Articoli corrispondenti al tag: alfano

News di giornata

di , 2 Giugno 2017 11:37

Titoli dei quotidiani e commenti al volo.

- “Manila, dà fuoco ad un resort; 36 persone morte per asfissia.”.  Quel resort era un mortorio. Così, per creare un po’ di brio e allegria, ha cercato di riscaldare l’ambiente.

- “Gentiloni porta bene all’Italia. Il Pil non saliva così da 7 anni.”. Abbinare il nome di Gentiloni alla crescita (!?) del Pil è come ringraziare la sindaca Raggi per il Ponentino romano.

- “Il silenzio di Mattarella sulla legge elettorale.”.  Tra il silenzio di Mattarella e i discorsi di Mattarella, dal punto di vista semantico, c’è pochissima differenza. Tanto vale che stia zitto: lui si riposa e noi pure.

- “Renzi copia (male) le fake news grilline.”. Renzi non ha bisogno di copiare le Fake news. Renzi “è” una fake news vivente, una bufala in forma umana; fra poco farà anche la mozzarella.

- “Festa della Repubblica, Mattarella: I valori del 1946 devono essere la nostra guida.” . Gli unici valori del 1946 rimasti sono i valori bollati; sono solo più cari.

- “Alfano mostra i muscoli. Accettiamo la sfida…”. Bravo Alfano, ora fa il duro e mostra i muscoli. Sì, ma… i muscoli di chi?

- “Padoan chiede l’eurosconto. Così risparmio 9 miliardi.”. Ormai, per sopravvivere, dobbiamo appellarci al buon cuore di Bruxelles e sperare sugli sconti, le promozioni, le offerte speciali, i “prendi 3 paghi 2”, il formato gran risparmio, le confezioni famiglia o i saldi estivi di stagione. Dopo ci resta solo la mensa della Caritas.

- “Torino, neonato gettato dalla finestra: ferite compatibili con caduta dall’alto.”. Grazie all’autopsia hanno scoperto che “è caduto dall’alto“. Anche perché “cadere dal basso” sarebbe molto difficile.

- “Blue whale, salvato un giovane in attesa di farsi travolgere da un treno.”. Per fortuna in Italia i treni sono sempre in ritardo. Così gli aspiranti suicidi, mentre aspettano il treno stesi sui binari, hanno il tempo di ripensarci, rinunciare al suicidio e salvarsi; oppure muoiono con due ore di ritardo.

- “Trump esce dall’accordo di Parigi sul clima“. Ma il riscaldamento della Terra è reale: Ecco sotto la prova…

Grillocrazia e la sciolta politica

di , 18 Marzo 2017 19:56

La democrazia secondo Beppe. A Genova si tengono le primarie del Movimento 5 stelle. Vince una donna, Marika Cassimatis. Ma a Beppe Grillo, padre padrone del Movimento, la sua vittoria non piace. Così annulla tutto col pretesto che Cassimatis ed altri componenti della sua lista, avrebbero “danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e gli altri iscritti.”. Tanto basta per annullare tutto e proporre un altro nome ed un’altra lista semplicemente rivolgendosi agli iscritti e chiedendo la fiducia: “Questa decisione è irrevocabile. Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me.”, dice. Ormai il mondo va avanti sulla fiducia. Renzi ha governato per 3 anni col “voto di fiducia”. Obama, appena eletto, ricevette il premio Nobel per la pace; sulla fiducia, come incoraggiamento. Così anche Grillo annulla il voto degli iscritti e decide lui chi deve essere eletto; sulla fiducia.

Questo è la democrazia rivista e corretta ad uso e consumo di un comico che ha deciso di occuparsi di politica, fondando un movimento che gestisce secondo criteri di democrazia che trovano riscontro solo a Cuba e nella Corea del Nord. Ed i sudditi possono solo obbedire e rispettare le rigide regole interne; altrimenti rischiamo l’espulsione, come è già avvenuto per diversi casi di militanti M5S (vedi il sindaco di Parma Pizzarotti). Per questi dilettanti allo sbaraglio guidati da un comico in disarmo la democrazia interna ha questo significato: adeguarsi alla volontà di Grillo. Tanto è vero che probabilmente nel loro vocabolario il termine “democrazia” scomparirà e verrà sostituito con  “Grillocrazia“. La cosa assurda, e che dovrebbe creare qualche preoccupazione, è che, secondo gli ultimi sondaggi, dopo il calo del PD a seguito della scissione di Bersani & C. il M5S, nonostante il suo strano concetto della democrazia, è il primo partito in Italia.  Significa che la gente li segue e li preferisce agli schieramenti tradizionali. Ma non perché gli italiani abbiano fiducia nelle loro capacità, nei programmi, nei principi e l’ideologia (ammesso che ne abbiano una e sappiano quale sia). Nemmeno perché convinti dai risultati spesso disastrosi (vedi la Raggi a Roma) delle loro amministrazioni. Li sostengono perché esasperati da una classe politica inetta, corrotta, incapace e funesta come una calamità naturale o le piaghe bibliche che da decenni sta portando l’Italia alla rovina economica, politica, morale e sociale.

E così, dopo decenni di cambi della guardia, di partiti che nascono, muoiono e risorgono, si sfasciano, si moltiplicano dividendosi come le cellule, dopo l’alternanza di governi di destra e sinistra e tutti con esiti disastrosi, la gente non sa più a che santo votarsi. E per disperazione è disposta a dare fiducia perfino a Grillo ed al suo Movimento di ragazzini che hanno scambiato la politica per un talent show (infatti votano in rete; scelgono i candidati, i vincitori e quelli “nominati“, come fosse un televoto stile Grande fratello). Ma questo talent, dove per essere eletti alle primarie bastano i voti del condominio (Monza, primarie M5S: Doride Falduto eletta con 20 voti), invece che in TV si svolge sul Blog del padre padrone. Si fa tutto in casa; si votano, si eleggono, si sospendono, si sanzionano,  se la suonano e se la cantano. L’importante è rispettare la volontà del capo branco: il Grillo parlante. Eppure, nonostante abbiano uno strano concetto della democrazia,  sono il primo partito e la gente li sostiene; non per i loro meriti, ma per i demeriti degli altri, non perché siano migliori degli  altri politici, ma perché gli altri sono inqualificabili. Quindi sono visti come fossero l’ultima spiaggia, l’ultima ancora di salvezza, l’ultima speranza. In alternativa resta solo Lourdes e i miracoli.

Come volevasi dimostrare.

I partiti in Italia continuano a dividersi, anche quando sono a livelli di consenso minimi. A forza di dividersi restano in quattro gatti, ma si dividono: due gatti da una parte, due gatti dall’altra.

Ecco l’ultima della giornata: “Si scioglie Nuovo centrodestra; Alfano fonda Alternativa popolare“. Dite la verità, questa vi mancava, vero? Sì, sentivamo proprio la mancanza di un altro partito. E così il Nuovo centrodestra si scioglie. Ancora non si era nemmeno ben capito perché questo Nuovo centrodestra fosse nato, cosa fosse e cosa volesse (oltre alle poltrone), e già è finito e ne fonda un altro fresco di giornata. Oggi anche i partiti hanno la data di scadenza, come lo yogurt e le mozzarelle. Dopo lo scioglimento del Popolo delle libertà, fu tutto uno sciogli sciogli generale: tutti i “cani sciolti“, non soddisfatti della prima “sciolta”, continuarono a sciogliersi. Il primo a sciogliersi fu Gianfranco Fini. Poi si sono sciolti Meloni e La Russa. Poi, dopo la rottura del patto del Nazareno, desiderosi di sostenere Renzi per mantenere le poltrone, si sono sciolti Alfano, Bondi, Lupi, Verdini e l’allegra compagnia delle sciolte. Poi Schifani e Quagliarella si sciolgono da Alfano. Parisi si scioglie da Forza Italia per creare il “Megawatt” e “illuminare il sud”. Ed ora Alfano, ormai esperto di sciolte, si ri-scioglie e si inventa “Alternativa popolare” al posto del Nuovo centrodestra.  Cosa cambia non si sa. Forse ce lo spiegherà alla prossima sciolta.

Intanto anche a sinistra Bersani, Orlando, Emiliano si sciolgono dal Pd. Poi Emiliano prende gusto alla sciolta e nel giro di una notte ci ripensa, si scioglie da  Bersani e Orlando e resta nel PD. L’ex sindaco di Milano Pisapia, giusto per ricordare che è ancora vivo, visto che non ha un partito, né seguaci, ma volendo partecipare allo scioglimento generale, si scioglie da solo. Boldrini si scioglie da Vendola e va al “Misto” (non come “Fritto”, ma come gruppo parlamentare), Vendola si scioglie da Sel per accudire e cambiare i pannolini al pupo, e Sel si scioglie perché non c’è più nessuno da sciogliere. E’ tutta una sciolta generale. Questa classe politica ha la “sciolta” facile. Da noi la sciolta si chiama cagarella. Infatti, la si si riconosce dalla puzza; come la politica.

Questa specie di aforisma è una mia vecchia battuta che ripeto spesso, quando parlo di questa classe politica inqualificabile e si adatta benissimo a questo post: “I partiti politici, per adeguarsi ai tempi e mostrarsi progressisti, ogni tanto fingono di rinnovarsi. Cambiano nome, stemma, bandiere, inni, segretari, pur di mantenere poltrone e potere. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti!”. Appunto, come i serpenti. Amen.

La democrazia vista da sinistra

di , 13 Novembre 2016 01:45

Continuano in USA  le proteste contro la vittoria di Trump. Proprio non gli va giù, non riescono a digerirla. Non ricordo che quando ha vinto Obama, i repubblicani siano scesi in piazza a protestare contro la sua vittoria. Non ricordo proteste, cortei e scontri nemmeno quando fu eletto Bill Clinton e gli altri presidenti del partito democratico. Vuol dire che in America la volontà popolare va bene solo se vincono i democratici?

Anche da noi la sinistra è in stato di agitazione in preda a crisi, convulsioni, delirio e violente “coliche elettorali”. Ieri Crozza ha dedicato la prima  mezz’ora del suo spettacolo interamente a Trump. Lo ha trattato come  la personificazione del male, Satana in Terra. Non si è ancora nemmeno insediato, ma già gli si attribuiscono progetti di sterminio dell’umanità. Se avesse parlato di Hitler sarebbe stato più benevolo. E’ appena cominciata quella che sarà una lunga campagna di denigrazione e screditamento a livello personale che durerà l’intero mandato presidenziale. Del resto, ormai abbiamo una lunga esperienza in proposito: è la stessa strategia che hanno applicato per 20 anni nei confronti di Berlusconi. Anche oggi pomeriggio, in una breve apparizione a TV talk, Piero Chiambretti, accennando a Trump, giusto per  adeguarsi all’andazzo generale, sapete come ha commentato la vittoria? Parlando dei suoi programmi, della sua linea di politica estera, delle misure economiche, delle relazioni estere? No, ha mostrato una foto della moglie nuda, risalente a quando faceva la modella. Ecco, questa è la serietà dei nostri commentatori.

