Oh, Valentino

di , 25 Giugno 2017 16:39

Notiziona del giorno: “Valentino Rossi ha vinto il Gran premio di Assen.”.

L’ho appena riferito a zia Gavina, quasi centenaria. Le ho detto: “Zia Gavina, Valentino Rossi ha vinto il Gran premio di Assen”. Forse non ha capito bene perché sente poco, ma se l’udito è debole in compenso quasi non ci vede, e pure la memoria ormai è andata. “Chi ha vinto?”, mi risponde. Dico “Valentino Rossi”. Si illumina il volto, sorride e, forse facendo appello ai pochi ricordi d’infanzia, risponde: “Lo ricordo…Oh Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini…”. Stento un po’ a farle capire che non è quel Valentino di Giovanni Pascoli, ma un motociclista. Resta un po’ perplessa e, dopo una pausa, continua: “E cosa ha vinto?”. “Ha vinto il Gran premio”. Si vede che anche questo deve averle riportato alla mente qualche esperienza gastronomica perché mi risponde: “Si, lo so cos’è la gran premio;  è una bistecca di cavallo”.

Chissà dove l’avrà mangiata la “Gran premio” e quando. “Buona, buona, eh, quanto tempo non mangio una bistecca”, continua. Già, non solo perché con la vecchia dentiera che traballa, al massimo può masticare il semolino, ma soprattutto perché con la pensione minima di circa 500 euro anche il semolino è già un lusso. Riesco infine a farle capire chi sia questo Valentino Rossi, cosa faccia nella vita, cosa ha vinto e che per correre in moto guadagna milioni di euro all’anno. Lei, che ha passato la vita a lavorare in campagna, quando si campava con i prodotti della terra e i pochi soldi che ricavavano dalla vendita di quei prodotti li usavano con molta parsimonia, non capisce bene cosa siano i milioni di euro. Mi chiede se sono più della sua pensione. Le rispondo di sì, molti di più. Allora dice che, se Valentino ha vinto un premio ed un sacco di soldi, forse ne spettano un po’ anche a lei, o le aumentano la pensione e magari riesce a farsi una nuova dentiera.

Le rispondo di no e mi sembra molto rattristata. Forse credeva (come credono in molti) che queste vittorie, oltre a solleticare il facile campanilismo italico e procurare enormi guadagni agli sportivi ed a tutto il mondo che ruota intorno allo sport, portino anche benefici alla gente normale. No, zia Gavina, non risolvono nessun problema, non ti aiutano nemmeno a farti un semolino col brodo di pollo, né la dentiera nuova, non ti curano l’artrosi, né il diabete, non ti cambiano la vita di una virgola. Ma tutti fingono che queste vittorie sportive siano grandi risultati di interesse pubblico. Così esultiamo se la Juventus vince lo scudetto, se Rossi vince ad Assen, se gli azzurrini vincono contro la Germania, se vinciamo medaglie olimpiche. Fingiamo che siano vittorie di tutti. Fingiamo, come i poeti e gli artisti, che la realtà sia diversa da quella che è. “Il poeta è un fingitore, finge così completamente che arriva a fingere che sia dolore il dolore che davvero sente.” (Fernando Pessoa).

4 commenti a “Oh, Valentino”

  1. Giano scrive:

    Dici bene, Giuseppe. E’ tutto un grande bluf, compreso lo sport. La situazione è così surreale che si resta senza parole. Quando devo affrontare la questione della massa e delle sue reazioni emotive e dell’alterazione della realtà, mi trovo sempre in imbarazzo. Provo una specie di fastidio fisico. Il discorso è lungo e complesso e si rischia di parlarne in maniera frammentaria, confusa e di essere fraintesi. Ormai la realtà non è ciò che sembra; sembra ciò che non è. I valori sono stravolti. Lo sport è solo uno degli aspetti della follia collettiva. Ma non si può nemmeno accennarlo perché, siccome coinvolge milioni di persone, si corre il rischio di ricevere solo insulti. Non sarebbe nemmeno questo il pericolo, ma visto che la vita è già complicata, almeno gli insulti è meglio evitarli.
    Vedi uno dei tanti post dedicati a questi fenomeni incomprensibili per me:

