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Bombe strabiche

di , 10 Aprile 2017 10:34

Oddio, ci siamo persi 36 missili. Non si sa dove siano andati a finire. Se qualcuno li ritrovasse è pregato di avvisare la Casa Bianca; l’indirizzo lo trovate su Google (lì c’è tutto). La notizia di questi giorni è che Donald Trump ha deciso di punire la Siria per l’uso di bombe chimiche. Così dalle navi che stazionano nel Mediterraneo sono stati lanciati 59 missili Tomahawk sull’aeroporto dal quale si dice siano partiti gli aerei che hanno usato quelle le bombe. Ma diverse fonti ufficiali, siriane, russe e pure USA, dicono che di quei missili solo 23 sono arrivati a segno (“Solo 23 missili USA a bersaglio“). E gli altri 36? Mistero, hanno sbagliato strada e si sono persi.  Così, dopo le bombe intelligenti, abbiamo i missili cretini.

Ora, la cosa buffa è che proprio la mattina dopo l’attacco, si poteva leggere sui quotidiani che i missili Tomahawk sono micidiali, perché oltre alla lunga gittata (2.500 Km.), possono essere controllati e guidati tramite radar e sistemi satellitari, garantendo una precisione massima sull’obiettivo, con un margine di errore di appena 5 metri. L’altro aspetto curioso è che nell’aeroporto bombardato c’erano solo 6 Mig fermi per riparazioni e manutenzione. Ma allora, visto che gli USA conoscevano benissimo la situazione (dalle rilevazioni satellitari), e vista l’estrema precisione dei missili, perché lanciarne 59? Bastava lanciarne una decina e colpire con precisione gli aerei, uno per uno, la torre di controllo e la stazione radar. Avrebbero anche risparmiato un bel po’ di soldini, visto che ogni missile costa quasi 2 milioni di dollari. Allora, dove sono finiti gli altri 36 missili? Misteri della tecnologia moderna. O erano difettosi, oppure  chi doveva guidarli era strabico.

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Ma poi, siamo davvero sicuri che quelle bombe chimiche siano state lanciate dalla Siria? Non saranno come le armi chimiche di Saddam che sono servite per giustificare l’invasione dell’Iraq, ma non sono state trovate perché non esistevano? Sull’attendibilità dell’informazione e le bufale spacciate per notizie, specie in materia di operazioni militari, vedi alcuni post sulla Libia, taroccamenti, Hillary Clinton e varie: “Libia e mozzarelle di buffale”.

P.S.

A proposito di bufale o quasi. Piccolo esempio di come si può alterare il senso di una notizia. Non è una vera e propria bufala; è molto peggio, perché inculca subdolamente una mezza verità apparentemente positiva per nascondere l’altra mezza verità scomoda. Dopo annunci di manovrine per recuperare fondi (come ci chiede l’Europa) e smentite categoriche, oggi la notizia è che quei soldi li troveranno, come sempre, aumentando le tasse su benzina e tabacchi. Che fantasia questi governanti! Così saprebbe governare anche lo scemo del villaggio. E dire che ogni volta che appare in TV il nostro ballista toscano, premier ombra, continua a dire che non aumenteranno le tasse. Ma del resto, da uno che scriveva “#enricostaisereno” e dopo un mese gli toglie la poltrona da sotto il culo, ci si può fidare?

Per preparare il terreno l’Ansa, invece che parlare di aumento delle tasse, la butta sulla necessità di risparmiare sulle spese mediche causate dal fumo. Come sono sensibili; si preoccupano della nostra salute. E così a gennaio scorso annunciava il possibile aumento col titolo a lato, quasi come una necessità da accogliere con grande gioia perché ci fa risparmiare miliardi.

Ed ecco, invece, il titolo che oggi si legge sul Corriere on line:

Invece che dire che aumentano le tasse, dice che “aumentano le entrate“. E messa così sembra anche una buona notizia perché lo Stato incassa più denaro da usare per utilità pubblica. E quella è la mezza verità positiva. Ma passa in secondo piano la mezza verità negativa; ovvero il fatto che quelle maggiori entrate le pagano i cittadini, non cadono dal cielo. Potete scommettere che se al governo ci fosse Berlusconi, avrebbero titolato “Aumentano le tasse sul tabacco“. Ma se al governo ci sono gli amici, allora cambia la musica. Il più importante quotidiano nazionale e la maggiore agenzia giornalistica, pur di compiacere il Palazzo, invece che dire chiaramente che aumentano le tasse, l’Ansa dice che risparmiamo sulle spese mediche, ed il Corriere dice che aumentano le entrate dello Stato. Anzi, per evitare perfino di nominare le tasse, le chiama “rimodulazione delle accise“; roba da inserire in sottofondo le classiche risate registrate delle sitcom. Ecco un esempio facile facile di come la stampa manipola una qualunque notizia anche semplicemente nel modo di presentarla. Ma voi credete ancora a quello che scrivono i giornali o passano in televisione? Sveglia gente, sveglia.

 

 

Cronisti copia/incolla

di , 19 Giugno 2015 19:04

Con internet fare i giornalisti è facile; basta saper fare il copia/incolla.

Una volta bisognava scovare la notizia, impostare il pezzo, scriverlo, magari tenendo la mitica Lettera 22 Olivetti sulle gambe, come una celebre foto di Indro Montanelli. Altri tempi, altra stampa, altri giornalisti e altre notizie. Poi, grazie all’avvento del computer,  che ha mandato in soffitta la macchina per scrivere, è scomparsa anche la linotype e la composizione tipografica. Oggi è tutto più facile e pulito, scomparso l’odore del piombo, è tutto un lavoro di grafica. Ma c’è un’altra novità nella composizione della pagina di un giornale. Oggi, con la grande diffusione di internet, notizie e immagini sono a disposizione di tutti. Così anche fare un giornale on line è facilissimo, basta saper fare copia/incolla. Ho scritto spesso di strane somiglianze fra i vari quotidiani che sembrano concordare notizie e titoli.  E spesso, addirittura, riportano lo stesso testo. Nella colonna a lato, sotto la voce  ”E’ la stampa, bellezza” ci sono decine di post dedicati alle stranezze della stampa.  Uno dei tanti esempi: “Repubblica e il copia/incolla“.

Ed ecco l’ultimo esempio fresco di giornata  di stampa copia/incolla. L’Ansa riporta stamattina la notizia delle elezioni in Danimarca: “Elezioni in Danimarca: la destra riconquista il Parlamento“. Ed ecco le prime righe del pezzo: “In Danimarca torna a soffiare un vento di destra. Con la conquista di oltre 90 seggi su un totale di 179, i Blu, il blocco conservatore dell’ex premier Lars Lokke Rasmussen, ottiene la maggioranza necessaria per guidare il Paese scandinavo per i prossimi anni, grazie al risultato sorprendente dei populisti xenofobi del Partito del popolo danese. Questi ultimi, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti, diventando di fatto il secondo partito in Parlamento. I socialdemocratici della premier uscente Helle Thorning-Schmidt restano il primo partito con il 26,3% dei voti, ma hanno ammesso la sconfitta. “Abbiamo perso per un soffio”, ha commentato Thorning-Schmidt, annunciando che si sarebbe dimessa da premier e da leader del partito.“.

Dopo aver dato uno sguardo al sito dell’Ansa, vado a leggere il nostro maggior quotidiano regionale L’Unione sarda; bisogna informarsi anche sulle notizie che ci riguardano da vicino. Ed anche qui trovo la notizia sulle elezioni in Danimarca: “Danimarca, il Parlamento alla destra“. Ed ecco le prime righe del pezzo: “In Danimarca torna a soffiare un vento di destra. Con la conquista di oltre 90 seggi su un totale di 179, il Blu, il blocco conservatore dell’ex premier Lars Lokke Rasmussen, ottiene la maggioranza necessaria per guidare il Paese scandinavo per i prossimi anni, grazie al risultato sorprendente dei populisti xenofobi del Partito del popolo danese. Questi ultimi, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti, diventando di fatto il secondo partito in Parlamento. I socialdemocratici della premier uscente Helle Thorning-Schmidt restano il primo partito con il 26,3% dei voti, ma hanno ammesso la sconfitta. “Abbiamo perso per un soffio”, ha commentato Thorning-Schmidt, annunciando che si sarebbe dimessa da premier e da leader del partito.”.

I pezzi sono identici, parola per parola, comprese le virgole. Chi ha copiato chi? Visto come è facile fare un giornale? Basta saper fare copia/incolla. Così siamo bravi tutti a fare i giornalisti. E’ la stampa, bellezza.

P.S.

A conferma di quanto detto arrivano il giorno dopo (20 giugno) questi due articoli ancora dell’Ansa (“Pedopornografia: operazione polizia, 17 arresti e 92 denunce“) e de L’Unione sarda: (“Pedopornografia: 17 arresti, seuqestrati computer e smartphone“). Articoli identici, virgole comprese: semplice operazione di copia/incolla.  Considerato che è molto improbabile che sia l’Ansa a copiare i pezzi dall’Unione sarda, è più probabile che avvenga il contrario. Ovviamente questi riportati non sono casi isolati, sono quasi la norma ed interessano quotidiani on line, siti di informazione, forum e blog. Ma allora, quando si usano informazioni, testi, brani o articoli interi presi in rete,  perché non citare la fonte (meglio ancora sarebbe inserire un link) o anche semplicemente segnalarlo fra parentesi (ANSA) all’inizio o alla fine dell’articolo, come fanno altri siti in rete? Anche questo sarebbe un segno di serietà, onestà e rispetto per i lettori; tutte cose, purtroppo, scomparse dalla deontologia professionale di  certa stampa, ma anche di certi “ladri” internettiani che rubano a piene mani pezzi altrui e poi li pubblicano, senza indicare la fonte,  facendoli passare come propri. Anche questo è un segno dei tempi. Tempi di decadenza, morale da basso impero, anzi da suburra.

 

Titoli e leccate

di , 17 Giugno 2015 14:31

Nuovo scandalo del San Raffaele di Milano. Lo riferisce oggi l’ANSA “Truffa da 28 milioni di euro: 9 indagati“. Ecco l’elenco: “Tra i nove indagati per truffa aggravata e falso figurano Mario Valsecchi, amministratore della struttura fino al 2012 (ha già patteggiato 3 anni fa in seguito all’indagine per bancarotta, nata dopo il suicidio del vicepresidente Mario Cal), Nicola Bedin, attuale amministratore e Roberts Mazzuconi, storico direttore sanitario. Poi ancora: Ottavio Alfieri, direttore dell’unità operativa di Cardiochirurgia, Piero Zannini, primario di Chirurgia Toracica, Roberto Chiesa, primario di Chirurgia Vascolare, Patrizio Rigatti, ex primario di Urologia, Francesco Montorsi, attuale direttore dell’unità operativa di Urologia e direttore scientifico, e Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione e da un paio di decenni ‘angelo custode’ dell’ex premier.”.  Tutti i nove indagati vengono citati solo per nome ed incarico. Solo uno fra i nove, Zangrillo, riceve un’attenzione particolare e con “sottilissima ironia” viene definito come “angelo custode dell’ex premier“.  Ed ecco il titolo dell’ANSA.

Oplà. fatto, ecco come si cucina la notizia e si inventa un titolo che travisa la notizia. Gli indagati sono 9, ma nel titolo compare solo il “medico di Berlusconi“. Come se fosse l’unico indagato per la truffa e fosse l’unico responsabile delle irregolarità nei rimborsi. Ma l’importante è tirare in ballo Berlusconi ed accostarlo ad uno scandalo, anche quando non c’entra nulla; è la strategia mediatica che stanno usando da 20 anni. Ancora un esempio di come la stampa manipola le notizie e l’informazione. Ma guai a sollevare dubbi sulla serietà, l’indipendenza e l’imparzialità della stampa. Sono intoccabili. Sono come le puttane che fanno le puttane, ma se le chiami puttane si offendono e ti prendono a borsettate in testa. Ecco, così sono gli integerrimi paladini dell’informazione. Ne parlavo anche pochi giorni fa in due post, “Stampa casual” e “Renzi, il premier con le mani in tasca“. Chissà che a furia di mostrare questi chiarissimi esempi di “serietà” dell’informazione, qualcuno non cominci ad aprire gli occhi.