Ma a sinistra la confusione e l’ipocrisia  è tale che erano tutti schierati a favore di Hillary, pur sapendo che era sostenuta e finanziata dalle grandi lobby, da Wall Street, dall’alta finanza, dalle grandi multinazionali, dalla quasi totalità dei personaggi del cinema, dello spettacolo, dalla quasi totalità della stampa e delle TV, da circa 160 testate, guidate dal New York Times, Washington post, Wall Street journal etc. Insomma dalla parte più ricca degli USA. Al contrario, dicono oggi gli osservatori, Trump è stato votato e sostenuto dalla classe media, dagli operai, da piccoli allevatori, agricoltori, commercianti, artigiani, minatori. Ma i cattocomunisti di casa nostra tifavano per Clinton. Tifano per l’alta finanza, contro la classe operaia. Dicono che gli elettori di Clinton sono quelli istruiti, delle grandi città; Manhattan, la zona più ricca ed esclusiva di New York, ha votato per Clinton. I sostenitori di Trump sono invece ignoranti, gente delle campagne; i  minatori del Kentucky hanno votato Trump.  E quindi la sinistra sostiene l’élite, le classi istruite, ricche e potenti, contro gli operai delle fabbriche, i minatori  e gli ignoranti delle campagne. Ma vi sembra normale che la sinistra si schieri con Wall Street contro operai e minatori? Poverini, sono in totale e completa crisi d’identità. Non per niente Renzi ama circondarsi di imprenditori e finanzieri, ha il sostegno di Confindustria ed anche di recente ha organizzato a Milano una cena per raccogliere fondi, alla quale hanno partecipato esponenti della ricca borghesia.

Ecco la notizia: “30.000 euro a testa per cenare insieme a Renzi“. Ecco chi sostiene Renzi: industriali, finanzieri e alta borghesia. Chissà cosa ne pensa il vecchio proletario comunista della sezione Lenin del paesino romagnolo; quello con barba e baffoni alla Stalin, che tiene ancora in salotto il ritratto di Marx, ed ha passato una vita dietro le bandiere rosse che incitavano alla lotta di classe contro i padroni e la ricca borghesia. Chissà come si sentirà a vedersi di colpo trasformato da comunista in “progressista democratico liberal” e sapere che il segretario del suo partito va a cena con la migliore borghesia milanese ed è finanziato da Moratti. Roba da cadere in profonda crisi esistenziale, depressione, e finire al più vicino centro per l’igiene mentale. Coraggio compagno, la verità è che il PCI l’ha sempre fatto, ma non lo diceva. Prendeva i finanziamenti da Mosca, ma, al tempo stesso, aveva l’appoggio del potere economico che, per tenerseli buoni, pagava militanti e sindacalisti. Vi hanno sempre fregato come polli. E adesso vi dicono che dovete sostenere una certa Hillary Clinton, ricca esponente del partito democratico, sostenuta dall’alta finanza, dalle multinazionali  e dai banchieri di Wall Street. Che brutta fine, compagni.

Fanno quasi tenerezza questi ex/post comunisti che si vedono traditi nei loro ideali storici e devono pure assistere allo scempio di un ex democristiano che, quatto quatto, entra nel PD e si impadronisce del partito ex PCI/PDS/DS/PD , rottamando i vecchi eredi storici del Partito comunista. E che invece che andare fra gli operai nelle fabbriche, va a cena con Letizia Moratti ed è sostenuto da ricchi imprenditori. Ma riuscite a dormire la notte? Non vi capita di svegliarvi di soprassalto e pensare che sia tutto un terribile incubo? Dovrebbero decretare lo stato di “calamità culturale” e riconoscervi dei sostanziosi indennizzi. Ma torniamo alle elezioni USA. L’incapacità di accettare la vittoria degli avversari e la volontà popolare è un vecchio vizio della sinistra. Ne parlavo due giorni fa nel post “Trump ha vinto: allarmi“. Ma non è solo un vizio dei compagni di casa nostra o dei democratici americani. Evidentemente è un vizietto congenito anche nei compagnucci socialcomunisti francesi. Lo ricordavo l’anno scorso, a proposito della possibile vittoria della destra in Francia, in questo post che riporto interamente.

Valls, la guerra civile ed il barocco (dicembre 2015)

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Valls, la guerra civile ed il barocco

di , 13 Dicembre 2015 15:30

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Scusi, dov’è la guerra?

di , 4 Dicembre 2015 21:39

Arrivato un carico di “preziose risorse” provenienti dall’Africa. Li ha raccolti in acque libiche una nave spagnola e, gentilmente, li ha accompagnati in Sardegna, contando sulla proverbiale ospitalità sarda (Cagliari, sbarcano 286 migranti). Qualche mese fa, in piena emergenza con i centri di accoglienza al collasso, ministri, prefetti e rappresentanti istituzionali, assicurarono che non c’era da preoccuparsi perché la situazione era sotto controllo e che, anche con l’accordo raggiunto con le Regioni esisteva un piano per la distribuzione dei migranti sul territorio nazionale. Secondo questo “piano” la Sardegna avrebbe dovuto ospitare circa 2400 migranti. Oggi, il TGR Sardegna ha riferito che, dall’inizio dell’estate, i migranti arrivati in Sardegna sono più di 5000. Ovvero, più del doppio di quanto previsto; a riprova della serietà delle istituzioni.  Ma non stiamo a sottilizzare, noi siamo accoglienti, ospitali, c’è posto per tutti. Non ci credete? Leggete qui: “I sardi sono ospitali“.

E poi bisogna ricordare che, come ci ripetono ogni santo giorno quelli che sull’immigrazione ci campano, questi migranti “scappano dalla guerra e dalla fame“. Oh, poverini, se scappano dalla guerra dobbiamo accoglierli. Infatti, dopo una breve ricerca, ecco alcune notiziette di sbarchi avvenuti in Sardegna negli ultimi mesi. Oltre, naturalmente, a quelli più numerosi che vengono accompagnati da navi che li raccolgono in acque libiche, ci sono migranti che arrivano direttamente sulla costa sarda su piccole imbarcazioni, provenienti probabilmente dalla costa tunisina o dal Marocco: una specie di migranti fai da te. E quasi sempre si tratta di algerini, tunisini, marocchini. Allora viene spontaneo chiedersi: ma è scoppiata una guerra in Marocco, in Tunisia ed in Algeria e nessuno ne parla? Ecco, di seguito, un piccolo esempio di migranti fai da te che, stranamente, sono quasi tutti algerini.

- 4 maggio: Capo Teulada, sbarcano 20 migranti algerini.

- 3 giugno: Teulada, sbarcano 24 migranti algerini.

- 6 ottobre: Sbarchi di migranti, 12 a S. Anna Arresi, 9 a Capo Teulada, 9 a Porto Pino.

- 28 ottobre: Teulada, soccorsi tre migranti algerini.

- 4 dicembre: Teulada, otto migranti algerini sbarcati a Porto Budello

Chiaro che la domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea: è scoppiata la guerra in Algeria? E perché nessuno ci ha avvertito? Ma via, non bisogna fare del sarcasmo sulle tragedie. E non bisogna nemmeno lamentarsi. Il nostro governo di dilettanti allo sbaraglio, di belle statuine e di ministri per caso, fa il possibile ed anche di più per affrontare il problema. No, non per fermare l’invasione, ma per garantire interventi più veloci nel soccorso in mare e migliori condizioni di accoglienza all’arrivo. Ogni volta che qualcuno protesta, Alfano si affretta a rassicurare gli italiani: “la lotta agli scafisti sarà durissima” (!). Sembrerebbe che il problema non siano i più di 300.000 immigrati arrivati in due anni, ma siano gli scafisti. Punti di vista; anzi, di Svista. Infatti, ecco la dimostrazione: 2 giugnoIncastrati dai profughi quattro scafisti finiscono in cella“. Oh, finalmente una buona notizia e la conferma che Alfano è stato di parola. Peccato che due giorni dopo arriva un’altra notizia: 4 giugnoScarcerati due dei quattro scafisti.“. Beh, forse si saranno sbagliati a scambiarli per scafisti. No, erano scafisti, ma li hanno scarcerati perché “hanno agito in stato di necessità“. Oh, poverini, erano in stato di necessitò. Allora perdoniamoli. Anzi, ospitiamoli in un ameno alberghetto della costa sarda, possibilmente con piscina e vista mare.

Però Alfano non fa che ripetere che la lotta sarà dura e, per dimostrarlo, sciorina i numeri delle espulsioni. Dice che quest’anno ne ha espulsi ben 60. Oh, perbacco, 60 su 300.000 sono una bella cifra; no? Il bello, anzi la cosa grave, è che non gli scappa nemmeno da ridere. Allora, giusto per restare in Sardegna, per capire cosa intende Alfano per “espulsioni” basta ricordare un piccolo episodio, uno dei tanti che si ripetono quotidianamente. Tutti i parcheggi pubblici, lungo le strade cittadine, ma in particolare quelli di ospedali, centri commerciali, cimiteri e altri luoghi di grande traffico, sono territorio controllato da parcheggiatori e ambulanti  abusivi che vi offrono le solite cianfrusaglie, quasi tutti  marocchini e senegalesi. A proposito, anche in Senegal  è scoppiata una guerra? Ma perché nessuno ci avverte? Bene, questi parcheggiatori abusivi insistono tanto per vendervi qualcosa e ricevere qualche euro, che se non offrite spontaneamente il vostro obolo, vi insultano e minacciano di danneggiarvi l’auto. Vera e propria estorsione che, è bene ricordarlo, è reato penale.

Succede anche spesso che, a seguito di diverbi tra ambulanti e cittadini, scoppino vere e proprie risse con l’intervento di guardie giurate o polizia.  Cosa succede in questi casi? Niente, assolutamente niente. Al massimo questi ambulanti vengono identificati e tutto finisce lì. In casi particolari vengono condotti in questura, raramente vengono trattenuti. Anzi, come disse il questore qualche mese fa, proprio a seguito dell’ennesima rissa scoppiata in un centro commerciale, è meglio che restino lì a fare gli ambulanti abusivi, altrimenti andrebbero a rubare (ha detto proprio questo).

Qualche volta, però, in casi gravi, si procede all’espulsione, come ama ricordarci il ministro Alfano. Ed allora, vediamo cosa succede in caso di risse, aggressioni e scontri fra agenti e ambulanti. Febbraio 2014: “Rissa al parcheggio delle Vele fra guardie giurate e ambulanti”.  Niente di speciale, ordinaria amministrazione. Passa il tempo ed ecco che, sempre nello stesso centro commerciale Le Vele, scoppia ancora una rissa che ha per protagonisti sempre gli stessi ambulanti. E si scopre così che uno dei quegli ambulanti facili alla rissa, è un senegalese che ha già ricevuto ben 5 (cinque) decreti di espulsione.Settembre 2014: “Senegalese con cinque decreti di espulsione fermato alle Vele con merce contraffatta“. Chiaro?

Allora, caro Ministro Alfano, che continua a parlare di 60 espulsioni fatte nel corso di quest’anno (come ha ripetuto anche di recente in televisione), si riferisce a questo tipo di espulsioni? Di abusivi e venditori di merce contraffatta che dopo 5 decreti di espulsione sono sempre tranquilli e beati al loro posto “abusivo”? Quando i nostri governanti per caso (e per nostra disgrazia) ci ripetono che dobbiamo accogliere tutti i migranti (a nostre spese) perché scappano dalla guerra, si riferiscono a strane guerre fantasma in Senegal, Marocco, Algeria, di cui non abbiamo notizia? Ma pensano davvero di poter continuare ancora per molto a prendere per il culo gli italiani? A proposito, se vi capita di andare per vacanza in Marocco o in Algeria e vi sorprendete nel vedere la popolazione tranquilla che circola per le città e svolge le attività normali, non lasciatevi ingannare; magari sono in guerra e non lo sanno nemmeno loro. Per accertarvene, basta chiedere: “Scusi, dov’è la guerra?”.

Parigi e le stalle chiuse

di , 14 Novembre 2015 08:16

Parigi sotto attacco, almeno 130 morti. Il presidente Hollande dichiara lo stato di emergenza e chiude le frontiere.

