Articoli corrispondenti al tag: giustizia

Italiani, brava gente

di , 24 Febbraio 2017 09:05

Sì, gli italiani sono bravi, troppo bravi. Altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Ecco l’ennesima conferma del rincoglionimento generale. Riporta la notizia oggi il Corriere on line: “Follonica, chiudono due rom nella gabbia e poi mettono il video sul web.”.

Le due donne di etnia rom (ma guarda che strana coincidenza), già conosciute dal personale del supermercato Lidl di Follonica, che evidentemente erano clienti affezionate del supermercato (non necessariamente passando alla cassa), sono state sorprese mentre rovistavano all’interno di un gabbione dove vengono custoditi i cassonetti. Sono state bloccate per pochi minuti chiudendo l’accesso con un muletto, le hanno filmate ed hanno postato il video sul web. Poi le hanno liberate. Ora, qualcuno si chiederà cosa sia successo dopo. Si può pensare che le due donne siano state fermate dalle forze dell’ordine, interrogate, denunciate o, addirittura (cosa quasi impossibile in Italia) arrestate? Ma non sia mai detto. Le donne sono libere. I dipendenti, invece, non solo non hanno ricevuto un premio o almeno un ringraziamento da parte dell’azienda, ma sono stati denunciati per “sequestro di persona” e forse rischiano anche il posto di lavoro.

Purtroppo ricordiamo altri casi simili, che si ripetono troppo spesso ormai, di cittadini che subiscono furti, rapine, e non possono nemmeno difendersi e reagire: lo si fa a proprio rischio e pericolo. Se ci si azzarda, trovando un ladro in casa, a reagire e sparare e sfortunatamente si colpisce il ladro, si rischia di dovergli pagare i danni; siete rovinati. Quindi, se lo scoprite a rovistare in casa vostra,  non solo non dovete sparare, ma evitate anche di disturbarlo o di arrivare alle spalle ed a sorpresa fargli “Buuuu”. Potrebbe spaventarsi, riportare un grave trauma psichico, farsi dichiarare invalido e rischiate di dovergli pagare i danni per tutta la vita. E c’è poco da ridere; ci sarebbe da piangere, perché questo è ciò che avviene nella realtà. Se siamo arrivati al punto da sopportare tutto questo senza reagire, significa che gli italiani non sono più brava gente, sono coglioni.

Vedi: Legittima difesa e proporzionalità

Giorno della memoria, fra crimini e talenti

di , 27 Gennaio 2017 12:36

Giorno della memoria, occasione per ricordi veri, tragici e dolorosi, dei pochi sopravvissuti, dei loro figli, nipoti e parenti i quali però, per ricordare quella tragedia, non hanno bisogno di giornate particolari decretate per legge: essi lo portano appresso da una vita; il giorno della memoria per chi ha vissuto la shoah è tutti i giorni. Ma è anche giorno di cerimonie, visite ai luoghi dello sterminio, discorsi ufficiali  e aria mesta e contrita di circostanza  che si indossa per l’occasione come si faceva una volta con il vestito buono della festa: commozione spesso finta e forzata a favore di telecamere. Chissà perché nutro una profonda diffidenza nei confronti delle cerimonie ufficiali, di corone deposte, di minuti di silenzio, di facce tristi ed espressioni pensierose di circostanza, di autorità che leggono discorsi scritti da altri, di applausi da claque.  In genere, fatte le debite eccezioni, sono una esemplare rassegna dell’ipocrisia umana.

Per usare un’espressione ormai abusata e buona per tutte le circostanze, oggi “Siamo tutti ebrei“, come eravamo tutti pronti a dichiarare “Je suis Charlie“. Poi, sarà anche vero che “mai più“, che “non bisogna dimenticare“, ma sapete com’è, domani è un altro giorno, come diceva Rossella O’Hara, e ci sono tante cose a cui pensare: insomma, la giornata della memoria la dimentichiamo già il giorno dopo. E’ un esempio di “memoria” corta, labile, svanisce presto senza lasciare traccia, come gli auguri alle feste o le condoglianze ai funerali. Ma giuriamo che  non ci dimenticheremo della shoah, la ricorderemo ancora: fra un anno. Dieci anni fa, su questo blog, scrissi qualcosa, a proposito della shoah e di un aspetto di quella tragedia, che è sempre valido. Tanto vale, invece che cercare di inventare parole nuove per una storia vecchia, riprendere parole vecchie per una “giornata” nuova.

Crimini e talenti (13 giugno 2006)

Una volta tanto farò un discorso serio, più serio di quanto possa sembrare a prima vista. E siccome non ho altra possibilità di comunicarlo, lo farò attraverso le poche righe scritte in un blog che leggeranno in pochi, e subito dimenticheranno. E forse è meglio così. Lo farò prendendo spunto dalle parole di Simon Wiesenthal, tratte da una sua intervista rilasciata alla TV svizzera nel 1990.

L’olocausto lascia un segno indelebile in chi lo ha vissuto, non termina i suoi effetti nefasti con la Liberazione. Uno continua ad esserci dentro, non si riesce mai più a provare una vera gioia. Mi ricordo che una volta, a Los Angeles, il mio amico Zubin Metha, il famoso direttore d’orchestra, mi invitò ad un concerto. Suonò un giovane pianista, bravissimo, e suonò Rachmaninov, il mio compositore preferito. Suonò in modo così meraviglioso che ad un tratto, durante il concerto, il pubblico si alzò in piedi ad applaudirlo. Anch’io feci come gli altri, ma poi mi risedetti. Non potevo continuare ad applaudire. Lo raccontai poi a Metha che mi chiese: “Perché, cosa è successo, che cosa ti opprimeva?”. Io risposi: “Mi opprimeva il pensiero di quanti giovani talenti come lui, persone meravigliose, che potevano dare gioia all’umanità, sono stati sterminati, senza essersi resi colpevoli di nulla”. E questo mi ha offuscato la gioia: ho pensato a quelli che sono stati sterminati.” .

Provo da molto tempo lo stesso senso di oppressione, che mi impedisce di applaudire alla vita. Il motivo è la netta sensazione che si stia consumando un crimine, sotto gli occhi di tutti, e non meno grave di quello consumato ad Auschwitz. Un crimine atroce che persegue lo “sterminio” dei giovani talenti, impedendone la completa realizzazione. I giovani ed i loro talenti si possono sterminare in vari modi, non solo con i forni crematori. Ci sono sistemi molto sofisticati che non producono fumo, ma sono altrettanto efficaci. Ogni uomo, in quanto appartenente alla specie umana, prima ancora che avere dei diritti, ha un preciso dovere: mettere i propri talenti, di qualunque genere siano, a disposizione dell’umanità per garantire il proseguimento della specie ed il suo progresso.

Il compito primo e fondamentale della società, quindi, non è quello di perseguire una utopistica ed irrealizzabile uguaglianza, contraria a qualunque legge di natura, ma quello di creare le condizioni favorevoli atte ad individuare e valorizzare i talenti individuali nell’interesse primo e supremo della specie umana, oltreché garantire la piena realizzazione delle potenzialità personali. Solo la realizzazione pratica del potenziale intellettuale di ciascun individuo genera l’appagamento delle aspirazioni esistenziali e consente una armoniosa convivenza sociale. Qualunque sistema limiti, blocchi ed emargini questi talenti e ne impedisca la piena realizzazione genera inevitabilmente nell’individuo conflitti psichici che possono diventare patologici. L’interazione e lo scontro fra questi conflitti personali genera, a sua volta, attriti e conflitti sociali con conseguenze imprevedibili ed incontrollabili.

La vera giustizia in natura non è l’uguaglianza, ma la diversità delle specie e la loro diversa funzione. Così, all’interno della specie umana, la giustizia non è rendere e considerare tutti uguali, ma valorizzare al massimo le diversità e le potenzialità individuali in maniera tale che ogni individuo si senta appagato, realizzato ed in perfetta armonia con il resto della comunità umana. Un sistema, quindi, che persegua prioritariamente l’uguaglianza, invece che la valorizzazione dei talenti individuali, è un sistema contro natura che crea motivi di conflitto, spreca irresponsabilmente i talenti umani e, come tale, non è altro che un “crimine contro l’umanità”.

Vedi

- Shoah e buoni ideali

- Shoah: El Mole Rachamim

Wladyslaw Szpilman (il musicista polacco che ha ispirato il film “Il pianista” di Roman Polanski), suona Chopin, Notturno n° 20 in Do diesis minore.

 

Scena dal film: Chopin, Ballata n° 1 in Sol minore op.23

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Giustizia creativa

di , 8 Giugno 2016 21:10

Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori. Da noi niente è normale; tutte le espressioni della nostra vita sociale sono permeate di quel genio  italico che tutti ci invidiano e che ci fa unici nel mondo. Anche la giustizia non è normale: è fantasiosa, estrosa, creativa.  Ecco due esempi presi dalla cronaca di oggi.

Incompatibilità carceraria

Igor Diana è quel bravo ragazzo di origine russa, adottato da una coppia di Settimo San Pietro, in provincia di Cagliari, che un bel giorno, tanto per ringraziare i genitori adottivi, li ammazza entrambi a colpi di mazza da baseball e coltellate (Coniugi uccisi a Cagliari). Quando poi, dopo una breve fuga, viene fermato ed arrestato, confessa il crimine  e dichiara candidamente: “Non so perché l’ho fatto“. Ecco uno dei casi che dimostrano che la gente sta impazzendo. Lo ripeto ormai da molti anni; non è chiaro il perché e quali siano le cause scatenanti, anche se qualche sospetto ce l’ho e l’ho anche espresso in passato, ma che sia in atto una grave alterazione delle facoltà mentali è ormai certo.  Bene, davanti ad un duplice omicidio, ci si aspetterebbe una punizione esemplare; il massimo della pena. Invece, siccome siamo un popolo creativo, ecco che gli avvocati della difesa chiedono misure più adatte al loro assistito, da scontare ai domiciliari (Igor Diana: chiesti i domiciliari), perché sarebbe “affetto da patologie incompatibili con la vita in carcere“. Da un po’ di tempo è comparsa questa nuova patologia: Incompatibilità  con il carcere. Beh, certo, in una deliziosa villetta con vista mare e prato verde intorno si sta meglio che in galera: è più rilassante.

Truffatori assolti, truffati colpevoli

Questa, invece, è in pieno stile “nuova giustizia creativa“. Ormai gli ambulanti marocchini o senegalesi invadono città, piazze, parcheggi e spiagge d’Italia proponendo cianfrusaglie ed oggetti taroccati, i “falsi originali” firmati. Oppure fanno il doppio lavoro, venditori di cianfrusaglie e  parcheggiatori abusivi nei parcheggi cittadini, nei centri commerciali, ospedali, cimiteri e, per questo servizio non richiesto, vi chiedono l’obolo. E guai a negarglielo perché minacciano di danneggiarvi l’auto; cosa che è estorsione, quindi reato. Ma nessuno li disturba, perché dobbiamo essere accoglienti, comprensivi e tolleranti. E poi, dicono gli stessi tutori dell’ordine, se non fanno gli ambulanti abusivi vanno a rubare. Quindi è meglio rassegnarsi, comprare accendini, fazzolettini, calzini (anche se ne avete il cofano pieno), oppure dargli subito 2 euro tanto per toglierseli di torno.