    Corsi, ricorsi e varie

    Ma lo stesso discorso vale per la politica, la cultura, l’informazione, lo spettacolo e tutte le relazioni sociali. Quando guardo il mondo ho la sensazione di non capirlo, come se venissi da un altro mondo. Guardo la gente, le manifestazioni popolari, sento i discorsi in Tv, leggo cosa scrivono; e non lo capisco. Tra me ed il mondo c’è una fortissima incompatibilità. Faccio finta di dimenticarlo, giusto per non rendere più difficile la convivenza. Ma se il mondo gira così ed io giro al contrario, forse, chi sbaglia sono io. Come ho detto nel precedente commento, se milioni di persone vanno matte per lo sport ed io continuo a chiedermi quale sia l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi, è chiaro che c’è qualcosa che non va. Se non ho mai capito i balletti di Don Lurio, gli strombazzamenti delle auto ai cortei nuziali, gli applausi ai funerali, il cordoglio delle autorità, la vicinanza del Papa a tutte le vittime di guerre e calamità naturali, i berrettini con la visiera sulla nuca, gli occhiali neri a mezzanotte, gli sciarponi attorno al collo anche ad agosto, il rap, Jovanotti, la musica dodecafonica, i “Quattro minuti e 33 secondi di silenzio” di John Cage, i sacchi appesi di Burri, i tagli di Fontana, e tantissime altre cose che sono importantissime per la gente normale…l’elenco delle cose che non ho mai capito è lunghissimo, allora è evidente che devo avere delle grosse difficoltà intellettuali. Ma siccome sono anche paziente, non me ne faccio un problema e tiro a campare; cretino e felice, o quasi.

    Qualche anno fa ho scritto un post sui riti collettivi, riassume un po’ quello che è il mio pensiero. Ovviamente l’argomento meriterebbe ben altra trattazione, ma sinceramente non ho più la pazienza di un tempo. E poi non servirebbe a niente perché la gente non ha voglia di pensare; molto più facile ascoltare Vasco Rossi, insieme ad atri 200.000 invasati. Ho visto qualche servizio in Tv sui preparativi del concerto, le dichiarazioni dei fan, l’enfasi dei cronisti, la retorica di circostanza. E la mia reazione è sempre la stessa: io con questa gente non ho niente in comune, niente da spartire, apparteniamo a mondi diversi; anzi, forse, altre dimensioni. Tutto quello che posso fare è ripubblicare quel post del 2013 “Masquerade”. E, come dico spesso: chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo. Ma non è un problema; io e il mondo andiamo avanti sopportandoci a vicenda, come separati in casa, procedendo in parallelo, come i binari di una ferrovia, senza mai incontraci e con reciproca soddisfazione. Grazie, Giuseppe, buona serata.

  2. Giuseppe scrive:

    Ho provato a discutere con loro decine di volte.Fidatevi:non è impossibile,è inutile.Cosí a pag.3 del libro:No vegan;di Luca Avoledo.Qui si tratta della scelta vegana,ma il timbro si può
    apporre ai tanti sonnambuli che vivono di passione sportiva.E un pò li capisco.Ci sono passato.Poi,pur essendo rimasto un consumatore di sport,sono riuscito a vivere la passione con una sana dose di cautela,nonché proponendomi un distacco critico
    sufficiente ad evitarmi scottature insulse.Certo.Resto un tifoso.Ma con molto disincanto.Mi fanno francamente pena quanti ritengono la propria squadra modello di virtù.Hanno condannato Moggi-da Juventino dico giustamente-e a molti è parso che finalmente fosse stata fatta pulizia.Nessuno si è chiesto da dove è arrivato il”delinquent”,né quale sia l’humus che l’ha generato.I ladri di Pisa.Il piú sano ha la rogna.Ma veramente qualcuno ancora ritiene che in quella giungla che è diventato il calcio,con gli interessi econimici mastodontici che genera,
    sia qualcuno rimasto candido?Qualcuno pensa che epurato Joseph Sepp Blatter da quel marasma di faccendieri che è diventata la FIFA,quella massonica congregazione rifulgerà di virtú e di trasparenza?E qualcuno si è convinto che la messa al bando delllo Svizzero sia stata veicolata da motivazioni etiche e non da una redde rationem,da una faida interna?Vale qui lo spirito dogmatico dei vegani?
    Vulgus (Mundus) vult decipi, ergo decipiatur.