Dice che chiude le frontiere per evitare l’ingresso di terroristi. Se non si trattasse di una tragedia, quest’uomo farebbe quasi tenerezza, per l’ingenuità, l’incoscienza, l’irresponsabilità, l’inconsapevolezza che lo anima; qualità che si possono scusare in un bambino, non in un capo di Stato. Chiude le frontiere per evitare che entrino terroristi? Hollande, guardi che i terroristi sono già entrati, ce li ha già in casa. Doveva chiuderle prima le frontiere.  Doveva pensarci prima, lei e tutta la schiera di governanti euroidioti che da decenni, sotto la bandiera ipocrita della solidarietà e dell’operazione umanitaria, sta favorendo l’invasione dell’Europa da parte di disperati afro/arabo/asiatici in gran parte musulmani che covano odio, rancore e volontà di rivalsa e vendetta nei confronti dell’Europa e dei cristiani. Lepanto è un’onta da lavare col sangue. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli e che dobbiamo accogliere tutti. Anzi, i vescovi ed i preti dicono di accoglierli direttamente in casa nostra. Come dire “Adotta un terrorista“. Poi, quando gli scoppia la bomba sotto il culo, fingono sorpresa e tentano maldestramente di correre ai ripari. Da noi si dice “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“. Hollande chiude le frontiere quando i terroristi sono già entrati. Geniale, ecco perché lui è presidente e voi no. Ed ecco perché l’Europa è destinata a soccombere al jihad, alla guerra santa; perché siamo in mano a gentaglia simile, che vuole adattare il mondo alla propria ideologia nefasta, allo scellerato buonismo masochista, e si accorge del danno quando è ormai tardi per rimediare.

Intanto, come di consueto in simili circostanze drammatiche, parte la passerella di dichiarazioni ufficiali di solidarietà e vicinanza alla popolazione parigina colpita dall’attacco terrorista. Dopo “Je suis Charlie“, ora il motto è “Je suis Paris“. A gridarlo sono gli stessi terzomondisti che sostengono l’immigrazione e l’accoglienza senza limiti e controlli, continuano a sognare l’integrazione (che è già ampiamente fallita ovunque, ma questi fingono di non saperlo) e che, grazie ai loro residuati ideologici di un socialismo storicamente fallimentare, sono responsabili della progressiva islamizzazione dell’Europa.  Mai che gli venga in mente di gridare l’unico motto che gli si addice: “Je suis idiot“.

Il presidente Obama, appena ha avuto notizia della strage, ha dichiarato: “E’ un attacco non solo al popolo francese ma a tutta l’umanità e ai valori che condividiamo. I valori di liberté, egalité e fraternité non sono solo condivisi dal popolo francese, ma anche da noi.”. Che parole toccanti, che originalità, che profondità di pensiero. Solo i grandi presidenti, specie se americani, possono fare dichiarazioni così dense di significato. Anche Hillary Clinton si è affrettata a commentare: “Le notizie che giungono da Parigi sono strazianti. Prego per la città e le famiglie delle vittime.”. Ha fatto bene a precisarlo, perché la gente comune magari pensava che la notizia della strage fosse rassicurante e di buon auspicio: no, è straziante; lo dice la Clinton. Ma i  parigini possono dormire sonni tranquilli perché Hillary Clinton prega per loro.

Anche i servizi segreti americani, quelli che  parlavano di armi chimiche inesistenti di Saddam (con cui giustificarono l’intervento in Iraq, del quale si pagano ancora le conseguenze) e che di recente hanno riconosciuto di aver sbagliato tutto sulla strategia militare per combattere l’Isis, hanno rilasciato la loro bella dichiarazione sugli attentati a Parigi: “Appaiono chiaramente come una serie di attacchi coordinati.”. Ma va, “Cosa mi dici maaiii…”, direbbe Topo Gigio. Roba da non credere, tutti avrebbero pensato che tre attacchi a Parigi, avvenuti contemporaneamente, fossero del tutto casuali. Invece erano “coordinati“, lo dicono i servizi per la sicurezza USA.

E non finisce qui, perché tra oggi e domani assisteremo alla solita rassegna di dichiarazioni di circostanza banali, scontate, di facciata ed un po’ ipocrite, sentite mille volte. Bisognerebbe raccoglierle e stamparle in un opuscolo (magari esiste davvero) a disposizione di capi di Sato, commentatori, opinionisti, intellettuali: da tenere sempre a portata di mano, buone per ogni occasione. Che tempi, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni.

Ma non è che l’inizio, il bello deve ancora venire. Lo dice l’Isis, e quelli mica scherzano, non hanno un grande senso dell’umorismo. “Ora tocca a Roma“, dicono. Ma sono certo che il ministro Alfano, quello che continua a sciorinare dati Istat per dire che i reati stanno diminuendo (e magari ci crede davvero), ci dirà che è tutto sotto controllo, che non ci sono pericoli per l’Italia (è quello che ripete ogni volta che qualcuno lancia l’allarme su possibili azioni terroristiche sul territorio nazionale e sulla presenza di terroristi fra gli immigrati). E poi, per male che vada, se proprio dovesse esserci un attacco, dichiariamo lo stato di emergenza e, se necessario, chiudiamo anche le frontiere.  In ogni caso, in previsione di un possibile attentato in casa nostra (è solo questione di tempo) è bene cominciare a pensare qualche bella frase ad effetto da pronunciare con aria afflitta davanti alle telecamere e da rilanciare sui media. Potrebbero andar bene, per esempio “Chi è causa del suo mal pianga se stesso“, o “Del senno di poi son piene le fosse“, o…beh, lasciamo spazio alla fantasia, quella non ci manca.

Barconi e terroristi

di , 20 Maggio 2015 14:04

Tre giorni fa arriva dalla Libia la conferma del fatto che fra gli immigrati che arrivano sui barconi si nascondano anche terroristi e militanti dell’Isis. Ma finora si è sempre cercato di minimizzare e, anzi, di irridere a chiunque accenni ai pericoli di un’immigrazione incontrollata. Roba da leghisti, da razzisti, xenofobi, fascisti, o di chi vuole speculare sulle tragedie per scopi elettorali. Così dicono le anime belle della sinistra di chiunque non gradisca l’invasione africana. Ci stanno invadendo e non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di razzismo. “Cornuti e mazziati“, si usa dire.

Ma a dare l’allarme questa volta non è quel “fascistone razzista” di Salvini, è il consigliere governativo libico Abdul Basit Haroun in una intervista rilasciata alla BBC: “I combattenti dell’Isis viaggiano sui barconi che attraversano il Mediterraneo“. Secondo Haroun l’Isis si serve dei barconi per far arrivare in Europa i suoi militanti perché “la polizia europea non sa chi è dell’Isis e chi è un normale rifugiato“.

Ma il nostro ministro Alfano, giusto per non creare allarmismi e rovinare l’idillio fra governo e migranti, si affretta a rassicurare gli italiani che non esiste alcun pericolo, che tutto è sotto controllo e che sui barconi che andiamo a recuperare in acque libiche non c’è presenza di terroristi: “Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi“, dice Alfano. E Alfano è un uomo d’onore!

Sulla serietà di questo governo si potrebbe discutere a lungo, ma sarebbe quasi inutile perché non è molto chiaro se questi ci sono o ci fanno. Ma non divaghiamo. A smentire Alfano, Boldrini e boldrinisti, operatori umanitari, terzomondisti, buonisti e tutte le anime belle italiche, ecco stamattina il titolo d’apertura del Corriere.it.

Preso a Gaggiano Abdel Majid Touil, marocchino, 22enne  Operazione di Digos e Ros. Era ricercato a livello internazionale, fece parte del commando che agì al museo del Bardo uccidendo 24 persone, tra cui quattro italiani “.  Non un ipotetico militante dell’Isis, ma uno dei terroristi responsabili della recente strage di Tunisi. E adesso, ministro Alfano, come la mettiamo? Non aveva assicurato che sui barconi non c’era traccia di terroristi? Ecco l’ennesima dimostrazione dell’incapacità, inaffidabilità, pericolosità ed ipocrisia di questa gentaglia che sta mandando l’Italia in macerie, giusto per mostrarsi buoni e caritatevoli e non creare dispiaceri all’ONU, all’UNHCR, all’UNAR, al Papa e alla Boldrini.

Ma c’è di più. Il premier per caso Renzi, che sembra stazionare più in televisione che a Palazzo Chigi, domenica pomeriggio da Giletti su RAI 1 ha promesso che darà ai pensionati un “bonus” di 500 euro, facendolo passare come gentile elargizione del suo governo, invece che come mancia irrisoria dovuta ai pensionati ai quali era stato “rubato” l’adeguamento delle pensioni al costo della vita. Ma lui lo chiama “Bonus”, così i più distratti pensano davvero che si tratti di un regalo del governo, invece che di un atto dovuto dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale. E magari, visto che siamo prossimi alle elezioni regionali, il nostro ciarlatano toscano guadagna anche qualche voto, come già successo con i famosi 80 euro.

Bene, dice che di più non si può fare, che non restituirà niente a chi sta già bene e che è giusto così. E se lo dice lui è verità sacrosanta, è Vangelo secondo Matteo, non si può discutere e contestare, perché anche Renzi è un uomo d’onore. La sentenza della Corte che annulla la riforma Fornero e, di fatto, obbliga il Governo a restituire le somme non versate ai pensionati negli anni 2011/12 sembra non contare nulla. Ciò che conta è quello che decide lui, il ducetto rosso; come se i rimborsi li prenda di tasca sua e quindi sia autorizzato a decidere a chi spettano e a chi non spettano. E fa passare l’operazione come una sua gentile concessione. Quest’uomo ha uno strano concetto della democrazia, del governo e delle Istituzioni.

Non soddisfatto della presenza a L’Arena, ieri eccolo a Porta a porta da Vespa a sproloquiare di grandi meriti del suo governo, di grandi riforme che cambieranno l’Italia e di pistolotti pseudomoralistici, insomma il solito monologo autocelebrativo. Ma ha fatto anche un’altra sparata che farà piacere a tutti quegli italiani in difficoltà, con seri problemi a campare. Ha detto che provvederà a recuperare il relitto del barcone affondato con centinaia di persone in acque libiche (guarda il video): “Tireremo su il barcone affondato ad aprile; costerà 15 milioni di euro“. Chiaro? Non solo continuiamo a garantire il servizio navetta Libia/Lampedusa a spese nostre, ma ora ci occuperemo anche del recupero relitti. Costerà 15 o 20 milioni di euro, dice Renzi; e se non paga l’Europa (che non pagherà) pagheremo noi, ovvero gli italiani. Soldi presi a chi deve affrontare  sacrifici e rinunce per pagare le tasse, soldi “rubati” ai pensionati, soldi pubblici usati  contro la loro volontà egli italiani per mostrare al mondo un’Italia accogliente, umanitaria, che si togli il pane dalla bocca pur di perseguire l’ideologia buonista e terzomondista. E c’è gente che continua a credere alle sue fandonie, alle sue fantasie di fantapolitica, alle sue promesse, c’è gente che continua a votare per questi ciarlatani da fiera paesana. Salvo poi lamentarsi delle ruberie e degli sprechi di Stato. Si lamentano e votano, votano e si lamentano.

Quest’uomo è pericoloso,  questa ideologia buonista, umanitaria e terzomondista della sinistra è pericolosa, ci sta portando alla rovina obbligandoci a sopportare un peso economico e  sociale insostenibile; sta creando gravissimi problemi per la sicurezza dello Stato e dei cittadini, alimentando conflitti sociali che prima o poi finiranno per sfociare in disordini, scontri e guerriglia urbana come successo in Francia (i gravissimi episodi di guerriglia urbana scatenati dai black bloc sono solo le prove generali di quello che avverrà in futuro). E non è nemmeno fuori dalla realtà immaginare che, se non si pone un limite all’invasione, si arriverà ad una guerra civile. Non sono ipotesi fantasiose, la storia ci insegna che violenti scontri e rivolte sono scoppiate in passato per molto meno.  Fermateli, prima che sia troppo tardi.