Ma se vi capita di acquistare qualcosa che spacciano per originale, e poi scoprite che è falso, state ben attenti a non lamentarvi. Altrimenti non solo non puniscono i venditori abusivi di falsi, ma rischiate anche di essere voi sul banco degli imputati; magari per acquisto incauto. E quello che è successo a chi ha scoperto di aver acquistato dei Rolex falsi da un senegalese, Diam Alioune, già assolto in passato dall’accusa di ricettazione e vendita di prodotti contraffatti: “Senegalese vende Rolex falsi. Il giudice lo assolve: “Colpa di chi si fa truffare“. Ora, si potrebbe anche essere d’accordo sul fatto che ci vuole una buona dose di ingenuità, per non dire di peggio, per acquistare un Rolex per qualche decina di euro in spiaggia da un senegalese, e pensare che sia originale. Ma la cosa paradossale è che stiamo arrivando all’assurdo che, invece che condannare chi truffa, condanniamo i truffati, gli ingenui che ci cascano. Anche questo è un buon esempio di giustizia creativa.

Ma non fidatevi, non provate a farlo anche voi, Questi criteri si applicano solo agli stranieri. Se provate voi a vendere prodotti falsi finite in galera. Se provate a vendere in strada qualche cassetta di frutta o verdura senza regolare licenza, vi beccate multe da migliaia di euro. Se chiedete soldi a qualcuno minacciandolo che se non ve li dà, gli rovinate l’auto, vi denunciano per estorsione e minacce.  Se avete un bar e regalate un gelato a vostro nipotino senza fare lo scontrino, sono multe salate, e se la cosa si ripete vi chiudono l’esercizio per giorni. Insomma, la nostra giustizia è molto creativa ed anche molto comprensiva nei confronti di truffatori, furfanti, estorsori, ricettatori e ambulanti abusivi: purché siano stranieri.

Crimini e talenti (nel giorno della memoria)

di , 27 Gennaio 2016 21:32

Giorno della memoria, occasione per ricordi veri, tragici e dolorosi, dei pochi sopravvissuti, dei loro figli, nipoti e parenti i quali però, per ricordare quella tragedia, non hanno bisogno di giornate particolari decretate per legge: essi lo portano appresso da una vita; il giorno della memoria per chi ha vissuto la shoah è tutti i giorni. Ma è anche giorno di cerimonie, visite ai luoghi dello sterminio, discorsi ufficiali  e aria mesta e contrita di circostanza  che si indossa per l’occasione come si faceva una volta con il vestito buono della festa: commozione spesso finta e forzata a favore di telecamere. Chissà perché nutro una profonda diffidenza nei confronti delle cerimonie ufficiali, di corone deposte, di minuti di silenzio, di facce tristi ed espressioni pensierose di circostanza, di autorità che leggono discorsi scritti da altri, di applausi da claque.  In genere, fatte le debite eccezioni, sono una esemplare rassegna dell’ipocrisia umana.

Per usare un’espressione ormai abusata e buona per tutte le circostanze, oggi “Siamo tutti ebrei“, come un anno fa eravamo tutti pronti a dichiarare “Je suis Charlie“. Poi, sarà anche vero che “mai più“, che “non bisogna dimenticare“, ma sapete com’è, domani è un altro giorno, come diceva Rossella O’Hara, e ci sono tante cose a cui pensare: insomma, la giornata della memoria la dimentichiamo già il giorno dopo. E’ un esempio di “memoria” corta, labile, svanisce presto senza lasciare traccia, come gli auguri alle feste o le condoglianze ai funerali. Ma non ci dimentichiamo della shoah, la ricorderemo ancora: fra un anno. Dieci anni fa, su questo blog, scrissi qualcosa, a proposito della shoah e di un aspetto di quella tragedia, che è sempre valido. Tanto vale, invece che cercare di inventare parole nuove per una storia vecchia, riproporlo.

Crimini e talenti (13 giugno 2006)

Una volta tanto farò un discorso serio, molto serio, più serio di quanto possa sembrare a prima vista. E siccome non ho altra possibilità di comunicarlo, lo farò attraverso le poche righe scritte in un blog che leggeranno in pochi, e subito dimenticheranno. E forse è meglio così. Lo farò prendendo spunto dalle parole di Simon Wiesenthal, tratte da una sua intervista rilasciata alla TV svizzera nel 1990.

L’olocausto lascia un segno indelebile in chi lo ha vissuto, non termina i suoi effetti nefasti con la Liberazione. Uno continua ad esserci dentro, non si riesce mai più a provare una vera gioia. Mi ricordo che una volta, a Los Angeles, il mio amico Zubin Metha, il famoso direttore d’orchestra, mi invitò ad un concerto. Suonò un giovane pianista, bravissimo, e suonò Rachmaninov, il mio compositore preferito. Suonò in modo così meraviglioso che ad un tratto, durante il concerto, il pubblico si alzò in piedi ad applaudirlo. Anch’io feci come gli altri, ma poi mi risedetti. Non potevo continuare ad applaudire. Lo raccontai poi a Metha che mi chiese: “Perché, cosa è successo, che cosa ti opprimeva?”. Io risposi: “Mi opprimeva il pensiero di quanti giovani talenti come lui, persone meravigliose, che potevano dare gioia all’umanità, sono stati sterminati, senza essersi resi colpevoli di nulla”. E questo mi ha offuscato la gioia: ho pensato a quelli che sono stati sterminati.” .

Provo da molto tempo lo stesso senso di oppressione, che mi impedisce di applaudire alla vita. Il motivo è la netta sensazione che si stia consumando un crimine, sotto gli occhi di tutti, e non meno grave di quello consumato ad Auschwitz. Un crimine atroce che persegue lo “sterminio” dei giovani talenti, impedendone la completa realizzazione. I giovani ed i loro talenti si possono sterminare in vari modi, non solo con i forni crematori. Ci sono sistemi molto sofisticati che non producono fumo, ma sono altrettanto efficaci. Ogni uomo, in quanto appartenente alla specie umana, prima ancora che avere dei diritti, ha un preciso dovere: mettere i propri talenti, di qualunque genere siano, a disposizione dell’umanità per garantire il proseguimento della specie ed il suo progresso.

Il compito primo e fondamentale della società, quindi, non è quello di perseguire una utopistica ed irrealizzabile uguaglianza, contraria a qualunque legge di natura, ma quello di creare le condizioni favorevoli atte ad individuare e valorizzare i talenti individuali nell’interesse primo e supremo della specie umana, oltreché garantire la piena realizzazione delle potenzialità personali. Solo la realizzazione pratica del potenziale intellettuale di ciascun individuo genera l’appagamento delle aspirazioni esistenziali e consente una armoniosa convivenza sociale. Qualunque sistema limiti, blocchi ed emargini questi talenti e ne impedisca la piena realizzazione genera inevitabilmente nell’individuo conflitti psichici che possono diventare patologici. L’interazione e lo scontro fra questi conflitti personali genera, a sua volta, attriti e conflitti sociali con conseguenze imprevedibili ed incontrollabili.

La vera giustizia in natura non è l’uguaglianza, ma la diversità delle specie e la loro diversa funzione. Così, all’interno della specie umana, la giustizia non è rendere e considerare tutti uguali, ma valorizzare al massimo le diversità e le potenzialità individuali in maniera tale che ogni individuo si senta appagato, realizzato ed in perfetta armonia con il resto della comunità umana. Un sistema, quindi, che persegua prioritariamente l’uguaglianza, invece che la valorizzazione dei talenti individuali, è un sistema contro natura che crea motivi di conflitto, spreca irresponsabilmente i talenti umani e, come tale, non è altro che un “crimine contro l’umanità”.

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- Shoah e buoni ideali

- Shoah: El Mole Rachamim

Wladyslaw Szpilman (il musicista polacco che ha ispirato il film “Il pianista” di Roman Polanski), suona Chopin, Notturno n° 20 in Do diesis minore.

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Scena dal film: Chopin, Ballata n° 1 in Sol minore op.23

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Supposte giudiziarie

di , 12 Marzo 2015 20:56

Berlusconi è stato assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione (processo Ruby: confermata la sentenza di assoluzione). Eppure certa stampa non si rassegna e trova comunque il modo di rigirare la frittata per riuscire a condannare Berlusconi, anche quando viene assolto. Oggi, per esempio, l’Avvenire, si sente in dovere di chiarire che la sentenza di assoluzione lascia comunque aperta la questione morale. Ecco, tanto per dire che la Corte assolve Berlusconi, ma dal punto di vista morale Silvio è sempre da condannare. Anche coloro che hanno sfruttato per anni l’affare Ruby (l’armata guidata da Repubblica, con al seguito la maggioranza della stampa, dei talk show televisivi e della sinistra), oggi si guardano bene dal riconoscere di aver sbagliato. Ancora meno si sentono in dovere di chiedere scusa a Berlusconi ed ai propri lettori. Quelli della “superiorità morale” non possono chieder scusa, per il semplice fatto che non sbagliano mai; loro hanno la verità incorporata, di serie.

Eppure questo processo ha avuto conseguenze enormi sul quadro politico italiano, sia per la quotidiana azione di discredito personale nei confronti di Berlusconi, sia sugli effetti negativi su tutta l’area politica del centro destra. L’azione combinata fra l’inchiesta della procura milanese ed il complotto dei poteri finanziari e politici europei, tesi alla caduta del governo Berlusconi (come ampiamente documentato da inchieste giornalistiche come quella di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” e da autorevoli fonti estere) ha portato, ad opera del presidente Napolitano, all’instaurazione di tre governi (Monti, Letta, Renzi) non legittimati dal voto popolare. Un danno incalcolabile, sia sul piano economico (basta ricordare la crescita dello spread voluta e cinicamente attuata dalla speculazione finanziaria), sia sul piano della democrazia. Ora la domanda è questa: chi paga i danni? Tranquilli, come sempre, nessuno dei responsabili pagherà i danni, per il semplice motivo che non ci saranno responsabili (o meglio, nessuno si assumerà le proprie responsabilità) e poi perché  l’Italia è il Bel Paese in cui tutti rompono, ma nessuno paga. O meglio, li pagheranno i cittadini.

Il Codice penale non rientra fra le mie letture preferite. Ma ho la presunzione di saper usare il cervello e di osservare criticamente la realtà in maniera razionale e logica. Almeno ci provo. Ed in questa storia di Ruby forse bastava un po’ di logica e di buon senso (qualità  che sembrano scomparse dalla circolazione) per capire che si trattava di una montatura (una delle tante messe in atto negli ultimi 20 anni da una magistratura sulla cui imparzialità sussistono molti dubbi) per incastrare Berlusconi. Ma quando un’intera classe politica di sinistra, le maggiori testate giornalistiche nazionali ed una schiera di  giornalisti, magistrati, opinionisti, intellettuali, comici e personaggi dello spettacolo, militanti ed organici ai partiti, hanno la mente obnubilata dalla sindrome monomaniacale dall’antiberlusconismo, ed hanno come fine ultimo dell’esistenza l’annientamento ad ogni costo del nemico, è difficile mantenere il controllo ed il rispetto delle elementari norme della civile competizione e del confronto; allora non solo si usano mezzi, metodi e sistemi spesso ai limiti della legittimità e delle regole democratiche, ma si superano facilmente anche i limiti del buon senso e della decenza. A proposito del caso Ruby, ecco cosa scrivevo due anni fa, sollevando molti ragionevoli dubbi su quel processo e sulle accuse della procura di Milano. Vista la sentenza della Cassazione, mi sa che non mi sbagliavo.

