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Renzi si è dimesso

di , 5 Marzo 2018 19:30

Era ora. Ancora oggi qualcuno aveva dei dubbi sulle responsabilità di Renzi nello sfascio del PD. Timidamente si accenna a problemi di immagine, di carattere, di personalità. E’ risaputo che a sinistra hanno i riflessi lenti, hanno bisogno di tempo per capire, spesso di anni. Ancora avete dei dubbi? Mi è bastato seguirlo per pochi minuti alle sue prime apparizioni, vedere l’espressione, la mimica, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento nei confronti degli interlocutori, per capire chi era questo bulletto di periferia. E nel PD, dopo anni, c’è ancora chi non vuole capirlo. Facciamo un breve riepilogo.

Il Bomba a palazzo (2014)

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Il Bomba e Cetto Laqualunque

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Renzi è Renzi e voi no (2016)

Sarà quella fastidiosissima Esse sibilante; saranno quegli incisivi sporgenti da castoro; sarà quell’andatura  da pistolero smargiasso al saloon di Kansas city;  sarà quell’aria da bulletto di periferia, da boss del quartiere, da “Er più de borgo”; sarà quella smisurata  presunzione da patologia clinica che supera abbondantemente i limiti di legge, le norme UE  e la sopportazione umana; sarà l’arroganza innata che usa con chiunque non sia d’accordo con lui; sarà la mancanza di  riguardo e considerazione, non solo nei confronti degli avversari,  ma perfino nei confronti dei compagni di partito che non siano del “cerchio magico“; sarà l’incapacità congenita di ascoltare suggerimenti e l’insofferenza per qualunque forma di critica o dissenso; sarà il rifiuto di accettare qualunque opinione non sia perfettamente allineata al suo pensiero unico; sarà quell’autoritarismo intransigente (nemmeno Adolfo e Benito giunsero a quei livelli) che chiude a qualunque forma di dialogo; sarà la sua naturale idiosincrasia e incompatibilità nei confronti della democrazia che, per il segretario di un Partito democratico, è il massimo dell’incoerenza.

Sarà quella miscela irritante di superbia, boria, strafottenza, spocchia, supponenza, alterigia, insolenza, sfrontatezza, protervia (si possono aggiungere sinonimi a piacere, tanto gli si addicono tutti); sarà quell’aria di sufficienza e altezzosità congenita da “Io so’ io e voi non siete un cazzo”; sarà quell’essere sempre impettito e guardare il mondo intero dall’alto in basso; sarà il modo di muoversi, di camminare dondolando le spalle, da “Spaccone” (al suo confronto Eddie Felson era modello di umiltà e modestia); saranno le fanfaronate alla Miles gloriosus  che dispensa quotidianamente a reti unificate; sarà ciò che quelli che parlano forbito chiamano “allure” o “fisiognomica” o “prossemica” (ma quelli che parlano terra terra lo chiamano semplicemente “cafone“); sarà la ingiustificabile maleducazione di presentarsi in camicia con le maniche arrotolate e con le mani in tasca negli incontri ufficiali con Obama e gli altri capi di Stato (da vero ”cafone” Doc); sarà il suo eloquio a base di slogan, metafore, citazioni goliardiche da cultura di massa e battutine da bar sport; saranno le sue conferenze stampa da capo del governo in perfetto stile imbonitore da fiera paesana,  a base di slides e “Venghino, siori, venghino”; sarà quell’atteggiamento indisponente da ragazzino impertinente, petulante e maleducato; sarà che è davvero convinto di essere l’unico, il migliore, “Matteo, The One“.  Sarà quel che sarà, ma questo ciarlatano toscano mi sta tremendamente sulle palle. Oh, l’ho detto, mi sono sfogato. Un blog serve anche a questo. Quando ce vò, ce vò.

Bruto, pardon…Renzi è  un uomo d’onore (2015)

Romani, amici, concittadini, ascoltatemi. Sono qui per dare sepoltura alla democrazia, non per farne le lodi. V’ha detto il nobile Matteo, e gli altri insieme a lui, che il voto di fiducia è la forma più alta di democrazia. Così Matteo, che è un uomo d’onore, chiede il voto di fiducia alla Camera sulla legge elettorale e la maggioranza approva. Perché, dice Matteo, questa è la democrazia. Eppure Matteo, che è un uomo d’onore, solo un anno fa,  diceva che “Le regole si scrivono tutti insieme“. Diceva Matteo  che “Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato“. Lo diceva Matteo Renzi, e gli altri insieme a lui. E Matteo è un uomo d’onore.

