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Hyperloop e altre amenità

di , 9 Giugno 2017 19:01

Cos’è “Hyperloop”? E’ un progetto che sfrutta tecnologie avanzate, e la levitazione magnetica, per il trasporto ad alta velocità (1.200 Km/h) di persone e merci lungo un tunnel, dentro capsule “sparate” dentro un tubo; più o meno come la posta pneumatica. Praticamente il futuro del trasporto terrestre (Treno supersonico a levitazione magnetica).  Dopo la prima fase di studi e simulazioni, l’anno scorso è stato realizzato in America, nel Nevada, un primo esperimento lungo un percorso di un miglio. Ed ora si passerà alla fase di attuazione di progetti che, avendo necessità di investire grossi capitali, devono avere anche la prospettiva di grandi rientri economici; ovvero di opere che prevedano grandi flussi di merci e passeggeri su lunghi percorsi su vasti territori. La Russia ed altri importanti Stati hanno già dimostrato un certo interesse per la nuova tecnologia. Ed in questo avveniristico progetto si inserisce la Sardegna.

La Sardegna? Sì, incredibile, ma vero: “Da Cagliari alla Corsica in 40 minuti“. Il progetto è stato presentato dalla Hyperloop One nel corso di una conferenza ad Amsterdam, organizzata dal ministro dei trasporti olandese, alla presenza dell’assessore regionale dei trasporti della Sardegna, Massimo Deiana. Ora, a parte l’entusiasmo per l’opera che tuto il mondo ci invidierà, bisognerebbe fare qualche precisazione. La Sardegna è una delle regioni più povere d’Italia, anzi le province di Catbonia.Iglesia e Medio Campidano sono proprio in cima alla classifica, sono le più povere. Abbiamo tanti problemi irrisolti, dalla disoccupazione alla crisi perenne di settori fondamentali come l’agricoltura, la pastorizia, l’industria. Ogni anno dobbiamo combattere contro incendi che devastano il territorio e la siccità sempre più grave prospetta scenari di desertificazione del territorio. Abbiamo il record di disoccupazione giovanile oltre il 40%. Abbiamo una rete trasporti da terzo mondo. Siamo l’unica regione a non avere nemmno un Km di autostrade; cosa non necessariamente negativa, almeno risparmiamo i pedaggi. L’unica superstrada, che attraversa tutta la Sardegna e collega Cagliari a Sassari e Porto Torres è la Carlo felice che, tra inizio lavori (fine anni ’50), adeguamenti, modifiche, varianti, circonvallazioni, nuovi tragitti ed eterni lavori in corso, è in costruzione da almeno 60 anni. A noi la Salerno-Reggio Calabria ci fa un baffo. In questo panorama non proprio idilliaco, invece che pensare ad utilizzare i pochi fondi disponibili per opere serie, urgenti e di utilità pratica, cosa facciamo? Approviamo un progetto per collegare Cagliari alla Corsica con l’Hyperloop.

Cagliari-Corsica in 40 minuti. Fantastico, finalmente, ecco cosa mancava ai sardi; un treno veloce per la Corsica. Immagino che sia sempre stato il sogno segreto dei cagliaritani: alzarsi al mattino ed andare a fare una passeggiatina ad Aiaccio, Bastia, Bonifacio, prendere un caffè o un aperitivo e tornare a casa per l’ora di pranzo. Ora, come dicevo, un progetto simile richiede un tornaconto economico; ovvero un grande e costante flusso di merci e passeggeri che, nel tempo, non solo ripaghi le spese sostenute, ma garantisca dei profitti. E quanti anni, o secoli, ci vorranno per rifarsi delle spese del progetto, prima di incassare qualche soldino di utili? Bisognerebbe che almeno metà dei cagliaritani  tutti i giorni andassero in Corsica.  Allora, come direbbe Lubrano,  la domanda sorge spontanea: “Ma quanti saranno i cagliaritani che ogni giorno andranno in Corsica o i corsicani che scenderanno a Cagliari? E soprattutto, per fare cosa?”. Mistero.  Eppure l’assessore regionale dei trasporti, Massimo Deiana, ha dato l’annuncio dell’approvazione del progetto con gande orgoglio ed entusiasmo: “Abbiamo colto la portata rivoluzionaria di questa tecnologia.”, afferma. E se lo garantisce un politico possiamo fidarci. No?

