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Intervista in slip

di , 14 Gennaio 2018 23:27

Barbara D’Urso intervista Silvio; “Berlusconi a Domenica live“. Niente di strano. Una domanda, però viene spontanea. Siccome non è la prima volta che si presenta in studio con questo “nude look” erotico e provocatorio che sembra fatto apposta per mostrare la patonza all’ospite di turno, Barbara D’Urso indossa un vestitino corto, oppure ha solo le mutandine? Ah, saperlo. Sembra che questo sia il look di serie in Tv. E’ una specie di gara a chi mostra più nudità. Ricordate la farfallina inguinale di Belen a Sanremo? Ha fatto scuola. Se vuoi avere successo devi andare in TV e mostrarti nuda, o quasi. Più sei nuda e più hai successo. Se però qualcuno, apprezzando la carica erotica, fa qualche timida avance o si azzarda in complimenti troppo insistenti, diciamo che “ci prova”, scatta l’accusa di molestie sessuali. Oh, poverine, le nostre innocenti educande verginelle santarelline che mostrano la patonza in mondovisione, ma guai a provarci; siete maniaci. “Ma mi faccia il piacere…“, direbbe Totò.

Cani e padroni.

Questi personaggi del mondo mediatico gossiparo dello spettacolo (senza aggettivi; rischio censura) devono sfruttare tutto, ma proprio tutto, pur di finire in prima pagina. Chi racconta le corna, i tradimenti, le prodezze sessuali, chi annuncia le proprie malattie (meglio se cancro, tumore, Sla; fanno più notizia) e chi annuncia la morte del cane, come se fosse una tragedia nazionale. E tutto finisce in prima pagina, anche la morte del cane di Antonella Clerici: “Sei stato il mio primo figlio.“. Questa poi è l’emblema dell’insulsaggine di certi Vip o presunti tali. Ridicoli. E qualcuno pensa ancora di vivere in un mondo normale?

Vedi:

- Donne e tacchi.

- Lirica kitsch

- Musica e tagliatelle.

- Le tette di Antonella.

Attenti alla cicoria.

Una volta anche i bambini riconoscevano le specie commestibili; la cicoria in primis, che era molto diffusa in campagna. Se la gente non riconosce più nemmeno la cicoria (e la scambia con la mandragora), significa che stiamo perdendo anche gli ultimi residui di conoscenza empirica maturata in secoli e secoli di esperienza dei nostri antenati. Quella “cultura contadina” che ha consentito all’umanità di sopravvivere, quella che abbiamo assimilato fin da piccoli, quella che ci consentiva di riconoscere i valori concreti e reali, di avere un rapporto simbiotico con la natura, con gli animali, la terra, quella che è la caratteristica prima della nostra identità. Tutto questo lo stiamo abbandonando, per sostituirlo con un mondo virtuale, con la rete, i social, le App buone per tutte le occasioni.  Stiamo abbandonando la realtà per sostituirla con la sua rappresentazione virtuale. Così, per riconoscere la cicoria, dobbiamo scaricare un’apposita App.  Auguri.

Adinolfi e il vitellino

di , 5 Aprile 2017 02:10

Chi non ama gli animali, la musica, l’arte, la natura, la bellezza, non ama neppure se stesso; ed ancor meno gli altri. Sono persone dall’animo arido come un deserto, incapaci di provare sentimenti, più disposti all’odio che all’amore e capaci di rovinarvi l’esistenza scaricandovi addosso la loro negatività (esattamente quanto fa quotidianamente la televisione: ma questa è un’altra storia). Statene lontani. Amara constatazione, forse eccessiva, ma più reale di quanto si pensi. Mi è venuta in mente leggendo oggi un articolo che riporta alcune dichiarazioni di Mario Adinolfi: “Gli animali non vanno in paradiso; non hanno anima.”.

