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Anche Bob Dylan copia

di , 15 Giugno 2017 14:26

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

di , 12 Gennaio 2017 06:12

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Blog, frati e misticanza

di , 28 Giugno 2014 13:56

Che relazione c’è fra il New York Times, i frati di Assisi e l’insalata mista? Vediamo. L’informazione è uno dei miei argomenti preferiti e, data la sua influenza spesso determinante nella creazione dell’opinione pubblica,  dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo. Ma forse  a chi detiene il potere va bene così com’è perché sa benissimo come usare i media per i propri fini. I cittadini, invece, non conoscendo i metodi ed i trucchi usati dai persuasori occulti che gestiscono i media, sono del tutto indifesi.

Ne parlo spesso in maniera critica per evidenziare certi  meccanismi perversi e subdoli che si nascondono dietro la facciata del “diritto di cronaca” e la libertà di stampa. L’informazione è usata ed abusata non sempre in maniera chiara e trasparente. Spesso, dietro la facciata dell’informazione, della cronaca, del servizio pubblico, della libertà di stampa, si celano scopi alquanto discutibili: manipolazione dell’opinione pubblica, propaganda politica, pubblicità occulta, creazione di miti, idoli, modelli e stili di vita (vera e propria operazione commerciale che è funzionale al lancio ed alla diffusione di alcuni prodotti) o pura e semplice operazione editoriale al solo scopo di creare profitti, indipendentemente dalla qualità dell’informazione. In quest’ultimo caso, poco conta l’utilità delle notizie. Conta riempire le pagine e, usando richiami forti per incuriosire i lettori, vendere più copie possibile. Come dicevo anche di recente, il 90% delle notizie sono del tutto inutili. Solo un 10% può essere di qualche utilità.

Ecco il punto; l’utilità dell’informazione. E’ davvero un segno di progresso e miglioramento della conoscenza il fatto che ogni giorno siamo inondati da migliaia di news provenienti da ogni angolo del mondo, su argomenti e fatti che non cambiano una virgola della nostra esistenza e non accrescono di una virgola la nostra cultura o le nostre conoscenze specifiche, né hanno una qualche utilità per la nostra attività professionale? Esempio pratico. Vi interessa sapere che ieri, al bar dello sport di Trascagheras, Cicittu concheddu ha perso una partita a scopa con Balloi susuncu ed ha dovuto pagare da bere? Immagino che l’interesse sia zero. Ecco, la maggior parte delle notizie che leggiamo ogni giorno su giornali, riviste, internet, sono di questo tipo. Al massimo possono interessare gli amici di Cicittu e Balloi.

Bene, fatta questa premessa, passiamo alle notiziette del giorno.

Il New York Times chiude i blog (Vedi Tiscali news). Si tratta di blog tenuti da giornalisti dello stesso quotidiano, all’interno del sito. Un’appendice delle pagine ufficiali, un luogo dove i giornalisti possono scrivere più liberamente  e senza troppi vincoli. Ormai anche i quotidiani nostrani hanno questi spazi riservati ai blog tenuti dagli stessi giornalisti. Ma che senso ha che un giornalista che già scrive su un quotidiano abbia anche un suo blog personale, all’interno dello stesso giornale? Mistero. Ma la questione è se questi blog siano o non siano utili. Ecco perché il NYT si è posto il problema ed ha deciso di chiudere la maggior parte dei propri blog. Succede, infatti, che un blog deve essere seguito e per farlo, si finisce per inserire notizie inutili o quasi, giusto per aggiornare il blog e riempire le pagine. Ma niente di drammatico, anzi, secondo i dirigenti del quotidiano, migliorerà la qualità dell’informazione, perché “i lettori saranno contenti e la qualità del Times migliorerà perché i giornalisti non saranno costretti a riempire artificialmente il blog con contenuti artificiali o di scarsa rilevanza“. Appunto, ed io cosa dico da anni?

La questione dell’utilità o meno dell’informazione è così rilevante che, dopo il New York Times,  lo hanno notato perfino i frati francescani di Assisi. Ecco, infatti, una breve news LaPress di stamattina: “Appello frati Assisi a Facebook: rafforzare “Mi piace” con “Mi è utile“. I nostri fraticelli, poveri e snelli, devono essere assidui frequentatori dei social network. Così hanno deciso di scrivere direttamente al patron di Facebook, Mark Zuckerberg, per fare una proposta: “Perché non rafforzare il ‘Mi piace’ con ‘Mi è utile’ per segnalare e far propri certi contenuti della rete – articoli, video, foto – sottolineandone l’importanza agli amici con i quali si è in contatto?”. Ottima idea. Ma, soprattutto, evidenzia il vero problema dell’informazione ai tempi di internet: l’utilità o meno di tutto ciò che passa in rete. Non seguo facebook, ma so che diventa una specie di gara ad avere più amici e che il successo (?) si valuta anche in base a quanti “Mi piace” vengono registrati.

Ma la differenza fra “Mi piace” e “Mi è utile” è fondamentale. E’ la stessa differenza fra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, fra le inutili gossipate del giorno e le notizie davvero importanti per i cittadini. Ma noi oggi stiamo creando una società che è fondata sull’immagine, sull’apparenza, sul vuoto culturale, sulla forma più che sul contenuto, sull’apparenza più che sulla realtà. Abbiamo sostituito il necessario e l’essenziale con il superfluo, la persona reale col suo avatar, la vita reale con la realtà virtuale. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la stragrande maggioranza di tutto ciò che quotidianamente ci passa sotto gli occhi è del tutto inutile ed ininfluente. Mi sa che hanno ragione i fraticelli di Assisi.

Vediamo ora una dimostrazione pratica di questo genere di notizie che sembrano non avere altro scopo se non quello di riempire le pagine e di far guadagnare la pagnotta a giornalisti che, invece, potrebbero impiegare meglio il loro tempo e le loro energie e, soprattutto, in maniera più utile per la società. E’ solo una delle tante che riempiono ogni giorno i TG, i siti in rete, giornali, forum, blog e agenzie di stampa.

La cosa più semplice da preparare in cucina, dopo il panino con salame, è l’insalata. O almeno questo è ciò che può pensare la gente comune. Finché qualcuno che non ha di meglio da fare (e per portare a casa la solita pagnotta), non decide di complicarci anche questa elementare e semplicissima insalatina mista, che ognuno fa a piacere secondo i propri gusti, con le verdure ed il condimento che preferisce. Ci pensa il solito Corriere con una rubrica dedicata alla cucina e che due giorni fa lanciava un titolo allarmistico: “I 7 errori più comuni che rovinano l’insalata”. Oddio, e quali saranno i gravissimi errori nel preparare l’insalata? Il primo, gravissimo, è quello di prepararla sempre con le solite cose, quelle che conosciamo e che ci piacciono. Fate la solita insalatina di lattuga? Magari aggiungete qualche pomodorino? Condite con sale, olio e aceto? Errore. Bisogna variare i componenti, fare la “Misticanza” (o mesticanza) che significa miscuglio, miscela, mescolanza. Se siete romani o laziali o siete in zona, forse sapete cos’è (pare che si tratti di un’usanza romana). Altrimenti, se vi trovate nelle valli tirolesi o nelle assolate campagne della  Marmilla, forse avete qualche dubbio. Ma il Corriere dice che è assolutamente necessario conoscerla e prepararla e non accontentarsi della solita insalatina: “Vietato accontentarsi invece, e accanto alle lattughe e alle indivie più comuni, meglio cercare erbette di stagione, la misticanza, non lesinare nel cercare produttori (o commercianti) che amino differenziare.”.  Chiaro?  Già, ma cos’è questa benedetta Misticanza? Nessun problema, oggi in rete si trova tutto. Basta una breve ricerca ed ecco svelato l’arcano “La misticanza romana; cos’è e come si prepara“. Semplicissima, pochi ingredienti (devono esserci tutti per una perfetta misticanza) che non mancano di sicuro in ogni casa italiana. Eccoli: Indivia, rucola chiamata rughetta, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, tarassaco (pisciacane in dialetto), erba stella, porcacchia, raperonzoli, crespigni, la minutina, la papala (papavero), la barba di frate, il cerfoglio, l’orecchio d’asino. Volendo, aggiungete anche dei fiorellini di campo. E guai se manca anche solo una di queste erbette, vi rovinerebbe la misticanza.