Questo progetto Cagliari-Bastia in 40 minuti mi ricorda una vecchia barzelletta di Bramieri; quella del tizio un po’ spaccone che compra un’auto velocissima e tutte le mattine, per provarla, va da Milano a Varese, ogni giorno migliora il tempo di percorso e poi la sera agli amici del bar racconta l’impresa ed il nuovo record. La storia si ripete per una settimana circa,  finché un giorno  lo vedono arrivare al bar  al mattino e, sorpresi, gli chiedono come mai non abbia fatto la solita corsa a Varese: “No, basta con Milano-Varese. Eh, cosa ci andavo a fare tutti i giorni a Varese?”. Ecco, mi sa che questa storia finisce così: “Cosa ci vanno a fare i cagliaritani in Corsica tutti i giorni?”. Mistero. Ma sono certo che il nostro assessore Deiana lo sa e, visto che la fantasia non gli manca, in futuro ci riserverà altri grandi progetti fondamentali per la Sardegna: un tunnel sottomarino Cagliari-Miami beach, una teleferica Gennargentu-Courmayeur, uno scivolo Cagliari-Tripoli (facile, viene in discesa) e chissà quale altra genialata. Che fortuna abbiamo ad avere politici così geniali e creativi.

Ma non è l’unica idea geniale dei nostri governanti. Un altro progetto simile riguarda la costruzione di 2.000 Km di piste ciclabili lungo le coste ed all’interno del territorio dell’isola (Grande rete ciclabile sarda: 2.000 Km di piste). Dicono che attirerebbe milioni di turisti: “Il più importante progetto di infrastrutturazione turistica che la regione abbia mai visto.”, lo ha definito l’assessore regionale al Turismo, Francesco Morandi. E giusto per sopperire alle prime spese hanno già stanziato 15 milioni di euro per una prima tranche del progetto; tanto per cominciare, è solo l’anticipo, poi si vedrà. Dicono che il ritorno economico è assicurato. Immagino che, anche in questo caso, per recuperare le spese debbano arrivare ogni giorno in Sardegna milioni di ciclisti europei. Magari attraverso un tunnel Hyperloop Olbia-Livorno.  Stranamente sembrano dimenticare un piccolo dettaglio; la costante lamentela degli operatori turistici per la mancanza di incremento delle presenze, a causa soprattutto dell’eccessivo costo dei trasporti. Tanto è vero che col solo costo di una traversata in traghetto, una famiglia si paga una settimana di vacanze in altre località non meno belle della Sardegna. Ovvio che venga in mente un’altra domanda alla Lubrano: ma quanti saranno i turisti che verranno a pedalare in Sardegna?  E davvero porteranno i grandi benefici economici ipotizzati? E quanto tempo occorrerà, non solo per avere dei riscontri economici positivi, ma almeno per rientrare dalle spese sostenute? Altro mistero.

Ma per noi queste sono sciocchezzuole, perché abbiamo una creatività incontenibile, ce l’abbiamo nel sangue.  Ne abbiamo così tanta che sprizziamo creatività da tutti i pori. E dobbiamo esprimerla, altrimenti ci viene lo stress, l’ansia e la nevrosi da creatività repressa. La dimostrazione più evidente la forniamo nell’organizzazione nell’arco dell’anno di centinaia di sagre paesane ed eventi culturali. Per le sagre enogastronomiche ormai abbiamo quasi esaurito il repertorio disponibile di frutti, ortaggi, dolci e specialità tipiche. Abbiamo inventato la sagra delle pesche, delle arance, delle ciliegie, dell’asparago, del pane, del grano, dei cereali, della pecora bollita, di tutte le specie di dolci, di frutta ed ortaggi,  e perfino la sagra della patata. Credo che sia rimasta disponibile ancora solo la sagra del cavolo. Ma prima o poi qualcuno farà anche quella, magari proprio all’Isola dei Cavoli (Villasimius).  Strano che ancora non ci abbiano pensato.

