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Gravi lacune

di , 6 Agosto 2017 06:01

Sono molte le cose che non ho mai capito. Non ho mai capito i balletti di Don Lurio; ma anche quelli delle gemelle Kessler, di Raffaella Carrà, Heather Parisi, Lorella Cuccarini. Non ho mai capito neppure i balletti di Gene Kelly, il Tip tap di Fred Astaire o la Street dance. Insomma, non ho mai capito i balletti; chiunque li faccia. Non ho mai capito chi porta gli occhiali neri a mezzanotte o li porta sulla testa come fermacapelli (anche quando i capelli non ci sono), o tiene le stanghette in bocca. Non ho mai capito i berrettini con la visiera rivolta all’indietro sulla nuca. Non ho mai capito gli strombazzamenti delle auto nei cortei nuziali, né gli applausi ai funerali.  Non ho mai capito l’utilità di attraversare l’oceano o il deserto in solitaria. Non ho mai capito la musica dodecafonica e nemmeno il rap. Non ho mai capito i tagli di Fontana o i sacchi di Burri. Non ho mai capito il minuto di silenzio: a cosa pensa la gente durante quel silenzio?

Non ho mai capito chi salta in alto, in lungo e in largo in uno stadio o lancia pesi, dischi e giavellotti (Mondiali di atletica: Bolt battuto da Gatlin). E soprattutto non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi. Per fortuna sembra che questa carenza non sia preoccupante. Mi dicono che si può sopravvivere e condurre una vita normale anche con queste gravissime lacune. Anche perché nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere romanzi e poesie o fingersi artisti: “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati” (Leo Longanesi). Si possono scalare montagne, attraversare deserti e pensare che correre e saltare sia una professione seria. Oppure si possono piantare ulivi o coltivare grano e patate. La differenza è che ulivi, grano e patate hanno una loro reale intrinseca utilità.

Calendari horror

di , 3 Dicembre 2015 07:23

Il calendario Pirelli è sempre stato simbolo di bellezza, eleganza, raffinatezza. O almeno così si usa dire; personalmente ho qualche riserva. Quello che lo distingue è che quasi sempre è stato realizzato da grandi fotografi. Va da sé che un grande fotografo dovrebbe produrre un eccellente lavoro. Ma così non è, non necessariamente. Anzi non sempre il livello estetico corrisponde al livello tecnico. Una foto può essere perfetta sotto l’aspetto della realizzazione tecnica, ma il soggetto (e quindi il risultato finale) può essere brutto esteticamente. Cosa che succede assai spesso, perché una merda fotografata dal più grande fotografo del mondo, resta sempre una merda. Ed oggi, per darsi un tono da innovatori, anti conformisti e di creatività artistica, non si cerca più di mostrare e valorizzare la bellezza; no, si preferisce mostrare ciò che magari è orribile e ripugnante, ma che fa scalpore, scandalo, che provoca indignazione e polemiche (se poi si riesce anche a venderlo ancora meglio).

Così, a furia di propinarci orribili sconcezze spacciandole per arte, il gusto estetico sembra scomparso. E si può tranquillamente proporre come arte la sua negazione, come bellezza la negazione della bellezza stessa, e come sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi artistici qualunque bizzarria venga in mente ad uno sfigato ubriaco con velleità artistiche (specie se si abita a New York  o si  frequentava la “Factory” di Andy Warhol). Ecco perché, quando si perde ogni riferimento estetico, anche i “4 minuti e 33 secondi di silenzio” del pianista compositore John Cage, diventano  evento musicale, provocazione, ricerca, spettacolo, invece che semplice stronzata. Dall’orinatoio di Duchamp in poi, passando per i sacchi di Burri, i tagli di Fontana, la merda d’artista di Piero Manzoni, fino all’arte concettuale contemporanea, tutto è possibile, tutto è arte: anche il silenzio, un rutto o un calendario.