E’ curioso che si affermi che gli animali non abbiano un’anima, visto che la stessa etimologia direbbe il contrario. Ma questa è una vecchia disputa, e la Chiesa ha sempre negato che gli animali possiedano un’anima. In fondo, al di là di questioni teologiche, quello che conta non è che abbiano o  no un’anima; conta il rapporto di affetto che ci lega ai nostri fedeli compagni di viaggio. Lord Byron aveva un rapporto specialissimo con il suo cane Boatswain. E quando il suo amato cane morì a causa della rabbia, eresse un monumento funebre e gli dedicò questo epitaffio: “Qui accanto riposa chi aveva bellezza ma non vanità, forza ma non arroganza, coraggio ma non ferocia, ed ogni altra virtù, ma nessun vizio conosciuto all’uomo.”. Ecco, forse i cani non hanno un’anima come l’uomo, ma certo non hanno i vizi dell’uomo. E’ già tanto; ed è un punto a favore dei cani.

Se Adinolfi si fosse limitato a dire che gli animali non vanno in paradiso non gli avrei dedicato attenzione. Ma è andato oltre. Ecco cosa aggiunge: “Gli occhi del vitellino non mi commuovono, preferisco la scaloppina cucinata bene“. Se pensava di fare una battuta non dimostra grande senso dell’umorismo; non fa ridere. Se non è una battuta è ancora più esecrabile perché inutilmente sarcastica. Non sono vegano, non sono nemmeno animalista, e mangio la carne, anche se non ne vado pazzo. Ma non c’è bisogno di essere fanatici animalisti per notare che quella affermazione è di una crudeltà eccessiva e fuori luogo. Quelle parole denotano cinismo, mancanza di sensibilità, cattiveria d’animo ed una pericolosa predisposizione innata alla violenza. Mi ricorda quei bambini terribili e un po’ satanici che si divertono ad infilzare le lucertole o torturare i gattini. Gli animali forse non hanno un’anima, ma provano gli stessi sentimenti che proviamo noi umani; affetto, gioia, dolore. E come tali meritano rispetto.

Il fatto che, come dichiara nell’intervista, sia orgoglioso della sua militanza come servizio d’ordine in cortei e manifestazioni studentesche, e vada fiero delle sue imprese giovanili da picchiatore sessantottino, dimostra che non ha propriamente l’animo di un innocente e mansueto agnellino. Non ho mai dedicato molta attenzione a questo personaggio che sembra solo una copia di Giuliano Ferrara, di cui ha la stessa corporatura, lo stesso spirito polemico, ma non l’ingegno.  Penso che si sia guadagnato spazio mediatico per le sue battaglie in difesa delle posizioni della Chiesa sulla famiglia, l’eutanasia e le unioni civili. Prima mi era solo indifferente; ora, per usare un elegante eufemismo,  mi sta sulle palle. In un certo senso ha fatto un salto di qualità. Ho sempre pensato che per capire le persone bisogna fare attenzione a quello che dicono, ma ancor più a quello che NON dicono (ma questo meriterebbe un discorso a parte).

Quando si incontra una persona sconosciuta, osserviamo l’aspetto fisico, il volto, i gesti, l’atteggiamento, lo sguardo, perfino il tono di voce, la proprietà di linguaggio. In brevissimo tempo, istintivamente, ci facciamo un’idea, positiva o negativa, di quella persona; bastano anche poche parole, una battuta più o meno felice.  Così succede con Adinolfi: “Gli animali non hanno l’anima”, dice.  E su questo si potrebbe discutere a lungo. Dice ancora che “gli occhi del vitellino non lo commuovono“. E su questo, invece, non c’è niente da discutere; provoca un’immediata reazione allergica, come strofinarsi sulle palle una medusa urticante. Forse è meglio essere animali senza anima, piuttosto che umani senza cuore. In ogni caso è meglio non essere Adinolfi.

Più conosco gli uomini, più amo i cani” (Heinrich Heine 1797-1856)

Vedi: “Cane e padrone” (2008)

Papa, cani e vicini di casa

di , 14 Maggio 2016 15:36

Questo Papa parla troppo e quasi sempre a sproposito (il “quasi” è optional).