Non c’è paesino della Sardegna che nell’arco dell’anno non organizzi una sagra o, specie d’estate, un evento culturale per richiamare i turisti. Siamo col culo per terra per la crisi economica e per la siccità, ma noi pensiamo alla cultura. Possiamo crepare di fame e di sete, ma guai se ci manca la poesia o il Jazz. Si fa più Jazz nel Sulcis e in Marmilla che a New Orleans. La Sardegna pullula di eventi,  rassegne e festival del cinema, della musica, del teatro, della poesia, del Jazz, di musica etnica, di convegni, dibattiti e serate a tema letterario, passerelle di scrittori, giornalisti, intellettuali, personaggi dello spettacolo, sportivi, attori, cantanti, giocolieri e saltimbanchi; c’è spazio per tutti; grazie a lauti contributi di denaro pubblico elargito magnanimamente da Mamma Regione, Comuni e province.  Dicono che “I sardi hanno sete di cultura“; lo dicono quelli (artisti, organizzatori, tecnici) che con queste manifestazioni ci campano (e i sardi ci credono). Così, mentre uno dei problemi più gravi è la perenne mancanza d’acqua e la siccità ormai cronica prelude ad una desertificazione del territorio, dicono che la gente ha sete di cultura. E invece che procurargli l’acqua, organizzano serate Jazz e reading di poesia.

Facciamo un piccolo esempio di cosa riusciamo ad inventarci.  Curcuris è un paesino della Marmilla che conta 307 abitanti. Così pochi? Anzi, sono già tanti. Nella stessa zona, sempre Marmilla, a distanza di pochi chilometri c’è un altro paesino, Setzu, che conta appena 150 abitanti. Uno dei tanti piccoli centri che rischiano di scomparire e che patiscono gli stessi problemi  di crisi economica, disoccupazione, spopolamento; non hanno certo motivo di gioire e festeggiare. Ma non rinunciano alla loro bella sagra. Così da anni organizzano la “Sagra de sa fregua e de su pani indorau“. Di questa sagra e di altre sagre e manifestazioni in Sardegna ( e di cosa sia “su pani indorau“) ho scritto nel post “Jazz e casu marzu” (consiglio di leggerlo per capire perché me la prendo tanto con queste iniziative strampalate; alla fine c’è anche un link che rimanda all’elenco di associazioni che usufruiscono di oltre 6 milioni di contributi regionali, ai quali si aggiungono quelli di Comuni e province, per organizzare questi eventi).

Ora, chiaro che Curcuris, che ha il doppio degli abitanti di Setzu, non può restare indietro; è anche una questione di orgoglio campanilistico. Ed ecco, infatti, cosa hanno inventato. L’anno scorso hanno partecipato, insieme ad altri Comuni della zona, al progetto “Litighi-Amo“, iniziativa originale e fondamentale per la crescita culturale e socio-economica della zona, partorita dalle menti creative del Plus di Ales-Terralba (al cui confronto quelli di Silicon Valley sono dei dilettanti), gestito dalla cooperativa Coagi e dedicato ai bambini.  In cosa consiste? Una specie di corso accelerato con lezioni, pratica, laboratori vari,  per imparare a litigare (come se i bambini abbiano bisogno di qualcuno che glielo insegni) e poi, trovare il modo di fare pace. “Abbiamo fatto vivere ai ragazzi il momento del bisticcio come un’esperienza rigenerante, contenendo il sentimento di colpa provato quando si litiga.“, dice Susanna Murru, una delle mediatrici culturali del progetto. Riusciamo perfino ad inventarci dei corsi per imparare a litigare. Ragazzi, questa è creatività pura, geniale. No?

