Toilet day

di , 21 Novembre 2017 22:39

Ci mancava solo la “Giornata della merda“. Le hanno inventate tutte, questa è l’ultima: la “Giornata mondiale dei cessi”. Così, dopo averci chiesto soldi e donazioni per costruire ospedali, scuole, ambulatori, pozzi per l’acqua e per combattere la fame, adesso nascerà qualche nuova Onlus, associazione umanitaria o organismo ONU, che ci chiederà soldi per costruire cessi nel terzo mondo.

La notizia del giorno è questa: “Il Ghana in emergenza nazionale: i cittadini defecano all’aperto“. Ora si spiega la vera ragione del  flusso migratorio. Non è vero che i migranti africani vengono da noi perché scappano dalla fame e dalla guerra; scappano dalla puzza. Ed ecco che, immancabilmente, interviene l’ONU a lanciare l’allarme e promuovere nuove campagne di aiuti al terzo mondo al grido di “Più cessi per tutti“. Però, visto che ormai gli africani si stanno trasferendo in Europa, perché fare i cessi in Africa? Facciamoli in casa nostra; cesso più, cesso meno, non cambia. Tanto le nostre città sono invase da gente che è abituata a vivere nella savana e defecare all’aperto. La cronaca riporta quasi quotidianamente (a Roma è la normalità) notizie di africani che fanno i bisogni nei parchi, in strada, in piazza, nelle stazioni, si lavano nelle fontane pubbliche e fanno sesso dove capita, come i cani. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di xenofobia e razzismo. E nemmeno chiedere che questi migranti si adeguino alle nostre buone regole di convivenza sociale; sarebbe come contestare la loro cultura. Dobbiamo essere noi ad abituarci a convivere con le loro abitudini e la loro cultura (Dice la Boldrini che dovremmo prendere esempio da loro “Lo stile di vita dei migranti sia il nostro“). Allora, grazie alle tradizionali usanze africane, alle quali dovremo adeguarci velocemente, secondo l’invito e l’auspicio della più alte cariche dello Stato, anche noi cominceremo a defecare dove capita e finiremo con la merda fino al collo.  E, come diceva la battuta finale di una vecchia barzelletta “Non fate l’onda…”.

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Bellezza e calendari

di , 16 Novembre 2017 19:27

Il calendario Pirelli è sempre un evento mediatico che crea attesa, curiosità e commenti più o meno entusiasti. Da pochi giorni è stata annunciata l’uscita del nuovo calendario 2018, con la diffusione di alcune foto. Il Giornale.it  gli ha dedicato addirittura ben 5 articoli in due giorni, firmati da Marco Lombardo. Ma anche la TV ha dedicato al nuovo calendario ampio spazio e servizi speciali; a dimostrazione della grande importanza che ha l’evento per tutti coloro che sono addetti ai lavori e che ci campano (alla gente normale non gliene può fregar di meno; ma non si può dire).

Ecco il primo: “Calendario Pirelli 2018“, in cui si espone l’idea che è alla base di questa edizione curata dal fotografo inglese Tim Walker; una interpretazione di “Alice nel paese delle meraviglie“, riveduta e corretta in chiave Black Power politicamente corretta. Infatti tutti i 28 modelli ritratti sono rigorosamente neri. Il secondo articolo è questo che mostra alcune foto: “Calendario 2018; Gallery“. Il terzo è questo: “Calendario Pirelli: tendenza Naomi“. Il quarto è questo: “Il Paese delle meraviglie? E’ dove la bellezza è dentro di te.”. con intervista alla celebre modella Naomi Campbell che riconosce apertamente l’intento provocatorio ed in linea con il trend del momento, l’omologazione alla causa del Black Power. E questo è il quinto: “Volevamo qualcosa di magico per un mondo senza barriere“, che riporta il giudizio entusiasta del Sig. Pirelli, Tronchetti Provera, che dietro l’espressione “Un mondo senza barriere“, nasconde un ben più ampio progetto di riscatto degli afroamericani, dei neri, dell’abbattimento dei confini, del nuovo mondo meticcio, delle società multietniche e di tutto ciò che vi ruota intorno. Ma oggi questo è il pensiero unico; niente di nuovo.

Dice Walker, per spiegare il senso dell’operazione: “Il mio scopo principale è la celebrazione della bellezza.”. Se non capite perché  la celebrazione della bellezza venga attuata esclusivamente con modelli e modelle nere, non preoccupatevi, non l’hanno capito nemmeno gli autori del calendario. Ma loro sono pagati per farlo. E sono pagati anche per non capire quello che fanno e per fare quello che non capiscono. Ma questa non è una novità. Oggi c’è un sacco di gente che fa quello che non dovrebbe fare perché non sa farlo e non ha alcun titolo per farlo, ma è pagata profumatamente per farlo. Ogni riferimento a personaggi e fatti della vita reale (parlamentari, ministri, amministratori locali e loro titoli, capacità e competenze che giustifichino gli incarichi) è puramente casuale: o forse no. A dimostrazione che lo scopo dell’autore è la “celebrazione della bellezza“, tra le foto mostrate nella Gallery (vedi qui) c’è anche un’icona, un simbolo, un emblema, la personificazione dei canoni della bellezza classica. La Nascita di Venere? No, Whoopi Goldberg in abbigliamento da carnevale vestita con una specie di piumone acquistato nel mercatino cinese (quelli sono dappertutto), ed un cappellino molto fine, elegante, sobrio e di classe alla Carmen Miranda (tanto per passare inosservata). Che strani criteri estetici deve avere questo mister Walker. Bisogna riconoscere che per vedere in questa oscena composizione i tratti di una sia pur vaga espressione di bellezza bisogna essere dotati di grande fantasia; quella che solo i grandi fotografi e artisti come Walker possiedono.  Ma se voi, gente normale, non riuscite a vedere la bellezza in questa foto, non preoccupatevi; non è che non la vedete, non c’è proprio. Usare la Goldberg come esempio di bellezza è come fare l’aerosol con lo smog e le polveri sottili. Ma i gusti sono gusti; anche quelli barbari.

Ora, capisco che i tempi sono cambiati, che il pensiero unico è diventato dominante ed i media devono adeguarsi.  Capisco che tutto sia finalizzato alla creazione di un nuovo mondo dominato dal meticciato, dalle società multietniche e dalla riscossa dei neri e delle categorie dei “diversi”. Ma poi non lamentatevi se questa ossessiva campagna che vuole stravolgere la società genera qualche reazione non voluta. Una nota legge fisica dice: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”. Da tempo è in atto una continua, ossessiva, incessante, pervasiva, insopportabile campagna mondiale a favore del meticciato, delle diversità, della società multietnica, dei neri, gay, teorie gender, immigrati, rom, musulmani, dell’integrazione, del terzo mondo, del Black power, dell’uguaglianza, della fratellanza universale, dell’abbattimento dei confini, della cancellazione di storia, tradizioni e consuetudini, simboli, cultura, morale, dell’identità nazionale di un popolo, dell’esaltazione di tutto ciò che è “diverso”, fuori dagli schemi, provocatorio, che rompe con le tradizioni, che rompe con l’estetica, rompe con la morale; insomma, che rompe. Questa martellante “Pubblicità Regresso” a lungo andare genera fastidio, insofferenza, conflitti e reazioni anche violente. Anche un principio giusto imposto con la forza diventa un intollerabile atto di arroganza, prepotenza e autoritarismo. L’eccesso di anti razzismo, come reazione, genera il razzismo. Lo dimostra il crescente numero di episodi di intolleranza nei confronti dell’immigrazione africana e di tutto ciò che confligge con la cultura occidentale.

La nuova forma di razzismo e intolleranza sta nascendo dall’eccesso di anti razzismo e dall’arroganza di chi vuole realizzare lo Stato etico ed imporre per legge i principi morali la cui osservanza dipende solo da una scelta individuale e risponde solo alla propria coscienza. Non si può essere buoni per legge. Anche chi è buono per natura, se obbligato al buonismo, per reazione col tempo comincia a covare istinti malvagi. Ma uno Stato non è un ente morale, non è un’associazione umanitaria, non è un’associazione delle dame della carità o una grande mensa della Caritas. La solidarietà, l’aiuto ai poveri del terzo mondo, l’amore per il prossimo, la fratellanza universale, l’accettazione delle diversità, l’accoglienza degli immigrati, sono scelte personali, non possono essere legge dello Stato. Non è scritto in nessuna Costituzione del mondo che dobbiamo amare il prossimo come noi stessi, che dobbiamo sopportare tutti gli insulti e le minacce, porgere l’altra guancia,  sfamare tutti gli affamati del terzo mondo ed essere tutti santi e beati.

E poi, calendari a parte, la gente ne ha le tasche piene del Black power, del razzismo al contrario, quell’antirazzismo che è più razzista ed intollerante dei peggiori razzisti. E comincia a perdere la pazienza. Ora dovrei ripetere cose già dette in passato. Ma siccome sono state già dette, tanto vale riprenderle. Ecco alcuni post dedicati proprio ai calendari Pirelli.

- Nudo d’autore (2008)

- Il calendario e le gomme (2009)

Ed ecco un altro post del 2015 che riporto per intero.

Calendari horror (3 dicembre 2015)

Il calendario Pirelli è sempre stato simbolo di bellezza, eleganza, raffinatezza. O almeno così si usa dire; personalmente ho qualche riserva. Quello che lo distingue è che quasi sempre è stato realizzato da grandi fotografi. Va da sé che un grande fotografo dovrebbe produrre un eccellente lavoro. Ma così non è, non sempre e non necessariamente il livello estetico corrisponde al livello tecnico. Una foto può essere perfetta sotto l’aspetto della realizzazione tecnica, ma il soggetto (e quindi il risultato finale) può essere brutto esteticamente. Cosa che succede assai spesso, perché una merda fotografata dal più grande fotografo del mondo, non diventa cioccolata, resta sempre una merda. Ed oggi, per darsi un tono da innovatori, anticonformisti e di creatività artistica, non si cerca più di mostrare e valorizzare la bellezza; no, si preferisce mostrare ciò che magari è orribile e ripugnante, ma che fa scalpore, scandalo, che provoca indignazione e polemiche (se poi si riesce anche a venderlo ancora meglio: il fotografo Oliviero Toscani è la dimostrazione vivente).

Così, a furia di propinarci orribili sconcezze spacciandole per arte, il gusto estetico sembra scomparso. E si può tranquillamente proporre come arte qualunque obbrobrio, come bellezza la negazione della bellezza stessa, e come sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi artistici qualunque bizzarria venga in mente ad uno sfigato ubriaco con velleità artistiche (specie se si abita a New York  o si  frequentava la “Factory” di Andy Warhol). Ecco perché, quando si perde ogni riferimento estetico, anche i “4 minuti e 33 secondi di silenzio” del pianista compositore John Cage, diventano  evento musicale, provocazione, ricerca, spettacolo, invece che semplice stronzata. Dall’orinatoio di Duchamp in poi, passando per i sacchi di Burri, i tagli di Fontana, la merda d’artista di Piero Manzoni, fino all’arte concettuale contemporanea, tutto è possibile, tutto è arte: anche il silenzio, un rutto o un calendario.

Una volta i calendari erano diversi. C’erano i calendarietti profumati con le donnine in abbigliamento succinto che venivano regalati dai barbieri. Questo a lato, del 1953, è un esempio di quell’erotismo appena accennato ed un po’ ingenuo, che fa sorridere  in confronto a ciò che oggi si vede sui media. Da notare “Qual’è” scritto con l’apostrofo: ma tanto allora nessuno faceva caso alla grammatica.  Oggi non solo sono scomparsi i calendarietti, ma sono scomparsi anche i barbieri; sono diventati tutti parrucchieri o hair stylist. Dice il protagonista di “This must be the place” di Sorrentino: “Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico.“. Già, oggi sono tutti artisti; o filosofi. Nelle case era quasi immancabile il calendario di Frate Indovino che dispensava utili consigli per tutte le occasioni e le attività, dalle ricette di cucina ai consigli per la semina, o il classico calendario da cucina che riportava semplicemente i giorni del mese, segnalando le festività in rosso e con lo spazio a lato per segnare ricorrenze o il cambio della bombola. Bei tempi quando in ogni cucina c’era sempre una pentola in ebollizione con dentro la gallina ripiena (la domenica) o profumi di minestre campagnole, di stufati e ragù. Oggi in cucina basta un frigo, un congelatore ed un forno a microonde. E’ il progresso. Poi, oltre alla cucina,  anche il calendario si è evoluto, è diventato oggetto da collezione, sempre più elegante, patinato e sexy. Per le nostre attricette ed aspiranti show girl spogliarsi e “fare il calendario” è quasi un obbligo, una tappa importante del curriculum artistico. Quindi il calendario ha quasi perso il suo significato e la sua utilità originaria per diventare una semplice esposizione di forme femminili più o meno nude in pose che si usa definire “artistiche”.

