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Chiesa e censura

di , 23 Agosto 2017 23:03

Mi censurano? Ed io lo scrivo qui. Ho accennato spesso alla censura sui social e sui siti di informazione, compresi quotidiani in rete. Ormai sono rassegnato, ma certe volte dà veramente fastidio, ci si sente truffati, privati anche del diritto di esprimere le proprie idee. E questo succede spesso quando si esprimono giudizi poco lusinghieri sui politici, il Papa, la Chiesa e quando si critica il contenuto di certi articoli, il pensiero del giornalista,  la linea editoriale  di un quotidiano o i fanno notare banali errori grammaticali e strafalcioni lessicali (cosa he succede più spesso di quanto si pensi). Per esempio, due degli errori più frequenti (e nemmeno tra i più gravi) sono l’uso del termine bagnasciuga (errato) al posto del corretto “battigia” e l’espressione cacofonica “scontro tra treni” invece che “fra treni” (regoletta che una volta si imparava già alle scuole medie). E non parlo del Giornalino delle Giovani marmotte, questi errori li trovate molto spesso anche su prestigiosi quotidiani nazionali come il Corriere. Ma se lo fate notare quasi mai il commento viene pubblicato (non vogliono riconoscere di aver sbagliato). Ma la cosa ancora più incredibile è che, nonostante gli si faccia notare l’errore, non si prendono nemmeno la briga di correggere. Il che dimostra quanta considerazione e rispetto abbiano dei lettori; quasi pari a zero. I media possono riversarci addosso montagne di schifezze, di gossip e pettegolezzi da lavandaie, imporci il pensiero (si fa per dire) di intellettuali di regime, le corbellerie quotidiane delle autorità e dei personaggi di primo piano della cultura e dello spettacolo; ma se vi permettete di lamentarvi, vi censurano; alla faccia dell’art. 21. E’ consentita la libertà di espressione purché sia omologata al pensiero unico di regime. Era anche il pensiero di Stalin. “Siete liberi di esprimervi liberamente, purché siate d’accordo con me.”, diceva ai suoi stretti collaboratori.

O addirittura si rischiano denunce, come ha minacciato di recente Laura Boldrini. Lei può dire tutte le sciocchezze possibili (e infatti le dice speso e volentieri; può permetterselo, è al terza carica dello Stato), ma se vi permettete di risponderle a tono, usando qualche termine non proprio elegante, le critiche diventano insulti e Boldini minaccia di querelarvi (Boldrini contro gli haters: ora basta, vi denuncio). Bene, la censura quotidiana è arrivata anche oggi e, guarda caso, ancora con un commento che riguarda il Papa e la Chiesa. Già, ancora il Papa. Qualcuno dirà che, visto che ne parlo spesso,  ce l’ho con Bergoglio. Io? No, è lui che ce l’ha con me e con milioni di italiani; ed ogni giorno  rilascia dichiarazioni Urbi et Orbi  e consigli non richiesti che riempiono giornali e Tg e  che suonano come un insulto, una provocazione. Ma il vero problema non è Bergoglio (se nessuno gli dà ascolto è innocuo). il problema sono i media che danno tanto spazio  alle sue esternazioni quotidiane e riportano con grande risalto ogni santo giorno tutti gli starnuti del Vaticano e le flatulenze papali.

Anche avantieri, la sua presa di posizione a favore dello ius soli era l’articolo di apertura del Giornale (Sì a ius soli e ius culturae), e di altri quotidiani (ne parlo qui: Il Papa non sta bene), Mi è venuto spontaneo lasciare un commento (questo stranamente l’hanno pubblicato). “Perché ogni giorno c’è Bergoglio in primo piano? Vi siete convertiti tutti al pensiero cattomarxista? E’ una provocazione? Oppure siete così sadici da farlo apposta per rovinare la giornata ai lettori? Ieri, commentando un articolo di Borrelli, dicevo che il suo pezzo era perfetto per l’Avvenire; e gli consigliavo di farsi assumere al quotidiano della CEI dove avrebbe avuto un “avvenire” assicurato. Ma non c’è bisogno, qui si trova benissimo; anzi, Bergoglio ha più spazio qui che su Avvenire. Ogni giorno c’è in home un articolone con i suoi consigli non richiesti. Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa litania buonista. I media di regime (stampa, TV, web) sono un coro di voci bianche che da decenni cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto. “Che noia, che barba, che barba che noia…”, diceva Mondaini.

Ieri, invece, tanto per non privarci della sua faccia in prima pagina,  c’era anche un articolo a firma di Stefano Zurlo “Metodo Bergoglio; il Pontefice che parla da politico“. Basta? No, perché anche il direttore Sallusti si sente in dovere di dedicargli il suo editoriale: “Il golpe del Papa re“.

A questo articolo ho lasciato ieri un primo commento (pubblicato). “Il Papa “ne ha facoltà, fa il suo mestiere.”, dice Sallusti. No, va ben oltre il suo mestiere. Così come, per tutta la durata dei suoi due incarichi presidenziali, è andato “oltre il suo mestiere” Napolitano che ogni giorno interveniva su tutto e tutti, senza che nessuno si azzardasse a farglielo notare. Così come va oltre il suo mestiere Laura Boldrini. Stranamente Gentiloni incontra in segreto Bergoglio, così come ha incontrato in segreto Soros (si è mai saputo di cosa hanno parlato?). E chissà quanti altri incontri segreti avvengono nelle “segrete stanze”, di cui non sappiamo niente proprio perché sono segreti. Le risulta che, solitamente, Bergoglio intervenga su leggi e questioni di politica interna dell’Austria, l’Arabia saudita, il Liechtenstein, o altri paesi? Non mi risulta. Allora perché si permette di farlo con pesanti ingerenze sulla politica interna dell’Italia? E perché nessuno glielo fa notare?”. Del resto, non mi pare che l’Italia dia consigli al Papa su come governare il Vaticano (il cui sistema di governo, a rigore può essere definito totalitario), sui criteri di nomina dei cardinali ed altre sue specifiche competenze. Allora, se noi non diamo consigli a Bergoglio, perché Bergoglio si sente in diritto e dovere di darne a noi?

Ma poiché Sallusti, dicendo che il Papa “fa il suo mestiere“  sembra giustificare Bergoglio, ho voluto chiarire un aspetto che è fondamentale in quello che nei discorsi del Papa sembra essere dettato dal messaggio evangelico e sul quale ho molti dubbi da sempre. Il Papa fa il Papa ed è giusto che lo faccia, ma è il messaggio che è sbagliato. Come dire che se l’oste dice che il suo vino è buono è comprensibile; l’oste fa l’oste. Sì, ma ciò che dobbiamo valutare non è il fatto che l’oste sia libero di esprimere la sua opinione ed il suo giudizio sul vino che vende, ma verificare se la sua opinione corrisponde al vero ed accertare se il vino è buono o è adulterato.  Anche Dulcamara ingannava gli ingenui paesani illudendoli che il suo “specifico” fosse  una  pozione miracolosa,  un rimedio che curava tutti i mali; dal mal di pancia al mal d’amore. E così, per sollevare qualche dubbio sulla qualità del  vino di Bergoglio ho inviato questo breve commento (il limite dei mille caratteri non consente un discorso articolato; bisogna essere sintetici):

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione dei poveri e la beatificazione degli ultimi che saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con un morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti. Quindi, alla morale da schiavi cattolica si abbina il progetto mai accantonato dei comunisti che sognano ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.”.

L’ho inviato 3 volte, dal pomeriggio alla sera, a distanza di ore,  e non passa. Evidentemente in questo commento c’è qualcosa che non si può dire. Forse non si può dire che: Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. non è facendo gli eremiti, i flagellanti o i penitenti di professione che si aiuta il prossimo. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Per aiutare davvero i poveri, i bisognosi, gli ultimi, bisogna  disporre di risorse economiche.  Solo la ricchezza può aiutare i poveri, non la povertà.  Scegliere volutamente di vivere in povertà per sentirsi più buoni, umili e vicini ai poveri, non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta inutile, rinunciataria, vigliacca e stupida, da falliti. Non si può generalizzare il messaggio evangelico che va interpretato ed applicato  secondo le circostanze storiche e sociali. Le opere di misericordia vanno benissimo in condizioni normali, ma sono inapplicabili e diventano insostenibili o devastanti per l’individuo e la comunità se portate all’eccesso ed applicate senza tener conto della realtà. “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini” sono belle parole e vanno benissimo se gli affamati, gli assetati ed i pellegrini sono pochi e non abbiamo difficoltà a fornire cibo e alloggio.

Ma se già abbiamo difficoltà economiche a far quadrare il pranzo con la cena, e   in un tempo molto ristretto ci arrivano in casa centinaia di migliaia di pellegrini africani, è un’invasione che fa saltare tutti gli equilibri sociali, politici, economici, e diventano un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza di una nazione.  Non si può togliere il pane ed il tetto  ai propri figli per aprire la porta di casa ed offrire vitto e alloggio a tutti i poveri ed i pellegrini di passaggio; questo non è essere buoni, non è messaggio evangelico; sarebbe da idioti.  Chi continua a predicare queste sciocchezze o è uno sciacallo che specula su questa accoglienza  realizzando facilmente grandi guadagni, o è un fanatico rivoluzionario che spera in tal modo di creare conflitti e disordini che favoriscano il totale sconvolgimento della civiltà  occidentale, o è malato di buonismo cronico, la malattia del secolo. Il buonismo è come la droga; altera lo stato di coscienza e fa vedere un mondo diverso dalla realtà. Oppure è semplicemente gente che a causa di qualche grave  psicopatologia che altera le normali funzioni mentali, ha una visione distorta del mondo ed è fuori dalla realtà e pure fuori di testa; che sia Papa o sagrestano. E’ questo che non si può dire?

