Santi in paradiso

di , 6 Settembre 2016 02:24

Beati i poveri, hanno un’altra santa: Madre Teresa di Calcutta. Un’ altra santa dei poveri, dei deboli, degli ultimi. dei malati. Massimo rispetto per la sua storia, la sua attività e la sua fede.  Certo, però, che i poveri saranno poveri, ma c’è un sacco di gente che si occupa di loro. Non passa giorno che il Papa  non parli dei poveri e lanci appelli al mondo perché li aiuti, li accolga e li sostenga. Nascono come funghi associazioni umanitarie che raccolgono fondi per i poveri del terzo mondo; sono tante che fra un po’ ci saranno più sigle umanitarie che poveri. L’ONU ed i governi del mondo da decenni stanziano miliardi di dollari per aiutare i paesi poveri. I nostri governanti, Boldrini in testa, accogliendo in pieno l’invito del Papa, dicono che dobbiamo pensare ai poveri, ai deboli, agli ultimi, ai migranti. Perfino i santi, quando li fanno santi, sono santi dei poveri. Non c’è e non si è mai sentito di un santo dei ricchi. E’ chiaro che per avere l’attenzione, l’aiuto ed il sostegno del mondo, bisogna essere brutti, sporchi e cattivi, poveri, malati, ultimi in tutte le classifiche e pure sfigati. Altrimenti nessuno ti pensa.

I ricchi, quelli che sono primi,  belli, sani, forti e fortunati,  non vengono neanche presi in considerazione; sono fuori gara. Ma anche quelli che non sono ricchi, ma solo benestanti, reddito fisso e ferie pagate, quelli di metà classifica, e pure quelli non del tutto nullatenenti, appena al di sopra della soglia di povertà, quelli con una salute così così, passabile, quelli non li pensa nessuno, non hanno né un santo, né un beato, nemmeno un apprendista santo o un beato in lista d’attesa. Niente, per avere dei santi in paradiso bisogna essere ultimi in tutte le graduatorie possibili, compresa quella degli alloggi popolari e delle mense Caritas, di salute precaria, più si è malaticci e meglio è, e così poveri che i piccioni vi portano le briciole di pane. Allora vi pensano tutti: il Papa, Boldrini, l’Onu, la FAO, e pure il WWF che considera i poveri come elemento tipico della fauna terrestre e quindi li protegge, come i panda.

I ricchi niente. Poveri ricchi. Non solo, dice il vangelo, i ricchi non entreranno in Paradiso, ma non hanno nemmeno un santo che li protegga, né in vita, né dopo morti. Poverini, che sfigati. Ecco cosa li frega; non sono poveri, sono solo poverini. Eppure, quando qualcuno, come suol dirsi, ha “santi in paradiso” non è mai un poveraccio, uno sfigato, uno in fondo alla classifica. No, è sempre uno che ha successo, fortuna, che se la cava sempre anche in situazioni difficili, uno ricco, un magnate, un banchiere, un “signur”. Ma allora vuol dire che i santi stanno con i ricchi, non con i poveri. Altrimenti farebbero di tutto per aiutare i poveri a migliorare la loro condizione; una bella vincita alla lotteria, fargli trovare un tesoro nascosto, ricevere un’eredità miliardaria dallo zio d’America. Insomma, se sono santi il sistema lo trovano. Se invece i “santi in paradiso” continuano ad aiutare i fortunati, i ricchi, vuol dire che la storia che i santi siano sempre dalla parte dei poveri è un trucco, un inganno; magari  per non pagare le tasse e avere l’esenzione sui ticket sanitari sulla Terra ed avere un sussidio celeste o il reddito di cittadinanza in Paradiso.

Eppure la gente ci crede e quando la Chiesa celebra un nuovo santo, accorrono tutti in Piazza San Pietro per partecipare  all’evento. Renato Farina dice che più di centomila persone  che, per testimoniare la loro fede, affrontano sacrifici e disagi, sono “persone diverse“, speciali: “Madre Teresa, la gigante più forte della povertà” (e dagli con la povertà). Certo, quelli che sono rimasti per 5 ore in piazza, sotto il sole, senz’acqua, in spazi angusti, sottoposti a mille controlli per motivi di sicurezza, sono persone “diverse”. Come sono diverse tutte quelle persone che ogni domenica si accalcano in piazza, con o senza beatificazioni in corso, aspettando che il Papa si affacci, reciti il suo pistolotto domenicale e benedica la folla. Poi il Papa rientra nelle sue stanze, la gente torna a casa felice e contenta, con la medaglietta benedetta, qualche foto ed il souvenir col Cupolone,  e tutto procede come prima. Ma la gente partecipa con lo stato d’animo di chi si aspetta che ogni volta che il Papa si affaccia alla finestra stia per succedere un miracolo; talvolta, invece succede questo “Papa, colombe e presagi funesti“.

