Articoli corrispondenti al tag: Barbara D’Urso

Intervista in slip

di , 14 Gennaio 2018 23:27

Barbara D’Urso intervista Silvio; “Berlusconi a Domenica live“. Niente di strano. Una domanda, però viene spontanea. Siccome non è la prima volta che si presenta in studio con questo “nude look” erotico e provocatorio che sembra fatto apposta per mostrare la patonza all’ospite di turno, Barbara D’Urso indossa un vestitino corto, oppure ha solo le mutandine? Ah, saperlo. Sembra che questo sia il look di serie in Tv. E’ una specie di gara a chi mostra più nudità. Ricordate la farfallina inguinale di Belen a Sanremo? Ha fatto scuola. Se vuoi avere successo devi andare in TV e mostrarti nuda, o quasi. Più sei nuda e più hai successo. Se però qualcuno, apprezzando la carica erotica, fa qualche timida avance o si azzarda in complimenti troppo insistenti, diciamo che “ci prova”, scatta l’accusa di molestie sessuali. Oh, poverine, le nostre innocenti educande verginelle santarelline che mostrano la patonza in mondovisione, ma guai a provarci; siete maniaci. “Ma mi faccia il piacere…“, direbbe Totò.

Cani e padroni.

Questi personaggi del mondo mediatico gossiparo dello spettacolo (senza aggettivi; rischio censura) devono sfruttare tutto, ma proprio tutto, pur di finire in prima pagina. Chi racconta le corna, i tradimenti, le prodezze sessuali, chi annuncia le proprie malattie (meglio se cancro, tumore, Sla; fanno più notizia) e chi annuncia la morte del cane, come se fosse una tragedia nazionale. E tutto finisce in prima pagina, anche la morte del cane di Antonella Clerici: “Sei stato il mio primo figlio.“. Questa poi è l’emblema dell’insulsaggine di certi Vip o presunti tali. Ridicoli. E qualcuno pensa ancora di vivere in un mondo normale?

Vedi:

- Donne e tacchi.

- Lirica kitsch

- Musica e tagliatelle.

- Le tette di Antonella.

Attenti alla cicoria.

Una volta anche i bambini riconoscevano le specie commestibili; la cicoria in primis, che era molto diffusa in campagna. Se la gente non riconosce più nemmeno la cicoria (e la scambia con la mandragora), significa che stiamo perdendo anche gli ultimi residui di conoscenza empirica maturata in secoli e secoli di esperienza dei nostri antenati. Quella “cultura contadina” che ha consentito all’umanità di sopravvivere, quella che abbiamo assimilato fin da piccoli, quella che ci consentiva di riconoscere i valori concreti e reali, di avere un rapporto simbiotico con la natura, con gli animali, la terra, quella che è la caratteristica prima della nostra identità. Tutto questo lo stiamo abbandonando, per sostituirlo con un mondo virtuale, con la rete, i social, le App buone per tutte le occasioni.  Stiamo abbandonando la realtà per sostituirla con la sua rappresentazione virtuale. Così, per riconoscere la cicoria, dobbiamo scaricare un’apposita App.  Auguri.

The show must go on

di , 31 Ottobre 2016 22:40

Da Norcia a Loredana Lecciso, passando per Barbara D’Urso. Oggi pomeriggio Marcello Pera, a Tagadà, ha detto che la tragedia del terremoto ci fa riflettere sulla caducità della vita e ci ricorda quali siano le cose che contano veramente; e che, se lo ricordassimo più spesso, non ci sarebbe tanto egoismo ed aggressività. E bravo anche Pera. Comprendiamo il valore delle cose quando ci mancano. Certo, se lo capissimo prima sarebbe meglio. Mi sorprende che la gente faccia queste sagge riflessioni solo quando gli crolla addosso la casa. Eppure non c’è ragione alcuna perché non si possano fare anche in assenza di catastrofi.