Ed il calendario per antonomasia è il calendario Pirelli. Il calendario 2016, appena presentato alla stampa (Le star del calendario Pirelli 2016), è dedicato sempre alla donna, ma non al nudo artistico, alla bellezza e la perfezione delle forme. La donna celebrata in questa edizione è la donna che ha raggiunto il  successo in campo professionale, artistico, culturale, sportivo; la donna che, secondo Pirelli,  acquista fascino e seduce non grazie alla bellezza, ma in virtù del successo. Vediamo.

Questa a lato non è la sorella gemella di Mike Tyson. E neppure  la ricostruzione di un esemplare femminile della specie   Neandertal. E’ la campionessa di tennis Serena Williams. Se a prima vista vi sfugge il fascino della Williams, osservatela meglio: se i curatori del calendario, che di bellezza femminile se ne intendono, dicono che il successo conferisce fascino e seduzione, non possono sbagliare. Se proprio non vi convince, provate a dare uno sguardo a Yoko Ono; quella che era bruttina anche da giovane, ma visto che anche lei è una donna di successo, ora  ultraottantenne diventa sexy e seducente (sempre secondo il Pirelli 2016). Se così è, anche noi abbiamo tante donne di successo con le quali potremmo ricavare un bel calendario. Susanna Camusso, Rosi Bindi, Rosa Russo Iervolino, Emma Marcegaglia; donne che nel loro campo hanno raggiunto il successo. Per non dimenticare, anche se scomparse, l’astrofisica Margherita Hack o addirittura un premio Nobel come Rita Levi Montalcini. Chi è che non vorrebbe avere in casa un bel calendario con queste donne di successo in déshabillé e pose sexy?

Eppure una volta esisteva quello che si chiamava senso estetico, gusto del bello. C’era, non c’è più; scomparso, come le mezze stagioni. Col pretesto che bisogna cambiare, modificare, evolversi, adeguare i canoni estetici ai nostri tempi, sperimentare, proporre nuove idee e nuove visioni del mondo e dell’arte, si sta dimenticando ciò che ha accompagnato l’umanità per millenni. In nome del nuovo si getta via l’arte, la cultura, il pensiero, la storia. Oggi vanno di moda ed hanno successo i “rottamatori” (specie se toscani e con la S sibilante).  Ma la bellezza ha dei canoni che sono immutabili da sempre. Possono esserci delle piccole variazioni, secondo il tempo ed i luoghi, ma il criterio fondamentale è universale. Il fascino del corpo femminile è dato dalla sua sinuosità, dall’eleganza della forma, dall’andamento curvilineo della figura e del corpo. Possono esserci delle piccole variazioni nei criteri comuni, passando dalle forme più o meno prosperose dell’antichità, e di certe popolazioni, a quelle meno abbondanti di oggi. Ma l’essenza della bellezza è sempre la stessa. Il rapporto perfetto della sezione aurea è sempre valido. La spirale di certe conchiglie che si sviluppano secondo la successione di Fibonacci è sempre quella da milioni di anni. E la bellezza femminile è sempre quella. Checché ne dicano i relativisti ad oltranza, la bellezza è bellezza e la si riconosce a prima vista. Ecco perché la gente continua ad ammirare la Pietà o il Mosè di Michelangelo, le opere di Bernini o Canova, con lo stesso stupore con cui ammira i capolavori dell’arte antica. La Venere di Milo, Afrodite di Cnido, la Venere Callipigia(dalle belle natiche), hanno più di 2.000 anni, ma la bellezza, la perfezione e l’armonia delle forme restano immutate nel tempo. Non so se fra mille anni ci sarà qualcuno che ammirerà con lo stesso stupore le opere della cosiddetta “arte concettuale”; ho molti dubbi.

Non si può prendere un’orribile vecchia baldracca e dire che è sexy, affascinante e seducente solo perché è ricca e potente. E’ una stronzata colossale, buona solo per deliranti pseudo esteti della domenica. Non si può affermare, come fece Paolo Limiti in televisione molti anni fa, guardando in estasi Whoopi Goldberg ospite in studio: “Sei bellissima“. Limiti, o stai mentendo spudoratamente, oppure hai urgente bisogno di una visita dall’oculista. Certe disquisizioni sull’arte contemporanea (calendari artistici compresi) hanno tutta l’aria di essere le solite elucubrazioni, anzi proprio seghe mentali per intellettuali annoiati e mercanti d’arte che ci campano. Il risultato è questo calendario, studiato da e per radical chic, che nessuna persona normale che abbia un minimo di senso estetico, e non soffra di qualche forma di perversione, si metterebbe in casa. Come dubito che siano in molti ad essere convinti del fascino della Williams o di Yoko Ono e sognino di avere ogni giorno sotto gli occhi quella immagine sopra riportata. E non sono per niente convinto che le donne diventino seducenti, sexy e affascinanti grazie al successo. Se sono un cesso restano un cesso; donna di successo, ma un cesso di donna. E la Pirelli farebbe bene a lasciar perdere i calendari e pensare a far bene le gomme, se ci riesce, perché in fatto di donne mi sa che hanno le idee un po’ confuse.

Musica in prosa.

di , 12 Novembre 2017 19:23

La musica pop è morta. E se non è proprio morta, non se la passa molto bene. Ormai da decenni i discografici (con tutto il mondo che ruota intorno), continuano a vivacchiare riscaldando la solita minestra insipida e stantia; ma siccome ancora ci campano fingono di non saperlo.

L’ennesima dimostrazione di quanto ripeto da tempo è questa recente intervista di Biagio Antonacci: “Vi racconto il mio nuovo disco.”. Antonacci ci “racconta” l’ultimo disco. Infatti nell’intervista non dice che in questi anni ha ricercato nuove melodie o nuove armonie; dice che ha cercato “argomenti diversi”. Una volta le canzoni si suonavano e si cantavano. Adesso si “raccontano”; evidentemente la cosa più importante non è la musica; conta il testo, il significato, il “messaggio” (meglio se impegnato nel sociale e politicamente corretto). Infatti, quando presentano una nuova canzone, non vi fanno sentire la musica, la melodia o un passaggio armonico. No, dicono: “E’ una canzone che parla di…”. Ma allora, se dovete “parlare di…”, non dite che siete musicisti e scrivete canzoni; dite che siete scrittori e scrivete articoli, romanzi, racconti, saggi, poesie, trattati filosofici. Tutto, ma non dite che è musica, perché la musica non si parla e non si racconta; si suona. Ma siccome non si sentono all’altezza di presentarsi come scrittori o “pensatori” giocano sull’equivoco e fanno i cantanti pop; è più facile. Basta strimpellare quattro accordi, salire su un palco immersi in fumi, luci, ed effetti speciali e fare il “cantautore impegnato”. Così, visto che hanno perso la fantasia musicale, e come musicisti sono finiti, si riciclano come narratori, poeti, pensatori, e profeti impegnati (meglio se militanti di sinistra; è più redditizio).

Si può raccontare la musica? Sembrerebbe di sì; dovrebbe essere una specie di musica in prosa.  Una volta di quei personaggi autoreferenziali che si attribuiscono presunti meriti e capacità immaginarie, o che raccontano balle convinti di essere creduti, si diceva che “Se la suonano e se la cantano”. Visto che questi non sanno più suonare, né cantare, provano a raccontarvela in prosa. Magari faranno le sonate di Mozart a fumetti, i Notturni di Chopin in figurine, un puzzle della Traviata e le sinfonie di Beethoven con i mattoncini Lego. Basta un po’ di fantasia; e pure di stupidità (aiuta).

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Nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere poesie o romanzi (o fare i cantanti pop), oppure piantare ulivi e coltivare patate. La differenza è che ulivi e patate hanno una loro intrinseca utilità pratica. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

I have a dream

di , 5 Novembre 2017 10:55

Anche Martin Luther King, l’eroe simbolo della lotta contro il razzismo e per i diritti civili, finisce nel grande calderone mediatico che, dagli USA all’Europa, sta scoperchiando lo scandalo delle molestie sessuali nel mondo del cinema, della politica e dello spettacolo in genere. Pare che, oltre a sognare uguaglianza, emancipazione dei neri  e diritti civili, nutrisse anche altro genere di sogni, più prosaici, morbosetti ed a luci rosse. Vatti a fidare dei sogni della gente: “Le carte che sputtanano Martin Luther King“.

                              “I Have a dream” (This!)

(Foto da Libero.it)

Fine del mondo

di , 19 Ottobre 2017 02:22

Il catastrofismo va di moda. Non passa giorno che qualcuno non ci ricordi che la Terra è in pericolo e con essa anche l’umanità rischia l’estinzione. Le cause vanno dall’aumento di CO2, alla deforestazione, all’aumento della temperatura del pianeta, allo scioglimento dei ghiacci polari, inquinamento atmosferico, impatto con meteoriti vaganti, virus sconosciuti, guerra nucleare, etc. Il repertorio di cataclismi è vasto. Ma ogni tanto se ne aggiunge uno nuovo. Ecco l’ultima scoperta: “Molluschi; così i loro peti contribuiscono al riscaldamento globale“. Lo hanno accertato, dopo chissà quali approfonditi studi, gli scienziati delle università di Cardiff e Stoccolma (me cojoni). Questa ci mancava; i peti delle arselle!

Ecco cosa hanno accertato: “I due gas prodotti, che vengono emessi dai molluschi in forma di flatulenza a causa dei batteri presenti nel loro intestino, sono rispettivamente 28 e 265 volte più potenti della CO2. In soldoni, l’equivalente della quantità di gas prodotta da circa 20mila bovini.”.

Chiaro? Il mondo si estinguerà per colpa dei peti dei molluschi. Questa è quella che fanno passare per informazione e divulgazione scientifica. Immagino che, dopo questa sconvolgente notizia, il Parlamento europeo inventerà qualche nuova norma per limitare le scoregge delle arselle. E c’è ancora chi pensa che questo sia un mondo serio.

Narcisismo intellettuale

di , 27 Settembre 2017 12:25

Certi scrittori e intellettuali di professione sembrano scrivere per se stessi o per una ristretta cerchia di appassionati lettori e bibliofili. Lo si capisce dal linguaggio eccessivamente ricercato, forbito, inutilmente aulico, dall’uso di termini desueti o scientifici, dalle frequenti citazioni letterarie  usate come sigillo e marchio di qualità del proprio lavoro.  Non gli interessa tanto comunicare il sapere e la conoscenza, quanto il mostrare ai lettori quanto essi siano preparati, colti, enciclopedici. La ragione di ciò è il narcisismo, caratteristica comune ai personaggi dello spettacolo e buona parte di quelli della cultura in genere. Hanno un costante bisogno di autocelebrarsi, riaffermare la propria presenza nel mondo, elevarsi su un piedistallo, a debita distanza dai comuni mortali,  e promuovere la propria immagine, sentendosi costantemente in cattedra.

In tal modo la cultura diventa spesso un’arena in cui combattono i nostri gladiatori letterari, a colpi di romanzi, saggi, racconti, pamphlet, poesie, recensioni, editoriali, esegesi. E per dimostrare che essi sono in possesso di una conoscenza superiore, sconosciuta al popolino ignorante,  amano citare lavori altrui, autori più o meno celebri, opere note e meno note, scritti quasi sconosciuti, antichi manoscritti in aramaico, frammenti in caratteri cuneiformi da tavolette sumeriche. E’ un trionfo di autoesaltazione individuale e collettiva, il passatempo preferito da certi intellettuali, il solito giochino del “citarsi addosso” autoreferenziale e finalizzato ad appagare ed accrescere  ancor più un Io ipertrofico ed alimentare la  propria autostima.