Ma naturalmente non c’è solo Bergoglio in prima pagina. I nostri quotidiani, per distrarci e alleggerire la tensione, non mancano di fornirci anche notizie leggere che non hanno alcun interesse reale, ma servono benissimo a riempire le pagine.  Così non mancano mai i selfie di Naike Rivelli quasi sempre nuda;le foto di Naike vestita sono più rare delle figurine del feroce Saladino(viene da chiedersi. ma siete proprio così scemi, o fate finta?) e di altre sciacquette in cerca di visibilità, le notizie sulle peripezie sentimentali di Belen Rodríguez  ed i pettegolezzi su tutte le vere o presunte divette, oltre alle immancabili foto sexy che non sfigurerebbero su Playboy (servono come specchietto per le allodole, il richiamo erotico funziona sempre). Ormai questa è la linea editoriale della stampa italiana. Continuo da anni a lasciare commenti critici sull’eccesso di gossip e di foto erotiche su un quotidiano che dovrebbe avere un linea editoriale più seria e non rincorrere Novella 2000 o le riviste porno, ma inutilmente; 4 volte su 5 vengono censurati. Ho dedicato molti post a questo argomento, ne segnalo due per tutti: “Guardi siti porno’” del 2008, e più recentemente, nel 2014 “Pane, sesso e violenza“.

Ecco un esempio di commento che sto inviando da anni, con qualche variazione riferita allo specifico articolo al quale è riferito. Questo l’ho inviato circa una settimana fa per commentare un articolone che in prima pagina sparava questa notizia “Laura Freddi sarà di nuovo mamma“.  Vi interessa la notizia? Ne dubito; credo che la prima risposta  a quel titolo sia “e chi se ne frega?”. Infatti quello è il commento che più spesso lasciano i lettori. Ma i nostri solerti giornalisti gossipari sono convinti che queste siano notizie importantissime per la nazione (o meglio fingono di crederlo, perché su queste gossipate ci campano e portano a casa la pagnotta). Ed ecco il commento: “Ogni quotidiano o periodico ha un suo target di riferimento ed a quel target bisogna attenersi per stabilire la linea editoriale. Non tenerne conto è da…incoscienti. Se si propone ad un pubblico di anziani il gossip sulle peripezie amorose degli idoli di adolescenti e casalinghe disperate o, al contrario, in un settimanale indirizzato agli adolescenti si parla di politica, economia e finanza, si sbaglia target e si rischia la chiusura per fallimento. Questo almeno ve lo hanno spiegato? Oppure avete saltato proprio quella lezione? Peccato. Il lettore medio del Giornale è maschio adulto ed ha già superato da molto la mezza età. Allora, voi pensate che al signor ZXY40, pensionato settantenne della Ciociaria interessi sapere che Laura Freddi è in dolce attesa? Lo pensate davvero? Sì? Allora, cambiate mestiere.”. Questo è passato, ma più spesso questi commenti vengono censurati.

E’ cambiato qualcosa in questi anni? Direi di no, qualunque pretesto è buono per inserire immagini erotiche, sia che vendano auto, frigoriferi o detersivi, l’immagine fissa è sempre quella; una donna più o meno nuda. Ed ecco l’ennesima conferma, anche oggi, sempre in prima pagina.

Bella foto, vero? Sembra proprio presa da una rivista porno. Invece era tutto il giorno nella Home del Giornale (ora è stata tolta). Ma la cosa divertente è che era a corredo di un articolo sui pericoli delle creme per il corpo: “Essere belli costa. perché la crema a buon mercato ci fa venire allergie ed eczemi“.  Potevano usare una foto di mani, braccia, gambe, viso. Invece no, usano la foto di un bel culo in primo piano. Quindi, leggendo il titolo e guardando la foto, si è portati a pensare che si parli di creme specifiche per quella parte del corpo umano. E mi è venuto spontaneo lasciare questo commento (che stranamente è stato pubblicato): “Parlate di creme e mostrate in primo piano la gigantografia di un cul… pardon, di un Lato B (dimenticavo che lo si può mettere in primo piano e mostrarlo in tutti i modi e le diverse angolazioni, ma non lo si può nominare; abbiamo uno strano senso del pudore). Si tratta di speciali creme per uso anale?”. La domanda finale mi sembra più che naturale; “Sorge spontanea“, direbbe Lubrano. No? Ma sì, meglio riderci sopra e prenderla con  ironia. “E’ la stampa, bellezza”.

Immigrazione: hanno la faccia come il…

di , 9 Luglio 2017 07:31

Io non c’ero e, se c’ero, dormivo“. E’ una espressione di uso comune per indicare quelle persone che creano danni, ma trovano sempre delle giustificazioni per escludere responsabilità personali. La uso spesso perché, purtroppo, gli esempi di questo malcostume in Italia abbondano, specie in politica. La questione immigrazione ne è l’ultimo chiaro esempio.

Sull’immigrazione ci hanno raccontato per anni delle bugie colossali.  Cominciarono col dire che facevano le badanti ed assistevano i nostri anziani, che facevano lavori che gli italiani non vogliono fare, che arrivano in Italia, ma solo di passaggio perché sono diretti al nord Europa. Poi col tempo aggiornarono il repertorio con  altre motivazioni;  che ne abbiamo bisogno per compensare il calo demografico, che contribuiscono al Pil, che ci pagano le pensioni, che è nostro dovere accoglierli perché scappano dalla guerra e dalla fame, che dobbiamo favorire l’integrazione e la formazione di una società multietnica, che non dobbiamo costruire muri, ma ponti,  che sono flussi migratori epocali e sono inarrestabili, e che infine, non solo non creano problemi o costituiscono un pericolo, ma sono “preziose risorse“.

Da decenni ci strapazzano le palle con queste storielle alle quali non crede più nessuno; forse nemmeno loro (ma devono fingere di crederci, altrimenti si scoprono le magagne e le falsità della propaganda). Anzi ne hanno fatto motivo di orgoglio. E chi più si prodigava per favorire l’accoglienza, il meticciato,  l’integrazione e la società multietnica, più veniva elogiato, riceveva premi e riconoscimenti, medaglie, incarichi, finanziamenti, proposto per premi e riconoscimenti internazionali, e pure per il premio Nobel per la pace (vedi Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: “Nobel per la pace a Nicolini; al via raccolta firme“).

Ora, dopo la batosta tremenda alle amministrative, hanno capito che la gente sta aprendo gli occhi, comincia a capire la truffa del business mascherato da operazione umanitaria, è stanca dell’accoglienza indiscriminata e dell’invasione delle città. Quindi, con la faccia da culo che si ritrovano, fanno inversione a U; come ha fatto anche Beppe Grillo con grillini al seguito, che il giorno dopo il flop alle amministrative ha capito l’aria che tira,  ha fatto repentina inversione di rotta e tuonato contro rom e immigrati: “M5S contro rom e immigrati“). Così cambiano registro, scoprono che c’è un’emergenza migranti, scaricano le proprie responsabilità sull’Europa, e sono “preoccupati per i nuovi sbarchi”. Ovvero, quando l’ipocrisia diventa anche ridicola. Buffoni.

Ma non deve sorprenderci, questa è la loro caratteristica genetica; creare danni e poi scaricare le colpe sugli avversari. La  sinistra, prima che arrivasse al potere, per decenni ha sempre seguito questa strategia; creare ed  alimentare conflitti sociali, politici e sindacali di ogni genere, per poi accusare il governo di non essere capace di risolverli; e così raccoglievano il consenso. Molti anni fa per descriverli usavo una metafora. Li immaginavo come dei piromani che appiccano gli incendi, poi urlano al pericolo per mostrarsi come salvatori della patria e criticano i pompieri perché arrivano in ritardo. Ecco, i sinistri sono così, subdoli e pericolosi; e così si comportano, come quei piromani. E non sono mai cambiati; la strategia è sempre la stessa. Ora, dopo aver favorito, contro la volontà dei cittadini, l’invasione afro/islamica, ed esserne i responsabili, ora cambiano atteggiamento e cercano di presentarsi come i salvatori della patria. Buffoni.

Ho detto spesso in passato che sarebbe arrivato il momento in cui l’invasione sarebbe stata ingestibile e tragica. In quel momento coloro che l’avevano favorita avrebbero trovato mille pretesti per giustificarsi ed escludere qualsiasi responsabilità personale, secondo il più classico “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.  Ecco, oggi, ci stiamo arrivando. E vedrete che tutti quelli che fino a ieri affollavano i salotti televisivi difendendo l’accoglienza e cantando le lodi della società multietnica, pian piano cominceranno a cambiare tono ed atteggiamento, finché diventeranno quasi irriconoscibili.

Lo scrivevo anche un anno fa sul quotidiano locale L’Unione sarda, dopo l’ennesimo sbarco di algerini sulle coste della Sardegna (Migranti: ondata di sbarchi nel Sulcis): “Bene, bene, accogliamo anche questi, un posto in hotel lo troviamo. e magari gli portiamo anche il “pranzo solidale antifascista”. E poi lo ha detto anche Mattarella ieri che non dobbiamo ergere muri ma costruire ponti (esattamente quello che dice Papa Bergoglio: avranno lo stesso ghostwriter?). E poi, poverini, scappano dalla guerra, anche quando la guerra in Algeria non c’è; mistero. Quando scoppierà la bomba (in tutti i sensi), ormai ci siamo vicini, ricordatevi di tutte le anime belle che predicano l’accoglienza. Ricordate le facce, i nomi, le loro affermazioni, perché troveranno mille pretesti per negare ogni responsabilità; dal Capo dello Stato fino alle belle statuine che ogni giorno predicano in televisione la buona novella dell’accoglienza, le delizie della società multietnica e multiculturale, la fratellanza universale. “Io non c’ero, e se c’ero dormivo”, diranno.”.

Sono considerazioni che faccio da anni, sia su questo blog, sia  con dei commenti su alcuni quotidiani in rete; quando non vengono censurati, come succede molto spesso. L’ho scritto anche due giorni fa sul Giornale, a proposito del voltafaccia improvviso di Matteo Renzi sull’immigrazione (Migranti, Renzi “Serve numero chiuso, non possiamo accogliere tutti.”). Fino a ieri ripeteva la litania dell’Italia che salva vite umane e che generosamente accoglie chi scappa dalla guerra. Oggi si rimangia tutto e, contrordine compagni, “Non possiamo accogliere tutti“. Se questa non è una faccia da culo, cos’è?