E non lamentiamoci poi se inventeranno qualche nuovo balzello per trovare quei 20 milioni di euro che servono per recuperare i relitti in acque libiche. E’ un’operazione umanitaria, dicono. A parte il fatto che il concetto di operazione umanitaria è molto discutibile, specie quando si fa a spese degli italiani e, di fatto, serve ad alimentare l’industria dell’accoglienza che frutta milioni di euro a cooperative rosse ed associazioni varie, dovrebbero spiegarci questo mistero: perché deve essere l’Italia, sobbarcandosi la spesa di 20 mili0oni di euro, ad andare a recuperare un relitto con centinaia di morti africani naufragati in acque africane. Cosa c’entra l’Italia? E’ una domanda semplice semplice alla quale Renzi, le sue ancelle giovani e belle ed i buonisti di professione dovrebbero dare una risposta. Visto che l’operazione ci costerà decine di milioni abbiamo almeno il diritto di sapere perché dobbiamo essere noi a pagare.  Oppure anche l’uso del denaro pubblico è a discrezione del ducetto rosso toscano che decide in piena autonomia come utilizzarlo? Oppure, senza che gli italiani se ne siano accorti, il Bomba ha già fatto in silenzio una riforma dello Stato che sostituisce la democrazia parlamentare con un regime in stile Cuba o Corea del nord?

EXPO e teppisti

di , 2 Maggio 2015 22:35

Primo maggio, Milano a ferro e fuoco: la polizia sta a guardare. Le immagini della devastazione di Milano (vedi qui) le abbiamo viste sulla stampa, in rete, in televisione; non hanno bisogno di commenti. Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo, perché è successo e perché la polizia, ieri come tante volte in passato, si tiene a debita distanza dai vandali; ordini dall’alto, bisogna limitarsi a controllare la situazione, evitando gli scontri con i manifestanti ed evitando di provocare i delinquenti per evitare reazioni violente e maggiori danni. Questa è la linea “politica” del nostro sistema di difesa dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico.

Ciò che lascia allibiti è la reazione del potere, della stampa  e dei commentatori. A sentire e leggere certi commenti sembra che si riferiscano a fatti diversi da quelli visti a Milano. Ma chi è abituato a guardare la realtà in maniera critica e, soprattutto, a giudicare i fatti non lasciandosi condizionare dai media, sa benissimo che l’informazione è talmente manovrata e manipolata da essere del tutto inattendibile. Non ci meravigliamo più di tanto, quindi, ben sapendo che la realtà viene presentata dai mezzi d’informazione applicando il criterio della doppia morale. “La verità è ciò che conviene al partito“, diceva Togliattiil migliore” (figuriamoci gli altri).  Quel principio è sempre valido: raccontare la realtà non per quello che è, ma secondo la convenienza del potere politico, economico, culturale.

Ultimamente la parola d’ordine sembra essere l’ottimismo. Tutto va ben madama la marchesa, va tutto ben. Chi non è d’accordo ne paga le conseguenze. Vedi, giusto per fare un esempio recente, la sostituzione di dieci deputati del PD in Commissione riforme, colpevoli solo di non essere d’accordo con la linea del premier Renzi sulla riforma elettorale. Un provvedimento che non si era mai visto alla Camera. Ma guai a parlare di autoritarismo; Matteo dice che è nelle regole della democrazia. E se lo dice Matteo non si può contestare (salvo andare incontro a guai seri), le sue parole sono legge: ipse dixit. Ma torniamo alle prove di guerriglia urbana messe in atto a Milano.

Ecco il titolo dell’ANSA :”Teppistelli figli di papà“, così se la cava il nostro fanfarone toscano.  Insomma, quattro ragazzi un po’ scalmanati, ma niente di preoccupante. E tanto per confermare che non è successo niente di grave, come viene ripreso nel titolo, il sindaco Pisapia invita i milanesi a rimboccarsi le maniche per ripulire la città e rimediare ai danni. Come dire che non è successo niente, ora diamo una ramazzata, sostituiamo qualche vetrina rotta, rottamiamo le auto bruciate e tutto torna come prima. Anche il ministro Alfano è soddisfatto: “La tattica di ordine pubblico adottata a Milano  ha infatti evitato il peggio.”.  Chiaro? Ringraziamo il cielo perché poteva andare molto peggio.

Lo afferma anche un autorevole editorialista del Corriere, Luigi Ferrarella, che senza nemmeno vergognarsi un po’, afferma “E’ andata bene” ed apre così il suo pezzo: “Com’è andata? Bene.” . E chiarisce anche il perché della sua soddisfazione: “… il risultato “nessun ferito” serio, e 11 contusi tra i poliziotti, é già una gran cosa.”. Chiaro, un ottimo risultato. Queste sono le “grandi firme” del giornalismo di casa nostra, quelli che creano l’opinione pubblica. Anche Napolitano, che insieme alla sua Clio non ha voluto rinunciare all’occasione della passerella all’Expo, ha minimizzato la devastazione: “Ieri è stata una giornata bellissima, una magnifica inaugurazione“. Anzi, ha criticato i media perché, a suo dire, hanno dato troppo spazio ai disordini e i vandalismi dei black bloc; “capovolgono la realtà“. Non bisognava parlarne per non rovinare la festa.

Avrebbero voluto che i media tacessero sui black bloc. Sì, niente resoconti, niente servizi televisivi, silenzio. Meglio dedicare spazio alla passerella di Renzi, Napolitano e consorte, Pisapia, Prodi (c’era anche lui) e tutta la coorte di compagni sinistri. Come se già non fossero tutti i giorni in prima pagina e su tutti i TG. Strano, quando al governo ci sono loro non sopportano le contestazioni, gli scioperi, i disordini. Guastano il clima da salvatori della patria. Se invece al governo c’è il centrodestra, allora via con i cortei, le proteste, il diritto alla manifestazione, la rabbia della gente, il popolo che scende in piazza. Già, anche la protesta è elastica, dipende da chi la fa e contro chi. E siccome questi black bloc o antagonisti, o No Expo, o centri sociali, o disubbidienti, o comunque li si voglia chiamare, sono quasi sempre di estrazione sinistra, allora si cerca di minimizzare. Ricorda molto la vecchia storiella dei terroristi delle brigate rosse che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo, nati, cresciuti e allevati nelle sezioni del PCI a pane e Marx, lotta di classe e anticapitalismo, ma che per la sinistra erano solo “compagni che sbagliano“.

Pensate che se i disordini fossero stati causati da movimenti di destra, la reazione sarebbe stata la stessa? No, altra storia, allora ne avrebbero fatto una sorta di attentato, di insurrezione, di rivoluzione armata, di guerra, avrebbero chiesto le dimissioni di ministri, sindaci, prefetti, questori e dell’intero governo. Sarebbe successo il finimondo. Ma se i dimostranti sono di sinistra, allora la cosa non è molto grave; sono solo quattro teppistelli. Sono talmente disonesti e in malafede che arrivano perfino a travisare completamente i fatti. Ieri Andrea Camilleri, comunista e intellettuale di regime, appena avuto notizia dei disordini di Milano ha scritto su Twitter “Caro ragazzino di Casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. Per Camilleri i vandali di Milano erano di Casa Pound. Effetti della senescenza, ma anche della malafede congenita.

Questa però supera anche la fantasia più sfrenata. E’ ancora un titolo dell’ANSA “Savina, il questore che ha fermato i black bloc“. Un elogio sperticato del questore, dell’azione della polizia, dell’attività di controllo preventivo, della strategia adottata: “La strategia della Questura è stata vincente“, scrive l’Ansa. E meno male che è stata vincente e che il questore “ha fermato i black bloc“. Figuriamoci se non li avesse fermati! Insomma, dobbiamo ringraziare il cielo che ce la siamo cavata con poco. Ma andate a dirlo a chi ha avuto l’auto bruciata, le vetrine rotte, i negozi devastati. E ditelo ai cittadini che devono pagare i danni. Maroni ha promesso un primo intervento di un milione e mezzo di euro per venire incontro a chi ha subito danni. Ma non sono soldi che calano dal cielo, sono sempre soldi dei cittadini, dei milanesi, degli italiani. I delinquenti distruggono e noi paghiamo i danni.

Ma i media tendono a sminuire gli effetti della guerriglia e vogliono far dimenticare l’accaduto, per non intaccare l’immagine positiva del governo Renzi, non guastare la festa dell’inaugurazione dell’EXPO e rovinare l’atmosfera idilliaca di un’Italia che esiste solo nei tweet mattutini del premier per caso. Così, minimizzano l’accaduto e, anzi, tutti si dicono soddisfatti di come sono andate le cose. E’ la dimostrazione che questa gente vive in un altro mondo, non in quello della gente normale, è un’altra dimensione, un universo parallelo in cui va tutto bene e centinaia di delinquenti che devastano il centro di Milano sono solo quattro teppistelli figli di papà, magari annoiati, che fanno un po’ di baldoria per distrarsi e divertirsi. Niente di grave. Ora i milanesi si armano di scope e stracci, ripuliscono tutto e Milano torna come nuova.

Si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità: la completa incapacità dello Stato di difendere i cittadini e le città dalla violenza di delinquenti di professione, dall’internazionale della guerriglia e da bande di criminali stranieri che vengono a delinquere in Italia contando su leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti e punire le forze dell’ordine, e sulla benevolenza dei giudici. Attraverso i mezzi d’informazione, controllati e manipolati ad arte,  ci presentano una realtà virtuale che esiste solo nei palazzi del potere. Non vedono e non vogliono vedere la quotidianità scomoda. Preferiscono vivere di promesse, di slides, di cartoline di un Paese che non esiste, di autocompiacimento, di ologrammi che scambiano per realtà. Ecco perché nello  spettacolo musicale dedicato all’ inaugurazione dell’Expo, trasmesso in mondo visione da piazza del Duomo il 30 aprile, hanno voluto sul palco un interprete di questo nuovo modo di guardare il mondo, o meglio di “non guardare e non vedere”; hanno scelto il testimonial ideale, Andrea Boccelli, un tenore cieco  Geniali.

Questa doppia morale della sinistra mi fa venire in mente un vecchio post del 2007 in cui ricordavo che quando per decenni si allevano i giovani a pane e rivoluzione, ideologia e contestazione del potere, può succedere che quando poi quei maestri di violenza arrivano al potere la contestazione gli si ritorce contro e gli alunni prendono a sassate i professori.  Vedi “Cria cuervos“.

Cagliari la città più felice d’Italia

di , 22 Marzo 2015 15:10

Oh, come sono felice! Chi l’avrebbe mai detto:  Cagliari è la città più felice d’Italia. Incredibile, specie dopo le ultime statistiche dell’Istat dalle quali risulta che la Sardegna è fra le regioni più povere (vedi “I sardi sono poveri“) e che le province del Medio Campidano e di Iglesias Carbonia sono, in assoluto, le province più povere d’Italia (vedi “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“).

Ed ecco l’ultima notizia, riportata due giorni fa dal quotidiano locale L’Unione sarda (“La città più felice? Cagliari“), che ci racconta una realtà non solo meno preoccupante, ma addirittura stravolge tutte le precedenti valutazioni sulla qualità della vita. Cagliari è “la città più felice d’Italia“, un nuovo Eden dove sono tutti felicissimi, se la spassano un mondo, ridono a crepapelle, hanno la gioia che sprizza da tutti i pori e, come nelle favole a lieto fine, vivono a lungo felici e contenti. Oh, perbacco!  E dire che proprio di recente, nel post “Sardegna Felix“, riportavo un elenco di reati commessi nell’isola (in particolare proprio nel cagliaritano) che non davano proprio l’idea di una regione tranquilla e felice. Anzi, al contrario, scippi, furti, rapine, incendi dolosi, violenza, piccola criminalità in aumento; tutti segnali che non lasciano certo dormire sogni tranquilli.

