Pesci d’aprile

di , 1 Aprile 2017 20:15

Vigili in Ferrari e poliziotti in Lamborghini. Sarà vero? Ormai siamo così abituati alle notizie più strampalate che non sappiamo più distinguere il vero dal falso, le notizie reali dalle bufale. Così, se i pesci li abbiamo tutto l’anno, anche il classico “Pesce d’aprile” rischia di perdere significato; le bufale sembrano vere e le notizie vere sembrano pesci d’aprile. Vediamo.

Vigili  e auto di servizio

Cominciamo proprio da questa notizia curiosa: “I vigili urbani di Milano avranno in dotazione una Ferrari 458 spider“. L’auto, sequestrata alla mafia, è stata assegnata gratuitamente ai vigili urbani milanesi i quali hanno dichiarato che la useranno “per progetti di educazione alla legalità“. Come si faccia a educare alla legalità passeggiando in Ferrari non è chiaro. Pensateci, perché la risposta non è proprio intuitiva. Intanto che ci pensate, ecco un’altra notizietta di due giorni fa: “Il ministro Minniti consegna alla polizia una nuova Lamborghini Huracàn“. L’auto sarà in dotazione alla polizia stradale di Bologna che la userà “sia per attività operativa, sia per consegne urgenti“.  L’attività operativa in Lamborghini forse la fanno sul circuito di Monza a 300 Km/h, ma le “consegne urgenti“? Mah, forse fanno il  servizio pizza express per i colleghi di pattuglia  in autostrada.  Ecco due notizie che non sappiamo se considerarle serie o come battute da bar sport. Purtroppo sono vere. Magari dopo le Ferrari ai vigili di Milano e la Lamborghini ai poliziotti di Bologna, daranno una Limousine alle guardie carcerarie di Roma che la useranno per ispezionare le celle di Rebibbia. Ma vi sembra che questo sia un mondo normale?

Attenti ai ciclisti

Spesso accusiamo i nostri parlamentari di essere pagati troppo e non lavorare abbastanza.. Ma è un’accusa infondata: lavorano, purtroppo.  Ecco l’ultima proposta presentata in senato da un gruppo di senatori  di diversa appartenenza politica (a dimostrazione del fatto che la stupidità è super partes): “Le auto che sorpassano i ciclisti devono tenersi ad almeno 1,5 metri di distanza.”. Previste sanzioni da 163 a 651 euro, oltre alla sospensione della patente. Non ho mai capito chi stabilisca gli importi delle multe e con quale criterio. Perché 163 € e non 160, perché 651 e non 650? Misteri ministeriali. Ma questo è niente. La prova ardua sarà misurare la distanza esatta di 1,5 metri fra due corpi in moto parallelo che procedono a velocità diversa.  E farlo, ovvio, mentre si guida. E con quale strumento? Lo devono ancora inventare? Incredibile quali idiozie riesce a partorire la mente umana. Ecco perché non hanno tempo per occuparsi di cose serie; stanno pensando alle cazzate. Questa idiozia ci dà l’idea del livello intellettuale dei nostri governanti. Ma misurare l’esatta distanza tra auto e bici in moto parallelo è niente, un gioco da ragazzi, in confronto alla missione impossibile di misurare il livello incommensurabile della stupidità di questa gente; anche da fermi.

Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.

Nel 2014, invece, due senatrici del PD,  Leana Pignedoli e Venera Padua (si vede che nel PD hanno una spiccata predisposizione ad occuparsi di economia e di Iva in particolare), dopo lunghe ricerche e studi, fecero una scoperta incredibile: “L’origano è tassato più del basilico e del rosmarino“. Ecco quale era la radice dei nostri guai e della crisi economica. Ed iniziarono subito una battaglia epocale per abbassare l’Iva sull’origano; un provvedimento che resterà nella storia dell’economia mondiale; come il “New deal” di Roosevelt. E che dire della proposta di Pippo Civati, ex PD, che l’anno scorso per rilanciare l’economia e superare la crisi, dopo chissà quale travaglio interiore e notti insonni, riuscì a partorire questa idea determinante per rilanciare l’economia: “Giù l’Iva sugli assorbenti“.  Ne parlavo in questo post: “Origano, assorbenti e Iva“.

