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Grillocrazia e la sciolta politica

di , 18 Marzo 2017 19:56

La democrazia secondo Beppe. A Genova si tengono le primarie del Movimento 5 stelle. Vince una donna, Marika Cassimatis. Ma a Beppe Grillo, padre padrone del Movimento, la sua vittoria non piace. Così annulla tutto col pretesto che Cassimatis ed altri componenti della sua lista, avrebbero “danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e gli altri iscritti.”. Tanto basta per annullare tutto e proporre un altro nome ed un’altra lista semplicemente rivolgendosi agli iscritti e chiedendo la fiducia: “Questa decisione è irrevocabile. Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me.”, dice. Ormai il mondo va avanti sulla fiducia. Renzi ha governato per 3 anni col “voto di fiducia”. Obama, appena eletto, ricevette il premio Nobel per la pace; sulla fiducia, come incoraggiamento. Così anche Grillo annulla il voto degli iscritti e decide lui chi deve essere eletto; sulla fiducia.

Questo è la democrazia rivista e corretta ad uso e consumo di un comico che ha deciso di occuparsi di politica, fondando un movimento che gestisce secondo criteri di democrazia che trovano riscontro solo a Cuba e nella Corea del Nord. Ed i sudditi possono solo obbedire e rispettare le rigide regole interne; altrimenti rischiamo l’espulsione, come è già avvenuto per diversi casi di militanti M5S (vedi il sindaco di Parma Pizzarotti). Per questi dilettanti allo sbaraglio guidati da un comico in disarmo la democrazia interna ha questo significato: adeguarsi alla volontà di Grillo. Tanto è vero che probabilmente nel loro vocabolario il termine “democrazia” scomparirà e verrà sostituito con  “Grillocrazia“. La cosa assurda, e che dovrebbe creare qualche preoccupazione, è che, secondo gli ultimi sondaggi, dopo il calo del PD a seguito della scissione di Bersani & C. il M5S, nonostante il suo strano concetto della democrazia, è il primo partito in Italia.  Significa che la gente li segue e li preferisce agli schieramenti tradizionali. Ma non perché gli italiani abbiano fiducia nelle loro capacità, nei programmi, nei principi e l’ideologia (ammesso che ne abbiano una e sappiano quale sia). Nemmeno perché convinti dai risultati spesso disastrosi (vedi la Raggi a Roma) delle loro amministrazioni. Li sostengono perché esasperati da una classe politica inetta, corrotta, incapace e funesta come una calamità naturale o le piaghe bibliche che da decenni sta portando l’Italia alla rovina economica, politica, morale e sociale.

E così, dopo decenni di cambi della guardia, di partiti che nascono, muoiono e risorgono, si sfasciano, si moltiplicano dividendosi come le cellule, dopo l’alternanza di governi di destra e sinistra e tutti con esiti disastrosi, la gente non sa più a che santo votarsi. E per disperazione è disposta a dare fiducia perfino a Grillo ed al suo Movimento di ragazzini che hanno scambiato la politica per un talent show (infatti votano in rete; scelgono i candidati, i vincitori e quelli “nominati“, come fosse un televoto stile Grande fratello). Ma questo talent, dove per essere eletti alle primarie bastano i voti del condominio (Monza, primarie M5S: Doride Falduto eletta con 20 voti), invece che in TV si svolge sul Blog del padre padrone. Si fa tutto in casa; si votano, si eleggono, si sospendono, si sanzionano,  se la suonano e se la cantano. L’importante è rispettare la volontà del capo branco: il Grillo parlante. Eppure, nonostante abbiano uno strano concetto della democrazia,  sono il primo partito e la gente li sostiene; non per i loro meriti, ma per i demeriti degli altri, non perché siano migliori degli  altri politici, ma perché gli altri sono inqualificabili. Quindi sono visti come fossero l’ultima spiaggia, l’ultima ancora di salvezza, l’ultima speranza. In alternativa resta solo Lourdes e i miracoli.

Come volevasi dimostrare.

I partiti in Italia continuano a dividersi, anche quando sono a livelli di consenso minimi. A forza di dividersi restano in quattro gatti, ma si dividono: due gatti da una parte, due gatti dall’altra.

Ecco l’ultima della giornata: “Si scioglie Nuovo centrodestra; Alfano fonda Alternativa popolare“. Dite la verità, questa vi mancava, vero? Sì, sentivamo proprio la mancanza di un altro partito. E così il Nuovo centrodestra si scioglie. Ancora non si era nemmeno ben capito perché questo Nuovo centrodestra fosse nato, cosa fosse e cosa volesse (oltre alle poltrone), e già è finito e ne fonda un altro fresco di giornata. Oggi anche i partiti hanno la data di scadenza, come lo yogurt e le mozzarelle. Dopo lo scioglimento del Popolo delle libertà, fu tutto uno sciogli sciogli generale: tutti i “cani sciolti“, non soddisfatti della prima “sciolta”, continuarono a sciogliersi. Il primo a sciogliersi fu Gianfranco Fini. Poi si sono sciolti Meloni e La Russa. Poi, dopo la rottura del patto del Nazareno, desiderosi di sostenere Renzi per mantenere le poltrone, si sono sciolti Alfano, Bondi, Lupi, Verdini e l’allegra compagnia delle sciolte. Poi Schifani e Quagliarella si sciolgono da Alfano. Parisi si scioglie da Forza Italia per creare il “Megawatt” e “illuminare il sud”. Ed ora Alfano, ormai esperto di sciolte, si ri-scioglie e si inventa “Alternativa popolare” al posto del Nuovo centrodestra.  Cosa cambia non si sa. Forse ce lo spiegherà alla prossima sciolta.

Intanto anche a sinistra Bersani, Orlando, Emiliano si sciolgono dal Pd. Poi Emiliano prende gusto alla sciolta e nel giro di una notte ci ripensa, si scioglie da  Bersani e Orlando e resta nel PD. L’ex sindaco di Milano Pisapia, giusto per ricordare che è ancora vivo, visto che non ha un partito, né seguaci, ma volendo partecipare allo scioglimento generale, si scioglie da solo. Boldrini si scioglie da Vendola e va al “Misto” (non come “Fritto”, ma come gruppo parlamentare), Vendola si scioglie da Sel per accudire e cambiare i pannolini al pupo, e Sel si scioglie perché non c’è più nessuno da sciogliere. E’ tutta una sciolta generale. Questa classe politica ha la “sciolta” facile. Da noi la sciolta si chiama cagarella. Infatti, la si si riconosce dalla puzza; come la politica.

Questa specie di aforisma è una mia vecchia battuta che ripeto spesso, quando parlo di questa classe politica inqualificabile e si adatta benissimo a questo post: “I partiti politici, per adeguarsi ai tempi e mostrarsi progressisti, ogni tanto fingono di rinnovarsi. Cambiano nome, stemma, bandiere, inni, segretari, pur di mantenere poltrone e potere. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti!”. Appunto, come i serpenti. Amen.

Gnocche di rappresentanza

di , 9 Settembre 2015 08:08

Forza Italia cerca volti nuovi per la TV.  Ma non si tratta di un cast per una nuova fiction sponsorizzata dal partito di Berlusconi. Cercano persone che rappresentino il partito nei dibattiti televisivi. A quanto pare Berlusconi si è stancato di vedere sempre le stesse facce in Tv, gli stessi personaggi che da anni passano su tutti i canali televisivi e ripetono le stesse stanche, scontate e inutili litanie.

Così ha deciso di cambiare l’immagine pubblica di Forza Italia ed ha assegnato  ad un esperto di comunicazione l’incarico di cercare nuovi personaggi ai quali affidare il rilancio del partito ultimamente in grave crisi di consensi. E’ la conferma di ciò che è chiaro da anni: oggi ciò che conta non è la realtà, ma la sua rappresentazione mediatica. In politica, che sfrutta al massimo le regole della comunicazione, non contano i programmi, le idee, le proposte; contano i volti dei personaggi che rappresentano il partito. Ecco perché tutti, destra e sinistra, scelgono accuratamente i volti da mostrare al pubblico. L’immagine è fondamentale. Decenni fa Leo Longanesi, guardando le facce di quelli che propagandavano idee rivoluzionarie e dittature proletarie,  diceva “Quello che mi preoccupa non sono tanto le loro idee, quanto le facce che rappresentano quelle idee“.

Si diceva che Berlusconi scegliesse collaboratrici e ministre non per la loro bravura e preparazione, ma per la loro avvenenza fisica. Ma i suoi avversari del PD non sono certo da meno. Basta pensare ad Alessandra Moretti che, per un certo periodo,  fu la portavoce di Bersani, stazionava negli studi televisivi, ovunque ci fosse un dibattito, era l’immagine del PD, della segreteria, della linea bersaniana, e rappresentava il nuovo, il cambiamento, la faccia giovane, pulita, carina e simpatica del partito. Un altro volto nuovo fu  Debora Serracchiani, scelta dall’allora segretario Franceschini come giovane emergente e diventata di colpo assidua frequentatrice dei salotti televisivi, dove è tuttora presente quasi quotidianamente, dopo opportuna operazione di riposizionamento e conversione improvvisa e miracolosa  al renzismo imperante.

Cambiata aria e segretario, sono cambiati anche i volti di rappresentanza e le stesse Moretti e Serracchiani si sono affrettata ad unirsi  alla schiera dei sostenitori del rottamatore  Renzi (in politica la coerenza è un difetto gravissimo, letale: adeguarsi o morire). Con il nuovo segretario  pian piano sono quasi scomparsi dal video i volti del vecchio regime, (Fassino, D’Alema, Veltroni, Rosi Bindi), sostituiti da volti nuovi, giovani, gradevoli, fotogenici, femminili e di bell’aspetto, come le ministre Boschi e Madia. Insomma, oggi per  fare strada in politica non bisogna avere particolari capacità, bisogna essere giovani e di “bella presenza“, come si richiedeva una volta alle commesse dei Grandi magazzini (Ecco perché oggi è difficile distinguere una ministra da una commessa). Se poi alla bella presenza si unisce anche una parlantina sciolta, la faccia di bronzo nel raccontare balle spacciandole per verità e l’assoluta fedeltà al capo, allora è il massimo.

Anche Berlusconi, quindi, ha deciso di rinnovarsi, come riferisce Libero “Caccia ai volti nuovi per la TV“. Il primo volto nuovo dovrebbe essere quello di Thérèse Salemi, originaria di Capoverde e “fashion blogger“, che vediamo nella foto in alto (forse è il suo “santino” elettorale) che ce la mostra in tutta la sua eleganza, sobrietà e castigatezza.  Da dove arriva e quali particolari meriti ha per  farsi strada in politica? Leggete qui, nell’intervista al Corriere come, da un giorno all’altro, si ha successo e si può fare carriera politica: “Thérèse, volto nuovo di Forza Italia“.

Certo, vista così, sembrerebbe che Berlusconi, più che cercare volti nuovi, stia cercando nuove gnocche per sostituire quelle vecchie usurate dal tempo e dalla eccessiva esposizione alle forti luci degli studi televisivi. Ma, siano volti o siano gnocche seminude, non fa molta differenza. A guardare le facce dei politici che ogni giorno sproloquiano in televisione a reti unificate e raccontano balle sesquipedali, senza nemmeno vergognarsi, è difficile distinguere e identificare esattamente le parti anatomiche dei personaggi, visto che hanno la faccia come il culo. Tanto vale, dirà qualcuno, mostrare direttamente il culo: si fa prima, è più onesto ed è preferibile esteticamente.

Democrazia in coma profondo

di , 19 Febbraio 2015 12:54

La democrazia è morta. Se non è ancora morta, è moribonda.  E se non è moribonda, comunque, sta molto male. Spesso ho sollevato qualche dubbio sul valore della democrazia; non solo sul principio che ne è alla base, ma soprattutto sulla sua attuazione pratica che, nella sua forma involutiva e decadente, ha ben poco a che fare con il concetto di governo del popolo. Ma ammettiamo pure che sia il miglior sistema possibile. Ammettiamo pure che l’Italia si regga su un sistema democratico. Bene, ma almeno applicatela questa democrazia, visto che ne decantate tanto le lodi. Sarebbe ancora accettabile se almeno i principi democratici trovassero attuazione pratica, così come dettato dalla Costituzione. Ma non è questo che accade. Vediamo una democrazia sbandierata solo a parole, ma tranquillamente disattesa nei fatti da una classe politica che sfrutta i meccanismi della rappresentatività per farsi eleggere in Parlamento e che poi si arroga il diritto di governare, non solo non rispettando il mandato dei cittadini, ma operando contro la stessa volontà popolare.

In questi ultimi anni, purtroppo, abbiamo continuamente prova di questa involuzione e regressione ad un sistema che se non è ancora totalitario poco ci manca, ma certo è più simile ad una oligarchia politica, economica e culturale, piuttosto che ad un sistema democratico.   L’Italia è in mano a pochi soggetti politici che scelgono, con criteri sconosciuti ai comuni mortali, i nominativi dei candidati da eleggere in Parlamento, scelgono le alleanze, gli accordi e la linea politica, senza alcun rispetto del mandato ricevuto dagli elettori, anzi operando “contro” la volontà popolare. L’esempio più eclatante è costituito dalle norme in materia fiscale. I cittadini non hanno certo mandato in Parlamento i loro rappresentanti perché aumentino le tasse già insostenibili o perché inventino nuove norme e adempimenti burocratici che avvolgono l’intero settore produttivo come una ragnatela mortale. Eppure i governi mantengono intatte quelle norme, anzi inventano sempre nuovi balzelli. E la volontà popolare? Non pervenuta. E la democrazia? Momentaneamente sospesa.

Un altro splendido esempio, purtroppo attuale e drammatico, è la assoluta incapacità (ma meglio sarebbe dire mancanza di volontà) di fermare o regolare i flussi migratori. Lo scorso anno, con la geniale invenzione della missione Mare nostrum, voluta da Enrico Letta, ne sono arrivati 170.000, più di quanti ne fossero arrivati complessivamente nei 3 o 4 anni precedenti. E gli sbarchi continuano senza interruzione. Solo negli ultimi 5 giorni ne sono arrivati, soccorsi dai mezzi della Marina, più di 4.000. E siamo a febbraio. Cosa succederà con l’arrivo della bella stagione? Quanti ne arriveranno quest’anno? Possiamo ancora accogliere altre centinaia di migliaia di immigrati? E chi pagherà le spese di soccorso in mare, di accoglienza, di vitto e alloggio? Chi garantirà loro l’assistenza sanitaria, un lavoro, una casa? Possono garantire e sostenere le spese gli italiani che già sono disperati per fabbriche e aziende che chiudono, per la disoccupazione e la povertà in crescita continua, per la crisi senza via d’uscita? L’Italia è già ridotta alla fame, ma continua ad importare affamati. Follia pura.

