Articoli corrispondenti al tag: funerali

Gravi lacune

di , 6 Agosto 2017 06:01

Sono molte le cose che non ho mai capito. Non ho mai capito i balletti di Don Lurio; ma anche quelli delle gemelle Kessler, di Raffaella Carrà, Heather Parisi, Lorella Cuccarini. Non ho mai capito neppure i balletti di Gene Kelly, il Tip tap di Fred Astaire o la Street dance. Insomma, non ho mai capito i balletti; chiunque li faccia. Non ho mai capito chi porta gli occhiali neri a mezzanotte o li porta sulla testa come fermacapelli (anche quando i capelli non ci sono), o tiene le stanghette in bocca. Non ho mai capito i berrettini con la visiera rivolta all’indietro sulla nuca. Non ho mai capito gli strombazzamenti delle auto nei cortei nuziali, né gli applausi ai funerali.  Non ho mai capito l’utilità di attraversare l’oceano o il deserto in solitaria. Non ho mai capito la musica dodecafonica e nemmeno il rap. Non ho mai capito i tagli di Fontana o i sacchi di Burri. Non ho mai capito il minuto di silenzio: a cosa pensa la gente durante quel silenzio?

Non ho mai capito chi salta in alto, in lungo e in largo in uno stadio o lancia pesi, dischi e giavellotti (Mondiali di atletica: Bolt battuto da Gatlin). E soprattutto non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi. Per fortuna sembra che questa carenza non sia preoccupante. Mi dicono che si può sopravvivere e condurre una vita normale anche con queste gravissime lacune. Anche perché nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere romanzi e poesie o fingersi artisti: “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati” (Leo Longanesi). Si possono scalare montagne, attraversare deserti e pensare che correre e saltare sia una professione seria. Oppure si possono piantare ulivi o coltivare grano e patate. La differenza è che ulivi, grano e patate hanno una loro reale intrinseca utilità.

Funerali pop

di , 11 Marzo 2017 20:36

Una volta i funerali erano meste cerimonie alle quali si partecipava in silenzio. In chiesa si svolgeva il rito funebre, la messa, la lettura di un passo del vangelo, la preghiera comune, nessun canto. Poi familiari, parenti, amici, accompagnavano la bara all’ultima dimora, sempre in silenzio; al massimo con l’accompagnamento di una banda musicale che eseguiva il classica Marcia funebre di Chopin. Ho sempre pensato che davanti alla morte si debba avere pietà, rispetto per il dolore dei familiari e, soprattutto, silenzio.

Poi qualcuno dotato di particolare talento creativo ha pensato bene di portare qualche modifica cerimoniale. Così già da tempo hanno cominciato ad inventarsi delle varianti. E i funerali, da meste cerimonie, sono diventati degli eventi quasi mondani, degli spettacoli (DJ Fabo; fuochi d’artificio per l’ultimo saluto). Si applaude alla bara all’uscita dalla chiesa, la si addobba con  simboli e oggetti cari al defunto (divise, bandiere, maglie della squadra di calcio, fotografie e oggetti vari), se il defunto era militante sinistroide si intona “Bella ciao”, se erano musicisti si ingaggiano orchestrine in perfetto stile New Orleans, altri noleggiano addirittura elicotteri che sorvolano il corteo spargendo petali di rosa. Ed in chiesa, durante la cerimonia,  si dà spazio a familiari e amici che, come ormai è diventato consuetudine, salgono sul pulpito e  tengono la commovente orazione funebre (roba da far invidia a Marco Antonio).

E basta con la solita nenia della classica marcia funebre. Oggi in chiesa si suona la musica preferita dal defunto: pop, Jazz, rock, punk, Romagna mia o Dove sta Zazà, secondo i gusti. Ed infine, per chiudere in bellezza, fuochi d’artificio, uno spettacolo pirotecnico in piena regola: razzi, granate e mortaretti. Mancano solo i venditori di porchetta, noccioline  e popcorn, palloncini e trombette per i bambini. E siamo in piena atmosfera da sagra di paese. Così quella che una volta era una mesta cerimonia diventa quasi un’allegra riunione di amici e parenti. Sono diventati funerali pop. Più che fare le condoglianze, viene voglia di fare gli auguri.

Funerali e applausi

di , 15 Maggio 2013 20:04

Cerimonia funebre dei morti nella tragedia del porto di Genova. Sul Corriere si può seguire la diretta. Ormai va tutto in diretta, in tempo reale, politica e cronaca, cuochi e saltimbanchi,  processi e comizi, gioie e dolori, nascita e morte, funerali e tagliatelle di nonna Pina. Ed ecco il titolone di apertura del Corriere on line.