Ruby ed il reato supposto (maggio 2013)

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

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- Il Corriere fra sentenze e compleanni

- Berlusconi, Bartali e la concussione

- Ruby, ipocrisia di Stato

- Ruby 2, la vendetta

- La serietà è una cosa seria

- Ruby: mutanda rossa trionferà

- Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

- Scopo anch’io? No, tu no…

- Repubblica e l’abuso di potere

- Escort, l’uovo ed il pelo

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Ed infine, giusto per ricordare che l’attacco a Berlusconi non è solo giudiziario,  ma è un attacco concentrico di magistratura, politica, informazione, cultura e spettacolo, basta citare il paladino dell’antiberlusconismo, quel Michele “Chi” Santoro che ha fatto di Berlusconi l’oggetto principale, il bersaglio preferito e quasi unico, delle sue battaglie televisive. Ecco un post dedicato al nostro tribuno televisivo, uno dei tanti nel quale riporto anche i link ad altri post sullo stesso argomento: “Santoro & C.”

Toghe rosse (la genesi)

di , 24 Giugno 2013 19:23

Ovvero, perché Berlusconi è un reato vivente. Come nasce il partito dei pm e l’accanimento giudiziario nei suoi confronti.

Tutto cominciò da una paginata tragicamente profetica de Il Manifesto: una colata di piombo negli anni delle colate di fango.
«Iniziò tutto, se non mi sbaglio, da un dossier pubblicato sul quotidiano Il manifesto sulla questione giustizia (tra il maggio  e luglio ’90, o ’91): fu preso molto a cuore dagli ultimi comitati centrali Pci/Pds. Si trattava di un report che descriveva e dettava esattamente i rapporti nascenti tra i magistrati e l’ex Partito comunista, prima erano inestistenti, anzi. Dal Manifesto si evinceva un nuovo modo per scardinare il sistema, si illustrava come, attraverso le nuove leve della giustizia, si sarebbe arrivati al potere. Una strategia che il Pci-Pds cavalcò. Perché, in quel momento c’era un buco, un vuoto di potere; e c’era un’ideologia di sinistra a cui serviva un partito…».

Il “partito dei giudici”. La parole sono sdrucciole. L’accento al telefono di chi spiega, qui sopra, genesi e eziologia della forza storica che affolla le aule di tribunale è napoletano. Appartiene a un signore perbene che, sgranando i propri ricordi di magistrato in pensione da vent’anni, si rivela profondo conoscitore della Procura milanese, già pezzo grosso all’interno di Magistratura Democratica.
Ovviamente, per questioni di mera sopravvivenza, l’ex pretore e piemme preferisce mantenere l’anonimato. Eppure da deluso della sinistra («Non lo sono più. Ma non posso rinnegare certo gli anni passati in Magistratura Democratica. I miei valori di sinistra rimangono,  fu la loro interpretazione ad essere sbagliata») rievoca progetti e intenzioni del “partito dei giudici” che, col tempo, «si rivelarono lo specchio di ciò che poi è avvenuto…».

«Per dirle: esiste un un documento datato 12 marzo 1988 che riassume una riunione a Renate, nella villa di Gherardo Colombo, dove lo stato maggiore dell’Md milanese discuteva sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (che vedrà la luce il 24 ottobre 1989) e soprattutto del nuovo ruolo del pubblico ministero…» confida il magistrato. Breve parentesi. Md (magistratura democratica) è una corrente  fondata a Bologna il 4 luglio 1964, che ha visto progressivamente crescere il proprio peso all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. Nel 1969 una scissione interna ne dimezzò i risultati alle elezioni dell’Anm del 1970 rispetto alle precedenti. Gli aderenti a Md, allora, si divisero in due tronconi: il primo rimase appunto all’interno di Magistratura Democratica, il secondo, guidato da Adolfo Beria d’Argentine, confluì nel movimento “Impegno Costituzionale”, in contrapposizione con l’area che si presumeva più direttamente legata all’estrema sinistra. Chiusa parentesi.

Torniamo alle riunioni in casa Colombo. C’erano tutti. Dai magistrati che in un paio d’anni daranno vita al pool di Mani pulite, giudici e pretori a  – guarda caso -   Nicoletta Gandus, che da presidente della prima sezione penale del tribunale di Milano giudicò (nonostante una richiesta di ricusazione) il premier Silvio Berlusconi sul cosiddetto caso Mills. «La Gandus era una mia amica, conoscevo anche Oscar Magi e benissimo la Boccassini, dura ma molto brava. Ma da quando sono uscito dalla loro corporazione nessuno di loro -scusi- mi ha cagato più…», continua il nostro uomo.

Tutti gli interventi di quel giorno sono contenuti in un fascicolo intitolato “I mestieri del giudice”(Etm). L’articolo più interessante fu soprattutto quello di Riccardo Targetti, allora sostituto alla Procura di Milano. «Targetti, alla luce del nuovo codice di procedura penale teorizzava la nascita del “pm dinamico”, diverso dal magistrato  “statico”, che sta lì ad aspettare dietro la scrivania  la notitia criminis  dai carabinieri e che si occupa di micro-criminalità da strada, malavita urbana e violazioni di legge. Il pm dinamico doveva dedicarsi anima e corpo alla “contrapposizione con altri poteri, palesi e occulti, dello Stato e della società”, alle “manifestazioni di devianza dei colletti bianchi”. E lo faceva sulla base di qualsiasi suggestione poteva avere pure da canali non ufficiali».

Il concetto è: se, teoricamente, il pm sogna soltanto che qualcuno commette un crimine, può indagarlo. «Teoricamente sì. Il suo potere è enorme. E preoccupa, pensando che all’interno di Md sono quasi tutti schierati a sinistra e che alla Procura di Milano quasi tutti sono di Md. Tra l’altro, anche chi non lo è si guarda bene dallo scontrarsi con la sua stessa casta». Cane non mangia cane. «Esatto ormai il pm è un poliziotto: per questo la soluzione migliore sarebbe la separazione della carriere…».
Il giudice pentito ha la voce stanca, rotta dall’emozione. E, sulla strategia difensiva del premier è pessimista: «Denunciare i magistrati allo Stato? Inutile. Qualunque cosa faccia sbatterà contro un muro. D’altronde la strategia è chiara: stralciare la posizione di Berlusconi e andare a giudizio anche in un mese, comunque prima delle amministrative». Il racconto s’interrompe in un sospiro: dà l’idea d’una giustizia e d’una politica dalla tristezza infinite. (Francesco Specchia)
Ilda Boccassini e Gherardo Colombo
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Silenzio elettorale

di , 24 Febbraio 2013 15:02

Dalle ore 24 di venerdì è scattato il periodo di “Silenzio elettorale“. “E’ iniziato dalle ore 24 di venerdì il cosiddetto ‘silenzio elettorale’ ovvero il divieto di effettuare i comizi, le riunioni di propaganda elettorale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nuova affissione di stampati, giornali murali o altri manifesti di propaganda elettorale e diffusione di trasmissioni radiotelevisive di propaganda elettorale”. (ANSA) Questo il sunto delle disposizioni sul silenzio elettorale, regolato dall’art. 9 della  legge 4 aprile 1956 n. 212 e successive modifiche. Ecco il testo…

Articolo   9

  1. Nel giorno precedente ed  in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di  propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al  pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti  di propaganda.

2. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata  ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso  delle sezioni elettorali.

3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o  periodici nelle bacheche previste all’art. 1 della presente legge.

4. Chiunque   contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione   fino ad un anno e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000  (Articolo così modificato da   ultimo dall’art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689. Successivamente l’art.   15, legge 10 dicembre 1993, n. 515, ha disposto che in caso di violazione delle   disposizioni contenute nel presente articolo si applichi, in luogo delle sanzioni   penali, la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1032)

L’articolo 9 è stato successivamente integrato (legge 4 febbraio 1985, n.10, e successive modificazioni) con la seguente disposizione: “Nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale”.

Chiarito cosa sia il “silenzio elettorale” e quali siano le norme che lo regolano, oggi vediamo questo titolo  d’apertura del Corriere on line (ma la notizia la troviamo su tutte le prime pagine dei quotidiani) che pubblica anche il video dell’intervista.

Scrive il Corriere “In visita a Milanello il Cavaliere viola il silenzio elettorale “. Succede che Berlusconi in visita a Milanello, dove si allena il Milan (praticamente in casa sua), dopo aver parlato della squadra, andando via ha risposto alla domanda di un cronista di una TV greca, esprimendo giudizi sulla magistratura e sulla stampa.

Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa“, ha detto. La “violazione” ha scatenato, ovviamente, la reazione generale degli indignati permanenti, pronti a scatenare la denuncia pubblica contro tutto ciò che fa o dice Berlusconi.

Ora, però, dobbiamo chiederci se davvero queste parole di Berlusconi, sono una violazione delle norme sul silenzio elettorale, oppure sono l’ennesima sparata giornalistica su un fatto inesistente. L’art. 1, sopra riportato, dice chiaramente cosa è vietato: comizi, riunioni di propaganda in luoghi pubblici, affissione di manifesti e stampati. A questo si aggiunge il divieto per le emittenti radio TV di diffondere propaganda elettorale.

Bene, allora cosa ha violato Berlusconi? Ha tenuto un comizio? NO. Ha tenuto una riunione di propaganda in luogo pubblico? NO. Ha affisso manifesti elettorali? NO. Ha diffuso via radio e TV messaggi di propaganda? NO. Niente di tutto ciò che le disposizioni sul silenzio elettorale vietano. E allora dov’è lo scandalo?

Due osservazioni. La prima riguarda il contenuto delle dichiarazioni rilasciate al volo all’emittente greca. Parlare della magistratura è  propaganda politica? Se lo è significa che la magistratura è un soggetto politico. Ma la magistratura non lo è. Anzi, come ci ricordano spesso e volentieri, è al di sopra delle parti, è un organo indipendente dalla politica. Allora parlare della magistratura non è propaganda politica. Ai fini delle norme citate, ha la stessa valenza di dichiarazioni sul tempo, sulla percorribilità delle strade o sul menu del pranzo a Milanello. Né più, né meno. Semplicemente non è politica. Ma se lo fosse, allora smentirebbe tutte le dichiarazioni sull’indipendenza della magistratura. Questo sì che sarebbe grave.

La seconda osservazione riguarda la stampa che, alla luce delle norme riportate, può essere equiparata, in quanto mezzo di comunicazione, alle emittenti radio e TV. La norma non vieta di fare dichiarazioni politiche, vieta espressamente la loro diffusione. E non c’è possibilità di fraintendimento. Il divieto riguarda la “diffusione di propaganda elettorale“.  In questo caso, TV e stampa. Allora, ammesso e non concesso che le dichiarazioni di Berlusconi siano propaganda elettorale, chi ha violato le norme, chi fa le dichiarazioni o chi le diffonde? Non c’è dubbio, la legge parla chiaro: chi le diffonde!

