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Gender e ghigliottina

di , 1 Agosto 2017 15:26

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

Immigrazione: hanno la faccia come il…

di , 9 Luglio 2017 07:31

Io non c’ero e, se c’ero, dormivo“. E’ una espressione di uso comune per indicare quelle persone che creano danni, ma trovano sempre delle giustificazioni per escludere responsabilità personali. La uso spesso perché, purtroppo, gli esempi di questo malcostume in Italia abbondano, specie in politica. La questione immigrazione ne è l’ultimo chiaro esempio.

Sull’immigrazione ci hanno raccontato per anni delle bugie colossali.  Cominciarono col dire che facevano le badanti ed assistevano i nostri anziani, che facevano lavori che gli italiani non vogliono fare, che arrivano in Italia, ma solo di passaggio perché sono diretti al nord Europa. Poi col tempo aggiornarono il repertorio con  altre motivazioni;  che ne abbiamo bisogno per compensare il calo demografico, che contribuiscono al Pil, che ci pagano le pensioni, che è nostro dovere accoglierli perché scappano dalla guerra e dalla fame, che dobbiamo favorire l’integrazione e la formazione di una società multietnica, che non dobbiamo costruire muri, ma ponti,  che sono flussi migratori epocali e sono inarrestabili, e che infine, non solo non creano problemi o costituiscono un pericolo, ma sono “preziose risorse“.

Da decenni ci strapazzano le palle con queste storielle alle quali non crede più nessuno; forse nemmeno loro (ma devono fingere di crederci, altrimenti si scoprono le magagne e le falsità della propaganda). Anzi ne hanno fatto motivo di orgoglio. E chi più si prodigava per favorire l’accoglienza, il meticciato,  l’integrazione e la società multietnica, più veniva elogiato, riceveva premi e riconoscimenti, medaglie, incarichi, finanziamenti, proposto per premi e riconoscimenti internazionali, e pure per il premio Nobel per la pace (vedi Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: “Nobel per la pace a Nicolini; al via raccolta firme“).

Ora, dopo la batosta tremenda alle amministrative, hanno capito che la gente sta aprendo gli occhi, comincia a capire la truffa del business mascherato da operazione umanitaria, è stanca dell’accoglienza indiscriminata e dell’invasione delle città. Quindi, con la faccia da culo che si ritrovano, fanno inversione a U; come ha fatto anche Beppe Grillo con grillini al seguito, che il giorno dopo il flop alle amministrative ha capito l’aria che tira,  ha fatto repentina inversione di rotta e tuonato contro rom e immigrati: “M5S contro rom e immigrati“). Così cambiano registro, scoprono che c’è un’emergenza migranti, scaricano le proprie responsabilità sull’Europa, e sono “preoccupati per i nuovi sbarchi”. Ovvero, quando l’ipocrisia diventa anche ridicola. Buffoni.

Ma non deve sorprenderci, questa è la loro caratteristica genetica; creare danni e poi scaricare le colpe sugli avversari. La  sinistra, prima che arrivasse al potere, per decenni ha sempre seguito questa strategia; creare ed  alimentare conflitti sociali, politici e sindacali di ogni genere, per poi accusare il governo di non essere capace di risolverli; e così raccoglievano il consenso. Molti anni fa per descriverli usavo una metafora. Li immaginavo come dei piromani che appiccano gli incendi, poi urlano al pericolo per mostrarsi come salvatori della patria e criticano i pompieri perché arrivano in ritardo. Ecco, i sinistri sono così, subdoli e pericolosi; e così si comportano, come quei piromani. E non sono mai cambiati; la strategia è sempre la stessa. Ora, dopo aver favorito, contro la volontà dei cittadini, l’invasione afro/islamica, ed esserne i responsabili, ora cambiano atteggiamento e cercano di presentarsi come i salvatori della patria. Buffoni.

Ho detto spesso in passato che sarebbe arrivato il momento in cui l’invasione sarebbe stata ingestibile e tragica. In quel momento coloro che l’avevano favorita avrebbero trovato mille pretesti per giustificarsi ed escludere qualsiasi responsabilità personale, secondo il più classico “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.  Ecco, oggi, ci stiamo arrivando. E vedrete che tutti quelli che fino a ieri affollavano i salotti televisivi difendendo l’accoglienza e cantando le lodi della società multietnica, pian piano cominceranno a cambiare tono ed atteggiamento, finché diventeranno quasi irriconoscibili.

Lo scrivevo anche un anno fa sul quotidiano locale L’Unione sarda, dopo l’ennesimo sbarco di algerini sulle coste della Sardegna (Migranti: ondata di sbarchi nel Sulcis): “Bene, bene, accogliamo anche questi, un posto in hotel lo troviamo. e magari gli portiamo anche il “pranzo solidale antifascista”. E poi lo ha detto anche Mattarella ieri che non dobbiamo ergere muri ma costruire ponti (esattamente quello che dice Papa Bergoglio: avranno lo stesso ghostwriter?). E poi, poverini, scappano dalla guerra, anche quando la guerra in Algeria non c’è; mistero. Quando scoppierà la bomba (in tutti i sensi), ormai ci siamo vicini, ricordatevi di tutte le anime belle che predicano l’accoglienza. Ricordate le facce, i nomi, le loro affermazioni, perché troveranno mille pretesti per negare ogni responsabilità; dal Capo dello Stato fino alle belle statuine che ogni giorno predicano in televisione la buona novella dell’accoglienza, le delizie della società multietnica e multiculturale, la fratellanza universale. “Io non c’ero, e se c’ero dormivo”, diranno.”.

Sono considerazioni che faccio da anni, sia su questo blog, sia  con dei commenti su alcuni quotidiani in rete; quando non vengono censurati, come succede molto spesso. L’ho scritto anche due giorni fa sul Giornale, a proposito del voltafaccia improvviso di Matteo Renzi sull’immigrazione (Migranti, Renzi “Serve numero chiuso, non possiamo accogliere tutti.”). Fino a ieri ripeteva la litania dell’Italia che salva vite umane e che generosamente accoglie chi scappa dalla guerra. Oggi si rimangia tutto e, contrordine compagni, “Non possiamo accogliere tutti“. Se questa non è una faccia da culo, cos’è?

Questo commento che riporto di seguito, per fare un esempio di quella censura alla quale ho appena accennato, l’ho dovuto inviare per 4 volte in due giorni (è quel 4 che compare all’inizio del commento), prima di vederlo pubblicato, dopo aver sostituito alcune parole (culo, palle e smerdarli) con Bip o espressioni passabili come “sbugiardare i birichini” (è da ridere, ma è proprio così). Su L’Unione sarda succede anche di peggio: sono più i commenti censurati di quelli pubblicati, oppure li pubblicano, ma tagliando parole e intere frasi stravolgendo, quindi, il significato del commento (roba da denunciarli). Ma questa storia della censura e del controllo dell’informazione meriterebbe tutto un discorso a parte.

Ecco cosa ho scritto: “Hanno capito di aver esagerato con l’accoglienza e che su questo tema perderanno molti consensi. Ed allora, con la più classica faccia da culo che si ritrovano, cominciano l’operazione della retromarcia. Ora cominceranno a inventarsi dei distinguo, a rimangiarsi e reinterpretare dichiarazioni e slogan, si ripresenteranno come anime candide che hanno sempre combattuto l’invasione e difeso l’identità nazionale. Del resto hanno fatto lo stesso con l’ideologia. Dopo aver combattuto per decenni l’America, la Nato, il capitalismo, hanno cominciato a cambiare nome al partito (PCI/PDS/DS/PD), segretari, bandiere, inni, slogan ed infine, sono diventati tutti “democratici”. Invece che Bandiera rossa cantano “Over the rainbow”, copiano gli slogan di Obama, e vanno a deporre corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy. Geniali. Per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle; come i serpenti. 

