Articoli corrispondenti al tag: cervello

TV scuola di violenza

di , 17 Dicembre 2017 22:51

La televisione ed i media ci avvelenano. Ogni giorno ci propinano dosi massicce di negatività che alterano la normale attività mentale, condizionano l’esistenza e le nostre scelte di vita e, a lungo andare, producono danni enormi a livello psicofisico e modificazioni anche serie perfino sulla struttura neuronale del cervello.  Lo scrivo da anni. E più passa il tempo e più ne sono convinto. Esagero? No, leggete questo articolo di pochi giorni fa: “Cervello in tilt per 900.000 giovani; tutta colpa di smartphone e web“. Ecco cosa afferma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano: “Oggi sappiamo che emergono alterazioni a livello della struttura cerebrale, che sono sovrapponibili alle dipendenze da stupefacenti e insistono sulle stesse aree cerebrali.”. Chiaro? Io aggiungerei, senza tema di sbagliare, la televisione e tutti i mezzi di comunicazione.

Ecco a lato la conferma del rapporto fra TV e cronaca nera, riportato dal Corriere: “Il piano per farlo a pezzi ispirato alle fiction TV“.  Per ammazzarlo e  tentare di eliminare il cadavere “si sono ispirati alle fiction TV“. E’ abbastanza chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna fare il disegnino? E’ solo l’ultima notizia di reati e delitti ispirati dalla televisione; l’elenco sarebbe molto lungo. Ne ricordo solo uno per tutti. Il caso, avvenuto ad Olbia qualche anno fa, di uno stupro da parte di un branco di adolescenti ai danni di una coetanea di 9 anni. Ne parlavo in questo post del 2008 “Mondo cane“. Ai carabinieri che chiedevano perché lo avessero fatto, risposero sereni e tranquilli che “lo avevano visto fare in televisione“. Non credo ci sia molto da aggiungere. Se ancora si continua a negare la strettissima relazione fra atti di violenza e quello che passa in Tv, significa che la gente è completamente rincoglionita: specie gli addetti ai lavori. Ma quelli, come dico spesso, ci campano.

I primi a farne le spese sono proprio i ragazzi, ancora immaturi, indifesi, fragili, facilmente impressionabili dal continuo flusso di informazioni negative che assimilano quotidianamente. Ed ecco un’altra conferma dello sbando totale degli adolescenti, riportato ieri nella cronaca locale dal quotidiano Unione sarda (Soli in discoteca a 12 anni):  “Adolescenti, se non addirittura bambini, in giro per la città sino alle 6 del mattino dopo una notte in discoteca.“.  Per intenderci, sono gli stessi ragazzi dodicenni che, secondo la proposta della ministra Fedeli, le mamme dovrebbero andare a prendere all’uscita dalla scuola per proteggerli da eventuali pericoli. Però possono stare tutta la notte fuori casa, con il consenso dei genitori, a fare quello che gli pare, senza controllo. C’era bisogno di una ulteriore conferma del rincoglionimento generale di adolescenti, figli, genitori e ministri?  No, non abbiamo più dubbi. Ma cosa fanno queste dodicenni fuori tutta la notte in discoteca? Mah, qualche idea potete farvela leggendo questo: “Pane, sesso e violenza“. C’è un po’ di tutto; dalle “ragazze doccia” che fanno sesso tutti i giorni a scuola su prenotazione e scelta della prestazione dietro compenso o una semplice ricarica telefonica, a quelle che nei bagni delle discoteche fanno le gare di sesso orale; vince chi fa più pompini (chiamiamo le cose col loro nome, così ci capiamo meglio).  Già, poi però siccome le “bambine” sono ingenue ed indifese, e se tornano a casa da sole corrono dei rischi (magari accettano caramelle da sconosciuti; pompini sì, caramelle no), per difenderle dai pericoli, bisogna andare a prenderle a scuola per accompagnarle a casa; così siamo tranquilli.

Non basta ancora? Di recente il caso della famiglia sterminata con il tallio ha riempito la cronaca per giorni. Poi si è scoperto che ad uccidere i nonni e la zia è stato il nipote: “L’ho fatto per punire soggetti impuri“. E stampa e TV si sono scatenati con servizi speciali, facendo a gara nel raccontare nei dettagli tutti i particolari della vicenda; cos’è il tallio, a cosa serve, dove acquistarlo, quanto costa, come ordinarlo sul web, come usarlo, come non lasciare traccia sul computer. Insomma, tutte notizie utili per fornire spunto e consigli utili a qualche apprendista assassino con poca fantasia che vuole far fuori un familiare, un parente, un vicino antipatico o uno a caso. Non sai come fare? Basta leggere la stampa o vedere i servizi in TV.

Sono cose che scrivo fin da quando ho cominciato ad usare internet 20 anni fa. Risultato? Zero. Mi ricorda quella battuta del tale che fa dieta da 15 giorni per perdere peso ed all’amico che gli chiede cosa ha perso risponde “Ho perso 15 giorni“. Ecco, io ho perso 20 anni. Ma siccome “repetita iuvant”, mai disperare. Qualche tempo fa, gennaio scorso, Fiorello sollevò il problema della violenza in TV perché la mamma era impressionata dalle notizie di cronaca nera nei TG. Se ne è parlato per qualche giorno, poi silenzio generale (tengo famiglia) e tutto procede come sempre. A quella protesta ho dedicato un post in cui riportavo anche i commenti lasciati su un forum della Community RAI, dedicato proprio alla violenza in TV, nel 2002, 15 anni fa (quindici). Giusto per dire che il problema è vecchio e non lo sto scoprendo oggi. Eccolo.

Fiorello e violenza in TV (gennaio 2017)

Se l’ha capito anche Fiorello vuol dire che la questione è seria. Parlo dell’eccesso di violenza in TV. Ieri ha lanciato un appello a RAI e Mediaset: “Basta sangue e violenza in TV“. Chi ha la bontà di dare uno sguardo al mio blog sa che è un argomento che tratto da sempre. Basta dare uno sguardo alla sezione “Mass media, società e violenza” nella colonna a destra, dove sono riportati i link di alcuni dei tanti post dedicati all’argomento “Media e violenza“. Forse non ci facciamo più caso perché la cronaca nera è talmente diffusa su stampa e TV che sembra normale. Proprio ieri ho seguito un TG5 che ha dedicato un quarto d’ora abbondante alle notizie di nera accaduti nelle ultime ore: sono almeno 5 i fatti di sangue e violenza, tra genitori ammazzati dai figli, donne bruciate o sfregiate con l’acido o accoltellate. Praticamente metà TG era dedicato a fatti di violenza, con dovizia di dettagli, sangue, inviati davanti ai luoghi della tragedia, interviste volanti ai passanti, ricostruzioni dei delitti. Niente di straordinario, è la solita informazione quotidiana. Ormai i TG sembrano bollettini di guerra.

Ma non basta. Si comincia già al mattino a riprendere i fatti delittuosi e discuterne in TV. L’ho ricordato spesso, anche di recente. E poi si continua per tutta la giornata a parlare degli stessi fatti nei salotti pomeridiani, e poi la sera in programmi espressamente dedicati alla cronaca nera: Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, Chi l’ha visto, Il terzo indizio etc. Basta? No, perché poi ci sono tutta una serie di fiction e  film horror, thrilling, di azione, polizieschi a base di violenza, sparatorie, sangue e morti ammazzati. Non li cito perché l’elenco è lungo. Fiorello ha ragione, c’è troppa violenza in TV. Sbaglia, però, quando dice che di questi delitti se ne dovrebbe occupare solo la magistratura ed i TG. La magistratura è giusto che se ne occupi, ma perché i TG devono riversare ogni giorno una valanga di notizie violente? Possibile che siano queste le notizie che interessano i cittadini? Io credo di no, da sempre. L’ho detto e scritto ogni volta che ho avuto la possibilità di farlo. E lo sto scrivendo anche in rete fin da quando ho cominciato ad usare internet; lo sto scrivendo da 15 anni. Ma sembra di scontrarsi con un muro di gomma. E nessuno se ne preoccupa, nemmeno coloro che per professione (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, sociologi, giornalisti ed addetti ai lavori) dovrebbero farlo.

Stavo per scrivere proprio un post sulla follia umana che sembra essere ormai inarrestabile. Ma prima, visto l’intervento di Fiorello, mi fermo a parlare per la millesima volta dell’eccesso di violenza in televisione.  E’ un problema che ho accennato da subito, appena ho cominciato a frequentare la rete e diversi forum di discussione, tra i quali anche la Community RAI che aveva diverse sezioni e forum nei quali si poteva intervenire.  Parlo di 15 anni fa. Allora la connessione era a 56 kb ed il problema più frequente era che cadeva spesso la linea. Il che significava che se stavi scrivendo qualcosa perdevi tutto. Così presi l’abitudine di scrivere i messaggi, commenti ed interventi anche brevi, prima su una pagina word e poi col copia/incolla inviarli nel forum. Molti di quei messaggi si sono salvati e li tengo ancora in una cartella documenti. Così ho rintracciato dei commenti che avevo inserito proprio in un forum della Community RAI riservato proprio al problema della violenza in TV.

