Categoria: Internet

Anche Bob Dylan copia

di , 15 Giugno 2017 14:26

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

di , 12 Gennaio 2017 06:12

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Social killer

di , 15 Settembre 2016 20:19

Una volta registrare video hard era un’attività riservata a chi produceva film porno. Oggi è diventata attività (quasi) normale anche per la casalinga di Voghera, perché da tempo i media e i social network diffondono il messaggio che mostrarsi nude o quasi sia del tutto normale, anzi è segno di emancipazione, progressismo, apertura mentale e libertà sessuale. L’invasione di selfie e foto sexy presenti dappertutto in rete, anche su siti di quotidiani seri, sono solo il primo passo e favoriscono l’emulazione, specie da parte delle adolescenti per le quali l’esibizionismo è un istinto naturale; desiderose di mostrarsi, farsi ammirare, verificare la propria carica erotica e la capacità di seduzione. Solo che una volta queste prove di seduzione si facevano a scuola, nelle piazze del paese, nelle festicciole fra amici. Ora si fanno nella grande piazza virtuale a beneficio di milioni di utenti. E’ risaputo che, grazie ai social network in rete,  già a 12/13 anni le ragazzine cominciano a scambiare foto sexy e messaggini erotici: lo dicono le indagini, le inchieste e le statistiche. Passare poi dalla semplice foto sexy a foto più spinte o video più o meno hard, il passo è breve. Così a 14/15 anni si passa da contatti ed  esercitazioni virtuali ad incontri reali e prove pratiche. E se a 16 anni si è ancora vergini si passa proprio per sfigate. Del resto  i media (stampa, TV, cinema, internet)  ci dicono che fare sesso è “normale”, e prima si comincia meglio è. Con queste premesse non dobbiamo stupirci se poi in questo tripudio di erotismo succede qualche incidente di percorso.

Incidenti come questo che non è il primo e non sarà l’ultimo. Una ragazza, Tiziana Cantone, una ragazza campana di 31 anni si è suicidata. Aveva registrato un  video hard, lo aveva inviato a degli amici i quali poi, senza il suo consenso,  lo hanno pubblicato in rete a disposizione di tutti (Tiziana; perché si è suicidata). Come dicevo, non è il primo caso di tragedie nate da brutte esperienze legate alla rete. Casi di diffusione di foto e video  erotici, bullismo, attacchi e insulti, ricatti, sono all’ordine del giorno. La rete è una giungla e chi la frequenta, specie adolescenti ancora impreparati a difendersi dalle cattiverie del mondo, rischia di farsi molto male. Ma ormai l’esibizione di foto sexy o di video più o meno hard, è normale. I giovani vivono una specie di delirio sessuale perenne in cui tutto è lecito, tutto è consentito, non ci sono più limiti. La cronaca ci racconta ormai da anni, che le abitudini sessuali dei giovani sono così disinibite e precoci che in Inghilterra  le gravidanze delle minorenni sono diventate un problema sociale. Fare sesso è come prendere un aperitivo. E infatti spesso le ragazzine fanno sesso proprio in cambio di un aperitivo, una pizza, una ricarica telefonica, un regalino o pochi spiccioli.

E’ talmente normale che una ragazza viene violentata nei bagni di una discoteca e le amiche, invece di difenderla, filmano lo stupro, lo diffondono in rete e si fanno grandi risate: “Rimini, violentata in discoteca: le amiche filmano e ridono“. Ecco, anche lo stupro diventa normale, così normale che ci si diverte un sacco. E per consentire anche ad altri di farsi due risate, il video viene subito messo in rete, perché questo è l’altra regoletta della generazione digitale: filmare tutto e condividere tutto. ”Così fan tutte“, e così ha fatto anche Tiziana. Se al sesso facile aggiungiamo anche l’uso di droghe varie ed alcol a litri, il risultato non può che essere devastante.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché i nostri solerti governanti si stanno già occupando del problema dei pericoli insiti nell’uso della rete. Cosa faranno? Semplice, faranno una legge, e il problema è risolto.  Così come hanno fatto con il femminicidio e l’omicidio stradale. Infatti non si registrano più casi di violenza sulle donne, né incidenti mortali. No? Quei quattro idioti travestiti da politicanti, giusto per far finta di fare qualcosa, pensano di risolvere tutti i problemi con una legge ad hoc. Infatti nei dibattiti televisivi uno stuolo di esperti, sociologi, psicologi, si preoccupano di garantire la privacy, tutelare i dati personali, spiegare i meccanismi degli inganni e delle truffe in rete, dei pericoli di incontri con sconosciuti, di spiegare il pericolo dell’uso di droga e alcol. Sono gli esperti del giorno dopo, quelli che ti spiegano per filo e per segno perché certi comportamenti sono sbagliati. Ma nessuno spiega come fare per evitare che certi comportamenti e stili di vita si diffondano fra i giovani.