Per fare questa operazione di restyling ci vuole una bella faccia da culo, e loro ce l’hanno. Così dopo aver urlato per anni che è nostro dovere accogliere tutti, che sono preziose risorse, che assistono i nostri anziani, che ci pagano le pensioni, che fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, che scappano dalla guerra, che anche noi siamo stati migranti, ora vanno in crisi e folgorati sulla via di Damasco…pardon, sul lungomare di Tripoli, si rimangiano tutto e parlano di “numero chiuso”. Se a destra ci fosse qualcuno che abbia un minimo di fantasia e creatività, sapete cosa farebbe? Farebbe un collage di clip video delle loro dichiarazioni fatte nei vari salotti TV in questi anni e lo manderebbe in onda ogni giorno sulle reti Mediaset. Perché non basta smentirli genericamente, bisogna “sbugiardare i birichini” con le loro stesse dichiarazioni. Ma non lo faranno, perché non hanno né fantasia, né creatività; e nemmeno le palle.

Il grosso errore che si commette da sempre è quello di pensare che i socialcomunisti (e tutte le variazioni sul tema; compresa l’ultima che ha prodotto quell’ibrido immondo dei cattocomunisti), siano persone normali e trattarli come tali. Ma non sono normali. La loro non è ideologia, è una forma di psicopatologia che non è di competenza della politica, ma della medicina, e andrebbe trattata in strutture ospedaliere specializzate. Ecco perché ripeto da sempre che con questa gente è inutile cercare di dialogare: “Mai discutere con i matti e i comunisti: si perde tempo, si sprecano energie e si mette a rischio la salute”.   

Sulla questione immigrazione, integrazione, islam, società multietnica, annessi e connessi, ho scritto molti post. Alcuni sono segnalati nella colonna a destra in basso nella sezione “Immigrati, integrazione, islam“. Bastava avere uno sguardo attento e non essere condizionati da pregiudizi ideologici per capire i pericoli di una apertura senza controllo ai flussi migratori e la scellerata ideologia terzomondista che persegue la creazione di una società multietnica e multiculturale, con la conseguenza di una completa destabilizzazione sociale, politica, economica, morale della società occidentale. Lo scrivo fin dal 2003, da quando ho aperto questo blog. Sono passati 14 anni e sembra che ancora non vogliamo renderci conto del disastro causato da una scellerata politica di sinistra che bada più all’ideologia che alla realtà. E se non combaciano, invece di cambiare l’ideologia sbagliata cercano disperatamente di modificare la realtà per adattarla all’ideologia. Da pazzi; o da criminali.

Ma evidentemente la gente ha bisogno di tempo per capire i pericoli, deve sbatterci il muso, altrimenti non se ne rende conto. Lo capiscono solo quando la situazione è tragica ed irreparabile.  E’ esattamente quello che sta succedendo all’Italia, ed all’Europa, che solo adesso cominciano a rendersi conto che l’apertura incontrollata all’immigrazione ci sta portando ad una situazione ingestibile e che, se non fermata drasticamente, comporterà gravissime conseguenze. Siamo di fronte ad uno splendido esempio di quello che viene chiamato il “senno di poi”, quello del quale “son piene le fosse”. E tutto perché, evidentemente, siamo governati da imbecilli, oppure da traditori e criminali che perseguono un fine preciso: la criminale disgregazione della civiltà occidentale.

Grillocrazia e la sciolta politica

di , 18 Marzo 2017 19:56

La democrazia secondo Beppe. A Genova si tengono le primarie del Movimento 5 stelle. Vince una donna, Marika Cassimatis. Ma a Beppe Grillo, padre padrone del Movimento, la sua vittoria non piace. Così annulla tutto col pretesto che Cassimatis ed altri componenti della sua lista, avrebbero “danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e gli altri iscritti.”. Tanto basta per annullare tutto e proporre un altro nome ed un’altra lista semplicemente rivolgendosi agli iscritti e chiedendo la fiducia: “Questa decisione è irrevocabile. Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me.”, dice. Ormai il mondo va avanti sulla fiducia. Renzi ha governato per 3 anni col “voto di fiducia”. Obama, appena eletto, ricevette il premio Nobel per la pace; sulla fiducia, come incoraggiamento. Così anche Grillo annulla il voto degli iscritti e decide lui chi deve essere eletto; sulla fiducia.

Questo è la democrazia rivista e corretta ad uso e consumo di un comico che ha deciso di occuparsi di politica, fondando un movimento che gestisce secondo criteri di democrazia che trovano riscontro solo a Cuba e nella Corea del Nord. Ed i sudditi possono solo obbedire e rispettare le rigide regole interne; altrimenti rischiamo l’espulsione, come è già avvenuto per diversi casi di militanti M5S (vedi il sindaco di Parma Pizzarotti). Per questi dilettanti allo sbaraglio guidati da un comico in disarmo la democrazia interna ha questo significato: adeguarsi alla volontà di Grillo. Tanto è vero che probabilmente nel loro vocabolario il termine “democrazia” scomparirà e verrà sostituito con  “Grillocrazia“. La cosa assurda, e che dovrebbe creare qualche preoccupazione, è che, secondo gli ultimi sondaggi, dopo il calo del PD a seguito della scissione di Bersani & C. il M5S, nonostante il suo strano concetto della democrazia, è il primo partito in Italia.  Significa che la gente li segue e li preferisce agli schieramenti tradizionali. Ma non perché gli italiani abbiano fiducia nelle loro capacità, nei programmi, nei principi e l’ideologia (ammesso che ne abbiano una e sappiano quale sia). Nemmeno perché convinti dai risultati spesso disastrosi (vedi la Raggi a Roma) delle loro amministrazioni. Li sostengono perché esasperati da una classe politica inetta, corrotta, incapace e funesta come una calamità naturale o le piaghe bibliche che da decenni sta portando l’Italia alla rovina economica, politica, morale e sociale.

E così, dopo decenni di cambi della guardia, di partiti che nascono, muoiono e risorgono, si sfasciano, si moltiplicano dividendosi come le cellule, dopo l’alternanza di governi di destra e sinistra e tutti con esiti disastrosi, la gente non sa più a che santo votarsi. E per disperazione è disposta a dare fiducia perfino a Grillo ed al suo Movimento di ragazzini che hanno scambiato la politica per un talent show (infatti votano in rete; scelgono i candidati, i vincitori e quelli “nominati“, come fosse un televoto stile Grande fratello). Ma questo talent, dove per essere eletti alle primarie bastano i voti del condominio (Monza, primarie M5S: Doride Falduto eletta con 20 voti), invece che in TV si svolge sul Blog del padre padrone. Si fa tutto in casa; si votano, si eleggono, si sospendono, si sanzionano,  se la suonano e se la cantano. L’importante è rispettare la volontà del capo branco: il Grillo parlante. Eppure, nonostante abbiano uno strano concetto della democrazia,  sono il primo partito e la gente li sostiene; non per i loro meriti, ma per i demeriti degli altri, non perché siano migliori degli  altri politici, ma perché gli altri sono inqualificabili. Quindi sono visti come fossero l’ultima spiaggia, l’ultima ancora di salvezza, l’ultima speranza. In alternativa resta solo Lourdes e i miracoli.