Una volta c’erano i calendarietti profumati con le donnine in abbigliamento succinto che venivano regalati dai barbieri. Oggi non solo sono scomparsi i calendarietti, ma sono scomparsi anche i barbieri; sono diventati tutti parrucchieri o hair stylist. Dice il protagonista di “This must be the place” di Sorrentino: “Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico.“. Già, oggi sono tutti artisti; o filosofi.

Nelle case era quasi immancabile il calendario di Frate Indovino che dispensava utili consigli per tutte le occasioni e le attività, dalle ricette di cucina ai consigli per la semina, o il classico calendario da cucina che riportava semplicemente i giorni del mese, segnalando le festività in rosso e con lo spazio a lato per segnare ricorrenze o il cambio della bombola. Bei tempi quando in ogni cucina c’era sempre una pentola in ebollizione con dentro la gallina ripiena (la domenica) o profumi di minestre campagnole, di stufati e ragù. Oggi in cucina basta un frigo, un congelatore ed un forno a microonde. E’ il progresso.

Poi, oltre alla cucina,  anche il calendario si è evoluto, è diventato oggetto da collezione, sempre più elegante, patinato e sexy. Per le nostre attricette ed aspiranti show girl spogliarsi e “fare il calendario” è quasi un obbligo, una tappa importante del curriculum artistico. Quindi il calendario ha quasi perso il suo significato e la sua utilità originaria per diventare una semplice esposizione di forme femminili più o meno nude in pose che si usa definire “artistiche”. Ed il calendario per antonomasia è il calendario Pirelli. Il calendario 2016, appena presentato alla stampa (Le star del calendario Pirelli 2016), è dedicato sempre alla donna, ma non al nudo artistico, alla bellezza e la perfezione delle forme. La donna celebrata in questa edizione è la donna che ha raggiunto il  successo in campo professionale, artistico, culturale, sportivo; la donna che, secondo Pirelli,  acquista fascino e seduce non grazie alla bellezza, ma in virtù del successo. Vediamo.

Questa a lato non è la sorella gemella di Mike Tyson. E neppure  la ricostruzione di un esemplare femminile della specie   Neandertal. E’ la campionessa di tennis Serena Williams. Se a prima vista vi sfugge il fascino della Williams, osservatela meglio: se i curatori del calendario, che di bellezza femminile se ne intendono, dicono che il successo conferisce fascino e seduzione, non possono sbagliare. Se proprio non vi convince, provate a dare uno sguardo a Yoko Ono; quella che era bruttina anche da giovane, ma visto che anche lei è una donna di successo, ora  ultraottantenne diventa sexy e seducente (sempre secondo il Pirelli 2016). Se così è, anche noi abbiamo tante donne di successo con le quali potremmo ricavare un bel calendario. Susanna Camusso, Rosi Bindi, Rosa Russo Iervolino, Emma Marcegaglia; donne che nel loro campo hanno raggiunto il successo. Per non dimenticare, anche se scomparse, l’astrofisica Margherita Hack o addirittura un premio Nobel come Rita Levi Montalcini. Chi è che non vorrebbe avere in casa un bel calendario con la Hack o Rosi Bindi?