Il forum era moderato dal prof. Scandaletti. Pensai subito che un forum sulla violenza in TV all’interno della Community RAI fosse il posto giusto per porre il problema dell’eccesso di violenza in TV (cosa che osservavo già da tempo), e che magari il prof Scandaletti avrebbe potuto darmi una risposta o, comunque, si poteva avviare una discussione. L’illusione è durata poco, nessuna risposta, né dal moderatore, né da altri frequentatori del forum. Così cominci a pensare che, in fondo, se agli altri non interessa, magari sei tu ad essere troppo critico. Non solo nessuno rispondeva, ma qualche mese dopo addirittura chiusero il forum; così si evitano domande scomode. Pensate quanto gli interessa il parere del pubblico. Riporto quei pochi interventi fatti in quel forum nel 2002 a dimostrazione che quello che lamenta Fiorello oggi, lo denunciavo già 15 anni fa, purtroppo senza ottenere risposta. La “Carta di Treviso” alla quale accenno nei commenti è un protocollo deontologico d’intesa fra Ordine dei giornalisti e TV che risale al 1990 e che dovrebbe tutelare i minori dall’eccesso di scene violente in TV e tutelarne la privacy. La cito perché l’intestazione della sezione faceva riferimento proprio a quella “Carta”.

Su  RAI Community 24/4/2002

Altro che Carta di Treviso; bell’elenco di buone intenzioni. Fossi in voi (intendo nei panni degli addetti ai lavori), comincerei a preoccuparmi seriamente anche dell’informazione per gli adulti. Ma, a quanto vedo, in questo forum non risponde nessuno. Per essere ascoltati, oggi, bisogna parlare di Fiorello o del “Grande fratello” o delle amenità varie del mondo dello spettacolo; insomma, di stupidità e affini. Prova ne sia che, a dieci anni dalla “Carta”, il pericolo della TV violenta, come risulta dai rapporti, è addirittura aumentato. Alla faccia della “Carta”. Ma siamo seri, per favore.

Ma, del resto, come si può pensare di essere ascoltati, quando addirittura si sentono certi psicologi (?) affermare candidamente che, in fondo, la violenza non è poi così pericolosa, anzi, contribuisce ad esorcizzare la paura. Ma dove hanno studiato certi personaggi? Nei corsi serali tenuti nella capanne del Burundi? Ma non sarebbe meglio, nell’interesse di tutti, che cambiassero mestiere? O devo credere che, veramente, nelle nostre università si insegna che essere sottoposti quotidianamente a visioni di violenza di ogni genere, e in tutte le salse, contribuisca ad esorcizzare la paura e che, quindi, abbia, addirittura degli effetti positivi? Ma davvero si insegna questo? Chiudete quelle università e ricavateci alloggi per i senzatetto, almeno servirà a qualcosa e non faranno danni.

Su RAI Community (1 maggio 2002)

Adesso capisco perché la “Carta di Treviso” resta carta straccia. E’ la solita trovata all’italiana. In Italia si svolgono ogni anno centinaia, o forse migliaia, di convegni, congressi, seminari, meeting etc. A parte il fatto che il più delle volte, direttamente o indirettamente, vengono organizzati col sostegno di Enti pubblici, quindi, con denaro pubblico, mi chiedo a cosa servano. Il più delle volte il loro scopo (non ufficiale) è il seguente:

- Dare la possibilità ai partecipanti di trascorrere qualche giorno di vacanza in località amene.

- Offrire l’opportunità di instaurare nuovi rapporti personali o professionali (tornano sempre utili).

- Consentire di degustare le varie specialità gastronomiche locali. In alcuni casi è possibile anche acquistare direttamente i vari prodotti locali, che sono sempre graditi, sia per consumo personale, sia come regalini per amici e parenti.

- Stilare un documento finale (ma, spesso, neanche questo) che giustifichi, con pretese scientifiche, quanto detto nei punti precedenti.

 Detto questo, quando sono entrato in questo forum, mi sono sorpreso di scoprire che, finalmente, qualcuno si occupa di un argomento così serio qual è l’informazione, con particolare riferimento all’informazione per i bambini. Ma, a distanza di dieci giorni, mi rendo conto che anche questo forum è “all’italiana”. Nessun commento, nessuna risposta ai vari messaggi. Ma nessuno potrà dire che nulla viene fatto. Vero? La RAI ha perfino aperto un forum ad hoc, dove discutere di informazione. Ed è un forum moderato dall’illustre prof. Scandaletti. Mica scherzi! Classica domanda all’italiana: “Il prof. Scandaletti viene anche pagato, per questo gravoso incarico di moderatore?”.

Ho la vaga impressione che, nonostante le buone intenzioni, non si sia ancora capito se e quanto la televisione possa influire sul comportamento sociale. Anzi, credo proprio che, nonostante lo si sia capito molto bene, non si faccia nulla, perché occorrerebbe adottare dei provvedimenti che, come sempre, sarebbero scomodi per molti. E allora, all’italiana, facciamo finta di occuparci del problema e che tutto resti come prima. Una cosa è certa; tutti gli italiani hanno letto “Il gattopardo”. Concludo, all’italiana, citando un noto ritornello di Sordi: ” Ti ci hanno mai mandato a quel paese?” Statemi bene! E se un domani i vostri figli o nipoti si ammazzano fra loro, o puntano un fucile o una pistola sulla vostra canuta testolina e fanno boom, non preoccupatevi, niente di grave; lo hanno semplicemente visto fare in televisione.

Su RAI Community 26/5/02 

Perché in questo forum non risponde nessuno? “In tutt’altre faccende affaccendati?”. Eh sì. E’ di ieri la notizia che un ragazzo ha ammazzato il padre e la madre. La sorella l’ha scampata per miracolo. Beh, normale no? Ormai questi delitti in ambito familiare si susseguono con un ritmo così frequente che è tutto normale. Pensiamo piuttosto ad altro; ai mondiali di calcio, e chissà se Carlo sposerà Camilla, e chi vincerà a “Saranno famosi”? In attesa del prossimo delitto. Sperando che non sia il nostro. Così, giusto perché da morti non potremmo vedere che anche noi abbiamo avuto i 5 minuti di celebrità in TV. Sì, vero, da morti, ma comunque siamo apparsi in TV.

Ma, visto che ormai vanno di moda, a nessuno viene in mente di fare un bel “Girotondo” contro la violenza in TV? No vero? I girotondi si fanno per rivendicare la libertà d’informazione. O meglio, quella che si ritiene sia libertà di informazione. Ovvero la libertà di riversare quotidianamente sui cittadini montagne di residui digestivi e violenza, in tutte le salse. Questa è libertà di informazione. Meglio che i bambini imparino presto che ammazzare il padre o la madre è una cosa del tutto naturale, visto che succede così spesso. O no? Così, se ne avranno voglia, magari perché non gli comprano il motorino, potranno farlo senza eccessivi scrupoli, tanto è normale. Ma perché preoccuparci di queste cose? Pensiamo ai mondiali di calcio ed al giro d’Italia. A proposito, visto come procede…l’ultima tappa si correrà a S. Vittore? Ma l’atroce dubbio che tiene il mondo in ansia è: Carlo sposerà Camilla? Albertone…com’era quella canzoncina? Ah, sì: “Ti ci hanno mai mandato a quel paese?”.

Questi furono i soli commenti inviati, perché visto che regnava il silenzio totale, rinunciai a perdere tempo. Stesso esito su altri forum tra i quali quello del programma TV “Il Grande talk” divenuto poi “TV talk” (programma che, con l’intervento di analisti ed ospiti in studio analizza i programmi televisivi della settimana) che prima andava in onda il sabato mattina ed ora il sabato pomeriggio alle ore 15. Risposte zero, anzi qualche frequentatore  si lamentava delle mie segnalazioni con la  solita idiota giustificazione che se un programma non ti piace sei libero di non guardarlo, c’è il telecomando; classica risposta da imbecille della comitiva. Anche quel forum è stato chiuso già da alcuni anni. Sembra che gli addetti ai lavori non gradiscano parlare di ciò che li riguarda. Possono parlarne solo gli interessati e, naturalmente, bene.

Allora ci si chiede perché nessuno si occupi di un problema così importante com’è la programmazione televisiva e degli effetti che può avere sul pubblico. La risposta può essere quella di Popper, riportata a lato, che cito spesso. E’ triste doverlo riconoscere, ma la spiegazione è proprio quella. La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti della maggioranza della popolazione.  Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di programmi basati su cronaca nera e violenza.

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello  culturale del pubblico, lo usiamo per aumentare il livello di aggressività della gente e per fare pubblicità a detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali.  E non si può nemmeno lamentarsi, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Vedi

- Cuochi e delitti

- Cara sorellina ti ammazzo, per gioco.

- Donne da macello

- Gli italiani sono scemi

- Pane, sesso e violenza

- Follie di giornata e futili motivi (2004)

- Ipocriti (2004)

- Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

- Lo stupro quotidiano (2006)

- AdolesceMenza (2006)

- Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

- Il mondo visto dalle mutande (2007)

- Manicomio Italia (2009)

- Mamma, sono incinta (2009)

- Cani e bestie (209)

- Il Papa ha ragione (2009)

- Luna nel Pozzo (2010)

- Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole di me in una intervista TV:

- “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Pensieri casual

di , 14 Gennaio 2016 23:44

Come nasce il pensiero? E’ una domanda che mi pongo da sempre. Già 12 anni fa, appena aperto il blog, dopo un primo post di saluti alla compagnia, il secondo post era già questo “Come nasce il pensiero?”. Diamo per scontato che il pensiero nasca nel cervello: è chiaro “dove” nasce, ma non “come” nasce. Eppure, nonostante abbia una mia idea, talvolta dubito che il cervello sia il luogo in cui nasce il pensiero; almeno non sempre e non per tutti. Il dubbio viene leggendo articoli di stampa, blog, pensieri sparsi in rete, ascoltando certi interventi dei soliti esperti tuttologi in televisione. Vedi, leggi, ascolti, e una domanda sorge spontanea: ma come ragionano questi? Certe volte, davanti a ragionamenti sconclusionati, ci si chiede con quale logica e razionalità vengano formulate certe idee.