    Non serve tradurre.
    Saluti

  3. Giano scrive:

    Edificante resoconto di alcune glorie sportive a base di doping. Ormai non sono uomini, sono umanoidi prodotti in farmacia. Non ho mai amato troppo lo sport. Anche da ragazzo non mi ha mai entusiasmato, nonostante anch’io facessi qualche partitina di calcio e abbia anche gareggiato in pista di atletica nel periodo scolastico. Ma restano esperienze giovanili quasi obbligatorie; un po’ perché rientravano nelle attività normali fra ragazzi, un po’ perché le alternative erano poche. Poi l’unico sport praticato per qualche anno è stato il tennis. E poi chiuso anche col tennis. E non mi è mai mai passato nemmeno per il cervello l’idea di giocare a calcetto. L’unico rapporto con lo sport è che, giusto per quel minimo di campanilismo che alberga in tutti noi, se vince un italiano o la squadra di casa mi fa piacere, niente di più.
    Le Olimpiadi, i mondiali di calcio, gli europei, le varie coppe, sono i più classici strumenti di distrazione di massa. Anche adesso in Tv c’è una partita di calcio fra Germania e Spagna. Il motto “panem et circenses” è sempre valido; anzi, si è perfezionato e, oltre a tenere buona la folla, è diventato anche un enorme business. Fra le varie cose che non ho mai capito nella vita ci sono anche i record sportivi. Non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi. Resterà una delle mie lacune. Se poi, come riferisci benissimo in maniera molto esauriente, aggiungiamo che, quasi tutti gli atleti ricorrono a sostanze dopanti, mi chiedo che senso abbia fare il tifo per questo o quell’atleta e che valore abbiamo le loro vittorie. Il caso di Armstrong è esemplare.
    In quanto al nostro Valentino, non so perché, ma oltre ad essermi del tutto indifferente come sportivo, non lo sopporto umanamente come persona; per essere sincero, lo trovo antipatico e fisicamente indigesto. Insomma, mi sta sulle palle, da sempre. Saranno i basettoni, sarà quell’aria furbetta da paraculo, non so perché, ma è così. E non capisco la gente che stravede per questi idoli dello sport, come se grazie alle loro vittorie gli entrasse qualcosa in tasca o ne ricavasse qualche beneficio psicofisico.
    La tua chiusura sui “nomi” che tutti sanno, ma non si decidono a rivelare, mi ricorda una battuta inserita in uno spettacolo che scrissi molti anni fa sul mondo della televisione. In una parodia dei TG il conduttore diceva che i carabinieri avevano scoperto una pericolosa banda di mafiosi, che conoscevano i loro nomi e li avrebbero arrestati tutti appena avessero scoperto anche i cognomi. Così va il mondo. Grazie per il commento. Almeno mi consola perché non mi sento una specie di mosca bianca che non crede nemmeno nello sport e negli idoli trattati farmacologicamente. Grazie, buona serata.

  4. Giuseppe scrive:

    Già.Valentino l’evasore tributario.Il fatto è che in mancanza di cavalli trottano gli asini.Non si è mai chiesto perchè a Lance Armstrong,il dopato conclamato e cronico,hanno permesso di vincere sette,dico sette,Tour consecutivi e procedsere poi retroattivamente all’annullamento delle vittorie ottenute in stato di grazia dovuta agli apprendisti stregoni del doping.Lei veramente crede che non fossero al corrente gli organizzatori del tour,unitamente ai custodi dell’ortodossia,delle pratiche disoneste dell’eroe?Hanno bisogno del mito.Del fenomeno assoluto come veicolo commerciale.Debbono vendere il prodotto,e
    per trovare chi è disposto a vendere l’anima,ed il corpo,al demomonio del profitto,basta aprire a caso l’elenco telefonico.
    Ridicolo e vergognoso è leggere taluni quotidiani che prima inneggiavano all’eroe e vi attribuivano qualità taumaturgiche e poi,"svelato" l’arcano invocano pene esemplari per il fedifrago.Veramente qualcuno si è lasciato irretire dal convincimento che le vittorie di tal Usain Bolt siano dovute ad una naturale superiorità atletica?Ma per favore.Tolgono la medaglia d’oro della staffetta 4×100 alla Giamaica in seguito alla positività di Nesta Carter,componente assieme a Bolt della
    squadra vincitrice.
    "Nel 2009 furono quattro i velocisti della Giamaica fermati per doping: Yohan Blake e Marvin Anderson, all’epoca compagni di squadra di Usain Bolt nel Racers Track Club, oltre a Lansford Spence e Allodin Fothergill. Positivi per metilexaneamina, la stessa sostanza oggi fatale a Nesta Carter, se la cavarono con tre mesi di squalifica. Una quinta velocista giamaicana, Sheri-Ann Brooks, era stata trovata positiva insieme ai quattro colleghi uomini, ma, dopo la sospensione cautelare, se la cavò per un cavillo regolamentare: l’esame del campione B delle sue urine era stato fatto senza che lei e il suo legale venissero avvertiti.