In compenso oggi sul Corrierone nazionale ci sono due articoloni in prima pagina dedicati alla visita di Michelle Obama a Milano. Già da alcuni giorni, per annunciare l’arrivo e preparare l’opinione pubblica al grande evento,  Michelle aveva il suo spazio in prima pagina (in verità la Obama family è sempre in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano): o parlano di Barack, o parlano di Michelle, o parlano delle figlie e perfino di Bo “The first dog” della Casa Bianca.   Ed ogni volta le nostre “grandi firme” si esercitano nell’arte tutta italica del leccaculismo; in questo siamo maestri. La stampa di casa nostra ha sempre uno sguardo benevolo  nei confronti dei presidenti USA (ma solo quando sono democratici  e specie se sono neri); tutto ciò che fa è visto con una luce positiva e presentata in maniera entusiastica. Un esempio fra tanti: “Obama incanta il Corriere“. Si decanta la bellezza, l’eleganza di Michelle, il fatto che sia amatissima dagli americani, il suo impegno per la campagna salutista, la sua abilità nel coltivare il giardino della casa Bianca, le sue doti atletiche. Insomma le lodi si sprecano. E come se non bastasse tanto entusiasmo per la mamma “Michelle fa scalo a Londra“, c’è spazio anche per un box riservato alle figlie. Ecco come ancora sul Corriere, stamattina, si parla delle piccole Obama: “Tutti pazzi per quei vestitini di Malia e Sasha“.

Quei “minidress che stregano il web” ed i “look bon ton che fanno tendenza“. Immagino schiere di milioni di internauti, uomini e donne (tanto ormai è lo stesso), che alla vista delle due sorelline Obama, sono improvvisamente “tutti pazzi“, tutti “stregati“, tutte le ragazzine in fila per accaparrarsi ed indossare quei ”minidress” rossi e acquamarina che “fanno tanto tendenza e bon ton“. E se pensate di non essere pazzi e stregati dovreste preoccuparvi per il fatto che siete inconsapevoli di esserlo; perché se il Corriere dice che siete pazzi vuol dire che lo siete. Mica vorrete mettere in dubbio le affermazioni dell’autorevolissimo quotidiano nazionale?  Non vale la pena di ironizzare o ripetere ciò che dico da anni. Poverini, bisogna capirli, anche questi giornalisti devono campare, portare la pagnotta a casa, tengono famiglia. E’ la stampa, bellezza.

Qui una serie di post sulla “Obama family; compreso il cane“.

Vedi

- La frangetta di Michelle e altre amenità

- La patata di Michelle

- Il cetriolo di Michelle

- Corriere e la gaffe di Romney

- Un cane alla Casa Bianca

- Dieta Obama, cozze e caviale

- Obama fan club

EXPO e teppisti

di , 2 Maggio 2015 22:35

Primo maggio, Milano a ferro e fuoco: la polizia sta a guardare. Le immagini della devastazione di Milano (vedi qui) le abbiamo viste sulla stampa, in rete, in televisione; non hanno bisogno di commenti. Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo, perché è successo e perché la polizia, ieri come tante volte in passato, si tiene a debita distanza dai vandali; ordini dall’alto, bisogna limitarsi a controllare la situazione, evitando gli scontri con i manifestanti ed evitando di provocare i delinquenti per evitare reazioni violente e maggiori danni. Questa è la linea “politica” del nostro sistema di difesa dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico.

Ciò che lascia allibiti è la reazione del potere, della stampa  e dei commentatori. A sentire e leggere certi commenti sembra che si riferiscano a fatti diversi da quelli visti a Milano. Ma chi è abituato a guardare la realtà in maniera critica e, soprattutto, a giudicare i fatti non lasciandosi condizionare dai media, sa benissimo che l’informazione è talmente manovrata e manipolata da essere del tutto inattendibile. Non ci meravigliamo più di tanto, quindi, ben sapendo che la realtà viene presentata dai mezzi d’informazione applicando il criterio della doppia morale. “La verità è ciò che conviene al partito“, diceva Togliattiil migliore” (figuriamoci gli altri).  Quel principio è sempre valido: raccontare la realtà non per quello che è, ma secondo la convenienza del potere politico, economico, culturale.

Ultimamente la parola d’ordine sembra essere l’ottimismo. Tutto va ben madama la marchesa, va tutto ben. Chi non è d’accordo ne paga le conseguenze. Vedi, giusto per fare un esempio recente, la sostituzione di dieci deputati del PD in Commissione riforme, colpevoli solo di non essere d’accordo con la linea del premier Renzi sulla riforma elettorale. Un provvedimento che non si era mai visto alla Camera. Ma guai a parlare di autoritarismo; Matteo dice che è nelle regole della democrazia. E se lo dice Matteo non si può contestare (salvo andare incontro a guai seri), le sue parole sono legge: ipse dixit. Ma torniamo alle prove di guerriglia urbana messe in atto a Milano.

Ecco il titolo dell’ANSA :”Teppistelli figli di papà“, così se la cava il nostro fanfarone toscano.  Insomma, quattro ragazzi un po’ scalmanati, ma niente di preoccupante. E tanto per confermare che non è successo niente di grave, come viene ripreso nel titolo, il sindaco Pisapia invita i milanesi a rimboccarsi le maniche per ripulire la città e rimediare ai danni. Come dire che non è successo niente, ora diamo una ramazzata, sostituiamo qualche vetrina rotta, rottamiamo le auto bruciate e tutto torna come prima. Anche il ministro Alfano è soddisfatto: “La tattica di ordine pubblico adottata a Milano  ha infatti evitato il peggio.”.  Chiaro? Ringraziamo il cielo perché poteva andare molto peggio.

Lo afferma anche un autorevole editorialista del Corriere, Luigi Ferrarella, che senza nemmeno vergognarsi un po’, afferma “E’ andata bene” ed apre così il suo pezzo: “Com’è andata? Bene.” . E chiarisce anche il perché della sua soddisfazione: “… il risultato “nessun ferito” serio, e 11 contusi tra i poliziotti, é già una gran cosa.”. Chiaro, un ottimo risultato. Queste sono le “grandi firme” del giornalismo di casa nostra, quelli che creano l’opinione pubblica. Anche Napolitano, che insieme alla sua Clio non ha voluto rinunciare all’occasione della passerella all’Expo, ha minimizzato la devastazione: “Ieri è stata una giornata bellissima, una magnifica inaugurazione“. Anzi, ha criticato i media perché, a suo dire, hanno dato troppo spazio ai disordini e i vandalismi dei black bloc; “capovolgono la realtà“. Non bisognava parlarne per non rovinare la festa.

Avrebbero voluto che i media tacessero sui black bloc. Sì, niente resoconti, niente servizi televisivi, silenzio. Meglio dedicare spazio alla passerella di Renzi, Napolitano e consorte, Pisapia, Prodi (c’era anche lui) e tutta la coorte di compagni sinistri. Come se già non fossero tutti i giorni in prima pagina e su tutti i TG. Strano, quando al governo ci sono loro non sopportano le contestazioni, gli scioperi, i disordini. Guastano il clima da salvatori della patria. Se invece al governo c’è il centrodestra, allora via con i cortei, le proteste, il diritto alla manifestazione, la rabbia della gente, il popolo che scende in piazza. Già, anche la protesta è elastica, dipende da chi la fa e contro chi. E siccome questi black bloc o antagonisti, o No Expo, o centri sociali, o disubbidienti, o comunque li si voglia chiamare, sono quasi sempre di estrazione sinistra, allora si cerca di minimizzare. Ricorda molto la vecchia storiella dei terroristi delle brigate rosse che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo, nati, cresciuti e allevati nelle sezioni del PCI a pane e Marx, lotta di classe e anticapitalismo, ma che per la sinistra erano solo “compagni che sbagliano“.

Pensate che se i disordini fossero stati causati da movimenti di destra, la reazione sarebbe stata la stessa? No, altra storia, allora ne avrebbero fatto una sorta di attentato, di insurrezione, di rivoluzione armata, di guerra, avrebbero chiesto le dimissioni di ministri, sindaci, prefetti, questori e dell’intero governo. Sarebbe successo il finimondo. Ma se i dimostranti sono di sinistra, allora la cosa non è molto grave; sono solo quattro teppistelli. Sono talmente disonesti e in malafede che arrivano perfino a travisare completamente i fatti. Ieri Andrea Camilleri, comunista e intellettuale di regime, appena avuto notizia dei disordini di Milano ha scritto su Twitter “Caro ragazzino di Casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. Per Camilleri i vandali di Milano erano di Casa Pound. Effetti della senescenza, ma anche della malafede congenita.

Questa però supera anche la fantasia più sfrenata. E’ ancora un titolo dell’ANSA “Savina, il questore che ha fermato i black bloc“. Un elogio sperticato del questore, dell’azione della polizia, dell’attività di controllo preventivo, della strategia adottata: “La strategia della Questura è stata vincente“, scrive l’Ansa. E meno male che è stata vincente e che il questore “ha fermato i black bloc“. Figuriamoci se non li avesse fermati! Insomma, dobbiamo ringraziare il cielo che ce la siamo cavata con poco. Ma andate a dirlo a chi ha avuto l’auto bruciata, le vetrine rotte, i negozi devastati. E ditelo ai cittadini che devono pagare i danni. Maroni ha promesso un primo intervento di un milione e mezzo di euro per venire incontro a chi ha subito danni. Ma non sono soldi che calano dal cielo, sono sempre soldi dei cittadini, dei milanesi, degli italiani. I delinquenti distruggono e noi paghiamo i danni.

Ma i media tendono a sminuire gli effetti della guerriglia e vogliono far dimenticare l’accaduto, per non intaccare l’immagine positiva del governo Renzi, non guastare la festa dell’inaugurazione dell’EXPO e rovinare l’atmosfera idilliaca di un’Italia che esiste solo nei tweet mattutini del premier per caso. Così, minimizzano l’accaduto e, anzi, tutti si dicono soddisfatti di come sono andate le cose. E’ la dimostrazione che questa gente vive in un altro mondo, non in quello della gente normale, è un’altra dimensione, un universo parallelo in cui va tutto bene e centinaia di delinquenti che devastano il centro di Milano sono solo quattro teppistelli figli di papà, magari annoiati, che fanno un po’ di baldoria per distrarsi e divertirsi. Niente di grave. Ora i milanesi si armano di scope e stracci, ripuliscono tutto e Milano torna come nuova.

Si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità: la completa incapacità dello Stato di difendere i cittadini e le città dalla violenza di delinquenti di professione, dall’internazionale della guerriglia e da bande di criminali stranieri che vengono a delinquere in Italia contando su leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti e punire le forze dell’ordine, e sulla benevolenza dei giudici. Attraverso i mezzi d’informazione, controllati e manipolati ad arte,  ci presentano una realtà virtuale che esiste solo nei palazzi del potere. Non vedono e non vogliono vedere la quotidianità scomoda. Preferiscono vivere di promesse, di slides, di cartoline di un Paese che non esiste, di autocompiacimento, di ologrammi che scambiano per realtà. Ecco perché nello  spettacolo musicale dedicato all’ inaugurazione dell’Expo, trasmesso in mondo visione da piazza del Duomo il 30 aprile, hanno voluto sul palco un interprete di questo nuovo modo di guardare il mondo, o meglio di “non guardare e non vedere”; hanno scelto il testimonial ideale, Andrea Boccelli, un tenore cieco  Geniali.