Come volevasi dimostrare.

I partiti in Italia continuano a dividersi, anche quando sono a livelli di consenso minimi. A forza di dividersi restano in quattro gatti, ma si dividono: due gatti da una parte, due gatti dall’altra.

Ecco l’ultima della giornata: “Si scioglie Nuovo centrodestra; Alfano fonda Alternativa popolare“. Dite la verità, questa vi mancava, vero? Sì, sentivamo proprio la mancanza di un altro partito. E così il Nuovo centrodestra si scioglie. Ancora non si era nemmeno ben capito perché questo Nuovo centrodestra fosse nato, cosa fosse e cosa volesse (oltre alle poltrone), e già è finito e ne fonda un altro fresco di giornata. Oggi anche i partiti hanno la data di scadenza, come lo yogurt e le mozzarelle. Dopo lo scioglimento del Popolo delle libertà, fu tutto uno sciogli sciogli generale: tutti i “cani sciolti“, non soddisfatti della prima “sciolta”, continuarono a sciogliersi. Il primo a sciogliersi fu Gianfranco Fini. Poi si sono sciolti Meloni e La Russa. Poi, dopo la rottura del patto del Nazareno, desiderosi di sostenere Renzi per mantenere le poltrone, si sono sciolti Alfano, Bondi, Lupi, Verdini e l’allegra compagnia delle sciolte. Poi Schifani e Quagliarella si sciolgono da Alfano. Parisi si scioglie da Forza Italia per creare il “Megawatt” e “illuminare il sud”. Ed ora Alfano, ormai esperto di sciolte, si ri-scioglie e si inventa “Alternativa popolare” al posto del Nuovo centrodestra.  Cosa cambia non si sa. Forse ce lo spiegherà alla prossima sciolta.

Intanto anche a sinistra Bersani, Orlando, Emiliano si sciolgono dal Pd. Poi Emiliano prende gusto alla sciolta e nel giro di una notte ci ripensa, si scioglie da  Bersani e Orlando e resta nel PD. L’ex sindaco di Milano Pisapia, giusto per ricordare che è ancora vivo, visto che non ha un partito, né seguaci, ma volendo partecipare allo scioglimento generale, si scioglie da solo. Boldrini si scioglie da Vendola e va al “Misto” (non come “Fritto”, ma come gruppo parlamentare), Vendola si scioglie da Sel per accudire e cambiare i pannolini al pupo, e Sel si scioglie perché non c’è più nessuno da sciogliere. E’ tutta una sciolta generale. Questa classe politica ha la “sciolta” facile. Da noi la sciolta si chiama cagarella. Infatti, la si si riconosce dalla puzza; come la politica.

Questa specie di aforisma è una mia vecchia battuta che ripeto spesso, quando parlo di questa classe politica inqualificabile e si adatta benissimo a questo post: “I partiti politici, per adeguarsi ai tempi e mostrarsi progressisti, ogni tanto fingono di rinnovarsi. Cambiano nome, stemma, bandiere, inni, segretari, pur di mantenere poltrone e potere. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti!”. Appunto, come i serpenti. Amen.

Jovanotti dixit

di , 11 Giugno 2013 15:08

Il tema del presidenzialismo è l’argomento di attualità in politica. Se ne discute, ci si divide tra favorevoli e contrari, si propongono diverse varianti ed interpretazioni. Il dibattito è aperto. Per fortuna c’è un illustre pensatore, un profondo osservatore e conoscitore della società, un autorevolissimo personaggio di primo piano del mondo accademico, un esperto costituzionalista, un eminente politologo che ci viene incontro e ci fornisce il suo illuminato parere sull’argomento. E’ lui, Jovanotti.

Appunto. Non è molto chiaro il come, perché e con quale autorevolezza, Jovanotti si senta autorizzato ad esprimere giudizi in merito alla politica e, soprattutto, il perché i suoi consigli non richiesti, finiscano in prima pagina. Ma non c’è da stupirsi. Anche le lettere di Celentano al Corriere finiscono in prima pagina, fra gli editoriali di Sartori, Battista, Ostellino,  Galli della Loggia. E poi, ormai, deve sentirsi davvero un illustre accademico e, come tale, in pieno diritto di fornire indicazioni politiche al Governo. Letta ne prenda atto; potrebbe aggiungerlo alla Commissione dei saggi (uno più, uno meno…).

Di recente, infatti, il nostro rapper è stato invitato all’università di Cagliari dove ha tenuto una lezione-conferenza agli studenti della facoltà di Scienze della comunicazione. Ma non è il solo, ovviamente. Ci sono altri precedenti di personaggi dello spettacolo che vanno a tenere “lezione” all’università (che una volta era una cosa seria): Benigni, Fiorello, Vasco Rossi, Guzzanti. Ancora pochi giorni fa a Firenze era sul palco non a cantare (si fa per dire), ma a dispensare la sua visione del mondo e le sue perle di saggezza. Non è detto che, vista l’esperienza di Grillo, anche lui non diventi un guru e decida di fondare un movimento politico.

Ormai, tanto, questa società destinata al dissolvimento totale è in mano a comici, cantanti, saltimbanchi, giullari e buffoni di corte (con o senza premio Nobel), drogati, cuochi, canoisti e congolesi che fanno i ministri, trans, marocchini, politici per caso o per grazia ricevuta, zingari, gay, lesbiche, prostitute, bisex, escort, truffatori, venditori di pentole e materassi, pedofili, conduttori televisivi, editorialisti, opinionisti, veline, porno star, etc, etc, etc, il fior fiore del Bel Paese, quelli che campano bene e se la godono.  ”L’Italia è una Repubblica fondata sul casino” (Maison Italia). E se non appartenete alle categorie citate siete fregati e per campare dovrete continuare a faticare e farvi il mazzo…azzo…azzo…azz…az…

 

Grillo e le urinarie

di , 17 Aprile 2013 13:39

Ma Grillo ce l’ha il porto d’armi? E’ probabile, visto che continua a sparare cazzate. Se ne inventa una al giorno. Quando appare in pubblico bisognerebbe gridargli “A Beppe, facce ride…”, come dicevano gli spettatori del vecchio avanspettacolo al temerario comico che si avventurava sul palco, ben sapendo di andare incontro a reazioni non sempre benevole. Ecco perché Grillo e Di Pietro una volta erano in sintonia, avevano lo stesso hobby; inventare epiteti ed insulti.  Anche l’ex pm aveva un solo pensiero fisso. Ogni giorno si alzava dal letto e cominciava a pensare ad inventarsi un nuovo insulto per Berlusconi. E poi lo spiattellava davanti a qualunque telecamera lo riprendesse. Creatività sprecata.

Grillo usa la stessa strategia. Va avanti a forza di epiteti ed insulti con i quali ama riferirsi agli esponenti politici. Ecco l’insulto di giornata riportato dall’’ANSA “‘Berlusconi è una salma riportata in vita e Roma è il cimitero della democrazia’‘. Ma allora, visto che Roma è un cimitero, che ci fanno 170 grillini in Parlamento? Fanno i becchini? Portano i fiori sulle tombe? Si stanno scavando la fossa? Questi politicanti della domenica non hanno ancora capito che ora fanno parte integrante, con tutti gli annessi e connessi, di quella casta che sbeffeggiano, insultano ed offendono quotidianamente. Prima lo capiranno e meglio sarà per tutti; anche per loro.