Di recente il ministro dell’interno Alfano, per lodare il proprio operato e tranquillizzare gli italiani, ha sciorinato in televisione una serie di dati “ufficiali” per dimostrare che  i reati sono in diminuzione. Peccato che i dati Istat, dicano il contrario. Peccato che la stessa Polizia lanci l’allarme sulla crescita della criminalità in Sardegna e nel resto d’Italia: “Crimini e bugie“. E per finire ecco la notiziona sulla felicità dei cagliaritani che ha tutta l’aria di una presa per il culo. Sì, lasciamo perdere gli eufemismi e chiamiamo le cose col loro nome.

Ma in base a quali dati hanno stilato questa classifica della felicità? Udite udite, sulla base di un indice “iHabby” che analizza i messaggi su Twitter!  Twitter, il mezzo di comunicazione preferito dal nostro mattiniero premier che già alle prime luci dell’alba comincia a twittare, cip cip cip, come gli uccellini di Villa Borghese. La differenza è che i passerotti cantano e non fanno danni, lo sbruffone toscano di Palazzo Chigi se la suona e se la canta a spese nostre.

Ora, quanti saranno i cagliaritani che usano inviare messaggini su Twitter? In prevalenza giovani. Non credo che twittare sia il passatempo preferito di adulti che lavorano, di anziani, malati, disoccupati, precari e gente che ha altri problemi per la testa che non passare la giornata a mandare messaggini in 140 caratteri. Allora bisogna concludere che una stima della felicità fatta con questi criteri, detto alla Fantozzi, è “Una cagata pazzesca“. L’attendibilità di queste classifiche è pari a zero. Eppure queste notizie vengono diffuse dai media, stampa, internet, televisione, riempiono le pagine dei giornali e fanno notizia.  Ovvero, la nostra informazione oggi si basa su dati fasulli, ricavati da indagini fasulle, che riempiono la testa della gente di idee fasulle. Si può prendere seriamente una società che prende come base per le indagini i messaggini degli adolescenti? No, non si può. A meno che questa non sia una società di rincoglioniti totali.

E purtroppo ormai questa è la prassi dell’informazione, della comunicazione in genere, della politica, dei rapporti sociali: stiamo creando una società fasulla, una realtà virtuale in cui niente è quello che sembra.  Un mondo fasullo che crede di poter valutare la felicità della gente sulla base dei messaggini in 140 caratteri; roba da adolescenti, da ragazzini delle medie. O da presidenti del Consiglio.  Bisognerebbe fare un riscontro. Provate a chiedere ai minatori del Sulcis, ai cassintegrati delle fabbriche sarde in eterna crisi, ai precari e disoccupati cronici, ai cittadini alle prese con problemi di lavoro, di burocrazia, di mutui, affitti e bollette da pagare, di anziani e malati che attendono mesi per una visita, ai cittadini vessati da uno Stato sadico che gode nel sottoporre il popolo a torture psicologiche con l’invenzione di sempre nuove norme cervellotiche, imposte, tasse e balzelli di ogni genere e considera i cittadini come polli da spennare. Chiedete a loro se sono felici. Forse vi risponderanno anche loro con un tweet brevissimo, entro i 140 caratteri, anzi, molto meno: “#Ma vaffanculo….”.

Democrazia e pentole

di , 14 Febbraio 2015 09:44

C’è qualcosa di contorto e di aberrante nell’espressione della volontà popolare, e della creazione del consenso, in democrazia. Una volta si pensava che i cittadini scegliessero il partito in base all’ideologia ed  ai programmi. Oggi, in una società dominata, plasmata e plagiata dai media e dalla forza delle immagini, forse conta più la rappresentazione della realtà della realtà stessa, più il simbolo che ciò che rappresenta, più l’immagine pubblicitaria che il prodotto stesso, più lo slogan che il programma, più la forma che l’essenza, più il contenitore del contenuto. Più che il pensiero in sé conta il modo di esprimerlo, la retorica e la capacità dialettica. Più che la testa, e quello che c’è dentro, conta la faccia.  Il guaio è che certe facce sono inguardabili e, purtroppo, spesso sono lo specchio delle loro idee. Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Così, quando vedi e ascolti certi personaggi della politica, guardi le loro facce e ti viene spontaneo votare per un partito diverso dal loro.

Si ha l’impressione che  talvolta si voti non per approvazione del  messaggio, ma per negazione del messaggero. Guardi la faccia di politici di professione che stanno da una vita  in Parlamento, di certi residuati bellici  sopravvissuti alla prima Repubblica,  li ascolti parlare e, per reazione,  pensi di votare Grillo. Poi guardi le smorfie di Grillo, il suo volto arcigno, i suoi occhi sbarrati in un’espressione tra lo stupito e lo sguardo del comico che ha appena sparato la sua battuta e si aspetta l’applauso del pubblico, ascolti i suoi insulti e le sue minacce e ripieghi su forze moderate, rassicuranti e meno aggressive. Guardi, quindi,  la faccia di Giovanni Toti, di Santanché, di Alfano, di Monti, Casini, li senti parlare e ti cascano le braccia, ti deprimi e preferisci uno pimpante e sicuro di sé come Renzi. Infine guardi Renzi, ascolti il suo eloquio da piazzista “Venghino siori, venghino…”, e ti aspetti che, da un momento all’altro, ti proponga l’acquisto di un set di pentole con asciugacapelli in omaggio. Se si governasse con le parole, le slides, le promesse e gli slogan, il fanfarone toscano di Palazzo Chigi sarebbe il più grande statista della storia. E per reazione, deluso, scoraggiato e rassegnato al destino avverso ed all’inevitabile catastrofe, rinunci a votare. Così la democrazia perde la sua carica vitale e giace agonizzante nel suo letto di ideali traditi. E l’espressione della volontà popolare si tramuta in un voto che non viene espresso per adesione ad una ideologia, un programma, una visione del mondo, ma per istintiva reazione e volontà punitiva “contro” qualcuno.

Ciò che resta oscuro, contorto e subdolo, del meccanismo di creazione del consenso popolare in un sistema democratico è il rapporto esistente fra popolo e governanti. In fondo, il principio base che regola la propaganda politica e la creazione del consenso è lo stesso che regola le televendite televisive di pentole o materassi, che non sono altro che l’evoluzione mediatica di quello che nelle fiere paesane era il rapporto fra piazzisti e  campagnoli ingenui. Ciò che offrono i politici, spacciandolo per soluzione di tutti i problemi del Paese, non è molto diverso dallo specifico spacciato da Dulcamara come rimedio miracoloso per tutti i mali, dalla calvizie  al mal d’amore.  Ma l’imbonitore politico è molto più pericoloso, può creare danni enormi e portare conseguenze irreparabili. Le pentole almeno hanno una loro utilità pratica e, se proprio non ti servono, non le compri.  Lo specifico di Dulcamara non guariva niente, ma era innocuo, non faceva danni. I piazzisti politici, invece, hanno trovato il modo, in nome della democrazia e grazie ai perversi e subdoli meccanismi di creazione del consenso, ed al loro uso spregiudicato, di plagiare le menti ed obbligarvi a comprare prodotti non solo inutili, ma spesso dannosi, camuffati da alti ideali umanitari o da opinabili teorie economiche, convincendovi che ciò che essi offrono è esattamente ciò di cui avete bisogno e quanto di meglio si trova sulla piazza.  Ci ingannano, ci illudono, ci raggirano, lentamente ci avvelenano e li dobbiamo anche pagare a peso d’oro. Meglio i piazzisti e le pentole, fanno meno danni. Meglio l’innocuo specifico di Dulcamara che le slides di Renzi.

Crisi, vacanze e preziose risorse

di , 31 Maggio 2014 15:31

Osservando gli avvenimenti e le notizie del giorno viene il forte sospetto che gli italiani stiano attraversando un periodo di smarrimento. Non è chiaro se si tratti di effetti dell’assunzione di droghe più o meno leggere, se ci sia nell’aria un qualche virus sconosciuto, oppure se la causa sia più profonda.

Ecco la buona notizia tanto per cominciare bene la giornata. Nove milioni di italiani hanno difficoltà economiche; un aumento del 57% rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi mondiale. Niente di nuovo, ormai le  notizie dal fronte del lavoro, della precarietà e dell’economia sono un bollettino di guerra. L’immagine dell’Italia è quella di una nazione in cui la povertà cresce ogni giorno, aumentano i disoccupati, le aziende nazionali sono in vendita al migliore offerente e non si vedono spiragli di soluzione a breve termine.

Ma, nonostante questo disastro economico e sociale, ultimamente sembra esserci stato un cambiamento di rotta nel mondo dell’informazione e dei media in generale. In televisione sentiamo personaggi della politica che fino a ieri erano catastrofisti ed ogni giorno, come prefiche mediatiche,  cantavano lamenti atroci sul destino dell’italica stirpe. Improvvisamente, da quando è cambiato il direttore d’orchestra (Renzi) è cambiata anche la musica. Non più marce funebri e messe da requiem, ma allegre marcette, valzer, mazurche e feste campagnole. Anche la stampa si è adeguata al nuovo clima. Cambia il tono generale, si scelgono con cura le notizie da prima pagina e quelle a cui dare più spazio ed evidenza,  e si presentano con una punta di ottimismo, di benevolenza e di approvazione nei confronti dell’azione del governo e del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Pensate che ci sia stata un’inversione di atteggiamento da parte dei media, molto più benevolo ed accondiscendente nei confronti del governo, da quando Renzi è andato a palazzo Chigi? Pensate che, per dare una mano a Renzi, si cerchi di dare segnali positivi e rassicuranti? Pensate questo? Pensate bene.

Ecco, per esempio, come oggi l’ANSA titola “Italiani in vacanza“. Sei milioni sono il 10% degli italiani. Ma il messaggio di questa notizia nella sezione “Primo piano” è l’idea che gli italiani vadano in vacanza. Non importa quanti, è secondario, ma deve prevalere l’immagine della vacanza. Siccome  quelli che restano a casa sono il restante 90%, in altri tempi e con altri governi, avrebbero titolato “Crisi: il 90% degli italiani resta a casa“.  Ma siccome al governo c’è il sindaco rampante, allora bisogna essere ottimisti e vedere il lato positivo. E così non contano i 54 milioni che restano a casa, ma i 6 milioni che vanno in vacanza. Sono le due facce della medaglia; dipende dal punto di vista e da come la si guarda.

Del resto si può essere davvero ottimisti, vista quest’altra notizia d’apertura, ancora dell’ANSA. Sembra che questi 80 euro siano la soluzione della crisi, abbiano un forte impatto sui consumi ed un effetto positivo su tutta l’economia. Sarà così? Proprio nell’articolo sull’Italia vacanziera (sopra citato), il presidente della Federalberghi, Bocca, dice che il tanto sbandierato bonus di 80 euro non fa ripartire i consumi: “ La speranza quindi che il bonus in busta paga di 80 euro, producesse un’immediata ripartenza dei consumi, non trova per il momento conferma nei fatti.“. Piccola differenza: la dichiarazione di Bocca viene inserita all’interno dell’articolo, l’idea, invece, che l’effetto degli 80 euro sia molto positivo e produca un giro di 3 miliardi di euro di spesa, incrementando i consumi, diventa titolo d’apertura in prima pagina.

Ed ecco un’altra notiziona, ancora dalla home dell’ANSA: il Pil cresce. Ma non subito, calma, cresce a partire da giugno. In effetti non è nemmeno sicuro che cresca, è una stima, una previsione fatta dall’ISTAT. Potrebbe anche non crescere e la previsione risultare sbagliata. Ma ammettiamo pure che cresca. Di quanto cresce? Dello 0.1%! Mentre le economie del mondo crescono dal 3% degli USA all’8% della Cina, noi “cresciamo” (?) dello 0,1%. E non è nemmeno sicuro: cresciamo…forse! Speriamo di crescere. Ma fra vacanzieri felici, boom dei consumi grazie agli 80 euro e Pil in crescita, queste sono le notizie d’apertura dei siti d’informazione, lasciando intendere che la crisi sia superata, che l’economia sia in ripresa e gli italiani siano tanto tranquilli e fiduciosi nel futuro che vanno in vacanza. Ecco un bell’esempio di come viene manipolata l’informazione, secondo l’effetto che si vuole ottenere. Basta presentare le notizie in modo funzionale alla causa. Bisogna tenerlo presente quando si leggono quotidiani, riviste, siti internet di informazione o si assiste a manifestazioni e battaglie a difesa della libertà di stampa.  Spesso la tanto sbandierata libertà di stampa è solo libertà di manipolare l’informazione ad uso e consumo dei potenti di turno, del gruppo editoriale o della parte politica di riferimento.