Questo commento che riporto di seguito, per fare un esempio di quella censura alla quale ho appena accennato, l’ho dovuto inviare per 4 volte in due giorni (è quel 4 che compare all’inizio del commento), prima di vederlo pubblicato, dopo aver sostituito alcune parole (culo, palle e smerdarli) con Bip o espressioni passabili come “sbugiardare i birichini” (è da ridere, ma è proprio così). Su L’Unione sarda succede anche di peggio: sono più i commenti censurati di quelli pubblicati, oppure li pubblicano, ma tagliando parole e intere frasi stravolgendo, quindi, il significato del commento (roba da denunciarli). Ma questa storia della censura e del controllo dell’informazione meriterebbe tutto un discorso a parte.

Ecco cosa ho scritto: “Hanno capito di aver esagerato con l’accoglienza e che su questo tema perderanno molti consensi. Ed allora, con la più classica faccia da culo che si ritrovano, cominciano l’operazione della retromarcia. Ora cominceranno a inventarsi dei distinguo, a rimangiarsi e reinterpretare dichiarazioni e slogan, si ripresenteranno come anime candide che hanno sempre combattuto l’invasione e difeso l’identità nazionale. Del resto hanno fatto lo stesso con l’ideologia. Dopo aver combattuto per decenni l’America, la Nato, il capitalismo, hanno cominciato a cambiare nome al partito (PCI/PDS/DS/PD), segretari, bandiere, inni, slogan ed infine, sono diventati tutti “democratici”. Invece che Bandiera rossa cantano “Over the rainbow”, copiano gli slogan di Obama, e vanno a deporre corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy. Geniali. Per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle; come i serpenti. 

Per fare questa operazione di restyling ci vuole una bella faccia da culo, e loro ce l’hanno. Così dopo aver urlato per anni che è nostro dovere accogliere tutti, che sono preziose risorse, che assistono i nostri anziani, che ci pagano le pensioni, che fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, che scappano dalla guerra, che anche noi siamo stati migranti, ora vanno in crisi e folgorati sulla via di Damasco…pardon, sul lungomare di Tripoli, si rimangiano tutto e parlano di “numero chiuso”. Se a destra ci fosse qualcuno che abbia un minimo di fantasia e creatività, sapete cosa farebbe? Farebbe un collage di clip video delle loro dichiarazioni fatte nei vari salotti TV in questi anni e lo manderebbe in onda ogni giorno sulle reti Mediaset. Perché non basta smentirli genericamente, bisogna “sbugiardare i birichini” con le loro stesse dichiarazioni. Ma non lo faranno, perché non hanno né fantasia, né creatività; e nemmeno le palle.

Il grosso errore che si commette da sempre è quello di pensare che i socialcomunisti (e tutte le variazioni sul tema; compresa l’ultima che ha prodotto quell’ibrido immondo dei cattocomunisti), siano persone normali e trattarli come tali. Ma non sono normali. La loro non è ideologia, è una forma di psicopatologia che non è di competenza della politica, ma della medicina, e andrebbe trattata in strutture ospedaliere specializzate. Ecco perché ripeto da sempre che con questa gente è inutile cercare di dialogare: “Mai discutere con i matti e i comunisti: si perde tempo, si sprecano energie e si mette a rischio la salute”.   

Sulla questione immigrazione, integrazione, islam, società multietnica, annessi e connessi, ho scritto molti post. Alcuni sono segnalati nella colonna a destra in basso nella sezione “Immigrati, integrazione, islam“. Bastava avere uno sguardo attento e non essere condizionati da pregiudizi ideologici per capire i pericoli di una apertura senza controllo ai flussi migratori e la scellerata ideologia terzomondista che persegue la creazione di una società multietnica e multiculturale, con la conseguenza di una completa destabilizzazione sociale, politica, economica, morale della società occidentale. Lo scrivo fin dal 2003, da quando ho aperto questo blog. Sono passati 14 anni e sembra che ancora non vogliamo renderci conto del disastro causato da una scellerata politica di sinistra che bada più all’ideologia che alla realtà. E se non combaciano, invece di cambiare l’ideologia sbagliata cercano disperatamente di modificare la realtà per adattarla all’ideologia. Da pazzi; o da criminali.

Ma evidentemente la gente ha bisogno di tempo per capire i pericoli, deve sbatterci il muso, altrimenti non se ne rende conto. Lo capiscono solo quando la situazione è tragica ed irreparabile.  E’ esattamente quello che sta succedendo all’Italia, ed all’Europa, che solo adesso cominciano a rendersi conto che l’apertura incontrollata all’immigrazione ci sta portando ad una situazione ingestibile e che, se non fermata drasticamente, comporterà gravissime conseguenze. Siamo di fronte ad uno splendido esempio di quello che viene chiamato il “senno di poi”, quello del quale “son piene le fosse”. E tutto perché, evidentemente, siamo governati da imbecilli, oppure da traditori e criminali che perseguono un fine preciso: la criminale disgregazione della civiltà occidentale.

Piazze d’Italia

di , 24 Marzo 2013 01:41

Anche le piazze ormai sono diventate elastiche, come la morale. Si allargano e si restringono a piacimento. E secondo le circostanze possono essere piene o vuote. Dipende dal punto di vista. Quando è la sinistra a fare delle manifestazioni i media ci mostrano sempre le piazze piene in un tripudio di bandiere rosse. Quando è il PDL ad organizzare una manifestazione, invece, ce le mostrano come le “Piazze d’Italia” di De Chirico: deserte.

Oggi si è svolta la manifestazione del PDL a Piazza del Popolo a Roma. Si poteva seguire la diretta video su diversi siti in rete o su canali TV:  RAI News24,  TgCom,  Rete 4 e sul sito del Corriere on line. Tutti hanno potuto vedere che, al di là dei soliti numeri sparati a caso, la partecipazione è stata massiccia e la piazza era piena. Poi, per curiosità, si va a vedere cosa riporta la stampa in rete, giusto per avere un’idea delle varie reazioni. I diversi articoli nelle varie testate sono corredate, com’è ormai consuetudine in rete, da ampi servizi fotografici e video. Si dà uno sguardo alle foto e ci si aspetta di vedere qualche bella immagine ripresa dall’alto che mostri la piazza piena, come si è appena visto nelle dirette TV. Invece, sorpresa, solo poche foto e quasi tutte riprendono singoli partecipanti ripresi in primo piano, scegliendo quelli più pittoreschi.

Addirittura la foto più usata per accompagnare il titolo d’apertura è una foto che mostra la zona sotto il palco con ampi spazi vuoti, quasi deserta. Forse è una foto scattata ore prima dell’inizio del comizio, quando cominciavano ad arrivare i primi partecipanti. Questa…

Questa foto riportata dall’ANSA è quella che, insieme alle altre foto, viene ripresa da altre testate. Le foto sono quasi sempre le stesse, poche e nessuna che mostri l’intera piazza. Sarà un caso? Eccheccasoooo, direbbe Greggio a Striscia!

Per semplice curiosità, guardate i vari servizi fotografici: Foto ANSAFoto Corriere - Foto Libero - Foto  Giornale - Foto Messaggero (Roma)- Foto Stampa (Torino) – Foto RepubblicaFoto L’Unità -

Salvo poche eccezioni tutti usano le stesse foto riportate  dall’ANSA. Foto di singoli, di piccoli gruppi, di cartelli e striscioni. Non c’è una foto dell’intera piazza neanche a pagarla a peso d’oro. Strano, i paparazzi erano tutti in vacanza? Sono foto scattate da passanti per caso? Eppure ricordo che in altre occasioni, tipo raduni politici e sindacali a piazza San Giovanni o al Circo Massimo, sempre a Roma, non mancavano le riprese dall’alto e dell’intera folla dei partecipanti.

Non si tratta di essere pignoli e cercare il pelo nell’uovo. Si tratta, purtroppo, di constatare che ancora una volta, anche riguardo alle manifestazioni,  si usa il doppiopesismo ormai connaturato a certa stampa ed un atteggiamento mediatico di sberleffo e di irrisione. Quando manifesta il PD, o i sindacati, si fanno ampi servizi fotografici con scene di massa per dimostrare la grande partecipazione popolare, la festa, la grande prova di democrazia, il tripudio di bandiere rosse. Quando manifesta il centrodestra si mostrano personaggi pittoreschi, banchetti di gadget, striscioni e cartelli singoli, e piccoli gruppetti. Più che una manifestazione politica la fanno sembrare la sagra della porchetta. Non è la prima volta che lo fanno, è la prassi che si ripete ogni volta che scendono in piazza gli avversari politici.

Tentano in ogni modo, anche con servizi fotografici mirati, di sminuire la partecipazione, di ridicolizzare i partecipanti, di delegittimare gli avversari. E’ semplicemente vergognoso. Ma ciò che è incomprensibile è che anche il Giornale e Libero usino le stesse foto. Se anche i quotidiani di destra si sono rincoglioniti, allora non c’è proprio speranza. Tanto vale mandare al governo Bersani, Grillo, Rosi Bindi e pure Topo Gigio.

Non c’è niente da fare, il taroccamento ce l’hanno nel sangue. Alterare e travisare la realtà per loro è un istinto naturale, congenito, primordiale.

Vedi:

- Tarocchi e congiuntivi

- CGIL flop flop…

Arene e vecchie crocette

di , 3 Marzo 2013 16:39

Facciamoci una Crocetta sopra, è meglio. Sono giorni di fervente attività politica. Non si sa come uscire dallo stallo che blocca la formazione di un governo. L’unica possibilità praticabile sembra essere un governo di minoranza PD (così lo chiamano), con Bersani premier,  sostenuto dal Mov. 5 stelle di Grillo. E’ l’unica soluzione per evitare a Bersani di dimettersi, dopo aver riconosciuto che “non ha vinto” le elezioni e per garantire un governo che duri almeno oltre il semestre bianco (durante il quale non si possono sciogliere le Camere), per poi andare a nuove elezioni con una nuova legge elettorale.

