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Emma Bonino in chiesa

di , 19 Luglio 2017 14:41

Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. Emma Bonino, storica esponente radicale e compagna di mille battaglie del fu Marco Pannella, ora fa propaganda a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza con la campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene”,  sostenuta dalla Caritas e da molte associazioni cattoliche con la benedizione del Papa. Curiosi questi radicali, hanno sempre qualche battaglia da combattere. Per loro le battaglie etiche e sociali sono una specie di droga. Hanno bisogno della dose quotidiana. Se gli manca la “buona causa” per cui combattere e scendere in piazza e lanciare appelli, vanno in crisi di astinenza.  Lottano per il sesso libero, per la droga libera, per i delinquenti liberi (L’amnistia è una delle loro storiche battaglie), per l’aborto libero. I radicali vogliono essere liberi. Ma lo sanno tutti che i radicali liberi sono molto dannosi per la salute.

Ma, contrariamente alle sue vecchie abitudini, non si limita a fare i banchetti in piazza, distribuire volantini, fare comizi da un palco, o marciare in testa ad un corteo di femministe abortiste urlando slogan contro il Papa ed il Vaticano. Ora indossa il suo turbantino d’ordinanza, la faccia da vecchia militante radicale e va a lanciare i suoi appelli nella tana del lupo, la chiesa di San Defendente a San Rocco di Cossato: “La Bonino predica in chiesa; a parlare di immigrati“. E la cosa assurda, se non ridicola, è che lo fa con il sostegno e la piena approvazione di Bergoglio il quale aprirebbe la chiesa a tutti purché predichino l’accoglienza; fosse anche il diavolo. E  non è detto che non sia proprio così, vista l’assiduità con cui predica di aprire le porte a tutti, compresi i musulmani che, dice, “sono nostri fratelli“; ben sapendo che un’invasione islamica dell”Europa è un pericolo gravissimo, non solo per il cristianesimo, ma per l’intera civiltà occidentale. Non può non saperlo, visto che ormai l’hanno capito anche i bambini del coro (compresi quelli di Ratisbona) e perfino il sagrestano. Allora, perché Bergoglio continua a fingere di non capirlo?

Se continuare a predicare l’accoglienza indiscriminata significa favorire e accelerare la disgregazione dell’Occidente, della sua cultura e delle radici cristiane, non si può ipotizzare che, dietro questo disegno, ci sia proprio Satana? Se è così allora suonano tragicamente profetiche le parole di Paolo VI che, nel 1972, disse  che “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.”. E chi è il guardiano di quel Tempio? Bergoglio. Ecco perché apre le porte anche ad una anticlericale storica come Emma Bonino. Forse la vedono come la pecorella smarrita e ritrovata. Oppure come il figliuol prodigo che torna alla casa del padre. Manca solo che ammazzino il vitello più grasso. Che poi non si è mai capito perché ci vada di mezzo il vitello grasso, poverino, che non era responsabile né della partenza del figlio giramondo, né del suo ritorno. Ingiustizie della storia. Oggi Gesù avrebbe avuto contro tutti i movimenti animalisti.

 

In quanto a simpatia, questa donna segue, giusto di un soffio, Boldrini e Kyenge. Era quella che predicava l’aborto libero e lo praticava usando una pompetta da bicicletta (come lei stessa ha affermato; quella nella foto a lato è proprio lei); quella anticlericale che tuonava contro la Chiesa e i preti, che scendeva in corteo con i “No Vat”, per affermare la laicità dello Stato e denunciare le ingerenze del Vaticano.Sì, ma non è lei che ha cambiato idea, è la Chiesa che si è trasformata, tanto da diventare quasi irriconoscibile. Una volta in chiesa si pregava, si leggevano passi del Vangelo, si illustravano le parabole del Signore. Oggi in chiesa, invece che il Vangelo, si legge L’Unità, in particolare gli editoriali di Concita De Gregorio sul Bunga bunga (vero don Giorgio Morlin?), si condanna Berlusconi, la sua politica ed il suo governo (come don Aldo Antonelli, il “prete freelance), o gli si augura addirittura la morte (come il prete rosso don Giorgio De Capitani), cosa non proprio in linea con lo spirito evangelico.