Se oggi è normale scambiare foto e video hot in rete, così come abusare di alcol, fumo, droga e fare sesso senza limiti già da adolescenti, ci sarà un motivo. Il motivo è che il nostro stile di vita è esattamente quello che assimiliamo attraverso i media, ogni giorno, fin dalla nascita. E’ un continuo assillante invito all’edonismo più sfrenato , all’esibizionismo, alla ricerca maniacale del piacere sessuale sempre, dovunque e con chiunque. E se alcol e droga aiutano a raggiungere lo stato di estasi, ben vengano ed è lecito abusarne; con grande gioia dei produttori di alcol e trafficanti di droga. Questa società genera mostri perché devono tenere in piedi un sistema che produce veleni, ma su quei veleni si regge un immenso sistema economico che, se si smettesse di colpo di consumare quel veleno, crollerebbe. Sono concetti che ripeto da anni. C’è un fattore determinante nell’educazione dei giovani: l’emulazione. I giovani crescono adeguandosi allo stile di vita che vedono rappresentato ogni giorno attraverso i media. E quello che vedono è esattamente quello che poi fanno.

Allora, scontata la responsabilità personale di chi pubblica foto e video in rete e lo fa a proprio rischio e pericolo, siamo sicuri che i mass media non abbiano alcuna responsabilità nella diffusione di queste pratiche e delle conseguenze spesso tragiche? In altre parole, siamo sicuri che riempire i mass media con foto sexy di divette dello spettacolo (ma vale anche per le scene di violenza e la cronaca nera), non possa favorire l’emulazione da parte di chi queste immagini le ha sempre sotto gli occhi ovunque volga lo sguardo? Siamo sicuri che se non ci fosse questa diffusione assillante e pervasiva di immagini erotiche (e di violenza) quella ragazza avrebbe girato un video hard o ci sarebbe l’ennesimo caso di femminicidio o ci si ammazzerebbe per una mancata precedenza? Ma bisognerebbe essere sicuri al 100%, perché se c’è anche solo una possibilità che i media influenzino negativamente il comportamento delle persone (che è scontato al 100%) allora bisogna riconoscere che i media sono responsabili di favorire l’emulazione di atti di violenza, di diffusione di materiale porno e delle tragiche conseguenze. Sono dei killer mediatici.  Socrate fu accusato di corruzione dei giovani e mandato a morte per molto meno.

Selfie taroccati, bufale e vacanze

di , 18 Agosto 2016 15:05

Ormai è tutto falso, virtuale, niente è quello che sembra. La realtà è finzione e la rappresentazione della realtà sembra più vera del reale. E’ una realtà taroccata perché, a forza di media, internet, social network, fake, selfie, avatar, bufale e photoshop, hanno taroccato il cervello della gente. Tanto che, grazie anche alla tecnologia, trasformare la realtà è diventato normale, una specie di gioco di società. Una volta ci si limitava a raccontare bugie su imprese fantastiche, conquiste amorose, vacanze strabilianti e avventure di viaggi. Oggi la parola non basta più, i ballisti 2.0 si sono evoluti e non si accontentano più di raccontare balle, ti propongono anche le prove fotografiche e le diffondono in tempo reale sui social.

Lo conferma questo articolo: “Milioni di selfie taroccati per simulare le vacanze“. Basta un selfie, un ritocco con Photoshop con cui inserisci uno sfondo a piacere e fai credere di aver trascorso le vacanze in splendide ed esclusive località. Ecco perché la realtà non è quella che vediamo intorno a noi nella vita quotidiana, ma è quella che vediamo rappresentata (e taroccata) in televisione o su internet. E così, in questo generale taroccamento, anche l’Italia è popolata da strana gente, bizzarri e pittoreschi personaggi che spopolano sui media ed in TV, hanno successo e riescono ad infinocchiare (è il termine appropriato) i creduloni: imbonitori da fiera paesana travestiti da guru, travestiti di successo con nomi da vizi capitali, fighetti snob travestiti da intellettuali isterici che “aborrono” il lavoro perché sudare non è chic, ornitologi sessualmente confusi che scambiano l’uccello con la passera ed usano gli orifizi corporali per scopi diversi da quelli naturali. E’ tutto un taroccamento generale. Anche i cinesi, quelli che fabbricano prodotti taroccati per tutti i gusti e le esigenze, sembra che non siano cinesi originali; sono cinesi taroccati da napoletani che si spacciano per cinesi originali Made in China, ma sono napoletani di Forcella taroccati da cinesi con Photoshop (vedi “Prosciutto e vermi cinesi“). Vatti a fidare.