Ieri, invece, in chiusura del TG5, dopo aver dato ampio spazio alle immagini del terremoto, il conduttore passa la linea a Barbara D’Urso per sentire l’anteprima del suo programma che sta per iniziare. Dice la D’Urso che lascerà aperte delle finestre per eventuali aggiornamenti, ma che lei, comunque, deve fare il suo programma di intrattenimento: “The show must go on”. Ed elenca alcuni ospiti e servizi “esclusivi”. La prima è Loredana Lecciso che svelerà, sempre in esclusiva, la verità sulla sua mancata partecipazione al matrimonio della figlia di Al Bano. Seguono altri nomi di ospiti, più o meno dello stesso “altissimo livello”. Giusto il tempo di cambiare canale. L’apparizione della D’Urso è sempre un mistero. In tempi in cui la tecnologia fa miracoli per offrirci una visione di alta definizione che consente di contare i peli della barba, lei appare sempre sfuocata, sbiadita da luci sparate sul volto, da filtri flou ed effetti speciali che la fanno apparire come una visione celeste. E’ un mistero mediatico che nessuno ancora ci ha svelato.

Si passa con disinvoltura dal mostrare la disperazione della gente che ha perso tutto e le terribili immagini di cumuli di macerie e intere città crollate, alla faccia improbabile della D’Urso che propone un angosciante dilemma: perché Loredana Lecciso non ha partecipato alle nozze della figlia di Al Bano? Ecco, credo che questo sia uno dei dilemmi più angoscianti per gli italiani. Ormai non  mi sorprendo più di niente; né delle considerazioni tardive di chi scopre il valore delle cose solo quando le perde, né dell’esistenza di una Barbara D’Urso e dei suoi scoop esclusivi.  Noi passiamo dalle tragedie alle frivolezze, dal riso al pianto, dal serio al faceto, dai filosofi ai saltimbanchi, con tale disinvoltura da lasciare molti dubbi sull’intelletto umano. Noi riflettiamo sui veri valori della vita solo quando rischiamo di perderla. Per il resto, i mass media riempiono le nostre giornate, e le nostre teste, di cianfrusaglie inutili, di pettegolezzi da cortile, del nulla travestito da informazione, intrattenimento e spettacolo. Così la gente si ritrova la testa ingombra di spazzatura e si illude di averla piena.

Ecco perché quando dobbiamo affrontare le calamità naturali, terremoti, uragani, guerre, o qualunque tragedia sconvolga la nostra vita e ci fa perdere tutto, mettendo a nudo la miseria umana, l’incertezza del futuro, la precarietà dei beni, l’impotenza dell’uomo di fronte alla natura, ci sentiamo  confusi, frastornati, persi. E ci rendiamo conto di aver dedicato tempo, energie ed attenzione a cose che ci sembravano importanti, ed invece erano completamente inutili. Ma lo comprendiamo solo in quelle circostanze, troppo tardi. Abbiamo riempito la nostra testolina di cianfrusaglie e non abbiamo lasciato posto per le cose che contano davvero. Così, quando di colpo perdiamo tutto ciò che conta,  ci rendiamo conto di quali siano i veri valori della vita e per un attimo diventiamo riflessivi, seri e saggi. Ma dura poco, giusto il tempo di cambiare canale. Nella mente svanisce l’immagine della basilica di San Benedetto a Norcia crollata ed appare la fatina mediatica, Barbara D’Urso, che è convinta che sia importante sapere perché Loredana Lecciso non sia andata al matrimonio della figlia di Al Bano. Che D’Urso ne sia convinta è normale; lei su questi pettegolezzi ci campa. Come ci campano tutti quelli che scrivono su riviste di gossip o conducono salotti televisivi che sfruttano queste idiozie che spacciano per informazione e intrattenimento. Meno normale è che lo creda anche la gente comune a casa. O almeno lo crede finché non succede un terremoto che ti riporta tragicamente alla realtà e ti fa capire la differenza tra il superfluo e l’essenziale, tra una città crollata e l’ologramma della D’Urso. “The show must go on“, specie se sei al sicuro in uno studio televisivo, invece che seduto sul cumulo di macerie della tua casa.

Madonne in TV, col trucco

di , 8 Luglio 2016 07:38

Visioni mistiche, apparizioni celestiali, miracoli in TV: ovvero, le nuove Madonne catodiche. Dopo Fatima, Lourdes e Medjugorje, abbiamo le nuove Madonne di Saxa rubra e Cologno Monzese.