Oppure si definiscono preti operai o preti di strada, contestano l’autorità della Chiesa e scendono in piazza a protestare ed innalzare barricate con gli antagonisti (come don Vitaliano Della Sala, il prete No Global). Ed infine a Natale, invece che intonare Tu scendi dalle stelle, Adeste fideles o Astro del ciel, cantano Bella ciao sventolando un drappo rosso (ricordate Don Gallo?). Ormai, tra parrocchie e centri sociali non c’è più differenza, i poster di Gesù e Che Guevara sono intercambiabili. Ecco perché Bonino in chiesa si sente al posto giusto, come a casa sua.

Vedi:

- Natale con gli ultimi

- Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

- El Gallo rojo

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Natale con gli ultimi

di , 27 Dicembre 2016 17:37

Meno male che anche questo Natale è passato. Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, dal culo, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati. E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere. Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, perché esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, e nemmeno un panino con salame. E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista“ e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?  Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”. Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio CE) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi“ e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati. Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”. Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità. Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici. E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini. Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

- El gallo rojo

- Preti, Vangelo e Concita

- Non c’è più religione

- Santi in paradiso

- Aboliamo la ricchezza

- Come eliminare la povertà

- Ricchezza e oscenità

- I cristiani sono buoni

- Ultimi e penultimi

- Gli ultimi saranno i primi

- Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

- Ama il prossimo tuo

- Servire i servi

- Papa: acqua e fogne per tutti

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Liberazione e imbecilli

di , 25 Aprile 2015 20:11

Festa della Liberazione: corone di fiori, cerimonie ufficiali, sfilate di cortei con bandiere rosse (più che  la festa della Liberazione sembra una riedizione delle vecchie feste dell’Unità), discorsi di circostanza, Bella ciao cantata in coro a teatro  e tanta, tanta retorica in dosi industriali.  Giusto riconoscimento per coloro che combatterono e diedero la vita per liberare l’Italia dal nazifascismo. Ma è  anche la giornata dei vincitori del giorno dopo (saltare sul carro dei vincitori è la specialità nella quale noi italiani non abbiamo rivali): quelli che dopo che l’Italia fu liberata dagli alleati, sostituirono la camicia nera con quella rossa, si accreditarono come combattenti della Resistenza  e divennero tutti “partigiani”, senza aver mai combattuto nemmeno contro la malaria. Non solo gli italiani, improvvisamente da un giorno all’altro, si scoprirono tutti partigiani, ma si scoprirono anche antifascisti. Di colpo quelli che sfilavano al sabato fascista, che partecipavano ai Littoriali, che cantavano Giovinezza, vestivano la camicia nera e inneggiavano al Duce, divennero tutti antifascisti, anzi comunisti. Miracoli italiani.  E spacciandosi per partigiani ed antifascisti hanno campato per decenni su questi titoli di merito, facendo anche carriera politica. Su un ventennio ci campano da un settantennio. Ma oggi sono tutti in prima fila a fregiarsi di meriti altrui, a sbandierare drappi rossi e cantare Bella ciao. Gente che al massimo ha combattuto qualche battaglia navale a scuola.

Ma ciò che indigna è il fatto che, anche quest’anno, quella che dovrebbe essere una festa di tutti gli italiani diventa un’esclusiva della sinistra che si arroga il diritto di decidere chi può partecipare e chi no, chi ha diritto di sfilare in corteo e chi non può farlo. Hanno il copyright della festa. Così succede che, come negli scorsi anni, si insulta e si fischia la rappresentanza delle Brigate ebraiche (quelle che combatterono davvero a fianco degli alleati). Succede a Milano (Brigata ebraica e PD contestati). Succede anche a Cagliari dove dei filopalestinesi hanno cercato di stracciare le bandiere di Israele (Sotto il palco sfiorato lo scontro).: “Un militante di un movimento filopalestinese ha cercato di strappare la bandiera biancoceleste di un piccolo gruppo di persone che mostravano il vessillo di Israele. I militanti filopalestinesi si sono sistemati davanti agli oratori con le bandiere verde rosso nero e bianco.“. Cosa c’entrano i filopalestinesi con il 25 aprile? Hanno forse fatto la Resistenza insieme ai partigiani italiani? No. E perché allora sono in prima fila mentre cercano di vietare la partecipazione ai rappresentanti di chi per la Liberazione ha combattuto davvero? Se si è onesti bisognerebbe dare una risposta. Ma la aspettiamo invano da anni.