Vedi

- Il trucco c’è, ma non si vede (2007)

- Fra realtà e fiction (2008)

- Trucchi del mestiere (2008)

- Non è vero, ma ci credo (2008)

- Realtà e finzione (2009)

- E’ tutta una fiction (2010)

- Libia e mozzarella (2011)

- La TV ci avvelena (2011)

- Realtà e Photoshop (2011)

- Sogni e bisogni  (2013)

- Tarocchi e congiuntivi (2013)

- Il trucco c’è (e si vede) (2013)

- Bufale di giornata (2014)

- Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni fotografici (2015)

Come si chiama?

di , 28 Marzo 2013 08:15

Le news, invece che informarti, molto spesso ti creano dubbi. Ecco il primo dubbio della giornata. Cominciamo bene! Sguardo alla Home page Tiscali, per una prima lettura dei titoli. In alto alla pagina scorrono i titoli delle Flash news LaPresse. Si leggono istintivamente, sono brevi e danno subito una prima visione delle ultime notizie. Restano in mente anche mentre scorro la pagina e vedo questo titolo…

Non seguo la cronaca nera o le disgrazie quotidiane, ma volenti o nolenti, anche solo leggendo i titoli, certe notizie restano impresse. Per esempio questo nome che, però, mi ha sempre lasciato perplesso perché lo si trova scritto in modi diversi. Quindi resta il dubbio: ma come si scrive questo cognome? Ed ecco che oggi ne ho la conferma. Proprio mentre guardo questo box mi viene in mente che, appena prima ho visto scorrere fra le Flash News un titolo simile. Torno su e rileggo…

Eccolo, qui è scritto “Aldovrandi“, mentre nel box è scritto “Aldrovandi“. Chi avrà ragione? Sarà solo un errore di battuta nel titolo? Non resta che leggere il pezzo dell’agenzia LaPresse e scoprirlo. Clicco sul titolo che scorre e si apre la pagina: “Aldovrandi, sindacato di polizia protesta“. Ecco il titolo della pagina…

Conferma, anche nel titolo del pezzo  il nome è scritto così “Aldovrandi“. Sarà questa la forma giusta? Per curiosità leggo il pezzo e già nelle prime righe c’è la conferma: “Federico Aldovrandi che fu ucciso da quattro agenti …“.

A questo punto c’è quasi la certezza, è scritto nello stesso modo nel titolo flash, nel titolo della pagina, nel corso del pezzo, quindi…è chiaro, si scrive “Aldovrandi“. Ma ormai, visto che ci siamo, tanto vale finire di leggere il breve articolo. E guarda guarda, poche righe più sotto leggo “vicinanza e solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi …”. No, non è possibile. Ancora qualche riga sotto ecco “quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi…”.  (!?!?)

Non basta che il nome è scritto in due maniere diverse nella stessa Home, ma addirittura viene scritto in due modi diversi all’interno dello stesso articolo. Sinceramente è troppo. Sono inesattezze che si notano spesso leggendo le notizie in rete. Il più delle volte si sorride e si tira avanti. Ma qualche volta bisogna pur rilevare queste imprecisioni per mostrare con quanta negligenza, improvvisazione e poca serietà vengono scritti certi pezzi e titoli. Eppure basterebbe un minimo di attenzione e di accuratezza nello scrivere e si eviterebbero queste ridicole figure. Come dico spesso, gli addetti all’informazione hanno una responsabilità precisa nei confronti dei lettori. Forse lo dimenticano, si preoccupano solo di riempire le pagine e svolgono con troppa superficialità un lavoro che, invece, richiede competenza e serietà. Non solo si ha l’impressione che i redattori scrivano con i piedi, ma che non si prendano nemmeno la briga di rileggere quello che scrivono ed, eventualmente, correggere gli errori. E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Interessante anche segnalare quest’altra doppia grafia appena vista fra le Flash News ANSA del Corriere.it.  Nel titolo che scorre in prima pagina vediamo “elegibilità” scritto con una sola G. Anche in questo caso si viene assaliti dal dubbio: sarà un semplice errore di battitura? Possiamo scoprirlo Cliccando e vedendo il pezzo  e scopriamo che anche qui il termine viene scritto in due modi diversi: con una sola G nel titolo e con due G nel pezzo…

In pieno trionfo della comunicazione mediatica non solo è poco attendibile l’informazione, ma anche la grammatica è “casual“.

Il Corriere fra sentenze e compleanni

di , 5 Marzo 2013 02:49

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

Misteri elettorali e ravioli equini

di , 24 Febbraio 2013 10:12

Oggi si vota. Ma quanti sono gli italiani che hanno diritto di voto? Beh, facile saperlo, basta leggere i giornali o vedere su internet.  Che bella la rete, c’è tutto, ma proprio tutto. E ci trovi un sacco di notizie, serie e attendibili, su tutto lo scibile umano. Ecco, per esempio, svelato il mistero del numero dei votanti. Basta dare uno sguardo alla Home Tiscali (beh, restiamo in casa, tanto per cominciare). Ed ecco la risposta alla nostra domanda, oggi è proprio la notizia di apertura, in testa alla prima pagina, che fortuna…

Bene, ora sappiamo che gli italiani che andranno a votare sono più di 47 milioni. Ma mentre leggo, rassicurato, questa notizia, vedo scorrere proprio sopra la notizia d’apertura, i titoli delle flash news di LaPresse. E leggo che…

Oh, perbacco, 50 milioni? Ma non può essere. Sarà un errore di battitura. Clicco sulla notizia ed ecco…

Conferma, dice proprio 50 milioni. E se lo dice LaPresse bisogna crederci. Ma come è possibile, sulla stessa pagina, una sull’altra, due notizie contrastanti? Boh, misteri mediatici. (Vedo adesso, dopo aver pubblicato il post, che la notizia in apertura è stata corretta. Bene, meglio tardi che mai).

