Foibe? Non so…

di , 10 Febbraio 2018 17:56

Oggi è la giornata del ricordo delle vittime delle foibe. Foibe? Non ricordo, non c’ero; e se c’ero dormivo. Nella giornata del ricordo sono tutti smemorati. Anzi, per più di 50 anni la sinistra ha imposto un silenzio totale sulle stragi ad opera dei comunisti titini; non se ne doveva parlare. Si può parlare solo delle stragi fasciste e naziste, ma sulle stragi comuniste meglio tacere. Ovvero: come commemorare le vittime delle foibe trucidate dalle milizie del comunista Tito senza mai nominare il “Comunismo“. Sembra impossibile, ma riescono a farlo. Ne parlavo anche due anni fa “Smemorati, foibe e ipocrisia di Stato“. Anche il presidente Napolitano, nonostante per dovere istituzionale abbia celebrato la ricorrenza negli anni della sua presidenza, lo ha fatto sempre con dichiarazioni vaghe, generiche, citando le responsabilità del fascismo e del nazismo, ma senza mai citare la parolina proibita “comunismo“. Difficile parlare di foibe senza mai citare il comunismo di Tito, ma Napolitano è bravo e ci è riuscito. Vedi qui alcune edificanti notiziole e link ad articoli su Re Giorgio: “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“.  Vedi “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe“. E ancora “Foibe, profughi e smemorati“, “Napolitano, il muro e le amnesie”,  “

Vedi: “Foibe, stragi, esodo.”

Da “Ahi, ahi, presidente, mi è caduto sulle foibe“, un post del 2007.

In occasione della giornata del ricordo, 10 febbraio, il Presidente Napolitano ha tenuto un discorso molto apprezzato da tutti, ricordando che per troppo tempo la tragedia delle foibe è stata ignorata “per cecità”. “Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica” (Corriere.it) Un discorso concluso con un forte richiamo “…ai valori di pace, libertà, solidarietà e tolleranza della nuova Europa…nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia.“.

Parole condivise da tutti, dicevo, eccetto dal presidente croato Stipe Mesic, il quale ha vivacemente protestato accusando Napolitano di “aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”. Ma non è di questo che intendo parlare. Voglio piuttosto notare come questa “congiura del silenzio” protratta per decenni sia stata perseguita e voluta proprio da quella sinistra comunista nella quale per decenni ha militato il Presidente Napolitano. Un silenzio imposto a tutti i militanti comunisti, specie a coloro che sapevano per diretta esperienza, ai quali era vietato parlarne perfino in famiglia. Un silenzio che, nonostante le belle dichiarazioni del Presidente, permane tuttora, almeno all’interno di quella sinistra che ancora è orgogliosa di chiamarsi comunista.

Basterebbe ricordare come lo scorso anno, subito dopo che la RAI mise in onda una fiction “Il cuore nel pozzo” che rievocava alcuni fatti di quel periodo e della tragedia delle foibe, l’attore Leo Gullotta, intervenendo ad un convegno di Rifondazione comunista, venne accolto con urla di contestazione e fischi. Qual era la colpa di Gullotta? Semplicemente quella di aver partecipato come interprete a quella fiction. Già, perché delle foibe e delle atrocità delle milizie titine non bisogna parlare per un motivo molto semplice: erano comunisti.

E allora va benissimo ricordare la Resistenza, l’antifascismo, le barbarie della guerra, i campi di sterminio nazisti, ma guai a parlare dei crimini commessi dai comunisti. Ecco perché da 60 anni ci ricordano quasi quotidianamente le stragi compiute dai nazisti e gli orrori dei campi di sterminio, ma non si parla mai dei gulag e degli orrori del comunismo. Ecco perché, anche il Presidente Napolitano, parla di “guerra fascista“, ma quella di parte comunista la chiama solo “terrore iugoslavo“. Ed evita accuratamente, quando parla di cecità politica e di responsabilità, di dire chiaramente che quella responsabilità deve assumersela in prima persona. Troppo comodo e troppo facile fare i pacificatori e condannare oggi quei crimini che per 60 anni si è tentato di nascondere.

Ma ormai siamo abituati a questo tipo di pentimenti. Si è pentito anche di aver sostenuto a suo tempo l’intervento dei carri armati sovietici a Budapest e Praga. Ma non sono errori che si possono cancellare con un semplice atto di pentimento. Specie quando per decenni quella parte politica ha perseguito una ideologia che ha spaccato l’Italia fra comunisti ed anti comunisti. Con tutte le conseguenze del caso, compresa la gravissima responsabilità di aver sempre alimentato l’odio di classe che ha favorito, grazie a questa ideologia dell’odio, la nascita delle brigate rosse, degli anni di piombo e di tante persone morte ammazzate.