Tutti i commentatori, specie di sinistra e loro sostenitori, sulla stampa ed in TV sembrano sposare questa tesi e si fanno in quattro per dimostrare la fattibilità dell’accordo PD-M5S. Così, dopo aver snobbato per anni Grillo ed il suo movimento, improvvisamente lo esaltano come il rinnovatore della politica ed il salvatore della patria. Scoprono il suo blog e ne fanno il punto di riferimento della dialettica politica. Anche Napolitano, che solo di recente, dopo il successo dei grillini in Sicilia, disse che non sentiva nessun “Boom” e che l’unico Boom che ricorda è quello degli anni ’60, ora sembra essersi svegliato improvvisamente e deve riconoscerlo come soggetto politico di primo piano. Magari la prima cosa che fa al mattino è andare sul blog di Grillo e leggere le sue ultime dichiarazioni, tanto per regolarsi. Il blog di Grillo, di colpo, è diventato il più autorevole riferimento per Bersani, per i suoi eletti del PD e per tutti i commentatori politici. Più seguito dell’ANSA, del Corriere  e de L’Unità. In futuro, forse, il blog grillesco sostituirà anche la Gazzetta Ufficiale.

Anche autorevoli commentatori, politologi ed editorialisti di fama, si sforzano di trovare buone ragioni per favorire l’accordo PD-M5S. Questa è la posizione più diffusa (è quello che sentiamo in tutti i dibattiti televisivi), specie fra gli esponenti e sostenitori del PD, atterriti dall’ipotesi di non riuscire a formare un governo e, dopo aver perso le elezioni (lo dice Bersani) perdere anche la faccia. A sostegno di questa proposta riportano i numerosi messaggi lasciati sul blog di Grillo invitandolo a trovare un accordo col PD. Si dà per scontato, ovviamente, che questi messaggi siano di sostenitori di Grillo che siano favorevoli ad un governo PD-M5S. Ma ne siamo certi? Chi ha verificato l’autenticità di quei messaggi? E chi ci assicura che siano davvero grillini e non sostenitori del PD che si spacciano per grillini? Lo sanno questi acutissimi osservatori che perfino Bersani potrebbe inventarsi un nick (che so…Lo smacchiatore padano), lasciare un messaggio su quel blog e spacciarsi per grillino? Chi ci assicura che non sia una strategia precisa messa in atto dai furbissimi guru dello staff bersaniano, invitando migliaia di attivisti a lasciare messaggi di quel tipo sul blog? Non ci sarebbe niente di strano da parte di gente che riesce a truccare perfino le primarie, come successe a Napoli, facendo votare immigrati cinesi e pagandoli 10 euro. (Guarda il video).

L’ultimo assist a questa campagna pro Grillo viene dal prode Giletti, quello che conduce L’Arena su RAI1. Quello che tiene continuamente le braccia sollevate e allungate in alto, come uno spaventapasseri, e le agita come un vigile anni ’50, quando ancora non c’erano i semafori ed i vigili stavano in piedi su una pedana al centro dell’incrocio e, muovendo le braccia, davano segnali precisi agli automobilisti e regolavano il traffico. Quello che fa lo sdegnato quando la discussione si fa accesa ed invita tutti a lasciar parlare gli interlocutori senza interromperli. Quello che, invece, è il primo ad interrompere continuamente tutti, come se stare zitto per 30 secondi gli procuri chissà quale forma di insofferenza e di tormento psicofisico.

Quello che, però, interrompe chi vuole e quando vuole. Mentre, infatti, Crocetta e Puppato del PD possono tranquillamente esporre il loro pensiero senza essere interrotti, appena Giletti dà la parola alla Biancofiore del PDL o a Salvatore Tramontano, vice direttore del Giornale, dopo 5 secondi già interviene con battute, domandine, chiarimenti o perché deve mandare la pubblicità o un servizio   Insomma, il risultato è che Biancofiore non riesce mai a finire un discorso e Tramontano non riesce nemmeno ad iniziarlo. Ma il “pluralismo” è salvo. O almeno, quello che a sinistra si intende per pluralismo: tutti hanno diritto di parola, purché siano dei nostri. E se non sono dei nostri, per far finta di garantire il pluralismo, li invitiamo in studio, gli concediamo la parola, ma subito dopo li interrompiamo con qualche pretesto o con la pubblicità, così   li facciamo fessi e contenti.

Ecco, questo è Giletti. Quello che basta guardarlo, ascoltarlo e ti si materializza davanti agli occhi il concetto di ipocrisia, in carne ed ossa. Ecco, quello. Qualcuno potrebbe pensare che Giletti sia tendenzialmente di destra, vista la sua vicinanza alla Chiesa e la sua presenza in programmi di carattere religioso. Errore, al “Massimo” Giletti è cattocomunista. Del resto, se così non fosse, non avrebbe  assunto come “inviato speciale ai citofoni” quel residuato televisivo di RAI3, Andrea Rivera, che era uno dei punti di forza di “Parla con me“. di Serena Dandini.

Anche Giletti, per dare il proprio contributo a chi spinge per un accordo PD-M5S, ha avuto una bella “pensata“: invitare in studio Crocetta, presidente della regione Sicilia, quello che governa grazie proprio al sostegno del M5S. Così si dimostra chiaramente che sinistra e grillini possono tranquillamente governare insieme. Non poteva inventarsi una trovata migliore; geniale. Ipocrita, ma geniale. Beh, anche Giletti tiene famiglia.

Crocetta è quello di cui l’unica cosa originale che si possa dire è che è dichiaratamente gay, come Vendola. Oggi pare che essere gay costituisca titolo preferenziale, di merito, come una medaglia da appendere al petto. E specie in politica costituisce un valore aggiunto; fai carriera e puoi diventare anche governatore di una regione. Come ormai è quasi d’obbligo nei corridoi della politica, tutti condannano la vecchia politica, si battono per il rinnovamento e si presentano come “Il nuovo che avanza“. Il guaio è che a presentarsi come “Nuovi” sono i vecchi, sempre gli stessi.  Anche Crocetta si presenta come il “nuovo” (o poco usato), come l’antipolitica, quello puro e verginello (si fa per dire) che vuole rinnovare la politica. Lo guardi, lo ascolti e ti ricorda stranamente vecchie facce da prima Repubblica; alla Colombo, Forlani, De Mita, Spadolini, La Malfa, Rumor, Cossutta, Occhetto, Craxi. Da come gesticola e parla sembra una specie di incrocio fra Renato Zero e Cristiano Malgioglio. Ragazzi, se questo è il nuovo,  ridateci Andreotti!

Giaguari e caimani

di , 11 Febbraio 2013 10:58

Bersani, durante questa campagna elettorale, non riscuote molti apprezzamenti, nemmeno fra i sostenitori o simpatizzanti di sinistra. Gli si rimprovera di non essere abbastanza incisivo e determinato e di non fare proposte reali e concrete. Così lo rappresenta Crozza nelle sue imitazioni, debole, remissivo, quasi impaurito. Anche Travaglio, nell’ultima puntata di servizio pubblico, lo ha dipinto come insicuro, incapace di tenere un discorso serio, poco convincente, uno che parla per battute, metafore, frasi interrotte, incapace di finire un periodo. Beh, forse per questo, due giorni fa, il nostro Bersani ha finalmente deciso di parlar chiaro e lanciare una proposta seria, concreta, pratica, di quelle che  lasciano il segno. Eccola, riportata in apertura di pagina da L’Unità

Oh, finalmente, bravo Bersani, questa sì che è una proposta seria per superare la crisi, rilanciare l’economia ed assicurare il futuro ai giovani: smacchiare il giaguaro Berlusconi. Questo è parlar chiaro! Così mettiamo a tacere Crozza, Travaglio e tutti quelli che criticano lo smacchiatore di Bettola. Bersani è meglio di Mastro Lindo! A proposito, visto che ormai  è esperto in pulizia di capi speciali ed eliminazione di macchie ostinate, se anche le andasse male in politica potrà sempre aprire una bella lavanderia a Bettola. No?

Dai giaguari ai caimani. Sembra che questa campagna elettorale la facciano allo zoo. Due giorni fa la stampa riportava una dichiarazione di Nichi Vendola. Il nostro orecchinato col rosario sempre in tasca accusava Alemanno per il fatto che lui non si sentiva sicuro ad uscire a passeggio a Roma la sera. Ieri (ANSA: Berlusconi si appellerà a mafia) ha attaccato Berlusconi: “…possiamo aspettarci un appello al voto per Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra”. E ancora: “e’ stata una colpa grave aver sottovalutato il ritorno del Caimano”. Praticamente chiama Berlusconi mafioso e “caimano“. Appellativi , come si vede, eleganti e di massimo rispetto.

Ora, come riportavo nel post “L’uomo forte ed il leader“, il nostro Nichi si lamentava per il fatto che sui social network gli vengono rivolti insulti nazisti. E lui è così sensibile che ne soffre. Non è abituato ad usare un linguaggio offensivo. Lui è fine e delicato  come una mammoletta. Povero ragazzo. Ogni tanto gli scappa un “mafioso” ed un “Caimano“, ma si fa per dire, “Si scherza…”, come usa dire Benigni quando lancia le sue frecciatine al veleno su Berlusconi, sono complimenti, attestati di stima. E poi, si dirà, queste considerazioni fanno parte della normale dialettica politica. No? Certo, però resta un dubbio. Perché chiamare Berlusconi “Caimano“, “Psiconano“, “Mafioso“, ”Giaguaro“, o “Serpente a sonagli“ (come lo chiamò Di Pietro), “Ladro“, “Pedofilo” etc…  è normale dialettica politica e chiamare Vendola “frocio” è un gravissimo insulto nazista? Qualcuno dovrebbe spiegarlo, prima o poi.

A Berlusconi si è detto di tutto e di più, hanno usato tutti gli appellativi, gli epiteti e gli insulti possibili (l’unico limite è la fantasia), ogni sua dichiarazione viene stravolta ed usata per sbeffeggiarlo, denigrarlo ed attaccarlo a livello personale. E fanno passare questa campagna diffamatoria come informazione, libertà di stampa o satira. Se però un quotidiano come Il Giornale, si permette di usare gli stessi metodi di Repubblica o L’Unità, apriti cielo, si scatena tutta la stampa, si solleva l’opinione pubblica, il fior fiore del sinistrume intellettual/mediatico si indigna, scaglia anatemi e quello che a sinistra è giornalismo, inchiesta, libertà di stampa, diventa improvvisamente “Macchina del fango“.