Anzi, cosa ancora più grave, non è solo follia, è lucida consapevolezza criminale, è volontà di favorire l’immigrazione considerandola, come viene spesso ripetuto, un dovere umanitario ed “una preziosa risorsa” per la nazione. Non solo non hanno alcuna intenzione di fermare l’immigrazione incontrollata, ma fanno di tutto per favorirla, agevolarla, incentivarla. Il varo di quel servizio taxi Libia-Italia, ad opera dei mezzi della Marina, voluto dall’ex premier Enrico Letta, è l’esempio lampante. Ma per incentivare ulteriormente gli arrivi hanno anche abrogato il  reato di immigrazione clandestina ed ora promettono (lo ha annunciato Renzi proprio nei giorni scorsi) di garantire la cittadinanza a tutti con lo ius soli. Stiamo facendo di tutto per attirare mezza Africa in Italia, manca solo il lancio di una campagna pubblicitaria, con volantini e spot in televisione, al motto di “Venite in Italia, c’è posto per tutti. E paghiamo noi“. Stanno favorendo l’invasione dell’Italia da parte di centinaia di migliaia di disperati senza arte, né parte, tutta gente che poi dovremo assistere a spese nostre. Questo stanno facendo, e lo fanno “contro la volontà degli italiani” che vedono ogni giorno aumentare il rischio sicurezza nelle città a causa di immigrati senza lavoro e senza dimora, che  per campare non hanno altra risorsa se non delinquere.

Stanno favorendo ed incentivando l’immigrazione contro la volontà degli italiani che devono sostenere costi elevatissimi, che pagano con tasse ormai insostenibili, per accogliere questi immigrati, assisterli, garantirgli vitto e alloggio in centri di permanenza o in hotel 3 stelle con piscina, dove hanno colazione, pranzo e cena garantiti, biancheria, abbigliamento, lavaggio, stiraggio, ricariche telefoniche, sigarette, paghetta settimanale e televisione con parabola per vedere il campionato di calcio africano, altrimenti protestano (non sono corbellerie messe a caso, sono tutte notizie prese dalla cronaca quotidiana e riportate dalla stampa). Il tutto alla faccia di milioni di precari, disoccupati, pensionati al minimo che campano con meno di 500 euro, mentre questi ci costano cifre intorno a 1.000 euro al mese. E se si tratta di minori la cifra è anche superiore. Se questa non è pura follia, cos’è?

Questo sfacelo viene consumato, lo ripeto,  contro la volontà del popolo. Questa non è più democrazia, è una truffa camuffata da ideali umanitari e col pretesto del rispetto degli accordi internazionali. Ma se gli accordi internazionali sono insostenibili, si cambiano, si abrogano le norme, si modificano. Una norma che garantisce l’asilo politico può essere valida per singoli casi, o piccoli gruppi o minoranze; non si può pretendere di applicarla alla migrazione di massa di milioni di persone. Questo non è asilo politico, non è accoglienza di profughi e perseguitati, non è opera umanitaria; l’arrivo in massa di centinaia di migliaia di persone si chiama “invasione“.

Eppure cercano di convincerci, con la continua manipolazione dei media e l’uso strumentale dell’informazione, che non abbiamo altra scelta, che è nostro dovere accogliere chiunque decida di venire a farsi assistere e mantenere in Italia a spese dei cittadini. E’ una truffa che frutta milioni di euro alle cooperative e associazione che si occupano di immigrati e Rom. Lo abbiamo scoperto di recente con lo scandalo di Roma capitale, quando è venuto alla luce il giro di affari milionario delle cooperative controllate da Buzzi, quello che diceva che con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Ecco spiegata la grande carica umanitaria della sinistra: gestire il traffico di migranti, perché garantisce introiti milionari alle cooperative rosse  bianche e arcobaleno e, in prospettiva, quando concederanno la cittadinanza a tutti (ci stanno lavorando), creare un grande bacino di potenziali elettori di sinistra.

E quando sentite esponenti politici di sinistra, buonisti e terzomondisti, che affrontano il tema dell’emergenza immigrati, non illudetevi. Non stanno pensando di fermare gli sbarchi. No,  propongono di migliorare e potenziare l’operazione Mare nostrum per soccorrere prima e meglio i barconi. Propongono maggiori interventi sociali e chiedono nuovi finanziamenti, dal governo e dall’Unione europea (come se scendessero dal cielo, come la manna, ma sempre soldi nostri sono, anche se nessuno lo dice chiaramente), per migliorare e potenziare le strutture di accoglienza, garantire nuovi e migliori servizi ed approvare norme che favoriscano l’integrazione. Ovvero, dargli un’occupazione, scuole, assistenza, sanità, un lavoro, una casa; dove il lavoro e la casa per milioni di italiani sono ancora un sogno.  Questo hanno in mente, altro che fermare l’immigrazione. Follia pura, a spese degli italiani.

Questa non è opera umanitaria, non è rispetto degli accordi internazionali, è una truffa, è falso ideologico. Una truffa che sta costando molto cara agli italiani. Ed ancora di più ci costerà in futuro, con l’invasione in massa di africani e arabi, in gran parte musulmani, che hanno il preciso scopo di disgregare e destabilizzare la società. E’ una gigantesca truffa ai danni degli italiani compiuta da una classe politica incapace e corrotta, ormai moralmente delegittimata, che non è stata  nemmeno eletta, ma nominata dalle segreterie di partito, che non rappresenta più i cittadini e che continua a governare calpestando il principio fondamentale della democrazia, il rispetto della volontà popolare. Hanno tradito la democrazia, la Costituzione, l’Italia e gli italiani.

Ed il primo a tradire è stato Napolitano, quando prima ha nominato Monti senatore a vita, per poi affidargli l’incarico di formare il governo, senza che fosse stato eletto, né votato dal popolo. Poi, quando Bersani, vincitore delle elezioni e, quindi, premier indicato dal popolo, non è riuscito a formare un governo, Napolitano, invece che indire nuove elezioni,  ha incaricato Enrico Letta, in evidente dispregio dell’indicazione appena scaturita dal voto popolare. Ed infine, con decisione molto discutibile, dopo una riunione della direzione PD in cui il neo segretario Renzi sfiduciava Letta, ha dato l’incarico allo stesso Matteo Renzi, anch’egli non votato, non eletto e nemmeno candidato, forte solo di una vittoria alle primarie che lo ha portato alla segreteria del partito. Ma aveva vinto solo le primarie, non le elezioni politiche. Non è stato scelto dagli elettori, ma solo dai compagni di partito. Non è stato indicato come capo del governo dagli italiani, ma da Napolitano. E così, tomo tomo e cacchio cacchio, senza pagare pegno, senza passare per il via e senza vergogna, passa direttamente dall’ufficio di sindaco di Firenze alla poltrona di Palazzo Chigi. E la democrazia, la scelta diretta del candidato premier, il rispetto della volontà popolare? Per il momento tutto sospeso, accantonato, la via maestra della democrazia è momentaneamente interrotta per lavori in corso. Fino a nuove comunicazioni sulla percorribilità democratica.

Se questo non è tradimento dei principi della democrazia, cos’è? E questi governi, non voluti e non votati dal popolo stanno governando e si apprestano a fare riforme costituzionali in aperto contrasto con la volontà degli italiani e contro l’interesse nazionale. Stanno aprendo le porte dell’Italia al nuovo cavallo di Troia che è l’immigrazione incontrollata di chi ha già ripetutamente dichiarato guerra all’occidente, alla nostra cultura, alla nostra civiltà, di chi predica la jihad, la guerra santa contro gli infedeli. Stanno consegnando le chiavi della città e dell’Italia al nemico che ci  invade; contro la volontà del popolo. Se questo non è tradire la democrazia, cos’è? Se questo non è alto tradimento della patria, cos’è? Una volta i traditori della patria finivano al muro. Oggi finiscono in televisione a vendere ideali di seconda mano, buonismo ipocrita ed interessato, a fare accoglienza e beneficienza con i soldi degli altri e piazzare  patacche di ogni genere,  come piccoli truffatori di periferia, rubagalline o ciarlatani da fiera paesana. E forse, dietro l’apparenza rassicurante ed ingannevole, lo sono davvero. Purtroppo per noi.

Descamisados

di , 8 Settembre 2014 17:20

Sono gli “scamiciati” di casa nostra. Leader socialisti europei ospiti di Renzi alla festa dell’Unità. L’Unità ha fallito ed è chiusa da tempo, ma loro continuano a fare la festa. Così, vendendo birra,  salamelle e tortellini ai compagni nostalgici, fanno un po’ di autocelebrazione, sfilano in passerella vecchi e nuovi capi e recuperano un po’ di soldi per la causa. E si presentano in camicia, come si usa oggi per sembrare più vicini al popolo, più alla mano, più “proletari”.

Meglio ancora se con le maniche rimboccate. Tempo fa l’allora segretario del PD Bersani lanciò una grande campagna mediatica al grido di “Rimbocchiamoci le maniche“. L’Italia fu invasa da manifesti (vedi qui) che mostravano il nostro smacchiatore di giaguari in maniche di camicia e lo slogan in bella evidenza. Già, perché questa gente ormai fa politica a forza di slogan. Ogni tanto se ne inventa uno nuovo e con quello ci campano mesi. Poi, quando l’effetto è esaurito, se ne inventano uno nuovo e vai, fino al prossimo slogan. Ricordiamo ancora l’invenzione del “governo ombra“. Qualcuno si ricorda cos’era ed a cosa è servito? Poi lanciarono “I care” che creava non pochi problemi ai compagni non proprio pratici della lingua inglese, che leggevano così com’è scritto e non capivano il significato. Poi lanciarono la campagna “Salva l’Italia” con un pullman che girava il Paese per raccogliere 5 milioni di firme contro Berlusconi. Qualcuno sa se le hanno raccolte ed a cosa sono servite?  Ma Veltroni, entusiasta, rivendicava l’iniziativa come una grande vittoria popolare e si esaltava parlando al Circo Massimo davanti a 2.500.000 (diceva lui) di compagni convenuti per sostenere il progetto “Salva Italia“. In realtà, secondo il risultato di uno studio fatto proprio per volere di Veltroni quando era sindaco di Roma (quindi, dovrebbe conoscere bene quello studio), nel Circo Massimo possono starci, al “Massimo“, 300.000 persone. Ma Veltroni fa finta di non saperlo e si esalta.

L’elenco degli slogan usati in politica sarebbe lungo. Essi pensano, forse,  che la cosa più importante della politica sia questa: trovare lo slogan giusto, creare e gestire il consenso e raccogliere più voti possibile . A tal fine è fondamentale sfruttare nel migliore dei modi i mezzi di comunicazione di massa e creare un’immagine rassicurante e affidabile del partito. Non necessariamente l’immagine fornita deve corrispondere alla realtà. l’importante è che la gente creda che sia vera. Ovvio che la gestione mediatica diventa così importante che finisce per assorbire in gran parte il tempo, l’impegno e le energie di dirigenti e militanti. La conseguenza aberrante è che quello che dovrebbe essere solo un mezzo per informare i cittadini sull’attività politica ed i programmi del partito, finisce per essere lo scopo principale della propaganda: il mezzo diventa il fine ultimo della politica.

Ecco perché danno tanta importanza all’apparire, all’esposizione mediatica, alla partecipazione ai salotti televisivi, allo spazio riservato sulla stampa, alla cura dell’immagine del partito ed a quella personale. In questo contesto uno slogan azzeccato può essere determinante per la vittoria finale. Basta pensare al famoso “Yes, we can” che fu il leitmotiv della campagna presidenziale di Barack Obama. Slogan subito adottato anche dai democratici di casa nostra,  e tradotto in “Si può fare“. Ed insieme allo slogan presidenziale copiarono anche l’abbigliamento “da lavoro” obamiano. L’abitudine dei nostri democratici di presentarsi in maniche di camicia, e di averne fatto addirittura il messaggio di una campagna mediatica,  è presa dall’immagine di Obama che si mostrava in camicia al suo tavolo di lavoro nella stanza ovale. Ecco da dove nasce la “camicia bianca” che è ormai la divisa pubblica di Renzi. Prestano più attenzione alla cura dell’immagine che ai programmi.

E forse hanno ragione, perché la gente ci casca e si lascia abbindolare. Basta pensare all’ultimo slogan col quale Ignazio Marino ha affrontato la sua campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Roma. Il suo motto era “Daje“, riprodotto in migliaia di manifesti affissi in città. Non programmi, non idee, non progetti seri per Roma, ma semplicemente una parola “Daje“! Montesano direbbe, alla romana: “Ma che vor dì?”. Se un candidato sindaco, invece di fare discorsi seri e presentare programmi precisi, si presenta agli elettori con un cartello “Daje” e con una risatina scema (tanto per non infierire) e gli elettori gli credono, o è cretino il candidato o sono cretini gli elettori.

Così anche l’ultimo segretario PD, Renzi, ha lanciato la sua campagna per la segreteria del partito con un nuovo slogan “L’Italia cambia verso“, con la parola “Italia“ ” scritta al contrario, grazie al durissimo lavoro delle migliori menti creative dello staff renziano che continuano a sfornare nuovi slogan, battute e metafore, ad un ritmo quotidiano. Tanto che Renzi può ben vantarsi di essere il miglior premier battutista della Repubblica. In quanto a slogan e battute non lo batte nessuno: dalla rottamazione allo sblocca Italia, da una riforma al mese all’ultimissimo “passo dopo passo“. Il bello è che sembra convinto di dire cose serie. Ma la cosa ancora più curiosa è che sembra che milioni di italiani ci credano davvero. Infatti, nonostante la crisi economica gravissima, la recessione, la deflazione, l’aumento del debito pubblico, l’aumento della disoccupazione, milioni di poveri, l’invasione da parte di africani ed asiatici, si va al voto per il Parlamento europeo ed il 40% vota per il PD. Sembra incredibile, ma è vero. Il che significa che hanno ragione loro: più prendi per il culo la gente e più ti segue.