Non entriamo in dettagli, gli esempi sarebbero tanti e tali che ci si potrebbe ricavare non un post, ma un lungo saggio; e sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Basta un solo esempio ricavato dalla cronaca recente: le motivazioni e le argomentazioni usate dai terzomondisti, buonisti, accoglientisti, cattocomunisti, bergogliani, boldriniani, kyengiani, filo musulmani, renziani e varia umanità, per giustificare sempre e comunque l’invasione afro/arabo/asiatica (non è una razza di cavalli da corsa) e tutte le conseguenze in termini di aumento della violenza, di attriti e conflitti sociali, di delinquenza, di piccola e grande criminalità. Pur di non mettere in discussione la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, si ricorre a tutti i trucchi possibili per aggirare l’argomento, evitare di rispondere alle domande scomode e trovare giustificazioni astruse e ridicole.  Di tutto si parla, meno che del problema.

Lo hanno fatto anche dopo i gravissimi episodi di molestie, violenze e stupri a Colonia e altre città europee, avvenuti contemporaneamente, come se ubbidissero ad un preciso ordine per attuare un’azione programmata per punire ed umiliare le donne europee (cosa verificata e confermata anche dalla polizia). Una sorta di richiamo della foresta, un rito tribale violento, e spesso cruento, in cui scaricare l’aggressività. L’esplosione improvvisa ed incontrollata di una pulsione inconscia; l’applicazione di  una ancestrale, bestiale ed istintiva strategia che in natura è propria degli animali predatori, come lupi e iene, che amano cacciare in branco. Un fatto così grave che non ci sono e non possono esserci giustificazioni o spiegazioni di sorta. Eppure, pur di non riconoscere la gravità dell’accaduto, le responsabilità degli aggressori (ed ancora meno la loro provenienza, etnia e religione), e mettere in dubbio la scellerata politica di apertura incontrollata al flusso migratorio attuata irresponsabilmente dall’Europa, hanno inventato le giustificazioni più strampalate. Hanno perfino negato che gli aggressori fossero immigrati, hanno detto che in fondo gli stupri li commettono anche gli italiani, e che se centinaia di immigrati aggrediscono le donne è perché, poverini,  “hanno carenza d’affetto”.

Chiaro? Care donne europee, tenete bene a mente quello che dicono le illuminate menti delle anime belle buoniste: se domani qualcuno vi aggredisce e vi stupra, non allarmatevi, ricordatevi che forse lo fa perché “soffre di una carenza di affetto”. Allora, visto che è difficile immaginare ed accettare il fatto che certi ragionamenti possano essere partoriti dal cervello, o almeno da un cervello sano, normale, dotato dei neuroni regolamentari e di sinapsi funzionanti non intasate da ingorghi come a Roncobilaccio, ci si chiede con quale altro organo ragionino certi individui.

Ragionano con i piedi? O con le orecchie, il naso, la milza, il fegato, la cistifellea, il colon retto? Oppure con  l’alluce valgo, l’occhio di pernice, il labbro leporino, il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista? Boh, mistero. Però, a  ben vedere, quando si sente un ragionamento senza capo, né coda, comunemente  si usa dire, in senso spregiativo, che è un ragionamento del cazzo. Vuoi vedere che questa espressione popolare, pur se volgare, ha una sua base scientifica? Non c’è altra spiegazione, certa gente non ragiona col cervello, ma con quello: col cazzo. Ma allora si pone un altro problema: come nascono le ìdee del cazzo? Ovvio, con le seghe mentali. Adesso è tutto chiaro.

Le parole ci ingannano

di , 7 Gennaio 2016 23:46

Le parole ed il cervello ci ingannano“, dicevo a chiusura del post precedente “La felpa di Boncinelli“. E’ un inganno sottile del quale non ci rendiamo conto. Attraverso le parole esprimiamo i nostri pensieri che, però, non nascono come parole. I pensieri somigliano, piuttosto, a delle immagini in movimento che la mente trasforma in parole. Ma le parole non riescono mai ad esprimere completamente il pensiero. Ci provano, tentano di trasformare un pensiero complesso in forma intelligibile attraverso quella specie di codice che chiamiamo linguaggio,  ma con tanti limiti ed inesattezze che, talvolta, ciò che esprimiamo a parole risulta molto diverso da ciò che pensiamo.
La prima alterazione del pensiero avviene proprio nel momento in cui esso si traduce in parola. Questo passaggio da pensiero a parola è fortemente condizionato, inoltre, da altri fattori determinanti al fine della chiarezza espressiva. Non tutti usiamo lo stesso linguaggio, né possediamo la stessa padronanza lessicale, né abbiamo la stessa chiarezza di esposizione. Il linguaggio è frutto di educazione, cultura, esperienze personali, e, perfino, della personalità individuale. E, come se non bastasse, varia nel tempo e da luogo a luogo; ha una sua precisa collocazione spazio-temporale. Se non si ha una buona cultura umanistica, e pratica di testi antichi,  si avrebbe difficoltà a comprendere esattamente un testo scritto in volgare del ’300.

Ma non basta, purtroppo. Non solo abbiamo difficoltà ad esprimere esattamente il nostro pensiero, ma quando, attraverso il linguaggio, comunichiamo con altre persone avviene la seconda alterazione del pensiero. Colui che ascolta, infatti, recepisce il messaggio da noi comunicato, in maniera diversa da quello originario. Il motivo è semplice; il nostro interlocutore ha un suo preciso codice linguistico ed espressivo che è diverso dal nostro ed è la conseguenza diretta di quei fattori educativi e culturali ai quali abbiamo accennato, che sono una prerogativa specifica, esclusiva, di ciascun individuo e, quindi, del tutto personali. Se davanti alla finestra ho un pino e scrivo che vedo  un “albero“, generico senza specificare, chi legge in Val di Fassa pensa che sia un abete, in Puglia pensano che sia un ulivo. Il concetto di albero è lo stesso, ma abbiamo in mente alberi diversi. Una persona analfabeta avrà molta difficoltà a capire il linguaggio di una persona colta. Così come per un profano sarà del tutto impossibile afferrare il significato di un discorso altamente specialistico, come una conferenza sulla teoria quantistica.  Da queste differenze scaturisce la grande incertezza del linguaggio usato comunemente come mezzo di comunicazione e le frequenti incomprensioni, le ambiguità, gli equivoci, i fraintendimenti che possiamo verificare quotidianamente nei rapporti interpersonali e nel mondo dell’informazione e della comunicazione in genere.

Già Leibnitz e, successivamente, Wittgenstein, si posero il problema di trovare un linguaggio, riferito in particolare al campo filosofico e scientifico, che fosse chiaro e non si prestasse ad interpretazioni personali; un linguaggio universale. Purtroppo, sembra quasi un’impresa impossibile. Solo i matematici sembrare godere di questo privilegio: 2+2 fa 4, ovunque e sempre, ed il codice binario, basato sulla successione di due sole cifre, 0-1 (aperto/chiuso, acceso/spento, vero/falso) non lascia spazio a vie di mezzo, interpretazioni e fraintendimenti. Non così per il nostro comune linguaggio quotidiano ed ancora meno quando ci avventuriamo in discorsi su argomenti che, già di per sé, non essendo esplicabili attraverso formule matematiche, si prestano ad interpretazione personale. Pensiamo all’etica, l’estetica, la politica; tutti sono autorizzati ad avere i propri criteri di giudizio, in un trionfo di relativismo lessicale che tutto giustifica e legittima. In assenza di criteri matematici che non lascino spazio a fraintendimenti, chiunque si sente autorizzato a ritenere valida la propria opinione e ritenere sbagliate le opinioni altrui. Anzi, le nostre opinioni personali assurgono a valori universali ed acquistano quasi il crisma di assioma, mentre quelle degli altri, specie se in contrasto con le nostre, sono solo ipotesi e supposizioni del tutto insignificanti. In breve: “Le nostre opinioni sono idee, le idee degli altri sono solo opinioni.”

La felpa di Boncinelli

di , 6 Gennaio 2016 16:58

Ieri notte, mentre la Befana post moderna, gettata via la vecchia ed usurata scopa, a bordo del suo nuovissimo aspirapolvere turbo supertecnologico ultimo modello con navigatore satellitare di serie, volava per città e borghi di campagna impegnata a distribuire regali a bambini e adulti, su La7 andava in onda, intorno alla mezzanotte, una replica del programma di Floris “Di martedì”.

Ospiti d’eccezione in studio: il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti scopritore dei neuroni specchio, il fisico Carlo Rovelli ed il genetista Edoardo Boncinelli.  Se in televisione si desse più spazio a questi studiosi e meno ai salotti di oche starnazzanti, forse il mondo sarebbe migliore. Il prof.  Boncinelli, fra tante osservazioni interessanti sul funzionamento del cervello e sulle cause del comportamento umano, per dimostrare  che il cervello non sempre ragiona in maniera corretta, ma spesso ci fa compiere errori di valutazione, ha posto questo quesito: “Un tifoso va in un negozio e compra una felpa ed un distintivo con i colori della sua squadra, e spende in tutto 110 euro. Posto che la felpa costa 100 euro più del distintivo, quanto costa il distintivo? Quasi tutti diranno 10, invece la risposta è cinque.”.