Si organizzano proteste e manifestazioni di piazza (ricordiamo la grande manifestazione organizzata dalla Federazione della stampa a piazza del Popolo a Roma, contro Berlusconi, reo di aver querelato L’Unità per degli articoli offensivi), interviene l’Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, la magistratura ed i direttori vengono indagati, condannati (Sallusti docet) multati (vedi il risarcimento di 50.000 euro del Giornale a favore di Fassino, per aver pubblicato la famosa telefonata “Abbiamo una banca?”) o sospesi dall’Ordine (vedi il caso Feltri).

Vi risulta che altri quotidiani e direttori siano stati indagati e condannati per aver pubblicato telefonate coperte dal segreto istruttorio? No, eppure negli ultimi anni tutte le telefonate private di Berlusconi, inerenti o no a indagini giudiziarie, coperte o meno dal segreto istruttorio, finivano regolarmente pubblicate con grande visibilità e clamore su tutti i giornali e giornalini d’Italia, perfino sulla Gazzetta delle giovani marmotte. Sembra che i magistrati inquirenti, per tenersi aggiornati sugli sviluppi delle indagini, invece che leggere gli atti processuali, leggessero direttamente le intercettazioni sui quotidiani del mattino. Facevano prima.

Nessuno ha mai protestato. Il Presidente Napolitano non si appellava al riserbo della stampa, come ha fatto nel caso Monte dei Paschi (un “aiutino” ai compagni in difficoltà è quasi un “atto dovuto“), non c’erano conflitti di competenza (come nel caso delle intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e Mancino), e non c’era alcun rispetto della privacy. “La gente vuole sapere” diceva Concita De Gregorio (allora direttore de L’Unità), rivendicando il diritto di pubblicare tutto, ma proprio tutto il gossipume che riguardava Berlusconi, anche se si trattava di telefonate private o di dettagli delle cene e feste ad Arcore, villa Certosa o palazzo Grazioli. Perché bisogna tener presente che il rispetto della privacy è garantito dalla Costituzione e deve essere garantito per tutti. Tutti, eccetto Berlusconi. Criticare Fini e l’allegra vendita della casa di Montecarlo al cognatino Tulliani  è “macchina del fango“, sputtanare quotidianamente Berlusconi è diritto di cronaca. Curiosa interpretazione della deontologia giornalistica, vero?

Ecco, a conferma di quanto appena detto, un’altra prova sotto gli occhi. Restiamo ancora sul sito de L’Unità. Leggo un pezzo di M. Novella Oppo: “Il trattamento Boffo“. Guarda caso, si riferisce proprio all’intervista a Sallusti e Oscar Giannino nel programma “Otto e mezzo“, di cui ho parlato nel precedente post “Punti di vista”. L’ira funesta della Oppo scatta perché Sallusti, sul Giornale, ha scritto un articolo non proprio benevolo nei confronti di quel curioso personaggio “La barba con gli occhiali“, Oscar Giannino, che si veste come un clown e poi pretende di essere preso sul serio.  Quello che pochi giorni fa, ospite a Ballarò, ha dichiarato di partecipare alla competizione elettorale con uno scopo preciso: far perdere Berlusconi. Un altro che staziona in permanenza in tutti i salotti televisivi, in qualità di esperto di economia, ed ha le idee molto chiare, da esperto,  sul come e perché fare politica. E poi ci si meraviglia che non riusciamo ad uscire dalla crisi.

Ecco, scrivere un articolo critico nei confronti di un avversario politico per la Oppo, per Saviano (ricordate il suo sproloquio in forma di monologo a “Vieni via con me“?), per Repubblica, per L’Unità e per tutto il sinistrume mediatico/intellettuale/comico/satirico  è “Macchina del fango“. Se la logica è logica, allora L’Unità e Repubblica che da anni riportano articoli critici, spesso offensivi, pieni di insulti assortiti, nei confronti di Berlusconi o, come in questo caso, un articolo critico nei confronti di Sallusti sono “Macchina del fango”? Certo che lo sono. Anzi, sono un’intera batteria di macchine del fango che, come cannoni sparaneve, ogni santo giorno inondano i media non di fango, ma di letame puzzolente. I più acuti (sono sempre quelli di sinistra, ovviamente) diranno che dal letame nascono i fiori, come cantava De Andrè. Sì, ma alla fine della canzone i fiori restano fiori, ma il letame resta letame; e puzza.

Criticare Berlusconi è diritto di cronaca e criticare Giannino è macchina del fango? Dov’è la sottile linea rossa di demarcazione? Perché questi moralisti da mercatino rionale non rispondono una buona volta? Ah, già, i fan di Mastro Lindo sono tutti impegnati a smacchiare giaguari! A proposito, caro Bersani, ho una bella proposta per lei. Un’idea che le porterà riconoscimenti, onori e gloria, non solo in Italia, ma in tutta Europa, perché travalica gli stretti confini nazionali. Beh, visto che è dotato di così fervida fantasia, perché limitarsi a sprecarla a Bettola o dintorni? Pensi in grande, metta a frutto la sua grande esperienza acquisita in smacchiature speciali. Ecco la proposta. Una volta che ha finito di smacchiare i giaguari, vada a pulire le cagatine dei gabbiani sulle bianche scogliere di Dover. Vedrà che successo. Magari le assegnano un Nobel per la tutela dell’ambiente.

A proposito di insulti, in fondo allo stesso articolo della Oppo ci sono i commenti dei lettori. Ecco alcune simpatiche e gentili definizioni:

- Roberta: “sallusti è talmente uomo fogna che nemmeno i ratti non avrebbero il coraggio di  andargli vicino

- Carlo: “…cesso puzzolente e mafioso come sallusti“.

Che diceva Vendola? Ah, sì, che sui network lo insultano. Mah, forse hanno imparato l’arte dell’insulto leggendo Repubblica o L’Unità.

 

Berlusconi millanta

di , 27 Settembre 2011 18:05

E’ lo scoop del giorno. La notiziona campeggia su tutti i quotidiani. Eccola: “I giudici vogliono indagare il premier“. Da non credere, non si era mai sentito che un giudice volesse indagare Berlusconi. Scherzi a parte, in questo folle e quotidiano accanimento persecutorio si sono superati tutti i limiti, si è raggiunta e superata perfino la soglia del ridicolo. Quando hanno arrestato Tarantini accusandolo di ricatto nei confronti di Berlusconi il mio primo pensiero è stato che fosse solo un trucco per tirare ancora in ballo il premier e trovare qualche nuovo appiglio per incastrarlo. Non mi ero sbagliato. In questo strano caso giudiziario c’è una persona arrestata, Tarantini, per ricatto. Ma curiosamente non esiste un ricattato, né una denuncia in tal senso. Ricorda molto da vicino l’affare Ruby in cui Berlusconi veniva indagato per concussione, ma non esisteva un concusso. 

Ma ormai quando si tratta di Berlusconi non c’è nemmeno bisogno che esista il reato, basta l’intenzione. Infatti, visto che nel caso Tarantini è difficile dimostrare il ricatto, allora ci si inventa una nuova accusa; Berlusconi avrebbe indotto Tarantini a mentire. Siamo in pieno processo alle intenzioni. E se non riusciranno a dimostrare che c’è stata l’induzione a mentire, diranno che, comunque, avrebbe potuto farlo e, se non lo ha fatto, almeno l’ha pensato. Perché l’importante è tenere sempre Berlusconi sotto accusa, anche quando le inchieste finiscono nel nulla. Caso esemplare quello dell’accusa per concussione per la famosa telefonata con Saccà. Visto che l’accusa è caduta e l’inchiesta è stata archiviata, i solerti magistrati se ne sono inventata un’altra. Visto che non possono indagarlo per concussione, per la stessa vicenda hanno aperto una nuova inchiesta accusandolo di abuso d’ufficio. Altro caso esemplare la vicenda della famosa telefonata, pubblicata dal Giornale, tra Fassino e Consorte in merito alla scalata Unipol alla BNL.  La vicenda sembrava chiusa con la condanna dell’editore e dell’allora direttore del quotidiano, Belpietro, a pagare un risarcimento di 50.000 euro a Fassino per danni morali. Ora, però, gli inquirenti chiedono che per quella vicenda sia indagato anche il premier per “Concorso morale“.

Su queste due vicende emblematiche si potrebbe fare qualche considerazione. Sarebbe interessante sapere se nella storia giudiziaria ci sia un altro caso di qualcuno arrestato per ricatto senza che esista il ricattato. L’altra curiosità riguarda il fatto che mentre si danno in pasto ai media migliaia di intercettazioni telefoniche private di Berlusconi, che poco o nulla hanno a che fare con l’inchiesta, ma servono solo a sputtanare il premier, se però il Giornale si permette di pubblicare una sola intercettazione che riguarda Fassino viene condannato a pagare i danni.

Viene in mente una frase che abbiamo imparato a conoscere seguendo i vecchi telefilm di Parry Mason. Una frase che veniva detta ai testimoni che si apprestavano a deporre in tribunale: “Tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei“. In Italia quella frasetta non si usa, però la si applica alla perfezione. Tutto quello che Berlusconi fa, dice o pensa di dire e fare, viene immancabilmente usato per trovare qualche appiglio per incastrarlo.

Ora, se anche l’accusa di induzione a mentire  non andasse a buon fine, i nostri infaticabili custodi della Legge, troverebbero un altro appiglio,  hanno un asso nella manica. Fra le centomila intercettazioni fatte ce n’è una che inchioda definitivamente Berlusconi. Quella in cui, scherzando sulle sue performances amatorie, afferma di avere undici ragazze in fila dietro la porta. E conclude con una battuta: “Me ne sono fatte solo 8“. Ecco la prova schiacciante. Preso atto della esagerata esaltazione delle sue prestazioni sessuali, la procura aprirà una nuova inchiesta sul premier: Berlusconi indagato per millantato credito.