Questa doppia morale della sinistra mi fa venire in mente un vecchio post del 2007 in cui ricordavo che quando per decenni si allevano i giovani a pane e rivoluzione, ideologia e contestazione del potere, può succedere che quando poi quei maestri di violenza arrivano al potere la contestazione gli si ritorce contro e gli alunni prendono a sassate i professori.  Vedi “Cria cuervos“.

Diamo i numeri

di , 26 Agosto 2014 00:26

Funerale a St.Louis per il giovane afroamericano Michael Brown ucciso a Ferguson da un poliziotto il 9 agosto scorso. Ne riferiscono tutti i media con immagini della cerimonia e note sulla partecipazione del pubblico.

L’Ansa, la nostra maggiore agenzia giornalistica, titola così “Centinaia di persone ai funerali ...”. Sinceramente,  visto il clamore suscitato dal tragico episodio e dopo diversi giorni di proteste e scontri anche violenti, ci si aspetterebbe una partecipazione più nutrita. Ma se l’Ansa riferisce di centinaia di partecipanti  bisogna crederci. Non è nemmeno un errore nel titolo, come succede spesso. Infatti, leggendo il pezzo, si vede che anche all’interno si parla di “centinaia di partecipanti“.

Ma ecco il titolo del Corriere on line che rilancia e fornisce cifre decuplicate. “In migliaia ai funerali di Brown“. Anche in questo caso non è un errore nel titolo. La didascalia che illustra le immagini della cerimonia, infatti, comincia proprio così: “Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali di Michael Brown…”. Oddio, ma allora sono centinaia o migliaia? Se l’Ansa è la maggiore agenzia giornalistica, il Corriere non è da meno; è il più diffuso ed autorevole quotidiano italiano. E allora se due colossi dell’informazione come questi sparano cifre a caso a chi dobbiamo credere? Avranno visto, forse, due funerali diversi? Ma poi, qualcuno ha contato davvero i presenti,  oppure hanno fatto un conteggio ad occhio? Certo è che la stampa è sempre meno credibile. Invece che fornire dati e notizie precise e verificate, molto spesso si limita a “dare i numeri“, in tutti i sensi. E’ la stampa, bellezza!

Aluminnio e nuove leghe

di , 23 Giugno 2014 09:20

Cos’è l’aluminnio? Deve essere una nuova lega. No, niente a che fare con l’unità di misura e  nemmeno con le famose 20.000 leghe sotto i mari di J. Verne. Parliamo di leghe metalliche usaste per la costruzione di natanti. E poiché finora questo “Aluminnio” era del tutto sconosciuto, deve trattarsi di un nuovo e segretissimo materiale. Lo abbiamo scoperto ieri vedendo questo box in prima pagina sul sito ANSA.

Non c’è dubbio, il titolo è chiarissimo, si tratta di una nuova lega leggera in “Aluminnio“. Così, per curiosità e per capire cosa sia questa nuova lega, si clicca sul titolo e si legge il pezzo che, anche all’interno, titola:” Nautica: Ferretti presenta primo Riva tutto in lega leggera di aluminnio“. Conferma il titolo in Home. Sotto il titolo c’è una grande foto di uno yacht in navigazione e la didascalia dice ancora “lega di aluminnio“. Un errore passi, due sono da sanzione, ma tre sono da gogna in piazza.  A questo punto, mentre la prima impressione è stata che si tratti del solito errore di battuta, visto che il termine viene ripetuto tre volte, si comincia ad avere qualche dubbio e viene il sospetto che si tratti davvero di una nuova lega. Ma leggendo il pezzo  si scopre che si tratta, come sospettavamo, della classica lega leggera d’alluminio che, per un errore di battuta, diventa “aluminnio”.  Succede. Il fatto è che questo box è in bella evidenza già da ieri e stamattina è ancora lì a creare perplessità a lettori distratti che (soprattutto se si limitano a leggere il titolo), possono davvero pensare che sia stata scoperta una nuova lega.

Certo, tutti penseranno che si tratti di un errore, ma, come ho detto altre volte, è del tutto inammissibile che un sito come l’Ansa, non si prenda la briga di rileggere quello che pubblica e che un errore così evidente resti lì per un giorno intero, senza che nessun redattore lo noti e corregga. Una volta nelle redazioni c’era la figura del correttore di bozze che dava un ultimo sguardo ai pezzi proprio per correggere sviste ed errori che potevano sempre esserci, anche per le firme più autorevoli; accenti, apostrofi, virgole, doppie, ripetizioni, cacofonie. Ora, scomparse le Olivetti 22, la linotype e i  caratteri in piombo, si batte direttamente su una tastiera, si clicca su “Invio” e si pubblica. E, evidentemente, non si perde tempo a verificare che ciò che è stato pubblicato sia corretto. Non c’è tempo, bisogna scrivere altri pezzi, riempire altri spazi, riversare in rete migliaia di news provenienti dai quattro angoli del pianeta. Notizie di cui, forse, appena un 10% è di vero e reale interesse pubblico. Il resto non è informazione, è spazzatura che serve solo a riempire le pagine, occupa spazio, appesantisce i server e finisce in un enorme archivio in rete che nessuno leggerà più perché si tratta di notizie del tutto inutili. E per tenere questo gigantesco archivio (che cresce smisuratamente ogni giorno in maniera esponenziale) con miliardi di files consumiamo ingenti quantità di energia per produrre la quale stiamo distruggendo il pianeta.  Ma intanto si fa finta di fare informazione, ci si guadagna il pane quotidiano e si tira a campare.

Del resto, è comprensibile che possa sfuggire un errore in un titolo. Ma se questo errore viene ripetuto, come in questo caso, anche nel titolo all’interno del pezzo, allora non si tratta più di una svista, ma del fatto che oggi si scrive con i piedi. E nel più completo menefreghismo e mancanza di correttezza e rispetto nei confronti dei lettori. E’ uno dei segni, drammatici, dei tempi in cui viviamo, di completa confusione, mancanza di professionalità, improvvisazione, approssimazione e superficialità. Anche la stampa è, per quanto di sua competenza, responsabile  del progressivo e totale degrado della società, dalla cultura alla politica, dall’arte alla scuola, dal lavoro alla giustizia. E non bisogna pensare che si tratti di inezie, di piccoli dettagli insignificanti, di pedanterie. No, perché è dalla cura delle piccole cose che si nota la serietà, la capacità e l’attendibilità delle persone. Se non sono in grado di prestare cura e attenzione alle piccole cose, come pensiamo che possano occuparsi seriamente dei grandi problemi?

Tragedia domenicale

di , 8 Giugno 2014 08:41

Una notizia terribile che rischia di rovinarci la giornata festiva. La riporta l’ANSA, come news nella sezione “Zoom“, quindi, una di quelle notizie  di primaria importanza da mettere bene in evidenza. Infatti, la troviamo nella Home, in alto alla pagina, subito sotto i titoli di apertura, ma prima e sopra le notizie sul lavoro nero e sul Papa. Qual è questa notizia sconvolgente? E’ questa, riguarda De Rossi, uno dei calciatori della nostra nazionale in trasferta brasiliana: “Un’ape nello scarpino“.

Oddio, tanta paura per un’ape nello scarpino? Neanche se avesse trovato sotto le lenzuola un nido di velenosissimi ragni delle banane (o ragni vagabondi).  Ma un’ape di quelle che svolazzano di fiore in fiore e poi producono il miele? E quale sarebbe la notiziona? Che in Brasile ci sono le api? Che le api brasiliane sono così ignoranti che non sanno distinguere uno scarpino da calciatore da un bocciolo di rosa? Che l’ape è stata confusa e tratta in inganno perché lo scarpino di De Rossi profuma di lavanda?  Capirei la sorpresa e la rilevanza della notizia se quell’ape nello scarpino fosse un’Ape Piaggio completa di ambulante brasiliano che vende banane, mango e papaia.  Difficile farla entrare in uno scarpino; sarebbe davvero una notizia incredibile. Eppure, se l’ANSA titola “Paura per De Rossi“,  deve essere stata un’esperienza davvero terrificante per il nostro calciatore. Lo si vede dalla foto in cui appare talmente scosso da nascondere il volto, forse per celare la sofferenza, o forse per evitare la vista dell’ape assassina che ha attentato all’incolumità del nostro “azzurro” in trasferta.

Viene un dubbio atroce. E se si trattasse di api kamikaze addestrate dallo staff della “Seleção Brasileira” per  attaccare e intimidire i calciatori delle squadre avversarie? Un atto di vero e proprio sabotaggio per indebolire le squadre concorrenti? Se fosse avvenuto in Italia, una delle nostre solerti procure avrebbe già aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Ora la domanda è questa: sarà un caso isolato, oppure è solo l’avvisaglia di un attacco massiccio di api assassine che colpiranno i nostri preziosissimi pallonari in trasferta? Lo sapremo nei prossimi giorni. Sono certo che i media ci aggiorneranno costantemente su tutti gli sviluppi di questa appassionante telenovela “Le api dei mondiali“. Magari domani troveremo ancora una notizia d’apertura nella sezione “Zoom”: “Paura per Balotelli…una libellula sulla cresta“. In attesa delle prossime puntate, siamo profondamente sconvolti da questa terribile esperienza. Ci dispiace  per  De Rossi e, soprattutto, per l’ape.

Crisi, vacanze e preziose risorse

di , 31 Maggio 2014 15:31

Osservando gli avvenimenti e le notizie del giorno viene il forte sospetto che gli italiani stiano attraversando un periodo di smarrimento. Non è chiaro se si tratti di effetti dell’assunzione di droghe più o meno leggere, se ci sia nell’aria un qualche virus sconosciuto, oppure se la causa sia più profonda.

Ecco la buona notizia tanto per cominciare bene la giornata. Nove milioni di italiani hanno difficoltà economiche; un aumento del 57% rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi mondiale. Niente di nuovo, ormai le  notizie dal fronte del lavoro, della precarietà e dell’economia sono un bollettino di guerra. L’immagine dell’Italia è quella di una nazione in cui la povertà cresce ogni giorno, aumentano i disoccupati, le aziende nazionali sono in vendita al migliore offerente e non si vedono spiragli di soluzione a breve termine.

Ma, nonostante questo disastro economico e sociale, ultimamente sembra esserci stato un cambiamento di rotta nel mondo dell’informazione e dei media in generale. In televisione sentiamo personaggi della politica che fino a ieri erano catastrofisti ed ogni giorno, come prefiche mediatiche,  cantavano lamenti atroci sul destino dell’italica stirpe. Improvvisamente, da quando è cambiato il direttore d’orchestra (Renzi) è cambiata anche la musica. Non più marce funebri e messe da requiem, ma allegre marcette, valzer, mazurche e feste campagnole. Anche la stampa si è adeguata al nuovo clima. Cambia il tono generale, si scelgono con cura le notizie da prima pagina e quelle a cui dare più spazio ed evidenza,  e si presentano con una punta di ottimismo, di benevolenza e di approvazione nei confronti dell’azione del governo e del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Pensate che ci sia stata un’inversione di atteggiamento da parte dei media, molto più benevolo ed accondiscendente nei confronti del governo, da quando Renzi è andato a palazzo Chigi? Pensate che, per dare una mano a Renzi, si cerchi di dare segnali positivi e rassicuranti? Pensate questo? Pensate bene.

Ecco, per esempio, come oggi l’ANSA titola “Italiani in vacanza“. Sei milioni sono il 10% degli italiani. Ma il messaggio di questa notizia nella sezione “Primo piano” è l’idea che gli italiani vadano in vacanza. Non importa quanti, è secondario, ma deve prevalere l’immagine della vacanza. Siccome  quelli che restano a casa sono il restante 90%, in altri tempi e con altri governi, avrebbero titolato “Crisi: il 90% degli italiani resta a casa“.  Ma siccome al governo c’è il sindaco rampante, allora bisogna essere ottimisti e vedere il lato positivo. E così non contano i 54 milioni che restano a casa, ma i 6 milioni che vanno in vacanza. Sono le due facce della medaglia; dipende dal punto di vista e da come la si guarda.