Shakespeare in sardo

La Sardegna ha alcuni primati poco invidiabili. Abbiamo il record della disoccupazione, abbiamo le due province più povere d’Italia (Iglesias-Carbonia e Medio Campidano), e di recente abbiamo scoperto che i ragazzi sardi sono i più precoci e tra i maggiori consumatori di alcol e droga: “Primo spinello a 12 anni“. Chi ben comincia! Ma l’intera economia della Sardegna è perennemente in crisi. Ad aggravare ulteriormente la già grave situazione, da qualche anno si aggiunge l’arrivo di ospiti africani non invitati che dobbiamo accogliere e mantenere a spese nostre. Ne parlavo in questo post: “I sardi sono ospitali“.

Eppure, a leggere la cronaca quotidiana, sembrerebbe che l’isola non solo non abbia problemi di natura economica, ma sia talmente ricca che  possa permettersi il lusso di utilizzare grandi risorse finanziare per organizzare delle attività culturali e di intrattenimento che coinvolgono praticamente l’intero territorio. Proprio ieri il Consiglio regionale ha approvato la finanziaria 2017: “Approvata manovra da 7,6 miliardi di euro“.  Ne parlo perché in quel documento finanziario, ci sono anche notevoli risorse destinate proprio ad attività nel settore cultura e spettacolo e per la valorizzazione della lingua sarda. Ed ecco la notizietta curiosa, proprio di pochi giorni fa che sembra proprio da Pesce d’aprile.

Qualcuno potrebbe giustamente pensare che, vista la grave crisi che soffre l’isola, i finanziamenti vengano usati per progetti seri e interventi strutturali che servano a rilanciare l’economia e creare lavoro. Invece si stanziano 170.000 euro per tradurre i cartoni animati in lingua sarda e organizzare un festival itinerante di arte e tradizioni. Avete capito bene? Per tradurre i cartoni animati in sardo. Ma non c’è da meravigliarsi. Ho parlato spesso di questa anomalia: siamo col culo per terra, ma spendiamo decine di milioni di euro all’anno per organizzare eventi culturali, musicali, rassegne cinematografiche, festival Jazz, teatro di strada, giullari e saltimbanchi, sagre della fregola e della pecora bollita. Non c’è paesello anche piccolo della Sardegna che non organizzi una sagra o un evento culturale. Così ci si affanna ad inventarsi iniziative varie in lingua con scritti, programmi Tv, teatro, traduzioni in sardo della Divina Commedia, del Don Chisciotte, ed ora arriva anche la traduzione del Tito Andronico di Shakespeare. Sembra proprio un Pesce d’aprile, invece è vero. Non abbiamo soldi nemmeno per piangere e spendiamo 100.000 euro per tradurre il gatto Silvestro in sardo. Vedi “I sardi sono poveri“. E meno male che sono poveri, figuriamoci se fossero ricchi.

Ecco, queste sono alcune notizie recenti (ma ne abbiamo esempi ogni giorno) che potrebbero tranquillamente essere scambiate come “Pesce d’aprile“. Invece, purtroppo, sono tragicamente vere. Voi continuate a sperare che sia possibile un mondo migliore? Io no.

8 commenti a “Pesci d’aprile”

  1. Giano scrive:

    Predestinazione, determinismo, o la “necessità” alla quale nemmeno gli dei possono sfuggire? Libero arbitrio? E’ un ricordo che mi torna spesso in mente. Non ricordo dove avessi letto per la prima volta del libero arbitrio, ma mi incuriosì e mi fece nascere molti dubbi perché ci vedevo una forte contraddizione tra la presunta libertà dell’uomo e l’onniscienza divina: lo stesso motivo che poi si continua a discutere da sempre. Così, ero in terza media, all’ora di religione (era un istituto di padri scolopi), chiesi al professore cosa fosse il libero arbitrio, sperando di avere una spiegazione. Invece che spiegarmelo, mi disse che lo avremmo fatto negli anni seguenti. Forse avrà pensato che fossi troppo piccolo per affrontare quel problema. Eh sì, quelli sono discorsi da grandi, non si può perdere tempo per spiegarlo ad un ragazzino. Così non me lo hanno mai spiegato, nemmeno negli anni successivi. Ed io continuo a tenermi tutti i dubbi di allora, ma con più argomenti a disposizione. La ragione per cui il libero arbitrio, secondo me, non esiste, non è perché in contraddizione con l’onniscienza di Dio (cosa che, invece, è accettabile razionalmente; anche se complicato da dimostrare), ma perché è la stessa mente umana che ci inganna, lasciandoci credere che sia la nostra volontà a decidere i pensieri che, invece, nascono spontaneamente a livello inconscio “prima” che se ne prenda coscienza e consapevolezza. Ne ho parlato spesso, ma mi rendo conto che è difficile da accettare. Quindi questi pensieri li tengo per me e non pretendo di convincere nessuno. Riporto solo alcuni link:

    Come nasce il pensiero? (2003)
    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2003/06/19/come_nasce_il_pensiero_____1738411-shtml/

    Scherzi della mente (2004)
    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2004/10/13/scherzi_della_mente_1742454-shtml/

    E la volontà? (2005)
    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2005/03/05/e_la_volont_______1743610-shtml/

    Antitesi e priorità (2005)
    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2005/07/15/antitesi_e_priorit______1744376-shtml/

    Pensiero e volontà (2006)
    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/09/13/pensiero_e_volont___1746390-shtml/

  2. Giuseppe scrive:

    Riecheggia in Lei la dottrina Luterana della predestinazione.
    Non andrò oltre.Credo fermamente nel libero arbitrio. Rispetto Lei e la sua ostica,recalcitrante idiosincrasia avverso un
    insperato accadere,pur rifuggendo questo evidente Leopardiano pessimismo,questa simmetria con l’aspra durezza che fa da orizzonte alla tormentata cruda caducità del vivere esposto da Rilke.
    In quanto al dolore che,per Sua certitude risente della totale assenza di un lenitivo,francamente,non può non accorgersi della palese
    infondatezza dell’asserto.Cosí non fosse si finirebbe schiacciati
    dall’insensatezza del suo patimento.La sofferenza decanta con il fluire del tempo e,per taluni,pur nella percezione indefettibile della perdita,apre possibilità insperate.Libera forze sconosciute.Certo molti si perdono,schiacciati,divelti,
    frastornati.Irretiti dal non senso.Come non capirli.Rigetto
    la devastante conclusione:era destino.
    In quanto alla speranza,Lei,ovviamente,la percepisce
    come una dea ingannatrice.O non la percepisce affatto,se non come dissipatrice della vana attesa.Vi è però una speranza che
    "fugge i sepolcri"."Spes contra spem".In quanto ai venditori di frattaglie,suvvia,ancora li prende sul serio?Ancora La irritano?Li seppelisca con una risata.
    Cordialmente

  3. Giano scrive:

    Caro Giuseppe; fatalismo dici? Forse. Ho apprezzato il messaggio di speranza. Ma, ecco, c’è sempre un ma di mezzo. Quel ma è la consapevolezza che ciascuno di noi segue una strada ben definita, e che niente e nessuno può modificarla. Fatalismo? Certo. Ma anche razionalità. Non ho mai creduto nelle ricette miracolose che vorrebbero insegnare la felicità o la saggezza: sia che si tratti di filosofi, di guru, di santoni orientali o di speculatori che fanno fortuna sull’ingenuità e la credulità della gente. E nemmeno nel potere consolatorio della letteratura o della poesia. Non ci sono parole che possano riportare in vita i morti, né ricostruire i paesi devastati dal terremoto. Non ci sono versi che possano lenire il dolore di una mamma che perde un figlio. Non ci sono segreti o magie che possano inculcare la saggezza. Mi ricordano i libri e manualetti che negli anni ’60 garantivano di rivelare tutti i segreti per avere successo. Se non ricordo male erano editi da De Vecchi e c’era la pubblicità su diverse riviste. Mi hanno sempre fatto sorridere. Da allora non è cambiato molto. E’ diventato solo più accattivante e colto il messaggio. Oggi le stesse cose, magari in forma più elegante, la propongono i nuovi guru televisivi, psicologi, psichiatri, sociologi. Non esistono ricette miracolose, come non esistono buoni consigli che siano validi per tutti. Ogni individuo è unico, come unica è la sua esperienza esistenziale. Ne parlavo in un post del 2006: “Come vivere felici con 5 euro”.