D’Alema e le amnesie senili.

di , 15 Dicembre 2010 15:17

E’ davvero curioso leggere oggi i vari commenti alla Waterloo finiana in Parlamento. Dice Fini che la conferma della fiducia a Berlusconi è una vittoria numerica, ma non una vittoria politica. Non dice, però, che la sua è una sconfitta numerica, politica ed anche morale.  Sullo stesso tono altri autorevoli esponenti dell’opposizione, maestri nel ribaltare la realtà a loro uso e consumo. Tutti impegnati, sostenuti ampiamente dai media, ad accusare Berlusconi di aver “comprato” i voti. Ne hanno fatto la giustificazione della sconfitta. Di Pietro si era perfino affrettato, sospettando qualche defezione in casa propria, ad andare in procura per fare un esposto “verbale” (così riportava la stampa qualche giorno fa) ai suoi ex colleghi magistrati i quali saranno anche oberati di lavoro, ma se Tonino chiama rispondono prontamente, il tempo lo trovano. E così, basandosi fiduciosamente sulle rimostranze verbali di Tonino e su “notizie apparse sulla stampa” (anche questo era riportato dai giornali), aprono seduta stante un’inchiesta sulla compravendita di voti.

Ora, a quanto pare, si sta arrivando a perfezionare il metodo “Toga rossa trionferà“. Non c’è più nemmeno bisogno che ci siano esposti o denunce, reati comprovati e prove. Basta che un solerte magistrato legga qualche notizia su Repubblica, L’Unità, il Fatto o, perché no, sul blog di Tonino da Bisaccia, in cui si vagheggia il sospetto che qualche parlamentare possa essere “comprato” e via, scatta l’inchiesta. Poi dicono che la magistratura non lavora e la giustizia è lenta. Malelingue. Uno dei tanti che anche oggi ribadisce questo sospetto è Max baffo D’Alema, “il più intelligente” dei suoi, come viene definito. Figuriamoci gli altri.

Oggi l’ANSA riporta alcune dichiarazioni del “più intelligente“: “D’Alema: da cretini fare ditrofront...”. Tranquillo Max, non c’è bisogno di fare dietrofront, si può essere cretini anche da fermi. Dice, riferito a quei pochi parlamentari dell’opposizione e finiani che hanno votato la fiducia al premier: “deputati comprati, nascosti dietro le tende fino all’ultimo per proteggere la vergogna di un voltafaccia“. Ecco, ci siamo. E perché sarebbero stati comprati? Ovvio, perché Berlusconi è ricco e può permetterselo. Lui ed il PD, invece, non possono permettersi di “comprare” i voti; sono poveri…anzi, poverini! Aggiunge, infatti, riferendosi ai pochi mezzi del suo partito: “Certo, non ha né i soldi né il potere del Cavaliere“.

Ora, sarà anche il più intelligente, però, forse a causa dell’età che avanza, comincia ad avere qualche preoccupante amnesia. Dimentica, per esempio, che fino a 20 anni fa il suo “povero” partito in cui è nato, cresciuto e pasciuto, il PCI, ha ricevuto per decenni vagonate di rubli da Mosca. Caro Max, cosa ci avete comprato con quei rubli?  Vi è andata bene perché erano i tempi della guerra fredda. Già, perché se fosse stata una guerra un po’ più calda, ricevere soldi da una potenza ostile, com’era Mosca, significava essere al soldo del nemico. Il che vi avrebbe portati dritti dritti alla Corte marziale e sareste finiti al muro, fucilati come traditori della patria. Per vostra fortuna la guerra si è sfreddata e voi, invece che essere accusati di alto tradimento (come sarebbe stato più che logico e giustificato) siete finiti in Parlamento a darci lezione di libertà, democrazia e morale. L’unico muro contro cui siete andati a sbattere è il muro di Berlino. Quando è caduto avete preso una tale capocciata che siete storditi ancora oggi e vagate confusi e smarriti, in preda a crisi d’identità, alla perenne ricerca, come direbbe Battiato, di un centro di gravità permanente.

A proposito di ricchezza e di fondi del partito, ci sarebbe un’altra piccola curiosità da soddisfare. Che fine ha fatto, caro compagno Max, il tesoro di Dongo, recuperato dai partigiani rossi durante la fuga di Mussolini e di cui non si è saputo più nulla? L’unica ipotesi, sulla quale concordano molti storici e sulla quale ci sono pochi dubbi, è che quel tesoro sia finito nelle casse del PCI, ma Togliatti “Il migliore“, non ha mai fornito spiegazioni.  Che ci avete comprato? Come li avete investiti? Beneficenza ed opere di bene? Ah, saperlo…

Ma non basta. Dimentica anche un altro fatto che riguarda direttamente il trasformismo parlamentare. E qui la questione si fa seria, perché è davvero preoccupante che dimentichi una circostanza che lo riguarda personalmente: la sua nomina a presidente del Consiglio. Ricorda Max? Furono una cinquantina i parlamentari di altri schieramenti che votarono la fiducia al suo Governo. Possibile che l’abbia dimenticato? Non sarà che a furia di veleggiare, di strambare e di stare in mare aperto, anche la memoria vola via nel vento? Meno male che proprio ieri sera, a Ballarò, questa circostanza gliel’ha ricordata non il direttore del Giornale o di Libero, ma Paolo Mieli, ex direttore del Corriere, non certo berlusconiano. Così le avrà rinfrescato, speriamo, la memoria.

Allora, siccome noi, forse, non siamo all’altezza di capire a fondo certe sottigliezze della politica, lei, che è il più intelligente, non avrà difficoltà a spiegarci per quale arcano motivo se 50 parlamentari di altri schieramenti votano la fiducia al suo Governo è tutto normale e rientra nella prassi parlamentare, ma se 4 o 5 deputati dell’opposizione decidono di votare la fiducia a Berlusconi sono stati “comprati“. Ecco, Max, ce lo spieghi. Sa, non tutti sono intelligenti come lei (per fortuna).

Che strana crisi…

di , 13 Dicembre 2010 21:03

Se qualcuno ha capito i motivi della crisi di Governo, della rottura di Fini e della mozione di sfiducia al Governo, dovrebbe andare in televisione e, a reti unificate, spiegarlo agli italiani. Sono convinto che nessuno l’abbia capita. Anzi, come è stato detto oggi alla Camera, non l’hanno capita nemmeno i parlamentari. Una crisi strana, inspiegabile, che non ha motivazioni politiche. Non c’è nemmeno una logica, che sarebbe comprensibile, di interessi di potere, come succedeva spesso nella prima Repubblica. Non si spiega. Anzi, si spiega solo con l’evidente battaglia personale di Fini contro Berlusconi. Battaglia che, questo sì è comprensibile, è stata subito sostenuta dalla sinistra che l’ha vista come un inaspettato ed anticipato regalo di Natale da parte dei dissidenti finiani.

Eppure, se torniamo indietro nel tempo, qualche indizio c’è ed è anche molto chiaro. Basta riandare all’inchiesta sulle intercettazioni delle telefonate fra Porro, vicedirettore del Giornale, e Arpisella, portavoce di Confindustria.  A seguito di tali intercettazioni, subito spiattellate in prima pagina alla faccia del segreto istruttorio, partirono le perquisizioni delle sedi del Giornale e delle abitazioni private di Porro e del direttore Sallusti,  nonché il sequestro dei PC personali. Sallusti c’entrava come i cavoli a merenda, ma, visto che ci siano, tiriamolo in ballo, se non altro fa notizia. Lo scandalo, così lo hanno riferito, era che Il Giornale avesse intenzione di inviare i propri “segugi” per fare delle inchieste sulla presidente di Confindustria, Marcegaglia. Bastò che la Marcegaglia riferisse ai magistrati che quella telefonata l’aveva percepita come una minaccia, che l’infaticabile Pm delle cause perse, Woodcock, inviasse una  ventina di carabinieri da Napoli a Roma per fare le perquisizioni.

Di quelle intercettazioni, però, tutta la stampa si limitò a riportare solo la prima parte della telefonata, quella in cui Porro, scherzando, annunciava l’inchiesta sulla Marcegaglia. Strano che, invece, la parte più interessante, questa sì avrebbe dovuto insospettire i magistrati, non abbia avuto alcun seguito, né spazio mediatico. Diceva Arpisella che esiste una “sovrastruttura” che indirizza, decide e controlla la politica e l’economia. E già questa affermazione farebbe saltare sulla sedia qualunque magistrato serio. Ma c’era una affermazione ancora più inquietante, visto che già Fini aveva iniziato la sua opera di rottura con Berlusconi e la maggioranza. Diceva Arpisella a Porro: “Ma tu lo sai chi c’è dietro Fini?”.

Bella domanda, vero? Già, direi che tutti gli italiani vorrebbero saperlo. Purtroppo dobbiamo tenerci il dubbio perchè a quella domanda non c’è stato alcun seguito. Non se ne è più parlato, la stampa ha taciuto, come fa solitamente su argomenti scomodi per la sinistra; compagni, zitti e Mosca! Né Santoro ci ha fatto una puntata speciale e nemmeno la Gabanelli ha dedicato un’inchiesta a questa domanda. Eppure quella domanda resta nella mente, specie dopo gli ultimi sviluppi di questa crisi inspiegabile. Dal momento che non si riesce a spiegarsela e non ci sono motivi plausibili, perché Gianfranco Fini ha voluto e perseguito questa rottura, mettendo in crisi la maggioranza, il governo, il Parlamento e la stabilità politica ed economica in un momento così delicato come è l’attuale, firmando una mozione di sfiducia al Governo insieme  alla sinistra ed a Di Pietro? Chi c’è dietro Fini?

Onestamente, l’unica mozione di sfiducia che sarebbe stata comprensibile sarebbe stata quella nei confronti proprio del Presidente della Camera. Il suo è un ruolo super partes, come previsto dalla Costituzione. Ma, nel pieno svolgimento del suo ruolo istituzionale, Fini si permette per mesi e mesi di controbattere tutte le dichiarazioni di Berlusconi. Non c’è affermazione del premier alla quale, a stretto giro di nota ANSA, non sia seguita una dichiarazione di Fini che correggeva, interpretava, commentava, ridicolizzava le frasi di Berlusconi o criticava l’azione del Governo. Era solo l’antipasto di quello che sarebbe culminato con la rottura definitiva. Ma la cosa più grave è che Fini, da Presidente della Camera, è venuto meno al suo ruolo. Ha organizzato prima un suo gruppo di contestazione all’interno del PDL, poi ne ha fatto una corrente, poi un gruppo autonomo alla Camera ed al Senato, poi ha creato il suo partito FLI, ed infine ha chiesto le dimissioni di Berlusconi. Non c’è un simile esempio di anomalia istituzionale in tutta la storia della Repubblica. Un Presidente della Camera che, nel pieno del suo mandato, prima rompe con la maggioranza che l’ha eletto, fonda un suo partito e poi chiede le dimissioni del premier in carica.