Nota

A proposito di siccità, giusto per dire che il problema è serio (altro che pensare a Jazz, poesia e sagre del piffero), ecco le notizie recenti riportate dal quotidiano locale L’Unione sarda, un autentico bollettino di guerra:

- Piogge scarse e cambiamenti climatici; agricoltori sardi in allarme. (15 marzo)

- Sassari, siccità; stato di calamità naturale. (6 maggio)

- Mandas, siccità, campi all’asciutto; chiesta la calamità naturale. (7 maggio)

- Emergenza siccità; Coldiretti e sindaci di Guilcier e Barigadu chiedono incontro con Regione. (12 maggio)

- Trexenta, siccità; niente acqua per irrigazione. (12 maggio)

- Sardegna, si aggrava la siccità; stato di allerta per numerosi bacini idrici (13 maggio)

- Sardegna, siccità; bacini vuoti, danni enormi. (15 maggio)

- Siccità; aziende e animali stanno morendo. (19 maggio)

- Emergenza siccità; allarme rosso in Sardegna (20 maggio)

- Villaputzu, siccità; scende in campo il Comune (25 maggio)

- Orgosolo, emergenza siccità. (26 maggio)

- Musei, stato di calamità naturale a causa della siccità (25 maggio)

- Guamaggiore, siccità; dichiarato stato di calamità naturale (7 giugno)

- Selegas, siccità; scende in campo il Comune a sostegno degli agricoltori. (9 giugno)

- Sardegna, siccità: perso il 40% della produzione. (10 giugno)

- Gesico, siccità; agricoltori in crisi. (10 giugno)

Canzoni e gay

di , 12 Febbraio 2013 16:12

Oggi è la giornata di Sanremo, bisogna rassegnarsi. Ecco un’altra notizia fresca fresca che vedo in rete: “Fazio: doveroso portare sul palco la coppia gay“. Cosa non si stanno inventando ogni giorno per creare quel clima di attesa che poi fa crescere l’audience. Ogni giorno sparano qualche provocazione o lasciano intendere che succederà chissà cosa, che ci sarà Crozza e chissà cosa dirà, che si parlerà di politica e chissà cosa diranno, che La Littizzetto è libera di fare quel che vuole e chissà cosa farà. E molti ci cascheranno, si lasceranno contagiare da questo clima e dalla suspense, si piazzeranno davanti alla TV con frittatona di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero alla Fantozzi, in attesa di scoprire…chissà cosa faranno!

Bene, così già da tempo hanno confermato che fra le canzoni in gara c’è un testo che parla di amore omosessuale. E ti pareva che si lasciassero sfuggire l’occasione. Oggi il gay va come il pane, te lo ritrovi dappertutto. I media ci campano: pane e gay. Non c’è programma televisivo che non abbia in studio il proprio gay in dotazione; come ospite, come opinionista, come esperto, come partecipante ai giochini scemi in TV, come membro di giuria. Alcuni programmi, più all’avanguardia, possono permettersi anche l’abbinata gay/trans nella stessa puntata; il massimo.

Ma è roba per pochi privilegiati come quella “signora” (!?)  della televisione che è Mara Venier, quella che, per paura di sbagliare la dizione, pronuncia tutte le vocali molto chiuse, anche quando dovrebbero essere aperte; parla come Berlusconi. Quella che contende a Raffaella Carrà il primato della risata più sguaiata e volgare. Quella che conduce un programma pomeridiano di chiacchiere che è a metà strada fra un pollaio ed un’osteria.

A proposito, pensate ad una donna bella, giovane, fine, elegante, colta, raffinata, dotata di stile e di classe.  L’avete pensata? Bene, ora pensate ad una donna che sia esattamente il contrario. Ecco, il contrario è Mara Venier.

Ma torniamo al nostro Fazio, quello con l’eterna risatina scema stampata sul viso, ed alla sua coppia gay sul palco. Sfido io che ride sempre. Sembra che sia il più pagato in RAI, circa due milioni di euro a stagione. Solo? No, bisogna aggiungere ancora circa 600.000 euro per la conduzione del festival. Grazie al piffero, così riderei anch’io, alla faccia di chi paga il canone.

