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Macron e la democrazia

di , 12 Giugno 2017 22:26

In democrazia governa la minoranza. Sembra una battuta, ma è una cosa seria. Invece, dire che la democrazia è “il governo del popolo” la fanno passare per una cosa seria, invece è una battuta. In democrazia tutti hanno il potere, eccetto il popolo. Il fatto che dicano il contrario e lascino credere che sia il popolo a scegliere liberamente i propri rappresentanti è solo un inganno. “La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni, né gli schiavi“, diceva Marcuse. Parlo spesso di democrazia e delle contraddizioni insite nel sistema democratico. Uno dei dubbi che mi porto appresso da sempre riguarda la legittimità a governare da parte degli eletti che, in teoria, dovrebbero rappresentare la maggioranza dei cittadini; in realtà, di solito, rappresentano una esigua minoranza.  Ne parlavo, fra i tanti post, in “Democrazia e voto” del 2014, nel quale citavo il caso emblematico delle elezioni regionali in Emilia Romagna dello stesso anno, vinte dal candidato del PD Stefano Bonaccini, proprio come esempio pratico di non corrispondenza fra elettori, eletti e percentuale di consenso. Quello può essere un caso limite, vista la bassissima percentuale di votanti, il 37%, ma grosso modo tutte le elezioni si svolgono con quelle percentuali di votanti e di risultati. Riporto il brano.

Prendiamo l’esempio pratico delle elezioni regionali in Emilia Romagna. I dati ufficiali sono questi: votanti 37,7% degli elettori, astenuti 62,3%; il vincitore, Stefano Bonaccini, ha preso il 49% dei voti.  Ovvero, più del 62% degli elettori si è astenuto, non ha votato ed è questa la vera “maggioranza” degli elettori. Il vincitore rappresenta non il 49% dei cittadini, ma solo il 49% di quel 37% che ha votato; circa il 18% degli elettori. Se poi consideriamo anche i giovani non ancora maggiorenni, ma, a tutti gli effetti, cittadini italiani, quella percentuale si abbassa ancora di più e si avvicina al 15% della popolazione. Quindi, il signor Bonaccini che ha vinto le elezioni e, in teoria, sarebbe l’espressione della volontà popolare,  rappresenta solo una minima parte dell’elettorato, un risicato 18% che non rappresenta minimamente la maggioranza o cosiddetta “volontà popolare” che, invece, si identifica il quel 62% di astenuti.  Alla luce di questi dati, che senso ha affermare che questo 18% è una “maggioranza“, che rappresenta i cittadini e che è legittimato a governare? E’ un autentico bluff, una truffa camuffata da democrazia.  Questa democrazia fasulla governa “contro” la volontà popolare. Al posto del signor Bonaccini non sarei molto soddisfatto e sereno. Non avrei niente da festeggiare e non dormirei sonni tranquilli.  Anzi, avrei molti, ma molti scrupoli di coscienza.“.

Mi pare che l’esempio dimostri in maniera chiarissima quello che intendo dire. Stranamente però, nessuno si pone mai il problema di chiarire questo piccolo dettaglio. Forse perché nessuno ha interesse a farlo; si corre il pericolo di delegittimare il voto popolare, gli eletti, le elezioni ed il principio della rappresentatività nel sistema democratico. Meglio far finta di niente e proseguire questa autentica truffa ideologica. Ed arriviamo ad oggi. Si sono appena svolte elezioni in Gran Bretagna, in Italia ed in Francia.  Prendiamo in considerazione quelle francesi perché tutti i media hanno dato grande risalto al candidato Macron, esaltandone la vittoria e lo straordinario risultato elettorale (Clamoroso trionfo per Macron).  Sarà davvero così straordinario? Vediamo.

Emmanuel Macron ha vinto il ballottaggio contro Marine Le Pen per le elezioni presidenziali, dopo aver vinto il primo turno con una percentuale di circa il  30%. Se ci fermiamo a prendere in considerazione questo dato rischiamo di commettere già  un errore; sembrerebbe, infatti che quel 30% rappresenti il consenso di 1/3 dei francesi. Ma non è così. In Francia, sia al primo che al secondo turno, ha partecipato al voto il 50% degli aventi diritto. Macron ha preso il 30% di quel 50% di votanti. Ovvero circa il 15% del totale degli aventi diritto al voto. Eppure con il consenso del 15% della popolazione adulta (“contro” o almeno “senza” il consenso del 85% dei cittadini), vince il primo turno, va al ballottaggio, vince,  si prende circa il 70% dei parlamentari (fra 400 e 445 su 577) e governa. Macron ha la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale e governa la Francia, avendo solo il consenso del 15% dei francesi. Il 15% di elettori è una maggioranza? No. Macron ha il consenso della maggioranza dei francesi? No. Il fatto che al secondo turno la percentuale sia raddoppiata è dovuto al fatto che molti lo hanno votato per fermare Le Pen e la destra. Quindi non sono voti “pro” Macron, ma sono voti “contro” Le Pen. Non cambia la sostanza del fatto che rappresenta una esigua minoranza dei francesi. Allora, non vi pare che in questo sistema elettorale democratico che determina la scelta dei rappresentanti e la loro legittimazione a governare in nome del popolo  ci sia qualcosa di strano? Sbaglio quando dico che in democrazia governa la minoranza? No, è la pura e semplice verità. Ma a quanto pare va bene così. Bella la democrazia.

La democrazia vista da sinistra

di , 13 Novembre 2016 01:45

Continuano in USA  le proteste contro la vittoria di Trump. Proprio non gli va giù, non riescono a digerirla. Non ricordo che quando ha vinto Obama, i repubblicani siano scesi in piazza a protestare contro la sua vittoria. Non ricordo proteste, cortei e scontri nemmeno quando fu eletto Bill Clinton e gli altri presidenti del partito democratico. Vuol dire che in America la volontà popolare va bene solo se vincono i democratici?

Anche da noi la sinistra è in stato di agitazione in preda a crisi, convulsioni, delirio e violente “coliche elettorali”. Ieri Crozza ha dedicato la prima  mezz’ora del suo spettacolo interamente a Trump. Lo ha trattato come  la personificazione del male, Satana in Terra. Non si è ancora nemmeno insediato, ma già gli si attribuiscono progetti di sterminio dell’umanità. Se avesse parlato di Hitler sarebbe stato più benevolo. E’ appena cominciata quella che sarà una lunga campagna di denigrazione e screditamento a livello personale che durerà l’intero mandato presidenziale. Del resto, ormai abbiamo una lunga esperienza in proposito: è la stessa strategia che hanno applicato per 20 anni nei confronti di Berlusconi. Anche oggi pomeriggio, in una breve apparizione a TV talk, Piero Chiambretti, accennando a Trump, giusto per  adeguarsi all’andazzo generale, sapete come ha commentato la vittoria? Parlando dei suoi programmi, della sua linea di politica estera, delle misure economiche, delle relazioni estere? No, ha mostrato una foto della moglie nuda, risalente a quando faceva la modella. Ecco, questa è la serietà dei nostri commentatori.