Eppure una volta esisteva quello che si chiamava senso estetico, gusto del bello. C’era, non c’è più; scomparso. Col pretesto che bisogna cambiare, modificare, evolversi, adeguare i canoni estetici ai nostri tempi, sperimentare, proporre nuove idee e nuove visioni del mondo e dell’arte, si sta dimenticando ciò che ha accompagnato l’umanità per millenni. In nome del nuovo si getta via l’arte, la cultura, il pensiero, la storia. Oggi vanno di moda ed hanno successo i “rottamatori” (specie se toscani e con la S sibilante).  Ma la bellezza ha dei canoni che sono immutabili da sempre. Possono esserci delle piccole variazioni, secondo il tempo ed i luoghi, ma il criterio fondamentale è universale. Il fascino del corpo femminile è dato dalla sua sinuosità, dall’eleganza della forma, dall’andamento curvilineo della figura e del corpo. Possono esserci delle piccole variazioni nei criteri comuni, passando dalle forme più o meno prosperose dell’antichità, e di certe popolazioni, a quelle meno abbondanti di oggi. Ma l’essenza della bellezza è sempre la stessa. Il rapporto perfetto della sezione aurea è sempre valido. La spirale di certe conchiglie che si sviluppano secondo la successione di Fibonacci è sempre quella da milioni di anni. E la bellezza femminile è sempre quella. Checché ne dicano i relativisti ad oltranza, la bellezza è bellezza e la si riconosce a prima vista. Ecco perché la gente continua ad ammirare la Pietà o il Mosè di Michelangelo, le opere di Bernini o Canova, con lo stesso stupore con cui ammira i capolavori dell’arte antica. La Venere di Milo, Afrodite di Cnido, la Venere Callipigia (dalle belle natiche), hanno più di 2.000 anni, ma la bellezza, la perfezione e l’armonia delle forme restano immutate nel tempo. Non so se fra mille anni ci sarà qualcuno che ammirerà con lo stesso stupore le opere della cosiddetta “arte concettuale”; ho molti dubbi.

Non si può prendere un’orribile vecchia baldracca e dire che è sexy, affascinante e seducente solo perché è ricca e potente. E’ una stronzata colossale, buona solo per deliranti pseudo esteti della domenica. Non si può affermare, come fece Paolo Limiti in televisione molti anni fa, guardando in estasi Whoopi Goldberg ospite in studio: “Sei bellissima“. Limiti, o stai mentendo spudoratamente, oppure hai urgente bisogno di una visita dall’oculista. Certe disquisizioni sull’arte contemporanea (calendari artistici compresi) hanno tutta l’aria di essere le solite elucubrazioni, anzi proprio seghe mentali per intellettuali annoiati e mercanti d’arte che ci campano. Il risultato è questo calendario, studiato da e per radical chic, che nessuna persona normale che abbia un minimo di senso estetico, e non soffra di qualche forma di perversione, si metterebbe in casa. Come dubito che siano in molti ad essere convinti del fascino della Williams o di Yoko Ono e sognino di avere ogni giorno sotto gli occhi quella immagine sopra riportata. E non sono per niente convinto che le donne diventino seducenti, sexy e affascinanti grazie al successo. Se sono un cesso restano un cesso; donne di successo, ma cessi di donna. E la Pirelli farebbe bene a lasciar perdere i calendari e pensare a far bene le gomme, se ci riesce, perché in fatto di donne mi sa che hanno le idee un po’ confuse.

Biennale di Venezia

di , 4 Giugno 2013 03:59

Uno degli appuntamenti culturali più prestigiosi al mondo. Una rassegna del meglio del meglio dell’arte contemporanea (News ANSA). Strano che ci siano così poche notizie e che i media dedichino poca visibilità all’evento. Forse si vergognano (La Biennale).

Molti gli artisti presenti. Uno per tutti, Roberto Cuoghi che ha ricevuto una menzione speciale e che in questo video illustra la sua opera e la genesi artistica. Ascoltatelo con molta attenzione perché gli artisti sono geniali e pertanto non sempre si esprimono in maniera chiara e comprensibile al volgo. Altrimenti non sarebbero geni. No?

Ecco un esempio di arte contemporanea esposta alla Biennale. A prima vista, ma solo per i profani, sembrerebbe un semplice mucchio di sassi. Invece no, è un’opera d’arte dell’artista spagnola Lara Almarcegui.

Quest’opera dell’artista americana Sarah Sze è più complessa. Non è chiaro se l’opera d’arte sia il macigno o la pedana in legno. Oppure entrambi in combinazione risparmio. Ma siccome l’arte può ingannarci, la vera opera d’arte potrebbe essere, invece,  la signora a lato intenta a fotografare. Tutto è possibile.