Se questo è un uomo…

Vedi

- Renzi, il premier con le mani in tasca. (2015)

Papa: acqua e fogne per tutti

di , 28 Novembre 2015 01:02

Il Papa ama viaggiare e portare nel mondo il messaggio evangelico. Ora è in Africa per il giro pastorale a base di vicinanza ai poveri ed agli ultimi, di baci ai bambini, di benedizioni alla folla, di appelli alla fratellanza, di rivendicazione dei diritti umani, di frontiere aperte, di accoglienza per tutti, di denuncia della ricchezza dell’occidente come causa della povertà del terzo mondo (questa è ancora tutta da dimostrare, ma a forza di ripeterla qualcuno ci crede davvero). Insomma, la solita litania buonista, il catalogo dei sogni, delle buone intenzioni, dei buoni sentimenti, di “beati i poveri…porgi l’altra guancia…ama il prossimo tuo come te stesso…etc”.  Poi la visita finirà, il Papa tornerà in Vaticano, i poveri di Nairobi continueranno ad essere poveri, e tutto resterà come prima.

Questa volta, visitando Kangemi, il quartiere povero di Nairobi, lancia il messaggio del diritto all’acqua e le fogne. Già “Acqua e fogne per tutti“, dice a gente che da sempre vive in mezzo alle fogne a cielo aperto. Sembra una battuta di spirito che richiama alla mente il motto di Cetto Laqualunque “Più pilu per tutti“. Solo che Cetto faceva ridere, il Papa no.

Il suo tema preferito è sempre lo stesso: più che un messaggio spirituale ricorda i temi del lavoro e dell’economia; diritto al lavoro per tutti, rivendicazioni salariali, sicurezza, garanzie, riposo, ferie, ridistribuzione della ricchezza, condanna del profitto, appello alla solidarietà globale. Più che il capo spirituale della Chiesa, sembra di ascoltare un sindacalista della Fiom o uno sfigato marxista dei centri sociali. Forse doveva fare il sindacalista, non il prete. Ecco che cosa ha detto agli “ultimi” di Kangemi: “L’emarginazione urbana nasce dalle ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate, scartate.”.  Più chiaro di così.

Gli africani sono poveri perché noi occidentali siamo ricchi, concentriamo il potere e sperperiamo. Viene quasi spontaneo pensare che in certe zone dell’Africa vivono ancora come 2.000 anni fa, nelle capanne di fango e paglia. E che fino a pochi secoli fa, gli europei non sapevano neppure dell’esistenza delle popolazioni africane, finché non sono cominciate le prime esplorazioni del continente africano. Ma intanto che  lì si viveva in condizioni da cavernicoli, a Roma si costruivano acquedotti e fognature già 2000 anni fa. E questi, ancora nel 2015, sono in quelle condizioni. Come mai, mentre in Europa si progrediva in tutti i campi, dall’architettura alla medicina, dalla scienza alla filosofia, l’arte, la musica, il commercio, si costruivano palazzi, basiliche, teatri, in quelle regioni lontane non c’è stato alcun tipo di progresso? Perché qualcuno li sfruttava? Oppure? Ma dicono che in Africa sono poveri per colpa nostra che siamo troppo ricchi e li abbiamo sfruttati. Ergo, se a Nairobi non hanno acqua e fognature, vuoi vedere che è per colpa dei romani che pensavano a costruire il Colosseo, invece che fare le fogne in Africa?

Ma il Papa ci accusa di essere noi la causa della loro povertà. E per rimediare dovremmo aiutarli e garantirgli il progresso, a spese nostre ovviamente. Infatti, riassunto in questo titolo, ecco il messaggio lanciato tempo fa in occasione del suo discorso all’ONU: casa, lavoro, terra.

Nient’altro? Beh, questo tanto per cominciare, poi si passa ai dettagli. Per esempio, possiamo aggiungere anche il diritto alla colazione abbondante con succhi vari, frutta esotica,  bacon e uova strapazzate, caviale, aragosta, champagne. Ancora il diritto al riposo pomeridiano (la pennichella è sacra), il climatizzatore, TV ultimo modello 40 pollici smart, Wi Fi (gli immigrati dicono che anche quello è un diritto), all’acqua minerale (liscia, gasata o Ferrarelle, secondo i gusti), una cantina fornita con vini di pregio, un’auto nuova in garage, un armadio pieno di abiti alla moda e capi firmati, la scopatina serale (o al mattino, a piacere; anche questo è un diritto, no?).