Così, grazie all’astrusità dei loro scritti, raramente riescono a farsi leggere. Ancor meno riescono a farsi capire. E viene meno quello che dovrebbe essere lo scopo della cultura; l’accrescimento delle proprie conoscenze e la conseguente divulgazione del sapere, al fine di elevare il grado di cultura generale della comunità di appartenenza. La cultura resta, quindi, isolata e racchiusa nell’ambito accademico o nel ristretto giro di specialisti, appassionati e cultori di conoscenze elitarie e quasi esoteriche, a beneficio di pochi eletti che si crogiolano nella propria autostima o nel reciproco scambio di lodi, premi e riconoscimenti. Così gli intellettuali restano beatamente colti ed il popolo resta beatamente ignorante. Con buona pace di tutti.

Diceva Leo Longanesi: “L’arte è un appello al quale molti rispondono senza essere chiamati“.

Aggiungo io: “Molto spesso gli artisti maledetti sono solo maledetti. Più che altro sfigati.”

Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

                                                             (“Eco e Narciso” –  John W. Waterhouse)

Vedi: Blob e Arbasino (http://torredibabele.blog.tiscali.it/2014/12/12/blob-e-arbasino/)

P-S.

Questo è oggi il mondo dell’arte, della musica, del cinema, della letteratura. Prove di intellettualismo ipertrofico ed auto compiacente che si nutre di idee confuse, appena abbozzate, indefinite, incompiute o, spesso, abortite. Raccogliere pietosamente questi feti artistici ed esporli in bella mostra, a beneficio di cineasti, editori, mercanti d’arte e radical-chic annoiati, diventa un lucroso gioco di società per chi, non riuscendo a dare un senso alla vita, gioca a fare l’artista e scambia per talento artistico e profonda introspezione il proprio autoerotismo mentale. Ma questa macabra mostra permanente di aborti del pensiero umano non è arte, è solo necrofilia intellettuale.

Sillogismo papale

di , 11 Settembre 2017 22:42

Bergoglio parla troppo, parla a  vanvera e non si rende conto di quello che dice, specie quando è in volo. Ecco l’ultimissima della giornata. “L’uomo è uno stupido testardo.”.

Ergo, sillogismo papale.

- L’uomo è uno stupido testardo.

- Bergoglio è un uomo.

- Bergoglio è uno stupido testardo.

Giusto?

 

 

Vedi: http://www.ilgiornale.it/news/politica/immigrati-papa-benedice-litalia-accogliere-finch-sostenibile-1440449.html

Ivan e i valori

di , 28 Agosto 2017 22:34

Non è “Il terribile“; per il momento è solo “orribile“, poi si vedrà. Ovvero, quando è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e fugare ogni dubbio.

Questo personaggio nella foto a lato è Ivan Scalfarotto,  notoriamente gay, attivista LBGT e   sottosegretario allo sviluppo economico; tanto per capire in che mani siamo. “Quello che mi spaventa non sono le loro idee, ma le facce che rappresentano quelle idee“. diceva Longanesi. Chissà cosa direbbe oggi, vedendo la faccia di Scalfarotto. Il suo primo atto, appena entrato in Parlamento, è stato quello si chiedere l’estensione dell’assistenza sanitaria  (prevista per i deputati) al suo compagno Federico, col quale ha dichiarato di convivere “more uxorio” (ognuno convive come meglio crede). L’anno scorso, subito dopo  l’approvazione della legge sulle unioni civili, aveva dichiarato:: “All’inizio mi vergognavo, il mio mito era Luxuria, ma ora posso sposarmi.”. Infatti, proprio di recente i due piccioncini hanno coronato con le nozze il il loro sogno d’amore. Che carini! Siamo governati da gente che ha Luxuria come modello umano, morale ed esistenziale. E voi sperate ancora in un mondo migliore? Io no.

Bene, sorvoliamo sulle caratteristiche umane del personaggio. Evitiamo facili ironie sui particolari gusti sessuali e diciamo che è un tipo oeccentrico, bizzarro  anticonformista. Così va bene? Dopo il recente attentato a Barcellona che ha causato 16 morti, poteva star zitto, come hanno fatto in molti, ed evitare dichiarazioni di circostanza. Invece no. Forse sentendosi investito di una responsabilità anche morale, ha voluto esternare il suo pensiero ed ha dichiarato: “Ogni attacco alle nostre città ci rafforza nei nostri valori di apertura e di democrazia, ce li fa amare di più“. Chiaro? E magari è anche convinto di aver detto qualcosa di serio e sensato. Il significato  e la conseguenza di quella frase è che, se è vero che rafforzano i nostri valori,  dovremmo augurarci più attentati, perché più morti provocano e più i nostri valori si rafforzano. A parte la totale idiozia del concetto, teniamo presente che, tra i “valori” da rafforzare, secondo l’etica scalfarottiana,  devono esserci in prima fila quelli rappresentati ed impersonati dal suo idolo, il modello Luxuria. Qualcuno ha detto.  “Essere stupidi è un diritto, ma qualcuno esagera.”. Agli automobilisti si fa il test del palloncino per accertare che non superino il tasso alcolico consentito; a certa gente bisognerebbe fare il test cerebrale per accertare che non superino il limite di idiozia tollerato dalla legge, dal buon senso e dalla pazienza umana.

Questa a lato, invece, è l’espressione sorpresa, stupita ed incredula di un simpatico bonobo che, dopo aver visto quella foto in alto, ancora non crede che quella sia la faccia di un sottosegretario della Repubblica italiana (invece, purtroppo, è vero). Profondamente turbato da quella visione  e, soprattutto, dalle sue dichiarazioni,  il nostro bonobo, in qualità di portavoce dei primati, ha subito convocato una conferenza stampa per contestare le teorie evoluzioniste sull’origine della specie e smentire qualunque ipotesi scientifica di somiglianza, parentela, comune discendenza o legame evolutivo con l’homo sapiens. Comprendiamo benissimo la sua presa di distanza; ha la nostra completa solidarietà.

vedi

- “Facce e facciacce

- “Priorità italiche

Culi e guerriglia

di , 27 Agosto 2017 07:38

Qual è il soggetto preferito dai media? Il culo. Non ha rivali.  Le foto erotiche sono il sale dell’informazione, sono  come il grigio, vanno bene su tutto, qualunque sia l’argomento trattato. Ne accennavo anche due giorni fa in “Chiesa e censura“. E siccome ogni giorno in pima pagina deve esserci il “culo del giorno“, se non hanno quello fresco di giornata, se lo inventano, riciclano quelli vecchi stagionati e li fanno passare come nuovi. Esempio.

Pochi giorni fa sul Giornale, sempre in prima pagina c’era questo titolone “La Ferilli supersexsy a 53 anni“.  E per dimostrarlo uniscono la foto a lato. Ora, sinceramente, magari era una bella donna da giovane, forse è ancora piacente, ma il tempo passa per tutti. Allora che a 20 anni fosse una gran bella gnocca non c’è dubbio; che lo sia ancora a 53 non direi. Che bisogno c’è di esaltare una bellezza che non c’è più? A meno che non si sia appena sbarcati con l’ultimo gommone in arrivo dalla Libia, dopo mesi di astinenza sessuale, o si abbiano curiosi gusti estetici,  come Carlo d’Inghilterra che alla giovane, fresca e bella Diana preferiva la secca e stagionata Camilla, o si sia affetti da gerontofilia acuta (in stile Macron, per intenderci) come si fa  a definire “supersexy”  quella sagoma flaccida, grassa, cadente? Sembra esagerato. No? Diceva Petrolini nel suo “Nerone”. “Quando il popolo si abitua a dire che sei bravo, pure se non fai niente sei sempre bravo“.  La stampa gossipara è come il popolo di Petrolini; quando si abitua a dire che una donna  è bella, anche a 80 anni è sempre bella e sexy. Questo è un esempio lampante del grado di onestà e affidabilità della stampa.

Avete dei dubbi? Facciamo un altro esempio. Ieri cercando un vecchio post sono capitato su questo “Oche e bikini” del 2013. in cui riferivo di un servizio del Corriere on line su una manifestazione di protesta e scontri con la polizia in Brasile.  Scrivevo: “A Rio de Janeiro sono in corso violenti scontri fra manifestanti e polizia. Si protesta contro l’assegnazione di concessioni per nuove trivellazioni petrolifere offshore. Il Corriere on line ne dà notizia con un box in Home ed una serie di 28 fotografie che documentano gli scontri: fumogeni, auto ribaltate, cassonetti incendiati, solito repertorio da guerriglia urbana. Le foto sono visibili qui (Foto). Fra le 28 foto ben 27 mostrano immagini degli scontri ed una (solo una fra 28) mostra una ragazza brasiliana in bikini, forse non proprio interessata alla protesta, che avanza sulla spiaggia passando fra due poliziotti.“.

Dopo aver visionato le foto (non ci sono le frecce laterali, per cambiare foto basta cliccare sull’immagine) , indovinate quale, fra le 28, finisce in prima pagina per documentare i gravi scontri. Indovinato? Bravi, esatto, proprio quella, la ragazza in bikini.

Forse al Corriere hsnno una fissazione particolare per il lato B e per le foto erotiche da sbattere in prima pagina per attirare gli utenti. Può essere, anzi è quasi certo.  Altrimenti non si spiegherebbe perché per documentare “scontri in strada”, proteste e disordini usino la foto di una ragazza in bikini sulla spiaggia.

Ma non è solo il Corriere ad avere questa linea editoriale. Ormai è una mania dilagante che coinvolge tutta l’informazione, specie quella in rete, data la facilità di inserire immagini e video.  Ma a lungo andare si ha l’impressione che in realtà mentre mostrano il lato B di giornata stiano prendendo per il cul…per il lato B i lettori.  Vedi “Guardi siti porno?”.

Come volevasi dimostrare; storia vecchia. E per dimostrare che non è una mia fissazione date uno sguardo a questo articolo di Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura,   comparso  sul quotidiano spagnolo El Pais molti anni fa e ripreso da La Stampa nel 2007: “Troppe T.e C. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip“.  Per capire meglio l’involuzione dell’informazione in questi ultimi tempi è illuminante leggere, sempre di Vargas Llosa “La civiltà dello spettacolo”.

E qual è oggi il più potente mezzo di comunicazione ? Ovvio, la televisione, quella che tutti i giorni, senza tregua, 24 ore su 24, ci propina tonnellate di spazzatura facendola passare per informazione, intrattenimento, cultura e spettacolo. Riprendo ancora da quel vecchio post.  Ecco, nell’immagine sotto, un gruppo di ospiti, figuranti, opinionisti, esperti, tuttologi, comari e lavandaie, mentre ordinatamente si avviano verso gli studi televisivi per partecipare ai quotidiani programmi di intrattenimento. (Foto Ansa)

Per il momento è tutto, linea alla regia, non cambiate canale, restate con noi, pubblicità.