L’ultimissima, fresca fresca di giornata, riguarda cani e gatti. Dice: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina.“. Tenendo presente il suo pensiero fisso e ricorrente sull’accoglienza di profughi, rifugiati e disperati di mezzo mondo, quella frase si scrive “vicino e vicina“, ma si legge “immigrati“. E’ incredibile, riesce a dire sciocchezze anche parlando di cani e gatti.  Dimentica di dire che spesso, l’unica compagnia che hanno gli anziani sono proprio cani e gatti, gli unici a dare loro un po’ di affetto e di stimolo a vivere. Dimentica anche di dire che spesso sono proprio i vicini di casa a crearci problemi di convivenza e rovinarci la vita. Dimentica pure che l’affetto per gli animali è il primo segnale dell’empatia verso il prossimo, e che coloro che non amano gli animali, spesso non amano neppure le persone. E dimentica anche di dire che c’è anche gente (uno a caso: tale Bergoglio, il Papa che viene da lontano e non si capisce perché non sia rimasto dov’era) che, più che occuparsi dei vicini di casa (magari proprio della nonnina sola) si preoccupa di aiutare, accogliere ed assistere gli africani. Diceva Heinrich Heine (1797 – 1856): “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Tra il pensiero di Heine e quello di Bergoglio scelgo Heine; senza il minimo dubbio.

Una volta dall’Argentina arrivava roba buona: l’Angus, il tango. Ultimamente arrivano solo fregature: divette in cerca di gloria, con la farfallina tatuata sull’inguine (e trovano l’America in Italia), bond spazzatura, e Papi marxisti. Che tempi!

Cavalli e polli

di , 17 Giugno 2014 20:59

Gli animali ci sorprendono spesso con i loro comportamenti quasi umani. Tanto che usiamo “umanizzarli” in rappresentazioni letterarie e artistiche. Basta pensare all’enorme successo di personaggi dei fumetti, delle favole e della letteratura per ragazzi. Ma gli animali umanizzati li ritroviamo anche nelle varie attività propriamente umane. Dagli sciacalli che speculano sulle disgrazie altrui alle oche giulive che imperversano in televisione, dai cani che amano esibirsi come attori o cantanti ai gufi che gioiscono nel fare sempre previsioni funeree, dagli asini che proliferano a scuola ai porci che grufolano in rete e nei siti porno. Ma è in politica che spopolano questi esemplari: falchi e colombe, trote e caimani, asinelli democratici, elefantini repubblicani, pitonesse, giaguari, quaglie saltatrici, balene bianche ormai estinte e aquile imperiali finite al museo; un vero zoo.

E’ il nostro modo di esorcizzare le nostre peggiori caratteristiche identificandole come comportamenti tipici di alcuni animali ai quali attribuiamo, del tutto arbitrariamente e senza il consenso degli interessati, dei comportamenti negativi che, invece, sono solo ed esclusivamente umani. Ma talvolta alcuni animali, quasi per vendicarsi, ci sorprendono con atteggiamenti ed azioni imprevedibili.

E’ il caso di Metro Meteor, un cavallo da corsa di 11 anni che, data l’età avanzata e qualche acciacco di troppo che ne limitava le prestazioni,  non sentendosi più in grado di correre…la cavallina, si è dato alla pittura (Metro, il cavallo che dipinge; vendute tele per 100 mila euro). A quanto pare riscuote tanto successo che tiene delle mostre e vende tantissime tele. Qualcuno, incredulo, si chiederà: ma chi sono, per restare in tema di animali,  gli allocchi così ingenui da comprare delle tele dipinte da un cavallo? Semplice, altri animali: i polli.

Pubblicità progresso

di , 16 Aprile 2013 23:04

Ecco un box sulla prima pagina del Corriere che segnala un articolo in cui si dispensano preziosi consigli per non correre rischi in montagna.