Ecco la prima. E’ Paola Ferrari, conduttrice televisiva di programmi sportivi. Ultimamente l’abbiamo vista spesso perché, insieme a Marco Mazzocchi, su RAI1 presenta l’anteprima degli incontri di calcio per i campionati europei. Così nelle fasi iniziali dei gironi di eliminazione, tutti i santi giorni c’era una partita sul primo canale e, inevitabilmente, appariva lei a presentare la partita del giorno: la nostra apparizione catodica “Santa Paola da Saxa Rubra“. Ciò che impressiona di questa donna è l’immagine rarefatta, sfuocata, con un fortissimo effetto flou accentuato dalle luci sparate sul volto, che, più che una conduttrice televisiva ed una persona reale,  la fanno apparire come una visione celeste. Basta un attimo di attenzione per rendersi conto che nella realtà una donna simile non esiste, è una elaborazione grafica, un ologramma, una visione. Non è una donna, è un “effetto speciale“. Infatti, tempo fa ebbe il coraggio, bisogna ammetterlo, di pubblicare su Twitter una sua foto al naturale, senza chili di trucco, senza filtri ottici, senza luci sparate. E l’effetto è da film dell’orrore. Per non rovinare l’estetica della pagina evito di pubblicare quella foto che, però, si può vedere nel seguente link ad un post dedicato a lei : “Il trucco c’è e si vede: gnocche in TV“.

La seconda Madonna è lei, Barbara D’Urso, altra conduttrice televisiva di programmi che evito come la peste, ma che, purtroppo, facendo zapping, almeno per qualche secondo la si vede. E’ in buona compagnia di altre celebrità catodiche, l’elenco sarebbe troppo lungo, che hanno in comune proprio il fatto di essere insopportabili. Per questa “Santa Barbara” di Mediaset, vale lo stesso discorso fatto per la Ferrari; trucco in dosi industriali, fortissimo effetto flou con filtri speciali che sfumano i contorni ed eliminano piccole imperfezioni del viso (una volta si usava una calza di nylon sull’obiettivo, poi hanno inventato i filtri speciali), e luci così forti che con quei Watt  si illuminerebbe tutta Pompu per un mese. L’effetto è così irreale ed impressionante che quando, facendo zapping capitate su Canale 5 e c’è lei, la prima impressione è che quella visione sfuocata sia dovuta ad un guasto del televisore, e pensate di dover chiamare il tecnico. Poi vi ricordate che è lei, la Madonna di Cologno Monzese, cambiate canale e tutto torna a posto.

Tra effetti speciali in TV e immagini da rotocalco rivedute, corrette e manipolate col fotoritocco, i media ci stanno abituando alla visione di una realtà che non esiste, è un mondo virtuale in cui la realtà è completamente stravolta. La tragedia è che poi, specie le donne, cercano di imitare i modelli proposti e diventare come quelle Madonne fasulle che vedono in Tv o le donnine perfette che riempiono le pagine dei rotocalchi rosa e di gossip, rifatte al silicone e modificate con Photoshop, che hanno tutte il seno perfetto ed il culetto alla brasiliana. E poiché la missione è impossibile perché i modelli sono irraggiungibili in quanto non esistono nella realtà, ma solo negli studi fotografici e televisivi, si va incontro a depressione, bassa autostima, complessi di inferiorità, problemi e disturbi vari della personalità.

La cosa assurda di queste Madonne del teleschermo è che ultimamente la tecnologia sta facendo grandi progressi ed i televisori sono sempre più ad alta definizione. Anche durante le cronache degli europei di calcio, ci ricordano spesso che le gare si possono vedere, se si ha un televisore adatto, anche in “altissima definizione“. Ormai nei programmi TV  l’alta definizione è normale, ce l’hanno anche a Tele Marmilla Libera: roba che quando fanno un primo piano si possono contare i peli della barba. Ma allora che senso ha acquistare un televisore di ultimissima generazione ed avere l’altissima definizione se poi il tutto viene sfumato con trucco, luci e filtri speciali per dare un’immagine confusa, sfuocata, irreale, come un’apparizione mistica? Questo è uno dei misteri irrisolti della televisione. L’altro fatto inspiegabile è che, a quanto risulta dai dati auditel, Barbara D’Urso (insieme a Maria De Filippi, Marcuzzi, Ventura, etc.) è uno dei personaggi più seguiti e amati della televisione. Ma questo mistero, più che riguardare la televisione, è di competenza di psicologi, psicoanalisti e psichiatri. Altra storia.

