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Testimone oculare

di , 18 Agosto 2017 22:01

La tragedia, l’inviato speciale, il testimone oculare che “Ho visto tutto” e i sondaggi.

La cosa insopportabile è la rappresentazione mediatica delle tragedie, la banale retorica da “Manuale pratico del piccolo cronista” di giornalisti ed inviati speciali, i commenti degli esperti del giorno dopo, le lamentazioni televisive delle prefiche buoniste, le ipocrite manifestazioni di solidarietà, le bandiere a mezz’asta ai balconi, le fiaccolate, i cortei, i fiori, i palloncini, le dichiarazioni di circostanza ed il cordoglio in fotocopia dei capi di governo, di quella classe politica che ha la coscienza sporca e pensa di lavarsela con slogan da Baci Perugina, l’astratta vicinanza e le preghiere per le vittime di un Papa per il quale anche i terroristi sono “nostri fratelli” e  condanna la violenza di chi fa le stragi inneggiando ad Allah, senza mai citare l’islam, l’intollerabile idiozia di chi continua ad affermare che fra l’islam ed il terrorismo non c’è nessuna relazione.

Questa è la vera tragedia, l’esistenza di esemplari della specie umana che sembrano contraddire Darwin e la teoria che la natura favorisca la sopravvivenza dei soggetti migliori. Non sempre, caro Darwin,  non sempre e non necessariamente. L’evoluzione della specie non è lineare; esistono momenti di stasi, di involuzione e regressione, mutazioni genetiche che possono generare anomalie, mostri e aberranti esemplari di umanoidi. Alcuni diventano fenomeni da baraccone, altri diventano socialisti e vorrebbero cambiare il mondo per adattarlo alle loro farneticanti ideologie contro natura, alcuni scambiano Marx con Gesù (forse per via della barba), altri fanno i terroristi, altri ancora governano il mondo.

Incidenti stradali

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Incidenti ferroviari

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Botti di Capodanno

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Quirinarie e diretta TV

di , 31 Gennaio 2015 22:54

Viviamo in mondi paralleli; intendo dire il mondo della gente normale che, alle prese con mille problemi quotidiani, si arrabatta per campare, ed il mondo quasi surreale di  quella rappresentazione tragicomica che è la politica e l’informazione. In questi tre giorni RAI3 e LA7 si sono contesi gli spettatori con lunghissime dirette televisive dalla Camera (fino a quattro ore)riprendendo la chiamata nominativa di oltre mille  parlamentari e “grandi elettori” regionali ed il successivo spoglio delle schede. Assistere per delle ore alla sfilata di facce note e meno note di quelli che  si dice siano i rappresentanti del popolo (ma qualcuno ne dubita) non è propriamente un passatempo piacevole e rilassante.  Anzi, se si pensa a quanto ci costa l’apparato parlamentare ed ai danni che fanno, si rischia di rovinarsi la giornata.

Se poi la chiamata viene fatta, con  la voce un po’ roca ed un po’ piagnucolosa da funerale in corso, dalla “presidentessa” Boldrini, allora questo rito potrebbe essere classificato a pieno titolo fra le torture in stile Arancia meccanica, ed essere perseguito a norma di legge. Se questa signora è arrivata a ricoprire la terza carica dello Stato (il come ed il perché è uno dei tanti misteri d’Italia, come l’unione contro natura di ex PCI ed ex DC, le convergenze parallele di Moro ed il disastro di  Ustica) deve avere certamente delle grandi doti nascoste. Ma osservando le doti che appaiono a prima vista, bisogna riconoscere che  madre natura non è stata molto benevola con lei in quanto a simpatia, fascino e gradevolezza vocale. Ma non si può avere tutto nella vita, bisogna accontentarsi di quello che si ha.

Per evitare di annoiare gli spettatori, in TV cercano quindi di riempire il tempo con interviste e commenti di politici, giornalisti “quirinalisti” (questo è il loro momento di gloria) e opinionisti più o meno esperti che si esibiscono in un ampio repertorio di ipotesi di voto, dietrologie su accordi più o meno segreti, patti nazarenici, aspetti tecnici delle votazioni, aneddoti, voci di corridoio, giudizi sui candidati preferiti, in perfetto stile reality o talent show, pronostici e  puntate sui cavalli di razza che partecipano al Gran premio Montecitorio; mancano solo gli allibratori e la sala scommesse tipo La Stangata.