Chiesa e censura

di , 23 Agosto 2017 23:03

Mi censurano? Ed io lo scrivo qui. Ho accennato spesso alla censura sui social e sui siti di informazione, compresi quotidiani in rete. Ormai sono rassegnato, ma certe volte dà veramente fastidio, ci si sente truffati, privati anche del diritto di esprimere le proprie idee. E questo succede spesso quando si esprimono giudizi poco lusinghieri sui politici, il Papa, la Chiesa e quando si critica il contenuto di certi articoli, il pensiero del giornalista,  la linea editoriale  di un quotidiano o i fanno notare banali errori grammaticali e strafalcioni lessicali (cosa he succede più spesso di quanto si pensi). Per esempio, due degli errori più frequenti (e nemmeno tra i più gravi) sono l’uso del termine bagnasciuga (errato) al posto del corretto “battigia” e l’espressione cacofonica “scontro tra treni” invece che “fra treni” (regoletta che una volta si imparava già alle scuole medie). E non parlo del Giornalino delle Giovani marmotte, questi errori li trovate molto spesso anche su prestigiosi quotidiani nazionali come il Corriere. Ma se lo fate notare quasi mai il commento viene pubblicato (non vogliono riconoscere di aver sbagliato). Ma la cosa ancora più incredibile è che, nonostante gli si faccia notare l’errore, non si prendono nemmeno la briga di correggere. Il che dimostra quanta considerazione e rispetto abbiano dei lettori; quasi pari a zero. I media possono riversarci addosso montagne di schifezze, di gossip e pettegolezzi da lavandaie, imporci il pensiero (si fa per dire) di intellettuali di regime, le corbellerie quotidiane delle autorità e dei personaggi di primo piano della cultura e dello spettacolo; ma se vi permettete di lamentarvi, vi censurano; alla faccia dell’art. 21. E’ consentita la libertà di espressione purché sia omologata al pensiero unico di regime. Era anche il pensiero di Stalin. “Siete liberi di esprimervi liberamente, purché siate d’accordo con me.”, diceva ai suoi stretti collaboratori.

O addirittura si rischiano denunce, come ha minacciato di recente Laura Boldrini. Lei può dire tutte le sciocchezze possibili (e infatti le dice speso e volentieri; può permetterselo, è al terza carica dello Stato), ma se vi permettete di risponderle a tono, usando qualche termine non proprio elegante, le critiche diventano insulti e Boldini minaccia di querelarvi (Boldrini contro gli haters: ora basta, vi denuncio). Bene, la censura quotidiana è arrivata anche oggi e, guarda caso, ancora con un commento che riguarda il Papa e la Chiesa. Già, ancora il Papa. Qualcuno dirà che, visto che ne parlo spesso,  ce l’ho con Bergoglio. Io? No, è lui che ce l’ha con me e con milioni di italiani; ed ogni giorno  rilascia dichiarazioni Urbi et Orbi  e consigli non richiesti che riempiono giornali e Tg e  che suonano come un insulto, una provocazione. Ma il vero problema non è Bergoglio (se nessuno gli dà ascolto è innocuo). il problema sono i media che danno tanto spazio  alle sue esternazioni quotidiane e riportano con grande risalto ogni santo giorno tutti gli starnuti del Vaticano e le flatulenze papali.

Anche avantieri, la sua presa di posizione a favore dello ius soli era l’articolo di apertura del Giornale (Sì a ius soli e ius culturae), e di altri quotidiani (ne parlo qui: Il Papa non sta bene), Mi è venuto spontaneo lasciare un commento (questo stranamente l’hanno pubblicato). “Perché ogni giorno c’è Bergoglio in primo piano? Vi siete convertiti tutti al pensiero cattomarxista? E’ una provocazione? Oppure siete così sadici da farlo apposta per rovinare la giornata ai lettori? Ieri, commentando un articolo di Borrelli, dicevo che il suo pezzo era perfetto per l’Avvenire; e gli consigliavo di farsi assumere al quotidiano della CEI dove avrebbe avuto un “avvenire” assicurato. Ma non c’è bisogno, qui si trova benissimo; anzi, Bergoglio ha più spazio qui che su Avvenire. Ogni giorno c’è in home un articolone con i suoi consigli non richiesti. Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa litania buonista. I media di regime (stampa, TV, web) sono un coro di voci bianche che da decenni cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto. “Che noia, che barba, che barba che noia…”, diceva Mondaini.

Ieri, invece, tanto per non privarci della sua faccia in prima pagina,  c’era anche un articolo a firma di Stefano Zurlo “Metodo Bergoglio; il Pontefice che parla da politico“. Basta? No, perché anche il direttore Sallusti si sente in dovere di dedicargli il suo editoriale: “Il golpe del Papa re“.

A questo articolo ho lasciato ieri un primo commento (pubblicato). “Il Papa “ne ha facoltà, fa il suo mestiere.”, dice Sallusti. No, va ben oltre il suo mestiere. Così come, per tutta la durata dei suoi due incarichi presidenziali, è andato “oltre il suo mestiere” Napolitano che ogni giorno interveniva su tutto e tutti, senza che nessuno si azzardasse a farglielo notare. Così come va oltre il suo mestiere Laura Boldrini. Stranamente Gentiloni incontra in segreto Bergoglio, così come ha incontrato in segreto Soros (si è mai saputo di cosa hanno parlato?). E chissà quanti altri incontri segreti avvengono nelle “segrete stanze”, di cui non sappiamo niente proprio perché sono segreti. Le risulta che, solitamente, Bergoglio intervenga su leggi e questioni di politica interna dell’Austria, l’Arabia saudita, il Liechtenstein, o altri paesi? Non mi risulta. Allora perché si permette di farlo con pesanti ingerenze sulla politica interna dell’Italia? E perché nessuno glielo fa notare?”. Del resto, non mi pare che l’Italia dia consigli al Papa su come governare il Vaticano (il cui sistema di governo, a rigore può essere definito totalitario), sui criteri di nomina dei cardinali ed altre sue specifiche competenze. Allora, se noi non diamo consigli a Bergoglio, perché Bergoglio si sente in diritto e dovere di darne a noi?

Ma poiché Sallusti, dicendo che il Papa “fa il suo mestiere“  sembra giustificare Bergoglio, ho voluto chiarire un aspetto che è fondamentale in quello che nei discorsi del Papa sembra essere dettato dal messaggio evangelico e sul quale ho molti dubbi da sempre. Il Papa fa il Papa ed è giusto che lo faccia, ma è il messaggio che è sbagliato. Come dire che se l’oste dice che il suo vino è buono è comprensibile; l’oste fa l’oste. Sì, ma ciò che dobbiamo valutare non è il fatto che l’oste sia libero di esprimere la sua opinione ed il suo giudizio sul vino che vende, ma verificare se la sua opinione corrisponde al vero ed accertare se il vino è buono o è adulterato.  Anche Dulcamara ingannava gli ingenui paesani illudendoli che il suo “specifico” fosse  una  pozione miracolosa,  un rimedio che curava tutti i mali; dal mal di pancia al mal d’amore. E così, per sollevare qualche dubbio sulla qualità del  vino di Bergoglio ho inviato questo breve commento (il limite dei mille caratteri non consente un discorso articolato; bisogna essere sintetici):

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione dei poveri e la beatificazione degli ultimi che saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con un morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti. Quindi, alla morale da schiavi cattolica si abbina il progetto mai accantonato dei comunisti che sognano ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.”.

L’ho inviato 3 volte, dal pomeriggio alla sera, a distanza di ore,  e non passa. Evidentemente in questo commento c’è qualcosa che non si può dire. Forse non si può dire che: Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. non è facendo gli eremiti, i flagellanti o i penitenti di professione che si aiuta il prossimo. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Per aiutare davvero i poveri, i bisognosi, gli ultimi, bisogna  disporre di risorse economiche.  Solo la ricchezza può aiutare i poveri, non la povertà.  Scegliere volutamente di vivere in povertà per sentirsi più buoni, umili e vicini ai poveri, non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta inutile, rinunciataria, vigliacca e stupida, da falliti. Non si può generalizzare il messaggio evangelico che va interpretato ed applicato  secondo le circostanze storiche e sociali. Le opere di misericordia vanno benissimo in condizioni normali, ma sono inapplicabili e diventano insostenibili o devastanti per l’individuo e la comunità se portate all’eccesso ed applicate senza tener conto della realtà. “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini” sono belle parole e vanno benissimo se gli affamati, gli assetati ed i pellegrini sono pochi e non abbiamo difficoltà a fornire cibo e alloggio.

Ma se già abbiamo difficoltà economiche a far quadrare il pranzo con la cena, e   in un tempo molto ristretto ci arrivano in casa centinaia di migliaia di pellegrini africani, è un’invasione che fa saltare tutti gli equilibri sociali, politici, economici, e diventano un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza di una nazione.  Non si può togliere il pane ed il tetto  ai propri figli per aprire la porta di casa ed offrire vitto e alloggio a tutti i poveri ed i pellegrini di passaggio; questo non è essere buoni, non è messaggio evangelico; sarebbe da idioti.  Chi continua a predicare queste sciocchezze o è uno sciacallo che specula su questa accoglienza  realizzando facilmente grandi guadagni, o è un fanatico rivoluzionario che spera in tal modo di creare conflitti e disordini che favoriscano il totale sconvolgimento della civiltà  occidentale, o è malato di buonismo cronico, la malattia del secolo. Il buonismo è come la droga; altera lo stato di coscienza e fa vedere un mondo diverso dalla realtà. Oppure è semplicemente gente che a causa di qualche grave  psicopatologia che altera le normali funzioni mentali, ha una visione distorta del mondo ed è fuori dalla realtà e pure fuori di testa; che sia Papa o sagrestano. E’ questo che non si può dire?

Ma naturalmente non c’è solo Bergoglio in prima pagina. I nostri quotidiani, per distrarci e alleggerire la tensione, non mancano di fornirci anche notizie leggere che non hanno alcun interesse reale, ma servono benissimo a riempire le pagine.  Così non mancano mai i selfie di Naike Rivelli quasi sempre nuda;le foto di Naike vestita sono più rare delle figurine del feroce Saladino(viene da chiedersi. ma siete proprio così scemi, o fate finta?) e di altre sciacquette in cerca di visibilità, le notizie sulle peripezie sentimentali di Belen Rodríguez  ed i pettegolezzi su tutte le vere o presunte divette, oltre alle immancabili foto sexy che non sfigurerebbero su Playboy (servono come specchietto per le allodole, il richiamo erotico funziona sempre). Ormai questa è la linea editoriale della stampa italiana. Continuo da anni a lasciare commenti critici sull’eccesso di gossip e di foto erotiche su un quotidiano che dovrebbe avere un linea editoriale più seria e non rincorrere Novella 2000 o le riviste porno, ma inutilmente; 4 volte su 5 vengono censurati. Ho dedicato molti post a questo argomento, ne segnalo due per tutti: “Guardi siti porno’” del 2008, e più recentemente, nel 2014 “Pane, sesso e violenza“.

Ecco un esempio di commento che sto inviando da anni, con qualche variazione riferita allo specifico articolo al quale è riferito. Questo l’ho inviato circa una settimana fa per commentare un articolone che in prima pagina sparava questa notizia “Laura Freddi sarà di nuovo mamma“.  Vi interessa la notizia? Ne dubito; credo che la prima risposta  a quel titolo sia “e chi se ne frega?”. Infatti quello è il commento che più spesso lasciano i lettori. Ma i nostri solerti giornalisti gossipari sono convinti che queste siano notizie importantissime per la nazione (o meglio fingono di crederlo, perché su queste gossipate ci campano e portano a casa la pagnotta). Ed ecco il commento: “Ogni quotidiano o periodico ha un suo target di riferimento ed a quel target bisogna attenersi per stabilire la linea editoriale. Non tenerne conto è da…incoscienti. Se si propone ad un pubblico di anziani il gossip sulle peripezie amorose degli idoli di adolescenti e casalinghe disperate o, al contrario, in un settimanale indirizzato agli adolescenti si parla di politica, economia e finanza, si sbaglia target e si rischia la chiusura per fallimento. Questo almeno ve lo hanno spiegato? Oppure avete saltato proprio quella lezione? Peccato. Il lettore medio del Giornale è maschio adulto ed ha già superato da molto la mezza età. Allora, voi pensate che al signor ZXY40, pensionato settantenne della Ciociaria interessi sapere che Laura Freddi è in dolce attesa? Lo pensate davvero? Sì? Allora, cambiate mestiere.”. Questo è passato, ma più spesso questi commenti vengono censurati.

E’ cambiato qualcosa in questi anni? Direi di no, qualunque pretesto è buono per inserire immagini erotiche, sia che vendano auto, frigoriferi o detersivi, l’immagine fissa è sempre quella; una donna più o meno nuda. Ed ecco l’ennesima conferma, anche oggi, sempre in prima pagina.