Ma a sinistra la confusione e l’ipocrisia  è tale che erano tutti schierati a favore di Hillary, pur sapendo che era sostenuta e finanziata dalle grandi lobby, da Wall Street, dall’alta finanza, dalle grandi multinazionali, dalla quasi totalità dei personaggi del cinema, dello spettacolo, dalla quasi totalità della stampa e delle TV, da circa 160 testate, guidate dal New York Times, Washington post, Wall Street journal etc. Insomma dalla parte più ricca degli USA. Al contrario, dicono oggi gli osservatori, Trump è stato votato e sostenuto dalla classe media, dagli operai, da piccoli allevatori, agricoltori, commercianti, artigiani, minatori. Ma i cattocomunisti di casa nostra tifavano per Clinton. Tifano per l’alta finanza, contro la classe operaia. Dicono che gli elettori di Clinton sono quelli istruiti, delle grandi città; Manhattan, la zona più ricca ed esclusiva di New York, ha votato per Clinton. I sostenitori di Trump sono invece ignoranti, gente delle campagne; i  minatori del Kentucky hanno votato Trump.  E quindi la sinistra sostiene l’élite, le classi istruite, ricche e potenti, contro gli operai delle fabbriche, i minatori  e gli ignoranti delle campagne. Ma vi sembra normale che la sinistra si schieri con Wall Street contro operai e minatori? Poverini, sono in totale e completa crisi d’identità. Non per niente Renzi ama circondarsi di imprenditori e finanzieri, ha il sostegno di Confindustria ed anche di recente ha organizzato a Milano una cena per raccogliere fondi, alla quale hanno partecipato esponenti della ricca borghesia.

Ecco la notizia: “30.000 euro a testa per cenare insieme a Renzi“. Ecco chi sostiene Renzi: industriali, finanzieri e alta borghesia. Chissà cosa ne pensa il vecchio proletario comunista della sezione Lenin del paesino romagnolo; quello con barba e baffoni alla Stalin, che tiene ancora in salotto il ritratto di Marx, ed ha passato una vita dietro le bandiere rosse che incitavano alla lotta di classe contro i padroni e la ricca borghesia. Chissà come si sentirà a vedersi di colpo trasformato da comunista in “progressista democratico liberal” e sapere che il segretario del suo partito va a cena con la migliore borghesia milanese ed è finanziato da Moratti. Roba da cadere in profonda crisi esistenziale, depressione, e finire al più vicino centro per l’igiene mentale. Coraggio compagno, la verità è che il PCI l’ha sempre fatto, ma non lo diceva. Prendeva i finanziamenti da Mosca, ma, al tempo stesso, aveva l’appoggio del potere economico che, per tenerseli buoni, pagava militanti e sindacalisti. Vi hanno sempre fregato come polli. E adesso vi dicono che dovete sostenere una certa Hillary Clinton, ricca esponente del partito democratico, sostenuta dall’alta finanza, dalle multinazionali  e dai banchieri di Wall Street. Che brutta fine, compagni.

Fanno quasi tenerezza questi ex/post comunisti che si vedono traditi nei loro ideali storici e devono pure assistere allo scempio di un ex democristiano che, quatto quatto, entra nel PD e si impadronisce del partito ex PCI/PDS/DS/PD , rottamando i vecchi eredi storici del Partito comunista. E che invece che andare fra gli operai nelle fabbriche, va a cena con Letizia Moratti ed è sostenuto da ricchi imprenditori. Ma riuscite a dormire la notte? Non vi capita di svegliarvi di soprassalto e pensare che sia tutto un terribile incubo? Dovrebbero decretare lo stato di “calamità culturale” e riconoscervi dei sostanziosi indennizzi. Ma torniamo alle elezioni USA. L’incapacità di accettare la vittoria degli avversari e la volontà popolare è un vecchio vizio della sinistra. Ne parlavo due giorni fa nel post “Trump ha vinto: allarmi“. Ma non è solo un vizio dei compagni di casa nostra o dei democratici americani. Evidentemente è un vizietto congenito anche nei compagnucci socialcomunisti francesi. Lo ricordavo l’anno scorso, a proposito della possibile vittoria della destra in Francia, in questo post che riporto interamente.

Valls, la guerra civile ed il barocco (dicembre 2015)

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Trump ha vinto: allarmi

di , 9 Novembre 2016 22:44

Nessuno se lo aspettava, ma Donald Trump ha vinto. E scatta l’allarme. Siccome tutti i mass media era schierati sfacciatamente a favore di Clinton, ora sono tutti in lutto. Anzi, prevedono per il futuro cataclismi, terremoti, alluvioni, uragani e pestilenze. In TV si vedono solo facce tristi, deluse, amareggiate, depresse, scoraggiate, frustrate, e alti suonano i lamenti delle prefiche di regime. Tutto perché la democrazia è bella, ma solo se vince la sinistra. Se vince  la destra la democrazia è in pericolo.  Ritornello già sentito in passato. Ogni volta che si registra una vittoria o un’avanzata dei partiti conservatori e di destra scatta l’allarme rosso. Come mai se vincono i partiti di sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, ma se vincono gli avversari conservatori di destra, è un gravissimo pericolo per la libertà e la democrazia? La democrazia può essere solo di sinistra? Per certi osservatori sembrerebbe proprio di sì. Ma c’è scritto questo nella Costituzione più bella del mondo? No, c’è scritto che la sovranità appartiene al popolo, di qualunque colore sia. Ma per qualcuno non è proprio così. Bene, la vittoria di Trump in USA è l’ennesima conferma che per certa sinistra la democrazia è bella solo se vincono loro; altrimenti è un pericolo. Già in passato ho scritto spesso su questa strana interpretazione del concetto di libertà, di democrazia e di rispetto della volontà popolare; sembrano concetti chiarissimi che tutti accettano e rispettano, ma non è così. Allora tanto vale riprendere dei post già scritti in passato in diverse occasioni: il succo è sempre lo stesso.

Francia, vince la destra; allarmi. (7 dicembre 2015)

E così in Francia la destra di Le Pen (zia Marine e nipote Marion), come da previsioni, stravince con il 30% dei voti e diventa il primo partito.