Ma non è il solo mistero della comunicazione. Nei giorni scorsi abbiamo appreso la notizia, diffusa da stampa e TV, sulla presenza di carne di cavallo nei ravioli e tortellini, invece che carne di manzo o suina, come specificato sulle confezioni. E ancora una volta ci dobbiamo fidare di quello che vediamo in rete sui siti d’informazione. Allarme generale, controlli dei NAS e confezioni sotto sequestro. Poi, per fortuna arriva la smentita. Ecco: “Test negativi sulla carne; non c’è cavallo“.

Meno male, ora siamo tranquilli. O meglio, lo siamo finché non leggiamo, nello stesso giorno, un’altra notizia: “Trovata carne di cavallo in lasagne a Bologna”.

Ecco, come volevasi dimostrare. La carne equina c’è, anzi non c’è, o meglio non c’è nei ravioli, ma c’è nelle lasagne, beh, forse c’è, chissà, boh!?  Ora siamo davvero sicuri che…non possiamo essere sicuri. L’unica cosa da fare è provare. Acquistate una confezione, l’aprite e se sentite nitrire vuol dire che c’è il cavallo. Facile, no? Ma guai a protestare; l’informazione è una cosa seria. E’ la stampa, bellezza!

Par condicio e sorprese postali

di , 5 Febbraio 2013 14:25

Di recente avevo segnalato nel post “Tiscali e la par condicio” le sorprese che solitamente ritrovo entrando nella casella di posta. Solitamente si tratta di box con donnine nude o quasi e notizie gossipare fondamentali per il progresso dell’umanità. Almeno penso che questa sia l’opinione dei redattori del sito, visto che le ripropongono costantemente e quotidianamente. Ecco un bell’esempio di News di primo piano, giusto di due giorni fa…

Che dicevo? Mica si può vivere senza sapere che una certa Dakota ha riso (!?) o che arrivano i nuovi costumi per Tekken (?) o sapere che in assenza di Belen si spoglia un certo Stefano. No, no, meglio essere informati, ne va della nostra esistenza, della pace nel mondo, della salvaguardia dell’ambiente, della salvezza del panda e del progresso umano. Per fortuna queste importantissime notizie ce le fanno trovare direttamente nella casella personale, così non ci sfuggono. Grazie Tiscali.

Ma in quel caso si trattava di un post del giornalista Oliviero Beha che esaltava la figura del candidato Ingroia, definendolo “magistrato senza macchia e senza paura“. Un autentico spot elettorale a favore del magistrato che agli incarichi ONU in Guatemala preferisce battersi per una poltrona in Parlamento. Non ripeto quanto già detto. Basta dire che lo stesso Beha ha già una sua rubrica nella Home page del portale Tiscali dove scrive regolarmente esprimendo il suo punto di vista sul mondo e dintorni.

Ma che motivo c’è, allora, che mi si faccia trovare dentro la casella di posta personale (e come me a tutti quelli che hanno una casella e-mail su Tiscali) un ulteriore scritto di Beha, ripreso dal suo blog? E’ un messaggio così importante da dovermelo inviare direttamente “a casa“?  E’ una specie di messaggio tipo “Pubblicità progresso” da lasciare nella buca delle lettere, come un qualsiasi volantino pubblicitario?

No, è semplicemente un articolo di propaganda elettorale a favore di Ingroia. Bene, siamo in campagna elettorale, tutto normale. Solo che, visto che viene diffuso privatamente in un portale che dovrebbe essere super partes e garantire almeno la par condicio, mi aspetterei che, dopo il messaggio di Beha, arrivino altri messaggi a favore di Berlusconi, di Monti ed altri. Anzi, considerata la proverbiale onestà intellettuale della sinistra (!?)  e le continue dichiarazioni e battaglie in nome della par condicio e del pluralismo dell’informazione, in quel post dichiaravo di essere assolutamente certo che sarebbero arrivati anche i messaggi in favore degli altri candidati.

Sono stato tratto in inganno (si fa per dire) perché se vado sul sito de L’Unità, so di leggere un giornale del PCI/PDS/DS/PD, edito da Renato Soru, stesso patron di Tiscali. Se vado sul sito di Repubblica so di leggere un quotidiano della famiglia De Benedetti che, da 20 anni, fa la guerra totale a Berlusconi. Se leggo Il Fatto quotidiano, so che è una specie di gazzetta delle procure, che ha dichiarato guerra, guarda che combinazione, a Berlusconi. E potrei continuare. Ma se entro nel portale Tiscali, che fornisce la connessione internet a tutti (non solo ai simpatizzanti del PD) e, quindi, è una specie di servizio pubblico, non c’è scritto in alto “Portale del PD” o “Sito di sinistra” o “Internet democratico”.