    STEVE MULLINGS SQUALIFICATO A VITA
    Molto peggio è andata a Steve Mullings, velocista con un personale da 9”80 sui 100 metri e 19”98 sui 200. Nel 2004, a ridosso dei Giochi Olimpici di Atene, fu squalificato per due anni per positività al testosterone. Rientrato più veloce di prima, fu di nuovo fermato nel 2011 per furosemide, un diuretico “coprente” trovato nelle urine dell’atleta ai campionati giamaicani. Fu squalificato a vita: a 28 anni la sua carriera è finita per sempre.

    DOMINIQUE BLAKE RECIDIVA
    La metilexaneamina è costata cara anche a Dominique Blake, specialista dei 400 metri: già fermata per 9 mesi per efedrina nel 2006, si è beccata 4 anni e mezzo di stop nel 2012, finiti di scontare proprio all’inizio di quest’anno. Nel 2008 Julien Dunkley, fresco di primato personale sui 100 con 10”07 a 33 anni, venne escluso in extremis dai Giochi di Pechino e squalificato per due anni per positività al boldenone, un derivato del testosterone.

    L’elenco dei velocisti giamaicani fermati per doping negli ultimi nove anni continua con altri due casi: il duecentista Christopher Williams (positivo nel 2009 per due tipi di anfetamine) e il quattrocentista Bobby-Gaye Wilkins (positivo nel 2010 per andarina, una sostanza della famiglia delle Sarm, diffuse tra culturisti), entrambi fermati per due anni.

    RADIATO L’ALLENATORE STEWART, ARGENTO A ROMA ’87
    Nel 2010 fu radiato per traffico di sostanze vietate l’allenatore giamaicano Ray Stewart. Ex velocista, argento mondiale a Roma 1987, Stewart fu messo sotto accusa nell’ambito di un’inchiesta che aveva portato alla squalifica a vita del quattrocentista statunitense Jerome Young, positivo al nandrolone e all’epo. L’aspetto inquietante è che scorrendo la lista degli uomini più veloci di ogni epoca sui 100 metri in Giamaica troviamo anche lui (ai Mondiali 1991 corse in 9”96), così come gli altri “dopati” Blake (9”69), Powell (9”72), Carter (9”78) e Mullings (9”80). Soltanto Kemar Bailey-Cole (9”92), Nickel Ashmeade (9’90”), Michael Frater (9”88) e il primatista Usain Bolt (9”58) non sono mai incappati in controlli antidoping positivi: speriamo di non avere brutte sorprese nei prossimi mesi."20 Gennaio 2017.Adriano Stabile.
    Insomma abbiamo una nazione dedita al doping tranne uno.Chi?
    Ma l’eroe senza macchia.Il fenomeno.Io non credo alla superiorità innocente di questo atleta.Non credo a chi taglia il traguardo irridendo l’avversario.Così come non credevo Ivan Basso quando in una tappa al Giro d’Italia arrivò in quota senza una goccia di sudore in fronte.E il coronista lo accompagnava pomposamente con esaltazioni del tipo:"Che uomo Ivan Basso!".Già,il futuro dopato.Nome in codice sull’infinita lista nera:Birillo.Per tacere poi dello stregone apprendista,tal Dott.Fuentes:
    " «La WADA conosce i nomi degli atleti che erano clienti del dottor Fuentes, ma è ancora in attesa di pubblicare i nomi».
    Sono in attesa di comunicare i nomi.E sono passati ormai undici anni.E il nostro afferma di avere lavorato anche per calciatori,tennisti e via discorrendo.Ma per favore!
    Saluti

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