E non basta. Ci stanno raccontando da anni che gli immigrati sono una risorsa. Bene, se è vero allora dobbiamo essere più che soddisfatti perché la stagione si annuncia molto favorevole: “Alfano: 40.000 sbarchi in 5 mesi“. Bene, bene, significa che, con questo ritmo e se si rispettano le previsioni, in un anno ne arriveranno più di 100.000. Fantastico, un carico di risorse che darà un contributo sostanziale a migliorare l’economia nazionale. E’ vero che intanto ci costano 300.000 euro al giorno solo per mantenere i mezzi della marina impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ vero che, una volta sbarcati, dobbiamo garantirgli vitto, alloggio, abbigliamento, paghetta per le piccole spese, ricariche telefoniche, sigarette, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria etc… però poi sono tutte preziose risorse che ci daranno una mano.

Ultimissima del bollettino dei naviganti: “Soccorsi 3.000 migranti“. Ma adesso, con la buona stagione, gli arrivi saranno giornalieri, a migliaia per volta. Andiamo a prenderli direttamente alla partenza, in acque libiche. Loro partono, poi chiamano il numero della Capitaneria di porto di Palermo (che hanno già alla partenza), e, prima che ce li freghino gli egiziani, i tunisini o Malta,  arrivano subito le nostre navi della Marina e della Guardia costiera a “salvarli” e portarli a Lampedusa.  Sì, perché, come si diceva, sono tutte preziose risorse.

Tutte risorse che, in un periodo di crisi profonda e drammatica,  si aggiungono ai 9 milioni di italiani in difficoltà, ai disoccupati, ai precari, ai giovani senza speranza di trovare occupazione. Mentre le  aziende chiudono, aumentano i licenziamenti, interi settori dell’economia e marchi storici del made in Italy sono in vendita ed acquistati da investitori stranieri (una per tutte, la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, l’Alitalia),  mentre i pensionati non sanno come campare e per recuperare qualcosa di commestibile, vanno nei mercati all’ora di chiusura, a rovistare fra gli scarti di frutta e verdura, mentre assistiamo al completo sfacelo economico e sociale, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti i disperati del terzo mondo e garantirgli tutti i diritti possibili; casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, ricongiungimento familiare, cittadinanza. (Immigrazione, siamo al collasso). E noi, che siamo buoni che più buoni non si può, a costo di farci aumentare le tasse per sopperire alle spese, accogliamo tutti amorevolmente.

E intanto cosa fa il governo? Il ministro Alfano, come ha riferito proprio avantieri, si limita a tenere il conto degli sbarchi; fa il ragioniere dei migranti e dei barconi. Il Parlamento, invece di cercare di fermare l’invasione, per assecondare l’ONU e la Boldrini, discute sulla necessità di migliorare l’accoglienza e non sapendo trovare dei rimedi, per nascondere la propria incapacità, scarica la responsabilità del flusso migratorio inarrestabile sull’Europa.  Ma è solo un modo per non affrontare il problema. In realtà il nostro Parlamento è indaffaratissimo a discutere altre priorità. E’  occupato a parlare di legge elettorale, di “femminicidio” (approvato il decreto legge), di lotta all’omofobia, di Genny ‘a carogna e magliette da stadio, di “divorzio breve” (approvato ieri alla Camera), di “quote rosa e parità di genere” (approvata di recente), di diminuzione della pena per gli spacciatori di droga (niente carcere per il piccolo spaccio), di abolizione del reato di immigrazione clandestina (Abolito il reato di clandestinità), così, visto che non è più reato, tutti i disperati del mondo si sentono autorizzati a venire da noi.   Poi, siccome non riusciamo a sostenere l’enorme costo e garantire l’accoglienza,  accusiamo l’Europa di non aiutarci.  Ed Alfano tiene il libro mastro dei barconi.

Siamo ridicoli. Insomma, com’è evidente, i nostri parlamentari sono impegnatissimi a discutere ed occuparsi di cose importantissime e fondamentali per gli italiani, specie per quei 9 milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, esodati e pensionati al minimo. E intanto il nostro Bel Paese viene invaso da africani, asiatici e disperati  che arrivano in massa, occupano case e palazzi abusivamente, si impadroniscono abusivamente dei parcheggi pubblici e vi chiedono il pizzo per parcheggiare, sempre abusivamente occupano piazze, strade, spiagge e centri storici per vendere cianfrusaglie inutili, vivono di espedienti, di lavoro nero o di attività criminali e sono sostenuti, aiutati e coccolati dalla sinistra e da tutti coloro che su questa invasione di massa ci campano. Già, perché bisogna ricordare che su questo flusso di migranti disperati, nascondendosi ipocritamente dietro la bandiera del buonismo e del rispetto dei diritti umani,  c’è chi ci campa. (Immigrazione e ipocrisia)

E guai a lamentarsi perché si solleva subito l’indignazione e la protesta dei buonisti di professione, interviene l’ONU, la Boldrini, la Kyenge, il Papa, l’UNAR (vedi “A caccia di razzisti“)si viene subito accusati di xenofobia e razzismo. Siamo invasi, dobbiamo pagare le spese, che  per un Paese in crisi stanno diventando insostenibili, e non possiamo nemmeno lamentarci. Paga e taci. Vista la situazione ci si chiede come sia possibile che l’Italia si stia riducendo in queste condizioni e non abbia la forza di reagire. La spiegazione è semplice. Ci sono solo due possibilità. O gli italiani si sono mezzo rincoglioniti, oppure si sono rincoglioniti del tutto. Forse è buona la seconda.

Arrivano le risorse

di , 10 Aprile 2014 15:48

Sbarcati 4000 migranti in 48 ore. Oh gaudio, oh tripudio, gioite italici, sono tutte “preziose risorse”, come dicono l’ex ministra Kyenge, l’ex portavoce ONU per i rifugiati, Laura Boldrini, e come affermano ogni giorno i pifferai magici della sinistra, sostenuti dai media opportunamente omologati al pensiero unico.

Ieri lo ha riferito il ministro Alfano ( Grave emergenza). Dall’inizio dell’anno ne sono arrivati già 15.000. Ma è solo l’inizio, l’antipasto, il bello deve ancora arrivare. Dicono alcune fonti attendibili, citate dallo stesso Alfano che dalla Libia  sono pronti a partire per l’Italia da 300 a 600.000 persone. L’anno scorso ne sono sbarcati più di 43.000. Ma quest’anno, viste le premesse di questi primi mesi,  la cifra sembra destinata a raddoppiare. Ma potrebbe anche andare molto peggio. Se pensiamo che nel 2012 gli sbarchi erano stati poco più di 20.000 ci rendiamo conto che stiamo andando verso una situazione molto critica e dalle conseguenze imprevedibili. Ma le nostre autorità e, soprattutto, gli addetti ai lavori (quelli che sull’accoglienza degli immigrati, in qualche modo, ci campano) ed i militanti del terzomondismo sono impegnatissimi nella loro quotidiana battaglia non per tentare di fermare la migrazione, ma per garantire una migliore accoglienza.

Il loro sogno segreto è quello di accogliere tutti con grandi festeggiamenti, sventolio di bandiere, canti di gioia, la banda comunale che esegue briose marcette, lancio di fiori, pacco dono con rinomati prodotti locali DOC, brindisi di benvenuto, sfilata delle autorità con fascia tricolore e stendardo comunale, una settimana di festa del migrante in onore delle “preziose risorse“ con canti, balli, rinfreschi, riunioni conviviali all’ombra di freschi pergolati con vista sul mare, lancio di razzi, granate, mortaretti, tarallucci e vino e triccheballacche. E subito dopo questi momenti di prima accoglienza, garantire a tutti un soggiorno piacevole in deliziose villette sul mare (che so, Costa Smeralda, Portofino, Capri, Amalfi…), poi dare subito a tutti i “nuovi italiani”  la cittadinanza, il diritto di voto, un lavoro, la casa, la scuola, l’assistenza sanitaria,  il ricongiungimento familiare (così si portano dietro anche i vecchi genitori ai quali, data l’età, daremo anche subito la pensione), le ferie, la tutela sindacale e legale, l’assistenza gratuita di un patronato a scelta, un congruo aiuto economico ( a fondo perduto) per avviare una qualche attività commerciale, ingresso gratuito a musei e teatri (per favorire l’integrazione e la crescita culturale), la possibilità di diventare consiglieri comunali, provinciali o regionali, parlamentari e, perché no, anche ministri. E la domenica cornetti caldi alla crema.  Tanto non pagano di tasca loro.

E’ stato l’effetto rassicurante della politica, dell’ideologia  e della cultura sinistra di chi, incurante delle conseguenze, vuole distruggere l’identità del popolo italiano per diventare una società multietnica, multirazziale, multi religiosa, multiculturale e multi qualcosa, purché sia multi! Loro godono come mandrilli ad immaginare l’Italia come una specie di grande Bronx o China town, da Trento ad Agrigento. Così, attirati dal buonismo italico, arrivano come mosche al miele (per non dire altro…) sicuri di giungere infine alla desiderata “terra promessa“. Tutto merito delle sparate della ministra Kyenge che prometteva a tutti accoglienza e cittadinanza, dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina, della visita del Papa a Lampedusa e dei suoi appelli all’accoglienza, della campagna buonista di una sinistra che antepone l’ideologia alla realtà, di una miriade di associazioni il cui scopo sembra essere quello di incentivare l’arrivo di tutti i disperati del pianeta; forse perché hanno il loro bravo interesse a farlo. Merito della genialata di Enrico Letta che con l’operazione “Mare nostrum“, che ci costa 300.000 euro al giorno (lo ha confermato ieri Alfano), ha mobilitato navi ed aerei pronti ad intercettare, grazie anche alle rilevazioni satellitari,  qualunque imbarcazione veleggi nel Mediterraneo. Magari sono velisti in vacanza sul litorale libico, ma arriva subito la Guardia costiera, li carica a bordo, li camuffa alla meno peggio da migranti siriani o beduini arabi e li scarica a Lampedusa. Missione compiuta. Insomma, stiamo facendo di tutto per invogliare questo flusso migratorio che, dati i numeri,  con il diritto d’asilo di profughi e rifugiati ha ben poco a che fare; è una vera e propria invasione di massa. Pochi giorni fa hanno annunciato che i finanziamenti per questa operazione di salvataggio  sono finiti. E adesso che succede, visto che trovare nuovi fondi è una specie di impresa impossibile? Vuoi vedere che, per finanziare le nostre missioni di salvataggio migranti, ci scappa l’ennesimo ritocco a benzina e sigarette o un’addizionale IMU, Tarsi, Tasi, o come accidenti si chiama? Niente di strano se domani il governo Renzi annunciasse una nuova “Mare nostrum tax“.