Facile, no? Chi è che non ha in casa, a portata di mano,  tutte queste erbette? E se non le avete poco male, ve le procurate. Signora Gavina, lei si trova ad Aggius, vuole preparare una insalatina veloce per pranzo, ma non ha tutte le erbette per fare la “Misticanza“? Non c’è problema, va ad Olbia, prende il primo volo del mattino per Roma (solo lì può trovare quella originale),  così, forse,  è di ritorno per il pranzo.  Una volta nella capitale, cerchi di introdursi nell’ambiente della mala, perché solo lì potrà reperire le erbette giuste, e si rivolga al puscher della Misticanza. E’ roba che si vende di nascosto, come la droga. Più facile trovare l’eroina che la “Misticanza”. Una volta recuperata la giusta miscela  di erbette (stia attenta che ci siano tutte, altrimenti la Misticanza non viene bene, e che la barba di frate sia proprio di frate e non di un jihadista islamico di passaggio), ora prenda un taxi per Fiumicino, salti sul primo volo per Olbia, torni ad Aggius e prepari finalmente la sua bella Misticanza. Facile, no?  Magari le costa un po’, ma vuole mettere la soddisfazione di fare un’insalata a regola d’arte, secondo i consigli del Corriere?

Fondamentale, quindi, la ”Misticanza” nella preparazione di pasti semplici e veloci. Veloci, si fa per dire, a parte la disperata ricerca su e giù per i  colli romani per trovare la barba di frate, la cresta di gallo  o la porcacchia. A parte il fatto che a casa vi aspettavano per pranzo, con l’insalatina fresca, e dopo  tre giorni di assenza,  dandovi per dispersi,  chiedono l’intervento di pompieri e protezione civile per rintracciarvi, con o senza misticanza. A parte questo, ci sono altri preziosi consigli per le vostre insalate. Per esempio, come usare l’insalata “Iceberg” nella preparazione della “widge salad“, classica ricetta di Canicattì e della Val Camonica. O ricordarvi che la verdura bisogna lavarla. Ma va? E ancora che bisogna dare una spruzzata di sale e poi condire a piacere con olio e aceto. Chi l’avrebbe mai immaginato! E non vi venga in mente di usare le posate da insalata per mescolare le verdure durante il condimento; errore gravissimo, bisogna usare le mani!

Ecco un perfetto esempio di articoli scritti per riempire le pagine, con notizie che non sono notizie o consigli strampalati con ricette improponibili ed irrealizzabili. Ma chi è che conosce tutte quelle erbe elencate per la “Misticanza” e chi è che le ha in casa o riesce a procurarsele  senza ricorrere ai servizi segreti, alla mafia o alla CIA ?  La dimostrazione dell’inconsistenza di questo tipo di “informazione” (?) è che questo pezzo non è nemmeno firmato; forse si vergognano.

Sacconi e il voto plurimo

di , 29 Ottobre 2013 13:00

Il senatore Sacconi è presidente della Commissione lavoro del Senato. Si presume che si occupi di problemi del lavoro, di precari, disoccupati, cassintegrati, aziende in crisi e dei gravissimi problemi che il mondo del lavoro attraversa in questo momento di crisi profonda. Ieri il senatore ha lasciato un messaggio su Facebook e sul suo blog personale.

Anche i senatori, che sembrano persone serie,  usano Facebook, come le adolescenti che si scambiano messaggini o mostrano le proprie foto erotiche. Oggi se non usi i social network ed hai il tuo profilo su Facebook e puoi contare qualche migliaio di amici non sei nessuno. Ormai anche comunicati seri e personali o di interesse collettivo, vengono inviati tramite Facebook o Twitter. Perfino il Papa usa Twitter. Se Dio scendesse di nuovo sulla Terra per dettare la sua biografia e le “istruzioni per l’uso” ad un nuovo Mosè oggi dovrebbe usare Twitter e limitarsi a 130 caratteri. E quando finirebbe di dettare la Bibbia? Mai, tempi bliblici…

Bene, torniamo al nostro senatore con uso di Facebook. Cosa avrà di così importante ed urgente da comunicare? Magari ha scoperto, finalmente, una soluzione geniale per superare la crisi e creare nuovi posti di lavoro. Beh, sarebbe normale, visto che quello è il suo impegno come presidente della Commissione. Invece no. Ecco cosa scrive:

La dimensione pubblica, nel nome del diritto naturale e della Carta Costituzionale, sostiene solo – ed anzi deve sostenere di più – la famiglia  composta da un uomo e da una donna uniti in matrimonio ed orientata alla procreazione. Ogni altra relazione affettiva merita considerazione dal punto di vista dei diritti individuali codificati nella dimensione privatistica. E tale deve essere la rilevanza pubblica della famiglia naturale in relazione ai figli che si può cominciare a considerare l’ipotesi del voto plurimo dei genitori in proporzione ai figli minorenni affinché la rappresentanza democratica tenga in dovuto conto l’Italia di oggi e, ancor più, quella di domani.”.

I politici hanno, notoriamente, una strana propensione a complicare le cose e ad esprimersi in maniera fumosa. Spesso non hanno niente da dire, ma lo dicono così bene ed in maniera così convincente che il popolo li ascolta quasi in estasi davanti a tanta bravura ed eleganza dialettica. E’ il classico linguaggio “politichese“. Uno splendido esempio di politichese DOC è quello offerto dalle dichiarazioni quotidiane di Matteo Renzi, quello che vuole rottamare il PD, cambiare l’Italia e il mondo. Parla, parla, parla, ma al di là delle parole, dei buoni propositi, delle vaghe e confuse idee, di concreto, pratico e tangibile zero.

L’unica cosa che si capisce chiaramente di questa specie di Gian Burrasca della sinistra è la sua volontà di potere; diventare segretario del PD e poi Presidente del Consiglio. Renzi, la Leopolda e tutti i leopoldini con i “cento tavoli” sono solo una grande kermesse mediatica per  illudere i compagni  ingenui con la promessa di grandi cambiamenti e rafforzare la visibilità e la credibilità del nostro rottamatore con aspirazioni da leader.

Qualcuno si ricorda di un’altra genialata mediatica del PD, la “Fabbrica delle idee“, lanciata da Prodi nel 2005 per dare agli elettori di sinistra l’illusione di partecipare attivamente al “gioco” della politica? Qualcuno si ricorda che fine ha fatto quella “Fabbrica“? Qualcuno si ricorda una, dico anche solo una, idea nata da quella fabbrica? E Renzi ha partecipato allora a fabbricare idee? Non c’era? Dormiva? Ha un vuoto di memoria? Strano che non ricordi; la sua Leopolda è esattamente una copia della “Fabbrica” di Prodi. Ha semplicemente cambiato “Location e casting”.

Ora per tornare al nostro senatore, chiariamo che il suo messaggio non è poi, onestamente, nemmeno tanto astruso; c’è di peggio, molto peggio. Poteva essere più chiaro, certo. E poi quello che mi ha colpito è quel “Voto plurimo” proporzionato al numero di figli, che ritengo possa lasciare un po’ perplessi molti italiani non proprio pratici di politichese. Quindi, letto e riletto il comunicato, che niente ha a che fare con il “Lavoro” di cui dovrebbe occuparsi il senatore, bisognerebbe chiedere ad un cittadino medio con cultura media e capacità intellettuale media, di ripetere con parole sue il concetto espresso nel messaggio. Così, giusto per curiosità e…per vedere l’effetto che fa.

Teniamo presente che da una ricerca fatta  qualche tempo fa risultava che un terzo della popolazione scolastica aveva difficoltà a capire il significato di un testo scritto. Ma se escludiamo dalla statistica gli studenti, dalle medie all’università, che hanno o dovrebbero avere più dimestichezza con la lettura e la comprensione del testo, il risultato sarebbe devastante, perché quel “terzo” forse sfiorerebbe i “Due terzi” della popolazione non scolastica (Il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano). Figuriamoci poi se il testo è scritto da un politico!