Dice il nostro “bravo conduttore” che portare i gay sul palco è doveroso perché, lo specifica, il “matrimonio omosessuale è un tema internazionale“. Bene, allora, siccome la logica è logica, se sul palco di un festival della canzone bisogna portare i temi internazionali, bisogna prima stabilire quali siano questi temi. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, i tempi di interesse internazionale sono tantissimi; dalla salvaguardia delle foreste amazzoniche alla tutela del panda, dal surriscaldamento della Terra alla fame nel mondo, dallo smaltimento dei rifiuti del pianeta alla  tutela delle tradizioni e della cultura delle minoranze etniche.

Allora, visto che in questa manifestazione, che è, ricordiamolo, un festival della canzone italiana, è più importante trattare temi sociali ed internazionali, lasciamo perdere la musica e mandiamo a casa cantanti, canzoni e direttori d’orchestra. Fazio, stando così le cose, perché insieme ai gay non porta sul palco anche un panda, un esemplare di flora amazzonica, due bambini africani denutriti, un campionario di rifiuti tossici, quattro palestinesi di Gaza, una rappresentanza dei ribelli siriani e un gruppo tribale di tagliatori di teste del Borneo? Eh, Fazio, perché non porta sul palco questi esempi di temi internazionali? Magari non sanno cantare, però diventa un evento, un festival nuovo, d’avanguardia, impegnato, di denuncia, di rottura. Ecco, più rottura che altro.

Ma non sarebbe più onesto dire che la lobby gay/lesbo/trans, ormai potentissima nel campo dello spettacolo, ha fatto qualche pressione per sfruttare un evento di grande interesse mediatico come il festival,  per portare ancora in primo piano i gay e le loro battaglie? L’occasione sarà lo spunto per polemiche, dibattiti e discussioni sulle coppie di fatto, il matrimonio e le adozioni gay. E più se ne parla, più la questione viene “normalizzata“, digerita, assimilata, fino a farla diventare “normale“. Così la Concia sarà liberissima di gestire al meglio e senza problemi di sorta la sua “sessualità fluttuante“ ed  il caro Nichi potrà coronare il suo sogno d’amore e sposare il suo adorato Eddy. No? Oppure non si può dire? In compenso, però, visto che i gay vanno a Sanremo, per ricambiare il favore, alla prossima assemblea dell’Arcigay inviteranno un coro di voci bianche, della vicina parrocchia, che interpreterà canti liturgici.

Già, meglio e più facile inventarsi pretesti come il “tema internazionale” che non stanno né in cielo, né in terra. Ci vuole una buona dose di ipocrisia per giustificare certe scelte con pretesti così ridicoli. E da quelle parti l’ipocrisia abbonda. Ma, per favore, nessuno pensi che questo, come lo ha definito Berlusconi (a ragione), sarà un festival de L’Unità. Lo è e lo sarà, ma non si può dire. E se non sarà il festival de L’Unità, sarà il festival dell’ipocrisia. Più o meno è lo stesso, cambia poco; manca solo la salamella.

A proposito di festival e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

- Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

- Bonolis, la fatina bionda e du’ palle! (2005)

- E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: Big e tubi

di , 14 Dicembre 2012 22:52

Che ci frega della crisi?  L’importante è che arrivi il festival, puntuale, immancabile, angosciante, come la dichiarazione dei redditi; perché Sanremo è Sanremo! E pazienza se ci costerà milioni di euro; tanto sempre noi paghiamo. Ed ecco che già il conduttore designato, Fabio Fazio, ci crea qualche piccola sensazione di fastidio, come un leggero prurito alle parti basse. Sembra, fateci caso, la controfigura del presidente siriano Assad. Si somigliano come due gocce d’acqua. Solo che Assad è uno spilungone di due metri, il nostro piccolo Fabio, invece, è una versione ridotta, in miniatura. Così, invece che sparare missili sui dimostranti, come Assad, Fabietto spara cazzate in TV. Se in compagnia di un certo Saviano le spara ancora più grosse, doppie. Ma tant’è, a quanto pare è il meglio sulla piazza: il classico “Bravo conduttore“, direbbe Nino Frassica. Quello che ha sempre stampato sul volto un sorrisino da ebete e che fa finta, ipocritamente,  di scandalizzarsi per le battute della Littizzetto.