Ed ecco che alla festa dell’Unità di Bologna, arrivano, a dare sostegno morale al nostro “Bomba” nazionale, alcuni leader socialisti europei. Tutti rigorosamente in maniche di camicia “descamisados“, come peronisti di casa nostra, rivoluzionari de borgata, socialisti all’amatriciana. Più che leader politici sembrano camerieri in attesa delle ordinazioni. A quanto pare questa è la nuova divisa della sinistra “politically correct“. E’ l’evoluzione della camicia italica: dalla camicia rossa da garibaldini alla camicia nera da fascisti, alla camicia bianca da gelatai. Quando arriveremo alla camicia di forza per tutti i politici sarà festa nazionale. Ma loro, così, si sentono pop, innovatori, moderni, progressisti, socialisti e democratici che più democratici non si può. La camicia è un simbolo che suggella un indissolubile legame di sangue: sono “fratelli di camicia“. E per dimostrare l’impegno e la comunità d’intenti della sinistra europea, come tutti i grandi leader della storia, firmano un patto di lavoro, un impegno preciso di collaborazione e intesa. Dopo il Patto di Yalta, il Patto di Varsavia ed  il Patto atlantico, per restare in tema con la festa, ecco il “Patto del tortellino“.  In futuro, forse, per doveroso scambio di cortesie, si terranno altri importantissimi vertici in altri paesi e si stipulerà il Patto di wurstel e crauti,  quello della paella valenciana e quello degli escargots.

Ma i nuovi democratici sono così,  sono estrosi, creativi, un po’ nostalgici ed un po’ confusi, un po’ ex democristiani, un po’ ex socialisti, un po’ ex comunisti, un po’ ex boy scout. Insomma, più che altro sono “Ex“, come gli “Ex voto” offerti in ringraziamento per aver ricevuto una grazia o un miracolo. Ed in realtà il fatto che esistano ancora questi ibridi socialcattocomunisti è un vero miracolo. Il dramma, invece, è che quando questi scamiciati finto proletari vanno al potere, di solito finisce così: i capi in camicia, la gente in mutande.

Vedi “Psicopatologia del potere“.

RAI3, Kennedy e L’Unità

di , 28 Novembre 2013 14:12

Venerdì scorso, 22 novembre,  RAI3 ha dedicato la serata alla commemorazione dei 50 anni dalla morte di J.F. Kennedy. Prima ha mandato in onda il film “Parkland” ed a seguire la “Serata Kennedy” curata dallo staff di Agorà, con il conduttore Gerardo Greco coadiuvato da Mia Ceran. Niente di particolarmente sconvolgente, se non fosse per un piccolo ed insignificante dettaglio che sembrerebbe casuale, ma non lo è. (Vedi qui il video della puntata “Agorà serata Kennedy“)

Ma partiamo con una piccola osservazione generale. La prima cosa che salta all’occhio è la presenza in studio di un’auto, una Lincoln Continental, simile a quella dove viaggiava Kennedy quando fu colpito. Viene spontaneo ricordare  quante volte Bruno Vespa è stato sbeffeggiato per aver usato a Porta a porta dei modellini, il famoso “plastico“, di luoghi teatro di avvenimenti tragici (classico il plastico della villetta di Cogne). I plastici di Vespa sono diventati un tormentone da usare per farsi beffe del suo programma. Se però certe cose le fa RAI3 allora diventano invenzioni da grande giornalismo.

Così, invece che un modellino di auto, i “compagni” di RAI3 fanno le cose in grande, non badano a spese e portano in studio una vera Lincoln Continental (tanto paghiamo noi). E’ l’occasione per il conduttore per illustrarci le caratteristiche del modello, dirci che è lunga quasi 6 metri (ma l’originale di Kennedy era anche più lunga), che ha 7.000 di cilindrata e che con un litro di benzina fa solo 3 chilometri. Forse nel corso del programma (non lo so perché l’ho seguito solo per una ventina di minuti) avrà rivelato anche la pressione delle gomme anteriori e posteriori.

 

Come se non bastassero le note sulla Lincoln, Greco ci mostra anche una vecchia cinepresa Bell & Owell degli anni ’60, e ci spiega che si caricava a molla. Tutti dettagli, ovviamente, fondamentali per capire e spiegare l’assassinio di Kennedy. Magari se l’auto fosse stata di un’altra marca e la cinepresa pure, forse non avrebbero ammazzato Kennedy. No? Se così non è che senso ha portare in studio una Lincoln ed una cinepresa Bell & Owell? Eppure deve esserci una relazione. Tanto è vero che la corrispondente da Dallas, Giovanna Botteri, azzarda un’osservazione acutissima, ripresa subito dopo anche da un altro acutissimo commentatore, Vittorio Zucconi. Dice la Botteri che se quel giorno a Dallas fosse stata una giornata di pioggia, la Lincoln sarebbe stata coperta e, quindi, non sarebbe stato possibile sparare al presidente. Per la serie “Se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola“. Questo è grande giornalismo, ragazzi, mica quello di Vespa che porta in studio il plastico di Cogne!

Ma la sorpresa è un’altra. Quasi subito la telecamera riprende la Lincoln da dietro ed in primo piano appare, ben visibile,  una copia de L’Unità con il titolone in caratteri cubitali che annuncia la morte di Kennedy.

Domanda per i più distratti: perché si mostra in primo piano la testata de L’Unità? Anche questo è un dettaglio fondamentale per capire l’assassinio di Kennedy? Oppure? Direi “oppure“. La cosa strana è che  da una ripresa dello studio dall’alto si nota la postazione della giornalista Mia Ceran ed il suo tavolo  sul quale sono disposti a caso dei quotidiani che, immaginiamo, siano del giorno della tragedia. Ma su quel tavolo la copia de L’Unità con il titolone in grande non c’è.

E ancora, da una inquadratura frontale dell’auto si vede che dietro non c’è niente.

Ma allora come si spiega quella inquadratura con L’Unità in primo piano quando riprendono l’auto da dietro? Mistero! In realtà è probabile che la telecamera mobile, quella che fa le riprese da dietro, si sposti dietro un piccolo leggio seminascosto sul quale è posata quella copia de L’Unità. Bene, quella inquadratura viene riproposta ben 4 volte nel corso dei primi dieci minuti (esattamente 10′.5″, lo si può verificare rivedendo il video). Quattro volte in dieci minuti, fra collegamenti con Dallas ed interventi in collegamento esterno di Vittorio Zucconi, Paolo Guzzanti e Oliviero Toscani. Se tanto mi dà tanto, presumo che quella inquadratura sia stata riproposta ancora nel corso della puntata. Non ne sono sicuro perché, come ho già detto, non ho visto tutta la puntata.

Ora si pone un’altra domanda: perché tanta evidenza proprio all’Unità e non ad altri quotidiani? Perché? Perché L’Unità non è insieme agli altri quotidiani sul tavolo della Ceran e viene ripreso a parte con grande evidenza? E perché viene dato tanto rilievo  solo, dico solo, a L’Unità? Si tratta, forse, di una caso di pubblicità occulta?

Ora dovremmo ricordare che qualche anno fa Michele Cucuzza conduceva “La vita in diretta“, un programma pomeridiano di informazione ed intrattenimento, con servizi esterni registrati in varie località. In uno di questi servizi, curato da Gianfranco Agus, girato all’interno di un ristorante, venne inquadrato il nome del locale. Fu uno scandalo, scattò l’accusa di pubblicità occulta e sia Agus che il regista Pillittieri  furono sospesi. Più di recente, marzo 2013,  un altro conduttore televisivo, Alessandro Di Pietro, che conduceva in RAI “Occhio alla spesa“, un programma mattutino di informazione su prodotti alimentari, ebbe l’infelice idea di presentare nel corso di una puntata una “pasta alla soia” specificando la marca.  Per decantarne le proprietà salutari intervistò due “esperti” che ne consigliavano il consumo a diabetici, sportivi e donne in menopausa, senza specificare che quegli esperti erano anche soci dell’azienda produttrice della pasta.  Altro scandalo, altra accusa di pubblicità occulta, multa di 25.000 euro alla RAI, programma chiuso e Di Pietro allontanato dalla RAI.

Già, alla RAI sono molto severi in quanto a pubblicità occulta. Basta un niente e ti chiudono il programma o ti licenziano. A meno che non lo si faccia su RAI3 ed il prodotto non sia “L’Unità“. Allora non è pubblicità occulta, è grande giornalismo. Del resto, fare pubblicità a L’Unità non è una novità per RAI3; nella rete dell’ex PCI è normale fare marchette al quotidiano dei “compagni“, giochiamo in casa. Tanto la Commissione di vigilanza non se ne accorge, quelli si svegliano solo quando devono verificare lo spazio che si dà a Berlusconi, poi dormono. Avevo già segnalato in passato un altro caso evidentissimo di pubblicità a favore de L’Unità. Succedeva ogni volta che a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio era ospite Gramellini che leggeva il suo vangelo sullo stile di Travaglio. Dedicai un post a questa sfacciata “Marketta“. Guardatelo qui (“Fazio e la pubblicità occulta a L’Unità“).

 fazio 2

Naturalmente nessuno ha mai protestato e la Commissione di vigilanza dormiva. Nemmeno Brunetta lo aveva notato; si è svegliato solo pochi mesi fa ed ha scoperto che, udite udite, in televisione c’è una sperequazione di programmi, conduttori ed ospiti, a favore della sinistra. Ma va, sa Brunetta che non lo avevamo mai notato? Ben svegliato Brunetta.

Sarebbe bene prestare più attenzione a questi piccoli e apparentemente insignificanti dettagli. Sono parte integrante ed essenziale di una strategia mediatica funzionale alla creazione dell’opinione pubblica. Sono gli strumenti di lavoro quotidiano dei cosiddetti “persuasori occulti“. La cosa insopportabile di questi professionisti della manipolazione dei cervelli è che sono convinti di essere furbi, più furbi dei cittadini normali, e di poter usare tutti i trucchi possibili della comunicazione, tanto la gente non se ne accorge. Ecco perché i sinistri sono insopportabili. Hanno la pretesa di farci fessi e contenti. E magari in molti casi, purtroppo, ci riescono davvero.

Ma in questo caso non si tratta solo dell’ennesima “marketta” a favore dell’Unità. C’è di più e peggio. Quella inquadratura ripetuta più volte con L’Unità in primo piano, svolge anche un’altra funzione ancora più importante e subdola. L’abbinamento fra L’Unità ed il nome di Kennedy ha una spiegazione più complessa che va ricercata nelle regole e nei principi della comunicazione (pane quotidiano dei nostri persuasori occulti) e nei meandri della mente e dei riflessi inconsci. Ha uno scopo preciso: avvalorare l’idea che gli ex/post comunisti siano equiparati a tutti gli effetti ai democratici kennedyani USA.

E’ una campagna mediatica che va avanti da anni, da quando i nostri “compagni” orfani dell’URSS, dopo la fine dell’impero sovietico, il fallimento e la condanna storica del comunismo, hanno dovuto rifarsi un’immagine credibile, una nuova verginità. Così hanno cominciato a cambiare bandiere, nome, segretari, inni, per far credere che siano qualcosa di diverso dai comunisti. Così sono diventati “democratici“, progressisti, liberal, americani a Roma, fan di Obama e nipotini di Kennedy. Il gioco è fatto. Per mascherarsi e far dimenticare le origini hanno cambiato tutto, hanno smesso le bandiere rosse, non si chiamano più comunisti, Veltroni compra casa a Manhattan, Bersani porta corone di fiori sulla tomba di Kennedy, usano slogan tipo “I care…”, si presentano in maniche di camicia come Obama  e invece che Bandiera rossa cantano “Over the Rainbow“. E se gli si chiede quali siano i loro “padri nobili di riferimento” Bersani dice di ispirarsi a Papa Giovanni (!?) e l’orecchinato Nichi Vendola indica il cardinale Martini (!?). Sembra una battuta da Zelig, invece è vero (Papi e cardinali ispiratori della sinistra).  Solo a sinistra si può trovare tanta falsità ed ipocrisia in quantità industriale.

Questa trasformazione degna di Fregoli è un’autentica truffa culturale, mediatica, ideologia e storica, messa in atto e portata a compimento con la complicità compiacente dei media nazionali, di  imprenditori in crisi d’identità con simpatie proletarie, di cattocomunisti confusi, di ricchi borghesi radical chic e di intellettuali di regime che si vendono per un premio letterario o una comparsata televisiva. Ma essi, gli americanini di  borgata, sono sempre gli stessi. Sono gli stessi che negli anni ’60/’70, un giorno sì e l’altro pure, scendevano in piazza per protestare contro la NATO e l’America imperialista, cresciuti a pane e Marx, assemblee, collettivi, 6 politico, anticapitalismo, lotta di classe, eskimo, libretto rosso di Mao, comuni e promiscuità, amore libero, spinello e lotta di classe. Sono sempre loro, un po’ invecchiati, pelati, ingrassati, imbolsiti, con la pancetta e la pappagorgia, ma sempre quelli sono. Hanno solo cambiato aspetto. Per sopravvivere hanno cambiato pelle: come i serpenti.

 

 

 

Signor Palle d’acciaio

di , 8 Novembre 2013 12:28

Il nostro premier Enrico Letta, in versione export in Irlanda (E’ sempre in giro per il mondo. Ma quando lavora?) rispondendo ad una domanda sul suo ruolo e sulla sfida con Berlusconi,   dice che di lui in Europa pensano che “ha tirato fuori gli attributi“.  Nel testo inglese, però, l’espressione esatta è “balls of steel“: palle d’acciaio! Abbiamo un premier bionico con le palle d’acciaio. Invece che spermatozoi produce spilli, aghi e chiodi, tutto in acciaio temprato. Ecco perché è inquinante come l’ILVA di Taranto.

Se questa frase l’avesse detta Berlusconi lo avrebbero attaccato e ridicolizzato sulla stampa nazionale ed estera per l’espressione volgare e di pessimo gusto. Ma siccome l’ha detta il nostro premier Letta…allora si tratta solo di una “battuta simpatica“. Ma si sa, anche le palle non sono tutte uguali; quelle di destra sono volgari, quelle di sinistra sono simpatici “attributi“. Si prestano ad interpretazione, come tutto il resto, secondo l’etica e l’estetica sinistra.

Il fatto è che la stampa italica ha sempre uno sguardo benevolo, comprensivo e compiacente verso la sinistra, mentre è sempre pronta a stigmatizzare tutto ciò che fa la destra. E’ una curiosa forma di strabismo mediatico. Tempo fa, per esempio, dedicarono al nostro “Palle d’acciaio”  un servizio speciale per mettere in evidenza le sue mani e i gesti, esaltandoli come “gestualità che conquista” (Vedi “Le mani di Letta“). Chiaro? Non ha solo le palle d’acciaio, ha anche delle belle mani affascinanti ed una gestualità che incanta.

Ma che bello questo Letta, che bravo, che uomo speciale, un sex symbol del Transatlantico. Forse a fine anno farà un calendario sexy per i camionisti con primi piani glamour e sensuali delle sue mani. E chissà quali altre doti nascoste possiede! Magari si scopre che ha pure un fegato di zinco, polmoni in fibra di carbonio, il cuore in titanio ed i reni in nichel cromo. Uno così ben accessoriato di serie non può che essere di sinistra. No?