Il candidato ideale

di , 16 Novembre 2014 20:22

Sembra proprio che Napolitano abbia intenzione di lasciare il Quirinale. E si scatena subito il “totopresidente“, gioco preferito dei nostri giornalisti, osservatori ed opinionisti;  quelli che si spacciano per esperti tuttologi e ogni giorno imperversano  su stampa, radio e TV, facendo sfoggio di  cultura enciclopedica, informazioni segretissime e doti di preveggenza che esprimono in inutili chiacchiere come quelle che voi fate al bar dello sport. Solo che voi le fate gratis, loro sono pagati per farlo. Chi sarà il prossimo inquilino del Colle? Già si accennano i primi nomi e la Boldrini, giocando d’anticipo, dice che sarebbe la volta di eleggere una donna (che ci stia facendo un pensierino?)..

Non so chi sarà il prescelto (non ho doti da paracul…pardon, da paragnosta, come i nostri autorevoli esperti), ma posso elencare alcune caratteristiche del candidato ideale. Sono in corso mutazioni epocali, stiamo vivendo tempi di grandi cambiamenti, di rottura col passato, di grandi fermenti sociali, di nuove tendenze e di valorizzazione della diversità culturali, etniche, religiose, di tendenze sessuali poco ortodosse. Oggi i “diversi”, in tutti i campi, fanno scuola, fanno tendenza, fanno notizia, fanno carriera e fanno quello che gli pare, senza pregiudizi, senza scrupoli, senza remore, senza pudore, senza timore e senza vergogna.

Se sei una persona normale non ti nota nessuno. Ma se sei “diverso“ entri automaticamente, di diritto, nel novero delle ”categorie protette“, assistito, coccolato e tutelato da varie associazioni, come le specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca.  E come soggetto tutelato, hai molte probabilità di finire in prima pagina e di avere successo nel mondo dello spettacolo, della politica (puoi entrare in Parlamento o diventare vicepresidente di un grande partito), dell’arte, della cultura, del cinema, della televisione (puoi vincere un talent show, un reality o un festival europeo della canzone), della stampa (puoi diventare anche direttore di famosi settimanali di gossip).  Quindi, italiani, auguri e… figli diversi.

In USA hanno eletto Obama, il primo  presidente nero. In Italia una congolese nera è diventata ministro.  In Parlamento  sono entrate porno star come Cicciolina e trans come Luxuria. Le donne, grazie alle pari opportunità ed alle quote rosa, vivono un momento di riscatto e sono a capo di aziende, sindacati ed Enti pubblici. E’ una donna la presidente della RAI Tarantola, la segretaria generale della CGIL Camusso, la ex segretaria della Confindustria Marcegaglia, la presidentessa della Camera Boldrini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio.

Sono donne alcune delle calamità televisive nazionali di grande successo, come Antonella Clerici, Mara Venier, Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Lucia Annunziata, Lilly Gruber e  molte conduttrici di rubriche e programmi televisivi o a capo di importanti testate giornalistiche; evito i nomi, l’elenco sarebbe troppo lungo.  Essere donna, carina e “renzina” è anche una condizione per scalare il PD; vedi Boschi, Moretti, Madia, Serracchiani, Bonafè, Picierno. Insomma, è un momento d’oro per le donne. Ecco perché la Boldrini auspica una donna al Colle; sarebbe il coronamento ideale del lungo percorso di riscatto femminile.

Renzi è oggi il simbolo di questo cambiamento, della rottura. E’ diventato segretario del PD perché predicava la rottura col passato, il cambiamento radicale e la “rottamazione” dei vecchi dirigenti.  Oggi questi sono i requisiti richiesti per avere successo. Parola d’ordine ”cambiamento“; bisogna rompere con il passato, rompere gli schemi, rompere i pregiudizi, rompere gli stereotipi, rompere gli equilibri, rompere gli indugi…insomma, bisogna rompere qualcosa. Ed infatti è da tempo che la nostra classe dirigente e politica rompe; oh se rompe! Il guaio è che tutti rompono, ma nessuno paga.

Quindi, tenuto conto di ciò, ritengo che oggi il Presidente ideale, per essere al passo coi tempi e rappresentare al meglio l’aspirazione al cambiamento sociale, culturale, politico, etnico, religioso e sessuale,  debba avere le seguenti caratteristiche: essere donna, nera, lesbica, atea o, meglio ancora, musulmana o buddista. Se fosse anche trans e con ascendenze zingare sarebbe il massimo.