Prima, per scegliere i candidati al Parlamento, hanno fatto le “Parlamentarie“. Ora, per designare il candidato al Quirinale,  hanno fatto le “Quirinarie”.  Grillo dice che hanno votato, via web, i 50.000 iscritti al movimento. E poche decine di migliaia di italiani, su decine di milioni di aventi diritto al voto,  hanno la presunzione di voler decidere chi debba andare al Colle. Ma siccome i voti sono stati attribuiti e suddivisi fra una decina di candidati, da Gabanelli a Rodotà, da Prodi a Dario Fo e Gino Strada, ogni candidato ha preso al massimo qualche migliaio di voti. E questo li autorizza a sentirsi designati dal popolo? Ho paura che abbiano uno strano concetto della democrazia. Forse hanno studiato per corrispondenza ed il fascicolo sulla democrazia non è mai pervenuto, si è perso per strada.

Pare che la più votata sia stata Milena Gabanelli che, dopo aver superato la prima selezione  delle “Primarie delle Quirinarie” (una sorta di “Nomination” tipo Grande fratello o L’isola dei famosi),  ha vinto anche le “Secondarie”, ovvero le “Finali delle Quirinarie”.  Lo dice Grillo e dobbiamo fidarci. La cosa che lascia perplessi è che questi candidati hanno preso questa farsa delle Quirinarie molto seriamente, invece che farsi una risata; ci credono. La Gabanelli, dopo essersi dichiarata sorpresa per la scelta, si è schernita dicendo di non avere la necessaria preparazione (bontà sua). Ma, subito dopo, ha detto che ci avrebbe pensato la notte. Vuoi vedere che pensa davvero di poter fare il Presidente della Repubblica? Il secondo classificato, Gino Strada, persona apparentemente seria,  non declina l’invito. Anzi, dice che, se la Gabanelli dovesse rinunciare, sarà il Movimento a decidere: “Strada: dopo la Gabanelli? Decide il M5S“.  Un altro che, di colpo, ha perso il senso della realtà e della misura.

E cosa faranno i grillini se rinuncia la prima classificata Gabanelli? Faranno un’altra selezione per designare il sostituto? Dopo le Primarie e le Secondarie faranno le “Terziarie Quirinarie“? E se rinunciasse anche Strada? Faranno  le “Terziarie” francescane, ritirandosi in convento e meditare in silenzio sulla caducità delle umane cose? Se poi, come è molto probabile, la loro permanenza in Parlamento si rivelasse precaria e si tornasse a votare, come designeranno i nuovi candidati per un posto che si è rivelato poco sicuro ed a termine?  Ovvio, voteranno e faranno le “Precarie“. Ma per il momento ci sono ancora e, siccome  votano su tutto, quando dovessero di nuovo occupare Camera e Senato (come hanno già fatto, avendo qualche problema a rientrare in aula dopo essere usciti per andare in bagno), per decidere, a maggioranza, quando, dove e chi possa andare a fare la pipì, faranno anche le “Urinarie“.

 Questa specie di votazione da reality show la chiamano democrazia. E’ una nuova forma di democrazia “virtuale” on line, riservata a chi naviga in rete ed è pratico di informatica. Gli altri sono esclusi. Per loro scegliere i candidati ed i programmi per governare l’Italia è un po’ come fare acquisti su E-Bay, fare trading on line o giocare con i videogames, sparando agli omini verdi. Chi ne ammazza di più vince e va in Parlamento.  La politica sta diventando un mix fra reality show, videogames, follower alla Facebook e Zelig Circus. Ma Grillo dice che questa è la vera democrazia. E Grillo è un uomo d’onore.

La prescelta dai grillini per il Quirinale è, quindi,  Milena Gabanelli, la giornalista di Report. Già, una giornalista, quella categoria tanto odiata dai grillini che si ostinano a non voler concedere interviste, né presentarsi in TV, perché odiano i giornalisti. Li odiano tanto che ora propongono una giornalista come Presidente della Repubblica. Questa è coerenza, ragazzi! In verità denota uno stato confusionale diffuso e preoccupante. Fra poco, per stabilire il grado di confusione del Movimento, faranno le “Confusionarie“.

Se qualche anno fa qualcuno avesse detto che proponeva la Gabanelli come Presidente della Repubblica, avrebbe suscitato l’ilarità generale. Sarebbe come proporre Lucia Annunziata, Fabio Fazio, Littizzetto, Crozza, Guzzanti, Santoro, Floris di Ballarò, la Clerici della Prova del cuoco o, perché no, il mago “Otelma for President“. In effetti sarebbe stata nient’altro che una battuta, roba da Zelig. Oggi, invece è una cosa seria. Significa che ormai è del tutto scomparso anche quel sottile confine fra  la politica e la satira, fra il serio ed il faceto, fra il Parlamento ed il cabaret. Politici e comici sono interscambiabili. Si fa politica scambiandola per satira e si sparano battute comiche pensando di fare dichiarazioni politiche. Ecco perché, più che eleggere il Presidente della Repubblica, sembra che stiano eleggendo il capo condominio del residence virtuale ”Il Grillo parlante”.

 Succede questo quando per anni si dà eccessivo spazio e credito a comici, vignettisti e satirici in cerca di gloria e giornalisti e conduttori televisivi d’assalto, in servizio permanente effettivo sul fronte della più sfacciata propaganda. Fanno comodo alla sinistra perché, essendo tutti sinistrorsi, da anni montano una campagna denigratoria, offensiva e delegittimante nei confronti del nemico storico, Berlusconi. E’ un tipo di propaganda vigliacca e subdola, perché è mascherata da satira o da “Informazione“. Ma a forza di essere protetti, corteggiati ed osannati, questi battutari da bar dello sport ed illustri “Penne all’arrabbiata” dell’informazione nostrana si montano la testa e pensano davvero di essere intelligenti, simpatici, divertenti, acuti osservatori dei vizi umani, fustigatori dei costumi travestiti da Catone o Savonarola, dei puri di cuore legittimati a porsi come depositari della morale: la “parte migliore del Paese“, come amano ripetere a sinistra. Il bello è che ci credono!

L’esito di questa strana commistione fra politica e satira è che troppo spesso la satira diventa propaganda ed i comici diventano idoli, modelli da imitare e giudici di parte. Per tanto tempo sulle prime pagine dei quotidiani, come ho notato spesso, compaiono in testa alla pagina, con grande evidenza, le notizie sui fatti più importanti della giornata, i commenti politici di noti editorialisti,  le “Edicole” di Fiorello ed i siparietti di Crozza. Ormai sono sullo stesso piano, hanno la stessa visibilità e la stessa autorevolezza. Ecco perché un tale Grillo, giorno dopo giorno, forse inconsciamente, o forse volutamente, ha modificato i contenuti dei suoi spettacolini in piazza, passando quasi inavvertitamente dalle battute comiche alla contestazione politica.