Il signor “palle d’acciaio” appartiene alla stessa specie di Rosi Bindi, quella degli ex democristiani di sinistra, i catto-comunisti confusi. Quelli in perenne crisi di coscienza, sempre in cerca di un “centro di gravità permanente“, eternamente indecisi fra l’oratorio della parrocchia ed il centro sociale Che Guevara. Quelli che tempo fa si sono uniti in matrimonio con i loro avversari storici, i comunisti pentiti che ora si fanno chiamare democratici, liberal e progressisti. Quelli che una volta sfilavano in corteo contro la NATO e L’America, sventolando la Falce e martello e cantando “Bandiera rossa la trionferà…” e che oggi (vedi Bersani) vanno a deporre una corona di fiori sulla tomba di J.F. Kennedy. Quelli che, alla Alberto Sordi, fanno gli americani a Roma; scimmiottando Obama ed il suo motto “Yes We can…” aprono i convegni con slogan tipo “I care…” e li chiudono cantando “Over the rainbow“, alla Judy Garland . Ecco, quelli.

Dissero allora, per giustificare quelle nozze contro natura, che “abbiamo le stesse radici” e che “vogliamo le stesse cose“. Questa strana anomalia, caratterizzata da forte confusione mentale,  può essere indotta da sostanze allucinogene oppure dalla frequentazione delle aule parlamentari e si chiama anche  “stato di alterazione della coscienza“. Le uniche radici che hanno in comune sono le radici quadrate dei prontuari di calcolo. E quando dicono di volere le stesse cose, forse alludono alle stesse poltrone in Parlamento. Già, il nostro premier bionico ha le palle d’acciaio così come Rosi Bindi ha il culetto alla brasiliana.

Questo premier “palle d’acciaio” è a capo di un governo che, assumendo un preciso impegno programmatico, aveva assicurato il taglio della spesa pubblica, la riduzione del carico fiscale, l’eliminazione delle province, la riduzione dei parlamentari, la riduzione del loro stipendio e la riforma della legge elettorale. Non hanno fatto niente di tutto questo. Discutono di omofobia, di femminicidio, di cittadinanza agli stranieri e di come aumentare le risorse per accogliere meglio gli immigrati. Di recente ha dichiarato che non ci sarebbero stati aumenti delle tasse, subito smentito da sindacati, associazioni di categoria, esperti di economia, commentatori e perfino dalla Corte dei Conti; tutti concordi nell’affermare che con le norme proposte dalla Legge di stabilità e con l’introduzione di nuove tasse il carico fiscale è destinato ad aumentare.

Hanno lasciato credere di aver abolito l’IMU, la tassa sulla casa. Invece hanno solo cambiato nome, l’hanno camuffata dietro sigle astruse e ci costerà più di prima. Solite “balle” di Stato. Così l’Italia è tutto un tripudio di balle ed un vorticare di palle. Il premier ha le palle d’acciaio e  gli italiani hanno le palle che girano. Anzi, a forza di girare, si sono proprio rotte!

Mentre sulla stampa leggiamo il necrologio quotidiano di aziende che muoiono e cittadini che si suicidano per la disperazione, di disoccupazione e povertà in continua crescita, dice che il governo opera bene, che siamo sulla strada giusta, che anzi ci saranno aumenti di salario per i lavoratori dipendenti (gli danno 14 euro al mese con una mano e gliene tolgono trecento all’anno con l’altra). Ed osservando il suo volto mentre parla non si riesce mai a capire se sia convinto di ciò che dice o se stia prendendo per i fondelli. E’ impassibile, immobile, inespressivo, imperscrutabile, sembra una maschera di gomma, ha l’espressività di uno spaventapasseri o di un culo di scimmia. E’ quasi impossibile decifrare quel volto. L’unica cosa che si percepisce è quella boccuccia a culo di gallina che fa venire in mente una famosa “Boccuccia di rosa…”. Ma è un’impressione fugace che può trarre in inganno. Basta che allarghi le labbra per accennare un sorriso e si scopre una impressionante bocca dalla misura “extra large“, una bocca da forno. Sono in due ad averla così:  Letta e Lilly Gruber.

Ne parlavo nel post “News sotto il sole“. Dicevo…

“Letta, Letta. Quando lo vedo non posso fare a meno di chiedermi “Ma quanto è grande la bocca di Letta“? Eccolo qui durante un’intervista con Floris a Ballarò.

Una bocca così spropositata ha solo una spiegazione. Sembra che alla nascita, prevedendo (grazie ad una ostetrica che aveva doti di preveggenza) che il piccolo Enrico da grande avrebbe fatto il politico e, quindi, avrebbe detto un sacco di fregnacce, invece che fare il taglio cesareo alla madre, lo hanno fatto alla bocca del figlio; con una bocca extra large le cazzate escono meglio.”

Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

N.B.

Sulle peripezie ideologiche degli ex comunisti e sulla  evoluzione della specie vedi: “Marxismo liberale”.

Croci e baci

di , 20 Settembre 2013 14:18

Un’altra croce nel grande cimitero dei suicidati a causa della crisi economica. “Un imprenditore 57enne di Piove di Sacco (Padova) si è suicidato oggi pomeriggio legandosi un cavo elettrico al collo nella sede della sua azienda. Poco prima di compiere il gesto, prima della pausa pranzo, aveva riunito i dipendenti annunciando di essere costretto a chiudere a causa della mancanza di lavoro e delle troppe imposte da pagare.”. (ANSA)

Intanto che perdura la crisi, senza che nessuno abbia uno straccio di idea su come affrontarla e risolverla, i nostri politicanti per caso passano il tempo tra feste, riunioni, convegni, cerimonie, comparsate televisive e dichiarazioni quotidiane scontate quanto inutili. E per far finta di occuparsi di politica ogni tanto si inventano una battuta, uno slogan e ci campano per mesi.

 Così Bersani pensava di risolvere la crisi “smacchiando giaguari“. Renzi voleva salvare il partito democratico  “rottamando” i vecchi dirigenti del PD. Ora, tanto per dare una mano a risolvere la crisi, dice che vuole “asfaltare” il PDL. E non soddisfatto, aggiunge che votare il PD deve diventare “Cool“. Il premier Letta, con la sua flemma e l’aria da bello addormentato nel bosco,  continua a citare i cartoni animati e Carosello per infarcire le sue dichiarazioni. Dopo aver rilasciato, qualche mese fa, la sua geniale soluzione della crisi, dicendo che bisogna fare come il “Pesciolino Nemo” (Vedi “Letta e la bocca extra large“), oggi dice che “Non c’ho scritto Jo Condor“.  Parlano come i cartoon dei bambini. Si sono formati culturalmente  su Topolino, Carosello e il Manuale delle Giovani marmotte. La loro statura politica è al livello di Paperino, Topo Gigio e Heidi… ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao. E, purtroppo per loro e per noi, non hanno nemmeno la fortuna di Gastone.

E intanto che questa tragica situazione di crisi senza fine continua a mietere vittime che fa il Parlamento? Di che si occupa? Di trovare soluzioni per dare una speranza a chi non riesce più a campare? No, i nostri “onorevoli” hanno altro per la testa, questioni serie, cruciali per l’Italia. Pensano a leggi sul femminicidio e discutono di omofobia, come ieri in aula, con i grillini intenti a scambiarsi baci gay e saffici per sostenere la “causa”. Che bello spettacolino, davvero edificante. Alla faccia di chi si suicida per disperazione; a loro i baci, a noi le croci.
Non gli si può nemmeno dire di vergognarsi, perché ormai hanno perso anche il senso del pudore, del ridicolo e della vergogna. Buffoni…

Renzi è cool?

di , 18 Settembre 2013 12:03

Il nostro sindaco errante è una fonte inesauribile di fantasia e di battute; prima voleva “rottamare” i vecchi dirigenti del PD, ora vuole “asfaltare” Berlusconi. Ed ama viaggiare. Gira il mondo, va a trovare la Merkel, si fa tutti i convegni, le riunioni di sezione e le feste del PD, va a trovare il sindaco ciclista Marino a Roma, partecipa alla presentazione del libro di Cavalli, salta da uno studio televisivo all’altro. E’ ovunque, eccetto dove dovrebbe essere; a Firenze nel suo ufficio di sindaco. Ma quando lavora Renzi? Ma è pagato per fare il sindaco di Firenze o per fare il rappresentate del PD porta a porta? Mistero.

Dice che se si va al voto “asfalterà” gli avversari. Così, dopo Bersani che doveva “smacchiare” giaguari, abbiamo Renzi che si dà ai lavori di manutenzione stradale. Certo che a sinistra la fantasia non gli manca. Non soddisfatto, il nostro asfaltatore girovago dice che una volta votare PD era “Cool“, ma ora sembra essere da poveretti sfigati. E lancia la sua battaglia finale “Il voto al PD torni ad essere Cool…”.

Che riesca ad asfaltare gli avversari non è certo. Invece è più probabile che  riesca nella seconda impresa, è più facile. E’ risaputo che a sinistra i “Cul…” abbondano.

Satira monotematica

di , 21 Maggio 2013 09:39

Tempo fa mi è capitato di vedere, facendo zapping, una “comica” (si fa per dire) che, il pomeriggio domenicale, a “Quelli che…”, faceva l’imitazione di Nicole Minetti. L’ho capito perché lo diceva la conduttrice, Victoria Cabello, altrimenti non avrei capito chi stesse imitando. Era talmente brutta, non so se naturalmente o a causa del trucco, che pensai: ma è così brutta la Minetti? Poi mi è capitato di vedere la stessa “comica”, ancora con la Cabello,  che imitava Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi. E di nuovo ho pensato: ma è così brutta la Pascale? Ieri, a Striscia la notizia, nella rubrica “Che satira tira“, ho visto l’ultima performance della nostra “comica”; l’imitazione della deputata del PdL Michaela Biancofiore. Ed ancora ho pensato: ma è così brutta la Biancofiore?  Intanto proprio ieri, leggendo un articolo su Libero, ho scoperto che la nostra “comica” si chiama Virginia Raffaele. Buono a sapersi. Poi, pensandoci bene, e ricordando qualche immagine delle ragazze imitate penso che non sono affatto così brutte come le presenta la nostra “comica”, anzi. Allora l’unica conclusione è questa: non sono Minetti, Pascale e Biancofiore ad essere brutte, è la Raffaele ad essere orribile. Spiegato il mistero.

Ciò che mi ha sorpreso, invece, è che Libero le dedichi un articolone, con tanto di fotografia, e definisca la sua imitazione della Biancofiore ”Strepitosa“. Se anche quelli di Libero si sono rincoglioniti significa che davvero per la nostra povera Italia non c’è speranza di salvezza. Ma davvero non si rendono conto di quanto anche questa ennesima “comica” sia perfettamente in linea con la strategia mediatica della sinistra e che sia solo l’ultimo acquisto di quella  banda di comici militanti che hanno capito che per avere successo bisogna stare a sinistra e sparare a zero contro Berlusconi, il PDL e la destra? Davvero non l’hanno capito?

Ora, sorvoliamo sulla qualità artistica delle sue imitazioni che definire “penose” è già un complimento. Facciamo finta di non vedere che i personaggi imitati vengono esasperati in atteggiamenti, tic e discorsi che non hanno alcun riferimento reale, ma sono solo frutto della fantasia della Raffaele e della sua voglia di sbeffeggiare e ridicolizzare i personaggi imitati. Facciamo il caso di Francesca Pascale. Dove l’ha sentita parlare in quel modo sguaiato, come lei la presenta? E’ talmente fuori dal giro del gossip che le sue foto in rete sono pochissime e non è certo un’assidua frequentatrice di salotti televisivi. Anzi, non la si vede mai. E allora come fa la nostra “comica” a dipingerla come una “vaiassa” da quartieri spagnoli?

C’è un’altra considerazione da fare. Nessuno si chiede come mai la Raffaele, imita Minetti (ex consigliere PDL in Lombardia), Francesca Pascale (fidanzata di Berlusconi) e Michaela Biancofiore (deputata PDL), ovvero solo personaggi dell’area PDL e non personaggi della sinistra che pure in fatto di “soggetti” offre un vasto campionario? Sarà un caso? Ecccheccaso…direbbero a Striscia! E quelli di Libero non lo notano? Ed è proprio indispensabile dedicarle un articolone in prima pagina, definendola addirittura “strepitosa“?

Questa promozione mediatica di comici di regime lasciamola fare al Corriere, a Repubblica, a coloro che li usano come strumenti di propaganda. Il Corriere, per esempio, ha un’attenzione particolare per Maurizio Crozza. Tutte le sue imitazioni, gag, battute e siparietti a Ballarò, finiscono in prima pagina, con tanto di video. Lo fa per due buoni motivi. Il primo è che così facendo fanno pubblicità al suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che va in onda su LA7, rete della Telecom che è anche fra gli azionisti che controllano lo stesso Corriere. Quindi è pubblicità gratuita per la stessa azienda. Il secondo motivo è che anche Crozza fa parte di quella schiera di personaggi dello spettacolo che sono funzionali alla sinistra ed alla strategia politica che usa l’arte, la cultura, il cinema, la canzone, la satira, come arma di propaganda.

Sarà un caso che poi il Corriere venda i DVD di Crozza allegati al quotidiano? Sarà un caso che sempre il Corriere pubblichi articoli (veri e propri spot pubblicitari per il comico e per i suoi DVD) che ne esaltano la bravura “Ci fa ridere fino alle lacrime” (!?) evitando accuratamente di dire che dietro Crozza c’è uno stuolo di autori che scrive battute e monologhi per lui? (Leggete questo illuminante articolo: Il mondo di Crozza, mille facce da ridere). E’ solo un caso? Eccheccaso!

Sembra che a destra non abbiano capito, a parte qualche timida protesta quando certi comici eccedono, che esista una precisa strategia di propaganda camuffata da satira o da eventi culturali, che la sinistra applica scientificamente da decenni. Anche Crozza, per esempio, basa i suoi spettacoli in gran parte sull’imitazione e la parodia di personaggi dell’area di centro destra: da Berlusconi a Bossi, a Formigoni, a Briatore, a Maroni, a Renato Brunetta. Sono i personaggi fissi dei suoi monologhi ai quali aggiunge, di volta in volta, personaggi di secondo piano, ma quasi sempre di area PDL, come Razzi o Nitto Palma. E quando cita personaggi della sinistra, come Bersani, o il Presidente Napolitano, tanto per dire che la sua satira è “super partes” (ma non lo è affatto), lo fa sempre con un atteggiamento benevolo, amichevole, da vecchi compagni. Atteggiamento ben diverso da quello che usa nei confronti di Berlusconi. Anche la satira non è tutta uguale; dipende da chi si vuole prendere di mira e da come lo si fa.