Floris resta perplesso, ”Non ci ho capito niente…”, afferma ridendo, e a Boncinelli  che ripete l’esempio e ripone la domanda, Floris risponde convinto “Dieci euro“.  “Appunto…”, dice Boncinelli, dimostrando come la risposta di Floris confermi il fatto che il cervello  ci suggerisce la risposta sbagliata. Floris appare in difficoltà, non capisce dove sia l’errore e chiede al pubblico: “Qualcuno l’ha capita”? Risponde un coro di “No“. Non so se in studio al momento l’abbiano capita. Credo, però,  che ripensandoci dopo con calma, sia Floris, sia gli ospiti in studio o i telespettatori, abbiano capito quale fosse l’inganno ed abbiano trovato la spiegazione giusta. Aveva ragione Boncinelli, ovviamente, ma istintivamente, se non si riflette, si è portati a rispondere proprio come ha fatto Floris.

Mi ricorda un altro vecchio indovinello simile che circolava molti anni fa, quando eravamo ragazzi: l’indovinello del mattone. Credo che sia tuttora in voga; l’ho visto citato, fra gli indovinelli più facili, in siti che propongono indovinelli e quiz. L’indovinello è semplice e facilmente risolvibile, se ci si riflette un attimo. Ma se si risponde d’impeto, istintivamente, il più delle volte si sbaglia. Eccolo: “Un mattone pesa un chilo più mezzo mattone. Quanto pesa il mattone?”. Di solito la prima risposta è “Un chilo e mezzo”. Ovviamente la risposta è sbagliata, perché in realtà il mattone pesa 2 chili. Facile rispondere se mentalmente si immagina una bilancia che abbia su un piatto un mattone intero e sull’altro piatto mezzo mattone più un peso di un chilo. Appare subito chiaro che, per equilibrare il peso del mattone intero su un piatto, sull’altro piatto occorrono due mezzi mattoni. E se ad un mezzo mattone sostituiamo il peso di 1 chilo, quello è esattamente il peso di un mezzo mattone. Quindi due mezzi mattoni da un chilo fanno un mattone intero da 2 chili: 1 chilo (peso) + 1 chilo (mezzo mattone) = 2 chili (mattone intero).

Spiegare un indovinello è un po’ come spiegare le barzellette o le battute di spirito, ma bisogna farlo per capire il meccanismo mentale che può condurci in errore. L’indovinello di Boncinelli è molto simile a quello del mattone: è solo una versione più recente, ma il meccanismo mentale che induce in errore è lo stesso, e la risposta istintiva, quella che darebbero in molti, è quella di Floris. Ma basta riflettere un po’ per rendersi conto che la risposta giusta è un’altra, esattamente quella data da Boncinelli. Infatti si dice che la felpa costa 100 euro “più” del distintivo. Quindi, se il distintivo costasse 10 euro, la felpa dovrebbe costare 10 euro + 100, ovvero 110 euro, che sommati ai dieci euro del distintivo, farebbe 120 euro, e non 110. L’inganno è dare per scontato che  i 100 euro siano il costo della felpa, e considerare il costo del distintivo come differenza fra 110 e 100, ovvero 10 euro. Questa è l’operazione mentale che viene spontanea, e che ci inganna; mentre la prima cosa da tenere ben chiara è che il costo della felpa è dato dal “costo del distintivo più 100”. E’ quel “più” che ci sfugge e ci inganna. Quindi se il distintivo costasse 1 euro, la felpa costerebbe 1 + 100 = 101; così il costo totale, felpa più distintivo, sarebbe 101 + 1 = 102.  Se il distintivo costasse 9 euro la felpa costerebbe 9 + 100 = 109: ed il costo totale sarebbe 109 + 9 = 118. E non 110 euro. La risposta giusta, quindi, non può che essere 5 + 105 = 110. Quindi il distintivo costa 5 euro; ha ragione Boncinelli.

Abbastanza facile risolverlo, anche istintivamente, se si ragiona per immagini, come nell’indovinello del mattone. Un po’ più difficile è dare subito la risposta giusta se si ragiona con le parole, perché restiamo ingannati da quel “100” che identifichiamo come costo della felpa. C’è una differenza sostanziale nei due modi di procedere; ragionare per immagini (ma non è da tutti) è un procedimento molto più veloce e, quasi sempre (diciamo “quasi”, giusto per scrupolo e per lasciare un minimo spazio al dubbio), anche più corretto. Giusto per fare un nome, uno a caso, Einstein ragionava per immagini: lo ricorda proprio Boncinelli, citandolo nel suo ultimo libro, che Floris presenta all’inizio dell’intervista, ”Noi siamo cultura” (Ed. Rizzoli, 18 euro). Questo è il vero mistero della mente e la bellezza di indovinelli e quiz; ci permette di scoprire i meccanismi del pensiero umano ed i tranelli insiti nella elaborazione delle informazioni sensoriali che arrivano al cervello; un esempio classico sono le illusioni ottiche. Che poi è lo stesso meccanismo che può trarre in inganno anche in merito a problemi ben più seri e complessi. Basta saperlo e regolarsi. E ricordare che le parole, ed il cervello, spesso ci ingannano.

A proposito di inganni mentali, vedi:

- Come nasce il pensiero? (giugno 2003)

- Scherzi della mente ( ottobre 2004)

- E la volontà? (marzo 2005)

- Pensiero e volontà (settembre 2006)

P.S. Oggi, su Youtube ho trovato il video dell’intervista. Eccolo

Video importato

YouTube Video

 

Vedi anche i video:

- Intervista al fisico Carlo Rovelli

- Intervista al neuroscienziato Giacomo Rizzolatti

Cervelli unisex

di , 2 Dicembre 2015 14:11

Ovvero: come si fanno i titoli a capocchia. Non è che io ce l’ho in particolare con la stampa, è che certi cronisti sono proprio dei “peracottari“, come diceva un ingegnere romano che insegnava fisica.

Prendiamo, per esempio, questo titolo comparso sul Giornale.it di qualche giorno fa: “Il cervello è unisex“. Non c’è possibilità di equivocare, significa che il cervello umano non ha differenziazioni di genere maschile e femminile; i cervelli di uomini e donne sono perfettamente identici. Ma siccome la baggianata è talmente grossa che si stenta a credere che in questa affermazione ci sia qualcosa di anche lontanamente scientifico, non resta che leggere l’articolo per verificare. Ed infatti il pezzo dice qualcosa di completamente diverso dal titolo.

Inizia citando l’autorevole fonte “United States National Academy of Sciences” che avrebbe pubblicato il risultato di una ricerca dalla quale si scopre che il cervello è “unisex“. E se già nelle prime righe conferma la notizia, significa che deve essere vero. E, proseguendo nella lettura, si ha la conferma che “Non esisterebbe un vero e proprio dimorfismo sessuale del cervello“, e che “uomini e donne sono cerebralmente uguali.”. Chiarissimo, non c’è alcuna differenza, sono perfettamente uguali.

Ma subito dopo dice: “ Esistono però regioni più comuni tra i maschi e regioni più comuni tra le donne.”. Quindi si sostiene che esistono alcune “regioni del cervello” che sono più o meno presenti nel cervello maschile o femminile e che, quindi, esiste già una differenza. Infatti, prosegue: “Inoltre, se si prende il cervello di un uomo, è altamente probabile che al suo interno ci siano anche tante, se non tantissime, regioni neurali di tipo “femminile” (la cui forma è statisticamente più diffusa nel cervello di donne), oltre che regioni neurali di tipo “maschile” (la cui forma è invece statisticamente più diffusa nel cervello di maschi).”.

Ovvero, esistono regioni e forme cerebrali che possono essere presenti in diversa misura sia nel cervello maschile che in quello femminile, ma che, essendo fortemente caratterizzate, le forme femminili sono più presenti nel cervello femminile, e quelle maschili nel cervello maschile. Quindi, esiste una chiara differenza fra regioni e forme maschili e femminili e, per conseguenza, tra cervelli maschili e femminili. Il che è esattamente il contrario dell’affermare che il cervello non ha differenze di genere ed è “unisex“. Ora, però, sorge una curiosità. Viene il dubbio che esista anche un tipo di cervello speciale: quello in dotazione a certi giornalisti.

In verità una certa vaga idea che i cervelli maschili e femminili siano diversi l’abbiamo sempre avuta. Non ci vogliono grandi ricerche scientifiche per saperlo; basta un minimo di buon senso e di capacità di osservazione. Ma siccome oggi il verbo del politicamente corretto dice che bisogna annullare le differenze di genere a favore di un genere indefinito, neutro, che può essere indifferentemente maschile e femminile, o vie intermedie, e può variare nel tempo (una specie di applicazione sessuale della fisica quantistica), allora ecco che, nonostante si affermi chiaramente che esistono forme cerebrali  prettamente maschili o femminili, si annuncia che il cervello non ha un genere specifico, ma è “unisex“. Come se dicessero che esistono il bianco ed il nero, ma che c’è solo il grigio. Come se dicessero che al mondo ci sono uomini e donne, ma sono tutti come Luxuria. Se poi gli andate a dire che questo non è giornalismo, non è scienza, né divulgazione scientifica, ma è pura confusione mentale, per non dire di peggio, magari si offendono. E’ pura psicopatologia monomaniacale di tipo sessista. Magari, fra non molto, ci informeranno che una nuova ricerca ha accertato che il cervello  non è maschile o femminile, e nemmeno unisex, è ‘ “Transgender“. E la chiamano informazione.