Sono cose dette e ridette, ma senza speranza di riuscire ad avere una risposta seria, perché l’ipocrisia di questa sinistra è tale che non vale la pena nemmeno di porre domande semplici come queste. Così ogni anno si ripete la sceneggiata di piazze occupate da bandiere rosse, alle quali si aggiungono, non si sa bene perché (anzi, lo immaginiamo), le bandiere palestinesi. E si ripete la indecente sceneggiata di chi si presenta come unica rappresentanza della lotta partigiana, come gli unici legittimati a festeggiare il 25 aprile. Come se tutti i partigiani fossero rossi e la Resistenza l’abbiano fatta solo i comunisti. Chi non è con loro è escluso dalla festa. Storia vecchia. Hanno liberato l’Italia dai nazifascisti e l’hanno consegnata a democristiani e comunisti. Ora, dopo 70 anni quella stessa Italia la stanno consegnando ai nuovi barbari che ci stanno invadendo nell’indifferenza generale; anzi, con il benestare e la complicità di quegli stessi cattocomunisti. Per questo sono morti i partigiani? Per regalare l’Italia ad africani, arabi e cinesi?

Non è una novità. Ecco cosa scrivevo 9 anni fa; è sempre valido. Al massimo cambiano le facce, ma gli idioti sono sempre in prima fila.

Aspettando la prossima “Liberazione” (26 aprile 2006)

Il 25 aprile l’Italia festeggia la ricorrenza della liberazione dal nazi-fascismo. E così è stato; discorsi ufficiali, cerimonie e cortei per le strade. Ma ci viene un dubbio. Quelli che “la serietà al Governo“. Quelli che “L’Italia è divisa, lavoreremo per unirla“. Quelli dovrebbero spiegarci perché una ricorrenza che dovrebbe “unire” tutti gli italiani diventa ancora una volta un’occasione per occupare le strade e le piazze ed appropriarsi di una vittoria che è stata degli alleati, in primis, e poi di tutti gli italiani. E dovrebbero spiegarci quale nesso esiste fra slogan, cartelli, contestazioni varie che nulla hanno a che fare con la festa della liberazione.

- Cosa c’entrano gli slogan e gli striscioni contro Letizia Moratti che partecipava al corteo insieme al padre (su una carrozzella) ex deportato a Dachau e medaglia d’argento della Resistenza, obbligandola, a suon di fischi e insulti, ad abbandonare la manifestazione? Vergogna!

- E perché mai la Moratti ed il padre sarebbero “un corpo estraneo ai valori del corteo“, come ha dichiarato non un qualunque imbecillotto, ma Daniele Farina, deputato di Rifondazione comunista?

- Che significa quest’altra illuminata dichiarazione riferita alle contestazioni alla Moratti “…contro questi che sono gli eredi dei fascisti di allora una contestazione può anche ritenersi giustificata“. Un deportato a Dachau e medaglia d’argento della resistenza sarebbe un “erede dei fascisti di allora“? Chi può aver detto una simile cretinata? Un No global in preda ad effetti allucinogeni? No, l’ha detta l’ex giudice del pool Mani pulite, ed ora neo senatore DS, Gerardo D’Ambrosio. Complimenti!

- Cosa c’entra Zapatero?

- Cosa c’entra Che Guevara?

- Cosa c’entrano le bandiere palestinesi?

- Cosa c’entrano i soliti vigliacchi che a Roma urlano l’abietto slogan “Una, cento, mille Nassirya?