Del resto si può essere davvero ottimisti, vista quest’altra notizia d’apertura, ancora dell’ANSA. Sembra che questi 80 euro siano la soluzione della crisi, abbiano un forte impatto sui consumi ed un effetto positivo su tutta l’economia. Sarà così? Proprio nell’articolo sull’Italia vacanziera (sopra citato), il presidente della Federalberghi, Bocca, dice che il tanto sbandierato bonus di 80 euro non fa ripartire i consumi: “ La speranza quindi che il bonus in busta paga di 80 euro, producesse un’immediata ripartenza dei consumi, non trova per il momento conferma nei fatti.“. Piccola differenza: la dichiarazione di Bocca viene inserita all’interno dell’articolo, l’idea, invece, che l’effetto degli 80 euro sia molto positivo e produca un giro di 3 miliardi di euro di spesa, incrementando i consumi, diventa titolo d’apertura in prima pagina.

Ed ecco un’altra notiziona, ancora dalla home dell’ANSA: il Pil cresce. Ma non subito, calma, cresce a partire da giugno. In effetti non è nemmeno sicuro che cresca, è una stima, una previsione fatta dall’ISTAT. Potrebbe anche non crescere e la previsione risultare sbagliata. Ma ammettiamo pure che cresca. Di quanto cresce? Dello 0.1%! Mentre le economie del mondo crescono dal 3% degli USA all’8% della Cina, noi “cresciamo” (?) dello 0,1%. E non è nemmeno sicuro: cresciamo…forse! Speriamo di crescere. Ma fra vacanzieri felici, boom dei consumi grazie agli 80 euro e Pil in crescita, queste sono le notizie d’apertura dei siti d’informazione, lasciando intendere che la crisi sia superata, che l’economia sia in ripresa e gli italiani siano tanto tranquilli e fiduciosi nel futuro che vanno in vacanza. Ecco un bell’esempio di come viene manipolata l’informazione, secondo l’effetto che si vuole ottenere. Basta presentare le notizie in modo funzionale alla causa. Bisogna tenerlo presente quando si leggono quotidiani, riviste, siti internet di informazione o si assiste a manifestazioni e battaglie a difesa della libertà di stampa.  Spesso la tanto sbandierata libertà di stampa è solo libertà di manipolare l’informazione ad uso e consumo dei potenti di turno, del gruppo editoriale o della parte politica di riferimento.

E non basta. Ci stanno raccontando da anni che gli immigrati sono una risorsa. Bene, se è vero allora dobbiamo essere più che soddisfatti perché la stagione si annuncia molto favorevole: “Alfano: 40.000 sbarchi in 5 mesi“. Bene, bene, significa che, con questo ritmo e se si rispettano le previsioni, in un anno ne arriveranno più di 100.000. Fantastico, un carico di risorse che darà un contributo sostanziale a migliorare l’economia nazionale. E’ vero che intanto ci costano 300.000 euro al giorno solo per mantenere i mezzi della marina impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ vero che, una volta sbarcati, dobbiamo garantirgli vitto, alloggio, abbigliamento, paghetta per le piccole spese, ricariche telefoniche, sigarette, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria etc… però poi sono tutte preziose risorse che ci daranno una mano.

Ultimissima del bollettino dei naviganti: “Soccorsi 3.000 migranti“. Ma adesso, con la buona stagione, gli arrivi saranno giornalieri, a migliaia per volta. Andiamo a prenderli direttamente alla partenza, in acque libiche. Loro partono, poi chiamano il numero della Capitaneria di porto di Palermo (che hanno già alla partenza), e, prima che ce li freghino gli egiziani, i tunisini o Malta,  arrivano subito le nostre navi della Marina e della Guardia costiera a “salvarli” e portarli a Lampedusa.  Sì, perché, come si diceva, sono tutte preziose risorse.

Tutte risorse che, in un periodo di crisi profonda e drammatica,  si aggiungono ai 9 milioni di italiani in difficoltà, ai disoccupati, ai precari, ai giovani senza speranza di trovare occupazione. Mentre le  aziende chiudono, aumentano i licenziamenti, interi settori dell’economia e marchi storici del made in Italy sono in vendita ed acquistati da investitori stranieri (una per tutte, la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, l’Alitalia),  mentre i pensionati non sanno come campare e per recuperare qualcosa di commestibile, vanno nei mercati all’ora di chiusura, a rovistare fra gli scarti di frutta e verdura, mentre assistiamo al completo sfacelo economico e sociale, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti i disperati del terzo mondo e garantirgli tutti i diritti possibili; casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, ricongiungimento familiare, cittadinanza. (Immigrazione, siamo al collasso). E noi, che siamo buoni che più buoni non si può, a costo di farci aumentare le tasse per sopperire alle spese, accogliamo tutti amorevolmente.

E intanto cosa fa il governo? Il ministro Alfano, come ha riferito proprio avantieri, si limita a tenere il conto degli sbarchi; fa il ragioniere dei migranti e dei barconi. Il Parlamento, invece di cercare di fermare l’invasione, per assecondare l’ONU e la Boldrini, discute sulla necessità di migliorare l’accoglienza e non sapendo trovare dei rimedi, per nascondere la propria incapacità, scarica la responsabilità del flusso migratorio inarrestabile sull’Europa.  Ma è solo un modo per non affrontare il problema. In realtà il nostro Parlamento è indaffaratissimo a discutere altre priorità. E’  occupato a parlare di legge elettorale, di “femminicidio” (approvato il decreto legge), di lotta all’omofobia, di Genny ‘a carogna e magliette da stadio, di “divorzio breve” (approvato ieri alla Camera), di “quote rosa e parità di genere” (approvata di recente), di diminuzione della pena per gli spacciatori di droga (niente carcere per il piccolo spaccio), di abolizione del reato di immigrazione clandestina (Abolito il reato di clandestinità), così, visto che non è più reato, tutti i disperati del mondo si sentono autorizzati a venire da noi.   Poi, siccome non riusciamo a sostenere l’enorme costo e garantire l’accoglienza,  accusiamo l’Europa di non aiutarci.  Ed Alfano tiene il libro mastro dei barconi.

Siamo ridicoli. Insomma, com’è evidente, i nostri parlamentari sono impegnatissimi a discutere ed occuparsi di cose importantissime e fondamentali per gli italiani, specie per quei 9 milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, esodati e pensionati al minimo. E intanto il nostro Bel Paese viene invaso da africani, asiatici e disperati  che arrivano in massa, occupano case e palazzi abusivamente, si impadroniscono abusivamente dei parcheggi pubblici e vi chiedono il pizzo per parcheggiare, sempre abusivamente occupano piazze, strade, spiagge e centri storici per vendere cianfrusaglie inutili, vivono di espedienti, di lavoro nero o di attività criminali e sono sostenuti, aiutati e coccolati dalla sinistra e da tutti coloro che su questa invasione di massa ci campano. Già, perché bisogna ricordare che su questo flusso di migranti disperati, nascondendosi ipocritamente dietro la bandiera del buonismo e del rispetto dei diritti umani,  c’è chi ci campa. (Immigrazione e ipocrisia)

E guai a lamentarsi perché si solleva subito l’indignazione e la protesta dei buonisti di professione, interviene l’ONU, la Boldrini, la Kyenge, il Papa, l’UNAR (vedi “A caccia di razzisti“)si viene subito accusati di xenofobia e razzismo. Siamo invasi, dobbiamo pagare le spese, che  per un Paese in crisi stanno diventando insostenibili, e non possiamo nemmeno lamentarci. Paga e taci. Vista la situazione ci si chiede come sia possibile che l’Italia si stia riducendo in queste condizioni e non abbia la forza di reagire. La spiegazione è semplice. Ci sono solo due possibilità. O gli italiani si sono mezzo rincoglioniti, oppure si sono rincoglioniti del tutto. Forse è buona la seconda.

Vescovi, gay e ladri in chiesa

di , 19 Aprile 2014 21:00

Gay e trans a scuola sì, vescovi no. Le recenti notizie circa lezioni sulle delizie della “diversità di genere“ tenute dalla nostra trans nazionale ed onnipresente (Vedi “Luxuria in un liceo di Modena“), la distribuzione di opuscoli sull’amore omosessuale e lezioncine tenute dall’Arcigay sul sesso anale (Vedi: “Lezioni di sesso anale“), confermano la grande apertura  della scuola italiana verso la nuova didattica politicamente corretta che integra le normali materie scolastiche con altre iniziative più o meno attinenti alla formazione dei ragazzi. Spesso si tratta di iniziative molto discutibili, ma oggi, in tempi di “rottamazione“, tutto ciò che ricorda il passato sembra destinato a scomparire, sostituito da nuovi metodi, nuove ideologie, nuovi modelli educativi, nuova morale ed anche nuovi docenti. Ultimamente nelle aule scolastiche tengono  lezione fior fiore di…Fiorello, Jovanotti, Valentino Rossi, Checco Zalone, Vasco Rossi, e Luxuria!

In Veneto, però, succede che il vescovo abbia inviato una lettera alle scuole per annunciare la visita pastorale e chiedere conferma per concordare il calendario delle visite. E succede che la dirigente scolastica di un istituto di Brugnera abbia declinato l’invito, di fatto negando la disponibilità alla visita del vescovo (Vedi “La preside non vuole il vescovo a scuola“). Gay sì, preti no.

Questa è la nuova scuola italiana; Luxuria sì, il vescovo no. Dobbiamo rassegnarci, è il nuovo corso della società multietnica, multiculturale e multiconfusa. Già da qualche anno stiamo assistendo ad episodi di stravolgimento delle tradizioni e della cultura e delle consuetudini popolari, in nome di una generica necessità di integrazione con immigrati di ogni provenienza. Per non urtare la sensibilità dei “nuovi italiani” e per rispetto alla loro cultura, religione e tradizione, stiamo rinunciando alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Stiamo abolendo  il Natale, i canti natalizi, il presepe ed anche l’alberello; per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani. In Europa hanno abolito direttamente la festa; non si chiama più Natale, ma “Festa d’inverno“, per non offendere i musulmani (vedi “Auguri di stagione“)..

In omaggio alle “nuove famiglie“,  composte non più da un uomo e una donna, marito e moglie, ma da due uomini o due donne (oggi si usa così, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, potrebbe arrivare anche la poligamia),  in alcune scuole, quest’anno, hanno abolito perfino la festa del papà, per rispetto a quei bambini che invece che avere un papà ed una mamma (ormai la coppia normale è anacronistica, fuori moda) hanno due mamme (Abolita la festa del papà per non turbare l’alunno con due mamme”).  Non hanno risolto, però, un problema: se un bambino ha “due papà” o “due mamme” cosa deve fare? Deve festeggiare per due giorni di seguito, uno per ciascun papà o ciascuna mamma? Oppure due papà o due mamme, essendo dello stesso “segno”, algebricamente si annullano e, quindi, è come non averli, non si fa nessuna festa e addio torta? Oppure eliminiamo direttamente il 19 marzo, festa di San Giuseppe, dal calendario? Ma San Giuseppe era il genitore 1 o il genitore 2 di Gesù?  Mistero evangelico.