Quindi, cari cronisti d’assalto, dovreste leggere e rileggere con attenzione il testo della legge, prima di sbattere in prima pagina sdegnate accuse di violazione del silenzio elettorale. Siete stati voi a violare le norme, non Berlusconi. Cari indignati permanenti, cari giudici per caso e moralisti da bar dello sport, se c’è qualcuno che è colpevole e che ha violato le regole del silenzio elettorale è quella TV greca e tutti i quotidiani che oggi pubblicano il video e le dichiarazioni di Berlusconi. So che vi sembrerà strano e paradossale, ma questa  è la verità. Già, ma parlare di verità è tempo sprecato, perché la verità non ha diritto di cittadinanza sulla stampa. Anzi, oggi la stampa è la fonte prima della mistificazione della realtà, ad uso e consumo di interessi che non sono certo quelli dei lettori.

In fondo, sbattere in prima pagina, come articolo d’apertura, la notizia di questa presunta violazione delle norme è un messaggio che può prefigurarsi come critica ed attacco all’operato di Berlusconi ed avere effetto e conseguenze negative sulla sua immagine. Quindi, pubblicare questa notizia è un messaggio, questo sì, di propaganda elettorale a danno di un candidato. Ma l’accanimento contro il “nemico” è tale che non si rendono conto nemmeno di diventare ridicoli. E, soprattutto, di essere essi stessi i primi a violare le norme. Il classico bue che dice cornuto all’asino. E’ la stampa, bellezza!

N.B.

Sempre oggi, ancora sul Corriere.it è in bella evidenza un box con un articolo di Gian Antonio Stella: “IMU e giaguari, l’ABC delle promesse“. Come anticipa il titolo, Stella fa un lungo elenco delle promesse e delle dichiarazioni fatte dai leader nel corso di questa campagna elettorale appena terminata. Sembra un semplice elenco che tocca tutti nello stesso modo, senza partigianeria. Sembra, ma non lo è. Ai nostri instancabili fustigatori dei costumi non gli riesce proprio di essere imparziali; anche quando sembra che lo siano o che si sforzino di esserlo, non ce la fanno, è più forte di loro, ce l’hanno nel sangue, nel DNA.

Così, anche nella scelta dell’immagine da accostare al pezzo, si sceglie una simpatica istantanea di Bersani che sorride mentre Vespa gli regala un giaguaro di pelouche. Già, perché Berlusconi non ne azzecca una, le sue sono sempre dichiarazioni sconvenienti e promesse da marinaio e se promette che restituirà l’IMU lo accusano di “Voto di scambio” e la procura di Roma apre la milionesima inchiesta. Bersani, invece, è sempre presentato come un pacioccone, bonario e le sue sparate sono sempre battute simpatiche tipo “Smacchieremo il giaguaro“, oppure, rivolto a Grillo “Io sono figlio di un meccanico, lui è miliardario“.

Eccolo il nostro “proletario“, così viene sempre mostrato dalla stampa. La sua immagine è quella di un simpatico figlio del popolo con l’accento piacentino che si mostrava in maniche di camicia sui manifesti (“Rimbocchiamoci le maniche“, diceva, ma nessuno ha fatto battutine sarcastiche o ironizzato) o si mette in posa davanti al distributore del padre, circondato dall’affetto generale di parenti, amici e sostenitori. Che brava persona, gli manca solo l’aureola. Sarà un caso? Ecchecaso, direbbero a Striscia.

Se si legge con attenzione si vede che la maggior parte degli interventi riguardano Berlusconi e che, subito dopo alcuni di questi interventi,  il nostro giornalista “indipendente, imparziale e super partes“, inserisce il commento sarcastico di Bersani. Forse è convinto che i lettori siano davvero deficienti e non notino questi dettagli. E’ un vizietto che affligge molti cronisti, opinionisti, editorialisti e illustri penne della nostra stampa libera e indipendente. Sono convinti di essere più furbi dei comuni mortali. Del resto, anche Bersani è convinto di passare per “proletario“, dimenticando che attorno a lui ed al PD, se guarda bene, scoprirà parecchi “proletari-miliardari“. Forse per questo non si fa fotografare davanti alla sede di MPS. E’ convinto che la gente creda che il PD non c’entri nulla. Già, anche lui è convinto. Ma in fondo anche Fazio è convinto che il suo non sia stato un festival politicizzato. Anche Crozza è convinto che la sua non sia propaganda, ma satira. Anche Vendola è convinto di essere un “uomo politico“. Anche Rosi Bindi è convinta di contare qualcosa nel PD. Che strane convinzioni ha la gente!

Ma la cosa strana non è questa lunga tiritera sulle dichiarazioni più o meno credibili dei vari leader politici. E’ il fatto che Stella riferisce, nel suo elenco, temi, impegni, commenti  e promesse che hanno costituito l’asse portante su cui si è basata la propaganda elettorale.  Sono le stesse dichiarazioni che, ogni giorno, venivano riprese ed amplificate dai media, stampa e TV e costituivano argomento di dibattito in tutti i talk show politici in televisione. Sono l’ossatura della propaganda. Queste sì, sono “propaganda elettorale“. Riportarle oggi in prima pagina significa, quindi, pari pari, violare smaccatamente le norme sul silenzio elettorale.

La violazione è vostra, cari editorialisti del Corriere. E’ sua, caro Stella. Possibile che vi sfugga questo particolare? Altro che sparare in prima pagina la violazione di Berlusconi. Dovreste vergognarvi. Ma non si può pretendere tanto, perché oltre a non sapere cosa sia la verità, la nostra stampa libera, imparziale ed indipendente, non conosce nemmeno la vergogna.

Berlusconi è reato

di , 22 Febbraio 2013 11:36

Sì, è una specie di reato vivente, O almeno, questo è ciò che si deduce dall’atteggiamento di magistratura, stampa e avversari politici nei suoi confronti. Qualunque cosa faccia o dica viene usata, da vent’anni,  come pretesto per accusarlo di qualcosa. Tanto che questa strana anomalia italica potrebbe costituire un valido test per un esame. Si sceglie un’azione o una dichiarazione a caso di Berlusconi e si chiede all’esaminando quale ipotesi di reato vi si raffiguri. Se si è preparati e si dispone di una buona dose di fantasia, sarà facile trovare il reato giusto per l’occasione. E se rispondete ad almeno 10 domande di questo tipo avete una procura assicurata ed ottime prospettive di carriera.

L’ultima è questa. Berlusconi invia agli italiani una lettera in cui promette di rimborsare l’IMU pagata nel 2012. Semplice propaganda elettorale? No, se lo facesse la sinistra sarebbe propaganda, ma se lo fa Berlusconi è…voto di scambio! Questo aveva già affermato Monti subito dopo l’annuncio di questa proposta. Anche Bersani aveva definito la proposta una truffa ed un imbroglio. E se lo dice Bersani deve avere ragione, perché lui e la sua parte politica sono persone oneste, integerrime, senza ombra di corruzione o di affari sporchi, persone perbene e con le mani pulite. Per esempio, Bersani dice che sull’affare Monte dei Paschi, il partito democratico non c’entra niente. E Bersani è un uomo d’onore!

Ma ora che la proposta di rendere l’IMU  è stata confermata con lettera, Antonio Ingroia, “magistrato senza macchia e senza paura” (così lo definisce Oliviero Beha), fa di più; presenta una precisa e specifica denuncia alla procura di Roma contro Berlusconi per voto di scambio e truffa elettorale.

Come volevasi dimostrare. Non capiscono che con questo accanimento continuo si rendono ridicoli. Ma forse sono talmente ossessionati da questa sindrome monomaniacale nei confronti di Berlusconi che per loro questa persecuzione giudiziaria è del tutto normale.

Ma c’è di più. Se Berlusconi invia una lettera agli italiani Ingroia lo denuncia per  voto di scambio e truffa. Se però un portale come Tiscali, del patron Renato Soru, ti fa  arrivare nella tua casa virtuale (la casella di posta personale), una lettera di Oliviero Beha che esalta la figura di Ingroia...quella è semplice informazione. Vedi “Par condicio e sorprese postali“.

Come se non bastasse, a proposito di voto di scambio, il nostro zelante Ingroia ha rivelato di recente che il PD gli ha proposto un patto di desistenza, garantendogli, in cambio,  due senatori: “Violante mi ha proposto il patto di desistenza“. Caro Ingroia, questo non è voto di scambio? E perché non ha presentato denuncia in procura nei confronti del PD e del suo segretario Bersani? Oppure se questi accordi sottobanco li fa la sinistra è tutto lecito e rientra nella prassi? Misteri sinistri (in tutti i sensi)!

Mi viene in mente un vecchio post che illustra la particolare anomalia della giustizia italiana. Lo ripropongo.

La legge e Berlusconi

La legge è uguale per tutti. Per Berlusconi un po’ meno.

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; eccetto Berlusconi.

Tutto ciò che Berlusconi dice o fa costituisce prova di reato. Tutto ciò che Berlusconi dice o fa viene usato contro di lui.

Fino alla condanna definitiva vige la presunzione d’innocenza. Per Berlusconi vige sempre la presunzione di colpevolezza; anche dopo l’assoluzione.

Tutti possono chiamare la RAI e lamentarsi della faziosità di alcuni conduttori. Se lo fa Berlusconi è reato di concussione e abuso d’ufficio.

Tutti possono affermare liberamente di preferire le belle donne ai gay. Se lo dice Berlusconi è un gravissimo atto di omofobia.

Tutti possono realizzare profitti tramite la loro attività ed incrementare il proprio patrimonio. Se lo fa Berlusconi è perché ha rubato.

Tutti, nella propria abitazione, possono organizzare feste e ricevimenti, invitare amici e belle ragazze ed offrire loro dei regali. Se lo fa Berlusconi è istigazione alla prostituzione.

Tutti possono lamentarsi della eccessiva faziosità e partigianeria dei mezzi d’informazione. Se lo fa Berlusconi è grave intimidazione e attentato alla libertà di stampa. (A proposito di libertà di stampa vedi “Bavagli e querele“)

Se un deputato della destra, non avendo vincolo di mandato, passa allo schieramento di sinistra lo fa per libera scelta ed in piena autonomia e coscienza. Se un deputato di sinistra passa a destra è perché Berlusconi lo ha comprato.

Chiunque si chiami Silvio Berlusconi, risieda ad Arcore e sia o sia stato presidente del Consiglio è colpevole di qualche reato. E se non lo è lo sarà in futuro.

Se un cittadino si ferma in campagna a fare i suoi bisognini è semplice necessità fisiologica: Se lo fa Berlusconi viene inquisito per inquinamento ambientale.

Se una persona dichiara qualche chilo in meno del reale, per sembrare in forma, è una semplice bugia. Se lo fa Berlusconi viene inquisito per “Falso in bilancia“.