Ma forse non tutti hanno capito quale sia l’importanza dei media e dello spettacolo ai fini della propaganda e della creazione del consenso. Ho paura che molti ne sottovalutino la portata. Prendiamo il caso del “Salone del libro” di Torino. Un importante evento culturale che si potrebbe chiamare più propriamente “Salone del…libretto rosso“, vista la larga partecipazione di autori illustri, tutti rigorosamente di area sinistra. E’ un’occasione non solo per far conoscere le ultime novità editoriali, ma anche per organizzare convegni, incontri e dibattiti pubblici. Ma, per gli stessi motivi ai quali ho già accennato, diventa l’occasione per far sfilare la solita compagnia di giro dell’intellighenzia di sinistra.

Sono quei personaggi che monopolizzano la cultura ed i media, quelli che saltano da un salotto televisivo all’altro, e devono farsi in quattro per essere presenti a tutti i convegni, seminari, incontri, premi letterari, manifestazioni culturali di ogni genere. Sono ancora quelli che tengono conferenze, lezioni pubbliche, rilasciano interviste, scrivono su vari quotidiani e ogni tanto si beccano anche una laurea honoris causa. Ormai l’hanno data a Zoff, a Valentino Rossi, ad Andrea Camilleri; una laurea honoris causa non si nega a nessuno. Sono sempre loro, sempre gli stessi. Li trovi dappertutto ci sia un palco, un premio da ritirare, una telecamera che li riprende, dai più prestigiosi premi letterari alla sagra della porchetta.

Così sul palco di questo “Salone del libretto rosso“, vediamo Roberto Saviano, Matteo Renzi, Daria Bignardi, Serena Dandini, che vanno a presentare la loro ultima fatica letteraria. Il caro sindaco di Firenze lo stesso giorno era ospite in TV a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.  Ormai lo si vede ovunque, ai convegni, ai congressi, alle assemblee, in televisione a reti unificate, deve avere il dono dell’ubiquità, come Padre Pio. Fra poco lo faranno santo. Ed ancora Umberto Eco, Eugenio Scalfari che approfitta del palco e del pubblico per dire che chi vota PDL è un idiota. E ancora Massimo Gramellini il quale, non soddisfatto di essere vice direttore de La Stampa, ha il suo spazio televisivo da Fabio Fazio dove gioca a fare il Travaglio di RAI3, leggendo il suo “Vangelo“, a metà strada fra giornalismo e cabaret (come si usa oggi) naturalmente senza contradditorio (Santoro, Travaglio, Saviano hanno fatto scuola), ma con una spalla preziosa, Fazio,  che lo asseconda. Poteva mancare alla rassegna del libro di Torino? Certo che no, visto che gioca in casa.

E ancora Gianni Riotta, Asor Rosa, Flores d’Arcais, Vito Mancuso e tanti altri più o meno noti o in cerca di gloria, sempre pronti ad occupare una poltrona, a maneggiare un microfono, a firmare autografi, a regalare consigli non richiesti, a dispensare massime e minime al popolo che li ascolta in estasi, come i pastorelli a Fatima. Ecco una buona rappresentanza di questa strana specie di “animali da palcoscenico“…

L’idiota (ma Dostoevskij non c’entra)

di , 19 Maggio 2013 10:32

Nonostante la veneranda età, invece che ritirarsi in salotto, coprirsi bene (gli spifferi possono essere fatali), sorseggiare una tisana e godersi il meritato riposo,  continua a dispensare  massime, pensieri, riflessioni, sentenze e giudizi etici ed estetici, peraltro non richiesti. Parlo di Eugenio Scalfari; ho detto tutto. Ecco l’ultimissima…

Non per contraddire il grande vecchio del giornalismo, ma bisognerebbe specificare che, almeno per dato statistico,  non tutti quelli che votano il PDL sono idioti e non tutti gli idioti votano PDL. Alcuni idioti possono anche astenersi dal votare. Altri idioti possono votare PD (ci sono, ci sono, se non lo sa si informi…). Altri ancora sono idioti anche se, opportunamente mascherati,  non sembrano esserlo. Altri idioti, grazie al sostegno mediatico, si spacciano per grandi pensatori, pontificano ogni giorno nei salotti televisivi ed a lungo andare si convincono di essere davvero dei geni. Altri idioti vengono pompati dalle case editrici che ne fanno degli intellettuali di primo piano per incrementare le vendite dei loro libri, pieni di elucubrazioni frutto di un pensiero molto debole.  Altri idioti si dedicano, spesso con successo, a professioni ed attività diverse. Alcuni fanno politica, altri hanno successo nel mondo dello spettacolo (attori, comici, cantanti) e qualche volta scrivono articoli che finiscono in prima pagina sui maggiori quotidiani.  Alcuni idioti, infine, invece che limitarsi a scrivere lettere al giornale, fanno direttamente i giornalisti e possono, addirittura, diventare illustri ed autorevoli direttori.  Sì, il mondo degli idioti è vasto e complesso.

In quanto agli asini volanti abbiamo illustri precedenti. Prodi prometteva di andare al governo per garantire la felicità agli italiani. La gente gli credeva e lo votava. Bersani prometteva di smacchiare i giaguari, la gente gli credeva e lo votava. Visto che Prodi per due volte ha vinto le elezioni, significa che quelli che lo hanno votato credevano agli asini volanti?

Brutta cosa la vecchiaia. Quando si invecchia si hanno due possibilità: o si diventa completamente arteriosclerotici, oppure si mantiene, compatibilmente con attacchi improvvisi di arteriosclerosi, un minimo di lucidità. In questo secondo caso,  specie se si ha la presunzione di avere la freschezza mentale di un ragazzo,  si verifica l’eventualità peggiore, perché si è convinti che ciò che è frutto di vaneggiamenti senili sia, invece, dovuto alla saggezza dell’età. Errore fatale.

A proposito di Scalfari e delle sue scalfarate, vedi…

- Largo ai giovani

- L’uomo è più stupido di quanto si pensi

- Il pensiero e la materia

- Scalfari e la mosca

 

 

 

 

E adesso, pover’uomo?

di , 20 Aprile 2013 12:41

Bersani non c’è più, scomparso. Assente anche alla “chiama” a Montecitorio. Questa è l’immagine simbolo della irresistibile ascesa e della caduta di un leader per sbaglio.

Voleva essere lui a dettare i nomi dei candidati al Quirinale. Ha proposto Marini e mentre il centrodestra lo vota, i suoi vanno in ordine sparso e non lo votano.  Fuori uno. Rimedia con un candidato forte, padre fondatore dell’Ulivo: Romano Prodi. All’assemblea della direzione tutti acclamano la scelta e dichiarano di votare compatti per Prodi. Invece “tradiscono” in cento, bruciando anche la candidatura di Prodi. Gli stessi esponenti del PD e del centrosinistra, compreso SEL, ora dicono che il PD non è affidabile. E se lo dicono loro bisogna crederci.

Terremoto nel PD“, “Il PD è morto“, titolano i giornali. La prima a prendere atto della disfatta è Rosi Bindi, quella che era convinta di contare qualcosa all’interno del PD, che si dimette da Presidente del partito. A seguire si dimette anche Bersani dalla carica di segretario.  Ora è aperta la caccia ai traditori, ma il guaio è fatto. Il PD è allo sbando. Da due mesi, subito dopo le elezioni, ripetevano in coro che il loro programma era un “governo del cambiamento“. Volevano il cambiamento e sono stati di parola. Tanto per cominciare, cambiano presidente e segretario. Poi si vedrà.  Dopo Fassino, Veltroni, Franceschini, ecco Bersani, l’ultimo dei segretari in liquidazione. Nel PD cambiano segretari quasi stagionalmente. Hanno i segretari col cartellino di scadenza, come lo yogurt.

Il nostro smacchiatore di Bettola, alla fine non ha aspettato nemmeno il rottamatore Renzi; si è rottamato da solo. E adesso, pover’uomo? No problem, troverà di certo una buona sistemazione.

 

Le Buffonarie

di , 18 Aprile 2013 16:04

Fallita la prima votazione per il Quirinale. Fumata nera che più nera non si può. Eppure, viste le premesse, doveva essere una votazione tranquilla con un esito quasi scontato. Il candidato, Franco Marini, proposto dal PD, accettato da PDL e Scelta civica, era destinato, in teoria, a raccogliere i voti del PD, del PDL. di SEL e della lista Monti, necessari per essere eletto al primo scrutinio. In teoria sembrava cosa fatta. Ma siccome siamo in Italia, ecco che spuntano i franchi tiratori, gli scontenti, i renziani, i vendoliani, i grillini che puntano su Rodotà, le schede bianche (quelli che in tutti i sondaggi rispondono sempre “Non so“), voti sparsi a caso (D’Alema, Prodi, Napolitano, Finocchiaro…) e le previsione della vigilia vengono stravolte.

Eppure, fino a ieri, sembrava raggiunto un accordo di ferro fra Bersani, Berlusconi e Monti. Poi, evidentemente, i mal di pancia della vigilia hanno preso corpo. Vendola si dissocia dal patto elettorale col PD e vota per il candidato del M5S.  I seguaci di Renzi contestano la candidatura di Marini e non si sa cosa abbiano votato (forse scheda bianca o nulla, o nomi diversi). Altri contestatori, all’interno del PD, si dissociano dalle scelte del segretario e preferiscono sostenere, in sintonia con i vendoliani,  il candidato dei grillini, Rodotà. PDL  e  Scelta civica di Monti hanno rispettato l’accordo col PD e, salvo qualche immancabile pecora nera,  hanno votato compatti per Franco Marini. La sinistra (PD e Sel), invece, si sono frantumati come al solito. A sinistra sono così: l’unica cosa che li tiene insieme e li unisce è combattere Berlusconi. In tutti gli altri casi si dividono, spuntano le correnti, i contrasti, le faide interne e si sparpagliano come pecore inseguite dai lupi.

E’ chiaro che a sinistra, in area PD e Sel, regna la confusione più completa e quello che sembrava un accordo di ferro, fondato su principi condivisi, si rivela per quello che era: un semplice accordo elettorale anti Berlusconi che garantisse ai vendoliani l’ingresso in Parlamento, altrimenti, grazie allo sbarramento elettorale, quasi impossibile. E’ lo stesso accordo fatto dal PD, alle precedenti elezioni, con l’Italia dei valori di Di Pietro. Anche Di Pietro, subito dopo le elezioni, assicuratosi una larga rappresentanza parlamentare, mandò all’aria la coalizione e, al fine di gestire in proprio i rimborsi elettorali ed i lauti contributi per i gruppi parlamentari,  creò un gruppo autonomo, alla faccia dell’alleanza col PD. Ma nel PD, come dico spesso, sono duri di comprendonio, hanno i riflessi lenti e passano anni prima che capiscano. E così ci sono ricascati con Vendola che, adesso, contrariamente alle indicazioni fornite dalla coalizione, invece che votare Marini, votano Rodotà, il candidato del M5S.

In queste condizioni, in un momento cruciale per la vita democratica quale è l’elezione del Presidente della Repubblica, qualunque segretario di partito che venisse smentito dalla propria base sulle decisioni assunte dalla dirigenza, sulle indicazioni di voto e sulla tenuta della coalizione con la quale si è presentato due mesi fa alle elezioni, avrebbe una sola via d’uscita: dimettersi.

 Bersani si dimette? Ma nemmeno per sogno. Ecco la soluzione, dopo il flop Marini: votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Così si prende tempo e si arriva alla quarta votazione, quando, invece che la maggioranza dei 2/3,  sarà sufficiente la maggioranza assoluta (50% + 1). Ormai è una strategia consolidata a sinistra: quando non sanno cosa fare prendono tempo. Lo ha fatto lo stesso Bersani quando, subito dopo aver ricevuto l’incarico esplorativo dal Presidente Napolitano, invece che verificare subito la disponibilità dei gruppi politici in Parlamento, ha perso giorni e giorni a sentire tutte le ”parti sociali” operanti sul territorio (Risultato?  Zero!). Anche Napolitano, visto il fallimento di Bersani e non sapendo che pesci pigliare, ha preso tempo e, come Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani ed ha nominato un Comitato di “Saggi” per fare non si sa bene cosa (Risultato? Zero!).

Ora Bersani deve constatare il fallimento della sua proposta per il Colle e, invece che dimettersi, visto che non è in grado di controllare un partito che lo contesta e gli sfugge di mano, pilatescamente propone di votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Poi si vedrà, sperando in un miracolo. Questi sono gli eletti dal popolo italiano, quelli che stanno in Parlamento, quelli che dovrebbero garantire la democrazia rappresentativa. Quelli che, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi, ogni volta che c’è da scegliere qualche candidato (per il Parlamento, per la Regione o il Comune), fanno le “Primarie“. E le spacciano come prova di grande democrazia. Poi, alla prima occasione, invece che rispettare la volontà degli elettori o le indicazioni e le direttive del partito o della coalizione, si appellano alla libertà di mandato,  si dividono su tutto e vanno in ordine sparso, come reclute in libera uscita. Sono quattro gatti e riescono a dividersi sempre e su tutto: due gatti a destra, due gatti a sinistra. E dire che, tempo fa, questa accozzaglia sconclusionata di “Tutti contro tutti“, in perenne conflitto, la chiamavano “L’Unione“.

Così, dopo aver assistito alle “Primarie” del PD, alle “Parlamentarie” dei grillini, alle “Quirinarie” ancora dei grillini, ora, sconsolati, assistiamo a questa nuova e poco seria carnevalata parlamentare: le “Buffonarie“.

Bersani, il tic e le teste di…

di , 12 Aprile 2013 11:31

Democratici, tutti contro tutti“, è il titolo di un articolo, dedicato ai conflitti interni al PD,  che compare stamattina sul Corriere,it a firma di Maria Teresa Meli. Mi colpisce l’inizio del pezzo. Scrive Meli: “Uno che di Pd se ne intende, l’ex deputato Peppino Caldarola, ha notato un particolare che a tutti è sfuggito: da qualche tempo in qua Pier Luigi Bersani «ha un tic al naso quando è nervoso, cioè sempre». Ed aggiunge: “È dai piccoli dettagli, alle volte, che si afferra quello che sta succedendo”.  Brava Meli, vero, questo è un concetto che ripeto molto spesso anch’io: talvolta è dalle piccole cose che si capiscono quelle grandi. Ma bisogna essere abituati ad osservarli questi piccoli dettagli, altrimenti sfuggono e, di conseguenza, sfugge anche la comprensione della realtà.

