Articoli corrispondenti al tag: Galli

Essere o apparire

di , 7 Ottobre 2016 01:40

Molti anni fa la domanda ricorrente di tutti coloro che si sentivano “impegnati” era l’inquietante interrogativo posto da Erich Fromm: ” Avere o essere?”. E su questa domanda si imbastivano grandi discussioni, più o meno colte e pertinenti. Aveva ragione Fromm, ma lo si è capito, come succede spesso all’homo sapiens, solo dopo molti anni. Già, perché stranamente l’uomo ha bisogno di anni, spesso decenni, per capire e assimilare certi concetti. E meno male che è “sapiens”; figuriamoci se non lo fosse! Eppure anche Fromm non avrebbe mai immaginato che il vero pericolo non fosse quello di rincorrere a tutti i costi l’Avere, anziché l’Essere. Povero Fromm, siamo andati ben oltre. Oggi l’imperativo categorico non è l’Essere, e nemmeno l’Avere. Basta far finta di avere, far finta di essere. Oggi il fine ultimo dell’esistenza è l’Apparire, il sembrare, il mostrarsi per ciò che si vorrebbe essere o per ciò che si vuol far credere di essere o di avere, secondo le circostanze e la convenienza. I moderni mezzi di comunicazione (televisione, internet, social network)  hanno contribuito ad accrescere questa trasformazione e creato la nuova società dell’immagine, dell’apparire. E così viviamo in un mondo di immagini in cui in cui le persone usano tutti i mezzi a disposizione per apparire e mostrarsi;  copie di se stessi, alter ego, cloni, avatar, ologrammi, che sembrano, credono, o vogliono farci credere di essere ciò che non sono. E non si rendono conto di essere schiavi, succubi e vittime di quegli stessi mezzi che idolatrano come totem della libertà.  Sembrano Galli, invece sono Polli.

Le oche buoniste

di , 10 Luglio 2013 03:47

Narra la leggenda che Roma fu salvata dalle oche. Intorno al 400 A.C. le orde barbariche dei Galli, guidati da Brenno, invasero l’Italia, arrivando alle porte di Roma e cinsero d’assedio la città.  I pochi romani rimasti, insieme ad un piccolo esercito, si asserragliarono sul colle capitolino. Si dice che durante la notte i Galli tentarono di entrare in Campidoglio, ma le oche, avvertita la loro presenza, fecero grande strepito e, starnazzando, svegliarono le guardie che poterono così respingere gli invasori. Altri tempi. Ed altre oche!

Oggi assistiamo ad una vera e propria invasione. Già, perché se vogliamo capirci, bisogna cominciare a chiamare le cose col loro nome. Ora, finché si tratta di accogliere pochi esuli perseguitati per motivi politici o religiosi, passi. Che si voglia accogliere anche qualche centinaio o migliaio di persone che scappano dai loro paesi e che cercano lavoro, passi pure. Ma se si tratta di un flusso continuo, ininterrotto, senza controllo, di milioni di persone che arrivano in Italia, senza arte, né parte, e finiscono necessariamente per accrescere la delinquenza comune e la malavita organizzata, allora non si tratta più di accoglienza: questa è una vera e propria “invasione“.

Allora, memori delle antiche leggende, si potrebbe pensare che anche oggi qualcuno ci avverta del pericolo. Magari delle oche moderne che, starnazzando sui media, ci mettano in guardia e ci consentano di respingere gli invasori. Invece no. Stranamente le oche moderne fanno a gara nel rassicurarci, nel convincerci che, in fondo, sono un bene, che non c’è nessun pericolo. Anzi, sono per noi una ricchezza e dobbiamo diventare una società multietnica e multiculturale, perché…perché lo dicono loro. Insomma, le oche moderne non solo non starnazzano per avvertirci del pericolo, ma ci tengono buoni e, nottetempo, aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste.

Che tempi, signora mia, non ci sono più le oche di una volta!

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