Di recente Berlusconi si trovava in un piccolo centro dell’agro laziale dove era in corso una sagra di prodotti locali. Avvicinatosi ad una bancarella per acquistare alcuni prodotti esposti, al momento di pagare gli sono scivolate le banconote dalle mani e, cadute per terra, si sono leggermente sporcate di fango. Le ha raccolte, ripulite un po’ ed ha pagato il conto. La procura di Roma ha subito aperto un’inchiesta: Berlusconi indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Se qualcuno esagera nel raccontare le proprie avventure galanti è solo un po’ spaccone. Se Berlusconi fa una battuta ironizzando sulle sue prestazioni sessuali “Me ne sono fatte solo otto“, viene inquisito per  millantato credito.

Vedi anche:Berlusconi millanta“ e “Tiscali e la par condicio“.

Tempo di manette

di , 14 Febbraio 2013 15:08

C’è un tempo per ogni cosa…”, recita l’Ecclesiaste. A leggere le notizie degli ultimi tempi si direbbe che questo sia il tempo …delle manette. Non passa giorno che non ci sia qualche arresto eccellente. Nell’arco di una decina di giorni sono finiti in manette, o ”fermati“,  Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, Gianluca Baldassarri, manager del Monte dei Paschi di Siena,  Fabio Riva, vicepresidente  dell’Ilva di Taranto. Recentemente è finito in carcere anche Fabrizio Corona che non so definire perché non ho mai capito bene cosa facesse.  Sto citando a memoria, ma certamente ne dimentico qualcuno. Ormai sono tanti che si perde il conto.

A questi arresti eccellenti si aggiungono altri  personaggi di primo piano condannati o inquisiti per reati vari. Ma in questo caso l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Non passa giorno, dicevo, che in prima pagina non ci sia notizia di un nuovo scandalo, di tangenti, di corruzione, di concussione, peculato ed altre amenità giudiziarie. Una anomala e sospetta concentrazione di arresti, denunce, inchieste, condanne (se ne registrano più nell’ultimo mese che in tutto l’anno precedente), proprio in periodo elettorale. Sarà un caso? Ecchecaso…direbbero a Striscia!.

Così anche oggi, tanto per non smentirci, ecco altri due nuovi arresti eccellenti, freschi freschi di giornata: l’imprenditore Angelo Rizzoli ed il presidente del Cagliari calcio, Massimo Cellino. Come apprendiamo dalla stampa, il presidente del Cagliari è stato arrestato per “tentato peculato e falso ideologico“. Nell’irdinanza di custodia cautelare è scritto che Cellino ha “spiccate capacità delinquenziali“, ed è  ”capace di qualsiasi genere di sotterfugi pur di raggiungere i propri scopi“ (!?). Al confronto di Cellino Hitler era un boy scout. No comment! Per oggi è tutto, ma la giornata è ancora lunga, non si può mai dire.

Una vera epidemia, uno tsunami giudiziario che sta sconvolgendo l’assetto economico, finanziario e politico e che rischia di dare il colpo di grazia alla già disastrata economia italiana. Basta pensare alle possibili conseguenze dei guai giudiziari di colossi come MPS, ILVA (la più grande acciaieria d’Europa) o una delle nostre più prestigiose aziende a livello internazionale come Finmeccanica. Sembrerebbe che qualcuno abbia un preciso piano per destabilizzare l’Italia. Sarà un caso? Ecchecaso!

Mi viene un terribile sospetto. Non sarà che, vista l’ondata di arresti ad alto livello, il Papa si è dimesso prima che qualche solerte pm d’assalto, in cerca di gloria o in attesa di qualche incarico ONU,  si inventasse qualche reato di falso ideologico, millantato credito o abuso della credulità popolare e lo arrest…No, no, non può essere. Ma non è detto: vedi “Prete cattolico accusato di abuso di credulità popolare”. Si scherza, ma mica tanto.

Altro che festival di Sanremo. La musica più diffusa oggi è costituita dal tintinnio di manette. E’ una evoluzione melodica all’italiana. Marinetti, oggi, la definirebbe “musica futurista“. Un nuovo genere che conta molti estimatori, specie fra i magistrati. Sembra che siano in vendita dei CD con la registrazione di diversi suoni di manette (non tutte sono uguali). Così, mentre i comuni mortali sotto la doccia canticchiano ritornelli popolari, giudici e pm, pare che preferiscano ascoltare le ultimissime incisioni manettare.

Oggi nessuno è al sicuro. Vai a letto tranquillo, al mattino ti svegli, senti suonare al campanello di casa, vai ad aprire e ci trovi i carabinieri che ti arrestano. Tu non sai perché, ma loro sì. E prima che tu capisca bene la situazione ti ritrovi in carcere, anche innocente. E prima che tu possa dimostrare la tua innocenza possono passare anni ed intanto la tua vita, la tua reputazione, la tua professione, la tua azienda, la tua famiglia, sono distrutte. Il caso Tortora, il più eclatante, dovrebbe averci insegnato qualcosa. Identico fu il caso di Lelio Luttazzi, alla fine riconosciuto innocente, ma la sua carriera fu inesorabilmente cancellata.

In pratica la giustizia è amministrata da chi ha potere di vita e di morte sui cittadini. E non è un’esagerazione. Quando ti sbattono in galera e ci resti per anni, prima di avere giustizia, significa che la tua vita è distrutta, sei morto. Il moderno strumento di tortura si chiama “carcerazione preventiva” e viene applicata ad insindacabile giudizio dei magistrati inquirenti. Prima ti sbatto in galera, poi, se sopravvivi, vediamo se sei colpevole o innocente. Un potere insindacabile che viene confermato non per meriti speciali, ma per semplice anzianità di servizio. Un potere nei confronti del quale i cittadini sono completamente indifesi. Un potere che, incredibilmente, viene gestito senza alcuna assunzione di responsabilità in caso di errori. In questa società tutti, ma proprio tutti, coloro che svolgono un’attività professionale o artigianale, nel caso la loro prestazione d’opera non corrisponda a quanto concordato o arrechi un danno, pagano per i propri errori: tutti, eccetto i magistrati. Sembra un diritto acquisito per investitura divina. Invece si diventa magistrati e si acquisisce questo potere enorme tramite un  semplice concorso pubblico; come entrare alle poste o all’INPS.

Ora, se tu ritieni di subire un torto da parte di qualcuno a chi ti rivolgi? Ovvio, alla magistratura. Aspetti e speri di ricevere giustizia. Bene, ma se tu ritieni che oggi, in Italia, sia la magistratura ad abusare del suo potere e che, quindi, i cittadini subiscano un torto da parte della magistratura, a chi ti rivolgi? Ovvio, ancora e sempre alla magistratura, intesa come organo e non come singoli magistrati. Ovvero, chi ti danneggia dovrebbe giudicare se stessa. Cortocircuito. E’ come se un condannato a morte, per ricevere la grazia si rivolgesse al boia. Né più, né meno. Strano, ma questa aberrante anomalia sembra quasi normale, fa parte del sistema democratico. E’ quello che potremmo definire come “Vulnus” della democrazia o, per usare un termine informatico un grave “Bug” di sistema. Sì, c’è qualcosa di purulento nel corpo sociale, un gravissimo errore all’interno del sistema democratico. La dimostrazione è questa, quando ti svegli al mattino e senti suonare alla porta non sai mai cosa ti aspetta.

Enzo Tortora, l’arresto…

P.S.

Non immaginavo di avere anche doti di preveggenza. Scrivevo, intorno alle ore 15, accennando agli arresti del giorno: “Per oggi è tutto, ma la giornata è ancora lunga, non si può mai dire”. Ed infatti, ecco la conferma dell’ultima ora: “Arrestato il finanziere Alessandro Proto”.

Sarà l’ultimo della giornata, oppure c’è ancora tempo per altri arresti? Mah, certo che se continuano con questo ritmo, bisognerà pubblicare un bollettino quotidiano “Tutti gli arresti, minuto per minuto“. Roba che nemmeno ai tempi di mani pulite. Stiamo facendo progressi. Si vede che i magistrati, in tutti questi anni, non hanno perso tempo in chiacchiere, ma si sono aggiornati, hanno potenziato i sistemi investigativi e ottimizzato l’uso delle manette. Complimenti. Se continuano così un incarico di fiducia dell’ONU non glielo toglie nessuno; garantito. Auguri.

Fini, la nonna ed il panda

di , 24 Gennaio 2013 10:55

Lunedì sera, facendo zapping sul tardi, capito su Porta a porta, mentre va in onda un servizio su un’anziana signora che, fra le lacrime, dice di non riuscire a fare la spesa per mancanza di soldi. Pian piano ha dovuto vendere tutti gli oggettini d’oro che aveva, braccialetti, collane, orecchini. Ha venduto perfino la fede nuziale per compare pane e latte. Una delle tante storie, purtroppo ormai diffuse, che possiamo sentire ogni giorno in televisione, o leggere sulla stampa o su internet. Storie di “normale disperazione“. Già, ormai anche la povertà, l’estrema indigenza, la disperazione, stanno diventando normali.

Una situazione drammatica che bisognerebbe affrontare con idee, proposte e progetti ben precisi, chiari, pratici, concreti ed attuabili a breve scadenza. Ardua impresa che è di competenza della classe politica, quella che è lautamente ricompensata per governare l’Italia. Ma nessuno sembra avere idea di come operare. Nessuno dei politici che quotidianamente pontificano a reti unificate in TV, ha mai fatto una proposta seria e concreta. Continuano a blaterare di soluzioni vaghe e generiche, ad accusarsi reciprocamente, a preoccuparsi più di garantirsi la poltrona in Parlamento che risolvere i problemi reali della gente.

Finito il servizio sulla “nonna” che vende la fede per comprare il pane, Vespa si rivolge a Fini chiedendo cosa intenda fare la politica per affrontare queste emergenze drammatiche. E cosa risponde Fini? Ha una sua proposta concreta? Ma quando mai, nessuno ha uno straccio di proposta, nemmeno Fini. Infatti, dopo un attimo di pausa riflessiva, in evidente imbarazzo, comincia a farfugliare qualcosa sulla precarietà del lavoro, sulla disoccupazione giovanile, sulla necessità di garantire il futuro ai giovani, di rilanciare dell’economia e bla bla bla. Solita solfa generica buona per tutte le stagioni e tutti i talk show; quella che, in mancanza di idee concrete, propinano ovunque ci sia un microfono. Ma in pratica niente di niente. Fini, guardi che qui si parlava di anziani che non sanno come campare e vendono le fedi per comprare il pane, non di giovani in cerca di prima occupazione.  In compenso, però, un’idea precisa ce l’ha. Non per risolvere la crisi economica, ma per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. Oh, ecco, questa sì è una buona soluzione. Ditelo alla “nonna“, così si tranquillizza.

Del resto, Fini non è il solo a metterla sul vago quando si parla di crisi. Avete mai sentito qualcuno fare una proposta concreta? No, nessuno sa cosa fare. Ho sentito di recente D’Alema, ospite su La7, rispondere alla stessa domanda sul come risolvere la crisi, dicendo che “Occorre una forte azione sociale…”. Geniale, vero? Ma con la forte azione sociale riaprono le fabbriche? Si riassumono gli operai, Ci si compra il pane e il latte? D’Alema, ma che…baffo dice? Non sanno cosa fare e non sanno cosa dire. Ci prendono per i fondelli, facendo finta di essere seri, ma non glielo puoi nemmeno far notare. Se lo fai ti accusano di populismo. L’unica cosa certa di questa genia di politici è che tutti lottano per rientrare in Parlamento. Per il resto l’Italia non può fare altro che sperare in un miracolo. Ora, sarà anche vero che non riusciamo a risolvere i problemi di casa nostra e garantire un’esistenza decorosa agli anziani e pensionati, perché non ci sono i fondi necessari, però dedichiamo notevoli risorse per accogliere ed assistere immigrati, Rom e chiunque decida di venire in Italia.