E siccome il mondo, come suol dirsi,  è bello perché è vario ed è pieno di creduloni pronti a prestar fede al Dulcamara di turno che offre il suo miracoloso specifico agli ingenui, ecco che, da un giorno all’altro, Grillo da comico in crisi d’identità, è diventato un leader politico. Ma, non essendo un politico, continua ad infarcire i suoi discorsi e le sue dichiarazioni quotidiane, di frasi e concetti che sono a metà strada fra la politica e le battute comiche. E così facendo, fra il serio ed il faceto, si arriva a designare come Presidente della Repubblica una giornalista come Milena Gabanelli. Roba che solo qualche anno fa sarebbe stata una battuta da Zelig. Ma questa non è politica, è cabaret. E se questa parodia della politica è, invece, cabaret, allora a Grillo,  grillini e grilletti bisognerebbe rispondere come gli spettatori dell’avanspettacolo: “Grillo, lascia perdere la politica, facce ride…”.

Otelma for President

di , 11 Aprile 2013 09:20

Partito il toto-Quirinale. Si propongono nomi e si accettano scommesse. In questa situazione di incertezza e di stallo, anche l’elezione del Presidente sembra un rebus difficile da risolvere. Ormai per salvare l’Italia serve solo un miracolo o una magia. Allora perché non pensare ad eleggere un mago al Quirinale? Del resto, negli ultimi tempi,  le istituzioni hanno perso quell’aria di serietà, di austerità, di autorevolezza che avevano sempre avuto.

Abbiamo mandato in Parlamento pornostar come Cicciolina, trans come Luxuria, No global come Caruso, ex terroristi come D’Elia. Abbiamo eletto come capo di un terzo del Parlamento un comico come Beppe Grillo. Ormai in Parlamento ci possono andare tutti; barbieri, socialisti, pizzaioli, radicali, grillini, camionisti, anarchici, puttane (lo ha detto Battiato) e puttanieri. Lo garantisce la Costituzione. A quanto pare, gli addetti alla comunicazione  dei grillini sono un camionista (Nick il nero) e Rocco Casalino, quello che partecipò alla prima edizione del Grande Fratello. Ormai la politica è fatta da comici, partecipanti a reality show e sfaccendati in cerca di fortuna. Non resta che mandare il Mago Zurlì al Quirinale ed avremo completato l’opera di sputtanamento dell’Italia. Diventeremo un Paese da operetta, o da cabaret: tutto da ridere (o da piangere).

Il più accreditato per il Quirinale, tuttavia, sembra essere un mago famoso, quello che si fa chiamare “Divino Otelma“. Ha tutti i titoli richiesti oggi per far carriera. Anche lui ha partecipato ad un reality televisivo, L’isola dei famosi. Parla come il Papa e Di Pietro (Noi dell’Italia dei valori...), usando il plurale maiestatis. Segue la moda dei personaggi di successo e si veste in maniera ridicola, come Oscar Giannino, Luxuria e Platinette. Parla per enigmi e metafore, come Bersani. Fa discorsi fumosi e vaghi, accennando a strani poteri,  senza mai dire qualcosa di serio, pratico e concreto, in perfetto stile politichese.

Ha tutte le caratteristiche per rappresentare degnamente l’Italia e gli italiani. O meglio, ciò che è diventata oggi l’Italia: un guazzabuglio confuso di ideologismi aberranti, di permissivismo e libertarismo ai limiti dell’anarchia, di relativismo estremo, di pensiero debole, di giustizia casual, di multiculturalismo, di legami familiari stravolti, di gay pride, di corruzione istituzionalizzata, di strapotere mediatico, di plagio continuo delle coscienze, di maghi, ciarlatani e  truffatori da fiera paesana e telerincoglioniti con telecomando incorporato in dotazione di serie.

Sì, il candidato perfetto per il Quirinale è lui: il Mago Otelma.

Bersani a Zelig

di , 27 Marzo 2013 11:14

Ha consultato mezza Italia. Ancora un po’ ed avrà più “consultati” che voti. Lo dice lo stesso Bersani che queste consultazioni sono un’anomalia. E’ la prima volta che si antepone la consultazione di tante sigle e siglette alla vera consultazione, quella con le forze politiche in Parlamento. Ma il nostro smacchiatore è ricco di fantasia e, oltre ad inventarsi le sue metafore quotidiane, che costituiscono la parte più originale dei suoi discorsi, si inventa anche una nuova procedura parlamentare, interpretando a modo suo l’incarico ricevuto da Napolitano. Il suo è un incarico “creativo” che, fra una metafora ed una birretta al bar, lascia spazio a tutte le variazioni possibili.

Già tre giorni fa ironizzavo su queste consultazioni  anomale (Napolitano, Bersani e la mossa del cavallo  -  Sogni e bisogni), facendo l’elenco di tutte le “parti sociali” già incontrate, sindacati, banche, forum del terzo settore. Un lungo elenco al quale si sono aggiunti il Touring club, don Ciotti ed il cardinale Bagnasco. Forse incontrerà anche il parroco di Zagarolo ed il sagrestano di Ariccia.  Pare che in rete si sia scatenata l’ironia su queste bersanate, immaginando e proponendo  le più fantasiose personalità da consultare. Oggi, meglio tardi che mai, anche il Corriere se ne  è accorto e dedica un articolo a queste consultazioni  anomale: “Dal CAI al WWF, l’agenda del designato Bersani“.

Ancora ieri si lanciavano allarmi catastrofici e si sollecitava la formazione di un governo che affronti subito, superando le contrapposizioni di parte politica, la gravissima situazione. Ma Bersani perde tempo a consultare il CAI, don Ciotti, Saviano, il Touring club e forse Mago Zurlì e Topo Gigio. Questa non è politica, è una pagliacciata. Ma Bersani insiste sulla sua linea, anzi ne rivendica con orgoglio la validità. E si presenta, dopo gli incontri, a fare il punto della situazione e riferire di questa “pagliacciata” come se fosse una cosa seria. e tutti lo ascoltano in silenzio “come se fosse una cosa seria“, invece di spernacchiarlo.

Così pure stampa e televisione ne parlano come se fosse una cosa seria. E tutte le più “autorevoli” penne del giornalismo  e le più “illuminate” menti italiche, sui giornali e nei salotti TV, si esibiscono nella sublime arte, in cui noi italiani siamo maestri,  del futile chiacchiericcio da tuttologi o da lavandaie (dipende dalla location). Interpretano, commentano, azzardano ipotesi, fanno previsioni,  suggeriscono e analizzano a fondo queste allegre e originali consultazioni dal  marchio registrato, tutelate dal copyright “Made by Bersani“. Come se fosse una cosa seria. Ancora meno seria è una stampa che fa finta di prendere seriamente una pagliacciata. Ma se un comico va al Quirinale per parlare della formazione del governo, significa che siamo alle comiche finali. Anche la stampa, quindi,  si sente autorizzata a non essere seria. Tanto vale tornare a leggere Topolino.

Questa è la cosa veramente tragica di questa Italia ormai alla deriva: comici che fanno politica e vanno al Quirinale e incaricati di formare il governo che fanno i comici, ma tutti li prendono seriamente. Evidentemente non siamo più in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, il dramma dalla commedia, la farsa dalla tragedia. Ma il governo di un Paese è una cosa tremendamente seria, non può essere lasciata in mano a tribuni improvvisati, ragazzotti di belle speranze in cerca di gloria (e di poltrone)  o politici creativi che, invece che cercare accordi in Parlamento, passano il tempo a consultare soggetti che nulla hanno a che fare con la formazione del governo.

Questa non è politica. E’ una sceneggiata, una pantomima, una parodia, una caricatura della politica: è satira pura. Ed i commentatori non dovrebbero parlarne come se fosse una cosa seria; dovrebbero farsi delle grandi, grasse e fragorose risate. Ecco perché Bersani, invece di andare a Palazzo Chigi, più appropriatamente, dovrebbe andare a Zelig.