- Cosa c’entra una affermazione simile “Oggi è una festa in più perché è anche la liberazione da Berlusconi“, fatta non dal solito imbecillotto, ma da Pecoraro Scanio, leader dei Verdi?

- Cosa c’entrano gli slogans inneggianti a “Dario Fo, sindaco“.

- Perché viene contestata la “Brigata ebraica” che ha pieno titolo a partecipare alla manifestazione, avendo combattuto a fianco delle forze alleate, urlando “Palestina libera, Palestina rossa. Israele Stato terrorista, sionisti assassini“?

- Perché si bruciano le bandiere israeliane? Cosa c’entra tutto questo con il 25 aprile?

Ce lo spieghino, per favore, quelli che vogliono “unire” l’Italia. Ci spieghino perché tutte le occasioni sono buone per trasformare le nostre piazze in arene di scontro e di contestazione e perché solo le bandiere rosse possono sfilare nei cortei. Ci spieghino perché questi contestatori in servizio permanente attivo fanno sempre capo alla sinistra e, allevati e nutriti a pane e comunismo, vorrebbero far diventare l’Italia un’unica grande “Piazza rossa”. Ci spieghino anche, visto che ci sono voluti anni di guerra, fame, miseria e morte, per liberarci dal nazifascismo, quanti anni ci vorranno prima di poter festeggiare la liberazione dagli imbecilli!

Ma intanto, in attesa di risposte che non arriveranno, parafrasando uno slogan a voi tanto caro, a questo vostro 25 aprile rosso di odio, di prepotenza, di arroganza e di violenza si può rispondere solo in un modo: “Dieci, cento, mille volte…VERGOGNATEVI!”

P.S.

In fondo è solo uno dei tanti e ricorrenti riti collettivi che periodicamente il potere mette in scena per omologare il popolo al pensiero dominante e tenerlo sotto controllo. Vedi “Masquerade“.

El Gallo Rojo

di , 22 Maggio 2013 21:44

El gallo rojo (Il gallo rosso) è una canzone popolare della guerra civile spagnola. La cantavano anarchici, socialisti e comunisti repubblicani. Potete ascoltarla qui: El gallo rojo. Mi viene in mente pensando alla morte di don Andrea Gallo, “prete dei deboli“, come titola l’ANSA. Perfetto esempio di quei “preti di strada“, come li chiamano oggi,  che vanno a braccetto con comunisti e rivoluzionari, fanno i cortei con i No global ed in chiesa, invece del brano evangelico, leggono gli articoli de L’Unità e dopo la messa di Natale cantano “Bella ciao“, agitando un drappo rosso, come un qualsiasi Santoro in TV.  Insomma, un Gallo rosso. L’ho citato spesso, proprio per le sue idee e le sue amicizie. Ecco l’ultimo post del gennaio scorso. Lo riporto integralmente.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

- Preti, Vangelo e Concita

- Non c’è più religione

Nel 2005 scrissi una breve filastrocca su un Gallo giallo di Rapallo. Non è rosso e non è proprio di Genova, ma siamo lì (Il gallo di Rapallo).

Visto che il nostro Gallo rosso amava cantare, possiamo ricordarlo alla sua maniera, in musica, con questo “Il Gallo è morto“.

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Canta il Gallo

di , 23 Gennaio 2013 18:25

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Mah,  forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

- Preti, Vangelo e Concita

- Non c’è più religione

Gaber vs Santoro.

di , 16 Ottobre 2010 11:59

Santoro ha concluso l’ultima puntata cantando alcuni versi di una canzone di Giorgio Gaber, “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…”. E’ curioso che continuino ad invocare la libertà proprio quelli che la usano e ne abusano, quando dove e come vogliono, e paventino bavagli alla libertà di espressione. Proprio quelli che te li ritrovi ovunque; in televisione, alla radio, sulla stampa, su internet. Pontificano e sproloquiano da mattina a sera in ogni spazio libero, ma…chiedono libertà. Salvo poi tentare con ogni mezzo di mettere a tacere chi non la pensa come loro. Ma, si sa, la libertà è un bene prezioso, bisogna meritarsela, non la si può concedere a tutti, cani e porci. Meglio riservarla per pochi eletti che decidano, a loro insindacabile giudizio, chi abbia diritto alla libertà e chi, invece, debba avere una “libertà vigilata“. S’intende, per il bene pubblico!