Bella foto, vero? Sembra proprio presa da una rivista porno. Invece era tutto il giorno nella Home del Giornale (ora è stata tolta). Ma la cosa divertente è che era a corredo di un articolo sui pericoli delle creme per il corpo: “Essere belli costa. perché la crema a buon mercato ci fa venire allergie ed eczemi“.  Potevano usare una foto di mani, braccia, gambe, viso. Invece no, usano la foto di un bel culo in primo piano. Quindi, leggendo il titolo e guardando la foto, si è portati a pensare che si parli di creme specifiche per quella parte del corpo umano. E mi è venuto spontaneo lasciare questo commento (che stranamente è stato pubblicato): “Parlate di creme e mostrate in primo piano la gigantografia di un cul… pardon, di un Lato B (dimenticavo che lo si può mettere in primo piano e mostrarlo in tutti i modi e le diverse angolazioni, ma non lo si può nominare; abbiamo uno strano senso del pudore). Si tratta di speciali creme per uso anale?”. La domanda finale mi sembra più che naturale; “Sorge spontanea“, direbbe Lubrano. No? Ma sì, meglio riderci sopra e prenderla con  ironia. “E’ la stampa, bellezza”.

Il Papa non sta bene

di , 22 Agosto 2017 09:54

Papa Bergoglio dovrebbe preoccuparsi della sua salute. Ad una certa  età è normale cominciare a soffrire di acciacchi senili e ultimamente sembra proprio che non goda di ottima salute.  Magari sarebbe opportuno fare un bel check up completo, per sua tranquillità (e anche nostra). “Senectus ipsa est morbus” (La vecchiaia è essa stessa una malattia)”, diceva Cremete nella commedia Phormio di P. Terenzio Afro. E Luciano De Crescenzo, completando la frase, specificava: “La vecchiaia è una malattia: o ti prende alle gambe o ti prende alla testa“.

Bergoglio sembra essere afflitto da entrambe le patologie. Ricordiamo che spesso è inciampato ed è perfino caduto, dimostrando difficoltà deambulatorie e incertezza sulle gambe. Ma anche mentalmente mostra qualche cedimento, specie quando, invece di occuparsi dello spirito e delle anime dei credenti, parla  non da capo spirituale della Chiesa, ma da sindacalista e si occupa di lavoro, di ferie, di giusto salario, di aziende in crisi e perfino di trasferimenti di sede dei lavoratori. O quando parla da politico, suggerendo la sua particolare ricetta per affrontare l’emergenza immigrazione proponendo di costruire ponti invece che muri ed accogliere tutti i migranti perché sono tutti “nostri fratelli” e costituiscono un’opportunità di crescita. E non lo dice una volta tanto, in particolari circostanze; lo dice e lo ripete quotidianamente da anni, riscuotendo l’applauso della claque delle anime belle della sinistra e dei cattocomunisti in crisi di identità, che recitano la litania dei migranti “preziose risorse“. Allora, parlando di patologie della vecchiaia e del protagonismo papale che interviene su tutti i temi politici, economici, sociali, (roba da far invidia a Napolitano), oltre alle due massime già riportate, viene spontaneo citare un’altra perla di saggezza dal  “De senectute” di Cicerone: “Senectus est natura loquacior.” (La vecchiaia, per sua natura è piuttosto loquace, ciarliera). Curioso, sembrano tutte scritte pensando a Bergoglio. Già, perché quest’uomo racchiude in sé tutte le fattispecie contemplate: ha problemi alle gambe,  alla mente e parla troppo. Di recente, commentando un articolo su Laura Boldrini e la sua mania di intervenire su tutti gli argomenti per dettare la sua personale visione del mondo (è un vizio molto comune nei palazzi del potere),  ho scritto: “Boldrini e Bergoglio hanno lo stesso difetto: parlano troppo, parlano a vanvera e parlano di argomenti che non sono di loro competenza.”.

E’ curioso che Bergoglio riscuota tanto consenso tra gli ex/post comunisti marxisti e mangiapreti, nipotini di quel tale che affermava che “La religione è l’oppio dei popoli“. e che hanno sempre combattuto come la peste la Chiesa, i cristiani ed il Papa. Gli stessi che solo qualche anno fa scendevano in piazza e sfilavano in corteo per rivendicare la laicità dello Stato e protestare contro le ingerenze del Vaticano. Oggi sono in prima fila ad applaudire Bergoglio e citarlo come autorevole fonte di saggezza.  Se oggi i comunisti applaudono il Papa, significa che si sono convertiti? Sono cambiati i comunisti? No, è cambiato il Papa. Ecco perché piace tanto alla sinistra; lo sentono come uno di loro, un compagno. Esempio emblematico è Emma Bonino, una di quelle che, in compagnia di Pannella, l’amico e compagno di tante battaglie, era sempre in prima fila a contestare la Chiesa e che ultimamente è in perfetta sintonia con il Papa e pochi giorni fa è andata proprio in una chiesa a presentare la campagna “Ero straniero; l’umanità che fa bene“, a favore dell’accoglienza dei migranti (Emma Bonino in chiesa).

Che anche lei abbia qualche leggerissimo problema senile lo dimostra il fatto che, proprio presentando questa ennesima campagna a favore degli immigrati, ha affermato calma e serena,  che abbiamo bisogno di accogliere gli immigrati perché “compensano il calo demografico“. Ovvero, siccome nascono pochi italiani, rimediamo importando africani. Come se, per rimediare al calo della produzione di pomodori San Marzano a causa della siccità, importassimo datteri dall’Egitto. La cosa assurda è che lei è la stessa Emma Bonino che ha contribuito in maniera determinante al calo delle nascite con le accanite campagne a favore dell’aborto libero, sia praticando lei stessa l’aborto clandestinamente usando una pompetta da bicicletta (La stessa Bonino ha affermato di averne praticati circa 11.000). Quella stessa Bonino che praticava migliaia di aborti oggi viene a dirci , “Tomo tomo e cacchio cacchio” direbbe Totò, che abbiamo il problema del calo demografico, che nascono pochi bambini e quindi, dobbiamo compensare importando africani. Capito in che mani siamo? Vi sembra che queste siano persone normali? Temo che le pompette, oltre che per aspirare feti, le abbiano usate anche per aspirare il cervello di molta gente. E’ la conseguenza della “fuga dei cervelli“. I cervelli scappano all’estero e qui restano frattaglie varie, coglioni, vecchie zitelle acide e politici rincoglioniti.

Ma torniamo al nostro Papa ciarliero che proprio non riesce a stare zitto nemmeno un giorno. Infatti anche ieri ha sparato la sua ennesima bergogliata: “Sì a ius soli e ius culturae“. Ho scritto molti post su Bergoglio. Inizialmente pensavo di essere io troppo critico nei suoi confronti. Ma col tempo mi sono reso conto che non ero il solo ad avere serie riserve su questo Papa. La conferma veniva leggendo i commenti dei lettori.  Ogni volta che c’è un articolo che riporta le dichiarazioni del Papa i lettori si scatenano e inviano centinaia di commenti. Nessun altro personaggio suscita reazioni così immediate, numerose e  negative; nemmeno i politici più invisi, nemmeno Renzi o Boldrini. Bergoglio sbaraglia tutti, in quanto ad antipatia non ha concorrenti. Trovare un commento positivo e di approvazione nei suoi confronti è come cercare un ago nel pagliaio. E mi riferisco ai lettori del Giornale che è uno dei pochi quotidiani di riferimento dei lettori che si riconoscono in quell’area politica che genericamente definiamo centrodestra; quindi, non proprio degli atei mangiapreti da sezione Lenin o da centro sociale Che Guevara. Anzi, solitamente sono cattolici e pure praticanti. Allora si ripropone la domanda: se oggi tanti cattolici sono critici nei confronti del Papa, è perché i cattolici sono cambiati? No, è cambiato il Papa.

La prova l’abbiamo anche leggendo questo articolo sopra linkato; ma soprattutto leggendo i commenti.  Già ieri sera, erano presenti 344 commenti, così numerosi da aver mandato in tilt il sistema di pubblicazione; infatti, benché siano conteggiati, non vengono visualizzati. Ma non sono nemmeno tutti, perché la pubblicazione dei commenti viene sospesa la sera. Quindi è prevedibile che ci siano ancora centinaia di commenti in attesa di pubblicazione. Per curiosità provate a dare uno sguardo anche veloce a quella sfilza di commenti e provate a individuarne uno che sia positivo; impresa quasi impossibile; sono tutti a base di insulti e considerazioni negative su Bergoglio, come Papa  e come persona. Qualcuno dovrebbe tenere conto dell’opinione dei lettori e non solo delle sparate gratuite dei soliti intellettuali di regime o degli opinionisti da salotto televisivo.

Domenica mattina accendo la Tv e, in diretta, c’è la messa celebrata al Meeting di Comunione e liberazione di Rimini. Il celebrante sta tenendo l’omelia commentando un brano del Vangelo. Lo seguo con curiosità perché anche quel brano viene interpretato in maniera strumentale e serve per lanciare il messaggio papale sulla necessità di non innalzare muri, ma aprire le frontiere, cancellare confini e barriere ed aprire all’accoglienza degli stranieri. Come mi aspettavo. In sostanza l’omelia del sacerdote ripete esattamente ciò che va dicendo da anni Bergoglio. Più che un’omelia sembra il solito comizietto terzomondista dl solito trombone di sinistra. Ma non è strano; ormai si fa più politica in chiesa che nelle vecchie sezioni del PCI. Che lo dica un prete è normale (fino a un certo punto).  Ma sono gli stessi concetti, suggerimenti e linee guida che poi esprime anche il presidente del Consiglio Gentiloni, intervenendo al Meeting.  Quasi commovente questa unità d’intenti, questa “corrispondenza di amorosi sensi” fra la Chiesa e lo Stato laico. Procedono in perfetta sintonia; Chiesa, Governo, media, opposizione, destra, sinistra e centro, recitano tuti la stessa litania.  Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa nenia buonista. Compresi i media di regime (stampa, TV, web) che fanno da megafono del potere e riportano quotidianamente le veline dell’ufficio stampa del Palazzo, innocenti ed ingenui come un coro di voci bianche che cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto.

 L’Italia, l’Europa, l’occidente, sono sotto attacco permanente da parte di fanatici islamici  e la sicurezza dei cittadini è sempre più a rischio. L’accoglienza  di centinaia di migliaia di immigrati sta mettendo in crisi l’occidente impreparata a fronteggiare in breve tempo un così  massiccio flusso migratorio e crea i presupporti per una destabilizzazione politica, economica, sociale, culturale e morale che può provocare gravi conflitti sociali e scontri anche violenti. Anche la sinistra, forse a seguito della batosta elettorale, si è resa conto di aver esagerato con la politica accoglientista, ha capito che va contro la volontà degli italiani, che sta perdendo consensi e, quindi, corre ai ripari; tardivamente, ma ci prova. Lo stesso Renzi fino a pochi mesi fa ribadiva che era nostro dovere accogliere i migranti e si diceva orgoglioso dell’opera delle nostre missioni in mare che “salvano vite umane”.  Dopo la batosta ha cambiato refrain e, contrordine compagni,  dice che dobbiamo salvare tuti, ma non possiamo accogliere tutti, e propone il numero chiuso. Anche il ministro Minniti ha capito l’antifona e cerca di far credere che cambia la strategia e cercheremo di fermare il flusso migratorio. Voi ci credete? Io no. Insomma, sia che ci credano davvero o che fingano, tutti sembrano aver capito che non possiamo permetterci di accogliere mezza Africa, sarebbe un peso insopportabile, sia sul piano sociale che economico. Meglio tardi che mai, dicono gli ottimisti. Io direi che  è meglio capirlo prima che dopo. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è inutile. Ed ancora, chi è responsabile di aver favorito questa situazione intollerabile dovrebbe assumersi le responsabilità e, per onestà e coerenza, dimettersi. Ma l’Italia, come dico spesso, è quel paese da farsa in cui tutti rompono, ma nessuno paga.