Infatti, per compiacere le coppie gay e lesbo, hanno abolito perfino i termini “padre e madre“, sostituiti con “genitore uno e genitore due” (La scuola abolisce padre e madre). Così si evitano imbarazzanti riconoscimenti di mamme con la barba e papà con le tette.  Fra poco, per adeguarci alle nuove disposizioni politicamente corrette, anche i “Dieci comandamenti” saranno modificati. Non si dirà più “Onora il padre e la madre“, ma “Onora il genitore uno e il genitore due“. Visto che ci siamo sostituiamo anche le feste comandate con un  Gay pride settimanale (come il sabato fascista) ed il VI° comandamento, che vieta gli atti impuri ed è difficile da rispettare, lo aboliamo direttamente: cassato. Il problema si pone con il “Padre nostro che sei nei cieli…”. Come dovremo chiamarlo; genitore uno o genitore due? Misteri teologici. Gli italiani devono farsene una ragione. Questo è il futuro che ci aspetta. Ed il cambiamento lo stanno già attuando proprio nelle scuole, dove le menti dei ragazzi sono più facilmente plasmabili. Ormai a scuola possono andare tutti a tenere la loro lezioncina, purché siano politicamente corretti: Luxuria e l’Arcigay sì, il vescovo no. (Vedi “Mamme, babbi e bebè“)

E’ la scuola moderna. Pian piano hanno cambiato i programmi, hanno eliminato materie, hanno inserito nuove discipline. Hanno eliminato il latino, perché ormai inutile. Hanno eliminato lo studio delle poesie a memoria perché sforza inutilmente la debole mente dei ragazzi. Hanno eliminato lo studio di nomi, date, eventi, formule, perché considerato “inutile nozionismo“. Vogliono abolire la geografia, la filosofia (Abolire la filosofia?) e, sembra, anche la storia dell’arte. Nel Paese che, secondo le stime ufficiali, detiene circa il 60% del patrimonio artistico mondiale, vogliono abolire lo studio della storia dell’arte. Roba da ricoverarli in manicomio, se non li avessero chiusi. Poi i risultati della nuova didattica possiamo constatarli ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la televisione, leggendo i commenti dei lettori sui siti in rete. Si fa scempio della lingua italiana. E’ ignoranza pura e semplice, ma si giustifica qualunque arbitrio con la necessità di adeguare la lingua alla comunicazione moderna, più popolare, veloce e condizionata dalla tecnologia e dall’assimilazione di termini, specie inglesi, entrati ormai nel linguaggio comune. Il gergo ed il dialetto diventano così linguaggio letterario usato ed abusato anche da esimi professori, giornalisti, scrittori ed opinionisti televisivi da mercato rionale. Ma questi sono i tempi e bisogna adeguarsi.

Furto sacrilego.

Ecco un piccolo esempio delle conseguenze di una scuola “fai da te” ormai allo sbando. Notizia vista stamattina nella prima pagina della più importante agenzia di stampa italiana, l’ANSA. Nell’occhiello leggiamo “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano, durante la celebrazione della Passione in San Pietro, presieduta da Bergoglio.”. Ad una lettura veloce sembra tutto regolare. Ma non lo è. La proposizione principale, escludendo l’inciso in rosso, sarebbe questa: “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano…presieduta da Bergoglio“!  Che vuol dire? Non ha alcun senso logico. Una vera perla, una castroneria da finire a pieno titolo in una antologia umoristica. E non basta, perché l’inciso, evidenziato in rosso, se la sintassi ha ancora un valore, va riferito e collegato al termine che lo precede immediatamente; ovvero, agli “amministratori che rubano“. In conclusione il senso di quella frase è che, mentre padre Cantalamessa tiene la sua predica, gli amministratori rubano durante la cerimonia. Un vero furto sacrilego.

Si potrebbe pensare, tanto per trovare una giustificazione, che l’errore sia dovuto alla necessità di concisione del titolo. Allora entriamo nella pagina (Predicatore Papa…) e vediamo cosa dice il testo dell’articolo. Comincia così: “Il predicatore pontificio, padre Cantalamessa, sferza gli amministratori che rubano durante la celebrazione della Passione…”. Cambiata la costruzione della frase ed eliminata anche la virgola dopo “rubano”, che potrebbe lasciare qualche dubbio interpretativo, non ci sono più dubbi, il significato è quello: “gli amministratori rubano durante la celebrazione...”.  No, non si tratta di errore casuale, è proprio una evidente questione di incompatibilità genetica fra il redattore e la sintassi. Niente di straordinario, si legge anche di peggio.

Ho la sensazione che il cronista che ha scritto questa notizia sia lo stesso che inciampa spesso e volentieri sulla sintassi. Ecco due esempi presi sempre dall’ANSA: “Vivisezione umana” e “Pubblicità progresso: les liaisons dangereuses“. Che siano tutti opera dello stesso autore? Sembrerebbe proprio di sì. E’ una specie di marchio di fabbrica.

Ma l’ANSA non è il solo sito ad avere redattori che usano un linguaggio casual. Strafalcioni anche peggiori di questi si leggono ogni giorno sui vari quotidiani. Sarà colpa dello stress, dei tempi sempre più ristretti per garantire l’informazione in tempo reale, delle news sparate senza accertare la fondatezza, della necessità di riempire gli spazi della pagina. Sarà, ma forse è anche colpa di una scuola che  offre una preparazione superficiale e, per garantire a tutti la prosecuzione degli studi, chiude un occhio, e spesso anche due, sulla preparazione degli alunni e promuove tutti. E le conseguenze le vediamo, purtroppo.

 Vedi anche…

- Di chi è l’ombrello?

- Dubbi sintattici

- Cacofonia mediatica

- Mani, cervelli e cronisti

Ma non ci sono solo gli svarioni sintattici e la superficialità di cronisti che scrivono con i piedi. C’è anche di peggio. Ci sono pezzi da prima pagina scritti da autorevolissimi professori che lasciano  senza parole per la loro banalità ed inconsistenza. Ecco uno splendido esempio di questo tipo di editoriali: “Donne, uomini, erotismo ed altro“.

Buona Pasqua a tutti, finché c’è ancora. Sì, perché, prima o poi, sempre per non turbare i non cristiani, dopo aver abolito il Natale, aboliranno anche la Pasqua. Che bella la società multietnica…

News e soprani

di , 7 Febbraio 2014 13:30

Quando i giornalisti scrivono con i piedi. E’ un’osservazione che faccio spesso, con tanto di esempi pratici. Ecco la solita “perla” della giornata (una delle tante) sul sito dell’ANSA (mica il giornalino delle Giovani marmotte!). L’ho appena letta fra le Flash News: “Sochi: inno olimpico a soprano Netrenko“. Sarà, non sarà, forse, chissà. Ho la sensazione che si tratti della solita svista, o errore di battuta. Per accertarmi clicco sul titolo e leggo il pezzo. Dice: “Sarà il soprano Anna Netrenko, allieva di Renata Scotto, a cantare l’inno olimpico alla cerimonia di apertura dei giochi di Sochi…”. Se l’errore del titolo viene ripetuto anche all’interno del pezzo e nel testo, allora non è una svista, ma significa che il redattore è convinto che il nome sia proprio quello “Netrenko“.

Il fatto è che esiste un soprano russo, allieva di Renata Scotto, che si chiama Anna Netrebko, con la B, non con la N.  Saranno due persone diverse, entrambe soprani, russe ed allieve della Scotto che, casualmente, sono quasi omonime? Molto difficile. Molto più probabile che sia la solita notizia…scritta con i piedi. Ed arriva a pochi giorni dall’altra notizia, riportata anche sul sito ANSA, che scambiava il Lago dei Cigni di Tchaikovsky con Il cigno di Saint-Saens (Cigni e ballerine). Evidentemente all’ANSA (ma non solo) la cultura musicale non è il loro forte. Ed ho qualche dubbio anche sulla cultura in generale.

Sono certo, tuttavia, che il soprano in questione sia proprio la bella e brava Anna Netrebko. Eccola, per chi non la conoscesse, in due celebri arie.

Il baciodi Luigi Arditi

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Meine lippen” dall’operetta Giuditta di Franz Lehàr.

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Scrivere con i piedi

di , 29 Dicembre 2013 13:30

E’ frequente leggere errori e svarioni vari sui siti in rete. Spesso ne ho evidenziato alcuni, anche su siti importanti come l’ANSA o il Corriere.it. Talvolta sono solo errori di battuta, altre volte denotano, invece, carenze culturali e negligenza; sintomi di superficialità, improvvisazione e pressapochismo del tutto inaccettabili quando si scrive su testate autorevoli. Ogni giorno si scopre qualche perla in rete, ma di solito  ci si limita a sorridere e si lascia correre. La cosa grave, però, è che quasi mai gli errori vengono corretti, restano lì anche per giorni. E siccome compaiono su siti, come dicevo, di storica autorevolezza, possono creare,  in chi legge  frettolosamente e senza  una necessaria attenzione critica, false convinzioni e inculcare nella mente dei lettori errori grammaticali e sintattici che poi si diffondono e diventano “normali”.

Ecco un esempio fresco di giornata. Un box in bella evidenza in alto nella Home page dell’ANSA ci informa di una cerimonia rituale a Rio.

Quattro righe, tre svarioni. Un record (forse in redazione ci sono Topo Gigio e Cip e Ciop). “Capocabana” invece di Copacabana. Questo è un errore molto ricorrente. Forse più che un errore di battuta si tratta della convinzione che quello sia il nome giusto (il che sarebbe anche più grave). Il guaio è che chi legge può prenderlo per buono, visto che lo scrive l’ANSA (me’ cojoni) e perpetuare l’errore. “Aerimonia” invece che cerimonia. “lemanja” con l’iniziale minuscola, mentre, trattandosi del nome di una divinità, dovrebbe essere scritto maiuscolo “Lemanja” o Yemanja. Credete che lo correggeranno? Ma no, resterà lì per tutta la giornata.

Questo ci fornisce la misura del grado di accuratezza, attenzione e serietà con cui viene fatta l’informazione in rete (ma anche quella cartacea non è molto diversa). Denota una totale mancanza di rispetto per i lettori. In fondo è anche la misura del grado di serietà della comunicazione e dell’intera società. Questo è quello che si dice “scrivere con i piedi“.  Che non è altro che la conseguenza del “ragionare con i piedi“, per non citare altri organi…

 

 

Morti e presidenti

di , 19 Novembre 2013 14:16

Sardegna devastata dal ciclone. Morti, dispersi e danni incalcolabili. Ed ecco il titolo d’apertura dell’ANSA.

Sotto il titolo ci sono una serie di articoli “Speciali” sulla tragedia. E qual è la prima di queste notizie “speciali“? Ma è ovvio, la reazione del Presidente Napolitano: “Napolitano segue la situazione ed esprime solidarietà“.

Sembra che per i nostri media la cosa più importante non sia informarci sui  fatti che avvengono nel mondo, ma comunicarci la reazione di Napolitano. Il mondo ruota attorno a Napolitano. Parafrasando Protagora si potrebbe dire che “Napolitano è la misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“.

Le dichiarazioni di circostanza delle autorità sono sempre insopportabili, come dico spesso. A maggior ragione lo sono quando si riferiscono alle tragedie, ai morti, alla devastazione. Ancora di più sono insopportabili per me quando si riferiscono alla mia terra, la Sardegna.  Dovrebbero imparare a tacere di fronte alla morte. Ancora più insopportabile è l’ossessiva presenza mediatica del Presidente Napolitano che tutto vede, a tutto provvede, tutto commenta ed a tutti assicura la propria vicinanza e solidarietà. Tanto non costa nulla. Guarda caso questo eccessivo presenzialismo e protagonismo presidenziale è esattamente ciò che ho ripetuto per l’ennesima volta, proprio ieri, nel post “Tele Quirinale“.

Tempo fa Napolitano venne in Sardegna, in visita ufficiale. Ed in quella occasione espresse viva partecipazione per i gravi problemi dell’isola, promise il suo impegno per garantire una maggiore presenza dello Stato, auspicò interventi strutturali per creare lavoro e, ovviamente, espresse “solidarietà” verso i precari ed i disoccupati sardi, figli negletti di decenni di politica industriale fallimentare. Poi Napolitano tornò al Quirinale e in Sardegna tutto restò come prima.