Eppure non c’è bisogno di dilungarsi tanto. Per non correre rischi in montagna basta rispettare un solo, unico accorgimento: “Restate a casa“.

 

Les liaisons dangereuses

Altro piccolo dubbio da aggiungere a quelli che citavo nel post “Dubbi sintattici“. L’amicizia è una gran bella cosa. Però, talvolta, può essere pericolosa ed avere effetti tragici, come in questo caso riportato dall’ANSA.

Sì, davvero un caso di amicizie pericolose. Quando meno te l’aspetti l’amico ti aggredisce e ti sbrana. Sembrerebbe, leggendo il titolo, che l’uomo sia stato sbranato dal cane. Ma leggendo il sottotitolo il significato cambia completamente. Il “Che“, pronome relativo, secondo le regole della sintassi,  si lega inequivocabilmente al nome che lo precede, “amico“. Quindi la frase va letta in questo modo: “…l’uomo teneva con sé il cane di un amico il quale (amico), nel pomeriggio, lo avrebbe aggredito“. Ne consegue che sia l’amico che, nel pomeriggio, abbia aggredito e sbranato l’uomo. Non ci sono dubbi. Mai fidarsi degli amici. O, almeno, accertatevi che abbiano fatto l’antirabbica!

- Di chi è l’ombrello?

- Vivisezione umana

- Cacofonia mediatica

- Mani, cervelli e cronisti

- Dubbi sintattici

- Donne, uomini, erotismo ed altro

 

Parla come mangi

di , 9 Marzo 2013 11:49

Oggi quel vecchio detto popolare non si potrebbe più usare. Infatti, visti i continui casi di alimenti adulterati o contaminati con prodotti nocivi, è chiaro che, senza saperlo,  ingurgitiamo ogni giorno porcherie di ogni genere. Se dovessimo, quindi, adeguare il modo di parlare al cibo, il nostro linguaggio sarebbe un unico, continuo turpiloquio.

Forse non ci sorprendono più le notizie quasi quotidiane di prodotti e alimenti inquinati. Ci stiamo facendo l’abitudine, dimentichiamo presto e continuiamo a consumare prodotti industriali preconfezionati, prelavorati, precotti, preconditi, prearomatizzati, preadulterati e, forse, anche predigeriti. Ma tant’è, non abbiamo più tempo per scegliere i prodotti giusti, cucinare come una volta e gustare i sapori ormai perduti e dimenticati. I ritmi della vita moderna non ci consentono pause e tempo da dedicare alla cucina. Meglio e più comodo prendere qualcosa che somiglia al cibo, metterlo qualche minuto nel microonde e servire in tavola. Siccome, però, questi alimenti prodotti industrialmente non hanno alcun gusto particolare, bisogna guardare bene le foto e le indicazioni riportate sulla confezione. E’ l’unico modo per sapere che cavolo state mangiando.

Negli ultimi tempi abbiamo affrontato allarmi alimentari periodici: la mucca pazza, la peste suina, l’influenza aviaria, la lingua blu degli ovini. Periodicamente scopriamo che non possiamo più fidarci di niente. Ed ecco che questi giorni scopriamo che prodotti tipici come i ravioli, tortellini e lasagne, invece che essere fatti con carne di manzo o di puro suino, contengono carne di cavallo, così pure le polpette Ikea. A seguire si scopre che nelle torte prodotte dalla stessa casa svedese  vengono riscontrate trecce di colibatteri fecali.

Non abbiamo ancora finito di sorprenderci per queste poco rassicuranti notizie, che arriva l’ultimissima: anche il classico ragù Star…nitrisce! Sì, anche nel condimento italico per eccellenza c’è carne equina. Ora, la notizia in sé non sarebbe nemmeno allarmante. La carne di cavallo non è dannosa, anzi molti la gradiscono e la consumano regolarmente. Il fatto è che la presenza di carne equina non viene dichiarata nell’etichetta e, quindi, costituisce informazione scorretta nei confronti del consumatore.

