. La foto AFP citata è quella riportata sopra. Michelle è bellissima? Ma Candida è sicura di vederci bene? Non sarà il caso di farsi vedere da un oculista?

Il pezzo, scritto con chissà quale sforzo mentale dalla nostra firma eccellente del Corriere, è una lunga disquisizione sulla frangetta di Michelle. Non è la prima volta che la Morvillo dedica spazio alla first family. Già a novembre scorso, in un post dedicato alla linea editoriale del Corriere durante la campagna elettorale USA (nettamente schierato a favore di Obama), citavo anche un pezzo di Morvillo che riusciva ad inventarsi un articolo per esaltare Malia, la figlia maggiore di Obama: “Corriere e la gaffe di Romney“.

In quelle poche righe la nostra Candida titolava “Malia (Obama) ora ammalia”. E riusciva a scrivere, con apparente convinzione,  cose di questo genere: “la first figlia della Casa Bianca sta sbocciando e promette di diventare la più  bella tra le first daughter della Casa Bianca.”. Sì, i casi sono due. O è pagata direttamente dalla Casa Bianca, oppure decisamente ci vede male.

Ma il Corriere riserva altre sorprese. Da diversi giorni appare in prima pagina un box che riporta qualcosa di Diego Abatantuono. Sarà quella specie di armadio che prestava la voce, in uno spot pubblicitario, all’orso Bruno ed è convinto di essere un grande attore? E che ci fa sul Corriere? E’ diventato anche lui firma di punta del quotidiano? Finora non avevo letto il pezzo, ma oggi ho ceduto alla curiosità ed ho cliccato sul box. Non è un articolo, è un messaggio video in cui il nostro Diego parla del matrimonio della Lollobrigida: “Lollobrigida ed  il matrimonio a sua insaputa”.

Noto adesso che, vista l’intestazione del box, probabilmente si tratta di una nuova rubrica del Corriere “Ufficio facce“, curata da Abatantuono. Se ne sentiva proprio la mancanza. Immagino che darà un contributo fondamentale al superamento della crisi economica ed al progresso dell’umanità. Va bene che siamo in tempi di crisi, va bene che bisogna risparmiare, va bene la spending review, ma non esageriamo. Di questo passo il Corriere, pur di riempire le pagine,  assumerà i redattori ai saldi estivi per aspiranti cronisti in prova precari. A proposito del videomessaggio, come dice bene l’unico commento riportato, non si capisce un tubo. Non si capisce il senso del messaggio. Forse è satira! Boh!

C’è, però, anche un’altra notizia purtroppo tragica, la morte di un “fotografo dei VIP” (così viene definito): “Ucciso il fotografo dei VIP“. Con tutto il rispetto e la pietà per la tragica fine del fotografo, leggendo le prime righe del pezzo, viene spontaneo fare delle riflessioni amare e che potrebbero sembrare irrispettose. Ma sono semplicemente delle considerazioni che faccio da molto tempo in relazione all’eccesivo spazio riservato dai media al gossip ed a tutte quelle notizie che vogliono far passare per scoop giornalistici e che, invece, sono degli  inutili pettegolezzi da cortile condominiale o da comari al mercato. Parlo, ovviamente, del gossip e di tutte quelle foto di personaggi più o meno famosi che riempiono le pagine di decine e decine di riviste gossipare. Non ne ho mai capito il senso e l’utilità. Eppure c’è gente che si apposta in luoghi impensabili, con teleobiettivi da far invidia ai telescopi astronomici, pur di rubare una foto di VIP o aspiranti tali, magari in atteggiamenti intimi ed affettuosi o, meglio ancora, nudi o quasi. C’è gente che fa questo di mestiere. E lo considera un lavoro serio.

E’ il caso di questo fotografo. Ecco cosa scrive Frignani, l’autore del pezzo, per illustrare la sua carriera professionale: “A Malta, nell’estate di due anni fa, era riuscito a immortalare Brad Pitt con un’altra donna prima dell’arrivo di Angelina Jolie. E quelle foto avevano fatto il giro del mondo. A luglio dell’anno scorso aveva bissato lo scoop: Rihanna, la pop star delle Barbados, in vacanza a Capri, E, prima ancora, aveva ripreso Sara Tommasi in pose hot davanti a un bancomat. Infine l’ultimo shot : Scarlett Johansson in Sicilia alla festa esclusiva di Dolce&Gabbana“.

Per rispetto alla morte del fotografo evito commenti. Immagino, però, una scena che mi ricorda il Giudizio universale di Benigni nel film Il Pap’occhio di Renzo Arbore. Immagino che davanti al supremo Giudice che gli chiede conto di cosa abbia fatto nella vita, questo fotografo possa rispondere con le note di Frignani: “Ho immortalato Brad Pitt con una donna, ho fotografato Rihanna in vacanza a Capri, ho ripreso Sara Tommasi in pose hot, ho fotografato Scarlett Johansson durante una festa in Sicilia…”.

 Vi sembra che si possa giustificare una vita umana con questo tipo di attività? Vi sembra normale che l’uomo abbia impiegato centinaia di migliaia di anni di evoluzione per arrivare a …fotografare Sara Tommasi in pose hot? Molto più meritorio sarebbe semplicemente aver impiegato una vita per piantare un ulivo.

Sono cinico? No, è questa società che vive un dramma ed una tragedia. Il dramma è che la gente è ormai completamente rincoglionita. La tragedia è che non l’ha ancora capito.