Poi, di recente, è arrivato anche il Papa e, a parte stringere mani e baciare bambini e malati, dice più o meno le stesse cose di Napolitano. Ed anche il Papa, abbracciando i rappresentanti dei disoccupati del Sulcis, esprime la sua “solidarietà“. Poi il Papa è ripartito e la Sardegna è esattamente come prima. E la solidarietà? Non se ne ha notizia, scomparsa. Forse è andata a finire dove finiscono tutte le manifestazioni di commozione, cordoglio, vicinanza e solidarietà espresse, per puro dovere istituzionale, in tante altre occasioni tragiche; nel paese delle buone intenzioni, nel paese della solidarietà formale, nel paese dell’ipocrisia. Già, a quel paese!

Cosa significa che Napolitano “segue la situazione“? Che segue le notizie attraverso i media come facciamo tutti noi? Allora perché non si dice che anche Boicheddu Bruquittu di Trescagheras “segue la situazione” perché preoccupato per il suo gregge di pecore? Che significa dire che “esprime solidarietà“? Significa che si arma di pale, scope e secchio e va a ripulire le case invase dal fango? Significa che va negli ovili a raccogliere le carcasse delle pecore? Significa che  resuscita i morti?

Ogni volta che succede una tragedia simile, assistiamo alla solita sfilata di commozione e di “solidarietà“. Piangono tutti dopo le alluvioni, terremoti, nubifragi, frane, dighe che crollano, incendi e morti. Insopportabili. E dopo il pianto di circostanza ricominciano a sfilare nei salotti televisivi a blaterare del nulla, di femminicidio, di omofobia, di unioni di fatto, di riforme da fare che nessuno vuole fare, di IMU, Tasi, Tares, Trise, TUC, di accoglienza, di integrazione, di aiuti ai migranti, di integrazione degli stranieri, di multiculturalismo, di beghe personali di politici in cerca di poltrone, di partiti che si dividono, di alleanze che saltano, di primarie, di secondarie, di terziarie francescane, di nulla travestito da politica che spopola occupando tutti i palinsesti televisivi.

Insopportabile ipocrisia delle istituzioni. Ed il capofila è proprio lui, Napolitano, sempre in primo piano, sempre in evidenza, sempre pronto ad intervenire su tutti i temi nazionali ed esteri di politica, economia, cultura, sport, morale, televisione, volontariato, associazionismo reduci e boy scout, giardinaggio, allevamento di lombrichi, numismatica e filatelia. Abbiamo un Presidente tuttologo.

Come se venisse da un altro pianeta, quello dei puri di cuore, e fosse immune da tutte le patologie che ammorbano la politica.  Invece proviene da quasi 60 anni di politica, di vita parlamentare e, da buon comunista, è cresciuto a forza di pane e Marx. Qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Napolitano in particolare e con i politici in generale. E’ vero, ha ragione di pensarlo. Più passa il tempo e meno li sopporto. Almeno in circostanze tragiche e davanti alla morte, quando le parole non hanno senso, dovrebbero risparmiarci il festival dell’ipocrisia e dei formalismi di circostanza. Dovrebbero avere il buon gusto di tacere.

Sviste e saldi erotici

di , 11 Novembre 2013 00:40

Gabriele Paolini, il noto disturbatore televisivo, è stato arrestato questa sera a Roma. E’ accusato di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e di detenzione di materiale pedo-pornografico. Che brava persona! Eccolo in una immagine premonitrice, con i polsi incrociati. La sua passione era quella di affiancarsi agli inviati dei TG e disturbare il servizio. Si dice che in carcere viga l’usanza di riservare a quelli che abusano di minori un certo “servizietto“.  Ma non è un servizio televisivo. Chissà se Paolini gradisce.

Sviste redazionali.

Ieri mattina, dando il solito sguardo alle notizie del mattino, leggo sul sito dell’ANSA, la notizia della morte di Alberto Mastino “ristoratore di VIP”. Poche righe per ricordare che era un noto ristoratore, titolare di un locale sul mare, divenuto celebre grazie a Fellini. Si legge: “Mastino é un ristorante – e uno stabilimento balneare – depositario di tanti aneddoti legati alla storia del cinema e del costume, ispirato nel 1961 da un’idea di Federico Fellini, che sulla spiaggia stava girando ‘Lo sceicco bianco’ con Alberto Sordi …”.

Resto perplesso, ricordo che Lo sceicco bianco è uno dei primi film di Fellini e risale ai primi anni ’50. Sarei tentato di dedicare un post a questa svista dell’ANSA, una delle tante che si leggono ogni giorno nei siti d’informazione. Ma lascio perdere, non vale la pena. Si tratta certo di un errore di battuta, magari più tardi lo correggono. Ma sempre ieri sera, riguardando le ultime notizie, sul Corriere on line, vedo la stessa notizia: “Fregene: morto Alberto Mastino“.  Clicco e leggo il pezzo, anche per vedere se almeno il Corriere non sbaglia sulla data del film. Invece, sorpresa, ripete esattamente lo stesso errore, quasi con le stesse parole: “Cinquantadue anni fa, quando sulla spiaggia di Fregene si girava «Lo Sceicco Bianco» di Federico Fellini , lui era già lì con il padre pescatore, che cucinava per l’intera troupe…”. Già, 52 anni fa…ovvero, nel 1961; stesso errore dell’ANSA.

Sì, perché Lo sceicco bianco è uscito nelle sale nel 1952 e le riprese sono, ovviamente, dell’anno  precedente 1951; esattamente dieci anni prima di quanto dicano ANSA e Corriere. Evidentemente non si tratta di un errore di battitura o di una svista. Si tratta, invece, di qualcosa di più grave, cosa che ripeto da anni. Si tratta dell’approssimazione, della poca serietà e dell’improvvisazione di redattori che scrivono con i piedi ed evitano di accertare le notizie e la verità di ciò che scrivono. Insomma, una vera e propria bufala.

L’importante è riempire le pagine, anche a costo di scrivere baggianate. E dire che oggi, lo sanno anche i bambini, letteralmente, basta un click su Google per verificare una data, un fatto, un nome. Ma evidentemente i solerti cronisti internettiani sono talmente sicuri di ciò che scrivono che non sentono nemmeno la necessità di accertarsi. E non stiamo parlando del Giornalino delle Giovani Marmotte. Parliamo della prima e più importante agenzia di stampa italiana e del più importante e diffuso quotidiano nazionale. Questa, oltre ad essere vera e propria ignoranza, è totale mancanza di rispetto nei confronti dei lettori. Dovrebbero vergognarsi. E se non conoscono il significato di “vergogna” lo cerchino su Google. E se non sanno usare Google chiedano aiuto ai figli o ai nipotini delle elementari. Meglio ancora, però, se cambiano mestiere.

Sesso in tempi di crisi.

Ecco, invece, una curiosa notizia che ci dà la misura della gravità della crisi economica. La riferisce L’Unione sarda il quotidiano regionale della Sardegna. Titolo: “Cagliari a luci rosse; sesso orale a 5 euro”. Insomma, c’è tanta crisi che pur di incrementare i consumi si abbassano i prezzi non solo dei beni di consumo e di prima necessità, ma anche delle prestazioni sessuali. Siamo ai “Saldi sessuali“, al sesso in offerta speciale. Ti fanno il “servizietto” (ma non è quello di Paolini)  scontato, a prezzi di realizzo, quasi sotto costo. Che volete di più?

Ma non c’è niente di strano, sono nella media nazionale, seguono il trend, visto che, secondo le ultime notizie di cronaca, le ragazzine di 13 o 14 anni si prostituiscono o fanno sesso nei bagni delle scuole (le chiamano ragazze doccia, perché per loro il sesso è come la doccia, lo fanno tutte le mattine, anche più volte. Basta contattarle tramite cellulare, scegliere la prestazione da un menu e contrattare il compenso) anche per un regalino o una ricarica telefonica. Che tempi, signora mia, non ci sono più le puttane di una volta (oggi si chiamano “Escort“; sembra una cosa diversa, ma sempre puttane sono) e nemmeno i bagni e le scuole di una volta. Veramente una volta non c’erano nemmeno i telefonini…purtroppo.

Il trucco c’è (e si vede)

di , 26 Ottobre 2013 08:23

ANSA e gli strani “braccianti” della Cisgiordania.

Foto Ansa che, secondo la didascalia, dovrebbe rappresentare un bracciante palestinese della Cisgiordania “mentre raccoglie le olive“.

Se lo dice la maggiore agenzia giornalistica italiana, che mostra la foto in bella evidenza in prima pagina, dovremmo crederci. Ma sarà vero? Già al primo sguardo ci viene un dubbio. Intanto no è detto che la persona nella foto stia ”raccogliendo” le olive. Potrebbe semplicemente avere una manciata di olive, ma trovarsi a casa o al mercato. Ovvero, altri le hanno raccolte, il “presunto bracciante” le sta solo mostrando al fotografo.

Saltano subito agli occhi le unghie con lo smalto rosso. I braccianti palestinesi usano darsi lo smalto alle unghie quando vanno a raccogliere olive? Che curiose usanze hanno i contadini in Cisgiordania! La seconda osservazione riguarda l’abito indossato. Non è propriamente un abito da lavoro. Anzi, appare piuttosto ricco ed elaborato, sembra un abito da giorno di festa più che abbigliamento da lavoro contadino. I braccianti palestinesi (che vivono di aiuti internazionali e non hanno soldi nemmeno per piangere) quando vanno in campagna vestono così eleganti, come se andassero ad una cerimonia? La verità è che quello nella foto non è un bracciante e non è nemmeno un uomo. E’ una donna e, visti gli eleganti ed elaborati fregi dell’abito, forse non è nemmeno palestinese.

Certo, si potrebbe lasciar perdere ed andare oltre (Ma chi te lo fa fare a notare questi dettagli?), ma è meglio evidenziare queste incongruenze dell’informazione. Giusto per abituarci a dubitare di ciò che vediamo e leggiamo e non prendere per oro colato tutto ciò che ci mostrano sui media. Oggi niente è ciò che appare.

Gnocche in TV (prima e dopo la cura)

Facciamo un altro esempio. La conduttrice televisiva della  Domenica sportiva, Paola Ferrari, grazie alle luci particolari ed al trucco,  in video appare così, come un’apparizione mistica,  una fata Turchina, una bellezza da favola…

Poi succede che la stessa conduttrice, di recente, forse in un impeto improvviso di onestà, pubblica sul suo profilo Twitter questa foto che la mostra al naturale, senza quel chilo di trucco sul volto che la rende quasi irreale. Eccola…

C’è una bella differenza, vero? Vedendo le due foto affiancate si potrebbe titolare come quelle vecchie pubblicità delle diete “Prima e dopo la cura“. Eppure questa è la regola dei mass media; non mostrare la realtà com’è, ma come la si vuole rappresentare, manipolata, elaborata, falsa.

L’aspetto preoccupante di questa mistificazione generale è che il pubblico, specie femminile, cerca poi di somigliare a queste icone televisive, veline, modelle, attricette, gnocche da esposizione. E per ottenere il risultato ci si sottopone a tutte le torture possibili, da diete tremende a ritocchini su tutto, labbra, naso, occhi, zigomi, tette, natiche…insomma diventano delle donne “ricostruite“, come si faceva una volta con le gomme vecchie e consumate dell’auto. E spesso questa rincorsa alla bellezza ideale porta, purtroppo,  ad esiti tragici.