Ma l’aspetto inquietante, invece, è un altro. Si scopre, infatti, che la carne equina non viene nemmeno acquistata direttamente da produttori che ne garantiscano la provenienza ed i necessari controlli, ma viene acquistata da una ditta francese che, a sua volta, importa la carne congelata dalla Romania: “Nei Ragù sotto accusa – secondo l’azienda – sono state utilizzate partite di carne macinata congelata proveniente dalla Romania e acquistate dal fornitore francese Gel Alpes di Saint Maurice – Manosque, già posto sotto attenzione da parte delle autorità transalpine.”. Lungo questi tragitti fra la Romania e l’Italia, come è immaginabile, è quasi impossibile avere le dovute garanzie sull’allevamento, l’alimentazione ed i controlli sanitari dei cavalli.

Finito? No, ecco un’altra chicca: “Scandali alimentari: un topo tra i fagiolini. Veleno nell’insalata importata dall’Italia”. In Francia scoprono un topolino morto in una confezione di fagiolini. In Germania, invece, trovano tracce di veleno per topi in una partita di lattuga romana proveniente dall’Italia. Magari quel topolino in scatola con i fagiolini è morto perché aveva mangiato la lattuga romana avvelenata. No?  Oggi si è accertato che la lattuga incriminata proviene da Salerno. Ovviamente, nessuno ci assicura che altre partite di lattuga, potenzialmente avvelenate,  non siano state distribuite nei mercati nazionali e consumate.

Basta? No, ci mancava anche questa: “Cinghiali «radioattivi» nei boschi della Valsesia“. Poveri cinghiali, sembra siano contaminati col Cesio 137, lo stesso che si sprigionò a suo tempo dalla centrale di Chernobyl. Avete appena finito di mangiare delle ottime pappardelle al sugo di cinghiale? Bene, bene, niente di grave, al massimo diventerete leggermente radioattivi.

Non c’è pace, non c’è tregua. Ecco l’ultimissima di stamattina, riportata in prima pagina dal Corriere: “Cinque tonnellate di carne avariata sequestrate in un’azienda milanese“. “Facendo un’ispezione in un’azienda di Milano che commercia all’ingrosso prodotti di origine animale, i carabinieri del Nas di Milano hanno trovato e sequestrato 5 tonnellate e mezza di carni confezionate (bovine, avicole, ovine) congelate illecitamente senza l’utilizzo di idonee apparecchiature e conservate alla rinfusa all’interno di due celle frigo.”. La carne era stoccata insieme ad altri prodotti scaduti già nel 2005.

Ok, rinunciamo alla carne, ai tortellini al cavallo, alle pappardelle, alle tagliatelle al ragù, e mangiamo pesce, più sicuro. Ne siamo certi? Tempo fa comparve la notizia che davanti alle coste toscane furono trovate delle sogliole con una altissima percentuale di mercurio. Si possono usare come termometro. Ma ecco l’ultimissima: “Capesante al cadmio“, già distribuite sul mercato nazionale. Se avete già mangiato delle capesante e sentite una strana sensazione, come se vi foste “ricaricati“, tranquilli, è “l‘effetto batteria” del cadmio.

Non c’è scampo. Ecco la soluzione, andare a mangiare in ristorante, così almeno abbiamo la certezza che i prodotti vengono scelti da cuochi esperti ed andiamo sul sicuro. Specialmente se andiamo in ristoranti famosi, di provata serietà, quelli che costano un occhio della testa, però si mangiano prelibatezze e squisitezze di alta cucina. Facciamo un esempio, andate nel più famoso e più caro ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen. Ed ecco cosa succede: “Scarsa igiene e 63 intossicati. Scandalo nel miglior ristorante del mondo“, cibo contaminato da un virus e scarsa pulizia del personale.