Così, invece che pensare ai nostri problemi, siamo occupatissimi a garantire finanziamenti ed aiuti a mezzo mondo. Abbiamo promesso, come UE,  5 miliardi di euro all’Egitto, dove abbiamo sostenuto la “primavera araba“, consegnando di fatto l’Egitto ai Fratelli musulmani che predicano e  perseguono la guerra santa contro l’occidente, cioè noi. Ma noi siamo buoni e li finanziamo.

Ora l’Unione europea ha deciso di assegnare altri 20 milioni di euro di aiuti al Mali. Il Mali? Roba che se chiedete a cento persone cosa sia il Mali e dove sia, forse, al massimo, ne trovate dieci che sanno rispondere. Ma noi siamo buoni, siamo altruisti, siamo caritatevoli e, mentre i nostri pensionati sono al limite della sopravvivenza, abbiamo denaro da regalare per aiutare mezzo mondo.

Così spendiamo 30 milioni di euro in Afghanistan per insegnare come si organizza e si amministra la giustizia. Noi che abbiamo una giustizia tutta da ridere, con cause civili che durano dieci anni e spesso passano in eredità a figli e nipoti. Noi che abbiamo una giustizia in mano a magistrati che la usano come arma politica contro gli avversari. Noi andiamo ad insegnare la Giustizia agli afghani. Noi, cittadini di un paese in cui un magistrato, in tempi di crisi economica profonda ed ancora senza via d’uscita, ha il potere di chiudere la più grande acciaieria d’Europa e mettere a rischio il lavoro di decine di migliaia di lavoratori, fra azienda e indotto.

Abbiamo la Giustizia più disastrata del globo, ma andiamo all’estero a tenere lezione. Abbiamo scuole che cadono a pezzi, ma andiamo a costruire scuole in Afghanistan. Abbiamo una vecchissima rete idrica colabrodo che perde il 50% dell’acqua, ma andiamo a costruire pozzi in Africa. Stiamo inquinando il territorio nazionale, fiumi, laghi, falde acquifere, con veleni, discariche e rifiuti tossici di ogni genere, ma vogliamo salvare le foreste dell’Amazzonia. Abbiamo milioni di pensionati che per sopravvivere devono andare a mangiare alle mense della Caritas o recuperare qualcosa fra gli scarti dei mercati, ma raccogliamo fondi per combattere la fame nel mondo. Pazzesco, da non credere.

E se non bastassero gli aiuti sparsi nel mondo, dobbiamo anche garantire l’accoglienza e l’assistenza a tutti coloro che, in barba a tutte le norme che regolano l’immigrazione, decidono di venire in Italia. E non possiamo far niente per arginare l’invasione, altrimenti l’ONU e l’Alto commissario per i rifugiati, Boldrini, ci accusano di xenofobia e razzismo. Dobbiamo accoglierli, dargli assistenza, possibilmente una casa ed un lavoro. E sono milioni. E siccome arrivano in Italia senza arte, né parte, finiscono regolarmente per delinquere. Così nelle nostre carceri su 60 mila detenuti, un terzo, più di 20 mila, sono stranieri. Ed anche questi sono a carico nostro. Ma non è un problema, perché noi siamo buoni e ci sono soldi per tutti; tutti, eccetto per gli italiani, specie se anziani e pensionati. Per gli italiani ci sono sempre e solo nuove tasse da pagare. Così possiamo regalare qualcosa all’Egitto, al Mali, all’Afghanistan, alla Palestina, salviamo le foreste amazzoniche ed il panda.

Ma si fa tanto anche per gli italiani. I nostri politicanti sono impegnatissimi nell’inventarsi soluzioni geniali per problemi serissimi. Per esempio, l’assegnazione di alloggi popolari ai ROM, invece che ad italiani che aspettano da anni. O l’istituzione dei registri delle unioni di fatto (altro provvedimento essenziale per superare la crisi). O importantissime proposte parlamentari come la legge sul “Femminicidio“, ovvero “l’omicidio di una donna in quanto donna“. Scusate, ma ci siete o ci fate? E siccome i nostri parlamentari sono instancabili, lavoratori indefessi, una ne fanno e cento ne pensano. Come la proposta di aggiungere l’omofobia nel testo della legge Mancino del ’93. Gli effetti di quella legge? Ecco, se in uno stadio urli “Cornuto” all’arbitro non succede niente; è una semplice espressione di tifo sportivo. Se tu urli qualunque epiteto offensivo nei confronti di un calciatore bianco, è ancora tifo sportivo; tutto normale. Ma se tu fai “Buuu…” ad un calciatore nero fermano la partita, multano la società e tu passi guai e puoi finire in carcere.  Così, se quella proposta dovesse passare e ti azzardi a dire che preferisci le donne ai gay, ti accusano di omofobia, paghi una multa salata e puoi anche finire in galera. Beh, almeno risolvi il problema della spesa; vitto e alloggio gratis.

Bella la legge Mancino. Condanna l’odio e la discriminazione razziale, etnica e religiosa. Così se tu dici di odiare i neri, gli ebrei o i musulmani, puoi finire in carcere. Se invece dici di odiare Berlusconi, non succede niente. Anzi, se lo scrive Travaglio sul suo giornale, è una libera espressione del pensiero e vende più copie. In Italia abbiamo l’odio fluttuante, come la sessualità della Concia. Berlusconi si può odiare, Balotelli no. Chiaro? Peccato che, inoltre, questa legge sia vigente solo da noi. Per esempio i fanatici islamici, quelli che predicano la Jihad, non conoscono la legge e nemmeno Mancino. Così non solo odiano liberamente i cristiani, ma, ovunque li trovino, li ammazzano e bruciano le chiese. Altro che fargli “Buhhhh…” allo stadio. Ma noi siamo buoni e accogliamo anche questi fanatici, li ospitiamo e gli concediamo spazi per le moschee. E intanto che i cristiani vengono bruciati o devono scappare dai paesi islamici, il Papa auspica la pace. Più auspica la pace e più conflitti scoppiano nel mondo. Mi sa che porta sfiga.

Ci preoccupiamo di tutto e di tutti, anche degli angoli più sperduti del pianeta. Per tutti abbiamo attenzione, associazioni umanitarie che se ne occupano e raccolte fondi quotidiane. Ogni giorno nasce una nuova organizzazione che, mettendo sempre in primo piano i volti di bambini denutriti, ti chiedono 2 euro. con un sms. Di tutto ci occupiamo, eccetto dei bisognosi che abbiamo sotto casa. Quelli non li vediamo. Ne veniamo a conoscenza solo quando fanno notizia, meglio se in cronaca nera. I poveri li abbiamo nello stesso palazzo, sullo stesso pianerottolo, ma non li vediamo; pensiamo a salvare il panda. Abbiamo lavoratori disperati che hanno perso il lavoro per la chiusura delle fabbriche. Abbiamo imprenditori disperati che si suicidano perché non reggono davanti al fallimento delle loro aziende. Abbiamo pensionati che con pensioni minime dopo una vita di lavoro, sopravvivono per miracolo, mangiando alla Caritas, come barboni o vendendo i ricordi di una vita per comprare il pane. Ma noi pensiamo a sostenere la “Primavera araba“, ad aiutare il Mali, ad esportare la “Giustizia made in Italy“, finanziare progetti per le discariche di rifiuti a Nairobi (non è una battuta, è vero; era uno dei geniali progetti umanitari del governo Prodi). E, ovviamente, salvare il panda.

E coloro che dovrebbero occuparsene, i politici, blaterano, chiacchierano, farfugliano programmi vaghi e generici, fanno fumo. E sono sempre in TV a fare la passerella, inconsistenti, vuoti, inutili personaggi di un circo mediatico autoreferenziale ed autocelebrativo. Personaggi che si arricchiscono sfruttando la credulità dei poveri o presentandosi in TV come novelli tribuni della plebe,  che sono “onorevoli” anche se cretini, ma cretini di successo. Perché questo insegna la democrazia; tutti sono uguali, tutti hanno diritto di voto, tutti possono essere eletti; anche i cretini. E da cretini hanno spazio mediatico e diritto di dire cretinate in pubblico.

Già, perché anche i cretini hanno libertà di parola. E’ un diritto garantito dalla Costituzione. Quella Costituzione che un ricco giullare di corte, per la modica cifra di qualche centinaio di migliaia di euro,  ha definito di recente in televisione “La più bella del mondo“. Sì, perché ormai sono loro a spiegarci la Costituzione e la politica, i comici: Benigni, Grillo, Guzzanti, Luttazzi, Littizzetto, Crozza e compagnia comicante.  Ecco perché, per rivalsa, i politici si danno all’arte comica e drammatica e, secondo le circostanze, ci fanno ridere o piangere.

Tutti rincorrono il successo, il denaro, il potere, ma fanno finta di farlo per passione, per dedizione, per spirito di servizio, per il bene del Paese. Ma il successo costa, richiede tempo, impegno continuo. Ecco perché tutta questa bella gente, impegnatissima per il bene del Paese,  non ha tempo di accorgersi della nonna che vende la fede nuziale per comprare il pane. Bisogna capirli, non hanno tempo da dedicare agli anziani. Quegli anziani che hanno allevato figli e nipoti a costo di sacrifici e privazioni e, lavorando sodo, hanno garantito  condizioni di vita migliori ai discendenti. Ma oggi quei nipotini sono preoccupati più di garantire il cibo ai panda di lontani e sconosciuti paesi, o tutelare la cultura dei tagliatori di teste del Borneo, piuttosto che assicurare il pane ai nonni.

Stiamo creando una società confusa, frastornata, in piena decadenza, imperniata su falsi valori, relativismo, pensiero debole e vecchi ideologismi anacronistici che hanno generato una nuova forma di barbarie culturale e morale; una società destinata inevitabilmente all’autodistruzione. Purtroppo la presunta profezia Maya sull’apocalisse del 20 dicembre 2012 si è rivelata la solita bufala mediatica. Peccato che non ci sia stata la fine del mondo. Peccato davvero.

Resistenza?

di , 20 Ottobre 2011 11:17

Bella la vita, non ci si annoia perché ogni giorno c’è qualcosa da imparare. Prendiamo il caso della guerriglia urbana a Roma. Abbiamo visto immagini e video e ci siamo fatti un’idea della violenza messa in atto. Aggressione alle forze dell’ordine, lancio di molotov e bombe carta, oltraggio ad una statua della Madonna, incendi di auto e di un furgone dei carabinieri, vetrine di banche e negozi sfasciate. A questi atti vandalici avremmo dato un nome, ma avremmo sbagliato. I dodici fermati dalla polizia sono accusati semplicemente di “Resistenza aggravata a pubblico ufficiale“. Adesso il vandalismo e la guerriglia urbana si chiama così: Resistenza.