E pensare che, invece, le ragazze normali, quelle che incontriamo tutti i giorni per strada, al lavoro, spesso sono più belle loro al naturale di tante gnocchette rifatte e piene di trucco che riempiono studi televisivi, calendari elaborati con Photoshop, riviste gossipare e siti in rete. Ogni tanto, per fortuna, anche sui siti d’informazione più importanti vengono pubblicate delle foto di celebrità nazionali ed estere senza trucco. Così almeno si ristabilisce un minimo di verità e, magari, si comincia a riflettere sui pericoli di una realtà alterata proposta dai media, spesso del tutto falsa. Per curiosità date uno sguardo a questa carrellata di dive come appaiono con il trucco e senza trucco, prima e dopo la cura: “Le star acqua e sapone“.

- Il trucco c’è, ma non si vede (11 maggio 2009)

 

Quirinale: ultime scoperte

di , 15 Ottobre 2013 15:15

“Canta ogni mattina il galletto del Colle. E’ convinto che  se lui non canta non sorge il sole.”. Così scrivevo anni fa in uno dei tanti post dedicati al nostro Presidente Napolitano. Fin dal suo insediamento era evidente quella che sarebbe stata l’impronta ed il filo conduttore del suo mandato. Disse, subito dopo l’insediamento: “Non mi limiterò a fare l’osservatore”. In queste poche parole c’era tutto il suo programma. Ha mantenuto fede alle promesse. Non passava giorno che  non intervenisse su tutti gli argomenti possibili e che i media non riservassero ampio spazio a tutte le sue “esternazioni presidenziali“.

I suoi ultimi “capolavori” sono la nomina di Monti a senatore a vita e, subito dopo, l’affidamento dell’incarico per formare quel fallimentare Governo tecnico, definito anche come “Governo presidenziale“,  di cui l’unica cosa che si ricordi è l’aumento delle tasse. A seguire l’altro “Governo delle larghe intese” che in realtà è un “Governo presidenziale bis“. A seguire la nomina di quattro senatori a vita di cui in tempi di crisi non si sentiva assolutamente la necessità, ma che, in previsione di una possibile crisi della maggioranza di governo,  avrebbe garantito al Senato  quattro voti che, data l’incertezza dei numeri, potevano essere determinanti.

Il suo protagonismo, il suo presenzialismo, la sua eccessiva ed ossessiva presenza mediatica sono la conferma di quanto dico da anni. Ora sembra che anche altri abbiano finalmente notato questa anomalia presidenziale. Oggi, per esempio, come riferisce una nota ANSA,  lo ha scoperto il coordinatore PDL Sandro Bondi il quale afferma: “Le riflessioni e le raccomandazioni del Capo dello Stato sono il metronomo della politica italiana. Francamente comincio ad avere seri dubbi sull’utilità di questo ruolo esercitato da Napolitano nella convinzione di guidare dall’alto l’Italia verso l’uscita dalla crisi.”. Ben svegliato Bondi. Ora, dopo questo enorme sforzo mentale per capire finalmente, dopo sette anni,  il ruolo di Napolitano, si rilassi e si riposi. Fino alla prossima scoperta.

Ma non è il solo. Appena qualche giorno fa, sul blog di Grillo in un lungo articolo, nel quale si contestava il ruolo di Napolitano e si chiedeva l’impeachment del Presidente, Paolo Becchi scriveva: “Napolitano si è servito del potere di esternazione come strumento di direzione politica, di intervento negli equilibri politici…”. Guarda, guarda, un altro che improvvisamente si è risvegliato dal letargo. Aggiunge Becchi: “Il Capo dello Stato – potere “neutro”, garante super parte della Costituzione – non può servirsi delle proprie prerogative per determinare la politica del Paese, incidere sulla formazione del Governo…”. E ancora: “ …egli ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione, ha snaturato il senso politico e morale della figura del Capo dello Stato.”. Chiarissimo.

Ma sarà vero che il nostro Presidente eccede nel suo protagonismo e va oltre i limiti delle prerogative presidenziali? Sarà vero che c’è una eccessiva presenza mediatica e che le sue “esternazioni” quotidiane su tutto e tutti finiscono per condizionare lo scenario politico? Sarà vero quello che ripeto da anni, fin dal suo insediamento? Vediamo subito, basta dare uno sguardo alle ultime notizie ANSA.

Senza andare troppo indietro e limitandoci alle news delle ultime ore, vediamo che sono presenti le seguenti note:

- h. 12,11 Avanti con riforma porcellum (E già a questa prima notizia siamo fuori dalle competenze. Fare o non fare una riforma elettorale è compito del Parlamento, non del Presidente, Quindi Napolitano non dovrebbe interferire, né consigliare o suggerire; non è compito suo).

- h. 12.06 Napolitano: legato mio impegno a riforme (Anche le riforme sono compito del parlamento, non del Presidente, Quindi dovrebbe evitare di parlarne. Il fatto che leghi il suo mandato presidenziale alla realizzazione delle riforme è una emerita “sciocchezza“, per essere gentili. Non è scritto da nessuna parte nella Costituzione che si possa nominare un Presidente della Repubblica per “Fare le riforme“.)

- h. 12.05 Napolitano: mantenere i nervi saldi (Solita dichiarazione di circostanza che lascia il tempo che trova, del tutto inutile, buona solo per riempire quattro righe in cronaca)

- h. 12.02 Carceri: Napolitano, affrontare emergenza (Idem, affrontare il problema carceri è compito del Parlamento, non del Presidente)

Queste sono solo le ultimissime, ma siamo certi che, nel corso della giornata, dal Quirinale arriveranno altre importantissime dichiarazioni, suggerimenti, consigli, valutazioni, considerazioni su tutti i temi possibili e che finiranno subito con grande rilevanza sui media nazionali. Già, come dicevo in apertura, sembra proprio che non sorga il sole se non canta il galletto del Colle e se l’ultimo starnuto presidenziale non finisce in prima pagina. Tanto è vero che quando non ci sono altre dichiarazioni presidenziali, pur di mettere sempre Napolitano in prima pagina,  si arriva al ridicolo: si scrive un pezzo per dire che non ci sono notizie. E non sto scherzando. Lo facevo notare in questo post del 2010 “Chisenefrega day“, in cui si riferiva che Napolitano non commentava la fiducia al governo. Ecco il titolo…

napolitano no comment

Insomma…una volta tanto, eccezionalmente, Napolitano non ha niente da dire. E per comunicarci che il Presidente non ha niente da dire scrivono un pezzo in cui dicono che non ha niente da dire. Incredibile, ma vero. Ridicoli.

Beh, credo proprio di non aver esagerato nelle mie considerazioni. Anzi, ogni giorno se ne ha conferma. Certo dispiace che certe personalità della politica debbano aspettare anni per capire certe cose. Magari se invece di pensare che il mondo sia tutto nel Transatlantico di Montecitorio e che la realtà sia quella dei talk show televisivi, anche distrattamente, avessero dato uno sguardo a ciò che pensa la gente comune ed a ciò che si scrive nei blog, certe scoperte le avrebbero fatte molti anni prima, con grande beneficio di tutti.

Le mani di Letta

di , 13 Settembre 2013 18:18

C’è un limite a tutto. O meglio, dovrebbe esserci un limite. Ma ultimamente l’eccezione è diventata la regola. Così non c’è più limite all’uso spregiudicato dei media. Ne ho parlato spesso, facendo esempi concreti di come la stampa usi manipolare le notizie e inventi titoli che possono essere (volutamente) fuorvianti. Ecco l’ultima chicca della giornata, fresca fresca dalla Home dell’ANSA, la nostra più importante agenzia di stampa nazionale. Ecco un box in bella evidenza, in apertura di pagina, in “Primo piano“. Come dire che si tratta di notizia importantissima (!?)…

Quei gesti che conquistano“, dice il titolo. E ancora, tanto per essere più precisi “Le sue mani sempre in primo piano per essere più incisivo, convincente“. E rimanda ad una pagina “Gestualità che conquista“, in cui ci sono delle immagini delle mani del premier. Mani normali, come le hanno tutti, Mani che gesticolano, com’è abitudine degli italiani. Ma un geniale redattore trova che le mani di Letta siano speciali e quel suo gesticolare sia una precisa scelta del premier per conquistare l’interlocutore; ha le mani che “conquistano“. Letta,  il latin lover della gestualità.

Per l’ANSA le mani di Letta acquistano un valore speciale, sono affascinanti, ammalianti, hanno un potere ipnotico sugli italiani, sono uno strumento di comunicazione, un trucco semantico, un’appendice del linguaggio. E Letta le usa in maniera geniale. Ora, la prima reazione davanti a queste corbellerie mediatiche sarebbe quella di esplodere in una fragorosa risata. Ma poiché le esplosioni sono pericolose, potrebbero causare frane e smottamenti, ci tratteniamo, per il bene della comunità. Non senza aver considerato che la piaggeria dei media ha ormai superato i limiti della decenza. Sono ridicoli, semplicemente ridicoli.

Curioso che ai solerti cronisti dell’ANSA, attentissimi a studiare la gestualità di Letta ed a esaltare la bellezza delle sue mani, sia sfuggita, invece, un’altra peculiarità del premier; la sua grande, enorme, spropositata bocca da forno (Vedi “News sotto il sole“).

A proposito di gestualità italica…

Video importato

YouTube Video

Balo news

di , 10 Agosto 2013 03:35

Pochi giorni fa, nel post “Bagni e pediluvi“, osservavo come la stampa dedichi un riguardo tutto particolare a certi personaggi che hanno sempre il loro spazio quotidiano e la foto in prima pagina. Uno di questi è Balotelli; sempre in evidenza, qualunque cosa faccia. Altre due persone che ultimamente sono sempre in Home sono la presidente della Camera, Laura Boldrini, e la ministra Cecilia Kyenge (l’accostamento non è casuale, c’è una ragione ben precisa). E mi chiedevo il perché di tanta attenzione mediatica.

Non ci sarebbe bisogno di fare altri esempi. Chi ha l’abitudine di leggere in rete i vari quotidiani , agenzie e siti  d’informazione, sa bene che questa è la linea editoriale quasi unificata. Ma, giusto per curiosità, vediamo se ciò che dico è vero. E vediamo cosa è apparso, solo negli ultimi 3 giorni, sul nostro campione.

Tre giorni fa su tutti i siti compariva un video che mostrava Balotelli intento a suonare al pianoforte l’Inno nazionale. Pare che si tratti di uno spot pubblicitario. Ci mancava anche Balotelli pianista. Vero o non vero, il video è rimasto per due giorni su tutti i siti, con grande evidenza ed ammirazione dei vari commentatori (guarda video). L’Huffington Post (gruppo Espresso, diretto da Lucia Annunziata!), in visibilio davanti alla performance, scrive “SuperMario stupisce ancora” e lo definisce “ottimo pianista” (per fortuna Benedetti Michelangeli è morto, altrimenti sai che invidia…). Balotelli ottimo pianista mi ricorda tanto il “bagno di folla” di cui parlavo nel post precedente. Ma quando si tratta del Balo nazionale i complimenti si sprecano. Anche se facesse le pernacchie finirebbe in prima pagina con titoli entusiasti.

Il giorno dopo, a commento della vittoria del Milan in USA, l’ANSA dava la notizia con questa foto. Fra i tanti giocatori del Milan chi finisce in prima pagina? Ovvio, sempre lui, il SuperMario. Fra l’altro, mi chiedo se sia proprio il caso di mettere certe foto in prima pagina. Ma è meglio non dirlo ed evitare valutazioni estetiche,  ci vuol poco ad essere accusati di razzismo.

Ieri, sulla Home del Corriere, giusto per abbondare, invece che dedicare al nostro calciatore il solito box quotidiano, esagerano e gliene riservano addirittura due. Uno per informarci che “sta bene” (ne siamo felici per lui). L’atro dedicato al “maialino” di Balotelli (incredibile, ma vero). Eccoli…

Siamo al ridicolo, ma forse non se ne rendono conto. Basta? No. Prandelli convoca i calciatori della nazionale per un’amichevole con l’Argentina. I convocati sono 27 (ventisette). Ed ecco come l’ANSA dà la notizia, con solito box in Home.