Perché la libertà è bella, ma non esageriamo. Se tutti sono liberi significa che anche gli avversari hanno diritto di esercitare la libertà. E questo non va bene, questo non è bene pubblico. Il bene pubblico, in Italia, è solo quello che fa comodo alla sinistra. Il resto è demagogia, populismo, fascismo, razzismo e mafia. La mafia c’è sempre di mezzo, come la Cia, il Mossad ed i servizi segreti, ovviamente quelli deviati. E non vi venga in mente di mettere in dubbio questi concetti sacrosanti. E’ verità rivelata, ve la consegnano, gratis, insieme alla tessera di partito. Altrimenti, a cosa sarebbero serviti 60 anni di propaganda comunista? “La verità è ciò che conviene al partito“, sentenziava Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri). Quindi, compagni…zitti e Mosca!

Il nostro paladino dei poveri, dei cassintegrati e dei senzatetto, con villa ad Amalfi, ama dare prova delle proprie doti canore. Ricordiamo ancora la sua toccante interpretazione di “O bella ciao…“. Ma possiede anche il gusto della battutina facile che elargisce spesso e volentieri, durante il programma, per la gioia dei fan. Né possiamo tralasciare le sue doti da consumato attore. Basta vedere con quanta bravura ed immedesimazione nel personaggio (Stanislavkij gli fa un baffo) usa recitare il suo monologo d’apertura; roba da far impallidire i più celebrati mattatori del palcoscenico. E’ un artista completo, recita, canta, sa tenere la scena come pochi. Magari la prossima volta, in tutù e danzando sulle punte, si esibirà anche in un balletto, deliziandoci con un intenso pas de deux, insieme a Vauro, sulle note del Lago dei cigni. Per male che vada, ha sempre un avvenire nel mondo dello spettacolo, dell’avanspettaccolo o dell’avan…bicchiere!

Certo vedere Vauro e Santoro cantare non è spettacolo consueto. Ma in questo cinico mondo dello spettacolo ogni giorno bisogna inventarsi qualcosa per tenersi a galla, far parlare di sé e portare a casa la pagnotta. Quindi anche un giornalista ed un vignettista possono permettersi di cantare Gaber. Ma cosa penserebbe Gaber nel vedere il giornalista Santoro cantare “Libertà è partecipazione…”? Mah, forse potrebbe dirgli più o meno così: “Mi fa piacere che lei abbia intonato quei versi. Ma lei, da buon giornalista, ha la pessima abitudine di prendere dalla realtà ciò che fa conodo e dimenticare ciò che può essere scomodo. Ora, dopo aver inneggiato alla libertà, per correttezza, dovrebbe alla prossima puntata cantare altri versi, sempre di una mia canzone. Dovrebbe farlo perché quei versi interessano direttamente la categoria dei giornalisti, di cui lei orgogliosamente fa parte, e la strana interpretazione che gli stessi giornalisti hanno del concetto di libertà. Se non li conoscesse o li avesse dimenticati, glieli ricordo. Eccoli…”

Da “Io se fossi Dio” (vedi testo completo)

Io se fossi Dio

maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti

che certamente non sono brave persone

e dove cogli, cogli sempre bene.

Compagni giornalisti, avete troppa sete

e non sapete approfittare della libertà che avete

avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate

e in cambio pretendete

la libertà di scrivere

e di fotografare.

 

Immagini geniali e interessanti

di presidenti solidali e di mamme piangenti

e in questo mondo pieno di sgomento

come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento:

cannibali, necrofili, deamicisiani, astuti

e si direbbe proprio compiaciuti

voi vi buttate sul disastro umano

col gusto della lacrima

in primo piano.

 

Sì, vabbè, lo ammetto

la scomparsa totale della stampa sarebbe forse una follia

ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza

non avrei certo la superstizione

della democrazia.

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