Zapping festivo

di , 14 Aprile 2013 20:23

Succede che facendo zapping in un pomeriggio domenicale ci si fermi per qualche minuto su RAI2 “Quelli che aspettano...”, condotto da Victoria Cabello. Di questa conduttrice si notano subito due caratteristiche: la frangetta sugli occhi ed i tacchi altissimi. I tacchi non sono semplicemente tacchi alti, sono trampoli bassi. E lei ci cammina a fatica, impacciata. Ma questa sembra essere una tortura alla quale si sottopongono volentieri in TV altre celebri conduttrici nostrane; Mara Venier, Barbara D’Urso, Antonella Clerici. Per tacere di Maria De Filippi, quella specie di disgrazia nazionale che parla con la voce di un bersagliere rauco. E tutte hanno in comune la difficoltà a camminare su quei trampoli. La Clerici, l’ho detto altre volte, si muove a piccoli passettini, sembra che stia correndo in bagno perché le scappa la pipì. Lei stessa, tempo fa, disse, alludendo ai tacchi altissimi, “Se cado da qui mi rompo le ossa“. Ma allora perché non usa le ciabatte? Perché si ostinano ad usare quei tacchi anche quando non è necessario? Boh, misteri della psiche femminile che  non capiremo mai.

La frangetta della Cabello mi fa venire in mente che , dal punto di vista psicologico, ha la stessa funzione degli occhiali neri dietro i quali si nasconde lo sguardo (oggi è una moda molto diffusa). Gli occhiali nascondono gli occhi, la frangetta nasconde la fronte. Ma entrambi hanno la funzione psicologica di nascondere qualcosa agli occhi di chi li osserva. O almeno, questa è la convinzione, forse inconscia, di chi si maschera ricorrendo a questi trucchi mentali. In verità cercano di ingannare se stessi ancor prima che gli altri. La Cabello, ha un’altra caratteristica che la accomuna ai tre personaggi al centro dello studio, dietro un tavolo. Tutti sono convinti di essere simpatici, spiritosi, brillanti ed originali. Ma questo è comprensibile. In un mondo mediatico in cui anche Flavia Vento è convinta di essere intelligente (lo dice lei), tutti sono autorizzati ad avere una qualche convinzione.

Arriva in studio Marco Mengoni, il cantante che ha vinto l’ultimo festival di Sanremo. Parla, guarda, si muove con una “leziosità mentale” che salta subito agli occhi. E’ una specie di via di mezzo fra Leopoldo Mastelloni (parla nello stesso modo e con lo stesso tono di voce) e Pino Strabioli, altro conduttore televisivo di RAI3 (non so se sia ancora in servizio o sia scomparso in LIbia). Così, quando appare Mengoni in TV, la domanda, direbbe Lubrano, sorge spontanea: Mengoni ci è o ci fa? Boh, misteri canterini.

Intanto la Cabello ha sempre l’aria di chi vuole per forza essere originale e divertente, anche quando non ci riesce (quasi sempre). Più che divertente e brillante ha l’aria di una ragazzina terribile ed impertinente, una specie di Gian Burrasca in versione televisiva. E’ simpatica come quelle bambine, maleducate e rompiballe che, mentre tu cerchi di intrattenere una piacevole conversazione con la sorella maggiore, ti assillano con domande inopportune, ti appiccicano la gomma sui pantaloni, ti tirano la giacca e ti danno calci sugli stinchi. Ecco, lei è una di quelle calamità naturali in sembianze di bambina. Perfino la sua frangetta diventa antipatica ed insopportabile. Ricorda molto quelle ragazzine bruttine che, per attirare l’attenzione e farsi notare, fanno scherzi stupidi. Del resto, le sue colleghe citate prima, non è che brillino per simpatia, bravura, eleganza e classe. Forse, però, in TV le scelgono apposta, per una buona causa. La gente normale, vedendo queste “prime donne” della TV, rivaluta molto ed accresce la propria autostima. Sì, hanno un effetto rassicurante che, anzi, esalta la propria personalità. Sono una specie di viagra mentale per la casalinga di Voghera e per tutte le casalinghe d’Italia.