Ma ciò che è interessante in questa apertura è il fatto che, secondo l’articolista, Caldarola “ha notato un particolare che a tutti è sfuggito“: il tic di Bersani. Davvero è sfuggito a tutti? E’ sfuggito così tanto che a quel tic e ad altri piccoli dettagli della gestualità e della mimica facciale ho dedicato due post:

- 26 febbraio 2013: Bersani è nervoso

- 6 marzo 2013: Bersani e gli occhiali

Mi dispiace smentire la Meli, ma quei post sono lì a dimostrare che Caldarola, se pure ha notato il curioso tic di Bersani, come minimo, è arrivato buon secondo e con oltre un mese di ritardo. Ma, come ho detto spesso in passato, a sinistra sono come i motori diesel, lenti a carburare, hanno la partenza e la ripresa lenta ed hanno bisogno di tempo per capire. Però hanno sempre l’aria di essere i soli esseri intelligenti e onesti sul pianeta, tutti gli altri, specie gli avversari, sono cretini, corrotti, mafiosi  e criminali. Scoprono l’acqua calda, ma tanto sbraitano che sembra abbiano fatto la scoperta del secolo. Loro sono così, si autoesaltano. Sono davvero convinti di essere i migliori, gli unici depositari della verità rivelata.

Del resto lo ha detto senza mezzi termini, proprio di recente, un esponente di quella sinistra sapientona, Massimo Cacciari, in una intervista al Fatto quotidiano, ripresa da Libero. “A sinistra sono delle teste di cazzo“. Chiaro? Cacciari non usa eufemismi e metafore come Bersani. Se la prende con i dirigenti del PD, dopo l’esito delle ultime elezioni. Dice: “Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini“. Anche questo è un concetto che ripeto da anni. Se lo dico io, però,  resta un pensierino riservato a pochi intimi che hanno la pazienza di leggere quello che scrivo. Ma se lo dice il “filosofo” Cacciari, ex sindaco di Venezia e personaggio di punta della sinistra, cari compagni, bisognerebbe almeno rifletterci su. No?

Non basta, ancora di recente è arrivata una ulteriore conferma da un altro esponente di primo piano del PD, Dario Franceschini. In una intervista apparsa di recente sul Corriere.it: “Basta complessi, dialogo con Berlusconi”. Dice Franceschini: “…se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso di superiorità“. E bravo anche Franceschini che, pur con qualche decennio di ritardo, ha capito quello che altri hanno capito da sempre. Ma, come dicevo, anche lui è diesel, bisogna dargli tempo. Sono così, ogni tanto si svegliano, hanno uno sprazzo di coscienza, gli si illumina la corteccia frontale, si accendono le lucette led che indicano che il cervello è in funzione ed improvvisamente “capiscono“; sono come folgorati sulla via di Damas…pardon, di Montecitorio. Peccato che, subito dopo, i led si spengono e ricadono in letargo.

Eppure lo stesso concetto lo aveva espresso molto bene e chiaramente un altro illustre ed autorevole esponente di quella sinistra, Luca Ricolfi, in un delizioso volumetto di qualche anno fa, ”Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori“, dedicato  a quello strano, curioso, ingiustificabile ed insopportabile senso di superiorità culturale e morale proprio della sinistra. Ma temo che quel volumetto abbia avuto più lettori a destra che a sinistra. Meglio evitare letture pericolose che possono creare sensi di colpa e, magari, far riflettere. No, meglio andare sul sicuro e non rimettere in discussione quella superiorità che tanto gratifica i sinistri.

La superiorità morale te la consegnano con la tessera del partito e, di colpo, anche se sei lo scemo del villaggio, diventi un enciclopedico, tuttologo, esperto, onesto, incorruttibile, persona perbene, integerrimo, con le mani pulite. Rubano come gli altri, ma hanno le mani pulite perché usano i guanti.   Se sei di sinistra, come per miracolo, da un giorno all’altro diventi “saggio“. E magari ti chiamano al Quirinale come consulente in una Commissione speciale di “Saggi“:  ”Tutti gli uomini del Presidente“.  Così, da saggio, puoi rivelare al mondo le perle di cotanta saggezza e risolvere tutti i problemi di questa povera Italia, con profonde riflessioni alla Catalano del tipo “Meglio ricchi e sani che poveri e malati“.

Per male che vada, come Caldarola, puoi sempre dire di aver notato un particolare che era sfuggito a tutti. A tutti, ma non ad un acutissimo osservatore di sinistra, perché loro hanno l’acume incorporato in dotazione di serie. Grazie per averci rivelato il tic di Bersani. Sa, cara Meli,  nessuno lo aveva notato. Meno male che Caldarola c’è!

P.S.

Ultimissima della giornata. Oggi, a quanto pare, è tempo di scoperte e di risvegli. ANSA: “Barca, stop ipocrisie, PD partito sinistra“. Fabrizio Barca, ministro tecnico, si è appena iscritto al PD. Ha la tessera da poche ore, ma, come detto in precedenza, per miracolo, basta avere la tessera PD per ricevere in uso gratuito tutti i “poteri” di un tesserato PD, specie se ex comunista. Così si acquisisce di colpo scienza, conoscenza, intelligenza e saggezza. E grazie a queste doti appena acquisite comincia, anche lui, a fare delle incredibili scoperte.

Dice Barca che il PD non è un partito di centrosinjstra, ma di sinistra: “Si chiama di centrosinistra per ipocrisia“. Ma guarda guarda che scoperta incredibile. Chi l’avrebbe detto. Sa, Barca, che nessuno lo aveva notato? Magari più tardi al Corriere ci ricavano un altro scoop come quello su Caldarola. Ora non vorrei ripetermi, ma se, come ho fatto prima, dovessi fare l’elenco dei post in cui accennavo all’ipocrisia dei compagni ex PCI, PDS, DS, PD  ed a quella aberrante operazione politica che ha dato vita al PD,  facciamo notte. Gli unici a non averlo capito sono quelle anime belle degli ex democristiani della ex Margherita.  Quei cattolici, o meglio cattocomunisti confusi  che si sono uniti in matrimonio contro natura con gli ex comunisti. Per sembrare diversi da quello che erano storicamente, hanno cambiato nome, stemma, segretari, bandiere, inni, slogan. Era l’unico modo per mostrarsi “come nuovi“. Ma comunisti erano e comunisti sono. Per sopravvivere hanno solo cambiato pelle: come i serpenti.

Dev’essere l’effetto dell’arrivo della primavera. Escono dal letargo le marmotte, le lucertole e si svegliano anche  i compagni democratici. E’ tutto un rifiorire ed un risveglio dei sensi. Caldarola scopre il nervosismo di Bersani, Cacciari scopre che i compagni democratici sono delle “Teste di…”, Franceschini scopre che sempre loro, i democratici, sono affetti da “insopportabile complesso di superiorità” e Barca scopre che il PD è un partito di sinistra. Restiamo in attesa di conoscere le altre sensazionali scoperte dei compagni appena risvegliati dal lungo sonno. E speriamo che non siano in arrivo turbolenze e temporali, perché, col fresco, potrebbero ricadere in letargo.

Otelma for President

di , 11 Aprile 2013 09:20

Partito il toto-Quirinale. Si propongono nomi e si accettano scommesse. In questa situazione di incertezza e di stallo, anche l’elezione del Presidente sembra un rebus difficile da risolvere. Ormai per salvare l’Italia serve solo un miracolo o una magia. Allora perché non pensare ad eleggere un mago al Quirinale? Del resto, negli ultimi tempi,  le istituzioni hanno perso quell’aria di serietà, di austerità, di autorevolezza che avevano sempre avuto.

Abbiamo mandato in Parlamento pornostar come Cicciolina, trans come Luxuria, No global come Caruso, ex terroristi come D’Elia. Abbiamo eletto come capo di un terzo del Parlamento un comico come Beppe Grillo. Ormai in Parlamento ci possono andare tutti; barbieri, socialisti, pizzaioli, radicali, grillini, camionisti, anarchici, puttane (lo ha detto Battiato) e puttanieri. Lo garantisce la Costituzione. A quanto pare, gli addetti alla comunicazione  dei grillini sono un camionista (Nick il nero) e Rocco Casalino, quello che partecipò alla prima edizione del Grande Fratello. Ormai la politica è fatta da comici, partecipanti a reality show e sfaccendati in cerca di fortuna. Non resta che mandare il Mago Zurlì al Quirinale ed avremo completato l’opera di sputtanamento dell’Italia. Diventeremo un Paese da operetta, o da cabaret: tutto da ridere (o da piangere).

Il più accreditato per il Quirinale, tuttavia, sembra essere un mago famoso, quello che si fa chiamare “Divino Otelma“. Ha tutti i titoli richiesti oggi per far carriera. Anche lui ha partecipato ad un reality televisivo, L’isola dei famosi. Parla come il Papa e Di Pietro (Noi dell’Italia dei valori...), usando il plurale maiestatis. Segue la moda dei personaggi di successo e si veste in maniera ridicola, come Oscar Giannino, Luxuria e Platinette. Parla per enigmi e metafore, come Bersani. Fa discorsi fumosi e vaghi, accennando a strani poteri,  senza mai dire qualcosa di serio, pratico e concreto, in perfetto stile politichese.

Ha tutte le caratteristiche per rappresentare degnamente l’Italia e gli italiani. O meglio, ciò che è diventata oggi l’Italia: un guazzabuglio confuso di ideologismi aberranti, di permissivismo e libertarismo ai limiti dell’anarchia, di relativismo estremo, di pensiero debole, di giustizia casual, di multiculturalismo, di legami familiari stravolti, di gay pride, di corruzione istituzionalizzata, di strapotere mediatico, di plagio continuo delle coscienze, di maghi, ciarlatani e  truffatori da fiera paesana e telerincoglioniti con telecomando incorporato in dotazione di serie.

Sì, il candidato perfetto per il Quirinale è lui: il Mago Otelma.

Saggi col timer

di , 6 Aprile 2013 21:41

I Sette Savi erano ventidue“. Questo è l’incipit della Storia della filosofia greca di Luciano De Crescenzo.  Già da questo inizio paradossale si capisce quale sarà la visione della storia del pensiero greco dell’autore. Ligio alla verità storica, ma portato inevitabilmente, da buon napoletano, a guardare la realtà e la stessa filosofia con uno sguardo distaccato, ironico e con una buona dose di senso pratico e di saggezza popolare. Se qualcuno, non avendo fatto studi classici,  avesse voglia di avvicinarsi alla filosofia, dovrebbe tenersi lontano da testi impegnativi e perfino dai testi scolastici. Meglio lasciar perdere La critica della ragion pura e leggere De Crescenzo. Tanto per cominciare, poi si vedrà.

Perché i saggi dell’antica Grecia erano ventidue, come dice De Crescenzo, e non sette, come viene comunemente tramandato? Perché oltre ai “saggi” più noti ne esistevano altri che, di volta in volta, gli storici amavano inserire nel loro personale elenco secondo le proprie simpatie. L’elenco dei saggi era, quindi, ballerino; i saggi entravano ed uscivano di classifica secondo i gusti (e forse anche gli interessi) dei cronisti dell’epoca. Ora potremmo aprire una lunga parentesi e, facendo riferimento ai tanti esempi di cronaca quotidiana, constatare che da allora le cose non sono cambiate di molto. Anche oggi i “saggi” entrano ed escono dalla classifica secondo l’appartenenza a gruppi di potere, partiti politici o lobby di vario genere e secondo l’appartenenza agli stessi gruppi di coloro che stilano le “classifiche” o che, come si usava una volta a scuola, scrivono sulla lavagna i nomi dei “buoni e cattivi“.

Oggi, grazie all’adeguamento della pedagogia e della didattica a criteri più moderni, abbiamo superato i vecchi metodi educativi ed abbiamo  eliminato le lavagne, i ceci sotto le ginocchia e gli elenchi “buoni – cattivi”.  Eppure è una pratica che continua anche dopo la scuola e si applica anche agli adulti. Questi elenchi di “buoni e cattivi“, possiamo leggerli ogni giorno sulla stampa o sentirli in televisione. Non sono immediatamente individuabili perché non c’è la scritta in grande sopra gli elenchi, né una precisa linea che divida le due categorie.  Ma per chi sappia leggere fra le righe, la vecchia abitudine di suddividere e classificare le persone in base a giudizi morali è chiaramente riconoscibile. La suddivisione in categorie non è scomparsa. Ce la portiamo appresso per tutta la vita. Non c’è più il capo classe che segna sulla lavagna. C’è, al suo posto,  uno stuolo di autorevoli, illustri intellettuali ed operatori dell’informazione e dei media che quotidianamente, secondo i loro gusti, preferenze, simpatie ed interessi del gruppo di appartenenza, stilano classifiche di “saggi” e di idioti. La lavagna c’è ancora, ha solo cambiato forma; è più subdola.

Mi è venuto in mente questo curioso incipit di De Crescenzo pensando alla scelta dei “saggi” del Presidente Napolitano. Fallita la “mission impossible” di Bersani non aveva molte scelte. Allora ecco l’idea geniale: prendere tempo, arrivare alla fine del mandato, ormai è questione di giorni, e lasciare che sia il suo successore a tentare di risolvere il rebus della formazione del nuovo governo. Insomma, il nostro Ponzio Giorgio Pilato se ne è elegantemente e furbescamente lavato le mani. Già, ma come prendere tempo senza che sembri una fuga dalle responsabilità o una furbata pilatesca? Semplice, come si usa sempre fare in Italia in queste circostanze: si nomina una Commissione.

Lo ricordavo anche di recente, a proposito delle ridicole ed inutili consultazioni di Bersani, nel post “Sogni e bisogni“: “Tavoli e commissioni sono la nostra specialità nazionale. Quando c’è un problema da risolvere e nessuno sa che cavolo fare, si nomina una Commissione o si apre un tavolo”. Ed infatti, dopo qualche giorno, a conferma di quanto dicevo (mica avrà letto il mio blog!?), il Presidente, da buon italiano, anzi il più illustre degli italiani, cosa fa? Ovvio, nomina una commissione di dieci “Saggi”. Per fare cosa? Niente di speciale, cercare di individuare alcune priorità condivise che dovrebbero trovare il consenso di tutte le forze in Parlamento. Insomma, fuffa! Intanto, però, si dà l’impressione di aver fatto una scelta responsabile, “saggia” e così si arriva alla scadenza del mandato.

