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Satira sinistra

di , 17 Gennaio 2018 22:56

Anche la satira non è tutta uguale; dipende. Nei giorni scorsi ha fatto notizia ed è finita sulle prime pagine dei giornali, la foto di un maiale che frugava tra i rifiuti nel quartiere Romanina, nel centro di Roma: “Il maiale di Roma; botta e risposta Meloni-Raggi.”. Sembra che quel maialino sia di un componente della famiglia Casamonica e che abbia il vizio di scappare dal recinto in cui viene custodito. Nella zona tutti lo conoscono e non fa notizia; ma viene usato come simbolo del degrado romano e, naturalmente, alimenta le polemiche politiche. Ieri al programma Di martedì condotto da Giovanni Floris, il comico (?) Gene Gnocchi, mostrando quella foto ha voluto dare un nome e cognome al suino ed ha affermato, suscitando la solita risatina idiota del conduttore: “Si chiama Claretta Petacci.“, la donna che ha avuto l’unica colpa di essere l’amante di Mussolini, stargli vicino fino all’ultimo e condividerne la tragica fine; ammazzata dai partigiani comunisti ed appesa a testa in giù a piazzale Loreto.

Ora, la cosa più facile è fare il solito discorsetto sulla doppia morale della sinistra che, anche quando fa satira, applica due pesi e due misure. Se un comico facesse un’allusione del genere su una donna di sinistra, mostrando una scrofa e chiamandola col suo nome (pensate se avesse mostrato il maiale ed avesse detto che “Si chiama Laura Boldrini o Emma Bonino, o Raggi, o una a caso delle belle statuine del PD…“, si leverebbero alti lamenti delle prefiche femministe che chiederebbero pesanti sanzioni sul malcapitato comico, accusandolo di tutti i reati possibili. Interverrebbe scandalizzata Laura Boldrini (quella che ha l’indignazione facile quando toccano donne di sinistra, ma quando offendono donne di destra è distratta, o non c’è, o se c’è dorme), tutto l’intellettualismo sinistro, ci sarebbero cortei di protesta e fiaccolate di solidarietà alla donna offesa. Forse interverrebbe anche l’Agcom, l’Ordine dei giornalisti, l’Arcigay (quelli intervengono sempre) e l’associazione Casalinghe disperate. Se però lo fa un comico (?) di sinistra è semplicemente spettacolo, intrattenimento; è satira (il vignettista Vauro ha fatto scuola anche in questo con le sue “Vignette sismiche“).

E la satira, questo è da tener presente, può essere solo di sinistra. La satira di destra non esiste e se qualcuno ci prova va incontro a guai seri (Forattini ne sa qualcosa: “Satira libera; dipende“). Ne sa qualcosa anche Fabio Ranieri, segretario della Lega nord dell’Emilia Romagna, condannato ad un anno e 3 mesi di reclusione ed a pagare 150.000 euro di danni  per “diffamazione aggravata da discriminazione razziale”, per aver pubblicato un fotomontaggio che, in questo caso, secondo i nostri ineffabili giudici,  non è satira“.

La rete è piena di fotomontaggi sui politici. Su Berlusconi, in 20 anni, altro che fotomontaggi; per sbeffeggiarlo e ridicolizzarlo in tutti i modi possibili hanno scritto canzoni (Daniele Silvestri), un centinaio di libri, testi teatrali, film (ricordate Draquila, Viedocracy, o Il caimano di Moretti?) e le imitazioni che per anni Sabina Guzzanti ha fatto di Berlusconi sulla TV di regime, programmi di satira (Uno per tutti “L’ottavo nano“) che ne facevano il personaggio principale, se non unico, della satira usata come arma politica (“Parla con me” del duo Dandini-Vergassola era il modello da seguire), Fra le definizioni più gentili  lo hanno paragonato ad un “cancro della politica” (Vendola), e “serpente a sonagli” (Di Pietro alla Camera), nonché rivendicare il diritto di odiarlo ed auspicarne la morte (Marco Travaglio). Ma quella è satira o, al massimo, dialettica politica e libertà di espressione e di stampa che deve essere completamente libera e priva di regole e censure (purché abbiate la tessera giusta). Guai però ad usare gli stessi metodi con la sinistra; la libertà di espressione, per miracolo, si trasforma in razzismo, calunnia, diffamazione. Su questa curiosa interpretazione scrivo da anni, riportando i casi più evidenti di questa insopportabile doppia morale. Uno per tutti: “Satira da morire“, in cui riporto anche un vecchio post del 2006 “Si può ridere dei musulmani?“.

