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Vasco, lo sciamano

di , 1 Luglio 2017 23:10

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti.

La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco. (Masquerade, maggio 2013)

 “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli”. (Napoleone Bonaparte).

 

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Sanremo e i riti collettivi

di , 15 Febbraio 2017 01:45

Anche questo festival è passato e, per fortuna, siamo sopravvissuti. Anche perché non l’ho visto nemmeno per sbaglio. Ma a quanto riporta la stampa ha avuto un successo enorme, toccando oltre il 50% di share. Non esprimerò giudizi sul festival, né sui conduttori, i cantanti e le canzoni, né su chi lo segue; non meritano tanta attenzione. Stendiamo un velo pietoso. Mi viene in mente, però, qualcosa che scrissi tempo fa sui riti collettivi. La gente ne ha bisogno, sono appuntamenti fissi che scandiscono il ritmo dell’esistenza. E più si è numerosi a seguire un evento, più ci si sente gratificati ed in buona compagnia. La condivisione del rito ci rassicura, perpetua la nostra appartenenza al branco. Così c’è sempre qualche evento musicale, sportivo, politico, che rinnova periodicamente questo rito. Ecco, Sanremo è uno dei riti collettivi che ci accompagnano nella vita; puntuali, come le tasse e l’influenza invernale.

Masquerade (Riti collettivi – 2013)

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status simbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco.

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Pensieri casual

di , 14 Gennaio 2016 23:44

Come nasce il pensiero? E’ una domanda che mi pongo da sempre. Già 12 anni fa, appena aperto il blog, dopo un primo post di saluti alla compagnia, il secondo post era già questo “Come nasce il pensiero?”. Diamo per scontato che il pensiero nasca nel cervello: è chiaro “dove” nasce, ma non “come” nasce. Eppure, nonostante abbia una mia idea, talvolta dubito che il cervello sia il luogo in cui nasce il pensiero; almeno non sempre e non per tutti. Il dubbio viene leggendo articoli di stampa, blog, pensieri sparsi in rete, ascoltando certi interventi dei soliti esperti tuttologi in televisione. Vedi, leggi, ascolti, e una domanda sorge spontanea: ma come ragionano questi? Certe volte, davanti a ragionamenti sconclusionati, ci si chiede con quale logica e razionalità vengano formulate certe idee.

Non entriamo in dettagli, gli esempi sarebbero tanti e tali che ci si potrebbe ricavare non un post, ma un lungo saggio; e sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Basta un solo esempio ricavato dalla cronaca recente: le motivazioni e le argomentazioni usate dai terzomondisti, buonisti, accoglientisti, cattocomunisti, bergogliani, boldriniani, kyengiani, filo musulmani, renziani e varia umanità, per giustificare sempre e comunque l’invasione afro/arabo/asiatica (non è una razza di cavalli da corsa) e tutte le conseguenze in termini di aumento della violenza, di attriti e conflitti sociali, di delinquenza, di piccola e grande criminalità. Pur di non mettere in discussione la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, si ricorre a tutti i trucchi possibili per aggirare l’argomento, evitare di rispondere alle domande scomode e trovare giustificazioni astruse e ridicole.  Di tutto si parla, meno che del problema.

Lo hanno fatto anche dopo i gravissimi episodi di molestie, violenze e stupri a Colonia e altre città europee, avvenuti contemporaneamente, come se ubbidissero ad un preciso ordine per attuare un’azione programmata per punire ed umiliare le donne europee (cosa verificata e confermata anche dalla polizia). Una sorta di richiamo della foresta, un rito tribale violento, e spesso cruento, in cui scaricare l’aggressività. L’esplosione improvvisa ed incontrollata di una pulsione inconscia; l’applicazione di  una ancestrale, bestiale ed istintiva strategia che in natura è propria degli animali predatori, come lupi e iene, che amano cacciare in branco. Un fatto così grave che non ci sono e non possono esserci giustificazioni o spiegazioni di sorta. Eppure, pur di non riconoscere la gravità dell’accaduto, le responsabilità degli aggressori (ed ancora meno la loro provenienza, etnia e religione), e mettere in dubbio la scellerata politica di apertura incontrollata al flusso migratorio attuata irresponsabilmente dall’Europa, hanno inventato le giustificazioni più strampalate. Hanno perfino negato che gli aggressori fossero immigrati, hanno detto che in fondo gli stupri li commettono anche gli italiani, e che se centinaia di immigrati aggrediscono le donne è perché, poverini,  “hanno carenza d’affetto”.