Non c’è alcuna indicazione, come, del resto, è giusto che sia, visto che trattandosi di un provider che fornisce, come dicevo, un servizio pubblico, non ha alcun motivo per essere schierato politicamente. Le aziende che forniscono altri servizi non mi mandano lettere a casa per sostenere questo o quel candidato politico. Così, ENEL, Telecom, Abbanoa, mi forniscono i servizi elettrici, telefonici e la fornitura idrica a prescindere dalle mie simpatie politiche, Non mi risulta che facciano sconti in base alla tessera di partito.

Bene, devo riconoscere che mi sono sbagliato. Succede, lo ammetto. Ecco, infatti, che pochi giorni fa, invece di ritrovarmi nella casella di posta un articolo in favore di Monti, di Casini o di Berlusconi, mi ritrovo un altro post, ancora di Oliviero Beha. il quale, tanto per cambiare (questi sinistri hanno una fantasia illimitata), ironizza sul parallelismo fra Berlusconi e Mussolini. Eccolo…

Alla faccia della par condicio. Beh, ma è risaputo, la sinistra ha una visione del tutto personale e particolare delle norme, delle leggi, dei principi, della libertà di stampa e, ovvio, della par condicio. In pratica, il criterio fondamentale per giudicare la legittimità o meno di una norma o di un comportamento è questo: “Tutto è lecito se conviene alla sinistra“.  Attenti, però, a non  applicare alla lettera le stesse indicazioni perché se le stesse cose che fa la sinistra le facesse la destra, diventerebbero, per miracolo, illegittime, criminali, odiose, macchina del fango, populismo e demagogia. Si verifica una strana e curiosa metamorfosi dei principi, per cui ciò che va bene a destra non va bene a sinistra e viceversa. A giudicare sulla verità dei principi è, neanche a dirlo, sempre e solo la sinistra, unica depositaria della verità rivelata. Già, perché per capire questi moralisti sinistri, sempre pronti a sentenziare e sputare sentenze su tutto e tutti, bisogna ricordare una massima del “Migliore“, Palmiro Togliatti: “La verità è ciò che conviene al partito“.

Alla faccia della par condicio e del pluralismo dell’informazione. Meditate, gente, meditate. E ricordate che “La sinistra ha una sua logica che la logica non comprende“.

Dubbio mattutino

di , 23 Gennaio 2013 10:35

Stamattina mi sono svegliato assillato da un dubbio. Mi sono chiesto se Khloé Kardashian sia contenta o no di essere un po’ grassotella, o preferirebbe essere più magra. Beh, sono domande importanti nella vita. Questo dubbio mi ha tormentato per un po’, finché…finché non sono entrato nella mia casella di posta. Et voilà…sorpresa, ecco la risposta al mio dubbio, proprio lì, sotto gli occhi. Non c’è dubbio, i redattori e curatori del sito riescono perfino a leggerti nel pensiero e, anticipando le tue richieste, ti fanno trovare le risposte direttamente nella tua casella di posta, fornendoti ogni giorno informazioni utilissime ed essenziali per la tua esistenza. Miracoloso connubio di telepatia e tecnologia moderna!

A proposito, ma chi è questa Khloé? Boh!!!

Bikini invernali

di , 14 Gennaio 2013 17:25

Sì, la mia casella di posta è decisamente erotica; non mancano mai immagini con belle gnocche quasi nude. Anche stamattina, in bella evidenza, ci trovo un banner con due belle ragazze in bikini. Ma come, siamo a metà gennaio, pieno inverno,  mezza Italia è sotto la neve e qui ci sono le ragazze in bikini? Sì, perché, qualunque cosa succeda, ogni giorno devono propinarvi la dose quotidiana di nudi. Forse è una precisa disposizione  dell’Unione europea. O forse è una prescrizione medica consigliata dal ministro della sanità, come il vaccino antinfluenzale. Mistero.  Il fatto è che, come ho fatto notare diverse volte in passato, anche quando non te lo aspetti, come entrando nella tua casella di posta personale, immancabilmente ci trovi tette e culi in bella esposizione. Ecco il bikini di oggi…

Ho rinunciato da tempo a cercare di trovare una spiegazione per questo dilagare di nudi su tutti i media. Fenomeno tipicamente italiano. Ci rinuncio. Cito solo, fra i tanti dedicati a questo argomento, alcuni post scritti negli anni scorsi.

- E-Mail porno

- Greta chi?

- Donne e motori

- Guardi siti porno?

Il risultato di tanta abbondanza di messaggi sessuali? Mah, forse è quello che scrivevo 7 anni fa in quest’altro post: “Lo stupro quotidiano“.

 

 

Mani, cervelli e cronisti

di , 21 Dicembre 2012 14:01

Uno dei tanti esempi quotidiani di pezzi scritti con i piedi. Un errore può sempre capitare a tutti, ma quando si scrive sulla stampa o in rete, specie se si è pagati per farlo, bisognerebbe stare più attenti. Un conto è un errore di battuta su un post qualunque, in un blog qualunque, magari buttato giù di fretta e senza controllare eventuali errori, altro è scrivere titoli che finiscono in prima pagina su quotidiani e siti d’informazione. Ecco la perla del giorno, appena vista sulla Home Tiscali; tanto per restare “in casa“.