Leggo adesso sul Corriere.it che, nel corso dell’incontro col M5S, la deputata  Roberta Lombardi ha detto che, ascoltando le dichiarazioni programmatiche di Bersani, le sembrava di essere a Ballarò.  Risposta un po’ piccata di Bersani: “Qui purtroppo non è Ballarò, qui è una roba seria”. Bella considerazione che ci rivela due verità. La prima è che anche Bersani si è accorto, finalmente,  che Ballarò non è una cosa seria. Ci fa piacere, meglio tardi che mai. La seconda è che, se è vero,  che questi talk show politici non sono una cosa seria, bisogna concludere che, al contrario, altri programmi che passano per essere leggeri, siano, invece, molto seri; esempio, Zelig. Ergo, come suggerivo prima, caro Bersani, sia serio, vada a Zelig!

Grillo vuole cambiare il mondo

di , 22 Marzo 2013 13:54

C’è gente che non riesce a stare tranquilla. Deve necessariamente trovare il modo di complicarsi l’esistenza. E spesso riesce a complicarla anche agli altri. E’ il caso dei rivoluzionari della domenica, in servizio permanente effettivo, che continuano a predicare il cambiamento. Vogliono cambiare tutto, non gli va bene niente. Come diceva Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“. Già, ma il nostro campione alludeva al ciclismo, non al mondo intero.

Questi aspiranti rivoluzionari li troviamo equamente distribuiti fra i militanti dei movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra. Ma la mania del cambiamento contagia anche persone apparentemente normali, fuori dagli estremismi, che dovrebbero essere più moderate e pragmatiche. Invece, specie nell’area della sinistra, proliferano i nuovi profeti del cambiamento. Si fanno chiamare riformisti, progressisti, democratici, liberal. Molto spesso sono solo comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento dell’impero sovietico e dell’aberrante ideologia che ne era alla base,  si vergognano di essere comunisti e si fanno chiamare “liberal“; ma sempre comunisti sono! Ed hanno nel DNA la predisposizione genetica a rompere con il passato, rompere con le regole, rompere con i vecchi schemi, rompere con la morale. Insomma, hanno la “rottura” nel sangue, Sono nati per rompere!

Anni fa, il salvatore della patria, Romano Prodi, diceva che bisognava “cambiare l’Italia“. Anche Bersani dice che, se diventerà premier, il suo sarà un “Governo del cambiamento” e ribadisce ancora oggi il concetto affermando “Tutti insieme cambieremo il Paese“. Ma c’è chi rilancia ed offre di più. Beppe Grillo, forse esaltato dal grande ed inaspettato successo elettorale, non si accontenta più di “Cambiare l’Italia“, come aveva più volte gridato nei suoi comizi in piazza. Ora i confini nazionali gli vanno stretti, comincia ad avere allucinazioni rivoluzionarie su scala planetaria, sogna di esportare il suo movimento nei cinque continenti, si esalta, vaneggia, forse ha anche le visioni mistiche e lancia il suo motto di battaglia “Cambieremo il mondo“. Che Guevara gli fa un baffo e Carlo Marx gliene fa due.

In verità un cambiamento c’è già stato. In questo periodo di gravissima crisi economica, abbiamo appena eletto i nuovi parlamentari. E Napolitano ha avviato le consultazioni per la costituzione del nuovo governo. Vista la mancanza di uno schieramento politico che abbia la maggioranza necessaria a formare un governo stabile, ci si trova in una situazione di stallo ed appare difficilissimo trovare una soluzione. Il PDL sarebbe disposto ad un governo di larghe intese, o “governissimo” insieme al PD. Ma il PD esclude categoricamente qualunque forma di intesa col PDL. E lancia, invece, segnali di apertura al M5S di Grillo. Ma Grillo continua a negare qualunque forma di sostegno ad un governo del PD, confermando una sorta di intolleranza nei confronti del partito di Bersani, come affermava chiaramente già anni fa (Chi è il comico?).

Non se ne esce. Grillo è l’ago della bilancia, quello che può garantire i voti per sostenere un governo stabile. Così, in questa situazione di incertezza, la situazione è molto seria. Così seria che tutti pendono dalle labbra di Grillo. Un sì o un no sono decisivi per la costituzione del governo. L’avvenire del Parlamento appena insediato e dell’Italia è nelle mani e nella testa di un comico. I comici una volta si vedevano a teatro, al cinema, in televisione, al Drive In, a Zelig. Oggi vengono ricevuti con tutti gli onori al Quirinale e consultati dal Presidente della Repubblica. Chissà, forse in futuro vedremo entrare al Quirinale anche Crozza, Littizzetto, Guzzanti, Ficarra e Picone, il mago Zurlì e Topo Gigio.

Molti anni fa, nei cortei sessantottini, si gridava “L’immaginazione al potere“. E l’auspicio si è avverato, visto che abbiamo mandato al potere i comici che di immaginazione ne hanno anche troppa. Ne hanno tanta che, invece che limitarsi a farci fare quattro risate, fondano un movimento politico e vogliono “Cambiare il mondo“. Si ha la strana sensazione che, invece che ridere, finiranno per farci piangere. Dice Grillo che la sua è una rivoluzione che sale dal popolo, dalla gente comune. Ma il suo movimento l’ha chiamato “Cinque stelle“, nome che più che evocare qualcosa di popolare, richiama alla mente un Hotel di lusso. Se proprio avesse voluto  identificarlo come movimento popolare avrebbe dovuto chiamarlo “Movimento Pensione Mariuccia“. No?

Tanto è vero che fra i primi sostenitori del suo movimento ci sono Dario Fo, Celentano ed altri esponenti del mondo dello spettacolo e dell’intellighenzia nostrana. Insomma, un movimento d’élite, quasi esclusivo, come una suite di un hotel 5 stelle. E gli eletti in Parlamento lo stanno dimostrando da subito. Non parlano con nessuno, non rilasciano interviste, non si concedono alla TV, non spiegano pubblicamente cosa fanno, cosa intendono fare e quali sono i loro programmi. Sfuggono a cronisti e paparazzi. Proprio come autentiche star dello spettacolo. Hanno la puzzetta sotto il naso. Ma la puzza è la loro.

L’unica fonte di informazione ufficiale è il blog del fondatore Beppe Grillo. Il loro modo di comunicare e di informare i cittadini ed i loro stessi elettori è questo; attraverso il blog, facebook e twitter. Così tagliano fuori dall’informazione non solo la stampa e la TV, ma anche tutti coloro (e sono milioni) che, per età, non disponibilità economica, poca o nessuna dimestichezza con internet non hanno alcuna possibilità di informarsi su cosa sia il M5S e sui suoi programmi. Ed ecco che diventa un movimento ancora più esclusivo, riservato a chi possiede un PC e sa usarlo. Di colpo taglia fuori milioni di italiani  che non solo non sanno cosa sia un Blog, ma nemmeno cosa sia internet, Twitter e Facebook. E se c’è qualche ottantenne che usa internet e magari scrive su un blog, non è la regola, è l’eccezione. Un vero e proprio movimento esclusivo per pochi. Una sorta di setta riservata al popolo della rete. Alla faccia  del movimento popolare, della democrazia e della tanto strombazzata “trasparenza“.