E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista; e fascista (ci sta sempre bene, come la CIA ed il Mossad negli intrighi internazionali). Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia; va bene solo se vincono loro, i sinistri. Ho ripetuto spesso questa curiosa interpretazione del principio democratico (e della doppia morale) che usano applicare negli ambienti dei nipotini di Stalin e dei cattocomunisti travestiti da liberal democratici progressisti riformisti rottamatori etc. Ma non è una novità; una volta che li conosci sai già in anticipo quali saranno le loro reazioni.

Sarà un caso, ma oggi arriva anche la notizia della sconfitta di Maduro, l’erede di Hugo Chavez (l’amico fraterno di Fidel Castro), in Venezuela (Maduro battuto, vincono le opposizioni, fine del chavismo). Vince una  coalizione che raggruppa una trentina di partiti che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, uniti dalla volontà di  porre fine a 16 anni di regime che ha portato il Venezuela al disastro economico e sociale. Fine del chavismo, quindi, ed ennesima dimostrazione del fallimento totale di un altro regime di ispirazione socialcomunista. Forse non si è ancora capito bene quale effetto devastante abbiano le idee marxiste e quali danni abbiano portato nel mondo. Non vogliono capirlo quelli che hanno interesse a non capirlo perché cavalcano l’ideologia e ci campano. E non vogliono capirlo gli ingenui che credono ancora alle utopie socialiste, alla fratellanza universale ed agli asini che volano. Ma prima o poi dovranno riconoscerlo; hanno solo bisogno di tempo per riflettere. Hanno i riflessi lenti, il pensiero diesel, lento a partire. In Venezuela hanno impiegato 16 anni a capirlo. In Russia, ancora peggio, hanno impiegato 70 anni a capire che avevano sbagliato tutto e che la rivoluzione d’ottobre fu una grande, tremenda e tragica cazzata. Ma questa è un’altra storia.

Ora dovrei ripetere alcune cose già dette e ridette; ma siccome, appunto, sono state già dette, tanto vale ricopiarle così come sono (che grande invenzione il copia/incolla). Riprendo, quindi, un post di gennaio scorso nel quale parlavo di Marine Le Pen, nel quale riportavo un altro vecchio post di quasi quindici anni fa, che avevo pubblicato su un altro forum, in cui parlavo del padre, Jean Marie; non è cambiato nulla, è sempre valido.

Le Pen, democrazia e libertà limitata (gennaio 2015)

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da poco e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora.

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e magari ottiene consensi, apriti cielo, scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo. Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia oppure ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

 

Terrorismo di giornata

di , 19 Luglio 2016 23:42

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

- 18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

- 19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

- 19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

- 19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Europei di calcio multietnico

di , 4 Luglio 2016 03:56

Non dovevano essere “Europei di calcio“? Ma allora perché ieri abbiamo visto l’Islanda giocare con una squadra africana (7 su 11 erano neri)  che si spacciava per essere la nazionale della Francia?  Ecco la formazione schierata per la foto di rito, prima dell’avvio della gara.

Ma la domanda è questa: cosa ci fanno quattro calciatori bianchi in una squadra di neri? Mah, forse per evitare discriminazioni razziali. Così, in una squadra africana si inseriscono anche dei calciatori bianchi. E’ il nuovo calcio “multietnico“.

Vedi: Calcio multietnico

 

Calcio multietnico

di , 16 Giugno 2016 21:05

Non siamo ancora una vera società multietnica, ma ci stiamo avviando molto velocemente a diventarlo; per la gioia degli amanti del meticciato, delle contaminazioni culturali, del sushi e del kebab. Poi, quando saranno scomparse le tracce dell’identità dei popoli, si apriranno musei per riscoprire le antiche tradizioni, usi e costumi.  Allo stesso modo, dopo decenni di innovazioni e distruzione del patrimonio culturale in nome del modernismo, e dopo aver abbandonato l’antica arte culinaria a favore di fast food, paninoteche  e prodotti industriali prelavorati, precotti, preadulterati e predigeriti, ora si va alla ricerca delle antiche ricette e dei rimedi naturali della nonna (oggi che ormai sono scomparse).   Così, in questo clima di tripudio multiculturale e multietnico, anche lo sport si adegua. Una volta dai tratti somatici degli atleti si poteva capire, per grandi linee, la loro provenienza e si distingueva chiaramente un europeo da un africano o un asiatico. Oggi non più. O meglio, le caratteristiche etniche sono chiare, ma non necessariamente corrispondono alla loro nazionalità. Così succede che se vedi un nero pensi che sia africano, ma invece scopri che è di nazionalità svedese.

Guardando questa foto, a prima vista, tutti scommetterebbero che si tratti di un gruppo di calciatori africani che esultano durante una partita; magari la Coppa d’Africa. Invece no, non possiamo dirlo con certezza. A meno che non siate dei veri appassionati e tifosi di calcio e conosciate benissimo questi calciatori, uno per uno. Altrimenti si può sbagliare facilmente. Questi a lato, per esempio, se non sbaglio, sono calciatori della nazionale francese. Oggi i calciatori neri sono presenti in tutte le squadre di calcio. Anzi, sembra che siano molto ricercati; più ne hai in squadra meglio è. Tanto che l’essere neri sembrerebbe una garanzia di classe e bravura; anche se in certi casi l’essere nero non basta (vedi Balotelli).

Finché queste presenze di stranieri sono nelle squadre di club, ormai diventate delle multinazionali del calcio (cedi l’Inter cinese o il Real Madrid degli arabi) poco male. Il guaio, però, è che la presenza di calciatori di origine africana la si vede anche nelle  rappresentative nazionali che dovrebbero essere l’espressione dell’identità di un popolo e di una nazione. Ed allora si pone un problema di rappresentanza dell’identità nazionale. Ora, per esempio, è in corso di svolgimento in Francia il Campionato europeo di calcio ed anche se non si è tifosi di calcio, volenti o nolenti, qualcosa la si  vede per forza. Ieri giocava la Francia con l’Albania. E questa a lato è la squadra della selezione francese nella quale, su 11 calciatori, sono presenti ben 6 giocatori di colore (di origine o provenienza africana o dalle ex colonie francesi d’oltre oceano). Da molto tempo la nazionale francese schiera numerosi giocatori di colore, scatenando le ire dei nazionalisti e le polemiche degli stessi tifosi francesi. Alcuni sono stati anche determinanti per i successi dei francesi; uno per tutti, Zidane, di origine algerine. Ma quando metà squadra è costituita da giocatori di colore, l’identità nazionale ne risulta fortemente sminuita. Avranno certo tutti i diritti di giocare nella nazionale perché in possesso della nazionalità francese, che si può acquisire in diversi modi, ma non si può affermare che rappresentino l’etnia, la storia, la cultura, lo spirito francese. Ed infine, forse, è anche una questione di misura; uno o due calciatori di colore passino, anche altre nazionali hanno in squadra giocatori di colore o di diversa etnia. Ma non si può avere mezza squadra fatta da neri e farla passare come nazionale francese. Sarà anche legale, ma culturalmente rasenta la truffa.