La casa, mi raccomando, che sia come quella di Topolino, una grande villetta bianca a due piani in stile coloniale con ampio prato verde intorno dove giocare col cane, possibilmente con ampio parco intorno, boschetto, piscina e giochi per i bimbi. Beh, tutti hanno diritto allo spazio vitale. Mica vorremo relegarli in quegli orribili casermoni di periferia, in spazi angusti come celle di alveari, pullulanti di brutti ceffi, maleodoranti e puzzolenti di fritto e minestra di cavoli. No, la casa deve essere bella, grande, confortevole, rilassante e profumata di gelsomini. E’ un diritto di tutti.

Il lavoro, invece, deve essere appagante, gratificante:  un buon impiego lautamente retribuito in un’azienda con sede in palazzo d’epoca in centro storico, con sale affrescate da Michelangelo (oppure Giotto), sculture del Bernini (ma va bene anche Canova), arazzi preziosi, tappeti persiani, ambiente lavorativo rilassante di tutta tranquillità (per evitare lo stress), segretaria di bella presenza sempre disponibile agli straordinari anche sul divano o dove capita, capita.

In quanto alla terra, che è un diritto di tutti, diciamo che non dovrebbe essere inferiore ad un centinaio di ettari per ciascuno, comprendenti grandi impianti eolici e fotovoltaici per l’autosufficienza energetica, e campi coltivati che forniscano tutti i possibili prodotti di prima necessità, cereali, legumi, ortaggi e frutta, al fine di garantire l’autosufficienza alimentare (non si sa mai, meglio essere previdenti), parco giochi, campo da golf, tennis, piscina, cottage per riposarsi durante le battute di caccia, cavalli purosangue da corsa, frutteti e vigne, boschi e ruscelli, e pista per il jet privato. Potrebbe bastare, salvo ampliamenti futuri.

Poi cos’altro?  Beh, si può aggiungere a piacere, tanto ormai tutto è diventato un diritto e tutti i diritti devono essere garantiti a tutti. Tutto a tutti; lo dice il Papa. Ultimamente fra il Papa e l’estrema sinistra c’è una strana convergenza di ideali e proposte, una corresponsione di amorosi sensi, una sorta di affinità elettive. O i comunisti si sono convertiti al Vangelo, oppure il Papa è diventato comunista. Il fatto è che è facile parlare di diritti a tutti, ma poi bisogna pensare alla realizzazione pratica. E ci si dimentica sempre di dire chi deve occuparsene e con quali mezzi e risorse. Ogni diritto presuppone un dovere. Già, perché se qualcuno rivendica un “diritto“, significa che qualcuno ha il “dovere” di riconoscerglielo.  E se tutti, dalla Polinesia alla Siberia, dalla Groenlandia al Kenya,  hanno diritto alla casa, al lavoro, alla terra e chissà cos’altro, chi è che deve provvedere a garantire quei diritti? Lo Stato, i cittadini volenterosi, i ricchi, la Caritas, i sindacati, il governo, lo Spirito santo? Questo il Papa dimentica sempre di spiegarlo.

Però, alimentando le speranze della gente si mostra vicino ai poveri e sembra che diffonda e applichi il messaggio evangelico che, dice il Papa, è rivolto ai poveri ed agli ultimi (Bergoglio tra gli ultimi del mondo). Anche Laura Boldrini dice che il suo pensiero è sempre rivolto agli ultimi. La nostra Laura è una fervente cattolica e segue alla lettera il Vangelo, oppure il Papa copia dalla Boldrini? Veramente il Vangelo non solo si rivolge agli ultimi, ma riserva loro un occhio di riguardo, un trattamento speciale, quasi un riconoscimento, un premio, quando afferma che “Gli ultimi saranno i primi“. “In che senso?”, direbbe Verdone con gli occhi al cielo. Meno male che il Signore non faceva il giudice di gara, altrimenti sarebbe stato un bel pasticcio al momento di decretare l’ordine di arrivo e la classifica finale.

Ma se questo è il messaggio, allora bisogna riconoscere che essere ultimi è una bella fortuna, perché alla fine si diventa primi. Il guaio è per i ricchi, perché è più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri in paradiso. Se ciò che dice il Vangelo è vero, questi poveri che vivono nelle periferie di Nairobi, in bidonville senza acqua, né fogne, e magari anche senza cibo, dovrebbero gioire, ringraziare il Signore per essere nati poveri e pregare di non arricchirsi mai, perché se si arricchiscono rischiano di trovarsi in fondo alla classifica. Bisogna concludere, quindi, che quelli che nascono nella periferia di Nairobi hanno avuto una bella fortuna. Beh, questo dice il Vangelo. No?

Vedi

- Gli ultimi saranno i primi

- Servire i servi

- Ultimi e penultimi

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