Allora, cosa significa il messaggio di Sacconi? A chi si rivolge? Ai cittadini in genere, al fantomatico “italiano medio“,  oppure ai suoi colleghi del Senato o  della Commissione lavoro, esperti in politichese? Ma, soprattutto,  sarebbe interessante chiedere alla signora Adelina, una poco nota cugina della cognata della più famosa casalinga di Voghera: “Signora Adelina, cos’è il ”Voto plurimo“?”.

Grillo vuole cambiare il mondo

di , 22 Marzo 2013 13:54

C’è gente che non riesce a stare tranquilla. Deve necessariamente trovare il modo di complicarsi l’esistenza. E spesso riesce a complicarla anche agli altri. E’ il caso dei rivoluzionari della domenica, in servizio permanente effettivo, che continuano a predicare il cambiamento. Vogliono cambiare tutto, non gli va bene niente. Come diceva Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“. Già, ma il nostro campione alludeva al ciclismo, non al mondo intero.

Questi aspiranti rivoluzionari li troviamo equamente distribuiti fra i militanti dei movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra. Ma la mania del cambiamento contagia anche persone apparentemente normali, fuori dagli estremismi, che dovrebbero essere più moderate e pragmatiche. Invece, specie nell’area della sinistra, proliferano i nuovi profeti del cambiamento. Si fanno chiamare riformisti, progressisti, democratici, liberal. Molto spesso sono solo comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento dell’impero sovietico e dell’aberrante ideologia che ne era alla base,  si vergognano di essere comunisti e si fanno chiamare “liberal“; ma sempre comunisti sono! Ed hanno nel DNA la predisposizione genetica a rompere con il passato, rompere con le regole, rompere con i vecchi schemi, rompere con la morale. Insomma, hanno la “rottura” nel sangue, Sono nati per rompere!

Anni fa, il salvatore della patria, Romano Prodi, diceva che bisognava “cambiare l’Italia“. Anche Bersani dice che, se diventerà premier, il suo sarà un “Governo del cambiamento” e ribadisce ancora oggi il concetto affermando “Tutti insieme cambieremo il Paese“. Ma c’è chi rilancia ed offre di più. Beppe Grillo, forse esaltato dal grande ed inaspettato successo elettorale, non si accontenta più di “Cambiare l’Italia“, come aveva più volte gridato nei suoi comizi in piazza. Ora i confini nazionali gli vanno stretti, comincia ad avere allucinazioni rivoluzionarie su scala planetaria, sogna di esportare il suo movimento nei cinque continenti, si esalta, vaneggia, forse ha anche le visioni mistiche e lancia il suo motto di battaglia “Cambieremo il mondo“. Che Guevara gli fa un baffo e Carlo Marx gliene fa due.

In verità un cambiamento c’è già stato. In questo periodo di gravissima crisi economica, abbiamo appena eletto i nuovi parlamentari. E Napolitano ha avviato le consultazioni per la costituzione del nuovo governo. Vista la mancanza di uno schieramento politico che abbia la maggioranza necessaria a formare un governo stabile, ci si trova in una situazione di stallo ed appare difficilissimo trovare una soluzione. Il PDL sarebbe disposto ad un governo di larghe intese, o “governissimo” insieme al PD. Ma il PD esclude categoricamente qualunque forma di intesa col PDL. E lancia, invece, segnali di apertura al M5S di Grillo. Ma Grillo continua a negare qualunque forma di sostegno ad un governo del PD, confermando una sorta di intolleranza nei confronti del partito di Bersani, come affermava chiaramente già anni fa (Chi è il comico?).

Non se ne esce. Grillo è l’ago della bilancia, quello che può garantire i voti per sostenere un governo stabile. Così, in questa situazione di incertezza, la situazione è molto seria. Così seria che tutti pendono dalle labbra di Grillo. Un sì o un no sono decisivi per la costituzione del governo. L’avvenire del Parlamento appena insediato e dell’Italia è nelle mani e nella testa di un comico. I comici una volta si vedevano a teatro, al cinema, in televisione, al Drive In, a Zelig. Oggi vengono ricevuti con tutti gli onori al Quirinale e consultati dal Presidente della Repubblica. Chissà, forse in futuro vedremo entrare al Quirinale anche Crozza, Littizzetto, Guzzanti, Ficarra e Picone, il mago Zurlì e Topo Gigio.

Molti anni fa, nei cortei sessantottini, si gridava “L’immaginazione al potere“. E l’auspicio si è avverato, visto che abbiamo mandato al potere i comici che di immaginazione ne hanno anche troppa. Ne hanno tanta che, invece che limitarsi a farci fare quattro risate, fondano un movimento politico e vogliono “Cambiare il mondo“. Si ha la strana sensazione che, invece che ridere, finiranno per farci piangere. Dice Grillo che la sua è una rivoluzione che sale dal popolo, dalla gente comune. Ma il suo movimento l’ha chiamato “Cinque stelle“, nome che più che evocare qualcosa di popolare, richiama alla mente un Hotel di lusso. Se proprio avesse voluto  identificarlo come movimento popolare avrebbe dovuto chiamarlo “Movimento Pensione Mariuccia“. No?

Tanto è vero che fra i primi sostenitori del suo movimento ci sono Dario Fo, Celentano ed altri esponenti del mondo dello spettacolo e dell’intellighenzia nostrana. Insomma, un movimento d’élite, quasi esclusivo, come una suite di un hotel 5 stelle. E gli eletti in Parlamento lo stanno dimostrando da subito. Non parlano con nessuno, non rilasciano interviste, non si concedono alla TV, non spiegano pubblicamente cosa fanno, cosa intendono fare e quali sono i loro programmi. Sfuggono a cronisti e paparazzi. Proprio come autentiche star dello spettacolo. Hanno la puzzetta sotto il naso. Ma la puzza è la loro.

L’unica fonte di informazione ufficiale è il blog del fondatore Beppe Grillo. Il loro modo di comunicare e di informare i cittadini ed i loro stessi elettori è questo; attraverso il blog, facebook e twitter. Così tagliano fuori dall’informazione non solo la stampa e la TV, ma anche tutti coloro (e sono milioni) che, per età, non disponibilità economica, poca o nessuna dimestichezza con internet non hanno alcuna possibilità di informarsi su cosa sia il M5S e sui suoi programmi. Ed ecco che diventa un movimento ancora più esclusivo, riservato a chi possiede un PC e sa usarlo. Di colpo taglia fuori milioni di italiani  che non solo non sanno cosa sia un Blog, ma nemmeno cosa sia internet, Twitter e Facebook. E se c’è qualche ottantenne che usa internet e magari scrive su un blog, non è la regola, è l’eccezione. Un vero e proprio movimento esclusivo per pochi. Una sorta di setta riservata al popolo della rete. Alla faccia  del movimento popolare, della democrazia e della tanto strombazzata “trasparenza“.

Già, quando i comici smettono di fare i comici e vogliono fare le persone serie, spesso, diventano tragici. Diventano comici, invece, coloro che considerano i comici come persone serie. Ma vederli entrare al Quirinale per decidere le sorti del governo, più che comico è grottesco. Forse è proprio questo  l’inevitabile epilogo di quella rappresentazione tragicomica che è diventata ormai la politica italiana: le  ”Comiche finali“.

A proposito di “Cambiare il mondo“, vorrei riportare un vecchio post (ironico, ma mica tanto) di qualche anno fa, ma non è il caso di appesantire ancor più questo post. Potete leggerlo qui: “Il Papa mi copia il blog”.

Grillo for dummies

di , 8 Marzo 2013 11:35

Spiegare il fenomeno Grillo è facile. Bisogna, però, fare un piccolo sforzo di fantasia ed  immedesimarsi in coloro che lo seguono, che lo osannano, che riempiono le piazze e lo applaudono. Non è difficile. In fondo sono persone normali, comuni mortali che campano alla meno peggio, sfogando rabbia e frustrazioni allo stadio di calcio o accalorandosi in accese discussioni con amici e colleghi di lavoro su tutti gli argomenti possibili, convinti di avere sempre la risposta giusta per tutto e la soluzione per ogni problema.  Gente così, un po’ Fantozzi, un po’ Filini. Gente comune, specialmente giovani, che una volta si limitava a scambiarsi commenti e  lamentele assortite al bar dello sport, dove tutti sono esperti di tutto, dal calcio allo spettacolo, dall’economia agli UFO, dall’alta finanza alla politica.