Chiaro? Care donne europee, tenete bene a mente quello che dicono le illuminate menti delle anime belle buoniste: se domani qualcuno vi aggredisce e vi stupra, non allarmatevi, ricordatevi che forse lo fa perché “soffre di una carenza di affetto”. Allora, visto che è difficile immaginare ed accettare il fatto che certi ragionamenti possano essere partoriti dal cervello, o almeno da un cervello sano, normale, dotato dei neuroni regolamentari e di sinapsi funzionanti non intasate da ingorghi come a Roncobilaccio, ci si chiede con quale altro organo ragionino certi individui.

Ragionano con i piedi? O con le orecchie, il naso, la milza, il fegato, la cistifellea, il colon retto? Oppure con  l’alluce valgo, l’occhio di pernice, il labbro leporino, il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista? Boh, mistero. Però, a  ben vedere, quando si sente un ragionamento senza capo, né coda, comunemente  si usa dire, in senso spregiativo, che è un ragionamento del cazzo. Vuoi vedere che questa espressione popolare, pur se volgare, ha una sua base scientifica? Non c’è altra spiegazione, certa gente non ragiona col cervello, ma con quello: col cazzo. Ma allora si pone un altro problema: come nascono le ìdee del cazzo? Ovvio, con le seghe mentali. Adesso è tutto chiaro.

Festa di popolo

di , 1 Maggio 2014 11:26

Masquerade.

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta nessuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status simbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco.

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A proposito…

Oggi a Cagliari si celebra la festa di Sant’Efisio. Per curiosità accendo la TV su una rete locale che trasmette in diretta la sagra alla quale partecipano numerosissimi gruppi “folk” provenienti dai paesi della Sardegna, nei loro caratteristici costumi, tutti diversi, ricchi e colorati e impreziositi da monili in oro, argento e corallo. Uno spettacolo. Ora, a parte la bellezza dei costumi, c’è però un dettaglio: la festa dovrebbe essere religiosa. Anticamente era una lunga processione di fedeli che devotamente, con preghiere e canti religiosi, accompagnava il cocchio con il simulacro del santo, attraverso le vie della città. Chi vuole maggiori notizie può trovarle in rete. Poi, col passare degli anni e la partecipazione di sempre più numerosi gruppi provenienti dall’interno dell’isola, si è trasformata in una sfilata di persone in costume che, più che una processione religiosa, è molto simile alle classiche sfilate di moda. Diciamo una rassegna dei costumi sardi, a beneficio di chi non li conosce. Un evento mondano a beneficio dei turisti. Con l’avvento della televisione, infine, è diventata uno dei tanti eventi mediatici, con tanto di commentatori, più o meno esperti, e di telecronisti che fanno sfoggio di tutte le banalità di repertorio.

Prova ne sia il fatto che vengono allestite apposite tribune per consentire a turisti ed ospiti illustri di assistere alla “sfilata”. Altra prova della “laicità” della sagra è data dai commentatori televisivi, che si sforzano di trovare sempre qualcosa da dire sui costumi e la provenienza dei gruppi (hanno orrore del silenzio, così continuano a ripetere per delle ore la solita tiritera sulla bellezza dei costumi e sulla loro ricchezza) mentre le persone in costume sfilano e sorridono alle telecamere, non in atteggiamento di preghiera e di devota partecipazione, ma consapevoli di essere ammirati dalla folla e ripresi dalla TV. Una cronista di strada, invece, chiede alle persone che affollano il percorso, un parere sulla festa. Ma non sull’aspetto religioso. No, chiede cosa pensano della sfilata, dei costumi e quali hanno ammirato di più.

Ecco, il protagonista della festa non è Sant’Efisio, sono i costumi e le belle ragazze che li indossano. E’ una festa religiosa, ma il santo passa in secondo piano. Non si partecipa per pregare e testimoniare la fede, ma si intervistano le persone per sapere quali costumi hanno ammirato. Un trionfo di retorica e banalità. Se poi intervista un turista venuto apposta per vedere la sagra e ci delizia esprimendo giudizi entusiasti sulla “sfilata” e sulla Sardegna, allora andiamo in brodo di giuggiole, dimentichiamo tutti i guai che affliggono la Sardegna e siamo appagati. Giusto perché qualcuno ci dice “Bella la Sardegna…”.