Così il nostro Fabietto, fresco fresco di nomina, ha annunciato due giorni fa, in diretta al TG1 (Festival di Sanremo: annunciati i BIG“), l’elenco dei 14 cantanti che parteciperanno al festival 2013. Eccoli: Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Daniele Silvestri, i Modà, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marco Mengoni, Marta sui Tubi, Simone Cristicchi, Annalisa, Max Gazzè e Maria Nazionale.

Questa è la squadra dei “Big“, ovvero i grandi artisti della musica italiana. Se questi sono i grandi, figuriamoci i piccoli. Una volta i Big, i grandi della canzone erano personaggi che avevano anni ed anni di carriera alle spalle. Grandi artisti, nomi conosciuti da tutti; ragazzi, adulti, anziani. Perfino mia nonna conosceva i cantanti di una volta. Ora i Big sono questi: Gualazzi, Chiara, Molinari e Cincotti ed altri. Ma quella che mi incuriosisce di più è “Marta sui Tubi“. Magari dopo mi informo (ma non è detto) su questa Marta “Big“. Ma a prima vista mi fa pensare ad una specie di carpentiere che ama fare l’equilibrista sui ponteggi di un cantiere edile. Forse sul palco, invece che cantare, farà acrobazie sui tubi Innocenti. Boh! Ma forse mi sbaglio.

Dice Fabietto che quest’anno ha voluto puntare sulla qualità:  ”Vogliamo che al centro del Festival ci siano qualità e contemporaneità“. Beh, certo, ha ragione. E’ più facile far cantare dei cantanti contemporanei, che siano vivi e vegeti. Molto più difficile sarebbe stato portare a Sanremo cantanti non contemporanei, morti e sepolti ed in avanzato stato di decomposizione. Ma Fabio è un furbacchione ed ha scelto la via più facile. Ecco perché gli hanno affidato Sanremo. Per giocare sul sicuro si porta dietro anche la sua amata Lucianina Littizzetto. Quella che, in TV a “Che tempo che fa“, davanti ad un Fazio fintamente scandalizzato, ma complice, a quasi 50 anni  continua a dimenarsi come una bambina dispettosa e scosciarsi sul tavolo, ansiosa di farci scoprire il colore delle mutandine e, prima o poi, anche la “Iolanda“, come lei chiama affettuosamente la passerina.

Anche perché, gira e rigira, il suo umorismo ed il suo linguaggio da osteria, sempre lì va a finire, sulle parti basse. Forse per adeguarsi all’altezza, si fa per dire, dell’amico Fazio. Emblematica la sua battuta nell’ultima puntata: “Berlusconi ha rotto il cazzo“. Molto fine, vero? Da notare che se voi usate un’espressione simile in un forum, o commentando un pezzo sui quotidiani, vi censurano perché è un linguaggio scurrile ed offensivo. Ma se lo dice Littizzetto, o Crozza (un altro che usa spesso quel termine nei suoi siparietti a Ballarò), in televisione, in prima serata, allora è satira!  E specie se è contro Berlusconi (come fanno da 20 anni) tutto è concesso. I comici, ormai, sono diventati intoccabili, come i magistrati. Possono dire di tutto e di più, insultare, offendere,  calunniare, ridicolizzare. E tutto diventa lecito e divertente: è satira. Basta intendersi.

Ho l’impressione che quest’anno, vista anche la crisi,  conduttori e cantanti faranno una cosetta in famiglia, alla buona. Una cosa intima, per pochi amici: se la suonano e se la cantano. Sì, pochi, ma…Big!

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