Dopo un primo attimo di smarrimento in cui tutti i commentatori sembravano d’accordo nell’esprimere un giudizio positivo sulla scelta di Napolitano, arrivano i primi commenti negativi. In primis quello di Matteo Renzi che, in una intervista sul Corriere, dice chiaramente che si sta perdendo tempo. Immediata reazione del Presidente che si affretta a dire che “Non stiamo perdendo tempo” (Stampa fai da te).

Peccato che uno dei più illustri “Saggi“, Valerio Onida, nel corso di una intervista a Radio24, sia vittima di uno scherzo e, pensando di parlare con l’astrofisica Margherita Hack, rivela candidamente che quella commissione di saggi è inutile: “I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto”. ( Il saggio Onida beffato da La zanzara). Inutile tentare di rimediare, ormai il danno è fatto e la verità è sotto gli occhi di tutti. Ed a smentire Napolitano e smascherare la sua genialata per prendere tempo è proprio uno dei Saggi che più saggio non si può.

Già, si fa presto a dire “Saggi”. Questi poi sono diventati saggi da un giorno all’altro, così, di colpo, semplicemente perché li ha nominati Napolitano. Prima erano persone normali, magari autorevoli personalità, ma quasi sconosciuti al grosso pubblico. Poi un giorno ti svegli, ti chiama Napolitano, ti nomina in Commissione e diventi “Saggio”. Di colpo si alza una muraglia cinese fra questi saggi e tutti gli altri che, evidentemente, saggi non sono e che, anzi, forse sono anche un po’ idioti. Bene. E quando finiranno l’oneroso incarico e, non avendo concluso niente di buono, torneranno ai loro incarichi ed alla vita normale? Ovvio, non saranno più “saggi”, saranno comuni mortali, magari non proprio idioti, ma niente di speciale. Insomma, la loro saggezza ha la scadenza, come lo yogurt. Sono “Saggi” col timer, a tempo, come i forni a microonde.

Eppure la saggezza è una cosa seria. Meno seri sono coloro che pensano di essere saggi, di sembrare saggi o si arrogano il diritto di stilare il loro personalissimo elenco di saggi. Ecco perché De Crescenzo ha usato quell’incipit paradossale; per chiarire subito che quando si parla di saggezza non bisogna prendersi troppo sul serio. Non sarebbe saggio.

Grilli, giaguari, tassisti e barbieri.

di , 29 Marzo 2013 14:10

Bersani. l’uomo che voleva smacchiare i giaguari e che finì per essere smacchiato, conclude le lunghe consultazioni e riferisce a Napolitano il fallimento del tentativo di trovare una maggioranza. Ma il PD precisa subito che “Bersani non rinuncia“. Mah, si vede che non ha ancora capito bene che aria tira. O forse spera di continuare ancora a consultare la gente per strada, i condomini, Paperino e Topo Gigio. Ora, però, qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani perché Bersani ha sprecato tre giorni per consultare mezza Italia e, soprattutto, a cosa sono servite quelle consultazioni anomale, irrituali ed uniche nella storia parlamentare della Repubblica. Ed ora che Napolitano assegnerà un nuovo incarico si ricomincia con le consultazioni del Touring club, di don Ciotti, di sindacati, parti sociali e Mago Zurlì? A quanto pare, l’unico che Bersani non ha consultato è stato proprio…il giaguaro. Ecco perché gli è andata male.

A proposito, resta un dubbio. Bersani ha riferito a Napolitano che le sue consultazioni non si sono concluse positivamente. Insomma, non c’è possibilità di trovare una maggioranza che gli garantisca la fiducia. Lo dice Bersani. E Bersani è un uomo d’onore. Ma Napolitano, ora, sente il bisogno di consultare di nuovo tutte le forze presenti in Parlamento. Allora, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: Napolitano non crede a quanto gli ha riferito lo smacchiatore di Bettola? Non si fida di Bersani? Boh, misteri presidenziali.

Ma non dobbiamo preoccuparci se non si riesce a formare un governo. Grillo dice che il Parlamento può lavorare anche senza un governo (!?). E se lo dice un comico deve essere una cosa seria. No? Ora, però, comincia ad essere chiaro a molti quello che scrivevo circa un mese fa (Grillo for dummies).  Il fatto che i grillini non vadano in TV, evitino la stampa e non rilascino interviste ha una spiegazione precisa: hanno paura di dire sciocchezze o di dover rispondere a domande imbarazzanti alle quali non sanno rispondere. Meglio tacere o uscire mascherati per sfuggire i cronisti (come fa Grillo).

E lo stanno dimostrando giorno per giorno. Ignoranza, impreparazione ed improvvisazione sembrano essere caratteristiche dominanti del M5S. Ne abbiamo visto una prova anche nelle classiche interviste un po’ a trabocchetto delle Iene. L’ultima conferma arriva dalla nomina di un camionista, “Nick il nero“, quale consulente della comunicazione (Video). Cosa che ha scatenato forti polemiche anche fra i grillini stessi. Succede questo quando in Parlamento si mandano tassisti e barbieri. Sono bravissimi , sanno tutto ed hanno sempre la risposta giusta per ogni problema. E finché si limitano a chiacchierare con i clienti, o al bar dello sport, sono anche simpatici, ma il Parlamento non è il bar dello sport o Ballarò, come ha detto la deputata Roberta Lombardi a Bersani.

Eppure in questi ultimi giorni di estrema incertezza sulla possibilità di formare un governo, abbiamo visto i media impegnatissimi nel costruire un’atmosfera favorevole ad un accordo fra PD e M5S. Giornalisti, conduttori televisivi, opinionisti, personaggi della cultura e dello spettacolo, tutti impegnati in prima persona nel sostenere l’unica possibilità per consentire a Bersani di trovare i necessari voti per garantire la fiducia al suo governo. Dario Fo, Celentano, Fiorella Mannoia, Battiato, sono solo alcuni dei personaggi che hanno invitato espressamente Grillo a dare la fiducia a Bersani. Anche l’Unità sosteneva questa proposta e cercava di convincere Grillo ed i grillini a sostenere il PD. Poi, quando hanno capito, dopo l’ultimo rifiuto, che non c’era niente da fare, hanno cambiato musica ed ora dicono peste e corna di Grillo e del suo movimento, accusandolo di aver stipulato un patto con Berlusconi per fermare Bersani (!?).

Sembra che ormai siano comici e cantanti ad occuparsi di politica. Diventano anche assessori come Franco Battiato il quale, alla sua prima uscita pubblica all’assemblea dell’UE, in qualità di assessore al turismo della Regione Sicilia, la spara grossa parlando di “troie in Parlamento“. Ed il presidente Crocetta, vista la reazione indignata e la condanna di tutte le forze politiche,  non può far altro che destituirlo dall’incarico. Già, un conto è cantare la stessa lagna da 40 anni, altro è occuparsi di politica. Un conto è fare spettacolini in piazza a metà strada fra il comizio ed il cabaret, altro è sedere in Parlamento. Ho paura che, a forza di dare spazio eccessivo a personaggi dello spettacolo, questi si siano montati la testa e credono davvero di potere occuparsi di cose di cui sono completamente digiuni. Esattamente come barbieri e tassisti.

Bersani a Zelig

di , 27 Marzo 2013 11:14

Ha consultato mezza Italia. Ancora un po’ ed avrà più “consultati” che voti. Lo dice lo stesso Bersani che queste consultazioni sono un’anomalia. E’ la prima volta che si antepone la consultazione di tante sigle e siglette alla vera consultazione, quella con le forze politiche in Parlamento. Ma il nostro smacchiatore è ricco di fantasia e, oltre ad inventarsi le sue metafore quotidiane, che costituiscono la parte più originale dei suoi discorsi, si inventa anche una nuova procedura parlamentare, interpretando a modo suo l’incarico ricevuto da Napolitano. Il suo è un incarico “creativo” che, fra una metafora ed una birretta al bar, lascia spazio a tutte le variazioni possibili.

Già tre giorni fa ironizzavo su queste consultazioni  anomale (Napolitano, Bersani e la mossa del cavallo  -  Sogni e bisogni), facendo l’elenco di tutte le “parti sociali” già incontrate, sindacati, banche, forum del terzo settore. Un lungo elenco al quale si sono aggiunti il Touring club, don Ciotti ed il cardinale Bagnasco. Forse incontrerà anche il parroco di Zagarolo ed il sagrestano di Ariccia.  Pare che in rete si sia scatenata l’ironia su queste bersanate, immaginando e proponendo  le più fantasiose personalità da consultare. Oggi, meglio tardi che mai, anche il Corriere se ne  è accorto e dedica un articolo a queste consultazioni  anomale: “Dal CAI al WWF, l’agenda del designato Bersani“.

Ancora ieri si lanciavano allarmi catastrofici e si sollecitava la formazione di un governo che affronti subito, superando le contrapposizioni di parte politica, la gravissima situazione. Ma Bersani perde tempo a consultare il CAI, don Ciotti, Saviano, il Touring club e forse Mago Zurlì e Topo Gigio. Questa non è politica, è una pagliacciata. Ma Bersani insiste sulla sua linea, anzi ne rivendica con orgoglio la validità. E si presenta, dopo gli incontri, a fare il punto della situazione e riferire di questa “pagliacciata” come se fosse una cosa seria. e tutti lo ascoltano in silenzio “come se fosse una cosa seria“, invece di spernacchiarlo.

Così pure stampa e televisione ne parlano come se fosse una cosa seria. E tutte le più “autorevoli” penne del giornalismo  e le più “illuminate” menti italiche, sui giornali e nei salotti TV, si esibiscono nella sublime arte, in cui noi italiani siamo maestri,  del futile chiacchiericcio da tuttologi o da lavandaie (dipende dalla location). Interpretano, commentano, azzardano ipotesi, fanno previsioni,  suggeriscono e analizzano a fondo queste allegre e originali consultazioni dal  marchio registrato, tutelate dal copyright “Made by Bersani“. Come se fosse una cosa seria. Ancora meno seria è una stampa che fa finta di prendere seriamente una pagliacciata. Ma se un comico va al Quirinale per parlare della formazione del governo, significa che siamo alle comiche finali. Anche la stampa, quindi,  si sente autorizzata a non essere seria. Tanto vale tornare a leggere Topolino.

Questa è la cosa veramente tragica di questa Italia ormai alla deriva: comici che fanno politica e vanno al Quirinale e incaricati di formare il governo che fanno i comici, ma tutti li prendono seriamente. Evidentemente non siamo più in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, il dramma dalla commedia, la farsa dalla tragedia. Ma il governo di un Paese è una cosa tremendamente seria, non può essere lasciata in mano a tribuni improvvisati, ragazzotti di belle speranze in cerca di gloria (e di poltrone)  o politici creativi che, invece che cercare accordi in Parlamento, passano il tempo a consultare soggetti che nulla hanno a che fare con la formazione del governo.

Questa non è politica. E’ una sceneggiata, una pantomima, una parodia, una caricatura della politica: è satira pura. Ed i commentatori non dovrebbero parlarne come se fosse una cosa seria; dovrebbero farsi delle grandi, grasse e fragorose risate. Ecco perché Bersani, invece di andare a Palazzo Chigi, più appropriatamente, dovrebbe andare a Zelig.

Leggo adesso sul Corriere.it che, nel corso dell’incontro col M5S, la deputata  Roberta Lombardi ha detto che, ascoltando le dichiarazioni programmatiche di Bersani, le sembrava di essere a Ballarò.  Risposta un po’ piccata di Bersani: “Qui purtroppo non è Ballarò, qui è una roba seria”. Bella considerazione che ci rivela due verità. La prima è che anche Bersani si è accorto, finalmente,  che Ballarò non è una cosa seria. Ci fa piacere, meglio tardi che mai. La seconda è che, se è vero,  che questi talk show politici non sono una cosa seria, bisogna concludere che, al contrario, altri programmi che passano per essere leggeri, siano, invece, molto seri; esempio, Zelig. Ergo, come suggerivo prima, caro Bersani, sia serio, vada a Zelig!

Sogni e bisogni

di , 25 Marzo 2013 14:49

Oggi l’aspirante premier Bersani, dopo aver sentito Saviano (!?), il Forum del terzo settore, le banche ed una vagonata di delegazioni varie delle “Parti sociali” (Napolitano, Bersani e la mossa del cavallo), incontra i sindacati. E ti pareva che si possa fare un governo senza aver interpellato preventivamente i sindacati, i vongolai di Chioggia, le Penne nere di Bassano e la signora Pina di Voghera? E’ la democrazia, bellezza.

Così, oggi, la prima notizia che vedo è il titolo di apertura dell’ANSA…

I sindacati hanno scoperto che è necessario fare un governo, uno qualunque.  Nessuno lo aveva capito. Meno male che ci sono i sindacati a svelarcelo. Chissà dopo quali profonde riflessioni e quanti “tavoli” di confronto aperti. Se non si apre un tavolo non si fa niente; andiamo avanti a forza di tavoli. Tavoli e commissioni sono la nostra specialità nazionale. Quando c’è un problema da risolvere e nessuno sa che cavolo fare, si nomina una Commissione o si apre un tavolo. E ci si campa per anni, in attesa dei risultati. Ecco perché gli unici a non essere in crisi, in Italia, sono i falegnami: c’è sempre qualche tavolo da preparare, per il Governo, per i sindacati, per le parti sociali e per l’ultimo arrivato (meglio se amico o parente) per il quale si intona in coro “Aggiungi un posto a tavola…” Ma se, invece che tavoli,  sono “Tavole” imbandite ancora meglio; a stomaco pieno gli accordi vengono molto meglio. Se poi non si riesce proprio a formare un governo, pazienza. Vuol dire che, alla fine della mangiata, invece che governare ci si accontenta di “Rigovernare” i piatti.

Nel sottotitolo leggiamo, invece, un’altra notizia incredibile e inattesa: “La situazione del Paese è drammatica“. Come fa il nostro smacchiatore folle a scoprire una così inverosimile notizia? Nessuno ci aveva fatto caso, tutti sono felici e contenti (lo dice anche l’ONU) e con l’arrivo della primavera gli italiani, in assenza di problemi economici o esistenziali, scorrazzano giulivi per verdi prati, fra viole mammole e ciliegi in fiore, inconsapevoli del tremendo destino che li attende. Meno male che c’è Bersani a rivelarci la realtà.

Già, ma come ha fatto a saperlo? Ha doti di preveggenza? Oppure la notte scorsa ha fatto un sogno premonitore e qualche spirito amico e benevolo gli ha comunicato la verità?  Si, questa è l’ipotesi più probabile. Del resto, abbiamo precedenti celebri di sogni premonitori; la Bibbia ne è piena. Anche Bersani, quindi, deve avere un suo Dio che lo protegge e gli comunica le proprie volontà, come Abramo o Mosè. Sì, è evidente che Pierluigi è un privilegiato, un prediletto dal Signore. E come Mosè aprì le acque del mare e condusse gli ebrei fuori dall’Egitto, salvandoli dai soldati del faraone, Bersani condurrà gli italiani fuori dalla mer… pardon, dalla melma delle sabbie mobili, salvandoli dagli “impresentabili” di Berlusconi.