Bene, in questa situazione non proprio tranquilla sul fronte dell’immigrazione, il Parlamento rilancia l’idea dell’approvazione di una legge sullo ius soli (Pare con l’impegno a discuterla ed approvarla alla ripresa dei lavori, a settembre). Bisogna  essere proprio  incoscienti per proporre la cittadinanza agli stranieri in un momento come questo. E’ quasi una provocazione, un insulto agli italiani. Ma questi Pidioti sono fuori da ogni logica; politicamente sono sempre un po’ borderline. E cosa fa Bergoglio? Insiste nel suo protagonismo e nella mania di dispensare  consigli non richiesti, e  “scende in campo“  a favore dell’approvazione dello ius soli. Ovvero, non esprime saltuariamente  un generico auspicio di apertura verso gli immigrati. No, esprime un giudizio chiaro e netto su una proposta di legge proprio nel preciso momento in cui il Parlamento sta per discuterla. Come un qualunque politico attivo  o  militante di partito. E nessuno gli fa notare che questa è una inaccettabile ingerenza di un capo di Stato straniero in una questione di competenza del Parlamento italiano? Dove sono finiti i NO Vat che sfilavano rivendicando la laicità dello Stato contro le ingerenze del Vaticano?  Scomparsi, in ferie, trasferiti, convertiti?

Allora, che bisogna darsi un mossa e cambiare politica sull’immigrazione l’hanno capito tutti. Tutti eccetto uno: il Papa. Bergoglio, è risaputo,  vive in un altro Stato, il Vaticano. Ma sarebbe meglio dire che vive in un altro mondo. E continua a dire, suggerire, quasi imporre l’accoglienza dei migranti come obbligo morale da trasformare in legge dello Stato. Sì, perché un conto è esprimere la speranza che nel mondo regni la pace e l’amore per il prossimo, altro è cercare di imporre il messaggio evangelico  come principio politico: tutti buoni per legge. Questo è ciò che fa l’islam, assumere come legge dello Stato la legge coranica, la sharia. Si chiama teocrazia e non mi pare che questa possibilità sia contemplata nella nostra Costituzione. Ma se Bergoglio insiste nella sua posizione significa che è fuori dalla realtà. E chi è fuori dalla realtà, di solito, è anche fuori di testa. E quando si è fuori di testa la cosa più urgente è curarsi. Ecco perché Bergoglio dovrebbe rendersi conto che non sta proprio bene, dovrebbe preoccuparsi della sua salute e, almeno per scrupolo, sottoporsi ad accurata visita medica, per il suo bene; ed anche per il nostro.

La verità scomoda

di , 21 Agosto 2017 12:41

Spagna e terrorismo islamico: le radici. Nel 2004 Oriana Fallacci nel suo “La forza della ragione” parlava del pericolo dell’islamizzazione dell’Europa e ne spiegava i motivi analizzando fatti e personaggi che dimostravano che quel processo era già in corso da tempo nell’indifferenza, o la connivenza, del potere politico e religioso, con precisi riferimenti alla situazione nei diversi paesi europei. Di quel libro ieri il Giornale ha pubblicato un breve passo molto significativo e che non ha bisogno di ulteriori commenti: Fallaci si spiega benissimo da sola (almeno per chi voglia capire e non abbia la mente obnubilata da folli ideologie terzomondiste).

Da Karl Marx a Maometto: la diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti.

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente. (Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell’Età d’Oro dell’Andalusia, e all’Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l’anno scorso s’è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall’Atto d’Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall’Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l’emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»

Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l’hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull’offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l’«Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» nacque a Cordova ben trent’anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell’Estrema Sinistra che delusi dall’imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l’associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall’Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall’Italia. Anche dalla Germania. Anche dall’America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell’ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell’interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d’agnello buttate nelle acquasantiere. Così l’anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l’Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto.

Perché, malgrado l’ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d’oro e d’argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell’antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l’interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com’è che siamo arrivati a questo?!? (Oriana Fallaci)

 

Testimone oculare

di , 18 Agosto 2017 22:01

La tragedia, l’inviato speciale, il testimone oculare che “Ho visto tutto” e i sondaggi.

La cosa insopportabile è la rappresentazione mediatica delle tragedie, la banale retorica da “Manuale pratico del piccolo cronista” di giornalisti ed inviati speciali, i commenti degli esperti del giorno dopo, le lamentazioni televisive delle prefiche buoniste, le ipocrite manifestazioni di solidarietà, le bandiere a mezz’asta ai balconi, le fiaccolate, i cortei, i fiori, i palloncini, le dichiarazioni di circostanza ed il cordoglio in fotocopia dei capi di governo, di quella classe politica che ha la coscienza sporca e pensa di lavarsela con slogan da Baci Perugina, l’astratta vicinanza e le preghiere per le vittime di un Papa per il quale anche i terroristi sono “nostri fratelli” e  condanna la violenza di chi fa le stragi inneggiando ad Allah, senza mai citare l’islam, l’intollerabile idiozia di chi continua ad affermare che fra l’islam ed il terrorismo non c’è nessuna relazione.

Questa è la vera tragedia, l’esistenza di esemplari della specie umana che sembrano contraddire Darwin e la teoria che la natura favorisca la sopravvivenza dei soggetti migliori. Non sempre, caro Darwin,  non sempre e non necessariamente. L’evoluzione della specie non è lineare; esistono momenti di stasi, di involuzione e regressione, mutazioni genetiche che possono generare anomalie, mostri e aberranti esemplari di umanoidi. Alcuni diventano fenomeni da baraccone, altri diventano socialisti e vorrebbero cambiare il mondo per adattarlo alle loro farneticanti ideologie contro natura, alcuni scambiano Marx con Gesù (forse per via della barba), altri fanno i terroristi, altri ancora governano il mondo.

Incidenti stradali

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Incidenti ferroviari

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Botti di Capodanno

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Bestialità umane

di , 13 Agosto 2017 16:23

Ci sono animali che sembrano umani e umani che sembrano bestie. E non sempre le due categorie si distinguono facilmente. Ecco l’ultimissima notizia che rende sempre più labile e sfumato il confine fra le due categorie: “Cane abbandonato in terrazzo, muore; la padrona in vacanza“. La signora (si fa per dire9 se ne è andata tranquilla in vacanza, lasciando il cane chiuso nel piccolo terrazzino con due ciotole, una di cibo ed una di acqua; che probabilmente sono finite in un giorno. Non è la prima volta, purtroppo, che si leggono notizie simili e che dimostrano che la stupidità umana è infinita. Del resto, qualche tempo fa, una donna fece anche di peggio; se ne andò in vacanza lasciando solo in casa un bambino di pochi anni che morì di fame “Follia umana 2; mamme, figli e ombrelli“.

La forma più esecrabile di cattiveria è quella gratuita ed ingiustificabile nei confronti di persone e animali indifesi. Verso gli animali, forse, è ancora più crudele, perché un uomo, in qualche modo potrebbe reagire, difendersi, tentare una reazione. Ma un animale domestico, che ha una fiducia cieca nel suo padrone, non ha modo di difendersi; anche perché non immagina neppure che la persona che amano di più e per la quale darebbero la vita (come succede spesso), possa fargli del male. Tradire quella fiducia è la cosa più spregevole che una persona possa fare. Ancora più odioso e crudele perché non solo si condanna a morte l’animale, ma lo si condanna ad una lunga, lenta, insopportabile sofferenza.

C’è una verità che non si vuole accettare: la fondamentale malvagità dell’uomo. Ipocritamente si cerca di mascherarla, sublimarla in forma letteraria o mostrare come anomalia, eccezione quella che è “quasi” la norma. Tutto per nascondere la verità scomoda: l’uomo è fondamentalmente egoista e malvagio. Alla faccia di Rousseau, del mito del Buon selvaggio e delle anime belle che predicano la fratellanza universale e l’amore per il prossimo. Eppure, se siete credenti dovreste conoscere le Sacre scritture, e dovreste sapere ciò che disse il Signore a Noè dopo il diluvio universale: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza.”. Lo dice Dio che l’uomo lo conosce benissimo perché ne è l’inventore, lo ha pensato, progettato pezzo per pezzo, lo ha creato, ne detiene il copyright, il brevetto, conosce il suo funzionamento nei minimi dettagli e, quindi, sa perfettamente di cosa parla. Allora, se Dio dice che l’uomo è malvagio fin dall’adolescenza, mi sa che dobbiamo rassegnarci: ha ragione. Sapete cos’è la disperazione? Guardate gli occhi di un cane abbandonato dal padrone.

Vedi: “Cane e padrone

Gravi lacune

di , 6 Agosto 2017 06:01

Sono molte le cose che non ho mai capito. Non ho mai capito i balletti di Don Lurio; ma anche quelli delle gemelle Kessler, di Raffaella Carrà, Heather Parisi, Lorella Cuccarini. Non ho mai capito neppure i balletti di Gene Kelly, il Tip tap di Fred Astaire o la Street dance. Insomma, non ho mai capito i balletti; chiunque li faccia. Non ho mai capito chi porta gli occhiali neri a mezzanotte o li porta sulla testa come fermacapelli (anche quando i capelli non ci sono), o tiene le stanghette in bocca. Non ho mai capito i berrettini con la visiera rivolta all’indietro sulla nuca. Non ho mai capito gli strombazzamenti delle auto nei cortei nuziali, né gli applausi ai funerali.  Non ho mai capito l’utilità di attraversare l’oceano o il deserto in solitaria. Non ho mai capito la musica dodecafonica e nemmeno il rap. Non ho mai capito i tagli di Fontana o i sacchi di Burri. Non ho mai capito il minuto di silenzio: a cosa pensa la gente durante quel silenzio?

Non ho mai capito chi salta in alto, in lungo e in largo in uno stadio o lancia pesi, dischi e giavellotti (Mondiali di atletica: Bolt battuto da Gatlin). E soprattutto non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi. Per fortuna sembra che questa carenza non sia preoccupante. Mi dicono che si può sopravvivere e condurre una vita normale anche con queste gravissime lacune. Anche perché nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere romanzi e poesie o fingersi artisti: “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati” (Leo Longanesi). Si possono scalare montagne, attraversare deserti e pensare che correre e saltare sia una professione seria. Oppure si possono piantare ulivi o coltivare grano e patate. La differenza è che ulivi, grano e patate hanno una loro reale intrinseca utilità.

Gender e ghigliottina

di , 1 Agosto 2017 15:26

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

Emma Bonino in chiesa

di , 19 Luglio 2017 14:41

Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. Emma Bonino, storica esponente radicale e compagna di mille battaglie del fu Marco Pannella, ora fa propaganda a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza con la campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene”,  sostenuta dalla Caritas e da molte associazioni cattoliche con la benedizione del Papa. Curiosi questi radicali, hanno sempre qualche battaglia da combattere. Per loro le battaglie etiche e sociali sono una specie di droga. Hanno bisogno della dose quotidiana. Se gli manca la “buona causa” per cui combattere e scendere in piazza e lanciare appelli, vanno in crisi di astinenza.  Lottano per il sesso libero, per la droga libera, per i delinquenti liberi (L’amnistia è una delle loro storiche battaglie), per l’aborto libero. I radicali vogliono essere liberi. Ma lo sanno tutti che i radicali liberi sono molto dannosi per la salute.

Ma, contrariamente alle sue vecchie abitudini, non si limita a fare i banchetti in piazza, distribuire volantini, fare comizi da un palco, o marciare in testa ad un corteo di femministe abortiste urlando slogan contro il Papa ed il Vaticano. Ora indossa il suo turbantino d’ordinanza, la faccia da vecchia militante radicale e va a lanciare i suoi appelli nella tana del lupo, la chiesa di San Defendente a San Rocco di Cossato: “La Bonino predica in chiesa; a parlare di immigrati“. E la cosa assurda, se non ridicola, è che lo fa con il sostegno e la piena approvazione di Bergoglio il quale aprirebbe la chiesa a tutti purché predichino l’accoglienza; fosse anche il diavolo. E  non è detto che non sia proprio così, vista l’assiduità con cui predica di aprire le porte a tutti, compresi i musulmani che, dice, “sono nostri fratelli“; ben sapendo che un’invasione islamica dell”Europa è un pericolo gravissimo, non solo per il cristianesimo, ma per l’intera civiltà occidentale. Non può non saperlo, visto che ormai l’hanno capito anche i bambini del coro (compresi quelli di Ratisbona) e perfino il sagrestano. Allora, perché Bergoglio continua a fingere di non capirlo?