Pensate che si tratti di una coincidenza momentanea e che in futuro la nazionale francese potrebbe essere più “bianca”?  Allora guardate questa foto sotto dalla quale si evince che il futuro sarà ancora più nero; è la Nazionale francese Under 19 del 2012 con ben 8 giocatori di colore. La prima impressione è che si tratti di una squadra africana. Non vi sembra che i “galletti” stiano esagerando?  E non c’entra niente la società multietnica o il razzismo. Se questo è il futuro dello sport e le differenze etniche non hanno più alcun valore, allora tanto vale eliminare tutti i riferimenti nazionali, i tornei e campionati europei o mondiali, le Olimpiadi, le bandiere e gli inni nazionali. Altrimenti è solo  ipocrisia; e vedere  8 calciatori neri, su 11, cantare la Marsigliese, forse è in linea con le prospettive della società multietnica, ma sinceramente rasenta il  ridicolo.

 

Valls, la guerra civile ed il barocco

di , 13 Dicembre 2015 15:30

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Francia; vince la destra, allarmi…

di , 7 Dicembre 2015 09:06

E così in Francia la destra di Le Pen (zia Marine e nipote Marion), come da previsioni, stravince con il 30% dei voti e diventa il primo partito.

E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista; e fascista (ci sta sempre bene, come la CIA ed il Mossad negli intrighi internazionali). Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia; va bene solo se vincono loro, i sinistri. Ho ripetuto spesso questa curiosa interpretazione del principio democratico (e della doppia morale) che usano applicare negli ambienti dei nipotini di Stalin e dei cattocomunisti travestiti da liberal democratici progressisti riformisti rottamatori etc. Ma non è una novità; una volta che li conosci sai già in anticipo quali saranno le loro reazioni.

Sarà un caso, ma oggi arriva anche la notizia della sconfitta di Maduro, l’erede di Hugo Chavez (l’amico fraterno di Fidel Castro), in Venezuela (Maduro battuto, vincono le opposizioni, fine del chavismo). Vince una  coalizione che raggruppa una trentina di partiti che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, uniti dalla volontà di  porre fine a 16 anni di regime che ha portato il Venezuela al disastro economico e sociale. Fine del chavismo, quindi, ed ennesima dimostrazione del fallimento totale di un altro regime di ispirazione socialcomunista. Forse non si è ancora capito bene quale effetto devastante abbiano le idee marxiste e quali danni abbiano portato nel mondo. Non vogliono capirlo quelli che hanno interesse a non capirlo perché cavalcano l’ideologia e ci campano. E non vogliono capirlo gli ingenui che credono ancora alle utopie socialiste, alla fratellanza universale ed agli asini che volano. Ma prima o poi dovranno riconoscerlo; hanno solo bisogno di tempo per riflettere. Hanno i riflessi lenti, il pensiero diesel, lento a partire. In Venezuela hanno impiegato 16 anni a capirlo. In Russia, ancora peggio, hanno impiegato 70 anni a capire che avevano sbagliato tutto e che la rivoluzione d’ottobre fu una grande, tremenda e tragica cazzata. Ma questa è un’altra storia.

Ora dovrei ripetere alcune cose già dette e ridette; ma siccome, appunto, sono state già dette, tanto vale ricopiarle così come sono (che grande invenzione il copia/incolla). Riprendo, quindi, un post di gennaio scorso nel quale parlavo di Marine Le Pen, nel quale riportavo un altro vecchio post di quasi quindici anni fa in cui parlavo del padre, Jean Marie; non è cambiato nulla, è sempre valido.

Le Pen, democrazia e libertà limitata (gennaio 2015)

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da pochi anni e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora…

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e, magari, ottiene consensi, apriti cielo?
Scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo.  Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia o ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

 La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

Eurabia news

di , 7 Gennaio 2015 17:57

Che bella l’accoglienza, l’integrazione, il multiculturalismo, la società multietnica. Ce lo dicono e lo ripetono continuamente tutte le anime belle della sinistra, i socialisti europei, i cattocomunisti, i buonisti della Caritas, delle Coop (tipo quelle di Buzzi che “si guadagna più con gli immigrati che con la droga“) e delle associazioni che guadagnano speculando sull’accoglienza. Lo dicono Hollande, Boldrini, Kyenge, l’ONU, l’UNHCR. Il Papa dice che “i musulmani sono nostri fratelli” ed invita ad accogliere tutti a braccia aperte (tanto paghiamo noi).  E’ un diluvio di buoni sentimenti. Poi oggi arriva la notizia: “Terrorismo islamico a Parigi, attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, 12 morti“.

Ma la Boldrini, che non riesce a rinunciare alle sue boldrinate quotidiane, tanto per ribadire la sua stima nei confronti dei seguaci del profeta (da poco è stata in visita ad una moschea) si affretta a dichiarare che “Non bisogna confondere gli assassini con i musulmani“. No, non confondiamoli. Però Oriana Fallaci diceva “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma stranamente tutti i terroristi sono islamici“. E per aver detto nei suoi libri la sacrosanta verità e previsto in maniera lucidissima ciò che sarebbe accaduto, cercando di mettere in guardia l’Europa e l’Occidente dal pericolo del fondamentalismo islamico,  venne derisa, sbeffeggiata, oltraggiata. Sabina Guzzanti, patetica tragi-comica, fece del sarcasmo vergognoso sul cancro che la stava divorando e Franca Rame, altra degna rappresentante della sinistra militante, dal palco di Firenze gridò che  “Fallacci è una terrorista“.

La guerra santa, la jihad, è già iniziata da tempo. E’ una guerra religiosa e culturale che tende alla conquista dell’Europa e dell’occidente ed alla sottomissione degli infedeli. I nemici sanno benissimo di essere in guerra, noi non l’abbiamo ancora capito. O forse facciamo finta di non capirlo. Anzi, sembra che facciamo di tutto per facilitargli il compito, accogliendo africani e arabi senza  controlli e limitazioni. Creiamo comitati, consulte, associazioni che lavorano all’integrazione ed alla tutela di tutti i diritti possibili. Abbiamo inventato addirittura un “ministero per l’integrazione” ad hoc e l’abbiamo affidato ad una signora proveniente dal Congo che dichiara convintamente che “La terra è di tutti” e che gli immigrati sono “preziose risorse per l’Italia“. Ma la realtà è diversa da quella che tentano di inculcarci i media al servizio della causa buonista. Non sono i migranti ad integrarsi nella nostra società, siamo noi che pian piano ci stiamo adeguando alla loro cultura, rinunciando alle nostre usanze e tradizioni, specie religiose, per non urtare la loro sensibilità.