    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/05/25/come_vivere_felici_con_5_euro_1745623-shtml/

    Non amo molto la poesia, anche se ho una buona raccolta e ne leggo ancora; il più delle volte mi delude . Ma ci sono dei versi famosi che esprimono esattamente quello che sto dicendo. Sono quelle poche parole della poesia forse più famosa di Quasimodo: “Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera.”. Solitudine disperata; senza speranza. L’unica consolazione è quella di un’altra quartina di Brecht, cito a memoria: “Grazie a Dio tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?“. Ecco, questa è l’unica verità che in qualche modo ci fa sopportare la vita; sapere che tutto passa, tutto svanisce, gioie e dolori, come la neve a primavera; anche questo è fatalismo.

    Ma in fondo non me ne preoccupa più di tanto. Mi basta anche sfogarmi in questo blog, giusto per fare esercizio mentale. Puro esercizio, inutile e senza speranza. C’è un’altra poesia che esprime anche questo concetto, E’ una poesia in spagnolo di Juan Gelman, un poeta argentino. La risento spesso perché ne hanno ricavato un video in cui viene recitata avendo come sottofondo musicale un tango. Ho sempre in mente di ricavarci un post e pubblicarla perché merita. Parla di un poeta che continua a scrivere versi, sapendo bene che non ne ricaverà nessuna utilità. Ma nonostante questo, continua a scrivere versi, si siede al tavolo e scrive: “se sienta a la mesa y escribe”. Ora cerco il video e magari lascio qui il link. Chiedo scusa se sembro eccessivamente pessimista e fatalista e se mi dilungo troppo nei commenti. Grazie per i messaggi ed il sostegno.

    Ecco il link al video:

    https://www.youtube.com/watch?v=AZJLnENaNx0

    P.S.
    Mi rendo conto di non aver risposto ad una domanda: sono credente o ateo? Sarei molto in imbarazzo a dare una risposta precisa. Forse un’indicazione può essere quello che scrivo in questo post del 2006, “In origine era Dio, forse”. Se hai la pazienza di leggerlo, forse, dico forse, c’è un indizio, un accenno di quello che penso.

    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/09/27/in_origine_era___dio_forse__1746476-shtml/

  4. Giuseppe scrive:

    Salve.
    Francamente ritengo che la replica sia alquanto forzosa.Pare Lei affranto da un fatalismo disperato e disperante.Tuttavia è solo un’impressione.Fuorviante.Continua ad opporsi.Non si arrende.I suoi interventi ne sono testimonianza.
    Là dove Lei veicola una riflessione su una frase-come tante a Sua cagione-parvente perfetta,vera e condivisibile,si palesa ed invera altro da sé che una mera resilienza,il cui opposto,
    "Tertium non datur",è la fragilità.Questa è vita vissuta.Dolore
    che ti entra in casa spaccando i vetri.Non è il saggio che indica la strada e se ne va nel senso opposto.Porta impressa nelle sue membra la testimonianza.Egli si fà garante di un cammino,di una direzione.Non si incammina nel senso opposto.Né
    pretende che altri lo seguano.Lei presume di sentirsi in imbarazzo nel dover applicare quella preghiera.Non può essere perentorio.Certo lo spazio entro cui si disegna questo ringraziamento risente di un afflato esclusivamente religioso.
    Io non so se Lei sia credente.Né stimo se esperienze simili siano possibili in ambito ateo.Ho solo inteso inviarLe un segno,un motivo di una speranza che va coltivata,custodita.
    Scrive la Fallaci nel suo:"Un uomo";
    "In un’unica fiaba l’eroe si risparmia l’amara esperienza,il dolore:quella del guerriero indù Muchukunda che per non restare
    deluso dagli uomini chiede agli dèi di addormentarlo in un sonno che duri millenni,da quel sonno si sveglia convinto che gli uomini non meritavano il suo sacrificio,e allora si chiude in una caverna per liberarsi di sé stesso,addormentarsi in un sonno da cui non si sveglierà mai."Ecco,questo dobbiamo decidere:vegliare o assopirsi.O disperare.
    «Alekos,cosa significa essere un uomo?».«Significa avere coraggio,avere dignità.Significa credere nell’umanità.Significa amare senza permettere a un amore di deventare un’àncora….»
    Bella frase?No.Non solo.Dietro c’è l’esempio.Alekos Panagulis.
    Cerchi anche il bene.
    Cordialmente