Ma il presidente della “Commissione straordinaria per i diritti umani” (vedi “Emergenza immigrazione“) dice che non dobbiamo fare allarmismi, nega che sia in atto una invasione e chiede “nervi saldi, lucidità e calma…“.  Chi è il presidente di questa Commissione? Guarda caso è un vecchio militante comunista, Luigi Manconi, sessantottino militante di Lotta continua (chi ben comincia…), passato negli anni ’90 ai Verdi e poi senatore DS ed infine senatore PD. Ecco questi sono quelli che vogliono darci lezione di etica e decidere, in barba alla volontà popolare, come regolarci con gli immigrati. Comunisti erano e comunisti restano, anche se travestiti da democratici. E la loro ideologia mira, consciamente o meno,  al sovvertimento dell’ordine costituito, della politica, dell’organizzazione sociale, allo stravolgimento delle tradizioni, della morale, dell’identità nazionale. Già, perché loro al mito della rivoluzione proletaria non hanno mai rinunciato. Cercano solo di attuarla con altri metodi.

Vogliono il caos totale, perché la creazione di attriti e conflitti sociali (logica conseguenza dell’invasione di massa) è la premessa per giustificare la presa del potere in maniera anche violenta, se non ci riescono democraticamente. Ecco perché favoriscono l’immigrazione; più disperati arrivano e più si favorisce la creazione delle condizioni favorevoli a movimenti popolari di ribellione e rivolta che sfociano nell’istituzione di un governo autoritario. O, come minimo, quando riconosceranno a tutti anche la cittadinanza ed il diritto di voto (prima o poi ci arrivano…) saranno tutti voti guadagnati per la sinistra. E’ una  strategia cinica e subdola, soprattutto perché si maschera da buonismo e da difensori dei “diritti umani“. Oh, i diritti umani, che grande conquista! Peccato che parlino sempre e solo di diritti, dimenticando di fare qualche accenno anche ai doveri. Peccato che  quando parlano di diritti umani pensino solo a quelli degli immigrati di ogni provenienza e mai ai diritti degli italiani.

Si sente mai Manconi, Boldrini, Kyenge, l’ONU, l’Unione europea, l’Alto Commissariato per i rifugiati, la Caritas, l’ARCI, le varie Ong e umanitarie o altri pifferai buonisti, parlare dei diritti degli italiani? No, non succede mai.  Dimenticano troppo spesso che anche gli italiani sono “umani” e, quindi, potrebbero rivendicare dei diritti. Uno per tutti: il diritto di non essere invasi da africani, cinesi, romeni, zingari e avanti c’è posto, non spingete, ci stiamo tutti! E poi bisognerebbe anche prendere atto di una verità che i media si guardano bene da divulgare; il fatto che gli italiani sono stanchi di questa politica accoglientista, buonista e terzomondista e che, nonostante siano allo stremo a causa della crisi economica,  debbano sobbarcarsi le spese enormi che comporta l’opera di salvataggio in mare e successivamente le spese di mantenimento. Esiste una “Commissione dei diritti degli italiani”? No, non esiste. Questa è la fregatura. (Vedi “Immigrazione e business“)

Ma alcune stime di fonti attendibili dicono che le previsioni sono ancora più preoccupanti di quelle prospettate da Alfano; si parla di almeno 900.000 migranti che sono in attesa di partire dalle sponde africane. Lo riferiva di recente la Stampa (Immigrazione, siamo al collasso). Contenti? E guai a lamentarsi, al primo accenno di protesta si finisce subito al rogo mediatico, accusati di xenofobia e razzismo. Insorgono tutti, l’ONU, i tromboni della sinistra, i terzomondisti, le associazioni umanitarie, quelli che poi li sfruttano, quelli che ci mangiano perché sono pagati dallo Stato per assisterli. Insomma, c’è tutta una congrega di gente che sull’immigrazione ci campa. Alla faccia degli italiani ai quali nessuno chiede mai se approvino o meno questa linea di accoglienza indiscriminata con spese a nostro carico. E’ una scelta imposta dall’alto, da quella minoranza (perché, anche se nessuno lo dice, sono una minoranza) che, succube delle disposizioni dell’ONU, dell’EU, del Commissariato per i rifugiati, degli ideologi della sinistra mondiale, della Caritas, delle associazioni umanitarie, delle ong, di tutti quelli che sull’immigrazione ci campano o che ne ricavano un qualche beneficio, stanno perseguendo una strategia scientifica il cui fine è il completo sfacelo economico, sociale, culturale, politico, umano del mondo occidentale.

Eppure, se davvero si vuole rispettare la volontà popolare, come in democrazia sarebbe giusto ed auspicabile,  basterebbe leggere i commenti dei lettori agli articoli che parlano di sbarchi, immigrazione e società multietnica. Ormai molti quotidiani on line consentono ai lettori i inserire commenti. Volete sapere cosa pensano davvero gli italiani? Leggete quei commenti. Oppure bisogna far finta di niente? Già, meglio evitare, si potrebbe scoprire che la maggioranza degli italiani ne ha le tasche piene del buonismo ipocrita della sinistra.

Tanto per fare un esempio di cosa pensano gli italiani, si possono leggere i commenti a questo ennesimo articolo, apparso oggi nella Home Tiscali: “Mare nostrum. Boldrini: chi pagherà per i morti?“.  Legga, Boldrini, legga  e si renda conto di cosa pensa la gente.

Senti chi parla

di , 16 Febbraio 2014 13:34

Titolone d’apertura stamattina sul Corriere.it

Ha ragione Alfano. Troppi idioti intorno a Berlusconi. Ovviamente i più idioti e più inutili (o “utili”, ma sempre idioti) sono quelli che gli stavano più vicini. E chi era quello più vicino? Ovvio, il segretario del PDL,  l’erede designato, il vice Berlusconi, il delfino del capo, il primo della lista degli inutili idioti, lui: Angelino Alfano. La conferma? Vista la sua vicinanza a Silvio, solo un idiota potrebbe fare una dichiarazione simile. Ma, da idiota, (anche gli idioti ogni tanto, per sbaglio, ne dicono una giusta) ha detto una grande verità. Complimenti.  Povero Angelino, ha solo una cosa che si nota subito e per la quale  verrà ricordato dai posteri:  i dentoni da Bunny.

Ultimissime. Altra notiziona da prima pagina appena pubblicata sul Corriere: “Sventolava una bandiera arcobaleno”

Ma il signor Vladimiro Guadagno, in arte (!?) Luxuria, sapeva che in Russia è vietato fare propaganda gay? Certo che lo sapeva, lo sanno tutti. Anzi, lo sa così bene che già in passato fu protagonista di un’altra manifestazione di protesta, a Mosca,  a favore dei gay. In quella occasione fu fermata e rispedita in Italia. Ma non ha imparato la lezione. E’ tosta, è decisa, determinata, è quel che si dice “una donna…con le palle“. Così coglie l’occasione delle Olimpiadi, va a Sochi a sventolare  una bandiera arcobaleno con la scritta “Essere gay è OK” (in cirillico), si fotografa e manda un messaggio su Twitter ”Alla faccia di Putin”. E’ una provocazione? Benissimo,  ma poi non si lamenti se ne paga le conseguenze. Intanto, data la sconvolgente notizia, si è già mosso tutto l’ambaradan gay, lesbo, bisex, transex, plurisex etc…protestano contro l’arresto del trans nazionale in trasferta olimpica e chiedono l’intervento immediato della Farnesina. Emma Bonino (vedi nota ANSA) ha già assicurato il suo interessamento e “L’Unità di crisi” è già attivata. Se il risultato della Bonino è quello ottenuto con i marò in India, Luxuria sta fresca, letteralmente. Magari finisce in Siberia, al freddo e al gelo (oh, povera stella!). Beh, poco male, almeno è l’occasione buona per rinfrescarsi le idee…

Eran trecento

di , 18 Novembre 2013 00:50

Il PDL s’è rotto. Nasce un nuovo schieramento, “Nuovo centrodestra“, di cui non si sentiva proprio il bisogno.  Considerato che i primi a volere la scissione sono i ministri in carica, a partire dal vice premier Alfano, sembrerebbe che la decisione di non aderire a Forza Italia e di abbandonare Berlusconi  nasca dalla voglia di non lasciare le poltrone di governo.  Ma non lo diranno mai. Diranno, invece, che lo fanno per senso di responsabilità politica, per affermare la necessità di democrazia all’interno del partito, per evitare una crisi di governo in un momento critico e, naturalmente, per “il bene dell’Italia“. Poverini, sono degli eroi che si sacrificano per la Patria (a spese nostre).

Dice Alfano, il leader degli scissionisti, che sono in 304 gli aderenti alla nuova formazione. Numero infausto che evoca tragedie. Trecento erano gli eroici spartani morti alle Termopili e trecento erano quei giovani baldi, seguaci di Pisacane,  carichi di nobili ideali patriottici che organizzarono una spedizione  “per il bene dell’Italia” e finirono massacrati. Caro Alfano, non vorrei che anche i suoi 304 seguaci finiscano come testimonia la “Spigolatrice di Sapri“, così: “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti“.

Scena da “Allonsanfan“, film del 1974 di Paolo e Vittorio Taviani, ispirato alla spedizione di Carlo Pisacane.

Video importato

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Zanda e i piccioni

di , 3 Ottobre 2013 13:00

Ieri mattina al Senato, intervenendo per dichiarazione di voto, il senatore Zanda, forse spiazzato dall’inaspettato voto di Berlusconi a favore del governo Letta, ha cercato di rimediare in extremis, ma goffamente, al discorso che evidentemente aveva già preparato contro il PDL e l’ annunciato voto contrario. Ne è scaturito un discorso sconclusionato in cui l’unica cosa comprensibile erano le solite accuse agli avversari di sempre. Dimenticando, ovviamente, che quegli avversari avevano appena assicurato il sostegno a Letta. Ma il loro odio è tale che l’unica cosa che riescono a pensare è aggredire ed insultare Berlusconi ed i suoi; sempre e comunque, anche quando Alfano è ministro di quel governo e siede a contatto di gomito con Letta. Ma i nostri ex/post comunisti mai pentiti sono così, come annunciava Letta, ex/post DC,  due giorni fa, ponendo un ultimatum al PDL: prendere o lasciare.  

Il PD è il classico esempio di come in politica al peggio non c’è mai fine. Hanno preso il peggio degli ex comunisti, li hanno miscelati con il peggio degli ex democristiani ed hanno ottenuto un ibrido, il Partito democratico; entità ancora misteriosa e tuttora sotto osservazione. Solo fra molti anni, forse, la scienza riuscirà a spiegarne la genesi, la natura, l’imprevedibile evoluzione e gli effetti tossici sulla società. Sarà come la scoperta degli effetti cancerogeni dell’amianto. Lo scoprono quando ormai è tardi ed i danni sono fatti.

Fra le altre accuse sparse ha attaccato in particolare Bondi del PDL, che era già intervenuto in mattinata, ricordandogli, quasi offeso, che non deve permettersi di accostare Berlusconi a Berlinguer. Questa affermazione indignata di Zanda conferma due verità. La prima è che questi sepolcri imbiancati che oggi si spacciano per liberal, riformisti, progressisti, democratici, dopo la caduta del muro di Berlino ed il fallimento del comunismo, per non farsi riconoscere hanno solo cambiato faccia. Hanno fatto un frettoloso lifting, ma sono sempre gli stessi; non hanno mai rinnegato il loro passato comunista, né i loro idoli. Comunisti erano, comunisti sono e comunisti saranno vita natural durante, finché morte non li separi.

La seconda verità è che, proprio perché sono comunisti, sono sempre convinti, non si sa bene a che titolo, di essere diversi dai comuni mortali, sono esseri superiori, incorruttibili, inattaccabili, simbolo di purezza di spirito e di onestà, come antichi cavalieri erranti che combattevano contro i soprusi a difesa di deboli ed indifesi. Hanno tanti scheletri nell’armadio che, per contenerli tutti,  hanno dovuto perfino cambiare l’armadio e sostituirlo con un bunker sotterraneo lungo come una galleria della metropolitana. Ma loro fanno finta di niente e sono convinti che nessuno sappia delle loro malefatte. Anche perché sostenuti dalla gran parte dei media.