In Europa hanno già capito che il multiculturalismo è un fallimento. Lo ha capito la Germania (fine della pazienza), l’Olanda (fuga da Amsterdam), l’Inghilterra (multiculturalismo flop) dove Cameron lo ha detto chiaramente e dove stanno attuando norme molto più restrittive sull’immigrazione. Noi non l’abbiamo ancora capito e, anzi, dobbiamo sentire e sopportare ogni giorno le litanie buoniste senza nemmeno protestare, pena l’accusa infamante di razzismo. Anche se, leggendo i commenti sulla stampa, si ha l’impressione che molti, anche fra quelli che l’hanno insultata, cominciano a pensare che forse Oriana Fallaci aveva visto giusto. Temo, però,  che ormai siamo quasi ad un punto di non ritorno. Forse è già troppo tardi. Ma è risaputo che la sinistra fa fatica a comprendere, hanno i riflessi lenti, hanno bisogno di tempo per capire, talvolta passano anni e quando lo capiscono ormai hanno già fatto danni incalcolabili e irrimediabili. In Russia, dopo aver distrutto un impero e procurato decine di milioni di morti per creare il paradiso dei lavoratori, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Anche l’Europa stenta a capire e si sta autodistruggendo con le proprie mani e le proprie leggi, ma non l’ha ancora capito.

Vedi

- Islam e Occidente sono incompatibili.

- Immigrati e buon senso

- Migrazione e ipocrisia.

- Immigrazione, la strategia sinistra.

- La profezia si avvera.

- Islam, lezioni di odio.

- Multiculturalismo flop (Discorso di David Cameron)

- Il multiculturalismo è fallito.

- La fine della pazienza (Dichiarazione di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo)

- Migrazione fra retorica e realtà (Cosa succede in Germania)

- Banlieu, la città malata.

- Evviva, ci arrendiamo (l’islam in Germania)

 

Priorità

di , 27 Maggio 2013 09:19

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei libelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate sei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmieLa Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Mamme, babbi e bebè

di , 18 Marzo 2013 09:44

Le belle famiglie moderne: due mamme, tre papà, otto nonni e uno stuolo di zie, cugini e fratelli sparsi che non sanno nemmeno, finché qualcuno non organizza una bella riunione di famiglia, di essere parenti. Le chiamano “famiglie allargate“. Che bello quando si riuniscono tutti per il pranzo di Natale. Si perde un po’ di tempo all’inizio per le presentazioni, visto che non si conoscono fra loro, ma poi è tutta una festa generale. Se poi si fa un po’ di confusione con le parentele, pazienza. Ma vuoi mettere la soddisfazione di essere una famiglia moderna, progressista, aperta?

Magari c’è il fratello gay, la cugina lesbica, lo zio trans, ma c’è posto per tutti: aggiungi un posto a tavola. Magari il posto a tavola è per la nuova ”compagna” di mamma (che ha scoperto di essere lesbica), così il pargoletto avrà due mamme. E forse un altro posto è riservato al nuovo ”compagno” di papà, che nel frattempo è diventato gay, e porta a casa la nuova “mamma” che però ha i baffi. Che importa, tempi moderni, l’imperativo categorico è “cambiamento“, basta con regole e regolette del passato. Buttiamo tutto nella spazzatura, tradizioni, morale, usi e costumi, distruggiamo il passato. Sembra questa la soluzione per tutti i guai. Ma ne siamo davvero sicuri? Ci conviene davvero cambiare il mondo? Vedi “Il Papa mi copia il blog“.

Questa mania del cambiamento ad ogni costo mi ricorda una frase di Raffaele Morelli, quello che una volta stazionava in permanenza in TV (ora, per fortuna, sembra scomparso)  sempre pronto a dispensare saggezza in pillole o supposte. Quello che dovrebbe essere psicologo, psicanalista, psichiatra, psicoterapista o psicoqualcosa che non ho mai capito. Disse in televisione: “I giovani hanno il compito di distruggere i valori della generazione precedente. Se non fanno questo hanno fallito”. Forse la prima cosa da fare, invece, per avere una società decente, sarebbe quella di distruggere la gente come Morelli. Ne parlavo anni fa nel post “ Come vivere felici con 5 euro“.

Stiamo cambiando così rapidamente che facciamo fatica a seguire i tempi e adeguarci.  Basta seguire le notizie di cronaca ed ogni giorno se ne scopre una nuova. In Francia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti hanno abolito, addirittura, anche i termini “Mamma e papà“.  Sarebbe imbarazzante, qualora si abbiano due mamme o due papà. Chi è la mamma e chi è il papà? Difficile stabilirlo, se la mamma ha barba e baffi ed il papà porta il reggiseno.

Per ovviare a questo imbarazzante dilemma i Paesi progressisti, che più progressisti non si può, si sono già adeguati ai tempi.  Negli USA, grazie al “progressista” Obama, è già in vigore la legge che  elimina nei documenti ufficiali i termini “padre e madre“. La Spagna dell’allora premier socialista Zapatero, per non sembrare meno progressista di Obama,  si è subito adeguata. Non c’è da meravigliarsi, sotto il governo del “calzolaio” socialista, si era così aperti alle innovazioni che si volevano estendere i diritti umani alle scimmie (Zapatero e le scimmie), per consentire l’arruolamento dei trans nell’esercito si stabiliva che per essere considerati maschi arruolabili non è necessario avere il pene (La Spagna ed il pene superfluo) e nelle scuole della Catalogna venivano distribuiti opuscoli per spiegare ai ragazzi tutti i segreti della masturbazione. Una specie di Kamasutra del “Fai da te” (vedi “La Spagna si masturba“).

Così, per non essere secondi a nessuno, anche in  Francia gli illuminati progressisti socialisti di Hollande hanno deciso di abolire i vecchi ed anacronistici “padre e madre“:  si chiameranno “Genitore Uno e Genitore Due“. Olè! In Svezia, invece, hanno fatto ancora di più e meglio: hanno abolito addirittura anche le differenze fra maschietti e femminucce. Si chiamano con pronomi “Neutri“, hanno abolito i classici colori rosa e blu, hanno inventato giocattoli unisex ed abolito le favole che possono creare problemi sull’identificazione sessuale : “Egalia, l’asilo infantile che ha abolito maschi e femmine“.  Sembrano battute, barzellette,, le solite leggende metropolitane. Invece, purtroppo, è tutto drammaticamente vero.