  5. Giano scrive:

    Il messaggio di Kirk Kilgour è molto positivo ed incoraggiante. Così pure la frase di Charles Péguy; sembra perfetta, vera e condivisibile. Ma, c’è sempre un ma che ci frega. Mi viene in mente un’affermazione che di recente ho lasciato in risposta ad un commento di Dani: “Non sempre le belle frasi sono anche vere. Spesso sono solo belle”. Vedo di chiarire il concetto.
    Cominciamo da Kirk Kilgour; non lo conosco, non seguo molto lo sport, ma capisco che un incidente grave sia una tragedia che può far perdere ogni volontà di reagire. Quindi è ammirevole la sua capacità di resilienza (così la chiamano oggi) e la riconoscenza del dono della vita, anche quando non si possono realizzare grandi traguardi. La sua preghiera è bella, sentita ed è una testimonianza di fede. Ma se dovessi cercare di applicarla mi troverei molto in imbarazzo, perché non ho mai chiesto niente di ciò che chiedeva Kilgour al Signore; né grande forza, né ricchezza, né potere. Forse perché non ho mai pensato, come lui, di voler eseguire progetti grandiosi, realizzare grandi imprese, possedere tutto o molto, volere che gli altri avessero bisogno di me. Sono desideri del tutto normali ed umani che, però, non mi sono mai passati per la mente. Quindi la sua preghiera, nel mio caso, sarebbe inutile, anzi sarebbe poco onesto da parte mia se la adottassi, perché non mi ci ritrovo per niente. Forse sono io ad essere strano.

    E veniamo alla massima di Charles Péguy. Uno dei motti più conosciuti ed accettati come indiscutibili è quello che viene riportato in tutti i tribunali. “La legge è uguale per tutti”, si dice. Bella frase, assiomatica, che non ammette repliche o interpretazioni. Ma sarà anche vera? Non proprio, o almeno non esattamente. La legge è costituita da tre momenti diversi: 1) Il testo della legge, che è uguale per tutti i cittadini 2) La sua applicazione, che varia in base all’interpretazione del giudice, alle circostanze e modalità del reato commesso, con possibili aggravanti o attenuanti, ed alla bravura degli avvocati. 3) Il rapporto fra cittadino e legge, che varia in proporzione alla potenziale predisposizione a compiere un reato. I malviventi hanno molte più probabilità di compiere un reato rispetto ad un cittadino onesto. Quindi la legge è uguale per tutti, ma non tutti hanno le stesse possibilità di infrangerla.

    Applicazione dei suddetti punti: 1) La legge definisce il concetto di reato e ne elenca le fattispecie. Secondo il codice penale il furto è un reato. E chiunque lo commetta va incontro alle sanzioni previste dalla stessa legge. 2) Le sanzioni, però, possono essere diverse; infatti non sempre allo stesso tipo di reato corrisponde la stessa pena. Proprio di recente un giudice ha assolto un anziano che aveva rubato degli alimenti in un market perché ha ritenuto che il furto fosse giustificato dalla necessità; per fame. Esempi di simili “interpretazioni” da parte di giudici li vediamo ogni giorno. 3) La legge è uguale per tutti i cittadini, ma non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Se si nasce in un campo rom, in una favela brasiliana o nella periferia di Caracas, è molto facile che si finisca per compiere furti, scippi, rapine e reati vari. Cosa del tutto impensabile se si nasce in una ricca casa borghese del Liechtenstein (se non in casi eccezionali delle solite “pecore nere” della famiglia).

    Quindi, ci sono dei cittadini per i quali è molto alta la probabilità che commettano reati ed incorrano nelle sanzioni, rispetto ad altri per i quali la possibilità è minima o molto bassa. Anche fumare nei luoghi pubblici è vietato. Ma mentre un fumatore accanito corre seriamente il rischio di infrangere il divieto, quel rischio è del tutto inesistente per chi non fuma. Quindi il divieto esiste e per il fumatore è un reale fattore di rischio. Per chi non fuma, in pratica, quel divieto non ha alcun valore. Quindi è vero che la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali davanti alla legge. Anche questo piccolo dettaglio lo dimentichiamo spesso quando si definiscono regole generali, principi etici, norme di comportamento, o lezioni di vita (le storielle zen sono un ottimo esempio) o si esprimono giudizi morali.