Dialoghi pubblicitari

Figlia: Mamma, qualche volta ho un fastidioso prurito…intimo.

Mamma: Grattati…

Per oggi è tutto, a voi la linea, restate con noi, pubblicità…

Aldo Grasso conferma.

di , 4 Novembre 2010 09:54

Una quindicina di giorni fa, facevo le mie considerazioni in merito alla tragedia di Avetrana e su come i media hanno trattato, anzi “maltrattato“, la morte di Sara Scazzi. Ribadivo per l’ennesima volta le responsabiità dei media, e della televisione in particolare, nel fornire la loro rappresentazione della realtà. Dicevo, fra l’altro: “Si sta verificando quello che ho detto spesso: un cortocircuito fra la realtà e la sua rappresentazione.  Non è più molto chiaro cosa sia davvero reale e cosa sia, invece, frutto dell’interpretazione mediatica della realtà. Si perde il filo logico della storia. La continua interazione fra realtà e rappresentazione rende sempre più confusa l’identificazione della cronologia spazio-temporale degli eventi ed il rapporto causa-effetto.“. (Scazzi: realtà e rappresentazione).

E ancora:”Questo strano fenomeno, legato all’enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione, non è nuovo e non riguarda solo i fatti di Avetrana, ma riguarda tutto ciò che passa quotidianamente attraverso i mezzi di informazione, specie in televisione ed in quel nuovo Far West che sono i social network e la rete in generale, dove l’identità è sostituita da un avatar. Così, il risultato è una realtà che viene rappresentata attraverso i media che, a loro volta, influenzano la realtà che, a sua volta, viene rappresentata dai media che interferiscono con la realtà che…e così all’infinito; un loop! Insomma, la realtà diventa la rappresentazione della rappresentazione della rappresentazione della realtà. Sembra un gioco di parole, una bizzarria lessicale, un espediente dialettico. Ma, purtroppo, ho l’impressione che il nostro mondo stia diventando proprio questo; una rappresentazione mediatica. O, forse, un ologramma…”

Aldo Grasso è il critico televisivo del Corriere e tiene una sua rubrica quotidiana sul giornale. Lo seguo perché mi interessa l’analisi del mezzo televisivo, per le sue conseguenze ed effetti sulla società. Ultimamente, oltre alla classica rubrica scritta, utilizza per i suoi commenti anche il video. Lo fa col suo solito stile, garbato, conciso e con parole chiare e comprensibili a tutti. Oggi, sul Corriere,it c’è un suo commento in video dedicato all’ultima puntata del programma domenicale della D’Urso che, tanto per gradire, trattava ancora di Sara. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è che conferma, pari pari, esattamente quello che dico da anni. E la cosa mi consola, perché evidentemente, se un noto critico come Grasso esprime questa opinione, allora significa che non sono un visionario. Beh, anche questo può essere rassicurante in un mondo sempre più confuso. Ecco il video, ascoltate bene cosa dice: “La TV realtà in mano alla D’Urso? Preoccupante.”

Sakineh e l’ipocrisia.

di , 2 Novembre 2010 12:20

Sakineh verrà lapidata domani. Questa è la notizia riportata oggi sulla stampa. A niente sono servite, evidentemente, le varie iniziative mediatiche, politiche e popolari, anche in Italia, per bloccare l’esecuzione. Ora è prevedibile che scatti l’indignazione generale e la ferma condanna per la sentenza definitiva. Un altro caso di condanna a morte, quella di Tarek Aziz in Iraq, ha suscitato ugualmente condanna e l’immancabile sciopero della fame di Pannella. Bene, giusta e sacrosanta la nostra condanna per la pena capitale. Fa parte della nostra ormai consolidata cultura.

Si dirà che queste cose succedono in regioni lontane e che ci scandalizzano proprio perché da noi non potrebbero accadere. Ma è un errore. E’ successo anche da noi e proprio di recente. E’ il caso di quel padre pakistano che ha ammazzato la moglie perché difendeva la figlia che non voleva sottostare al matrimonio combinato imposto dal padre. E non è il solo caso, altri simili sono avvenuti in Italia. Tempo fa un’altra ragazza è stata uccisa dal padre, con la complicità di tutta la famiglia, solo perché questa ragazza, nata e cresciuta in Italia, era colpevole di comportarsi come una qualunque ragazza italiana. Era troppo “occidentalizzata“. E quando non si arriva alla morte dei familiari, ci sono comunque minacce e violenze di ogni genere.