Queste innovazioni, che sconvolgono le vecchie tradizioni consolidate da secoli, partorite dalle fervide menti dei progressisti d’assalto, hanno conseguenze anche nella vita sociale,  nelle relazioni interpersonali e nelle strutture pubbliche; per esempio la scuola e gli asili. Succede così che in una scuola materna di Roma ci sia un bambino che ha “due mamme“. Già, perché accontentarsi di una sola mamma quando se ne possono avere due?  Specie in tempo di crisi, una mamma di scorta fa sempre comodo. Viva l’abbondanza. E succede che domani sia la festa del papà.

Oh, perbacco, e adesso che si fa? Ovvio che il bambino con due mamme si troverà in imbarazzo perché lui un papà non ce l’ha e non può festeggiarlo. No problem, notoriamente noi italiani siamo dotati di una grande fantasia, siamo maestri nell’arte di arrangiarsi e risolvere i problemi e, quando ci troviamo di fronte ad ostacoli ed imprevisti, sfoderiamo la nostra rinomata creatività “che tutto il mondo ci invidia“ (così si dice) e diamo prova del più puro genio italico.

Arriva la festa del papà e c’è un bambino che il papà non ce l’ha? Ecco la soluzione: “Il bambino ha due mamme: l’asilo annulla la festa del papà“. Semplice, aboliamo la festa. Geniale, vero? E adesso cosa si potrebbe dire di questa ultima trovata dei nostri “progressisti” del piffero? Niente, si resta senza parole. E’ davvero questo il mondo che vogliamo? Questo è progresso? E’ progresso chiamare la mamma “Genitore Due“?  E’ progresso affittare un utero, come ha fatto Elton John, e farsi fare su ordinazione (questo è, come se ordinasse una credenza al mobiliere) due bambini e farli crescere fra due “babbi” o  due “Genitore Uno e Due“?

Ma poi, nel caso di coppie gay o lesbiche, come si riconosce il Genitore Uno dal Genitore Due? Si applicano una targhetta o portano un ciondolo al collo con l’indicazione? E se la coppia si allargasse (oggi, in tempi di famiglia allargata, tutto è possibile) e i genitori diventassero tre? Aggiungiamo ancora un posto a tavola per il “Genitore Tre“? Povero bambino, dovrà imparare presto l’aritmetica se vuole chiamare per numero il genitore giusto, perché rischia di fare confusione con tutti quei numeri genitoriali. A questo punto dovremmo essere sinceri e smetterla di giocare a fare i piccoli rivoluzionari per il gusto di sembrare moderni ed al passo coi tempi.  Siamo davvero così rincoglioniti o facciamo solo finta di esserlo per non turbare la sensibilità di un bambino senza papà, ma con due mamme?

Perché una società deve necessariamente adeguare i propri principi alle esigenze di una esigua minoranza, invece che a quelle della maggioranza? Ma in democrazia non è sempre valido il concetto che sia la maggioranza a decidere? E’ un cardine del sistema democratico. E allora perché in certi casi non è più valido? Oppure è valido solo quando ci fa comodo?  Oppure i nostri progressisti del cavolo sono una lobby così potente che riescono a condizionare l’intera società? Perché dobbiamo abolire la festa del papà perché c’è un bambino che ha due mamme, invece che una mamma ed un papà, come tutti gli altri? Perché dobbiamo smettere di fare il presepe e cantare i canti di Natale?  Perché dobbiamo abolire il Natale e sostituirlo con una generica “Festa d’inverno” e sostituire (come ha deliberato il Parlamento europeo) il classico “Buon Natale” con un generico “Auguri di stagione“?

Se festeggiare il Natale gli dà tanto fastidio (ma quanto sono sensibili!), possono restare a casa loro (non mi risulta che li abbiamo obbligati noi a venire in Italia) e festeggiare Maometto, Budda, Manitù e fare la danza della pioggia intorno al Totem. Per non urtare la sensibilità di immigrati che non sono cristiani, stiamo distruggendo principi e tradizioni.  Stiamo rinnegando le nostre radici e la nostra cultura millenaria. Ci stiamo rendendo ridicoli.

Perché dobbiamo cambiare le leggi naturali che regolano il mondo da millenni per consentire a Vendola di sposare in chiesa il suo amato Eddy e di considerare questa unione una “famiglia” normale? E’ davvero normale che sia la società ad adeguarsi alle paturnie sessuali di pochi? E’ come colorare di nero un intero gregge di pecore bianche per evitare che l’unica pecora nera del gregge si senta a disagio e diversa. Eppure è proprio questo che stiamo facendo. E’ proprio questo che stiamo diventando: un gregge di pecoroni bianchi che si adeguano ai ghiribizzi dell’unica pecora nera.

Con questa mania del cambiamento e della distruzione di tutto ciò che consideriamo vecchio e superato dai tempi finiremo per distruggere noi stessi, la società e l’umanità.  Diventeremo noi stessi degli automi inutili da rottamare o gettare dalla finestra, come si fa con gli oggetti rotti ed inservibili a Capodanno. Non saremo più persone umane, ma più verosimilmente somiglieremo a delle merdacce fantozziane. Rifiuti umani, da gettare nella spazzatura. L’unica consolazione è che, essendo materia organica, siamo riciclabili. Diventeremo compost per concimare fiori, piante e prati verdi. Almeno saremo di qualche utilità al pianeta.

- Come si diventa intolleranti

- Natale: festa degli alberi

- Buone e cattive notizie

- Natale multietnico (Bambino Gesù nero…)

- L’Islam mi rende nervoso

- Immigrati: c’è un limite?

- Multiculturalismo buono, monoetnico no buono

- Stiamo diventando tutti razzisti?

- Il telefonista di Al Qaeda

- Mi presta l’utero?