Il giudizio universale

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Il mondo sotto choc

di , 11 Febbraio 2013 20:05

E’ la notizia del giorno. Nessuno se lo aspettava e adesso “Il mondo è sotto choc“. E’ davvero una notizia che sconvolge l’umanità ormai abituata alla sua presenza discreta, alla sua immagine familiare, alla sua autorevolezza come fonte di informazione, di ispirazione e modello etico ed estetico di vita. Un punto di riferimento unico ed insostituibile che ha formato e forgiato intere generazioni. Ora, con una decisione improvvisa ed inaspettata, viene a mancare e tutti si sentiranno orfani, smarriti. Un autentico fulmine a ciel sereno…

Avete capito benissimo di cosa sto parlando, potete leggere qui la sconvolgente notizia: “RCS annuncia 800 esuberi“. Che? Avete pensato che stessi parlando del Papa? Ma no, quello non è un problema. Come dice il vecchio adagio popolare “Morto un Papa se ne fa un altro“. In questo caso ne fanno un altro anche se il Papa è ancora vivo. E’ il progresso. Ora bisognerà aggiornare il vecchio motto.

La vera notizia sconvolgente è che RCS, nell’ambito di un piano di ristrutturazione aziendale, ha deciso che chiuderà o metterà in vendita una decina di testate storiche. E fra quelle destinate a scomparire c’è, incredibile dictu…Novella 2000! Sì, quella rivista che ci aggiorna costantemente sugli amori dei VIP, che ci mostra in anteprima i pancioni delle star, che ci informa sui loro gusti, su cosa fanno, cosa non fanno, cosa vorrebbero fare, sui compagni e compagne che si trovano, si lasciano, si ritrovano e si rilasciano, su chi scopa con chi, cosa mangiano, come si truccano, come si vestono, quali diete seguono, quali ritocchini consigliano, tutti i segreti sulla seduzione, tutto il Kamasutra minuto per minuto, etc, etc…

Quella insostituibile rivista di gossip, specializzata nel colmare i vuoti mentali, che segna un’epoca.  Una specie di Bibbia per signorine di belle speranze, di casalinghe disperate, di precarie disperate, nullafacenti comunque disperate, immancabile sui tavolini nelle sale d’attesa delle parrucchiere per signore. Una rivista storica che ha il grande merito di riempire  tante teste che, altrimenti, resterebbero desolatamente vuote. Eccola…

Ci mancherà da morire. “Ne avremo mai un altro?”, urlava alla folla Marcantonio piangendo sul cadavere di Cesare. Così, oggi, milioni di orfane gossipare  piangono e si interrogano disperate: “Avremo un’altra Novella 2000? Riusciremo a sopravvivere?”.  Ecco il vero interrogativo devastante che oggi attraversa l’Italia da Trento a Lampedusa: “Ne avremo mai un’altra?” Boh…

Noticina per giornalisti e paparazzi che dovessero restare senza lavoro. Provate a cercare un lavoro vero. Magari in campagna; c’è tanto bisogno di braccia in agricoltura!

Così parlò Belen!

di , 29 Settembre 2012 13:36

O tempora, o mores! Oggi nella home del Corriere.it, c’è questa notizia:

Capisco che bisogna pur riempire gli spazi e, quindi, qualunque sciocchezza va bene, ma non vi sembra di esagerare con queste notizie ortofrutticole, ovvero “del cavolo”? Siamo passati dal “Così parlò Zarathustra” al “Così parla Belen”. Per informare l’umanità che lei sotto la doccia canta Carosone. Che progresso!

Anche i cronisti del Corriere tengono famiglia e devono portare a casa la pagnotta. Ma una domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano: ma siete proprio scemi o fate finta di esserlo?

 

Fiamme d’amore

di , 29 Ottobre 2011 17:07

Finita la love story Clooney-Canalis, non passa giorno che i media non ci aggiornino sui nuovi amori. Così, già da tempo, quotidianamente vediamo le foto di Clooney in compagnia della “nuova fiamma“. Non è da meno la Canalis che, per non perdere tempo, ha incontrato un attore di colore e ne ha fatto la sua “nuova fiamma“.  Le relazioni sentimentali dei personaggi dello spettacolo ricordano i prodotti al supermercato: hanno l’indicazione della scadenza “Consumare preferibilmente entro il…“. O, peggio ancora, come la carta igienica: usa e getta.

Hanno le fiamme ballerine, si accendono e si spengono facilmente. In compenso, questi Vip si consolano presto, spenta una fiamma ne accendono un’altra. Ma non saranno pericolose tutte queste fiamme? Mah, forse si portano appresso, per precauzione, un piccolo estintore tascabile. E ogni tanto danno uno sguardo al timer per controllare che la fiamma non sia già scaduta.

Cultura che?

di , 19 Agosto 2011 12:47

Leggere i quotidiani on line sta diventando sempre più deprimente e, francamente, anche noioso. Infarciti di notizie che non sono notizie, perché di nessuna utilità, abbondano le gossipate, i pettegolezzi e le “autorevoli” dissertazioni sulla scoperta dell’acqua calda, e banalità assortite, che spacciano come editoriali. Di solito, quindi, cerco qualcosa di serio e leggibile nelle sezioni interne; cultura e scienza. Ma anche qui non mancano le sorprese, specie in merito alla cultura.

Esempio pratico, preso stamattina dal sito della nostra maggior agenzia, l’ANSA. Sezione interna: Cultura e tendenze. Già dal titolo si capisce che c’è qualcosa di anomalo. Forse pensano che la cultura da sola non giustifichi una sezione. Quindi l’abbinano a “Tendenze“, che vuol dire tutto e niente. Entro nella sezione e scopro quali sono, secondo l’ANSA, le notizie “culturali“. Eccole…

ANSA cultura

Chiaro? Ecco cos’è la cultura: Morandi, Michael Jackson, Elisabetta Canalis e Lady Gaga. Poi ci si meraviglia che oggi il mondo vada a rotoli, come la carta igienica. Mavaffancul…tura!

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