Questa opera si intitola “Ideologia e natura” dell’italiano Fabio Mauri ed è costituita da una sequenza di foto in cui una ragazza si spoglia dei vari indumenti restando nuda. Oggi il nudo va come il pane. O forse (la cosa non è chiaramente individuabile) parte nuda e pian piano si veste. Boh! (Qui la sequenza)

Già, oggi l’arte è sempre più difficile da comprendere. Così difficile che non è molto chiaro se quella che spacciano come arte sia davvero arte o sia una presa per il culo. Più probabile la seconda ipotesi. Bisogna essere dei veri intenditori per scoprirne il significato remoto, molto remoto, così remoto che non c’è proprio o c’è solo nella testolina bacata degli “artisti”; spesso nemmeno lì. Oppure basta essere pseudo artisti, galleristi o spregiudicati mercanti d’arte che campano sull’ingenuità della gente.

Sì, questa pseudo arte la capiscono (o meglio, fanno finta di capirla) solo quelli che ci campano e gli intellettualoidi radical chic con la puzzetta sotto il naso, la erre moscia, il sesso incerto e la crusca nel cervello. Il lungo percorso involutivo dell’arte moderna parte dal famoso “orinatoio” di Marcel Duchamp, passa per le tele tagliate di Fontana ed arriva fino alla Merda d’artista di Piero Manzoni. Dall’orinatoio alla merda. Un bel progresso. No?

Di recente ha fatto notizia la vendita all’asta a New York di una tela di Barnett Newman. L’opera è una tela quadrata, di circa due metri di lato, dipinta di blu con una riga verticale bianca e si intitola “Onement VI“. Eccola…

La tela è stata pagata “solo” 43.845.000 milioni di dollari (circa 34 milioni di euro). Un vero affare. Qualche giorno dopo si è scoperto che l’anonimo acquirente, secondo uno scoop del NYT, sarebbe Miuccia Prada. Alla faccia dei cassintegrati, dei precari, dei giovani senza lavoro e dei pensionati che vendono la fede nuziale per comprare il pane.

Ma siamo sicuri che questa gente sia normale? Direi di no. Anzi, come dico da anni, secondo me la gente, lentamente, ma inesorabilmente, giorno per giorno, sta perdendo il ben dell’intelletto. La gente sta impazzendo, ma non lo sa, non se ne rende conto, proprio perché è come sotto effetto di una droga leggera. Non si perde completamente la coscienza. Si ha la sensazione di essere del tutto normali, anzi più lucidi del solito. In realtà si vive in un progressivo aggravamento delle capacità intellettuali fino alla più o meno grave alterazione dello stato di coscienza.   Non sembri un’affermazione esagerata. Proprio qualche giorno fa una notizia “scientifica” sembrerebbe confermare questa mia ipotesi: “Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato“.

Secondo uno studio congiunto delle università di Amsterdam, dell’Ateneo di Umea in Svezia e dell’University College di Cork, oggi siamo più informati, più ricchi di conoscenze tecnologiche, ma meno intelligenti di un secolo fa. E mica di poco. Il nostro QI è sceso di ben 14 punti. Insomma, se non siamo proprio rincoglioniti, come dico spesso, poco ci manca. E se continuiamo su questa strada finiremo al livello intellettuale dei primati. Risaliremo sugli alberi, da cui siamo scesi (così dicono gli scienziati) milioni di anni fa per diventare umani e ridiventeremo scimmie (Vedi “Zapatero e le scimmie“). Cari studiosi, non per sminuire il valore della ricerca, ma sinceramente qualche sospetto lo avevamo già.

A proposito di Biennale e di arte moderna…

Video importato

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Realtà, apparenza e pifferai.

di , 21 Maggio 2008 19:42

Forse il mondo cambierà e diventerà migliore quando cominceremo a chiamare le cose con il loro nome e distinguere fra ciò che è, ciò che appare e ciò che pifferai ipocriti e malfattori, per ricavarci degli utili, cercano di farci credere che sia.

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