Sembrano fatti diversi, ma sono molto simili. Anche in questi casi, se pur non c’è una regolare sentenza di un tribunale, è a tutti gli effetti una condanna a morte decretata dal padre che, in questi casi, è giudice e carnefice. Una vera condanna emanata in nome di una cultura, la loro, che prevede certi tipi di reati e la relativa condanna. Come si potrebbe altrimenti definire il caso di un padre che stabilisce che la figlia è colpevole di un gravissimo reato e, per questo, la condanna a morte? E’ poi così differente dalla condanna di Sakineh? Direi di no. Già, ma è una questione di cultura. E queste condanne vengono eseguite non in Iran, in Pakistan o in Iraq, ma in Italia, a casa nostra. Certo, tutti abbiamo condannato questi episodi, ma c’è qualcosa di stonato nei nostri giudizi.

Qulche settimana fa in televisione, proprio parlando del caso della ragazza pakistana, la conduttrice Barbara D’Urso, rivolta ad alcuni ospiti pakistani residenti in Italia, insisteva nel ripetere il suo “rispetto” per la loro cultura. Condannava la morte della ragazza, ma continuava a ripetere che “Ho il massimo rispetto per le vostre tradizioni“. L’avrà ripetuto una decina di volte nell’arco di un quarto d’ora. E’ esattamente quello che affermano in molti. Sono quelli che si scandalizzano quando qualcuno si permette di affermare la superiorità della nostra cultura occidentale, rispetto ad altre. Tutte le culture vanno rispettate ed hanno pari dignità e valore. Guai a dire che la nostra è migliore. Tutte le culture sono uguali. Ma allora dovremmo rispettare tutto quanto fa parte di quelle culture. Anche il burka, la lapidazione, i matrimoni combinati ed imposti dalla famiglia, l’infibulazione, fanno parte di quelle culture. Allora perché, invece che rispettarle, le condanniamo?

Evidentemente in quella cultura c’è qualcosa che non va, che non condividiamo. Quindi, è naturale che la si rispetti, almeno a parole, però con qualche distinguo non di poco conto. Ma se esistono, fra la nostra cultura e la loro, delle differenze, significa che stiamo operando una comparazione etica, fondata su una differenza qualitativa. Il che equivale, inevitabilmente, a stabilire una scala di valori fra le culture. Se mi trovo fra le mani due oggetti quasi simili, ma uno è lavorato alla perfezione, mentre l’altro presenta qualche difetto, concludo, logicamente, che il primo è migliore del secondo. Per quanto possa sembrare azzardato, è lo stesso criterio che è valido anche quando parliamo di cultura. Con buona pace dei relativisti militanti e dei “filosofi”, si fa per dire, del pensiero debole. 

Eppure le persone che sostengono la sostanziale uguaglianza delle culture e la necessità di rispettarle, sono le stesse che poi si indignano per la lapidazione di Sakineh. La chiave di lettura per cercare di spiegare questa evidentissima contraddizione è una semplice parolina che tentiamo in tutti i modi di tenere nascosta: è l’ipocrisia. O si è ipocriti quando si afferma di rispettare la cultura altrui, oppure si è ipocriti quando si condanna la lapidazione di Sakineh. Tertium non datur!

Ma ormai tutto sembra normale. Siamo giunti ad un tale livello di confusione generale, che permea tutte le nostre attivitò sociali, che siamo pronti ad affermare un concetto, poi ad affermare il suo contrario e, subito dopo, ad affermare che entrambi i concetti sono validi. Non credo che su queste basi la nostra civiltà possa andare molto lontano. Mi viene in mente una vecchia storiella. Quella di un giudice che dovendo decidere in merito ad una controversia fra due uomini, li ascolta entrambi mentre espongono le loro ragioni. Ascolta il primo e conclude: “Hai ragione.”. Ascolta il secondo e ancora conclude: “Hai ragione”. Ed al consigliere, che gli faceva notare che non potevano avere ragione entrambi, risponde: “Hai ragione anche tu!”. Ecco, noi stiamo diventando come quel giudice. Auguri…

 

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