Sarà anche vero che la mano umana si è evoluta, ma che lo abbia fatto col preciso scopo di essere funzionale al combattimento è una delle tante sciocchezze d’autore che, quasi quotidianamente, ci vengono propinate come “scoperte scientifiche“, frutto dell’assiduo lavoro delle università americane. Quelle prestigiose università finanziate con sovvenzioni pubbliche e private per consentire alle solite braccia rubate all’agricoltura di campare tranquillamente facendo finta di dedicarsi alla “Ricerca” e produrre cavolate pazzesche. Ma questa è un’altra storia. Se avete dei dubbi, leggete l’articolo: “La mano umana si è evoluta per combattere”.

Ma, del resto, perché mai la mano avrebbe avuto una sua evoluzione tutta particolare ai fini del combattimento? E perché solo la mano e non, per esempio, i piedi? Anche i piedi, vedi le arti marziali, sono importantissimi ai fini del combattimento. E perché non la testa? Chiedetelo ai sardi i quali, notoriamente, nella lotta corpo a corpo, usano (o usavano) sferrare delle tremende capocciate in faccia agli avversari. Anche il cranio si è evoluto, indurendosi, per essere usato in combattimento? Suvvia, cari ricercatori, mi permetto di suggerire una mia teoria in proposito. Non garantisco sulla sua attendibilità scientifica, ma è ugualmente verosimile, almeno quanto la vostra. E non sono nemmeno sovvenzionato da qualche università. La mia è ricerca libera, fai da te. Secondo me le mani si sono evolute, sviluppando la loro particolare capacità prensile, per consentire ai maschietti di farsi delle seghe mostruose. Seghe mentali, s’intende! Un po’ come le vostre. La differenza è che voi siete pagati profumatamente per farvele. Noi, invece, ce le facciamo gratis.

Ma torniamo all’errore in questione. E’ evidente anche ad un ragazzino delle scuole medie (o meglio, le scuole medie di una volta, perché quelle attuali…sorvoliamo) che già nel titolo c’è un errore macroscopico: “IL  sferrare…”. Sarà il solito errore di battuta, come dicevo in apertura? No, perché se leggete il pezzo vedete che lo stesso errore è ripetuto nell’articolo, alla seconda riga. Una svista passi, due sono troppe e non sono più una svista, sono un errore grossolano. E se, una volta pubblicato, non viene corretto significa che  si scrive con i piedi e si pubblicano pezzi in prima pagina, senza preoccuparsi del risultato. Oppure, il che è anche peggio, non si corregge perché non si nota l’errore; ovvero, si è convinti che sia  la forma giusta. Eppure basta solo far attenzione nel leggere “Il sferrare” e ci si accorge che …suona male!

Ammesso e non concesso (anzi, non lo concediamo proprio) che la mano si sia evoluta per combattere, è  anche vero che il cervello si è evoluto per pensare, per creare un linguaggio e per imparare che non si scrive “Il sferrare“, ma “Lo sferrare“.

Attenti, cari cronisti, attenti a quello che scrivete, perché chi legge può pensare che quella sia la forma corretta e, quindi, imitare l’errore. Già, avete una bella responsabilità; forse non ve ne rendete conto, ma è così.  Noi possiamo sbagliare, voi no.

Sorprese solidali (in ritardo)

di , 5 Dicembre 2012 06:13

Nascono come i funghi le associazioni no profit, ONLUS, ONG, umanitarie Fatebenefratelli, sorelle, cugini, zie, comari e via beneficiando. Ogni due o tre giorni spunta una nuova associazione che ti chiede  soldi; due euro inviando un sms. Comincio ad avere molti dubbi sulla serietà di queste campagne di solidarietà e sull’effettiva destinazione dei fondi raccolti. Ma non voglio infierire oltre. Passiamo alla sorpresa di oggi. La trovo nella casella di posta (!). Eccola…

Una delle tante, penso. Ma questa mi incuriosisce. Clicco e leggo l’articolo: “CAF, al via la campagna SMS solidale“. Ed ecco la sorpresa! Oggi è 5 dicembre 2012. E allora? Allora la sorpresa è che questa raccolti fondi, come è specificato nel testo, è iniziata il 4 novembre ed è valida fino al  25 novembre.

Scaduta da 10 giorni. Infatti il comunicato porta la data del 7 novembre e l’articolo risulta pubblicato il 15 novembre; venti giorni fa.  Lo avevano dimenticato? L’hanno ripescato per sbaglio dal cestino? Meglio tardi che mai? Ma i redattori del sito leggono almeno quello che pubblicano, oppure inseriscono questi box a pera, tanto per riempire gli spazi? Non bastano i cibi scaduti che troviamo negli scaffali dei market, ora ci mandano anche gli avvisi solidali scaduti. Ora, si potrebbe ironizzare sulla serietà di quello che passa in rete. Ma sarebbe troppo lungo e ops…tempo scaduto!