Sarà un caso che i quindici brigatisti arrestati ieri avessero come base un centro sociale che, ai lati dell’ingresso, riporta la stella delle brigate rosse e la falce e martello? E’ una associazione di boy scout? E’ un’associazione di beneficienza? No, sono comunisti. E allora diciamolo chiaro e tondo e senza giri di parole. Sarà un caso che 8 di quei 15 siano iscritti alla CGIL? Sarà un caso che una lapide posta a memoria della tragedia delle foibe e dei profughi sia stata divelta dopo poche ore da ignoti? E’ inutile nascondersi dietro un dito e negare ogni responsabilità. La violenza degli anni di piombo nasceva e si alimentava della stessa ideologia marxista leninista, della lotta di classe, dell’utopia rivoluzionaria che era l’anima del PCI. Ed è la stessa aberrante ideologia che nutre i nuovi brigatisi. Ben vengano i ripensamenti ed i pentimenti, ma non basta. Anche perché quando si è militato per decenni in quella parte politica e si riconosce poi di aver sbagliato, come minimo ci si dovrebbe ritirare a vita privata e non restare al proprio posto come se niente fosse.

C’è un vecchio adagio che recita “Chi rompe paga…” nel senso che chi sbaglia ne paga le conseguenze. Ma l’Italia è uno strano paese in cui tutti “rompono”, ma nessuno paga. Ma la vergogna imperdonabile di questa sinistra facile ai pentimenti e corta di memoria è anche un’altra e riguarda l’esodo dei profughi che dovettero abbandonare le loro città compresi tutti i loro averi.

Un breve cenno storico: “Con la firma a Parigi del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 l’Italia cede alla Jugoslavia 7.700 chilometri quadrati con Pola, Fiume e Zara. Su 502.124 abitanti, 350.000 italiani (300.000 secondo Tito) vengono profughi in Italia. Vengono insultati dai comunisti ad Ancona, Bologna, Venezia e Milano.” Chi volesse ulteriori informazioni può consultare questo sito “Lega Nazionale”. Proprio così “Insultati”, italiani che arrivavano in Italia dopo aver perso tutto. Così venivano accolti sbarcando dai piroscafi ad Ancona, con insulti e lanci di pomodori. E poi, caricati su treni simili a vagoni bestiame partivano per Milano. E, non contenti di averli insultati ad Ancona, gli si negò perfino il diritto di bere e rifocillarsi. Quel treno venne bloccato sotto la neve, prima di giungere a Bologna, perché i sindacalisti della CGIL si rifiutavano di far transitare e fermare il treno, minacciando uno sciopero generale.

Nella stazione di Bologna, sessant’anni fa, si verificarono atti odiosi e ignobili nei confronti degli esuli istriani: all’arrivo dei vagoni che trasportavano gli esuli da Pola nei diversi campi profughi, essi furono insultati, sputacchiati e offesi dai comunisti bolognesi; fu gettato sulle rotaie il latte caldo destinato ai profughi e fu impedito ai loro treni di fermarsi.” Questa è una vergogna che non si può lavare facilmente con un semplice “abbiamo sbagliato”. Troppo comodo. E qual era la gravissima colpa di questi esuli? Era quella di aver lasciato il “Paradiso dei lavoratori” del comunista Tito. E per questa gravissima colpa venivano insultati come vigliacchi e fascisti.

Bene, quegli ignobili rappresentati dei comunisti e sindacalisti di allora sono i nonni e i padri di altri comunisti e sindacalisti che oggi aprono le porte a tutti gli immigrati di ogni genere, specie e provenienza e che si fanno paladini dell’accoglienza e tolleranza. No, troppo comdo e troppo facile dire “Ci siamo sbagliati”. Chi sbaglia e sbaglia in questo modo vergognoso ha il dovere morale di assumersi tutte le responsabilità e di ritirarsi da qualunque carica pubblica.

Ma, come ho detto, noi siamo uno strano paese in cui i sindacalisti che sbagliano continuano a fare i sindacalisti, i politici che sbagliano continuano a fare i politici, i comunisti pentiti continuano a fare i comunisti, i terroristi pentiti continuano a fare i terroristi (vedi Scalzone che ha dichiarato che continua a fare il rivoluzionario e “Potrebbe sparare ancora”), e talvolta finiscono in Parlamento e perfino Presidenti. Sì. siamo il paese di Bengodi in cui tutti rompono, ma nessuno paga. Mai!

Documenti Ecco una bella pagina (di Togliatti; il migliore) che illustra chiaramente quale fosse la posizione dei comunisti nei confronti degli esuli istriani: “Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici.” – Lettera di Togliatti sui confini orientali.