Basta poco per farci dimenticare l’inquinamento del territorio, la disoccupazione, la povertà, la crisi del Sulcis, i danni ed i morti delle devastanti alluvioni, gli incendi che bruciano ogni anno la nostra terra, le promesse mai mantenute dal potere (sia dal governo centrale, sia da quello locale), le cattedrali nel deserto, autentiche fabbriche di cassintegrati.  Basta che qualcuno dica che la Sardegna è bella e che i nostri costumi sono fantastici e  siamo felici, beati come bambini davanti ad un regalo inatteso. Del resto abbiamo sempre avuto un mare stupendo e le spiagge più belle del mondo. Ma non lo abbiamo mai capito, sulla sabbia bianchissima delle nostre spiagge transitavano le greggi. Finché non è venuto l’Aga Khan, ha inventato la “Costa Smeralda” ed ha rivelato al mondo che la Sardegna era bellissima.

Solo allora lo abbiamo capito. E per ammirare le bellezze che erano da sempre sotto i nostri occhi si partiva in pullman, in gita turistica per scoprire la Costa Smeralda. Ecco, noi siamo così, per sapere chi siamo e cosa vogliamo, deve venire qualcuno da fuori a dircelo. Vale anche per la sagra di Sant’Efisio in versione sfilata moda primavera/estate. Abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che è bella. Ma tutto passa, tutto cambia, tutto si evolve, anche la sagra di Sant’Efisio: da processione religiosa è diventata sfilata di costumi. Indecente, irriguardoso, ridicolo, osceno, quasi oltraggioso. Non è la sagra di Sant’Efisio, è la “sfilata” di Sant’Efisio. Dovrebbero inserirla in calendario fra sfilate di moda nazionali. E non dico altro per carità cristiana. Un ultimo consiglio per i telecronisti della sfilata di moda: se qualche volta restate in silenzio non casca il mondo. Anzi, è solo un modo per dire meno banalità.

Masquerade

di , 3 Maggio 2013 09:36

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco.

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Bikini invernali

di , 14 Gennaio 2013 17:25

Sì, la mia casella di posta è decisamente erotica; non mancano mai immagini con belle gnocche quasi nude. Anche stamattina, in bella evidenza, ci trovo un banner con due belle ragazze in bikini. Ma come, siamo a metà gennaio, pieno inverno,  mezza Italia è sotto la neve e qui ci sono le ragazze in bikini? Sì, perché, qualunque cosa succeda, ogni giorno devono propinarvi la dose quotidiana di nudi. Forse è una precisa disposizione  dell’Unione europea. O forse è una prescrizione medica consigliata dal ministro della sanità, come il vaccino antinfluenzale. Mistero.  Il fatto è che, come ho fatto notare diverse volte in passato, anche quando non te lo aspetti, come entrando nella tua casella di posta personale, immancabilmente ci trovi tette e culi in bella esposizione. Ecco il bikini di oggi…

Ho rinunciato da tempo a cercare di trovare una spiegazione per questo dilagare di nudi su tutti i media. Fenomeno tipicamente italiano. Ci rinuncio. Cito solo, fra i tanti dedicati a questo argomento, alcuni post scritti negli anni scorsi.

- E-Mail porno

- Greta chi?

- Donne e motori

- Guardi siti porno?

Il risultato di tanta abbondanza di messaggi sessuali? Mah, forse è quello che scrivevo 7 anni fa in quest’altro post: “Lo stupro quotidiano“.

 

 

Media: arma letale

di , 21 Luglio 2011 16:22

L’affare Murdoch dovrebbe farci riflettere. I media hanno intrapreso una pericolosissima deriva, senza freni e senza regole, in cui tutto è concesso al fine di garantirsi lo scoop, il servizio esclusivo, lo scandalo del giorno. Etica e deontologia professionale sono solo pallidi ricordi del passato. La manipolazione delle notizie, a fini non sempre chiari ed evidenti, è diventata la regola. Le intercettazioni, legali o illegali, sono solo uno dei mezzi usati dai venditori di fumo e dagli sciacalli dell’informazione.

Stampa e TV oggi hanno un potere enorme. Condizionano l’opinione pubblica, plagiano le menti, modificano usi, costumi, abitudini. Impongono consumi e scelte di vita, influenzano l’economia, la finanza, la politica. Creano eroi e mostri secondo criteri dettati dalla convenienza di lobbies di riferimento. Impongono miti, idoli e modelli da imitare. Inconsapevolmente, giorno dopo giorno, si opera una profonda mutazione sociale. L’individuo cessa di essere persona pensante, perde la capacità critica e la sua peculiarità individuale per diventare massa amorfa, omologata al pensiero dominante; diventa branco.

I mass media, spesso in mano a personaggi senza scrupoli che usano tutti i mezzi, leciti e meno leciti, per aumentare le vendite, incrementare gli ascolti e raggiungere fama, notorietà e ricchi compensi, sono diventati così un’arma letale; una vera arma di distruzione di massa. Ecco perché i giornalisti e gli addetti ai lavori, più che avere il tesserino stampa, dovrebbero avere anche un regolare porto d’armi. I più bravi, come 007, anche la licenza di uccidere. Mediaticamente, s’intende.