Qualcuno, non ricordo chi, ha detto: “Peccato che tutti coloro che sanno benissimo come governare il Paese siano impegnati a tagliare capelli o guidare taxi“. Già, barbieri e tassisti possono discutere di tutto lo scibile umano con l’apparente sicurezza di chi non ammette repliche. Ma una volta queste “autorevolissime” chiacchiere restavano confinate fra le quattro mura del bar, ma non restava traccia perché, come dice il vecchio adagio latino, “Verba volant“. Scenette da piccoli pseudorivoluzionari di periferia, da sfigati in attesa di posto fisso, roba da “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”, come dicevo nel post “Tutti giù per terra“.

Poi, grazie al progresso ed alla tecnologia, è successo qualcosa di imprevedibile e dalle conseguenze non ancora del tutto comprese nel loro potenziale rivoluzionario. E’ successo che questi commentatori ed opinionisti da bar dello sport si sono adeguati ai tempi, si sono informatizzati, si sono trasferiti nella rete internet, dove chiunque può aprire una sua pagina web ed esprimersi liberamente, hanno creato legami di affinità ideologica e si sono ritrovati uniti ed aggregati attorno al blog di un comico in crisi esistenziale che si è riciclato come guru spirituale e tribuno della plebe. Di colpo, il blog di Grillo è diventato come un faro nella notte, punto di riferimento per contestatori, rivoluzionari della domenica, individui dalla personalità debole in cerca di una figura paterna che funga da guida, cuccioli smarriti nella foresta della vita, felici di aggregarsi ad altri cuccioli smarriti per costituire un branco che li rassicura e li protegge.  Questo è successo.

Ora si trattava solo di dare una finalità a questa aggregazione. E Grillo, da uomo di spettacolo, sapeva benissimo come sfruttare la situazione. Il suo istrionismo si è espresso al meglio nelle piazze, davanti ad un pubblico che lo applaudiva perché diceva esattamente le cose che quel pubblico voleva sentire. E’ la regola d’oro di tutti i comizianti del mondo. Mischiando sapientemente battute ad effetto, ironia, insulti, sarcasmo, denuncia sociale e critica feroce alla politica, ha creato un mix dialettico che è un capolavoro dell’arte retorica. Cicerone non avrebbe saputo fare di meglio. Marcantonio, e la sua orazione funebre sul cadavere di Cesare, al confronto è nulla; un dilettante. Il trionfo della sofistica in versione moderna.

C’è un solo accorgimento da rispettare: evitare, finché è possibile,  di  fornire proposte precise e concrete, o stilare programmi dettagliati che potrebbero dividere il pubblico in favorevoli e contrari. Limitarsi, piuttosto, a poche cose essenziali sulle quali più o meno tutti sono d’accordo: lotta alla corruzione, al malaffare, al malgoverno, agli sprechi del denaro pubblico, ai privilegi assurdi ed ingiustificabili, denunciare gli imbrogli, i sotterfugi, gli inciuci, le truffe della finanza, lo strozzinaggio bancario, stigmatizzare  tutto ciò che è come uno schiaffo in faccia al popolo, tutto ciò che suscita rabbia e sdegno. Ma tenendosi sul vago, senza entrare troppo nei dettagli, perché prima o poi qualcuno dei duri e puri, quelli che predicano bene e razzolano male,  potrebbe essere scoperto con le mani nella marmellata.  Poi basta alimentare questa indignazione trasformandola in desiderio di rivolta. Ed il gioco è fatto. Si organizza una giornata di protesta in piazza, la si chiama “Vaffa Day” e così comincia l’avventura.

Sembra un gioco, un’allegra goliardata, una specie di gita fuori porta, un picnic fra amici, un semplice happening  o un flash mob, come dicono oggi, senza conseguenze. Ma è qualcosa di più serio e non se ne era colta appieno l’importanza. Tutte le rivoluzioni cominciano così, con semplici adunate di piccoli gruppi. Ed una volta partita la rivolta non si sa mai come va a finire, quali saranno gli effetti ed è sempre difficile, se non impossibile, fermarla, perché una piccola palla di neve che rotola giù dalla montagna diventa subito valanga.

E così i nostri opinionisti da bar dello sport si ritrovano, di punto in bianco, in condizioni di partecipare alle elezioni sotto l’ala protettrice di Grillo e dell’eminenza grigia Casaleggio. Tutto quello che devono fare è proporre la propria candidatura nella sede virtuale del movimento, il blog di Grillo. Fanno una parodia di “primarie“, si autocandidano, si autovotano, nessuno controlla l’autenticità di quelle poche migliaia di persone che votano in rete e, senza sapere chi sono e cosa vogliono, si ritrovano in lista per le elezioni.

E siccome la gente ormai ha perso ogni speranza di vedere segni di cambiamento della politica, è talmente schifata della casta che vota per questi grillini che si propongono come anti politica. E’ l’unica cosa che si capisce di questo movimento, essere contro la politica e proporre un cambiamento radicale. Ma è l’idea che, come dicevo prima, accomuna gran parte degli italiani. Basta questo per dargli il voto.  E così, abbiamo svuotato bar, taxi e barberie, abbiamo preso gli opinionisti della domenica ed abbiamo mandato tassisti e barbieri in Parlamento. Poi non lamentiamoci se ci faranno barba e capelli.

Eppure, il buon senso dovrebbe farci riflettere. Va bene il cambiamento, va bene la protesta, va bene dare fiducia a chi si propone come rinnovamento, va bene cambiare le regole della politica, ma bisogna stare attenti ai cambiamenti improvvisi e drastici. Prima di gettar via le vecchie sedie, accertatevi che abbiate quelle nuove. Altrimenti si corre il rischio di restare in piedi.

E poi, soprattutto, ricordiamoci che basta poco per passare da una semplice protesta ad innalzare il patibolo in piazza. Il passo è breve. Il paragone non sembri azzardato, visto che la stampa riportava, nei giorni scorsi,  un’altra delle proposte grillesche; gli eletti non dovranno chiamarsi “onorevoli“, ma “Cittadini“. Vi ricorda niente? Sì, evoca scenari di un lontano 14 luglio 1789, da presa della Bastiglia. E sembra di sentire il sinistro e lugubre sferragliare della lama della ghigliottina. Attento Grillo, perché Robespierre, col pretesto della giustizia ed in nome del popolo,  creò un terrificante tribunale degno della peggiore Inquisizione e grazie a quella stessa sua creatura, che gli si rivoltò contro, perse la testa; letteralmente. Tempo al tempo, scommettiamo che…

Tutti giù per terra

di , 4 Marzo 2013 09:08

Così finisce quella vecchia filastrocca che si cantava da bambini facendo il girotondo. Torna in mente vedendo le immagini della prima riunione degli eletti del M5S in un hotel romano. A vederli così, in circolo in una sala spoglia, alcuni seduti, altri accovacciati per terra, più che una riunione di neoparlamentari sembra un’assemblea studentesca, l’interno di un centro sociale o una rimpatriata fra ex boy scout.

Invece sono i nuovi parlamentari della Repubblica e rappresentano 1/4 degli elettori. Il loro guru, Grillo, sfugge i cronisti ed i fotografi,  si mostra in pubblico mascherato come l’uomo ragno, rilascia brevissime dichiarazioni quasi con fastidio ed i seguaci ancora peggio; non parlano, non si vedono in televisione, non si sa chi siano, cosa facciano, quali programmi propongano, quale preparazione abbiano. Sono un mistero.

Non ci sono comunicati ufficiali, né dichiarazioni che chiariscano agli italiani, ed ai loro elettori, quale sia la loro linea programmatica. L’unica cosa certa sembra essere la non disponibilità ad accordi e alleanze e che si limiteranno ad approvare o meno, di volta in volta, le proposte fatte in Parlamento. Sembrano trascurare il fatto che le proposte dovrebbe farle il governo. Ma se, come è evidente, è quasi impossibile formare un governo stabile, chi farà le proposte? Misteri parlamentari.