Giusto per fare un altro esempio pratico, basta ricordare che il leghista Calderoli, per aver detto in un comizio che quando vede Cècile Kyenge pensa ad un orango, è stato querelato ed ha dovuto pagare i danni. Stessi guai ha passato Mario Borghezio il quale ha dovuto pagare danni per 50.000 euro. Guai a toccare personaggi di sinistra; sono come i fili dell’alta tensione. Se dici che Kyenge ricorda un orango è razzismo: e ne paghi le conseguenze. Se Gene Gnocchi paragona  Claretta Petacci a un maiale non succede niente; è satira. Chiaro? Non aggiungo altro; questi spregevoli e rivoltanti personaggi sinistri e sinistrati che hanno la faccia come il culo (e con quello ragionano) fanno schifo anche solo a parlarne.

Di seguito alcuni post su questo argomento e sulla strana morale della sinistra:

- Libertà di satira e dintorni.

Satira e razzismo

di , 24 Ottobre 2014 17:56

L’anno scorso, durante un comizio, Roberto  Calderoli disse che quando vedeva Cecile Kyenge, ministra per l’integrazione, pensava ad un orango. Mai l’avesse detto. Si scatenarono tutte le trombe buoniste indignatissime per l’affermazione “razzista” dell’esponente della  Lega Nord.  In seguito ad un esposto del Codacons, la procura di Bergamo aprì un fascicolo (vedi “Calderoli indagato per razzismo“) per “istigazione all’odio razziale ed ingiuria ad un organo istituzionale“.

Lo scorso dicembre, a Che tempo che fa, Luciana Littizzetto, per ironizzare sulla bocciatura da parte della Consulta della legge elettorale detta “Porcellum“, portò in studio un maialino vero, vivo e vegeto. L’Associazione animalisti, che non ha gradito la trovata comica, ha presentato un esposto per “maltrattamento di animali” nei confronti della Littizzetto che, pertanto, è finita nel registro degli indagati della procura milanese (Luciana Littizzetto indagata).

Che relazione c’è fra le due notizie? Apparentemente nessuna. Ma c’è una terza notizia che le lega e ne svela il nesso. La notizia è questa. Ieri sera a Servizio pubblico su La7, in chiusura della puntata nella quale era ospite, fra gli altri,  l’eurodeputato leghista Borghezio,  il solito Vauro mostra le sue vignette. La prima prende spunto proprio dall’esposto degli animalisti per la presenza del maialino in TV e l’accusa di presunto maltrattamento.

Ed ecco a lato la vignetta di quello spiritosone di Vauro che, facendo riferimento al maialino della Littizzetto, per difendersi da eventuali accuse di maltrattamenti dell’ospite in studio, dice di aver trattato benissimo Borghezio. In pratica, paragona Borghezio ad un maiale. Ma siccome lui è un umorista (e milita nella parte giusta, quella della superiorità morale), tutto gli è concesso. Resta, però, un dubbio, il solito dubbio sulla doppia morale di questi umoristi, comici,  giornalisti, opinionisti, politici, conduttori televisivi, militanti e moralisti di sinistra. Un dubbio che ci assilla da decenni e che nessuno ha ancora chiarito. La domanda è semplice: perché paragonare la Kyenge ad un orango è un gravissimo atto di razzismo (e si finisce indagati dalla procura) e paragonare Borghezio ad un maiale è solo innocua ed innocente satira?

 

Dispetti e sodomia

di , 31 Luglio 2013 16:36

La ministra Kyenge si è risentita per i recenti attacchi da parte dei leghisti (Brutta negra). Chi la paragona ad un orango, chi le lancia banane sul palco, chi la invita a tornare in Congo e chi esce dall’aula consiliare a Cantù quando entra lei.  Insomma, ha tutte le ragioni per lamentarsi. Quindi ha lanciato un ultimatum al segretario della lega Maroni: basta con gli insulti, altrimenti lei non partecipa alla festa della Lega.

Ministra Kyenge, non faccia così.  Via, capisco che sia un po’ risentita, ma non vorrà privare Calderoli, Borghezio e tutto il popolo della Padania del grande piacere di averla alla loro festa? Ci ripensi, vada alla festa, vedrà che si diverte. Sia buona, non faccia i dispetti.