Già, quando i comici smettono di fare i comici e vogliono fare le persone serie, spesso, diventano tragici. Diventano comici, invece, coloro che considerano i comici come persone serie. Ma vederli entrare al Quirinale per decidere le sorti del governo, più che comico è grottesco. Forse è proprio questo  l’inevitabile epilogo di quella rappresentazione tragicomica che è diventata ormai la politica italiana: le  ”Comiche finali“.

A proposito di “Cambiare il mondo“, vorrei riportare un vecchio post (ironico, ma mica tanto) di qualche anno fa, ma non è il caso di appesantire ancor più questo post. Potete leggerlo qui: “Il Papa mi copia il blog”.

Tutti giù per terra

di , 4 Marzo 2013 09:08

Così finisce quella vecchia filastrocca che si cantava da bambini facendo il girotondo. Torna in mente vedendo le immagini della prima riunione degli eletti del M5S in un hotel romano. A vederli così, in circolo in una sala spoglia, alcuni seduti, altri accovacciati per terra, più che una riunione di neoparlamentari sembra un’assemblea studentesca, l’interno di un centro sociale o una rimpatriata fra ex boy scout.

Invece sono i nuovi parlamentari della Repubblica e rappresentano 1/4 degli elettori. Il loro guru, Grillo, sfugge i cronisti ed i fotografi,  si mostra in pubblico mascherato come l’uomo ragno, rilascia brevissime dichiarazioni quasi con fastidio ed i seguaci ancora peggio; non parlano, non si vedono in televisione, non si sa chi siano, cosa facciano, quali programmi propongano, quale preparazione abbiano. Sono un mistero.

Non ci sono comunicati ufficiali, né dichiarazioni che chiariscano agli italiani, ed ai loro elettori, quale sia la loro linea programmatica. L’unica cosa certa sembra essere la non disponibilità ad accordi e alleanze e che si limiteranno ad approvare o meno, di volta in volta, le proposte fatte in Parlamento. Sembrano trascurare il fatto che le proposte dovrebbe farle il governo. Ma se, come è evidente, è quasi impossibile formare un governo stabile, chi farà le proposte? Misteri parlamentari.

Non hanno una sede stabile, non un ufficio, nemmeno un indirizzo civico. Esistono solo in rete. E comunicano tramite skype, facebook e twitter. Sono un partito “virtuale“, nato in rete ed improvvisamente materializzatosi nella realtà. Infatti, ancora oggi, il loro unico riferimento, la casa madre, la sede centrale, la fonte di ispirazione e la regia di comando è un “non luogo“, un sito internet, il blog di Beppe grillo. Chi l’avrebbe detto; abbiamo mandato un blog al governo. Tutta la loro attività politica si svolgerà attraverso il blog: proposte, direttive, indicazioni di voto, resoconti dell’attività parlamentare, documenti, sondaggi d’opinione, referendum. A questo punto Montecitorio potrebbe anche chiudere; si fa tutto in rete. E si risparmia un sacco di soldi. A proposito, e quei cittadini (e sono tanti) che non hanno un PC, non navigano in rete, non sanno nemmeno cosa sia un blog, come faranno ad essere informati? Altro mistero grillesco. Ma forse Grillo si rivolge solo ad  un’Italia di internauti. E la casalinga di Voghera?

Durante la campagna elettorale è stato imposto il divieto assoluto di mostrarsi in televisione o di rilasciare interviste. La ragione è piuttosto evidente. Non avendo, si immagina, esperienza e preparazione in campo politico, si sarebbero trovati in grave difficoltà a dover rispondere a domande precise ed imbarazzanti. Meglio tacere, non mostrarsi e lasciare che gli elettori, in assenza di riscontri reali, li vedano come dei vendicatori solitari, una specie di Robin Hood o di misteriosi cavalieri che lottano contro i soprusi. Sono i nuovi cavalieri Templari. Magari Giacobbo ci farà una puntata speciale.

Eppure la strategia ha funzionato. Perfino i cassintegrati del Sulcis, in Sardegna, da mesi in sciopero e senza speranza di risolvere la crisi che attanaglia l’intera zona, hanno dichiarato di aver votato per il M5S. Perché i grillini hanno una proposta concreta per risolvere la crisi del Sulcis? No, semplicemente perché non hanno più fiducia negli altri schieramenti politici. E’ l’ultima spiaggia, l’ultimo barlume di speranza. Come affidarsi agli amuleti, ai riti propiziatori o fare un viaggio a Lourdes, confidando in un miracolo. Ecco, Grillo è una specie di santone che lascia intendere che farà la grazia e guarirà tutti i mali d’Italia. E se c’è gente che crede al malocchio o alle cartomanti che leggono il destino con le carte, allora si può credere anche a Grillo.

Eppure, visto che non esistono dati e notizie che li riguardano e che facciano conoscere la loro attività, la preparazione, i titoli, le capacità specifiche, possiamo pensare che siano solo dei ragazzotti di belle speranze che, forse, erano a spasso, in attesa di lavoro o svolgevano attività varie che nulla hanno a che vedere con la politica. Hanno esperienza di amministrazione? Hanno competenze specifiche? Hanno un programma di governo? Oppure hanno solo sogni nel cassetto e voglia di giocare a fare i piccoli rivoluzionari? Insomma, più che politici, ricordano i famosi “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”, come cantava Paoli. Simpatici, ma un conto è chiacchierare di sogni giovanili al bar dello sport, altro è governare l’Italia.

Del resto hanno avuto gioco facile a presentarsi come rivoluzionari della domenica ed urlare che vogliono mandare tutti a casa. E’ un grido che attraversa la penisola, trasversale, che risuona negli attici del centro e nelle case di periferia. E’ una sensazione di sbandamento, di sfiducia, di perdita di ogni speranza quella che si prova assistendo ai giri di valzer della politica italiana. Vecchie cariatidi della politica che imperversano sui media, parlando del niente, del vuoto, di problemi che interessano più la casta che i cittadini. Nessuno che sia stato in grado, in questi anni di crisi, di fare una sola proposta concreta per combattere la crisi.

Continuano a sproloquiare di concetti vaghi, di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di garantire il futuro ai giovani, di creare posti di lavoro. Ma che vuol dire? Non significa assolutamente nulla, se questi concetti non sono trasformati in azioni reali e concrete. Ricorda tanto la vecchia proposta di Franceschini, quando era segretario, che propose l’assunzione di 100.000 giovani. Bella idea, vero? Peccato che si dimenticasse di dire chi doveva assumerli, pagarli e per fare cosa. Piccolo dettaglio insignificante. Eppure questi politicanti sono convinti di essere persone serie, di avere programmi geniali per salvare l’Italia.

Ne sono convinti e continuano a parlarsi addosso, a citarsi, ad esaltarsi, ad autosuggestionarsi, in un continuo gioco autoreferenziale che serve solo a mantenere lo status quo e garantirgli le poltrone. Non sono stati in grado di fare una legge elettorale decente, non hanno diminuito le spese della politica, non hanno diminuito il numero dei parlamentari ed i loro compensi. Niente di niente, solo chiacchiere e comparsate televisive. E intanto l’economia va a rotoli, le aziende chiudono, i disoccupati crescono, la povertà avanza e gli imprenditori si suicidano. Ed i nostri politicanti mantengono tutti i loro privilegi e saltellano in televisione, da un programma all’altro, a parlare di concetti vaghi, ad accusarsi reciprocamente ed insultarsi. Uno scenario deprimente, penoso che sfiora l’indecenza.