Se continuare a predicare l’accoglienza indiscriminata significa favorire e accelerare la disgregazione dell’Occidente, della sua cultura e delle radici cristiane, non si può ipotizzare che, dietro questo disegno, ci sia proprio Satana? Se è così allora suonano tragicamente profetiche le parole di Paolo VI che, nel 1972, disse  che “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.”. E chi è il guardiano di quel Tempio? Bergoglio. Ecco perché apre le porte anche ad una anticlericale storica come Emma Bonino. Forse la vedono come la pecorella smarrita e ritrovata. Oppure come il figliuol prodigo che torna alla casa del padre. Manca solo che ammazzino il vitello più grasso. Che poi non si è mai capito perché ci vada di mezzo il vitello grasso, poverino, che non era responsabile né della partenza del figlio giramondo, né del suo ritorno. Ingiustizie della storia. Oggi Gesù avrebbe avuto contro tutti i movimenti animalisti.

 

In quanto a simpatia, questa donna segue, giusto di un soffio, Boldrini e Kyenge. Era quella che predicava l’aborto libero e lo praticava usando una pompetta da bicicletta (come lei stessa ha affermato; quella nella foto a lato è proprio lei); quella anticlericale che tuonava contro la Chiesa e i preti, che scendeva in corteo con i “No Vat”, per affermare la laicità dello Stato e denunciare le ingerenze del Vaticano.Sì, ma non è lei che ha cambiato idea, è la Chiesa che si è trasformata, tanto da diventare quasi irriconoscibile. Una volta in chiesa si pregava, si leggevano passi del Vangelo, si illustravano le parabole del Signore. Oggi in chiesa, invece che il Vangelo, si legge L’Unità, in particolare gli editoriali di Concita De Gregorio sul Bunga bunga (vero don Giorgio Morlin?), si condanna Berlusconi, la sua politica ed il suo governo (come don Aldo Antonelli, il “prete freelance), o gli si augura addirittura la morte (come il prete rosso don Giorgio De Capitani), cosa non proprio in linea con lo spirito evangelico.

Oppure si definiscono preti operai o preti di strada, contestano l’autorità della Chiesa e scendono in piazza a protestare ed innalzare barricate con gli antagonisti (come don Vitaliano Della Sala, il prete No Global). Ed infine a Natale, invece che intonare Tu scendi dalle stelle, Adeste fideles o Astro del ciel, cantano Bella ciao sventolando un drappo rosso (ricordate Don Gallo?). Ormai, tra parrocchie e centri sociali non c’è più differenza, i poster di Gesù e Che Guevara sono intercambiabili. Ecco perché Bonino in chiesa si sente al posto giusto, come a casa sua.

Vedi:

- Natale con gli ultimi

- Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

- El Gallo rojo

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Immigrazione: hanno la faccia come il…

di , 9 Luglio 2017 07:31

Io non c’ero e, se c’ero, dormivo“. E’ una espressione di uso comune per indicare quelle persone che creano danni, ma trovano sempre delle giustificazioni per escludere responsabilità personali. La uso spesso perché, purtroppo, gli esempi di questo malcostume in Italia abbondano, specie in politica. La questione immigrazione ne è l’ultimo chiaro esempio.

Sull’immigrazione ci hanno raccontato per anni delle bugie colossali.  Cominciarono col dire che facevano le badanti ed assistevano i nostri anziani, che facevano lavori che gli italiani non vogliono fare, che arrivano in Italia, ma solo di passaggio perché sono diretti al nord Europa. Poi col tempo aggiornarono il repertorio con  altre motivazioni;  che ne abbiamo bisogno per compensare il calo demografico, che contribuiscono al Pil, che ci pagano le pensioni, che è nostro dovere accoglierli perché scappano dalla guerra e dalla fame, che dobbiamo favorire l’integrazione e la formazione di una società multietnica, che non dobbiamo costruire muri, ma ponti,  che sono flussi migratori epocali e sono inarrestabili, e che infine, non solo non creano problemi o costituiscono un pericolo, ma sono “preziose risorse“.

Da decenni ci strapazzano le palle con queste storielle alle quali non crede più nessuno; forse nemmeno loro (ma devono fingere di crederci, altrimenti si scoprono le magagne e le falsità della propaganda). Anzi ne hanno fatto motivo di orgoglio. E chi più si prodigava per favorire l’accoglienza, il meticciato,  l’integrazione e la società multietnica, più veniva elogiato, riceveva premi e riconoscimenti, medaglie, incarichi, finanziamenti, proposto per premi e riconoscimenti internazionali, e pure per il premio Nobel per la pace (vedi Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: “Nobel per la pace a Nicolini; al via raccolta firme“).

Ora, dopo la batosta tremenda alle amministrative, hanno capito che la gente sta aprendo gli occhi, comincia a capire la truffa del business mascherato da operazione umanitaria, è stanca dell’accoglienza indiscriminata e dell’invasione delle città. Quindi, con la faccia da culo che si ritrovano, fanno inversione a U; come ha fatto anche Beppe Grillo con grillini al seguito, che il giorno dopo il flop alle amministrative ha capito l’aria che tira,  ha fatto repentina inversione di rotta e tuonato contro rom e immigrati: “M5S contro rom e immigrati“). Così cambiano registro, scoprono che c’è un’emergenza migranti, scaricano le proprie responsabilità sull’Europa, e sono “preoccupati per i nuovi sbarchi”. Ovvero, quando l’ipocrisia diventa anche ridicola. Buffoni.

Ma non deve sorprenderci, questa è la loro caratteristica genetica; creare danni e poi scaricare le colpe sugli avversari. La  sinistra, prima che arrivasse al potere, per decenni ha sempre seguito questa strategia; creare ed  alimentare conflitti sociali, politici e sindacali di ogni genere, per poi accusare il governo di non essere capace di risolverli; e così raccoglievano il consenso. Molti anni fa per descriverli usavo una metafora. Li immaginavo come dei piromani che appiccano gli incendi, poi urlano al pericolo per mostrarsi come salvatori della patria e criticano i pompieri perché arrivano in ritardo. Ecco, i sinistri sono così, subdoli e pericolosi; e così si comportano, come quei piromani. E non sono mai cambiati; la strategia è sempre la stessa. Ora, dopo aver favorito, contro la volontà dei cittadini, l’invasione afro/islamica, ed esserne i responsabili, ora cambiano atteggiamento e cercano di presentarsi come i salvatori della patria. Buffoni.

Ho detto spesso in passato che sarebbe arrivato il momento in cui l’invasione sarebbe stata ingestibile e tragica. In quel momento coloro che l’avevano favorita avrebbero trovato mille pretesti per giustificarsi ed escludere qualsiasi responsabilità personale, secondo il più classico “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.  Ecco, oggi, ci stiamo arrivando. E vedrete che tutti quelli che fino a ieri affollavano i salotti televisivi difendendo l’accoglienza e cantando le lodi della società multietnica, pian piano cominceranno a cambiare tono ed atteggiamento, finché diventeranno quasi irriconoscibili.

Lo scrivevo anche un anno fa sul quotidiano locale L’Unione sarda, dopo l’ennesimo sbarco di algerini sulle coste della Sardegna (Migranti: ondata di sbarchi nel Sulcis): “Bene, bene, accogliamo anche questi, un posto in hotel lo troviamo. e magari gli portiamo anche il “pranzo solidale antifascista”. E poi lo ha detto anche Mattarella ieri che non dobbiamo ergere muri ma costruire ponti (esattamente quello che dice Papa Bergoglio: avranno lo stesso ghostwriter?). E poi, poverini, scappano dalla guerra, anche quando la guerra in Algeria non c’è; mistero. Quando scoppierà la bomba (in tutti i sensi), ormai ci siamo vicini, ricordatevi di tutte le anime belle che predicano l’accoglienza. Ricordate le facce, i nomi, le loro affermazioni, perché troveranno mille pretesti per negare ogni responsabilità; dal Capo dello Stato fino alle belle statuine che ogni giorno predicano in televisione la buona novella dell’accoglienza, le delizie della società multietnica e multiculturale, la fratellanza universale. “Io non c’ero, e se c’ero dormivo”, diranno.”.

Sono considerazioni che faccio da anni, sia su questo blog, sia  con dei commenti su alcuni quotidiani in rete; quando non vengono censurati, come succede molto spesso. L’ho scritto anche due giorni fa sul Giornale, a proposito del voltafaccia improvviso di Matteo Renzi sull’immigrazione (Migranti, Renzi “Serve numero chiuso, non possiamo accogliere tutti.”). Fino a ieri ripeteva la litania dell’Italia che salva vite umane e che generosamente accoglie chi scappa dalla guerra. Oggi si rimangia tutto e, contrordine compagni, “Non possiamo accogliere tutti“. Se questa non è una faccia da culo, cos’è?

Questo commento che riporto di seguito, per fare un esempio di quella censura alla quale ho appena accennato, l’ho dovuto inviare per 4 volte in due giorni (è quel 4 che compare all’inizio del commento), prima di vederlo pubblicato, dopo aver sostituito alcune parole (culo, palle e smerdarli) con Bip o espressioni passabili come “sbugiardare i birichini” (è da ridere, ma è proprio così). Su L’Unione sarda succede anche di peggio: sono più i commenti censurati di quelli pubblicati, oppure li pubblicano, ma tagliando parole e intere frasi stravolgendo, quindi, il significato del commento (roba da denunciarli). Ma questa storia della censura e del controllo dell’informazione meriterebbe tutto un discorso a parte.

Ecco cosa ho scritto: “Hanno capito di aver esagerato con l’accoglienza e che su questo tema perderanno molti consensi. Ed allora, con la più classica faccia da culo che si ritrovano, cominciano l’operazione della retromarcia. Ora cominceranno a inventarsi dei distinguo, a rimangiarsi e reinterpretare dichiarazioni e slogan, si ripresenteranno come anime candide che hanno sempre combattuto l’invasione e difeso l’identità nazionale. Del resto hanno fatto lo stesso con l’ideologia. Dopo aver combattuto per decenni l’America, la Nato, il capitalismo, hanno cominciato a cambiare nome al partito (PCI/PDS/DS/PD), segretari, bandiere, inni, slogan ed infine, sono diventati tutti “democratici”. Invece che Bandiera rossa cantano “Over the rainbow”, copiano gli slogan di Obama, e vanno a deporre corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy. Geniali. Per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle; come i serpenti. 

Per fare questa operazione di restyling ci vuole una bella faccia da culo, e loro ce l’hanno. Così dopo aver urlato per anni che è nostro dovere accogliere tutti, che sono preziose risorse, che assistono i nostri anziani, che ci pagano le pensioni, che fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, che scappano dalla guerra, che anche noi siamo stati migranti, ora vanno in crisi e folgorati sulla via di Damasco…pardon, sul lungomare di Tripoli, si rimangiano tutto e parlano di “numero chiuso”. Se a destra ci fosse qualcuno che abbia un minimo di fantasia e creatività, sapete cosa farebbe? Farebbe un collage di clip video delle loro dichiarazioni fatte nei vari salotti TV in questi anni e lo manderebbe in onda ogni giorno sulle reti Mediaset. Perché non basta smentirli genericamente, bisogna “sbugiardare i birichini” con le loro stesse dichiarazioni. Ma non lo faranno, perché non hanno né fantasia, né creatività; e nemmeno le palle.

Il grosso errore che si commette da sempre è quello di pensare che i socialcomunisti (e tutte le variazioni sul tema; compresa l’ultima che ha prodotto quell’ibrido immondo dei cattocomunisti), siano persone normali e trattarli come tali. Ma non sono normali. La loro non è ideologia, è una forma di psicopatologia che non è di competenza della politica, ma della medicina, e andrebbe trattata in strutture ospedaliere specializzate. Ecco perché ripeto da sempre che con questa gente è inutile cercare di dialogare: “Mai discutere con i matti e i comunisti: si perde tempo, si sprecano energie e si mette a rischio la salute”.   