L’aspetto surreale che fa da cornice ai fatti di cronaca e di attualità è l’immancabile spazio mediatico riservato ai commenti ed  alle dichiarazioni di circostanza dei personaggi pubblici. Una rassegna di luoghi comuni, frasi fatte e formule di circostanza prive di qualunque senso logico. All’arrivo le bare sono state accolte dall’ormai immancabile applauso. Come se, invece che in una chiesa ed in presenza delle bare, ci si trovasse ad uno spettacolo di varietà. Una volta, di fronte al dolore ed alla morte, si restava senza parole davanti alla ineluttabilità degli eventi. E la constatazione della estrema caducità della condizione umana si esprimeva col silenzio. Non ci sono parole che possano spiegare il mistero della vita e della morte. L’unica risposta è il silenzio.

Dice il cardinale Bagnasco: “Mai più queste tragedie“. Cosa significa? E’ una esortazione ai marittimi ed ai lavoratori portuali affinché in futuro cerchino di evitare questi accadimenti? E’ una assicurazione che non succederanno più? Ha ricevuto informazioni riservate sul fatto che  in futuro non succederanno più queste tragedie? E da chi ha avuto queste notizie? Ha forse avuto un colloquio personale, visti i buoni rapporti, con il Capo supremo il quale gli ha promesso, come fece con Noè, che non manderà più maledizioni, non punirà più il genere umano e che non avverranno più diluvi universali, terremoti, alluvioni catastrofiche, uragani, epidemie, piaghe bibliche o sciagure come quella di Genova?

Che senso ha dire “Mai più queste tragedie“? Ha lo stesso significato di quando il Papa “Auspica la pace…” o di quando, davanti all’ennesima tragedia sul lavoro, si grida “Mai più morti bianche”.  Lo stesso significato dei messaggi di cordoglio presidenziali, stampati in serie e pronti per tutte le occasioni  ”Siamo vicini ai familiari delle vittime”, o dei titoli iperbolici ad effetto “L’Italia piange…L’Italia sotto choc…”.

Queste dichiarazioni di circostanza non hanno alcun significato. Ma continuiamo ad usarle perché abbiamo orrore del silenzio. Sentiamo l’irrefrenabile necessità di usare formule generiche e consolidate dall’uso per nascondere la nostra incapacità di esprimere i sentimenti e di dire qualcosa di logico e sensato. Perché si applaude ad un funerale? E’ così assurdo restare in silenzio? Perché ci si ostina a trasformare anche le cerimonie funebri in occasioni di piccoli comizi, di esercizi retorici per dimostrare quanto si è bravi a suscitare lacrime e commozione? Cosa dobbiamo dimostrare ed a chi?

In tempi di profonda crisi economica e morale, come quelli che stiamo attraversando, abbiamo sempre più bisogno di riti collettivi per rafforzare i legami rassicuranti del branco. Ecco perché sfruttiamo tutte le occasioni per creare questi riti, arriviamo a spettacolarizzare anche la morte ed applaudiamo ai funerali. Isolatamente nessuno lo farebbe. Ognuno capisce bene che un applauso davanti ad un morto sarebbe del tutto fuori luogo. Ma se si applaude tutti insieme diventa un evento catartico, un “rito collettivo” (Masquerade). Quando non si ha niente da dire è meglio tacere e l’unico commento alla morte è il silenzio.

 

 

Funerali show.

di , 10 Ottobre 2009 14:22

Chi oggi abbia seguito i TG, in particolare il TG1, e lo abbia fatto seguendo solo l’audio, senza vedere le immagini, potrebbe aver pensato, sentendo una lunga serie di applausi, che si mostrassero le immagini di uno spettacolo. Invece erano i funerali di Messina. Applausi durante l’omelia, applausi alla lettura dei nomi dei morti (un nome un applauso, altro nome altro applauso…), applauso alla fine della cerimonia. Applausi dentro e fuori dalla chiesa, all’uscita della bare. Oggi si applaude più ai funerali che a teatro. 

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Morti…dal ridere.

di , 3 Maggio 2006 09:51

Il "dolore" di Pecoraro Scanio e Vasco Errani (autorevoli rappresentanti di quelli che "La serietà al Governo") ripresi durante la cerimonia funebre per i morti di Nassiriya. "Nel momento in cui "il cuore dell’Italia è qui e pulsa per i caduti nel vile attentato", come ha aperto ieri mattina l’omelia monsignor Angelo Bagnasco, l’ordinario militare che ha celebrato a Roma i funerali delle tre vittime di Nassirya, c’è anche chi (il verde Pecoraro Scanio) trova il tempo di ridere e fare linguacce col diessino governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani." (Il Giornale) No comment.

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