 

Gianluca Buonanno, deputato leghista, ha dichiarato alla Camera che SEL (Sinistra, ecologia e libertà) è una lobby di sodomiti. E che dovrebbero chiamarsi “Sodomia e libertà“. Immediata la reazione sdegnata dei parlamentari chiamati in causa che, in segno di protesta per il gravissimo insulto, abbandonano l’aula (ma poi tornano).

Forse Buonanno allude al fatto che il leader di SEL, Nichi Vendola, è gay dichiarato e sogna di sposare in chiesa Eddy, il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete, lancio di riso, fiori d’arancio, marcia nuziale e valletti al seguito? Forse allude al fatto che un altro gay dichiarato, Rosario Crocetta, è diventato governatore della Sicilia? Forse allude al fatto che ormai spopolano sui media personaggi di primo piano della politica, dello spettacolo, dell’informazione e della cultura, notoriamente gay, trans o bisex che fanno quotidianamente opera di promozione per la causa sodomita? Forse allude al fatto che fra Vendola, Crocetta, Scalfarotto, Paola Concia, Grillini, Luxuria, Platinette, Cristiano Malgioglio, Tiziano Ferro, Cecchi Paone, Aldo Busi, Alfonso Signorini (tanto per citarne alcuni far i più noti e presenti sui media) ed altri meno noti, possa esistere un accordo per promuovere e tutelare l’attività degli amanti del “sesso creativo“?

Ma via, Buonanno, non è possibile, non è vero. Ma anche se fosse vero, non lo è. Non è vero anche se fosse vero. Insomma, se anche fosse vero ( ma non lo è), non si potrebbe dire per una ragione semplicissima. Tutti gli insulti e le accuse mosse dalla sinistra agli avversari di destra sono solo dialettica politica. O, al massimo, sono satira. Viceversa, la dialettica politica, o la satira, rivolta verso la sinistra è sempre un gravissimo insulto. Quindi, accennare ad una lobby sodomita di SEL, a parte che non è vero, ma anche se fosse vero (ma, ovviamente, non lo è perché Vendola non ha niente a che vedere con la sodomia!?) è un insulto molto grave. Anche perché Vendola è dichiaratamente gay, ma non ha mai affermato di essere un sodomita. Forse non ha mai letto la Bibbia. O forse l’ha dimenticata. Oppure ha dimenticato di ricordarlo. Oppure ricorda di aver dimenticato di leggerla.  Oppure non sa cosa sia la sodomia. Oppure, oltre a fare il governatore ed il gay, con sua grande soddisfazione ed orgoglio, sa fare anche lo gnorri (una nota specialità della cucina pugliese che ha il potere di cancellare i ricordi scomodi).

Insomma, caro Buonanno, quando anche fosse vero (ma non lo è) non si può dire. Anche perché ormai comandano loro. Quindi bisogna andarci molto cauti. Anzi, le è andata ancora molto bene. Se passa il ddl proposto da Scalfarotto sull’omofobia, solo azzardare delle insinuazioni sulla sodomia di Vendola, sarebbe un reato molto grave (secondo la legge Mancino, integrata col reato di omofobia) e si potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie molto salate. O addirittura  rischiare la galera. Si informi, Buonanno, e la prossima volta eviti di lanciare accuse di sodomia. Con i tempi che corrono è meglio…pararsi il culo.

Vedi: Scimmie, serpenti e presidenti

Scimmie, serpenti e presidenti

di , 15 Luglio 2013 11:44

Calderoli dice che quando vede il ministro Kyenge pensa ad un orango. E scatta immediatamente lo sdegno di Stato. Tutti a condannare il gravissimo insulto razzista del leghista Calderoli. In primo piano, ovviamente, lo sdegno del Presidente Napolitano che, come riferiscono “fonti del Quirinale“, è “colpito ed indignato“. Anche quando non interviene direttamente ci pensano le “fonti” a comunicare alla stampa ed al mondo il quotidiano pensiero presidenziale. Sembra che per i nostri commentatori italici la realtà sia vista non per quello che è, ma in funzione della reazione  del Presidente Napolitano. Qualunque sia la notizia, in prima pagina finisce sempre, come apertura, il commento di Napolitano.

L’uomo è misura di tutte le cose...” diceva il buon Protagora. Oggi modificherebbe il suo famoso detto in “Napolitano è la misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“. Sì, abbiamo un Presidente che funge da metro dell’universo, da geometra del cosmo, da giudice unico e supremo dello spazio-tempo.