Osservando questo rituale, si ha la netta percezione della incolmabile frattura tra la realtà quotidiana ed un mondo, quello della politica e dell’informazione,  fatto di parole e immagini che con la realtà hanno poco o niente a che fare. Per rendersene conto basta confrontare i due livelli esistenziali. La realtà è fatta, purtroppo, da gravissimi problemi economici, precarietà del lavoro, decine di migliaia di aziende che hanno chiuso definitivamente o stanno per chiudere o essere vendute ad imprenditori stranieri, livelli di disoccupazione drammatici (quella giovanile è al 40%),  povertà in aumento (le statistiche ufficiali parlano di circa 9 milioni di italiani in grave difficoltà), emergenza immigrazione con reali rischi per la sicurezza e la convivenza sociale; piccoli o grandi conflitti sono sempre più frequenti ed accrescono l’insofferenza degli italiani nei confronti di una immigrazione senza limiti e regole. Si aggiunga il pericolo concreto di azioni terroristiche da parte di gruppi organizzati, come Al Qaeda o Isis, o di pazzi e fanatici isolati pronti a farsi saltare in aria insieme a vittime innocenti, convinti di trovare nell’al di là 72 vergini a disposizione per l’eternità (c’è chi ci crede), ed il quadro della realtà risulta molto preoccupante e non lascia sperare niente di buono. A questi problemi pensano gli italiani, non alle beghe quirinalizie o nazareniche.

Ora si osservi l’altra faccia della realtà, quella della politica. Un mondo fatto di parole, promesse, dichiarazioni, slides, tweet, di toni sempre ottimistici se si è al governo, o di toni catastrofici se si è all’opposizione, di attribuzione dei meriti a se stessi o alla propria parte politica e di addebito delle colpe agli avversari, di assillante presenza in tutti i salotti televisivi a tutte le ore del giorno e della notte, di risse e scambio di accuse reciproche, di difesa del proprio branco, sempre e comunque e di demonizzazione dell’avversario, sempre e comunque. Mai, dico mai, in decenni di dibattiti televisivi, che grazie a questi confronti televisivi abbiano risolto anche uno solo dei problemi reali. Chiacchiere, sempre e solo chiacchiere su questioni che, più che interessare i cittadini, interessano quelli che campano di politica, i conduttori televisivi di turno ed i giornalisti che su quelle chiacchiere il giorno dopo riempiono le pagine dei giornali.

Al massimo questi politici da salotto si limitano a fare l’elenco dei problemi, come se già non li conoscessimo, senza mai fornire una risposta o una soluzione. E nessuno dei “bravi conduttori” di turno che gli dica chiaro e tondo “Guardi, onorevole, che i problemi dell’Italia li conosciamo  già da tempo e li viviamo drammaticamente tutti i giorni. Ma voi non siete in Parlamento per dirci quali sono i problemi, siete pagati per risolverli.”. In realtà, non solo non hanno la capacità di affrontare e risolvere i problemi (la Costituzione non prevede che chi va in Parlamento abbia particolari competenze, anche lo scemo del villaggio può essere eletto), ma sembra che il loro massimo impegno sia quello di complicare ulteriormente la vita alla gente, con sempre nuove norme, nuove tasse, balzelli, lacci e lacciuoli burocratici; un orrido antro in cui un Minotauro  sempre assetato di sangue divora cittadini e contribuenti; un labirinto inestricabile dal quale è impossibile uscire, nemmeno portandosi appresso il filo di Arianna.

Eppure sembrano davvero convinti che questa nuova sceneggiata di regime appassioni gli italiani.   Pensano che gli italiani credano che eleggere Tizio o Caio possa cambiare la loro situazione o risolvere un qualche problema. Sembra che aver proposto il nome di Mattarella sia stata una grande scelta democratica, fatta a nome e per conto degli italiani. Si tessono le lodi, si decantano le sue capacità e competenze, le grandi qualità umane, lo si presenta come il candidato ideale. Manca solo che spuntino dei testimoni che giurino che Mattarella abbia compiuto dei  miracoli. Strano, avevamo un santo in casa e nessuno, fino a ieri, se ne era accorto. Ora, però, riflettiamo un attimo. Se quel nome non fosse stato fatto da Renzi e, quindi, imposto alla sua coalizione di governo (come continua a fare, imponendo il suo punto di vista, per tutto ciò che decide il governo), quanti sarebbero, sinceramente, gli italiani che avrebbero pensato a Mattarella come presidente e lo avrebbero votato? Forse nemmeno lo stesso interessato o i familiari e  parenti, fino a pochi giorni fa ci avrebbero mai pensato.  Eppure sembra che i nostri parlamentari siano convinti che gli italiani abbiano un solo pensiero fisso quando si svegliano al mattino: chi sarà il nuovo presidente. Già, dimenticano problemi, tasse, mutui, salute, sicurezza, perfino gli affetti; la loro mente è interamente occupata dalle beghe politiche sul Quirinale e sul fatto che il patto del Nazareno regga o no. Ne sono convinti i nostri rappresentanti del popolo.