Non hanno una sede stabile, non un ufficio, nemmeno un indirizzo civico. Esistono solo in rete. E comunicano tramite skype, facebook e twitter. Sono un partito “virtuale“, nato in rete ed improvvisamente materializzatosi nella realtà. Infatti, ancora oggi, il loro unico riferimento, la casa madre, la sede centrale, la fonte di ispirazione e la regia di comando è un “non luogo“, un sito internet, il blog di Beppe grillo. Chi l’avrebbe detto; abbiamo mandato un blog al governo. Tutta la loro attività politica si svolgerà attraverso il blog: proposte, direttive, indicazioni di voto, resoconti dell’attività parlamentare, documenti, sondaggi d’opinione, referendum. A questo punto Montecitorio potrebbe anche chiudere; si fa tutto in rete. E si risparmia un sacco di soldi. A proposito, e quei cittadini (e sono tanti) che non hanno un PC, non navigano in rete, non sanno nemmeno cosa sia un blog, come faranno ad essere informati? Altro mistero grillesco. Ma forse Grillo si rivolge solo ad  un’Italia di internauti. E la casalinga di Voghera?

Durante la campagna elettorale è stato imposto il divieto assoluto di mostrarsi in televisione o di rilasciare interviste. La ragione è piuttosto evidente. Non avendo, si immagina, esperienza e preparazione in campo politico, si sarebbero trovati in grave difficoltà a dover rispondere a domande precise ed imbarazzanti. Meglio tacere, non mostrarsi e lasciare che gli elettori, in assenza di riscontri reali, li vedano come dei vendicatori solitari, una specie di Robin Hood o di misteriosi cavalieri che lottano contro i soprusi. Sono i nuovi cavalieri Templari. Magari Giacobbo ci farà una puntata speciale.

Eppure la strategia ha funzionato. Perfino i cassintegrati del Sulcis, in Sardegna, da mesi in sciopero e senza speranza di risolvere la crisi che attanaglia l’intera zona, hanno dichiarato di aver votato per il M5S. Perché i grillini hanno una proposta concreta per risolvere la crisi del Sulcis? No, semplicemente perché non hanno più fiducia negli altri schieramenti politici. E’ l’ultima spiaggia, l’ultimo barlume di speranza. Come affidarsi agli amuleti, ai riti propiziatori o fare un viaggio a Lourdes, confidando in un miracolo. Ecco, Grillo è una specie di santone che lascia intendere che farà la grazia e guarirà tutti i mali d’Italia. E se c’è gente che crede al malocchio o alle cartomanti che leggono il destino con le carte, allora si può credere anche a Grillo.

Eppure, visto che non esistono dati e notizie che li riguardano e che facciano conoscere la loro attività, la preparazione, i titoli, le capacità specifiche, possiamo pensare che siano solo dei ragazzotti di belle speranze che, forse, erano a spasso, in attesa di lavoro o svolgevano attività varie che nulla hanno a che vedere con la politica. Hanno esperienza di amministrazione? Hanno competenze specifiche? Hanno un programma di governo? Oppure hanno solo sogni nel cassetto e voglia di giocare a fare i piccoli rivoluzionari? Insomma, più che politici, ricordano i famosi “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”, come cantava Paoli. Simpatici, ma un conto è chiacchierare di sogni giovanili al bar dello sport, altro è governare l’Italia.

Del resto hanno avuto gioco facile a presentarsi come rivoluzionari della domenica ed urlare che vogliono mandare tutti a casa. E’ un grido che attraversa la penisola, trasversale, che risuona negli attici del centro e nelle case di periferia. E’ una sensazione di sbandamento, di sfiducia, di perdita di ogni speranza quella che si prova assistendo ai giri di valzer della politica italiana. Vecchie cariatidi della politica che imperversano sui media, parlando del niente, del vuoto, di problemi che interessano più la casta che i cittadini. Nessuno che sia stato in grado, in questi anni di crisi, di fare una sola proposta concreta per combattere la crisi.

Continuano a sproloquiare di concetti vaghi, di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di garantire il futuro ai giovani, di creare posti di lavoro. Ma che vuol dire? Non significa assolutamente nulla, se questi concetti non sono trasformati in azioni reali e concrete. Ricorda tanto la vecchia proposta di Franceschini, quando era segretario, che propose l’assunzione di 100.000 giovani. Bella idea, vero? Peccato che si dimenticasse di dire chi doveva assumerli, pagarli e per fare cosa. Piccolo dettaglio insignificante. Eppure questi politicanti sono convinti di essere persone serie, di avere programmi geniali per salvare l’Italia.

Ne sono convinti e continuano a parlarsi addosso, a citarsi, ad esaltarsi, ad autosuggestionarsi, in un continuo gioco autoreferenziale che serve solo a mantenere lo status quo e garantirgli le poltrone. Non sono stati in grado di fare una legge elettorale decente, non hanno diminuito le spese della politica, non hanno diminuito il numero dei parlamentari ed i loro compensi. Niente di niente, solo chiacchiere e comparsate televisive. E intanto l’economia va a rotoli, le aziende chiudono, i disoccupati crescono, la povertà avanza e gli imprenditori si suicidano. Ed i nostri politicanti mantengono tutti i loro privilegi e saltellano in televisione, da un programma all’altro, a parlare di concetti vaghi, ad accusarsi reciprocamente ed insultarsi. Uno scenario deprimente, penoso che sfiora l’indecenza.

Sfido io che Grillo ha gioco facile e diventa il primo partito.  Con questa gentaglia, anche lo scemo del villaggio sarebbe più credibile. Ma ho la strana sensazione che, ormai, non siamo più sulla soglia del baratro, come dicono da tempo i gufi italici. Ormai abbiamo già preso la china e stiamo  rotolando verso il basso. Stiamo arrivando alla resa dei conti e non ci sarà più spazio e tempo per le solite manfrine da mercato delle vacche.  Quella foto dei grillini in cerchio, seduti per terra, è l’immagine del nostro futuro. Forse è proprio questo il messaggio che vogliono diffondere. Siamo finiti così, come quella vecchia filastrocca: col culo per terra.

San Valentino e le anime gemelle

di , 14 Febbraio 2013 09:03

Tempo fa, facendo il solito zapping TV, mi capitò di seguire incuriosito per qualche minuto un dibattito sulla tendenza sempre più diffusa a restare single. Una delle solite prezzemoline televisive, si vede che non hanno proprio altro da fare, insisteva molto seria sul fatto che lei, ed altre amiche, avessero deciso di restare single perché non riuscivano a trovare “l’Uomo vero“.
E per dimostrare che non era una semplice battuta rimarcò 3 o 4 volte l’espressione “Un uomo vero…vero…cerco un uomo vero…“.

La cosa mi fece un po’ sorridere, ma poiché è dalle piccole cose che talvolta si capiscono quelle grandi, la considero una ulteriore prova di ciò di cui sono convinto da tempo: la gente oggi ha perso il senso della realtà. Si vuole tutto, subito, senza sforzo, che sia il meglio sulla piazza e, possibilmente in saldi di stagione o in offerta promozionale. E questa disposizione mentale condiziona pesantemente un certo modus vivendi delle ultime generazioni.
Nessuno parla più di adattamento, di sacrifici, di rinunce, di limiti ai sogni, della necessità di attenersi alla realtà, di sopportare anche gli imprevisti ed i guai della vita.
No, sembra che tutto ci sia dovuto e che tutti abbiano il diritto sacrosanto ad una vita piena di piacevoli passatempi, senza alcun imprevisto o guai di qualunque genere che possano turbare la nostra idilliaca esistenza.

Questa storia dell’uomo “vero” mi ricorda l’altra favoletta dell’anima gemella.
Quando aprii il blog, molti anni fa, mi sorprendevo ogni giorno nel vedere che la maggior parte dei blog, e dei post, fossero fatti da donne, in particolare adolescenti, e che l’argomento principale fosse tutto ciò che riguarda gli aspetti connessi alle relazioni sentimentali, l’erotismo ed i rapporti fra i due sessi, con tutto ciò che ne deriva, annessi e connessi.