Buono a sapersi. Così se domani vedete qualcuno che vi incendia l’auto o sfascia le vetrine del vostro negozio, non affrettatevi a dare giudizi avventati, sta solo facendo resistenza. Intanto Alemanno e Maroni hanno chiesto per quelli che fanno “Resistenza punizioni esemplari. Ma siccome siamo in Italia, i termini vanno interpretati. Giusto per fare un esempio, tempo fa a Napoli si è concluso il processo in cui erano imputati qualche decina di questi giovani esuberanti che amano fare resistenza ed avevano messo in atto nella città partenopea scene di violenza che nulla avevano da invidiare alla guerriglia romana. Com’è finita? Tutti assolti perché non si trattava di violenza, ma di “Libera espressione della protesta sociale“. Tutti assolti, tutti liberi, tutti a casa. Pronti per organizzare la prossima giornata di “Resistenza”. Splendido esempio di “punizione esemplare” da parte della nostra magistratura sempre attenta, tollerante e comprensiva nei confronti dell’esuberanza giovanile. Toghe rosse? Ma quando mai, le toghe rosse non esistono, sono un’invenzione di Berlusconi.

Intanto i fermati negano di essere dei Black bloc. Il ragazzo fotografato mentre lancia un estintore sui carabinieri, Er pelliccia,  dice che stava spegnendo un incendio. Questo lo ingaggiano a Zelig. La madre di una ragazza fermata dice che la figlia si è trovata in mezzo alla guerriglia “per caso“, non è Black bloc e poi…vestire di nero non è reato. Un altro fermato ripreso mentre lanciava candelotti ha dichiarato che quel candelotto gli era caduto fra i piedi e lo stava solo rilanciando per liberarsene. Anche questi hanno buone possibilità di entrare nel cast di Zelig. Non mi stupirei, a questo punto, se anche la versione ufficiale dei fatti venisse modificata così:

Versione finale. Sabato scorso a Roma un gruppo di fedeli mariani ha prelevato una statua della Madonna dalla chiesa di San Marcellino per accompagnarla in processione, fra canti liturgici e preghiere, verso San Giovanni, dove si sarebbe celebrata una santa messa seguita da una serata di preghiere alla Vergine. Durante il tragitto, però, il corteo di devoti è stato assalito da un gruppo di satanisti travestiti da carabinieri che hanno scaraventato per terra la statua della Madonna riducendola in mille pezzi. Il corteo dei fedeli si è così diviso. Una parte è andata a piazza Vittorio dove una nota orchestrina multietnica, i “Black bloc ensamble“, eseguiva brani classici del suo repertorio, intrattenendo piacevolmente i presenti. Un altro gruppo ha proseguito verso piazza San Giovanni dove un centinaio di allievi della scuola di recitazione “Teatro di strada” ha improvvisato una edificante rappresentazione dell’eterna lotta fra il bene ed il male, riscuotendo l’apprezzamento e l’applauso degli abitanti della zona.

La serata si è conclusa festosamente con un improvvisato spettacolo pirotecnico con lancio di razzi, granate e mortaretti. Uno di questi ha accidentalmente colpito delle auto in sosta generando un principio d’incendio. Per fortuna l’incendio è stato domato grazie al tempestivo intervento di un giovane dell’Azione cattolica di zona, tale “Er Pelliccia“, il quale ha prontamente spento le fiamme con un estintore che, per puro caso, aveva a portata di mano.

Sì, credo che questa sia la versione più attendibile. O no?

Berlusconi: riciclaggio

di , 29 Settembre 2011 20:04

Di recente Berlusconi si trovava in un piccolo centro dell’agro laziale dove era in corso una sagra di prodotti locali. Avvicinatosi ad una bancarella per acquistare alcuni prodotti esposti, al momento di pagare gli sono scivolate le banconote dalle mani e, cadute per terra, si sono leggermente sporcate di fango. Le ha raccolte, ripulite un po’ ed ha pagato il conto. La procura di Roma ha subito aperto un’inchiesta: Berlusconi indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Berlusconi millanta

di , 27 Settembre 2011 18:05

E’ lo scoop del giorno. La notiziona campeggia su tutti i quotidiani. Eccola: “I giudici vogliono indagare il premier“. Da non credere, non si era mai sentito che un giudice volesse indagare Berlusconi. Scherzi a parte, in questo folle e quotidiano accanimento persecutorio si sono superati tutti i limiti, si è raggiunta e superata perfino la soglia del ridicolo. Quando hanno arrestato Tarantini accusandolo di ricatto nei confronti di Berlusconi il mio primo pensiero è stato che fosse solo un trucco per tirare ancora in ballo il premier e trovare qualche nuovo appiglio per incastrarlo. Non mi ero sbagliato. In questo strano caso giudiziario c’è una persona arrestata, Tarantini, per ricatto. Ma curiosamente non esiste un ricattato, né una denuncia in tal senso. Ricorda molto da vicino l’affare Ruby in cui Berlusconi veniva indagato per concussione, ma non esisteva un concusso. 

Ma ormai quando si tratta di Berlusconi non c’è nemmeno bisogno che esista il reato, basta l’intenzione. Infatti, visto che nel caso Tarantini è difficile dimostrare il ricatto, allora ci si inventa una nuova accusa; Berlusconi avrebbe indotto Tarantini a mentire. Siamo in pieno processo alle intenzioni. E se non riusciranno a dimostrare che c’è stata l’induzione a mentire, diranno che, comunque, avrebbe potuto farlo e, se non lo ha fatto, almeno l’ha pensato. Perché l’importante è tenere sempre Berlusconi sotto accusa, anche quando le inchieste finiscono nel nulla. Caso esemplare quello dell’accusa per concussione per la famosa telefonata con Saccà. Visto che l’accusa è caduta e l’inchiesta è stata archiviata, i solerti magistrati se ne sono inventata un’altra. Visto che non possono indagarlo per concussione, per la stessa vicenda hanno aperto una nuova inchiesta accusandolo di abuso d’ufficio. Altro caso esemplare la vicenda della famosa telefonata, pubblicata dal Giornale, tra Fassino e Consorte in merito alla scalata Unipol alla BNL.  La vicenda sembrava chiusa con la condanna dell’editore e dell’allora direttore del quotidiano, Belpietro, a pagare un risarcimento di 50.000 euro a Fassino per danni morali. Ora, però, gli inquirenti chiedono che per quella vicenda sia indagato anche il premier per “Concorso morale“.

Su queste due vicende emblematiche si potrebbe fare qualche considerazione. Sarebbe interessante sapere se nella storia giudiziaria ci sia un altro caso di qualcuno arrestato per ricatto senza che esista il ricattato. L’altra curiosità riguarda il fatto che mentre si danno in pasto ai media migliaia di intercettazioni telefoniche private di Berlusconi, che poco o nulla hanno a che fare con l’inchiesta, ma servono solo a sputtanare il premier, se però il Giornale si permette di pubblicare una sola intercettazione che riguarda Fassino viene condannato a pagare i danni.

Viene in mente una frase che abbiamo imparato a conoscere seguendo i vecchi telefilm di Parry Mason. Una frase che veniva detta ai testimoni che si apprestavano a deporre in tribunale: “Tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei“. In Italia quella frasetta non si usa, però la si applica alla perfezione. Tutto quello che Berlusconi fa, dice o pensa di dire e fare, viene immancabilmente usato per trovare qualche appiglio per incastrarlo.

Ora, se anche l’accusa di induzione a mentire  non andasse a buon fine, i nostri infaticabili custodi della Legge, troverebbero un altro appiglio,  hanno un asso nella manica. Fra le centomila intercettazioni fatte ce n’è una che inchioda definitivamente Berlusconi. Quella in cui, scherzando sulle sue performances amatorie, afferma di avere undici ragazze in fila dietro la porta. E conclude con una battuta: “Me ne sono fatte solo 8“. Ecco la prova schiacciante. Preso atto della esagerata esaltazione delle sue prestazioni sessuali, la procura aprirà una nuova inchiesta sul premier: Berlusconi indagato per millantato credito.

Silvio e l’apologia

di , 26 Settembre 2011 16:07

Nelle notti scorse Berlusconi si trovava in giardino con alcuni amici e scrutava il cielo alla ricerca di qualche segno del satellite Nasa che precipitava sulla Terra. Affascinato dallo spettacolo notturno si è lasciato andare ad un lungo ed appassionato elogio del creato; la Terra con le sue bellezze naturali e l’enorme varietà di forme viventi, il cielo illuminato da miliardi di stelle, pianeti e galassie, il mistero e l’immensità dell’universo. La procura di Roma, subito informata, ha aperto una nuova inchiesta: Berlusconi indagato per apologia di creato.

Calcio scommesse

di , 25 Settembre 2011 10:54

Ieri sera, poco prima dell’inizio della partita Milan-Cesena, Berlusconi si intratteneva con alcuni amici. Un testimone anonimo assicura di averlo sentito dire “Vince il Milan, ci scommetto“. Subito informata dell’accaduto, la procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo sul premier: Berlusconi indagato nell’ambito dell’inchiesta Calcio scommesse.

Falso in bilancia

di , 24 Settembre 2011 14:26

Durante un incontro con i giovani del PDL Berlusconi, per fugare i dubbi sulle sue condizioni di salute e di tenuta fisica, ha detto che sta benissimo; lo dimostra il suo costante peso forma di 90 Kg. Ma fonti anonime rivelano che abbia mentito per nascondere qualche chilo di troppo e, in realtà, il suo peso sia di 95 Kg. La procura di Napoli apre una nuova inchiesta sul premier: indagato Berlusconi per falso in bilancia.

Miracoli d’Italia

di , 19 Settembre 2011 11:20

Si è ripetuto a Napoli il miracolo di San Gennaro. Anzi, i miracoli sono due. Il primo è che l’inchiesta sui rifiuti tossici in Campania, che ispirò Gomorra,  è stata archiviata ed i 95 indagati  sono tutti liberi.  In parte perché non esistono le prove e quindi il giudice ha stabilito il non luogo a procedere, in parte perché, fra errori e lungaggini, i reati sono ormai prescritti. Liberi tutti. Il secondo miracolo è che, in tempi di crisi profonda e di tagli alla spesa pubblica, i dirigenti dell’Azienda servizi  si sono aumentato lo stipendio di 5.000 euro mensili!  E poi c’è chi ancora non crede ai miracoli…                                                                      

B & B e la concussione

di , 16 Febbraio 2011 17:52

L’accusa di concussione per Mr.B, Berlusconi, a causa della sua telefonata alla questura di Milano, mi fa venire in mente un’altra telefonata ed un altro celebre signor B, una gloria nazionale, Gino Bartali. Cosa c’entra con la concussione? Vediamo. Era il 1948, si correva il Tour de France. Il nostro portabandiera era proprio lui, Ginetaccio. Ma i giornali sportivi, considerandolo troppo vecchio, aveva 34 anni, non riponevano molte speranze nelle sue prestazioni e possibilità di vittoria. Infatti, a metà del Tour Bartali aveva 21 minuti di ritardo nei confronti della maglia gialla Bobet. Poche speranze di ribaltare la situazione.