Il dubbio, però, riguarda la frase di Calderoli. Non possiamo fare a meno, infatti, di ricordare quanti insulti ed epiteti di ogni genere siano stati indirizzati a Berlusconi. Ci vorrebbe un intero libro per elencarli tutti. Da psiconano a mafioso, da criminale a pedofilo, da “serpente a sonagli” (Di Pietro) a “cancro” (Vendola).

Allora il dubbio è questo. Perché dire che la Kyenge ricorda una scimmia è un gravissimo insulto razzista e scatena la reazione indignata e bipartisan di tutti i partiti e delle alte cariche dello Stato, e dire che Berlusconi è un serpente a sonagli non è un insulto e nessuno si indigna? Presidente Napolitano, lei che ha l’indignazione facile, ci spiega la differenza?

Perché se Borghezio dice che la nomina della signora congolese come ministro dell’integrazione  è stata una scelta “del cazzo“, l’affermazione è gravissima e Borghezio viene espulso dal suo gruppo al Parlamento europeo e se Vendola dice che Berlusconi è un “cancro della politica“ è semplice dialettica e nessuno si indigna? Presidente Napolitano ci spiega la differenza?

Perché Sabina Guzzanti, quella che è convinta di far satira e di essere simpatica e divertente (la gente ha strane convinzioni) sul palco in piazza Navona, qualche anno fa,  disse che Mara Carfagna era diventata ministro perché “succhiava l’uccello a Berlusconi” e nessuno si indignò (nemmeno il Presidente), anzi applaudirono? (Guarda il video). Perché paragonare la Kyenge ad una scimmia è un gravissimo insulto razzista e dire che la Carfagna fa i pomp… i servizietti alla Monica Lewinsky  è satira? Presidente, ce lo spiega?

Perché dare della scimmia a qualcuno è un insulto e dare del serpente è un complimento? Perché dire che la nomina di Kyenge ministro è stata una scelta sbagliata è un insulto razzista e dire che Berlusconi è un cancro è una semplice battuta, un’opinione? Avere tratti scimmieschi è una sensazione devastante, mentre avere un cancro è una piacevole sensazione? I serpenti a sonagli sono molto più carini, simpatici, miti e mansueti delle scimmie? Preferire i serpenti alle scimmie non è una ingiustificata discriminazione nei confronti delle povere scimmie? E le pari opportunità e l’uguaglianza, concetti così cari alla sinistra buonista? Un altro illustre esponente del socialismo europeo, l’ex premier spagnolo Zapatero, riteneva che le scimmie ci somiglino tanto che voleva addirittura estendere ai primati il riconoscimento dei diritti umani (vedi “Zapatero e le scimmie“). E allora perché essere paragonati alle scimmie è un insulto?  Anzi, da buoni socialisti lo si dovrebbe considerare un onore. Ma allora, Presidente, da buon ex/post comunista, perché si indigna? Ce lo spiega?

Già, il nostro Presidente ha l’indignazione facile. Ma deve essere una caratteristica acquisita di recente. In passato era meno suscettibile a queste indignazioni. Per esempio non si indignò quando, da europarlamentare,  dei cronisti della televisione tedesca gli chiesero spiegazioni sui rimborsi di viaggio. La questione passò sotto silenzio. Nessuno dei solertissimi giornalisti d’inchiesta nostrani, da Santoro a Gabanelli, da Annunziata a Iacona, da Ruotolo a Travaglio, se ne occuparono. Strano, vero? Vedi sotto…

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Non si indignò neppure quando, in pieno processo “Mani pulite” sui finanziamenti illeciti ai partiti, Bettino Craxi  lo tirava in ballo a proposito dei lauti finanziamenti che il PCI riceveva da Mosca e di cui Napolitano non poteva non essere a conoscenza. Vedi sotto…

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In Italia abbiamo l’indignazione elastica, a tempo, col timer. Si attiva o si spegne secondo i luoghi e personaggi. Non c’è una regola fissa. Ci si indigna o meno secondo le circostanze; dipende. Ora, per tornare a Calderoli, bisogna riconoscere che ha sbagliato. E giustamente provoca l’indignazione generale, dal Presidente super indignato speciale a tutte le altre anime belle del Bel Paese. Io stesso mi sento indignato, non avrei mai pensato di paragonare la Kyenge ad una scimmia per una ragione semplicissima; le scimmie mi sono simpatiche, tanto che ne ho scelta una, nelle vesti di Amleto, come avatar.

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