Ma anche su questa anomalia grande come un palazzo, a parte qualche timido tentativo di chedere le dimissioni di Fini, non c’è stata nessuna presa di posizione decisa. Eppure è una situazione che è in aperto contrasto con il principio costituzionale.  Non una parola da parte di quella opposizione che, un giorno sì e l’altro pure, si richiama al rispetto della Costituzione (ma solo quando gli fa comodo). Nemmeno il Presidente Napolitano che è, e ama ricordarlo, il supremo garante della Costituzione ha avuto qualcosa da osservare sulla imbarazzante presa di posizione del Presidente della Camera. In mesi di anomalia evidente e ripetuta, nemmeno una parola, silenzio assoluto. Eppure anche il nostro Presidente Napolitano non si risparmia in quanto a dichiarazioni giornaliere, riportate da tutti i media, su tutti gli argomenti possibili, di politica nazionale, estera, attualità, lavoro, giustizia, rapporti inernazionali. E’ intervenuto perfino sulla politica economica dell’EU, cosa che esula completamente dalle sue prerogative. Ma sull’anomalia del Presidente della Camera che fonda un suo partito e sfiducia il Governo niente, non una parola. Strano, vero? Sembrerebbe quasi una classica congiura di palazzo portata avanti in gran segreto, e con accordi precisi fra alte cariche dello Stato, con un fine preciso che è quello di far fuori Berlusconi, ma in modo che nessuno se ne assuma la responsabilità diretta. Allora ecco che vengono in mente domande inquietanti.  Perché Napolitano non è intervenuto richiamando Fini al rispetto del suo ruolo? Perché nessuno ha denunciato il silenzio sospetto del Presidente della Repubblica? E ancora: “Chi c’è dietro Fini?”.

Non so quanti lo abbiano fatto, ma io ho avuto la pazienza di seguire su internet la diretta del dibattito parlamentare, stamattina al Senato ed al pomeriggio alla Camera. Sì, ci vuole una buona dose di masochismo per ascoltare un dibattito parlamentare. Ma io amo capire i fatti, ascoltare tutte le campane e cercare di capire qualcosa di più di quanto riferiscono, in maniera spesso distorta e faziosa, i vari quotidiani, la TV e gli opinionisti di parte. Non commenterò gli interventi, sarebbe troppo lungo. E poi commentare un intervento di Rosi Bindi, di Pancho Pardi o dei dipietristi che più che fare interventi politici fanno il solito elenco di insulti assortiti a Berlusconi,  va oltre le mie capacità di sopportazione. Anche al masochismo c’è un limite. Confermo, però, una mia impressione, già riferita in passato. L’Italia vive un dramma ed una tragedia. Il dramma è che, forse, Berlusconi non è il miglior presidente del Consiglio che si possa avere. La tragedia è che gli altri, i suoi avversari, sono molto, ma molto, ma molto peggio di Berlusconi.

Libertà di stampa: dipende…

di , 13 Novembre 2010 10:36

Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, è stato sospeso per tre mesi. Aggiungete il fallito attentato a Maurizio Belpietro,  direttore di Libero. Metteteci anche la perquisizione della redazione del Giornale e delle abitazioni private del direttore Sallusti e del vice Porro, ed il sequestro dei loro PC, con tutti i dati personali. Sistemate la ciliegina sulla torta: Gentiloni del PD, ex ministro nel Governo Prodi, ha inoltrato richiesta di chiusura del Giornale, perché colpevole di essere schierato a favore del Governo e di chiamare il premier amichevolmente “Silvio“. Sembra una battuta, ma è vera. Ma guai ad ipotizzare tentativi di “bavaglio“, per loro non vale. Se una cosa simile si facesse nei confronti di giornali e direttori di sinistra, Ezio Mauro o Concita De Gregorio, avremmo già avuto le sommosse popolari. Se succede a Libero e Giornale, ed ai loro direttori, è tutto normale. Anzi, forse, se la sono cercata…

A quanto pare, è lecito, giusto ed auspicabile, fare lunghe campagne diffamatorie su Berlusconi, ma parlarne bene non si può; è reato gravissimo, almeno per Gentiloni e gentiliniani di corte. Ovvio che, in questi casi l’art. 21 della Costituzione, quello tanto sbandierato dalla sinistra, è momentaneamente sospeso. Ho detto spesso che a sinistra hanno questo strano concetto della libertà di stampa. Così come della democrazia: se vincono loro è una grande vittoria della democrazia, se vincono gli altri è regime! A loro tutto è concesso, ma se si azzardano timidamente, una volta tanto, gli altri ad usare gli stessi metodi, allora non è più libertà di stampa, niente art. 21, quello diventa killeraggio, dossieraggio, macchina del fango. Lo ha ribadito anche Saviano, in prima serata TV, senza che nessuno potesse rispondergli a tono. Ma anche questo rientra nella norma. Loro possono farlo, quando, come e dove vogliono. E  pure pagati profumatamente. Gli altri no. Evidentemente la libertà di stampa e l’art.21 sono diritti esclusivi di pochi privilegiati. Uso un’altra parola frequentemente, riferita alla stampa, alla politica ed alla società: ipocrisia.

Si potrebbe pensare che, forse, io esageri. Allora non resta che sentire cosa ne pensano i diretti interessati. Per esempio i giornalisti. Sentiamo, quindi, cosa ne pensa un giornalista di tutto rispetto, Pierluigi Battista, firma di primo piano del più grande quotidiano italiano, il Corriere. Lo ha detto ieri in un breve video (ascoltatelo, è brevissimo) che figura ancora oggi nella home del quotidiano. Eccolo: “I giornalisti italiani? Grandissimi ipocriti“. E se lo dice lui…

A proposito, giusto per confermare che sono cose che ripeto da tempo, ecco cosa scrivevo 5 anni fa: “Libertà di stampa (per chi?)”

Quelli che…(Fazio, Saviano & C.)

di , 10 Novembre 2010 12:24

A proposito di “Vieni via con me” scrivevo, fra l’altro: “Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitik in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi.“. Mi fa piacere constatare che anche altri abbiano notato questo particolare. Non solo lo hanno notato, ma si son presi la briga di fare, a loro volta, un ennesimo elenco che compare oggi sul Giornale. Ne riporto uno stralcio…

Quelli che soffrono della vertigine della lista.
Già da prima che partisse la nuova trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, e tanto più ora che è iniziata, l’Italia è in preda al furore dell’elenco, del catalogo, dell’inventario. Liste stese per il gusto stesso dell’enumerazione, per la cantabilità dell’elenco o, ancora, per il piacere vertiginoso di riunire tra loro elementi privi di rapporto specifico, come accade nelle enumerazioni caotiche. Stendere liste è un’arte. Anche quando la rappresentazione è severamente limitata dalla cornice del quadro, come insegna Umberto Eco.

Quella della lista è una vertigine, ma pure un diritto – ci auguriamo bipartisan. Ecco perché ci permettiamo di stilarne una anche noi, di lista. La lista di tutti quelli che non sopportiamo più.

- Quelli che continuano a ripetere di voler andarsene dall’Italia e poi continuano a rimanerci.
- Quelli che hanno scritto per anni sui giornali berlusconiani e adesso scrivono sui giornali anti-berlusconiani per dire “Che schifo quei giornalisti che scrivono pagati da Berlusconi”.

- Quelli che quando per la pioggia crolla una casa a Pompei chiedono le dimissioni di Bondi, ma quando nel 2001 per un’infiltrazione crollò un pezzo delle Mura Aureliane si dimenticarono di chiedere quelle della Melandri.

- Quelli che «la macchina del fango» è solo quella che lo getta da destra verso sinistra, mentre quella che lo getta da sinistra verso destra produce un vero giornalismo imparziale e indipendente.
- Quelli che credono davvero al giornalismo imparziale e indipendente.
- Quelli che sostengono che «destra» e «sinistra» non significano più nulla, che sono solo scatole vuote dove chiunque ci mette dentro quello che gli conviene in quel momento. E però gli stronzi sono sempre a destra, mentre gli intelligenti sempre a sinistra.
- Quelli che vedono al lunedì Fazio, al martedì Floris, al giovedì Santoro, alla domenica la Gabanelli, quattro sere alla settimana la Dandini, e al mattino dopo, ogni giorno, dicono che in Italia tutta l’informazione è controllata da Berlusconi.

Quelli che continuano a dire che in Italia la democrazia è in pericolo. E poi fanno sempre il cazzo che gli pare, dove gli pare, come gli pare, quando gli pare.”  (Luigi Mascheroni: Gli insopportabili)

Niente da aggiungere, anche perché sono cose che ripeto da anni. Però ogni tanto è bene avere delle conferme. Aggiungo solo alcune interessanti informazioni sul programma. Giusto per far notare un piccolo dettaglio. In tempi di crisi, quando tutti chiedono più fondi per la cultura, l’ambiente, la scuola, l’economia, a parte i costi generali del programma, già al centro di polemiche, sarà bene sapere che…solo la scenografia dello studio costa 500.000 euro, un miliardo di vecchie care lirette; solo la scenografia. Alla faccia degli alluvionati veneti, dei terremotati, dei cassintegrati e dei precari.

Fra gli autori del programma ci sono Michele Serra, già noto fin dai tempi del “Male”, punta di diamante dell’umorismo sinistro, che oggi scrive su “Repubblica” e Francesco Piccolo che, invece, scrive su L’Unità. Insomma, sembra un programma televisivo, ma è come leggere Repubblica o L’Unità. Però il presidente della RAI, Garimberti (anche lui ex giornalista di Repubblica, sarà bene ricordarlo), dice che questo è un “Esercizio di libertà“. Loro la chiamano così.