Fra 27 calciatori convocati chi finisce in prima pagina? Lui, ancora lui, sempre lui, Balotelli. No, non sono io che vado a cercare il pelo nell’uovo. E’ proprio così, sono loro che esagerano. Viene spontaneo ripetere la domanda che mi ponevo nel post precedente. Ma Balotelli è sempre in prima pagina perché è più bravo, più simpatico, più bello degli altri, oppure perché è nero? Se dovessi approfondire l’argomento e spiegare la strategia mediatica che c’è dietro la presenza continua ed ossessiva di personaggi come Balotelli, Boldrini, Kyenge, ci vorrebbe un altro post.

Quello che infastidisce e che diventa addirittura insopportabile è la subdola strategia di coloro che usano i media per condizionare l’opinione pubblica.  Pensano di essere molto furbi e di prendere per i fondelli i lettori che  tanto non si accorgono dei loro trucchetti.  E’ tutto funzionale alla campagna mediatica tesa a diffondere la scellerata ideologia sinistra delle porte aperte agli immigrati, l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, la cittadinanza, la società multietnica e multiculturale e bla bla bla.

Ecco a cosa serve la continua esposizione di Balotelli, è il testimonial ideale. A questi manipolatori dell’informazione, ad uso e consumo di precise campagne culturali sinistre (in tutti i sensi), invece che dilungarsi in lunghe spiegazioni, si può rispondere con quanto ha riportato la Mussolini in una maglietta, pochi giorni fa, a proposito della giustizia. Mi sa che quella maglietta va benissimo anche per l’informazione, per i buonisti, le anime belle ed i terzomondisti di casa nostra…

Cani e Puffi

di , 22 Giugno 2013 15:42

Refusi e svarioni tipografici sono sempre motivo di ilarità. In rete, però, sono fin troppo frequenti. Ho segnalato spesso queste curiosità, giusto per denunciare la poca attenzione e serietà di chi scrive in rete, specie in autorevoli siti di informazione, come agenzie di stampa e quotidiani, che dovrebbero prestare più attenzione a quello che pubblicano. Ecco l’ennesima perla, ancora sul sito dell’autorevole agenzia ANSA. La notizia riguarda un concorso canino in California.

Curioso titolo. Ricorda un po’ “Er più” romanesco. Ma ancora di più ricorda il classico “Il più meglio da ogni…”. Perché non scrivere, più correttamente, “Quale sarà il cane più brutto?”.  Oppure, anche se meno corretto, ma passabile, “Quale sarà il più brutto cane?”.  Che sia una svista? Oppure è un effetto voluto, giusto per dimostrare che anche all’ANSA hanno il senso dell’umorismo? Può essere, visto che poco sotto c’è un’altra perla notevole. Eccola…

Sì, non c’è dubbio, scrivere “Sui scontrini“, invece che “Sugli scontrini“, non lo farebbe nemmeno l’ultimo degli scolaretti di terza media. Allora l’unica spiegazione plausibile è che all’ANSA hanno deciso di attuare una progressiva metamorfosi e passare da autorevole agenzia di stampa a sito umoristico. Oppure hanno assunto come redattori Qui, Quo, Qua, Snoopy, Calimero e Topo Gigio.

Del resto sembra che siano in tanti a buttarla sul ridere, forse per esorcizzare la paura di un futuro tragico. Così a Bruxelles i fan “Ambasciatori puffisti” si sono dati appuntamento per festeggiare il compleanno del belga Peyo, creatore dei loro personaggi preferiti, opportunamente indossando i caratteristici costumi puffeschi. Analoga manifestazione si è svolta anche a Roma per festeggiare la “Giornata mondiale dei Puffi“.

E’ evidente che tutte le baggianate che ci raccontano ogni giorno sulla drammatica crisi economica, sulle aziende che chiudono, sui milioni di disoccupati, su disperati che si suicidano per l’impossibilità di campare, sono tutte balle. Altrimenti se fosse vero, la gente non organizzerebbe concorsi per premiare il cane più brutto. E non andrebbe in giro, come se fosse Carnevale, vestita da Puffo. O sì?

Bollettino di guerra

di , 22 Maggio 2013 14:55

Niente di nuovo sul fronte occidentale“, si potrebbe dire, citando un famoso romanzo di Remarque, a proposito delle notizie che leggiamo ogni giorno su stampa e rete. Sembra un vero e proprio bollettino di guerra. Aziende che chiudono, disoccupati che aumentano, disperati che si suicidano, famiglie che fanno sempre più fatica a quadrare il bilancio, poveri in preoccupante aumento. Insomma, una catastrofe, come ormai leggiamo e verifichiamo da anni.  Già, niente di nuovo sul fronte della crisi.

Anche oggi gli ultimi dati forniti dall’Istat ci dicono che la situazione non è solo drammatica,  è tragica. Basta leggere questo articolo su l’ANSA: “Disagio famiglie, per 8 milioni è grave“. Evito di riportare i dati, si possono leggere nell’articolo.

Poi, ancora sull’ANSA, leggiamo un’altra notizia che, in aperta contraddizione con la prima, sembra smentire le tesi di un’Italia in crisi profonda e presenta una nazione quasi felice. E questo dimostra ancora una volta quello che ribadisco spesso, il fatto che l’attendibilità della stampa sia molto aleatoria e che bisogna leggere le notizie con molta attenzione. La notizia è questa: “ISTAT, qualità della vita merita un 6 pieno”. Si legge nella breve news: “Per gli italiani, la qualità della vita merita una sufficienza piena,  6,8,  a dispetto della crisi che pure pesa come un macigno“. Una qualità della vita che merita quasi un 7 pieno, di questi tempi, è quasi il massimo.

Ma la stessa Istat, nello stesso giorno, prima ci dice che la situazione è tragica e poi ci dice che la qualità della vita è eccellente, da 7.   Ora bisognerebbe fare un’altra indagine statistica per stabilire, all’interno dell’Istituto di statistica, quale sia la percentuale di  statistici confusi.  A proposito, ma quanto pesa un macigno che pesa come un macigno? Boh, misteri ponderali.

Per fortuna anche oggi il Presidente Napolitano rilascia la sua confortante e rassicurante dichiarazione quotidiana. Giusto ieri aveva affermato che “La crisi angosciante e drammatica impone alle Istituzioni, alle forze sociali e alle imprese la messa in atto di efficaci soluzioni per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese”. (Vedi Lavoro, ipocrisia…)

Dichiarazione che, ovviamente, costituisce una proposta reale e concreta per la soluzione dei problemi italiani. Ma nel caso non fosse chiaro il messaggio, per i più distratti o duri di comprendonio, oggi proprio commentando i dati Istat, ha ribadito il concetto che occorre creare “…le condizioni di una ripresa economica che fornisca, specie alle generazioni più giovani, concrete prospettive di lavoro nell’ambito di una crescita sostenibile ed equa“. Bella frase.

Ora potrei ripetere quanto dico da anni a proposito di queste belle dichiarazioni di circostanza che sembrano anche serie, ma che non significano assolutamente nulla. Perché nessuno ha il coraggio di chiedere una buona volta a questi politici che ogni giorno ci fanno roteare gli zebedei con le loro dichiarazioni insignificanti, il significato delle loro parole? Presidente Napolitano, cosa significa dire che bisogna “creare concrete prospettive di lavoro…”? La faccia Lei una proposta “concreta” per creare lavoro. La facciano tutti quei politici che ogni giorno sproloquiano spacciando per considerazioni serie luoghi comuni e frasi fatte senza alcun significato reale. E se non si sa come fare e non si ha uno straccio di proposta “concreta“, non sarebbe meglio tacere, invece che fare dichiarazioni vuote ed insignificanti? Altrimenti, si ha la netta sensazione che si stia solo prendendo per i fondelli la gente. Tanto, ormai, si bevono tutto.

Il giorno che qualcuno di questi eminenti, illustri, autorevoli e strapagati personaggi farà una sola proposta “concreta” per risolvere la crisi, sarà festa nazionale.

Boldrini news

di , 13 Maggio 2013 19:30

Non passa giorno che la presidente della Camera non sia in prima pagina con foto, commenti e dichiarazioni. Anche lei ha il suo spazio mediatico riservato. Ha imparato presto la lezione di altri illustri personaggi: il Presidente Napolitano e l’ex presidente della Camera Fini. Napolitano nel corso del suo mandato, come ho notato spesso, ha praticamente monopolizzato l’attenzione mediatica con una presenza eccessiva  che finiva per oscurare perfino l’azione del governo. Fini, dopo aver rotto con il PDL, non solo ha avuto il suo spazio quotidiano, ma in aperto contrasto con i compiti del suo mandato, ha fondato un partito politico, Futuro e libertà, e non perdeva occasione per attaccare ogni giorno il premier ed il governo. In stridente contrasto col dettato costituzionale che riserva al presidente della Camera il compito di presiedere e regolare i lavori dell’aula, nonché di assumere, in qualità di garante della regolarità dei lavori, una posizione super partes.

La Boldrini sembra seguire le orme del suo predecessore. La cosa perfino paradossale è che questa signora, eletta nelle liste di SEL di Vendola, è entrata in Parlamento grazie al patto di alleanza col PD che, pur con un misero 3%,  ha garantito a SEL una presenza consistente alla Camera ed al Senato. Se non ci fosse stato quel patto di alleanza il partito di Vendola non avrebbe superato il quorum richiesto (5%), nessuno sarebbe entrato in Parlamento e Vendola avrebbe fatto compagnia ai “compagni trombati” Ingroia, Ferrero e Diliberto. Rappresenta, quindi una esigua minoranza dell’elettorato. Eppure, grazie a quel patto elettorale, subito rotto da SEL, oggi è diventata la terza carica dello Stato. Bisognerebbe chiedersi come è possibile che un parlamentare che rappresenta a malapena il 3% degli elettori possa ricoprire quell’alto incarico e rappresentare l’elettorato. Temo, però, che questa resterà una domanda senza risposta.

Ma evidentemente i media hanno ormai deciso di adeguarsi alla richiesta di esposizione mediatica degli illustri esponenti delle istituzioni. Lo hanno fatto con Napolitano e con Fini ed ora lo fanno con la Boldrini. Bisogna tuttavia ricordare, a loro giustificazione, che anche i giornalisti “tengono famiglia“. Ed ecco che oggi l’ANSA dedica il consueto spazio quotidiano alla nostra Boldrini. L’occasione è la sua visita a Napoli alla Città della scienza. Diciamo che è anche comprensibile che l’ANSA riferisca su questa visita. Il fatto strano è che, forse  in ossequio al vecchio motto “Melius abundare quam deficere“, invece che un solo articolo, ne fanno due. Il primo box è dedicato proprio a quella visita: “Città della scienza. Boldrini, progetto visionario e meraviglioso”.

Ma evidentemente non basta. Ed allora ecco che, poco più sotto, spunta un altro box per la sezione Photostory primo piano,  in cui si ripropongono alcune immagini della stessa visita a Napoli, ma con un altro titolo: “Boldrini, una donna in difesa delle donne“.

Per oggi basta, ma domani, potete scommetterci, in prima pagina ci sarà un altro pezzo sulla Boldrini. Non so a che proposito, ma ci sarà. Così diamo alla nostra presidente della Camera, che rappresenta una esigua minoranza degli italiani,  l’opportunità di esprimere il suo pensiero su tutti gli aspetti dell’attualità, della politica, dell’economia, della giustizia e della cronaca. E ovviamente di fare le sue campagne a favore degli immigrati, del multiculturalismo e dell’integrazione. E che nessuno si permetta di criticarla; sarebbe xenofobia e razzismo. E’ la democrazia, bellezza.

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