Cortei e branchi

di , 20 Dicembre 2010 16:54

Il ragazzo che durante la guerriglia romana ha colpito con un casco un altro ragazzo mandandolo all’ospedale con trauma cranico si è autodenunciato. E’ un tale Manuel, “pizzaiolo precario“ che il suo avvocato definisce “Un cane sciolto“. I familiari affermano che è “un bravo ragazzo“. Toh, “dopo il ragazzo con la pala“ un altro bravo ragazzo, questo con il casco. Chissà perché ultimamente tutti i bravi ragazzi provano una strana attrazione verso cortei, scontri e guerriglie varie. Deve esserci qualcosa nelle merendine che provoca questa passione. Oppure si tratta di un nuovo passatempo, tanto per non annoiarsi troppo. Beh, anche i bravi ragazzi hanno bisogno di distrarsi. Il ragazzo colpito con il casco, Cristiano,  non si spiega le ragioni dell’aggressione. Dice che lui si limitava a lanciare qualche frutto contro la polizia, perché il loro motto è “Lotta dura con la verdura” (Sembra una battuta, ma è vera). Forse si tratta di un nuovo movimento di studenti vegetariani.

Ma cosa ci fa un pizzaiolo precario in un cortei di studenti? Cosa c’entra un pizzaiolo con la riforma universitaria? Mah, forse era addetto al ristoro dei manifestanti. Del resto, da quanto abbiamo letto sulla stampa, in quel corteo di “studenti” c’era di tutto, operai, meccanici, artigiani, disoccupati, muratori, antagonisti, no global, black bloc, centri sociali. Tutta gente che si nutre a pane e cultura. Qualcuno dice che ci fossero anche degli studenti. Fra gli altri c’era l’ex deputato di Rifondazione comunista Francesco Caruso (il latifondista col vizio dell’esproprio proletario) che vediamo in questa foto, con la classica faccia da ”bravo ragazzo“. Anche lui studente? Fuori corso?

Francesco Caruso roma

Il Presidente Napolitano, intanto, rilascia la sua dichiarazione quotidiana, prontamente ripresa da tutti i media. Il nostro Presidente si occupa di tutto, infaticabile e geneticamente portato all’esternazione, tutto vede, tutto sente e tutto commenta. In quanto “Garante della Costituzione” di una sola cosa non si occupa: l’anomalia costituzionale per cui il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che dovrebbe rispettare il suo ruolo di garanzia ed essere super partes ha creato un suo partito, ha chiesto le dimissioni del premier ed usa il suo ruolo, e l’ufficio, per coordinare l’azione del suo partito e rafforzare il suo ruolo “politico” contro Berlusconi, contro il Governo e contro la maggioranza che l’ha eletto. Strano che proprio questa anomalia costituzionale il nostro Garante della Costituzione non la veda. Misteri del Quirinale.

In quanto alla guerriglia urbana, però, ha dichiarato che i “cortei pacifici” sono spia del malessere e che non bisogna ignorarli. Chissà che corteo ha visto il Presidente. Non certo quello di Roma. Magari ha visto un corteo di fedeli che andavano in pellegrinaggio al santuario del Divino Amore. Forse il Presidente è distratto da troppi impegni e gli sfugge un dettaglio. In Italia l’unico corteo pacifico è quello che segue il feretro con il defunto: il corteo funebre.

Il branco colpisce ancora. Succede a Gravina di Puglia, dove un branco di idioti minorenni, di 14 e 15 anni, forse perché distanti da piazza del Popolo, dove altri bravi ragazzi si distraggono mettendo a ferro e fuoco mezza Roma, trovano un altro tipo di passatempo; stuprano una ragazzina di 13 anni. Ognuno si distrae come può. Sono certo che, però, se chiedessero a familiari, parenti ed amici, tutti sarebbero pronti a testimoniare che si tratta di “bravi ragazzi“. L’Italia è piena di bravi ragazzi. Peccato che poi siano gli adulti “cattivi” a pagare i danni.

Branco di illusi.

di , 30 Gennaio 2010 14:17

A dimostrazione di quanto sto per dire userò due citazioni; una in apertura ed una in chiusura. Tali citazioni confermano il senso del mio discorso, ma il fatto che io le inserisca in questo scritto, usando parole non mie, è in chiara contraddizione con le mie conclusioni. Niente di grave, è solo uno dei tanti paradossi della vita. Ed io adoro i paradossi, ci insegnano a non prendere la vita troppo seriamente.

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