Poi i miracoli non avvengono, ma la gente continua ad andare in piazza, sotto il sole o la pioggia, e credere che la malvagità umana, le guerre, le malattie, le persecuzioni (ed anche i terremoti), si possano fermare con una preghiera, un sorriso, con l’amore per il prossimo, la fratellanza universale e porgendo l’altra guancia. Basta che il Papa auspichi la pace, garantisca la propria vicinanza alle vittime di tragedie, guerre e calamità naturali, o assicuri una preghiera per loro, e la gente è soddisfatta, si commuove ed è convinta che basti a risolvere i problemi. Ci sono persone che ci credono davvero e, come dice Farina, sono persone “diverse”. Appunto, sono diverse, non sono normali.

Ed infine questo amore sviscerato per i poveri e la povertà, ostentato come segno di santità, sinceramente ha stancato. Si accredita l’idea che i poveri siano tutti buoni ed i ricchi tutti cattivi: è falso, ma l’opinione corrente è quella. La solidarietà, la carità, l’aiuto verso i bisognosi sono opere meritorie, ma sono scelte personali. I principi morali non si possono imporre. Né si può imporre la solidarietà per legge, come sta succedendo con l’aiuto ai migranti; peggio ancora se diventa “beneficienza di Stato” contro la volontà dei cittadini. Così è l’amore per il prossimo, per gli ultimi, per i poveri e la povertà: fino ad un certo punto è comprensibile e lodevole; oltre un certo limite diventa patologico.

Un giornalista inglese, Christopher Hitchens, nel 1994 realizzò un documentario piuttosto critico nei confronti di Madre Teresa e della sua attività. Scriveva che la suora più che amare i poveri amava la povertà in sé: “Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia.”. Ecco, c’è gente che è innamorata della povertà. Papa Bergoglio ne è un esempio lampante. Se poi alla povertà si aggiunge anche qualche malattia grave, ancora meglio. Così questa visione della vita, e della fede, si diffonde e qualcuno si convince davvero che le malattie, la povertà, il dolore, le mutilazioni, la sofferenza, le malformazioni e tutte le disgrazie che possono capitare ad un essere umano, sono dei “doni del cielo” da accettare con gioia; anzi si dovrebbe ringraziare il Signore perché il metterci alla prova con la sofferenza è un segno del suo amore per l’uomo. Chi lo pensa dovrebbe farsi ricoverare d’urgenza; c’è un limite a tutto. Quella non è santità, è idiozia.

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- Aboliamo la ricchezza

- Come eliminare la povertà

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- Papa: acqua e fogne per tutti

 

2 commenti a “Santi in paradiso”

  1. Giano scrive:

    Cito spesso quel libro “L’industria della carità” perché svela l’inganno e la truffa delle associazioni umanitarie. Ma sono quei libri scomodi che è meglio non divulgare troppo. C’è un sacco di gente che campa sulla beneficienza, a partire dalli Enti sponsorizzati dall’ONU, quelli che dovrebbero risolvere la povertà e la fame nel mondo e che, invece, sembra che il loro problema più importante sia trovare finanziamenti per foraggiare le loro sedi ed i loro viaggi. La ricchezza, di per sé, non è un male. Il pauperismo del Papa e degli amanti dei poveri, è falso, è un’immagine di facciata che serve a mantenere viva l’idea di una Chiesa vicina ai poveri. Ma se non ci fossero i ricchi chi potrebbe aiutare i poveri? Il male non è la ricchezza, ma l’uso che se ne fa. Giordano Bruno diceva (cito a memoria sintetizzando il concetto): “I saggi vivono per i pazzi ed i pazzi per i saggi. Se tutti fossero signori non ci sarebbero più signori. E se tutti fossero saggi, non ci sarebbero i saggi. Così se tutti fossero pazzi non ci sarebbero più i pazzi. Il mondo sta bene come sta.”. Come dire che poveri e ricchi esistono in maniera indipendente senza relazione di causa ed effetto. Sono la condizione naturale dell’umanità e, direbbe Bruno, stanno bene come stanno. Buona serata.

  2. Giuseppe scrive:

    Interessante questo libro"L’industria della carità",il volto nascosto della beneficienza.Il titolo è già un programma.Leggendolo poi passa veramente la voglia di elargire elemosine.In quanto alla Boldrini basti ed avanzi sapere che ricoprì il ruolo di portavoce dell’UNHCR,emanazione di quel mostro screditato che risponde al nome di ONU.Inoltre ai ricchi non è impedito l’accesso al regno dei cieli.E’ l’accumulo in sé,il porre la ricchezza quale fine della vita,non confidando in Dio,che rende impossibile la salvezza.E non si dimentichino le parole di Cristo:"I poveri li avrete sempre con voi."Piu’ che di carità il mondo ha bisogno di giustizia.

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