Intendiamoci, niente di male e di drammatico. Anzi, fa parte della normale fase di crescita e da sempre quelli sono gli argomenti preferiti dell’adolescenza. Ma il guaio è che spesso questi temi sono al primo posto anche di persone adulte che ormai avrebbero dovuto superare quella fase e le problematiche adolescenziali. Eppure continuano a sognare, ad inventarsi nick fantasiosi di ispirazione floreale, favolistiche, tutte rose e fiori, angioletti, poesiole, lacrimucce etc…

Il bello è che anche la Home page, fra centinaia di post giornalieri, allora selezionava preferibilmente questo tipo di post. Come se, appunto, questi fossero gli argomenti più importanti della nostra vita quotidiana. Quando aprivo la Home page mi veniva spontaneo descriverla così: “Fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore…”.

La questione potrebbe sembrare del tutto irrilevante, poco più che una curiosità, qualcosa che non è vero, ma siccome ci piace sognare facciamo finta di crederci. Ma non è così semplice, perché a furia di riempirci la vita di cose che “Non è vero, ma ci credo…”, per dirla con Eduardo, si finisce per impostare una vita che di reale ha ben poco.

Per tornare all’”uomo vero“, però vorrei dare un consiglio a quelle single che lo cercano e pensano “O così o niente.”. La soluzione c’è ed è molto semplice. Oggi in commercio si trova tutto. Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit. Magari capitano delle offerte promozionali ” Prendi tre paghi due” e potete portarvene a casa anche più di uno. Beh, sempre meglio averne qualcuno di scorta, non si sa mai. Ma torniamo alle “anime gemelle”.

Oggi è la festa degli innamorati; ovvero, di coloro che pensano di aver trovato “L’anima gemella”. Non è tanto importante che lo sia, quanto che ci si creda. Insomma, che si abbia l’illusione che quella persona sia proprio l’unica al mondo, l’altra mezza mela, il nostro completamento, la sola ed unica che, fra miliardi di persone, sia la predestinata “Anima gemella”.

Alcuni, impregnati di cultura new age e di influssi orientali le chiamano anche “fiamme gemelle“, arrivando anche ad ipotizzare una predestinazione che si aggancia a vite precedenti.
Beh, se così è, c’è da stupirsi nel constatare come questa “anima gemella” che è predestinata, dai tempi dei tempi e fra miliardi di persone, ad incontrarsi con noi per unirsi in un abbraccio eterno, molto spesso la si trovi a portata di mano, magari sotto casa, nella stessa scuola, nella stessa classe o nello stesso ufficio. Non è sorprendente? Un vero e proprio colpo di fortuna, come azzeccare una cinquina al lotto. O no? Ma, esiste davvero l’anima gemella? Sembrerebbe di sì.

Quesito principe di tutti i discorsi di argomento affettivo, la questione dell’anima gemella riempie libri, rotocalchi, programmi radio, Tv e…blog.
Tutti coloro che si innamorano sono convinti di aver, finalmente, incontrato l’anima gemella. Non una persona qualunque, ma una persona speciale, anzi specialissima, l’altra metà della mela, l’unica al mondo. E tutto funziona, almeno finchè non cominciano a volare piatti in testa.
Ma questa è un’altra storia. E siccome innamorarsi è cosa normalissima e succede a tutti, o quasi, se ne deduce che anche incontrare l’anima gemella sia cosa del tutto normale. Allora, giusto per evitare lunghe disquisizioni, facciamo un esempio.

Immaginiamo una piccola isola, sperduta nell’oceano, con pochissimi abitanti. E’ del tutto normale che, in quell’isola, uomini e donne si incontrino e si innamorino. E che quindi, pur essendo lontanissimi dal resto del mondo, trovino la loro “anima gemella” proprio fra i pochi abitanti del luogo. Una felice coincidenza quasi miracolosa. Fra miliardi di persone sparse nei vari continenti, la tua anima gemella, l’unica al mondo, capita proprio nella tua isola, magari abita nella capanna di fronte alla tua.  Che colpo di culo! Non vi pare?

Ma il discorso non cambia di molto anche se si abita in una popolosa cittadina. E neppure se si abita in una grande metropoli. In fondo la vita delle persone si svolge come entro i confini di un’isola. Si incontrano più o meno sempre le stesse persone, quelle che abitano nello stesso palazzo, o quelle che si incontrano a scuola, o al lavoro o nei luoghi di intrattenimento. Anche quando ci si sposta, o si va in vacanza, si vedranno alcune persone e non altri miliardi, si conosceranno nuove località e non altre.  Sono tutte piccole isole entro le quali si fanno conoscenze, incontri, si intrecciano rapporti personali e di lavoro, si convive e… ci si innamora. Piccole isole, lontanissime dalle altre isole di altri miliardi di persone che non incontreremo mai. La nostra vita si svolge all’interno di questa spazio preciso e delimitato. E’ la nostra piccola isola esistenziale. Non è strano, allora, che quell’unica persona, fra miliardi di altre persone, che è la nostra “altra metà della mela” si trovi proprio sulla nostra stessa piccola isola, di fronte alla nostra capanna?

La cosa non può essere casuale. Anche un matematico, basandosi sul calcolo delle probabilità, vi dimostrerebbe che un evento che si verifica con tanta frequenza non può essere casuale. Deve essere necessariamente la conseguenza di un piano preciso, pensato ed attuato da una mente superiore, da una Entità superiore. Allora la conclusione non può che essere la seguente: o questa è una prova inconfutabile, scientificamente dimostrata, dell’esistenza di Dio, oppure questa storia dell’anima gemella è una grande “Stronzata“.

Io propendo per la seconda ipotesi, meno romantica, ma molto più realistica. Già, perché la verità è più prosaica di quanto sognano gli innamorati o di quanto raccontano le favole. Però, siccome sognare e illudersi non costa niente e ci aiuta a vivere meglio, direi che sia consigliabile non addentrarsi troppo in spiegazioni razionali e prendere per buona la massima di Eduardo “Non è vero, ma ci credo…”. E…Buon S.Valentino a tutti.

Pensieri molleggiati

di , 2 Dicembre 2011 13:25

Silenzio: parla Celentano. No, forse è meglio dire: “Parla Celentano: silenzio”. Sì, perché la caratteristica di Adriano è proprio il silenzio. L’aspetto più celebre dei suoi monologhi televisivi sono proprio quelle lunghissime pause durante le quali sembra che stia facendo chissà quali profonde riflessioni. In realtà è solo che non sa cosa dire o non se lo ricorda.

Bene, ora i media ci informano che Adriano ha deciso di aprire un blog ed una pagina facebook. Immagino che, fedele al suo stile, al posto dei messaggi potranno esserci dei grandi spazi vuoti. Saranno un luogo di riflessione, ma non sui pensieri del molleggiato. Saranno occasione di riflessione per i fan che potranno sbizzarrirsi cenrando di immaginare quale recondito significato si celi in quegli spazi vuoti.

Il nostro predicatore silenzioso sta cercando da tempo di inventarsi e proporsi come pensatore. Ma la capacità di pensare non è da tutti e, se non ce l’hai, non te la puoi inventare. Celentano ed il pensiero si inseguono da tempo, ma raramente si incontrano.

Bavagli e querele

di , 5 Ottobre 2011 16:35

Tutti contro il bavaglio. Anche Wikipedia  ha oscurato le pagine in italiano, coperte con un comunicato di protesta. Qualche giorno fa c’è stata la grande manifestazione di piazza contro il bavaglio e le norme ammazza blog. A ben guardare, però, le facce viste sembrano conosciute. Sono gli stessi che partecipano a tutti i cortei di protesta mascherati, di volta in volta, da studenti, operai, precari, cassintegrati, popolo viola o popolo della rete. Forse non hanno di meglio da fare, così ogni pretesto è buono per scendere in piazza e fare un po’ di baldoria. Cambia la protesta, le bandiere, gli striscioni, i cartelli e gli slogan, ma i protestanti sono sempre gli stessi. Per loro la protesta è un hobby, un passatempo come un altro. Tanto che se si facesse un corteo di protesta contro quelli che protestano, loro ci sarebbero, in prima fila.