Così si sentono lontani dal popolino corrotto, loro stanno a tre metri da terra, stanno su un piedistallo, puri ed incontaminati. Anche Zanda, quello che sembra avere in testa una spazzola, deve sentirsi così, come  un eroe su un piedistallo. Ma sbaglia, caro Zanda, scenda dal piedistallo e torni fra i comuni mortali. Stare su un piedistallo a lungo andare stanca, è una posizione scomoda, si ha una visione distorta della realtà, dato che si guarda sempre e solo in una direzione,  si è esposti a tutte le intemperie e i piccioni ti cagano in testa.

 

Priorità e misura

di , 8 Maggio 2013 14:41

Il governo si appresta ad affrontare i temi più urgenti. Come abbiamo appreso dalla stampa, le proposte prioritarie sembrano essere quelle suggerite dalla ministra Kyenge sulla cittadinanza agli stranieri, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la chiusura dei centri di prima accoglienza. Altra proposta fatta dall’altra ministra Josefa Idem prevede la costituzione di una task force per combattere il “femminicidio” (Ergastolo in proposta di legge). Com’è evidente si tratta di provvedimenti urgentissimi che daranno un deciso contributo a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia.

Anche il ministro Alfano, per non restare indietro sulle “priorità“, in una intervista rilasciata ieri al TG1, afferma che “Troveremo tutti i soldi che servono...”. Ed ancora “Non esiste limite di spesa…”. Qualcuno distratto potrebbe pensare che stia parlando di interventi urgenti per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Errore. Ecco la frase completa: “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne; non esiste un limite di spesa che possa fermare un Governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente“. Anche lui arruolato fra i sostenitori della crociata contro il femminicidio; l’omicidio di una donna in quanto donna (!?).  Ecco, per risolvere la gravissima crisi economica non si sa cosa fare e non ci sono risorse. Per il “femminicidio“, invece, ci saranno tutti i fondi necessari, senza limiti. Lo assicura il ministro. Eh sì, quando si tratta di questioni serie ed urgenti non si bada a spese. Prima sistemiamo gli stranieri ed affrontiamo il femminicidio, poi penseremo agli italiani, alle aziende che chiudono, ai disoccupati ed a quei disperati che si suicidano  perché non sanno come sopravvivere. E’ una questione di “priorità“.

Michaela Biancofiore, sottosegretaria alle pari opportunità, appena nominata è stata già ammonita e sanzionata. In passato si era detta contraria ai matrimoni omosessuali ed aveva dichiarato che “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale“. Mai l’avesse detto, contro la sua nomina si è scatenata la furia di tutti i gay, lesbo, trans d’Italia e l’Arcigay ha minacciato di avviare presso il Ministero delle pari opportunità una “procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina“. A seguito di queste proteste la Biancofiore è stata spostata dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione.

Con i gay non si scherza, ormai sono una forza. Guai a parlarne male o solo insinuare che i trans ed i loro clienti non siano proprio normali. Luxuria e Marrazzo potrebbero risentirsi e l’Arcigay vi accuserebbe di “transfobia“(!?) che deve essere qualcosa di simile alla claustrofobia o all’aracnofobia, ma più grave. Non è detto che alla prima riunione utile del governo non si presenti anche una proposta urgente per  stabilire, con apposita legge, che andare con i trans è cosa del tutto normale, naturale ed auspicabile. Luxuria sarà equiparato ad  un’opera d’arte, per legge. I trans saranno dichiarati patrimonio dell’umanità e saranno protetti dall’Unesco e dall’ONU. Beh, anche questo è un provvedimento urgente. No? E visto che ormai i trans hanno tanto successo, il classico augurio agli sposi in futuro diventerà “Auguri e figli trans“. “Chi l’ha visto?” dedicherà una puntata speciale alla ricerca del “senso del ridicolo” scomparso definitivamente.

Queste sono le priorità del nostro governo “di servizio“: stranieri, femminicidio, gay, trans e assimilati. E per chiarire meglio il concetto su queste priorità, il capo “servizio” Letta, raduna tutti i ministri in una vecchia abbazia in Toscana Per fare spogliatoio“. Significa che si spogliano e fanno tutti la doccia insieme? Meno male che non c’è Rosi Bindi, così evitano traumi. Il nostro premier in versione “mister“ porta la sua squadra in ritiro spirituale, ma chiarisce che “Ognuno paga per sé” e che “Così ci riposeremo anche un po’ e ci rafforzerà lo spirito”. Ci riposeremo? Non hanno ancora nemmeno iniziato a lavorare e già sono stanchi e devono ritirarsi in una abbazia “per riposarsi“. Hanno il riposo preventivo, come il Nobel per la pace ad Obama. Prima si riposano, poi, forse, cominceranno a lavorare. Ma non illudiamoci che l’atmosfera monastica dell’abbazia possa indurli a crisi mistiche e decidano di restare in loco vivendo in preghiera e penitenza. No, dopo due giorni torneranno più arzilli di prima e ricominceranno a dilagare su tutte le reti televisive, in tutti i talk show, a riempire pagine di stampa con dichiarazioni quotidiane sulla necessità di affrontare le “priorità” dell’Italia. Peccato che abbiano uno strano concetto delle priorità. E peccato che abbiano perso anche il senso del ridicolo.

Il senso della misura.

Una volta esisteva quello che si chiamava riserbo, pudore, riservatezza, discrezione, pudicizia, buon senso. Esisteva anche il senso della misura, quello che impediva di esagerare in un verso o nell’altro. Si poteva essere buoni, gentili, accoglienti, disponibili, ma senza esagerare. Si poteva fare sfoggio di benessere e ricchezza, ma senza esagerare. Si poteva andare contro corrente ed essere anticonformisti, ma senza esagerare. C’era una sorta di barriera mentale che impediva di travalicare quel limite.  Tutte cose scomparse, come le mezze stagioni (e il senso del ridicolo). Ormai la parola d’ordine è diventata proprio l’opposto; bisogna esagerare, in ogni senso, andare oltre i limiti, oltre la normale accettazione del nuovo, del diverso, dell’insolito, infrangere le regole, abolire tutti i canoni etici ed estetici. Più è stravagante e fuori misura e meglio è. Se poi suscita proteste e polemiche meglio ancora. Questa è una regoletta aurea di tutti coloro che aspirano al successo: bisogna provocare, far notizia, scandalizzare, finire in prima pagina. Sono le basi della civiltà mediatica.

Così succede che anni fa si sia eletta Miss Italia, ovvero la tipica rappresentante della bellezza italiana,  una ragazza mulatta di Santo Domingo, giusto per dimostrare che non siamo razzisti e siamo per l’accoglienza, la società multietnica e l’integrazione. Sempre per lo stesso motivo abbiamo appena nominato ministro una donna proveniente dal Congo. Sembra ormai un obbligo quello di dare spazio agli immigrati e mettere in primo piano personaggi esotici, meglio se neri, anche quando sono del tutto fuori dal contesto. Inserire queste note di “colore“, anche quando non ci sarebbe nessun motivo valido, è del tutto ingiustificato e fuori luogo. E’ solo un modo per adeguarsi al culturame politicamente corretto. E’ come andare “fuori misura“. Ecco un esempio. Conclusa la tradizionale festa di S. Efisio, che si svolge il 1° maggio a Cagliari. Sul quotidiano regionale L’Unione sarda compare un breve servizio fotografico della manifestazione con una didascalia molto chiara, questa…

Non c’è dubbio, sono foto della tradizionale processione che accompagna il cocchio del santo. Partecipano gruppi provenienti da ogni parte dell’isola, con carri addobbati a festa e fedeli che indossano i caratteristici costumi dei vari paesi della Sardegna (vedi immagini della festa). Ed ecco la prima foto della serie…

Va bene che la Sardegna è terra assolata e che i sardi sono, quindi, di carnagione scura, ma qui si esagera. Questa sarebbe un’immagine emblematica della festa di Sant’Efisio e della tradizione sarda? Questo dovrebbe essere il tipico bambino sardo nel costume tradizionale? Anche la sagra di S. Efisio sta diventando multietnica e multiculturale? Anche i santi sono globalizzati? In futuro i suonatori di launeddas, tanto per essere multietnici e multiculturali,  suoneranno il tam tam o le vuvuzelas? Invece che l’Alter Nos a cavallo, sfilerà uno sciamano del Botswana?

Est modus in rebus“, diceva Orazio.

Belen Rodríguez, felicemente mamma, non ha perso tempo e, tanto per dimostrare che nonostante la gravidanza è sempre in forma smagliante, si è presentata nello studio televisivo di Verissimo con una gonnellina corta, ma così corta che più corta non si può. Tanto vale andare in perizoma e seno nudo, oppure in baby doll!

Non è la sola ad usare questo tipo di abbigliamento. Ormai è una regola in TV; bisogna mostrare tutto, compresa la mutandina. Perfino quella specie di rospo in gonnella che è la Littizzetto continua a scosciarsi sul tavolo davanti a Fazio, ansiosa di mostrarci il colore delle mutandine. Ma invece che far finta di essere vestite non farebbero meglio a presentarsi direttamente in slip? O anche senza?

Ma bisogna stare attenti a criticare questo eccesso di nudità, perché si potrebbe incorrere nell’accusa di falso moralismo, perbenismo ipocrita o anacronismo, tutti “ismi” poco simpatici. Oppure si possono rilasciare dichiarazioni avventate che suscitano polemiche e reazioni indignate, come ha fatto di recente Oliviero Toscani. Dice Toscani, a proposito della violenza sulle donne:Le donne smettano di mettere il rossetto e di portare i tacchi e saranno al sicuro da violenti e maniaci“. E ancora: “La smettano di voler sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre soltanto i maniaci e i violenti“.

Affermazioni forti che hanno suscitato reazioni non proprio favorevoli nei confronti di Toscani. Certo, le sue parole sembrano una provocazione. Del resto la provocazione è sempre stata la base del suo lavoro di fotografo. Ma in questo caso non lo sono. Sembrano, invece, dettate da una convinzione sul fatto che le donne dovrebbero essere più sobrie e che l’esibizione del corpo possa essere una causa della violenza. Può esserci un briciolo di verità in queste parole, ma solo in casi e circostanze particolari. Ovvero quando l’esibizione di nudità è voluta espressamente come provocazione erotica. Ma nemmeno in questo caso si giustifica la violenza. In ogni caso certe dichiarazioni fatte da lui, che ha sempre sfruttato l’immagine femminile per le sue campagne pubblicitarie,  sembra un po’ ipocrita. Basta ricordare questa famosa immagine…

Molto eloquente. Beh, forse eliminare il rossetto ed i tacchi alti non elimina la violenza. La violenza viene scatenata dall’aggressività innata in certi individui, non dalla vista di corpi femminili più o meno svestiti e provocanti. Le radici della violenza sono altre. Forse una maggiore sobrietà sarebbe utile, come pure un minimo di pudore.  Ma non solo per le donne. Tutta la nostra società dovrebbe essere più sobria. Forse le nostre donnine in TV potrebbero coprirsi un po’ di più ed una maggiore “sobrietà” culturale e di costumi non guasterebbe.  Ma bisogna stare attenti a fare dichiarazione come quelle di Toscani, perché rischiano di risultare eccessive, di andare oltre il limite del ragionevole, di avere un effetto controproducente. In fondo, anche in questo caso, forse, è una semplice questione di misura. Appunto.

Lodo Alfano e menu.

di , 6 Ottobre 2009 18:49

Sembra davvero che questo lodo Alfano sia una questione di fondamentale importanza per tutti gli italiani. Io sono italiano, quindi lo è anche per me. Bene, allora dirò cosa ne penso. Se la Corte lo boccia mi farò una scorpacciata di anguille e muggini arrosto (E’ una nostra usanza, per le feste). Se la Corte lo approva, cambio menu. Invece che anguille e muggini, mi farò una scorpacciata di muggini e anguille arrosto.

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