Ecco cosa scriveva in un articolo pubblicato sul Foglio del 14 febbraio 2006 (“Una gigantesca menzogna durata mezzo secolo“) Giampiero Mughini, nato e cresciuto politicamente fra le file di “Lotta continua“: “Io che leggevo il supplemento libri di Paese Sera, Mondo nuovo, l’Unità, il Manifesto, il Giorno, Rinascita, Problemi del socialismo, di quel dramma non ne sapevo proprio nulla. (…) Niente sapevo, nessuno di noi sapeva, nessuno ricordava, nessuno aveva messo a mente. Una gigantesca menzogna e una gigantesca omissione durate quasi mezzo secolo nel paese dove più forte e determinante è stata l’influenza culturale della sinistra, e dunque i suoi modi disinvolti di raccontare la storia.“.

E se lo dice Mughini, un comunista  che leggeva e si informava, figuriamoci cosa ne sapevano i compagni comunisti ignoranti.

4 commenti a “Foibe? Non so…”

  1. Giano scrive:

    Il silenzio sulle foibe, durato decenni, è una delle tante dimostrazioni della falsità della sinistra che mette a tacere tutto ciò che non è a loro favore e interpreta la storia ed i fatti secondo l’unica loro interpretazione di parte. Diceva Togliatti “La verità è ciò che conviene al partito.”. Ecco, questa è la morale della sinistra. Ed è lo stesso criterio che usano ancora oggi nel manipolare le notizie ed usare l’informazione per condizionare l’opinione pubblica. Quelli che oggi sbraitano tanto a favore dell’accoglienza degli immigrati sono i nipotini di quelli che allora impedirono ai treni di fermarsi per consentire ai profughi di bere e rifocillarsi; e gettarono per terra e sui binari il latte destinato ai bambini. E questo fa capire come ragionino; anzi non ragionino. Coraggio, buona serata :)

  2. Lentiacontatto scrive:

    Questo è il mio pensiero dedicato a coloro che ancora vorrebbero occultare la verità. La conoscenza degli orrori compiuti contro persone orgogliose e leali. Il giorno della memoria significa per uomini e donne, restituire loro orgoglio e dignità, valore ai loro ideali… All’amore incondizionato per la patria. Da troppi anni si è cercato di seppellire accanto ai loro poveri resti la verità; la conoscenza dello sterminio di quella gente che nessun debito aveva da pagare a infami comunisti. Ci sono morti che fanno scalpore su una parte dell’opinione pubblica, e vittime che svaniscono nel silenzio. Speriamo che negli anni a venire non si ripeta più questo vergognoso silenzio e questa infame dimenticanza. Non mi sono mai documentata sui fatti delle foibe, anzi fino a pochi anni fa conoscevo si questa parola ma senza sapere nulla in proposito. Poi ho cercato di approfondire la conoscenza dei fatti realmente accaduti. Ho letto il tuo post molto bello e toccante, notando che hai scritto diversi articoli interessanti arricchiti da tante notizie sulla storia delle foibe. Leggendo diversi articoli e commenti su questa vicenda, ho visto una
    poesia. Ti domando se hai voglia di pubblicarla, mi sembra molto bella e toccante. Grazie Giano. Nelle voragini dell’Istria sono stati gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani. Speriamo che fatti così tremendi non debbano più ripetersi. Sono tragedie immane piene di odio per l’umanità. Non succede niente se
    non vuoi pubblicare questa poesia non
    preoccuparti Giano, grazie lo stesso.

    Grido di dolore.
    La scura terra ha assorbito il pianto,
    la pioggia ha lavato il sangue,
    i corpi esanimi giacciono rannicchiati
    nella fossa di terra.
    Tutto è fermo al grido di dolore.
    Delle mani stringono le zolle,
    le robe inzuppate e sporche.
    Gli occhi sono fermi all’ultima luce,
    atterriti dall’inumano destino.
    Tutto è fermo nell’ora della morte.
    Le mani assassine bruceranno in eterno!
    Tra le membra e le corde
    una piccola croce d’argento brilla…
    nella pietà eterna il grido di dolore è spento,
    è fuori dalla fossa,
    è nell’amore dell’Eterno.
    Giovanni Teresi

  3. Giano scrive:

    Ciao Nessie, già, ci sono troppi smemorati in giro ) o fingono di non ricordare perché fa comodo. Ma l’importante è fare leva sul fascismo come causa di tutti i mali e pretesto sempre buono per organizzare cortei e fiaccolate. Coraggio…

  4. Nessie scrive:

    Forse siamo tra i pochi a ricordarcene. Ieri la teppaglia rossa ha scandito slogan a Macerate invocando nuove foibe per i “fascisti”. I vivisezionisti nigeriani invece devono essere scarcerati.

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