Quadri, padri e madri

di , 18 Ottobre 2012 20:49

A prima vista, da profani,  sembrerebbe un semplice disegno di un cavo elettrico. Invece, udite udite, è una tela scomparsa da 40 anni e ritrovata di recente. L’autore è Roy Lichtenstein (articolo e video su Corriere.it) e l’opera vale 4 milioni di dollari! Immagino che il 99,9% dei comuni mortali, se lo vedesse esposto non lo acquisterebbe nemmeno per 10 euro. Forse, dico forse, lo accetterebbe giusto se regalato, ma avrebbe molte difficoltà ad appenderlo in salotto. A meno che non si tratti di un commerciante di materiale elettrico che potrebbe usare l’opera come insegna del negozio. Ma oggi, persi tutti i punti di riferimento e la semplice capacità di attribuire il giusto valore alle cose, tutto è possibile. Anche pagare 4 milioni di dollari per questo cavo elettrico…

C’è un’altra notizia curiosa riportata oggi dalla stampa. Era già circolata alcuni giorni fa, ma forse era passata inosservata. Ecco perché il Giornale ha deciso di dargli maggiore visibilità: “La Francia elimina mamma e papà“. Nei documenti ufficiali scompaiono i termini mamma e papà, sostituiti da “Genitore1 e genitore2“. Mah, forse il genitore2 è un genitore di scorta nel caso il genitore1 sia momentaneamente assente? Ma i figli come dovranno chiamarli? Ma visto che l’intento è quello di eliminare le distinzioni di genere, tanto per spianare la strada alle coppie gay, lesbiche, trans, bisex e variazioni sul tema, come la mettiamo con i parenti più stretti? Aboliranno, per evitare di fare distinzioni fra maschi e femmine, anche i termini Nonno e Nonna, Zio e Zia e perfino fratello e sorella? E come diavolo pensano di chiamarli? Forse le eccelse menti transalpine ci stanno lavorando. Intanto una cosa almeno è certa, come chiamare questi progressisti ortofrutticoli, ovvero del cavolo: idiota 1 e idiota 2! E se non bastano aggiungete Idiota 3, Idiota 4 etc…ad libitum!

Carla Bruni e il Kamasutra della politica

di , 18 Aprile 2011 12:09

Carlà ha deciso di darsi alla politica. Non contenta di essere modella, cantante, collezionista di avventure galanti (chiamiamole così…), nonché première dame francese, si sente pronta per il grande salto nella politica attiva. Ha dichiarato (Tiscali news) che ora è in grado di “prendere posizione sugli affari pubblici”. Per lei la politica è una questione di “posizioni“. Quale sia, però,  questa posizione non è ancora chiaro. Forse lo spiegherà in un libro, visto che con le canzoni non le va troppo bene, dal titolo “Kamasutra del potere: tutte le posizioni per far carriera in politica“.

Volendo chiarire meglio la sua “Posizione” sugli affari pubblici, le si potrebbe chiedere quale sia la sua posizione preferita. Immagino che la risposta non potrebbe essere che questa: “Sdraiata“. E nuda, off course…

carla bruni divano

Libia e mozzarella

di , 25 Marzo 2011 15:10

In questo conflitto libico ci sono tante di quelle bufale che si potrebbe avviare la produzione di ottima mozzarella; di bufale libiche, s’intende. Abbiamo sentito nei vari TG, ma viene riportato anche sulla stampa, che dall’inizio della rivolta ad oggi sarebbero 8.000 le vittime della repressione da parte di Gheddafi. E se lo dice la stampa deve essere vero. Ma siccome noi siamo poco propensi a credere a tutto ciò che riportano i media, andiamo a vedere cosa scriveva esattamente un mese fa un autorevole quotidiano, il Sole 24 ore.

Bufala 1. Ecco come Il Sole 24ore titolava con grande evidenza il giorno 23 febbraio scorso: “In Libia diecimila morti“.

Ohibò, se un mese fa c’erano diecimila morti ed oggi sono solo 8.000 significa una cosa sola: nell’ultimo mese in Libia 2.000 morti sono resuscitati. Miracolo!

Bufala 2. Già nei primi giorni della rivolta, l’emittente Al Jazeera, l’unica presente sul posto, parlava di mille morti. Domenica scorsa, nel programma pomeridiano di RAI1 L’Arena di Giletti, era ospite in studio il giornalista Pino Scaccia, rientrato da pochi giorni in Italia e che, proprio nei primi giorni della rivolta, si trovava sul posto. E che dice Scaccia? Dice che fin dall’inizio c’è stata una manipolazione delle notizie. Per esempio, i morti non erano mille, come annunciava Al Jazeera, ma solo 6, al massimo 8.

C’è una bella differenza fra 8 e mille. Ma l’esagerare le cifre delle vittime ha un effetto enorme sulla popolazione, contribuendo a far nascere e accrescere la reazione e la rivolta contro Gheddafi. Al Jazeera aveva interesse a forzare la rivolta ed ha volutamente esagerato il numero delle vittime? Non possiamo essere certi. Però sarà utile ricordare che l’emittente è stata fondata ed è di proprietà dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, il quale notoriamente nutre forti simpatie per il regime di Teheran. Sarà un caso che proprio l’Iran abbia affermato di recente di sostenere tutte le rivolte nei paesi arabi?

Bufala 3. Ancora nei primi giorni della rivolta, sempre Al Jazeera diffondeva un’altra allarmante notizia, ripresa da tutta la stampa internazionale, sulla presenza di grandi fosse comuni sulla spiaggia. Beh, erano giustificate, visti i “mille morti” in pochi giorni! Ma le immagini diffuse mostravano niente di più che normali fosse di un normalissimo cimitero, come hanno accertato e rivelato poi varie fonti ed inviati della stampa estera. Ecco una delle foto delle grandi fosse comuni

libia fosse comuni

Bufala 4. Sabato scorso un’altra foto (ed anche il video) finiva su tutti i media; quella di un caccia in fiamme che precipitava al suolo. Eccola…

bengasi aereo abbattuto2

Tutti riportavano la notizia dicendo che si trattava di un aereo governativo abbattuto dai ribelli a Bengasi. E tanto basta al presidente Obama per indignarsi ed affermare che questa era la prova evidente che Gheddafi aveva violato la No fly zone. Solo a fine mattinata l’agenzia France press, citando proprio fonti dei ribelli, rivelava, invece, che si trattava di un aereo dei ribelli abbattuto dalla contraerea di Gheddafi.  Quindi se qualcuno aveva violato la No fly zone non era Gheddafi, ma i ribelli.

Bufala 5. Ancora sabato mattina Hillary Clinton, per tranquillizzare gli americani contrari ad imbarcarsi in un altro conflitto sul fronte libico, dichiarava che l’America non avrebbe partecipato direttamente alle operazioni, ma si sarebbe limitata ad offrire un appoggio esterno all’intervento della coalizione. Insomma, niente intervento diretto, ma solo un supporto tecnico e logistico. Infatti, nel pomeriggio, a distanza di poche ore dalla dichiarazione, subito dopo i primi bombardamenti effettuati dai caccia francesi alle ore 17.45, giusto per cominciare a fornire un piccolo “supporto” esterno, prendono in mano il comando delle operazioni e lanciano 120 missili Tomahawk sulle postazioni libiche. A seguire, nella notte,  arrivano i caccia che sganciano una sessantina di bombe su vari obiettivi. E poiché si tratta solo di un piccolo supporto, arrivano perfino i caccia bombardieri Stealth, gli aerei invisibili ai radar, che lanciano un altro carico di bombe e poi tornano, dopo aver fornito il piccolo “supporto” tecnologico, nelle loro basi nel Missouri. Alla faccia del piccolo supporto! E se avessero deciso di intervenire direttamente cosa avrebbero fatto? Avrebbero rivoltato completamente l’intero deserto libico?