 

Carne, tumori e insetti fritti

di , 27 Ottobre 2015 22:43

Sta facendo scalpore la notizia che la carne rossa è cancerogena. Lo dice l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’ Oms, scatenando polemiche e commenti di opposto tenore. Periodicamente si lanciano allarmi di ogni tipo, dal riscaldamento globale alla deforestazione, dall’inquinamento ambientale alla nocività di alimenti e bevande. A dar retta agli esperti siamo così in pericolo, minacciati da veleni di ogni tipo,  che è già una fortuna essere ancora vivi. L’ultimo allarme è questo: “Carni rosse e lavorate causano il cancro.”.

Molte delle notizie che vengono sparate ogni giorno in prima pagina, spesso in maniera allarmistica, servono solo a riempire le pagine, come ho ripetuto spesso a proposito dell’informazione.  Ieri, per fare un esempio di falso allarme, ci hanno comunicato che una stella cometa ci sta cadendo addosso e potrebbe colpirci anche subito. Ecco il titolo catastrofico: “Scoperta la cometa dell’Apocalisse: potrebbe colpirci anche adesso.”. Così allarmante che si è presi dal panico e si corre alla finestra con la paura di vederla cadere in giardino. Poi si legge il pezzo e si scopre che il pericolo c’è (niente di nuovo), ma l’evento è previsto fra circa 15 milioni di anni. Ecco, questa è la linea editoriale che ormai domina la stampa e l’informazione in genere: sparare in prima pagina titoloni ad effetto per attirare l’attenzione dei lettori ed incrementare il numero delle visite che poi, al momento di stipulare i contratti pubblicitari, hanno il loro peso. La serietà è un optional., ed il rispetto per i lettori anche.

Le notizie che riguardano la salute dei cittadini sono sempre di grande richiamo. Ecco perché quest’ultima denuncia dell’Oms sulla pericolosità del consumo di carne suscita reazioni contrastanti. Visti i frequenti allarmi sull’effetto cancerogeno di molti alimenti, comincio a pensare che la vera causa dell’incremento dei casi di tumori vari, siano altre e ben più pericolose. Ma evitano di dirlo chiaramente, per difendere chissà quali segreti e interessi economici (ormai niente è ciò che sembra, specie sulla stampa: diffidare è d’obbligo), e sviano l’attenzione mettendo sotto accusa altri fattori e prodotti di largo consumo come alimenti e bevande. Magari sbaglio, ma il sospetto è forte.

Il recente scandalo delle emissioni truccate delle auto Volkswagen dovrebbe essere ben più allarmante del mangiare una salsiccia; specie per milioni di persone che vivono in quelle specie di camere a gas che sono diventate le metropoli. Perché tanto clamore per una piccola differenza nelle emissioni di gas di scarico? Non sarà che i dati che ci propinano sulla pericolosità di queste emissioni delle auto siano inattendibili ed i gas di scarico siano  molto più pericolosi di quanto lascino intendere? Studi scientifici hanno dimostrato che le polveri sottili, lo smog e gli scarichi auto non solo procurano affezioni broncopolmonari, ma alterano addirittura i neuroni cerebrali (Lo smog danneggia il cervello). Il che significa che, giorno per giorno e senza rendercene conto, stiamo impazzendo (come ripeto da anni e come ci conferma la cronaca quotidiana, visti i continui casi di persone che per “futili motivi” si ammazzano; proprio ieri un ragazzo di 18 anni è stato accoltellato a morte per un debito di 10 euro. Vi sembra normale?).  Allora sarà più pericoloso mangiare una braciola di maiale, oppure essere immersi ogni giorno in una specie di ciminiera a respirare veleni che ci stanno mandando in pappa il cervello? Aspettiamo risposta dall’Oms.

Il vero pericolo è l’inquinamento globale a causa del quale tutti gli alimenti sono inquinati; la carne, il pesce, frutta e verdura, perfino l’acqua, l’aria ed i mari, a causa degli scarichi fognari, rifiuti tossici e scarti di lavorazione industriale riversati direttamente in mare, o lungo i fiumi diventati cloache a cielo aperto. Qualche anno fa Greenpeace lanciò l’allarme sulla presenza di mercurio e piombo nel pesce del Tirreno (sogliole al mercurio): non credo che ultimamente la situazione sia migliorata; è molto probabile che sia peggiorata. Un altro articolo riferiva dei risultati di esami di campioni di acqua marina del Mediterraneo, da cui risulta che il Mare nostrum è una specie di “Zuppa di plastica tossica“. Sull’inquinamento terrestre è meglio tacere, ormai siamo a livelli irrimediabili: la Terra dei fuochi in Campania è solo un esempio, quello che ha suscitato più scalpore e denunce, ma ormai le terre dei fuochi sono sparse su tutta la penisola e solo di una parte si conosce l’esistenza. E tutto ciò che cresce, si alimenta e vive in un territorio inquinato è a sua volta inquinato; siano prodotti vegetali o siano animali di cui ci nutriamo.  Aggiungete l’inquinamento atmosferico e quello elettromagnetico ed il quadro è completo; da Day after.

Ma è meglio non dare troppo spazio al pericolo derivante da questo inquinamento globale. Basta dare piccoli segnali, denunce saltuarie, fare qualche titolo sulla stampa, qualche dichiarazione del politico di turno, giusto per riempire i giornali, mettere insieme quattro opinionisti ed esperti in uno dei tanti inutili talk show o realizzare qualche servizio televisivo.  Così facciamo finta di occuparci del problema, ma senza esagerare, altrimenti si manda in crisi l’intero sistema produttivo e commerciale. Mercurio e piombo nei pesci possono mandare in crisi l’intero comparto della pesca. L’inquinamento della campagna mette in crisi l’agricoltura. L’uso di ormoni e antibiotici usati per accelerare la crescita degli animali, mette in crisi gli allevatori. La reale tossicità dei veleni scaricati dalle auto metterebbe in crisi le aziende automobilistiche. Se si decidesse di  vietare tutto ciò che è dannoso per la salute umana o per la salvaguardia dell’ambiente, si bloccherebbe di colpo gran parte dell’intera produzione industriale; sarebbe una catastrofe economica. Allora denunciare sì, ma con calma, senza sollevare troppi polveroni. Un giorno ce la prendiamo con le sogliole al mercurio, il giorno dopo con gli scarichi delle auto, poi con i vitelli allevati con gli ormoni, poi con le piogge acide e la deforestazione, infine con l’olio di palma e le merendine, e così via; intanto le notizie si dimenticano presto e sembra che l’unico pericolo per l’uomo sia quello della denuncia del giorno, il resto è già dimenticato. La settimana scorsa sotto accusa era l’olio di palma, oggi il pericolo è la carne cancerogena; domani chissà.

Di recente il Parlamento europeo, accogliendo il suggerimento della FAO e dell’ONU,  ha finanziato una campagna pubblicitaria per convincere la gente a mangiare meno carne e sostituirla con insetti, vermi e larve;  alimenti sani, altamente proteici, basso costo di produzione e minor impatto ambientale, rispetto alla quantità di mangimi  e acqua occorrente per l’allevamento animale (Insetti, il cibo del futuro). Per divulgare l’entomofagia i cervelloni di Bruxelles hanno stabilito di erogare 3 milioni di euro ad ogni Paese che si impegni a diffondere e sostenere l’utilizzo degli insetti per uso alimentare (milioni di euro per farci mangiare ragni). Se tutti aderiscono, e non c’è motivo di dubitarne, 3 milioni per 27 paesi vuol più di 80 milioni di euro; per farci mangiare insetti.  Adesso è chiaro perché ultimamente su stampa e televisione si parla sempre più spesso di insetti e del loro utilizzo alimentare. Poi c’è ancora gente convinta che quelli del Parlamento europeo siano persone normali.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che  campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente questo articolo: “Insetti, Fao, Onu e sprechi“.

Non sarà che anche questa sparata dell’Oms sulla pericolosità del consumo di carne è funzionale a quella campagna insettivora? Inculcandoci la paura che la carne sia cancerogena, vogliono convincerci a rinunciare alla salsiccia per mangiare fritto misto di grilli e spiedini di cavallette. Così si raggiunge un equilibrio dei consumi alimentari fra occidente ricco e paesi poveri; noi mangiamo più insetti ed i poveri del terzo mondo ogni tanto possono farsi una braciola, che evidentemente è cancerogena solo per noi, a loro fa bene (sono stranezze degli esperti ONU).  Resta il sospetto che ci sia qualcosa di poco chiaro in queste campagne a favore del terzo mondo, specie quando vogliono convincerci a mangiare insetti per dare le bistecche ai poveri. E tanto per cambiare ho l’impressione che dietro questa novità alimentare ci siano già aziende specializzate che hanno scoperto un nuovo business (Insetti, partono i primi allevamenti); guarda caso tra i primi interessati alla novità c’è la Coop, chissà perché. Sì, c’è qualcosa che non mi convince. Sarò troppo diffidente, ma il dubbio me lo tengo.