Andiamo bene, altro che “Parla come mangi…”, qui si resta muti, senza parole. Allucinante. Di questo passo tanto vale mangiare le crocchette di cani e gatti. Almeno si risparmia qualcosa. L’unico rischio è che se “parli come mangi“, al massimo rispondi con un Miao o con un Bau bau…

Cane e padrone.

di , 20 Aprile 2007 14:15

E’ il titolo di un racconto breve di Thomas Mann nel quale l’autore parla in maniera affettuosa ed ironica del rapporto con il suo fedele pointer tedesco Bauschan. A me serve come pretesto per fare una piccola riflessione sulla recente tragedia che è costata la vita ad una bambina di pochi mesi, aggredita da due rottweiler. Abbiamo visto i servizi in TV, compreso il cartello affisso al cancello della casa, nel quale si avvertiva che l’area è sorvegliata da "cani da guardia addestrati". I cani da guardia sono due rottweiler che si chiamano Jago e Diablo. Già i nomi sono tutto un programma.

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Uomini e cani…

di , 22 Luglio 2005 20:56

Ho appena letto in un post di Giò/Prof " Sono triste" la notizia dell’ennesima dimostrazione dell’imbecillità umana: un gruppo di ragazzini, tanto per divertirsi in spiaggia, lancia in mare un cucciolo ripetutamente, finché il povero animale, stremato, annega. Soliti episodi di ordinaria follia umana. Nei vari commenti al post si esprime giusta indignazione e condanna sia nei confronti dei ragazzi, sia nei confronti dei genitori degli stessi, responsabili, forse, di non averli educati adeguatamente. Eppure sono certo che se qualcuno intervistasse amici e conoscenti di quei ragazzi e dei loro genitori, si scoprirebbe, come succede ogni volta dopo l’ennesimo fatto di cronaca nera, che si tratta di persone normali, tranquille, brave, sì…brave persone.

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Cani e pulci (psicopatologia dell’orticaria esistenziale)

di , 26 Aprile 2005 14:37

Non sempre, ma talvolta…

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Storie di cani…

di , 13 Gennaio 2005 02:20


Ha vissuto per anni accanto al suo padrone malato, e quando lui è stato ricoverato in ospedale la cagnetta è più volte scappata da casa, a Terni, per presentarsi al capezzale dell’uomo. Alla fine si è ammalata anche lei, e quando, domenica, il cuore del 67enne Gianfranco Brillantini si è fermato, Juna, la sua meticcia di 15 anni, l’ha seguito anche nell’ultimo viaggio. La morte se li è portati via entrambi, a pochi minuti di distanza. Brillantini, che a lungo aveva gestito un bar a Terni, era molto conosciuto nella città umbra, così come la sua inseparabile cagnetta. I due erano talmente legati che l’animale, durante il periodo di degenza dell’uomo, più volte è fuggito da casa per andare a visitarlo". "Era diventata la mascotte dell’ospedale – racconta la moglie dell’uomo – Poi Juna cominciò a soffrire della stessa malattia di mio marito", e così le sono state somministrate le stesse medicine. I due, sempre insieme, seguivano la stessa cura agli orari previsti, e non c’era modo di allontanare Juna dal padrone. Fino al ricovero in ospedale dell’uomo: a quel punto la cagnetta non poteva più stare vicino a Brillantini, ma come lui ha iniziato a rifiutare il cibo. Domenica la morte di entrambi, a poca distanza l’uno dall’altra. ( TGCOM)
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Difficili convivenze…

di , 29 Giugno 2004 16:59


Pensierino del mattino sulla tolleranza e sugli effetti collaterali. Non sempre le convivenze sono in perfetta simbiosi. Cani e gatti, per esempio, non sopportano le pulci. Le pulci, invece, adorano stare con gatti e cani. Ci si trovano benissimo. Significa che le pulci sono più tolleranti di cani e gatti? Oppure si tratta solo di un caso di amore non corrisposto? Oppure? P.S. Oddio, vuoi vedere che qui ci scappa anche la morale…? Eh no. E’ solo un piccolo dubbio. Si scherza. Si fa per dire, si fa…per dire, si fa per…dire, si fa…
Riferimenti: ( Torre di Babele )

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