Sulla questione immigrazione, integrazione, islam, società multietnica, annessi e connessi, ho scritto molti post. Alcuni sono segnalati nella colonna a destra in basso nella sezione “Immigrati, integrazione, islam“. Bastava avere uno sguardo attento e non essere condizionati da pregiudizi ideologici per capire i pericoli di una apertura senza controllo ai flussi migratori e la scellerata ideologia terzomondista che persegue la creazione di una società multietnica e multiculturale, con la conseguenza di una completa destabilizzazione sociale, politica, economica, morale della società occidentale. Lo scrivo fin dal 2003, da quando ho aperto questo blog. Sono passati 14 anni e sembra che ancora non vogliamo renderci conto del disastro causato da una scellerata politica di sinistra che bada più all’ideologia che alla realtà. E se non combaciano, invece di cambiare l’ideologia sbagliata cercano disperatamente di modificare la realtà per adattarla all’ideologia. Da pazzi; o da criminali.

Ma evidentemente la gente ha bisogno di tempo per capire i pericoli, deve sbatterci il muso, altrimenti non se ne rende conto. Lo capiscono solo quando la situazione è tragica ed irreparabile.  E’ esattamente quello che sta succedendo all’Italia, ed all’Europa, che solo adesso cominciano a rendersi conto che l’apertura incontrollata all’immigrazione ci sta portando ad una situazione ingestibile e che, se non fermata drasticamente, comporterà gravissime conseguenze. Siamo di fronte ad uno splendido esempio di quello che viene chiamato il “senno di poi”, quello del quale “son piene le fosse”. E tutto perché, evidentemente, siamo governati da imbecilli, oppure da traditori e criminali che perseguono un fine preciso: la criminale disgregazione della civiltà occidentale.

Vasco, rock e business

di , 4 Luglio 2017 03:40

Il concerto di Vasco Rossi è diventato l’evento più importante d’Italia e per diversi giorni è stato al centro dell’attenzione mediatica. Stampa, televisione, internet, per giorni hanno esaltato questo evento musicale contribuendo al suo successo organizzativo. Ed il successo è stato favorito anche dal fatto che i media gli hanno riservato tanto spazio. C’è un aspetto della comunicazione che di solito viene ignorato: l’effetto domino delle notizie. E’ un aspetto che si può riscontrare ogni giorno e la conferma è data dal fatto che spesso basta segnalare un video interessante e, inevitabilmente, le visualizzazioni di quel video aumentano. E’ l’effetto trainante delle notizie; una specie di reazione a catena. Più se ne parla e più cresce la popolarità, le visualizzazioni ed il successo.  Così dei video banali e insignificanti diventano popolari e spesso determinano anche dei guadagni per gli autori. Tanto è vero che essere “Youtuber” e pubblicare video è diventato quasi un mestiere; c’è gente che ci campa.

Quando leggiamo notizie sul mondo dello spettacolo (ma vale anche per tutti gli altri settori) forse non pensiamo che quella certa notizia, messa in prima pagina, con molta evidenza, abbia proprio lo scopo di creare interesse per quel personaggio o quell’evento. Sono veri e propri messaggi pubblicitari, ma noi li scambiamo per notizie di cronaca. Sono l’aspetto più subdolo dell’informazione. Esiste una pratica giornalistica che si chiama “pubblicità redazionale“, che non appare e non viene percepita come pubblicità, ma come semplice notizia di cronaca. Per riconoscere questi messaggi bisogna avere un minimo di senso critico e di spirito di osservazione; e non tutti ce l’hanno. Bene, il concerto di Vasco è un caso emblematico di questo effetto domino dell’informazione. E, sotto questo aspetto, è stato un grosso successo.

Non sono un fan di quel genere di musica, non ero al concerto e non l’ho nemmeno seguito in TV. Non riuscirei a ficcarmi in mezzo a migliaia di persone per ascoltare un cantante pop nemmeno se mi pagassero. Ma trovo interessante l’evento sotto l’aspetto del fenomeno sociale, come rito collettivo del quale ho parlato nel post precedente (Vasco, lo sciamano), riprendendo un post del 2013. Da molto tempo non seguo più la musica pop. Non perché non mi piaccia la musica; anzi, era la mia passione, tutta la musica, leggera, classica, Jazz, lirica, cantavo e conoscevo tutte le canzoni, suonavo la chitarra classica ed il piano e, a metà anni ’70 riuscii ad aprire anche la mia bella radio libera.  Ma ad un certo punto, proprio in quegli anni, con l’arrivo della disco music, avvenne un livellamento al basso della qualità musicale. La creatività andò scemando e, non avendo più la capacità di inventare nuove melodie ed armonie, si cominciò a dare sempre più importanza al testo, invece che alla musica. Era la stagione d’oro dei cantautori impegnati che, pian piano si trasformarono in pseudo-rivoluzionari con la chitarra. E da allora ho cominciato a non sopportare più questo scempio. Mi annoiano; anzi, non li sopporto.

Ma questa mancanza di creatività significa che le canzoni, dal punto di vista musicale, finiscono per somigliarsi tutte. E se ascoltiamo certe canzoni di seguito, sono così simili per ritmo e melodia che è difficile capire dove finisce una e comincia l’altra. In pratica, anche se fingono di non accorgersene, da decenni tutti cantano la stessa canzone, un’unica monotona nenia scandita dal ritmo ossessivo di una batteria elettronica; cambiano solo le parole. E così, a partire dagli anni ’70 i cantanti, a corto di fantasia creativa e proprio per mascherare questa carenza, sono diventati dei tribuni del popolo, portatori di messaggi sociali, si sono riciclati come poeti, ed i concerti di musica pop sono diventati spettacoli a base di luci, fumi colorati, coreografie, provocazioni (specie di tipo sessuale), proteste, fuochi d’artificio ed effetti speciali; e  la musica è solo un aspetto dello spettacolo, e nemmeno il più importante; sono il pretesto per radunare gente che paga un biglietto per stare in compagnia e sentirsi parte del branco.

Più che spettacoli musicali sono eventi di massa organizzati col solo scopo di realizzare profitti. Questo articolo lo dice molto chiaramente e  fa i conti in tasca a Vasco, al concerto, alla sua società ed a tutto quello che ruota intorno al business del fenomeno Vasco: “Tutti gli affari della Vasco spa“. Ma il successo commerciale non necessariamente equivale a garantire la bontà del prodotto offerto. Spesso il successo dipende in gran parte dall’efficacia della campagna pubblicitaria. Appunto. Il fatto che sia stato il concerto con il più alto numero di spettatori paganti può avere un’importanza ai fini statistici, ma non significa che sia eccellente dal punto di vista musicale. Significa solo che molta gente ha partecipato e che è stato un grande successo organizzativo. Anche le adunate oceaniche del nazismo avevano grande partecipazione. Anche i comizi di Walter Veltroni al Circo Massimo radunavano 2.500.000 di partecipanti (diceva lui, vedi “Veltroni in versi e versacci“). Se milioni di persone ascoltano e ballano i tormentoni estivi non significa che quella sia musica di alta qualità. Se milioni di persone vanno a vedere i cinepanettoni non significa che siano capolavori della cinematografia. Se milioni di persone seguono telenovelas, fiction e reality non significa che siano spettacoli di alto livello. Se il numero fosse garanzia di qualità, dovremmo concludere, come scrisse qualcuno in rete molto tempo fa, che la merda deve essere squisita, perché miliardi di mosche non possono sbagliarsi.

Quantità e qualità non sono sinonimi, non sono intercambiabili, non si giustificano a vicenda. Sono concetti totalmente diversi, opposti e inconciliabili. La quantità va a scapito della qualità e la qualità non si accompagna mai alla quantità. Tante bugie non fanno una verità. Tanti idioti non fanno un genio. Si potrebbe continuare ad libitum su questa falsariga. Ma c’è una famosa battuta di Guido Clericetti che sintetizza il concetto: “Il 50% + 1 di imbecilli è una maggioranza; di imbecilli”. E finché il vecchio motto “panem et circenses” funziona per tenere buono il popolo ed obnubilare i cervelli, si va avanti così, fra rockstar, soubrettes smutandate e ciarlatani da fiera paesana che trattano la politica come fosse il mercato delle vacche. Vedendo i servizi entusiasti dei TG che mostrano una folla urlante di esagitati (e sentire i commenti intrisi di superlativi ed iperboli) si stenta a credere che si tratti di esseri umani; si ha l’impressione di assistere ad un reportage naturalistico sui primati. Ma le scimmie sono più simpatiche; e forse anche più intelligenti. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Ormai questi eventi sono dei prodotti mediatici, costruiti secondo le più ciniche regole del mercato, con un unico scopo: realizzare profitti. Ed i media sono responsabili di questo stravolgimento dei valori anche del mondo dello spettacolo. Ecco perché i media hanno una grandissima parte di responsabilità nel crescente degrado culturale e morale della società. Sono i primi e più importanti veicoli di diffusione del principio del ” Non valore“, grazie al quale ciò che conta non è l’effettivo valore  qualitativo di un prodotto, ma il suo valore commerciale. Abbiamo sostituito la morale con il tornaconto economico, la cultura con il copia/incolla, i maestri con Google e la TV, e conta più il contenitore del contenuto.

Ecco perché i media esaltano fenomeni da baraccone e ne fanno dei modelli da imitare.  Per nascondere il fallimento della politica, la mediocrità eletta a sistema, il marciume e la corruzione di una classe dirigente inadeguata e l’inconsistenza culturale e morale delle ultime generazioni prive di valori e riferimenti, e di un’intera società allo sbando che corre incoscientemente verso l’autodistruzione. Ed il mezzo più pericoloso di tutti è la televisione, la cattedra mediatica dalla quale, 24 ore su 24, i nuovi maestri dispensano il nuovo verbo ed inculcano nel popolo i principi del pensiero unico di regime.

Sono riusciti a farlo anche in occasione di un concerto pop. Infatti hanno chiamato un “bravo conduttore”, Paolo Bonolis, a commentare il concerto. Non l’ho visto nemmeno per sbaglio, ma ho letto che questa curiosa innovazione ha suscitato molte polemiche (Modena park, tutti contro Paolo Bonolis, pioggia di polemiche sul web).  Il vero responsabile, però, non è Bonolis, ma chi ha avuto la bizzarra idea di far commentare un concerto pop come se fosse una partita di calcio. Ora la TV si sente in dovere di spiegarvi anche le canzonette. Come dire, cari italiani, che i “maestri” catodici sono convinti di avere degli alunni completamente deficienti. Non c’è altra spiegazione. In televisione c’è gente convinta che i telespettatori siano stupidi e, quindi, abbiano sempre bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa stanno guardando. La realtà mostrata dalla TV ha bisogno delle didascalie o di un conduttore, cronista, commentatore, opinionista, che illustri al pubblico ciò che vedono benissimo sullo schermo. Salvo casi particolari, questi commenti sono del tutto inutili perché un’immagine vale più di mille parole. Ma gli addetti ai lavori fingono di non saperlo perché con quel lavoro ci campano. Gli esempi li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ma pensare di commentare un concerto di musica pop è così surreale da diventare perfino divertente, se non fosse invece molto fastidioso per chi l’ha seguito in TV.  Nessuno, però, fa meta-televisione e commenta i commenti dei commentatori. Così nessuno ci ha ancora spiegato perché in TV ci sono tanti idioti. Resta un mistero.

P.S.

Esempio, una canzone a caso, la prima che mi è venuta in mente: “Voce ‘e notte“, uno dei classici della canzone napoletana, che ha più di 100 anni, essendo stata scritta nel 1903. Questa è una splendida interpretazione di Francesca Schiavo con l’Orchestra italiana di Renzo Arbore. Vale più questa sola canzone di tutta la produzione dei Vasco Rossi e di tutti i rocker,  rapper, sfigati con piercing e tatuaggi e predicatori con la chitarra in circolazione. E andatevene a quel paese, Vasco, i fan e chi li segue, chi li ama e chi confonde la musica con i rumori gastrointestinali.

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Vasco, lo sciamano

di , 1 Luglio 2017 23:10

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono  espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio  dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti.

La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero. Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione,  può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli.  La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile bisogno “spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza.  Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una  festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera e danzare intorno al fuoco. (Masquerade, maggio 2013)

 “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli”. (Napoleone Bonaparte).

 

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