Fa piacere, tuttavia, vedere con quanta passione difendono la libertà di pensiero, di espressione e di stampa, garantiti dall’art. 21 della Costituzione. Peccato che sia, però, una difesa con riserva. La libertà di stampa va benissimo quando si attacca quotidianamente Berlusconi, il governo, il centro destra ed i suoi esponenti. In quel caso tutto è lecito e consentito, accuse di ogni genere, sberleffi, calunnie, satira, dileggio, irrisione, offese e insulti a piacere. Lo garantisce l’art.21. Ma se per caso si usano gli stessi metodi contro la sinistra, i suoi esponenti ed i loro interessi, l’art.21 è temporaneamente sospeso. La libertà di stampa diventa macchina del fango e deve essere messa a tacere. Perché toccare la sinistra è come toccare i fili dell’alta tensione; non si muore, ma ti querelano. Vediamo alcuni esempi recenti.

Pierluigi Bersani, a Ballarò, temendo di dover rispondere di responsabilità in merito alle tangenti rosse del caso Penati, disse che se qualcuno aveva dei dubbi su di lui o sul partito, doveva dirlo chiaro e l’avrebbe querelato. Ha perfino minacciato di avviare una class action contro il Giornale perché accennava genericamente a “diversamente ladri“. Di recente Ornella Vanoni durante un concerto pubblico ha detto “Berlusconi è un ladro“. E non è successo niente, perché di Berlusconi si può dire di tutto e di più. Sugli avversari, invece, non si possono avere nemmeno deboli sospetti e dubbi: ti querelano. E una!

Qualche giorno fa, Massimo D’Alema, anche lui temendo eventuali implicazioni nell’inchiesta barese sulle tangenti nella sanità in cui sono coinvolti alcuni esponenti di area dalemiana, ha dichiarato che se qualcuno lo tira in ballo in merito all’inchiesta Tarantini lo querela. E due!

Nichi Vendola, parlando in pubblico e riferendosi ad Emilio Fede, lo ha definito “Vecchio rincoglionito”. Il giorno dopo Fede intervistato a Radio24, gli ha risposto chiamandolo Pendolo ed affermando che bisogna capirlo, davanti e dietro. Sembra un normale scambio di battute, ma non lo è. Già, perché secondo la ferrea logica sinistra, l’insulto di Vendola è libertà di espressione, ma la battuta di Fede è un gravissimo insulto omofobo. Tanto che Vendola ha annunciato la querela dicendo che la questione con Fede ed i responsabili della radio si sarebbe risolta in tribunale. E tre!

Una decina di giorni fa il quotidiano regionale L’Unione sarda riportava la notizia di una inchiesta della procura su Renato Soru per evasione fiscale. Diritto di cronaca? Giammai. Il giorno dopo Soru, ex governatore della Sardegna, patron di Tiscali, editore de L’Unità, paladino della sinistra e, come tale, strenuo difensore della libertà di stampa…ha querelato il quotidiano. E quattro!

Alcuni mesi fa il finiano Italo Bocchino ha querelato il Giornale, il direttore ed una trentina di redattori perché, a suo dire, parlavano male di lui. Il che gli procurava ansia, insonnia e stava dimagrendo. Sembra una barzelletta su cui sorridere, ma è vera. E cinque!

Qualche anno fa Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, scrisse un libro “Falce e carrello” in cui denunciava lo strapotere delle Coop rosse che condizionavano il mercato della grande distribuzione. Immediata la denuncia delle Coop. Forse perché nel libro c’erano notizie false e accuse non dimostrate? No, perché quel libro era “Concorrenza sleale”. Così interviene subito il soccorso rosso delle toghe rosse e Caprotti viene condannato a risarcire 300.000 euro di danni. Non solo, viene stabilito l’immediato ritiro di tutte le copie del libro da librerie e punti vendita sul territorio nazionale ed il divieto di ristampa. Per ritrovare un esempio simile di censura, col divieto di stampa di un libro, forse bisogna risalire al ventennio fascista. E nessuno è sceso in piazza a difesa dell’art.21. E sei!

L’ultimissima di pochi giorni fa è che Vasco Rossi aveva denunciato il sito Nonciclopedia reo di averlo diffamato. Il sito, che fa il verso a Wikipedia e tratta i vari argomenti e personaggi in chiave ironica, ha rischiato la chiusura. Già, perché anche l’ironia e la satira vanno benissimo e devono essere libere, ma solo se sono contro Berlusconi. Altrimenti ti querelano. E sette!

Non c’è bisogno di fare grandi sforzi di fantasia per capire che l’applicazione dell’art. 21 è un po’ casual. A sinistra è un diritto garantito dalla Costituzione, a destra no. Già, perché bisogna sempre ricordarsi che a sinistra sono diversi, sono speciali. Sono quelli che, come diceva Occhetto ai tempi di Tangentopoli, “Noi abbiamo le mani pulite“, intendendo che, ovviamente, tutti gli altri avessero le mani sporche. Sono quelli che, come urlava Fassino dal palco ai tempi dell’affare scalata Unipol-BNL, “Noi siamo persone perbene“, intendendo, ovviamente, che gli altri siano tutti delinquenti, corrotti, mafiosi, camorristi e truffatori.

Eh sì, a sinistra sono tutti puri e innocenti come pargoletti. Ma allora di che avete paura? Tranquilli, per voi non ci sarà nessun bavaglio. Come si fa con i neonati perché non si sporchino mangiando la pappa, al massimo vi metteranno un bavaglino!

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di , 11 Febbraio 2011 11:17

Finalmente l’hanno fatta. Con notevole sforzo e fatica, ma l’hanno fatta…la nuova Home blog. Divisa in gironi, come all’inferno: gli Evidenziati, i Raccomandati e gli Emergenti. Così si stimola la creatività. Se ti impegni, da emergente puoi emergere del tutto e cominciare a stare a galla. Poi, ancora un piccolo sforzo e puoi diventare Raccomandato. Ed infine, se sei davvero bravo, diventi “Evidenziato”. Se poi finisci anche per diventare “Blog del giorno”, allora diventi Famoso! E se ti va bene, magari, finisci a Sottovoce, intervistato da Marzullo; il massimo.

Ma la grande novità è l’aver valorizzato gli avatar. Ora occupano più della metà dello spazio riservato ad ogni blog e nemmeno tutto, con evidente spreco di spazio. Diventano la cosa più importante. Il resto è di secondaria importanza. Infatti, del post si riportano giusto poche parole generiche e in certi casi nemmeno quelle. Anche il titolo del post continua ad essere tagliato. Così, se scrivi un titolo tipo “Una gita in campagna” te lo tagliano e diventa “Una gita in ca…”. Si lascia spazio alla fantasia del lettore. Puoi immaginare che si parli di una gita in carro a buoi, in carrozzella, in canoa, in calesse, in canottiera, in camicia…tutto può essere. Così non si capisce di cosa parli quel post, è una sorpresa, come l’uovo di Pasqua. Per scoprire la sorpresa devi aprirlo.

E’ sparito anche il link al Forum che era utilissimo per scambiare opinioni o per segnalare disfunzioni del blog o per chiedere consiglio allo staff. Ma in realtà non deve essere scomparso. E’ solo nascosto, non si sa dove. Forse fra poco verrà lanciata una specie di caccia al tesoro “Dov’è finito il forum?” Previsti ricchi premi per chi riuscirà a scoprire dove sia finito e come si acceda.

In compenso, visto che la cosa più importante è l’avatar, puoi sbizzarrirti a crearne di nuovi, accattivanti, intriganti, che attirino l’attenzione. Puoi cambiarlo ogni settimana, ogni tre giorni, a piacere. Ciò che conta non è ciò che scrivi, ma l’avatar. Magari si farà anche una classifica degli avatar più originali e ci sarà spazio anche per un apposito box dove segnalare “ l’Avatar del giorno“. Non è detto che anche gli avatar non vengano inquadrati in gironi: gli avatar emergenti, gli avatar raccomandati e gli avatar evidenziati. Sì, proprio bella la nuova Home Avatar…

P.S.