 

La fine del mondo

di , 4 Dicembre 2012 13:51

Non parlo del calendario Maya. Parlo del Papa che, come un qualunque ragazzino in cerca di amici e sostenitori virtuali, è sbarcato su Twitter. Dopo 24 ore dall’apertura dell’account conta già 500.000 “follower“. Sono certo, tuttavia, che non è stata una sua precisa volontà, ma la solita geniale idea dei suoi collaboratori i quali, in tal modo, vogliono dare un segno di ammodernamento della Chiesa e del suo adeguarsi ai tempi. Se anche il Papa comincia ad inviare messaggini su Twitter vuol dire che siamo proprio alla fine del mondo. E se il mondo non è alla fine, di sicuro sta molto male.

Pensieri molleggiati

di , 2 Dicembre 2011 13:25

Silenzio: parla Celentano. No, forse è meglio dire: “Parla Celentano: silenzio”. Sì, perché la caratteristica di Adriano è proprio il silenzio. L’aspetto più celebre dei suoi monologhi televisivi sono proprio quelle lunghissime pause durante le quali sembra che stia facendo chissà quali profonde riflessioni. In realtà è solo che non sa cosa dire o non se lo ricorda.

Bene, ora i media ci informano che Adriano ha deciso di aprire un blog ed una pagina facebook. Immagino che, fedele al suo stile, al posto dei messaggi potranno esserci dei grandi spazi vuoti. Saranno un luogo di riflessione, ma non sui pensieri del molleggiato. Saranno occasione di riflessione per i fan che potranno sbizzarrirsi cenrando di immaginare quale recondito significato si celi in quegli spazi vuoti.

Il nostro predicatore silenzioso sta cercando da tempo di inventarsi e proporsi come pensatore. Ma la capacità di pensare non è da tutti e, se non ce l’hai, non te la puoi inventare. Celentano ed il pensiero si inseguono da tempo, ma raramente si incontrano.

Tiscali spam

di , 4 Luglio 2011 11:50

La casella di posta Tiscali ha una funzione utilissima, la cartella “Spam” in cui vanno a finire, grazie ad un filtro che le individua, tutte le mail indesiderate e messaggi pubblicitari provenienti da indirizzi sconosciuti. Non solo, siccome qualche mail riesce sempre a superare il filtro, esiste anche un pulsante “Spam” con il quale è possibile segnalare la mail indesiderata come spam. E non dovrebbero più arrivare mail da quell’indirizzo. Insomma, Tiscali dichiara guerra totale allo spam. Bene.

Poi succede che stamattina entro nella mia casella di posta, clicco su “Posta in arrivo” ed in testa all’elenco appare una mail segnalata con una coccarda e dalla dicitura “Mail raccomandata da Tiscali”. Sarà, penso, qualche utile consiglio sul servizio, sulle funzionalità della casella di posta o altre funzioni importanti. Apro la mail e appare l’immagine di una bella auto estera con tanto di nome della concessionaria, in provincia di Cagliari, indirizzo e telefono. Un messaggio pubblicitario.

Ora, da tempo abbiamo capito che in Italia il doppiopesismo è la prassi, specie in politica e nell’informazione, ma non pensavo che si arrivasse ai due pesi e due misure anche sullo spam. Esiste lo spam normale e lo spam d’autore, firmato, garantito, certificato e raccomandato. Già, perché se i messaggi pubblicitari arrivano da altre fonti sono “Spam“, ma se li manda direttamente Tiscali nella tua casella di posta sono “Mail raccomandate“.

Beh, ragazzi, potete giocarvi le palle che questa è la prima e l’ultima volta che apro una Mail raccomandata da Tiscali, con tanto di coccarda. Perché, sapete, dalle nostre parti esiste un detto che, tradotto e leggermente edulcorato, per i non sardi, significa “L’asino sardo lo freghi una sola volta“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo…

Avatar Home

di , 11 Febbraio 2011 11:17

Finalmente l’hanno fatta. Con notevole sforzo e fatica, ma l’hanno fatta…la nuova Home blog. Divisa in gironi, come all’inferno: gli Evidenziati, i Raccomandati e gli Emergenti. Così si stimola la creatività. Se ti impegni, da emergente puoi emergere del tutto e cominciare a stare a galla. Poi, ancora un piccolo sforzo e puoi diventare Raccomandato. Ed infine, se sei davvero bravo, diventi “Evidenziato”. Se poi finisci anche per diventare “Blog del giorno”, allora diventi Famoso! E se ti va bene, magari, finisci a Sottovoce, intervistato da Marzullo; il massimo.

Ma la grande novità è l’aver valorizzato gli avatar. Ora occupano più della metà dello spazio riservato ad ogni blog e nemmeno tutto, con evidente spreco di spazio. Diventano la cosa più importante. Il resto è di secondaria importanza. Infatti, del post si riportano giusto poche parole generiche e in certi casi nemmeno quelle. Anche il titolo del post continua ad essere tagliato. Così, se scrivi un titolo tipo “Una gita in campagna” te lo tagliano e diventa “Una gita in ca…”. Si lascia spazio alla fantasia del lettore. Puoi immaginare che si parli di una gita in carro a buoi, in carrozzella, in canoa, in calesse, in canottiera, in camicia…tutto può essere. Così non si capisce di cosa parli quel post, è una sorpresa, come l’uovo di Pasqua. Per scoprire la sorpresa devi aprirlo.