Vedi:Nouvelle cuisine” (maggio 2014)

Cervello al forno

di , 24 Agosto 2011 18:41

Siamo continuamente immersi in campi magnetici di vario genere. Attraversati da onde elettromagnetiche provenienti da antenne e ripetitori TV, radio, telefonia mobile. Perfino all’interno delle nostre case siamo sottoposti a radiazioni e campi magnetici di impianti elettrici, elettrodomestici, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Se pensiamo che l’attività cerebrale è di tipo bioelettrico ci rendiamo conto che la normale funzionalità del cervello può essere messa a rischio dall’eccesso di fonti di inquinamento elettromagnetico. Esattamente ciò che sta succedendo. I segnali ci sono tutti, basta leggere le notizie quotidiane. Ma, stranamente, non riusciamo a percepire il pericolo. Consideriamo le manifestazioni di follia collettiva come semplici fatti di cronaca, Eppure, già la non percezione del pericolo è un segno evidente dell’alterazione mentale.

Stiamo trasformando la Terra in un gigantesco forno a microonde che ci sta cucinando a fuoco lento. Quando saremo al punto giusto di cottura cominceremo a divorarci a vicenda. Basterà aggiungere un pizzico di sale (q.b.). Buon appetito.

Misteri cerebrali

di , 24 Giugno 2011 13:42

E’ risaputo che gli uomini usano solo una piccola parte del cervello. Alcuni neanche quella…

L’amigdala di Casini.

di , 5 Gennaio 2011 18:49

“Cos’è la destra, cos’è la sinistra…” si chiedeva Gaber. Oggi, invece, ci si chiede perché si è di destra o di sinistra. E la risposta ce la fornisce la scienza. Già l’anno scorso erano stati resi pubblici i risultati dell’ennesima ricerca scientifica che spiegava il perché si sia predisposti naturalmente ad essere di destra o di sinistra. Di recente c’è stata un’ulteriore conferma. Una di quelle notizie curiose, riportate dalla stampa in rete, che salvo con il link pensando di dedicargli un post. Ma il più delle volte rinuncio. Questa, però, mi è tornata in mente perché in qualche modo legata a quelle ricerche strampalate di cui ho parlato nell’ultimo post “Più seno, più mance“.

L’articolo “Sei di destra o di sinistra? La differenza è nel cervello.” riferisce sommariamente i risultati di diverse ricerche, cominciate già nel 2003, dalle quali risulta che la propensione ad essere di destra o di sinistra è strettamente legata alla conformazione di due aree distinte del cervello; l’amigdala e la corteccia cingolata anteriore. In breve, chi è di destra ha l’amigdala più sviluppata e la corteccia più sottile; chi è di sinistra, ovviamente, il contrario. Gli effetti pratici sono che chi è di destra è meno propenso ai cambiamenti, è più lento ad accettare le novità e tende a mantenere lo status quo. Chi è di sinistra sarà esattamente l’opposto, pronto ai cambiamenti e più disposto ad adeguarsi alle novità.

Anche in questo caso i ricercatori si mostrano sorpresi dei risultati. Affermano: “Siamo stati tutti molto sorpresi dallo scoprire che c’era un’area del cervello con cui prevedere una posizione politica. È molto sorprendente perché suggerisce che c’è qualcosa di un atteggiamento politico che è codificato nella nostra struttura del cervello attraverso l’esperienza o che c’è qualcosa nella nostra struttura cerebrale che determina o si traduce in un atteggiamento politico.”. Insomma, è già scritto nel cervello. E si sorprendono di averlo scoperto. Ed io continuo a sorprendermi della loro sorpresa. Nel cervello c’è scritto molto di più di quanto pensino certi ricercatori. Ma bisogna dargli tempo, devono scoprirlo poco alla volta. Quando avranno finito di scoprire ci sarà da ridere, perché dovranno prendere atto di quante sciocchezze hanno detto, e propinato come verità scientifiche, nei decenni passati.  Aspettiamo fiduciosi…

Intanto, però, come ogni verità scientifica che si rispetti deve avere un riscontro pratico. Vediamo, allora di applicare questa sensazionale scoperta alla nostra  pratica quotidiana. Se è vero che quelli di destra sono conformisti, restii al cambiamento e conservatori, mentre quelli di sinistra sono aperti a tutti i cambiamenti e pronti ad accettare le innovazioni, allora facciamo degli esempi pratici con fatti e personaggi dell’attualità. 

Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT, ha di recente sconvolto i rapporti fra azienda e sindacati, provocando proteste e scioperi, introducendo nuovi criteri di dialogo e di trattativa con i dipendenti. La CGIL si è dimostrata contraria, tanto che non ha firmato l’accordo., accusando Marchionne di autoritarismo e di aver adottato una strategia che viola le regole sindacali e perfino la Costituzione. Se ne deduce che Marchionne, che attua un cambiamento profondo, è di sinistra, mentre la CGIL che vuole mantenere le vecchie regole del rapporto azienda-sindacato, opponendosi ai cambiamenti, è di destra.

Il ministro Gelmini, che ha voluto modificare la vecchia struttura scolastica, introducendo nuovi criteri, con la sua riforma, è di sinistra. I contestatori che non accettano il cambiamento sono di destra. Berlusconi che vorrebbe riformare tutto, dalla pubblica amministrazione alla Giustizia e perfino la Costituzione, considerata ormai superata, essendo chiaramente un innovatore che guarda al futuro e vuole modificare lo status quo, è di sinistra. La sinistra, a sua volta, che è contraria alla modifica della Costituzione, perché la considera intoccabile, è conservatrice e, quindi, di destra. Insomma, secondo questa ricerca, in Italia la destra è di sinistra e la sinistra è di destra. Ohibò, c’è qualcosa che non quadra.

Ma c’è di più, cosa che non si evince da questa scoperta. In Italia esiste, oltre a destra e sinistra, anche un centro, felicissimo ed orgoglioso di essere “Centro“. Ma allora, visto che in questa ricerca non è contemplato che si possa essere di centro, che razza di amigdala ha Casini? Ma siamo sicuri che ce l’abbia? Casini, se fossi al suo posto, mi farei fare una bella controllatina al cervello. Ho paura che le abbiano fregato l’amigdala. Ma soprattutto, visto che come ipotesi scientifica non è prevista la sua esistenza, Casini, è sicuro di essere vivo? Immagino quale putiderio si scateni in Parlamento. I deputati si aggirano nervosi nel Transatlantico scambiandosi occhiate sospettose e chiedendosi l’un l’altro “Qualcuno ha visto l’amigdala di Casini?” Si tireranno in ballo complotti, cospirazioni, i servizi segreti deviati, la CIA, il Mossad (quello c’entra sempre) e, ovviamente, si accuserà Berlusconi di compravendita di amigdale. Ci saranno interrogazioni parlamentari, si chiederànno le dimissioni di un ministro a caso, Di Pietro griderà al regime e la procura aprirà un’inchiesta contro ignoti (una più, una meno…).   Insomma, un bel casino…per Casini!

Per non parlare di Fini che, partendo da posizioni di estrema destra, oggi si ritrova a fare discorsi più a sinistra di Bersani. Che strana amigdala avrà Fini? Oppure aveva una amigdala enorme e, col tempo, si è atrofizzata? Mistero, forse ce lo spiegherà la prossima serissima ricerca. In attesa di ulteriori scoperte, prendiamo atto che Berlusconi è di sinistra, Bersani è di destra e Casini non esiste. Ragazzi, questo dice la scienza. E la scienza è una cosa seria. Beh, quasi sempre…

 

Ultimo tragico Fantozzi.

di , 7 Dicembre 2010 14:58

Paolo Villaggio ha dichiarato, durante una intervista alla radio, che sta seriamente pensando al suicidio e che conosce già la data della sua morte, senza indicarla, perché gliel’ha rivelata una maga russa. Niente di nuovo, le stesse dichiarazioni le fece qualche anno fa, specificando allora anche la data precisa della morte. Villaggio sta diventando sempre più simile al suo  “Tragico Fantozzi”. Ogni volta che lo vediamo, in TV o in dibattiti e convegni, ha sempre più l’aria di un uomo stanco di vivere, senza più alcun interesse, deluso, amareggiato. E le sue dichiarazioni o battute, fra  sarcasmo e cinismo,  nascondono questa sua difficoltà esistenziale. E’ nella natura umana e merita rispetto, come tutto ciò che attiene la tragedia del vivere. Caro Villaggio, per dirla con una sua celebre battuta “Com’è umano lei…”.

Lascia perplessi, però, che continui a ripetere questa sua fissazione per il suicidio. Ma, soprattutto, che queste dichiarazioni trovino ampio spazio sui media. Sembra quasi una chiosa al recente suicidio di Monicelli che ha alimentato polemiche sulla stampa e perfino in Parlamento. Così l’intervista viene ripresa dalla stampa e finisce in prima pagina, con box in bella evidenza già da ieri, anche sul Corriere.it.