    Così, la facilità o difficoltà di compiere un’azione non dipende dall’intrinseco grado di difficoltà dell’azione da compiere, ma dalle capacità di chi deve affrontarle. E’ facile ruggire se sei un leone, ma è difficile se sei un agnello E’ facile volare se sei una farfalla, ma è difficile se sei un lombrico. Così ogni essere vivente nasce, cresce e vive secondo le proprie predisposizioni naturali. L’uomo non è molto diverso. Solo la presunzione ed un uso limitato o fuorviante della ragione ci fa credere che siamo diversi, che sfuggiamo alle regole generali della natura e che, anzi, possiamo modificarle a nostro piacere. E questo è un tragico inganno. Anche perché la capacità raziocinante, contrariamente a quanto ci piace pensare, non dipende dalla nostra volontà. Se così non fosse, basterebbe volerlo per essere tutti geni e artisti. Quindi, con tutto il rispetto per Charles Péguy, mi viene da rispondere: “Facile sperare se nasci avendo in te il germe della speranza. Più difficile è riconoscere i propri limiti ed accettare le sconfitte.”. Ci sono due parabole nel Vangelo, quella dei talenti e quella del seminatore, che ho sempre interpretato a modo mio; che non è proprio l’interpretazione della Chiesa.
    Grazie comunque per il messaggio. Già l’invito a non perdere la speranza aiuta a non perderla.

  6. Giano scrive:

    Bravo Giuseppe, secondo me è proprio una maniera per fare qualche multa in più. Quello che ci sta rovinando è questo proliferare di leggi, leggine, norme di ogni genere, nazionali, regionali, comunali. Una ragnatela che blocca e scoraggia qualunque attività ed esaspera i cittadini sempre più tartassati non solo da balzelli di ogni genere, ma anche da multe salatissime. Come se non bastassero le nostre leggi, ora si aggiungono anche le direttive dell’UE ad aggravare la situazione. Oggi aprire una qualunque attività, anche fare il barbiere, diventa impresa impossibile. Coraggio…

  7. Giuseppe scrive:

    “Chiesi a Dio d’essere forte per eseguire progetti grandiosi:

    Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà!

    Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:

    Egli ha permesso il dolore per comprenderla meglio!

    Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:

    mi ha fatto sperimentare la povertà perché non diventassi egoista.

    Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:

    Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro!

    Domandai a Dio tutto per godere la vita:

    mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto!

    Signore, non ho ricevuto niente di ciò che chiedevo:

    però mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno, e quasi contro la mia volontà!

    Le preghiere, in cui non chiesi nulla, furono esaudite!

    Sii lodato, o mio Signore!

    Fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che io ho!”
    Sono le parole che compongono una prighiera lasciataci da Kirk
    Kilgour.l’Angelo Biondo” della pallavolo a stelle e strisce, vincitore di uno scudetto con L’Ariccia Volley e costretto da un infortunio durante gli esercizi al “cavallo” a vivere la condizione di tetraplegico.Aveva 29 anni.Morirà a 54,dopo una vita piena ed intensa.
    Perchè Le scrivo questo?
    Le rispondo con Charles Péguy:
    “Ma è sperare che è difficile. Facile
    invece è disperare, ed è la grande tentazione”.
    Cordialmente

  8. Giuseppe scrive:

    Salve.
    Mah!Useranno la Ferrari per recarsi in ufficio.A me pare una boutade.Cosa vuole,in una pletora di notizie insulse e farlocche….
    In quanto all’obbligo di tenersi a 1,5 metri di distanza sorpassando i ciclisti,vorrei fosse spiegato come questo sia possibile senza invadere la corsia opposta,magari con una bella striscia continua in mezzo.Ahimé;un tempo ci accompagnava l’adagio"De minima non curat praetor";oggi è un proliferare di divieti,obblighi,restrizioni.Purché si possa far cassa.
    Sarà!
    Cordialmente

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