Sfido io che Grillo ha gioco facile e diventa il primo partito.  Con questa gentaglia, anche lo scemo del villaggio sarebbe più credibile. Ma ho la strana sensazione che, ormai, non siamo più sulla soglia del baratro, come dicono da tempo i gufi italici. Ormai abbiamo già preso la china e stiamo  rotolando verso il basso. Stiamo arrivando alla resa dei conti e non ci sarà più spazio e tempo per le solite manfrine da mercato delle vacche.  Quella foto dei grillini in cerchio, seduti per terra, è l’immagine del nostro futuro. Forse è proprio questo il messaggio che vogliono diffondere. Siamo finiti così, come quella vecchia filastrocca: col culo per terra.

Identikit di un politico in crisi esistenziale

di , 20 Febbraio 2013 15:39

Facciamo un giochino facile facile: “Indovina chi è il politico“. Si può facilmente individuare un politico anche senza vederlo, basta sentire quello che dice, che propone. Per esempio,  se  in questi giorni senti qualcuno che promette di restituire l’IMU pagata nel 2012 sai che è Berlusconi. Se senti qualcuno dire che vuole smacchiare un giaguaro, sai che è Bersani. Facile, vero?

Ora facciamo il nostro giochino. C’è un politico che oggi, nel corso di una lunga intervista all’ANSA,   fa delle dichiarazioni grazie alle quali dovrebbe essere facile identificarlo. Ci fornisce, attraverso l’esposizione di idee, opinioni  e proposte, il suo perfetto “identikit“. Chi è questo noto uomo politico? Vediamo di capirlo da ciò che dice.

Dice che “‘Sarei felicissimo se Napolitano continuasse nel suo mandato perché è diventato in questi anni guida morale degli italiani“.

Dice che non ci sono problemi sulle possibili alleanze post elettorali, perché “Non ci devono più essere ideologie“.

Dice che “Berlusconi parla ancora dei comunisti, come se fossimo ancora nel ’48″.

Dice che “Non si può far riferimento alle ideologie di destra, centro, sinistra”.

Dice che “‘Ciò che era culturalmente o ideologicamente valido fino a ieri non necessariamente lo è oggi”.

Dice che “Nella prossima legislatura il Parlamento dovrà varare una legge per il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie di fatto per coloro che convivono stabilmente a prescindere dal fatto che siano coppie eterosessuali o omosessuali”.

Bene, capito di chi si tratta? Un aiutino? Va bene, Riassumiamo. Elogia l’operato di Napolitano, è contro le ideologie, non crede che ci siano ancora comunisti, condanna i riferimenti politici alle ideologie di destra di centro e di sinistra,  contesta la validità della cultura, propone una legge a favore delle unioni di fatto fra omosessuali. Chiaro?

Insomma, un vero e proprio progressista che rompe con il passato, con la cultura, le ideologie, gli schemi destra/sinistra della vecchia politica. Uno che apprezza moltissimo il ruolo svolto dal Presidente Napolitano. Uno che è convinto che “i comunisti non ci sono più“.

Concetti che sentiamo ripetere spesso da Bersani che è sempre pronto a riconoscere il ruolo “super partes” (!?) di Napolitano. O da Grillo che contesta tutta la vecchia politica, destra, sinistra e centro. O dai compagni del PD che, quando qualcuno li accusa di essere sempre comunisti, rispondono, buttandola sull’ironia, che “Non esistono più i comunisti“. O da Paola Concia che si batte per il riconoscimento delle coppie gay e lesbiche.

Insomma, un vero progressista, laico, di sinistra e di rottura con tutto ciò che appartiene al passato. Sarà Vendola, il comunista orecchinato che sogna di sposare in chiesa il suo amato Eddy? No. Ingroia, il magistrato che vuol fare la rivoluzione? No. D’Alema? No, lui pensa a veleggiare. Veltroni, quello che “Non sono mai stato comunista“? No, nemmeno lui. Oddio, non sarà mica Pecoraro Scanio riesumato per l’occasione? No, no. Ferrero, Diliberto, Marco Rizzo, Ferrante dei comunisti lavoratori? No. Non sarà l’ex parlamentare rifondarolo Francesco Caruso, il No Global latifondista nullatenente, ma col vizio dell’esproprio proletario? No, no, acqua.

Ebbene, questo nuovo tribuno del popolo, progressista e di rottura (come ha rotto lui non ha rotto nessuno) è, come direbbe Mario Riva, Nientepopodimenoche…l’emblema del politico conservatore, cresciuto e pasciuto nel MSI di Almirante, evoluto in Destra nazionale, Alleanza nazionale, PDL, vero baluardo della cultura e delle tradizioni nazionali, dell’amor di patria, della destra italiana, dei vecchi ed irrinunciabili  valori del passato, della lotta senza quartiere al comunismo,  lui…Gianfranco Fini.

 

Lo so, dalle dichiarazioni rilasciate è quasi impossibile riconoscerlo. Anche lui, come si usa fare a sinistra per non farsi riconoscere e sembrare diversi da quello che si è, ha messo in atto una metamorfosi orribile e totale, peggio del kafkiano Gregor Samsa. Ebbene sì, anche il nostro Gianfri ha avuto la sua crisi di coscienza e, per rinnovarsi (politicamente), ha cambiato pelle; come i serpenti.

Si usa dire che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Può essere vero. Ma ciò non significa che chi cambia idea facilmente non possa essere imbecille.  O che  rinnegare completamente il proprio passato sia segno di intelligenza. Anche questo può essere segno di imbecillità. O anche peggio…

 

Grillo anfibio

di , 10 Ottobre 2012 22:31

Beppe Grillo oggi ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. Inizialmente pensava di farlo camminando sulle acque, ma poi ha rinunciato per non svelare anzitempo i suoi poteri magici e le sue armi segrete. Così, dimostrando una eccellente forma fisica, si è fatto una lunga nuotata di 75 minuti. E’ un caso rarissimo di grillo anfibio. A proposito, ma se lo Stretto di Messina è stretto…perché non lo allargano? Boh!

Corriere: notizia di apertura

di , 7 Febbraio 2011 12:40

La notizia di apertura di un quotidianao è quella che troviamo in alto nella prima pagina ed è, o dovrebbe essere, la notizia più importante della giornata. Bene, allora vediamo qual è per il nostro Corrierone nazionale, il quotidiano più importante e autorevole d’Italia, la notizia del giorno. Eccola: “Chi non ruba è un cretino“. E’ la trascrizione di una telefonata fra il nostro molleggiato specialista in pause e silenzi di riflessione e Beppe Grillo.

Una semplice telefonata, ma Adriano forse ritiene che sia molto importante per gli “alti contenuti” filosofici e, quindi, la manda al Corriere. Non è la prima volta che scrive al Corriere. E stranamente tutti gli starnuti (per non dire altro) del nostro “pensatore“, finiscono in prima pagina; prima del rogo dei bambini rom, prima delle notizie dall’Egitto, prima delle ultimissime sul Rubygate dalla procura di Milano e di altre notizie di politica, economia e cronaca. Insomma, se parla Celentano tutti zitti in silenzio ad ascoltare il verbo del nuovo evangelista. Oggi i nuovi evangelisti spuntano come i funghi.  Non commento il testo, non merita attenzione. Ma vi pare che questo sia un paese serio? E poi ci scandalizziamo ed organizziamo cortei di protesta per le cene di Arcore? Nessuno che tenti una timida protesta contro il dilagare della stupidità umana e delle celentanate in prima pagina?

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