Poi il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia e festa nazionale francese, il tour si concesse una giornata di riposo. Quello stesso giorno, in Italia, avvenne un fatto tragico, l’attentato a Palmiro Togliatti nei pressi di Montecitorio. Un esaltato gli sparò con una pistola. Togliatti fu ricoverato in ospedale, in gravi condizioni. L’attentato causò subito gravi tumulti che potevano facilmente sfociare in una guerra civile. Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio, ebbe una felice idea. Chiamò al telefono la squadra italiana impegnata al Tour e li spronò ad impegnarsi al massimo per tentare di riportare una vittoria che avrebbe calmato gli animi in patria. Il primo ad essere investito di quella responsabilità fu, ovviamente, proprio Bartali. L’episodio è stato ricostruito anche in una recente fiction televisiva dedicata al campione toscano.

Successe il miracolo. Bartali sembrò ritrovare le migliori energie di un tempo, accumulando vittorie su vittorie. E sulle tappe dei Pirenei si scatenò infliggendo a Bobet, in una sola tappa, un distacco di 19 minuti. Bobet restava maglia gialla, ma con solo poco più di un minuto di vantaggio su Bartali il quale vinse ancora delle tappe, arrivando da trionfatore a Parigi ed infliggendo un distacco di quasi mezzora al secondo classificato. Un trinfo. In quei giorni di esaltanti vittorie gli italiani seguivano con ansia e speranza il tour e gli animi si calmarono. La vittoria finale fu importantissima per scongiurare definitivamente l’aggravarsi degli scontri di piazza.

Per nostra fortuna i francesi non seppero mai di quella telefonata di De Gasperi. Altrimenti avrebbero potuto denunciarlo per “Concussione“. De Gasperi sarebbe fnito in tribunale, indagato, ci sarebbe stata una grave crisi politica, sarebbe caduto il Governo e forse sarebbero ripresi gli scontri. E’ evidente che De Gasperi, con quella telefonata che imponeva a Bartali di vincere il Tour (E mica si poteva dire di no a De Gasperi), abbia ricavato un beneficio, evitando crisi di Governo e restando saldamente al suo posto di presidente del Consiglio. Più concussione di così! Per fortuna non se ne seppe nulla. Non c’erano ancora Repubblica, Il Fatto, le procure rosse, Ruby, Boccassini, Santoro e le intercettazioni di massa. Già, l’abbiamo scampata bella! E tutto grazie ad una telefonata del presidente del Consiglio De Gasperi. Abbiamo salvato l’Italia ed abbiamo vinto anche il Tour de France. Roba che ai francesi, come cantava Paolo Conte, “Le palle ancor gli girano...”.

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Tutti dentro

di , 20 Gennaio 2011 20:16

E’ un vecchio film del 1984 con Alberto Sordi che interpreta il ruolo del giudice Salvemini. Magistrato molto zelante e scrupoloso, appena prende il posto del Consigliere anziano che va in pensione, non perde tempo e firma centinaia di mandati d’arresto. Un copione che sembra anticipare quanto successe pochi anni più tardi con le inchieste di Tangentopoli. Ho l’impressione che questo film stia ispirando qualche procura italiana. Magari, come nel celebre film di Fantozzi in cui gli impiegati erano obbligati periodicamente ad assistere alla visione di una “rara copia analogica” della Corazzata Potemkin, ci sono serate dedicate alla visione privata del film, riservata a magistrati in cerca di gloria.

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Ruby: ipocrisia di Stato

di , 17 Gennaio 2011 12:19

Leggendo le notizie di stampa sul caso Ruby si resta perplessi. Non è molto chiaro il nesso fra l’organizzazione di feste e cene in una casa privata ed il reato di favoreggiamento della prostituzione. Sembrerebbe che ricambiare con denaro o favori la presenza di belle ragazze nella villa di Berlusconi sia un reato. Finora tutte le ragazze hanno negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche lo avessero avuto, da quando in qua fare sesso fra persone adulte e consenzienti è un reato? Diventa reato se la prestazione sessuale viene ricambiata con una somma di denaro o con regali? Ma allora anche il matrimonio sarebbe una forma di prostituzione. In fondo si potrebbe dire che un uomo che sposa una donna offre vitto e alloggio in cambio di prestazioni sessuali. Beh, il concetto è quello.

Se un amico ti presenta una ragazza e tu la inviti a cena e poi finite a letto, puoi essere accusato di sfruttamento della prostituzione perché le hai offerto la cena in cambio di prestazioni sessuali? Ed il tuo amico, che ti ha presentato la ragazza,  è colpevole di favoreggiamento della prostituzione?

Si dirà, però, che Ruby era minorenne. Intanto la stessa ragazza ha più volte affermato di essersi presentata come maggiorenne, 24 anni, e vista la presenza fisica  non c’era motivo di dubitarne. Ha detto anche di non aver mai avuto rapposrti sessuali col premier, né con altri, durante le feste ad Arcore. Allora dov’è il reato? E’ reato il fatto che abbia ricevuto dei regali? Era normale, come hanno dichiarato molti ospiti della villa, che tutti ricevessero dei regali dal premier. Fare regali agli ospiti è reato?

Ma allora il reato sarebbe quello che Ruby era minorenne? E’ un reato ospitare in casa ragazze minorenni? Allora tutti i genitori che hanno in casa figlie minorenni compiono un reato? I nonni che ricevono in casa nipoti minorenni compiono un reato? Organizzare in casa delle festicciole con ragazze minorenni, amiche dei figli minorenni, è reato? O forse è reato l’essere minorenni?

Sì, però, si legge sempre sulla stampa, le ragazze che frequentavano la villa avevano a disposizione gratuita degli appartamenti a Milano 2. Significa che concedere un appartamento a qualcuno in uso gratuito è reato? Allora tutti quelli che, per loro fortuna, dispongono di diversi immobili e ne concedono uno in uso gratuito a familiari, figli, anziani genitori, parenti, compiono un reato?

E non basta. Dai titoli in prima pagina ci si pone altri inquietanti interrogativi. Eccone uno: “Ruby è stata in villa 8 volte“. Significa che c’è un limite alle visite? Se ci va una volta, passi, Se ci va tre volte è a rischio e se ci va 8 volte è reato? Qual è il numero di visite consentite alla villa di Berlusconi? Altro titolo: “Ruby ad Arcore fino all’alba“.  Che significa? Che c’è un orario preciso per le visite, come in collegio, nei conventi o in carcere? Significa che andare nella vita di mattino è normale, andarci di pomeriggio pure, ma restarci dopo la mezzanotte è reato? Oppure che dopo una certa ora, circolare ad Arcore è vietato perché  c’è il coprifuoco? Dov’è il reato?

Ma il punto cruciale è sempre quello dei presunti rapporti sessuali con una minorenne. Fare sesso con minorenni è reato? Ma allora i ragazzi minorenni che hanno rapporti sessuali sono tutti colpevoli? No, si dirà, il reato è che un adulto abbia rapporti sessuali con minorenni. Siccome oggi si comincia presto, allora un ragazzo di 18 anni che fa sesso con la sua ragazza di 17 compie un reato? Beh, ma allora ditelo chiaro, perché forse c’è un sacco di gente che fa sesso felicemente senza sapere che compie un reato. No, perché già dai 16 anni è consentito avere rapporti sessuali consenzienti. E se ti capita l’occasione di farlo, ma ti mancano due giorni al compimento del sedicesimo anno che fai? Rinunci o lo fai lo stesso, correndo il rischio di essere denunciato da qualche giudice di passaggio e di finire in galera? Tutti quelli che fanno sesso prima di compiere 16 anni sono punibili? Sono scopate a rischio? Anche la masturbazione, prima dei 16 anni, è reato di “sesso a mano armata“?

E’ curioso che in maniera improvvisa ed imprevedibile si assista ad una riscoperta del puritanesimo. Di questo passo torneremo ai tempi della regina Vittoria e adorneremo le gambe del tavolo con deliziose fasciature per evitare di vedere le gambe nude. O forse questo vale solo all’interno di certe procure che, evidentemente, vivono fuori dal mondo. E vale anche per certi moralisti improvvisati che pontificano su stampa e TV, improvvisamente folgorati, come novelli Saul, sulla via di Damasco…pardon, di Arcore. O forse, più verosimilmente, è perché esistono  da noi dei principi che si applicano secondo le circostanze. Uno è scritto nel codice e si applica a tutti i cittadini; è il principio della “presunzione d’innocenza“. L’altro non è scritto,  è il principio della “Presunzione di colpevolezza” e si applica solo a Berlusconi. E’ un corollario del famoso detto “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta“.

Sembra che facciamo finta di non sapere che la società attuale viva in una specie di esaltazione sessuale che sfiora il delirio collettivo. Stiamo recuperando il tempo perduto in anni e decenni di “proibizionismo sessuale” di tipo morale. Oggi si comincia la giornata facendo colazione con pane e sesso.  Te lo ritrovi sotto gli occhi ovunque, dalla stampa alla televisione, dalla pubblicità a internet. Il sesso è l’argomento principe di riviste e talk televisivi, ad ogni ora del giorno, con dovizia di consigli utili su come farlo, con chi, quando ed in quali varianti. Sotto sotto passa un messaggio subliminale che urla “Scopate, scopate, scopate”, sempre, in ogni occasione possibile, con chiunque vi capiti, in tutti i modi possibili, fra uomini e donne, fra gay, lesbiche, trans e categorie intermedie non meglio specificate. L’imperativo categorico è “Fare sesso”.

Ricordo una notiziola edificante di qualche tempo fa che è illuminante su questo clima da Sodoma e Gomorra. Riguardava i divertimenti degli adolescenti. In particolare si riferiva di una specie di gara che le ragazzine, quindicenni o giù di lì, usavano fare in discoteca. La gara consisteva nell’avere rapporti sessuali orali con più ragazzi possibili. Vinceva chi riusciva a farne di più in una serata. La media era di una decina, ma le più brave arrivavano a farne anche 14 o 15. Chi ben comincia…

Se però, in questa atmosfera da bordello di massa, nella villa di Berlusconi si fanno cene e feste è uno scandalo. Se poi forse, dico forse, qualche volta si fa anche sesso…orrore! E scatta la “giusta” e tempestiva azione giudiziaria di solerti giudici che non solo sono indignati per cotanto “orrore”, ma devono anche perseguirlo penalmente perché è un reato. Certo, immagino, questi giudici non organizzano mai cene fra amici, né feste e festicciole, né fanno regali agli ospiti, né si sognerebbero mai di concedere una casa gratuitamente a qualcuno, né hanno mai ospitato a casa loro dei minorenni, nemmeno per le feste dei figli, né si sognano di stare fuori casa fino all’alba. Ma soprattutto…non scopano.

E’ il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema. Bisognerebbe modificare l’articolo 1 della Costituzione e sostituirlo così: “L’Italia è una Repubblica fondata sull’ipocrisia“. E sul potere giudiziario…

Come dicevo nel post “Ruby 2: la vendetta“, se la magistratura applicasse ai cittadini italiani lo stesso accanimento ed i metodi usati contro Berlusconi, oggi mezza Italia sarebbe in galera e l’altra metà in attesa di giudizio. Amen

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