Certo è una grande fortuna che ci siano queste menti illuminate che ci svelano segreti che noi mai e poi mai saremmo arrivati a comprendere. Chi mai poteva immaginare che la situazione è drammatica e che è necessario fare un governo? Nessuno, solo loro lo avevano capito; gli illuminati. E che siano appartenenti ad una razza superiore lo scopriamo leggendo anche quest’altra notizia sul portale Tiscali. Un’altra autentica “Rivelazione divina“. Eccola…

Avreste mai immaginato voi, comuni mortali, che in questi tempi di crisi profonda, di aziende che chiudono, di lavoratori che perdono il lavoro, di gente disperata, di operai ed imprenditori che si suicidano, fosse necessario “Riconquistare il lavoro perduto“? No, a nessuno verrebbe in mente, solo loro hanno questo privilegio, grazie a non comuni doti di intelletto, di preparazione, capacità ed un pizzico di ispirazione divina. Ecco perché questa gente fa politica o sindacato e voi no. Per fortuna, però, ogni giorno attraverso la stampa, rivelano al mondo le loro conoscenze segrete.

Non contenta di averci fatto scoprire che è necessario riconquistare il lavoro, la nostra Camusso, vuole esagerare e ci svela un altro segreto, passando così dai sogni di Bersani ai “bisogni” sindacali. La nostra illuminata sindacalista, con quella faccia da boscaiolo incazzato della Val di Fiemme, rivela che “Bisogna tutelare i diritti dei lavoratori…”. Ma va? Incredibile. Una ne fanno e cento ne pensano. Questa gente deve avere un segreto, un trucco. Non è possibile che ogni giorno abbiano queste idee geniali. Vuoi vedere che provengono tutti dalla famosa “Fabbrica delle idee” inventata anni fa da quell’altro genio italico di Prodi?

Ora, si potrebbe anche avere qualche dubbio su queste dichiarazioni. Ci si potrebbe stancare di prenderla allegramente e con ironia. Si potrebbe chiedere a questa gente come mai, se hanno sempre la risposta e la soluzione pronta per tutti i problemi, non facciano delle proposte precise. Perché, invece che limitarsi a dire che bisogna fare un governo non dicono “Come farlo, con chi farlo e con quali voti”. Perché, invece di dire che “Bisogna riconquistare il lavoro perduto“, non ci dicono una buona volta come cavolo si fa a riconquistarlo? Perché questi sapientoni “So tutto io” non fanno una proposta concreta, pratica e realizzabile? E se, invece, come è quasi certo, non hanno una minima idea di cosa fare concretamente, perché continuano a blaterare ogni giorno e raccontarci sciocchezze e banalità da mercato del pesce? Non farebbero meglio a tacere? Certo che farebbero meglio, almeno sarebbero più onesti.

Ma, c’è sempre un ma. Questo pittoresco caravanserraglio di varia umanità, per sopravvivere, ha bisogno di autoalimentarsi. Ognuno interpreta un preciso ruolo e riceve un compenso. Così i politici fanno finta di sacrificarsi per il bene del Paese, i sindacalisti fanno finta di difendere i lavoratori, i giornalisti fanno finta di informare la gente, i comici fanno propaganda facendo finta di fare satira, gli ipocriti fanno finta di essere buoni ed i moralisti della domenica fanno finta di non vedere la realtà. Ognuno recita il proprio ruolo secondo il più classico “Gioco delle parti” pirandelliano, tutti sono pagati profumatamente per interpretare il loro ruolo e tutti sono felici e contenti. E guai, ovviamente, a mettere in crisi il sistema, si rovinerebbe la rappresentazione.

Sì, è solo una grande, unica continua rappresentazione scenica, una eterna finzione. Mi fa venire in mente alcuni versi di Fernando Pessoa:

Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente

che arriva a fingere che è dolore

il dolore che davvero sente.

Ecco, questa gentaglia che ogni giorno occupa gli spazi mediatici, sono come gli imbonitori da fiera paesana, come novelli Dulcamara che offrono il loro “specifico” per pochi soldi e lo spacciano come rimedio universale per tutti i mali, illudendo gli ingenui ed illudendosi di essere davvero guide indispensabili per l’umanità. Fingono, come il poeta di Pessoa. Ma i loro chiacchiericci inconcludenti, più che versi poetici, sembrano grugniti animaleschi.

Napolitano, Bersani e la mossa del cavallo

di , 24 Marzo 2013 22:20

Il Presidente Napolitano commemora la strage nazista alle Fosse Ardeatine. Ultimo atto pubblico del suo mandato presidenziale ormai in scadenza.

Napolitano è felice che sia il suo ultimo atto? Anche noi, Presidente, anche noi. La felicità dilaga. Anche i cervelloni dell’ONU, quelli che hanno istituito la “Giornata della felicità“, sapendo che Napolitano è felice e che noi siamo felici per la sua felicità, saranno felici per la nostra felicità. Oh che bello, siamo tutti felici!

Anche Bersani deve essere molto felice dopo aver ricevuto da Napolitano l’incarico per formare il nuovo governo. Infatti si è messo subito al lavoro. Sfoderando una delle sue ormai proverbiali metafore, ha detto che “adesso hanno la bicicletta, le ruote gonfie e possono andare“. La meta non è molto chiara, ma l’importante è andare. Come se non bastasse, la sua fantasia non ha limiti, se ne inventa un’altra di argomento scacchistico e, alludendo ai tentativi di coinvolgere il M5S di Grillo, afferma: “Quello che abbiamo fatto fin qui non è la mossa del cavallo… non c’è un cavallo e nemmeno un puledro...” (Corriere.it).  Per capire il linguaggio di questa metafora vivente bisogna essere degli enciclopedici, esperti di giaguari, ciclismo, scacchi e chissà cos’altro. Non è roba per noi comuni mortali.

Impresa ardua verificare la possibilità di trovare i voti necessari a garantire la fiducia al suo governo. Dove si devono cercare questi voti? Ovvio, in Parlamento. Quindi, penserete voi, comincerà le consultazioni interpellando le varie forze politiche presenti alla Camera ed al Senato. Sbagliato. Il nostro smacchiatore folle di Bettola è un uomo dal multiforme ingegno, eclettico, fantasioso, poliedrico; una ne fa, cento ne pensa e spiazza tutti gli osservatori.  A chi gli chiede di possibili contatti con il PDL , percorso obbligato e più che giustificato nell’ambito del suo incarico esplorativo, risponde che “Non mi sto occupando di questo“.

E di che si occupa, di grazia, il nostro fantasioso aspirante premier? Contrariamente a quello che potrebbero pensare i comuni cittadini, invece che interpellare le forze politiche (il PDL, M5S o Scelta civica), tanto per cominciare, sente Roberto Saviano (!?): “ Un incontro assolutamente prezioso e illuminante“, afferma Bersani. Poi incontra il Forum del Terzo settore (associazionismo, volontariato, cooperazione, etc…) poi incontra le “parti sociali“ e le seguenti delegazioni: Confagricoltura, Cia, Copagri,  Confcoperative, Coldiretti, Confindustria, Alleanza Cooperative Italiane, Confprofessioni,  Abi, Ania. (ANSA). Poi incontrerà i sindacati. Poi non si sa.

Incontra tutti eccetto quelli che dovrebbe sentire per primi, i rappresentati delle forze politiche in Parlamento. Perché è lì che deve trovare i voti per la fiducia al suo governo. Se la fiducia non la trova è del tutto inutile sentire le “parti sociali“. Prima si deve fare il governo e dopo, solo dopo, si possono sentire le varie associazioni per concordare un programma. Non il contrario. Questa sarebbe la strada logica da seguire. Ma non in politica dove la logica non esiste. “La politica ha una logica che la logica non comprende“, si direbbe, parafrasando Pascal. In verità, tuttavia, forse una logica in questa strana consultazione c’è. E’ una tattica precisa per prendere tempo, sperando che qualcuno riesca a convincere il M5S a dare la fiducia al governo Bersani. Oppure che una spaccatura all’interno del M5S, come è successo al Senato,  gli assicuri i voti per formare il governo e vivacchiare finché è possibile.

Forse domani incontrerà i giostrai romagnoli, i vongolai di Chioggia, le mondine di Vercelli, il coro alpino delle “Penne nere” di Bassano e la casalinga di Voghera (immancabile). Non è da escludere, inoltre, che proceda con le consultazioni “Porta a porta” e che domani sentiate suonare il citofono. Rispondete pensando che sia il postino ed invece sentite una voce con forte accento piacentino che vi dice: “Salve, sono Bersani, quello che dovrebbe formare il nuovo governo. Secondo lei devo fare le consultazioni a Montecitorio, al Monte dei Paschi o al Monte di pietà? E’ meglio avere una bicicletta e pedalare oppure fare la mossa del cavallo? Vista l’esperienza ormai collaudata di esperto smacchiatore, posso darle una mano a smacchiare qualche capo difficile?”.

E le consultazioni per il governo? C’è tempo, con calma, mica è detto che si debbano sentire i partiti politici. E’ fondamentale sentire la gente per strada. Intanto, però, tanto per non dire che non ha le idee chiare, dice che appena sarà premier proporrà una legge sulla “ineleggibilità“. Oh, finalmente, questo sì che risolve la crisi! Quest’uomo è una sagoma. Niente di strano che quando, in prossimità delle elezioni,  gli hanno detto che bisognava fare la campagna elettorale, sia saltato su un trattore convinto di doverla arare. Bersani, ma cosa li sente a fare i rappresentati della Coldiretti? Cosa c’entrano con le consultazioni parlamentari? E’ fondamentale per la formazione del governo sapere come si coltivano le rape? Ma allora non c’è bisogno di lunghe consultazioni, basta guardarsi intorno; vedrà che qualche testa di rapa nelle vicinanze la trova di sicuro, magari più di una. Ma non si deprima, lasci perdere i giaguari, le biciclette, gli scacchi. le bambole da pettinare; roba impegnativa. Sorrida e sia felice, lo dice anche l’ONU. Napolitano è felice, lei è felice, noi siamo felici. Oh, che felicità…

 

Piazze d’Italia

di , 24 Marzo 2013 01:41

Anche le piazze ormai sono diventate elastiche, come la morale. Si allargano e si restringono a piacimento. E secondo le circostanze possono essere piene o vuote. Dipende dal punto di vista. Quando è la sinistra a fare delle manifestazioni i media ci mostrano sempre le piazze piene in un tripudio di bandiere rosse. Quando è il PDL ad organizzare una manifestazione, invece, ce le mostrano come le “Piazze d’Italia” di De Chirico: deserte.

Oggi si è svolta la manifestazione del PDL a Piazza del Popolo a Roma. Si poteva seguire la diretta video su diversi siti in rete o su canali TV:  RAI News24,  TgCom,  Rete 4 e sul sito del Corriere on line. Tutti hanno potuto vedere che, al di là dei soliti numeri sparati a caso, la partecipazione è stata massiccia e la piazza era piena. Poi, per curiosità, si va a vedere cosa riporta la stampa in rete, giusto per avere un’idea delle varie reazioni. I diversi articoli nelle varie testate sono corredate, com’è ormai consuetudine in rete, da ampi servizi fotografici e video. Si dà uno sguardo alle foto e ci si aspetta di vedere qualche bella immagine ripresa dall’alto che mostri la piazza piena, come si è appena visto nelle dirette TV. Invece, sorpresa, solo poche foto e quasi tutte riprendono singoli partecipanti ripresi in primo piano, scegliendo quelli più pittoreschi.

Addirittura la foto più usata per accompagnare il titolo d’apertura è una foto che mostra la zona sotto il palco con ampi spazi vuoti, quasi deserta. Forse è una foto scattata ore prima dell’inizio del comizio, quando cominciavano ad arrivare i primi partecipanti. Questa…

Questa foto riportata dall’ANSA è quella che, insieme alle altre foto, viene ripresa da altre testate. Le foto sono quasi sempre le stesse, poche e nessuna che mostri l’intera piazza. Sarà un caso? Eccheccasoooo, direbbe Greggio a Striscia!

Per semplice curiosità, guardate i vari servizi fotografici: Foto ANSAFoto Corriere - Foto Libero - Foto  Giornale - Foto Messaggero (Roma)- Foto Stampa (Torino) – Foto RepubblicaFoto L’Unità -

Salvo poche eccezioni tutti usano le stesse foto riportate  dall’ANSA. Foto di singoli, di piccoli gruppi, di cartelli e striscioni. Non c’è una foto dell’intera piazza neanche a pagarla a peso d’oro. Strano, i paparazzi erano tutti in vacanza? Sono foto scattate da passanti per caso? Eppure ricordo che in altre occasioni, tipo raduni politici e sindacali a piazza San Giovanni o al Circo Massimo, sempre a Roma, non mancavano le riprese dall’alto e dell’intera folla dei partecipanti.

Non si tratta di essere pignoli e cercare il pelo nell’uovo. Si tratta, purtroppo, di constatare che ancora una volta, anche riguardo alle manifestazioni,  si usa il doppiopesismo ormai connaturato a certa stampa ed un atteggiamento mediatico di sberleffo e di irrisione. Quando manifesta il PD, o i sindacati, si fanno ampi servizi fotografici con scene di massa per dimostrare la grande partecipazione popolare, la festa, la grande prova di democrazia, il tripudio di bandiere rosse. Quando manifesta il centrodestra si mostrano personaggi pittoreschi, banchetti di gadget, striscioni e cartelli singoli, e piccoli gruppetti. Più che una manifestazione politica la fanno sembrare la sagra della porchetta. Non è la prima volta che lo fanno, è la prassi che si ripete ogni volta che scendono in piazza gli avversari politici.

Tentano in ogni modo, anche con servizi fotografici mirati, di sminuire la partecipazione, di ridicolizzare i partecipanti, di delegittimare gli avversari. E’ semplicemente vergognoso. Ma ciò che è incomprensibile è che anche il Giornale e Libero usino le stesse foto. Se anche i quotidiani di destra si sono rincoglioniti, allora non c’è proprio speranza. Tanto vale mandare al governo Bersani, Grillo, Rosi Bindi e pure Topo Gigio.

Non c’è niente da fare, il taroccamento ce l’hanno nel sangue. Alterare e travisare la realtà per loro è un istinto naturale, congenito, primordiale.

Vedi:

- Tarocchi e congiuntivi

- CGIL flop flop…

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