Paolo Villaggio corriere

Mi sono sempre chiesto se questi personaggi di primo piano si rendano conto del potere che hanno nei confronti del pubblico. E delle conseguenze che possono scaturire dalle loro dichiarazioni, dal loro stile di vita, dal modello che essi impongono alla società. Ma ancor più dovrebbero sentirsi responsabili tutti coloro che operano nel mondo dei mass media. Perché sono questi mezzi che trasmettono e divulgano le informazioni. Sono i media che quotidianamente ed in maniera sempre più invasiva ed assillante ci propongono modelli da imitare.  Sono il nostro pane quotidiano. E possono avere effetti devastanti sul pubblico, specie su coloro che hanno problemi o patologie a livello mentale, che hanno un instabile equilibrio psichico o soffrono di depressione. E non sono pochi. Giusto qualche giorno fa, dalla solita indagine divulgata dalla stampa, risulta che in Italia siano 8 milioni le persone che soffrono, in maniera più o meno grave, di depressione.

Così come nutriamo il corpo con l’assunzione di alimenti, così la nostra mente si nutre con la lettura di libri, quotidiani, riviste, con i programmi televisivi, il cinema, con le informazioni che ci arrivano in tempo reale da ogni parte del mondo. Questo è il cibo per la mente. Allora dovremmo prestare molta attenzione a ciò che ingeriamo, perché la qualità del cibo è fondamentale per mantenersi in buona salute ed una cattiva alimentazione è spesso la causa scatenante di patologie. Ecco perché cerchiamo di portare a tavola cibi sani, preparati in maniera appetitosa, li scegliamo con cura. Non portiamo a tavola avanzi rubati ai gatti nei cassonetti della spazzatura. Non mettiamo a tavola cibi scaduti, indigesti, nocivi o tossici. Cerchiamo, nel limite delle possibilità, di mangiare sano, eliminando tutto ciò che, pur essendo in teoria commestibile, potrebbe nuocerci.

Contrariamente a questa buona abitudine, quando si tratta di nutrire la mente, ci scordiamo queste regolette ed ingurgitiamo di tutto e di più. Senza prestare la minima attenzione alla qualità del cibo. Ancor meno preoccupati sono coloro che ogni giorno ci servono questo pasto rischioso, quelli che ce lo portano a tavola e cercano di convincerci che sia il miglior cibo possibile, nutriente, buono, appetitoso e salutare. Ogni giorno ingurgitiamo strani miscugli, una specie di frullato di cui ignoriamo la composizione e gli effetti. Così la nostra mente si nutre, assimilando elementi tossici che, a lnngo andare, mostrano i loro effetti nefasti.

Se continuo a criticare i media, l’informazione, la stampa, la TV, ho le mie buone ragioni. I media hanno un enorme potere condizionante. Senza che noi, apparentemente, ce ne rendiamo conto, guidano e plagiano le nostre menti, influenzano i nostri pensieri in maniera spesso suadente, ricorrendo a tutti i trucchi del mestiere. In tal modo, modificano i nostri comportamenti, le scelte, i rapporti con la società; manipolano il nostro pensiero che è quello che determina le conseguenti azioni.

C’è un dettaglio da chiarire. Contrariamente a quello che di solito si pensa, non siamo noi, a livello cosciente, a determinare i pensieri. E’ esattamente il contrario; è il pensiero, che nasce autonomamente a livello inconscio, a determinare il nostro comportamento. E siccome questo meccanismo mentale che dà origine al pensiero è inconscio, non ne abbiamo percezione cosciente. Tutto avviene prima che noi ne prendiamo atto e coscienza. Quello che noi consideriamo “pensiero” libero è solo l’ultimo atto di un processo mentale che non avviene per nostra precisa volontà. Il pensiero cosciente è l’effetto, non la causa dell’attività mentale.

Questo chiarimento è necessario perché il meccanismo di assimilazione delle informazioni esterne, tutto ciò che apprendiamo dai mezzi di informazione, viene recepito dal cervello a livello inconscio. Questo è il lato oscuro del sistema di apprendimento. Noi abbiamo la sensazione di controllare ciò che vediamo, sentiamo o leggiamo, ma in realtà tutte le informazioni vengono recepite dal cervello che le assimila, le elabora, le modifica, le trasforma in impulsi bioelettrici, dando origine a nuove informazioni che, tradotte in linguaggio, sono quelle che noi percepiamo, subito dopo, a livello cosciente. Ed abbiamo così l’impressione, anzi la certezza, che ciò che pensiamo sia esattamente ciò che “vogliamo” pensare. Ma è solo un errrore di percezione, un inganno della mente. Ora è chiaro che non abbiamo alcuna difesa nei confronti dell’informazione. La assimiliamo ancor prima di rendercene conto. E’ evidente, a questo punto, che bisognerebbe prestare molta attenzione a ciò che viene divulgato attraverso i media, perché in nome del diritto di cronaca, della libertà di stampa o semplicemente per riempire la pagina, si corre il rischio di riversare nella mente del pubblico una marea, talvolta una cloaca, di informazioni inutili, dannose e tossiche. E’ come mangiare ogni giorno cozze allevate negli scarichi fognari; prima o poi vi viene il colera.

Eppure gli addetti ai lavori sembrano non rendersi conto di questo pericolo. Anzi, tendono a minimizzare e giustificare tutto con la libertà di stampa. Certo, tutti abbiamo la libertà di scegliere come farci del male. Possiamo anche pensare al suicidio, come Villaggio. Ma i media, con il loro potere condizionante, hanno il dovere di evitare di proporre modelli dannosi, hanno il dovere di verificare preventivamente, consci della loro responsabilità, che il cibo che offrono ai lettori sia di buona qualità e non scadente o, peggio, tossico. Ma non lo fanno, evidentemente. Ecco perché ormai da molti anni, quando rifletto sui mezzi di informazione mi chiedo se abbiano capito quale responsabilità abbiano, se ne siano consapevoli. Oppure se, pur sapendolo, preferiscano ignorarlo pur di mantenere intatto il loro potere. E di solito mi do anche una risposta che contempla due sole ipotesi. La prima è che gli operatori dei media siano mezzo idioti. La seconda è che siano idioti del tutto.

E che scazzi!

di , 18 Ottobre 2010 19:30

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…

Ricercatori ricercati.

di , 4 Ottobre 2010 16:18

Si dice che in Italia la ricerca non sia sufficientemente sovvenzionata. Forse è vero, ma con qualche riserva. Di recente, per esempio, il rettore della Sapienza, Frati,  disse chiaro e tondo, come riportatato dalla stampa (vedi Corriere.it), che molti “ricercatori” in realtà sono dei fannulloni: “Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università“.  Ma siccome questa verità è scomoda, meglio tacere. Infatti la notizia  è subito scomparsa dai media, senza approfondire, senza suscitare dibattiti, chiarimenti e verifiche.

Forse per questo motivo, vista la scarsa considerazione in patria, molti vanno a “ricercare” all’estero, specie negli USA, dove i ricercatori vanno come il pane; ci sono più ricercatori che spazzini. E se la passano anche abbastanza bene, visto che la ricerca gode di lauti finanziamenti pubblici e sovvenzioni private. Meglio fare il ricercatore che il lustrascarpe ad Harlem. Con ciò non voglio sminuire l’importanza della ricerca, che è fondamentale, ma forse, visti certi risultati, bisognerebbe anche interrogarsi e chiedersi se la ricerca sia sempre motivata e se i risultati siano attendibili e giustifichino gli enormi capitali che vengono investiti. Chi segue l’informazione sa che quasi quotidianamente vengono annunciate grandi scoperte in qualche campo. E sa anche che spesso i risultati di queste ricerche ci lasciano molto perplessi sulla loro attendibilità e sulla validità di certe ricerche.

Ricordo, giusto per citare un caso, che proprio di recente venne annunciato il risultato di una importante ricerca che ha stabilito “scientificamente“, dopo chissà quanti anni di studio, che le granchiette femmine usano offrire prestazioni sessuali ai granchietti maschi in cambio di protezione. Ma pensa tu! Queste sono le cose che ti cambiano la vita. Ancora ieri campeggiava in tutti i quotidiani un’altra grande scoperta: “L’amore sviluppa l’intelligenza“. E che gli rispondi? E’ una scoperta scientifica, mica lo dice il manuale delle giovani marmotte. Ma allora i cretini sono cretini per una semplice carenza affettiva? Beh, lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Come Bruto. L’elenco di queste sconvolgenti scoperte sarebbe lunghissimo, ma non divaghiamo e veniamo all’ultimissima “verità scientifica” frutto di lunghe e costose ricerche; riguarda il sonno.

Ci hanno sempre detto, fin da piccoli, che bisogna dormire almeno otto ore al giorno. Era una di quelle verità scontate che nessuno metteva in dubbio. In verità, io qualche dubbio lo avevo, visto che per me, specie da ragazzo, svegliarmi ed alzarmi alle 6 del mattino per essere a scuola alle otto, era un autentico dramma. Il mio “sogno”, è proprio il caso di dirlo, era di poter dormire almeno due ore in più. Ma non si poteva, perché qualcuno ha deciso che si debba andare a scuola, o in ufficio o in fabbrica, alle otto del mattino. In qualche caso l’orario di inizio attività era anticipato perfino alle 7.30. Io stesso, al mio primo lavoro, ho fatto questo orario per otto d’anni. Avevo un collega che veniva da lontano e per essere in ufficio alle 7.30 doveva alzarsi alle 4.30 della notte per prendere il treno delle 5.30. Significa, appunto, che se non avete l’ufficio proprio sotto casa, al piano terra, e dovete affrontare lunghi percorsi per recarvi al lavoro, dovete alzarvi almeno due ore prima, diciamo alle 5 o 5.30 del mattino; ma si dovrebbe dire della notte. Ho sempre pensato che questi orari li avesse decisi qualcuno che soffriva d’insonnia e non vedeva l’ora di alzarsi, uscire di casa, occuparsi degli affari altrui e stabilire gli orari di lavoro, delle scuole, degli asili e degli uffici pubblici. Insomma, tanto per essere in compagnia. Sadismo puro!