E’ sparito anche il link al Forum che era utilissimo per scambiare opinioni o per segnalare disfunzioni del blog o per chiedere consiglio allo staff. Ma in realtà non deve essere scomparso. E’ solo nascosto, non si sa dove. Forse fra poco verrà lanciata una specie di caccia al tesoro “Dov’è finito il forum?” Previsti ricchi premi per chi riuscirà a scoprire dove sia finito e come si acceda.

In compenso, visto che la cosa più importante è l’avatar, puoi sbizzarrirti a crearne di nuovi, accattivanti, intriganti, che attirino l’attenzione. Puoi cambiarlo ogni settimana, ogni tre giorni, a piacere. Ciò che conta non è ciò che scrivi, ma l’avatar. Magari si farà anche una classifica degli avatar più originali e ci sarà spazio anche per un apposito box dove segnalare “ l’Avatar del giorno“. Non è detto che anche gli avatar non vengano inquadrati in gironi: gli avatar emergenti, gli avatar raccomandati e gli avatar evidenziati. Sì, proprio bella la nuova Home Avatar…

P.S.

Nessuno è perfetto, tutti possiamo sbagliare. L’importante è rendersi conto dell’errore e correggere. Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo…

Internet anni ’50

di , 11 Gennaio 2011 16:31

Certo, non c’era internet negli anni ’50. Ma, nel caso fosse già esistita in quegli anni, come sarebbe stata la pubblicità? Se lo sono chiesto alcuni pubblicitari brasiliani i quali, non avendo altro da fare, hanno disegnato alcuni manifesti di attuali network come Facebook, Twitter, Skype e YouTube, secondo lo stile cartellonistico di quegli anni. Eccone due esempi (da Il Foglio.it) Beh, ad essere proprio pignoli, non c’erano nemmeno la minigonna indossata dalla facebookista, né le sedie riprodotte. Però complimenti per la fantasia e per l’omaggio agli anni della ricostruzione.

Si parla spesso dei “Favolosi anni ’60“. In realtà i favolosi anni ’60 sono cominciati negli anni ’50. Già, proprio così. E per ricordarli degnamente beccatevi un video (l’originale era in bianco e nero) di un Elvis Presley del 1957.

youtube stile anni 50

 

Video importato

YouTube Video

Blog News

di , 15 Aprile 2010 13:01

Finalmente, grazie allo staff tecnico di Tiscali, abbiamo la possibilità di modificare il Font di scrittura e scegliere i caratteri preferiti. Ottima soluzione. Ora possiamo sbizzarrirci a cambiare caratteri secondo i gusti personali. Ma ricordiamo ke in uno scritto conta piu il contenuto della forma.

Grazie allo staff e buon divertimentoC

raffaello scuola di atene

(Raffaello: Scuola di Atene)

Pensavo fosse amore…

di , 20 Gennaio 2010 15:05

"…invece era un calesse!", diceva Troisi. Più o meno è successo questo. Visto che già da parecchio tempo continuavo ad avere problemi di connessione, ero convinto che fosse un disservizio momentaneo della rete. E così avevo pazienza, aspettavo che riprendesse la linea, e andavo avanti. Ho perfino segnalato l’inconveniente a Tiscali ed alla Telecom. Hanno fatto le verifiche e risultava tutto a posto. Pazienza. Ma le interruzioni della connessione si ripetevano sempre più spesso e duravano sempre più a lungo, fino ad un’intera giornata. Ancora pazienza, mi dicevo, sarà il solito disservizio momentaneo. Poi, dopo tre giorni senza connessione, il PC ha cominciato a mandare strani segnali. Invece che aprirsi normalmente, appariva una schermata nera con un testo in inglese in cui l’unica cosa che ho capito è che c’era qualcosa che non funzionava a dovere. Finché, dopo ripetuti tentativi, ho preso atto che non era un problema di linea, ma era il PC fuori uso. Succede. Oggi, dopo quasi 5 giorni senza connessione, mi son deciso, finalmente, a sostituirlo con un vecchio PC, funzionante, e appena possibile porterò quello in tilt dal tecnico. Per dire che non sempre le cose sono quello che sembrano a prima vista. Certe volte ci sembra che il mondo giri storto. Ma noi siamo sicuri di essere dritti? Boh…!?

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Italiani e cybersex…

di , 17 Ottobre 2009 11:22

Gli italiani sono maniaci del sesso virtuale? Sembrerebbe di sì, visto il titolo di questo pezzo in bella evidenza (quindi è una delle notizie più importanti di oggi!!!) nella home dell’agenzia ANSA: "Gli italiani schiavi del cybersex". Sarà vero? Ne dubito. Infatti, leggendo il pezzo, si capisce che il fenomeno non riguarda "gli italiani", ma solo una esigua minoranza, l’8%. Ma allora perché quel titolo allarmante? Misteri dell’informazione…

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