Non solo ne sono convinti, ma a forza di mostrarci questa faccia della medaglia, finiscono per convincere anche noi, grazie alla compiacenza e complicità dei media. Questo, infatti, è l’altro termine di quel binomio funesto politica-informazione. Si reggono a vicenda, sono complementari, vivono e si integrano in perfetta simbiosi. La politica fornisce la materia prima da trattare quotidianamente e la stampa ricambia mettendosi a completa disposizione e diventando un grande ufficio stampa del palazzo. Basta leggere la stampa, internet o ascoltare uno dei telegiornali per rendersene conto. Non è altro che una passerella dei soliti noti, delle solite facce, delle solite dichiarazioni di circostanza che ripetono come litanie, senza mai dire qualcosa di veramente interessante, intelligente e che abbia un riscontro ed una utilità pratica. I media non fanno altro che dare spazio, volto e parola ai professionisti della politica, sono il loro megafono, al loro servizio, sono lo strumento per condizionare l’opinione pubblica, creare consenso, indottrinare e  plagiare il popolo.

Sono complici di una sorta di grande “famiglia” affaristica, da far invidia a don Vito Corleone, istituzionalizzata e legittimata in nome della democrazia e finalizzata al mantenimento dello status quo, delle poltrone, dei privilegi di Stato e del potere. I titoli di prima pagina sono sempre per loro, i primi servizi sui TG pure e così  le poltrone dei talk show; ogni giorno dobbiamo sorbirci la indecorosa lagna di cosa dice Tizio, cosa risponde Caio e cosa ribatte Sempronio. Ogni giorno la stessa solfa. E questa la chiamano informazione. Ma davvero la gente crede o prende sul serio le dichiarazioni quotidiane delle ancelle renziane, del ciarlatano di Palazzo Chigi, dell’orecchinato Vendola o di quella specie di orso Yoghi che è il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti? Credo di no, gli italiani non ci credono più, lo hanno dimostrato alle ultime elezioni regionali, con un tasso di assenteismo del 50% perfino nella regione rossa per eccellenza, Emilia e Romagna, dove fino a ieri andare a votare per i candidati del partito (il PCI, ovviamente, e suoi derivati e discendenti) non era solo un diritto o dovere del cittadino, era un obbligo morale.  Se si sono stancati perfino i compagni significa che la credibilità della classe politica è in caduta libera.  Come è sempre meno credibile il loro megafono ufficiale, la stampa. Politica e  informazione sono pappa e ciccia, culo e camicia, il gatto e la volpe. Anche quando fanno finta di essere in  disaccordo o fingono di litigare; sono come i ladri di Livorno.

Mi chiedo che male abbiano fatto gli italiani per meritarsi questa gentaglia in Parlamento. Sembrano acquistati ai saldi estivi, in offerta speciale prendi tre paghi uno, o forse  da ambulanti africani, o  a Porta Portese. Forse non sono nemmeno originali, non possono essere politici veri. Sembrano falsi, parodie, controfigure, maschere, cattive imitazioni.  Quando vediamo parlare Renzi abbiamo il dubbio che sia lui o sia  Crozza che lo imita, oppure sia Renzi che imita Crozza quando imita Renzi; e non riusciamo più a distinguerli. Ci siamo cascati, ce li hanno venduti per buoni, ma sono il solito pacco, una fregatura, come le borse firmate dei marocchini. Anche questi non sono originali, sono  taroccati made in China. Ma ormai, in preda alla confusione totale, nessuno ci fa più caso. L’importante è partecipare al grande circo della politica e tirare a campare.

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