Veniamo al dunque. L’anno scorso venne annunciata l’ultima scoperta, sempre in USA, grazie alla quale si accertò che i bambini ed i ragazzi che frequentavano le scuole soffrivano, in generale, di scarsa capacità di concentrazione, con risultati deludenti sul profitto scolastico. E quale era la causa? Udite, udite, era la scarsità del sonno. In media i ragazzi, per essere a scuola alle otto, dormono almeno un’ora in meno del necessario. Per ovviare a questo inconveniente dovrebbero dormire un’ora in più ed entrare a scuola alle nove. Guarda tu, e io che dicevo? Finalmente un po’ di giustizia, mi sono detto. Ed ora ho anche la conferma della scienza. Ma oggi anche la scienza è ballerina, è variabile come il tempo in autunno. Quindi, mai dare qualcosa per scontato. Infatti…

Infatti, due mesi fa, ecco l’ultimissima ricerca dei ricercatori alla ricerca del sonno perduto. Ma quanto bisogna dormire? Voilà, la risposta scientifica: “Il sonno perfetto dura sette ore“; non un’ora di più, né un’ora di meno. E voi che vi eravate già abituati alle vostre otto ore di sonno, e pensavate di essere “a norma“, entrate improvvisamente in crisi e vi sentite anomali, anormali e ladri di sonno. Può essere l’inizio di una grave crisi esistenziale che potrebbe causare stress, ansia e…insonnia! Ed in questi due mesi, forse, avete tentato con grandi sacrifici, di limitarvi a quelle “sette ore”, perché lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Bene, e che succede oggi? Tenetevi forte, arriva l’ultimissima scoperta che più ultima non si può: “Cinque ore di sonno sono sufficienti“. Vi scappa da ridere? Anche a me. Eppure sono tutte ricerche serissime fatte da autorevolissimi scienziati. E, ricordiamolo, gli scienziati…sono uomini d’onore!

Mi piacerebbe vedere affissi nelle strade, negli uffici, nei metrò, nei supermercati, in tutti i luoghi pubblici, dei grandi cartelli con la scritta “Wanted…si ricercano ricercatori“. Ma non per assumerli e stipendiarli a vita come ricercatori. No, perché se si riesce a scovare certi ricercatori bisognerebbe sbatterli in galera e buttare la chiave nel fiume.

Misteri cerebrali…

di , 16 Aprile 2010 16:58

E’ risaputo che gli uomini usano solo una piccola parte del cervello. Alcuni neanche quella…

Deframmentazione cerebrale.

di , 13 Novembre 2009 11:30

Volenti o nolenti, memorizziamo tutto ciò che percepiamo attraverso i sensi. Diventano ricordi che persistono per più o meno breve tempo e poi vengono accantonati e sostituiti da ricordi più recenti. Ma tutto resta lì, nella nostra mente. E’ il risultato di una recente scoperta scientifica di ricercatori giapponesi: “Neurogenesi: così i ricordi traslocano all’interno del cervello umano“.

Prosegui la lettura 'Deframmentazione cerebrale.'»

Uso improprio…

di , 8 Luglio 2004 19:18


E’ risaputo che gli uomini usano solo una piccola parte del cervello. Alcuni neanche quella.
Riferimenti: Il cappellino rosa

Deframmentazione cerebrale ( ovvero, come tenere in ordine il cervello…)

di , 8 Aprile 2004 13:41


Come tutti i bravi e diligenti internettiani sanno, o dovrebbero sapere, per tenere in ordine il nostro PC, occorre effettuare periodicamente almeno due operazioni: pulitura e deframmentazione dei dischi. Con queste semplici operazioni vengono eliminati i file temporanei ed il disco rigido riprende, o almeno dovrebbe, la originaria sequenza dei file. Ogni volta che usiamo il PC, infatti, è come se nel disco rigido si creasse uno scompiglio generale, lasciando in disordine ed alla rinfusa i vari file. E a lungo andare è come se il PC anzichè procedere lungo una strada dritta e pianeggiante, dovesse affrontare un percorso accidentato irto di buche ed ostacoli, appesantendo e ritardando la funzionalità del sistema operativo. Con le operazioni sopra menzionate, quindi, si dovrebbe riportare pulizia e ordine. Detto questo, mi viene da pensare, per analogia, al funzionamento del cervello umano. Anche il nostro cervello è quotidianamente investito da un continuo flusso di informazioni di ogni genere. Stampa, TV, Radio ci riversano addosso un mare di notizie, dalla cronaca alla politica, allo sport, al gossip…messaggi pubblicitari, dibattiti, opinioni opinabili di opinionisti di professione, soap, fiction, telenovelas interminabili, e chi più ne ha più ne metta… E non c’è scampo. Perfino andare a passeggio è, sotto l’apparente tranquillità, una occasione per essere ancora investiti da informazioni di ogni tipo. I cartelloni e manifesti pubblicitari, le chiacchiere ed il vociare della gente intorno, le radio accese ovunque, le insegne e le vetrine dei negozi, i rumori di strada, il traffico, tutto viene recepito e assimilato dal nostro cervello: assimilato e…memorizzato! In certi momenti ci si sente completamente frastornati. La conseguenza è che, a fine giornata, la nostra mente è carica e zeppa di informazioni inutili. Per fortuna, molte di queste informazioni vengono eliminate, ma molte restano lì ad ingombrare la mente e rendere difficoltosa la sua normale funzione. E purtroppo non siamo dotati nemmeno di un tasto "Canc" o di un pulsante attraverso il quale accedere alle "funzionalità di sistema". Quindi è impossibile effettuare la "deframmentazione". A lungo andare l’accumulo di informazioni determina delle disfunzioni. Le disfunzioni più comuni riguardano la capacità mnemonica e l’apprendimento. Ma può verificarsi anche una notevole difficoltà a seguire e capire un ragionamento, a comprendere un testo scritto o ad esprimersi in maniera compiuta. Come salvaguardarsi da questi pericoli? Esiste una difesa? Io avrei una mezza idea, solo mezza…magari ne riparliamo. Qualcuno ha per caso un’altra mezza idea ??? Come sarebbe bello, a fine giornata, poter "deframmentare" il cervello !!!
Riferimenti: ( Torre di Babele )

Deframmentazione cerebrale ( ovvero…come tenere in ordine il cervello )

di , 21 Luglio 2003 20:53

Come tutti i bravi e diligenti internettiani sanno, o dovrebbero sapere, per tenere in ordine il nostro PC, occorre effettuare periodicamente almeno due operazioni: pulitura e deframmentazione dei dischi. Con queste semplici operazioni vengono eliminati i file temporanei ed il disco rigido riprende, o almeno dovrebbe, la originaria sequenza dei file. Ogni volta che usiamo il PC, infatti, è come se nel disco rigido si creasse uno scompiglio generale, lasciando in disordine ed alla rinfusa i vari file. E a lungo andare è come se il PC anzichè procedere lungo una strada dritta e pianeggiante, dovesse affrontare un percorso accidentato irto di buche ed ostacoli, appesantendo e ritardando la funzionalità del sistema operativo. Con le operazioni sopra menzionate, quindi, si dovrebbe riportare pulizia e ordine. Detto questo, mi viene da pensare, per analogia, al funzionamento del cervello umano. Anche il nostro cervello è quotidianamente investito da un continuo flusso di informazioni di ogni genere. Stampa, TV, Radio ci riversano addosso un mare di notizie, dalla cronaca alla politica, allo sport, al gossip…messaggi pubblicitari, dibattiti, opinioni opinabili di opinionisti di professione, soap, fiction, telenovelas interminabili, e chi più ne ha più ne metta… E non c’è scampo. Perfino andare a passeggio è, sotto l’apparente tranquillità, una occasione per essere ancora investiti da informazioni di ogni tipo. I cartelloni e manifesti pubblicitari, le chiacchiere ed il vociare della gente intorno, le radio accese ovunque, le insegne e le vetrine dei negozi, i rumori di strada, il traffico, tutto viene recepito e assimilato dal nostro cervello: assimilato e…memorizzato! In certi momenti ci si sente completamente frastornati. La conseguenza è che, a fine giornata, la nostra mente è carica e zeppa di informazioni inutili. Per fortuna, molte di queste informazioni vengono eliminate, ma molte restano lì ad ingombrare la mente e rendere difficoltosa la sua normale funzione. E purtroppo non siamo dotati nemmeno di un tasto "Canc" o di un pulsante attraverso il quale accedere alle "funzionalità di sistema". Quindi è impossibile effettuare la "deframmentazione". A lungo andare l’accumulo di informazioni determina delle disfunzioni. Le disfunzioni più comuni riguardano la capacità mnemonica e l’apprendimento. Ma può verificarsi anche una notevole difficoltà a seguire e capire un ragionamento, a comprendere un testo scritto o ad esprimersi in maniera compiuta. Come salvaguardarsi da questi pericoli? Esiste una difesa? Io avrei una mezza idea, solo mezza…magari ne riparliamo. Qualcuno ha per caso un’altra mezza idea ??? Come sarebbe bello, a fine giornata, poter "deframmentare" il cervello !!!
Riferimenti: (vedi altro)

Panorama Theme by Themocracy