Bufala 6. Subito dopo l’inizio dei bombardamenti arrivano le prime reazioni negative. Russia, Cina, Lega araba e Unione africana esprimono forti riserve sulle modalità dell’attacco che considerano eccessivo e ben oltre quanto previsto dalla risoluzione ONU. Ma la coalizione rassicura tutti, anche quelli che vedono l’intervento come un attacco diretto a Gheddafi per eliminarlo fisicamente e consegnare la Libia ai ribelli. “Non diamo la caccia a Gheddafi“, si affannano a ripetere in coro. Infatti, già la domenica bombardano la sua casa bunker a Tripoli. Forse avevano paura che il bunker si alzasse in volo, violando la No fly zone, e volteggiando sul cielo di Tripoli spaventasse i civili. E siccome il leader libico, dopo il bombardamento, risulta ancora vivo e vegeto, dopo due giorni ripetono il bombardamento sulla stessa casa. Ma per carità, non dite che danno la caccia a Gheddafi. E’ solo un intervento umanitario per salvare la vita ai civili!

Bufala 7. Mai stati così veloci nel passare dalle parole ai fatti. Nel giro di 48 ore è stata approvata la risoluzione 1973 che stabilisce la No fly zone, Sarkozy convoca un vertice della “Coalizione dei volenterosi” a Parigi e, mentre la riunione è ancora in corso, i caccia francesi partono dalle loro basi e vanno a bombardare i blindati di Gheddafi. Senza nemmeno aspettare, come sarebbe stato logico, una riunione operativa dei vertici militari per concordare l’intervento. Così, per diversi giorni ognuno si fa la propria guerra, bombardando a caso, secondo i gusti del momento. Dice Napolitano che non siamo in guerra, siamo “nella Carta” ONU. Sì, è proprio una guerra alla carta, come in ristorante. Ognuno la fa come preferisce. Infatti, continuano a litigare perfino su chi debba assumere il comando.

Del resto, già dal nome “Coalizione dei volenterosi” si capiva che non era una cosa seria. Più che una coalizione di nazioni, sembra un gruppo speciale di Boy scout: i Volenterosi, quelli che montano la tenda, fanno legna, cucinano, etc…gli altri sono tutti sfaticati, svogliati e un po’ lavativi. I tedeschi, per esempio, che si sono tirati fuori, sono notoriamente tutti lavativi! Solitamente quando si adotta una risoluzione ONU si dà il tempo al paese interessato di adeguarsi per rispettare le imposizioni. E di solito si inviano osservatori ONU per verificare che quel paese rispetti la risoluzione. In questo caso no. Nonostante il governo libico da subito abbia chiesto l’invio di osservatori, e continui ancora a chiederlo, non è previsto nessun controllo. L’unica soluzione è bombardare, senza sentir ragioni o cercare una mediazione. Ma non si pensi che lo scopo è quello di eliminare Gheddafi e consegnare la Libia ai ribelli. No, è un intervento umanitario per salvare la vita ai civili! E poi, dice Napolitano, “Siamo nella Carta“.

Bufala 8. Ma perché tutta questa fretta e perché avviare un intervento militare in maniera così improvvisata, senza avere nemmno chiarito il coordinamento e la strategia? La risposta è quella che continuano a ripetere tutti i rappresentanti dei volenterosi, gli opinionisti del giorno dopo, politologi ed osservatori assortiti. Il motivo di tanta fretta è dovuta al fatto che Gheddafi, preparandosi ad attaccare Bengasi, aveva dichiarato che avrebbe sterminato tutti i ribelli.  Ecco il motivo, si tratta di una guerra preventiva alle intenzioni. Fondata e giustificata da una dichiarazione. Ma allora se si deve bombardare chiunque minacci di sterminare qualcuno, perché nessuno ha bombardato il Ruanda? Perché nessuno ha bombardato il Sudan che non si è limitato a dichiarazioni generiche, ma ha fatto un vero genocidio nel Darfur, sterminando 300.000 persone ed obbligando altri due milioni a fuggire nei paesi vicini? E perché, nonostante un giorno sì e l’altro pure Teheran continui a minacciare di sterminare gli ebrei e di cancellare Israele dalla carta geografica, nessuno va a bombardare l’Iran e la casa di Ahmadinejad?

Se basta una dichiarazione frettolosa e magari dettata dall’ira del momento per farsi bombardare, allora dobbiamo stare attenti. Per esempio, Umberto Bossi ha corso un bel rischio quando tempo fa disse che “Abbiamo i fucili pronti“. Per sua fortuna, forse, Sarkozy era momentaneamente distratto in dolci passatempi con Carlà, altrimenti, niente niente, avrebbe mandato i suoi caccia a bombardare la casa di Bossi a Gemonio. Così, come azione preventiva…

Bufala d’oro. Per quanto sopra esposto, a nostro insindacabile giudizio, riteniamo di dover assegnare alla stampa, agli osservatori e commentatori, all’ONU con annessi e connessi, ai “Volenterosi“, a Cip e Ciop, la banda Bassotti e alle giovani Marmotte, il primo premio speciale…La Bufala d’oro. 

Bufala dop 1

Quella sinistra che non sa perdere.

di , 7 Maggio 2007 15:44

Sarkozy ha vinto e Ségolène Royal ha perso. I francesi hanno votato con un’altissima percentuale, quasi 86%, e "democraticamente" hanno scelto il loro Presidente. In democrazia funziona così, c’è chi vince e chi perde. Ma c’è anche chi a parole si dichiara democratico, ma nei fatti non lo è. O almeno, gli sta bene la democrazia se vince, ma se perde non accetta la sconfitta.

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Politici da esportazione (Sarkozy e i democratici)

di , 27 Aprile 2007 15:53

Immaginiamo cosa sarebbe successo se, durante l’ultima campagna elettorale, Berlusconi avesse affermato pubblicamente di avere il pieno appoggio di Chirac, di Blair, di Putin o di Bush. Immaginiamo cosa sarebbe successo se Bush fosse venuto in Italia ed avesse esplicitamente invitato gli italiani a votare per Berlusconi. Immaginato? Bene, proprio così, sarebbe successo il finimondo. Per fortuna non è successo niente del genere, anche perché è prassi consolidata che i capi di Stato, ma anche leaders politici, si astengano dall’intromettersi negli affari interni di altri Paesi.

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