Nessuno è perfetto, tutti possiamo sbagliare. L’importante è rendersi conto dell’errore e correggere. Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo…

Il blog di Einstein.

di , 8 Settembre 2010 10:15

Non sempre la divulgazione scientifica è attendibile. Spesso viene fatta giusto per riempire spazi, sia in TV che sulla stampa. Talvolta ad opera di divulgatori dalle incerte credenziali. Il risultato è che ogni giorno qualcuno ci propina le ultime scoperte scientifiche, salvo poi, dopo qualche giorno, veder arrivare rettifiche, chiarimenti, precisazioni e, spesso, confutazioni e smentite. Una specie di scienza fai da te che crea equivoci e disinformazione. Una sorta di conoscenza usa e getta che però inculca delle falsità e inesattezze che poi restano nella nostra memoria, consolidandosi e lasciandoci incoscienti depositari di autentiche falsità e bufale assortite, spacciate per verità scientifiche. Insomma, è una conoscenza che è peggio dell’ignoranza.

Così, per porre fine a questa disinformazione, gli scienziati di diversi Paesi europei hanno deciso di scendere in campo creando un centinaio di blog. Eh sì, anche i cervelloni usano il blog. Siamo in buona compagnia, dunque. E dire che, di recente, come riportato ampiamente sulla stampa, qualcuno ha affermato che i blog stanno morendo. A quanto pare, anche questa è una di quelle notizie, date per certe, che certe e attendibili non lo sono affatto. E questa notizia, fresca fresca di giornata, riportata fra le Flash News del Corriere.it, lo dimostra.

(ANSA) – ROMA – Oltre cento blog impegnati nella comunicazione della scienza scendono in campo contro la cattiva divulgazione in tv. Numerosi gruppi europei aderiscono all’iniziativa come emerge nella mappa all’indirizzo http://carnevaledellafisica.ning.com. L’Italia e’ presente con numerosi blogger e con l’Unione Astrofili Italiani (Uai), che ha attivato il portale ”Scienza in tv” (http://scienzaintv.ning.com).L’obiettivo e’ spiegare gli errori scientifici divulgati.

Benvenuto e auguri, quindi, al Blog di Einstein…

Blog News

di , 15 Aprile 2010 13:01

Finalmente, grazie allo staff tecnico di Tiscali, abbiamo la possibilità di modificare il Font di scrittura e scegliere i caratteri preferiti. Ottima soluzione. Ora possiamo sbizzarrirci a cambiare caratteri secondo i gusti personali. Ma ricordiamo ke in uno scritto conta piu il contenuto della forma.

Grazie allo staff e buon divertimentoC

raffaello scuola di atene

(Raffaello: Scuola di Atene)

Tiscali Blog…

di , 9 Marzo 2010 16:47

Che casino, ragazzi !!!

Tariffario2

Auguri e Trojan natalizio…

di , 25 Dicembre 2009 11:36

Non aprite quel post "Tanti auguri dal…" (in Home page), con l’immagine di donne nude: c’è un Trojan grande come una casa. Se lo avete già visto e il vostro antivirus non vi ha segnalato nessuna minaccia, fate una scansione, perché il trojan c’è, nascosto.

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Attenti a UNYK…

di , 30 Settembre 2009 09:25

Se avete un amico iscritto a Facebook potreste ricevere una strana mail. Apparentemente arriva dal vostro amico e sembra un invito personale. Ma non è così. E’ una mail inviata da una fantomatica UNYK a nome del vostro amico. E’ una trappola, attenti.

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Il mio cane vuole un blog…

di , 26 Giugno 2009 05:32

Che tempi! Dice che si annoia, che vuole distrarsi, entrare nel mondo virtuale, adeguarsi ai tempi. Dice che ha bisogno di uno spazio suo per esprimersi, confrontarsi, fare nuove amicizie. Dice che molti blog sono scritti da cani. Perchè lui no? Beh, come dargli torto? Oggi un blog ce l’hanno cani e porci. Se non hai un blog, oggi, non sei nessuno. Non sei nessuno anche se ce l’hai, ma questo è un altro discorso. Vedremo, vedremo, mondo cane…

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Blog: fra sorrisi e insulti.

di , 4 Giugno 2009 16:57

Ci sono diversi modi di comunicare con il prossimo, ma sostanzialmente dipendono dalla nostra predisposizione a relazionarci con il mondo in maniera positiva o negativa. Possiamo donare sorrisi o insulti. Io preferisco i sorrisi. E talvolta spunti di riflessione o piccole emozioni. Ma a ben vedere non sono poi cose tanto diverse. Anche un’emozione può indurre a riflettere. E anche una riflessione, a sua volta, può concludersi con un sorriso. In realtà non avrei molti motivi validi di sorridere al mondo. Ma se il mondo gira storto non necessariamente è colpa di chi mi sta vicino. E allora è meglio che sorrida al mio vicino. E lui potrebbe fare altrettanto con il suo vicino. E così quel sorriso potrebbe diffondersi. Non risolveremo i problemi dell’umanità, ma almeno viviamo meglio con…il vicino! Diffido di chi fa grandi proclami. Spesso coloro che arringano le folle sono…folli. Spesso chi lancia proclami per combattere la fame nel mondo non degna di uno sguardo chi gli sta vicino o sotto casa ed avrebbe bisogno anche solo di una parola di conforto o di un piccolo aiuto. Spesso taluni mascherano la propria pochezza dietro grandi scudi, bandiere e ideali utopistici. E voler risolvere i grandi problemi del mondo significa non risolvere nemmeno quelli piccoli. I grandi problemi lasciamoli risolvere a chi ha il compito, la capacità ed il potere per farlo. Ostinarsi sempre e comunque a voler perseguire grandi ideali, quando non si hanno né capacità per farlo, né opportunità, è la maniera migliore per non far niente, nemmeno quel poco che nel nostro piccolo potremmo fare. E quel " poco" spesso è anche solo un sorriso, una parola buona, un complimento, un apprezzamento, un incoraggiamento. Di solito chi regala sorrisi riceve in cambio sorrisi e chi sparge insulti riceverà insulti. Quindi, egoisticamente parlando, conviene sempre regalare sorrisi.

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Vorrei essere un TAG…

di , 18 Maggio 2009 15:57

L’aggettivo "Felliniano" è entrato nel lessico comune per indicare un modo di guardare e rappresentare la realtà secondo lo stile un po’ onirico ed inconfondibile caratteristico del grande regista. E’ un riconoscimento di fatto che solo i grandi maestri dell’arte e della cultura possono vantare. Così l’aggettivazione del nome di un grande artista identifica non solo la sua produzione, ma anche tutte le opere e gli artisti che, in qualche modo, si ispirano allo stile dei grandi maestri. Ancora oggi si usa dire, per esempio, che un certo dipinto è "Caravaggesco", per indicare un sapiente gioco di chiaroscuro, di luce/ombra, che crea grandi contrasti cromatici. Si usa dire "Boccaccesco" di narrazioni  e vicende un po’ spinte, tipiche del Decamerone. Sono termini che identificano subito un genere, uno stile, un filone letterario. Il grande Federico Fellini, commentando questo uso del termine "Felliniano", usava rispondere ironicamente: "Ho sempre desiderato, da ragazzo, di diventare un aggettivo.". E’ un segno inequivocabile che si è raggiunto il successo, la fama imperitura.

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Grazie Tiscali.

di , 20 Luglio 2007 17:21

Avantieri, in un lungo post "Fuga da Tiscali" (http://torredibabele.blog.tiscali.it//Fuga_da_Tiscali_1780283.shtml) mi sono permesso di segnalare alcuni problemi della nuova piattaforma e fornire anche dei suggerimenti per evntuali miglioramenti. Devo dire che, come mi è stato assicurato in alcuni commenti, il post è stato tenuto in considerazione, tanto è vero che…Stamattina entro nell’area personale per inserire un nuovo link nell’elenco dei box e…sorpresa! Ecco l’elenco di "Link preferiti", quello con la stellina gialla, già modificato nell’arco di 24 ore, esattamente come avevo suggerito, riportando affianco al box anche il titolo, così che è subito individualbile il box da aprire per eventuali modifiche. Grazie…

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