Ultima noticina di colore. Quelli di Repubblica e L’Unità, che sono gli unici giornalisti “indipendenti” in Italia (lo dicono loro), in ogni occasione, sui giornali e nelle comparsate TV, accusano i colleghi del Giornale di essere “Servi del padrone“, perché sono pagati da Berlusconi. Bene, allora sarà opportuno ricordare che “Vieni via con me” va in onda su RAI3, rete storicamente controllata dal PCI ed ora PD, ma che il programma è prodotto dalla Endemol, ovvero da Mediaset, ovvero da…Berlusconi. Il che significa che Berlusconi sarebbe così masochista da produrre un programma per farsi insultare e sbeffeggiare in diretta TV, su una rete comunista (o ex, post, ma è lo stesso). Ma significa anche (strano, ma vero) che Fazio, Saviano, Benigni, sono pagati da Berlusconi per attaccare lui, il suo Governo ed il suo Giornale. Allora, se essere pagati da Berlusconi, lo dicono loro, significa essere servi, bisogna concludere che…Fazio, Saviano e Benigni sono servi di Berlusconi. Beh, ragazzi, sto applicando esattamente la vostra logica. Ops…dimenticavo che loro hanno la logica “Double face”. Vuoi vedere che in questo caso non si applica?

 

Vieni via con me…

di , 8 Novembre 2010 23:23

Concludono, Cric e Croc, con un lungo elenco di “Vado via perché…”. Tranquilli, non c’è bisogno di giustificarvi o di farla tanto lunga elencando motivazioni fasulle. L’importante è che andiate via. Qualunque ragione è valida. Ma una ragione, cari Fazio e Saviano, le sintetizza tutte: siete così faziosi, ipocriti, falsi e retorici che fate schifo! E lo fate in prima serata TV, a spese degli italiani. Vergognatevi…

Parlo della prima puntata di “Vieni via con me”. Il bello è che ci saranno altre tre puntate. E sono anche certo che avrà avuto un alto numero di spettatori. Domani i giornali metteranno in prima pagina titoloni annunciando il grande successo. Per completare degnamente la serata segue una puntata di “Correva l’anno” in cui, tanto per cambiare, si parla del ventennio fascista. Ma guarda tu che sorpresa e che novità. E si parla dell’organizzazione del tempo libero, una creazione del fascismo. Lo stesso Paolo Mieli, uomo di sinistra ed antifascista, in conclusione della puntata, afferma che la creazione dei Dopolavoro e tutte le attività collegate, contribuì a migliorare le condizioni dei lavoratori, mettendoli in condizione di godere di svaghi, passatempi e attività sportive e culturali che prima erano sconosciuti, specie nelle località di provincia, nelle campagne e nei piccoli centri. Una vera rivoluzione, così la chiama, come è stata poi la televisione. Ma in apertura della puntata si ribadisce che questa innovazione è voluta dal fascismo…per tenere occupata la gente ed evitare che si occupi di politica. In pratica, per “controllare” il popolo. Fate ancora più schifo di Fazio…

Ma due considerazioni su questa prima puntata di “Vieni via con me” bisogna pure farle. Tutto come previsto. Non bisognava essere dei maghi per prevedere che sarebbe stata l’ennesimo programma che, spacciandosi per intrattenimento e informazione, sarebbe stato un pretesto per attaccare Berlusconi ed il Governo in carica, ricorrendo a tutti i mezzi ormai collaudati da conduttori, comici ed ospiti “prestigiosi” scelti in funzione della tesi precostituita.

Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitic in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi. Si comincia con una suora che elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino. Ecco, cominciamo bene. Poverina la nostra “sorella”, chissà se è informata di come trattano i cristiani, comprese suore e preti, nei paesi islamici. Dovrebbe informarsi, prima di impegnarsi tanto a favore delle moschee. Ma, si sa, i cristiani sono buoni, amano anche i loro carnefici ed hanno una fortissima predisposizione al martirio. Come gli islamici. Solo che gli islamici, quando scelgono di diventare martiri, sperano almeno di trovare nel loro paradiso 72 vergini che li aspettano. I cristiani nemmeno quello, perché sono casti e puri.

Ed ecco apparire il messia, il clou della serata, lui, Saviano. Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, che… se lo incontri la notte in un vicolo al buio ti viene un infarto. Ed inizia il suo monologo, lento, ripetitivo, scontato, farcito di luoghi comuni e retorica in offerta speciale. E attacca il Giornale, la macchina del fango. Già, perché se il Giornale fa un’inchiesta per dimostrare le responsabilità di Fini nell’affare Montecarlo quello è fango. Se invece Repubblica, L’Unità e stampa collegata, spargono fango per mesi e mesi contro Berlusconi, rovistando nella sua vita privata, quelle sono “inchieste giornalistiche”. Mah, valli a capire questi intellettuali, hanno una logica tutta speciale. Ovviamente Saviano  può andare in TV, in prima serata, ed accusare il Giornale senza che nessuno possa ribattere alle accuse. Ma questa, per loro, si chiama informazione e libertà di espressione. Se qualcuno facesse lo stesso, parlando di Repubblica, lo accuserebbero di diffamazione, di abuso del mezzo pubblico, di mancanza di contradditorio, invocherebbero la par condicio ed il pluralismo.  E forse organizzerebbero una manifestazione in piazza del Popolo per condannare il tentativo di mettere il bavaglio all’informazione. Ma se lo fanno loro…è libertà di espressione!

Arriva l’altro ospite illustre, Nichi Vendola, il quale ci illumina su un argomento di fondamentale importanza per gli italiani; fa l’elenco di tutti gli appellativi usati, nelle varie regioni, per definire i gay. Beh, ora lo sappiamo. Non so se Vendola goda di particolari permessi o ferie, ma è strano che, essendo Governatore della Puglia, sia sempre in TV, intervistato, ospite nei vari salotti o sia presente a manifestazioni, cortei e scioperi. Lui c’è sempre. Ma non è pagato per fare il Governatore? E allora, quando è fuori sede è in ferie? E’ in permesso sindacale? Mistero. Si potrebbe pensare che è giusto, visto che è un Governatore. Ma allora bisognerebbe dedicare lo stesso spazio a tutti gli altri Governatori regionali. Li avete mai vistiin televisione, ospiti da Santoro, da Floris, nei TG, i governatori della Basilicata, della Sardegna, dell’Umbria, etc…? No, si vede solo lui, Vendola. Si dirà che, però, Vendola è leader di un partito. Ma allora bisognerebbe invitare ed intervistare anche tutti gli altri leader di partito; sono almeno una ventina, tutti piccoli, ma comunque sono dei partiti. Perchè non si vedono mai? Ancora mistero. Si dirà che, però, è vero che non tutti i governatori e leader di partito sono presenti, ma Vendola è gay e gli altri no!. Ah, ecco, ora ci siamo. Infatti è vero, i gay sono di casa in TV, insieme a trans ed escort: onnipresenti ovunque ci sia un salotto TV ed una sedia libera; Grillini, Malgioglio, Cecchi Paone, Alfonso Signorini, Busi, Luxuria, Platinette, D’Addario e, fra poco alla prima occasione, Ruby. Sono ospiti contesi da tutti i conduttori. Sì, deve essere questo il motivo. Oggi essere gay costituisce titolo preferenziale. Ma non tutti hanno successo, Per emergere ci vuole culo…pardon, fortuna!

Ma l’ospite più atteso è Roberto Benigni. E di cosa parlerà Benigni? Ovvio, di Berlusconi, per una mezzoretta buona. Come fece da Celentano. Cita tutto il repertorio possibile, da Ruby alle ville ad Antigua. Potrebbe andare avanti per due ore, purché parli di Berlusconi. Caro Benigni, alla fine cominci a stancare anche tu. Sarà anche bravo, ma qualche volta potrebbe anche cambiare repertorio. Sapete, anche l’aragosta è buona. Ma se vi offrono aragosta a pranzo, aragosta a cena, per un mese di seguito, alla fine vi viene voglia di un panino con mortadella.

Si continua con un ospite prestigioso, il direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche lui fa il suo elenco di motivi per cui è bene sostenere la cultura e la musica. Nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma diventa un pretesto per attaccare i ministri Bondi e Tremonti i quali non essendo presenti non possono ribattere, chiarire e contestare. Ma a Fazio tutto è concesso; è libertà di espressione. Tanto per non perdere l’abitudine. Saviano lo definisce “il più grande direttore del mondo“. Beh, non so a che titolo Saviano esprima questo giudizio e quali siano le sue competenze in campo musicale, ma sono certo che ci sono moltissimi direttori che non condividono il parere di Saviano. Ma Saviano è Saviano, quindi…ha sempre ragione. Forse ieri, mi è capitato di vedere l’inizio di un programma “E se domani” condotto da Alex Zanardi. Non so chi sia, ma se non sbaglio è stato un pilota automobilistico di formula 1. Bene, all’inizio della puntata introduce l’ospite, Massimo Cacciari, presentandolo come ”il più grande filosofo italiano“.  Anche in questo caso resto perplesso per questa affermazione. Chissà cosa ne penserebbe Severino! Ma può succedere, quando cronisti di camorra parlano di direttori d’orchestra e piloti di formula 1 parlano di filosofia.

Conclude la puntata, finalmente, ancora Saviano con un lungo comizietto sull’unità d’Italia, che gli serve come spunto per attaccare la Lega e le sue posizioni federaliste che tendono a spaccare la nazione. Senza che nessuno possa, naturalmente, ribattere. Ma ormai siamo abituati, è lo stesso sistema usato da Fazio nell’altro suo progranmma, da Santoro, da Travaglio, dalla Gabanelli. Bisogna prendere per buono ciò che dicono. Ma i monologhi alla Saviano, attaccando certa stampa e certi partiti, ed esponendo la loro personale visione del mondo, non sono intrattenimento, né spettacolo, né informazione; sono veri e propri comizi e si chiama propaganda politica. Cosa che è del tutto lecita e consentita, ma nei luoghi, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge sulla propaganda politica. Non in televisione, in prima serata, a spese dei telespettatori e senza contradditorio. E’ questo piccolo dettaglio che vi sfugge.

La prima cosa che mi è passata per la mente, però, è che questi programmi sono una specie di evoluzione mediatica delle vecchie feste dell’Unità. Si organizza una serata mettendo insieme qualche tematica sociale, la musica, i comici, il comizio del compagno segretario, birra e salsiccia, bandiere, slogan e via…il popolo gode. Ecco, questa è una specie di festa dell’Unità fatta in televisione. E’ vero, non c’era la birra e mancava anche la salsiccia. In compenso c’era il culatello…

 

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